{"id":879,"date":"2011-06-29T01:40:50","date_gmt":"2011-06-29T01:40:50","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=879"},"modified":"2013-06-13T00:27:29","modified_gmt":"2013-06-13T00:27:29","slug":"enrico-colle","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=879","title":{"rendered":"Enrico Colle"},"content":{"rendered":"<p>e.colle@museostibbert.it<\/p>\n<h3>Una tarsia di Francesco Ravaioli per celebrare Pio IX<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV03112011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tavolo (<a title=\"Fig. 1. Tavolo, 1846, noce, radica di noce, ciliegio, acero, pero ebanizzato\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/col01.jpg\">Fig. 1<\/a>) si compone di un piano intarsiato sorretto da quattro gambe arcuate in legno di noce e raccordate in basso da altrettante traverse\u00a0 terminanti al centro in un intreccio di volute; la fascia sotto il piano presenta delle scanalature e contiene due cassetti internamente rivestiti in legno di ciliegio. Il piano rettangolare, impiallacciato lungo i bordi in radica di noce, reca al centro un pannello intarsiato racchiuso da una cornice, a sua volta intarsiata in acero, a motivo di una corona d\u2019alloro legata da nastri che si staglia su un fondo nero in legno di pero ebanizzato<sup><a href=\"#footnote_0_879\" id=\"identifier_0_879\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il tavolo fu realizzato in legno di noce intagliato, in parte impiallacciato di radica di noce e intarsiato in legni di vario colore e madreperla e misura centimetri 80 x 117 x 110. Lungo la cornice, sotto la scena intarsiata, da sinistra verso destra&nbsp; sono state intarsiate le seguenti scritte: &ldquo;Forte Civita Castellana&rdquo;, &ldquo;Castelo S. Angelo&rdquo;, &ldquo;IL 16. LUGLIO 1846.&rdquo;, &ldquo;Forte S. Leo&rdquo; e &ldquo;Forl&igrave; Ravaioli Francesco fece&rdquo;.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La composizione centrale (<a title=\"Fig. 2. Francesco Ravaioli, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 17 luglio 1846, Pio IX concede l'amnistia ai criminali politici, intarsio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/col02.jpg\">Fig. 2<\/a>) raffigura al centro il papa Pio IX su un piedistallo che con le braccia aperte scrive, con la mano destra, su un cartiglio portato da un angelo la parola \u00abAMNISTIA\u00bb,\u00a0 mentre un altro angelo gli porge un rametto d\u2019ulivo. In basso \u00e8 rappresentata una folla che, portando vessilli inneggianti il nome del papa (a destra una bandiera porta la scritta \u00abVIVA PIO IX\u00bb), si inginocchia davanti al pontefice alle cui spalle splende un arcobaleno sopra le fortezze di Civita Castellana, di Castel Sant\u2019Angelo e del Forte di San Leo, i cui nomi sono scritti lungo la cornice in basso insieme alla firma dell\u2019autore, il forlivese Francesco Ravaioli.\u00a0 Sotto il basamento su cui siede il Santo Padre (con la scritta \u00abPIO IX\u00bb) si vede disteso un vessillo con lo stemma del Papa ripetuto, poco lontano, a destra, in parte nascosto da un drappo con il nome di Pio IX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un intarsio che, come indica la scritta apposta lungo il margine inferiore del pannello, fu eseguito poco dopo il 17 luglio 1846 per commemorare l\u2019amnistia concessa, a un mese esatto dalla sua elezione al soglio pontificio, da Pio IX a tutti coloro che si erano macchiati di reati politici. Giovanni Maria Battista Mastai Ferretti fu eletto papa\u00a0 il 16 giugno di quell\u2019anno con grande plauso dei liberali che avevano vissuto le persecuzioni del precedente pontefice, il bellunese Gregorio XVI, e per questo si trovavano in parte esiliati dagli Stati Pontifici e in parte rinchiusi nelle prigioni di Stato. Alcune delle carceri dove venivano mandati i sovversivi sono infatti raffigurate sullo sfondo della scena e i loro nomi appaiono scritti in corsivo sulla cornice: si tratta del Forte di Civita Castellana, costruito da Antonio Sangallo il Vecchio a partire dal 1499 per divenire, dopo essere stata dimora papale, una prigione; cos\u00ec come la Rocca di San Leo, che da fortezza dei Montefeltro fu trasformata in una delle pi\u00f9 terribili galere del regno pontificio dove languirono centinaia di patrioti romagnoli. Alla stessa funzione fu adibito Castel Sant\u2019Angelo a Roma, tristemente famoso per le sue anguste celle in cui furono rinchiusi parte degli insorti catturati durante i moti del 1831.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerato dai suoi contemporanei come un sostenitore delle nuove idee liberali, papa Mastai Ferretti fu sempre attento ai bisogni dei pi\u00f9 deboli fin dalla giovinezza quando, studente a Roma, fece apostolato presso uno degli ospizi per giovani abbandonati con il compito di insegnare loro un lavoro, missione che continu\u00f2 a portare avanti anche nel 1827 quando divenne arcivescovo di Spoleto e poi, nel 1832, di Imola. La sua elezione alla Cattedra di San Pietro fu dunque acclamata da tutti i sudditi dello Stato Pontificio che, proprio in occasione della promulgazione dell\u2019amnistia, la celebrarono con varie feste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Ragguaglio storico di quanto \u00e8 avvenuto in Roma e in tutte le provincie dello Stato Pontificio in seguito del perdono accordato dalla Santit\u00e0 di N. S. Papa Pio IX<\/em> , dato alle stampe a Roma nel 1846, si legge infatti che, a partire dal 17 luglio di quell\u2019anno, non si udivano \u00abda un punto all\u2019altro della citt\u00e0 [\u2026] che un echeggiare continuo di voci di giubilo unite alle pi\u00f9 tenere espressioni d\u2019amore e di gratitudine verso il nostro augustissimo sovrano, papa Pio IX, pel perdono accordato a tutti coloro che si trovavano in luogo di punizione, o erano ancora sotto processo per titoli politici\u00bb. La sera stessa che il Pontefice fece affiggere il decreto dell\u2019amnistia, continua il citato <em>Ragguaglio<\/em>, una folla di romani si rec\u00f2 al Quirinale e al grido di Viva Pio IX acclamarono il nuovo papa scoprendosi il capo e innalzando lo sguardo verso la loggia del palazzo dove egli impart\u00ec la sua \u00abapostolica benedizione\u00bb mentre \u00abtutti mandavano voci tronche, interrotte, perch\u00e9 impedite da lagrime abbondanti di tenerezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale resoconto sembra aver in parte ispirato l\u2019autore del nostro intarsio allorch\u00e9 dispose le figure dei fedeli raccolte in vari atteggiamenti di riconoscenza, di commozione (si veda l\u2019uomo barbuto inginocchiato in basso a destra, intento ad asciugarsi gli occhi) o di allegrezza, come testimonia il drappo con la scritta \u00abViva Pio IX\u00bb posto sullo sfondo della scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le celebrazioni di gaudio per la decisione papale di concedere l\u2019amnistia non si limitarono alla sola capitale, ma si estesero anche alle altre citt\u00e0 degli Stati Pontifici. A Forl\u00ec, ad esempio &#8211; narra un anonimo cronista dell\u2019epoca nel resoconto pubblicato nella menzionato <em>Ragguaglio<\/em> -, il 30 agosto le feste \u00abfurono solennizzate con ordine mirabile, con allegrezza quanto moderata altrettanto bella\u00bb grazie al concorso del numeroso \u00abpopolo accorso dalle vicine Citt\u00e0 e Castella, nonch\u00e9 dal contado\u00bb e dalle molte carrozze che \u00abpercorrevano il Corso\u00bb fra le quali molte con le bandiere spiegate. \u00abAlla Barriera Pia erasi innalzato &#8211; continua il memoriale &#8211; un\u2019arco trionfale, di cui principali contorni, oggetti, e linee erano rappresentati da oltre settemila lumini a olio: sopra l\u2019arco co\u2019 medesimi lumi erasi composta un\u2019Iride, ne\u2019 sodi dell\u2019arco erano i simulacri della Pace, e della Giustizia, nel fregio e nei vari pieni dello scompartimento iscrizioni, o motti in onore del Pontefice\u00bb. Un\u2019eco dell\u2019effimero allestimento si pu\u00f2 scorgere ancora oggi in alcuni particolari dell\u2019opera qui presa in esame e cio\u00e8 nelle stelle di madreperla incastonate intorno all\u2019angelo recante il cartiglio con la scritta \u00abAmnistia\u00bb, i cui riflessi parrebbero ricordare i bagliori dei lumini che contornavano l\u2019arco innalzato dai forlivesi; come anche\u00a0 nell\u2019\u201cIride\u201d a forma di arcobaleno intarsiata sullo sfondo sopra la figura del Pontefice raffigurato come il giusto sovrano portatore della pace e della giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mobile, che documenta con precisione uno dei fatti salienti del nostro Risorgimento, oltre ad essere\u00a0 una importantissima testimonianza storica, rappresenta anche l\u2019evoluzione del gusto nell\u2019area romagnola durante la  Restaurazione quando, accanto al persistere degli stilemi neoclassici, qui evidenti nella forma delle gambe del nostro arredo, iniziava a farsi strada la nuova moda per la mobilia decorata con episodi ispirati ai principali avvenimenti politici italiani. Una caratteristica, questa, che \u00e8 in analogia con gli intenti di molta pittura storica, che porter\u00e0, durante la seconda met\u00e0 del secolo, alla creazione degli elaborati arredi del faentino Giovan Battista Gatti Gatti, del suo allievo Raffaele Bucci o del perugino Alessandro Monteneri autore del monumentale stipo per la corona del Re d\u2019Italia conservato a Palazzo Pitti<sup><a href=\"#footnote_1_879\" id=\"identifier_1_879\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda sull&rsquo;argomento E. COLLE, Il mobile dell&rsquo;Ottocento in Italia. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1815 al 1900, Milano 2007.\">2<\/a><\/sup>. L\u2019opera qui esaminata si pone infatti all\u2019origine di quei mobili \u201cparlanti\u201d &#8211; come venivano definiti elle esposizioni nazionali questo genere d\u2019arredi decorati con scene storiche -, capaci cio\u00e8\u00a0 di coinvolgere l\u2019intelletto e il sentimento dello spettatore e che quasi annullavano il destino funzionale dell\u2019arredo per porlo sullo stesso piano di un quadro o di una scultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dunque, alla luce di quanto esposto,\u00a0 molto conosciamo circa il soggetto rappresentato a tarsia, nulla si sa circa il suo esecutore, il forlivese Francesco Ravaioli, probabilmente attivo intorno al 1840 quando nella cittadina svolgevano la propria attivit\u00e0, all\u2019insegna di una continuit\u00e0 con la tradizione accademica bolognese, gli architetti Giacomo Santarelli (1786 &#8211; 1859), autore nel 1847 della facciata di palazzo Pettini Giovannetti in corso Mazzini, e Giulio Zambianchi (1817 &#8211; 1886) cui spett\u00f2 il compito di erigere, a partire dal 1840, il monumentale Duomo cittadino, seguito, nel 1842, dalla villa Guarini a Bertinoro, entrambi esempi di quel protratto neoclassicismo di ascendenza palladiana assai apprezzato anche nella creazione degli arredi commissionati dalla nobilt\u00e0 romagnola, come documentano gli esemplari pubblicati da Ennio Golfieri<sup><a href=\"#footnote_2_879\" id=\"identifier_2_879\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. GOLFIERI, La casa faentina dell&rsquo;Ottocento, parte seconda, arredamenti interni, Faenza 1970.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sicuro Ravaioli, come egli stesso scrisse in margine all\u2019intarsio, era nativo di Forl\u00ec\u00a0 e nella citt\u00e0 erano vissuti durante il XIX secolo anche altri personaggi con lo stesso cognome quali il tenente Giacomo Ravaioli, uno fra i carbonari che, durante la Restaurazione, organizzarono le prime manifestazioni antipapali; l\u2019ispettore di polizia Vincenzo Ravaioli, ucciso da anonimi sicari il primo gennaio del 1846 perch\u00e9 particolarmente inviso al popolo; e\u00a0 l\u2019assessore alle finanze del Comune Egisto Ravaioli, documentato, al pari del commerciante Garibaldo Ravaioli, tra la fine dell\u2019Ottocento e gli inizi del secolo successivo<sup><a href=\"#footnote_3_879\" id=\"identifier_3_879\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. VARNI, Storia di Forl&igrave;. L&rsquo;et&agrave; contemporanea, Forl&igrave; 1992.\">4<\/a><\/sup>. Non \u00e8 dato neppure sapere dove egli apprese l\u2019arte dell\u2019intarsio, ma sicuramente si form\u00f2 all\u2019interno di una delle botteghe d\u2019ebanisteria romagnole che ebbero negli artigiani imolesi e ravennati alcuni tra i pi\u00f9 importanti esecutori: da Giuseppe Bagnara di Imola o da Pietro Dradi di Ravenna<sup><a href=\"#footnote_4_879\" id=\"identifier_4_879\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. COLLE, Il mobile Impero in Italia. Arredi e decorazioni d&rsquo;interni dal 1800 al 1843, Milano 1998, pp. 108 -109.\">5<\/a><\/sup>. Francesco Ravaioli deriv\u00f2 infatti il gusto per le variegate superfici impiallacciate in radica di noce e per la particolare forma delle gambe e della balza scannellata sotto il piano, quest\u2019ultima vagamente ispirata ai prototipi veneti assai diffusi in area ferrarese ed emiliana anche attraverso le incisioni di Giuseppe Borsato.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_879\" class=\"footnote\">Il tavolo fu realizzato in legno di noce intagliato, in parte impiallacciato di radica di noce e intarsiato in legni di vario colore e madreperla e misura centimetri 80 x 117 x 110. Lungo la cornice, sotto la scena intarsiata, da sinistra verso destra\u00a0 sono state intarsiate le seguenti scritte: \u201cForte Civita Castellana\u201d, \u201cCastelo S. Angelo\u201d, \u201cIL 16. LUGLIO 1846.\u201d, \u201cForte S. Leo\u201d e \u201cForl\u00ec Ravaioli Francesco fece\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_879\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_879\" class=\"footnote\">Si veda sull\u2019argomento E. COLLE, <em>Il mobile dell\u2019Ottocento in Italia. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1815 al 1900<\/em>, Milano 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_879\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_879\" class=\"footnote\">Cfr. E. GOLFIERI, <em>La casa faentina dell\u2019Ottocento, parte seconda, arredamenti interni<\/em>, Faenza 1970.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_879\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_879\" class=\"footnote\">Cfr. A. VARNI, <em>Storia di Forl\u00ec. L\u2019et\u00e0 contemporanea<\/em>, Forl\u00ec 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_879\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_879\" class=\"footnote\">Cfr. E. COLLE, <em>Il mobile Impero in Italia. Arredi e decorazioni d\u2019interni dal 1800 al 1843<\/em>, Milano 1998, pp. 108 -109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_879\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>e.colle@museostibbert.it Una tarsia di Francesco Ravaioli per celebrare Pio IX DOI: 10.7431\/RIV03112011 Il tavolo (Fig. 1) si compone di un piano intarsiato sorretto da quattro <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=879\" title=\"Enrico Colle\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":948,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/879"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=879"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/879\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1488,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/879\/revisions\/1488"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=879"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}