{"id":767,"date":"2011-06-28T20:16:02","date_gmt":"2011-06-28T20:16:02","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=767"},"modified":"2013-06-13T00:19:50","modified_gmt":"2013-06-13T00:19:50","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=767","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@tin.it<\/p>\n<h3><strong>La <em>situla<\/em> eburnea di Gotofredo del Duomo di Milano: segnalazione di quattro copie<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV03012011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i suoi tesori il Duomo di Milano conserva una celeberrima opera: la <em>situla di Gotofredo<\/em>. Un secchiello lustrale eburneo completato da un manico di metallo (18,8 cm x12 cm.), realizzato tra il 974 e il settembre 979,  in questi giorni esposto a Firenze, nell\u2019ambito della mostra <em>2011 Restituzioni. Tesori d\u2019arte restaurati<\/em><sup><a href=\"#footnote_0_767\" id=\"identifier_0_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando alla scheda (con bibliografia precedente): P. VENTURELLI, Situla di Gotofredo, in 2011 restituzioni Tesori d&rsquo;arte restaurati, catalogo della mostra a cura di C. Bertelli, Palazzo Pitti, Firenze (22 marzo- 5 giugno)- Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, Vicenza (17 giugno- 11 settembre), Venezia 2001, n. 13, pp. 118-123 (il restauro ad opera di Franco Blumer, effettuato in occasione della mostra, si &egrave; svolto con la direzione di Emanuela Daffra, SBSAE di Milano).\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricavata da un unico pezzo d\u2019avorio lavorato al tornio, la situla \u00e8 intagliata a basso rilievo con il motivo di cinque arcate a tutto sesto, rette da colonne lisce culminanti in un capitello con foglie d\u2019acanto arricciate. All\u2019interno delle arcatelle si inseriscono i quattro <em>Evangelisti<\/em>, raffigurati seduti e intenti a scrivere il testo sacro, identificabili grazie alle iscrizioni che corrono lungo ciascun arco e ai rispettivi simboli: ogni <em>Evangelista<\/em> pu\u00f2 essere considerato replica -con scarse varianti- di un identico modello. Si rivolgono due a due verso la <em>Vergine<\/em><em>, <\/em>presentata in trono con il <em>Bambino<\/em>, affiancata da due <em>Angeli<\/em> che reggono rispettivamente un turibolo e una situla. Tra un arco e l\u2019 altro si notano mura turrite, forse alludenti alla Gerusalemme Celeste. Al di sotto dei personaggi \u00e8 intagliato un fregio a meandro, mentre al di sopra \u00e8 visibile una vigorosa decorazione a elementi vegetali ripetuti. Con raro virtuosismo tecnico taluni particolari (per esempio l\u2019aquila che accompagna <em>san Giovanni<\/em>, oppure la mano destra di <em>san Luca <\/em>e il muso del bue visibile sulla sinistra di questo <em>Evangelista<\/em>) sono resi quasi a tutto \u2013tondo; notevole \u00e8 anche la cura del dettaglio, come possono indicare le parole di apertura dei rispettivi <em>Vangeli<\/em> incise a caratteri latini sui libri, perfettamente leggibili<sup><a href=\"#footnote_1_767\" id=\"identifier_1_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IN PRINCIPIO ERAT VERBVM ET; VOX CLAMANTIS IN DESERTIS ; XPI GENERATIO; FVIT IN DIEBUS. Lungo il bordo: VATES AMBROSI GOTOFREDVS DAT TIBI SANCTE&nbsp;&ndash; VAS VENIENTE SACRAM SPARGENDVM CESARE LYMPHAM (Dono di Gotofredo a te, santo vate Ambrogio: un vaso per spargere acqua benedetta su Cesare quando verr&agrave;); sulle arcatelle: VIRGO FOVET NATUM GENITRICEM NVTRIT ET IPSE (come la Vergine alimenta il suo nato, cos&igrave; Egli nutre la sua genitrice), CELSA PETENS AQUILE VULTVM GERIT ASTRA IOHANNES (con volto d&rsquo;aquila, Giovanni rivela le eccelse realt&agrave; del cielo), CHRISTI DICTA PREMIT MARCVS SVB FRONTE LEONIS (Marcho racchiude sotto l&rsquo;aspetto leonino le parole di Cristo), ORA GERENS HOMINIS MATHEVS TERRESTRIA NARRAT (con lingua d&rsquo;uomo Matteo narra cose terrena),ORE BOVIS LVCAS DIVINU(m) DOGMA REMVGIT (in sembiante di vitello, Luca fa risuonare il dogma divino). Le iscrizioni incise rivelano tracce di pigmento rosso.\">2<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Situla di Gotofredo&lt;\/i&gt;, X sec. (974- ante 19 settembre 979), Milano, Tesoro del Duomo\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ven01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. &lt;i&gt;Situla di Gotofredo&lt;\/i&gt;, X sec. (974- ante 19 settembre 979), Milano, Tesoro del Duomo\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ven02.jpg\">2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha chiarito Mia Cinotti nel 1978, all\u2019interno di una scheda che costituisce ancora oggi un punto di riferimento per chi vuole affrontare lo studio dell\u2019opera eburnea del Duomo di Milano<sup><a href=\"#footnote_2_767\" id=\"identifier_2_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA &ndash; M.CINOTTI, Tesoro e Museo del Duomo di Milano, vol. I, Milano 1978, p. 50, e n. 2, p. 51 (ma si veda anche M. CINOTTI, Tesoro e arti minori, in Il Duomo di Milano, II, Milano 1973, pp. 235-302).\">3<\/a><\/sup>, la situla risulta registrata negli inventari della sagrestia capitolare gi\u00e0 dal XV secolo<sup><a href=\"#footnote_3_767\" id=\"identifier_3_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. MAGISTRETTI, Due inventari del Duomo di Milano del secolo XV, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, XXXVI, 1909, p. 321, n. 36; nella sagrestia settentrionale o dei canoni &egrave; descritta da G. GIULINI, Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione Della Citt&agrave;, e della Campagna di Milano, ne&rsquo; secoli bassi. Raccolte , ed Esaminate dal Conte Giorgio Giulini, parte II, Milano 1760, II, pp. 367-369 (ed. 1854, I, pp. 619-620).\">4<\/a><\/sup>. Molto la critica si \u00e8 adoperata per riuscire a interpretare correttamente il senso della scritta dedicatoria visibile sul bordo superiore, che riferisce come l\u2019opera (\u00abvas\u00bb) fu commissionata dall\u2019arcivescovo Gotofredo (che resse la cattedra milanese dal 974 al 979)<sup><a href=\"#footnote_4_767\" id=\"identifier_4_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. BERTELLI, Sant&rsquo;Ambrogio da Angilberto II a Gotofredo, in Il Millennio ambrosiano, vol. II. La citt&agrave; del vescovo dai Carolingi al Barbarossa, a cura di C. Bertelli, Milano 1988, pp. 3-77.\">5<\/a><\/sup>, in occasione della visita di un \u00abveniente [\u2026] Cesare\u00bb. Sembrerebbe non accettabile la tesi che vuole il secchiello eseguito nell\u2019attesa dell\u2019ingresso trionfale in Milano (avvenuto nel novembre del 980) di Ottone II, giunto nel capoluogo lombardo con la moglie (la principessa bizantina Teofano) e il figlioletto neonato (il futuro Ottone III), dal momento che Gotofredo era morto il 19 settembre 979. La situla non dichiara peraltro che Gotofredo era arcivescovo, quindi potrebbe essere stata realizzata prima del 974, quando egli era suddiacono in sant\u2019Ambrogio: il che appare tuttavia poco probabile, in quanto esercitando tale funzione Gotofredo non poteva certo godere di un rapporto cos\u00ec privilegiato con Ottone<sup><a href=\"#footnote_5_767\" id=\"identifier_5_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.T. LITTLE, Avori milanesi del X secolo, in Il Millennio ambrosiano, vol. II, La citt&agrave; del vescovo&hellip;, 1988, pp. 82-88.\">6<\/a><\/sup>. Un\u2019 altra supposizione avanzata \u00e8 che Gotofredo abbia donato il pregiato esemplare a Ottone II poco dopo la morte del padre Ottone I (maggio 973): in questo caso \u00abveniente\u00bb alluderebbe allora all\u2019ottenimento del titolo imperiale. Nonostante tutte queste incertezza, la critica pi\u00f9 recente si \u00e8 orientata ad ogni modo, abbastanza concordemente<sup><a href=\"#footnote_6_767\" id=\"identifier_6_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad eccezione di Carlo Bertelli, che esclude allusioni a Ottone II, credendo inoltre che l&rsquo;appellativo di &laquo;Cesare&raquo; si riferisca simbolicamente a Cristo (C. BERTELLI, Situazione dell&rsquo;arte italiana, in Il secolo del ferro. Mito e realt&agrave; del X secolo, Settimane di studi, Spoleto 1990, Spoleto 1991, pp. 711-712). G. GIULINI (Memorie spettanti alla storia&hellip;, 1760, pp. 367-368) precisa che con il termine &laquo;Vates si chiamavano comunemente gli antichi Vescovi, e massimamente in Poesia&raquo; (anche per Giulini il secchiello lustrale si connetterebbe alla figura di Ottone II, mentre la sua realizzazione risalirebbe a un momento prossimo al 978), cfr. P. VENTURELLI, Situla di Gotofredo&hellip;, 2011, p. 120.\">7<\/a><\/sup>, sull\u2019idea che l\u2019iscrizione si riferisca proprio all\u2019imperatore Ottone II e che il secchiello sia stato commissionato per un viaggio previsto prima del 980 e poi annullato<sup><a href=\"#footnote_7_767\" id=\"identifier_7_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. BESTA, Dall&rsquo;invasione dei Barbari all&rsquo;apogeo del governo vescovile, in Storia di Milano, II, Milano 1954, 1954, p. 481.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto iconografico illustrato dagli intagli \u00e8 imperniato sulla figura del <em>Cristo,<\/em> fonte di vita eterna, rappresentato in posizione centrale in grembo a <em>Maria<\/em> \u00abnutrice e nutrita dal suo nato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_767\" id=\"identifier_8_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA, M.CINOTTI, Tesoro e Museo del Duomo&hellip;, 1978, p. 51.\">9<\/a><\/sup>, del quale gli <em>Evangelisti<\/em> diffondono la venuta, proseguendone la Gloria. Quanto alle iscrizioni -correttamente intese da Angelo Lipinsky quali efficaci elementi decorativi che solo in un secondo momento invitano alla decifrazione-<sup><a href=\"#footnote_9_767\" id=\"identifier_9_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. LIPINSKY, Il secchiello d&rsquo;avorio dell&rsquo;arcivescovo Gotofredo, in &ldquo;Diocesi di Milano&rdquo;, maggio, 1963, pp. 316-317.\">10<\/a><\/sup>, verosimilmente si rifanno a un\u2019antica fonte cristiana, quale il <em>Carmen Paschale<\/em> di Sedulio, i cui cinque libri di esametri esercitarono un durevole influsso sulle raffigurazioni altomedievali, ricorrendo spesso nella rappresentazione degli <em>Evangelisti<\/em> nei codici e negli avori di et\u00e0 carolingia e ottoniana<sup><a href=\"#footnote_10_767\" id=\"identifier_10_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. BECKWITH, The Basilewsky Situla, London 1963, pp. 1-2, p. 7.\">11<\/a><\/sup>. Rispetto alle fonti, la situla di Gotofredo propone tuttavia un originale adattamento sia delle iscrizioni sia del repertorio iconografico: le figure classicamente composte non emulano infatti alcun modello specifico e gli <em>Evangelisti<\/em> a fianco della <em>Vergine<\/em> non sembrano avere precedenti in Occidente, ad eccezione (pi\u00f9 o meno contemporanea), della copertura dell\u2019<em>Evangeliario <\/em>di Saint Gauzelin, nel Tesoro della Cattedrale di Nancy<sup><a href=\"#footnote_11_767\" id=\"identifier_11_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.T. LITTLE, Avori milanesi del X secolo, in Il Millennio ambrosiano, vol. II, La citt&agrave; del vescovo&hellip;,1988 p. 82 (il riferimento pi&ugrave; prossimo va ad ogni modo rintracciato nelle croci pettorali bizantine del secolo precedente, in cui alla Vergine Odigitria fanno corona dei medaglioni disposti lungo i bordi, contenenti i busti degli Evangelisti).\">12<\/a><\/sup>. E\u2019 stato parimenti sottolineato come l\u2019idea complessiva dell\u2019opera riveli un approccio decisamente monumentale, il che ha spinto Adriano Peroni<sup><a href=\"#footnote_12_767\" id=\"identifier_12_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PERONI, La plastica in stucco nel Sant&rsquo;Ambrogio di Milano. Arte ottoniana e romanica in Lombardia, in Kolloquium &uuml;ber sp&auml;tantik und fr&uuml;h&uuml;mittelolteriche sculptur, III (Vortragstext 1972), Heidelberg 1974, pp. 74 e sgg.; Idem, Nota sulla &lsquo;situla&rsquo; di Gotofredo, in Miscellanea Augusto Campana, Padova 1981, pp. 561-574; C. Nordenfalk, Milano e l&rsquo;arte ottoniana : problemi di fondo sinora poco osservati, in Il Millennio ambrosiano, II. La citt&agrave; del vescovo dai Carolingi al Barbarossa&hellip;, 1988, pp. 102-123; A. PERONI, Il ruolo della committenza vescovile alle soglie del mille. Il caso di Warmondo, in Committenti e produzione artistico- letteraria sull&rsquo;Alto medioevo occidentale, Settimane di studio , XXXIX (Spoleto 1991), Spoleto 1992, pp. 243-271.\">13<\/a><\/sup>, seguendo un\u2019 intuizione precedentemente espressa dalla critica<sup><a href=\"#footnote_13_767\" id=\"identifier_13_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. HASELOFF, Pre- Romanesque Sculpture in Italy, New York 1930, pp. 66 e sgg.;\nG. DE FRANCOVICH, Arte carolingia ed ottoniana in Lombardia, in &ldquo;R&ouml;misches Jahrbuch f&uuml;r Kunstgeschichte&rdquo;, VI, 1942-1944, pp. 148 e sgg.; W.D. WIXON, An Ottonian Ivory Book Covery, in &ldquo;Bulletin of The Cleveland Museum of Art&rdquo;, 55, 1969, pp. 275-289.\">14<\/a><\/sup>, a ribadire i legami tra gli intagli della situla e quelli sulle quattro facce trapezoidali del grande ciborio in stucco nella Basilica milanese di Sant\u2019Ambrogio, assegnato ai primi anni successivi al 970, dove sarebbero rappresentati Ottone I e Ottone II (lato sud), Adelaide e Teofano (lato nord)<sup><a href=\"#footnote_14_767\" id=\"identifier_14_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. BERTELLI, et al., Il ciborio della Basilica di Sant&rsquo;Ambrogio in Milano, Milano 1981, pp. 45 e sgg..\">15<\/a><\/sup>. Le connessioni stilistiche con il ciborio servirebbero ad agganciare la situla a Milano, centro di lavorazione dell\u2019avorio sin dall\u2019epoca tardo \u2013 antica e dove, almeno dall\u2019et\u00e0 carolingia, risulterebbe attivo un laboratorio presso il monastero benedettino di Sant\u2019 Ambrogio<sup><a href=\"#footnote_15_767\" id=\"identifier_15_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. HASELOFF, Pre- Romanesque &hellip;, 1930; C.T. Little, Avori milanesi&hellip;, 1988. Centro senza rivali nell&rsquo;ambito della rinascita dell&rsquo;intaglio eburneo, caratterizzante l&rsquo;arte d&rsquo;epoca ottoniana, Milano si specializza nell&rsquo;esecuzione di questo tipo di manufatti, una diretta conseguenza delle relazioni politiche intercorse tra gli imperatori ottoniani e l&rsquo;arcivescovo di Milano, cfr. C.T. LITTLE, From Milan to Magdeburg Ivories in Ottonian Art, in Milano e I Milanesi prima del Mille (VIII-X secolo), Atti del X Congresso Internazionale di studi sull&rsquo;Alto Medioevo, Milano 26-30 settembre 1983, Spoleto 1986, pp. 441-451; A. PERONI, Il ruolo della committenza vescovile&hellip;, 1992; S. BANDERA, Ariberto, tra vecchio e nuovo millennio, in Il Crocifisso di Ariberto. Un mistero millenario intorno al simbolo della cristianit&agrave;, a cura di E. Brivio, catalogo della mostra (Milano, 4 novembre 1997- 25 gennaio 1998), Cinisello Balsamo 1997, pp. 62-64.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secchiello liturgico \u00e8 stato inoltre posto all\u2019interno di un gruppo di avori distinti da medesimi tratti stilistici, capeggiati dalle sedici placchette con scene del <em>Nuovo Testamento,<\/em> in origine destinate a un paliotto della cattedrale di Magdeburgo (962-973)<sup><a href=\"#footnote_16_767\" id=\"identifier_16_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. GOLDSCHMIDT, Die Elfenbeinskulpturen aus der Zeit der karolingischen und s&auml;chesischen Kaiser- VII.- XI. Jarhundert, II, Berlino 1918 (ed. Berlin 1970), pp. 3, 15 n. 1.\">17<\/a><\/sup>. Tra questi manufatti eburnei, quelli che si mostrano pi\u00f9 legati all\u2019esemplare del Duomo di Milano risultano la placchetta proveniente dalla collezione Trivulzio, conservata nei Musei del Castello Sforzesco di Milano e la situla Basilewskij, acquistata nel 1933 dal Victoria &amp; Albert Museum di Londra<sup><a href=\"#footnote_17_767\" id=\"identifier_17_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BECKWITH 1963; cfr. inoltre H. FILLITZ, in Bernward von Hildesheim und das Zeitalter der Ottonen, a cura di M. Brandt, A. Eggenbrecht, 2 voll., catalogo della mostra (15 agosto- 15 novembre 1993), Hildesheim- Mainz 1993, n. II-30, pp. 75-76 (con bibliografia precedente).\">18<\/a><\/sup>, due opere che condividono con la <em>situla di Gotofredo<\/em> anche la destinazione. I tre pezzi sono infatti da collocare entro una tipologia di oggetti generalmente realizzati in occasione della visita dell\u2019imperatore -omaggiato nell\u2019iscrizione, o raffigurato in atto offerente, o presentato a <em>Cristo-,<\/em> oggetti concepiti come testimonianza della missione divina dell\u2019imperatore, il tramite tra <em>Dio<\/em> e gli uomini, accolto nella citt\u00e0 liturgicamente, come il <em>Cristo<\/em> che egli rappresenta sulla terra<sup><a href=\"#footnote_18_767\" id=\"identifier_18_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. BECKWITH, The Basilewsky Situla&hellip;, 1963, p. 1.\">19<\/a><\/sup>. La placchetta Trivulzio (forse eseguita dallo stesso maestro che intagli\u00f2 la situla milanese) reca nel suppedaneo l\u2019iscrizione \u00abOTTO IMPERATOR\u00bb e mostra la famiglia imperiale china davanti a <em>Cristo,<\/em> assiso in trono tra la <em>Vergine<\/em> e <em>san Maurizio<\/em> (santo patrono della dinastia imperiale e dell\u2019imperatore in persona): molto probabilmente si tratta di Ottone II, di fronte al quale \u00e8 posta la consorte Teofano con il figlioletto Ottone III, effigiato bambino, ma gi\u00e0 incoronato; se l\u2019identificazione \u00e8 corretta, la placchetta potrebbe quindi essere stata eseguita o in preparazione o a ricordo celebrativo dell\u2019incoronazione di quest\u2019ultimo, avvenuta nel 983, perch\u00e9 in quell\u2019anno Ottone II mor\u00ec e il figlio Ottone III, di tre anni, fu proclamato a Vienna successore del padre. Ma si connette alla figura dell\u2019imperatore pure la situla Basilewskij<sup><a href=\"#footnote_19_767\" id=\"identifier_19_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. FILLITZ, in Bernward von Hildesheim&hellip;, 1993, II, n. II-29, pp. 74-75.\">20<\/a><\/sup> per via della scritta dedicataria che vi figura (\u00abOTONI AVGVSTO\u00bb); concettualmente molto diversa dal secchiello di Gotofredo, \u00e8 anch\u2019essa distinta da iscrizioni rielaborate dal quinto libro del <em>Carmen Paschale<\/em> di Sedulio, poste in questo caso a corredare una fitta sequenza narrativa della <em>Passione<\/em>, direttamente derivata dal dittico forse paleocristiano nel Museo del Duomo di Milano<sup><a href=\"#footnote_20_767\" id=\"identifier_20_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA &ndash; M. CINOTTI, Tesoro e Museo del Duomo&hellip;,1978, n. 2 a-b, pp. 50-51.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tornando al secchiello milanese, anche il manico che lo completa si rivela di eccezionale qualit\u00e0 esecutiva. In argento fuso, cesellato finemente, con tracce di ageminatura, risulta composto da due mostri serpiformi azzannanti una testa umana, con le code che si inseriscono in un occhiello al di sopra di due protomi leonine d\u2019argento, agganciate al vaso tramite una bandella metallica<sup><a href=\"#footnote_21_767\" id=\"identifier_21_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. VENTURELLI, Situla di Gotofredo&hellip;, 2001, pp. 121-122.\">22<\/a><\/sup>. Le due borchie d\u2019argento a testa di leone non sono per\u00f2 coeve al resto dell\u2019opera. Vennero infatti eseguite prima del 1835 dall\u2019orafo milanese Giovanni Battista Scorzini<sup><a href=\"#footnote_22_767\" id=\"identifier_22_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. MALVEZZI, Il tesoro del Duomo di Milano, Milano 1840, p. 17; per lo Scorzini, morto nel 1835 settantasettenne, attivo ripetutamente per il Duomo di Milano, cfr. P. VENTURELLI, Argentieri e orefici a Milano e in Lombardia dal tardo Settecento agli anni Trenta, in Le arti decorative in Lombardia nell&rsquo;et&agrave; moderna 1780-1940, a cura di V. Terraroli, Milano 1999, pp. 288-290.\">23<\/a><\/sup>, a sostituzione delle originarie ormai usurate che vediamo riprodotte nel disegno (Londra, Westminster Abbay Library, Pontifical Insignia, vol. I, n. 43) realizzato dall\u2019architetto inglese Jhon Talman (1677-1726)<sup><a href=\"#footnote_23_767\" id=\"identifier_23_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. VENTURELLI, John Talman e il Duomo di Milano,  in &ldquo;Nuovi Annali. Rassegna di Studi e Contributi per il Duomo di Milano&rdquo;, II, 2011, in corso di pubblicazione (l&rsquo;architetto John Talman, noto soprattutto come collezionista dagli spiccati interessi antiquari, soggiorn&ograve; a Milano, visitando anche il Duomo, tra il 13 e il 16 aprile del 1713 e nuovamente il 7 maggio dello stesso anno; su Talman, in generale, si veda da ultimo C. M. SICCA, A. CAPITANIO, Viaggio nel rito: John Talman e la costruzione di un museo sacro cartaceo, Firenze 2008; En Early Eighteenth- Century Connoisseur, a cura di C. M. Sicca,Yale 2009).\">24<\/a><\/sup>, quindi nelle incisioni inserite nei volumi di Gori (1759) e di Giulini (1760)<sup><a href=\"#footnote_24_767\" id=\"identifier_24_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. F. GORI, Thesaurus veterum diptychorum consularium et ecclesiasticorum tum eiusdem auctoris cum aliorum elucubrationibus inlustratus ac in tres tomos divisus, Firenze 1759, III, tav. XXV-XXVI; G. GIULINI, Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della Citt&agrave;, e della Campagna di Milano, ne&rsquo; secoli bassi[&hellip;], Milano 1760 (ed. Milano 1854), II, tav. 368.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attestano l\u2019interesse che nel corso del tempo la celebre situla ha suscitato anche le quattro copie qui segnalate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima, inedita, si trova nel Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova<sup><a href=\"#footnote_25_767\" id=\"identifier_25_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio vivamente Mons. Roberto Brunelli, Direttore del Museo, per la concessione alla pubblicazione. Per l&rsquo;analisi dettagliata del secchiello, rimando alla scheda in P. VENTURELLI, Ori e Avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga, di prossima pubblicazione.\">26<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Secchiello, bronzo, Bruxelles 1670, Mantova, Museo Diocesano Francesco Gonzaga\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<strong><em> <\/em><\/strong>Un esemplare in bronzo, di misure pressoch\u00e9 identiche (19 cm.x12 cm.) a quelle del secchiello di Gotofredo. La data e le iscrizioni che corrono lungo il bordo superiore e quello inferiore, fissano la sua cronologia al \u201c1670\u201d e indicano in Bruxelles il luogo dove venne fuso e cesellato, facendosi inoltre sapere il nome anche di colui che fu con tutta probabilit\u00e0 il donatore, cio\u00e8 \u00abFvlgencvs Moine Prieur\u00bb di Santa Gudula (\u00abde N+d+S.te Gvdule\u00bb), dato che l\u2019iscrizione soppianta quella che nell\u2019originale del Duomo milanese rimandava alla figura di Gotofredo. Altre varianti sono costituite dalle iscrizioni sulle arcatelle (entro cui vediamo scene desunte dal prototipo milanese) che menzionano infatti santi diversi dagli <em>Evangelisti<\/em><sup><a href=\"#footnote_26_767\" id=\"identifier_26_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Santa Gudula, patrona di Bruxelles, &egrave; titolare del Duomo cittadino. Si legge: SVZANNVS ADORATIO HORTENSI; S. LEONVS B.V.S.ABRAHAM; S. VENERAND S. TRAVALIS; S. PETRVS EREMITA; S. ISIDORVS DVNSTANVS.\">27<\/a><\/sup>. Mancano inoltre le mura turrite messe a intercalare le arcatelle della <em>situla di Gotofredo<\/em>, il modellato risulta appiattito e, nell\u2019insieme, l\u2019opera appare decisamente pi\u00f9 corsiva. Altro elemento di differenza \u00e8 costituito dal manico mistilineo e dai suoi agganci al secchiello, formati da musi di mostri stilizzati che si innalzano dal bordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il secondo esemplare, assegnabile a produzione tra XIX e XX secolo, interamente d\u2019avorio\u00a0 (15,5 cm.x 13 cm.), \u00e8 di propriet\u00e0 del Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova<sup><a href=\"#footnote_27_767\" id=\"identifier_27_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. VENTURELLI, in R. BRUNELLI, Il Museo Francesco Gonzaga di Mantova, Mantova 2011, p. 71.\">28<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Secchiello, avorio, XIX-XX sec., Mantova, Museo Diocesano Francesco Gonzaga\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Pur essendo distinto da un intaglio privo delle raffinatezze esecutive dell\u2019esemplare milanese, gli \u00e8 \u00a0decisamente fedele sia nelle scene che nelle iscrizioni, anche se non mancano in queste ultime sviste o interpretazioni fantastiche, come pu\u00f2 esemplificare la scritta dedicatoria intagliata sul bordo superiore (\u00ab+ VATESAMBROSIGOTERExDAT TEISGE VAS VENIENIESACPASARGENDVCESAREL+PIH\u00bb). Pure il manico, agganciato al vaso attraverso un moderno filo metallico, cita il famoso secchiello milanese e come questo \u00e8 formato da una coppia di animali fantastici che azzannano un volto umano, risolvendosi per\u00f2 attraverso tratti maggiormente veristici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completamente in avorio \u00e8 anche l\u2019esemplare passato sul mercato statunitense nel 2006, venduto a un\u2019 asta (Stair Galleries, 12 settembre 2006), per\u00a0 5000 Dollari, quale \u201c<em>early Christian- Style carved Ivory Situla<\/em> (\u201c7 3\/4&#215;5 inc.\u201d)<sup><a href=\"#footnote_28_767\" id=\"identifier_28_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.stairgalleries.com\/auction\/12-09-2006\/lots\/201-300\/279.htm\">29<\/a><\/sup>. Una copia moderna, pi\u00f9 raffinata del secchiello mantovano, approntata con grande attenzione alla resa delle raffigurazioni, ma caratterizzata anch\u2019essa da fantasiose iscrizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In collezione statunitense si trova, infine, pure l\u2019ultima copia che qui si segnala<sup><a href=\"#footnote_29_767\" id=\"identifier_29_767\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio vivamente la proprietaria, alla quale devo la trascrizione delle iscrizioni e le informazioni sull&rsquo;opera.\">30<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Secchiello, bronzo, XIX sec. (?), collezione privata (U.S.A.)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ven05.jpg\">Fig. 5<\/a>). In bronzo, ricavato da uno stampo, era forse un tempo dorato. Risulta fedele alla<em> situla di Gotofredo<\/em> sia dimensionalmente (18 cm.x12 cm.) che nelle scene, incluso l\u2019inserimento tra le arcatelle del dettaglio delle mura turrite; le iscrizioni, inoltre, visibilmente si sforzano di aderire a quelle famoso prototipo. L\u2019opera statunitense \u00e8 dotata di un manico non coevo al vaso, formato da una semplice asta metallica sagomata inserita negli occhielli, nonch\u00e9 da protomi leonine agli agganci. Queste paiono desunte da quelle ottocentesche eseguite dallo Scorzini, distanziandosi dalle originali presentate nell\u2019incisione di G. Bianchi inserita nel citato volume di Giulini (edito nel 1760), quindi forse segnalandoci una data esecutiva successiva al 1835 ca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figg. 1-2, Foto: Franco Blumer<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figg. 3-4, Foto: Lucio Alberto Iasevoli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fig. 5, Foto: Collezionista<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_767\" class=\"footnote\">Rimando alla scheda (con bibliografia precedente): P. VENTURELLI, <em>Situla di Gotofredo<\/em>, in <em>2011 restituzioni Tesori d\u2019arte restaurati<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. Bertelli, Palazzo Pitti, Firenze (22 marzo- 5 giugno)- Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, Vicenza (17 giugno- 11 settembre), Venezia 2001, n. 13, pp. 118-123 (il restauro ad opera di Franco Blumer, effettuato in occasione della mostra, si \u00e8 svolto con la direzione di Emanuela Daffra, SBSAE di Milano).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_767\" class=\"footnote\">IN PRINCIPIO ERAT VERBVM ET; VOX CLAMANTIS IN DESERTIS ; XPI GENERATIO; FVIT IN DIEBUS. Lungo il bordo: VATES AMBROSI GOTOFREDVS DAT TIBI SANCTE\u00a0&#8211; VAS VENIENTE SACRAM SPARGENDVM CESARE LYMPHAM (Dono di Gotofredo a te, santo vate Ambrogio: un vaso per spargere acqua benedetta su Cesare quando verr\u00e0); sulle arcatelle: VIRGO FOVET NATUM GENITRICEM NVTRIT ET IPSE (come la Vergine alimenta il suo nato, cos\u00ec Egli nutre la sua genitrice), CELSA PETENS AQUILE VULTVM GERIT ASTRA IOHANNES (con volto d\u2019aquila, Giovanni rivela le eccelse realt\u00e0 del cielo), CHRISTI DICTA PREMIT MARCVS SVB FRONTE LEONIS (Marcho racchiude sotto l\u2019aspetto leonino le parole di Cristo), ORA GERENS HOMINIS MATHEVS TERRESTRIA NARRAT (con lingua d\u2019uomo Matteo narra cose terrena),ORE BOVIS LVCAS DIVINU(m) DOGMA REMVGIT (in sembiante di vitello, Luca fa risuonare il dogma divino). Le iscrizioni incise rivelano tracce di pigmento rosso.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_767\" class=\"footnote\">M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA &#8211; M.CINOTTI, <em>Tesoro e Museo del Duomo di Milano<\/em>, vol. I, Milano 1978, p. 50, e n. 2, p. 51 (ma si veda anche M. CINOTTI, <em>Tesoro e arti minori<\/em>, in <em>Il Duomo di Milano<\/em>, II, Milano 1973, pp. 235-302).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_767\" class=\"footnote\">Cfr. M. MAGISTRETTI,<em> Due inventari del Duomo di Milano del secolo XV<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, XXXVI, 1909, p. 321, n. 36; nella sagrestia settentrionale o dei canoni \u00e8 descritta da G. GIULINI,<em> Memorie spettanti alla storia, al governo, ed alla descrizione Della Citt\u00e0, e della Campagna di Milano, ne\u2019 secoli bassi. Raccolte , ed Esaminate dal Conte Giorgio Giulini<\/em>, parte II, Milano 1760, II, pp. 367-369 (ed. 1854, I, pp. 619-620).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_767\" class=\"footnote\">Cfr. C. BERTELLI, <em>Sant\u2019Ambrogio da Angilberto II a Gotofredo, <\/em>in <em>Il Millennio ambrosiano<\/em>, vol. II. <em>La citt\u00e0 del vescovo dai Carolingi al Barbarossa<\/em>, a cura di C. Bertelli, Milano 1988, pp. 3-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_767\" class=\"footnote\">C.T. LITTLE,<em> Avori milanesi del X secolo, <\/em>in<em> Il Millennio ambrosiano<\/em>, vol. II, <em>La citt\u00e0 del vescovo\u2026,<\/em> 1988, pp. 82-88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_767\" class=\"footnote\">Ad eccezione di Carlo Bertelli, che esclude allusioni a Ottone II, credendo inoltre che l\u2019appellativo di \u00abCesare\u00bb si riferisca simbolicamente a <em>Cristo<\/em> (C. BERTELLI, <em>Situazione dell\u2019arte italiana<\/em>, in <em>Il secolo del ferro. Mito e realt\u00e0 del X secolo<\/em>, Settimane di studi, Spoleto 1990, Spoleto 1991, pp. 711-712). G. GIULINI (<em>Memorie spettanti alla storia\u2026, <\/em>1760, pp. 367-368) precisa che con il termine \u00ab<em>Vates<\/em> si chiamavano comunemente gli antichi Vescovi, e massimamente in Poesia\u00bb (anche per Giulini il secchiello lustrale si connetterebbe alla figura di Ottone II, mentre la sua realizzazione risalirebbe a un momento prossimo al 978), cfr. P. VENTURELLI, <em>Situla di Gotofredo<\/em>\u2026, 2011, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_767\" class=\"footnote\">E. BESTA,<em> Dall\u2019invasione dei Barbari all\u2019apogeo del governo vescovile<\/em>, in <em>Storia di Milano<\/em>, II, Milano 1954, 1954, p. 481.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_767\" class=\"footnote\">M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA, M.CINOTTI, <em>Tesoro e Museo del Duomo\u2026, <\/em>1978, p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_767\" class=\"footnote\">A. LIPINSKY, <em>Il secchiello d\u2019avorio dell\u2019arcivescovo Gotofredo<\/em>, in \u201cDiocesi di Milano\u201d, maggio, 1963, pp. 316-317.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_767\" class=\"footnote\">J. BECKWITH, <em>The Basilewsky Situla<\/em>, London 1963, pp. 1-2, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_767\" class=\"footnote\">C.T. LITTLE,<em> Avori milanesi del X secolo, <\/em>in<em> Il Millennio ambrosiano<\/em>, vol. II, <em>La citt\u00e0 del vescovo\u2026,<\/em>1988 p. 82 (il riferimento pi\u00f9 prossimo va ad ogni modo rintracciato nelle croci pettorali bizantine del secolo precedente, in cui alla <em>Vergine Odigitria<\/em> fanno corona dei medaglioni disposti lungo i bordi, contenenti i busti degli <em>Evangelisti<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_767\" class=\"footnote\">A. PERONI, <em>La plastica in stucco nel Sant\u2019Ambrogio di Milano. Arte ottoniana e romanica in Lombardia<\/em>, in <em>Kolloquium \u00fcber sp\u00e4tantik und fr\u00fch\u00fcmittelolteriche sculptur<\/em>, III (Vortragstext 1972), Heidelberg 1974, pp. 74 e sgg.; <em>Idem<\/em>, <em>Nota sulla \u2018situla\u2019 di Gotofredo,<\/em> in<em> Miscellanea Augusto Campana<\/em>, Padova 1981, pp. 561-574; C. Nordenfalk, <em>Milano e l\u2019arte ottoniana : problemi di fondo sinora poco osservati<\/em>, in <em>Il Millennio ambrosiano<\/em>, II. <em>La citt\u00e0 del vescovo dai Carolingi al Barbarossa<\/em>\u2026, 1988, pp. 102-123; A. PERONI, <em>Il ruolo della committenza vescovile alle soglie del mille. Il caso di Warmondo<\/em>, in <em>Committenti e produzione artistico- letteraria sull\u2019Alto medioevo occidentale<\/em>, Settimane di studio , XXXIX (Spoleto 1991), Spoleto 1992, pp. 243-271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_767\" class=\"footnote\">A. HASELOFF, <em>Pre- Romanesque Sculpture in Italy<\/em>, New York 1930, pp. 66 e sgg.;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G. DE FRANCOVICH, <em>Arte carolingia ed ottoniana in Lombardia<\/em>, in \u201cR\u00f6misches Jahrbuch f\u00fcr Kunstgeschichte\u201d, VI, 1942-1944, pp. 148 e sgg.; W.D. WIXON, <em>An Ottonian Ivory Book Covery<\/em>, in \u201cBulletin of The Cleveland Museum of Art\u201d, 55, 1969, pp. 275-289.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_767\" class=\"footnote\">C. BERTELLI, et al.,<em> Il ciborio della Basilica di Sant\u2019Ambrogio in Milano<\/em>, Milano 1981, pp. 45 e sgg..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_767\" class=\"footnote\">A. HASELOFF, <em>Pre- Romanesque \u2026, <\/em>1930; C.T. Little,<em> Avori milanesi\u2026, <\/em>1988. Centro senza rivali nell\u2019ambito della rinascita dell\u2019intaglio eburneo, caratterizzante l\u2019arte d\u2019epoca ottoniana, Milano si specializza nell\u2019esecuzione di questo tipo di manufatti, una diretta conseguenza delle relazioni politiche intercorse tra gli imperatori ottoniani e l\u2019arcivescovo di Milano, cfr. C.T. LITTLE, <em>From Milan to Magdeburg Ivories in Ottonian Art<\/em>, in <em>Milano e I Milanesi prima del Mille (VIII-X secolo)<\/em>, Atti del X Congresso Internazionale di studi sull\u2019Alto Medioevo, Milano 26-30 settembre 1983, Spoleto 1986, pp. 441-451; A. PERONI, <em>Il ruolo della committenza vescovile\u2026, <\/em>1992; S. BANDERA, <em>Ariberto, tra vecchio e nuovo millennio<\/em>, in <em>Il Crocifisso di Ariberto. Un mistero millenario intorno al simbolo della cristianit\u00e0<\/em>, a cura di E. Brivio, catalogo della mostra (Milano, 4 novembre 1997- 25 gennaio 1998), Cinisello Balsamo 1997, pp. 62-64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_767\" class=\"footnote\">Cfr. A. GOLDSCHMIDT, <em>Die Elfenbeinskulpturen aus der Zeit der karolingischen und s\u00e4chesischen Kaiser- VII.- XI. Jarhundert<\/em>, II, Berlino 1918 (ed. Berlin 1970), pp. 3, 15 n. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_767\" class=\"footnote\">BECKWITH 1963; cfr. inoltre H. FILLITZ, in <em>Bernward von Hildesheim und das Zeitalter der Ottonen,<\/em> a cura di M. Brandt, A. Eggenbrecht, 2 voll., catalogo della mostra (15 agosto- 15 novembre 1993), Hildesheim- Mainz 1993, n. II-30, pp. 75-76 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_767\" class=\"footnote\">J. BECKWITH, <em>The Basilewsky Situla\u2026, <\/em>1963, p. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_767\" class=\"footnote\">H. FILLITZ, in <em>Bernward von Hildesheim\u2026,<\/em> 1993, II, n. II-29, pp. 74-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_767\" class=\"footnote\">M. CINOTTI, in R. BOSSAGLIA \u2013 M. CINOTTI, <em>Tesoro e Museo del Duomo\u2026,<\/em>1978, n. 2 a-b, pp. 50-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_767\" class=\"footnote\">Cfr. P. VENTURELLI, <em>Situla di Gotofredo<\/em>\u2026, 2001, pp. 121-122.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_767\" class=\"footnote\">L. MALVEZZI, <em>Il tesoro del Duomo di Milano<\/em>, Milano 1840, p. 17; per lo Scorzini, morto nel 1835 settantasettenne, attivo ripetutamente per il Duomo di Milano, cfr. P. VENTURELLI, <em>Argentieri e orefici a Milano e in Lombardia dal tardo Settecento agli anni Trenta<\/em>, in <em>Le arti decorative in Lombardia nell\u2019et\u00e0 moderna 1780-1940, a cura di V. Terraroli, Milano 1999, pp. 288-290.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_767\" class=\"footnote\">Rimando a P. VENTURELLI, John Talman e il Duomo di Milano, <\/em> in \u201cNuovi Annali. Rassegna di Studi e Contributi per il Duomo di Milano\u201d, II, 2011, in corso di pubblicazione (l\u2019architetto John Talman, noto soprattutto come collezionista dagli spiccati interessi antiquari, soggiorn\u00f2 a Milano, visitando anche il Duomo, tra il 13 e il 16 aprile del 1713 e nuovamente il 7 maggio dello stesso anno; su Talman, in generale, si veda da ultimo C. M. SICCA, A. CAPITANIO, <em>Viaggio nel rito: John Talman e la costruzione di un museo sacro cartaceo, <\/em>Firenze 2008;<strong> <\/strong><em>En Early Eighteenth- Century Connoisseur,<\/em><strong> <\/strong>a cura di C. M. Sicca,Yale 2009).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_767\" class=\"footnote\">A. F. GORI,<em> Thesaurus veterum diptychorum consularium et ecclesiasticorum tum eiusdem auctoris cum aliorum elucubrationibus inlustratus ac in tres tomos divisus<\/em>, Firenze 1759, III, tav. XXV-XXVI; G. GIULINI, <em>Memorie<\/em> <em>spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della Citt\u00e0, e della Campagna di Milano, ne\u2019 secoli bassi[\u2026]<\/em>, Milano 1760 (ed. Milano 1854), II, tav. 368.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_767\" class=\"footnote\">Ringrazio vivamente Mons. Roberto Brunelli, Direttore del Museo, per la concessione alla pubblicazione. Per l\u2019analisi dettagliata del secchiello, rimando alla scheda in P. VENTURELLI, <em>Ori e Avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga<\/em>, di prossima pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_767\" class=\"footnote\">Santa Gudula, patrona di Bruxelles, \u00e8 titolare del Duomo cittadino. Si legge: SVZANNVS ADORATIO HORTENSI; S. LEONVS B.V.S.ABRAHAM; S. VENERAND S. TRAVALIS; S. PETRVS EREMITA; S. ISIDORVS DVNSTANVS.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_767\" class=\"footnote\">P. VENTURELLI, in R. BRUNELLI,<em> Il Museo Francesco Gonzaga di Mantova<\/em>, Mantova 2011, p. 71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_767\" class=\"footnote\">http:\/\/www.stairgalleries.com\/auction\/12-09-2006\/lots\/201-300\/279.htm<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_767\" class=\"footnote\">Ringrazio vivamente la proprietaria, alla quale devo la trascrizione delle iscrizioni e le informazioni sull\u2019opera.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_767\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@tin.it La situla eburnea di Gotofredo del Duomo di Milano: segnalazione di quattro copie DOI: 10.7431\/RIV03012011 Tra i suoi tesori il Duomo di Milano conserva <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=767\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":948,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/767"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=767"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/767\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1478,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/767\/revisions\/1478"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/948"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=767"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}