{"id":774,"date":"2011-06-28T20:51:33","date_gmt":"2011-06-28T20:51:33","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=774"},"modified":"2013-06-15T15:13:28","modified_gmt":"2013-06-15T15:13:28","slug":"margherita-spinucci","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=774","title":{"rendered":"Margherita Spinucci"},"content":{"rendered":"<p>margherita.spinucci@gmail.com<\/p>\n<h3>Nota sulle stauroteche medievali in Italia<sup><a href=\"#footnote_0_774\" id=\"identifier_0_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il presente lavoro &egrave; un estratto della mia tesi di laurea specialistica in Storia dell&rsquo;Arte Bizantina dal titolo &ldquo;Le stauroteche medievali in Italia&rdquo;,  relatore prof.ssa C. Barsanti, correlatore dott.ssa Silvia Pedone,  Universit&agrave; degli Studi di Roma Tor Vergata, A.A.2008\/2009. Da ci&ograve;  l&rsquo;estrema sintesi nella trattazione delle stauroteche per le quali, nel  lavoro iniziale, erano previsti in appendice una cartina geografica  dell&rsquo;Italia con la loro dislocazione (Fig. 1)  ed uno schema con riportati alcuni dati essenziali, quali la  collocazione attuale, le misure, la datazione e le immagini. Poco dopo  la discussione della tesi &egrave; stato inoltre pubblicato un articolo che  tratta di un argomento affine: V. PACE, Staurotheken und andere Reliquiare in Rom und in S&uuml;ditalien (bis ca. 1300): ein erster Versuch eines Gesamt&uuml;berblick, in &hellip; das Heilige sichtbar machen: Domsch&auml;tze in Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft, Ratisbona 2010, pp. 137-160.\">1<\/a><\/sup><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV03022011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo le mosse dall\u2019ancor oggi fondamentale contributo allo studio dei reliquiari della Vera Croce di Anatole Frolow<sup><a href=\"#footnote_1_774\" id=\"identifier_1_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. FROLOW, La relique de la Vraie Croix: recherches sur le developpement d&rsquo;un culte, Parigi 1961; A. FROLOW, Les reliquaires de la Vraie Croix, Parigi 1965.\">2<\/a><\/sup> e dalla successiva monografia di Holger A. Klein<sup><a href=\"#footnote_2_774\" id=\"identifier_2_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. A. KLEIN, Byzanz, der Westen und das &lsquo;wahre&rsquo; Kreuz: die Geschichte einer Reliquie und ihrer kunstlerischen Fassung in Byzanz und im Abendland, Wiesbaden 2004.\">3<\/a><\/sup> \u00e8 possibile stilare un compendio ragionato e critico delle stauroteche medievali, pi\u00f9 o meno note, presenti attualmente sul territorio italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 il numero delle stauroteche<sup><a href=\"#footnote_3_774\" id=\"identifier_3_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Allo studio delle croci-enkolpia bronzee, qui non considerate, si &egrave; recentemente dedicata la Pitarakis: B. PITARAKIS, Les croix-reliquaires pectorales byzantines en bronze, Parigi 2006.\">4<\/a><\/sup> &#8211; che talvolta possono custodire anche altre reliquie &#8211; sia piuttosto consistente<sup><a href=\"#footnote_4_774\" id=\"identifier_4_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fra questi sono stati presi in considerazione anche alcuni manufatti stilisticamente e storicamente rilevanti ma ad oggi scomparsi, come la croce gemmata conservata sino al 1945 nel tesoro del Sancta Sanctorum a Roma e poi trafugata, o realizzati come copie fedeli degli originali, come nel caso del reliquiario della Croce e del Sacro Sangue dell&rsquo;Imperatrice Maria, ancor oggi nel museo marciano di Venezia.\">5<\/a><\/sup> ne saranno presentate solo alcune, in modo da offrire un panorama quanto pi\u00f9 vasto e completo sulle varie tipologie esistenti ad oggi in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stauroteche realizzate in un periodo indicativo che va dal VI secolo alla fine del secolo XIII sino a giungere in qualche caso ai secoli immediatamente successivi, possono essere suddivise per tipologia in cinque gruppi, mutuati dagli studi del Frolow: stauroteche in forma di croce ad una traversa ed in forma di croce patriarcale, stauroteche a cassetta con coperchio scorrevole, \u201ca pace\u201d (inserite in teche sostenute da un piede o da una base, spesso di fattura posteriore), ed altre di forme varie<sup><a href=\"#footnote_5_774\" id=\"identifier_5_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il lavoro iniziale prevedeva una rigida suddivisione delle 85 stauroteche individuate: 41 stauroteche in forma di croce ad una traversa; 24 reliquiari in forma di croce patriarcale; 9 stauroteche a cassetta; 4 reliquiari &ldquo;a pace&rdquo;; 7 di forme varie.\">6<\/a><\/sup>. Ogni gruppo inoltre pu\u00f2 essere ulteriormente scisso e ricomposto seguendo altri criteri, dando cos\u00ec vita ad altri sottogruppi basati su elementi differenti quali, ad esempio, l\u2019ambito cronologico, l\u2019area di produzione e la provenienza, le reliquie custodite o le tecniche di lavorazione, utili per indagare e confrontare insiemi sempre pi\u00f9 circoscritti e meglio definiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong>Il culto della Vera Croce, diffusosi in tutto il mondo cristiano, affonda le radici a Gerusalemme, a seguito dell\u2019<em>inventio Crucis<\/em> da parte di Elena, madre di Costantino. Con lei ebbe inizio anche la dispersione di reliquie e reliquiari: subito dopo il rinvenimento della Croce di Cristo, Elena la divise in tre grossi frammenti. Il primo lo don\u00f2 al vescovo di Gerusalemme, Macario, un altro lo invi\u00f2 al figlio, a Costantinopoli, ed il terzo fu portato a Roma dove, secondo la tradizione, la Basilica Sessoriana o <em>Heleniana<\/em>, chiamata poi Santa Croce in Gerusalemme, ne divenne primo scrigno in Occidente. Nei secoli successivi e per lungo tempo pellegrinaggi, guerre e attivit\u00e0 commerciali diedero nuovo e continuo impulso allo scambio di reliquie, con o senza reliquiari, provenienti dalle citt\u00e0 d\u2019Oriente per arricchire corti, santuari ed abbazie europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima stauroteca vera e propria \u00e8 attestata e descritta dalla pellegrina Egeria, giunta a Gerusalemme intorno al 335<sup><a href=\"#footnote_6_774\" id=\"identifier_6_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;(il venerd&igrave; santo) si pone una cattedra per il vescovo dietro la Croce, dove egli si trova in quel momento. Il vescovo siede sulla cattedra (&hellip;): viene portata una cassetta d&rsquo;argento dorato in cui c&rsquo;&egrave; il santo legno della croce, la si apre e la si espone.&rdquo; da EGERIA, Pellegrinaggio in Terra Santa, introduzione, traduzione e note a cura di P. Siniscalco e L. Scarampi, Roma 2000, p.163. Successivamente il re persiano Cosroe II (588-628) saccheggi&ograve; Gerusalemme impadronendosi della reliquia della Croce con il suo reliquiario, restituiti entrambi da Eraclio nel 631 al vescovo gerosolimitano Zaccaria, evento conosciuto come restitutio Sanctae Crucis.\">7<\/a><\/sup>, e da quel momento in poi, per tutto il medioevo ed oltre, la produzione di reliquiari in differenti forme, materiali e dimensioni non si interruppe pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni stauroteca quindi, cos\u00ec come ogni altro oggetto o prodotto artistico mobile, passibile di spostamenti e dunque non vincolato ad un determinato luogo di produzione o di destinazione, ha una propria storia ed un proprio percorso, talvolta breve, altre volte assai complesso ed articolato: \u00e8 cos\u00ec spesso difficoltoso ricostruirne le vicende storiche e definire con esattezza l\u2019officina o l\u2019area di provenienza, la committenza, ma anche l\u2019ambito cronologico. Non sono che poche, in definitiva, le stauroteche che rispondono esaurientemente a tali interrogativi, cos\u00ec come rare sono quelle corredate di iscrizioni<sup><a href=\"#footnote_7_774\" id=\"identifier_7_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune scrizioni che compaiono su manufatti medievali si possono trovare tradotte in: A. GUILLOU, Recueil des inscriptions grecques m&eacute;di&eacute;vales d&rsquo;Italie, Roma 1996.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questo il caso, ad esempio, delle celebri croci gemmate<sup><a href=\"#footnote_8_774\" id=\"identifier_8_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La crux gemmata fatta erigere da Costantino o, secondo altre fonti da Teodosio II, sulla sommit&agrave; del Golgota fu modello ed ispirazione per molte &ldquo;croci gemmate&rdquo; impiegate nell&rsquo;arte cristiana, sia nella pittura che nei mosaici e nelle arti suntuarie a partire dall&rsquo;epoca di Costantino in poi: prima precoce rappresentazione della croce gemmata &egrave; quella che compare nell&rsquo;antico mosaico absidale della chiesa di Santa Pudenziana a Roma (390 circa).\">9<\/a><\/sup>, dette \u201cdi Giustino II\u201d &#8211; o <em>Crux Vaticana <\/em>\u2013 (<a title=\"Fig. 2. Croce di Giustino II, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Roma, Tesoro di S.Pietro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi02.jpg\">Fig. 2<\/a>) e \u201cdegli Zaccaria\u201d, accomunate non solo per il gusto nell\u2019impiego delle gemme e per l\u2019utilizzo della lamina d\u2019oro nell\u2019intero lato posteriore, ma anche per le iscrizioni recanti i nomi dei committenti (la croce vaticana fu donata alla citt\u00e0 di Roma dall\u2019imperatore Giustino II<sup><a href=\"#footnote_9_774\" id=\"identifier_9_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la croce di Giustino II (VI sec.) si veda il recente: V. PACE, S. GUIDO, P. RADICIOTTI, La Crux Vaticana o Croce di Giustino II, Citt&agrave; del Vaticano 2009. L&rsquo;aspetto originario della croce, modificato in occasione dei restauri compiuti durante il pontificato di Pio IX (1846-1878), &egrave; noto grazie al trattato De Cruce Vaticana del cardinale Stefano Borgia (1779).\">10<\/a><\/sup>, mentre la stauroteca genovese fu commissionata da Barda, fratello dell\u2019imperatrice bizantina Teodora<sup><a href=\"#footnote_10_774\" id=\"identifier_10_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce (IX sec.) &egrave; collocata nel Tesoro del Duomo di Genova. Si veda, fra gli altri, C. DI FABIO, Bisanzio a Genova fra XII e XIV secolo, in Genova e l&rsquo;Europa mediterranea: opere, artisti, committenti, collezionisti, a cura di P. Boccadoro e C. Di Fabio, Milano 2005, pp. 41-67.\">11<\/a><\/sup>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto pi\u00f9 semplice e disadorna \u00e8 la croce genovese detta \u201cCicali\u201d, resa nota solo di recente (<a title=\"Fig. 3. Stauroteca &quot;Cicali&quot;, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Genova, Museo Diocesano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_11_774\" id=\"identifier_11_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce &ndash; cm 10,4 x 8,4 &ndash; deve il novello nome al suo pi&ugrave; recente possessore, monsignor Giovanni Cicali, che nel 2000 la don&ograve; alla cattedrale di San Lorenzo a Genova. C. DI FABIO, in Mandylion. Intorno al Sacro Volto da Bisanzio a Genova, catalogo mostra a cura di G. Wolf &ndash; C. Dufor Bozzo &ndash; A.R. Calderoni Masetti (Genova 2004) Milano 2004, pp. 260-263.; e C. DI FABIO, Bisanzio&hellip;, 2005, pp. 49-51.\">12<\/a><\/sup>. Inserita in una pi\u00f9 grande croce d\u2019altare, la stauroteca vera e propria consta di quattro piccoli frammenti di legno disposti a forma di croce, tenuti insieme da una bordura liscia in argento dorato. Alle estremit\u00e0 dei bracci vi sono quattro parallelepipedi dorati<sup><a href=\"#footnote_12_774\" id=\"identifier_12_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tali &ldquo;cappucci&rdquo; o &ldquo;rinforzi&rdquo; al termine dei bracci, smaltati o arricchiti da gemme incastonate, sono presenti in alcune croci di fattura orientale, quali, tra le altre, la croce di Montecassino, la croce di Limburg-an-der-Lahn, la croce di Irene Doukas conservata a Venezia, ma anche nella croce incassata nella cassetta-reliquiario di Grado.\">13<\/a><\/sup> arricchiti da placchette smaltate; anteriormente sono decorate da differenti motivi geometrizzanti di tre colori, bianco, rosso e blu, mentre sul <em>verso<\/em> vi sono quattro monogrammi in lettere greche maiuscole, che compongono l\u2019auspicio: \u201c<em>Ges\u00f9 Cristo sia vincitore<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_13_774\" id=\"identifier_13_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. DI FABIO, Mandylion&hellip;, 2004, p. 261.\">14<\/a><\/sup>. La piccola croce \u00e8 stata associata alla stauroteca conservata nella chiesa di Santa Barbara a Mantova<sup><a href=\"#footnote_14_774\" id=\"identifier_14_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">15<\/a><\/sup> in virt\u00f9 della somiglianza delle decorazioni smaltate: alla luce di confronti stilistici e tecnici con questo ed altri manufatti \u00e8 stato proposto, come datazione, un periodo compreso fra la fine dell\u2019XI e gli inizi del XII secolo, e un\u2019officina bizantina come luogo di realizzazione<sup><a href=\"#footnote_15_774\" id=\"identifier_15_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Datata all&rsquo;XI secolo da M-M. GAUTHIER, scheda n. 9, Les routes de la foi. Reliques et reliquaires de J&egrave;rusalem &agrave; Compostelle, Friburgo 1983, p. 29, la stauroteca di Mantova &egrave; stata datata al IX-X secolo da G. PASTORE, scheda n. II.4, in Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, catalogo mostra a cura di M. Andaloro (Palermo-Vienna 2004), Catania 2006 pp. 118-119.\">16<\/a><\/sup>. Le stesse placchette smaltate potrebbero essere paragonate e confrontate con quelle che, ugualmente simili a \u201ccappucci\u201d, rinforzano le estremit\u00e0 dei bracci della stauroteca a croce patriarcale conservata nel Tesoro delle Croci del Duomo di Brescia, opera bizantina del X \u2013 XI secolo<sup><a href=\"#footnote_16_774\" id=\"identifier_16_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PANAZZA, Il tesoro delle Sante croci nel Duomo vecchio di Brescia, Brescia 1994, p. 6; M&rsquo;illumnino d&rsquo;immenso. Brescia, le Sante Croci, catalogo mostra a cura di C. Bertelli &ndash; C. Stella (Brescia 2001) Milano 2001, p. 122.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora un\u2019altra stauroteca bizantina in forma di croce ad un solo braccio, conservata nel tesoro marciano di Venezia, vanta una committenza di altissimo rango, bench\u00e9 sia di molto pi\u00f9 tarda: si tratta della croce fatta realizzare dall\u2019imperatrice Irene Doukas fra il 1118 ed il 1138 (<a title=\"Fig. 4. Croce di Irene Doukas, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Venezia, Tesoro di San Marco\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi04.jpg\">Fig. 4<\/a>). In questo caso, tuttavia, l\u2019iscrizione dedicatoria compare sui cappucci che ricoprono le estremit\u00e0 dei bracci, e solo in seguito la croce \u00e8 stata racchiusa in una teca di cristallo montata da orafi veneziani<sup><a href=\"#footnote_17_774\" id=\"identifier_17_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Tesoro di San Marco. Il tesoro e il museo, vol. II, a cura di H. R. Hahnloser, Firenze 1971, pp. 35-37; A. GUILLOU, Recueil&hellip;, 1996, p. 92.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al diffusissimo utilizzo del cristallo di rocca, in particolare a Venezia, si pu\u00f2 ricondurre un unico <em>corpus<\/em> di croci ad un solo braccio realizzate in lastre o grani di quarzo ialino fra il XIII ed il XIV<sup><a href=\"#footnote_18_774\" id=\"identifier_18_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un vasto campionario di croci in cristallo di rocca di origine veneziana si trova in Omaggio a San Marco, catalogo mostra a cura di H. Fillitz e G. Morello, Milano 1994. Si veda inoltre: L. CASELLI, La croce di Chiaravalle e le croci veneziane in cristallo di rocca, Padova 2002.\">19<\/a><\/sup>. Queste croci, concepite da maestranze veneziane ed elaborate con sagome differenti<sup><a href=\"#footnote_19_774\" id=\"identifier_19_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le terminazioni dei bracci possono essere, ad esempio, sagomate in forma di &ldquo;goccia&rdquo;, gigliate, o trilobate (Dreipa&szlig;kreuz).\">20<\/a><\/sup> sono talvolta arricchite da miniature su pergamena<sup><a href=\"#footnote_20_774\" id=\"identifier_20_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. COLLARETA, Il cristallo nella liturgia religiosa e civile con qualche osservazione sulle croci veneziane in cristallo di rocca, a cura di B. Zanettin, Cristalli e gemme. Realt&agrave; fisica e immaginario, Venezia 2003, pp. 495-515.\">21<\/a><\/sup>. In seguito a numerosi furti avvenuti dopo la caduta della Repubblica, alle svariate \u201ccampagne di fusione\u201d, a dispersioni e vendite<sup><a href=\"#footnote_21_774\" id=\"identifier_21_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. CASELLI, La croce&hellip;, 2002, p. 85.\">22<\/a><\/sup>, le croci si sono diramate in tutta Europa. In Italia si possono trovare nella stessa Venezia<sup><a href=\"#footnote_22_774\" id=\"identifier_22_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce si trova nella chiesa di S. Giuliano. A. AUGUSTI, scheda n. 55, in I tesori della fede: oreficeria e scultura dalle chiese di Venezia, catalogo mostra (Venezia 2000), Venezia 2000, pp. 200-201.\">23<\/a><\/sup>, ad Atri<sup><a href=\"#footnote_23_774\" id=\"identifier_23_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un recente contributo allo studio della croce di Atri &egrave; stato dato da L. CASELLI, La croce&hellip;, 2002, p. 78; e M. COLLARETA, Il cristallo&hellip;, 2003, p. 501. La croce &egrave; collocata nel Museo Capitolare di Atri.\">24<\/a><\/sup>, a Firenze e a Pisa<sup><a href=\"#footnote_24_774\" id=\"identifier_24_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la croce di Pisa, oggi nel Museo Nazionale di San Matteo, si veda, Torcello. Alle origini di Venezia tra Occidente e Oriente, catalogo mostra a cura di G. Caputo e G. Gentili (Venezia 2009-2010), Venezia 2010, p. 178. La croce fiorentina si trova invece nel Museo dell&rsquo;Opera di Santa Croce.\">25<\/a><\/sup>, a Foligno<sup><a href=\"#footnote_25_774\" id=\"identifier_25_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Proveniente dalla chiesa di San Feliciano di Foligno, assieme ad altri reliquiari, figurava anche la croce di cristallo: &laquo;Et finalmente in una Croce di Cristallo di montagna, venerabilmente si custodisce del Legno della Santissima Croce, ove fu crocifisso il nostro Redentore&raquo;. F. IACOBILLI, Vita di San Feliciano Vescovo protettore di Foligno e dei suoi successori, a cura di M. Sensi, Foligno 2002, p. 66.\">26<\/a><\/sup>, e ad Acerenza e Banzi (<a title=\"Fig. 5. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Banzi, chiesa di S. Maria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi05.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_26_774\" id=\"identifier_26_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le croci di Acerenza e Banzi si veda S. DI SCIASCIO, Reliquie della Vera Croce in Puglia e Basilicata fra XI e XV secolo, a cura di A. C. Quintavalle, Medioevo Mediterraneo: L&rsquo;Occidente, Bisanzio e l&rsquo;Islam, Milano 2007, pp. 367-368.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attribuzione ad una medesima bottega, o comunque ad uno stesso contesto storico-culturale, accomuna altre due croci, quelle ad un solo braccio con filigrane e smalti di Cosenza e di Napoli<sup><a href=\"#footnote_27_774\" id=\"identifier_27_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla larga diffusione del culto della Vera Croce nella citt&agrave; partenopea e sull&rsquo;istituzione della diaconia staurita (legata, appunto, alla croce), cito G. VITOLO, Culto della Croce e identit&agrave; cittadina, Santa Croce e Santo Volto. Contributi allo studio dell&rsquo;origine e della fortuna del culto del Salvatore (secoli IX-XV), a cura di G. Rossetti, Pisa 2002, pp. 119-152.\">28<\/a><\/sup>, cui si avvicina per motivi stilistici la stauroteca di Salerno detta di Roberto il Guiscardo (<a title=\"Fig. 6. Stauroteca \u201cdi Roberto il Guiscardo\u201d, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Salerno, Museo Diocesano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi06.jpg\">Fig. 6<\/a>). La manifattura delle tre croci \u00e8 infatti riconducibile ad un <em>tiraz<\/em> palermitano del XII secolo, e solo per alterne vicende storiche sono giunte in momenti diversi in Calabria e Campania. Attribuita al medesimo ambito di produzione delle croci palermitane \u00e8 anche la croce di Velletri, che ad un attento esame risulta essere in realt\u00e0 il prodotto di una commistione di stili: le ipotesi della sua provenienza oscillano fra un <em>atelier<\/em> normanno ed una bottega dell\u2019Italia settentrionale, tra il XII ed il XIII secolo<sup><a href=\"#footnote_28_774\" id=\"identifier_28_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Queste quattro celeberrime croci sono state esposte insieme ad altri oggetti realizzati alla corte palermitana fra XII e XIII secolo, fra cui altre cinque stauroteche, in occasione della mostra Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo (Palermo-Vienna 2004). Si rimanda al catalogo per la precedente ricca bibliografia e le immagini.\">29<\/a><\/sup>. Imprescindibile per le ipotesi avanzate nel tempo sull\u2019area e sulla cronologia \u00e8 il confronto della <em>crux veliterna<\/em> con la stauroteca di Gaeta proveniente da San Giovanni a Piro, ma anche con altre croci conservate all\u2019estero<sup><a href=\"#footnote_29_774\" id=\"identifier_29_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca di Velletri &egrave; stata accostata alla cosiddetta &ldquo;Croce dei Guelfi&rdquo; ed alla scomparsa croce di Enrico II. L&rsquo;enkolpion che figura centralmente sul recto della croce veliterna &egrave; stato invece accostato alla croce di Dagmar, realizzata per la sovrana danese intorno al 1212.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai del tutto differenti dalle prime stauroteche bizantine e da quelle palermitane sono alcune croci di fattura prettamente occidentale, realizzate fra XIII e XIV secolo, il cui elemento caratterizzante \u00e8 la presenza del Cristo crocifisso &#8211; realizzato a sbalzo o a fusione &#8211; collocato sul <em>recto<\/em>. Fra queste vi \u00e8 la croce proveniente dall\u2019Abbazia di Casamari, oggi nel Duomo di Veroli, datata al XIII secolo<sup><a href=\"#footnote_30_774\" id=\"identifier_30_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. PAGLIARELLA, Croce processionale, in Veroli. Thesaurus Ecclesiae est hic, Casamari 2000, pp. 110-115; V. PACE, La Croce santa di Veroli. Un capolavoro di oreficeria duecentesca dall&rsquo;abbazia cistercense di Casamari, in Opus Tessellatum. Modi und Grenzg&auml;nge der Kunstwissenschaft, Hildesheim 2004, pp 197-204.\">31<\/a><\/sup>. Mentre frontalmente vi \u00e8 il crocifisso, sul <em>verso<\/em> campeggia una piccola teca metallica circolare contenente due frammenti del Sacro Legno, tenuti assieme in modo tale da formare una croce: circondate da un bordo costituito da palmette filigranate e piccole gemme a <em>cabochon<\/em>, le particole della Vera Croce erano protette da una copertura, anch\u2019essa cruciforme e decorata con filigrane e pietre preziose, rubata nel 1977 (<a title=\"Fig. 7. Croce processionale, particolare del &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt; (teca trafugata). Veroli, Tesoro del Duomo\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi07.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_31_774\" id=\"identifier_31_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. BERTELLI, La croce di Veroli dall&rsquo;abbazia cistercense di Casamari, in, Federico II. Immagine e potere, catalogo mostra a cura di M. S. Cal&ograve; Mariani &ndash; R. Cassano (Bari 1995), Venezia 1995, p. 91.\">32<\/a><\/sup>. Anche la trecentesca croce di Torre di Palme<sup><a href=\"#footnote_32_774\" id=\"identifier_32_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MUCCICHINI, Il comune di Torre di Palme, Marina Palmense, S. Maria a Mare: storia, arte, immagini, tradizioni, vita paesana, Torre di Palme 2003, p. 98 e B. MONTEVECCHI, Influssi d&rsquo;Oltralpe e bizantini tra XIII e XIV secolo, in G. Barucca &ndash; B. Montevecchi, Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni artistici: oreficerie, Cinisello Balsamo 2006, pp. 34-35.\">33<\/a><\/sup>, nel fermano, presenta frontalmente il Crocifisso affiancato dai Dolenti e da due angeli, disposti al termine de bracci; nella parte tergale \u00e8 invece decorata con otto grandi <em>cabochon<\/em> ovali in cristallo di rocca (<a title=\"Fig. 8. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Torre di Palme, chiesa di S. Agostino\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi08.jpg\">Fig. 8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_33_774\" id=\"identifier_33_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nelle Marche sono conservate anche tre croci ad un solo braccio legate alla committenza di papa Niccol&ograve; IV (1288-1292): la croce proveniente da Poggio Canoso, ora nel Museo Diocesano di Ascoli Piceno e le croci di Cossignano e Appignano del Tronto. Per le tre croci francescane, e per quelle in forma di croce patriarcale di Castignano ed Ascoli Piceno: B. MONTEVECCHI, in Influssi..., 2006, pp. 29-30, con bibliografia precedente.\">34<\/a><\/sup>. Sempre realizzate nel secolo XIV, ma decisamente pi\u00f9 raffinate, sono le stauroteche con crocifisso di Padova<sup><a href=\"#footnote_34_774\" id=\"identifier_34_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce &egrave; opera presumibilmente di Goro di Gregorio o Guccio di Mannaia, realizzata nel primo ventennio del secolo XIV. Per la scheda critica e le immagini si veda: M-M. GAUTHIER, Les routes&hellip;, 1983, pp. 248-249; E. CIONI, Scultura e smalto nell&rsquo;oreficeria senese dei secoli XIII e XIV, Firenze 1998, pp. 112-124; 130-135.\">35<\/a><\/sup>, Porto Legnago<sup><a href=\"#footnote_35_774\" id=\"identifier_35_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. CIONI, Scultura&hellip;, 1998, pp. 133-135; G. ERICANI, scheda del Reliquiario della Croce di Porto Legnago, in Restituzioni 1999, catalogo mostra (Vicenza 1999), Vicenza 1999, pp. 42-51.\">36<\/a><\/sup>, e Massa Marittima<sup><a href=\"#footnote_36_774\" id=\"identifier_36_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SANTI, Scheda della croce-reliquiario di Massa Marittima, in Il Gotico a Siena, catalogo mostra (Siena 1982) Firenze 1982, pp. 109-113.\">37<\/a><\/sup>, realizzate entro la met\u00e0 del secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come prima si accennava, non sono rari i casi in cui nei reliquiari frammenti della vera Croce sono affiancati da altre reliquie, di santi o provenienti dalla Terra Santa<sup><a href=\"#footnote_37_774\" id=\"identifier_37_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca di Limburg-an-der-Lahn (969 &ndash; 976) ne costituisce un valido e celebre esempio: attorno alla croce centrale sono disposte numerose piccole nicchie che ospitano diverse reliquie.\">38<\/a><\/sup>. Fra le molte contenenti pi\u00f9 di una reliquia, ad esempio, si possono citare le due croci custodite nella Pinacoteca comunale di Castiglion Fiorentino: una, in filigrana e pietre preziose, \u00e8 la cosiddetta Croce Santa o \u201cCroce di Fra\u2019 Mansueto\u201d, reliquiario della Santa Croce e della Sacra Spina, opera di probabile fattura francese del XIII secolo<sup><a href=\"#footnote_38_774\" id=\"identifier_38_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. TORRITI, Croce reliquiario, in Sacra mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino, catalogo mostra a cura di P. Torriti (Roma 2010), Firenze 2010, pp. 34-37 (con bibliografia precedente).\">39<\/a><\/sup>; l\u2019altra \u00e8 una pi\u00f9 piccola stauroteca ascrivibile alla fine del XII e l\u2019inizio del XIII secolo, in forma di croce greca con cinque placchette smaltate che contiene, al termine dei bracci trilobati, altre quattro reliquie identificate da scritte su cartigli (<a title=\"Fig. 9. Croce reliquiaria, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;. Castiglion Fiorentino, Pinacoteca Comunale\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi09.jpg\">Fig. 9<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_39_774\" id=\"identifier_39_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. FONTANA &ndash; C. ORTOLANI in Sacra mirabilia&hellip;, 2010, pp. 31-33 (con bibliografia precedente).\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 esistano molte stauroteche in forma di croce ad un solo braccio, la \u201ccroce patriarcale\u201d, anche detta \u201ccroce di Lorena\u201d<sup><a href=\"#footnote_40_774\" id=\"identifier_40_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una reliquia costantinopolitana del Sacro Legno, in forma di croce a due bracci, venne donata nel 1241 da Jean di Alluye all&rsquo;abbazia angioina della Boissi&egrave;re, divenendo cos&igrave; simbolo degli Angi&ograve;, duchi di Lorena. La traversa minore rappresenta il titulus crucis.\">41<\/a><\/sup>, \u00e8 quella che, utilizzata nei riti religioso-imperiali bizantini come reliquiario della Vera Croce, viene ad essa immediatamente associata<sup><a href=\"#footnote_41_774\" id=\"identifier_41_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il vescovo Arculfo (680 ca.), di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme, parla di una grande croce a doppio braccio composta da tre frammenti della Vera Croce, conservata a Costantinopoli nella chiesa di Santa Sofia e alloggiata in un grande e ricco reliquiario, posto su di un altare d&rsquo;oro.\">42<\/a><\/sup>. Fra le croci a doppio braccio<sup><a href=\"#footnote_42_774\" id=\"identifier_42_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le croci a doppia traversa cfr. FROLOW, Les reliquaires&hellip;, 1965, p. 124 e sgg.. Il Frolow distingue fra le croci a doppia traversa e croci con doppia traversa &ldquo;allungata&rdquo;, ovvero quelle croci in cui la traversa maggiore &egrave; sensibilmente pi&ugrave; lunga della traversa minore.\">43<\/a><\/sup> realizzate a Costantinopoli e solo in un secondo momento giunte in Italia, figurano la grande croce di Maastricht<sup><a href=\"#footnote_43_774\" id=\"identifier_43_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca, detta &ldquo;dell&rsquo;imperatore Romano&rdquo;, fu portata da alcuni crociati a Maastricht intorno al 1206, dove fu collocata nella cattedrale: nel 1837 fu donata a papa Gregorio XVI insieme alla stauroteca-encolpio cosiddetta &ldquo;di Costantino&rdquo;, un piccolo reliquiario bizantino oggi esposto insieme alla croce nel Tesoro di San Pietro in Vaticano.\">44<\/a><\/sup>, oggi a Roma nel museo del Tesoro di San Pietro in Vaticano, e la croce di Montecassino (<a title=\"Fig. 10. Stauroteca, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;. Montecassino, Museo dell\u2019Abbazia\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi10.jpg\">Fig. 10<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_44_774\" id=\"identifier_44_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come riportato nel Chronicon Casinense la croce giunse nell&rsquo;abbazia come dono del monaco Leone, fratello dell&rsquo;Abate Aligerno, di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme compiuto tra il 985-990. M. L. PAPINI, in Ave crux gloriosa. Croci e crocifissi nell&rsquo;arte dall&rsquo;VIII al XX secolo, a cura di P. Vittorelli, Montecassino 2002, pp. 154-155 (con bibliografia precedente).\">45<\/a><\/sup>. Entrambe le stauroteche recano sul retro epigrammi in onore della Croce ed il nome del committente, in ambedue i casi un \u201cRomano\u201d: avendo tuttavia regnato a distanza di breve tempo ben tre imperatori con questo nome, Romano I Lacapeno (919-944), Romano II (959-963) e Romano III Argirio (1028-1034), non \u00e8 possibile indicare con esattezza quale fra questi abbia commissionato le croci<sup><a href=\"#footnote_45_774\" id=\"identifier_45_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la croce cassinese sono stati proposti Romano I e Romano II, in virt&ugrave; di dati storici accertati; per quella proveniente da Maastricht si ritiene che il committente possa essere Romano II o Romano III.\">46<\/a><\/sup>. La croce cassinese, inoltre, pu\u00f2 essere messa a confronto ed assimilata ad altre croci di medesima fattura ed ambito di provenienza conservate all\u2019estero<sup><a href=\"#footnote_46_774\" id=\"identifier_46_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda la croce reliquiario portata nel Tesoro della cattedrale di Colonia dopo il 1204 e realizzata a Costantinopoli per un nipote di Alessio I Comneno (1081-1118). P. VERDIER, A thirteenth-Century Reliquary of the True Cross, in &ldquo;Bulletin of the Cleveland Museum of Art&rdquo;, Marzo, Cleveland 1982, pp. 95-110; ed anche la celeberrima croce inserita nel reliquiario di Limburg-an-der-Lahn, fatta realizzare, come recita l&rsquo;epigramma tergale, da &ldquo;Costantino e Romano&rdquo;: in questo caso potrebbe trattarsi di Costantino VII e Romano II &ndash; 945-959 -, oppure di Costantino VII e Romano I &ndash; 17 dicembre 920 &ndash; maggio 921 -.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avviatosi con l\u2019impulso devozionale di Elena, il processo di \u201ctraslazione\u201d delle spoglie di Cristo prosegue, per intensificarsi secoli dopo a seguito dell\u2019istituzione del Regno Latino di Gerusalemme in Palestina (1099) sino alla battaglia di Hattin (1187), toccando poi il proprio culmine con il \u201csacco di Costantinopoli\u201d (1204), la pi\u00f9 documentata e celebre spoliazione di oggetti sacri subita dalla capitale bizantina. Proprio a questi due avvenimenti il Meurer<sup><a href=\"#footnote_47_774\" id=\"identifier_47_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. MEURER, Zu den Staurotheken der Kreuzfahrer, in &ldquo;Zeitschrift f&uuml;r Kunstgeschichte&rdquo;, 48, Monaco 1985, p. 65.\">48<\/a><\/sup> collega due ondate di produzione &#8211; e poi il successivo trasferimento in Occidente &#8211; di alcune stauroteche, realizzate tra XII e XIII secolo in una zona gravitante nell\u2019orbita di Gerusalemme, ed oggi dislocate in tutta Europa<sup><a href=\"#footnote_48_774\" id=\"identifier_48_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Meurer suddivide le croci in pi&ugrave; insiemi e sottogruppi: H. Meurer, Kreuzreliquiare aus Jerusalem, in &ldquo;Jahrbuch der Staatlichen Kunstsammlungen in Baden-W&uuml;rttemberg&rdquo;, 13, Berlino 1976, pp. 7-18; e Meurer, Zu den Staurotheken&hellip;, 1985, pp. 65-76. Dopo il Meurer anche J. Folda e A. Cadei si sono dedicati allo studio delle &ldquo;croci dei crociati&rdquo;: J. FOLDA, The art of the Crusaders in the Holy Land: 1098-1187, Cambridge 1995; A. CADEI, Gli ordini di Terrasanta e il culto per la Vera Croce e il Sepolcro di Cristo in Europa nel XII secolo, in &ldquo;Arte Medievale&rdquo;, 1, Milano 2002, pp. 51-69.\">49<\/a><\/sup>. La celebre croce patriarcale di Barletta<sup><a href=\"#footnote_49_774\" id=\"identifier_49_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oltre alla stauroteca conservata nella chiesa del S. Sepolcro, a Barletta sono custodite altre quattro croci patriarcali, per lo studio delle quali rimando a G. BORACCESI, Oreficeria sacra in Puglia: tra medioevo e Rinascimento, Foggia 2005; S. DI SCIASCIO, Reliquie e reliquiari dai Luoghi Santi in Puglia: prodotti crociati ed imitazioni locali, in &ldquo;Il cammino di Gerusalemme. Atti del II Convegno Internazionale di Studio&rdquo; a cura di M. S. Cal&ograve; Mariani (Bari-Brindisi-Trani, 18-22 maggio 1999), Bari 2002, pp. 327-342; e S. DI SCIASCIO, Reliquie della&hellip;, 2007, pp. 360-370. La croce conservata nella chiesa del S. Sepolcro &egrave; stata accostata alle croce di Denkendorf, oggi al W&uuml;rttembergisches Landesmuseum di Stoccarda, alla croce del monastero cistercense di Kaisheim, ed a due stauroteche conservate nel Cleveland Museum of Art. Tutte queste croci sono state trattate nei citati testi del Meurer e del Folda.\">50<\/a><\/sup>, spesso accostata per l\u2019evidente somiglianza alla croce di Denkendorf, giunse da Gerusalemme direttamente in Puglia, nella chiesa amministrata dai Canonici Regolari del Santo Sepolcro. Sia il <em>verso <\/em>che il <em>recto<\/em> presentano caratteristiche affini ad entrambi i lati della citata stauroteca di Denkendorf: nel <em>recto, <\/em>quasi tutta lo loro lunghezza \u00e8 segnata da una sottile cavit\u00e0 cruciforme contenente la reliquia, ai cui lati si sviluppa un decoro filigranato impreziosito da gemme e pietre preziose, mentre al termine di ogni braccio compaiono sei cornici in filigrana quadrilobate, atte a custodire reliquie e schegge del Santo Sepolcro. La parte posteriore invece \u00e8 interamente occupata da un decoro floreale e da clipei stampigliati nelle estremit\u00e0 dei bracci. L\u2019unica certezza cronologica di questa e delle altre croci ad essa assimilabili \u00e8 che furono prodotte in corrispondenza delle prodighe commissioni della regina Melisenda (1105-1161), moglie di Folco<sup><a href=\"#footnote_50_774\" id=\"identifier_50_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. FOLDA, The art&hellip;, 1985, p. 169.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le stauroteche prodotte a Gerusalemme o in una zona ad essa adiacente e contrassegnate dal costante elemento decorativo del Santo Sepolcro stilizzato, nell\u2019estremit\u00e0 inferiore del palo della croce, vi sono diversi esemplari, caratterizzati da un apparato decorativo pi\u00f9 articolato rispetto alla croce barlettana, seppur con lievi differenze fra una croce e l\u2019altra. Nella rappresentazione stilizzata del Santo Sepolcro, quest\u2019ultimo \u00e8 composto da una arco che culmina con una croce (nei casi pi\u00f9 articolati viene rappresentata anche una lampada ad olio pendente e tre piccole sfere come decoro dell\u2019altare posto al di sotto di essa): potrebbe trattarsi di una sorta di \u201cmarchio di fabbrica\u201d, posto ad indicare la provenienza da un\u2019unica bottega gerosolimitana<sup><a href=\"#footnote_51_774\" id=\"identifier_51_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CURZI, La croce dei crociati: segno e memoria, in La Croce&hellip;, 2007, pp. 127-147.\">52<\/a><\/sup>. In questa tipologia di croci la reliquia \u00e8 esposta ed inserita in due fessure cruciformi collocate in corrispondenza dell\u2019incrocio del palo con le traverse, maggiore e minore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra gli esemplari pi\u00f9 o meno noti conservati in Italia<sup><a href=\"#footnote_52_774\" id=\"identifier_52_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune stauroteche provenienti da Gerusalemme sono conservate anche all&rsquo;estero, come quelle di Santiago di Compostela, che proviene dal monastero di Carboeiro, di Scheyern &ndash; il cui aspetto originario &egrave; noto grazie ad un&rsquo;acquaforte del XIX secolo -, una croce conservata nel museo del Louvre, a Parigi (Inv. OA 3665), e la croce di Conques. Tutte queste croci sono state trattate da A. CADEI, Gli ordini di Terrasanta e il culto per la Vera Croce e il Sepolcro di Cristo in Europa nel XII secolo, in &ldquo;Arte Medievale&rdquo;, 1, Milano 2002, pp. 51-69.\">53<\/a><\/sup>, vi \u00e8 la croce dorata di Gerace, una stauroteca di modeste dimensioni decorata con perle e gemme e custodita nella cattedrale (<a title=\"Fig. 11. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Gerace, Tesoro della Cattedrale\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_53_774\" id=\"identifier_53_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. GEMELLI, La Cattedrale di Gerace: il monumento, le funzioni, i corredi, Cosenza 1986, pp. 238 e sgg..\">54<\/a><\/sup>. Contrassegnata dal Santo Sepolcro &#8211; ma attribuita ad un\u2019officina adriatica<sup><a href=\"#footnote_54_774\" id=\"identifier_54_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arte e Fede a Gerace. XII &ndash; XX secolo, a cura di M. Cagliostro e M. T. Sorrenti, Roma 1996, pp. 15-16.\">55<\/a><\/sup> &#8211; la croce di Gerace si differenzia per alcuni dettagli decorativi da altre croci-reliquiario similari: le croci di Agrigento<sup><a href=\"#footnote_55_774\" id=\"identifier_55_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La lamina decorata di una croce a doppio braccio fa parte del cosiddetto &ldquo;Altarolo dei Crociati&rdquo;, oggi nel Museo Diocesano di Agrigento. Per la complessa vicenda dell&rsquo;altarolo rimando a C. GUASTELLA, scheda n. IV.10, in Nobiles Officinae&hellip;, 2006, pp. 290-291.\">56<\/a><\/sup>, di Troia<sup><a href=\"#footnote_56_774\" id=\"identifier_56_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. DI SCIASCIO, Reliquie e reliquiari&hellip;, 2002, p. 331 e S. Di Sciascio, Reliquie della..., 2007, p. 363.\">57<\/a><\/sup>, e di Castel Sant\u2019Elia (<a title=\"Fig. 12. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Castel Sant\u2019Elia, Santuario di Santa Maria &lt;i&gt;ad Rupes&lt;\/i&gt;\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi12.jpg\">Fig. 12<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_57_774\" id=\"identifier_57_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un mio pi&ugrave; completo contributo allo studio della stauroteca di Castel Sant&rsquo;Elia &egrave; previsto per il secondo numero della rivista &ldquo;Nel Lazio. Guida al patrimonio storico artistico ed etnoantropologico&rdquo;, in corso di pubblicazione (2011).\">58<\/a><\/sup>. Queste infatti alternano e ripetono sul <em>recto<\/em> (anche se non nella stessa identica sequenza) alcuni elementi, quali i simboli dei tetramorfi e gli arcangeli inseriti in clipei, le cornici quadrilobate (forse inizialmente castoni per reliquie del Santo Sepolcro) e le palmette ornamentali, cosa che non avviene nell\u2019esemplare calabrese. Per quel che riguarda il <em>verso<\/em>, il decoro \u00e8 molto simile in tutte le croci: consiste infatti in tralci floreali o geometrizzanti, ottenuti tramite stampigliatura; solamente nella croce di Castel Sant\u2019Elia il tralcio fitomorfo \u00e8 sostituito da una teoria di animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale profusione di stauroteche, realizzate in botteghe occidentali e modellate su archetipi orientali, testimonia l\u2019importanza che le \u201cvere\u201d reliquie assunsero in Europa ben oltre la scoperta della Croce da parte di Elena: emblematico il caso di alcune stauroteche barlettane realizzate in forma di croce a doppio braccio ben oltre il periodo medievale<sup><a href=\"#footnote_58_774\" id=\"identifier_58_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca del monastero di San Ruggero &egrave; stata addirittura datata al XIX secolo dalla Di Sciascio; il Boraccesi invece l&rsquo;ascrive al XV secolo, riconoscendovi alcuni interventi seriori, del XVIII e XIX secolo. Per questa ed altre stauroteche barlettane si vedano i citati contributi della Di Sciascio e del Boraccesi.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa di Santa Maria di Ronzano, nel teramano, \u00e8 custodita una stauroteca rinvenuta, secondo la tradizione, durante l\u2019aratura sotto un campo adiacente alla chiesa<sup><a href=\"#footnote_59_774\" id=\"identifier_59_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. GALLO, Reliquiario della Vera Croce a Castel Castagna, in La Valle Siciliana o del Mavone, vol. I, Roma 1983, pp. 268-269; A. LIPINSKY, Oreficerie bizantine dimenticate in Italia: la stauroteca gemmata in Santa Maria di Ronzano presso Castel Castagna, in &ldquo;Calabria Bizantina: istituzioni civili e topografia storica&rdquo;, Roma 1986, pp. 35-50; S. DI SCIASCIO in Federico II. Immagine e potere, catalogo della mostra a cura di M. S. Cal&ograve; Mariani e R. Cassano, Venezia 1995, pp. 488-489; V. Pace, Staurotheken&hellip;, 2010, p. 145. La croce misura cm 27 x 14.\">60<\/a><\/sup>: realizzata in legno, \u00e8 rivestita frontalmente con lamina dorata, il cui ornato \u00e8 costituito da un decoro in filigrana e gemme<sup><a href=\"#footnote_60_774\" id=\"identifier_60_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La corniola rossa &egrave; arricchita da una breve iscrizione in caratteri cufici. Si tratta probabilmente di una formula apotropaica, tradotta dal Prof. G. Oman con &ldquo;beh beh beh &ndash; seh seh seh&rdquo;. Cfr. LIPINSKY, Oreficerie&hellip;, 1986, p. 50.\">61<\/a><\/sup>, inserite in castoni bassi di varie e particolari forme, dimensioni e colori (<a title=\"Fig. 13. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;, con teca lignea. Castel Castagna, chiesa di S. Maria di Ronzano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi13.jpg\">Fig. 13<\/a>). L\u2019impianto decorativo del <em>verso<\/em> \u00e8 assai differente da quello del <em>recto<\/em>, ed \u00e8 stato ritenuto un\u2019aggiunta posteriore<sup><a href=\"#footnote_61_774\" id=\"identifier_61_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. GALLO, Reliquiario&hellip;, 1983, pp. 268-269.\">62<\/a><\/sup>: attorno al clipeo centrale, in cui figura l\u2019<em>Agnus Dei<\/em>, vi \u00e8 una serie di decorazioni floreali inserite una dopo l\u2019altra all\u2019interno di circonferenze perfette (<a title=\"Fig. 14. Stauroteca, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;. Castel Castagna, chiesa di S. Maria di Ronzano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Di lato compare un\u2019iscrizione in caratteri gotici in cui si ricordano, in ordine da sinistra verso destra, \u201c<em>il Beato Cosma, San Giacomo Apostolo, il Legno del Signore, il panno con cui Cristo fu presentato al Tempio, San Tommaso Apostolo<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_62_774\" id=\"identifier_62_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le iscrizioni sono state riportate in maniera disordinata e non conforme all&rsquo;ordine di scrittura che compare sul reliquiario stesso. Non &egrave; inoltre riportato il nome dell&rsquo;apostolo Giacomo. Iscrizione sulle facce laterali della croce di Castel Castagna, in S. Gallo, Reliquiario&hellip;, 1983, pp. 263-274.\">63<\/a><\/sup>, cimeli che potrebbero essere state inserite nelle cornici quadrilobate, cos\u00ec come il panno di Cristo potrebbe essere stato collocato all\u2019interno della piccola teca di cristallo posta sopra la reliquia della Croce. Di incerta datazione<sup><a href=\"#footnote_63_774\" id=\"identifier_63_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;ambito cronologico proposto oscilla fra l&rsquo;ultimo quarto del XII secolo ed il XIV-XV secolo.\">64<\/a><\/sup>, le croce si avvicina alla stauroteca di La-Roche-Foulque, oggi ad Angres<sup><a href=\"#footnote_64_774\" id=\"identifier_64_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. LESSEUR, scheda n. 77, in Signum Salutis: cruces de orfebreria de los siglos V al XII, a cura di C. G. de Castro Valdes Oviedo 2008, pp. 377-378.\">65<\/a><\/sup> e a quella di Salisburgo<sup><a href=\"#footnote_65_774\" id=\"identifier_65_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. GRATZ, scheda n. 64, in Signum Salutis&hellip;, 2008, p. 335.\">66<\/a><\/sup>, entrambe datate XI &#8211; XII secolo, ancorch\u00e9 non sia possibile proporre confronti o paralleli convincenti, se non per il gusto e l\u2019impiego delle gemme e della filigrana e per l\u2019impostazione di indubbia derivazione orientale, ma ormai maturata e rielaborata con forme proprie dell\u2019Occidente. La stauroteca di Santa Maria di Ronzano \u00e8 ancor oggi alloggiata in una robusta teca lignea di forma ogivale decorata su tutti i lati, realizzata in un secondo momento rispetto alla croce<sup><a href=\"#footnote_66_774\" id=\"identifier_66_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bench&eacute; le immagini dipinte risultino ormai quasi del tutto illeggibili, ai lati della croce, internamente, si possono cogliere la Vergine e San Giovanni; la decorazione delle ante &egrave; invece andata del tutto perduta. All&rsquo;esterno, lungo lo spessore della teca, corre un semplice decoro vegetale in varie tonalit&agrave; di verde. La teca di legno &egrave; stata presumibilmente realizzata tra la fine del secolo XIII e gli inizi del XIV secolo, mentre le decorazioni potrebbero essere il risultato di interventi successivi, gli ultimi dei quali paiono risalire agli inizi del XV secolo.\">67<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sostanzialmente uniforme, per conformazione ed apparato iconografico, \u00e8 il panorama che si apre sulle stauroteche in forma di cassetta con coperchio scorrevole, realizzate fra XI e XIII secolo quasi sempre in metallo, ma anche in altri materiali, quali il legno e la pietra. Fra le molte custodite in tutta Europa<sup><a href=\"#footnote_67_774\" id=\"identifier_67_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. FROLOW, Les reliquaires&hellip;, 1965, pp. 158 e sgg.\">68<\/a><\/sup>, ben nove si trovano in Italia: a Brescia (<a title=\"Fig. 15. Stauroteca. Brescia, Tesoro del Duomo Vecchio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi15.jpg\">Fig. 15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_68_774\" id=\"identifier_68_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca &egrave; collocata nella cappella delle Sante Croci, nel Duomo Vecchio.\">69<\/a><\/sup>, a Celano<sup><a href=\"#footnote_69_774\" id=\"identifier_69_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Proviene dalla chiesa di San Nicola, presso Alba Fucens, ed oggi si trova nel Museo d&rsquo;Arte Sacra della Marsica. Testimonianze preziose. Capolavori sacri svelano la loro storia, a cura di F. de Sanctis &ndash; A. Saragosa, L&rsquo;Aquila 2008, pp. 46-50.\">70<\/a><\/sup>, a Farneta<sup><a href=\"#footnote_70_774\" id=\"identifier_70_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il reliquiario si trova nella Certosa di Farneta, a Lucca.\">71<\/a><\/sup>, a Fonte Avellana<sup><a href=\"#footnote_71_774\" id=\"identifier_71_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Proveniente dal Monastero di San Michele in Isola di Murano, la stauroteca &egrave; oggi collocata nel Monastero di Santa Croce di Fonte Avellana. M. S. Beltrame, La stauroteca bizantina del venerando eremo di Fonte Avellana, in &ldquo;Patavium. Rivista veneta di Scienze dell&rsquo;Antichit&agrave; e dell&rsquo;Alto Medioevo&rdquo;, fasc. 15, Padova 2000, pp. 81-109 ; e G. Fiaccadori, Minina byzantina, in N&epsilon;&alpha; P&omega;&mu;&eta;. Rivista di ricerche bizantinistiche, IV, Roma 2007, pp.393-412.\">72<\/a><\/sup>, a Lentini (<a title=\"Fig. 16. Stauroteca. Lentini, Chiesa Madre di S. Alfio\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi16.jpg\">Fig. 16<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_72_774\" id=\"identifier_72_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il reliquiario, unico esemplare in steatite, si trova nella Chiesa Madre di Sant&rsquo;Alfio. S. Piazza, scheda n. II.6, in Nobiles Officiane&hellip;, 2006, pp. 123-124.\">73<\/a><\/sup>, a Nonantola<sup><a href=\"#footnote_73_774\" id=\"identifier_73_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il reliquiario &egrave; datato alla fine dell&rsquo;XI secolo &ndash; inizi XII, ed &egrave; conservato nel Tesoro dell&rsquo;Abbazia di Nonantola. G. CASELGRANDI, Stauroteca a doppia traversa, in Romanica. Arte e liturgia nelle terre di San Geminiano e Matilde di Canossa, catalogo mostra a cura di A. Peroni, F. Piccinini (Modena 2006-2007), Carpi 2006, pp. 189-190.\">74<\/a><\/sup>, a Roma<sup><a href=\"#footnote_74_774\" id=\"identifier_74_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Unico reliquiario a cassetta realizzato in legno, proviene dal Tesoro del Sancta Sanctorum. &Egrave; oggi collocato nel Museo Sacro. H. GRISAR, Il Sancta Sanctorum e il suo tesoro: scoperte e studii dell&rsquo;autore nella cappella palatina lateranense del Medio Evo, Roma 1907, pp. 112-113; A. WEYL CARR, scheda n. 35, in The Glory of Byzantium, catalogo della mostra a cura di H. C Hevans &ndash; W. D. Wixom, (New York 1997), New York 1997, pp. 76-77.\">75<\/a><\/sup> e due a Venezia<sup><a href=\"#footnote_75_774\" id=\"identifier_75_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un esemplare, in argento dorato e gemme, &egrave; collocato nel Tesoro di San Marco. L&rsquo;altra stauroteca &egrave; la cosiddetta &ldquo;stauroteca del Cardinal Bessarione&rdquo;, custodita nelle Gallerie dell&rsquo;Accademia: entrambe le stauroteche veneziane rappresentano varianti rispetto alle stauroteche a cassetta di seguito descritte.\">76<\/a><\/sup>. Si pu\u00f2 riconoscere un \u201cmodello-tipo\u201d di stauroteca a cassetta con caratteristiche ed attributi sempre uguali, bench\u00e9 possano variare materiali, dimensioni e sensibilit\u00e0 artistica, elementi legati e determinati principalmente dall\u2019area di provenienza: sul coperchio scorrevole estraibile, che si inserisce tramite delle guide laterali nell\u2019apertura della cassetta, compare una crocifissione con il Cristo al centro e la Vergine e San Giovanni ai suoi piedi, talvolta sovrastati dal sole e dalla luna (stauroteca lignea di Roma e stauroteca di Alba Fucens); sopra la traversa della croce, ai lati del cartiglio, vi sono due angeli, mentre alla base della croce vi \u00e8 il cranio di Adamo, anch\u2019esso elemento ricorrente nelle crocifissioni. In alcuni esemplari la scena \u00e8 accompagnata dalle parole pronunciate dal Cristo morente, rivolgendosi alla Vergine ed al discepolo prediletto: \u201cEcco tuo figlio, ecco tua madre\u201d. Bench\u00e9 alcuni coperchi siano andati perduti (sono scomparsi il coperchio della stauroteca di Lentini, Farneta e Fonte Avellana), si pu\u00f2 ben ritenere che anche quelli mancanti fossero decorati con le medesime scene ed immagini. All\u2019interno, ai lati dell\u2019inserto cruciforme della reliquia, si trovano Costantino, a sinistra, e la madre Elena, a destra, entrambi identificati da un\u2019iscrizione<sup><a href=\"#footnote_76_774\" id=\"identifier_76_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nonostante l&rsquo;iscrizione Costantino nella stauroteca di Farneta &egrave; stato confuso con Sant&rsquo;Antioco dai curatori della scheda della Mostra di Lucca del 1957, errore rettificato dal Lipinsky nel 1983: A. LIPINSKY, Oreficerie bizantine dimenticate in Italia: Vico Pisano, Venezia, Roma, Farneta, Mantova, Oristano, estratto da &ldquo;Studi bizantini e neogreci&rdquo;, Galatina 1983, pp. 164-167.\">77<\/a><\/sup> ed abbigliati con ricche e sontuose vesti (ad esclusione della steatite di Lentini, in cui gli abiti appaiono pi\u00f9 stilizzati). Tra il braccio maggiore e quello minore, laddove lo spazio lo permetta, vi sono talvolta due arcangeli (stauroteca lignea del <em>Sancta Sanctorum<\/em>, stauroteca di Brescia e Farneta), altrimenti raffigurati tra la traversa minore ed il limite superiore dell\u2019intera scena. Pi\u00f9 rari i casi in cui gli angeli sono raffigurati a figura intera (stauroteca di Lentini) o che sono sostituiti da altre figure: solo nella stauroteca proveniente dal <em>Sancta Sanctorum<\/em> di Roma nell\u2019interstizio dell\u2019estremit\u00e0 superiore della scena sono rappresentati, anzich\u00e9 i consueti angeli, Cristo e la Vergine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono poi alcune stauroteche che, nate come oggetti liturgici o devozionali in forma di tavoletta, sono state nel tempo modificate sino ad assumere l\u2019aspetto attuale di \u201c<em>monstrance<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_77_774\" id=\"identifier_77_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Termine inglese che significa &ldquo;ostensorio&rdquo;.\">78<\/a><\/sup>. Fra queste la pi\u00f9 significativa \u00e8 quella della chiesa di San Francesco di Cortona<sup><a href=\"#footnote_78_774\" id=\"identifier_78_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la stauroteca di Cortona si veda A. GUILLOU, Recueil&hellip;, 1996, pp. 16-18; F. VENUTI, Notizie storiche e critiche sulla croce cortonese. La Reliquia della Croce Santa, a cura di E. Mori, Cortona 2004; H. A. KLEIN, Die Elfenbein-Staurothek von Cortona im Kontext mittelbyzantinischer Kreuzreliquiarproduktion, in Sp&auml;tantike und byzantinische Elfenbeinbildwerke im Diskurs, a cura di G. B&uuml;hl &ndash; A. Cutler &ndash; A. Effenberger, Wiesbaden 2008, pp. 167-190.\">79<\/a><\/sup>, il cui nucleo \u00e8 costituito da una tavola eburnea del X secolo (<a title=\"Fig. 17. Stauroteca, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;. Cortona, Chiesa di S. Francesco\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi17.jpg\">Fig. 17<\/a>), posta nel XVII secolo su di un basamento monumentale, il quale le ha donato l\u2019aspetto di un \u201costensorio\u201d di notevoli dimensioni. Interamente in avorio, bench\u00e9 simile ad altri prodotti eburnei<sup><a href=\"#footnote_79_774\" id=\"identifier_79_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La dott.ssa Benedetta Montevecchi mi segnala un cofanetto eburneo conservato a Civita di Bagnoregio, opera di arte islamica databile al XII secolo e ripartito in vari scomparti, il cui coperchio scorrevole presenta all&rsquo;interno l&rsquo;immagine del Cristo Crocifisso: non &egrave; improbabile che possa trattarsi di un oggetto profano reimpiegato come stauroteca.\">80<\/a><\/sup> \u00e8 l\u2019unico reliquiario della Vera Croce realizzato in questo prezioso materiale e conformato a tavoletta a noi noto, nonostante il reimpiego di scatole e contenitori di uso profano, realizzate in epoche precedenti, in lipsanoteche e reliquiari<sup><a href=\"#footnote_80_774\" id=\"identifier_80_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M-M. GAUTHIER, Reliquaires du XIIIe Siecle enrte le proche Orient et l&rsquo;Occident Latin, in Il Medio Oriente e l&rsquo;Occidente nell&rsquo;arte del XIII secolo, a cura di H. Belting, Bologna 1982, p. 58; e M. NAVONI, I dittici eburnei nella liturgia, in Eburnea&hellip;, 2007, p. 302.\">81<\/a><\/sup>. Come recita l\u2019iscrizione tergale disposta in forma di croce, la stauroteca cortonese fu commissionata dall\u2019imperatore Niceforo Foca (963-969), e giunse in Italia per mano di un frate francescano, Elia, inviato da Federico II presso l\u2019imperatore Giovanni III Vatatze<sup><a href=\"#footnote_81_774\" id=\"identifier_81_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. VENUTI, Notizie..., 2004, p. 15.\">82<\/a><\/sup> nel 1245\/1246<sup><a href=\"#footnote_82_774\" id=\"identifier_82_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GUILLOU, Recueil&hellip;, 1996, p. 16.\">83<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le stauroteche conservate in Italia e che non appartengono a nessuno dei gruppi sinora esposti vi sono, fra le altre, la celeberrima stauroteca di Monopoli<sup><a href=\"#footnote_83_774\" id=\"identifier_83_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La stauroteca di Monopoli &egrave; stata oggetto di numerosissimi studi: per la sua vasta letteratura critica rimando a S. DI SCIASCIO, scheda n. II.5, in Nobiles Officinae&hellip;, 2006, p. 121 (con bibliografia precedente).\">84<\/a><\/sup>, la stauroteca di Santa Maria in Portico in Campitelli, a Roma (<a title=\"Fig. 18. Stauroteca. Roma, chiesa di S. Maria in Campitelli\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi18.jpg\">Fig. 18<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_84_774\" id=\"identifier_84_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il nucleo della stauroteca &egrave; costituito da una croce posta centralmente entro una tavola verticale che poggiava su di una base pi&ugrave; tarda, da cui oggi &egrave; stata nuovamente separata. All&rsquo;incrocio dei bracci della croce, sotto una fenestrella in cristallo di rocca, sono inserite le schegge del Sacro Legno; la croce &egrave; affiancata da quattro capselle aggiunte posteriormente contenenti altre reliquie. L&rsquo;autore autografo &egrave; Gregorius Aurifes. P. Montorsi, Cimeli di oreficeria romanica. Un bronzetto modenese e due reliquiari romani, in Federico II e l&rsquo;arte del Duecento, a cura di A. M. Romanini, Galatina 1980, pp. 127-152; A. DIETL, Die Sprache der Signatur: die mittelalterlichen K&uuml;nstlerinschriften Italiens, Berlino 2009, pp. 1412-1414. L&rsquo;immagine, con il permesso del parroco, mi &egrave; stata fornita dalla dott.ssa Silvia Pedone.\">85<\/a><\/sup>, e a Grado la nota stauroteca inviata dall\u2019imperatore Eraclio nel 630, insieme ad una cattedra alla cui base si inseriva il reliquiario in un\u2019apposita apertura<sup><a href=\"#footnote_85_774\" id=\"identifier_85_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. TAVANO, In hoc signo. Il tesoro delle croci, catalogo mostra a cura di P. Goi (Pordenone 2006), Milano 2006, p. 341.\">86<\/a><\/sup>. A Veroli invece, nel Tesoro del Duomo, sono stati portati dall\u2019abbazia di Casamari, congiuntamente alla citata croce processionale, due reliquiari costituiti da lastre metalliche intagliate a giorno in molteplici forme e sagome, in cui sono custodite reliquie di santi. Uno di essi in particolare espone, nei trafori laterali cruciformi con terminazioni polilobate, due croci argentate, reliquiari della Vera Croce: una a doppio braccio in filigrana e gemme, l\u2019altra a braccio singolo<sup><a href=\"#footnote_86_774\" id=\"identifier_86_774\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera &egrave; datata 1291 ed &egrave; stata realizzata su committenza dell&rsquo;abate Giovanni VII Bove. V. PACE, I reliquiari del Tesoro di Casamari, in Testimonianze dell&rsquo;opus cistercense a Casamari e nelle sue filiazioni, a cura di R. Cataldi &ndash; A. Coratti, Casamari 2004, pp. 61-65.\">87<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, \u00e8 evidente come, in forza della loro destinazione, le stauroteche orientali e quelle occidentali siano strettamente connesse le une alle altre. Mentre da un lato si osserva una naturale evoluzione formale delle stauroteche, che mutano con il passare del tempo e degli stili, piegandosi al gusto delle varie epoche, dall\u2019altro lato le forme di alcuni reliquiari &#8211; in particolar modo le stauroteche tipicamente orientali, quali le croci a doppio braccio e quelle in forma di cassetta con coperchio scorrevole -, restano cristallizzate nelle tipologie imposte dagli archetipi e dalla loro iconografia: tali forme, infatti, attestavano l\u2019origine orientale del reliquiario e quindi, per esteso, erano la prova dell\u2019autenticit\u00e0 della reliquia contenuta, dando vita cos\u00ec ad una filiazione di stauroteche uguali le une alle altre, e prodotte in tutta Europa sulla scorta di pi\u00f9 antichi modelli bizantini o gerosolomitani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Fig. 2, da: V. Pace, S. Guido, P. Radiciotti, <em>La Crux Vaticana o Croce di Giustino II<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2009.<\/p>\n<p>Fig. 3, da:<em> Genova e l\u2019Europa mediterranea: opere, artisti, committenti, collezionisti<\/em>, a cura di P. Boccadoro e C. Di Fabio, Milano 2005, p. 49.<\/p>\n<p>Fig. 4, da: <em>Il Tesoro di San Marco. Il tesoro e il museo<\/em>, vol. II, a cura di H. R. Hahnloser, Firenze 1971, Tav. XXIX.<\/p>\n<p>Fig. 5, da: <em>Medioevo Mediterraneo: L\u2019Occidente, Bisanzio e l\u2019Islam<\/em>, a cura di A. C. Quintavalle, Milano 2007, p. 367.<\/p>\n<p>Fig. 6, da: <em>Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo mostra a cura di M. Andaloro (Palermo-Vienna 2004), Catania 2006, p. 218.<\/p>\n<p>Fig. 7, da: <em>Veroli. Thesaurus Ecclesiae est hic<\/em>, Casamari 2000, p. 114.<\/p>\n<p>Fig. 8, da: G. Barucca. B. Montevecchi, <em>Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni artistici: oreficerie<\/em>, Cinisello Balsamo 2006, p. 34.<\/p>\n<p>Fig. 9, foto dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Fig. 10, da: H. M. Willard, <em>The Staurotheca of Romanus at Monte Cassino<\/em>, in \u201cDumbarton Oaks papers\u201d, n. 30, Washington 1976, p. 56.<\/p>\n<p>Fig. 11, da: S. Gemelli e C. Bozzoni, <em>La cattedrale di Gerace: il monumento, le funzioni, i corredi<\/em>, Cosenza 1986.<\/p>\n<p>Fig. 12, foto dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Fig. 13, foto dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Fig. 14, foto dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Fig. 15, <em>Matilde di Canossa: il papato, l&#8217;impero; storia, arte, cultura alle origini del romanico<\/em>, catalogo mostra a cura di R. Salvarani e L. Castelfranchi (Mantova 2008-2009), Milano 2008, p. 419.<\/p>\n<p>Fig. 16, da: <em>Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo mostra a cura di M. Andaloro (Palermo-Vienna 2004), Catania 2006, p. 122.<\/p>\n<p>Fig. 17, da: F. Venuti, <em>Notizie storiche e critiche sulla croce cortonese. La Reliquia della Croce Santa<\/em>, a cura di E. Mori, Cortona 2004, tav. 22.<\/p>\n<p>Fig. 18, foto della dott.ssa Silvia Pedone.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_774\" class=\"footnote\">Il presente lavoro \u00e8 un estratto della mia tesi di laurea specialistica in Storia dell\u2019Arte Bizantina dal titolo \u201c<em>Le stauroteche medievali in Italia<\/em>\u201d,  relatore prof.ssa C. Barsanti, correlatore dott.ssa Silvia Pedone,  Universit\u00e0 degli Studi di Roma Tor Vergata, A.A.2008\/2009. Da ci\u00f2  l\u2019estrema sintesi nella trattazione delle stauroteche per le quali, nel  lavoro iniziale, erano previsti in appendice una cartina geografica  dell\u2019Italia con la loro dislocazione (<a title=\"Fig. 1. Dislocazione geografica delle stauroteche in Italia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/spi01.jpg\">Fig. 1<\/a>)  ed uno schema con riportati alcuni dati essenziali, quali la  collocazione attuale, le misure, la datazione e le immagini. Poco dopo  la discussione della tesi \u00e8 stato inoltre pubblicato un articolo che  tratta di un argomento affine: V. PACE, <em>Staurotheken und andere Reliquiare in Rom und in S\u00fcditalien (bis ca. 1300): ein erster Versuch eines Gesamt\u00fcberblick,<\/em> in <em>&#8230; das Heilige sichtbar machen: Domsch\u00e4tze in Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft<\/em>, Ratisbona 2010, pp. 137-160.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_774\" class=\"footnote\">A. FROLOW, <em>La relique de la Vraie Croix: recherches sur le developpement d&#8217;un culte<\/em>, Parigi 1961; A. FROLOW,<em> Les reliquaires de la Vraie Croix<\/em>, Parigi 1965.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_774\" class=\"footnote\">H. A. KLEIN, <em>Byzanz, der Westen und das &#8216;wahre&#8217; Kreuz: die Geschichte einer Reliquie und ihrer kunstlerischen Fassung in Byzanz und im Abendland<\/em>, Wiesbaden 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_774\" class=\"footnote\">Allo studio delle croci-enkolpia bronzee, qui non considerate, si \u00e8 recentemente dedicata la Pitarakis: B. PITARAKIS, <em>Les croix-reliquaires pectorales byzantines en bronze<\/em>, Parigi 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_774\" class=\"footnote\">Fra questi sono stati presi in considerazione anche alcuni manufatti stilisticamente e storicamente rilevanti ma ad oggi scomparsi, come la croce gemmata conservata sino al 1945 nel tesoro del <em>Sancta Sanctorum<\/em> a Roma e poi trafugata, o realizzati come copie fedeli degli originali, come nel caso del reliquiario della Croce e del Sacro Sangue dell\u2019Imperatrice Maria, ancor oggi nel museo marciano di Venezia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_774\" class=\"footnote\">Il lavoro iniziale prevedeva una rigida suddivisione delle 85 stauroteche individuate: 41 stauroteche in forma di croce ad una traversa; 24 reliquiari in forma di croce patriarcale; 9 stauroteche a cassetta; 4 reliquiari \u201ca pace\u201d; 7 di forme varie.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_774\" class=\"footnote\">\u201c<em>(il venerd\u00ec santo) si pone una cattedra per il vescovo dietro la Croce, dove egli si trova in quel momento. Il vescovo siede sulla cattedra (&#8230;): viene portata una cassetta d\u2019argento dorato in cui c\u2019\u00e8 il santo legno della croce, la si apre e la si espone.\u201d <\/em>da EGERIA, <em>Pellegrinaggio in Terra Santa<\/em>, introduzione, traduzione e note a cura di P. Siniscalco e L. Scarampi, Roma 2000, p.163. Successivamente il re persiano Cosroe II (588-628) saccheggi\u00f2 Gerusalemme impadronendosi della reliquia della Croce con il suo reliquiario, restituiti entrambi da Eraclio nel 631 al vescovo gerosolimitano Zaccaria, evento conosciuto come <em>restitutio Sanctae Crucis<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_774\" class=\"footnote\">Alcune scrizioni che compaiono su manufatti medievali si possono trovare tradotte in: A. GUILLOU, <em>Recueil des inscriptions grecques m\u00e9di\u00e9vales d\u2019Italie<\/em>, Roma 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_774\" class=\"footnote\">La crux gemmata fatta erigere da Costantino o, secondo altre fonti da Teodosio II, sulla sommit\u00e0 del Golgota fu modello ed ispirazione per molte \u201ccroci gemmate\u201d impiegate nell\u2019arte cristiana, sia nella pittura che nei mosaici e nelle arti suntuarie a partire dall\u2019epoca di Costantino in poi: prima precoce rappresentazione della croce gemmata \u00e8 quella che compare nell\u2019antico mosaico absidale della chiesa di Santa Pudenziana a Roma (390 circa).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_774\" class=\"footnote\">Per la croce di Giustino II (VI sec.) si veda il recente: V. PACE, S. GUIDO, P. RADICIOTTI, <em>La Crux Vaticana o Croce di Giustino II<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2009. L\u2019aspetto originario della croce, modificato in occasione dei restauri compiuti durante il pontificato di Pio IX (1846-1878), \u00e8 noto grazie al trattato <em>De Cruce Vaticana<\/em> del cardinale Stefano Borgia (1779).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_774\" class=\"footnote\">La croce (IX sec.) \u00e8 collocata nel Tesoro del Duomo di Genova. Si veda, fra gli altri, C. DI FABIO, <em>Bisanzio a Genova fra XII e XIV secolo<\/em>, in<em> Genova e l\u2019Europa mediterranea: opere, artisti, committenti, collezionisti<\/em>, a cura di P. Boccadoro e C. Di Fabio, Milano 2005, pp. 41-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_774\" class=\"footnote\">La croce &#8211; cm 10,4 x 8,4 &#8211; deve il novello nome al suo pi\u00f9 recente possessore, monsignor Giovanni Cicali, che nel 2000 la don\u00f2 alla cattedrale di San Lorenzo a Genova. C. DI FABIO, in <em>Mandylion. Intorno al Sacro Volto da Bisanzio a Genova<\/em>, catalogo mostra a cura di G. Wolf &#8211; C. Dufor Bozzo &#8211; A.R. Calderoni Masetti (Genova 2004) Milano 2004, pp. 260-263.; e C. DI FABIO,<em> Bisanzio<\/em>&#8230;, 2005, pp. 49-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_774\" class=\"footnote\">Tali \u201ccappucci\u201d o \u201crinforzi\u201d al termine dei bracci, smaltati o arricchiti da gemme incastonate, sono presenti in alcune croci di fattura orientale, quali, tra le altre, la croce di Montecassino, la croce di Limburg-an-der-Lahn, la croce di Irene Doukas conservata a Venezia, ma anche nella croce incassata nella cassetta-reliquiario di Grado.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_774\" class=\"footnote\">C. DI FABIO,<em> Mandylion\u2026<\/em>,<em> <\/em>2004<em>, <\/em>p. 261.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_774\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_774\" class=\"footnote\">Datata all\u2019XI secolo da M-M. GAUTHIER, <em>scheda n. 9, Les routes de la foi. Reliques et reliquaires de J\u00e8rusalem \u00e0 Compostelle<\/em>, Friburgo 1983, p. 29, la stauroteca di Mantova \u00e8 stata datata al IX-X secolo da G. PASTORE, <em>scheda n. II.4<\/em>, in <em>Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo mostra a cura di M. Andaloro (Palermo-Vienna 2004), Catania 2006 pp. 118-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_774\" class=\"footnote\">G. PANAZZA, <em>Il tesoro delle Sante croci nel Duomo vecchio di Brescia<\/em>, Brescia 1994, p. 6; <em>M\u2019illumnino d\u2019immenso. Brescia, le Sante Croci<\/em>, catalogo mostra a cura di C. Bertelli &#8211; C. Stella (Brescia 2001) Milano 2001, p. 122.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_774\" class=\"footnote\"><em>Il Tesoro di San Marco. Il tesoro e il museo<\/em>, vol. II, a cura di H. R. Hahnloser, Firenze 1971, pp. 35-37; A. GUILLOU,<em> Recueil&#8230;<\/em>, 1996, p. 92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_774\" class=\"footnote\">Un vasto campionario di croci in cristallo di rocca di origine veneziana si trova in <em>Omaggio a San Marco<\/em>, catalogo mostra a cura di H. Fillitz e G. Morello, Milano 1994. Si veda inoltre: L. CASELLI, <em>La croce di Chiaravalle e le croci veneziane in cristallo di rocca<\/em>, Padova 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_774\" class=\"footnote\">Le terminazioni dei bracci possono essere, ad esempio, sagomate in forma di \u201cgoccia\u201d, gigliate, o trilobate (<em>Dreipa\u00dfkreuz<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_774\" class=\"footnote\">M. COLLARETA, <em>Il cristallo nella liturgia religiosa e civile con qualche osservazione sulle croci veneziane in cristallo di rocca<\/em>, a cura di B. Zanettin, <em>Cristalli e gemme. Realt\u00e0 fisica e immaginario<\/em>, Venezia 2003, pp. 495-515.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_774\" class=\"footnote\">L. CASELLI, <em>La croce<\/em>&#8230;, 2002, p. 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_774\" class=\"footnote\">La croce si trova nella chiesa di S. Giuliano. A. AUGUSTI, <em>scheda n. 55<\/em>, in <em>I tesori della fede: oreficeria e scultura dalle chiese di Venezia<\/em>, catalogo mostra (Venezia 2000), Venezia 2000, pp. 200-201.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_774\" class=\"footnote\">Un recente contributo allo studio della croce di Atri \u00e8 stato dato da L. CASELLI, <em>La croce<\/em>&#8230;, 2002,<em> <\/em>p. 78; e M. COLLARETA, <em>Il cristallo&#8230;<\/em>, 2003, p. 501. La croce \u00e8 collocata nel Museo Capitolare di Atri.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_774\" class=\"footnote\">Per la croce di Pisa, oggi nel Museo Nazionale di San Matteo, si veda, <em>Torcello. Alle origini di Venezia tra Occidente e Oriente<\/em>, catalogo mostra a cura di G. Caputo e G. Gentili (Venezia 2009-2010), Venezia 2010, p. 178. La croce fiorentina si trova invece nel Museo dell\u2019Opera di Santa Croce.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_774\" class=\"footnote\">Proveniente dalla chiesa di San Feliciano di Foligno, assieme ad altri reliquiari, figurava anche la croce di cristallo: \u00ab<em>Et finalmente in una Croce di Cristallo di montagna, venerabilmente si custodisce del Legno della Santissima Croce, ove fu crocifisso il nostro Redentore<\/em>\u00bb. F. IACOBILLI, <em>Vita di San Feliciano Vescovo protettore di Foligno e dei suoi successori<\/em>, a cura di M. Sensi, Foligno 2002, p. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_774\" class=\"footnote\">Per le croci di Acerenza e Banzi si veda S. DI SCIASCIO, <em>Reliquie della Vera Croce in Puglia e Basilicata fra XI e XV secolo<\/em>, a cura di A. C. Quintavalle, <em>Medioevo Mediterraneo: L\u2019Occidente, Bisanzio e l\u2019Islam<\/em>, Milano 2007, pp. 367-368.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_774\" class=\"footnote\">Sulla larga diffusione del culto della Vera Croce nella citt\u00e0 partenopea e sull\u2019istituzione della diaconia staurita (legata, appunto, alla croce), cito G. VITOLO, <em>Culto della Croce e identit\u00e0 cittadina<\/em>, <em>Santa Croce e Santo Volto. Contributi allo studio dell\u2019origine e della fortuna del culto del Salvatore (secoli IX-XV)<\/em>, a cura di G. Rossetti, Pisa 2002, pp. 119-152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_774\" class=\"footnote\">Queste quattro celeberrime croci sono state esposte insieme ad altri oggetti realizzati alla corte palermitana fra XII e XIII secolo, fra cui altre cinque stauroteche, in occasione della mostra <em>Nobiles Officinae: perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em> (Palermo-Vienna 2004). Si rimanda al catalogo per la precedente ricca bibliografia e le immagini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_774\" class=\"footnote\">La stauroteca di Velletri \u00e8 stata accostata alla cosiddetta \u201cCroce dei Guelfi\u201d ed alla scomparsa croce di Enrico II. L\u2019<em>enkolpion <\/em>che figura centralmente sul <em>recto<\/em> della croce veliterna \u00e8 stato invece accostato alla croce di Dagmar, realizzata per la sovrana danese intorno al 1212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_774\" class=\"footnote\">L. PAGLIARELLA, <em>Croce processionale<\/em>, in <em>Veroli. Thesaurus Ecclesiae est hic<\/em>, Casamari 2000, pp. 110-115; V. PACE, <em>La Croce santa di Veroli. Un capolavoro di oreficeria duecentesca dall\u2019abbazia cistercense di Casamari<\/em>, in <em>Opus Tessellatum. Modi und Grenzg\u00e4nge der Kunstwissenschaft<\/em>, Hildesheim 2004, pp 197-204.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_774\" class=\"footnote\">C. BERTELLI, <em>La croce di Veroli dall\u2019abbazia cistercense di Casamari<\/em>, in, <em>Federico II. Immagine e potere<\/em>, catalogo mostra a cura di M. S. Cal\u00f2 Mariani &#8211; R. Cassano (Bari 1995), Venezia 1995, p. 91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_774\" class=\"footnote\">A. MUCCICHINI,<em> Il comune di Torre di Palme, Marina Palmense, S. Maria a Mare: storia, arte, immagini, tradizioni, vita paesana<\/em>, Torre di Palme 2003, p. 98 e B. MONTEVECCHI, <em>Influssi d\u2019Oltralpe e bizantini tra XIII e XIV secolo<\/em>, in G. Barucca &#8211; B. Montevecchi, <em>Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni artistici: oreficerie<\/em>, Cinisello Balsamo 2006, pp. 34-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_774\" class=\"footnote\">Nelle Marche sono conservate anche tre croci ad un solo braccio legate alla committenza di papa Niccol\u00f2 IV (1288-1292): la croce proveniente da Poggio Canoso, ora nel Museo Diocesano di Ascoli Piceno e le croci di Cossignano e Appignano del Tronto. Per le tre croci francescane, e per quelle in forma di croce patriarcale di Castignano ed Ascoli Piceno: B. MONTEVECCHI, in <em>Influssi.<\/em>.., 2006<em>,<\/em> pp. 29-30, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_774\" class=\"footnote\">La croce \u00e8 opera presumibilmente di Goro di Gregorio o Guccio di Mannaia, realizzata nel primo ventennio del secolo XIV. Per la scheda critica e le immagini si veda: M-M. GAUTHIER, <em>Les routes&#8230;, <\/em>1983, pp. 248-249; E. CIONI, <em>Scultura e smalto nell&#8217;oreficeria senese dei secoli XIII e XIV<\/em>, Firenze 1998, pp. 112-124; 130-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_774\" class=\"footnote\">E. CIONI, <em>Scultura&#8230;<\/em>, 1998, pp. 133-135;<em> <\/em>G. ERICANI, <em>scheda del Reliquiario della Croce di Porto Legnago, <\/em>in <em>Restituzioni 1999<\/em>, catalogo mostra (Vicenza 1999), Vicenza 1999, pp. 42-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_774\" class=\"footnote\">B. SANTI, <em>Scheda della croce-reliquiario di Massa Marittima<\/em>, in <em>Il Gotico a Siena<\/em>, catalogo mostra (Siena 1982) Firenze 1982, pp. 109-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_774\" class=\"footnote\">La stauroteca di Limburg-an-der-Lahn (969 &#8211; 976) ne costituisce un valido e celebre esempio: attorno alla croce centrale sono disposte numerose piccole nicchie che ospitano diverse reliquie.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_774\" class=\"footnote\">P. TORRITI, <em>Croce reliquiario<\/em>, in <em>Sacra mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino<\/em>, catalogo mostra a cura di P. Torriti (Roma 2010), Firenze 2010, pp. 34-37 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_774\" class=\"footnote\">M. FONTANA &#8211; C. ORTOLANI in S<em>acra mirabilia<\/em>&#8230;, 2010, pp. 31-33 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_774\" class=\"footnote\">Una reliquia costantinopolitana del Sacro Legno, in forma di croce a due bracci, venne donata nel 1241 da Jean di Alluye all\u2019abbazia angioina della Boissi\u00e8re, divenendo cos\u00ec simbolo degli Angi\u00f2, duchi di Lorena. La traversa minore rappresenta il <em>titulus crucis<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_774\" class=\"footnote\">Il vescovo Arculfo (680 ca.), di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme, parla di una grande croce a doppio braccio composta da tre frammenti della Vera Croce, conservata a Costantinopoli nella chiesa di Santa Sofia e alloggiata in un grande e ricco reliquiario, posto su di un altare d\u2019oro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_774\" class=\"footnote\">Per le croci a doppia traversa cfr. FROLOW, <em>Les reliquaires&#8230;,<\/em> 1965, p. 124 e sgg.. Il Frolow distingue fra le croci a doppia traversa e croci con doppia traversa \u201callungata\u201d, ovvero quelle croci in cui la traversa maggiore \u00e8 sensibilmente pi\u00f9 lunga della traversa minore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_774\" class=\"footnote\">La stauroteca, detta \u201cdell\u2019imperatore Romano\u201d, fu portata da alcuni crociati a Maastricht intorno al 1206, dove fu collocata nella cattedrale: nel 1837 fu donata a papa Gregorio XVI insieme alla stauroteca-encolpio cosiddetta \u201cdi Costantino\u201d, un piccolo reliquiario bizantino oggi esposto insieme alla croce nel Tesoro di San Pietro in Vaticano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_774\" class=\"footnote\">Come riportato nel <em>Chronicon Casinense<\/em> la croce giunse nell\u2019abbazia come dono del monaco Leone, fratello dell\u2019Abate Aligerno, di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme compiuto tra il 985-990. M. L. PAPINI, in <em>Ave crux gloriosa. Croci e crocifissi nell\u2019arte dall\u2019VIII al XX secolo<\/em>, a cura di P. Vittorelli, Montecassino 2002, pp. 154-155 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_774\" class=\"footnote\">Per la croce cassinese sono stati proposti Romano I e Romano II, in virt\u00f9 di dati storici accertati; per quella proveniente da Maastricht si ritiene che il committente possa essere Romano II o Romano III.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_774\" class=\"footnote\">Si veda la croce reliquiario portata nel Tesoro della cattedrale di Colonia dopo il 1204 e realizzata a Costantinopoli per un nipote di Alessio I Comneno (1081-1118). P. VERDIER, <em>A thirteenth-Century Reliquary of the True Cross<\/em>, in \u201cBulletin of the Cleveland Museum of Art\u201d, Marzo, Cleveland 1982, pp. 95-110; ed anche la celeberrima croce inserita nel reliquiario di Limburg-an-der-Lahn, fatta realizzare, come recita l\u2019epigramma tergale, da \u201cCostantino e Romano\u201d: in questo caso potrebbe trattarsi di Costantino VII e Romano II &#8211; 945-959 -, oppure di Costantino VII e Romano I &#8211; 17 dicembre 920 &#8211; maggio 921 -.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_774\" class=\"footnote\">H. MEURER, <em>Zu den Staurotheken der Kreuzfahrer<\/em>, in \u201cZeitschrift f\u00fcr Kunstgeschichte\u201d, 48, Monaco 1985, p. 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_774\" class=\"footnote\">Il Meurer suddivide le croci in pi\u00f9 insiemi e sottogruppi: H. Meurer, <em>Kreuzreliquiare aus Jerusalem<\/em>, in \u201cJahrbuch der Staatlichen Kunstsammlungen in Baden-W\u00fcrttemberg\u201d, 13, Berlino 1976, pp. 7-18; e Meurer,<em> Zu den Staurotheken<\/em>&#8230;, 1985, pp. 65-76. Dopo il Meurer anche J. Folda e A. Cadei si sono dedicati allo studio delle \u201ccroci dei crociati\u201d: J. FOLDA, <em>The art of the Crusaders in the Holy Land: 1098-1187<\/em>, Cambridge 1995; A. CADEI, <em>Gli ordini di Terrasanta e il culto per la Vera Croce e il Sepolcro di Cristo in Europa nel XII secolo<\/em>, in \u201cArte Medievale\u201d, 1, Milano 2002, pp. 51-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_774\" class=\"footnote\">Oltre alla stauroteca conservata nella chiesa del S. Sepolcro, a Barletta sono custodite altre quattro croci patriarcali, per lo studio delle quali rimando a G. BORACCESI, <em>Oreficeria sacra in Puglia: tra medioevo e Rinascimento<\/em>, Foggia 2005; S. DI SCIASCIO, <em>Reliquie e reliquiari dai Luoghi Santi in Puglia: prodotti crociati ed imitazioni locali<\/em>, in \u201cIl cammino di Gerusalemme. Atti del II Convegno Internazionale di Studio\u201d a cura di M. S. Cal\u00f2 Mariani (Bari-Brindisi-Trani, 18-22 maggio 1999), Bari 2002, pp. 327-342; e S. DI SCIASCIO, <em>Reliquie della<\/em>&#8230;, 2007, pp. 360-370. La croce conservata nella chiesa del S. Sepolcro \u00e8 stata accostata alle croce di Denkendorf, oggi al W\u00fcrttembergisches Landesmuseum di Stoccarda, alla croce del monastero cistercense di Kaisheim, ed a due stauroteche conservate nel Cleveland Museum of Art. Tutte queste croci sono state trattate nei citati testi del Meurer e del Folda.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_774\" class=\"footnote\">J. FOLDA, <em>The art<\/em>&#8230;, 1985, p. 169.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_774\" class=\"footnote\">G. CURZI, <em>La croce dei crociati: segno e memoria<\/em>, in <em>La Croce&#8230;,<\/em> 2007, pp. 127-147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_774\" class=\"footnote\">Alcune stauroteche provenienti da Gerusalemme sono conservate anche all\u2019estero, come quelle di Santiago di Compostela, che proviene dal monastero di Carboeiro, di Scheyern &#8211; il cui aspetto originario \u00e8 noto grazie ad un\u2019acquaforte del XIX secolo -, una croce conservata nel museo del Louvre, a Parigi (Inv. OA 3665), e la croce di Conques. Tutte queste croci sono state trattate da A. CADEI, <em>Gli ordini di Terrasanta e il culto per la Vera Croce e il Sepolcro di Cristo in Europa nel XII secolo<\/em>, in \u201cArte Medievale\u201d, 1, Milano 2002, pp. 51-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_774\" class=\"footnote\">S. GEMELLI, <em>La Cattedrale di Gerace: il monumento, le funzioni, i corredi<\/em>, Cosenza 1986, pp. 238 e sgg..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_774\" class=\"footnote\"><em>Arte e Fede a Gerace. XII &#8211; XX secolo<\/em>, a cura di M. Cagliostro e M. T. Sorrenti, Roma 1996, pp. 15-16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_774\" class=\"footnote\">La lamina decorata di una croce a doppio braccio fa parte del cosiddetto \u201cAltarolo dei Crociati\u201d, oggi nel Museo Diocesano di Agrigento. Per la complessa vicenda dell\u2019altarolo rimando a C. GUASTELLA, <em>scheda n. IV.10<\/em>, in <em>Nobiles Officinae&#8230;<\/em>, 2006, pp. 290-291.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_774\" class=\"footnote\">S. DI SCIASCIO, <em>Reliquie e reliquiari&#8230;<\/em>, 2002, p. 331 e S. Di Sciascio, <em>Reliquie della<\/em>..<em>.<\/em>, 2007, p. 363.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_774\" class=\"footnote\">Un mio pi\u00f9 completo contributo allo studio della stauroteca di Castel Sant\u2019Elia \u00e8 previsto per il secondo numero della rivista \u201cNel Lazio. Guida al patrimonio storico artistico ed etnoantropologico\u201d, in corso di pubblicazione (2011).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_774\" class=\"footnote\">La stauroteca del monastero di San Ruggero \u00e8 stata addirittura datata al XIX secolo dalla Di Sciascio; il Boraccesi invece l\u2019ascrive al XV secolo, riconoscendovi alcuni interventi seriori, del XVIII e XIX secolo. Per questa ed altre stauroteche barlettane si vedano i citati contributi della Di Sciascio e del Boraccesi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_774\" class=\"footnote\">S. GALLO, <em>Reliquiario della Vera Croce a Castel Castagna<\/em>, in <em>La Valle Siciliana o del Mavone<\/em>, vol. I, Roma 1983, pp. 268-269; A. LIPINSKY,<em> Oreficerie bizantine dimenticate in Italia: la stauroteca gemmata in Santa Maria di Ronzano presso Castel Castagna<\/em>, in \u201cCalabria Bizantina: istituzioni civili e topografia storica\u201d, Roma 1986, pp. 35-50; S. DI SCIASCIO in <em>Federico II. Immagine e potere<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. S. Cal\u00f2 Mariani e R. Cassano, Venezia 1995, pp. 488-489; V. Pace, <em>Staurotheken<\/em>&#8230;, 2010, p. 145. La croce misura cm 27 x 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_774\" class=\"footnote\">La corniola rossa \u00e8 arricchita da una breve iscrizione in caratteri cufici. Si tratta probabilmente di una formula apotropaica, tradotta dal Prof. G. Oman con \u201c<em>beh beh beh &#8211; seh seh seh<\/em>\u201d. Cfr. LIPINSKY,<em> Oreficerie&#8230;,<\/em> 1986, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_774\" class=\"footnote\">S. GALLO, <em>Reliquiario<\/em>&#8230;, 1983, pp. 268-269.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_774\" class=\"footnote\">Le iscrizioni sono state riportate in maniera disordinata e non conforme all\u2019ordine di scrittura che compare sul reliquiario stesso. Non \u00e8 inoltre riportato il nome dell\u2019apostolo Giacomo. <em>Iscrizione sulle facce laterali della croce di Castel Castagna<\/em>, in S. Gallo, <em>Reliquiario&#8230;<\/em>, 1983, pp. 263-274.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_774\" class=\"footnote\">L\u2019ambito cronologico proposto oscilla fra l\u2019ultimo quarto del XII secolo ed il XIV-XV secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_774\" class=\"footnote\">C. LESSEUR, <em>scheda n. 77<\/em>, in <em>Signum Salutis:<\/em> <em>cruces de orfebreria de los siglos V al XII<\/em>, a cura di C. G. de Castro Valdes Oviedo 2008, pp. 377-378.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_774\" class=\"footnote\">R. GRATZ, <em>scheda n. 64<\/em>, in <em>Signum Salutis&#8230;<\/em>, 2008, p. 335.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_774\" class=\"footnote\">Bench\u00e9 le immagini dipinte risultino ormai quasi del tutto illeggibili, ai lati della croce, internamente, si possono cogliere la Vergine e San Giovanni; la decorazione delle ante \u00e8 invece andata del tutto perduta. All\u2019esterno, lungo lo spessore della teca, corre un semplice decoro vegetale in varie tonalit\u00e0 di verde. La teca di legno \u00e8 stata presumibilmente realizzata tra la fine del secolo XIII e gli inizi del XIV secolo, mentre le decorazioni potrebbero essere il risultato di interventi successivi, gli ultimi dei quali paiono risalire agli inizi del XV secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_774\" class=\"footnote\">A. FROLOW,<em> Les reliquaires&#8230;<\/em>, 1965, pp. 158 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_774\" class=\"footnote\">La stauroteca \u00e8 collocata nella cappella delle Sante Croci, nel Duomo Vecchio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_774\" class=\"footnote\">Proviene dalla chiesa di San Nicola, presso Alba Fucens, ed oggi si trova nel Museo d\u2019Arte Sacra della Marsica.<em> Testimonianze preziose. Capolavori sacri svelano la loro storia<\/em>, a cura di F. de Sanctis &#8211; A. Saragosa, L\u2019Aquila<em> <\/em>2008, pp. 46-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_774\" class=\"footnote\">Il reliquiario si trova nella Certosa di Farneta, a Lucca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_774\" class=\"footnote\">Proveniente dal Monastero di San Michele in Isola di Murano, la stauroteca \u00e8 oggi collocata nel Monastero di Santa Croce di Fonte Avellana. M. S. Beltrame, <em>La stauroteca bizantina del venerando eremo di Fonte Avellana<\/em>, in \u201cPatavium. Rivista veneta di Scienze dell\u2019Antichit\u00e0 e dell\u2019Alto Medioevo\u201d, fasc. 15, Padova 2000, pp. 81-109 ; e G. Fiaccadori, <em>Minina byzantina<\/em>, in <em>N\u03b5\u03b1 P\u03c9\u03bc\u03b7. Rivista di ricerche bizantinistiche<\/em>, IV, Roma 2007, pp.393-412.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_774\" class=\"footnote\">Il reliquiario, unico esemplare in steatite, si trova nella Chiesa Madre di Sant\u2019Alfio. S. Piazza, <em>scheda n. II.6<\/em>, in <em>Nobiles Officiane&#8230;<\/em>, 2006, pp. 123-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_774\" class=\"footnote\">Il reliquiario \u00e8 datato alla fine dell\u2019XI secolo &#8211; inizi XII, ed \u00e8 conservato nel Tesoro dell\u2019Abbazia di Nonantola. G. CASELGRANDI, <em>Stauroteca a doppia traversa<\/em>, in <em>Romanica. Arte e liturgia nelle terre di San Geminiano e Matilde di Canossa<\/em>, catalogo mostra a cura di A. Peroni, F. Piccinini (Modena 2006-2007), Carpi 2006<em>,<\/em> pp. 189-190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_774\" class=\"footnote\">Unico reliquiario a cassetta realizzato in legno, proviene dal Tesoro del <em>Sancta Sanctorum<\/em>. \u00c8 oggi collocato nel Museo Sacro. H. GRISAR, <em>Il Sancta Sanctorum e il suo tesoro: scoperte e studii dell\u2019autore nella cappella palatina lateranense del Medio Evo<\/em>, Roma 1907, pp. 112-113; A. WEYL CARR, <em>scheda n. 35<\/em>, in <em>The Glory of Byzantium<\/em>, catalogo della mostra a cura di H. C Hevans \u2013 W. D. Wixom, (New York 1997), New York 1997, pp. 76-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_774\" class=\"footnote\">Un esemplare, in argento dorato e gemme, \u00e8 collocato nel Tesoro di San Marco. L\u2019altra stauroteca \u00e8 la cosiddetta \u201cstauroteca del Cardinal Bessarione\u201d, custodita nelle Gallerie dell\u2019Accademia: entrambe le stauroteche veneziane rappresentano varianti rispetto alle stauroteche a cassetta di seguito descritte.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_774\" class=\"footnote\">Nonostante l\u2019iscrizione Costantino nella stauroteca di Farneta \u00e8 stato confuso con Sant\u2019Antioco dai curatori della scheda della Mostra di Lucca del 1957, errore rettificato dal Lipinsky nel 1983: A. LIPINSKY, <em>Oreficerie bizantine dimenticate in Italia: Vico Pisano, Venezia, Roma, Farneta, Mantova, Oristano<\/em>, estratto da \u201cStudi bizantini e neogreci\u201d, Galatina 1983, pp. 164-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_774\" class=\"footnote\">Termine inglese che significa \u201costensorio\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_774\" class=\"footnote\">Per la stauroteca di Cortona si veda A. GUILLOU,<em> Recueil&#8230;<\/em>, 1996, pp. 16-18; F. VENUTI, <em>Notizie storiche e critiche sulla croce cortonese. La Reliquia della Croce Santa<\/em>, a cura di E. Mori, Cortona 2004; H. A. KLEIN, <em>Die Elfenbein-Staurothek von Cortona im Kontext mittelbyzantinischer Kreuzreliquiarproduktion<\/em>, in <em>Sp\u00e4tantike und byzantinische Elfenbeinbildwerke im Diskurs<\/em>, a cura di G. B\u00fchl &#8211; A. Cutler &#8211; A. Effenberger, Wiesbaden 2008, pp. 167-190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_774\" class=\"footnote\">La dott.ssa Benedetta Montevecchi mi segnala un cofanetto eburneo conservato a Civita di Bagnoregio, opera di arte islamica databile al XII secolo e ripartito in vari scomparti, il cui coperchio scorrevole presenta all\u2019interno l\u2019immagine del Cristo Crocifisso: non \u00e8 improbabile che possa trattarsi di un oggetto profano reimpiegato come stauroteca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_774\" class=\"footnote\">M-M. GAUTHIER, <em>Reliquaires du XIIIe Siecle enrte le proche Orient et l\u2019Occident Latin<\/em>, in <em>Il Medio Oriente e l\u2019Occidente nell\u2019arte del XIII secolo<\/em>, a cura di H. Belting, Bologna 1982, p. 58; e M. NAVONI, <em>I dittici eburnei nella liturgia<\/em>, in<em> Eburnea<\/em>&#8230;, 2007, p. 302.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_774\" class=\"footnote\">F. VENUTI, <em>Notizie.<\/em>.., 2004, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_774\" class=\"footnote\">A. GUILLOU,<em> Recueil&#8230;<\/em>, 1996, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_774\" class=\"footnote\">La stauroteca di Monopoli \u00e8 stata oggetto di numerosissimi studi: per la sua vasta letteratura critica rimando a S. DI SCIASCIO, <em>scheda n. II.5<\/em>, in <em>Nobiles Officinae&#8230;<\/em>, 2006, p. 121 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_774\" class=\"footnote\">Il nucleo della stauroteca \u00e8 costituito da una croce posta centralmente entro una tavola verticale che poggiava su di una base pi\u00f9 tarda, da cui oggi \u00e8 stata nuovamente separata. All\u2019incrocio dei bracci della croce, sotto una fenestrella in cristallo di rocca, sono inserite le schegge del Sacro Legno; la croce \u00e8 affiancata da quattro capselle aggiunte posteriormente contenenti altre reliquie. L\u2019autore autografo \u00e8 Gregorius Aurifes. P. Montorsi, <em>Cimeli di oreficeria romanica. Un bronzetto modenese e due reliquiari romani<\/em>, in <em>Federico II e l\u2019arte del Duecento<\/em>, a cura di A. M. Romanini, Galatina 1980, pp. 127-152; A. DIETL, <em>Die Sprache der Signatur<a href=\"http:\/\/www.reteurbs.org\/search%7ES2*ita?\/Xdietl&amp;SORT=D&amp;searchscope=2\/Xdietl&amp;SORT=D&amp;searchscope=2&amp;SUBKEY=dietl\/1%2C2%2C2%2CB\/frameset&amp;FF=Xdietl&amp;SORT=D&amp;searchscope=2&amp;1%2C1%2C\">: die mittelalterlichen K\u00fcnstlerinschriften Italiens,<\/a><\/em> Berlino 2009<em>, <\/em>pp. 1412-1414. L\u2019immagine, con il permesso del parroco, mi \u00e8 stata fornita dalla dott.ssa Silvia Pedone.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_774\" class=\"footnote\">S. TAVANO, <em>In hoc signo. Il tesoro delle croci<\/em>, catalogo mostra a cura di P. Goi (Pordenone 2006), Milano 2006, p. 341.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_774\" class=\"footnote\">L\u2019opera \u00e8 datata 1291 ed \u00e8 stata realizzata su committenza dell\u2019abate Giovanni VII Bove. V. PACE, <em>I reliquiari del Tesoro di Casamari<\/em>, in <em>Testimonianze dell\u2019opus cistercense a Casamari e nelle sue filiazioni<\/em>, a cura di R. Cataldi \u2013 A. Coratti, Casamari 2004, pp. 61-65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_774\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>margherita.spinucci@gmail.com Nota sulle stauroteche medievali in Italia1 DOI: 10.7431\/RIV03022011 Prendendo le mosse dall\u2019ancor oggi fondamentale contributo allo studio dei reliquiari della Vera Croce di Anatole <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=774\" title=\"Margherita Spinucci\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":948,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/774"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=774"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1520,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/774\/revisions\/1520"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}