{"id":66,"date":"2010-06-13T11:06:01","date_gmt":"2010-06-13T11:06:01","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=66"},"modified":"2013-06-13T01:13:31","modified_gmt":"2013-06-13T01:13:31","slug":"gina-carla-ascione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=66","title":{"rendered":"Gina Carla Ascione"},"content":{"rendered":"<p>gina.ascione@beniculturali.it<\/p>\n<h3>La stanza dove Sua Maest\u00e0 dorme, chiamata del Belvedere<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV01092010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 novembre 1762, il Principe di San Nicandro, Domenico Cattaneo, aio dell\u2019erede al trono di Napoli Ferdinando IV, comunica a Carlo di Borbone l\u2019intenzione di affidare \u00aball\u2019ottimo arazziere Durante\u00bb che \u00abavea finiti que\u2019 pezzi del Don Quiote\u00bb\u00a0 un arazzo di grandi dimensioni \u00a0\u00abrappresentante l\u2019elemento del fuoco, per accompagnare altri tre\u00bb gi\u00e0 esistenti, raffiguranti gli altri elementi di natura \u00abche ben Vostra Maest\u00e0 si ricorder\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_66\" id=\"identifier_0_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio San Nicandro &ndash; Carlo III : il Periodo della Reggenza (1760-1767), Napoli 2009, pp.427. Il principe Cattaneo si riferisce, inizialmente,&nbsp; alla prima serie del famoso ciclo degli arazzi con Storie di don Chisciotte, realizzato su progetto di Luigi Vanvitelli per l&rsquo;appartamento privato di Carlo e poi di Ferdinando di Borbone nella Reggia di Caserta. Dei venticinque arazzi, che compongono la serie, dodici furono acquistati in Francia dal Principe di Campofiorito e tredici vennero realizzati a Napoli nella Manifattura di Pietro Duranti, cui si deve la realizzazione anche del secondo ciclo di panni, commissionati nel 1767 per decorare i quattro Cabinets dell&rsquo;appartamento della Regina sempre a Caserta. Cfr. A.&nbsp; PORZIO, in Alla corte di Vanvitelli. I Borbone e le arti alla Reggia di Caserta, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa, Reggia di Caserta, 4 aprile- 6 luglio 2009, pp.130-131. Il successivo riferimento &egrave; all&rsquo;arazzo con l&rsquo;Allegoria del Fuoco, conservato nel Palazzo Reale di Napoli, che completa &nbsp;la serie dei &lsquo;Quattro Elementi&rsquo; iniziata nel 1739 dalla Reale Arazzeria di S. Carlo alle Mortelle, sotto la direzione di Domenico Del Rosso, secondo le tecniche della disciolta Arazzeria Granducale di Firenze su telai a basso liccio, con ordito in cotone e trama in lana e seta, da arazzieri fiorentini. Firmato da Pietro Duranti, su cartone di Gerolamo Starace Franchis e datato al 1763, l&rsquo;arazzo con l&rsquo;Allegoria del Fuoco, tessuto su telaio ad alto liccio, reca in basso la scritta: &lsquo;Aer, Aqua et tellus rudis indigestaque moles Esset adhuc milem ni levis ignis agat&rsquo;. Nella ricca cornice si nota, in basso al centro, la salamandra, simbolo oltre che del Fuoco, della Giustizia, mentre in alto compare la  Fenice che rinascendo dalle proprie ceneri simboleggia egualmente il Fuoco, ma anche l&rsquo;Immortalit&agrave;. Cfr. G.C. ASCIONE, Arredi di tre sale dell&rsquo;Appartamento di Palazzo Reale, in L&rsquo;innovazione per un restauro sostenibile. Salone dell&rsquo;Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, Ferrara 25-28 marzo 2009, pp. 160-162.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTerminato questo, incomincer\u00e0 lo stesso artefice una guarnitura di arazzi con oro, assai belli e magnifici, per la stanza ove Sua Maest\u00e0 dorme, chiamata del Belvedere\u00bb. Il San Nicandro confida che i panni \u00abriescano quanto magnifici, altrettanto di fino gusto e nuovo\u00bb e, soprattutto, prima di dare il via al lavoro dichiara che preferisce attendere un\u2019annata durante la quale \u00able sete sbassino di prezzo\u00bb e di voler condividere la responsabilit\u00e0 delle spese con i propri\u00a0 \u00abcompagni della Reggenza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_66\" id=\"identifier_1_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio&hellip;, 2009, p.427. Con&nbsp; Domenico Cattaneo principe di Sannicandro, che ne era il decano, Consiglieri di Stato e di Reggenza furono Giuseppe Pappacoda principe di Centola, Iacopo Milano principe di Ardore, don Domenico di Sangro capitano generale dell&rsquo;esercito, Stefano Reggio e Gravina principe di Iaci, Michele Reggio capitano generale di marina, Pietro Bologna presidente della giunta di Sicilia, Lelio Carafa marchese di Arienzo, Bernardo Tanucci. Cfr. M. G. MAIORINI,&nbsp; La Reggenza borbonica (1759-1767), Napoli 1991, p. 93 ss..\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei delicati anni che precedono la maggiore et\u00e0 del principe ereditario i Consiglieri, Tanucci e Cattaneo, riferiscono a Carlo, dal 1759 chiamato sul trono di Spagna, ogni avvenimento e qualsiasi problema legato all\u2019ambiente di corte. Il fitto carteggio consente, pertanto, la ricostruzione non soltanto dei pi\u00f9 importanti eventi politici, ma anche di particolari legati alla moda, al costume e alla vita a Palazzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Varie descrizioni riguardano gli appartamenti privati gi\u00e0 di Carlo di Borbone, in seguito ampliati per Ferdinando, collocati sul terrazzo del Belvedere, nel lato che affaccia verso il mare, ambienti che furono distrutti a seguito delle trasformazioni ottocentesche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019angolo sud orientale, dove oggi inizia il giardino pensile esistevano, infatti, gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 del Seicento, alcune stanze con vista sul mare, le stesse che Carlo, appena giunto a Napoli, utilizza come proprio appartamento privato e di cui d\u00e0 notizia \u00a0in una lettera ai genitori, datata 12 maggio 1734 :\u00a0 \u00abmon apartemans est tres beau, et a la vue sur la mer\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_66\" id=\"identifier_2_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Carlo di Borbone, Lettere ai sovrani di Spagna, I (1720-1734) , a cura di I. Ascione, Roma 2001, p.382. La camera di Carlo si pu&ograve; facilmente identificare nella&nbsp; Pianta del piano superiore del Palazzo Reale di Napoli conservata nell&rsquo;Archivio di Stato di Napoli, Sezione Piante e Disegni, databile ai primi del Settecento (Ritorno al barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli, II, Napoli 2009, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa, p.298).\">3<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Palazzo Reale di Napoli. Pianta del piano superiore . Disegno a penna acquerellato. Napoli, Archivio di Stato, Sezione Piante e Disegni ( prima met\u00e0 XVIII sec.). Evidenziate in verde le stanze di Carlo di Borbone, decorate da F.Solimena con l\u2019Allegoria dell\u2019Unione Matrimoniale (ambiente pi\u00f9 esterno : alcova) e Allegoria della Quattro parti del Mondo (ambiente interno : gabinetto). In azzurro l\u2019ambiente affrescato da F.De Mura con l\u2019Aurora e Titone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc1.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019arredamento degli appartamenti privati \u00e8 destinata particolare cura, come si evince tra l\u2019altro dalla descrizione di Charles Cochin, a Napoli tra il 1749 e il 1751, che parla della \u00abchambre \u00e0 coucher du roi\u00bb molto bella, allestita con buon gusto per mezzo di \u00abpilastres de glaces\u00bb, ornamenti con cornici dorate e specchi. Nel Palazzo il Cochin ammira tre alcove: la pi\u00f9 grande, decorata con un affresco di Solimena, non incontra il suo gusto, mentre in una delle due piccole il soffitto \u00e8 dipinto da \u00abFrancischello delle Mura\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_66\" id=\"identifier_3_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. MICHEL, Le Voyage d&rsquo;Italie de Charles-Nicolas Cochin (1758). Edit&eacute; en fac-simile avec une introdution et des notes, Roma 1991, p.143. Charles Cochin racconta, infatti, che nel palazzo &laquo;Il y a trois alcoves, dont la grande est d&eacute;cor&eacute;e d&rsquo;un plafond de Solimeni, de ses derniera temps&nbsp;: il est tr&egrave;s-foible, et fort incorrectement dessin&eacute;. Une des petites est orn&eacute;e d&rsquo;un plafond de Francischello delle Mura&nbsp;: il est mieux, quoique fort mani&eacute;r&eacute;&raquo;.&nbsp;&nbsp; Il viaggiatore francese si riferisce al perduto affresco dipinto da De Mura sulla volta della sala attualmente denominata di Maria Cristina, del quale riferisce, tra gli altri il Sigismondo nel 1788, che segnala la presenza dell&rsquo;Allegoria di Aurora e Titone eseguita&nbsp; dal maestro in collaborazione con Gaetano Magri autore delle quadrature. Cfr. P. D&rsquo;ALCONZO, L&rsquo;allestimento dei reali appartamenti della reggia di Napoli nel 1766, in &laquo;Dialoghi di Storia dell&rsquo;arte&raquo;, 8-9, 1990, p. 167 e p. 175, nota 31.\">4<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. F. Cassiano De Silva,  El Regno de Naploles anatomizado de la pluma.Veduta della facciata di mare del Real Palazzo. Disegno a china e acquerello. Napoli, Bibloteca Nazionale (1680 circa).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc2.jpg\">Fig. 2<\/a>) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella relazione allegata alla lettera di San Nicandro del 18 febbraio 1766, gli ambienti destinati alla vita privata vengono descritti con una certa precisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima stanza \u00above Sua Maest\u00e0 si veste, immediata alla nobile alcova\u00bb, \u00e8 detta dell\u2019Aurora, poich\u00e9\u00a0 \u00abnella pittura della volta di Francesco de Mura, il levar dell\u2019aurora vi si rappresenta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_66\" id=\"identifier_4_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio&hellip;, 2009, p. 1086. Un&rsquo;idea della decorazione &egrave; possibile averla dai bozzetti conservati nel Pio Monte di Misericordia di Napoli, parte di un lascito testamentario dello stesso pittore all&rsquo;Istituzione. In due delle quattro tele pi&ugrave; significative il De Mura raffigura la  Gloria di Casa Borbone e in altre due Aurora e Titone . L&rsquo;anziano pittore, che nel palazzo aveva gi&agrave; decorato importanti ambienti, come la seconda anticamera , dipinta nel 1737  in occasione delle nozze del di Carlo di Borbone con Maria Amalia di Sassonia, torna a met&agrave; degli anni sessanta ancora una volta per celebrare, con la sua arte, un felice evento : le nozze del giovanissimo Ferdinando IV con Maria Carolina d&rsquo;Asburgo Lorena. Cfr. V. SAVARESE , in Alla Corte di Vanvitelli&hellip;, 2009, p.146. Il Chiarini, nel suo aggiornamento alla guida del Celano racconta di un &laquo;dipinto a fresco della nostra scuola Napolitana&raquo; raffigurante &laquo;il carro dell&rsquo;Aurora di Francesco de Mura, detto Fracischiello&raquo; in una delle gallerie vicine a quella decorata con Storie di Consalvo di Cordoba, erroneamente ascritte dall&rsquo;autore a Belisario Corenzio, in realt&agrave; opera di Battistello Caracciolo. Giovan Battista Chiarini sottolinea che &laquo;queste antiche memorie vennero tutte rispettate dal defunto Monarca nel compiere e rinnovare la Regia&raquo;. Cfr. C.CELANO &ndash; G.B.CHIARINI, Notizie del bello, dell&rsquo;antico e del curioso della citt&agrave; di Napoli, V, Napoli 1856-60, p.1589.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dello stesso autore sono le sovrapporte dipinte ad olio raffiguranti puttini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue la \u00abstanza ed alcova detta del Belvedere\u00bb, la cui \u00abvolta vera\u00bb, cio\u00e8 realizzata in muratura, non su incannucciata, \u00e8 stata rialzata utilizzando pomici vesuviane ed \u00e8 stata dipinta ad affresco da Francesco De Mura con molte figure, intorno al \u00abTempio della Gloria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_66\" id=\"identifier_5_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel plastico di Palazzo Reale, proveniente dalla Reggia di Caserta , l&rsquo;alcova del Belvedere &egrave; riconoscibile nell&rsquo;ambiente pi&ugrave; alto, coperto dal tetto con doppio spiovente. Dal confronto con l&rsquo;iconografia tardo seicentesca, appaiono chiaramente leggibili le trasformazioni : i quattro balconi &ndash; tre di prospetto e uno ad angolo &ndash; visibili nella Veduta della facciata di mare del Real Palazzo, tavola contenuta nell&rsquo;album manoscritto di F. CASSIANO DE SILVA,&nbsp; El Regno de Naploles anatomizado de la pluma, conservato nella Bibloteca Nazionale di Napoli, databile al 1680 circa,&nbsp; diventano nove nel plastico. Sul prospetto verso il mare si contano otto aperture, di cui una cieca, mentre rimane fisso il balcone nell&rsquo;angolo. Il plastico documenta, quindi, l&rsquo;esistenza solo di alcuni spazi costruiti per Ferdinando negli anni sessanta, quando ancora non &egrave; stata aggiunta l&rsquo;ultima camera, quella matrimoniale, che il sovrano dovr&agrave; dividere con la giovane moglie.\">6<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3 - Plastico di Palazzo Reale. Napoli, Palazzo Reale. L\u2019ambiente coperto dal tetto a doppio spiovente corrisponde all\u2019alcova del Belvedere, di Ferdinando IV, affrescata da De Mura con il Tempio della Gloria e decorata con gli arazzi del ciclo delle Virt\u00f9 Coniugali.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc3.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa stanza, \u00a0\u00abcome l\u2019alcova dipinta dal Solimena\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_66\" id=\"identifier_6_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;artista, quasi ottantenne, nell&rsquo;agosto del 1737 aveva infatti ricevuto da Joaquin de Montealegre l&rsquo;incarico di affrescare la volta dell&rsquo;alcova e del gabinetto annesso, in occasione delle nozze con Maria Amalia di Sassonia. Nell&rsquo;alcova Solimena &laquo;effigi&ograve; Imeneo, Ercole, la Fede e l&rsquo;Unione matrimoniale, con l&rsquo;Abbondanza con accompagnamento di Puttini, per alludere alle felicissime nozze de&rsquo;nostri Clementissimi Regnanti&raquo;. Cfr. B. DE DOMINICI, Vite de&rsquo; pittori, scultori ed architetti napoletani, III, Napoli 1742-45, p.609. Dell&rsquo;affresco non resta che il bozzetto, conservato nel Palazzo Reale del Pardo presso Madrid, caratterizzato da uno straordinario impeto barocco. Cfr. W. ROMANO, in Alla Corte&hellip;, 2009, p.197. Nei pressi dell&rsquo;alcova di Carlo, secondo le fonti, Francesco Solimena affresc&ograve; anche la volta del gabinetto, con l&rsquo;Allegoria delle Quattro parti del Mondo. Di questo dipinto resta soltanto il bozzetto conservato a Bloomington, University Art Museum. Cfr. N. SPINOSA, Pittura napoletana del Settecento : dal Barocco al Rococ&ograve;, Napoli 1986, p.118, n.59,118, 119, nel quale sono rappresentati, con enfasi &ldquo;neobarocca&rdquo; e &ldquo;neopretiana&rdquo; tipiche della tarda maturit&agrave; del maestro, i quattro continenti allora noti, con le relative personificazioni simboliche e, in alto il carro di Apollo. Cfr. F. PETRELLI, in Ritorno&hellip;, 2009, pp.286-287.\">7<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">viene \u00abparata\u00bb \u00a0dai nuovi arazzi che, alla data\u00a0 della nota del San Nicandro a Carlo di Borbone, sono in via di ultimazione, al punto che \u00e8 possibile realizzare una riproduzione grafica di \u00abuna intera muraglia di uno de\u2019 lati della stanza detta del Belvedere (o sia dell\u2019alcova) in cui sia esattissimamente copiato uno de\u2019 gran pezzi de\u2019 nuovi arazzi tessuti con oro che l\u2019arazziere Durante ha fatti con esattissima e somma attenzione, copiando a meraviglia gli gran quadri fatti dipingere da diversi migliori pittori che abbiamo presentemente in Italia, cio\u00e8 in Roma dal Battoni e Pozzi; in Napoli da Francesco di Mura, Corrado e Bonito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_66\" id=\"identifier_7_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio&hellip;, 2009, p.1081. Il programma iconografico per la decorazione degli ambienti privati di Ferdinando IV era gi&agrave; stato progettato negli anni precedenti, se, in una lettera al fratello Urbano, datata 4 luglio 1761, Luigi Vanvitelli ne rivendica la paternit&agrave;: &laquo;Feci l&rsquo;Idea per le Virt&ugrave; e Simboli da ponersi in Arazzi nella camera del re quando si sposer&agrave;. Le &ograve; riposte cos&igrave;: vicino l&rsquo;alcova la Felicit&agrave;, la Fecondit&agrave;. Prima facciata: la Giustizia e la Pace; agruppate nella seconda facciata della camera, incontro all&rsquo;alcova, tra le 3 finestre: la Piacevolezza e la Benignit&agrave;; la Religione e la Virt&ugrave; eroica, terza facciata; la  Magnificenza e la Liberalit&agrave;, quarta facciata. Nelli cantoni poi, dei putti che scherzino co&rsquo; simboli allusivi alle Virt&ugrave; pi&ugrave; vicine al sito. L&rsquo;&ograve; rimesso nelle mani del Principe di San Nicandro, perch&egrave; egli me l&rsquo;ha comandato&raquo;. Cfr. F. STRAZZULLO, Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta, vol. II, Galatina 1976-77, p.716.\">8<\/a><\/sup>. L&#8217;iniziale progetto viene portato a compimento, negli anni successivi, sotto la guida di Ferdinando Fuga, con qualche modifica nei temi indicati da Vanvitelli<sup><a href=\"#footnote_8_66\" id=\"identifier_8_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. SPINOSA, Gli arazzi del Belvedere a Palazzo Reale, in &ldquo;Antologia di Belle Arti&rdquo;, n&deg; 5, 1978, pp.12 -23.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I modelli, come attesta il San Nicandro, vengono affidati ai maggiori artisti attivi a corte: Pompeo Batoni per l&#8217;<em>Allegoria della Religione<\/em>; Giuseppe Bonito per le <em>Allegorie dell\u2019Innocenza<\/em> e della <em>Munificenza con la Liberalit\u00e0<\/em> e Stefano Pozzi per l&#8217;<em>Allegoria della Giustizia e della Pace.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai soggetti citati dal Vanvitelli vengono successivamente aggiunti l&#8217;<em>Allegoria della Fortezza e<\/em> <em>della Vigilanza<\/em> su modello di Corrado Giaquinto e\u00a0 l&#8217;<em>Allegoria della Pudicizia<\/em> di Francesco De Mura<sup><a href=\"#footnote_9_66\" id=\"identifier_9_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Di quest&rsquo;ultimo modello esiste una replica autografa con varianti, presso il Museo di Capodimonte, con relativo bozzetto esposto presso il Museo Duca di Martina. Il bozzetto per la tela di Giaquinto comparve in anni passati sul mercato antiquario. Cfr. G. C. ASCIONE, in Alla Corte di Vanvitelli&hellip;, 2009, pp.132-134.\">10<\/a><\/sup>. Tutti i dipinti sono conservati nel Palazzo Reale di Caserta, mentre i due arazzi superstiti, raffiguranti l&#8217;<em>Innocenza<\/em> e la <em>Pudicizia<\/em> sono nel Palazzo Reale di Napoli, collocati in ambienti diversi rispetto all&#8217;originaria ubicazione nelle stanze poste sul terrazzo del Belvedere, demolite nel corso dei rifacimenti ottocenteschi (<a title=\"Fig. 4. La Reggia di Napoli. Primo Piano. Disegno a penna e acquerello  (fine sec. XIX). Napoli, Archivio Disegni della Soprintendenza BAPPSAE. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc4.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I modelli pittorici sono trasformati in arazzi dal romano Pietro Duranti\u00a0 che dal 1757, su invito del Vanvitelli, ricopre la carica di direttore della Manifattura di Arazzi voluta da Carlo di Borbone nell&#8217;edificio annesso alla Chiesa di San Carlo alle Mortelle. La tessitura ha inizio nel 1763 e viene completata entro il 1767, su telaio \u201cad alto liccio\u201d, secondo la tecnica importata a Napoli nel 1753 dal milanese Michelangelo Cavanna<sup><a href=\"#footnote_10_66\" id=\"identifier_10_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. GIUSTI, La  Reale Fabbrica degli Arazzi, in I Borbone di Napoli, a cura di N. Spinosa, Napoli 2009, pp.407-409.\">11<\/a><\/sup>. La tecnica di tessitura del Cavanna e del Duranti viene realizzata utilizzando telai verticali, al posto dei precedenti a \u201cbasso liccio\u201d, gi\u00e0 in uso con Domenico Del Rosso<sup><a href=\"#footnote_11_66\" id=\"identifier_11_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con la nuova lavorazione, l&rsquo;arazziere lavora su di un telaio verticale, costituito da due montanti su cui vengono inseriti in alto e in basso due &ldquo;curli&rdquo;, ossia rulli mobili, attorno ai quali si arrotolano le estremit&agrave; dei fili della catena, detta anche ordito. Questi fili, costituiti da materiali resistenti (lana, lino, canapa , cotone senza nessuna tintura), sono disposti a distanza uguale, in numero variabile da quattro a dodici per centimetro. I fili della trama sono, invece, di materiali pi&ugrave; pregiati quali la lana fine, la seta, l&rsquo;oro,l&rsquo;argento, e si presentano di vari colori. Segue la separazione dei fili pari e dispari per mezzo di un&rsquo;asta che li dispone su due piani distinti, detti piano di croce e piano di liccio. A questo punto vengono allacciati i &ldquo;licci&rdquo;, cordicelle anelliformi,&nbsp; ai vari gruppi di fili, per consentire all&rsquo;arazziere di manovrare facilmente il telaio: &egrave; cos&igrave; pronta la base su cui andare a riprodurre il cartone realizzato dal pittore. Nel telaio ad &ldquo;alto liccio&rdquo; l&rsquo;arazziere, lavorando dietro al telaio osserva il modello riflesso in uno specchio, collocato alle sue spalle, mentre nel telaio a &ldquo;basso liccio&rdquo; l&rsquo;arazziere osserva il modello posto al di sotto del telaio orizzontale e, per averne una visione completa, &egrave; costretto a scostare i fili della catena durante l&rsquo;esecuzione. Nel telaio orizzontale l&rsquo;arazziere tira i licci per mezzo di un pedale, disponendo, quindi, di entrambe le mani per la lavorazione, mentre nel telaio verticale i licci vengono spostati a mano.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>Allegoria della Pudicizia<\/em>, datata 1766, riprende un tema gi\u00e0 affrontato da Francesco Solimena nella perduta decorazione ad affresco della volta della Camera da letto di Carlo di Borbone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;esuberanza compositiva del maestro, De Mura sostituisce, nel suo dipinto, un&#8217;eleganza formale ed una compostezza che si riflettono anche nella composizione dell&#8217;arazzo, tutta proiettata verso un raffinato gusto tra arcadia e rococ\u00f2 (<a title=\"Fig. 5. Pietro Duranti, Allegoria della Pudicizia. Arazzo. Napoli, Palazzo Reale. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc5.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema trattato, l&#8217;unico del ciclo derivato dalla mitologia greca, \u00e8 certamente il pi\u00f9 allusivo all&#8217;imminente matrimonio reale : Imene, dio delle nozze, il cui nome significa \u201cfiore della verginit\u00e0 delle fanciulle\u201d, \u00e8 raffigurato come un bellissimo adolescente che con la destra regge la fiaccola nuziale e con la sinistra scopre il capo della figura femminile seduta accanto a lui. La donna reca il giglio, emblema della purezza, e calpesta con grazia una tartaruga, simbolo di castit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arazzo con l&#8217;<em>Allegoria della Pudicizia<\/em>, nonostante l&#8217;ossidazione del filato metallico, che doveva conferire particolare brillantezza alla composizione, conserva in parte la cromia originaria, data dall&#8217;incrocio di fili di lana, seta e lega d&#8217;oro e d&#8217;argento dell&#8217;ordito con il cotone della trama. Il quadro principale \u00e8 completato da grappoli di puttini festanti e da due bande laterali dove compaiono amorini con ghirlande di fiori molto simili a quelli presenti nell&#8217;altro arazzo superstite realizzato su modello di Giuseppe Bonito. Di quest\u2019ultimo artista si conservano nel Museo di San Martino sei dipinti che fornirono lo spunto per il completamento dell&#8217;intera serie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Bonito si deve, inoltre, il modello dell\u2019<em>Allegoria della Fecondit\u00e0 e\u00a0 dell\u2019Innocenza<\/em>, che il Duranti trasforma in arazzo, firmando e datando l\u2019opera al 1766 (<a title=\"Fig. 6. Pietro Duranti, Allegoria della Fecondit\u00e0 e dell\u2019Innocenza. Arazzo. Napoli, Palazzo Reale (firmato e datato 1766).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc6.jpg\">Fig. 6<\/a>). Le fonti tramandano la particolare attenzione del pittore nel controllare che l\u2019esecuzione dei panni seguisse testualmente il modello. La continua ingerenza dell\u2019artista nel lavoro di tessitura fu giudicata inopportuna dal direttore della Real Fabbrica che, il 20 agosto 1768, protest\u00f2 per iscritto e chiese che l\u2019opera eseguita nel laboratorio da lui diretto fosse giudicata solo a lavoro ultimato<sup><a href=\"#footnote_12_66\" id=\"identifier_12_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N.SPINOSA, L&rsquo;Arazzeria Napoletana, Napoli 1971, p.62 ; N. D&rsquo;ARBITRIO, La Real Fabbrica degli arazzi di Napoli, i modelli pittorici, i cartoni, in I Trionfi di Bacco, catalogo della mostra, Caserta 2003, p.63.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a Giuseppe Bonito il San Nicandro ritiene che verr\u00e0 affidata la decorazione della\u00a0 \u00abstanza nuova dopo quella del Belvedere [\u2026] ove probabilmente dormiranno ordinariamente il Re e la Regina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_66\" id=\"identifier_13_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La camera, che non compare nel Plastico del Palazzo, &egrave; invece chiaramente riportata in una planimetria gi&agrave; nell&rsquo;Archivio Disegni della Soprintendenza per i Beni Architettonici, databile alla fine del Settecento, prima delle trasformazioni operate da Gaetano Genovese dopo l&rsquo;incendio del 1837. Nella pianta si distingue anche la rampa di scale che dal primo livello conduce al secondo, nei gabinetti affrescati da Starace.\">14<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Pianta del piano nobile di Palazzo Reale. Disegno a penna (fine sec.XVIII). Evidenziate in azzurro la stanza dell\u2019Aurora, dipinta da De Mura, in verde le stanze di Carlo, in arancio quelle costruite successivamente per Ferdinando (alcova del Belvedere decorata da De Mura e i quattro gabinetti, due per piano, affrescati da Bonito e Starace), in rosa l\u2019ultimo ambiente con affresco di Bonito, del quale non si conosce il soggetto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc7.jpg\">Fig. 7<\/a>). Questa stanza, evidentemente, nel 1766 non \u00e8 ancora stata decorata, mentre sono gi\u00e0 stati eseguiti gli affreschi nei due gabinetti contigui, \u00able di cui volte ha dipinto assai bene Bonito\u00bb \u00a0e gli altri due gabinetti\u00a0 \u00absopra di questi, dipinti alle volte da quel giovane Starace che Sua Maest\u00e0 lo mantenne in Roma a studiare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_66\" id=\"identifier_14_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio&hellip;, 2009, p. 1088. L&rsquo;artista citato dal Cattaneo &egrave; Girolamo Starace Franchis (Napoli 1730 circa &ndash; 1794), pittore di formazione classicista e accademica, preferito dal Vanvitelli, nella decorazione della Reggia di Caserta, rispetto ai contemporanei di formazione ancora tardo barocca e solimenesca.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora due arazzi, per evidenti affinit\u00e0 stilistiche, sono stati riferiti al gruppo con <em>Allegorie delle Virt\u00f9 Coniugali<\/em> : furono eseguiti nell&#8217;opificio diretto da Pietro Duranti al termine del restante ciclo decorativo, partendo dai modelli di Giuseppe Bonito, attualmente conservati nel Palazzo Reale di Caserta, con tecnica identica agli altri due panni superstiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere presentano, nella parte alta, puttini con rami di fiori dai colori sgargianti, i cui modelli sono oggi nel Museo di San Martino, e in basso, rispettivamente, l&#8217;<em>Allegoria della Notte<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Pietro Duranti, Allegoria della Notte. Arazzo. Napoli, Palazzo Reale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc8.jpg\">Fig. 8<\/a>), raffigurata come una giovane donna che avvicina il dito alle labbra per invitare al silenzio mentre culla un bambino addormentato, e l&#8217;<em>Allegoria dell&#8217;Aurora<\/em>, vista come una fanciulla che regge la fiaccola, simbolo della luce del nuovo giorno, e dispensa fiori (<a title=\"Fig. 9. Pietro Duranti, Allegoria dell\u2019Aurora. Arazzo. Napoli, Palazzo Reale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc9.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei modelli pittorici il Bonito inserisce particolari che scompaiono nella traduzione in arazzo: le due figure presentano grandi ali e sul fondo della <em>Notte<\/em> \u00e8 raffigurata la Luna (<a title=\"Fig. 10. Giuseppe Bonito, Allegoria della Notte. Olio su tela, modello per arazzo. Caserta, Palazzo Reale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc11.jpg\">Fig. 10<\/a>). La Notte era considerata nella mitologia greca madre primordiale generatrice di tutti i principi cosmici; secondo gli Inni Orfici si congiunse al vento e depose un uovo argenteo, la Luna, dal quale nacque Eros-Fanete, il desiderio che muove l&#8217;universo. Nell&#8217;arte antica, tuttavia, la Notte \u00e8 raffigurata come una donna avvolta in un velo nero e cinta da papaveri, fiore dalle qualit\u00e0 soporifere, mentre nel dipinto di Bonito e nell&#8217;arazzo che ne deriva l&#8217;immagine \u00e8 riportata ad una dimensione familiare e ai riferimenti al regno dell&#8217;occulto l&#8217;artista preferisce una dolce rappresentazione della maternit\u00e0 pi\u00f9 vicina al suo gusto e pi\u00f9 adatta alla collocazione delle opere. Allo stesso modo l&#8217;<em>Allegoria dell&#8217;Aurora<\/em> si riallaccia idealmente alla <em>Flora<\/em> rinvenuta negli scavi di Villa Arianna a <em>Stabiae<\/em> nel 1759, ma mantiene in pieno il carattere <em>rocaille <\/em>che caratterizza l&#8217;intero ciclo decorativo dell\u2019alcova del Belvedere (<a title=\"Fig. 11. Giuseppe Bonito, Allegoria dell\u2019Aurora. Olio su tela, modello per arazzo. Caserta, Palazzo Reale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc10.jpg\">Fig. 11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gli altri due arazzi superstiti, anche la <em>Notte<\/em><em> <\/em>e<em> l&#8217;Aurora<\/em> presentano, infatti, ordito in cotone e trama in lana, seta e lega d&#8217;argento e d&#8217;oro : l\u2019effetto particolarmente luminoso del fondo deriva, quindi, dall\u2019uso del filo di seta di bossolo di colore giallo, su cui \u00e8 avvolta una lamina d\u2019argento. L\u2019originaria brillantezza \u00e8 oggi parzialmente perduta per l\u2019irreversibile ossidazione del filo metallico<sup><a href=\"#footnote_15_66\" id=\"identifier_15_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. D&rsquo;ARBITRIO ZIVIELLO, in L&rsquo;arte della tessitura in Campania, Atti del Convegno, Napoli 1990, p. 36.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla stessa serie di arazzi appartengono due sovrafinestre conservate nel Museo Duca di Martina (invv.360 e 361\/1907), testimonianze residue di un ciclo documentato di almeno ventidue elementi, realizzati tutti su disegni di Giuseppe Bracci, autore anche dei modelli per la prima serie di quinte e sovrapporte delle <em>Storie di Don Chisciotte<\/em>. Le due sovrafinestre presentano al centro la testa di un&#8217;erma circondata da girali e festoni e una cornice con motivo di foglie simile a quella che inquadra le scene principali degli arazzi di Palazzo Reale (<a title=\"Fig. 12. Pietro Duranti (su modello di GIUSEPPE BRACCI), Sovrafinestra. Arazzo. Napoli, Museo Duca di Martina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/asc12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la notte la stanza del Belvedere veniva preparata per ricevere il giovane principe e, con la chiusura degli scuri e delle porte, appariva tutta rivestita di arazzi e specchi \u00abche sono situati su gli scuri de\u2019 balconi e porte, senzacch\u00e9 si conosca vuoto della grossezza delle muraglie \u00bb . Accendendo i lampadari, le cornucopie in rame dorato e i candelieri sulle tavole, l\u2019ambiente \u00abfa un bel colpo d\u2019occhio, altro non vedendosi che arazzi e specchi, senza distinzione ove le porte sono ed i palconi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_66\" id=\"identifier_16_66\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. KNIGHT, Carteggio&hellip;, 2009, pp.1086-1087.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio San Nicandro &#8211; Carlo III : il Periodo della Reggenza (1760-1767),<\/em> Napoli 2009, pp.427. Il principe Cattaneo si riferisce, inizialmente,\u00a0 alla prima serie del famoso ciclo degli arazzi con <em>Storie di don Chisciotte<\/em>, realizzato su progetto di Luigi Vanvitelli per l\u2019appartamento privato di Carlo e poi di Ferdinando di Borbone nella Reggia di Caserta. Dei venticinque arazzi, che compongono la serie, dodici furono acquistati in Francia dal Principe di Campofiorito e tredici vennero realizzati a Napoli nella Manifattura di Pietro Duranti, cui si deve la realizzazione anche del secondo ciclo di panni, commissionati nel 1767 per decorare i quattro <em>Cabinets<\/em> dell\u2019appartamento della Regina sempre a Caserta. Cfr. A.\u00a0 PORZIO, in <em>Alla corte di Vanvitelli. I Borbone e le arti alla Reggia di Caserta<\/em>, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa, Reggia di Caserta, 4 aprile- 6 luglio 2009, pp.130-131. Il successivo riferimento \u00e8 all\u2019arazzo con l\u2019<em>Allegoria del Fuoco<\/em>, conservato nel Palazzo Reale di Napoli, che completa \u00a0la serie dei <em>&#8216;Quattro Elementi&#8217;<\/em> iniziata nel 1739 dalla Reale Arazzeria di S. Carlo alle Mortelle, sotto la direzione di Domenico Del Rosso, secondo le tecniche della disciolta Arazzeria Granducale di Firenze su telai a basso liccio, con ordito in cotone e trama in lana e seta, da arazzieri fiorentini. Firmato da Pietro Duranti, su cartone di Gerolamo Starace Franchis e datato al 1763, l\u2019arazzo con l\u2019<em>Allegoria del Fuoco<\/em>, tessuto su telaio ad alto liccio, reca in basso la scritta: <em>&#8216;Aer, Aqua et tellus rudis indigestaque moles Esset adhuc milem ni levis ignis agat&#8217;<\/em>. Nella ricca cornice si nota, in basso al centro, la salamandra, simbolo oltre che del Fuoco, della Giustizia, mentre in alto compare la  Fenice che rinascendo dalle proprie ceneri simboleggia egualmente il Fuoco, ma anche l\u2019Immortalit\u00e0. Cfr. G.C. ASCIONE, <em>Arredi di tre sale dell\u2019Appartamento di Palazzo Reale<\/em>, in <em>L\u2019innovazione per un restauro sostenibile. Salone dell\u2019Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali<\/em>, Ferrara 25-28 marzo 2009, pp. 160-162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio<\/em>&#8230;, 2009, p.427. Con\u00a0 Domenico Cattaneo principe di Sannicandro, che ne era il decano, Consiglieri di Stato e di Reggenza furono Giuseppe Pappacoda principe di Centola, Iacopo Milano principe di Ardore, don Domenico di Sangro capitano generale dell\u2019esercito, Stefano Reggio e Gravina principe di Iaci, Michele Reggio capitano generale di marina, Pietro Bologna presidente della giunta di Sicilia, Lelio Carafa marchese di Arienzo, Bernardo Tanucci. Cfr. M. G. MAIORINI,\u00a0 <em>La Reggenza<\/em><em> borbonica (1759-1767), <\/em>Napoli 1991, p. 93 ss..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_66\" class=\"footnote\"><em>Carlo di Borbone<\/em>, <em>Lettere ai sovrani di Spagna, <\/em>I (1720-1734) , a cura di I. Ascione, Roma 2001, p.382. La camera di Carlo si pu\u00f2 facilmente identificare nella\u00a0 <em>Pianta del piano superiore del Palazzo Reale di Napoli<\/em> conservata nell\u2019Archivio di Stato di Napoli, Sezione Piante e Disegni, databile ai primi del Settecento (<em>Ritorno al barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli<\/em>, II, Napoli 2009, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa, p.298).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_66\" class=\"footnote\">C. MICHEL, <em>Le Voyage d\u2019Italie de Charles-Nicolas Cochin<\/em> <em>(1758). Edit\u00e9 en fac-simile avec une introdution et des notes<\/em>, Roma 1991, p.143. Charles Cochin racconta, infatti, che nel palazzo \u00abIl y a trois alcoves, dont la grande est d\u00e9cor\u00e9e d\u2019un plafond de Solimeni, de ses derniera temps\u00a0: il est tr\u00e8s-foible, et fort incorrectement dessin\u00e9. Une des petites est orn\u00e9e d\u2019un plafond de Francischello delle Mura\u00a0: il est mieux, quoique fort mani\u00e9r\u00e9\u00bb.\u00a0\u00a0 Il viaggiatore francese si riferisce al perduto affresco dipinto da De Mura sulla volta della sala attualmente denominata di Maria Cristina, del quale riferisce, tra gli altri il Sigismondo nel 1788, che segnala la presenza dell\u2019Allegoria di Aurora e Titone eseguita\u00a0 dal maestro in collaborazione con Gaetano Magri autore delle quadrature. Cfr. P. D\u2019ALCONZO<em>, L\u2019allestimento dei reali appartamenti della reggia di Napoli nel 1766<\/em>, in<em> <\/em>\u00abDialoghi di Storia dell\u2019arte\u00bb, 8-9, 1990, p. 167 e p. 175, nota 31.<em> <\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio<\/em>\u2026, 2009, p. 1086. Un\u2019idea della decorazione \u00e8 possibile averla dai bozzetti conservati nel Pio Monte di Misericordia di Napoli, parte di un lascito testamentario dello stesso pittore all\u2019Istituzione. In due delle quattro tele pi\u00f9 significative il De Mura raffigura la  <em>Gloria<\/em><em> di Casa Borbone<\/em> e in altre due <em>Aurora e Titone<strong> <\/strong><\/em><strong>. <\/strong>L\u2019anziano pittore, che nel palazzo aveva gi\u00e0 decorato importanti ambienti, come la seconda anticamera , dipinta nel 1737  in occasione delle nozze del di Carlo di Borbone con Maria Amalia di Sassonia, torna a met\u00e0 degli anni sessanta ancora una volta per celebrare, con la sua arte, un felice evento : le nozze del giovanissimo Ferdinando IV con Maria Carolina d\u2019Asburgo Lorena. Cfr. V. SAVARESE , in <em>Alla Corte di Vanvitelli<\/em>\u2026, 2009, p.146. Il Chiarini, nel suo aggiornamento alla guida del Celano racconta di un \u00abdipinto a fresco della nostra scuola Napolitana\u00bb raffigurante \u00abil carro dell\u2019Aurora di Francesco de Mura, detto Fracischiello\u00bb in una delle gallerie vicine a quella decorata con Storie di Consalvo di Cordoba, erroneamente ascritte dall\u2019autore a Belisario Corenzio, in realt\u00e0 opera di Battistello Caracciolo. Giovan Battista Chiarini sottolinea che \u00abqueste antiche memorie vennero tutte rispettate dal defunto Monarca nel compiere e rinnovare la Regia\u00bb. Cfr. C.CELANO &#8211; G.B.CHIARINI, <em>Notizie del bello, dell\u2019antico e del curioso della citt\u00e0 di Napoli<\/em>, V, Napoli 1856-60, p.1589.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_66\" class=\"footnote\">Nel plastico di Palazzo Reale, proveniente dalla Reggia di Caserta , l\u2019alcova del Belvedere \u00e8 riconoscibile nell\u2019ambiente pi\u00f9 alto, coperto dal tetto con doppio spiovente. Dal confronto con l\u2019iconografia tardo seicentesca, appaiono chiaramente leggibili le trasformazioni : i quattro balconi \u2013 tre di prospetto e uno ad angolo &#8211; visibili nella <em>Veduta della facciata di mare del Real<\/em> <em>Palazzo<\/em>, tavola contenuta nell\u2019album manoscritto di F. CASSIANO DE SILVA,\u00a0 <em>El Regno de Naploles anatomizado de la pluma,<\/em> conservato nella Bibloteca Nazionale di Napoli, databile al 1680 circa,\u00a0 diventano nove nel plastico. Sul prospetto verso il mare si contano otto aperture, di cui una cieca, mentre rimane fisso il balcone nell\u2019angolo. Il plastico documenta, quindi, l\u2019esistenza solo di alcuni spazi costruiti per Ferdinando negli anni sessanta, quando ancora non \u00e8 stata aggiunta l\u2019ultima camera, quella matrimoniale, che il sovrano dovr\u00e0 dividere con la giovane moglie.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_66\" class=\"footnote\">L\u2019artista, quasi ottantenne, nell\u2019agosto del 1737 aveva infatti ricevuto da Joaquin de Montealegre l\u2019incarico di affrescare la volta dell\u2019alcova e del gabinetto annesso, in occasione delle nozze con Maria Amalia di Sassonia. Nell\u2019alcova Solimena \u00abeffigi\u00f2 Imeneo, Ercole, la Fede e l\u2019Unione matrimoniale, con l\u2019Abbondanza con accompagnamento di Puttini, per alludere alle felicissime nozze de\u2019nostri Clementissimi Regnanti\u00bb. Cfr. B. DE DOMINICI, <em>Vite de\u2019 pittori, scultori ed architetti napoletani<\/em>, III, Napoli 1742-45, p.609. Dell\u2019affresco non resta che il bozzetto, conservato nel Palazzo Reale del Pardo presso Madrid, caratterizzato da uno straordinario impeto barocco. Cfr. W. ROMANO, in <em>Alla Corte<\/em>\u2026, 2009, p.197. Nei pressi dell\u2019alcova di Carlo, secondo le fonti, Francesco Solimena affresc\u00f2 anche la volta del gabinetto, con l\u2019<em>Allegoria delle Quattro parti del Mondo<\/em>. Di questo dipinto resta soltanto il bozzetto conservato a Bloomington, University Art Museum. Cfr. N. SPINOSA, <em>Pittura napoletana del Settecento : dal Barocco al Rococ\u00f2<\/em>, Napoli 1986, p.118, n.59,118, 119, nel quale sono rappresentati, con enfasi \u201cneobarocca\u201d e \u201cneopretiana\u201d tipiche della tarda maturit\u00e0 del maestro, i quattro continenti allora noti, con le relative personificazioni simboliche e, in alto il carro di Apollo. Cfr. F. PETRELLI, in <em>Ritorno<\/em>\u2026, 2009, pp.286-287.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio<\/em>\u2026, 2009, p.1081. Il programma iconografico per la decorazione degli ambienti privati di Ferdinando IV era gi\u00e0 stato progettato negli anni precedenti, se, in una lettera al fratello Urbano, datata 4 luglio 1761, Luigi Vanvitelli ne rivendica la paternit\u00e0: \u00abFeci l&#8217;Idea per le Virt\u00f9 e Simboli da ponersi in Arazzi nella camera del re quando si sposer\u00e0. Le \u00f2 riposte cos\u00ec: vicino l&#8217;alcova la Felicit\u00e0, la Fecondit\u00e0. Prima facciata: la Giustizia e la Pace; agruppate nella seconda facciata della camera, incontro all&#8217;alcova, tra le 3 finestre: la Piacevolezza e la Benignit\u00e0; la Religione e la Virt\u00f9 eroica, terza facciata; la  Magnificenza e la Liberalit\u00e0, quarta facciata. Nelli cantoni poi, dei putti che scherzino co&#8217; simboli allusivi alle Virt\u00f9 pi\u00f9 vicine al sito. L&#8217;\u00f2 rimesso nelle mani del Principe di San Nicandro, perch\u00e8 egli me l&#8217;ha comandato\u00bb. Cfr. F. STRAZZULLO, <em>Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta<\/em>, vol. II, Galatina 1976-77, p.716.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_66\" class=\"footnote\">N. SPINOSA, <em>Gli arazzi del Belvedere a Palazzo Reale<\/em>, in \u201cAntologia di Belle Arti\u201d, n\u00b0 5, 1978, pp.12 -23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_66\" class=\"footnote\">Di quest\u2019ultimo modello esiste una replica autografa con varianti, presso il Museo di Capodimonte, con relativo bozzetto esposto presso il Museo Duca di Martina. Il bozzetto per la tela di Giaquinto comparve in anni passati sul mercato antiquario. Cfr. G. C. ASCIONE, in <em>Alla Corte di Vanvitelli<\/em>\u2026, 2009, pp.132-134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_66\" class=\"footnote\">P. GIUSTI, <em>La  Reale Fabbrica<\/em><em> degli Arazzi,<\/em> in <em>I Borbone di Napoli<\/em>, a cura di N. Spinosa, Napoli 2009, pp.407-409.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_66\" class=\"footnote\">Con la nuova lavorazione, l\u2019arazziere lavora su di un telaio verticale, costituito da due montanti su cui vengono inseriti in alto e in basso due \u201ccurli\u201d, ossia rulli mobili, attorno ai quali si arrotolano le estremit\u00e0 dei fili della catena, detta anche ordito. Questi fili, costituiti da materiali resistenti (lana, lino, canapa , cotone senza nessuna tintura), sono disposti a distanza uguale, in numero variabile da quattro a dodici per centimetro. I fili della trama sono, invece, di materiali pi\u00f9 pregiati quali la lana fine, la seta, l\u2019oro,l\u2019argento, e si presentano di vari colori. Segue la separazione dei fili pari e dispari per mezzo di un\u2019asta che li dispone su due piani distinti, detti piano di croce e piano di liccio. A questo punto vengono allacciati i \u201clicci\u201d, cordicelle anelliformi,\u00a0 ai vari gruppi di fili, per consentire all\u2019arazziere di manovrare facilmente il telaio: \u00e8 cos\u00ec pronta la base su cui andare a riprodurre il cartone realizzato dal pittore. Nel telaio ad \u201calto liccio\u201d l\u2019arazziere, lavorando dietro al telaio osserva il modello riflesso in uno specchio, collocato alle sue spalle, mentre nel telaio a \u201cbasso liccio\u201d l\u2019arazziere osserva il modello posto al di sotto del telaio orizzontale e, per averne una visione completa, \u00e8 costretto a scostare i fili della catena durante l\u2019esecuzione. Nel telaio orizzontale l\u2019arazziere tira i licci per mezzo di un pedale, disponendo, quindi, di entrambe le mani per la lavorazione, mentre nel telaio verticale i licci vengono spostati a mano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_66\" class=\"footnote\">N.SPINOSA, <em>L\u2019Arazzeria Napoletana<\/em>, Napoli 1971, p.62 ; N. D\u2019ARBITRIO, <em>La Real Fabbrica<\/em><em> degli arazzi di Napoli, i modelli pittorici, i cartoni,<\/em> in <em>I Trionfi di Bacco<\/em>, catalogo della mostra, Caserta 2003, p.63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_66\" class=\"footnote\">La camera, che non compare nel Plastico del Palazzo, \u00e8 invece chiaramente riportata in una planimetria gi\u00e0 nell\u2019Archivio Disegni della Soprintendenza per i Beni Architettonici, databile alla fine del Settecento, prima delle trasformazioni operate da Gaetano Genovese dopo l\u2019incendio del 1837. Nella pianta si distingue anche la rampa di scale che dal primo livello conduce al secondo, nei gabinetti affrescati da Starace.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio<\/em>\u2026, 2009, p. 1088. L\u2019artista citato dal Cattaneo \u00e8 Girolamo Starace Franchis (Napoli 1730 circa &#8211; 1794), pittore di formazione classicista e accademica, preferito dal Vanvitelli, nella decorazione della Reggia di Caserta, rispetto ai contemporanei di formazione ancora tardo barocca e solimenesca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_66\" class=\"footnote\">N. D\u2019ARBITRIO ZIVIELLO, in <em>L\u2019arte della tessitura in Campania<\/em>, Atti del Convegno, Napoli 1990, p. 36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_66\" class=\"footnote\">C. KNIGHT, <em>Carteggio<\/em>\u2026, 2009, pp.1086-1087.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_66\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>gina.ascione@beniculturali.it La stanza dove Sua Maest\u00e0 dorme, chiamata del Belvedere DOI: 10.7431\/RIV01092010 Il 16 novembre 1762, il Principe di San Nicandro, Domenico Cattaneo, aio dell\u2019erede <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=66\" title=\"Gina Carla Ascione\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":616,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/66"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=66"}],"version-history":[{"count":33,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/66\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1510,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/66\/revisions\/1510"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/616"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=66"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}