{"id":852,"date":"2011-06-29T00:30:00","date_gmt":"2011-06-29T00:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=852"},"modified":"2013-06-13T00:25:32","modified_gmt":"2013-06-13T00:25:32","slug":"lucia-ajello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=852","title":{"rendered":"Lucia Ajello"},"content":{"rendered":"<p>olleja@hotmail.com<\/p>\n<h3>Albarelli di scuola calatina al Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV03092011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid presenta all\u2019interno delle sue collezioni un cospicuo numero di manufatti d\u2019arte decorativa siciliana databili tra il XV ed il XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_0_852\" id=\"identifier_0_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. AJELLO, Il filo aureo. Testimonianze di arte decorativa in Spagna, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia, Universit&agrave; degli Studi di Palermo, A.A. 2010-2011, passim.\">1<\/a><\/sup>. Tra questi spiccano tre inediti albarelli di scuola calatina che si collocano tra la prima e la seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Gli esemplari (nn. Invent. CE 26722- 26723- 26724) gi\u00e0 della collezione Enrique Scharlau Bellsch, sono stati acquisiti dal Museo nel 2004 attraverso Christie\u2019s Iberica e fanno parte di quella categoria di manufatti tra i pi\u00f9 diffusi nei corredi delle spezierie. I Scharlau appartenevano ad una antica famiglia tedesca, originaria di Magdeburgo che trasferitasi in Spagna aveva avviato una fiorente attivit\u00e0 nell\u2019ambito immobiliare e finanziario, come si evince dal necrologio in un giornale spagnolo\u00a0 del 1954 dedicato a Pablo Scharlau Singer, padre di Enriche Scharlau Bellsch<sup><a href=\"#footnote_1_852\" id=\"identifier_1_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Abc, Madrid, 24\/03\/1954, p. 35 in http:\/\/hemeroteca.abc.es\/nav\/Navigate.exe\/hemeroteca\/madrid\/abc\/1954\/03\/24\/035.html. Si Ringrazia Isabel Rodriguez del Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid per la gentile segnalazione.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli albarelli<sup><a href=\"#footnote_2_852\" id=\"identifier_2_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;etimologia del nome &ldquo;albarello&rdquo; sembrerebbe derivare  da &ldquo;albera&rdquo;, indicando cos&igrave; il legno del pioppo che originariamente era utilizzato per la fattura di questi barattoli che contenevano spezie orientali. Ulteriore ipotesi vuole che il termine derivi dall&rsquo;arabo &ldquo;al barani&rdquo; ovvero, &ldquo;scatola&rdquo;. Cfr. R. DAIDONE, La ceramica siciliana: autori e opere dal XV secolo al XX secolo, presentazione di A. RAGONA, Palermo, 2005, p. 26.\">3<\/a><\/sup> del Museo madrileno si qualificano per un tipo di decorazione policroma a larghe foglie e girali tipica del XVIII secolo delle officine maiolicare caltagironesi, le quali, dopo aver subito un sostanziale danneggiamento a causa del sisma del 1693 ripresero la propria fiorente attivit\u00e0 commerciale nel Settecento, soprattutto nella seconda met\u00e0 del secolo, ad opera di ceramisti che seppero dare nuova linfa all\u2019arte calatina<sup><a href=\"#footnote_3_852\" id=\"identifier_3_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.RAGONA, La ceramica in Sicilia in Caltagirone, Museo della ceramica , catalogo a cura di E.Cilia Platamone &ndash; A. Ragona, Palermo 1995, p.67.\">4<\/a><\/sup>. Il Settecento della ceramica calatina si ispira, dunque, ai merletti e alle trine per la cosiddetta decorazione \u201calla porcellana\u201d e si anima con gli esempi dei prodotti liguri che vengono spesso imitati con veloci pennellate blu<sup><a href=\"#footnote_4_852\" id=\"identifier_4_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.DAIDONE, La ceramica siciliana&hellip;, 2005, p.62. Per ulteriori approfondimenti sulla ceramica di Caltagirone si veda pure&nbsp; P.P. Morretta De Calatagirono urbe gratissima brevis notitia 1633  ris. anas.&nbsp; a cura di A. Ragona, Caltagirone, 1979; A. RAGONA, La maiolica siciliana dalle origini all&rsquo;Ottocento, Palermo, 1975.; A. Ragona &ndash; A. GIULIANA ALAJMO, Maioliche siciliane marmorizzate, modellate e decorate a trofei&nbsp;:&nbsp;Quattordicesima Settimana dei musei, Caltagirone, 1971; A.RAGONA, Il&nbsp;libro dell&rsquo;antica confraternita dei ceramisti Caltagironesi&nbsp;:&nbsp;antichi capitoli, regole e annali della Congregazione dell&rsquo;Immacolata in Caltagirone Fra Michelangelo Zappia e Maestro Francesco Polizzi pittore delli cannatari,  stampa anast. A cura di A. Ragona, Caltagirone, s.d. ; A. RAGONA, Terra Cotta, La cultura ceramica a Caltagirone, Catania, 1991.; A. GOVERNALE, Rectoverso la maiolica siciliana secoli XVI e XVII, Palermo, 1986; M. REGINELLA, Maduni pinti. Pavimenti e rivestimenti maiolicati in Sicilia, Catania, 2003. G. PACE GRAVINA, Creta picta&nbsp;:&nbsp;antiche maioliche di Caltagirone nelle collezioni dell&rsquo;Universit&agrave; di Messina, Caltagirone, 2004.\">5<\/a><\/sup>. Ad ogni modo,\u00a0 l\u2019attivit\u00e0 saliente dei maestri ceramisti di Caltagirone del XVIII secolo\u00a0 si lega all\u2019architettura con la produzione di pavimenti maiolicati per chiese e sontuosi palazzi e, soprattutto, con l\u2019incremento delle opere plastiche nelle quali la decorazione maiolicata non \u00e8 solo dipinta ma \u00e8 modellata<sup><a href=\"#footnote_5_852\" id=\"identifier_5_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, La ceramica.., in Caltagirone.., 1995, p.67.\">6<\/a><\/sup>. Presso il Museo si riconosce, pertanto, un albarello (n. 2673)<sup><a href=\"#footnote_6_852\" id=\"identifier_6_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. AJELLO, scheda n.80 in Il filo aureo..., tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.\">7<\/a><\/sup> che si caratterizza per repertorio decorativo a frascame su fondo blu in cui spiccano dei fruttini piriformi (<a title=\"Fig. 1. Maestro ceramista di Caltagirone, prima met\u00e0 del  XVIII secolo, albarello (n. inv. CE26723), Madrid, Museo Nazionale delle Arti Decorative\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje01.jpg\">Fig. 1<\/a>), elementi che sembrano esaltare le ornamentazioni della prima met\u00e0 del secolo<sup><a href=\"#footnote_7_852\" id=\"identifier_7_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. DAIDONE, scheda n.38, in La ceramica.., 2005, p. 72.\">8<\/a><\/sup>. Il manufatto si pu\u00f2 porre facilmente a confronto con l\u2019esemplare con stilizzazioni di foglie e frutti di repertorio di collezione privata di Palermo<sup><a href=\"#footnote_8_852\" id=\"identifier_8_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">9<\/a><\/sup> che presenta forti analogie stilistiche e tipologiche finanche nella bordura bianca con motivo \u201ca canestro\u201d ripetuto alla base. Altri raffronti sono possibili con l\u2019albarello in maiolica con decorazione policroma a larghe foglie e girali attribuita a produzione calatina\u00a0 del XVIII secolo e custodito presso il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone<sup><a href=\"#footnote_9_852\" id=\"identifier_9_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, La ceramica.. in&nbsp; Caltagirone...,&nbsp; 1995, p.58, Fig. n.84.\">10<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Maestro ceramista di Caltagirone, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, albarello (n. inv. CE26722),  Madrid, Museo Nazionale delle Arti Decorative\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje02.jpg\">Fig. 2<\/a>), nonch\u00e9 con le decorazioni che impreziosiscono la boccia con scritta <em>L\u2019annu di grazia di lu tirrimotu<\/em> 1693<sup><a href=\"#footnote_10_852\" id=\"identifier_10_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Terra Cotta &hellip;, 1991, pp.124-125, Fig. n . 86.\">11<\/a><\/sup> di fine XVIII secolo, di collezione privata palermitana. Sebbene quest\u2019ultimo esemplare presenti una decorazione pi\u00f9 complessa con volute annodate e raggiate che generano un campo a fondo chiaro con al centro l\u2019angelo con il cartiglio commemorativo dell\u2019evento tellurgico .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo esemplare\u00a0 custodito presso le collezioni del Museo (n. 26722)<sup><a href=\"#footnote_11_852\" id=\"identifier_11_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. AJELLO, scheda n. 79 in&nbsp; Il filo aureo&hellip;, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.\">12<\/a><\/sup> si qualifica per il piede ornato da un motivo \u201ca canestro\u201d e da una decorazione a frascame su fondo blu (<a title=\"Fig.3 Maestro ceramista di Caltagirone, XVIII secolo, albarello ( n. inv. 234), Caltagirone, Museo Regionale  della Ceramica di Caltagirone\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje03.jpg\">Fig. 3<\/a>). L\u2019albarello si pu\u00f2 porre a confronto stilistico con la fiasca decorata a frascame policromo su fondo blu di collezione privata di Palermo che viene datata alla prima met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_12_852\" id=\"identifier_12_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. DAIDONE, La ceramica&hellip;, 2005, p.72.\">13<\/a><\/sup>. Datazione che sembra pertinente, pertanto, anche per questo manufatto. Altri raffronti sono possibili con l\u2019albarello in maiolica di collezione privata catanese datato al XVIII secolo che presenta una medesima decorazione policroma a largo fogliame su fondo blu e si qualifica per il recto con l\u2019insegna di Antonio Manoel de Milhena, Gran Maestro dei Cavalieri dell\u2019Ordine di Malta<sup><a href=\"#footnote_13_852\" id=\"identifier_13_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, Terra Cotta&hellip;,1991,&nbsp; p.140, Fig. n. 105.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo albarello calatino presente al Museo madrileno (n. 26724)<sup><a href=\"#footnote_14_852\" id=\"identifier_14_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. AJELLO, scheda n.81 in&nbsp; Il filo aureo&hellip;, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.\">15<\/a><\/sup> mostra un piede con la tipica decorazione \u201ca canestro\u201d (<a title=\"Fig.4. Maestro ceramista di Caltagirone, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, albarello (n. inv.  CE26724), Madrid, Museo Nazionale delle Arti Decorative\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje04.jpg\">Fig. 4<\/a>). La superficie dell\u2019opera \u00e8 impreziosita da una decorazione a <em>ramages<\/em> su fondo blu con rosette dai petali bianchi con il centro giallo. Il motivo della rosetta \u00e8 di antica derivazione orientale e verr\u00e0 riutilizzato soprattutto nella seconda met\u00e0 del Settecento con maggiore frequenza.\u00a0 Bench\u00e9 tale decorazione pu\u00f2 evidenziare un legame con la cultura veneziana, si ricorda che a Caltagirone aveva prosperato in epoca svevo-angioina, la proto maiolica a mezzo di maestranze arabo-ebree<sup><a href=\"#footnote_15_852\" id=\"identifier_15_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, Terracotta.., 1991, pp. 11-24.\">16<\/a><\/sup>. L\u2019albarello di acquisizione madrilena, pertanto, si pu\u00f2 porre in relazione con numerosi esemplari calatini tra i quali la coppia di albarelli decorati a frascame e rosette della seconda met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_16_852\" id=\"identifier_16_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. DAIDONE,&nbsp; La ceramica&hellip;., 2005, p.75.\">17<\/a><\/sup> e con il verso decorato a foglie e rosette della boccia con personaggio datato alla met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_17_852\" id=\"identifier_17_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, scheda n.41 in La ceramica.., 2005, p.74.\">18<\/a><\/sup> . Altri raffronti sono possibili con la bombola in maiolica con decorazione a largo fogliame con grandi fiori e frutti in verde e giallo su fondo blu di collezione privata catanese di analoga datazione<sup><a href=\"#footnote_18_852\" id=\"identifier_18_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, Terracotta&hellip; 1991, pp.148-149, Fig. 116.\">19<\/a><\/sup> ed, infine, con la bombola in maiolica, sempre di collezione privata catanese, che presenta una decorazione a largo fogliame con fiori in giallo e verde su fondo blu e che presenta sul recto una insegna gentilizia<sup><a href=\"#footnote_19_852\" id=\"identifier_19_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Terracotta&hellip;, 1991, p.148 Fig. nn. 114-115.\">20<\/a><\/sup>. Il manufatto custodito presso il Museo madrileno consente di porlo a raffronto con alcuni particolari dei dipinti di Renoir<sup><a href=\"#footnote_20_852\" id=\"identifier_20_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. DAIDONE, La ceramica.. 2005, p.61.\">21<\/a><\/sup>. Difatti, si riconosce in\u00a0 <em>Jeunes filles au piano<\/em> (1892) del maestro impressionista un albarello che si esalta per la decorazione a\u00a0 <em>ramages<\/em> con le tipiche rosette del buon augurio calatine. L\u2019albarello ritratto da Renoir \u00e8 posto sul pianoforte che Julie, nipote del pittore Manet, \u00e8 intenta a suonare con l\u2019aiuto di un\u2019amica. Una boccia con medesima caratteristiche stilistiche si ritrova in un\u2019altra versione del dipinto custodito oggi al <em>Metropolitan Museum of Art <\/em>di <em>New York <\/em>(<a title=\"Fig. 5. Pierre-Auguste Renoir ,1892, &lt;i&gt;Two young girls at the piano&lt;\/i&gt;, New York, Metropolitan Museum of Art\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje06.jpg\">Figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.6. Pierre-Auguste Renoir, 1892, &lt;i&gt;Two young girls at the piano&lt;\/i&gt;, New York, Metropolitan Museum of Art, Particolare\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/aje07.jpg\">6<\/a>). In un\u2019altra copia realizzata dall\u2019artista si scorge una medesima boccia con il colore del\u00a0 fondo leggermente diverso<sup><a href=\"#footnote_21_852\" id=\"identifier_21_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">22<\/a><\/sup>. Le opere del famoso pittore che ha soggiornato brevemente\u00a0 in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_22_852\" id=\"identifier_22_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. RENOIR, Renoir mio padre, Milano, 1962, passim.\">23<\/a><\/sup>\u00a0 omaggiano l\u2019arte della ceramica calatina e dimostrano ancora una volta la fortuna della ceramica di Caltagirone. Gli albarelli di Caltagirone presenti al Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid rientrano, dunque, nel circuito del collezionismo internazionale che vede protagonista la citt\u00e0 di Caltagirone quale punto di riferimento delle officine ceramiste dell\u2019Isola soprattutto dal punto di vista tecnico, nell\u2019uso della fornace, nella sapienza dell\u2019utilizzo dei colori e nella preparazione degli smalti<sup><a href=\"#footnote_23_852\" id=\"identifier_23_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. DAIDONE, La ceramica&hellip;, 2005, p.62.\">24<\/a><\/sup>. E\u2019 noto che\u00a0 le maioliche calatine fossero apprezzate\u00a0 da una committenza internazionale, anche al di fuori delle spezierie: alcuni pezzi entrarono nel mercato antiquario europeo per l\u2019uso di fare dono di\u00a0 una coppia di albarelli alle infermiere capo-sala che andavano in pensione<sup><a href=\"#footnote_24_852\" id=\"identifier_24_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, La ceramica&hellip;, 2005, p.75.\">25<\/a><\/sup> Numerosi esemplari si trovano, ad esempio, a Malta nella farmacia dell\u2019Ospedale dei Cavalieri<sup><a href=\"#footnote_25_852\" id=\"identifier_25_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">26<\/a><\/sup>. Altro aspetto da tenere in considerazione\u00a0 \u00e8 il privilegio ottenuto da Alfonso d\u2019Aragona nel 1432 che consentiva ai maestri ceramisti di Caltagirone di spostarsi agevolando cos\u00ec il commercio dei propri prodotti<sup><a href=\"#footnote_26_852\" id=\"identifier_26_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. RAGONA, La ceramica .., in Caltagirone&hellip;, 1995, p. 62.\">27<\/a><\/sup>. In virt\u00f9,dunque, di tale privilegio si spiega la diffusione della ceramica calatina per tutta l\u2019Isola e la conseguente continua\u00a0 produttivit\u00e0 delle officine di maiolica caltagironesi<sup><a href=\"#footnote_27_852\" id=\"identifier_27_852\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_852\" class=\"footnote\">Cfr. L. AJELLO, <em>Il filo aureo. Testimonianze di arte decorativa in Spagna<\/em>, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, A.A. 2010-2011, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_852\" class=\"footnote\">Abc, Madrid, 24\/03\/1954, p. 35 in http:\/\/hemeroteca.abc.es\/nav\/Navigate.exe\/hemeroteca\/madrid\/abc\/1954\/03\/24\/035.html. Si Ringrazia Isabel Rodriguez del Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid per la gentile segnalazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_852\" class=\"footnote\">L\u2019etimologia del nome \u201calbarello\u201d sembrerebbe derivare  da \u201c<em>albera<\/em>\u201d, indicando cos\u00ec il legno del pioppo che originariamente era utilizzato per la fattura di questi barattoli che contenevano spezie orientali. Ulteriore ipotesi vuole che il termine derivi dall\u2019arabo \u201c<em>al barani<\/em>\u201d ovvero, \u201cscatola\u201d. Cfr. R. DAIDONE, <em>La ceramica siciliana: autori e opere dal XV secolo al XX secolo<\/em>, presentazione di A. RAGONA, Palermo, 2005, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_852\" class=\"footnote\">A.RAGONA, <em>La ceramica in Sicilia<\/em> in <em>Caltagirone, Museo della ceramica<\/em> , catalogo a cura di E.Cilia Platamone \u2013 A. Ragona, Palermo 1995, p.67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_852\" class=\"footnote\">R.DAIDONE<em>, La ceramica siciliana<\/em>\u2026, 2005, p.62. Per ulteriori approfondimenti sulla ceramica di Caltagirone si veda pure\u00a0 P.P. Morretta <em>De Calatagirono urbe gratissima brevis notitia <\/em>1633<em> <\/em> ris. anas.\u00a0 a cura di A. Ragona, Caltagirone, 1979; A. RAGONA, <em>La maiolica siciliana dalle origini all&#8217;Ottocento<\/em>, Palermo, 1975.; A. Ragona \u2013 A. GIULIANA ALAJMO, <em>Maioliche siciliane marmorizzate, modellate e decorate a trofei\u00a0:\u00a0Quattordicesima Settimana dei musei, <\/em>Caltagirone, 1971; A.RAGONA, <em>Il\u00a0libro dell\u2019antica confraternita dei ceramisti Caltagironesi\u00a0:\u00a0antichi capitoli, regole e annali della Congregazione dell\u2019Immacolata in Caltagirone Fra Michelangelo Zappia e Maestro Francesco Polizzi pittore delli cannatari, <\/em> stampa anast. A cura di A. Ragona, Caltagirone, s.d. ; A. RAGONA, <em>Terra Cotta, La cultura ceramica a Caltagirone<\/em>, Catania, 1991.; A. GOVERNALE, <em>Rectoverso la maiolica siciliana secoli XVI e XVII,<\/em> Palermo, 1986; M. REGINELLA, <em>Maduni pinti. Pavimenti e rivestimenti maiolicati in Sicilia<\/em>, Catania, 2003. G. PACE GRAVINA, <em>Creta picta\u00a0:\u00a0antiche maioliche di Caltagirone nelle collezioni dell\u2019Universit\u00e0 di Messina, <\/em>Caltagirone, 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>La ceramica<\/em>.., in <em>Caltagirone.., <\/em>1995, p.67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_852\" class=\"footnote\">L. AJELLO, scheda n.80 in <em>Il filo aureo.<\/em>.., tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_852\" class=\"footnote\">R. DAIDONE, scheda n.38, in <em>La ceramica.., <\/em>2005, p. 72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_852\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>La ceramica<\/em>.. in\u00a0 <em>Caltagirone.<\/em>..,\u00a0 1995, p.58, Fig. n.84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_852\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Terra Cotta<\/em> \u2026, 1991, pp.124-125, Fig. n . 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_852\" class=\"footnote\">L. AJELLO, scheda n. 79 in\u00a0 <em>Il filo aureo<\/em>&#8230;, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_852\" class=\"footnote\">R. DAIDONE, <em>La ceramica&#8230;,<\/em> 2005, p.72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>Terra Cotta&#8230;,<\/em>1991,\u00a0 p.140, Fig. n. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_852\" class=\"footnote\">L. AJELLO, scheda n.81 in\u00a0 <em>Il filo aureo<\/em>&#8230;, tesi di laurea, relatore prof.ssa M.C. Di Natale, A.A. 2010-2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>Terracotta.., <\/em>1991, pp. 11-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_852\" class=\"footnote\">R. DAIDONE,\u00a0 <em>La ceramica&#8230;.<\/em>, 2005, p.75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_852\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, scheda n.41 in <em>La ceramica..,<\/em> 2005, p.74. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>Terracotta\u2026<\/em> 1991, pp.148-149, Fig. 116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_852\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Terracotta<\/em>\u2026, 1991, p.148 Fig. nn. 114-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_852\" class=\"footnote\">R. DAIDONE, <em>La ceramica..<\/em> 2005, p.61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_852\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_852\" class=\"footnote\">J. RENOIR, <em>Renoir mio padre<\/em>, Milano, 1962, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_852\" class=\"footnote\">R. DAIDONE, <em>La ceramica<\/em>\u2026, 2005, p.62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_852\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>La ceramica<\/em>&#8230;, 2005, p.75. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_852\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_852\" class=\"footnote\">A. RAGONA, <em>La ceramica<\/em> .., in <em>Caltagirone<\/em>\u2026, 1995, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_852\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_852\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>olleja@hotmail.com Albarelli di scuola calatina al Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid DOI: 10.7431\/RIV03092011 Il Museo Nazionale delle Arti Decorative di Madrid presenta all\u2019interno <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=852\" title=\"Lucia Ajello\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":948,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/852"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=852"}],"version-history":[{"count":21,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/852\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1486,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/852\/revisions\/1486"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}