{"id":885,"date":"2011-06-29T01:57:04","date_gmt":"2011-06-29T01:57:04","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=885"},"modified":"2013-06-13T00:28:00","modified_gmt":"2013-06-13T00:28:00","slug":"maria-laura-celona","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=885","title":{"rendered":"Maria Laura Celona"},"content":{"rendered":"<p>ml.celona@libero.it<\/p>\n<h3>Gli argenti Formusa<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV03122011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esclusivo design dell&#8217;artigianato italiano \u00e8 solo una delle caratteristiche della lavorazione dei materiali preziosi del nostro Paese che, da svariate centinaia di anni, \u00e8 riconosciuta per innata creativit\u00e0 e abilit\u00e0 fuori dal comune. L\u2019Arte degli argentieri italiani, di cui la penisola era rigogliosa e che spesso si \u00e8 tramandata da padre in figlio e dai piccoli laboratori in aziende protagoniste dei mercati nazionali si concretizza nel racconto di vita narratomi dal Dott. Carlo Lo Cicero titolare, \u00a0ereditandola per linea femminile, dell\u2019azienda di argenti, Formusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le origini dell\u2019attivit\u00e0 risalgono alla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento ed hanno inizio con Pietro Formusa, fondatore di una piccola bottega di oreficeria che, con la collaborazione dei quattro figli Santi, Antonio, Giuseppe e Salvatore, avvia nella citt\u00e0 di Termini Imerese nel 1914 (<a title=\"Fig. 1. Atto costitutivo della fabbrica Formusa (20 luglio 1914), f. 1\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Atto costitutivo della fabbrica Formusa (20 luglio 1914), f. 2\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Atto costitutivo della fabbrica Formusa (20 luglio 1914), f. 3\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Atto costitutivo della fabbrica Formusa (20 luglio 1914), f. 4\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel04.jpg\">4<\/a>). Essa nasce in un\u2019epoca in cui l\u2019attivit\u00e0 artigianale comincia ad essere soppiantata dalle manifatture industriali che producono piccole serie sfruttando le novit\u00e0 del progresso scientifico consentendo, fin dalla met\u00e0 del XIX secolo, produzioni pi\u00f9 rapide ed economiche pur nella contemporanea ripresa di antiche tecniche i cui procedimenti furono resi pi\u00f9 semplici dalle novit\u00e0 offerte dalla chimica<sup><a href=\"#footnote_0_885\" id=\"identifier_0_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. BUCCO, Le tecniche orafe in Italia nel XIX secolo fra tradizione e progresso tecnologico;  Gioielli in&nbsp; Italia temi e problemi del gioiello italiano dal XIX al XX secolo, atti del Convegno a cura di L. LENTI e D. LISCIA BEMPORAD, Venezia 1996, p. 26; R. VADAL&Agrave;, Nuove forme dell&rsquo;oreficeria europea nella Sicilia dell&rsquo;Ottocento, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, atti del Convegno di Studi in onore di Maria Accascina a cura di M. C. DI NATALE, Caltanissetta 2007, pp. 466-467.\">1<\/a><\/sup>. Tracce di questi cambiamenti si concretizzano a partire dalla fine dell\u2019Ottocento quando la produzione tipicamente locale dell\u2019ormai accreditata bottega amplia la propria attivit\u00e0 oltre il confine territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la Formusa altre furono le botteghe che divennero ditte; Maria Accascina ricorda quella di Nicol\u00f2 Contino, della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento o ancora la discendenza di Giovanni Fecarotta, orafo e incisore della Corte di Francesco I Re delle Due Sicilie, che oltre essere stato premiato nel 1838 per la sua maestria di smaltatore ad elettrodoratura, fond\u00f2 la prima fabbrica di oreficeria ed argenteria in Via dei Materassai a Palermo<sup><a href=\"#footnote_1_885\" id=\"identifier_1_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA,&nbsp; Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974,&nbsp; p. 422.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente, la qualit\u00e0 dell\u2019oreficeria prodotta dalla Formusa era di tipo popolare, realizzava prodotti facilmente commerciabili che caricati a dorso di mulo venivano portati nei vari paesi per le caratteristiche fiere. Come nota Anderson Black, &lt;&lt; il periodo intercorso tra gli anni Trenta e la fine del secolo fu il pi\u00f9 mutevole e complesso che la storia della gioielleria abbia mai attraversato: questo a causa soprattutto di quel processo continuo di scoperta degli stili storici, che \u00e8 ben noto soprattutto in architettura come Eclettismo. Basti pensare alla ripresa dei motivi romani nella gioielleria del tempo di Luigi XVIII e di Carlo X; di quelli rinascimentali sotto Luigi Filippo; oppure un po\u2019 dovunque in Europa, di quelli legati alla ripresa delle scoperte archeologiche&gt;&gt;<sup><a href=\"#footnote_2_885\" id=\"identifier_2_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. ANDERSON BLACK, Storia dei gioielli, a cura di F. Sborgi, Novara 1986, pp. 247-248.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione delle fiere locali, Pietro, Santi e Giuseppe, detto Peppino, esponevano le proprie opere seguendo il gusto della clientela che rifletteva una vera e propria rifioritura di passati stili<sup><a href=\"#footnote_3_885\" id=\"identifier_3_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. MASCETTI,&nbsp; A. Triossi, Gli orecchini dall&rsquo;antichit&agrave; ad oggi, Milano 1991, p. 83.\">4<\/a><\/sup>, mentre Antonio, orologiaio, provvedeva contemporaneamente, ove richiesto, ad effettuare riparazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad inizio Novecento uno dei quattro figli di Pietro, Peppino, nonno del Dott. Lo Cicero, decideva di partire per il Nord d\u2019Italia giungendo fino in Germania per rinnovare simultaneamente la propria tecnica sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo. Con l\u2019arrivo della prima guerra mondiale, la bottega subiva una breve battuta d\u2019arresto a causa della chiamata alle armi di Peppino. Al temine della guerra, la  Formusa riprendeva la produzione orafa trasferendo contemporaneamente la propria sede a Palermo, in Piazza San Domenico e assumendo, per\u00f2, un carattere multiforme. Cos\u00ec, accanto a quello che era l\u2019interesse principale<sup><a href=\"#footnote_4_885\" id=\"identifier_4_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. GABRIELLA, Le tecniche orafe in Italia nel XIX secolo fra tradizione e progresso tecnologico, Venezia 1996, pp. 25-44.\">5<\/a><\/sup>, affiancava anche una produzione artigianale di argenteria, di cui il Dott. Lo Cicero conserva un notevole catalogo di disegni, sino ad oggi inediti, di indubbia importanza documentaria. Tale catalogo manoscritto fu commissionato da Peppino Formusa ad un ignoto Professore dell\u2019Accademia di Belle Arti di Palermo che con maestria di effetti coloristici e chiaroscurali \u00e8 riuscito a documentare la produzione argentiera di quegli anni. Le tavole, risalenti alla prima met\u00e0 del Novecento, oltre a contenere disegni d\u2019argenteria che riproducono manufatti oggi dispersi per vari canali, sono un documento prezioso che consente di conoscere le tendenze stilistiche di un tempo in cui i ritmi di produzione divengono sempre pi\u00f9 seriali e incalzanti. L\u2019esigenza di fermare il tempo mediante la realizzazione del catalogo \u00e8 sintomatica di un nuovo modo di approcciarsi all\u2019Arte decorativa. Su questo orientamento interessanti sono le pubblicazioni dei manuali, editi alla fine dell\u2019Ottocento e curati dal Boselli, della casa editrice Hoepli<sup><a href=\"#footnote_5_885\" id=\"identifier_5_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. BOSELLI, La oreficeria Artistica. Albo di cento tavole con dugento e pi&ugrave; disegni scelti fra quelli eseguiti nelle principali officine d&rsquo;oreficeria italiane e estere. Utile agli orefici, ai gioiellieri, ai cesellatori, ai disegnatori ed amatori di cose artistico-industriali, Milano 1884; E. BOSELLI, Gioielleria , Oreficeria. Oro, argento e platino, Milano 1889.\">6<\/a><\/sup> testimonianza della nascita di una nuova formazione al mestiere e di una nuova via di diffusione<sup><a href=\"#footnote_6_885\" id=\"identifier_6_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. FUHRING, l&rsquo;oreficeria francese e la sua riproduzione nelle incisioni del XVIII secolo, in Argenti e cultura Rococ&ograve; nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789, catalogo a cura di S. Grasso e M. C. Gulisano, Palermo 2008,  p. 29.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le innumerevoli spinte positive del panorama artistico culturale palermitano di fine Ottocento<sup><a href=\"#footnote_7_885\" id=\"identifier_7_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. BRUNO, Gioacchino Di Marzo e il clima culturale e artistico palermitano nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, in Gioacchino Di Marzo e la critica d&rsquo;arte nell&rsquo;Ottocento: atti del Convegno Palermo, 15- 17 aprile, a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, p. 263.\">8<\/a><\/sup>, la contestuale presenza dell\u2019 Esposizione Nazionale del 1891-92<sup><a href=\"#footnote_8_885\" id=\"identifier_8_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione Nazionale Palermo 1891-1892, Catalogo Generale, ristampa anastatica a cura dell&rsquo;Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Palermo, Palermo 1991, pp. 255-258.\">9<\/a><\/sup>, l\u2019avvento della produzione industriale spingeva Peppino Formusa, dopo aver preso moglie, ad ampliare l\u2019attivit\u00e0 aprendo un laboratorio in Via Pindemonte dove si recava quotidianamente per dirigere il lavoro. Per arrivarvi percorreva giornalmente Via Bara all\u2019Olivella per raggiungere il tram a Piazza Massimo. Questo percorso si trasformava in un\u2019opportunit\u00e0 per notare, tra case e botteghe di falegnameria, dei magazzini in rovina che, poi vennero acquistati, divenendo il luogo in cui, fra il 1919 e il 1920, ebbero inizio i lavori destinati alla fabbrica di argenteria con locali per la vendita e abitazione al secondo piano. Peppino Formusa raggruppava cos\u00ec le attivit\u00e0 consentendo contemporaneamente di ampliarle e razionalizzarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immobile, in stile Liberty<sup><a href=\"#footnote_9_885\" id=\"identifier_9_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr E. SESSA, L&rsquo;unit&agrave; delle arti, in &ldquo;Kal&oacute;s. Luoghi di Sicilia&rdquo;, supplemento al n. 5\/6, Palermo 1997, pp. 6-21.\">10<\/a><\/sup>, nasce su progetto dell\u2019Ing. La Farina, familiare del Dott. Lo Cicero, intorno al 1905-1908<sup><a href=\"#footnote_10_885\" id=\"identifier_10_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Palermo Liberty: &ldquo;La citt&agrave; nella citt&agrave;&rdquo;. Mostra fotografica,&nbsp; catalogo a cura di V. Zabbia, Palermo 1991, pp. 32-33.\">11<\/a><\/sup> e fu uno dei primi palazzi costruiti in struttura mista, cemento armato e muratura portante che divenne la sede della Formusa G. E. A. (<a title=\"Fig. 5. Palazzo Formusa\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crescente incalzare della domanda spingeva Peppino Formusa a recarsi in Germania per acquistare macchinari, presse, bilancieri, laminatoi che gli consentirono di esordire con una produzione di argenti realizzata tramite tecniche e criteri innovativi. Nel 1921 la produzione di posateria che prima era stampata a martello era prodotta con bilancieri tedeschi Schuller.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tipo di produzione industriale continuava fino alla seconda guerra mondiale quando Peppino Formusa veniva chiamato alle armi. Prima di partire decideva di portare i macchinari negli scantinati e di farli murare nella speranza di tornare per ricominciare. Al rientro dalla guerra, tuttavia, si riprendeva a lavorare con una produzione piuttosto povera. Nell\u2019immediato dopo guerra, infatti, il mercato era molto sofferente, la produzione di bassa qualit\u00e0: leggera, con leghe povere d\u2019argento. Erano gli anni della famosa posateria \u201cmasticiata\u201d, posate d\u2019acciaio, il cui solo manico era d\u2019argento sottilissimo riempito di pece, una produzione che comunque consent\u00ec la sopravvivenza dell\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col passare del tempo e il sopraggiungere degli anni \u201950, grazie al conseguente boom economico, la Formusa conosceva il suo momento di maggiore sviluppo e affermazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quegli anni le fabbriche argentiere in Italia erano relativamente poche e l\u2019azienda che poteva vantare ormai una lunga esperienza e delle solide basi, riusciva ad affermarsi pienamente arrivando ad occupare un numero di 85-90 persone (<a title=\"Fig. 6. I Formusa e il personale della fabbrica\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel06.jpg\">Fig. 6<\/a>); negli anni \u201920 aveva cominciato con sei persone. La produzione, come mostrano alcuni dei disegni del catalogo, realizzava manufatti di argenteria di vario utilizzo da quella d\u2019uso domestico con argenteria da toilette (<a title=\"Fig. 7. Specchio da toletta\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Servizio da toletta\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel08.jpg\">8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Servizio da toletta\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel09.jpg\">9<\/a>) all\u2019argenteria da tavola e ornamentale. (<a title=\"Fig. 10. Candelabro\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel10.jpg\">Figg. 10<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11. Fruttiera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel11.jpg\">11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno alla met\u00e0 del anni \u201960 cominciava per\u00f2 un periodo di crisi per l\u2019azienda poich\u00e9 nessuna delle figlie del titolare voleva occuparsi dell\u2019attivit\u00e0 paterna, portando un vuoto generazionale e causando la crisi della gestione aziendale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno agli anni \u201970 a fronteggiare la condizione disastrosa della fabbrica subentrava il Dott. Lo Cicero che cercava di rilanciare l\u2019attivit\u00e0 riavvicinandosi all\u2019antica produzione artigianale degli anni Trenta, creando un laboratorio specializzato nella martellatura a mano delle lastre, nella curvatura e cesellatura. L\u2019azienda che era stata fondata ufficialmente con atto notarile a nome di Pietro Formusa, in memoria del fondatore, produceva con il marchio P. F. negli anni \u201930, quando durante il periodo fascista, era stata creata una regolamentazione sulle discipline dei titoli e sulle punzonature per cui ad ogni fabbricante la zecca rilasciava un numero progressivo, a destra la sigla della citt\u00e0 e al centro il fascio racchiuso in un rombo. All\u2019azienda fu rilasciato il marchio 3-PA<sup><a href=\"#footnote_11_885\" id=\"identifier_11_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BARRAJA, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad aggi, Palermo 1996,&nbsp; p. 121.\">12<\/a><\/sup>, dopo la fine dell\u2019ultima guerra spar\u00ec il fascio e al suo posto fu inserita una stelletta. Nel 1968, a causa del passaggio ereditario venne rifondata con le iniziali delle due figlie di Peppino, Giuseppina ed Elena e della cugina Antonietta in Formusa G. E. A. s. n. c., perdendo il marchio 3-PA e assumendo 89-PA<sup><a href=\"#footnote_12_885\" id=\"identifier_12_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BARRAJA, I marchi &hellip; 1996,&nbsp; p. 123.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le illustrazioni del catalogo sono esemplari di un revival di vari stili, i manufatti alternano ora una decorazione di ispirazione barocca (<a title=\"Fig. 12. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel12.jpg\">Figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Formaggiera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel13.jpg\">13<\/a>) propriamente partenopea, che nel XVIII secolo e parte del XIX si era distinta conferendo ai manufatti una copiosit\u00e0 esuberante<sup><a href=\"#footnote_13_885\" id=\"identifier_13_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, p. 418.\">14<\/a><\/sup>, ora un rococ\u00f2 (<a title=\"Fig. 14. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel15.jpg\">15<\/a>) ancor pi\u00f9 variegato o ancora motivi rispondenti alle istanze neoclassiche (<a title=\"Fig. 16. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel16.jpg\">Figg. 16<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 17. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel17.jpg\">17<\/a>). La tipologia degli argenti di uso domestico resta sommariamente molto essenziale ed invariata in tutta Italia<sup><a href=\"#footnote_14_885\" id=\"identifier_14_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tre secoli di argenti napoletani, catalogo della mostra a cura di C. Catello, Napoli 1988, p. 18.\">15<\/a><\/sup>. Tra le realizzazioni della Formusa \u00e8 una teiera a globo caratterizzata da un ripetersi di nervature verticali che evidenziano le sbaccellature dando maggior rilievo al chiarore lunare dell\u2019argento (<a title=\"Fig. 18. Teiera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel18.jpg\">Fig. 18<\/a>) e da un manico in legno. L\u2019 uso della teiera ha origini orientali<sup><a href=\"#footnote_15_885\" id=\"identifier_15_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un esemplare di teiera cinese della met&agrave; del Seicento si veda V. ABBATE, La grande stagione del collezionismo. Mecenati, accademie e mercato dell&rsquo;arte in Sicilia tra Cinque e Seicento, Palermo 2011, p. 115.\">16<\/a><\/sup>: i primi infusi da t\u00e8, a Londra, videro l\u2019utilizzo di recipienti in porcellana, ma i primi esemplari di teiera interamente d\u2019argento cominciarono ad apparire verso il 1675 ed furono caratterizzati da una forma tronco conica alta, coperchio conico e manico simile alla forma della lettera D applicato lateralmente rispetto al beccuccio inclinato, da allora vario \u00e8 stato il susseguirsi delle forme da periforme, a globo ad anfora<sup><a href=\"#footnote_16_885\" id=\"identifier_16_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. LIPINSKY, Oreficeria e argenteria in Europa dal XVI al XIX secolo, Novara 1965, pp. 250-251.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parte dello stesso servizio sono anche una caffettiera, ornamento da tavola che gi\u00e0 dal XVII secolo rappresentava un importante elemento di prestigio della vita della nobilt\u00e0, ed una zuccheriera (<a title=\"Fig. 19. Caffettiera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel19.jpg\">Figg. 19<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 20. Zuccheriera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel20.jpg\">20<\/a>). La cospicua raccolta prosegue con l\u2019illustrazione di altri elementi d\u2019argenteria da tavola, che risentono dell\u2019influsso delle forme dell\u2019antichit\u00e0 classica, particolari per la loro estrema sobriet\u00e0 formale ed ornamentale, in essi riecheggia il monumentale neoclassicismo tardo settecentesco dei grandi maestri partenopei, i Valadier<sup><a href=\"#footnote_17_885\" id=\"identifier_17_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. HONOUR, Orafi e argentieri, Verona 1972, pp. 209-211.\">18<\/a><\/sup>, i Belli<sup><a href=\"#footnote_18_885\" id=\"identifier_18_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. HONOUR, Orafi&hellip;, 1972, pp. 199-201.\">19<\/a><\/sup>, che con le loro creazioni finirono per influenzare la produzione della prima met\u00e0 del XIX secolo ed oltre<sup><a href=\"#footnote_19_885\" id=\"identifier_19_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. LIPINSKY, Oreficeria&hellip; 1965, p. 87.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sottolineato da Alvar Gonz\u00e0lez-Palacios, riguardo un fondo di disegni di argenteria romana realizzata tra il 1750 e il 1850: &lt;&lt;l\u2019eccezionale campionario ci far\u00e0 capire non solo come erano le zuppiere lungo quei cento anni, ma anche intuire come si viveva in quell\u2019epoca e come si mangiava&gt;&gt;<sup><a href=\"#footnote_20_885\" id=\"identifier_20_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GONZ&Agrave;LES-PALACIOS, I Valadier. Uno straordinario fondo di disegni di argenteria romana, in &ldquo;Il Giornale dell&rsquo;Arte&rdquo;, n. 89, Maggio 1991 Torino, p. 41.\">21<\/a><\/sup>. Significativi come testimonianza di un gusto diffuso nel secolo passato sono alcuni argenti del catalogo che vanno un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 della semplice argenteria da tavola; essi, infatti, nella loro voluta sontuosit\u00e0 evidenziano un orientamento del gusto verso un variegato revival<sup><a href=\"#footnote_21_885\" id=\"identifier_21_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. GRASSO, Le arti figurative dell&rsquo;esposizione Nazionale di Palermo 1891-1892,  in Dall&rsquo;artigianato all&rsquo;industria. L&rsquo;Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. M. Ganci e M. Giuffr&egrave;, Palermo 1994, p. 88.\">22<\/a><\/sup>, anche se talora qualche suppellettile lineare conduce a istanze culturali legate al contemporaneo <\/em>(<a title=\"Fig. 21. Servizio da tavola per bambino\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel21.jpg\">Figg. 21<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 22. Servizio da tavola per bambino\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel22.jpg\">22<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 23. Bomboniere \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel23.jpg\">23<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 24. Piatto\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel24.jpg\">24<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 25. Vassoi\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel25.jpg\">25<\/a>). Vengono commissionati maggiormente servizi da tavola (<a title=\"Fig. 14. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Servizio da tavola\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel15.jpg\">15<\/a>) che richiamano il fasto del rococ\u00f2 Nord europeo<sup><a href=\"#footnote_22_885\" id=\"identifier_22_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. DANIELA, Argenti del Nord. Oreficerie di Augsburg in Trentino, Trento 2005, p. 326.\">23<\/a><\/sup>, di Precht<sup><a href=\"#footnote_23_885\" id=\"identifier_23_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. HONOUR, Orafi&hellip;, 1972, p. 188.\">24<\/a><\/sup>, \u00a0e ancora candelabri (<a title=\"Fig. 26. Candelabro\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel26.jpg\">Figg.\u00a0 26<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 27. Candelabro\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel27.jpg\">27<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 28. Candelabro\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel28.jpg\">28<\/a>),\u00a0 servizi da scrittoio (<a title=\"Fig. 29. Servizio da scrittoio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel29.jpg\">Fig. 29<\/a>) e vassoi (<a title=\"Fig. 30. Vassoio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel30.jpg\">Figg. 30<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 31. Vassoio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel31.jpg\">31<\/a>) che con la loro forma ovale, il contorno ondulato ricordano lo stile degli argentieri tra il XVIII e il XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_24_885\" id=\"identifier_24_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D&rsquo;Oro e d&rsquo;Argento. Giovanni Bellavite e gli Argentieri Mantovani del Settecento, catalogo della mostra a cura di F. Rapposelli, Mantova 2006, p. 148.\">25<\/a><\/sup>; e ancora zuccheriere (<a title=\"Fig. 32. Due zuccheriere e un macinapepe\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/cel32.jpg\">Fig. 32<\/a>) riecheggianti le opere del rivoluzionario Boulton. Quest\u2019ultimo, proprio nei primi dell\u2019Ottocento, commissiona ai pi\u00f9 noti architetti di Londra, gli Adam e i Wyatt, la realizzazione di disegni per poter aiutare gli artigiani della propria fabbrica nella realizzazione a macchina dei nuovi manufatti; regrediva, infatti, la forza dell\u2019artigianato, aumentava la necessit\u00e0 di ricorrere al disegnatore<sup><a href=\"#footnote_25_885\" id=\"identifier_25_885\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. HONOUR, Orafi &hellip;, 1972, pp. 220-221.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 evidente le tendenze stilistiche che emergono dalle illustrazioni del catalogo sono emblematiche non soltanto della realt\u00e0 siciliana, ma riguardano un po\u2019 tutta la l\u2019Europa e Peppino Formusa attento artigiano ed imprenditore, rappresenta un significativo spaccato di un tempo in cui talora il legame con gli stili del passato \u00e8 pi\u00f9 pressante della creativit\u00e0 del presente.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_885\" class=\"footnote\">G. BUCCO, <em>Le tecniche orafe in Italia nel XIX secolo fra tradizione e progresso tecnologico; <\/em> <em>Gioielli in\u00a0 Italia temi e problemi del gioiello italiano dal XIX al XX secolo, <\/em>atti del Convegno a cura di L. LENTI e D. LISCIA BEMPORAD, Venezia 1996, p. 26; R. VADAL\u00c0, <em>Nuove forme dell\u2019oreficeria europea nella Sicilia dell\u2019Ottocento, <\/em>in <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, <\/em>atti del Convegno di Studi in onore di Maria Accascina a cura di M. C. DI NATALE, Caltanissetta 2007, pp. 466-467.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_885\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA,\u00a0 <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, <\/em>Palermo 1974,\u00a0 p. 422.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_885\" class=\"footnote\">J. ANDERSON BLACK, <em>Storia dei gioielli, <\/em>a cura di F. Sborgi, Novara 1986, pp. 247-248.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_885\" class=\"footnote\">D. MASCETTI,\u00a0 A. Triossi, <em>Gli orecchini dall\u2019antichit\u00e0 ad oggi, <\/em>Milano<em> <\/em>1991, p. 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_885\" class=\"footnote\">B. GABRIELLA, <em>Le tecniche orafe in Italia nel XIX secolo fra tradizione e progresso tecnologico<\/em>, Venezia 1996, pp. 25-44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_885\" class=\"footnote\">E. BOSELLI, <em>La oreficeria Artistica. Albo di cento tavole con dugento e pi\u00f9 disegni scelti fra quelli eseguiti nelle principali officine d\u2019oreficeria italiane e estere. Utile agli orefici, ai gioiellieri, ai cesellatori, ai disegnatori ed amatori di cose artistico-industriali, <\/em>Milano 1884; E. BOSELLI, <em>Gioielleria , Oreficeria. Oro, argento e platino, <\/em>Milano 1889.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_885\" class=\"footnote\">P. FUHRING, <em>l\u2019oreficeria francese e la sua riproduzione nelle incisioni del XVIII secolo, <\/em>in <em>Argenti e cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789<\/em>, catalogo a cura di S. Grasso e M. C. Gulisano, Palermo 2008, <em> <\/em>p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_885\" class=\"footnote\">I. BRUNO, <em>Gioacchino Di Marzo e il clima culturale e artistico palermitano nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, <\/em>in <em>Gioacchino Di Marzo e la critica d\u2019arte nell\u2019Ottocento: atti del Convegno Palermo, 15- 17 aprile<\/em>, a cura di S. La Barbera, Palermo<em> <\/em>2004, p. 263.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_885\" class=\"footnote\"><em>Esposizione Nazionale Palermo 1891-1892, Catalogo Generale<\/em>, ristampa anastatica a cura dell\u2019Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Palermo, Palermo 1991, pp. 255-258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_885\" class=\"footnote\">Cfr E. SESSA, <em>L\u2019unit\u00e0 delle arti<\/em>, in \u201cKal\u00f3s. Luoghi di Sicilia\u201d, supplemento al n. 5\/6, Palermo 1997, pp. 6-21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_885\" class=\"footnote\"><em>Palermo Liberty: \u201cLa citt\u00e0 nella citt\u00e0\u201d. Mostra fotografica<\/em>,\u00a0 catalogo a cura di V. Zabbia, Palermo 1991, pp. 32-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_885\" class=\"footnote\">S. BARRAJA, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad aggi, <\/em>Palermo 1996,\u00a0 p. 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_885\" class=\"footnote\">S. BARRAJA, <em>I marchi <\/em>\u2026 1996,\u00a0 p. 123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_885\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, <\/em>Palermo 1974, p. 418.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_885\" class=\"footnote\"><em>Tre secoli di argenti napoletani<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. Catello, Napoli 1988, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_885\" class=\"footnote\">Per un esemplare di teiera cinese della met\u00e0 del Seicento si veda V. ABBATE, <em>La grande stagione del collezionismo. Mecenati, accademie e mercato dell\u2019arte in Sicilia tra Cinque e Seicento, <\/em>Palermo 2011, p. 115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_885\" class=\"footnote\">A. LIPINSKY, <em>Oreficeria e argenteria in Europa dal XVI al XIX secolo, <\/em>Novara 1965, pp. 250-251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_885\" class=\"footnote\">H. HONOUR, <em>Orafi e argentieri, <\/em>Verona 1972, pp. 209-211.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_885\" class=\"footnote\">H. HONOUR, <em>Orafi<\/em>\u2026, 1972, pp. 199-201.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_885\" class=\"footnote\">A. LIPINSKY, <em>Oreficeria<\/em>\u2026 1965, p. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_885\" class=\"footnote\">A. GONZ\u00c0LES-PALACIOS, <em>I Valadier. Uno straordinario fondo di disegni di argenteria romana, <\/em>in \u201cIl Giornale dell\u2019Arte\u201d, n. 89, Maggio 1991 Torino, p. 41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_885\" class=\"footnote\">F. GRASSO, <em>Le arti figurative dell\u2019esposizione Nazionale di Palermo 1891-1892,  in Dall\u2019artigianato<\/em> <em>all\u2019industria. L\u2019Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. M. Ganci e M. Giuffr\u00e8, Palermo 1994, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_885\" class=\"footnote\">F. DANIELA, Argenti del Nord. Oreficerie di Augsburg in Trentino, Trento 2005, p. 326.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_885\" class=\"footnote\">H. HONOUR, <em>Orafi<\/em>\u2026, 1972, p. 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_885\" class=\"footnote\"><em>D\u2019Oro e d\u2019Argento. Giovanni Bellavite e gli Argentieri Mantovani del Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di F. Rapposelli, Mantova 2006, p. 148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_885\" class=\"footnote\">H. HONOUR, <em>Orafi <\/em>\u2026, 1972, pp. 220-221.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_885\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ml.celona@libero.it Gli argenti Formusa DOI: 10.7431\/RIV03122011 L\u2019esclusivo design dell&#8217;artigianato italiano \u00e8 solo una delle caratteristiche della lavorazione dei materiali preziosi del nostro Paese che, da <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=885\" title=\"Maria Laura Celona\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":948,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/885"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=885"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/885\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1489,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/885\/revisions\/1489"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=885"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}