{"id":605,"date":"2010-12-29T14:56:10","date_gmt":"2010-12-29T14:56:10","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=605"},"modified":"2013-06-13T01:04:56","modified_gmt":"2013-06-13T01:04:56","slug":"raimondo-mercadante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=605","title":{"rendered":"Raimondo Mercadante"},"content":{"rendered":"<p>raimondo.mercadante@alice.it<\/p>\n<h3><strong>Gli interventi decorativi nei Grandi Magazzini Wertheim di Alfred Messel a Berlino dal 1897 al 1906<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02112010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il complesso dei Grandi Magazzini (<em>Warenh\u00e4user<\/em>) Wertheim, costruiti\u00a0 su progetto dell\u2019architetto Alfred Messel(1853-1909) a Berlino in diverse fasi dal 1896-\u201997 al 1904-\u201906, costituisce, secondo la definizione di Robert Habel, un \u201cincunabolo del Moderno\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_605\" id=\"identifier_0_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. HABEL, Das Warenhaus Wertheim. Eine Inkunabel der Moderne, in Alfred Messel (1853&ndash;1909). Vision&auml;r der Gro&szlig;stadt (Cat. della mostra tenutasi presso la Kunstbibliothek degli&nbsp; Staatliche Museen zu Berlin e il museo di architettura della Technischen Universit&auml;t di Berlino, a cura di&nbsp; E. Blauert, R. Habel, H.D. N&auml;gelke), Berlin 2009 , pp. 58-63. La grande mostra tenutasi l&rsquo;anno scorso a Berlino ha costituito un importante momento di confronto tra gli studiosi dell&rsquo;opera di Messel: nel catalogo, oltre agli autori sopra citati, sono intervenuti anche Goerd Peschken e Werner Oechslin. Sempre a&nbsp; R. Habel si deve la grande monografia, Alfred Messels Wertheimbauten in Berlin : der Beginn der modernen Architektur in Deutschland ; mit einem Verzeichnis zu Messels Werken, Berlin 2009, che con grande attenzione analizza la tipologia dell&rsquo;edificio commerciale adottata da Messel, confrontandola ai Magasins parigini. In Italia si &egrave; recentemente discusso dei diversi contributi di Messel&nbsp; a Berlino per la societ&agrave; Wertheim, nell&rsquo;ambito del convegno Il disegno e le architetture della citt&agrave; eclettica a cura di L. Mozzoni, S. Santini, Napoli 2004, in particolare nell&rsquo;intervento L&rsquo;architettura a Berlino capitale del Reich Tedesco di C. Caraffa e G. Schelbert, pp. 99-126(con bibliografia).\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le soluzioni adottate da Messel per l\u2019architettura commerciale, di una coerenza\u00a0 inaudita per l\u2019architettura tedesca del tempo, ne hanno fatto un caso esemplare del livello di espressivit\u00e0 e funzionalit\u00e0 raggiunto dal progetto architettonico nell\u2019et\u00e0 della <em>Gr\u00fcnderzeit<\/em>,\u00a0 particolarmente significativo per gli sviluppi che avrebbe raggiunto con l\u2019opera di Peter Behrens. Maestro della prima modernit\u00e0, Messel \u00e8 stato da sempre studiato con attenzione e celebrato come uno dei grandi artefici di quella rivoluzione del linguaggio formale dell\u2019architettura, che in Germania ha trovato il suo centro<sup><a href=\"#footnote_1_605\" id=\"identifier_1_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I primi contributi fondamentali su Messel sono K. SCHEFFLER, Moderne Baukunst , Leipzig&nbsp; 1908 e Id.,&nbsp; Die Architektur der Gro&szlig;stadt, Berlin 1913 (ried. 1998) la celebre monografia di Walter Curt Behrendt, Alfred Messel. Mit einer einleitenden betrachtung von Karl Scheffler, Berlin 1911. Karl Scheffler, Fritz Stahl, Max Osborn, Maximilian Rapsilber, ed altri scrittori di architettura gli hanno dedicato diversi contributi sulle riviste specializzate del tempo(cfr. ad es. K. SCHEFFLER, Moderne Baukunst, su&nbsp; Kunst und K&uuml;nstler, Illustrierte Monatsschrift f&uuml;r bildende Kunst und Kunstgewerbe, I, Berlin 1903, pp.469-480; i necrologi di F. WOLFF, Alfred Messel Berlin gestorben in Berlin am 24. M&auml;rz 1909, Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 24, n.8 Darmstadt&nbsp; 1909, pp.129-130 e di H. SCHLIEPMANN, Alfred Messel, Berliner Architekturwelt 1910, vol. 12, n. 2, pp. 43-44 e i numeri monografici di riviste Wasmuth curati da M. Rapsilber, Alfred Messel. Berlin 1905 e F. Stahl, Alfred Messel, Berlin 1911). Dagli anni Settanta del Novecento Messel &egrave; stato studiato con rinnovato interesse in seguito al generale mutamento di prospettive sul Movimento Moderno. Spiccano in questo senso i contributi di Julius Posener, e altri studiosi di cui alcuni sono stati tradotti in italiano: cfr. i contributi nel volume Wekbund. Germania, Austria, Svizzera, a cura di L. Burckhardt, Venezia 1978&nbsp; J. POSENER, Tra arte e industria- il Deutscher Werkbund, pp. 7-15 e Id. Werkbund e Jugendstil, pp. 16-24 e G. PESCHKEN &ndash; T. HEINISCH, Berlino all&rsquo;inizio del secolo: analisi storico-architettonica, pp. 35-48. In originale: J. POSENER,&nbsp; From Schinkel to the Bauhaus&nbsp;:&nbsp;five lectures on the Growth of Modern German Architecture London&nbsp;1972, Berlin auf dem Wege zu einer neunen Architektur : das Zeitalter Wilhelms II,M&uuml;nchen 1979. In Italia, un&rsquo;occasione importante per riassumere lo stato attuale degli studi sull&rsquo;architettura tedesca di quel periodo &egrave; stata il recente convegno su &ldquo;Peter Behrens. Maestro di maestri&rdquo;, tenutosi dal 19 al 23 aprile 2010 a Milano, Torino, Venezia e organizzato dai rispettivi Politecnici e dallo Iuav, tuttavia la figura di Messel &egrave; rimasta ovviamente tutt&rsquo;al pi&ugrave; menzionata, nell&rsquo;attenzione al soggetto principale.\">2<\/a><\/sup>. Non altrettanta attenzione hanno ricevuto i numerosi apporti dell\u2019arte applicata alla decorazione degli edifici Wertheim, nei loro differenti plessi.\u00a0\u00a0 Il critico d\u2019arte e direttore del Museo di Amburgo Alfred Lichtwark(1852-1914) affermava a proposito delle decorazioni del primo magazzino di Messel di Leipziger Strasse del 1897:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cRiguardo alla collaborazione dello scultore, il Bazar Wertheim ha aperto una nuova via. Si potrebbe ammettere che la sua ornamentazione \u00e8 ancora storicista, e che lo scultore e il pittore non si sono potuti rivelare cos\u00ec creativi come l\u2019architetto.\u00a0 Ma non ci si poteva attendere tutto d\u2019un sol colpo.\u00a0 Il tempo di\u00a0 costruzione \u00e8 stato troppo breve per elaborare un nuovo stile ornamentale. Messel ha operato correttamente, nel non abbandonarsi ad esperimenti. In ogni caso egli ha ingaggiato per tutte le funzioni degli artisti capaci e ha lasciato loro mano libera.\u00a0 Ha dato con ci\u00f2 prova di un tatto, che in realt\u00e0 non \u00e8 di regola.\u00a0 Perch\u00e9 in generale i nostri architetti si tengono ben lontani dalla viva pittura e scultura, e quando, anche solo di rado ne concedono una, le loro opere testimoniano contro di essi a gran voce e pubblicamente. Quanti\u00a0 edifici tedeschi esistono, la cui scultura sia passabile, e le cui pitture non facciano a pugni con il buon gusto?(\u2026) D\u2019altra parte manca completamente ai nostri pittori e scultori la capacit\u00e0 di ideare i pi\u00f9 semplici compiti architettonici. Quanto sono senza eccezione incapaci i nostri scultori, quando devono realizzare un piedistallo. Anche a loro la nuova architettura, che \u00e8 in divenire, dar\u00e0 nuove mansioni, che li libereranno, nella decorazione, dallo <em>stencil<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_605\" id=\"identifier_2_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. LICHTWARK, Realistische Architektur, in &bdquo;Rundschau&ldquo;, Pan, M&uuml;nchen1897\/&rsquo;98, IV Jg., p. 234. Tutte le traduzioni dal tedesco riportate sono a cura dell&rsquo;autore.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Traspare da queste osservazioni, pur di grande approvazione per l\u2019opera di Messel, la consapevolezza di uno iato tra le intenzioni dell\u2019architetto, ovvero i contenuti stilistici e formali di esterni e interni del Wertheim di Leipziger Strasse, e\u00a0 le opere di pittura e scultura decorativa, o di vera e propria decorazione, in stucco, legno, vetri, ferri battuti, affidati agli artisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 innanzitutto necessario, per\u00f2, avviato il problema da discutere, precisare di quali edifici e di quali interventi decorativi si tratti. Per la ditta dell\u2019imprenditore ebreo Georg Wertheim<sup><a href=\"#footnote_3_605\" id=\"identifier_3_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la storia della famiglia Wertheim, che aveva iniziato con l&rsquo;apertura di un piccolo negozio nella cittadina di Stralsund sul Baltico, e che, in seguito all&rsquo;enorme successo commerciale dei magazzini su modello francese impiantati da Georg Wertheim a Berlino, patir&agrave; le conseguenze dell&rsquo;antisemitismo tedesco, si pu&ograve; consultare&nbsp; S. LADWIG-WINTERS, Wertheim : Geschichte eines Warenhauses, Berlin 1997. Il problema dell&rsquo;impatto del grande magazzino sulla nuova realt&agrave; del commercio berlinese e la questione della ricezione di un&rsquo;architettura opera di un committente e di un&nbsp; architetto ebrei, &egrave; stata oggetto di una ricca bibliografia, che ha dato conto della grande importanza dei Warenh&auml;user Wertheim come oggetto di storia della cultura. Cfr. ad esempio F. BEDOIRE, The Jewish contribution to modern architecture 1830-1930, Stockholm 2004, che tratta della committenza giudaica a Berlino nell&rsquo;ambito di una dissertazione che tocca Stoccolma, Praga, Francoforte, Parigi, Vienna, Budapest e si sofferma attentamente sui Rotschild;&nbsp; H. SHINER, Emboding the spirit of the metropolis, in  I. Boyd Whyte, a cura di, Modernism and the spirit of the city, London 2003.\">4<\/a><\/sup>, Alfred Messel realizza infatti\u00a0 quattro edifici: il Wertheim di Leipziger Stra\u00dfe 132\/133, tra 1897 e 1898, seguito dall\u2019ampliamento, sempre a continuare su Leipziger Stra\u00dfe, ai numeri 134\/135 e sulla contigua Voss Stra\u00dfe(1901). Nel 1903 si edifica la succursale sita su Rosenthaler Strasse 28\/31, nel quartiere Berlin-Mitte. Tra il 1904 e il 1906 viene eretto il pi\u00f9 celebre della serie, esteso tra il prolungamento dei precedenti plessi di Leipziger Stra\u00dfe e la Leipziger Platz, per la quale Messel elabora una superba testata dall\u2019architettura gotica e modernista a un tempo<sup><a href=\"#footnote_4_605\" id=\"identifier_4_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il magazzino si estende anche su&nbsp; Voss Stra&szlig;e 26\/30. Dei quattro edifici sussiste, privo degli interni originali, soltanto quello&nbsp; di Rosenthaler Strasse. Tutti gli altri sono stati prima distrutti dai bombardamenti alleati e poi demoliti completamente nel periodo della DDR. Per queste notizie: R. HAUBRICH &ndash; H. W. HOFFMANN &ndash; P. MEUSER, Berlin. Der Architektur F&uuml;hrer, Berlin 2004. Cfr. anche il database pubblico dei monumenti berlinesi: www.stadtentwicklung.berlin.de con la scheda completa.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta quindi di esaminare gli apporti di pittori e scultori decoratori alla concezione architettonica di Messel e di vagliarne la corrispondenza pi\u00f9 o meno fedele con le intenzioni dell\u2019architetto. Se esula dalla nostra ricerca lo studio dei progetti messeliani in relazione alla loro natura squisitamente tipologica e funzionale, non si pu\u00f2 tuttavia fare a meno di alcune osservazioni sull\u2019apporto di Messel al tema del grande magazzino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti l\u2019architetto,di origine ebraica\u00a0 e nativo della citt\u00e0 di Darmstadt, capitale dell\u2019Assia, deve in gran parte la propria fama all\u2019originalit\u00e0 con la quale introduce a Berlino il tipo del magazzino di lusso a reparti, che era nato negli Stati Uniti ma che Messel riprende essenzialmente dalla lettura che ne avevano dato i progettisti francesi<sup><a href=\"#footnote_5_605\" id=\"identifier_5_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel contesto americano le prime architetture in ferro o ghisa per scopi commerciali risalgono agli anni &rsquo;50 dell&rsquo;Ottocento. A Parigi vanno ricordati almeno Le Bon March&eacute;, Printemps, Lafayette, La  Samaritaine. v. B. BERGDOLL, European architecture, 1750-1890, Oxford 2000, H.R. HITCHCOCK, Architecture: nineteenth and twentieth centuries, trad. it., Torino 1989.\">6<\/a><\/sup>.\u00a0 Fin dall\u2019inizio appare evidente come la critica delle riviste specializzate abbia colto il carattere di novit\u00e0 con il quale Messel aveva importato un genere di edificio relativamente estraneo a Berlino, capitale europea in grande fermento dopo la creazione del <em>Reich<\/em>, nel 1871, ma in ritardo di qualche decennio rispetto all\u2019antagonista Parigi, citt\u00e0 nella quale il <em>Magasin<\/em> aveva trovato la sua sede di sviluppo ideale<sup><a href=\"#footnote_6_605\" id=\"identifier_6_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In particolare nei Boulevards aperti durante il Secondo Impero per iniziativa del prefetto della Senna Haussmann, cfr. P. PINON, Atlas du Paris haussmannien. La ville en h&eacute;ritage du Second Empire &agrave; nos jours , Paris 2002. Lo stesso Emile Zola tratta dell&rsquo;argomento del Grande Magazzino in un celebre romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart, Au Bonheur des Dames, Al paradiso delle signore, del 1883, nel quale lo spregiudicato speculatore Octave Mouret che ingloba spietatamente tutti i piccoli negozi circostanti nel nuovo, &ldquo;mostruoso&rdquo; magasin, finisce per sposare la giovane commessa giunta dalla provincia Denise Baudu.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fritz Wolff, in un articolo apparso su <em>Deutsche Kunst und Dekoration <\/em>a proposito del Wertheim del 1904, osserva:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQual \u00e8 dunque oggi l\u2019idea dei grandi magazzini? Dieci anni fa in Germania era quella di un granaio, in cui si vendevano cattive merci. Ci\u00f2 che si poteva costruire per tali funzioni erano mostruosi\u00a0 stanzoni, che non avevano nulla da spartire con l\u2019architettura. Oggi va diversamente. I magazzini commerciali si evolvono, un edificio del rango del Wertheim \u00e8 riuscito di gran lunga a mutare il loro prestigio sociale e da misconosciuto contenitore del commercio al dettaglio, sono diventati le pi\u00f9 imponenti organizzazioni commerciali, che siano forse mai esistite.\u201d<sup><a href=\"#footnote_7_605\" id=\"identifier_7_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. WOLFF, Der Neubau des Warenhauses Wertheim in Berlin, in Deutsche Kunst und Dekoration, Darmstadt&nbsp; 1904\/1905, p. 279.\">8<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il merito di Messel appare dunque quello di avere rinnovato la tipologia del grande magazzino commerciale a reparti, fornendone una versione gradevole e adatta al gusto della borghesia berlinese<sup><a href=\"#footnote_8_605\" id=\"identifier_8_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Peraltro i Wertheim non furono che uno dei grandi nomi del commercio a Berlino in quegli anni e i grandi magazzini furono uno degli oggetti di ricerca pi&ugrave; studiati dagli architetti del tempo: si ricordino almeno la Kaufhaus Tietz, sempre sulla Leipzigerstrasse ai nn.46\/49, degli architetti&nbsp; Bernhard Sehring e L. Lachmann, del 1900, la Haus &bdquo;Alt-Bayern&rdquo;, Potsdamerstrasse 10\/11 del&rsquo;architetto Wilhelm Walther del 1903\/1904, Gesch&auml;ftshaus Maassen del 1904 di Paul Salinger e Alfred Breslauer, la Warenhaus Tietz (rispetto alla Kaufhaus,  la Warenhaus &egrave; un edificio commerciale pi&ugrave; ricco, che comprende servizi aggiuntivi quali la caffetteria) di Alexander Platz del 1904\/1905, opera&nbsp; degli architetti Wilhelm Cremer e Richard Wolffenstein, con ampliamenti nel 1911 e molti altri.&nbsp; La rivista Berliner Architekturwelt, edita da Wasmuth tra il 1899 e il 1919, informava puntualmente degli sviluppi architettonici di questi edifici, che, particolarmente presenti a Berlino, non erano tuttavia esclusiva peculiarit&agrave; della capitale tedesca( ad esempio&nbsp; la ditta Tietz aveva aperto il primo punto vendita a Monaco di Baviera). Cfr. ad esempio un interessante articolo sulla progettazione di vetrine &ldquo;corrette&rdquo;, caratterizzate dalla visibilit&agrave; delle merci e dal buon gusto: J. BR&Uuml;STLEIN, Architektur an Grossstadtstrassen, Berliner Architekturwelt, Berlin 1909, 5, pp. 176-185.\">9<\/a><\/sup>. Caratteristica dell\u2019edificio era la sintesi tra l\u2019architettura metallica, realizzata in una trama di pilastri svettanti che conferivano un aspetto goticizzante e, d\u2019altra parte, un\u2019immagine artisticamente interessante che doveva richiamare gli stili storici senza riproporre l\u2019eclettismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I. Il <em>Wertheimbau<\/em> di Leipziger Strasse<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno della griglia strutturale, composta, nel primo magazzino del 1898, di dodici pilastri su Leipziger Strasse, per quattro piani, disposti attorno a un grande cortile illuminato con luce zenitale, si inseriscono come segno della qualificazione artistica le opere di\u00a0 arte decorativa commissionate da Messel a un gruppo eterogeneo di artisti, provenienti da diverse citt\u00e0 della Germania, ma che in gran parte avevano gi\u00e0 eseguito importanti lavori a Berlino<sup><a href=\"#footnote_9_605\" id=\"identifier_9_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. STAHL, Ein modernes Warenhaus in Berlin,&nbsp; Deutsche Kunst und Dekoration, Darmstadt n.8, Maggio&nbsp; 1898, pp. 241-263.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerge gi\u00e0 da queste prime osservazioni la diversit\u00e0 dell\u2019approccio di Messel al concetto di opera d\u2019arte totale, \u201c<em>Gesamtkunstwerk<\/em>\u201d, che \u00e8 elemento distintivo del modernismo<em> <\/em>in Europa: Messel si limita a fornire delle indicazioni complessive volte ad armonizzare l\u2019organismo architettonico con le decorazioni ma senza includere nel disegno della propria opera lo <em>styling <\/em>dei singoli ornamenti, a differenza di quanto facevano van de Velde, Olbrich o Peter Behrens, caso esemplare in questo senso<sup><a href=\"#footnote_10_605\" id=\"identifier_10_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per esaminare attentamente l&rsquo;elaborazione dei progetti di Messel, &egrave; possibile consultare l&rsquo;intero archivio dell&rsquo;architetto, consultabile on-line sul sito del museo di architettura della Technischen Universit&auml;t di Berlino: http:\/\/architekturmuseum.ub.tu-berlin.de\">11<\/a><\/sup>.\u00a0 In effetti, a scanso di equivoci, bisogna immediatamente precisare che l\u2019inclusione stessa di Messel nello <em>Jugendstil<\/em> era del tutto evitata dai contemporanei, che tendevano a differenziare il procedimento creativo dell\u2019architetto da quello dei maestri di questo movimento, peraltro spesso descritto con intonazioni di disprezzo, che tendevano a stimolare lo sviluppo di un\u2019architettura nazionale tedesca contro l\u2019uniformazione di un facile stile decorativo internazionale. Walter Curt Behrendt, infatti precisa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201ePerch\u00e9 Messel non \u00e8 stato propriamente un \u201eModernista&#8221; e nessuna delle sue opere, eccetto il Wertheimbau in Leipzigerstra\u00dfe, \u00e8 piena dello spirito del tempo, come il minimo ornamento di un van de Velde\u201c<sup><a href=\"#footnote_11_605\" id=\"identifier_11_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W.C. BEHRENDT, Alfred Messel, cit., p. 126.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0, come si vuole qui dimostrare,anche il primo <em>Wertheimbau<\/em> \u00e8 estraneo al modernismo di fine secolo<em> <\/em>in senso stretto e rivela una collaborazione di artisti molto disparati per formazione ed esperienze, che non sono in alcun modo assimilabili alla rigorosa unit\u00e0 di stile che caratterizza le opere pi\u00f9 note dei van de Velde, Wagner, Olbrich.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esaminiamo ora gli spazi esterni e interni dell\u2019edificio, seguendo la descrizione di Fritz Stahl: sulla facciata spicca \u201cil portale tripartito. Entrambi gli ampi pilastri che lo incorniciano, sono ornati di rilievi in bronzo. Sopra, putti seduti, che lasciano cascare su ampi nastri le merci che saranno messe in vendita nel Magazzino. La chiusura inferiore rappresenta uno stemma, sul quale tre api simboleggiano l\u2019operosit\u00e0. Lo spazio fra questi pilastri nel piano superiore \u00e8 risolto con una superficie piana unitaria. L\u00e0 si trovano fra tondi,finestre circondate da un\u2019intelaiatura intensamente decorata, all\u2019interno di nicchie, quattro figure delle Stagioni, opera degli scultori Vogel e Widemann. Sul tetto, all\u2019esterno, due piccoli obelischi sottolineano l\u2019ampiezza del corpo centrale\u201d<sup><a href=\"#footnote_12_605\" id=\"identifier_12_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. STAHL, op. cit., p. 247.\">13<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Warenhaus&lt;\/i&gt; Wertheim di Leipziger Stra\u00dfe 132\/133 (1897- 1898).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer1.jpg\">Figg. 1<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 2. Dettaglio della testata con le Allegorie delle Stagioni, opera degli scultori August Vogel e Wilhelm Widemann.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer2.jpg\">2<\/a> ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pilastri a sinistra e a destra, che inquadrano il partito centrale della facciata erano rivestiti di un fregio continuo con simboli della navigazione e del commercio, eseguiti dallo scultore di metalli Gustav Lind.<sup><a href=\"#footnote_13_605\" id=\"identifier_13_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S.n., Neue Erscheinungen in der Architektur Berlins, in Berliner Architekturwelt 1899, 1, p. 7. Lind(Vienna 1856 &ndash; Berlino 1903) era celebre soprattutto come&nbsp; modellatore ed esperto di fusione in bronzo: aveva anche realizzato la quadriga meridionale del gigantesco monumento a Guglielmo I, di fronte allo Schloss berlinese, opera di Reinhold Begas e Bruno Schmitz, cfr.&nbsp; Das Nationaldenkmal Kaiser Wilhelms I. in Berlin, in Zentralblatt f&uuml;r Bauwervaltung, Herausgegeben im Ministerium der &ouml;ffentlichen Arbeiten, n. 13, 27 Marzo, Berlin 1897, p.140;&nbsp; altre notizie in Die Kunst f&uuml;r Alle, n. 15, M&uuml;nchen 1900, p. 430,&nbsp; n. 18, M&uuml;nchen 1903, p. 364.\">14<\/a><\/sup> Le quattro allegorie delle stagioni sui pilastri centrali erano opera del modellatore Hermann Gladenbeck<sup><a href=\"#footnote_14_605\" id=\"identifier_14_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gladenbeck (Berlino1827- Friedrichshagen 1918) fu responsabile della fusione di alcune delle pi&ugrave; celebri sculture monumentali berlinesi, come la &ldquo;Viktoria&rdquo; della Siegess&auml;ule su progetto di Friedrich Drake(1873) e, ancora, insieme a Lind, delle statue di Begas per il Kaiserdenkmal di cui sopra e apr&igrave; un&rsquo;officina continuata dai figli Walter, Paul e Alfred. Cfr. D. NUMMERT,&nbsp;Bronzene Kunstwerke aus Meisterhand. Der Kunstgie&szlig;er Hermann Gladenbeck (1827&ndash;1918) in http:\/ \/ luise-berlin. de\/ bms\/ bmstext\/ 9811porb. htm;  Die Kunst f&uuml;r Alle, 4. M&uuml;nchen 1889, p. 335, n. 6. M&uuml;nchen 1891, p. 331. Con Vogel collaborer&agrave; anche per le parti in bronzo del Feuerwehr- Denkmal su progetto architettonico di Ludwig Hoffmann, cfr.&nbsp; Die Kunst. Monatshefte f&uuml;r freie und angewandte Kunst, VII. M&uuml;nchen 1903, p. 174.\">15<\/a><\/sup> su bozzetti di August Vogel e Wilhelm Widemann.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I colori scelti creavano un effetto molto vivace, non apprezzabile nella documentazione in bianco e nero pervenutaci:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa travatura emergente del tetto dell\u2019ala laterale che, come abbiamo detto, si trova distinta dai pilastri, \u00e8 colorata in rosso antico. L\u2019opportuno tetto a falde che monta a forte pendenza, \u00e8 ricoperto di tegole vetrificate di colore verde scuro. Questo rosso e verde, insieme all\u2019oro pallido delle cornici delle finestre produce un accordo singolare e affascinante. I pilastri del portale sono rivestiti dal lato dell\u2019ingresso in marmo chiaro.\u00a0 Ancora fanno effetto sul tono della facciata gli ottoni che circondano l\u2019interno delle vetrine. I colori del marmo, il tono chiaro del granito e dell\u2019intera parte in ottone, che conferiscono il loro carattere alla facciata, ritornano anche nell\u2019accurato interno\u201d<sup><a href=\"#footnote_15_605\" id=\"identifier_15_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. STAHL, ivi.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019esterno si passava a un vestibolo, che non riprende tuttavia come motivo conduttore della decorazione il tema degli archi acuti, come avrebbe forse fatto van de Velde, ma, ad eccezione delle splendide opere in ferro battuto su disegno di Messel, \u00e8 affidato all\u2019iniziativa degli artisti decoratori, con un esito complessivamente\u00a0 coerente, ma che rivela la presenza di \u201cmani\u201d molto differenziate e in ogni caso estranee ai motivi tipici dello stile in questione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSoprattutto sono notevoli i lavori in ottone che, nonostante le variazioni nei particolari, mantengono il proprio carattere in tutto l\u2019edificio. Fondamentali sono ovunque le barre lisce e intrecciate, cos\u00ec intonate al materiale. La stessa struttura degli oggetti, in un certo qual modo, sembra derivarne. Come ornamento si \u00e8 intrecciato un leggero arabesco quasi naturalistico, che scaturisce organicamente dalle forme originarie. Le fonti di luce superiori sono due possenti lampadari. Esse consistono in due anelli, uno piccolo e uno grande, che formano un cerchio. Entrambi si presentano con forme radiali che creano bracci e che terminano all\u2019esterno in maschere. Da questi, come dai bordi, pendono in gi\u00f9 le lampade a incandescenza. Ai quattro angoli dello spazio sorgono dagli stucchi ornamentali dei racemi decorativi che recano lampade. L\u2019importanza di questi punti luce \u00e8 qui sfruttata appieno\u201c<sup><a href=\"#footnote_16_605\" id=\"identifier_16_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. STAHL, pp.248-250.\">17<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Vestibolo a doppia elevazione con grande lampadario.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer10.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno, il cortile con soffitto in vetro, elemento presente in tutti i maggiori grandi magazzini di Parigi<sup><a href=\"#footnote_17_605\" id=\"identifier_17_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio, gi&agrave; nei magazzini Au bon march&eacute; iniziati nel 1869 o nei Printemps del 1881-1885. Quello del Wertheimbau misurava 31,50 m in lunghezza, 14,50 m in larghezza e 20 m in altezza, cfr. &nbsp;Berliner Architekturwelt 1899, cit., p. 7.\">18<\/a><\/sup>, \u00e8 l\u2019ambiente che accoglie la maggior parte delle opere d\u2019arte del primo <em>Wertheimbau<\/em>, riunite da Messel con gli strumenti dell\u2019architettura, ma nondimeno prodotto di artisti di estrazione del tutto eterogenea:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019architetto ha impiegato due mezzi per sottolineare \u00a0queste linee di contorno, accentuandole lungo la loro estensione. Il primo \u00e8 il colore. Contrariamente agli altri spazi, che sono trattati interamente in bianco, i contorni della corte a luce sono realizzati in policromia. I pilastri e gli elementi architettonici della scalinata sono dipinti nello stesso pallido colore che si trova nelle incrostazioni in\u00a0 marmo dell\u2019ingresso. Sui lati stretti giacciono le sole superfici murarie piane dell\u2019intero spazio, i piani fra i tre piccoli archi a pieno centro che collegano i pilastri e il grande arco a tutto sesto che sostiene il soffitto, recano vere e proprie pitture. I pittori Max Koch e Fritz Gehrke hanno qui in poche pennellate e con un fare del tutto decorativo, rappresentato insieme i <em>Porti antichi e moderni<\/em>. Inoltre i sei pilastri dei lati lunghi sono ornati di bassorilievi e perci\u00f2 ancor pi\u00f9 messi in risalto. I\u00a0 motivi su di esse recano sei delle pi\u00f9 note fiabe. La composizione, che per la notevole altezza e la ridotta ampiezza dei pilastri comporta una considerevole difficolt\u00e0, risulta assai felice. Il pittore Tippel, l\u2019autore, ha organizzato le scene principali in grandi proporzioni in ornati a movimento ascendente. I rilievi sono modellati da Geiger, Manzel, Vogel, Widemann. I rilievi plastici hanno inoltre il fine di accentuare ancora pi\u00f9 chiaramente la direzione di sviluppo.\u00a0 Ed essa ottiene ampiamente entrambi gli scopi. Certo, per\u00f2, i rilievi non entrano correttamente in contenuto e forma all\u2019interno dell\u2019effetto complessivo dell\u2019architettura. Riescono solo considerandoli individualmente, cosa che purtroppo \u00e8 negata alle parti superiori a causa dell\u2019elevata altezza\u201d<sup><a href=\"#footnote_18_605\" id=\"identifier_18_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"STAHL, p.250.\">19<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Pannelli decorativi su disegno di Georg Tippel raffiguranti le favole dei fratelli Grimm Das tapfere Schneiderlein(il sartorello ammazzasette) e i Bremer Stadtmusikanten.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer3.jpg\">Figg. 4<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 5. Interno della corte a illuminazione zenitale(&lt;i&gt;Lichthof&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer4.jpg\">5<\/a> ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 della scalinata a due rampe al fondo della corte, coronata dalla statua de \u201cIl Lavoro\u201d(<a title=\"Fig. 6. Ludwig Manzel, \u201cIl Lavoro\u201d.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer8.jpg\">Fig. 6<\/a>), opera di Ludwig Manzel(1858-1936), si trova un vestibolo neobarocco, che allude allo stile del vicino salone dei tappeti e sulla quale si trova forse il massimo capolavoro dell\u2019edificio: la vetrata a piombo creata da Melchior Lechter(1865-1937), grande maestro del Simbolismo. Stahl nota \u201cil contrasto fra il significato dell\u2019immagine e il suo stile,\u201d che crea\u00a0 \u201cun leggero effetto umoristico. Il disegno raffigura la Moda come Sovrana:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c A te, Regina Moda,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Capricciosa sacerdotessa della Bellezza,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Rendono omaggio tutti i Reich\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_19_605\" id=\"identifier_19_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lasciato in originale per sottolineare il gioco di parole tra i regni fiabeschi della moda e il vero Reich tedesco.\">20<\/a><\/sup><em>!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00e8 l\u2019iscrizione sulla predella, su ambo i lati dell\u2019esigua gradinata del trono, coperta di tappeti. Il trono \u00e8 posto in un pergolato di rose. Da due grossi vasi, posti ai due lati del trono, sorgono i due tronchi. Essi fanno scaturire rami l\u2019un verso l\u2019altro sopra il trono, formando un arco e inoltre numerose ramificazioni, che si intrecciano. La parte superiore, che somiglia a un baldacchino gotico, \u00e8 coperta di grosse rose sbocciate.\u00a0 Dall\u2019arco pende un arazzo che fa da sfondo alla figura della Moda.\u00a0 La Regina Moda, che siede in posa solenne sul trono \u00e8 abbigliata come una giovanile dama da ballo del tutto moderna. L\u2019ampia veste scollata \u00e8 tenuta da nastri sulle spalle; le braccia sono coperte da lunghi guanti; la sinistra tiene un ventaglio; la bella testolina \u00e8 ornata alla Botticelli. Come insegne della sua maest\u00e0 porta un ampio pesante manto regale, sul capo una corona e sulla destra una piuma di pavone come scettro\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_605\" id=\"identifier_20_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"STAHL, p.252.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Melchior Lechter, vetrata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer7.jpg\">Fig. 7<\/a> ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai lati della scalinata che conduce alla vetrata di Lechter si trovano due statue porta lume realizzate in bronzo a tutto tondo dallo scultore Fritz Klimsch (1870-1960), raffiguranti delle domatrici di serpenti (<a title=\"Fig. 8. Scalone con le statue in bronzo reggi-lume opera  di Fritz Klimsch.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer11.jpg\">Fig. 8<\/a>), dalle cui fauci sorgono le lampadine elettriche. Sono opera dei cesellatori Schulz e Holdefleiss<sup><a href=\"#footnote_21_605\" id=\"identifier_21_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Berliner Architekturwelt 1899, 1, cit., pp. 6-8. L&rsquo;officina di lavori in metallo Schulz &amp; Holdefleiss&nbsp; fu tra le pi&ugrave; rinomate in Germania nel periodo dello Jugendstil e le furono commissionate opere molto rappresentative come collaborazioni con lo Stadtbaurat Ludwig Hoffmann, con Bruno Schmitz per porte, candelabri, aquile, elementi in bronzo del Soldiers&rsquo; and Sailors&rsquo; Monument di Indianapolis(USA) 1901, elementi del salone imperiale all&rsquo;esposizione di Torino del 1902 su progetto di Bruno M&ouml;hring e anche le superbe cancellate di un altro grande magazzino berlinese, la&nbsp; Kaufhaus des Westens di Johann Emil Schaudt. Cfr. Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 2, n. 8, Maggio 1898, p. 273 e segg., G. FUCHS, Deutsche Zukunfts-Architektur auf der Turiner Ausstellung, vol. 10, n. 12, Settembre 1902, p. 609; i lampioni in bronzo del Kaufhaus N. Israel, Berliner Architekturwelt 1900, n. 3, p.&nbsp; 106;&nbsp; i fanali dell&lsquo;Alsenbr&uuml;cke di Ludwig Hoffmann a Berlino su bozzetto di August Vogel, Berliner Architekturwelt 1901, n. 7, p. 235; le opere per Indianapolis, ibidem n. 10 p. 383 e&nbsp; 1905, n. 5, p. 188, 189; F. WOLFF, Kaufhaus des Westens, Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 20, n. 10, Darmstadt Luglio 1907, p. 193.  A tutt&rsquo;oggi non esiste alcuna monografia su questi artigiani-artisti.\">22<\/a><\/sup> invece i due bellissimi lampioni in ferro battuto che rappresentano dei grifi avviluppati attorno a un pilastro, questi veramente un prodotto dello <em>Jugendstil<\/em> tedesco (<a title=\"Fig. 9. Lampione in ferro battuto, opera dell\u2019officina  Schulz &amp; Holdefleiss.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer9.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando le singole opere e i profili degli artisti, ci si rende conto della discontinuit\u00e0 e delle profonde differenze stilistiche che attraversa la selezione dei contributi. Max Friedrich Koch(1859-1930) era un pittore decorativo di fama a Berlino in quegli anni: aveva gi\u00e0 realizzato decorazioni per la Sala di lettura del <em>Reichstag<\/em>, un ciclo di fastosi dipinti nella <em>Festsaal<\/em> e nello scalone dell\u2019Associazione degli Artisti(<em>K\u00fcnstlerhaus<\/em>)\u00a0 di Berlino, e soprattutto i cartoni per i mosaici del padiglione dell\u2019Artigianato tedesco all\u2019esposizione di Parigi del 1900<sup><a href=\"#footnote_22_605\" id=\"identifier_22_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I mosaici furono eseguiti dalla ditta Deutschen Glasmosaik-Gesellschaft (Puhl &amp; Wagner) di&nbsp; Berlin-Rixdorf. Su Max Koch, cfr. THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon der bildenden K&uuml;nstler, Leipzig 1934, ad vocem. Altri edifici ufficiali decorati dall&rsquo;autore sono la  Camera dei baroni (Herrenhaus) e la Camera dei Deputati (Abgeordnetenhaus) Per i lavori presso il Reichstag dell&rsquo;architetto Paul Wallot, G. BUSS, Das Haus des Deutschen Reichstages, in Kunstgewerbeblatt, 6. Jg. Leipzig 1896, p. 123;per le altre opere, rispettivamente S.n., K&uuml;nstlerhaus Bellevuestrasse3. Erbaut von Karl Hoffacker, Architekt in Charlottenburg, Berliner Architekturwelt 1900, 7, pp. 238-249, Berliner Architektur und Kunstgewerbe auf der Weltausstellung in Paris 1900, Berliner Architekturwelt 1901, 3, pp. 77-87. La rivista documenta nei suoi numeri di molti altri cicli decorativi o opere di Koch, da dipinti per i battelli imperiali, a partecipazioni a competizioni(Municipio di Amburgo, 1902), progetti di decorazioni per volte di saloni (Festsaal dello Schloss Hohenbuchau a&nbsp; Wiesbaden, stesso anno), etc.\">23<\/a><\/sup>. Il dipinto dei <em>Porti Antichi<\/em>, contrapposto alla mezzaluna di Fritz Gehrke<sup><a href=\"#footnote_23_605\" id=\"identifier_23_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gehrke(1855-1916), fu prevalentemente un artista grafico e lavor&ograve; per riviste satiriche berlinesi Kladderadatsch e Ulk e oper&ograve; nel campo della pittura di scene urbane e dell&rsquo;arte applicata, anche per la manifattura di porcellana di Cadinen diretta da Ludwig Manzel. THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 338.\">24<\/a><\/sup> con l\u2019illustrazione dei <em>Porti moderni <\/em>(<a title=\"Fig. 10. Max Friederich Koch, &lt;i&gt;I Porti antichi&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer5.jpg\">Figg. 10<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 11. Fritz Gehrke, &lt;i&gt;I Porti moderni&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer6.jpg\">11<\/a>), si rif\u00e0 a un\u2019iconografia del lavoro, in gran voga in quegli anni di grande sviluppo industriale del <em>Reich<\/em> tedesco, la cui immagine pi\u00f9 nota \u00e8 certamente <em>L\u2019acciaieria<\/em> di Adolph von Menzel<sup><a href=\"#footnote_24_605\" id=\"identifier_24_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;acciaieria, Eisenwalzwerk (Moderne Cyklopen), &egrave; un dipinto del 1872-1875 opera di Adolph von Menzel(1815-1905) custodito presso la Alte Nationalgalerie di Berlino. Sull&rsquo;iconografia del lavoro segnalo un&rsquo;interessante opera di K. T&Uuml;RK, Bilder der Arbeit: eine ikonografische Anthologie, Wiesbaden 2000.\">25<\/a><\/sup>, iconografia d\u2019altra parte approfondita dalla statua di Manzel al centro della scalinata. Entrambi i dipinti si richiamano a una maniera pittorica che non si pu\u00f2 in alcun modo ricondurre allo stile grafico <em>\u00e0-plat<\/em> del Simbolismo<em> <\/em>e che invece ricorda da vicino il genere del <em>Panorama<\/em>, ovvero delle pitture eseguite su supporto mobile, caratteristiche dell\u2019intrattenimento popolare del Diciannovesimo secolo: non a caso Koch aveva eseguito dei famosi <em>Panorama<\/em> per l\u2019<em>Ausstellungspark <\/em>di Berlino, con la veduta dell\u2019antica rocca di Pergamo, l\u2019incendio neroniano di Roma e l\u2019ingresso del Kaiser Guglielmo II a Costantinopoli<sup><a href=\"#footnote_25_605\" id=\"identifier_25_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Berliner Architekturwelt 1901, 3, cit. Sull&rsquo;arte pittorica e illusionistica del Panorama ottocentesco, analizzata anche da Walter Benjamin nel Passagenwerk, si possono consultare il notevole contributo di S. BORDINI, Storia del Panorama. La visione totale nella pittura del XIX secolo, Roma 1984 e gli studi di Jonathan Crary nell&rsquo;ambito della visual culture, Techniques of the Observer. On Vision and Modernity in the 19th Century e Suspensions of Perception. Attention, Spectacle, and Modern Culture, MITpress, Boston 1990 e 2001.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ludwig Manzel era uno degli artisti accademici pi\u00f9 affermati del periodo<sup><a href=\"#footnote_26_605\" id=\"identifier_26_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Insegnava all&rsquo;Accademia di Belle Arti dal 1896 e dal 1903 sostituiva Reinhold Begas al posto di guida di un Atelier magistrale; aveva eseguito il gruppo monumentale raffigurante il&nbsp; Principe elettore (Kurf&uuml;rst) Federico I., cfr. R. KOFER, Die historischen Denkmale in der Sieges- Allee des Berliner Tiergartens in Hohenzollern Jahrbucher 15, 1901, pp. 252,253. Cfr. Bozzetto della Stettiner Brunnen in H. HELFERICH, Etwas &uuml;ber die Symbolistische Bewegung Die Kunst f&uuml;r Alle. X Jg. 1895. Herausgegeben von Friedrich Pecht. M&uuml;nchen 1895, J. SPRINGER, Berliner Bildhauer, Die Kunst f&uuml;r Alle, XIV Jg., M&uuml;nchen&nbsp; 1899, p. 19, J. RELLING, Berliner Brief, XIV Jg. 1899, p. 26 (illustrazione di Abendlied). La fontana completa si trova pubblicata anche su Berliner Architekturwelt 1905, 8, pp. 297-299. Una produzione delle manifatture di Cadinen simile alla statua dell&rsquo;Arbeit in R. BREUER, Cadiner Keramiken. Austellung bei A. Wertheim-Berlin, Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 26, n. 7, Darmstadt Aprile 1910, p. 39 &ldquo;M&auml;dchen mit Ziege&rdquo;.  Biografia completa di Manzel in THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 47. Peraltro su Manzel, come su tutti questi artisti tedeschi del primo Novecento, esistono pochissimi studi, nessuno in italiano.\">27<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">: aveva contribuito al cantiere della decorazione del <em>Reichstag<\/em>, con una statua di Enrico III, realizzato uno dei monumenti della <em>Siegesallee<\/em>, e rappresentava il punto di vista dell\u2019arte pi\u00f9 gradita alla borghesia, fondendo storicismo, naturalismo e una certa morbidezza del modellato, alquanto decorativa, ma che si mantiene ben distante dal linearismo dello <em>Jugendstil<\/em>. La statua femminile era stata realizzata in sole due settimane e in gesso, cosa di cui si dispiace il commentatore del <em>Berliner Architekturwelt,<\/em> e recava in mano una punzonatrice, a simboleggiare il lavoro specificamente dell\u2019industria dell\u2019abbigliamento. La bella figura dai capelli avvolti ritorna pi\u00f9 volte come un <em>t\u00f3pos<\/em> nella produzione di Manzel, da una statuetta dal titolo \u201cCanto serale\u201d, <em>Abendlied<\/em>,\u00a0 presso la <em>Alte Nationalgalerie<\/em>, ai modelli per la manifattura di porcellane reali di Cadinen, da lui diretta. Questo imponente tipo femminile, esaltato soprattutto nel capolavoro di Manzel, la distrutta fontana di Stettino del 1898, si pu\u00f2 interpretare come un rifarsi al modello pi\u00f9 prestigioso della scultura pubblica del tempo, la famosa <em>R\u00e9publique<\/em> (inaugurata sempre nel 1898 sulla Place Nation di Parigi) di Jules Dalou, ammirata anche in Germania nonostante gli stizzosi commenti di parte della stampa d\u2019arte tedesca<sup><a href=\"#footnote_27_605\" id=\"identifier_27_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio Walther Gensel, in un articolo consacrato a Reinhold Begas osserva acido: &ldquo;Dalou, che tra gli scultori francesi forse pu&ograve; essere stato paragonato con pi&ugrave; successo a Begas, non ha fatto altro con il suo monumento della Repubblica che un enorme centrotavola&rdquo; Die Kunst. Monatshefte f&uuml;r freie und angewandte Kunst, XV, M&uuml;nchen 1907, p. 135.\">28<\/a><\/sup>. La contraddittoriet\u00e0 di voler esaltare il lavoro, con le implicazioni sociali ad esso legate, in un luogo del consumismo come il grande magazzino, viene non a caso rilevato da Karl Scheffler:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa moda pu\u00f2 qui a buon diritto lasciar erigere monumenti in\u00a0 questo \u201cParadiso delle signore\u201d. Ma il Lavoro? E\u2019 una risibile coincidenza che nella casa, in cui trovano la pi\u00f9 alta espressione un\u2019arte e un artigianato di un principio economico consumistico, per la prima volta siano riunite in una pi\u00f9 alacre attivit\u00e0 le forze sonnolente dell\u2019artigianato. O, pi\u00f9 che una coincidenza, \u00e8 una sorta di autocombustione?<sup><a href=\"#footnote_28_605\" id=\"identifier_28_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"K. SCHEFFLER, Berlin(cronache) , in Dekorative Kunst, Illustrierte Zeitschrift f&uuml;r angewandte Kunst, M&uuml;nchen-Paris, I, 1898, p. 266.\">29<\/a><\/sup>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">August Vogel(1859-1932) e Wilhelm Widemann(1856-1915)<sup><a href=\"#footnote_29_605\" id=\"identifier_29_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il carattere della scultura di Vogel era quello di una brillante arte eclettica, successivamente arricchita di stilizzazioni e suggestioni decorative, anche attuate nella produzione di oggetti per la manifattura di Cadinen, insieme a Manzel, Taschner, Westphal(v. supra). Tuttavia anche per lui non si pu&ograve; parlare di una evoluzione nell&rsquo;Art Nouveau. Importanti nel Reichstag di Wallot con trofei ed emblemi tipicamente tedeschi su porte e vestiboli e nell&rsquo;aula parlamentare, di cui realizza anche il camino. Cfr.&nbsp; G. BUSS, Das Haus des Deutschen Reichstages, in Kunstgewerbeblatt, cit., pp. 73-125. Significativa, sempre come opera di un eclettismo neobarocco, la ricca decorazione scolpita&nbsp; della Villa Stauch a Berlino(1900), progettata dall&rsquo;architetto Otto Rieth nel quartiere Tiergarten, eseguita insieme a Widemann e Manzel, Berliner Architekturwelt 1901 n.4, p. 124 e segg.; lavori nell&rsquo;Alserbr&uuml;cke, , Berliner Architekturwelt 1901 n.7,p.233 e segg.; mostra delle opere realizzate con&nbsp; Ludwig Hoffmann per il Comune di Berlino in H. SCHLIEPMANN, Die Architektur auf der diesj&auml;hrigen Grossen Berliner Kunstausstellung, Berliner Architekturwelt 1902 n. 4, pp. 115-123. Widemann, originario di Schw&auml;bisch Gm&uuml;nd, risalta anche per essere stato maestro di Rudolf Bosselt, durante il periodo di insegnamento a Francoforte presso la  Kunstgewerbeschule(1884-1891). Fu per&ograve;, forse pi&ugrave; di Vogel, un esponente dell&rsquo;arte del diciannovesimo secolo, impegnato in decorazioni per il Berliner Dom, per la Herrenhaus, ovvero uno degli edifici pi&ugrave; tardivi dell&rsquo;eclettismo, opera di Friedrich Schulze e inaugurato nel 1904. Cfr.&nbsp; &nbsp;THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., ad vocem; Atelier Nachrichten. Rudolf Bosselt, in  Deutsche Kunst und Decoration, vol. 1, n.5, Darmstadt Febbraio 1898, p. 156.\">30<\/a><\/sup> erano due scultori decorativi molto attivi nelle commesse pubbliche e avevano entrambi lavorato nel cantiere del <em>Reichstag<\/em> e, tra tutti gli artisti coinvolti nel primo <em>Wertheimbau<\/em>,Vogel era forse quello con il maggior senso per l\u2019architettura. Questi sarebbe infatti diventato una presenza quasi costante nelle architetture realizzate da Ludwig Hoffmann per l\u2019amministrazione comunale di Berlino,\u00a0 <em>Alsenbr\u00fccke<\/em>, monumento ai vigili del fuoco, <em>Feuerwehrdenkmal<\/em> a Kreuzberg, interpretandone validamente lo storicismo moderno. Questa collaborazione sarebbe stata valorizzata nella\u00a0 <em>Grosse Berliner Kunstausstellung<\/em> del 1901, in una sala dedicata alle opere pubbliche. Ma\u00a0 non \u00e8 forse un caso che lo scultore pi\u00f9 legato alla specifica esperienza dell\u2019eclettismo berlinese riesca a entrare meglio in relazione con lo spirito di Messel, che non gli artisti veramente rappresentativi di quell\u2019arte <em>fin de si\u00e8cle<\/em> con la quale in via di principio il magazzino Wertheim avrebbe dovuto completamente identificarsi. Continua Stahl nella sua disamina dei rapporti tra arte applicata e architettura:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNell\u2019applicazione della scultura all\u2019architettura i nostri progettisti non sono in generale molto felici. E\u2019 evidente\u00a0 che essi non comprendono, anche quando ricorrono ad artisti di fama,\u00a0 per farla semplice, che la scultura legata all\u2019architettura, serve ad assecondare il loro stile e le loro intenzioni.\u00a0 Cos\u00ec la figura di Manzel del Lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 vigorosa delle forme architettoniche di Messel. Cos\u00ec i candelabri di Klimsch sono troppo\u00a0 contorti nel loro movimento, per assecondare la semplice architettura di Messel \u201d<sup><a href=\"#footnote_30_605\" id=\"identifier_30_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"STAHL, p.255.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vestibolo con la scalinata e le statue candelabro di Klimsch<sup><a href=\"#footnote_31_605\" id=\"identifier_31_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., ad vocem. W. MIESSNER, Fritz Klimsch, in Die Kunst, vol. 25, M&uuml;nchen 1912, pp. 293-299; W. VON BODE, Gedanken bei der Fritz Klimsch-ausstellung in der Freien Sezession zu Berlin, in Die Kunst, vol. 43, M&uuml;nchen 1921 pp. 28-38. W. VON BODE, Fritz Klimsch &ndash; Eine Auswahl&nbsp; seine Werke, Berlin 1924.\">32<\/a><\/sup>, che conduce alla vetrata di Lechter rappresenta l\u2019episodio pi\u00f9 dissonante e forse meno riuscito degli interni dell\u2019edificio. Un allestimento neobarocco, opera dello stesso Messel, propone colonne tortili, cartocci, volute e timpani barocchi in stucco in un\u2019architettura che esternamente voleva presentarsi in gotico moderno. Laddove, nelle linee generali, l\u2019architettura del <em>Wertheimbau<\/em> si presentava come una fondamentale svolta rispetto alla coeva edilizia commerciale, per l\u2019estremo rigore con cui il principio della costruzione metallica era riproposto dall\u2019insieme ai dettagli, evitando la frattura tra elementi storicizzanti e\u00a0 contemporanei, questo ambiente \u00e8 un momento di indecisione, nel quale l\u2019architetto, non volendo aderire agli stilemi del modernismo belga e francese, ha fatto ricorso a due dei pi\u00f9 celebri artisti simbolisti del proprio tempo senza riuscire a integrarli nel progetto dello spazio architettonico e anzi, creando un <em>pastiche<\/em>, prima tra le due opere e poi tra esse e il loro\u00a0 contesto. Del resto anche Behrendt esprime analoghe valutazioni sugli apporti degli artisti<sup><a href=\"#footnote_32_605\" id=\"identifier_32_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. BEHRENDT, Alfred Messel, cit., p.66: &bdquo;Dell&rsquo;ornamentazione in bronzo, da un punto di vista critico, vi &egrave; proprio da tacere, perch&eacute; mancavano allora del tutto delle maestranze che fossero capaci di risolvere un cos&igrave; difficile compito come la scultura architettonica. &nbsp;Simili difetti si ritrovano nella corte, le cui logorroiche e maldestre pitture rimangono in fortissima contraddizione con l&rsquo;austero linguaggio della facciata e nei tanti dettagli della decorazione interna, che &egrave; scaturita ancora del tutto dall&rsquo;animo sentimentale del collezionista e dell&rsquo;amatore degli intarsi barocchi e dei bronzi italiani. Tali difetti sono tuttavia meno&nbsp; gravi, di fronte all&rsquo;importanza per le fasi di sviluppo, che risiede nell&rsquo;autonomia del risultato. Essi scorrono dalla natura&nbsp; dell&rsquo;artista e sono ugualmente difetti della sua originaria attitudine.&rdquo;\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questo esame del rapporto di Messel con le arti decorative, risulta di grande interesse notare come Klimsch sia l\u2019unico artista afferente alla <em>Berliner Secession<\/em> da lui impiegato nel primo plesso\u00a0 Wertheim, e Lechter l\u2019unico legato ai circoli della pi\u00f9 avanzata cultura estetica e letteraria dell\u2019Estetismo. La relazione tra Messel, uno dei maggiori architetti moderni berlinesi e la locale Secessione, nata nel 1898, il medesimo anno dell\u2019apertura dei magazzini,come movimento di rottura rispetto alla <em>Verein Berliner K\u00fcnstler<\/em>, colpevole di avere rifiutato la presenza di Edvard Munch alla <em>Grosse Berliner Kunstausstellung<\/em>, risulta significativa ma non determinante<sup><a href=\"#footnote_33_605\" id=\"identifier_33_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. PARET, The Berlin secession : modernism and its enemies in imperial Germany, Cambridge Mass., London 1980 e Id., a cura di, Berliner Sezession. Catalogo della mostra,&nbsp; Berlin : Neuer Berliner Kunstverein,1982.\">34<\/a><\/sup>. Per la stessa natura della situazione dell\u2019arte a Berlino, caratterizzata da elementi di grande modernit\u00e0, come ad esempio Max Liebermann, Walter Leistikow, Max Slevogt, Lovis Corinth, K\u00e4the Kollwitz nella pittura, Fritz Klimsch, August Gaul nella scultura, ma allo stesso tempo frenata dall\u2019ingerenza dello Stato, poco incline in ogni caso ad associarsi al modernismo e all\u2019<em>Art Nouveau<\/em>, la <em>Berliner Secession<\/em> non raggiunse mai la fusione con l\u2019architettura e le arti applicate che caratterizz\u00f2 la Secessione viennese e le numerose esperienze ad essa legate in Germania, come la <em>K\u00fcnstlerkolonie<\/em> di Darmstadt. Mancava inoltre ai suoi esponenti quell\u2019identit\u00e0 con uno stile, che \u00e8\u00a0 elemento indispensabile di tutte le manifestazioni dell\u2019arte modernista. La Secessione berlinese si sarebbe cos\u00ec risolta in un fondamentale laboratorio per l\u2019arte d\u2019avanguardia, anticipando in particolare l\u2019Espressionismo, ma senza un particolare\u00a0 interesse per l\u2019arte decorativa. Klimsch, la cui attivit\u00e0 si spinse fino agli anni del Nazionalsocialismo, fu un tipo di artista del tutto differente da quello degli altri scultori fin qui menzionati: aggiornato, versatile, attravers\u00f2 numerosi periodi, cercando di trovare una propria via nell\u2019ambito dell\u2019arte europea dell\u2019epoca, risentendo ora dei \u201cpurovisibilisti\u201d Hildebrand e von Mar\u00e9es, ora dell\u2019<em>Art Nouveau<\/em> di Charpentier e Carabin, ora di Rodin e Maillol.\u00a0 Le statue-candelabro appartengono al periodo pi\u00f9 decorativo dell\u2019artista, nel quale interpretava in maniera originale modelli belgi e francesi, anticipando addirittura i celebri candelieri dell\u2019orafo\u00a0 di Bruxelles Franz Hoosemans del 1900<sup><a href=\"#footnote_34_605\" id=\"identifier_34_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. ad esempio le statuette illustrate su The International Studio. An illustrated magazine of fine and applied art, vol. 11, New York 1900, p. 58. Il candeliere di Hoosemans, di cui si custodisce un esemplare al Kunstgewerbemuseum di Amburgo, &egrave; pubblicato in L&rsquo;orf&egrave;vrerie &eacute;trang&egrave;re &agrave; l&rsquo;Exposition de 1900, su Revue de la bijouterie, joaillerie, orf&egrave;vrerie : publication mensuelle illustr&eacute;e, Paris 1901\/02 n.10, p. 196.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane il problema dell\u2019ambientamento di tali opere, che non risultano coerenti con lo scalone. La vetrata di Lechter avrebbe certamente trovato un contesto pi\u00f9 adatto in un decoro neogotico. L\u2019artista originario di\u00a0 M\u00fcnster, che\u00a0 faceva parte del cenacolo letterario del poeta Stefan George per il quale\u00a0 aveva realizzato preziose edizioni, nutriva la propria opera di suggestioni nazarene e preraffaellite, alle quali associava la lettura di Nietzsche e la pratica dell\u2019esoterismo. Affascinato dal medioevo, era autore di arredi e decorazioni, che avrebbe anche presentato con successo all\u2019Esposizione di Parigi del 1900<sup><a href=\"#footnote_35_605\" id=\"identifier_35_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per intendere il tipo di arredo che sarebbe stato appropriato all&rsquo;opera di Lechter ci si pu&ograve; rifare alle parole di Maximilian Rapsilber in&nbsp; Melchior Lechter, Wasmuth, Berlin 1904 in Berliner Kunst, III. Sonderausgabe der Berliner Architekturwelt, p. 11 : &ldquo;Considerando l&rsquo;opera di Lechter nell&rsquo;insieme, bisogna innanzitutto tener fermo che il suo esordio nel duro e puro stile Gotico ha le radici non nello stile gotico press&rsquo;a poco orpellato, quale di recente lo ha reso il bric-&agrave;-brac architettonico. Il gotico di Lechter &egrave; grosso modo puro nella forma e percezione, quale quello che &egrave; stato realizzato a Hannover o a Vienna.&nbsp; Di quello viennese gli manca soprattutto la monumentalit&agrave;, di quello di Hannover la profonda interiorit&agrave;, la tensione mistica, che gi&agrave; caratterizza propriamente lo spirito del gotico antico e avanzato. Poich&eacute; Lechter fin dall&rsquo;inizio &egrave; stato un artista gotico geniale, gli &egrave; stato anche dato in sorte di sviluppare ulteriormente questo stile, di trasporlo in piena vita nel 19&deg; secolo, di rianimare l&rsquo;antica forma con il sempre attuale contenuto e nuovi sentimenti, di ottenere dal contatto di anima e corpo una nuova e pi&ugrave; elevata forma. L&rsquo;ornamento, che in Lechter riflette il pi&ugrave; possibile la struttura gotica, segna nella maniera pi&ugrave; evidente un logico perfezionamento e rinnovamento. Non vi &egrave; alcun livello intermedio, alcuna intermediazione, il 19&deg; secolo &egrave; stato ereditato bassamente ornamentale, non si &egrave; fatto nessun lavoro preparatorio a cui Lechter potesse ricollegarsi e perci&ograve; il suo sistema decorativo costituisce un merito senza pari. Ci&ograve; che riguarda l&rsquo;espressione figurativa ideale, Lechter lo ha fatto sulla scorta dei Preraffaelliti inglesi. La bella forma spiritualmente trasfigurata, la solennit&agrave; mossa estaticamente, che porta con s&eacute; Orfeo, &egrave; una conquista del nostro tempo. Di fronte alle ultime opere dipinte di Lechter, si ha la sicura sensazione, che si sia fondato qui un canone artistico classico per&nbsp; il 20&deg; secolo&rdquo;.&nbsp; Cfr. anche G. FUCHS,&nbsp; Melchior Lechter, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 1,&nbsp; Ottobre 1897 &mdash; Marzo 1898. pp. 161-192.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meritano un accenno le decorazioni del pittore e artista grafico Georg Tippel(1875-1917)<sup><a href=\"#footnote_36_605\" id=\"identifier_36_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 201 E&lsquo; un autore assai poco conosciuto e studiato, su cui non esiste alcuna monografia.\">37<\/a><\/sup>. Dalle fotografie si riesce a evincere il soggetto di due delle fiabe dei fratelli Grimm illustrate: <em>Das tapfere Schneiderlein<\/em>(il sartorello ammazzasette) e i <em>Bremer Stadtmusikanten<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Wertheimbau<\/em> di Leipzigerstrasse, infine, fu anche una sede di importanti mostre dedicate all\u2019arredamento e alle arti applicate, l\u2019esposizione dedicata a <em>Gli spazi abitativi moderni<\/em>, a cura di Curt St\u00f6ving nel 1902 e 1905, quella sull\u2019abbigliamento femminile artistico del 1904, sull\u2019arte creata da donne del London Lyceum Club del 1905, sulle porcellane di Cadinen del 1910, sui giocattoli d\u2019epoca del 1911, e cos\u00ec via<sup><a href=\"#footnote_37_605\" id=\"identifier_37_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Eventi tutti pubblicati sulle pagine di Deutsche Kunst und Dekoration: M. OSBORN, Die modernen Wohn-R&auml;ume im Waren-Haus von A.&nbsp;Wertheim&nbsp;zu Berlinvol. 11, Ottobre 1902- Marzo 1903 pp. 259&ndash;268; A. MUTHESIUS, Die Ausstellung K&uuml;nstlerischer Frauen-Kleider im Waren-Haus&nbsp;Wertheim-Berlin vol. 14 n. 8 Maggio 1904, p.441; W. LEISTIKOW, Ausstellung des Londoner Lyceum-Club in Berlin, vol. 16, n.8, Maggio 1905 pp.509-511; A&nbsp;Wertheim. Neue Wohm-R&auml;ume. Neues Kunstgewerbe &ndash; Dem Hause-Eigen. Nach-Entw&uuml;rfn Von K&uuml;nstlern Unter Leitung Von Prof. Curt Stoeving, vol. 16, n. 11, Agosto 1905, pp.643-698; per la mostra delle manifatture Cadinen, v. supra. ; R. BREUER, Altes Spielzeug, vol. 27, n. 6, Marzo 1911 p. 428.\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>II.\u00a0 Rosenthaler Strasse e <em>Warenhaus<\/em> Wertheim di Leipziger Platz<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSempre pi\u00f9 Berlino sembra mirare a una separazione della zona lavorativa dalle case di abitazione e di campagna dell\u2019area municipale e suburbana. Abitare nella\u00a0 vera e propria citt\u00e0 diventer\u00e0, per diversi fattori esterni, impossibile. Inoltre, gli uomini della Metropoli(<em>Grossstadt<\/em>) iniziano a raffinare in certa misura la loro sensibilit\u00e0 \u00a0per la natura. La richiesta di abitare all\u2019aperto si fa sentire sempre pi\u00f9 forte. E non appena disporremo di utili collegamenti con\u00a0 le periferie pi\u00f9 lontane, si verificher\u00e0 una svolta generale nel campo dell\u2019architettura. Berlino stessa vedr\u00e0 accentuarsi il carattere di centrale del lavoro, degli edifici commerciali e pubblici. La semplicit\u00e0 e la chiarezza della struttura diventano, in questa situazione, massimamente auspicabili per il linguaggio architettonico. Poich\u00e9 in tutte le cose \u00e8 necessario a tutti i costi ottenere lo scopo con il minimo spreco possibile di energie.\u00a0 Le nozioni di spazio e\u00a0 tempo sono completamente mutate per l\u2019umanit\u00e0 contemporanea. Nessuno oggi ha pi\u00f9 tempo. Ognuno si affretta a raggiungere il tram elettrico pi\u00f9 vicino. Una generale frenesia e una furia circolatoria ha pervaso l\u2019umanit\u00e0. Questa circostanza sar\u00e0 di un\u2019importanza unica per il rinnovamento dell\u2019architettura.\u00a0 La generale fretta e il nervosismo della vita nelle strade ci induce a desiderare \u00a0ad ogni costo di evitare tutti i possibili\u00a0 fattori disturbanti nell\u2019ambiente architettonico. Quando oggigiorno appare poco piacevole attraversare Leipziger o Friedrichstrasse nel caos, quest\u2019impressione non verr\u00e0 attenuata\u00a0 in alcun modo dall\u2019inquieto turbinio\u00a0 ornamentale delle nostre facciate. Appare ancora poco declinato il gusto di porre ogni sorta di figure scolpite o perfino pitture sulle facciate delle strade affollate. Gi\u00e0 non si pu\u00f2 fare a meno di osservare con molto disturbo le stesse sculture del Grande Magazzino Wertheim di Messel. In strade talmente caotiche il flusso del traffico diventer\u00e0 un fattore con il quale dovremo fare i conti in tutte le circostanze. Si pensi soltanto all\u2019immenso\u00a0\u00a0\u00a0 effetto della Potsdamer Platz, che molto probabilmente potrebbe tollerare soltanto un ambiente chiaro e semplice. Sculture e figure ornamentali si addicono a siti urbani chiusi, l\u00e0 dove le si pu\u00f2 contemplare alla giusta distanza\u201d<sup><a href=\"#footnote_38_605\" id=\"identifier_38_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CREUTZ, Pretese e risultati dello sviluppo architettonico moderno, Berliner Architekturwelt, Achter Jahrgang, Wasmuth, Berlin 1906, pp. 281 e segg..\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le acquisizioni\u00a0 degli studi del sociologo Georg Simmel, docente all\u2019Universit\u00e0 di Berlino dal 1885 al 1914, in particolare quelle espresse nel saggio <em>La Metropoli<\/em><em> e la vita dello spirito<\/em>(1903), sono manifestamente riprese come patrimonio della critica dell\u2019architettura sulle riviste berlinesi e i magazzini Wertheim, specialmente quello di Leipziger Platz, assurgono a modello dei nuovi spazi della metropoli moderna, caratterizzati dal dominio della circolazione e dalla presenza invadente della pubblicit\u00e0. Le sculture decorative dei magazzini creati da Messel diventano, nella lettura del critico Max Creutz, espressione di una qualificazione artistica degli edifici a scopo commerciale che \u00e8 destinata a entrare in crisi in seguito alla modificata percezione visiva dei passanti. Le facciate riccamente scolpite realizzate da Messel attraverso l\u2019<em>\u00e9quipe<\/em> di scultori\u00a0 da lui assoldata, risultano perturbanti e alla lunga, improponibili per l\u2019individuo metropolitano, di per s\u00e9 sottoposto a uno <em>stress<\/em> percettivo insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la loro funzione commerciale,\u00a0 le architetture di Messel per i Wertheim si distinguono infatti per un richiamo alla tradizione aulica che sembra volerne negare la natura di grandi magazzini. \u00a0Molti altri edifici berlinesi del tempo, alcuni dei quali influenzati da Messel, in realt\u00e0 condividono la medesima contraddizione: la <em>Warenhaus<\/em> Tietz di Sehring e Lachmann (1899\/1900), l\u2019interno della <em>Kaiser-Keller<\/em>, edificata nel 1900 sulla Friedrich Strasse dagli architetti \u00a0Sch\u00f6nner e Hildebrandt, con la collaborazione del pittore J.M. Bodenstein<sup><a href=\"#footnote_39_605\" id=\"identifier_39_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pubblicata su Berliner Architekturwelt, 1910, n. 10, pp.365-368. La ditta di Max J. Bodenstein, una delle pi&ugrave; richieste a Berlino(lavori per lo Zoologischer garten,padiglione tedesco dell&rsquo;Elettricit&agrave; all&rsquo;Esposizione di Parigi 1900, etc.) avrebbe realizzato anche le decorazioni per il Landes Museum di Darmstadt dello stesso Messel. Cfr. V. ZOBEL, Das Landes-Museum in Darmstadt, in Deutsche Kunst und Dekoration, vol. 19, n.3 Dicembre 1906, pp. 186-205.\">40<\/a><\/sup>, la Haus \u201eAlt-Bayern&#8221;, opera di\u00a0 Wilhelm Walther(1903\/1904). L\u2019origine di questo interesse per un decoro tardo medievale inteso a vivacizzare con un\u2019immagine storica preziosa e accattivante gli edifici votati al consumo e al divertimento si deve, tra l\u2019altro, all\u2019influenza di un grande architetto della Germania meridionale, il monacense Gabriel von Seidl (1848-1913)<sup><a href=\"#footnote_40_605\" id=\"identifier_40_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fu autore di opere molto significative per l&rsquo;architettura del tardo eclettismo bavarese come la Villa von Lenbach, il &ldquo;Ruffiniblock&rdquo;, il Bayerische Nationalmuseum(tutti a Monaco) , il museo di Spira, la Stadthaus di Brema e&nbsp; fu una figura di riferimento per il clima artistico che ruotava intorno al pittore Franz von Lenbach, ad Hans von Mar&eacute;es e ad Adolf Hildebrand.&nbsp; Cfr.&nbsp; J. VON SCHMADEL,&nbsp; Gabriel von Seidl, in Wasmuth Monatshefte f&uuml;r Baukunst, Berlin 1914, n. 15, pp. 31-41.\">41<\/a><\/sup>: \u201cla sua Spatenbr\u00e4uhaus\u201d- scrive Behrendt- tratta \u201ccon speciale distinzione\u201d \u201cl\u2019abilit\u00e0 artigianale con la quale \u00e8 rifinita. Qui nessuna forma \u00e8 stata innovata o inventata di sana pianta,\u00a0 ma domina soprattutto il sentimento per l\u2019armatura architettonica, la ricchezza della decorazione. (\u2026)L\u2019impressione che essa suscit\u00f2 presso gli architetti berlinesi, fondata sulle sue stesse qualit\u00e0, fu quasi pari a quella\u00a0 che Liebermann prov\u00f2 dinanzi alla pittura di Courbet, poich\u00e9 egli ricercava la bella superficie\u201d<sup><a href=\"#footnote_41_605\" id=\"identifier_41_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. BEHRENDT, Alfred Messel, cit., p. 43.\">42<\/a><\/sup>. Seidl aveva \u201crisvegliato a un tiepido fuoco\u201d \u201cle scintille in via di esaurimento della tradizione schinkeliana, che ancora talvolta prendevano\u00a0 vita nelle opere di Hitzig e Strack, Lucae e Ende, Gropius e Ebe\u201d<sup><a href=\"#footnote_42_605\" id=\"identifier_42_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur non esplicitamente tedesco-meridionale o bavarese, nel suo gotico con reminiscenze francesi, l\u2019architettura dei magazzini Wertheim di Rosenthaler Strasse e di Leipziger Platz, strettamente legati a vicenda, attinge a piene mani dagli apporti artistici che Monaco di Baviera, capitale del gusto con la sua <em>Secession<\/em>, nata nel 1893, con i suoi pittori come Lenbach, von Mar\u00e9es, von Stuck, collezionisti come Schack, e soprattutto scultori di grande influenza come Adolf Hildebrand, forniva in quegli anni a Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un commentatore degli anni Venti del Novecento, in un articolo apparso sui <em>Wasmuth Monatshefte f\u00fcr Baukunst,<\/em> accostava la testata\u00a0 del Wertheim su Leipziger Platz al nart\u00e8ce della romanica chiesa abbaziale di Saint-Beno\u00eet sur Loire, in Francia, degli inizi del XII secolo<sup><a href=\"#footnote_43_605\" id=\"identifier_43_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H.J.Z., Alfred Messel 1853-1909, Wasmuth Monatshefte f&uuml;r Baukunst, Berlin 1929 n.4, pp. 171-173.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGotiche\u201d sono senz\u2019altro le sculture (<a title=\"Fig. 12. &lt;i&gt;Warenhaus&lt;\/i&gt; Wertheim Rosenthaler Strasse 28\/31(1903).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer12.jpg\">Fig. 12<\/a>) per Rosenthaler Strasse di Ernst Westphal (1851-1926), originario di Lubecca ma sempre attivo a Berlino, dove si era distinto sempre nella decorazione architettonica, con i lavori per il teatro allo Schiffbauerdamm del 1892, allo <em>Schloss<\/em>(1895) e, pi\u00f9 tardi, per altri importanti edifici, dal municipio di Charlottenburg(1905), all\u2019<em>Admiralspalast<\/em> di Heinrich Schweitzer(1911)<sup><a href=\"#footnote_44_605\" id=\"identifier_44_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 455.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl materiale della facciata\u201d era \u201ctufo conchiglioso di Dorl, quella della facciata di\u00a0 Sophien-Strasse, arenaria di W\u00fcnschelburg\u201d<sup><a href=\"#footnote_45_605\" id=\"identifier_45_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CREUTZ, Ein Neues Warenhaus, Die Kunst,&nbsp; Monatshefte f&uuml;r freie und angewandte Kunst Band XII, M&uuml;nchen 1905, pp. 164-165.\">46<\/a><\/sup>; alla decorazione partecip\u00f2 anche Bodenstein con le pitture. Assistente di Messel era l\u2019architetto Walter Schilbach. Le sculture di Westphal erano organizzate intorno alle membrature in stile \u201cgotico perpendicolare\u201d con cui Messel aveva articolato i prospetti; alcune statue coronavano la facciata, sotto le falde del tetto. Lo stile dei rilievi, anche a causa del materiale, appariva molto primitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiesastico per eccellenza \u00e8 il Wertheim\u00a0 di Leipziger Platz (<a title=\"Fig. 13. &lt;i&gt;Warenhaus&lt;\/i&gt; Wertheim Leipziger Platz (1904\/1906), testata sulla piazza.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer13.jpg\">Fig. 13<\/a>), che sembra esprimere la necessit\u00e0 di un \u201csacro\u201d perduto nel cuore della <em>Grossstadt<\/em>. Le finestre che illuminano gli spazi interni non rivelano la struttura metallica e il vetro, caratteristico di altri magazzini dell\u2019epoca, ma al contrario la nascondono dietro massicci costoloni e trafori in pietra. E\u2019 un\u2019ulteriore contraddizione per Messel e Wertheim, entrambi ebrei, quella di utilizzare un simbolismo scopertamente cristiano, certamente dettata dall\u2019ambizione a partecipare a quel patrimonio culturale germanico che la cultura del tempo rivendicava sempre pi\u00f9 come etnicamente diverso da quello semitico degli ebrei. Inquietanti in questo senso risuonano le parole di Karl Scheffler, pur grande ammiratore di Messel, quando, secondo una prassi quasi inevitabile per la critica tedesca di quegli anni, lo paragona a Schinkel:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDella cultura naturalmente poetica, dell\u2019ingenua sensibilit\u00e0 artistica di Schinkel questo intelletto israelitico ha poco.\u00a0 Schinkel amava fare ci\u00f2 che voleva:\u00a0 con palese errore si vedrebbe in lui ancora il senso figurativo e la fine sensibilit\u00e0 per le proporzioni. Egli aveva la musica in s\u00e9 ed era capace addirittura di trovare le proporzioni armonico-melodiche. Ma Messel aspira\u00a0 bene all\u2019ebbrezza di una potente musica monumentale senza essere nella grazia divina. La scelta consapevole deve sostituire in lui il senso naturale per la bella massa ed egli deve i suoi migliori talenti pi\u00f9 alla peculiare vitalit\u00e0 della sua opera, alla sua ricca cultura e alla sua intelligente volont\u00e0 che alle grazie divine\u201d<sup><a href=\"#footnote_46_605\" id=\"identifier_46_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"K. SCHEFFLER, Moderne Baukunst , Leipzig&nbsp; 1908, p. 55.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La decorazione scultorea degli esterni si sviluppa intorno ai grandi archi della loggia del pianterreno, ripartiti ciascuno a un artista: Josef Rauch, August Vogel, Ignatius Taschner (<a title=\"Fig. 14. Sculture decorative di Ernst Westphal.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer14.jpg\">Figg. 14<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 15. Sculture decorative di Josef Rauch.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer15.jpg\">15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Sculture decorative di August Vogel.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer16.jpg\">16<\/a>). Rauch(1868-1921) era nato a Baden Baden e si era formato a Monaco, dove aveva collaborato nelle opere di von Seidl, in particolare a un edificio quanto mai simbolico della peculiare concezione monacense dell\u2019arte: la decorazione della <em>K\u00fcnstlerhaus<\/em>, inaugurata nel 1900<sup><a href=\"#footnote_47_605\" id=\"identifier_47_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Rauch, THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 40. Per la decorazione della K&uuml;nstlerhaus,  G. HABICH, Das M&uuml;nchener K&uuml;nstlerhaus zu seiner Einweihung, Die Kunst, vol. 1, M&uuml;nchen 1900 pp. 338-345.\">48<\/a><\/sup>.\u00a0 In quell\u2019 impresa, fortemente segnata dal gusto estetizzante e dall\u2019amore di Franz von Lenbach per l\u2019Italia e per la  Monaco del tardo Rinascimento, Rauch aveva eseguito un maestoso rilievo, <em>l\u2019Arte nel Regno della Natura<\/em>, sulla lunetta di fondo del grande salone delle feste. Altri due\u00a0 artisti coinvolti nel Wertheim avevano condiviso l\u2019esperienza nella <em>K\u00fcnstlerhaus<\/em>, Franz Naager(1870-1942) e\u00a0 Julius M\u00f6ssel(1871-1957), entrambi monacensi(M\u00f6ssel era nativo della vicina F\u00fchrt).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alexander Heilmeyer, uno dei critici d\u2019arte pi\u00f9 esperti della scultura contemporanea tedesca, ripercorrendo in un articolo l\u2019evoluzione della scultura a Monaco in seguito all\u2019arrivo di Adolf Hildebrand, valutava positivamente l\u2019apporto di Rauch al settore della decorazione architettonica, sulla linea del grande maestro autore del <em>Problema della Forma<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cProprio qui l\u2019arte plastica svolge una immediata funzione, rimandando poeticamente con le sue figure all\u2019organizzazione dell\u2019edificio, come in passato faceva sulle cattedrali e le cappelle medioevali. Su qualsiasi luogo si fosse installata la scultura, non era mera arte di <em>atelier<\/em>, ma veniva incontro a una immediata necessit\u00e0, come ad esempio nella caratteristica arte domestica e da giardino \u00e8 giunto qualcosa di corretto da Joseph Rauch\u201d<sup><a href=\"#footnote_48_605\" id=\"identifier_48_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. HEILMAYER, &Uuml;ber M&uuml;nchener Plastik, in&nbsp; Die Kunst,  Band XI, M&uuml;nchen 1905, p. 196.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insegnamento hildebrandiano era stato prevalentemente percepito a Monaco come uno stimolo a sviluppare le potenzialit\u00e0 della scultura applicata all\u2019architettura, che in quegli anni vedeva un notevole sviluppo con le opere di Theodor Fischer e nell\u2019attivit\u00e0 degli architetti legati allo <em>Jugendstil<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Taschner (1871-1913), anch\u2019egli bavarese, si era distinto in quegli anni a Berlino nel cantiere della Fontana delle fiabe, <em>M\u00e4rchenbrunnen,<\/em> su progetto di Ludwig Hoffmann (1903), proprio insieme a Rauch e a Georg Wrba<sup><a href=\"#footnote_49_605\" id=\"identifier_49_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. WESTHEIM,&nbsp; Der M&auml;rchenbrunnen, in Die Kunst, Band XXX, M&uuml;nchen 1914, pp. 17-28.\">50<\/a><\/sup>. Scultore pienamente \u201cdecorativo\u201d, Taschner (<a title=\"Fig. 17. Ignatius Taschner, rilevo in forma di mandorla medievale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer17.jpg\">Fig. 17<\/a>) conferiva alle proprie opere un calore popolare tipico della Germania meridionale ed era in grado di adattare lo stile alle movenze dell\u2019architettura cui erano destinate, come commenta Paul Ferdinand Schmidt:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAlle caratteristiche dell\u2019architettura di Hoffmann, derivate dal Barocco, si adattano pesanti, sanguigne, arrotondate sculture; al severo \u201cGotico\u201d <em>Wertheimbau<\/em> di Messel, sculture dell\u2019arte antica della Francia del 12. secolo, il cui culmine \u00e8 rappresentato dal portale occidentale del Duomo di Chartres.\u00a0 L\u2019estremamente grazioso rilievo de \u201cL\u2019Abbondanza\u201d ha elementi distintivi pienamente arcaici, nello stile, nell\u2019invenzione(la mandorla), nel tipo di proiezione plastica sul piano. Ma non solo lo stile di Chartres conferisce a queste pieghe il loro vigore e la bellezza, alle figure lo slancio e il loro composto movimento,\u00a0 l\u2019astrazione spaziale decorativa dei rilievi piatti, piuttosto le erte e grandiose linee dell\u2019architettura di Messel vi risuonano e spirano\u201d<sup><a href=\"#footnote_50_605\" id=\"identifier_50_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. F. SCHMIDT, Ignatius Taschner, in Die Kunst, Monatshefte f&uuml;r freie und angewandte Kunst, Band XVIII, M&uuml;nchen 1908, p. 337.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso l\u2019atrio si trovava la fontana dell\u2019orso (<a title=\"Fig. 18. August Gaul, scultura, Alfred Messel, piedistallo, vasca e fondale architettonico, Fontana dell\u2019orso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer18.jpg\">Fig. 18<\/a>), simbolo della citt\u00e0 di Berlino, opera di August Gaul(1869-1921): Gaul era noto per le sue sculture di animali, nelle quali ritraeva con appassionato realismo e immedesimazione le psicologie ferine, tratte dalla visione degli esemplari viventi presso lo <em>Zoologischer Garten<\/em><sup><a href=\"#footnote_51_605\" id=\"identifier_51_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. K. GLASER, August Gaul, in&nbsp; Die Kunst, Band XXVII, M&uuml;nchen 1913, pp.232-239.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli interni della <em>Warenhaus <\/em>(<a title=\"Fig. 19. &lt;i&gt;Warenhaus&lt;\/i&gt; Wertheim Leipziger Platz, corte interna.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer19.jpg\">Figg. 19<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 20. Particolare del soffitto in vetro e metallo e del piano superiore con opere decorative in bronzo e ceramiche a cura di Franz Naager.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer20.jpg\">20<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 21. Corte interna, particolare dei pilastri e del sistema di piani e collegamenti a struttura metallica; opere in bronzo di Georg Wrba.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer21.jpg\">21<\/a>) costituivano un capolavoro dell\u2019architettura tedesca dei primi del Novecento: entrando dalla loggia su Leipziger Platz, si accedeva a un enorme cortile illuminato dall\u2019alto, analogamente agli altri plessi Wertheim, ma reso impressionante dalla presenza di due massicci ponti sospesi dalla finalit\u00e0 puramente decorativa, che non mancano di ricordare ad un tempo gli interni dei padiglioni industriali e le <em>Carceri<\/em> piranesiane. Secondo Wolff, il tipo della corte interna sarebbe desunto, per l\u2019effetto generale e i dettagli ornamentali, dal proposito di riproporre gli antichi mercati tedeschi, restituendo un\u2019immagine storica agli abitanti della metropoli berlinese, fortemente alterata nel suo centro storico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI mercati all\u2019aperto della citt\u00e0 antica sono il modello, con il quale egli [Messel, <em>N.d.A.<\/em>] in un sol colpo ha risolto l\u2019intero problema dell\u2019impatto sulla piazza e la strada e quello della monumentalit\u00e0. Come in un viale gli alberi della medesima et\u00e0, svettanti, snelli, spiccano nel fronte su Leipziger Strasse gli erti pilastri alti quattro piani. Realmente collegati solo nel cornicione principale, la tendenza allo slancio \u00e8 ininterrotta dal livello stradale fino al tetto. Ampiamente chiuso con possenti, larghi arconi, \u00e8 invece il forte basamento, che forma l\u2019atrio. All\u2019interno, vetrine come sul fronte, tuttavia nessuna variopinta confusione di merci nella distinta piazza coperta.\u00a0 L\u2019intero corpo di questo tratto \u00e8 solidamente coeso.\u00a0 Membri architettonici svettanti anche qui, ma non pilastri montanti da cima a fondo, piuttosto tra i pochi che dividono gli archi ve n\u2019\u00e8 un gruppo, al piano superiore, alquanto lievi, snelli sostegni\u00a0 ritirati, che lasciano passare sopra la luce dalle finestre, ma che al minimo spostamento del punto di osservazione sull\u2019asse, creano otticamente una chiusa superficie di pietra. Le antiche <em>halle<\/em> dei\u00a0 mercanti erano scure e seriose. Ma anche qui Messel ripensa nuovamente l\u2019antico motivo e comunica attraverso la ricca decorazione scolpita dei pilastri, archi, volte e cunei, che il serio lavoro degli uomini in questo edificio, \u00e8 rallegrato e reso divertente con le mille variet\u00e0 di oggetti, con le poche variazioni, perfino con l\u2019<em>humour<\/em>. Il decoro della sala ad archi aperta \u00e8 un significativo arricchimento della pubblica fruizione dell\u2019arte per i berlinesi. Questa citt\u00e0 non ha, come Breslavia,Danzica, Brema, Colonia o una delle citt\u00e0 italiane, uno scrigno delle tradizionali case cittadine o delle corporazioni, che, pur nella perdita di ogni vita artistica, possa ben ricostituire un frammento di tale perdita. Penso che qualcuno di questi archi sar\u00e0 cos\u00ec caro al berlinese, come questo o quel dettaglio del loro edificio storico sar\u00e0 per gli abitanti di ogni citt\u00e0\u201d<sup><a href=\"#footnote_52_605\" id=\"identifier_52_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. WOLFF, Der Neubau des Warenhauses Wertheim in Berlin, in Deutsche Kunst und Dekoration, Darmstadt&nbsp; 1904\/1905, pp. 279-282.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo indugiare di Messel sulla tradizione ben si spiega con il crescente successo in quegli anni degli scrittori di architettura conservatori come Paul Schultze-Naumburg, da cui per\u00f2 Messel si distingue per la personalit\u00e0 del tutto differente e mai incline al dogmatismo. Ancora, Wolff ci illustra i dettagli e l\u2019originario cromatismo degli interni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cN\u00e9 la quantit\u00e0, n\u00e9 la sottigliezza del decoro sono qui da temere, le parti costruttive dello spazio dominerebbero tutto, anche se fossero rimosse per discrezione. Effetti forti e leggeri possono comparire l\u2019uno accanto all\u2019altro, senza urtarsi, anche dal colore, si \u00e8 potuto ottenere di tutto: esso risulta\u00a0 nondimeno unitario. I pilastri sono ricoperti di incrostazioni marmoree, i lucenti ponti in color bronzo entrambi opera del monacense Wrba, li collegano alla perfezione. Un motivo di maggiore originalit\u00e0 \u00e8 come gli svettanti pilastri \u00a0sono tenuti insieme da queste bande che quasi attraversano al balzo la larghezza. Soprattutto sulle pareti, per gradazione della repentina ascesa dei piani, si trovano lavori di tecnica pi\u00f9 fine, placche a rilievo dorate e argentate, intarsi di marmo- tutte opera di Franz Naager, ripartiti in motivi mitologici, allegorici, di piante e animali, che impegnano l\u2019occhio senza disperdere l\u2019impressione.\u00a0 E ancora \u00e8 come se, all\u2019esterno, la collaborazione con artisti decorativi di prima scelta creasse l\u2019effetto generale di seriet\u00e0 e nello stesso tempo serenit\u00e0 di questo spazio. Grigio opaco, rosso e bianco sono i rivestimenti in marmo, parti bianco-nere, parti a variopinti intarsi, color oro come le teste piatte dei sostegni scolpiti del mezzanino, e le colonnine della galleria superiore sono color bronzo come i ponti; cos\u00ec come la fitta rete di stelle in metallo, che mitiga la luce dall\u2019alto e\u00a0 una singolare grande volta a botte sopra l\u2019intera larghezza della corte modella l\u2019interno\u201d<sup><a href=\"#footnote_53_605\" id=\"identifier_53_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, p. 284.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decorazione a lacunari dei ponti sospesi richiama lo stile degli interni della villa monacense di Franz von Stuck: Georg Wrba(1872-1939), infatti era un esponente della migliore scultura decorativa di Monaco. Influenzato dalla tradizione della scultura alpina in legno e dalle tematiche legate al\u00a0 mito satiresco, ai centauri e all\u2019universo dionisiaco desunte da Arnold B\u00f6cklin, Hans von Mar\u00e9es e von Stuck, Wrba propone soprattutto, per il <em>Lichthof<\/em>, due convincenti figure metamorfiche (<a title=\"Fig. 22. Georg Wrba, Dafne e Atteone, sculture-appliques in bronzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer22.jpg\">Fig 22<\/a>), Dafne e Atteone, destinate a reggi-lume<sup><a href=\"#footnote_54_605\" id=\"identifier_54_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., ad vocem. Tra le sue opere, collaborazioni con Theodor Fischer a Monaco per l&rsquo;architettura delle scuole comunali, con Ludwig Hoffmann a Berlino, anche per la Stadthaus; bronzi per la Charlottenburger Tor dell&rsquo;omonimo ponte, lavori per i magazzini Kaufhaus des Westens e molti altri.\">55<\/a><\/sup>.\u00a0 Franz Naager<sup><a href=\"#footnote_55_605\" id=\"identifier_55_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"THIEME-BECKER,&nbsp; Allgemeines Lexikon, cit., p. 320. Tra le sue collaborazioni con Gabriel von Seidl, oltre alla menzionata K&uuml;nstlerhaus, si pu&ograve; citare anche quella nella Landhaus Scherl a Gr&uuml;newaId(1903), per la quale esegue pitture &ldquo;pompeiane&rdquo;, in Berliner Architekturwelt, 1904, n. 6, pp. 181-196. Naager collaborer&agrave; inoltre, insieme alla medesima &eacute;quipe di scultori impiegata da Messel, Rauch, Wrba, Taschner, alla decorazione della Stadthaus di Ludwig Hoffmann del 1911. Cfr. F. STAHL, Das Berliner Stadthaus, in Berliner Architekturwelt, 1912, n.9, pp. 336-375.\">56<\/a><\/sup>, invece, si era occupato della decorazione marmorea di <em>lambris<\/em> e scaloni (<a title=\"Fig. 23. Franz Naager, marmi a intarsio policromo e placche in bronzo presso lo scalone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer23.jpg\">Fig. 23<\/a>), nelle quali si era manifestamente ispirato all\u2019arte cosmatesca di\u00a0 Venezia con un ricco intarsio di marmi policromi, alternati da placche in bronzo che sono attribuite, nell\u2019articolo di Wolff, al disegno di Messel. Opere che tradiscono ancora l\u2019influenza della capitale bavarese, nel cui ambito l\u2019artista decoratore e pittore si era formato, lavorando anche con Seidl. Il rifarsi a Venezia e in particolare agli intarsi marmorei era nell\u2019aria in quegli anni e ispirava anche Peter Behrens negli interni della cappella per il crematorio di Hagen(1905\/1908). Meno schematica e meno vistosamente espressiva, la decorazione di Naager \u00e8 ispirata da un sentito amore per l\u2019Italia, testimoniato anche dalla successiva attivit\u00e0 di pittore di vedute lagunari.\u00a0 Behrendt chiosa: \u201eLa festosa bellezza di questo ambiente non \u00e8 l\u2019elementare sensualit\u00e0 di una giovane arte primitiva, ma piuttosto il fascino di un\u2019arte meditata intellettualmente, affatto \u201csentimentale\u201d<sup><a href=\"#footnote_56_605\" id=\"identifier_56_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. BEHRENDT, Alfred Messel, cit., p. 86.\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine merita di essere menzionato il maestoso salone dei tappeti (<a title=\"Fig. 24. Salone dei tappeti con decorazioni su disegno di Messel.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer24.jpg\">Fig. 24<\/a>), nel quale ritornava il gusto neobarocco di Messel, che in fondo ne costituisce la tonalit\u00e0 pi\u00f9 sincera e profonda, anche per l\u2019insistenza con cui si presenta nella produzione dell\u2019architetto, dalle decorazioni dell\u2019ambasciata tedesca a Roma a Palazzo Caffarelli(1894\/1899), alla <em>Haus<\/em> Simon al Tiergarten(1901), al <em>Rathaus<\/em> di Ballenstedt(1905\/1906), al <em>Landesmuseum<\/em> di Darmstadt(1906). Rivestimenti in legno di nocciolo, specchi, bronzi di Georg Wrba e le quanto mai adatte pitture baroccheggianti di Julius M\u00f6ssel raffiguranti della pace, del commercio, della guerra in mezzo a pesanti cornucopie, creano la suggestione di un ambiente del Settecento<sup><a href=\"#footnote_57_605\" id=\"identifier_57_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Peraltro M&ouml;ssel era un artista avvezzo al d&eacute;cor teatrale e a quella sontuosit&agrave; del rosso e dell&rsquo;oro, che era divenuta&nbsp; familiare alla cultura tedesca per l&rsquo;influenza degli scritti di Gottfried Semper. In essi il teatro rappresentava simbolicamente le ambizioni ad un ritorno all&rsquo;unit&agrave; delle arti; Semper sosteneva infatti la teoria della genesi dei procedimenti architettonici dal principio del rivestimento. Questo interesse per la teatralit&agrave; nella decorazione nella seconda met&agrave; del Diciannovesimo secolo &egrave; stato sviluppato da Hans Sedlmayr, cfr. Verlust der Mitte, Salzburg-Wien 1948, trad. it., Milano 1975. Tra le opere di M&ouml;ssel legate al teatro, il Theater Kissingen e il Prinzregententheater a Monaco, lo Schillertheater di Charlottenburg, l&rsquo;Odeon-Casino di Monaco(illustrato su Deutsche Kunst und Dekoration, 29, Ottobre 1911-Marzo1912, pp. 313-321). L&rsquo;artista emigr&ograve; nel 1926 negli Stati Uniti, dove oper&ograve; ancora con successo nel campo della pittura murale a Chicago. Su di lui esistono pubblicazioni recenti, cfr. J. BREUER, Julius M&ouml;ssel, Dekorations- und Kunstmaler : 1871 &ndash; 1957 ; zur Wiederentdeckung seiner Arbeiten in S&uuml;ddeutschland, Stuttgart 1995.\">58<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 25. Salone dei tappeti, dettaglio delle pitture di Julius M\u00f6ssel.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mer25.jpg\">Fig. 25<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione di Messel in merito alle arti decorative si pu\u00f2 forse riassumere nelle considerazioni di Karl Scheffler, che tende a separare la progettualit\u00e0 messeliana da quella del Modernismo:<strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSi riscontra nella scelta dei collaboratori, come Messel abbia indietreggiato rispetto alle ultime conseguenze in ogni dettaglio della decorazione interna.\u00a0 Naager, Wrba, Westphal e gli scultori della facciata: essi sono tutti \u201cSecessionisti\u201d ma di spirito \u201cmoderato\u201d. Che questi artisti, scelti\u00a0 con sicuro sguardo d\u2019architetto\u00a0 per la loro opportunistica posizione rispetto all\u2019arte, dispieghino nella facciata una modernit\u00e0 artificiosamente arcaica o all\u2019interno cerchino di richiamare le stolide forme stilistiche del Rinascimento e del Barocco con moderna sensibilit\u00e0(&#8230;)Messel riserva solo per s\u00e9 i gesti audaci. Egli disprezza gli sforzi dei moderni artisti decorativi. Il loro radicalismo gli d\u00e0 ai nervi\u201d<sup><a href=\"#footnote_58_605\" id=\"identifier_58_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"K. SCHEFFLER, Moderne Baukunst, cit., p. 60.\">59<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro alle sinuose pitture <em>\u00e0 plat<\/em> impiegate negli edifici di van de Velde, di fronte al dominio della linea curva dispiegato da Behrens nel padiglione tedesco all\u2019esposizione di Torino 1902, Messel sceglie di trarsi indietro rispetto alle estreme conseguenze di un\u2019arte che si avvia all\u2019astrazione dal mondo figurativo, sulla scia del <em>Japonisme<\/em>, dei Simbolisti e\u00a0 della enorme fioritura della grafica. Sceglie piuttosto, nella ricca produzione dell\u2019arte moderna tedesca di quegli anni, gli artisti che si ricollegano al Diciannovesimo secolo, come Koch o Manzel, o quelli che rientrano nell\u2019influenza del secessionismo monacense di von Stuck, come Wrba e Naager, a sua volta, modernismo non radicale e teso a sviluppare le estreme conseguenze dell\u2019arte di Arnold B\u00f6cklin. Non coglie l\u2019occasione di valorizzare Klimsch e Lechter e, in definitiva, non pu\u00f2 essere incluso a pieno titolo fra gli assertori del <em>Gesamtkunstwerk<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Radicalmente diverso dai maestri dello <em>Jugendstil<\/em>, Messel piuttosto che partecipare all\u2019utopia collettiva di un\u2019integrazione delle arti, propende per un gusto del collezionista derivante dal diciottesimo secolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cE\u2019 il prodotto di un gusto personale altamente\u00a0 differenziato, che sa restituire le impressioni ricevute con abile versatilit\u00e0 e sa imitare certi oggetti artistici, che ama e rispetta, non gratuitamente, ma con un sentire scaturito da un intelletto critico\u201d<sup><a href=\"#footnote_59_605\" id=\"identifier_59_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. BEHRENDT, Alfred Messel, cit., p.87.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso la scelta di Messel, nel ritorno alla separatezza dell\u2019arte dall\u2019architettura e nello storicismo di fondo della sua opera, ha semmai anticipato tendenze e momenti dell\u2019architettura tedesca di stampo neo-conservatore e non a caso ha ottenuto riscontri in Italia da parte di Marcello Piacentini<sup><a href=\"#footnote_60_605\" id=\"identifier_60_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. PIACENTINI, Il momento architettonico all&rsquo;estero, in Architettura e Arti decorative, Milano-Roma Fasc. I, Maggio-Giugno, 1921, pp.32-76.\">61<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel noto articolo su <em>Il momento architettonico all\u2019estero<\/em>, apparso su <em>Architettura e Arti decorative<\/em> del 1921, l\u2019architetto romano assegna a Messel una posizione significativa nel panorama dell\u2019architettura internazionale da lui tracciato, associandolo a Hoffmann nella ricerca di una via decisamente classicista, con richiami al Cinquecento: \u201cLa scuola prettamente classica \u00e8 capitanata da due grandi nomi: Ludovico Hoffman e Alfredo Messel; il primo pi\u00f9 solido, pi\u00f9 coerente, pi\u00f9 sicuro, il secondo pi\u00f9 gentile, pi\u00f9 sensibile. Ambedue, profondi conoscitori della seconda rinascenza italiana, (specie di quella veneta) dimostrano di amare e di sentire il Palladio, il Sammicheli, il Sansovino come nessuno finora ha mai amato e sentito\u201d<sup><a href=\"#footnote_61_605\" id=\"identifier_61_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, p. 49.\">62<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione di Piacentini \u00e8 riferita soprattutto alle ultime opere di Messel, come l\u2019edificio AEG(1905-1907) o al progetto per il Pergamon Museum ma l\u2019estraneit\u00e0 ai movimenti artistici legati al Simbolismo, allo <em>Jugendstil<\/em> e, pi\u00f9 in generale, all\u2019<em>Art Nouveau<\/em>, \u00e8 un elemento comune al maestro tedesco dei primi del Novecento e a quello italiano, che ne avrebbe rielaborato la lezione fino a creare una delle correnti italiane di maggior successo e durata. Ma il complesso rapporto tra componenti pi\u00f9 orientate\u00a0 verso il classicismo e altre verso l\u2019Espressionismo in Messel, il suo influsso anche sull\u2019architettura italiana degli anni Venti e Trenta, sono questioni troppo ampie per essere pur solo accennate in questa sede<sup><a href=\"#footnote_62_605\" id=\"identifier_62_605\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per&nbsp; la duplicit&agrave; degli influssi di Messel, che toccarono anche gli esponenti dei movimenti d&rsquo;avanguardia, da Bruno e Max Taut ai fratelli Luckhardt, cfr. ad es. M. SCHIRREN, Rippe aus Adam Leib. Alfred Messels Moderne, in Alfred Messel (1853&ndash;1909). Vision&auml;r der Gro&szlig;stadt, op. cit., pp. 114-121.\">63<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_605\" class=\"footnote\">R. HABEL, <em>Das Warenhaus Wertheim. Eine Inkunabel der Moderne<\/em>, in <em>Alfred Messel (1853\u20131909). <\/em><em>Vision\u00e4r der Gro\u00dfstadt<\/em> (Cat. della mostra tenutasi presso la <em>Kunstbibliothek<\/em> degli\u00a0 <em>Staatliche Museen zu Berlin<\/em> e il museo di architettura della <em>Technischen Universit\u00e4t<\/em> di Berlino, a cura di\u00a0 E. Blauert, R. Habel, H.D. N\u00e4gelke), Berlin 2009 , pp. 58-63. La grande mostra tenutasi l\u2019anno scorso a Berlino ha costituito un importante momento di confronto tra gli studiosi dell\u2019opera di Messel: nel catalogo, oltre agli autori sopra citati, sono intervenuti anche Goerd Peschken e Werner Oechslin. Sempre a\u00a0 R. Habel si deve la grande monografia, <em>Alfred Messels Wertheimbauten in Berlin : der Beginn der modernen Architektur in Deutschland ; mit einem Verzeichnis zu Messels Werken<\/em>, Berlin 2009, che con grande attenzione analizza la tipologia dell\u2019edificio commerciale adottata da Messel, confrontandola ai <em>Magasins<\/em> parigini. In Italia si \u00e8 recentemente discusso dei diversi contributi di Messel\u00a0 a Berlino per la societ\u00e0 Wertheim, nell\u2019ambito del convegno <em>Il disegno e le architetture della citt\u00e0 eclettica<\/em> a cura di L. Mozzoni, S. Santini, Napoli 2004, in particolare nell\u2019intervento <em>L&#8217;architettura a Berlino capitale del Reich Tedesco<\/em> di C. Caraffa e G. Schelbert, pp. 99-126(con bibliografia).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_605\" class=\"footnote\">I primi contributi fondamentali su Messel sono K. SCHEFFLER, <em>Moderne Baukunst<\/em> , Leipzig\u00a0 1908 e <em>Id<\/em>.,\u00a0 <em>Die Architektur der Gro\u00dfstadt<\/em>, Berlin 1913 (ried. 1998) la celebre monografia di Walter Curt Behrendt, <em>Alfred Messel. Mit einer einleitenden betrachtung von Karl Scheffler<\/em>, Berlin 1911. Karl Scheffler, Fritz Stahl, Max Osborn, Maximilian Rapsilber, ed altri scrittori di architettura gli hanno dedicato diversi contributi sulle riviste specializzate del tempo(cfr. ad es. K. SCHEFFLER, <em>Moderne Baukunst<\/em>, su\u00a0 <em>Kunst und K\u00fcnstler, Illustrierte Monatsschrift f\u00fcr bildende Kunst und Kunstgewerbe<\/em>, I, Berlin 1903, pp.469-480; i necrologi di F. WOLFF<em>, Alfred Messel Berlin gestorben in Berlin am 24. M\u00e4rz 1909, Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, vol. 24, n.8 Darmstadt\u00a0 1909, pp.129-130 e di H. SCHLIEPMANN, <em>Alfred Messel<\/em>, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1910, vol. 12, n. 2, pp. 43-44 e i numeri monografici di riviste Wasmuth curati da M. Rapsilber, <em>Alfred Messel.<\/em> Berlin 1905 e F.<em> S<\/em><em>tahl<\/em><em>, <em>Alfred Messel<\/em><\/em>, Berlin <em>1911<\/em>). Dagli anni Settanta del Novecento Messel \u00e8 stato studiato con rinnovato interesse in seguito al generale mutamento di prospettive sul Movimento Moderno. Spiccano in questo senso i contributi di Julius Posener, e altri studiosi di cui alcuni sono stati tradotti in italiano: cfr. i contributi nel volume <em>Wekbund. Germania, Austria, Svizzera<\/em>, a cura di L. Burckhardt, Venezia 1978\u00a0 J. POSENER, <em>Tra arte e industria- il Deutscher Werkbund<\/em>, pp. 7-15 e Id. <em>Werkbund e Jugendstil<\/em>, pp. 16-24 e G. PESCHKEN &#8211; T. HEINISCH, <em>Berlino all\u2019inizio del secolo: analisi storico-architettonica<\/em>, pp. 35-48. In originale: J. POSENER,\u00a0<em> From Schinkel to the Bauhaus\u00a0:\u00a0five lectures on the Growth of Modern German Architecture<\/em> London\u00a01972, <em>Berlin<\/em><em> auf dem Wege zu einer neunen Architektur : das Zeitalter Wilhelms II,<\/em>M\u00fcnchen 1979. In Italia, un\u2019occasione importante per riassumere lo stato attuale degli studi sull\u2019architettura tedesca di quel periodo \u00e8 stata il recente convegno su \u201cPeter Behrens. Maestro di maestri\u201d, tenutosi dal 19 al 23 aprile 2010 a Milano, Torino, Venezia e organizzato dai rispettivi Politecnici e dallo Iuav, tuttavia la figura di Messel \u00e8 rimasta ovviamente tutt\u2019al pi\u00f9 menzionata, nell\u2019attenzione al soggetto principale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_605\" class=\"footnote\">A. LICHTWARK, <em>Realistische Architektur<\/em>, in \u201eRundschau\u201c, <em>Pan<\/em>, M\u00fcnchen1897\/\u201998, IV Jg., p. 234. Tutte le traduzioni dal tedesco riportate sono a cura dell\u2019autore. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_605\" class=\"footnote\">Per la storia della famiglia Wertheim, che aveva iniziato con l\u2019apertura di un piccolo negozio nella cittadina di Stralsund sul Baltico, e che, in seguito all\u2019enorme successo commerciale dei magazzini su modello francese impiantati da Georg Wertheim a Berlino, patir\u00e0 le conseguenze dell\u2019antisemitismo tedesco, si pu\u00f2 consultare\u00a0 S. LADWIG-WINTERS, <em>Wertheim : Geschichte eines Warenhauses,<\/em> Berlin 1997. Il problema dell\u2019impatto del grande magazzino sulla nuova realt\u00e0 del commercio berlinese e la questione della ricezione di un\u2019architettura opera di un committente e di un\u00a0 architetto ebrei, \u00e8 stata oggetto di una ricca bibliografia, che ha dato conto della grande importanza dei <em>Warenh\u00e4user<\/em> Wertheim come oggetto di storia della cultura. Cfr. ad esempio F. BEDOIRE, <em>The Jewish contribution to modern architecture 1830-1930<\/em>, Stockholm 2004, che tratta della committenza giudaica a Berlino nell\u2019ambito di una dissertazione che tocca Stoccolma, Praga, Francoforte, Parigi, Vienna, Budapest e si sofferma attentamente sui Rotschild;\u00a0 H. SHINER, <em>Emboding the spirit of the metropolis<\/em>, in <em> <\/em>I. Boyd Whyte, a cura di, <em>Modernism and the spirit of the city<\/em>, London 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_605\" class=\"footnote\">Il magazzino si estende anche su\u00a0 Voss Stra\u00dfe 26\/30. Dei quattro edifici sussiste, privo degli interni originali, soltanto quello\u00a0 di Rosenthaler Strasse. Tutti gli altri sono stati prima distrutti dai bombardamenti alleati e poi demoliti completamente nel periodo della DDR. Per queste notizie: R. HAUBRICH &#8211; H. W. HOFFMANN &#8211; P. MEUSER, <em>Berlin. <\/em><em>Der<\/em> <em>Architektur F\u00fchrer<\/em>, Berlin 2004. Cfr. anche il <em>database<\/em> pubblico dei monumenti berlinesi: <a href=\"http:\/\/www.stadtentwicklung.berlin.de\/\">www.stadtentwicklung.berlin.de<\/a> con la scheda completa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_605\" class=\"footnote\">Nel contesto americano le prime architetture in ferro o ghisa per scopi commerciali risalgono agli anni \u201950 dell\u2019Ottocento. A Parigi vanno ricordati almeno <em>Le Bon March\u00e9<\/em>, <em>Printemps<\/em>, <em>Lafayette, La  Samaritaine.<\/em> v. B. BERGDOLL, <em>European architecture, 1750-1890<\/em>, Oxford 2000, H.R. HITCHCOCK, <em>Architecture: nineteenth and twentieth centuries<\/em>, trad. it., Torino 1989.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_605\" class=\"footnote\">In particolare nei <em>Boulevards<\/em> aperti durante il Secondo Impero per iniziativa del prefetto della Senna Haussmann, cfr. P. PINON, <em>Atlas du Paris haussmannien. <\/em><em>La ville en h\u00e9ritage du Second Empire \u00e0 nos jours<\/em> , Paris 2002. Lo stesso Emile Zola tratta dell\u2019argomento del Grande Magazzino in un celebre romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart, <em>Au Bonheur des Dames<\/em>, <em>Al paradiso delle signore,<\/em> del 1883, nel quale lo spregiudicato speculatore Octave Mouret che ingloba spietatamente tutti i piccoli negozi circostanti nel nuovo, \u201cmostruoso\u201d <em>magasin<\/em>, finisce per sposare la giovane commessa giunta dalla provincia Denise Baudu.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_605\" class=\"footnote\">F. WOLFF, <em>Der Neubau des Warenhauses Wertheim in Berlin, <\/em>in <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, Darmstadt\u00a0 1904\/1905, p. 279.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_605\" class=\"footnote\">Peraltro i Wertheim non furono che uno dei grandi nomi del commercio a Berlino in quegli anni e i grandi magazzini furono uno degli oggetti di ricerca pi\u00f9 studiati dagli architetti del tempo: si ricordino almeno la <em>Kaufhaus<\/em> Tietz, sempre sulla Leipzigerstrasse ai nn.46\/49, degli architetti\u00a0 Bernhard Sehring e L. Lachmann, del 1900, la Haus \u201eAlt-Bayern&#8221;, Potsdamerstrasse 10\/11 del\u2019architetto Wilhelm Walther del 1903\/1904, <em>Gesch\u00e4ftshaus<\/em> Maassen del 1904 di Paul Salinger e Alfred Breslauer, la <em>Warenhaus<\/em> Tietz (rispetto alla <em>Kaufhaus, <\/em> la <em>Warenhaus<\/em> \u00e8 un edificio commerciale pi\u00f9 ricco, che comprende servizi aggiuntivi quali la caffetteria) di Alexander Platz del 1904\/1905, opera\u00a0 degli architetti Wilhelm Cremer e Richard Wolffenstein, con ampliamenti nel 1911 e molti altri.\u00a0 La rivista <em>Berliner Architekturwelt<\/em>, edita da Wasmuth tra il 1899 e il 1919, informava puntualmente degli sviluppi architettonici di questi edifici, che, particolarmente presenti a Berlino, non erano tuttavia esclusiva peculiarit\u00e0 della capitale tedesca( ad esempio\u00a0 la ditta Tietz aveva aperto il primo punto vendita a Monaco di Baviera). Cfr. ad esempio un interessante articolo sulla progettazione di vetrine \u201ccorrette\u201d, caratterizzate dalla visibilit\u00e0 delle merci e dal buon gusto:<strong> <\/strong>J. BR\u00dcSTLEIN, <em>Architektur an Grossstadtstrassen,<\/em> <em>Berliner Architekturwelt<\/em>, Berlin 1909, 5, pp. 176-185.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_605\" class=\"footnote\">F. STAHL, <em>Ein modernes Warenhaus in Berlin<\/em><em>,\u00a0 Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, Darmstadt n.8, Maggio\u00a0 1898, pp. 241-263.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_605\" class=\"footnote\">Per esaminare attentamente l\u2019elaborazione dei progetti di Messel, \u00e8 possibile consultare l\u2019intero archivio dell\u2019architetto, consultabile on-line sul sito del museo di architettura della Technischen Universit\u00e4t di Berlino: <a href=\"http:\/\/architekturmuseum.ub.tu-berlin.de\/\">http:\/\/architekturmuseum.ub.tu-berlin.de<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_605\" class=\"footnote\">W.C. BEHRENDT, <em>Alfred Messel<\/em>, cit., p. 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_605\" class=\"footnote\">F. STAHL, <em>op. cit<\/em>., p. 247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_605\" class=\"footnote\">S.n., <em>Neue Erscheinungen in der Architektur Berlins, <\/em>in <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1899, 1, p. 7. Lind(Vienna 1856 &#8211; Berlino 1903) era celebre soprattutto come\u00a0 modellatore ed esperto di fusione in bronzo: aveva anche realizzato la quadriga meridionale del gigantesco monumento a Guglielmo I, di fronte allo <em>Schloss<\/em> berlinese, opera di Reinhold Begas e Bruno Schmitz, cfr.\u00a0 <em>Das Nationaldenkmal Kaiser Wilhelms I. in Berlin, <\/em>in <em>Zentralblatt f\u00fcr Bauwervaltung,<\/em> <em>Herausgegeben im Ministerium der<strong> <\/strong>\u00f6ffentlichen Arbeiten,<\/em> n. 13, 27 Marzo, Berlin 1897, p.140;\u00a0 altre notizie in <em>Die Kunst f\u00fcr Alle<\/em>, n. 15, M\u00fcnchen 1900, p. 430,\u00a0 n. 18, M\u00fcnchen 1903, p. 364.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_605\" class=\"footnote\">Gladenbeck (Berlino1827- Friedrichshagen 1918) fu responsabile della fusione di alcune delle pi\u00f9 celebri sculture monumentali berlinesi, come la \u201cViktoria\u201d della <em>Siegess\u00e4ule<\/em> su progetto di Friedrich Drake(1873) e, ancora, insieme a Lind, delle statue di Begas per il <em>Kaiserdenkmal<\/em> di cui sopra e apr\u00ec un\u2019officina continuata dai figli Walter, Paul e Alfred. Cfr. D. NUMMERT,\u00a0<em>Bronzene Kunstwerke aus Meisterhand. Der Kunstgie\u00dfer Hermann Gladenbeck (1827\u20131918) <\/em>in http:\/ \/ luise-berlin. de\/ bms\/ bmstext\/ 9811porb. htm; <em> Die Kunst f\u00fcr Alle<\/em>, 4. M\u00fcnchen 1889, p. 335, n. 6. M\u00fcnchen 1891, p. 331. Con Vogel collaborer\u00e0 anche per le parti in bronzo del Feuerwehr- Denkmal su progetto architettonico di Ludwig Hoffmann, cfr.\u00a0 <em>Die Kunst. <\/em><em>Monatshefte f\u00fcr freie und angewandte Kunst<\/em>, VII. M\u00fcnchen 1903, p. 174. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_605\" class=\"footnote\">F. STAHL, ivi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_605\" class=\"footnote\">F. STAHL, pp.248-250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_605\" class=\"footnote\">Ad esempio, gi\u00e0 nei magazzini <em>Au bon march\u00e9<\/em> iniziati nel 1869 o nei <em>Printemps<\/em> del 1881-1885. Quello del <em>Wertheimbau<\/em> misurava 31,50 m in lunghezza, 14,50 m in larghezza e 20 m in altezza, cfr. \u00a0<em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1899, cit<em>.<\/em>, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_605\" class=\"footnote\">STAHL, p.250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_605\" class=\"footnote\">Lasciato in originale per sottolineare il gioco di parole tra i regni fiabeschi della moda e il vero <em>Reich<\/em> tedesco.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_605\" class=\"footnote\">STAHL, p.252.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_605\" class=\"footnote\"><em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1899, 1, cit., pp. 6-8. L\u2019officina di lavori in metallo Schulz &amp; Holdefleiss\u00a0 fu tra le pi\u00f9 rinomate in Germania nel periodo dello <em>Jugendstil <\/em>e le furono commissionate opere molto rappresentative come collaborazioni con lo <em>Stadtbaurat <\/em>Ludwig Hoffmann, con Bruno Schmitz per porte, candelabri, aquile, elementi in bronzo del <em>Soldiers&#8217; and Sailors&#8217; Monument<\/em> di Indianapolis(USA) 1901, elementi del salone imperiale all\u2019esposizione di Torino del 1902 su progetto di Bruno M\u00f6hring e anche le superbe cancellate di un altro grande magazzino berlinese, la\u00a0 <em>Kaufhaus<\/em><em> des Westens<\/em> di Johann Emil Schaudt. Cfr. <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, vol. 2, n. 8, Maggio 1898, p. 273 e segg., G. FUCHS, <em>Deutsche Zukunfts-Architektur auf der Turiner Ausstellung<\/em>, vol. 10, n. 12, Settembre 1902, p. 609; i lampioni in bronzo del <em>Kaufhaus <\/em>N. Israel, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1900, n. 3, p.\u00a0 106;\u00a0 i fanali dell\u2018Alsenbr\u00fccke di Ludwig Hoffmann a Berlino su bozzetto di August Vogel, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1901, n. 7, p. 235; le opere per Indianapolis, <em>ibidem <\/em>n. 10 p. 383 e\u00a0 1905, n. 5, p. 188, 189; F. WOLFF, <em>Kaufhaus des Westens<\/em>, <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, vol. 20, n. 10, Darmstadt Luglio 1907, p. 193.  A tutt\u2019oggi non esiste alcuna monografia su questi artigiani-artisti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_605\" class=\"footnote\">I mosaici furono eseguiti dalla ditta <em>Deutschen Glasmosaik-Gesellschaft<\/em> (Puhl &amp; Wagner) di\u00a0 Berlin-Rixdorf. Su Max Koch, cfr. THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon der bildenden K\u00fcnstler<\/em>, Leipzig 1934, <em>ad vocem<\/em>. Altri edifici ufficiali decorati dall\u2019autore sono la  Camera dei baroni (Herrenhaus) e la Camera dei Deputati (Abgeordnetenhaus) Per i lavori presso il <em>Reichstag<\/em> dell\u2019architetto Paul Wallot, G. BUSS, <em>Das Haus des Deutschen Reichstages<\/em>, in <em>Kunstgewerbeblatt,<\/em> 6. Jg. Leipzig 1896, p. 123;per le altre opere, rispettivamente S.n., <em>K\u00fcnstlerhaus Bellevuestrasse3. <\/em><em>Erbaut von Karl Hoffacker, Architekt in Charlottenburg<\/em>, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1900, 7, pp. 238-249, <em>Berliner Architektur und Kunstgewerbe auf der Weltausstellung in Paris 1900<\/em>, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1901, 3, pp. 77-87. La rivista documenta nei suoi numeri di molti altri cicli decorativi o opere di Koch, da dipinti per i battelli imperiali, a partecipazioni a competizioni(Municipio di Amburgo, 1902), progetti di decorazioni per volte di saloni (<em>Festsaal <\/em>dello <em>Schloss<\/em> Hohenbuchau a\u00a0 Wiesbaden, stesso anno), etc.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_605\" class=\"footnote\">Gehrke(1855-1916), fu prevalentemente un artista grafico e lavor\u00f2 per riviste satiriche berlinesi <em>Kladderadatsch<\/em> e <em>Ulk <\/em>e oper\u00f2 nel campo della pittura di scene urbane e dell\u2019arte applicata, anche per la manifattura di porcellana di Cadinen diretta da Ludwig Manzel. THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 338.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_605\" class=\"footnote\"><em>L\u2019acciaieria,<\/em> <em>Eisenwalzwerk (Moderne Cyklopen)<\/em>, \u00e8 un dipinto del 1872-1875 opera di Adolph von Menzel(1815-1905) custodito presso la Alte Nationalgalerie di Berlino. Sull\u2019iconografia del lavoro segnalo un\u2019interessante opera di K. T\u00dcRK, <em>Bilder der Arbeit: eine ikonografische Anthologie<\/em>, Wiesbaden 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_605\" class=\"footnote\"><em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1901, 3, cit. Sull\u2019arte pittorica e illusionistica del <em>Panorama<\/em> ottocentesco, analizzata anche da Walter Benjamin nel <em>Passagenwerk<\/em>, si possono consultare il notevole contributo di S. BORDINI, <em>Storia del Panorama. La visione totale nella pittura del XIX secolo<\/em>, Roma 1984 e gli studi di Jonathan Crary nell\u2019ambito della <em>visual culture<\/em>, <em>Techniques of the Observer. <\/em><em>On Vision and Modernity in the 19th Century<\/em> e <em>Suspensions of Perception. <\/em><em>Attention, Spectacle, and Modern Culture<\/em>, MITpress, Boston 1990 e 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_605\" class=\"footnote\">Insegnava all\u2019Accademia di Belle Arti dal 1896 e dal 1903 sostituiva Reinhold Begas al posto di guida di un Atelier magistrale; aveva eseguito il gruppo monumentale raffigurante il\u00a0 Principe elettore (<em>Kurf\u00fcrst<\/em>) Federico I., cfr. R. KOFER,<em> Die historischen Denkmale in der Sieges- Allee des Berliner Tiergartens<\/em> in <em>Hohenzollern Jahrbucher<\/em> 15, 1901, pp. 252,253. Cfr. Bozzetto della Stettiner Brunnen in H. HELFERICH<em>, Etwas \u00fcber die Symbolistische Bewegung Die Kunst f\u00fcr Alle. <\/em>X Jg. 1895.<em> Herausgegeben von Friedrich Pecht. <\/em>M\u00fcnchen 1895, J. SPRINGER, <em>Berliner Bildhauer<\/em>, <em>Die Kunst f\u00fcr Alle<\/em>, XIV Jg., M\u00fcnchen\u00a0 1899, p. 19, J. RELLING, <em>Berliner Brief,<\/em> XIV Jg. 1899, p. 26 (illustrazione di <em>Abendlied<\/em>). La fontana completa si trova pubblicata anche su Berliner Architekturwelt 1905, 8, pp. 297-299. Una produzione delle manifatture di Cadinen simile alla statua dell\u2019<em>Arbeit<\/em> in R. BREUER, <em>Cadiner Keramiken. <\/em><em>Austellung bei A. Wertheim-Berlin<\/em>, <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, vol. 26, n. 7, Darmstadt Aprile 1910, p. 39 \u201cM\u00e4dchen mit Ziege\u201d.<em> <\/em> Biografia completa di Manzel in THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 47. Peraltro su Manzel, come su tutti questi artisti tedeschi del primo Novecento, esistono pochissimi studi, nessuno in italiano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_605\" class=\"footnote\">Ad esempio Walther Gensel, in un articolo consacrato a Reinhold Begas osserva acido: \u201cDalou, che tra gli scultori francesi forse pu\u00f2 essere stato paragonato con pi\u00f9 successo a Begas, non ha fatto altro con il suo monumento della Repubblica che un enorme centrotavola\u201d <em>Die Kunst. <\/em><em>Monatshefte f\u00fcr freie und angewandte Kunst<\/em>, XV, M\u00fcnchen 1907, p. 135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_605\" class=\"footnote\">K. SCHEFFLER, <em>Berlin<\/em>(cronache) , in <em>Dekorative Kunst, Illustrierte Zeitschrift f\u00fcr angewandte Kunst<\/em>, M\u00fcnchen-Paris, I, 1898, p. 266.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_605\" class=\"footnote\">Il carattere della scultura di Vogel era quello di una brillante arte eclettica, successivamente arricchita di stilizzazioni e suggestioni decorative, anche attuate nella produzione di oggetti per la manifattura di Cadinen, insieme a Manzel, Taschner, Westphal(v. <em>supra<\/em>). Tuttavia anche per lui non si pu\u00f2 parlare di una evoluzione nell\u2019<em>Art Nouveau<\/em>. Importanti nel <em>Reichstag <\/em>di Wallot con trofei ed emblemi tipicamente tedeschi su porte e vestiboli e nell\u2019aula parlamentare, di cui realizza anche il camino. Cfr.\u00a0 G. BUSS, <em>Das Haus des Deutschen Reichstages<\/em>, in <em>Kunstgewerbeblatt,<\/em> cit., pp. 73-125. Significativa, sempre come opera di un eclettismo neobarocco, la ricca decorazione scolpita\u00a0 della Villa Stauch a Berlino(1900), progettata dall\u2019architetto Otto Rieth nel quartiere Tiergarten, eseguita insieme a Widemann e Manzel, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1901 n.4, p. 124 e segg.; lavori nell\u2019Alserbr\u00fccke, , <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1901 n.7,p.233 e segg.; mostra delle opere realizzate con\u00a0 Ludwig Hoffmann per il Comune di Berlino in H. SCHLIEPMANN,<strong> <\/strong><em>Die Architektur<strong> <\/strong>auf der diesj\u00e4hrigen Grossen Berliner Kunstausstellung<\/em>, <em>Berliner Architekturwelt<\/em> 1902 n. 4, pp. 115-123. Widemann, originario di Schw\u00e4bisch Gm\u00fcnd, risalta anche per essere stato maestro di Rudolf Bosselt, durante il periodo di insegnamento a Francoforte presso la  <em>Kunstgewerbeschule<\/em>(1884-1891). Fu per\u00f2, forse pi\u00f9 di Vogel, un esponente dell\u2019arte del diciannovesimo secolo, impegnato in decorazioni per il Berliner Dom, per la <em>Herrenhaus<\/em>, ovvero uno degli edifici pi\u00f9 tardivi dell\u2019eclettismo, opera di Friedrich Schulze e inaugurato nel 1904. Cfr.\u00a0 \u00a0THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., <em>ad vocem<\/em>; <em>Atelier Nachrichten. Rudolf Bosselt<\/em>, in <em> Deutsche Kunst und Decoration<\/em>, vol. 1, n.5, Darmstadt Febbraio 1898, p. 156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_605\" class=\"footnote\">STAHL, p.255.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_605\" class=\"footnote\">THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., <em>ad vocem.<\/em> W. MIESSNER,<em> Fritz Klimsch<\/em>, in <em>Die Kunst<\/em>, vol. 25, M\u00fcnchen 1912, pp. 293-299; W. VON BODE, <em>Gedanken bei der Fritz Klimsch-ausstellung in der Freien Sezession zu Berlin<\/em>, in <em>Die Kunst<\/em>, vol. 43, M\u00fcnchen 1921 pp. 28-38. W. VON BODE, <em>Fritz Klimsch &#8211; Eine Auswahl\u00a0 seine Werke<\/em>, Berlin 1924.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_605\" class=\"footnote\">W. BEHRENDT, <em>Alfred Messel<\/em>, cit., p.66:<em> <\/em>\u201eDell\u2019ornamentazione in bronzo, da un punto di vista critico, vi \u00e8 proprio da tacere, perch\u00e9 mancavano allora del tutto delle maestranze che fossero capaci di risolvere un cos\u00ec difficile compito come la scultura architettonica. \u00a0Simili difetti si ritrovano nella corte, le cui logorroiche e maldestre pitture rimangono in fortissima contraddizione con l\u2019austero linguaggio della facciata e nei tanti dettagli della decorazione interna, che \u00e8 scaturita ancora del tutto dall\u2019animo sentimentale del collezionista e dell\u2019amatore degli intarsi barocchi e dei bronzi italiani. Tali difetti sono tuttavia meno\u00a0 gravi, di fronte all\u2019importanza per le fasi di sviluppo, che risiede nell\u2019autonomia del risultato. Essi scorrono dalla natura\u00a0 dell\u2019artista e sono ugualmente difetti della sua originaria attitudine.\u201d<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_605\" class=\"footnote\">Cfr. P. PARET, <em>The Berlin secession : modernism and its enemies in imperial Germany<\/em>, Cambridge Mass., London 1980 e <em>Id<\/em>., a cura di, <em>Berliner Sezession<\/em>. Catalogo della mostra,\u00a0 Berlin : Neuer Berliner Kunstverein,1982.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_605\" class=\"footnote\">V. ad esempio le statuette illustrate su <em>The International Studio. <\/em><em>An illustrated magazine of fine and applied art<\/em>, vol. 11, New York 1900, p. 58. Il candeliere di Hoosemans, di cui si custodisce un esemplare al <em>Kunstgewerbemuseum<\/em> di Amburgo, \u00e8 pubblicato in <em>L\u2019orf\u00e8vrerie \u00e9trang\u00e8re \u00e0 l\u2019Exposition de 1900<\/em>, su <em>Revue de la bijouterie, joaillerie, orf\u00e8vrerie : publication mensuelle illustr\u00e9e, <\/em>Paris 1901\/02 n.10, p. 196.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_605\" class=\"footnote\">Per intendere il tipo di arredo che sarebbe stato appropriato all\u2019opera di Lechter ci si pu\u00f2 rifare alle parole di Maximilian Rapsilber in\u00a0 <em>Melchior Lechter<\/em>, Wasmuth, Berlin 1904 in <em>Berliner Kunst, III. Sonderausgabe der Berliner Architekturwelt<\/em>, p. 11<em> <\/em>: \u201cConsiderando l\u2019opera di Lechter nell\u2019insieme, bisogna innanzitutto tener fermo che il suo esordio nel duro e puro stile Gotico ha le radici non nello stile gotico press\u2019a poco orpellato, quale di recente lo ha reso il <em>bric-\u00e0-brac <\/em>architettonico. Il gotico di Lechter \u00e8 <em>grosso modo<\/em> puro nella forma e percezione, quale quello che \u00e8 stato realizzato a Hannover o a Vienna.\u00a0 Di quello viennese gli manca soprattutto la monumentalit\u00e0, di quello di Hannover la profonda interiorit\u00e0, la tensione mistica, che gi\u00e0 caratterizza propriamente lo spirito del gotico antico e avanzato. Poich\u00e9 Lechter fin dall\u2019inizio \u00e8 stato un artista gotico geniale, gli \u00e8 stato anche dato in sorte di sviluppare ulteriormente questo stile, di trasporlo in piena vita nel 19\u00b0 secolo, di rianimare l\u2019antica forma con il sempre attuale contenuto e nuovi sentimenti, di ottenere dal contatto di anima e corpo una nuova e pi\u00f9 elevata forma. L\u2019ornamento, che in Lechter riflette il pi\u00f9 possibile la struttura gotica, segna nella maniera pi\u00f9 evidente un logico perfezionamento e rinnovamento. Non vi \u00e8 alcun livello intermedio, alcuna intermediazione, il 19\u00b0 secolo \u00e8 stato ereditato bassamente ornamentale, non si \u00e8 fatto nessun lavoro preparatorio a cui Lechter potesse ricollegarsi e perci\u00f2 il suo sistema decorativo costituisce un merito senza pari. Ci\u00f2 che riguarda l\u2019espressione figurativa ideale, Lechter lo ha fatto sulla scorta dei Preraffaelliti inglesi. La bella forma spiritualmente trasfigurata, la solennit\u00e0 mossa estaticamente, che porta con s\u00e9 Orfeo, \u00e8 una conquista del nostro tempo. Di fronte alle ultime opere dipinte di Lechter, si ha la sicura sensazione, che si sia fondato qui un canone artistico classico per\u00a0 il 20\u00b0 secolo\u201d.\u00a0 Cfr. anche G. FUCHS,\u00a0 <em>Melchior Lechter,<\/em> in <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, vol. 1,\u00a0 Ottobre 1897 \u2014 Marzo 1898. pp. 161-192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_605\" class=\"footnote\">THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 201 E\u2018 un autore assai poco conosciuto e studiato, su cui non esiste alcuna monografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_605\" class=\"footnote\">Eventi tutti pubblicati sulle pagine di <em>Deutsche Kunst und Dekoration: <\/em>M. OSBORN, <em>Die modernen Wohn-R\u00e4ume im Waren-Haus von A.\u00a0Wertheim\u00a0zu Berlin<\/em>vol. 11, Ottobre 1902- Marzo 1903 pp. 259\u2013268; A. MUTHESIUS, <em>Die Ausstellung K\u00fcnstlerischer Frauen-Kleider im Waren-Haus\u00a0Wertheim-Berlin<\/em> vol. 14 n. 8 Maggio 1904, p.441; W. LEISTIKOW, <em>Ausstellung des Londoner Lyceum-Club in Berlin<\/em>, vol. 16, n.8, Maggio 1905 pp.509-511; <em>A\u00a0Wertheim. Neue Wohm-R\u00e4ume. Neues Kunstgewerbe &#8211; Dem Hause-Eigen. Nach-Entw\u00fcrfn Von K\u00fcnstlern Unter Leitung Von Prof. Curt Stoeving<\/em>, vol. 16, n. 11, Agosto 1905, pp.643-698; per la mostra delle manifatture Cadinen, v. <em>supra<\/em>. ; R. BREUER, <em>Altes Spielzeug<\/em>, vol. 27, n. 6, Marzo 1911 p. 428.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_605\" class=\"footnote\">M. CREUTZ<strong>, <\/strong><em>Pretese e risultati dello sviluppo architettonico moderno<\/em>, <em>Berliner Architekturwelt, Achter Jahrgang,<\/em> Wasmuth, Berlin 1906, pp. 281 e segg..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_605\" class=\"footnote\">Pubblicata su <em>Berliner Architekturwelt<\/em>, 1910, n. 10, pp.365-368. La ditta di Max J. Bodenstein, una delle pi\u00f9 richieste a Berlino(lavori per lo <em>Zoologischer garten<\/em>,padiglione tedesco dell\u2019Elettricit\u00e0 all\u2019Esposizione di Parigi 1900, etc.) avrebbe realizzato anche le decorazioni per il <em>Landes Museum<\/em> di Darmstadt dello stesso Messel. Cfr. V. ZOBEL, <em>Das Landes-Museum in Darmstadt<\/em>, in <em>Deutsche Kunst und Dekoration, <\/em>vol. 19, n.3 Dicembre 1906, pp. 186-205.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_605\" class=\"footnote\">Fu autore di opere molto significative per l\u2019architettura del tardo eclettismo bavarese come la Villa von Lenbach, il \u201cRuffiniblock\u201d, il <em>Bayerische Nationalmuseum<\/em>(tutti a Monaco) , il museo di Spira, la <em>Stadthaus<\/em> di Brema e\u00a0 fu una figura di riferimento per il clima artistico che ruotava intorno al pittore Franz von Lenbach, ad Hans von Mar\u00e9es e ad Adolf Hildebrand.\u00a0 Cfr.\u00a0 J. VON SCHMADEL,\u00a0 <em>Gabriel von Seidl<\/em>, in <em>Wasmuth Monatshefte f\u00fcr Baukunst<\/em>, Berlin 1914, n. 15, pp. 31-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_605\" class=\"footnote\">W. BEHRENDT, <em>Alfred Messel<\/em>, cit., p. 43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_605\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_605\" class=\"footnote\">H.J.Z., Alfred Messel 1853-1909, <em>Wasmuth Monatshefte f\u00fcr Baukunst<\/em>, Berlin 1929 n.4, pp. 171-173.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_605\" class=\"footnote\">THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 455.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_605\" class=\"footnote\">M. CREUTZ, <em>Ein Neues Warenhaus<\/em>, <em>Die Kunst,\u00a0 Monatshefte f\u00fcr freie und angewandte Kunst<\/em> Band XII, M\u00fcnchen 1905, pp. 164-165.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_605\" class=\"footnote\">K. SCHEFFLER, <em>Moderne Baukunst<\/em> , Leipzig\u00a0 1908, p. 55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_605\" class=\"footnote\">Per Rauch, THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 40. Per la decorazione della <em>K\u00fcnstlerhaus, <\/em> G. HABICH, <em>Das M\u00fcnchener K\u00fcnstlerhaus zu seiner Einweihung<\/em>, <em>Die Kunst<\/em>, vol. 1,<em> <\/em>M\u00fcnchen 1900 pp. 338-345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_605\" class=\"footnote\">A. HEILMAYER, <em>\u00dcber M\u00fcnchener Plastik<\/em>, in\u00a0 <em>Die Kunst, <\/em> Band XI, M\u00fcnchen 1905, p. 196.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_605\" class=\"footnote\">P. WESTHEIM,\u00a0 <em>Der M\u00e4rchenbrunnen,<\/em> in <em>Die Kunst, <\/em>Band XXX,<em> <\/em>M\u00fcnchen 1914,<em> <\/em>pp. 17-28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_605\" class=\"footnote\">P. F. SCHMIDT, <em>Ignatius Taschner<\/em>, in <em>Die Kunst, Monatshefte f\u00fcr freie und angewandte Kunst,<\/em> Band XVIII, M\u00fcnchen 1908, p. 337.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_605\" class=\"footnote\">Cfr. K. GLASER, <em>August Gaul<\/em>, in\u00a0 <em>Die Kunst,<\/em> Band XXVII, M\u00fcnchen 1913, pp.232-239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_605\" class=\"footnote\">F. WOLFF, <em>Der Neubau des Warenhauses Wertheim in Berlin, <\/em>in <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, Darmstadt\u00a0 1904\/1905, pp. 279-282.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_605\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, p. 284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_605\" class=\"footnote\">THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., <em>ad vocem. <\/em>Tra le sue opere, collaborazioni con Theodor Fischer a Monaco per l\u2019architettura delle scuole comunali, con Ludwig Hoffmann a Berlino, anche per la Stadthaus; bronzi per la Charlottenburger Tor dell\u2019omonimo ponte, lavori per i magazzini <em>Kaufhaus des Westens<\/em> e molti altri.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_605\" class=\"footnote\">THIEME-BECKER,\u00a0 <em>Allgemeines Lexikon<\/em>, cit., p. 320. Tra le sue collaborazioni con Gabriel von Seidl, oltre alla menzionata <em>K\u00fcnstlerhaus,<\/em> si pu\u00f2 citare anche quella nella <em>Landhaus <\/em>Scherl a Gr\u00fcnewaId(1903), per la quale esegue pitture \u201cpompeiane\u201d, in <em>Berliner Architekturwelt<\/em>, 1904, n. 6, pp. 181-196. Naager collaborer\u00e0 inoltre, insieme alla medesima <em>\u00e9quipe<\/em> di scultori impiegata da Messel, Rauch, Wrba, Taschner, alla decorazione della <em>Stadthaus<\/em> di Ludwig Hoffmann del 1911. Cfr. F. STAHL, <em>Das Berliner Stadthaus<\/em>, in <em>Berliner Architekturwelt<\/em>, 1912, n.9, pp. 336-375.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_605\" class=\"footnote\">W. BEHRENDT, <em>Alfred Messel<\/em>, cit., p. 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_605\" class=\"footnote\">Peraltro M\u00f6ssel era un artista avvezzo al <em>d\u00e9cor<\/em> teatrale e a quella sontuosit\u00e0 del rosso e dell\u2019oro, che era divenuta\u00a0 familiare alla cultura tedesca per l\u2019influenza degli scritti di Gottfried Semper. In essi il teatro rappresentava simbolicamente le ambizioni ad un ritorno all\u2019unit\u00e0 delle arti; Semper sosteneva infatti la teoria della genesi dei procedimenti architettonici dal principio del rivestimento. Questo interesse per la teatralit\u00e0 nella decorazione nella seconda met\u00e0 del Diciannovesimo secolo \u00e8 stato sviluppato da Hans Sedlmayr, cfr. <em>Verlust der Mitte<\/em>, Salzburg-Wien 1948, trad. it., Milano 1975. Tra le opere di M\u00f6ssel legate al teatro, il Theater Kissingen e il Prinzregententheater a Monaco, lo Schillertheater di Charlottenburg, l\u2019Odeon-Casino di Monaco(illustrato su <em>Deutsche Kunst und Dekoration<\/em>, 29, Ottobre 1911-Marzo1912, pp. 313-321). L\u2019artista emigr\u00f2 nel 1926 negli Stati Uniti, dove oper\u00f2 ancora con successo nel campo della pittura murale a Chicago. Su di lui esistono pubblicazioni recenti, cfr. J. BREUER,<em> Julius M\u00f6ssel, Dekorations- und Kunstmaler : 1871 &#8211; 1957<\/em> ; zur Wiederentdeckung seiner Arbeiten in S\u00fcddeutschland, Stuttgart 1995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_605\" class=\"footnote\">K. SCHEFFLER, <em>Moderne Baukunst<\/em>, cit., p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_605\" class=\"footnote\">W. BEHRENDT, <em>Alfred Messel<\/em>, cit., p.87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_605\" class=\"footnote\">Cfr. M. PIACENTINI, <em>Il momento architettonico all\u2019estero<\/em>, in <em>Architettura e Arti decorative<\/em>, Milano-Roma Fasc. I, Maggio-Giugno, 1921, pp.32-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_605\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, p. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_605\" class=\"footnote\">Per\u00a0 la duplicit\u00e0 degli influssi di Messel, che toccarono anche gli esponenti dei movimenti d\u2019avanguardia, da Bruno e Max Taut ai fratelli Luckhardt, cfr. ad es. M. SCHIRREN, <em>Rippe aus Adam Leib. Alfred Messels Moderne<\/em>, in <em>Alfred Messel (1853\u20131909). <\/em><em>Vision\u00e4r der Gro\u00dfstadt<\/em>, op. cit., pp. 114-121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_605\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>raimondo.mercadante@alice.it Gli interventi decorativi nei Grandi Magazzini Wertheim di Alfred Messel a Berlino dal 1897 al 1906 DOI: 10.7431\/RIV02112010 Il complesso dei Grandi Magazzini (Warenh\u00e4user) <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=605\" title=\"Raimondo Mercadante\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/605"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=605"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/605\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1501,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/605\/revisions\/1501"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}