{"id":590,"date":"2010-12-29T14:54:58","date_gmt":"2010-12-29T14:54:58","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=590"},"modified":"2013-06-13T00:36:35","modified_gmt":"2013-06-13T00:36:35","slug":"francesco-gabriele-polizzi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=590","title":{"rendered":"Francesco Gabriele Polizzi"},"content":{"rendered":"<p>fg.polizzi@libero.it<\/p>\n<h3>La collezione Castellani di oreficeria popolare italiana presso il Victoria and Albert Museum: tra collezionismo, musealizzazione e fruizione<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02092010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene studi e mostre di rilievo internazionale abbiano reso ampio merito alla <em>maison <\/em>Castellani e al ruolo della firma nella diffusione del gusto storicista nell\u2019oreficeria del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_0_590\" id=\"identifier_0_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. MUNN, Castellani and Giuliano. Revivalist Jewellers of the Nineteenth Century, Londra 1984, indaga il rilievo del movimento in ambito anglosassone, come anche il ruolo delle due firme nella diffusione del gusto storicista. Un&rsquo;importante mostra internazionale dedicata all&rsquo;atelier Castellani, patrocinata dal Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana, &egrave; Castellani and the archaeological jewelry, catalogo della mostra a cura di S. Weber Soros-S. Walker, New York 2004 (edito anche in lingua italiana). Insuperata resta G. BORDENACHE BATTAGLIA, &lsquo;Castellani&rsquo;, in Dizionario biografico degli italiani, a cura di M.G. Gajo-G. Monsagrati, Roma 1978 (ad vocem); altro fondamentale strumento che dedica il dovuto rilievo alla famiglia Castellani e alle collezioni di Alessandro e Augusto &egrave; Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, a cura di L. Lenti-M.C. Bercesio, Torino 2005 (ad voces).\">1<\/a><\/sup>, molto rimane ancora da dire sulla raccolta di ori popolari italiani che Alessandro Castellani cedeva al <em>South Kensington Museum<\/em> nel 1867. Con il presente contributo si tenta per la prima volta di far luce sul processo di acquisizione del <em>corpus <\/em>di opere e sul suo significato in relazione alla missione<em> <\/em>del museo londinese che, mutato il nome in <em>Victoria and Albert Museum <\/em>nel 1899, ancora oggi le custodisce. Si guarder\u00e0 poi agli esemplari siciliani inclusi nella ricca collezione e all\u2019identificazione dell\u2019inedito simbolo di saggiatore delle officine di garanzia che su molti di essi ricorre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maestri orafi, <em>connoisseur<\/em>, antiquari, patrioti, conferenzieri, i Castellani hanno saputo conquistare il plauso del Vecchio e del Nuovo mondo anche attraverso la partecipazione costante alle esposizioni internazionali per cui si distinse l\u2019et\u00e0 della Seconda rivoluzione industriale<sup><a href=\"#footnote_1_590\" id=\"identifier_1_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. WEBER SOROS, &ldquo;Under the Great Canopies of Civilization&rdquo;: Castellani Jewelry and Metalwork at International Exhibitions, in Castellani and the archaeological&hellip;, 2004, pp. 229-284.\">2<\/a><\/sup>. Tra queste, merita una menzione particolare l\u2019<em>Exposition Universelle<\/em> del 1867<sup><a href=\"#footnote_2_590\" id=\"identifier_2_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inaugurata ufficialmente il primo aprile del 1867, si tratt&ograve; della seconda di cinque fiere tenutesi a Parigi, la prima di queste a vantare per davvero un carattere internazionale. Installato nell&rsquo;area degli Champs de Mars, il palazzo metallico che accolse l&rsquo;evento era costituito da sei gallerie concentriche, raccordate tra loro da sedici gallerie raggianti, illuminate tutte da migliaia di globi a gas. Le zone concentriche erano assegnate a prodotti analoghi di provenienza diversa, mentre i quattordici settori raggianti dedicati ciascuno a una diversa nazione, &laquo;de mani&egrave;re &agrave; ce qu&rsquo;en allant de l&rsquo;ext&eacute;rieur vers le centre [&hellip;] on puisse voir tous les produits d&rsquo;une m&ecirc;me pays, et qu&rsquo;en parcourant une galerie circulaire on voit les produits et les machines d&rsquo;une m&ecirc;me industrie dans tous les pays&raquo; (cfr. M. GAILLARD, Paris. Les expositions universelles de 1855 &agrave; 1937, Parigi 2003, pp. 21, 22).\">3<\/a><\/sup>: accanto alle creazioni di oreficeria archeologica per le quali la firma<em> <\/em>era nota sin dalla <em>International Exhibition<\/em> del 1862 (<a title=\"Fig. 1. Manifattura Castellani, 1870 ca., &lt;i&gt;Collana in stile archeologico&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 638-1884). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol1.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Manifattura Castellani, 1860-1880, &lt;i&gt;Diadema \u201cCuma\u201d&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 640-1884). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol2.jpg\">2<\/a>), Alessandro Castellani presentava oltre quattrocentocinquanta esemplari tra collane, orecchini, pendenti, ornamenti da testa, medaglioni e fasce battesimali, bottoni e amuleti di fattura popolare italiana, ordinati in dieci vetrine secondo criteri geografici<sup><a href=\"#footnote_3_590\" id=\"identifier_3_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. WEBER SOROS, &ldquo;Under the Great&hellip;, 2004, pp. 253-254.\">4<\/a><\/sup>. Era stato il padre Fortunato Pio ad iniziare l\u2019insolita raccolta, nell\u2019intento di appropriarsi di quelle antichissime e nobili tecniche che nell\u2019oreficeria popolare mostravano di sopravvivere a dispetto delle mode e delle innovazioni<sup><a href=\"#footnote_4_590\" id=\"identifier_4_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le radici secolari della tecnologia orafa sono state ampiamente riconosciute quali frutto di esperienza e tradizione trasmesse nella prassi quotidiana delle botteghe, ove la crescita professionale dell&rsquo;allievo avveniva all&rsquo;ombra di un maestro detentore di antichissimi saperi. I rinvenimenti archeologici hanno contribuito a riconoscere come la lavorazione dell&rsquo;oro, dell&rsquo;argento e di altri materiali pregiati si fosse espressa &laquo;attraverso l&rsquo;affinamento di tecniche rimaste sostanzialmente immutate per millenni&raquo; (cfr. F. GANDOLFO, Materie prime, tecniche e manufatti dell&rsquo;antica oreficeria, in L&rsquo;ornamento prezioso. Una raccolta di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo, catalogo della mostra a cura di P. Ciambelli, Roma-Milano 1986, p. 24).\">5<\/a><\/sup>. Fondatore dell\u2019azienda nonch\u00e9 massimo esponente della scuola di oreficeria neoarcheologica italiana, Fortunato Pio asseriva d\u2019aver rinvenuto il segreto della granulazione etrusca tra i maestri del centro marchigiano di Sant\u2019Angelo in Vado e di averla poi replicata nel proprio <em>atelier<\/em> romano<sup><a href=\"#footnote_5_590\" id=\"identifier_5_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&lsquo;Granulazione&rsquo;, in Dizionario del gioiello&hellip;, 2005 (ad vocem). A. CASTELLANI, Antique jewellery and its revival, Londra 1862 &egrave; il testo della conferenza che Alessandro dedic&ograve; alla riscoperta paterna del nobile procedimento.\">6<\/a><\/sup>. La collezione veniva poi ereditata da Alessandro insieme a parte degli interessi commerciali della firma nel 1852, anno del ritiro dagli affari del genitore<sup><a href=\"#footnote_6_590\" id=\"identifier_6_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alessandro Castellani era stato destinato dal padre alla carriera di mercante d&rsquo;arte, mentre al secondogenito Augusto veniva affidata la prosecuzione della moderna produzione e la cura delle collezioni archeologiche che saranno poi donate allo Stato italiano nel 1919. L&rsquo;incidente giovanile che cost&ograve; ad Alessandro la perdita di una mano dovette precludergli la carriera di orafo, influendo cos&igrave; sulle scelte paterne riguardanti la successione interna all&rsquo;azienda (G.C. MUNN, Castellani and Giuliano&hellip;, 1984, p. 24 e ss.). Un nominal file custodito presso l&rsquo;archivio di Blythe House permette inoltre di ricostruire i rapporti intercorsi, a partire dal 1869, tra il South Kensington Museum e Alessandro Castellani in veste di art dealer (V&amp;A Archive, MA\/1\/C713, nominal file: Castellani).\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dalle prime battute della fiera parigina, la raccolta aveva destato meraviglia e approvazione. Tra gli osservatori pi\u00f9 attenti vi era lo <em>Science and Art Department<\/em>, il quale considerava i manufatti, al di l\u00e0 dello scarso valore intrinseco, un prezioso serbatoio di modelli per la pi\u00f9 moderna produzione. Quest\u2019organo del governo britannico aveva preparato, in accordo con le direttive dei <em>Lords of the Committee of Council on Education<\/em>, dei rapporti concernenti le diverse sezioni dell\u2019<em>Exposition<\/em> ancora in corso. Intenzione dichiarata di tali <em>report<\/em> era indirizzare \u00abthe attention of British visitors, manufacturers, and others, to the useful novelties exhibited by various nations on the present occasion, to which it appears desirable their attention should be called\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_590\" id=\"identifier_7_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Reports on the Paris Universal Exhibition, 1867, II, a cura di Great Britain. Royal Commissioners for the Paris Universal Exhibition of 1855, Londra 1868, p. III. Pubblicati dapprima sull&rsquo;&ldquo;Illustrated London News&rdquo; dal 6 luglio sino al 7 dicembre 1867, i report vennero rivisti dagli autori e raccolti in due volumi insieme a quelli rimasti inediti.\">8<\/a><\/sup>. A proposito della collezione Castellani, si poteva leggere:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn this interesting collection, as in the bed of a river replete with pebbles from the rocks of every age that it has traversed, we may see styles of ornament and methods of manufacture that belong to every period and people that have impressed their arts on Italy. Here may be seen ear-rings and necklaces from Neapolitan villages that are only not Greek because not found in Greek tombs; methods, perhaps Etruscan, of soldering a powder of gold that survive still in the recesses of the Apennines: filigree with the air of an antiquity that Greek or Roman might have called \u201cindigenous\u201d; and pearl work that looks as though it had come fresh from the Oriental hands that wrought such work in the Middle ages. Then, again, modern styles of bijoux of every date down to those of Louis XIV, Louis XV, and of our own century. Such are among the illustrations here afforded of the tenacity of life possessed by arts that are entwined with the daily habits and enshrined in the hearts of a people\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_590\" id=\"identifier_8_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. N. STORY MASKELYNE, Report on Jewellery and Precious Stones, in Reports on the Paris&hellip;, 1868, p. 610.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">I saggi esibiti da Castellani avevano dunque il merito di offrirsi come una stratigrafia dell\u2019arte orafa, in cui tecniche, modelli e motivi antichissimi convivevano, senza alcuna soluzione di continuit\u00e0, accanto a pi\u00f9 recenti fonti d\u2019ispirazione. Variet\u00e0 e gradevolezza di forme, riproducibili con relativa semplicit\u00e0 attraverso moderni sistemi di produzione, li rendevano inoltre particolarmente interessanti agli occhi dei <em>British manufacturers<\/em>, ai quali i <em>report<\/em> erano espressamente indirizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collezione venne acquisita dall\u2019allora <em>South Kensington Museum<\/em> su interessamento di Henry Cole, direttore del museo e segretario dello <em>Science and Art Department<\/em>, rendendo di fatto il <em>Victoria and Albert Museum<\/em> il primo dei musei d\u2019arte decorativa a possedere e esporre prodotti di oreficeria non aulica<sup><a href=\"#footnote_9_590\" id=\"identifier_9_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La commissione dell&rsquo;Esposizione Internazionale di Vienna del 1873 elogi&ograve; il museo londinese per l&rsquo;acquisizione della collezione Castellani, considerata &laquo;instrumental in the advancement of the manufacture of jewelry in Great Britain&raquo;. Nel 1879, anche il Museum f&uuml;r angewandte Kunst acquistava alcuni esemplari di oreficeria popolare da Alessandro Castellani. Dal patrimonio di questi proveniva infine la collezione di gioielli indiani acquistati nel 1884 dal Mus&eacute;e des Arts D&eacute;coratifs (si veda S. WEBER SOROS, &ldquo;Under the Great&hellip;, 2004, pp. 257, 258, nota 139). Alessandro continu&ograve; a collezionare ori popolari anche dopo la cessione al South Kensington Museum, se riferiva a Cole, in visita al suo atelier napoletano nell&rsquo;ottobre 1868, che &laquo;he was making additions to the ear-rings and other ornaments with a view of offering to S. Kensington a completion of its Italian peasant ornaments&raquo; (cfr. NAL, H. COLE, Notes of a journey to Palermo and back in October, November &amp; December, MDCCCLXVIII. In company with the lieut. Col. Scott, R.E. by Henry Cole, secretary of the Science and Art Department and Director of the South Kensington Museum in MDCCCLXVIII, 1868, MSL\/1997\/2\/2\/7\/30, r). In Italia una sistematica campagna di raccolta venne intrapresa solo nel 1911, per volere del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Nell&rsquo;anno del primo cinquantenario del Regno d&rsquo;Italia, l&rsquo;istituzione cur&ograve; la Mostra di Etnografia Italiana, in occasione della quale vennero presentati al grande pubblico 490 esemplari di ori e argenti popolari provenienti dalle diverse regioni italiane (P. CIAMBELLI, Una collezione di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo, in L&rsquo;ornamento prezioso&hellip;, 1986, pp. 11-18).\">10<\/a><\/sup>. Membro della <em>Select committee on the Paris Exhibition<\/em>, Cole si riferisce per la prima volta alla collezione in data 30 maggio 1867, quando scriveva sul suo diario personale di godere dell\u2019appoggio di John Webb, altro membro del comitato, per il suo acquisto<sup><a href=\"#footnote_10_590\" id=\"identifier_10_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"NAL, H. COLE, Diary, 1867, 30 may. Ringrazio Jane Perry, esperta di oreficeria popolare e volontaria presso il Department of Metalwork del Victoria and Albert Museum, per avere incoraggiato il mio studio, rendendomi possibile la visione diretta della collezione Castellani, supportandomi in occasione dell&rsquo;identificazione dei marchi e segnalando importanti documenti. Sua la monografia J. Perry, A collector&rsquo;s guide to peasant silver buttons. An illustrated guide to three centuries of souvenir and peasant silver buttons from Europe, Asia and the Americas, Londra 2007.\">11<\/a><\/sup>. Qualche giorno dopo, Cole annotava che Alessandro Castellani avrebbe ceduto loro la raccolta per \u00a31.100<sup><a href=\"#footnote_11_590\" id=\"identifier_11_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"NAL, H. COLE, Diary&hellip;, 1867, 5 june.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 20 giugno 1867, la <em>House<\/em><em> of Commons<\/em> costitu\u00ec la <em>Select Committee<\/em><em> on Paris Purchases<\/em>, una commissione di diciotto membri investita del compito di consigliare acquisizioni dall\u2019esposizione parigina \u00abfor the benefit of the Schools of Science and Art in the United Kingdom and any other means of making that Exhibition useful to the manufacturing industry of Great Britain and Ireland\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_590\" id=\"identifier_12_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"List of the objects obtained during the Paris Exhibition of 1867, by gift, loan, or purchase and now exhibited in the South Kensington Museum, a cura di Science and Art Department, Londra 1868, p. III.\">13<\/a><\/sup>. In riferimento ai lavori del comitato si stabiliva, oltre a un tetto di spesa<sup><a href=\"#footnote_13_590\" id=\"identifier_13_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stabilita inizialmente a &pound;25.000, la cifra venne in seguito ridotta a &pound;15.000 e, infine, a &pound;5.000 per volere del presidente del Council. Il duca di Marlborough informava della sua decisione i membri della Select Committee per lettera in data al 14 agosto 1867 (ibidem, p. IV).\">14<\/a><\/sup>, un ordine di preferenza degli esemplari di fattura straniera su quelli britannici. In un <em>report<\/em> del 23 agosto, la commissione informava d\u2019aver scelto, in riferimento alla somma disponibile, di \u00abspread the amount over as many sections as possible so as to secure a large number of specimens individually unimportant\u00bb, curando tuttavia di ottenere \u00absome of the higher priced specimens which would remain in the National Collection as memorials of the Exhibitions of 1867\u00bb. La \u00abcollection of Italian peasant jewelry formed by Sig. Castellani\u00bb era la seconda delle quattordici acquisizioni raccomandate in ordine d\u2019importanza<sup><a href=\"#footnote_14_590\" id=\"identifier_14_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, pp. IV, V.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mese di novembre, l\u2019esposizione chiudeva i battenti e Cole era personalmente impegnato nella raccolta delle opere acquisite<sup><a href=\"#footnote_15_590\" id=\"identifier_15_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"NAL, H. COLE, Diary&hellip;, 1867, 4 november.\">16<\/a><\/sup>. Troviamo cos\u00ec i monili Castellani tra le primissime <em>entry <\/em>registrate dal museo londinese nel 1868, come anche nella <em>List of objects in the art division<\/em> pubblicata alla fine dello stesso anno. Entrambe le fonti offrono una sintetica descrizione di ogni singolo <em>item<\/em>, insieme a indicazioni riguardanti materiali, luogo di raccolta, dimensioni e costo<sup><a href=\"#footnote_16_590\" id=\"identifier_16_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V&amp;A Archive, Register 1866, 1867 to 217-1868, nn&deg; 39-1868-490-1868; List of objects in the art division, South Kensington Museum, acquired during the year 1868, arranged according to the dates of acquisition, a cura di Science and Art Department of the Committee of Council on Education, Londra 1868, pp. 3-54. Sui registri d&rsquo;entrata, il 13 marzo 1868 &egrave; indicato quale data di ricezione delle opere.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nel 1868, la <em>Arundel Society<\/em> <em>for promoting the knowledge of art<\/em> pubblicava un testo corredato di dodici tavole sulla raccolta. Nelle brevi pagine d\u2019accompagnamento alle immagini, tornano considerazioni analoghe a quelle espresse nel rapporto sulla <em>class 36<\/em> dell\u2019<em>Exposition Universelle<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAnd the classic types of Greece and Etruria are so obviously prevalent that several of these objects of ordinary modern production might have been excavated from the tombs of these old inhabitants of Italy. The geographical form of that country, the difficulties, physical and political, of intercommunication, and the spirit of antagonism, which, descending from such old traditions, exists in Italy to a degree of minuteness measurable by paces rather than by miles, has tended greatly to preserve local diversities of costume; and, to take an instance familiar to most travellers in Italy, the festal dress and ornaments of a woman of Albano, Frascati, or Genzano, three villages within the compass of a morning\u2019s journey, are more clearly distinguishable than would be the Sunday garb of two distant provinces of England\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_590\" id=\"identifier_17_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Italian Jewellery as worn by the peasants of Italy. Collected by signor Castellani and purchased from the Paris Universal Exhibition for the South  Kensington Museum, a cura di Arundel Society for promoting the knowledge of art, Londra 1868, p. 5.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tradizionale frammentarismo politico italiano e l\u2019arretratezza delle modalit\u00e0 produttive avevano avuto il merito di preservare le peculiarit\u00e0 locali, fatte di dialetti tradizioni e costumi, da un precoce processo di \u2018globalizzazione\u2019. Cos\u00ec a differenza della Gran Bretagna, ove la fabbricazione seriale aveva ridotto i costi dei manufatti ma anche appiattito ogni variet\u00e0, l\u2019Italia continuava ad affascinare l\u2019osservatore inglese con quel sorprendente assortimento di fogge di cui la collezione Castellani offriva una preziosa campionatura. Come nel lessico delle diverse parlate vigenti nel neonato Regno d\u2019Italia<sup><a href=\"#footnote_18_590\" id=\"identifier_18_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nello stesso anno in cui la Arundel Society pubblicava il suo testo, avevano luogo in Italia i lavori della commissione per l&rsquo;unificazione linguistica, conclusi con la celebre relazione &ldquo;Dell&rsquo;unit&agrave; della lingua e dei mezzi per diffonderla&rdquo; stilata da Alessandro Manzoni (B. MIGLIORINI, Storia della lingua italiana, Milano 2004, pp. 601-605). Alle &laquo;difficulties, physical and political, of intercommunication&raquo; unite allo &laquo;spirit of antagonism [&hellip;] measurable by paces rather than by miles&raquo; citati dall&rsquo;inglese, il giovane stato rispondeva attraverso la costruzione di un&rsquo;identit&agrave; artificiale di tipo innanzi tutto linguistico. Analoga operazione di accentramento, politico e culturale, pu&ograve; essere considerata l&rsquo;adozione di un unico marchio per gli ori e gli argenti lavorati sull&rsquo;intero territorio nazionale. Per effetto del R.D. del 2 maggio 1872, la testa di Italia turrita scalzava dunque tutte le bulle precedentemente in vigore nelle diverse regioni (V. DONAVER, R. DABBENE, Argenti italiani dell&rsquo;800, I, Punzoni di garanzia degli Stati Italiani, Milano 1987, p. 17 e ss.).\">19<\/a><\/sup>, anche nel vernacolo della cosiddetta <em>peasant jewellery<\/em> abbondavano le tracce di quelle dominazioni, politiche e culturali, che avevano conferito carattere specifico a ciascuna regione. L\u2019anonimo autore del testo dell\u2019<em>Arundel Society<\/em> non poteva non riconoscere, nei saggi d\u2019arte orafa provenienti da Palermo, la persistenza di quell\u2019eredit\u00e0 moresca che gli studi di Accascina e Di Natale hanno in seguito confermato<sup><a href=\"#footnote_19_590\" id=\"identifier_19_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Di tecniche e motivi decorativi propri della produzione orafa siciliana di epoca araba e normanna tratta M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, pp. 6-7. Di Natale considera retaggio di quell&rsquo;epoca il gusto per la policromia e la smaltatura, vera cifra della produzione orafa siciliana (M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2008, p. 39), unitamente a quel &ldquo;tradizionale horror vacui della cultura arabo islamica di derivazione mesopotamica [&hellip;] che indelebilmente permane in Sicilia e che si tramanda nel tempo oltre l&rsquo;et&agrave; normanna, pur nel variare di tecniche e scelte stilistiche, trasferendo inalterate talune reminiscenze in opere lontane nei secoli&rdquo; (cfr. eadem, Ars corallariorum et sculptorum coralli a Trapani, in Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia Barocca, catalogo della mostra a cura di C. Arnaldi di Balme-S. Castronovo, Milano 2008, p. 21).\">20<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn the panel No. 11 (<a title=\"Fig. 3. \u201c11. Peasant jewellery. Sicily and Sardinia\u201d, tavola da &lt;i&gt;Italian Jewellery as worn by the peasants of Italy. Collected by signor Castellani and purchased from the Paris Universal Exhibition for the South Kensington Museum&lt;\/i&gt;, a cura di Arundel Society for promoting the knowledge of art, Londra 1868.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol3.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Orafo del Regno delle Due Sicilie (province \u201cal di qua del faro\u201d), 1832-1867, &lt;i&gt;orecchino&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 272-1868). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol4.jpg\">4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Orafo del Regno delle Due Sicilie (province \u201cal di qua del faro\u201d), 1832-1867, &lt;i&gt;orecchino&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 292-1868). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol5.jpg\">5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. Orafo del Regno delle Due Sicilie (province \u201cal di qua del faro\u201d), 1832-1835, &lt;i&gt;collana&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 312-1868).  \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol6.jpg\">6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. Argentiere del Regno delle Due Sicilie (province \u201cal di qua del faro\u201d), 1832-1867, &lt;i&gt;bottoni&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 291.S-1868).  \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol7.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Orafo palermitano CC o GC, 1837-1867, &lt;i&gt;orecchino&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 304-1868). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol8.jpg\">8<\/a>), belonging to Sicily and Sardinia, some of the jewels, especially those of Palermo shew, engrafted on their ancient classic root, much of pendent ornament which may reasonably be supposed due to the Moorish artificers with whom, in the period of Arab domination, the metropolis must have abounded. This mingling of styles may be similarly traced in the details of the cathedral of Palermo; which, though built by the dynasty of Northmen, and strictly Gothic in its main lines has, in all its minuter features, an eastern look which clearly stamps the workmen as true countrymen of those who built in the same city the purely Oriental tower of la Zisa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_590\" id=\"identifier_20_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Italian Jewellery&hellip;, 1868, p. 7.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La collezione era talmente abbondante e ricca di esemplari della medesima tipologia, da permettere in data imprecisata il trasferimento di numerosi manufatti sotto l\u2019egida del <em>Circulation Department <\/em><sup><a href=\"#footnote_21_590\" id=\"identifier_21_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La divisione itinerante del museo oper&ograve; tra il 1850 e la fine degli anni Settanta quando la direzione del museo, costretta da difficolt&agrave; economiche, ne decise la chiusura (E. JAMES, The Victoria and Albert Museum. A bibliography and Exhibition Chronology, 1852-1996, Londra 1998, p. XVIII).\">22<\/a><\/sup>. Facilmente trasportabili, di dimensioni, peso e valore contenuti, gli ornamenti popolari sembravano offrirsi per loro stessa natura al programma di mostre itineranti indirizzato da quella divisione del museo alle scuole d\u2019arte e ai musei provinciali<sup><a href=\"#footnote_22_590\" id=\"identifier_22_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Circulation Department. Its History and Scope, a cura di Victoria &amp; Albert Museum, Londra s.d. (ma 1950), p. 3.\">23<\/a><\/sup>. Nel caso di coppie di orecchini, i <em>pendant <\/em>venivano regolarmente divisi tra le raccolte stabili del museo e quelle dinamiche, provocando alla lunga quel processo di dispersione che i registri del <em>Department of Metalwork <\/em>puntualmente documentano<sup><a href=\"#footnote_23_590\" id=\"identifier_23_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Frequente, fra le pagine riguardanti gli ori della collezione Castellani, l&rsquo;annotazione abbreviata &laquo;not in place&raquo; (cfr. V&amp;A Archive, Register 1866, 1867 to 217-1868&hellip;, nn&deg; 39-1868-490-1868, passim). I vari dipartimenti che regolano la vita del Victoria and Albert Museum nacquero contestualmente al riallestimento secondo materiali del percorso espositivo, voluto da Robert Morant nel 1908. Fu cos&igrave; che gli ornamenti preziosi della collezione Castellani passarono sotto la curatela diretta del Metalwork Department, al quale sono tutt&rsquo;ora legati. Tale sistema sub&igrave; un&rsquo;ulteriore modifica all&rsquo;indomani della Seconda guerra mondiale, quando in occasione di un nuovo riallestimento furono introdotti anche criteri d&rsquo;ordine cronologico e geografico (R. BURTON, Vision and Accident. The story of the Victoria and Albert Museum, Londra 1999, pp. 163, 195-199).\">24<\/a><\/sup>. Con il suo ingresso nel Dipartimento di Circolazione, la raccolta assolveva pienamente il compito di <em>exemplum<\/em>, tecnico e estetico, rivolto dal <em>South Kensington Museum<\/em> al pi\u00f9 ampio numero possibile di studenti, produttori e consumatori di beni industriali<sup><a href=\"#footnote_24_590\" id=\"identifier_24_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;It is important to be aware, in understanding the history of the [Victoria and Albert] Museum, that its educational and didactic purposes preceded the acquisition of its collections. It was to be a distinctive type of Museum, oriented towards the understanding and interpretation of the principles of design in manufactured goods, educational in the ways that the collections were displayed, and to be enjoyed by as broad an audience as possible&raquo; (cfr. dame ELIZABETH ESTEVE-COLL, in A. L. LEHMAN, B. RICHARDSON, Preface, in A Grand Design. The art of the Victoria and Albert Museum, catalogo della mostra a cura di M. Baker-B. Richardson, Londra 1997, p. 10).\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra ori e argenti, la raccolta Castellani presenta trenta saggi fabbricati e\/o raccolti in Sicilia. Recano il marchio di garanzia dei manufatti prodotti nell\u2019isola tra il 1826 e il 1872<sup><a href=\"#footnote_25_590\" id=\"identifier_25_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BARRAJA, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo. Dal XVII secolo a oggi, Milano 1996, pp. 54-57. Sentitamente ringrazio Silvano Barraja per aver voluto anticiparmi informazioni che saranno edite nell&rsquo;attesa ristampa del suo volume, informazioni che corroborano la tesi qui di seguito esposta in riferimento al simbolo di anonimo saggiatore.\">26<\/a><\/sup> un cuore pendente da una collana di vaghi aurei e corallini, quattro orecchini ormai privi dei rispettivi <em>pendant<\/em> e due cerchi da testa<sup><a href=\"#footnote_26_590\" id=\"identifier_26_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta, rispettivamente, dei manufatti segnati con i codici museali 263-1868, 273-1868, 303-1868, 304-1868, 306-1868, 307-1868, 377-1868.\">27<\/a><\/sup>. L\u2019unico tra questi attualmente esposto nella <em>William and Judith Bollinger Jewellery Gallery<\/em> \u00e8 l\u2019orecchino superstite di una coppia raccolta a Palermo e stimata \u00a33,12 nel 1867<sup><a href=\"#footnote_27_590\" id=\"identifier_27_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Prima che la nuova galleria dei gioielli venisse inaugurata il 24 maggio 2008, gli esemplari pi&ugrave; preziosi di oreficeria aulica occupavano le sale 91, 92 e 93 (S. Bury, Jewellery Gallery. Summary Catalogue, Londra 1982), mentre alcuni specimina della collezione Castellani si trovavano esposti all&rsquo;interno della vetrina della sala 102 dedicata all&rsquo;oreficeria tradizionale europea (V&amp;A Museum, Collection Information System-CIS, &lt; www.vam.ac.uk\/cis-online\/ &gt;, ultima consultazione: 31 ottobre 2010). Degli esemplari marchiati con la testa di Cerere, l&rsquo;unico a trovarsi esposto nella vetrina dedicata alla Italian peasant jewellery era il pendente cuoriforme con collana di vaghi aurei e corallini (n&deg; 263-1868).\">28<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Orafo palermitano CC o GC, 1837-1867, &lt;i&gt;orecchino&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum (n\u00b0 304-1868). \u00a9 V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum, London\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol8.jpg\">Fig. 8<\/a>). L\u2019esemplare presenta un arioso motivo centrale a fiocco in filigrana d\u2019oro, dal quale pende una cornice di girali con al centro una grande goccia realizzata a stampaggio. Piccole mandorle pendenti contribuiscono a impreziosirne le terminazioni. Si tratta di una tipologia, ricorrente in tutta l\u2019isola tra la fine del XVIII e la prima met\u00e0 del XIX secolo, nella quale perdura la fortuna del settecentesco fiocco Sevign\u00e9<sup><a href=\"#footnote_28_590\" id=\"identifier_28_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice di Sutera, in M.C. DI NATALE, M. VITELLA, Il Tesoro della Chiesa Madre di Sutera, Caltanissetta 2010, p. 18. Esemplari affini, in cui si rilevano minime varianti, si trovano custoditi presso il Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma e il Santuario dell&rsquo;Annunziata in Trapani (C. GUIDA, scheda n. 274, in L&rsquo;ornamento prezioso&hellip;, 1986, p. 175; M.C. DI NATALE, scheda I,82a, in Il tesoro nascosto. Gioie e argenti per la  Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-V. Abbate, Palermo 1995, p. 176). Anche gli orecchini del tesoro della chiesa Madre di Sutera si discostano leggermente per la forma, tuttavia affine, del fiocco centrale (M.V. MANCINO, scheda I,8, in M.C. DI NATALE, M. VITELLA, Il Tesoro della Chiesa&hellip;, 2010, pp. 51-52).\">29<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Orafo siciliano, inizio del XIX secolo, &lt;i&gt;coppia di orecchini&lt;\/i&gt;, Trapani, Tesoro della Madonna, Santuario dell\u2019Annunziata. Foto Enzo Brai, Palermo\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol9.jpg\">Fig. 9<\/a>). Il gioiello presenta tutti e tre i punzoni previsti dal R.D. del 14 aprile 1826 emanato da Francesco I delle Due Sicilie: insieme alla testa di Cerere accompagnata dal numero 6 e le iniziali del fabbricante CC o GC, reca un bollo con testa di cane bracco entro ovale (<a title=\"Fig. 10. &lt;i&gt;Testa di cane bracco entro ovale&lt;\/i&gt;. Simbolo di anonimo saggiatore palermitano, post 1837 ante 1872.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pol10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Per induzione e sulla scorta di considerazioni d\u2019ordine stilistico-tipologico riguardanti il nutrito <em>corpus<\/em> di monili su cui tale punzone \u00e8 stato riscontrato, Rita Vadal\u00e0 ha riferito il simbolo all\u2019amministratore delle Officine di Garanzia di Palermo succeduto a quel Matteo Serretta entrato in servizio il 3 agosto 1837<sup><a href=\"#footnote_29_590\" id=\"identifier_29_590\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella sua ricerca ancora inedita, la studiosa affermava d&rsquo;aver potuto visionare due paia di orecchini a cerchio recanti il punzone con la testa di Cerere e quello del fabbricante identificato da iniziali PL e emblema bucranio. Da questa prima lettura deduceva come entrambi i preziosi fossero stati realizzati, in un&rsquo;epoca compresa tra il 1826 e il 1872, dal medesimo orafo siciliano. Se per&ograve; la bulla del saggiatore rilevata sulla prima coppia raffigurava un leone, nella seconda si trovava apposto il sigillo con testa di cane bracco entro ovale. La particolare circostanza induceva l&rsquo;autrice a ritenere che il secondo marchio fosse &laquo;entrato in uso sostituendo il punzone con il leone di Matteo Serretta&raquo; (per il quale si rinvia a S. BARRAJA, I marchi degli argentieri&hellip;, 1996, p. 56), ipotizzando potesse &laquo;trattarsi di un punzone adottato dallo stesso Serretta che avrebbe dovuto mutare quello originario e di cui non si conosce allo stato attuale delle ricerche il termine dell&rsquo;ufficio, o di un altro orafo nominato dopo il Serretta&raquo; (cfr. R. VADAL&Agrave;, Gioielli e &ldquo;fabbricanti&rdquo; in Sicilia tra Ottocento e Novecento, Tesi di Dottorato di Ricerca in Disegno Industriale, Arti Figurative ed Applicate, Universit&agrave; degli Studi di Palermo, tutor Maria Concetta Di Natale, coordinatore Giovanni Pasca Raymondi, A.A. 2000\/2001, p. 32).\">30<\/a><\/sup>. La presenza all\u2019<em>Exposition Universelle<\/em> di opere recanti tale marchio permette oggi inoltre di considerare il 1867 un solido <em>terminus ante quem<\/em> per l\u2019inizio dell\u2019ufficio dell\u2019anonimo saggiatore palermitano, nell\u2019attesa che nuove ricerche possano restituirne il nome e offrire pi\u00f9 precisi capisaldi cronologici per la sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Legenda<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NAL: National Art Library, Londra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V&amp;A Archive: Victoria and Albert Museum Archive, Londra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>V&amp;A Images\/Victoria and Albert Museum (<a href=\"http:\/\/www.vam.ac.uk\/\" target=\"_blank\">www.vam.ac.uk<\/a>)\u00a0per le immagini 1, 2, 4-8<\/p>\n<p>Sebastiano Leta <a href=\"http:\/\/www.sebastianoleta.it\/\" target=\"_blank\">(http:\/\/www.sebastianoleta.it\/<\/a> per il disegno del marchio<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_590\" class=\"footnote\">G.C. MUNN, <em>Castellani and Giuliano. Revivalist Jewellers of the Nineteenth Century<\/em>, Londra 1984, indaga il rilievo del movimento in ambito anglosassone, come anche il ruolo delle due firme nella diffusione del gusto storicista. Un\u2019importante mostra internazionale dedicata all\u2019<em>atelier<\/em> Castellani, patrocinata dal Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana, \u00e8 <em>Castellani and the archaeological jewelry<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. Weber Soros-S. Walker, New York 2004 (edito anche in lingua italiana). Insuperata resta G. BORDENACHE BATTAGLIA, \u2018Castellani\u2019, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, a cura di M.G. Gajo-G. Monsagrati, Roma 1978 (<em>ad<\/em> <em>vocem<\/em>); altro fondamentale strumento che dedica il dovuto rilievo alla famiglia Castellani e alle collezioni di Alessandro e Augusto \u00e8 <em>Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo<\/em>, a cura di L. Lenti-M.C. Bercesio, Torino 2005 (<em>ad voces<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_590\" class=\"footnote\">S. WEBER SOROS, <em>\u201cUnder the Great Canopies of Civilization\u201d: Castellani Jewelry and Metalwork at International Exhibitions<\/em>, in <em>Castellani and the archaeological\u2026<\/em>, 2004, pp. 229-284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_590\" class=\"footnote\">Inaugurata ufficialmente il primo aprile del 1867, si tratt\u00f2 della seconda di cinque fiere tenutesi a Parigi, la prima di queste a vantare per davvero un carattere internazionale. Installato nell\u2019area degli <em>Champs de Mars<\/em>, il palazzo metallico che accolse l\u2019evento era costituito da sei gallerie concentriche, raccordate tra loro da sedici gallerie raggianti, illuminate tutte da migliaia di globi a gas. Le zone concentriche erano assegnate a prodotti analoghi di provenienza diversa, mentre i quattordici settori raggianti dedicati ciascuno a una diversa nazione, \u00abde mani\u00e8re \u00e0 ce qu\u2019en allant de l\u2019ext\u00e9rieur vers le centre [\u2026] on puisse voir tous les produits d\u2019une m\u00eame pays, et qu\u2019en parcourant une galerie circulaire on voit les produits et les machines d\u2019une m\u00eame industrie dans tous les pays\u00bb (cfr. M. GAILLARD, <em>Paris. Les expositions universelles de 1855 \u00e0 1937<\/em>, Parigi 2003, pp. 21, 22).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_590\" class=\"footnote\">S. WEBER SOROS, <em>\u201cUnder the Great\u2026<\/em>, 2004, pp. 253-254.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_590\" class=\"footnote\">Le radici secolari della tecnologia orafa sono state ampiamente riconosciute quali frutto di esperienza e tradizione trasmesse nella prassi quotidiana delle botteghe, ove la crescita professionale dell\u2019allievo avveniva all\u2019ombra di un maestro detentore di antichissimi saperi. I rinvenimenti archeologici hanno contribuito a riconoscere come la lavorazione dell\u2019oro, dell\u2019argento e di altri materiali pregiati si fosse espressa \u00abattraverso l\u2019affinamento di tecniche rimaste sostanzialmente immutate per millenni\u00bb (cfr. F. GANDOLFO<em>, Materie prime, tecniche e manufatti dell\u2019antica oreficeria<\/em>, in <em>L\u2019ornamento prezioso. Una raccolta di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di P. Ciambelli, Roma-Milano 1986, p. 24).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_590\" class=\"footnote\">\u2018Granulazione\u2019, in <em>Dizionario del gioiello\u2026<\/em>, 2005<em> <\/em>(<em>ad vocem<\/em>). A. CASTELLANI, <em>Antique jewellery and its revival<\/em>, Londra 1862 \u00e8 il testo della conferenza che Alessandro dedic\u00f2 alla riscoperta paterna del nobile procedimento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_590\" class=\"footnote\">Alessandro Castellani era stato destinato dal padre alla carriera di mercante d\u2019arte, mentre al secondogenito Augusto veniva affidata la prosecuzione della moderna produzione e la cura delle collezioni archeologiche che saranno poi donate allo Stato italiano nel 1919. L\u2019incidente giovanile che cost\u00f2 ad Alessandro la perdita di una mano dovette precludergli la carriera di orafo, influendo cos\u00ec sulle scelte paterne riguardanti la successione interna all\u2019azienda (G.C. MUNN, <em>Castellani and Giuliano&#8230;<\/em>, 1984, p. 24 e ss.). Un <em>nominal file<\/em> custodito presso l\u2019archivio di <em>Blythe House<\/em> permette inoltre di ricostruire i rapporti intercorsi, a partire dal 1869, tra <em>il South Kensington Museum<\/em> e Alessandro Castellani in veste di <em>art dealer<\/em> (V&amp;A Archive, MA\/1\/C713, nominal file: Castellani).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_590\" class=\"footnote\"> Cfr. <em>Reports on the Paris Universal Exhibition, 1867<\/em>, II, a cura di <a href=\"http:\/\/catalogue.nal.vam.ac.uk\/ipac20\/ipac.jsp?session=12VE4B3907124.2555&amp;profile=nal&amp;uri=search=AL%7E%21Great%20Britain.%20Royal%20Commissioners%20for%20the%20Paris%20Universal%20Exhibition%20of%201855.&amp;ri=4&amp;aspect=subtab114&amp;menu=search&amp;source=%7E%21horizon\">Great Britain. Royal Commissioners for the Paris Universal Exhibition of 1855,<\/a> Londra 1868, p. III. Pubblicati dapprima sull\u2019\u201cIllustrated London News\u201d dal 6 luglio sino al 7 dicembre 1867, i <em>report<\/em> vennero rivisti dagli autori e raccolti in due volumi insieme a quelli rimasti inediti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_590\" class=\"footnote\"> Cfr. N. STORY MASKELYNE, <em>Report<\/em> <em>on Jewellery and Precious Stones<\/em>, in <em>Reports on the Paris\u2026<\/em>, 1868, p. 610.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_590\" class=\"footnote\">La commissione dell\u2019Esposizione Internazionale di Vienna del 1873 elogi\u00f2 il museo londinese per l\u2019acquisizione della collezione Castellani, considerata \u00abinstrumental in the advancement of the manufacture of jewelry in Great Britain\u00bb. Nel 1879, anche il <em>Museum f\u00fcr angewandte Kunst<\/em> acquistava alcuni esemplari di oreficeria popolare da Alessandro Castellani. Dal patrimonio di questi proveniva infine la collezione di gioielli indiani acquistati nel 1884 dal <em>Mus\u00e9e des Arts D\u00e9coratifs<\/em> (si veda S. WEBER SOROS, <em>\u201cUnder the Great\u2026<\/em>, 2004, pp. 257, 258, nota 139). Alessandro continu\u00f2 a collezionare ori popolari anche dopo la cessione al <em>South Kensington Museum, <\/em>se riferiva a Cole, in visita al suo <em>atelier<\/em> napoletano nell\u2019ottobre 1868, che \u00abhe was making additions to the ear-rings and other ornaments with a view of offering to S. Kensington a completion of its Italian peasant ornaments\u00bb (cfr. NAL, H. COLE, <em>Notes of a journey to Palermo and back in October, November &amp; December, MDCCCLXVIII. In company with the lieut. Col. Scott, R.E. by Henry Cole, secretary of the Science and Art Department and Director of the South Kensington Museum in MDCCCLXVIII<\/em>, 1868, MSL\/1997\/2\/2\/7\/30, <em>r<\/em>). In Italia una sistematica campagna di raccolta venne intrapresa solo nel 1911, per volere del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Nell\u2019anno del primo cinquantenario del Regno d\u2019Italia, l\u2019istituzione cur\u00f2 la Mostra di Etnografia Italiana, in occasione della quale vennero presentati al grande pubblico 490 esemplari di ori e argenti popolari provenienti dalle diverse regioni italiane (P. CIAMBELLI, <em>Una collezione di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo<\/em>, in <em>L\u2019ornamento prezioso\u2026<\/em>, 1986, pp. 11-18).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_590\" class=\"footnote\">NAL, H. COLE, <em>Diary<\/em>, 1867, 30 may. Ringrazio Jane Perry, esperta di oreficeria popolare e volontaria presso il <em>Department<\/em> <em>of<\/em> <em>Metalwork <\/em>del <em>Victoria and Albert Museum<\/em>, per avere incoraggiato il mio studio, rendendomi possibile la visione diretta della collezione Castellani, supportandomi in occasione dell\u2019identificazione dei marchi e segnalando importanti documenti. Sua la monografia J. Perry, <em>A collector\u2019s guide to peasant silver buttons. An illustrated guide to three centuries of souvenir and peasant silver buttons from Europe, Asia and the Americas<\/em>, Londra 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_590\" class=\"footnote\">NAL, H. COLE, <em>Diary\u2026<\/em>, 1867, 5 june.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_590\" class=\"footnote\"><em> List<\/em> <em>of the objects obtained during the Paris Exhibition of 1867, by gift, loan, or purchase and now exhibited in the South Kensington Museum<\/em>, a cura di Science and Art Department, Londra 1868, p. III.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_590\" class=\"footnote\">Stabilita inizialmente a \u00a325.000, la cifra venne in seguito ridotta a \u00a315.000 e, infine, a \u00a35.000 per volere del presidente del <em>Council<\/em>. Il duca di Marlborough informava della sua decisione i membri della <em>Select Committee <\/em>per lettera in data al 14 agosto 1867 (<em>ibidem<\/em>, p. IV).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_590\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, pp. IV, V.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_590\" class=\"footnote\">NAL, H. COLE, <em>Diary\u2026<\/em>, 1867, 4 november.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_590\" class=\"footnote\">V&amp;A Archive, <em>Register 1866, 1867 to 217-1868<\/em>, nn\u00b0 39-1868-490-1868; <em>List of objects in the art division, South Kensington Museum, acquired during the year 1868, arranged according to the dates of acquisition<\/em>, a cura di Science and Art Department of the Committee of Council on Education, Londra 1868, pp. 3-54. Sui registri d\u2019entrata, il 13 marzo 1868 \u00e8 indicato quale data di ricezione delle opere.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_590\" class=\"footnote\"> Cfr. <em>Italian Jewellery as worn by the peasants of Italy. Collected by signor Castellani and purchased from the Paris Universal Exhibition for the South  Kensington Museum<\/em>, a cura di Arundel Society for promoting the knowledge of art, Londra 1868, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_590\" class=\"footnote\">Nello stesso anno in cui la <em>Arundel Society<\/em> pubblicava il suo testo, avevano luogo in Italia i lavori della commissione per l\u2019unificazione linguistica, conclusi con la celebre relazione \u201cDell\u2019unit\u00e0 della lingua e dei mezzi per diffonderla\u201d stilata da Alessandro Manzoni (B. MIGLIORINI, <em>Storia della lingua italiana<\/em>, Milano 2004, pp. 601-605). Alle \u00abdifficulties, physical and political, of intercommunication\u00bb unite allo \u00abspirit of antagonism [\u2026] measurable by paces rather than by miles\u00bb citati dall\u2019inglese, il giovane stato rispondeva attraverso la costruzione di un\u2019identit\u00e0 artificiale di tipo innanzi tutto linguistico. Analoga operazione di accentramento, politico e culturale, pu\u00f2 essere considerata l\u2019adozione di un unico marchio per gli ori e gli argenti lavorati sull\u2019intero territorio nazionale. Per effetto del R.D. del 2 maggio 1872, la testa di Italia turrita scalzava dunque tutte le <em>bulle<\/em> precedentemente in vigore nelle diverse regioni (V. DONAVER, R. DABBENE<em>, Argenti italiani dell\u2019800<\/em>, I, <em>Punzoni di garanzia degli Stati Italiani<\/em>, Milano 1987, p. 17 e ss.).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_590\" class=\"footnote\">Di tecniche e motivi decorativi propri della produzione orafa siciliana di epoca araba e normanna tratta M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, pp. 6-7. Di Natale considera retaggio di quell\u2019epoca il gusto per la policromia e la smaltatura, vera cifra della produzione orafa siciliana (M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2008, p. 39), unitamente a quel \u201ctradizionale <em>horror vacui <\/em>della cultura arabo islamica di derivazione mesopotamica [\u2026] che indelebilmente permane in Sicilia e che si tramanda nel tempo oltre l\u2019et\u00e0 normanna, pur nel variare di tecniche e scelte stilistiche, trasferendo inalterate talune reminiscenze in opere lontane nei secoli\u201d (cfr. <em>eadem<\/em>, <em>Ars corallariorum et sculptorum coralli<\/em> <em>a Trapani<\/em>, in <em>Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia Barocca<\/em>, catalogo della mostra a cura di C. Arnaldi di Balme-S. Castronovo, Milano 2008, p. 21).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_590\" class=\"footnote\"> Cfr. <em>Italian Jewellery\u2026<\/em>, 1868, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_590\" class=\"footnote\">La divisione itinerante del museo oper\u00f2 tra il 1850 e la fine degli anni Settanta quando la direzione del museo, costretta da difficolt\u00e0 economiche, ne decise la chiusura (E. JAMES, <em>The Victoria and Albert Museum. A bibliography and Exhibition Chronology, 1852-1996<\/em>, Londra 1998, p. XVIII).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_590\" class=\"footnote\"><em>Circulation Department. Its History and Scope<\/em>, a cura di Victoria &amp; Albert Museum, Londra s.d. (ma 1950), p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_590\" class=\"footnote\">Frequente, fra le pagine riguardanti gli ori della collezione Castellani, l\u2019annotazione abbreviata \u00abnot in place\u00bb (cfr. V&amp;A Archive, <em>Register 1866, 1867 to 217-1868\u2026<\/em>, nn\u00b0 39-1868-490-1868, <em>passim<\/em>). I vari dipartimenti che regolano la vita del <em>Victoria and Albert Museum<\/em> nacquero contestualmente al riallestimento secondo materiali del percorso espositivo, voluto da Robert Morant nel 1908. Fu cos\u00ec che gli ornamenti preziosi della collezione Castellani passarono sotto la curatela diretta del <em>Metalwork Department<\/em>, al quale sono tutt\u2019ora legati. Tale sistema sub\u00ec un\u2019ulteriore modifica all\u2019indomani della Seconda guerra mondiale, quando in occasione di un nuovo riallestimento furono introdotti anche criteri d\u2019ordine cronologico e geografico (R. BURTON, <em>Vision and Accident. <\/em><em>The story of the Victoria and Albert Museum<\/em>, Londra 1999, pp. 163, 195-199).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_590\" class=\"footnote\">\u00abIt is important to be aware, in understanding the history of the [Victoria and Albert] Museum, that its educational and didactic purposes preceded the acquisition of its collections. It was to be a distinctive type of Museum, oriented towards the understanding and interpretation of the principles of design in manufactured goods, educational in the ways that the collections were displayed, and to be enjoyed by as broad an audience as possible\u00bb (cfr. dame ELIZABETH ESTEVE-COLL, in A. L. LEHMAN, B. RICHARDSON, <em>Preface<\/em>, in <em>A Grand Design. The art of the Victoria and Albert Museum<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Baker-B. Richardson, Londra 1997, p. 10).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_590\" class=\"footnote\">S. BARRAJA,<em> I marchi degli argentieri e orafi di Palermo. Dal XVII secolo a oggi<\/em>, Milano 1996, pp. 54-57. Sentitamente ringrazio Silvano Barraja per aver voluto anticiparmi informazioni che saranno edite nell\u2019attesa ristampa del suo volume, informazioni che corroborano la tesi qui di seguito esposta in riferimento al simbolo di anonimo saggiatore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_590\" class=\"footnote\">Si tratta, rispettivamente, dei manufatti segnati con i codici museali 263-1868, 273-1868, 303-1868, 304-1868, 306-1868, 307-1868, 377-1868.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_590\" class=\"footnote\">Prima che la nuova galleria dei gioielli venisse inaugurata il 24 maggio 2008, gli esemplari pi\u00f9 preziosi di oreficeria aulica occupavano le sale 91, 92 e 93 (S. Bury, <em>Jewellery Gallery. Summary Catalogue<\/em>, Londra 1982), mentre alcuni <em>specimina<\/em> della collezione Castellani si trovavano esposti all\u2019interno della vetrina della sala 102 dedicata all\u2019oreficeria tradizionale europea (V&amp;A Museum, <em>Collection Information System-CIS<\/em>, &lt; <cite>www.vam.ac.uk\/<strong>cis<\/strong>-online\/ <\/cite>&gt;<cite>, ultima consultazione: 31 ottobre 2010<\/cite>). Degli esemplari marchiati con la testa di Cerere, l\u2019unico a trovarsi esposto nella vetrina dedicata alla <em>Italian peasant jewellery<\/em> era il pendente cuoriforme con collana di vaghi aurei e corallini (n\u00b0 263-1868).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_590\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro della Matrice di Sutera<\/em>, in M.C. DI NATALE, M. VITELLA, <em>Il Tesoro della Chiesa Madre di Sutera<\/em>, Caltanissetta 2010, p. 18. Esemplari affini, in cui si rilevano minime varianti, si trovano custoditi presso il Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Roma e il Santuario dell\u2019Annunziata in Trapani (C. GUIDA, scheda n. 274, in <em>L\u2019ornamento prezioso\u2026<\/em>, 1986, p. 175; M.C. DI NATALE, scheda I,82a, in <em>Il tesoro nascosto. Gioie e argenti per la  Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-V. Abbate, Palermo 1995, p. 176). Anche gli orecchini del tesoro della chiesa Madre di Sutera si discostano leggermente per la forma, tuttavia affine, del fiocco centrale (M.V. MANCINO, scheda I,8, in M.C. DI NATALE, M. VITELLA, <em>Il Tesoro della Chiesa\u2026<\/em>, 2010, pp. 51-52).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_590\" class=\"footnote\">Nella sua ricerca ancora inedita, la studiosa affermava d\u2019aver potuto visionare due paia di orecchini a cerchio recanti il punzone con la testa di Cerere e quello del fabbricante identificato da iniziali PL e emblema bucranio. Da questa prima lettura deduceva come entrambi i preziosi fossero stati realizzati, in un\u2019epoca compresa tra il 1826 e il 1872, dal medesimo orafo siciliano. Se per\u00f2 la <em>bulla<\/em> del saggiatore rilevata sulla prima coppia raffigurava un leone, nella seconda si trovava apposto il sigillo con testa di cane bracco entro ovale. La particolare circostanza induceva l\u2019autrice a ritenere che il secondo marchio fosse \u00abentrato in uso sostituendo il punzone con il leone di Matteo Serretta\u00bb (per il quale si rinvia a S. BARRAJA,<em> I marchi degli argentieri\u2026<\/em>, 1996, p. 56), ipotizzando potesse \u00abtrattarsi di un punzone adottato dallo stesso Serretta che avrebbe dovuto mutare quello originario e di cui non si conosce allo stato attuale delle ricerche il termine dell\u2019ufficio, o di un altro orafo nominato dopo il Serretta\u00bb (cfr. R. VADAL\u00c0, <em>Gioielli e \u201cfabbricanti\u201d in Sicilia tra Ottocento e Novecento<\/em>, Tesi di Dottorato di Ricerca in Disegno Industriale, Arti Figurative ed Applicate, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, tutor Maria Concetta Di Natale, coordinatore Giovanni Pasca Raymondi, A.A. 2000\/2001, p. 32).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_590\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>fg.polizzi@libero.it La collezione Castellani di oreficeria popolare italiana presso il Victoria and Albert Museum: tra collezionismo, musealizzazione e fruizione DOI: 10.7431\/RIV02092010 Sebbene studi e mostre <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=590\" title=\"Francesco Gabriele Polizzi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/590"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=590"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/590\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1499,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/590\/revisions\/1499"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}