{"id":512,"date":"2010-12-29T14:53:57","date_gmt":"2010-12-29T14:53:57","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=512"},"modified":"2013-06-13T00:34:39","modified_gmt":"2013-06-13T00:34:39","slug":"tiziana-crivello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=512","title":{"rendered":"Tiziana Crivello"},"content":{"rendered":"<p>tizianacrivello@libero.it<\/p>\n<h3>La devozione per la \u201cMadonna Bambina\u201d nella ceroplastica siciliana<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02072010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La devozione nei confronti della Maria Bambina nasce dall&#8217;uso di rappresentare Ges\u00f9, in primo luogo, e poi anche Maria come fanciulli. La prima raffigurazione di Maria Bambina in cera si deve a suor\u00a0 Isabella Chiara Fornari, superiora delle Francescane di Todi vissuta nella prima met\u00e0 del Settecento<sup><a href=\"#footnote_0_512\" id=\"identifier_0_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. OCCHI, Memorie della vita e delle virt&ugrave; di suor Isabella Fornari, Venezia 1768.\">1<\/a><\/sup>. Il simulacro, realizzato dalla suora francescana nel 1738 fu portato da monsignor Alberico Simonetta a Milano e dopo vari spostamenti giunse nell\u2019ospedale Ciceri in cui operavano le suore della Carit\u00e0 e dove, dopo un miracolo<sup><a href=\"#footnote_1_512\" id=\"identifier_1_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MASCOTTI &ndash; U. VANNI &ndash; M. ERBETTA &ndash; G. GHARIB, Maria Bambina: Storia e riflessioni tecnologiche di una devozione,prefazione del cardinale Anastasio A. Ballestrero,&nbsp; presentazione di Angelamaria Campanile, Brescia 1986.\">2<\/a><\/sup>, trov\u00f2 ampia diffusione in primo luogo, nei conventi delle suore di Maria Bambina di Brescia e Milano, ma successivamente estendendosi in tutta Italia. La presenza di tali opere nelle case dei privati era legata all&#8217;uso di regalarle alle spose o alle puerpere,\u00a0 come augurio per la presenza nelle composizioni di mughetti e abiti bianchi che richiamavano quei lieti eventi<sup><a href=\"#footnote_2_512\" id=\"identifier_2_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. DE VENUTO- B. ANDRIANO CESTARI, Santi sotto campana e devozione, Bari 1995, pp. 49-50.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diffusione della devozione nei confronti di Maria Bambina nasce ad uso interno dei conventi, come forma spontanea di espressione delle suore, che modellano in cera i simulacri e ne fanno doni. Chiuse all\u2019interno dei conventi queste donne sono solite dedicarsi a varie attivit\u00e0 artistiche: il ricamo soprattutto, ma anche la ceroplastica e la smaltoplastica e, come nota Maria Concetta Di Natale, sono da \u00abricordare uno stuolo di figure femminili cadute nell&#8217;oblio dell&#8217;anonimato, come le suore di diversi monasteri siciliani, molte benedettine, tra cui emergono quelle di Alcamo la cui produzione si protrasse nel tempo giungendo quasi ai nostri giorni\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_512\" id=\"identifier_3_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, &lsquo;Rosalia Novelli&rsquo;, &lsquo;Anna Fortino&rsquo;, in Siciliane. Dizionario biografico, a cura di M. Fiume, Siracusa 2006 (ad voces).\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tunc vere monachi sunt,<\/em> cio\u00e8 in quel momento sono veramente monaci, cos\u00ec recita il capitolo quarantotto della Regola Benedettina<sup><a href=\"#footnote_4_512\" id=\"identifier_4_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. LIPARI, Il lavoro nel chiostro: contesto ed emergenze, in L&rsquo;Eredit&agrave; di Angelo Sinisio. L&rsquo;Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo, a cura di M. C. Di Natale &ndash; F. Messina Cicchetti, Palermo 1997, pp.19-22.\">5<\/a><\/sup>. Secondo questa prescrizione il lavoro non \u00e8 fine a se stesso, ma spiega come la vita benedettina sia un giusto equilibrio tra <em>Opus Dei, lectio, lavoro<\/em>. Si ritrovano cos\u00ec lo svolgersi di varie attivit\u00e0 manuali, che sono insieme espressione di fede ed avvicinamento a Dio. Uno stuolo di artiste ignote si nasconde cos\u00ec dentro i chiostri come modellatrici in cera e non solo come ricamatrici. Le suore benedettine, e diverse di altri ordini religiosi abbracciano l\u2019idea del lavoro manuale come espressione di redenzione e atto di fede, come ad esempio le carmelitane e le orsoline. All&#8217;interno dei monasteri il lavoro manuale \u00e8 parte integrante della vita delle suore, questa attivit\u00e0 \u00e8 il supremo atto di fede finalizzato anche all&#8217;elevazione dell&#8217;anima del fedele che ammira le opere prodotte nel convento. Poche sono tuttavia le notizie documentarie, e solo recentemente si sono intrapresi studi per fare chiarezza sul lavoro svolto da queste figure di artiste, dimenticate<sup><a href=\"#footnote_5_512\" id=\"identifier_5_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. REGINA, Monasteri femminili con chiese e opere d&rsquo;arte in provincia di Trapani, Alcamo 2000.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso di rappresentare la Madonna Bambina in cera nasce, quindi, intorno al XVIII secolo soprattutto all&#8217;interno dei conventi, come in Sicilia quelli di Alcamo ed Erice, ma anche presso i maestri <em>cirari<\/em> come quelli a Palermo di via Bambinai. La cera \u00e8 un materiale che si adatta bene a tale tipologia di opere, perch\u00e9 ben si conf\u00e0 a modellare il volto e le mani paffute di un neonato. Ampia fortuna gode questo tipo di rappresentazione nell\u2019isola dove i <em>cirari<\/em> si specializzano soprattutto in due varianti iconografiche: quella in cui il simulacro, generalmente di piccole dimensioni, \u00e8 collocato entro una culla o comunque si trova disteso su strutture che la simulano, costituite da cuscini riccamente ricamati, la seconda in cui la  Madonna \u00e8 in piedi o poggiata su un tronetto ed indossa ricche vesti. Nel primo caso la scultura ha il solo capo in cera mentre il resto del corpo, chiuso entro port-enfant, \u00e8 costituito da una imbottitura; nel secondo l\u2019opera \u00e8 costituita dalla testa e dagli arti in cera mentre il resto del corpo \u00e8 formato da un\u2019impalcatura in legno. Le due tipologie si ritrovano presso collezioni private e enti religiosi, custodite entro scarabattole, teche o campane di vetro atte a preservare i delicati manufatti dall\u2019usura del tempo. All\u2019interno delle teche, poi, si osservano spesso, a completare la composizione, fiori, piccoli animali o altri elementi aggiunti anche dalla devozione dei fedeli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio del primo genere iconografico \u00e8 dato da una inedita scultura in cera di collezione privata palermitana (<a title=\"Fig.1. Madonna Bambina, Palermo, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri1.jpg\">Fig. 1<\/a>). Posta all&#8217;interno di una teca in legno, la Madonna Bambina \u00e8 distesa su un cuscino ed ha il corpo rivestito da un port-enfant, sostituito recentemente a causa del logoramento di quello originario. Quest\u2019ultimo la copre\u00a0 interamente lasciandole scoperto solo il collo ed il volto. Proveniente dal convento catanese del SS. Sacramento si pu\u00f2 datare ai primi anni del XIX secolo. L\u2019opera \u00e8 stata realizzata da un&#8217;artista raffinata che si sofferma sul particolare e dona al volto della Madonna una delicata serenit\u00e0. Gli occhi, in vetro, sono aperti, mentre le labbra sono atteggiate ad un sorriso, i capelli sono delineati in piccole ciocche, elementi che servono a sottolineare lo stato di fanciulla della Madonna. La piccola scultura \u00e8 corredata poi da orecchini di perle, mentre al collo si nota una collanina in grani di corallo con croce in avorio. Il corallo \u00e8 quasi sempre presente nelle composizioni in cui Ges\u00f9 \u00e8 rappresentato fanciullo, come simbolo apotropaico che rimanda al suo sangue. Si ritrova il corallo in coprifascia, orecchini o collanine, spesso associato a sonaglini o campanelli, questi ultimi atti tradizionalmente ad allontanare gli spiriti maligni, diventando dono preferito per i neonati e pertanto associato alle rappresentazioni di Ges\u00f9 e Maria bambini. Maria Concetta Di Natale a questo proposito scrive: \u201cIn virt\u00f9 della trasposizione cristiana spesso il corallo, cos\u00ec a forma di rametto, viene raffigurato addosso al divino Bambino volendo qui significare premonitoriamente il suo destino di salvatore dell\u2019umanit\u00e0 contro le forze malefiche del peccato e il suo sacrificio per una nuova vita\u201d<sup><a href=\"#footnote_6_512\" id=\"identifier_6_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, II ed. 2008, p. 13.\">7<\/a><\/sup>. La Madonna  Bambina di collezione privata ha poi sul capo una corona in rame dorato con pietre policrome, che ne sottolineano la regalit\u00e0. Poggiato su di essa \u00e8 un rosario in argento. Derivato dalla tradizione orientale, il rosario durante il medioevo diventa nell\u2019immaginario cristiano una corona di rose per la Vergine.  Cos\u00ec come per il corallo \u201cquesto fiore, espressione dell\u2019amore pagano, diviene simbolo di quello sacro della Vergine nella tradizione cristiana\u201d<sup><a href=\"#footnote_7_512\" id=\"identifier_7_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, Scheda I.43, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, pp. 106-107.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartiene, invece, a maestranze legate alla Sicilia occidentale l&#8217;effigie della Madonna Bambina della chiesa di San Vito a Bisacquino<sup><a href=\"#footnote_8_512\" id=\"identifier_8_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. MARGIOTTA, Tesori d&rsquo;arte a Bisacquino, &ldquo;Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo&rdquo; n.6 della collana di studi diretta da M.C. Di Natale, premessa M. C. Di Natale, Palermo 2008, p. 22.\">9<\/a><\/sup>. La Madonna \u00e8 qui poggiata su una culla settecentesca in legno dorato, il corpo \u00e8 rivestito da un port-enfant che le lascia scoperto solo il volto di cera elegantemente dipinto. Al collo troviamo nuovamente una collanina in grani di corallo. Le culle di Maria Bambina sono spesso dei raffinati oggetti, dei piccoli capolavori finemente intagliati, scolpiti e talora dorati o dipinti, opere di abili maestri falegnami e talora anche abili scultori lignei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le varie tipologie ritrovate sul territorio siciliano, molto interessanti risultano un gruppo di opere che si possono definire Madonna Immacolata Bambina, che presentano la comune caratteristica degli attributi simbolici tipici di quest\u2019iconografia, quali la mezza luna e la corona con le dodici stelle, con l\u2019aggiunta in alcuni casi del monogramma mariano. Legata a questa iconografia \u00e8 la miniatura del XV secolo dell\u2019<em>Antifonario A1<\/em> del Museo della Cattedrale di Pienza<sup><a href=\"#footnote_9_512\" id=\"identifier_9_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. FUSCO, G. MORELLO, Il tema dell&rsquo;Immacolata Concezione nella miniatura, in Una donna vestita di Sole. L&rsquo;Immacolata Concezione nelle opere di grandi maestri, catalogo della mostra a cura di G. Morello &ndash; V. Francia &ndash; R. Fusco, Milano 2005, pp. 41-51.\">10<\/a><\/sup>. Fusco e Morello la definiscono \u201cuna immagine piuttosto insolita\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_512\" id=\"identifier_10_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. FUSCO, G. MORELLO, Il tema.., in Una donna.., 2005, p. 45.\">11<\/a><\/sup>. Entro la lettera H del repositorio \u00e8 sospesa la figura di Maria Bambina in fasce, sorretta da due cherubini. I lunghi capelli sono ornati da un sottile filo rosso e il capo cinto da un nimbo dorato, nella mano sinistra un cartiglio <em>Ab &lt;a&gt; eterno ordinata sum<\/em> (Pr 8,23) allude alla sua immunit\u00e0 dal peccato, che si esprime concentrando l\u2019attenzione sulla sola figura della Vergine. Nelle opere che presentano la nascita della Madonna, la scena \u00e8 invece divisa con San Gioacchino e Sant\u2019Anna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Madonna Bambina in ceroplastica di Ciminna<sup><a href=\"#footnote_11_512\" id=\"identifier_11_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CEDRINI, Il sapere vissuto, in Arte popolare in Sicilia, le tecniche, i temi, i simboli, catalogo della mostra a cura di G. D&rsquo;Agostino, Palermo 1991, p. 178.\">12<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig.2. Madonna Bambina, Ciminna, Istituto Religioso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri2.jpg\">Fig. 2<\/a>) appartiene a questa tipologia e mostra il volto paffuto ed i capelli divisi in piccole ciocche dipinte, cos\u00ec come le sopracciglia. Appena accennato il sorriso nella bocca minuta, il simulacro ha il solo viso in cera, mentre il resto del corpo \u00e8 chiuso entro port-enfant ricamato. Quest\u2019ultimo, arricchito di passamaneria, mostra nei piedi un fiore da cui si dipartono due rami fioriti che racchiudono il monogramma mariano. La stilizzazione dei rami fioriti rimanda al gusto neoclassico e spinge ad una datazione intorno alla fine del XVIII secolo. Il simulacro \u00e8 poi rivestito con una sontuosa veste, corredata di fascia alla vita e di mantello probabilmente posteriore. Al collo mostra una semplice collana con un campanellino, dono consueto per i neonati. La corona con dodici stelle posta dietro il capo rimanda all\u2019iconografia dell\u2019Immacolata, cos\u00ec come la nuvola con putti da cui si dipartono raggi dorati. Tale iconografia fu codificata da Francisco Pacheco Del Rio, che nel suo trattato <em>El arte de la pintura<\/em> del 1649 riprendendo l\u2019immagine della Donna dell\u2019Apocalisse\u00a0 (12,1) scrive \u201cvestita di sole, con la luna sotto i piedi e nel suo capo una corona di dodici stelle\u201d<sup><a href=\"#footnote_12_512\" id=\"identifier_12_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;iconografia dell&rsquo;Immacolata in Sicilia cfr. Bella come la luna, pura come il sole. L&rsquo;Immacolata nell&rsquo;arte in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, M. Vitella &ndash; Bagheria (PA) 2004.\">13<\/a><\/sup>. Ancora all\u2019iconografia dell\u2019Immacolata rimanda\u00a0 la preziosa Madonna Bambina del Museo A. Cordici di Erice<sup><a href=\"#footnote_13_512\" id=\"identifier_13_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Il Museo Antonio Cordici di Erice, a cura di&nbsp; A. Burdua, Paceco 2004, p. 63.\">14<\/a><\/sup>. La Madonna, dal delizioso viso in cera con capo coperto da cuffia, ha il port-enfant arricchito da merletti, perle e fiori in stoffa e in cera, ricami in fili d\u2019oro e un cuore raggiato. Posta entro una neoclassica teca in legno, ha in basso la mezzaluna e dietro il capo l\u2019aureola con le dodici stelle, ai suoi piedi ritroviamo anche il monogramma mariano sormontato da una coroncina. La composizione \u00e8 completata da una ghirlanda fiorita e pu\u00f2 attribuirsi a maestranze ericine della fine del XVIII inizi XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una preziosa Madonna Bambina del Museo Diocesano di Monreale (<a title=\"Fig.3. Madonna Bambina, Monreale, Museo Diocesano (gi\u00e0 collezione Renda Pitti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri3.jpg\">Fig. 3<\/a>) gi\u00e0 facente parte della collezione Renda Pitti, \u00e8 distesa entro una teca in legno dorato di stile tardo barocco<sup><a href=\"#footnote_14_512\" id=\"identifier_14_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. A. LO BUE, Scheda I 8, in Gloria Patri. L&rsquo;Arte come linguaggio del sacro, catalogo della mostra a cura di G. Mendola, Palermo 2001, p. 61. Sulla collezione Renda Pitti cfr. L. Sciortino, Salvatore Renda Pitti collezionista, in Sicilia: Centro di studi sulla Civilt&agrave; Artistica nell&rsquo;Italia Meridionale &ldquo;Giovanni Previstali&rdquo;, a cura di G. Barbera &ndash; M. C. Di Natale, in corso di stampa. Per la segnalazione delle Madonne Bambine di Monreale si ringrazia la Dottoressa Lisa Sciortino, Vice direttore del Museo Diocesano di Monreale.\">15<\/a><\/sup>. Finemente delineati solo i tratti del volto ed i capelli, il port-enfant in lampasso cremisi la avvolge lasciandole scoperte appena le spalle. In corrispondenza dei piedi, ricamata con fili d\u2019argento, si nota la mezza luna, mentre sul capo \u00e8 una corona d\u2019argento. Ornata di orecchini e collana, la Vergine appartiene al gruppo che rimanda all\u2019iconografia dell\u2019Immacolata. In questo caso il simulacro presenta dei simboli tratti dal mondo classico come le due cornucopie e la conchiglia sottostante, che richiamano culti pagani diffusi in Sicilia come quello di Cerere o di Venere, soppiantati dalla nuova devozione nei confronti della Madonna<sup><a href=\"#footnote_15_512\" id=\"identifier_15_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. C. DI NATALE, Coll&rsquo;entrare di Maria entrarono tutti i beni&nbsp; in citt&agrave;, in Il Tesoro Nascosto. Ori e Argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale &ndash; V. Abbate, Palermo 1995,pp. 11-15; M.C. DI NATALE, I monili della Madonna della Visitazione di Enna, nota introduttiva di T. Pugliatti, con contributo di S. Barraja, appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996.\">16<\/a><\/sup>. Questi elementi sono parte centrale di una ricca decorazione con coralli, perle, conchiglie e vetro policromo, che richiamano le realizzazioni polimateriche tipiche delle maestranze trapanesi<sup><a href=\"#footnote_16_512\" id=\"identifier_16_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2003, passim.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascrivibile alla produzione catanese del XIX secolo \u00e8 la statua di <em>Madonna Bambina<\/em> di Acireale<sup><a href=\"#footnote_17_512\" id=\"identifier_17_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Basilica Collegiata di San Sebastiano. Acireale. Arte e devozione, a cura di&nbsp; A. Fichera, T. Catania, Bagheria (PA) 2001, p. 52 Fig. 50.\">18<\/a><\/sup>. Il simulacro ha la testa e gli arti di cera, mentre il corpo \u00e8 realizzato in stoffa imbottita. La statua \u00e8 poggiata su un tronetto in legno con il piede su un cuscino. La scultura \u00e8 coperta da una veste in raso celeste con cintura e ricami dorati, mentre sulle spalle poggia un mantello cremisi, ricamato e ornato da passamaneria. Sul capo sono poste una corona in rame dorato ed un&#8217;altra con dodici stelle. Quest\u2019ultima corona, la posizione delle braccia aperte e quella dei piedi riconducono nuovamente all\u2019iconografia dell\u2019Immacolata che con un piede calpesta il serpente simbolo del peccato e pone l\u2019altro sulla falce lunare. Maria ha, inoltre, orecchini e collana in corallo. Tale comunione iconografica della Madonna Bambina e dell\u2019Immacolata non \u00e8 utilizzata solo nella ceroplastica, si ritrova ad esempio anche in pittura come nella <em>Maria Bambina con i Santi Gioacchino e Anna<\/em> di pittore novellesco del Monastero di Palma di Montechiaro<sup><a href=\"#footnote_18_512\" id=\"identifier_18_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. GUTTILLA, La collezione dei dipinti. Ambiti culturali e stato conservativo, in Arte e spiritualit&agrave; nella terra di Tomasi di Lampedusa. Il Monastero Benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, F. Messina Cicchetti, San Martino delle Scale 1999, pp. 112-148.\">19<\/a><\/sup>. Nel dipinto la Madonna Bambina \u00e8 posta tra San Gioacchino e Sant\u2019Anna e poggia i piedi sulla mezza luna e dal capo, coronato da un serto di rose, si dipartono raggi dorati. Nello stesso convento le benedettine ricamavano opere preziose per arricchire con il loro lavoro l&#8217;interno della chiesa. Tra le opere seriche ricordiamo un <em>Paliotto con Maria Bambina<\/em> della prima met\u00e0 del XVIII secolo custodito all\u2019interno Monastero di Palma di Montechiaro<sup><a href=\"#footnote_19_512\" id=\"identifier_19_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Tradizione manuale e continuit&agrave; iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro, in Arte e spiritualit&agrave;&hellip;, 1999, pp. 178-198.\">20<\/a><\/sup>. Il paliotto facente parte di un gruppo che si distingue per le stesse caratteristiche, presenta un tessuto rosso con ricami in fili policromi. L&#8217;iconografia della Madonna Bambina \u00e8 particolare perch\u00e8 \u00e8 posta in piedi entro un cuore e dalle sue mani si dipartono fili alle cui estremit\u00e0 si trovano cuori alati, i cuori delle suore che a lei si affidano<sup><a href=\"#footnote_20_512\" id=\"identifier_20_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Del gruppo fa parte anche il Paliotto con Ges&ugrave; Bambino che tiene i cuori e il Paliotto con Maria che tiene i cuori. Ibidem.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monogramma di Maria \u00e8 presente anche nell\u2019inedita Madonna Bambina della chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 di Corleone (<a title=\"Fig.4. Madonna Bambina, Corleone, Chiesa S. Maria di Ges\u00f9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri4.jpg\">Fig. 4<\/a>). Posto all\u2019interno di un\u2019urna in legno, il simulacro ha il corpo chiuso entro port-enfant che scopre solo le spalle, il collo ed il volto, delicatamente definito e dipinto. Il capo \u00e8 ricoperto da una cuffia. Ai lati della scultura sono posti due vasi in legno con fiori. La presenza dei fiori nella decorazione delle vesti o entro le scarabattole non \u00e8 casuale, ma come nota Maurizio Vitella \u201cfa riferimento ad un linguaggio simbolico, oggi forse incomprensibile, che interpreta i frutti della natura secondo ben specifici significati\u201d<sup><a href=\"#footnote_21_512\" id=\"identifier_21_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Gloria in excelsis Deo. La tradizione ceroplastica natalizia di Erice, Alcamo, Trapani e Salemi, Alcamo 2005, p. 12.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessante \u00e8 l&#8217;opera del Monastero dell&#8217;Angelo Custode di Alcamo (<a title=\"Fig.5. Madonna Bambina, Alcamo, Monastero Angelo Custode.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri5.jpg\">Fig. 5<\/a>), che trova riferimento in un manoscritto appartenuto al soppresso monastero del SS. Salvatore individuato da Roberto Calia, che chiarisce il ruolo della committenza, la tipologia\u00a0 di opere preferite da quest&#8217;ultima e fornisce anche il nome di\u00a0 qualche artista<sup><a href=\"#footnote_22_512\" id=\"identifier_22_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R. CALIA, Ceroplastica e smaltoplastica in Alcamo, Alcamo 1989.\">23<\/a><\/sup>. Ad esempio in un brano del manoscritto si legge \u201cIn questo monastero del\u00a0 SS. Salvatore la lavorazione della cera e dello smalto, specialmente nel secolo XVIII, realizz\u00f2 delle bellissime scaffarrate con bambinelli Ges\u00f9, la Madonna Bambina avvolta in fasce, l&#8217;Assunta, S. Giuseppe, decorate con ghirlande di fiori in smalto, tanto da esserne ordinate nel 1735 una per il re Carlo di Borbone di Napoli e una per l&#8217;Arcivescovo di Palermo, Matteo Basile, napoletano\u201d<sup><a href=\"#footnote_23_512\" id=\"identifier_23_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. MONTELEONE, Diario, ms. del sec. XVIII, presso gli eredi di F. M. Mirabella; cfr. R. CALIA, Ceroplastica&hellip;, 1989, p.43.\">24<\/a><\/sup>. All&#8217;ordine delle claustrali benedettine appartenevano ad Alcamo oltre il Monastero del SS. Salvatore o Badia Grande, quello di S. Francesco di Paola o Badia Nuova e l\u2019altro dell&#8217;Angelo Custode (Riparate)<sup><a href=\"#footnote_24_512\" id=\"identifier_24_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su questo monastero cfr. C. CATALDO, Le Riparate. Il Reclusorio dell&rsquo;Angelo custode di Alcamo nella storia del costume in Sicilia, Alcamo 1998.\">25<\/a><\/sup>. In quest&#8217;ultimo monastero si trova una Madonna Bambina in cera che potrebbe corrispondere a quella descritta nel citato manoscritto: \u201cAdd\u00ec 6 maggio 1730 consegnato al Reclusorio Angelo Custode una Madonna bambina in cera avvolta in fasce tempestata di corallo e con trinetta in argento\u201d<sup><a href=\"#footnote_25_512\" id=\"identifier_25_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CALIA, Ceroplastica&hellip;, 1989, p. 45.\">26<\/a><\/sup>. Il manufatto presenta solo il volto ed il collo in cera, ha gli occhi in vetro e la caratteristica delle labbra socchiuse attraverso le quali si notano due denti. Elegante \u00e8 il giro di roselline rosa in seta che chiudono la fasciatura in raso, arricchita da merletto bianco. L\u2019opera \u00e8 decorata con una fascia di tartaruga, una di fili di grani di corallo e dei vol\u00e0 di tulle. A questa fascia sono legati tre piccoli medaglioni reliquiari in argento, rappresentanti uno Santa Rosalia, uno San Francesco di Paola e l&#8217;altro contenente dei fili di capelli. In alto, al centro della fasciatura \u00e8 ricamato il monogramma di Maria, sormontato da una corona. Secondo Roberto Calia un altro esemplare simile \u00e8 presente nel monastero di S. Chiara di Alcamo. Il simulacro \u00e8 posto su un cuscino ornato da merlettato entro una culla in legno intagliato e decorato di gusto barocco<sup><a href=\"#footnote_26_512\" id=\"identifier_26_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CALIA, Ceroplastica&hellip;, 1989, p. 62.\">27<\/a><\/sup>. Lo stesso simulacro \u00e8 citato da Vincenzo Regina, sacerdote studioso delle opere d\u2019arte di Alcamo, che ricorda \u201cuna barocca culla in legno dorato con Maria Bambina sempre in cera\u201d opera, non rintracciata, dei monasteri di clausura \u201cove le monache, da vere artiste, con materia povera come la carta ritagliata, la cartapesta, il gesso e talvolta il legno sapevano modellare opere di tale piacevole fattura da essere desiderate anche da sovrani\u201d<sup><a href=\"#footnote_27_512\" id=\"identifier_27_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. REGINA, Alcamo. Storia, arte e tradizione, vol. II, Palermo 1980, p. 60.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre Mons. Regina nel Libro VI dei conti della stessa Badia Grande rileva \u201cAdd\u00ec 29 dicembre 1735 consegnata all\u2019Arcivescovo di Palermo Matteo Basile una scaffarrata in legno di cipresso intagliata da fr\u00e0 Giuseppe d\u2019Alcamo con la  Madonna Bambina in fasce di raso bianco e ricoperta di corallo con fiori in smalto, onze 2\u201d<sup><a href=\"#footnote_28_512\" id=\"identifier_28_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. REGINA, Monasteri.., 2000, p. 32.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcamo, quindi, appare come centro di produzione di opere in cera realizzate dalle monache claustrali. Tra le suore citate nel ricordato manoscritto individuato da Calia operanti nel XVIII secolo sono \u201cSuor Vita Giusti (figlia di un noto bamminaro palermitano), Suor Maria Stabile, Suor Emanuela Vitale, Suor Emilia Dolce, Suor Antonina Lucchese, Suor Cecilia Sorrentino\u201d; e si precisa inoltre che \u201cL&#8217;attivit\u00e0 lavorativa nella seconda met\u00e0 dell&#8217;800 venne continuata da Suor Felicina, Suor Crocifissa e suor Scolastica del monastero Badia Nuova; e pi\u00f9 tardi, anche nel monastero delle Vergini Clarisse di Santa Chiara, da Suor Chiara Giglio e da Suor Francesca Lo Monaco, ma il vero splendore quest&#8217;arte l&#8217;ebbe con suor Vita Giusti nel Monastero del SS. Salvatore\u201d<sup><a href=\"#footnote_29_512\" id=\"identifier_29_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CALIA, Ceroplastica&hellip;, 1989, pp. 43- 48.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Museo Diocesano di Monreale sono conservate altre quattro inedite Madonne Bambine, le prime tre gi\u00e0 facenti parte della collezione Renda Pitti, l&#8217;ultima invece proveniente dal Convento dei Gesuiti della chiesa del Sacro Cuore di Monreale. Le opere se pur prive delle teche che le contenevano e dei gioielli che le arricchivano appaiono comunque interessanti. Le quattro sculture presentano il volto e le spalle in cera ed il corpo chiuso entro port-enfant, che in tre casi \u00e8 corredato di mantello. Due di queste hanno una veste simile in seta dipinta che alla vita presenta una fascia, in un caso fili di vetro trasparente e nell\u2019altro merletto con tre fili di perle, entrambe da datare al XIX secolo. La prima si caratterizza per il monogramma di Maria sormontato da corona incorniciata da una ghirlanda con fiori, ripetuta sul petto (<a title=\"Fig.6. Madonna Bambina, Monreale, Museo Diocesano(gi\u00e0 collezione Renda Pitti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri6.jpg\">Fig. 6<\/a>). Nel mantello ed ai piedi sono decori con rose, tipico simbolo mariano e ricami con stelle. Il port-enfant \u00e8 rifinito da un merletto in fili d\u2019argento. Il volto, dalla bocca minuta \u00e8 seriamente atteggiato, differenziandosi per questo particolare dagli altri manufatti presi in esame, che in genere presentano il viso sorridente tipico dei neonati. L\u2019altra Madonna si distingue per la colomba dello Spirito santo dipinta sul petto (<a title=\"Fig.7. Madonna Bambina, Monreale, Museo Diocesano(gi\u00e0 collezione Renda Pitti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri7.jpg\">Fig. 7<\/a>), e reca gigli e\u00a0 rose dipinte sul mantello che non casualmente sono tipici attributi mariani. Scrive in proposito Maria Concetta Di Natale: \u201cCome nei dipinti, nei codici miniati, nelle argenterie e in altre espressioni di arte decorativa, cos\u00ec anche in opere di oreficeria si trovano fiori dal linguaggio simbolico [\u2026] La rosa, che in tutte le sue gradazioni di colore da fiore dedicato a Venere diviene simbolo di Maria, la rosa di Sharon del biblico Cantico dei Cantici, la rosa mistica del Paradiso dantesco\u201d<sup><a href=\"#footnote_30_512\" id=\"identifier_30_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, Gioielli&hellip;, 2000, II ed. 2008, p. 188.\">31<\/a><\/sup>. Di gusto neoclassico \u00e8 l\u2019altra inedita Madonna Bambina sempre del Museo Diocesano di Monreale (<a title=\"Fig.8. Madonna Bambina, Monreale, Museo Diocesano (gi\u00e0 collezione Renda Pitti).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri8.jpg\">Fig. 8<\/a>), dall\u2019ampio mantello con ricami in fili d\u2019oro, fiori stilizzati con spighe e motivi alla greca nel bordo. Il viso delicatamente definito nei particolari \u00e8 contornato dai capelli divisi in ciocche. Probabilmente da datare alla fine del XVIII secolo \u00e8 l\u2019ultima Madonna Bambina di questo gruppo (<a title=\"Fig.9. Madonna Bambina, Monreale, Museo Diocesano (proveniente dal Convento dei Gesuiti, chiesa del Sacro Cuore, Monreale).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri9.jpg\">Fig. 9<\/a>). Chiusa in un port-enfant di colore salmone con sei giri di corallo separati da merletti, mentre le spalle sono avvolte da un merletto arricchito da una spilla sul petto. Il capo \u00e8 leggermente reclinato su una spalla, la minuta bocca socchiusa lascia intravedere i denti, gli occhi sono spalancati e il capo \u00e8 coperto da una cuffia di tulle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si distinguono, poi, due sculture presenti in Istituti religiosi di Palermo rappresentanti la Madonna Bambina in piedi ricoperta da lunghe vesti, poste entro scarabattole. Particolarmente interessante \u00e8 il simulacro di Maria Bambina, datato dall\u2019Azzarello alla seconda met\u00e0 del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_31_512\" id=\"identifier_31_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. AZZARELLO, L&rsquo;Arte della ceroplastica in Sicilia. Nella tradizione della provincia di Palermo. Presentazione e saggio introduttivo di C. Caldarella, Palermo 1987, p. 54 tav. 20.\">32<\/a><\/sup>, ma forse da anticipare all\u2019inizio dello stesso secolo. Maria, in piedi, \u00e8 collocata entro una teca di vetro ed \u00e8 ricoperta da una lunga veste ricamata stretta alla vita da una fascia, mentre sulle spalle \u00e8 poggiato un manto ricamato in oro e argento che ripropone lo stesso disegno della veste. Il simulacro \u00e8 arricchito da orecchini di perle e da una semplice corona. La Madonna ha il volto, le mani ed i piedi in cera, le ciocche dei capelli sono definite con delicatezza, gli occhi sono di vetro e la piccola bocca \u00e8 atteggiata ad un sorriso. L\u2019elegante gesto delle mani e l\u2019espressione del volto, denotano un artista sensibile, attento ai particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trova all\u2019interno di una scarabattola di legno anche l\u2019altra Madonna Bambina, sempre di Istituto Religioso di Palermo<sup><a href=\"#footnote_32_512\" id=\"identifier_32_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. AZZARELLO, L&rsquo;Arte della ceroplastica.., 1987, p. 67.\">33<\/a><\/sup>. Anche quest\u2019opera \u00e8 in piedi ma indossa un semplice abito bianco ricamato, forse posteriore. Datata dall\u2019Azzarello alla fine del XIX secolo la piccola scultura \u00e8 corredata di collana e orecchini con perle e coronata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presenta una tipologia differente da quelle sino ad ora trattate la  Madonna Bambina entro scarabattola di Istituto Religioso di Palermo<sup><a href=\"#footnote_33_512\" id=\"identifier_33_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. AZZARELLO, L&rsquo;Arte della ceroplastica.., 1987, p. 58.\">34<\/a><\/sup>. L\u2019opera propone una variante del tema perch\u00e9 presenta una Vergine non pi\u00f9 dal volto paffuto e dai capelli ricciuti tipici di un neonato, ma le fattezze di una fanciulla in atteggiamento di preghiera. Il volto \u00e8 leggermente reclinato, le mani sono giunte e reggono un rosario e dei fiori. Ricoperta del suo manto azzurro, ha la testa e gli arti in cera, il capo coronato ed ai piedi due piccoli vasi con fiori, mentre il corpo \u00e8 costituito da un\u2019impalcatura lignea. Nel XVIII secolo i <em>cirari<\/em> avevano iniziato a realizzare delle opere in cui solo le parti esterne erano realizzate in cera, mentre la struttura interna era sostenuta da un supporto in legno o in ferro. Questa tecnica mista deriva dall\u2019uso dei maestri trapanesi che nella realizzazione dei pastori del presepe usavano diversi materiali come legno, tela e colla<sup><a href=\"#footnote_34_512\" id=\"identifier_34_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. CALDARELLA, L&rsquo;arte della ceroplastica in Sicilia, in F. Azzarello, L&rsquo;arte della ceroplastica&hellip;, 1987, pp. 11-17.\">35<\/a><\/sup>. A causa della fragilit\u00e0 della materia e anche per lo spostamento frequente di tali oggetti, i <em>cirari<\/em> realizzavano i simulacri secondo quella che viene denominata la tecnica delle \u201ccere rivestite\u201d. Tecnica, quest\u2019ultima, che si diffonde soprattutto quando nel Settecento il diritto canonico prevede l\u2019uso di rivestire i corpi dei martiri, posti entro urne di vetro, con abiti sontuosi, mentre il teschio, le mani ed i piedi venivano modellati secondo le varie sembianze con cera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accostabile a questa tipologia \u00e8, infine, la Madonna Bambina del Museo A. Cordici di Erice<sup><a href=\"#footnote_35_512\" id=\"identifier_35_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. SCUDERI, I. COLOMBA, D. MALIGNAGGI, Nuova sistemazione del Museo Corici di Erice, in &laquo;Musei e Gallerie d&rsquo;Italia&raquo; n. 57, settembre &ndash; dicembre 1975, p. 18; V. REGINA, Monasteri&hellip;, 2000, p. 174 &ndash; Fig. XXV; Il Museo A. Cordici di Erice, a cura di A. Burdua, Paceco 2004, p. 62.\">36<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig.10. Madonna Bambina, Erice, Museo A. Cordici.Madonna Bambina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cri10.jpg\">Fig. 10<\/a>). L\u2019opera \u00e8 tipica espressione della produzione conventuale ericina come scrive Maurizio Vitella \u201celementi floreali in pasta d\u2019amido dipinti con tinte pastello, strutture architettoniche con arcate ad ogive o con baldacchini, foderati in seta sovrastanti culle o piccoli divani sono componenti caratteristiche della manifattura ericina\u201d<sup><a href=\"#footnote_36_512\" id=\"identifier_36_512\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Gloria in excelsis Deo&hellip;, 2005, p. 13.\">37<\/a><\/sup>. Tutti questi elementi sono riscontrabili nella struttura architettonica con archi a sesto acuto sotto i quali \u00e8 posta la piccola Madonna. Le colonnine binate sono rivestite di seta ricamata con oro filato e pailletes, in cui predominano il bianco e l\u2019oro. Bianchi sono anche i fiori, posti entro minuscoli vasi, realizzati in stoffa e pasta d\u2019amido che impreziosiscono la composizione. Particolarmente curata la piccola scultura \u00e8 coperta da una veste in seta ricamata con fili d\u2019oro e da un velo, mentre ai suoi piedi una piccola fruttiera contiene frutti in pasta d\u2019amido. Tipicamente neogotica la composizione \u00e8 probabilmente proveniente dal monastero di Santa Teresa, dove le suore carmelitane confezionavano manufatti rappresentanti Ges\u00f9 Bambino, la  Madonna ed i Santi per il culto privato. Dopo la soppressione dell\u2019ordine religioso, le suore si spostarono nell\u2019orfanotrofio San Carlo dove lavorarono sino ai primi trent\u2019anni del Novecento.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_512\" class=\"footnote\">S. OCCHI, <em>Memorie della vita e delle virt\u00f9 di suor Isabella Fornari<\/em>, Venezia 1768.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_512\" class=\"footnote\">A. MASCOTTI &#8211; U. VANNI &#8211; M. ERBETTA &#8211; G. GHARIB, <em>Maria Bambina: Storia e riflessioni tecnologiche di una devozione<\/em>,prefazione del cardinale Anastasio A. Ballestrero,\u00a0 presentazione di Angelamaria Campanile, Brescia 1986.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_512\" class=\"footnote\">L. DE VENUTO- B. ANDRIANO CESTARI, <em>Santi sotto campana e devozione<\/em>, Bari 1995, pp. 49-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_512\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, \u2018<em>Rosalia Novelli\u2019, \u2018Anna Fortino\u2019<\/em>, in <em>Siciliane. Dizionario biografico<\/em>, a cura di M. Fiume, Siracusa 2006 (<em>ad voces<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_512\" class=\"footnote\">Cfr. A. LIPARI, <em>Il lavoro nel chiostro: contesto ed emergenze<\/em>, in <em>L\u2019Eredit\u00e0 di Angelo Sinisio. L\u2019Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo<\/em>, a cura di M. C. Di Natale &#8211; F. Messina Cicchetti, Palermo 1997, pp.19-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_512\" class=\"footnote\">V. REGINA, <em>Monasteri femminili con chiese e opere d\u2019arte in provincia di Trapani<\/em>, Alcamo 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_512\" class=\"footnote\"> M.C. DI NATALE, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, II ed. 2008, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_512\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, Scheda I.43, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, pp. 106-107.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_512\" class=\"footnote\">R.F. MARGIOTTA, <em>Tesori d&#8217;arte a Bisacquino<\/em>, \u201cQuaderni di Museologia e Storia del Collezionismo\u201d n.6 della collana di studi diretta da M.C. Di Natale, premessa M. C. Di Natale, Palermo 2008, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_512\" class=\"footnote\">R. FUSCO, G. MORELLO, <em>Il tema dell\u2019Immacolata Concezione nella miniatura<\/em>, in <em>Una donna vestita di Sole. L\u2019Immacolata Concezione nelle opere di grandi maestri<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Morello &#8211; V. Francia &#8211; R. Fusco, Milano 2005, pp. 41-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_512\" class=\"footnote\">R. FUSCO, G. MORELLO, <em>Il tema..<\/em>, in <em>Una donna..<\/em>, 2005, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_512\" class=\"footnote\">R. CEDRINI, <em>Il sapere vissuto<\/em>, in <em>Arte popolare in Sicilia, le tecniche, i temi, i simboli<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. D\u2019Agostino, Palermo 1991, p. 178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_512\" class=\"footnote\">Sull\u2019iconografia dell\u2019Immacolata in Sicilia cfr. <em>Bella come la luna, pura come il sole. L\u2019Immacolata nell\u2019arte in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, M. Vitella &#8211; Bagheria (PA) 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_512\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Il Museo Antonio Cordici di Erice<\/em>, a cura di\u00a0 A. Burdua, Paceco 2004, p. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_512\" class=\"footnote\">N. A. LO BUE, <em>Scheda I 8, in Gloria Patri. L\u2019Arte come linguaggio del sacro<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Mendola, Palermo 2001, p. 61. Sulla collezione Renda Pitti cfr. L. Sciortino, <em>Salvatore Renda Pitti collezionista<\/em>, in <em>Sicilia: Centro di studi sulla Civilt\u00e0 Artistica nell\u2019Italia Meridionale \u201cGiovanni Previstali\u201d<\/em>, a cura di G. Barbera &#8211; M. C. Di Natale, in corso di stampa. Per la segnalazione delle Madonne Bambine di Monreale si ringrazia la Dottoressa Lisa Sciortino, Vice direttore del Museo Diocesano di Monreale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_512\" class=\"footnote\">Cfr. M. C. DI NATALE, <em>Coll\u2019entrare di Maria entrarono tutti i beni\u00a0 in citt\u00e0<\/em>, in <em>Il Tesoro Nascosto. Ori e Argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale \u2013 V. Abbate, Palermo 1995,pp. 11-15; M.C. DI NATALE, <em>I monili della Madonna della Visitazione di Enna<\/em>, nota introduttiva di T. Pugliatti, con contributo di S. Barraja, appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_512\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&#8217;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Palermo 2003, passim.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_512\" class=\"footnote\"><em>Basilica Collegiata di San Sebastiano. Acireale. Arte e devozione<\/em>, a cura di\u00a0 A. Fichera, T. Catania, Bagheria (PA) 2001, p. 52 Fig. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_512\" class=\"footnote\">M. GUTTILLA, <em>La collezione dei dipinti. Ambiti culturali e stato conservativo<\/em>, in <em>Arte e spiritualit\u00e0 nella terra di Tomasi di Lampedusa. Il Monastero Benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, F. Messina Cicchetti, San Martino delle Scale 1999, pp. 112-148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_512\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Tradizione manuale e continuit\u00e0 iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro<\/em>, in <em>Arte e spiritualit\u00e0\u2026<\/em>, 1999, pp. 178-198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_512\" class=\"footnote\">Del gruppo fa parte anche il <em>Paliotto con Ges\u00f9 Bambino che tiene i cuori e <\/em>il <em>Paliotto con Maria che tiene i cuori. <\/em><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_512\" class=\"footnote\"> M. VITELLA, <em>Gloria in excelsis Deo. La tradizione ceroplastica natalizia di Erice, Alcamo, Trapani e Salemi<\/em>, Alcamo 2005, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_512\" class=\"footnote\">Cfr. R. CALIA, <em>Ceroplastica e smaltoplastica in Alcamo<\/em>, Alcamo 1989.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_512\" class=\"footnote\">S. MONTELEONE, <em>Diario<\/em>, ms. del sec. XVIII, presso gli eredi di F. M. Mirabella; cfr. R. CALIA, <em>Ceroplastica&#8230;<\/em>, 1989, p.43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_512\" class=\"footnote\">Su questo monastero cfr. C. CATALDO, <em>Le Riparate. Il Reclusorio dell&#8217;Angelo custode di Alcamo nella storia del costume in Sicilia<\/em>, Alcamo 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_512\" class=\"footnote\">R. CALIA, <em>Ceroplastica&#8230;<\/em>, 1989, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_512\" class=\"footnote\">R. CALIA, <em>Ceroplastica\u2026<\/em>, 1989, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_512\" class=\"footnote\">V. REGINA, <em>Alcamo. Storia, arte e tradizione<\/em>, vol. II, Palermo 1980, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_512\" class=\"footnote\"> V. REGINA, <em>Monasteri..<\/em>, 2000, p. 32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_512\" class=\"footnote\">R. CALIA, <em>Ceroplastica&#8230;<\/em>, 1989, pp. 43- 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_512\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, <em>Gioielli\u2026<\/em>, 2000, II ed. 2008, p. 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_512\" class=\"footnote\">F. AZZARELLO, <em>L\u2019Arte della ceroplastica in Sicilia. Nella tradizione della provincia di Palermo. <\/em>Presentazione e saggio introduttivo di C. Caldarella, Palermo 1987, p. 54 tav. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_512\" class=\"footnote\">F. AZZARELLO, <em>L\u2019Arte della ceroplastica..<\/em>, 1987, p. 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_512\" class=\"footnote\">F. AZZARELLO, <em>L\u2019Arte della ceroplastica..<\/em>, 1987, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_512\" class=\"footnote\">C. CALDARELLA, <em>L\u2019arte della ceroplastica in Sicilia, <\/em>in F. Azzarello, <em>L\u2019arte della ceroplastica\u2026<\/em>, 1987, pp. 11-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_512\" class=\"footnote\">V. SCUDERI, I. COLOMBA, D. MALIGNAGGI, <em>Nuova sistemazione del Museo Corici di Erice<\/em>, in \u00abMusei e Gallerie d\u2019Italia\u00bb n. 57, settembre &#8211; dicembre 1975, p. 18; V. REGINA, <em>Monasteri\u2026<\/em>, 2000, p. 174 \u2013 Fig. XXV; <em>Il Museo A. Cordici di Erice<\/em>, a cura di A. Burdua, Paceco 2004, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_512\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Gloria in excelsis Deo\u2026<\/em>, 2005, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_512\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>tizianacrivello@libero.it La devozione per la \u201cMadonna Bambina\u201d nella ceroplastica siciliana DOI: 10.7431\/RIV02072010 La devozione nei confronti della Maria Bambina nasce dall&#8217;uso di rappresentare Ges\u00f9, in <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=512\" title=\"Tiziana Crivello\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/512"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=512"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1497,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/512\/revisions\/1497"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}