{"id":502,"date":"2010-12-29T14:53:33","date_gmt":"2010-12-29T14:53:33","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=502"},"modified":"2013-06-13T00:33:52","modified_gmt":"2013-06-13T00:33:52","slug":"salvatore-tornatore","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=502","title":{"rendered":"Salvatore Tornatore"},"content":{"rendered":"<p>salvotornatore@alice.it<\/p>\n<h3>Arti decorative nella ex chiesa del collegio dei Gesuiti di Bivona<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02062010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0 di Bivona, in provincia di Agrigento, elevata a ducato nel 1554 da Carlo V, per intercessione del vicer\u00e8 Giovanni De Vega<sup><a href=\"#footnote_0_502\" id=\"identifier_0_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Bivona citt&agrave; feudale, vol. I, Caltanissetta 1987, p. 152.\">1<\/a><\/sup>, si distinse per la forte presenza dei Gesuiti che, tra il XVI e il XVII secolo, edificarono ben due collegi con annesse chiese, valorizzando il territorio dal punto di vista economico e culturale. Ma l\u2019elemento pi\u00f9 significativo da rilevare \u00e8 che Bivona fu l\u2019unico centro feudale siciliano dove i Gesuiti si stanziarono, contrariamente alle scelte operate dagli stessi Padri, che privilegiarono centri demaniali medio-grandi, per lo pi\u00f9 sulle coste o nell\u2019immediato entroterra<sup><a href=\"#footnote_1_502\" id=\"identifier_1_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.I. LIMA, Architettura e Urbanistica dei Gesuiti in Sicilia, Palermo 2001, pp. 469-471.\">2<\/a><\/sup>. Motivi politico-economici spinsero i Gesuiti a fondare, nel 1554, il primo collegio nella parte meridionale del paese, grazie all\u2019appoggio di donna Isabella De Vega, figlia del vicer\u00e8, sposa del duca di Bivona Pietro Luna &#8211; uno dei pi\u00f9 potenti signori feudali della Sicilia &#8211; nonch\u00e8 fervente devota di Sant\u2019Ignazio, col quale ebbe un fitto rapporto epistolare<sup><a href=\"#footnote_2_502\" id=\"identifier_2_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. RAHNER, Ignazio di Loyola e le donne del suo tempo, Milano 1968, pp. 670-688; P. TACCHI VENTURI, Storia della Compagnia di Ges&ugrave; in Italia narrata col sussidio delle fonti inedite, vol. II, Roma 1960, pp. 472-478; A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave; Religiose e degli Edifici Sacri di Bivona, Bivona 1997, pp. 303-314.\">3<\/a><\/sup>. Tra tutti gli Ordini religiosi presenti a Bivona, quello che ebbe un ruolo primario nella committenza artistica fu certamente la Compagnia di Ges\u00f9 che, tra la fine del XVI e il XVIII secolo, diede anche un notevole impulso alla cultura e all\u2019economia locale, attraverso l\u2019istituzione di efficienti e apprezzate scuole secondarie<sup><a href=\"#footnote_3_502\" id=\"identifier_3_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Bivona&hellip;, 1987, pp. 274-280.\">4<\/a><\/sup> e l\u2019amministrazione di molte terre<sup><a href=\"#footnote_4_502\" id=\"identifier_4_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp. 303-322.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del primo insediamento, per cui vennero spesi almeno 13.000 scudi<sup><a href=\"#footnote_5_502\" id=\"identifier_5_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. ALBERTI S. I., Dell&rsquo;istoria della Compagnia. La Sicilia, Palermo 1702, pp. 68-73.\">6<\/a><\/sup>, rimane solo il portale della chiesa, dedicata a S. Sebastiano, realizzato in arenaria da maestranze siciliane negli ultimi decenni del XVI secolo, forse entro il 1587, quando l\u2019edificio risulta ultimato<sup><a href=\"#footnote_6_502\" id=\"identifier_6_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.I. LIMA, Architettura&hellip;, 2001, p. 120.\">7<\/a><\/sup>. Il portale, recentemente restaurato, riproduce schemi tardo-rinascimentali e motivi decorativi manieristi (<a title=\"Fig. 1. Ignoti scultori siciliani, 1587, portale, Bivona, Ex Chiesa di S. Sebastiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor1.jpg\">Fig. 1<\/a>). L\u2019unica opera d\u2019arte di cui si ha notizia \u00e8 il Crocifisso ligneo intagliato dallo scultore fiorentino fra Bartolomeo Tronchi, della Compagnia di Ges\u00f9, attivo in Sicilia dal 1587 al 1594<sup><a href=\"#footnote_7_502\" id=\"identifier_7_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. MACALUSO S. I., Il Crocifisso Ritrovato, in &ldquo;Ai Nostri Amici&rdquo;, a. LXVIII, n. 2, 1997, p. 30-35.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Crocifisso, che probabilmente fu trasferito negli ultimi anni del Cinquecento nella nuova chiesa gesuitica di Santa Maria Maddalena, doveva essere simile a quello che oggi si trova nella chiesa del Ges\u00f9 a Palermo, scolpito dal Tronchi nel 1588<sup><a href=\"#footnote_8_502\" id=\"identifier_8_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 ampie sono invece le notizie relative al secondo collegio (e alla chiesa annessa) costruito a partire dal 1615 nella zona settentrionale, a pochi passi dal palazzo ducale e dal centro cittadino, gi\u00e0 sede di numerosi conventi (<a title=\"Fig. 2. Architetti gesuiti, XVII secolo, prospetti, Bivona, ex Collegio e Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor2.jpg\">Fig. 2<\/a>). La chiesa, eretta su un precedente edificio dedicato a Santa Maria Maddalena, venne realizzata su progetto di Padre Dazio Agliata tra il 1635 e il 1660 circa<sup><a href=\"#footnote_9_502\" id=\"identifier_9_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp.171-177, 314-322.\">10<\/a><\/sup>. Ha una pianta a navata unica con quattro cappelle laterali e coro semicircolare, decorata con stucchi fitomorfi bianchi e dorati, di gusto rococ\u00f2 (<a title=\"Fig. 3. Ignoti stuccatori siciliani, XVIII-XIX secolo, interno, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor3.jpg\">Fig. 3<\/a>). In seguito all\u2019espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia nel 1767, la chiesa venne affidata dal vicer\u00e8 al vescovo di Agrigento, Colonna Branciforti, che nel 1781, in seguito alla richiesta dell\u2019arciprete di Bivona, Salvatore Padronaggio, la elev\u00f2 a nuova Chiesa Madre, in sostituzione di quella chiaramontana, ormai in rovina<sup><a href=\"#footnote_10_502\" id=\"identifier_10_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp.pp. 177-184.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerose e interessanti sono le notizie relative agli arredi della chiesa contenute nei libri e nei vari documenti del collegio di Bivona, custoditi nel fondo \u201cCase ex gesuitiche\u201d dell\u2019Archivio di Stato di Palermo. La ricerca ha permesso l\u2019individuazione di artisti e di opere di cui esiste ancora qualche testimonianza ma nella maggior parte dei casi non si ha pi\u00f9 alcuna traccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento numerosi artigiani e artisti bivonesi e forestieri furono chiamati dai Gesuiti per abbellire i locali del collegio e la nuova chiesa. All\u2019interno del collegio operarono i falegnami Geronimo e Pietro Marino (1611-1617)<sup><a href=\"#footnote_11_502\" id=\"identifier_11_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 2, ff. 30, 34, 42, 58, 68, 82, 134. Per Pietro Marino cfr. P. PALAZZOTTO, in L. SARULLO, Dizionario degli artisti siciliani, vol. III, Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem.\">12<\/a><\/sup>, mastro Geronimo Cassata (1614)<sup><a href=\"#footnote_12_502\" id=\"identifier_12_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 2, ff. 126, 130.\">13<\/a><\/sup>, ed i muratori Pietro Ficarra (1628)<sup><a href=\"#footnote_13_502\" id=\"identifier_13_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 3, f. 190.\">14<\/a><\/sup> e Paolo La Ficarra (1663)<sup><a href=\"#footnote_14_502\" id=\"identifier_14_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 5, Note del P. Giuseppe Roberto Rettore sul fine del suo governo.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settore di cui si ha maggiori notizie \u00e8 quello dell\u2019intaglio ligneo, che vanta a Bivona una tradizione risalente almeno alla prima met\u00e0 del XVI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1696 mastro Piero Romano, con la collaborazione del figlio, intagli\u00f2 il pulpito, ancora oggi esistente (<a title=\"Fig. 4. Piero Romano, 1696, pulpito, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor4.jpg\">Fig. 4<\/a>), collocato tra la prima e la seconda cappella a sinistra del cappellone, per la cifra di onza 1 tar\u00ec 8 e grana 10<sup><a href=\"#footnote_15_502\" id=\"identifier_15_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105\">16<\/a><\/sup>. L\u2019opera \u00e8 documentata inoltre in un inventario del 1770, dove \u00e8 specificata la presenza di un piccolo Crocifisso<sup><a href=\"#footnote_16_502\" id=\"identifier_16_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. I (Inventario del 5 Settembre 1770).\">17<\/a><\/sup>. Il pulpito ligneo, fissato a parete, \u00e8 composto da due elementi: un baldacchino e un parapetto. Entrambi presentano un perimetro impostato su una pianta quadrata, con gli angoli smussati e rimarcati da paraste decorate da ghirlande con motivi vegetali. I tre pannelli del parapetto, dall\u2019andamento flessuoso, sono ornati con medaglioni a rilievo, circondati da motivi fitomorfi e volute di gusto barocco. Il baldacchino presenta i lambrecchini, simili a quelli dei baldacchini in stoffa usati per le processioni, che sovente vengono utilizzati nelle decorazioni delle macchine processionali, dei tronetti per l\u2019esposizione eucaristica e nei tabernacoli lignei. Nella parte interna \u00e8 scolpita una croce, inserita in un cornice ovale circondata da una raggiera, mentre al di sopra, nella parte esterna, si trovano quattro ampie volute, a mo\u2019 di corona. Inoltre, nella chiesa era documentato un pulpito ligneo portatile definito \u201cpulpitino\u201d<sup><a href=\"#footnote_17_502\" id=\"identifier_17_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.\">18<\/a><\/sup>, oggi perduto, realizzato nel 1696 con quattro tavole veneziane, acquistate a Palermo per 21 tar\u00ec<sup><a href=\"#footnote_18_502\" id=\"identifier_18_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 111.\">19<\/a><\/sup>, e rivestito con fodere di velluto verde e di raso giallo<sup><a href=\"#footnote_19_502\" id=\"identifier_19_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1701 e il 1702 due maestri d\u2019ascia, forse bivonesi, mastro Stefano D\u2019Abela e mastro Francesco Vizz\u00ec, intagliarono la porta principale \u00abdi legno di castagno e vestita di noce con sue cornici\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_502\" id=\"identifier_20_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 5, Note del P. Giuseppe Roberto Rettore sul fine del suo governo.\">21<\/a><\/sup>. Tra il 1704 e il 1705 mastro Onofrio Vicari \u00abmaestro intagliatore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_502\" id=\"identifier_21_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 110: &laquo;tar&igrave; 6.10 a magistro Onofrio Vicari lo scultore&raquo; (30 Aprile 1705); f. 123: &laquo;a mastro Onofrio Vicari, maestro intagliatore onze 5.24 in conto delli onze 10&raquo; (30 Luglio 1705).\">22<\/a><\/sup>, l\u2019indoratore agrigentino Bartolomeo Giunta<sup><a href=\"#footnote_22_502\" id=\"identifier_22_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 123: &laquo;a mastro Bartolomeo Giunta di Girgente indoratore in conto come maestro indoratore 2.4&raquo; (30 Luglio 1705).\">23<\/a><\/sup> e lo stuccatore Simone Mancuso<sup><a href=\"#footnote_23_502\" id=\"identifier_23_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 29, f. 195; vol. 30, f. 93: &laquo;onze 8 a mastro Simone Mancuso in conto delli onze 22 per stucchiare la cappella dove si mettiva il reliquiario delle nostre reliquie&raquo;; &laquo;onze 4 pagati al magistro Simone Mancuso in conto del stucco della nova cappella complimento d&rsquo;onze 22&raquo; (30 Dicembre 1704); f. 95: &laquo;onze 10 pagati a mastro Simone Mancuso complimento di onze 22 giusto prezzo della nova cappella stuchiata&raquo; (31 Gennaio 1705).\">24<\/a><\/sup>, decorarono la cappella delle Reliquie, la prima a sinistra del cappellone. Questa cappella ospitava le numerose reliquie che i Gesuiti avevano ricevuto in dono nel 1557 dalla duchessa di Bivona Isabella De Luna e Vega e che furono trasferite negli ultimi anni del XVI secolo dalla chiesa del primo collegio a quella di Santa Maria Maddalena<sup><a href=\"#footnote_24_502\" id=\"identifier_24_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp. 171, 308.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Onofrio Vicari nacque a Palermo nel 1672 circa ma gi\u00e0 nel 1702 la sua famiglia abitava ad Agrigento, dopo aver vissuto per pochi anni a Bivona<sup><a href=\"#footnote_25_502\" id=\"identifier_25_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. ALESSI, Onofrio Vicari, maestro intagliatore, in &ldquo;Miscellanea in onore di Mons. Can. Angelo Noto&rdquo;, Agrigento 1985, pp. 39-49.\">26<\/a><\/sup>. \u00c8 probabile che, durante questo breve soggiorno, i Gesuiti abbiano avuto prova della sua abilit\u00e0 di intagliatore e nel 1704 lo chiamarono per eseguire, nello spazio di tre mesi e quattro giorni<sup><a href=\"#footnote_26_502\" id=\"identifier_26_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 123.\">27<\/a><\/sup>, opere lignee (non specificate nei documenti) nella cappella delle Reliquie, ma visto il lungo periodo \u00e8 probabile che dovette intagliare un nuovo reliquiario a parete in sostituzione di quello originario, gi\u00e0 restaurato nel 1615 da un ignoto argentiere<sup><a href=\"#footnote_27_502\" id=\"identifier_27_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 2, f. 152; vol. 3, f. 171.\">28<\/a><\/sup> e nel 1696 da mastro Salvatore Condina<sup><a href=\"#footnote_28_502\" id=\"identifier_28_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105.\">29<\/a><\/sup>. Il Vicari era specializzato nello scolpire stalli, cori, custodie, arredi per refettori, ancora oggi esistenti ad Agrigento<sup><a href=\"#footnote_29_502\" id=\"identifier_29_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. ALESSI, Onofrio Vicari&hellip;, in &ldquo;Miscellanea&hellip;&rdquo;, 1985, pp. 39-49; E. DE CASTRO, Vicari Onofrio, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. III, Scultura, 1994, p. 346.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1706 l\u2019intagliatore bivonese Geronimo Spallino realizz\u00f2 quattro confessionali per 1 onza e 23 tar\u00ec<sup><a href=\"#footnote_30_502\" id=\"identifier_30_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 160: &laquo;a mastro Geronimo Spallino a conto della mastria delli novi confessionali tar&igrave; 10&raquo; (28 Febbraio 1706); f. 166: &laquo;a mastro Geronimo Spallino a conto della mastria delli novi confessionali onza 1.13&raquo; (30 Aprile 1706).\">31<\/a><\/sup>; nello stesso anno lo scultore palermitano Pietro Marabitti scolp\u00ec il tabernacolo ligneo dell\u2019altare maggiore, per il quale furono spese onze 9<sup><a href=\"#footnote_31_502\" id=\"identifier_31_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 196: &laquo;a mastro Pietro Marabit in conto del tabernacolo tar&igrave; 20&raquo; (30 Settembre 1706); f. 205: &laquo;a mastro Pietro Marabit 8. 10 complimento di 9 per la mastria del novo tabernacolo all&rsquo;altare del SS. Sacramento&raquo; (31 Ottobre 1706). Nel 1770 sono inoltre documentati, nella stessa chiesa gesuitica, &laquo;dui tabernacoli di legno, uno di noce incorniciato et altro di pioppo coll&rsquo;affacciata indorata&raquo;, custoditi nel riposto della sacrestia (ASPa, CEG, LL, vol. 1).\">32<\/a><\/sup>. Pietro Marabitti, padre del pi\u00f9 famoso Ignazio, risulta inserito nel Rollo Novo dei maestri d\u2019Ascia di Palermo del 1685-1765, con la qualifica di intagliatore<sup><a href=\"#footnote_32_502\" id=\"identifier_32_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. PALAZZOTTO, Per uno studio sulla maestranza dei falegnami di Palermo, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 686, 695.\">33<\/a><\/sup>. Egli appartenne ad una famiglia di artisti, la cui bottega fu attiva dapprima a Chiusa Sclafani (XVII secolo) e poi a Palermo (XVIII secolo). Forse lavor\u00f2 nel Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo, tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, approntando il progetto generale per l\u2019arredo ligneo del Refettorio<sup><a href=\"#footnote_33_502\" id=\"identifier_33_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. SCUDERI, L&rsquo;arredo artistico della Chiesa e del Collegio Massimo dei Gesuiti a Palermo, in Dalla Domus Studiorum alla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Il Collegio Massimo della Compagnia di Ges&ugrave; a Palermo, Palermo 1995, p. 154.\">34<\/a><\/sup>. Questo confermerebbe il frequente rapporto con la committenza gesuita. Nel 1734 scolp\u00ec la statua dell\u2019Immacolata per la Chiesa Madre di Misilmeri, recentemente restaurata<sup><a href=\"#footnote_34_502\" id=\"identifier_34_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, scheda III, 18, in Le Confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 205; G. MENDOLA, Scoperte e restauri di statue lignee, in &ldquo;Kal&ograve;s&rdquo;, a. XII, n. 3, 2000, pp. 6, 12.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro scultore palermitano, Andrea Bisagna, esegu\u00ec, tra il 1710 e il 1711, un Crocifisso in legno di cipresso, per la cifra di onze 8, tar\u00ec 14 e grana 6, per la cappella delle Reliquie<sup><a href=\"#footnote_35_502\" id=\"identifier_35_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 278: &laquo;onze 3.28 pagati a mastro Andrea Bisagna a conto per fare il Crocifisso di cipresso per la Cappella&raquo; (31 Dicembre 1710); f. 290: &laquo;onze 1.25 ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso&raquo; (30 Aprile 1711); f. 293: &laquo;onze 1 ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso&raquo; (31 Maggio 1711); f. 303: &laquo;onze 1.21.6 pagati ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso&raquo; (31 Agosto 1711)..\">36<\/a><\/sup>, poi detta anche del Cristo Spirante (<a title=\"Fig. 5. Andrea Bisagna, 1710-1711, Crocifisso, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor5.jpg\">Fig. 5<\/a>). La relativa croce venne intagliata, nel 1711, da mastro Salvatore Condina, \u201cmaestro d\u2019ascia\u201d, utilizzando il legno proveniente da una delle terre di propriet\u00e0 dei Padri<sup><a href=\"#footnote_36_502\" id=\"identifier_36_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 290: &laquo;tar&igrave; 6 a mastro Salvatore per fare la croce nova del suddetto Crocifisso con il legno di casa&raquo; (30 Aprile 1711).\">37<\/a><\/sup>, Scib\u00e8 (vicino Alessandria della Rocca), Santa Margherita (presso Polizzi) o Pollicia<sup><a href=\"#footnote_37_502\" id=\"identifier_37_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp. 320-321.\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, nel 1712 vennero dati \u00abtar\u00ec 15 al pittore per dare la vernice a sangue al Crocifisso, tar\u00ec 2.3 per mastria di 3 chiodi e un anello, tar\u00ec 6 a mastro Paolo Spallino per comprire detto Crocifisso e grana 12 per colori e colla\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_502\" id=\"identifier_38_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 372.\">39<\/a><\/sup>. Mastro Salvatore Condina \u00e8 documentato nella stessa chiesa del Collegio bivonese nel 1696 \u00abper conciare il Reliquiario della Cappella e la Croce del SS.mo Crocifisso\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_502\" id=\"identifier_39_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105.\">40<\/a><\/sup> , nel 1704 quando si impegna ad intagliare \u00abun candilero per il cereo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_502\" id=\"identifier_40_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 22 (29 Febbraio 1704).\">41<\/a><\/sup> e nel 1706 \u00abper fare li cornici del novo tabernacolo dell\u2019altar maggiore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_502\" id=\"identifier_41_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 206 (31 Ottobre 1706).\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Crocifisso, detto Cristo Spirante, \u00e8 raffigurato ancora vivo, con la testa retrocessa e lo sguardo rivolto al cielo \u00abche allude al prossimo ricongiungimento della natura umana con quella divina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_502\" id=\"identifier_42_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. LA BARBERA, Iconografia del Cristo in Croce in uno scultore siciliano della Controriforma: Fra Umile da Petralia, in Francescanesimo e cultura in Sicilia (sec. XIII-XVI), atti del convegno internazionale di studi nell&rsquo;ottavo centenario della nascita di S. Francesco d&rsquo;Assisi, Palermo 1982, pp. 393-401.\">43<\/a><\/sup>. Una tensione nervosa attraversa la possente muscolatura del corpo vigoroso, dalle braccia stese fino alle gambe quasi parallele, tanto che sembra volersi staccare dalla croce. Il bacino \u00e8 avvolto da uno svolazzante perizoma, tenuto da una cordicella, che lascia scoperto il fianco destro. Da notare l\u2019accentuato realismo con cui sono sottolineate le costole, anche se mancano quegli elementi di forte patetismo che avevano caratterizzato i crocifissi realizzati in et\u00e0 controriformata, quali le abbondanti fuoriuscite di sangue da varie parti del corpo e in particolare dalla profonda ferita del costato, che qui \u00e8 quasi assente. Questa \u00e8 un\u2019iconografia diffusasi all\u2019interno del classicismo d\u2019et\u00e0 barocca, quale si ritrova nei crocifissi di Guido Reni, per esempio in quello della chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma<sup><a href=\"#footnote_43_502\" id=\"identifier_43_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. NEGRI ARNOLDI, Origine e diffusione del Crocifisso barocco con l&rsquo;immagine del Cristo vivente, in &ldquo;Storia dell&rsquo;Arte&rdquo;, n. 20, 1974, p. 65.\">44<\/a><\/sup> e di Alessandro Algardi, come quello eburneo del Museo Diocesano di Mileto<sup><a href=\"#footnote_44_502\" id=\"identifier_44_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. SAVONA, scheda n. 32, in Opere d&rsquo;arte restaurate in Calabria, a cura di A. Ceccarelli, Catanzaro 1992, pp. 68-70.\">45<\/a><\/sup>. Il Bisagna si riferisce chiaramente a prototipi di area romana, presenti nelle chiese palermitane, come denunciano la tipologia e lo stile del Crocifisso bivonese. L\u2019opera \u00e8 inserita entro una croce in stucco, da cui fuoriescono raggi dorati, mentre in alto, su un cartiglio affiancato da due testine di angeli, si legge la scritta INRI, ma fino al secolo scorso era circondato da un reliquiario ligneo settecentesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra opera affine stilisticamente al Crocifisso bivonese \u00e8 il Crocifisso ligneo della Chiesa Madre di Cianciana, proveniente dalla chiesa del convento di Sant\u2019Antonio, scolpito nei primi anni del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_45_502\" id=\"identifier_45_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Leggiamo il nostro patrimonio artistico, a cura del Distretto scolastico n. 3-Bivona, progetto Educazione permanente, Bivona 2000, p. 106.\">46<\/a><\/sup>. Andrea Bisagna, attivo tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, \u00e8 documentato a Palermo nella chiesa di Sant\u2019Agostino dove nel 1687 intagli\u00f2 le cantorie per l\u2019organo e nel 1700 un tabernacolo e quattro puttini<sup><a href=\"#footnote_46_502\" id=\"identifier_46_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. MINISTERI, La Chiesa e il Convento di S. Agostino a Palermo, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1994, p. 66.\">47<\/a><\/sup>. Nel 1705-1706 esegu\u00ec, insieme a Gaspare Bisagna (suo congiunto) e Nunzio Di Paola, una custodia lignea per la chiesa del Monastero di Montevergini<sup><a href=\"#footnote_47_502\" id=\"identifier_47_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CARDAMONE, Un cantiere palermitano dell&rsquo;et&agrave; barocca: la chiesa di S. Maria di Montevergini, Palermo 1991, p. 60.\">48<\/a><\/sup>; tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo realizz\u00f2, con altri scultori in legno, le spalliere lignee del nuovo refettorio del Collegio Massimo dei Gesuiti al Cassaro<sup><a href=\"#footnote_48_502\" id=\"identifier_48_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.A. RICCOBONO, Il refettorio del Collegio Massimo dei Gesuiti a Palermo, in Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di M. Accascina, Palermo 1985, p. 253.\">49<\/a><\/sup>  e nel 1707 scolp\u00ec il modello ligneo dell\u2019urna d\u2019argento poi realizzata da Michele D\u2019Agguano e da Stefano Ruvolo per la chiesa di Montevergini<sup><a href=\"#footnote_49_502\" id=\"identifier_49_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CARDAMONE, Un cantiere&hellip;, 1991, p. 65, nota 103; V. ABBATE, Tra Palermo, Messina e Trapani: &ldquo;Galanterie&rdquo; strabilianti per il Duca di Cesar&ograve;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 58.\">50<\/a><\/sup>. Esponente della stessa famiglia fu Gaspare, il cui cognome viene trascritto nelle varianti Pisagna o Bisagna, documentato nel 1720 nell\u2019oratorio dei Pellegrini a Palermo, per il quale esegu\u00ec gli stalli lignei, oggi scomparsi<sup><a href=\"#footnote_50_502\" id=\"identifier_50_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. PALAZZOTTO, Gli Oratori di Palermo, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1999, pp. 55, 152.\">51<\/a><\/sup>. Risulta interessante notare che Andrea Bisagna lavor\u00f2 nella cerchia di importanti artisti palermitani quali l\u2019architetto Giacomo Amato e il pittore Antonino Grano, esponenti di una raffinata e aggiornata cultura barocca di matrice romana, quella stessa che traspare nel Crocifisso scolpito per la chiesa gesuita di Bivona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, nel 1727 Domenico Siragusa fu l\u2019autore di un nuovo reliquiario ligneo per l\u2019omonima cappella<sup><a href=\"#footnote_51_502\" id=\"identifier_51_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 37, f. 207.\">52<\/a><\/sup>, distrutto negli anni Sessanta del secolo scorso<sup><a href=\"#footnote_52_502\" id=\"identifier_52_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, p. 184.\">53<\/a><\/sup>. Esso conteneva circa 120 reliquie, descritte minuziosamente in un inventario del 1770<sup><a href=\"#footnote_53_502\" id=\"identifier_53_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. I (Inventario del 5 Settembre 1770).\">54<\/a><\/sup>. Era costituito da \u00abun tabernacolo di legno con sua chiave d\u2019argento [\u2026], due scalini di legno dorati con suoi vetri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_502\" id=\"identifier_54_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7. (Inventario del 3 Settembre 1807).\">55<\/a><\/sup> e probabilmente aveva, nella parte superiore, sei cavit\u00e0 disposte \u00aba forma di ramette\u00bb, cio\u00e8 con terminazioni fitomorfe, all\u2019interno delle quali erano sistemate le reliquie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al XVIII secolo risalgono alcuni altari lignei, citati negli inventari ma che non compaiono nei libri contabili, dalla tipologia detta \u201ca specchi\u201d, molto diffusa in questo secolo e di cui esistono vari esemplari in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_55_502\" id=\"identifier_55_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. RUGGIERI TRICOLI, Il teatro e l&rsquo;altare. Paliotti d&rsquo;architettura in Sicilia, contributi tematici di G. Bongiovanni, E. Brai, E. D&rsquo;Amico, S. Di Bella, C. Filizzola, C. Laezza, L. Novara, Palermo 1992, pp. 175-178.\">56<\/a><\/sup>. L\u2019altare della cappella della Madonna del Lume era \u00abdi legno indorato con tre scalini con diversi specchi, un tabernacolo con cristalli dorato, un palio d\u2019altare di legno scartocciato con cristalli indorato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_56_502\" id=\"identifier_56_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770); ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario 3 Settembre 1807).\">57<\/a><\/sup>, quello della cappella del Crocifisso presentava \u00abun tabernacolo di legno [\u2026], due scalini di legno dorati con suoi vetri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_57_502\" id=\"identifier_57_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7. (Inventario del 3 Settembre 1807).\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esigue sono le notizie relative a opere lapidee, fatta eccezione per il portale principale della chiesa e per l\u2019acquasantiera, ancora esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1701 e il 1702 mastro Giuseppe Miraglia di Burgio e mastro Giuseppe Mun\u00ec di Alessandria della Rocca dovettero occuparsi dell\u2019intaglio del portale in pietra<sup><a href=\"#footnote_58_502\" id=\"identifier_58_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 27, f. 172; vol. 28, ff. 101, 151, 138, 173, 187; A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, p. 176.\">59<\/a><\/sup>. Il portale (<a title=\"Fig. 6. Giuseppe Miraglia e Giuseppe Mun\u00ec, 1701-1702, portale, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor6.jpg\">Fig. 6<\/a>), che si erge su una scalinata, presenta al centro un arco a tutto sesto, affiancato da lesene, poste su alti plinti, e nella parte superiore un cornicione mistilineo con timpano spezzato al vertice. Al centro compare uno scudo, sorretto da volute, entro cui era scolpito l\u2019emblema dei Gesuiti, il monogramma JHS (<em>Jesus Hominum Salvator<\/em>), sormontato da una croce. Queste lettere furono cancellate, per disposizione sovrana, in seguito all\u2019espulsione dalla Sicilia della Compagnia di Ges\u00f9. Il portale \u00e8 privo di decorazioni e si presenta austero e solenne allo stesso tempo, richiamando modelli tardo-rinascimentali. Si segnala anche il pregevole portale del Collegio (<a title=\"Fig. 7. Ignoti scultori, seconda met\u00e0 del XVII secolo, portale, Bivona, ex Collegio dei Gesuiti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor7.jpg\">Fig. 7<\/a>), oggi sede municipale, di cui non \u00e8 stato possibile rintracciare alcun documento in merito agli autori e alla datazione, ma che pu\u00f2 essere ricondotto ad intagliatori locali della seconda met\u00e0 del XVII secolo. Il portale in pietra calcarea, preceduto da una piccola scalinata, presenta un arco a tutto sesto e due paraste decorate da fasce orizzontali a bugne, che sostengono un architrave leggermente aggettante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla chiave dell\u2019arco \u00e8 incisa una croce che faceva parte dell\u2019emblema gesuitico con il monogramma JHS, cancellato in seguito all\u2019espulsione della Compagnia. Il portale, dall\u2019eleganza ancora rinascimentale, rappresenta l\u2019unico esempio di portale bugnato a Bivona e nel suo circondario e si pu\u00f2 confrontare con altri portali dalla medesima tipologia come quello, tardo-cinquecentesco, di palazzo Sant\u2019Isidoro a Palermo<sup><a href=\"#footnote_59_502\" id=\"identifier_59_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave; ritrovata: venti itinerari entro le mura, II ed., Palermo 1999, p. 138.\">60<\/a><\/sup>. Ai disegni del Serlio e del Vignola e al rinascimento plateresco spagnolo si ispira la corrente che produsse i portali bugnati, che possono presentare bugne piane o lisce, dai contorni netti e dalle superfici levigate, a cuscino, formata da una superficie convessa e arrotondata, o a punta di diamante<sup><a href=\"#footnote_60_502\" id=\"identifier_60_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ROMANO, Il portale barocco di Siracusa, Siracusa 1992, pp. 17-18.\">61<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inedita acquasantiera (<a title=\"Fig. 8. Ignoto marmoraro siciliano, fine XVII secolo, acquasantiera, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor8.jpg\">Fig. 8<\/a>), dalla forma semicircolare, presenta nella parte superiore una conchiglia che sembra essere di fattura recente, forse una copia di quella originale, andata perduta. La parte inferiore, il fusto, presenta in alto un motivo ad ovoli, da cui si sviluppano due grandi foglie acantiformi che lo avvolgono quasi interamente. Al centro campeggia uno scudo ovale, circondato da una raggiera, composta dall\u2019alternanza di lance e fiamme, al cui interno era scolpito l\u2019emblema dei Gesuiti, il monogramma JHS ora quasi illeggibile, caratterizzato, in alto, da una croce e, in basso, da tre chiodi che alludono alla Crocifissione di Cristo. Il motivo della raggiera con l\u2019alternanza di lance e fiamme \u00e8 largamente utilizzato negli ostensori del XVII secolo. Sotto l\u2019emblema \u00e8 scolpita a rilievo la testina di un angelo aggettante, che viene ripetuta pi\u00f9 in basso. A reggere il fusto c\u2019\u00e8 un mascherone, che richiama la cultura figurativa tardo-manierista. L\u2019acquasantiera, posta a destra dell\u2019ingresso della Chiesa Madre, \u00e8 opera di un marmoraro siciliano della fine del XVII secolo, come suggeriscono gli elementi decorativi di gusto barocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricchissimo doveva essere il patrimonio di suppellettili liturgiche d\u2019argento oltre ad un gran numero di arredi sacri quali reliquiari argentei o in rame dorato, pianete, paliotti, candelieri, vasi e carteglorie per l\u2019altare, di cui purtroppo non rimane che qualche esemplare. Ma all\u2019esiguit\u00e0 dei manufatti artistici superstiti sopperiscono le fonti archivistiche che consentono, attraverso gli inventari, di conoscere quel patrimonio che componeva le arti decorative a Bivona. Ne sono un esempio gli inventari della chiesa del Collegio dei Gesuiti, stilati nel 1770 e nel 1807, custoditi presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo<sup><a href=\"#footnote_61_502\" id=\"identifier_61_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, serie II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770); serie LL, vol. 20 (Inventario del 3 Settembre 1807).\">62<\/a><\/sup>. Gli inventari descrivono tutto ci\u00f2 che si trovava all\u2019interno della chiesa, in sacrestia, nel presbiterio e nelle cappelle laterali. Spesso le descrizioni delle opere sono minuziose e ci informano dei materiali utilizzati per le suppellettili liturgiche, per i tessili e per altri arredi sacri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le suppellettili liturgiche d\u2019argento oggi custodite nella Chiesa Madre, provenienti da altre chiese di Ordini religiosi, si possono rintracciare una coppia di pissidi, in argento sbalzato e cesellato con parti fuse, di ignoto argentiere palermitano della seconda met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_62_502\" id=\"identifier_62_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda IV.15, in Veni Creator Spiritus, catalogo della mostra a cura di G. Ingaglio, Agrigento 2001, p. 125.\">63<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Argentiere palermitano, 1766-1767, pisside, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor9.jpg\">Fig. 9<\/a>). I manufatti presentano il marchio della maestranza degli argentieri di Palermo, l\u2019aquila a volo alto, e la sigla SM66 da riferire al console Salvatore Mercurio, documentato tra l\u20198 Luglio 1766 e il 2 Luglio 1767<sup><a href=\"#footnote_63_502\" id=\"identifier_63_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. BARRAJA, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi, con saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Palermo 1996, p. 78.\">64<\/a><\/sup>. Entrambe presentano i caratteristici elementi decorativi dello stile rococ\u00f2 quali i motivi fitomorfi disposti a ventaglio, l\u2019andamento strigilato del fusto e la sinuosit\u00e0 delle linee della base e del fusto e trovano riscontro tipologico e stilistico nella pisside della Confraternita del Porto e Riporto di Maria SS. Immacolata, di argentiere palermitano del 1755, della Basilica di S. Francesco d\u2019Assisi di Palermo<sup><a href=\"#footnote_64_502\" id=\"identifier_64_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda V,33, in Le Confraternite&hellip;, 1993, p. 245.\">65<\/a><\/sup>. La coppia di pissidi potrebbe essere quella descritta nell\u2019inventario del 1770: \u00abIn primis due Sacre pisside d\u2019argento una grande et altra piccola\u00bb<sup><a href=\"#footnote_65_502\" id=\"identifier_65_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella citata cappella delle Reliquie erano custoditi numerosi reliquiari di varie tipologie: architettonica (\u00abun ostensorio di rame giallo dorato a confalonetto con la Reliquia della Santa Spina di nostro Signore, un confalone di rame dorato pieno di diverse reliquie\u00bb), antropomorfa (\u00abdue mani d\u2019argento con due reliquie\u00bb), ad ostensorio (\u00abun ostensorio d\u2019argento fatto a spada col velo della Madonna, un altro ostensorio d\u2019argento con la Reliquia di S. Ignazio fatto a cilindro, un ostensorio ovale d\u2019argento con la Reliquia della Santa Croce di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, un altro fatto a cilindro con Reliquia di S. Lorenzo\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_66_502\" id=\"identifier_66_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.\">67<\/a><\/sup>. E ancora \u00abcinque reliquiari di legno nero rotondi senza autentica\u00bb erano conservati nella detentoria della sacrestia<sup><a href=\"#footnote_67_502\" id=\"identifier_67_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.\">68<\/a><\/sup>. Un\u2019attenzione particolare meritano i reliquiari di Santa Rosalia, patrona di Bivona. Ne sono documentati due, di cui uno a mezzobusto contenente un osso del piede della Santa, inviato da Palermo nel 1625 dal gesuita bivonese Leonardo Romano, acquistato per 18 onze<sup><a href=\"#footnote_68_502\" id=\"identifier_68_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 3, f. 272: &laquo;al fratello Romano in conto della statua d&rsquo;argento di S. Rosalia onze 18&raquo; (Ottobre 1625); ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario del 3 Settembre 1807); G. STILTINGO, Gli atti di S. Rosalia, Palermo 1879, p. 245; M.C. DI NATALE, Santa Rosalia nelle arti decorative, con contributi di P. Collura e M.C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1991, p. 35.\">69<\/a><\/sup>. Tra questi gli unici reliquiari rintracciabili dovrebbero essere un \u00abconfalone di rame dorato pieno di diverse reliquie\u00bb, di ignoto argentiere della met\u00e0 del XVII secolo (<a title=\"Fig. 10. Argentiere siciliano, prima met\u00e0 XVII secolo, reliquiario, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor10.jpg\">Fig. 10<\/a>) e un altro esemplare della Santa Croce in rame dorato, di ignoti maestri della fine del XVI e della fine del XVII secolo (<a title=\"Fig. 11. Argentieri siciliani, fine XVI-fine XVII secolo, reliquiario, Bivona, Chiesa Madre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/tor11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Il primo reliquiario presenta una base con quattro volute, poggianti su peducci circolari e quadrati, che si alternano a conchiglie su cui si erge il nodo, caratterizzato da tre testine di cherubini alate aggettanti. Dal nodo si sviluppano tre esili volute che sorreggono la teca reliquiaria, caratterizzata da una tipologia architettonica a mo\u2019 di tempietto, di ispirazione rinascimentale. La struttura, dalla pianta ottagonale, presenta una base gradinata e un podio diviso in otto pannelli rettangolari al cui centro sta una cornicetta ellittica, chiusa dal vetro, dietro cui si vedono le reliquie. La parte centrale della struttura presenta vetrine pi\u00f9 grandi decorate da cornici stilizzate e inframmezzate da colonnine che sorreggono la trabeazione, dove viene ripetuta la forma del podio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquario culmina con una cupola semisferica, con lucernario, divisa in otto sezioni decorate con un motivo a squame di pesce. Attorno alla cupola si trova una serie di vasi sferici, poggianti su basi triangolari, che non hanno solo una funzione decorativa ma custodiscono all\u2019interno altre reliquie. Tale tipologia trova riscontro con il reliquiario di San Paolo del Museo Diocesano di Caltanissetta, di Nibilio Gagini del 1598<sup><a href=\"#footnote_69_502\" id=\"identifier_69_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, scheda II,28, in Ori e Argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 203; EADEM, Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco, e E. D&rsquo;AMICO, scheda n. 35,&nbsp; in Il Tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, Catalogo della mostra a cura di S. Rizzo, Voll. I e II,  Catania 2008, pp. 31-73, 805-806.\">70<\/a><\/sup> e con il reliquiario del Santuario dell\u2019Annunziata di Trapani<sup><a href=\"#footnote_70_502\" id=\"identifier_70_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda n. II,9, in Il Tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, p. 198.\">71<\/a><\/sup>. Il manufatto pu\u00f2 essere datato alla prima met\u00e0 del XVII secolo poich\u00e9 presenta ancora elementi tipicamente rinascimentali e pi\u00f9 specificatamente manieristi &#8211; le decorazioni geometrizzanti del tempietto &#8211; anche se uniti a motivi barocchi come le testine angeliche aggettanti del nodo. Si tratta dunque di un\u2019opera di transizione dalle consuete e apprezzate forme tardo manieriste a quelle nascenti del barocco. L\u2019altro reliquiario presenta una base circolare decorata da motivi a baccelli allungati incisi che si ripetono sul fusto e sul grosso nodo ovoidale. Sul collarino posto sopra il nodo si innesta la croce, il cui perimetro \u00e8 decorato da volute che circondano anche i capicroce, caratterizzati dalla presenza di testine angeliche alate, secondo il gusto barocco. Dall\u2019incrocio dei bracci, dove \u00e8 collocata una teca circolare con la reliquia, non pertinente, di Sant\u2019Agnese, si dipartono, per ciascun lato, tre fasci di raggi. Il reliquiario non sembra omogeneo: se la base si pu\u00f2 collocare tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, secondo una consueta tipologia tardo rinascimentale che si riscontra nel reliquiario di Santo Stefano del Museo Diocesano di Mazara del Vallo<sup><a href=\"#footnote_71_502\" id=\"identifier_71_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda 9, in M. C. DI NATALE, Il Tesoro dei Vescovi nel Museo Diocesano di Mazara del Vallo, catalogo delle opere a cura di P. Allegra e M. Vitella, Marsala 1993, p. 98.\">72<\/a><\/sup>, la parte cruciforme andrebbe datata alla fine del XVII o agli inizi del XVIII secolo, come suggeriscono i raffronti con alcune croci in argento del Tesoro del Duomo di Monreale<sup><a href=\"#footnote_72_502\" id=\"identifier_72_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, schede 115-116, in Splendori&hellip;, 2001, pp. 434-435.\">73<\/a><\/sup> e di collezione privata a Palermo<sup><a href=\"#footnote_73_502\" id=\"identifier_73_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. DI NATALE, scheda II,126, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 271.\">74<\/a><\/sup>. Tra i vari manufatti argentei acquistati dai Gesuiti presso argentieri palermitani si segnala, nel 1702, un ombrello d\u2019argento da usare per la processione del Corpus Domini per cui furono spese ben 99 onze<sup><a href=\"#footnote_74_502\" id=\"identifier_74_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 28, f. 184.\">75<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra tipologia di arredo sacro largamente documentato negli inventari \u00e8 il paliotto, che veniva collocato nella parte inferiore dell\u2019altare in posizione centrale. Ammontavano a venti i paliotti conservati in sacrestia o esposti in chiesa. Quelli che ornavano gli altari delle cappelle laterali erano tutti di tela stampata, tranne quello dell\u2019altare maggiore, di seta rossa, mentre i paliotti conservati nel riposto della sacrestia erano di vari tessuti: \u00abd\u2019amuel fiorato bianco con guarnizione d\u2019oro, un altro d\u2019amuel fiorato di diversi colori con suo gallone d\u2019oro, un altro di velluto nero, un altro di molla ricamato di seta e d\u2019oro, un altro di seta pitturata, un altro di seta verde con sua fascia di velluto con gallone di seta, un palio d\u2019altare formato di cristalli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_75_502\" id=\"identifier_75_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).\">76<\/a><\/sup>. Nel 1807 sono documentati nella stessa chiesa gesuitica \u00abdue palii d\u2019altare maggiore uno ricamato in oro, seta col nostro Ges\u00f9 e l\u2019altro a succo d\u2019erba in tela col Trionfo della Fede\u00bb<sup><a href=\"#footnote_76_502\" id=\"identifier_76_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario 3 Settembre 1807).\">77<\/a><\/sup>. I tessuti che generalmente venivano utilizzati erano velluto, seta, damasco, taffetas, raso, con ricami in fili di seta, d\u2019oro o d\u2019argento. Le medesime stoffe erano impiegate anche per confezionare i paramenti sacri &#8211; di cui rimane un breve ma significativo elenco nel citato inventario settecentesco &#8211; che di solito erano composti dalle pianete, cio\u00e8 le vesti esterne indossate dal sacerdote durante la Messa, dalle tonacelle, corte tuniche a mezzamanica usate dai diaconi, dai piviali, manti semicircolari utilizzati per la deposizione del Sacramento, dalle stole, lunghe striscie di stoffa dello stesso colore della pianeta e che discendono lungo il petto, dai manipoli, simili nella forma alle stole, ma di minor dimensione, portati dal celebrante sull\u2019avambraccio sinistro, dalle borse, utilizzate per contenere il corporale, dai veli da calice, di forma quadrata, usati per coprire il calice durante la celebrazione eucaristica<sup><a href=\"#footnote_77_502\" id=\"identifier_77_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. INGAGLIO, Glossario terminologico-liturgico, in Veni Creator&hellip;, 2001, pp. 145-146.\">78<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i parati sacri della chiesa del Collegio bivonese si segnalano: \u00abuna pianeta di raso ricamata d\u2019oro e seta con sua stola, manipolo, borsa e sopracalice, tre pianete nere, due di damasco et altra di molla, altra di damasco verde, altre due violacee et altra di seta bianca, una pianeta con sua stola, manipolo, borsa, con guarnizione d\u2019oro e sopracalice di seta rossa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_78_502\" id=\"identifier_78_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).\">79<\/a><\/sup> . \u00c8 verosimile che i tessuti venissero acquistati a Palermo, dove si poteva trovare una grande variet\u00e0 di stoffe locali o importate, mentre la lavorazione poteva avvenire nella stessa Bivona, ad opera di abili ricamatrici private o delle suore benedettine del monastero di San Paolo, cui i Gesuiti erano legati da impegni pastorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri arredi sacri documentati che ornavano gli altari sono \u00ab10 Candilieri di legno indorati vecchi\u00bb sull\u2019altare maggiore, \u00ab n. 36 Candelieri di legno argentati, piccoli e mezzani \u00bb nella sacrestia, \u00ab13 Candilieri, vasetti indorati n. 16, candelieri piccoli di legno n. 7 vecchi\u00bb nell\u2019antisacrestia<sup><a href=\"#footnote_79_502\" id=\"identifier_79_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 1.\">80<\/a><\/sup> . Nel 1807 \u00abventicinque candelieri grandi e ventiquattro vasetti\u00bb erano custoditi nella detentoria<sup><a href=\"#footnote_80_502\" id=\"identifier_80_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7).\">81<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si segnalano, inoltre, alcune opere realizzate in materiali diversi, come \u00abun Bambino grande di cera per la festa del Ges\u00f9\u00bb, una statua di Ges\u00f9 deposto in cartapesta detto \u00abIl Signore della Buona Morte\u00bb, un Crocifisso di avorio \u00abdi palmo uno\u00bb, un presepe con pastori di creta<sup><a href=\"#footnote_81_502\" id=\"identifier_81_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, CEG, LL, vol. 1.\">82<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della presenza gesuita nella odierna Chiesa Madre rimangono ancora miracolosamente due tele, sebbene in cattivo stato di conservazione: una nella prima cappella a destra del cappellone, raffigurante i Santi Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, acquistata a Trapani nel 1676 e attribuibile ad un pittore di cultura fiamminga, l\u2019altra nella seconda cappella a sinistra del cappellone, raffigurante la Madonna del Lume e documentata nel 1738, di pittore siciliano<sup><a href=\"#footnote_82_502\" id=\"identifier_82_502\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MARRONE, Storia delle Comunit&agrave;&hellip;, 1997, pp. 173, 176.\">83<\/a><\/sup> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Legenda<\/strong><\/p>\n<p>ASPa: Archivio di Stato di Palermo<\/p>\n<p>CEG: Case ex Gesuitiche<\/p>\n<p>Serie II, LL<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Bivona citt\u00e0 feudale<\/em>, vol. I, Caltanissetta 1987, p. 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_502\" class=\"footnote\">A.I. LIMA, <em>Architettura e Urbanistica dei Gesuiti in Sicilia<\/em>, Palermo 2001, pp. 469-471.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_502\" class=\"footnote\">H. RAHNER, <em>Ignazio di Loyola e le donne del suo tempo<\/em>, Milano 1968, pp. 670-688; P. TACCHI VENTURI, <em>Storia della Compagnia di Ges\u00f9 in Italia narrata col sussidio delle fonti inedite<\/em>, vol. II, Roma 1960, pp. 472-478; A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0 Religiose e degli Edifici Sacri di Bivona<\/em>, Bivona 1997, pp. 303-314.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Bivona<\/em>\u2026, 1987, pp. 274-280.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp. 303-322.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_502\" class=\"footnote\">S. ALBERTI S. I., <em>Dell\u2019istoria della Compagnia. La Sicilia<\/em>, Palermo 1702, pp. 68-73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_502\" class=\"footnote\">A.I. LIMA, <em>Architettura<\/em>\u2026, 2001, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_502\" class=\"footnote\">G. MACALUSO S. I., <em>Il Crocifisso Ritrovato<\/em>, in \u201cAi Nostri Amici\u201d, a. LXVIII, n. 2, 1997, p. 30-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_502\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp.171-177, 314-322.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp.pp. 177-184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 2, ff. 30, 34, 42, 58, 68, 82, 134. Per Pietro Marino cfr. P. PALAZZOTTO, in L. SARULLO, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. III, Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 2, ff. 126, 130.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 3, f. 190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 5, Note del P. Giuseppe Roberto Rettore sul fine del suo governo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. I (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 5, <em>Note del P. Giuseppe Roberto Rettore sul fine del suo governo<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 110: \u00abtar\u00ec 6.10 a magistro Onofrio Vicari lo scultore\u00bb (30 Aprile 1705); f. 123: \u00aba mastro Onofrio Vicari, maestro intagliatore onze 5.24 in conto delli onze 10\u00bb (30 Luglio 1705).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 123: \u00aba mastro Bartolomeo Giunta di Girgente indoratore in conto come maestro indoratore 2.4\u00bb (30 Luglio 1705).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 29, f. 195; vol. 30, f. 93: \u00abonze 8 a mastro Simone Mancuso in conto delli onze 22 per stucchiare la cappella dove si mettiva il reliquiario delle nostre reliquie\u00bb; \u00abonze 4 pagati al magistro Simone Mancuso in conto del stucco della nova cappella complimento d\u2019onze 22\u00bb (30 Dicembre 1704); f. 95: \u00abonze 10 pagati a mastro Simone Mancuso complimento di onze 22 giusto prezzo della nova cappella stuchiata\u00bb (31 Gennaio 1705).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp. 171, 308.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_502\" class=\"footnote\">B. ALESSI, <em>Onofrio Vicari, maestro intagliatore<\/em>, in \u201cMiscellanea in onore di Mons. Can. Angelo Noto\u201d, Agrigento 1985, pp. 39-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 2, f. 152; vol. 3, f. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_502\" class=\"footnote\">B. ALESSI, <em>Onofrio Vicari<\/em>\u2026, in \u201cMiscellanea\u2026\u201d, 1985, pp. 39-49; E. DE CASTRO, <em>Vicari Onofrio<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario<\/em>\u2026, vol. III, <em>Scultura<\/em>, 1994, p. 346.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 160: \u00aba mastro Geronimo Spallino a conto della mastria delli novi confessionali tar\u00ec 10\u00bb (28 Febbraio 1706); f. 166: \u00aba mastro Geronimo Spallino a conto della mastria delli novi confessionali onza 1.13\u00bb (30 Aprile 1706).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 196: \u00aba mastro Pietro Marabit in conto del tabernacolo tar\u00ec 20\u00bb (30 Settembre 1706); f. 205: \u00aba mastro Pietro Marabit 8. 10 complimento di 9 per la mastria del novo tabernacolo all\u2019altare del SS. Sacramento\u00bb (31 Ottobre 1706). Nel 1770 sono inoltre documentati, nella stessa chiesa gesuitica, \u00abdui tabernacoli di legno, uno di noce incorniciato et altro di pioppo coll\u2019affacciata indorata\u00bb, custoditi nel riposto della sacrestia (ASPa, CEG, LL, vol. 1).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_502\" class=\"footnote\">P. PALAZZOTTO, <em>Per uno studio sulla maestranza dei falegnami di Palermo<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, pp. 686, 695.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_502\" class=\"footnote\">V. SCUDERI, <em>L\u2019arredo artistico della Chiesa e del Collegio Massimo dei Gesuiti a Palermo<\/em>, in <em>Dalla Domus Studiorum alla Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Il Collegio Massimo della Compagnia di Ges\u00f9 a Palermo<\/em>, Palermo 1995, p. 154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_502\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, scheda III, 18, in <em>Le Confraternite dell\u2019Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1993, p. 205; G. MENDOLA, <em>Scoperte e restauri di statue lignee<\/em>, in \u201cKal\u00f2s\u201d, a. XII, n. 3, 2000, pp. 6, 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 278: \u00abonze 3.28 pagati a mastro Andrea Bisagna a conto per fare il Crocifisso di cipresso per la Cappella\u00bb (31 Dicembre 1710); f. 290: \u00abonze 1.25 ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso\u00bb (30 Aprile 1711); f. 293: \u00abonze 1 ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso\u00bb (31 Maggio 1711); f. 303: \u00abonze 1.21.6 pagati ad Andrea Bisagna per conto del Crocifisso\u00bb (31 Agosto 1711)..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 290: \u00abtar\u00ec 6 a mastro Salvatore per fare la croce nova del suddetto Crocifisso con il legno di casa\u00bb (30 Aprile 1711).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp. 320-321.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 32, f. 372.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 25, f. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 22 (29 Febbraio 1704).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 30, f. 206 (31 Ottobre 1706).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_502\" class=\"footnote\">S. LA BARBERA, I<em>conografia del Cristo in Croce in uno scultore siciliano della Controriforma: Fra Umile da Petralia<\/em>, in <em>Francescanesimo e cultura in Sicilia (sec. XIII-XVI)<\/em>, atti del convegno internazionale di studi nell\u2019ottavo centenario della nascita di S. Francesco d\u2019Assisi, Palermo 1982, pp. 393-401.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_502\" class=\"footnote\">F. NEGRI ARNOLDI, <em>Origine e diffusione del Crocifisso barocco con l\u2019immagine del Cristo vivente<\/em>, in \u201cStoria dell\u2019Arte\u201d, n. 20, 1974, p. 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_502\" class=\"footnote\">V. SAVONA, scheda n. 32, in <em>Opere d\u2019arte restaurate in Calabria<\/em>, a cura di A. Ceccarelli, Catanzaro 1992, pp. 68-70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_502\" class=\"footnote\">Leggiamo il nostro patrimonio artistico, a cura del Distretto scolastico n. 3-Bivona, progetto Educazione permanente, Bivona 2000, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_502\" class=\"footnote\">B. MINISTERI, <em>La Chiesa e il Convento di S. Agostino a Palermo<\/em>, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1994, p. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_502\" class=\"footnote\">G. CARDAMONE, <em>Un cantiere palermitano dell\u2019et\u00e0 barocca: la chiesa di S. Maria di Montevergini<\/em>, Palermo 1991, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_502\" class=\"footnote\">M.A. RICCOBONO, I<em>l refettorio del Collegio Massimo dei Gesuiti a Palermo<\/em>, in <em>Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di M. Accascina<\/em>, Palermo 1985, p. 253.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_502\" class=\"footnote\">G. CARDAMONE, <em>Un cantiere<\/em>&#8230;, 1991, p. 65, nota 103; V. ABBATE, <em>Tra Palermo, Messina e Trapani: \u201cGalanterie\u201d strabilianti per il Duca di Cesar\u00f2<\/em>, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_502\" class=\"footnote\">P. PALAZZOTTO, <em>Gli Oratori di Palermo<\/em>, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 1999, pp. 55, 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 37, f. 207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, p. 184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. I (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7. (Inventario del 3 Settembre 1807).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_502\" class=\"footnote\">M.C. RUGGIERI TRICOLI, <em>Il teatro e l\u2019altare. Paliotti d\u2019architettura in Sicilia<\/em>, contributi tematici di G. Bongiovanni, E. Brai, E. D\u2019Amico, S. Di Bella, C. Filizzola, C. Laezza, L. Novara, Palermo 1992, pp. 175-178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770); ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario 3 Settembre 1807).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7. (Inventario del 3 Settembre 1807).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 27, f. 172; vol. 28, ff. 101, 151, 138, 173, 187; A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_502\" class=\"footnote\">A. CHIRCO, <em>Palermo. La citt\u00e0 ritrovata: venti itinerari entro le mura<\/em>, II ed., Palermo 1999, p. 138.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_502\" class=\"footnote\">M. ROMANO, <em>Il portale barocco di Siracusa<\/em>, Siracusa 1992, pp. 17-18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, serie II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770); serie LL, vol. 20 (Inventario del 3 Settembre 1807).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_502\" class=\"footnote\">M. VITELLA, scheda IV.15, in <em>Veni Creator Spiritus<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Ingaglio, Agrigento 2001, p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_502\" class=\"footnote\">S. BARRAJA, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi<\/em>, con saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Palermo 1996, p. 78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_502\" class=\"footnote\">M. VITELLA, scheda V,33, in <em>Le Confraternite<\/em>&#8230;, 1993, p. 245.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 3, f. 272: \u00abal fratello Romano in conto della statua d\u2019argento di S. Rosalia onze 18\u00bb (Ottobre 1625); ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario del 3 Settembre 1807); G. STILTINGO, <em>Gli atti di S. Rosalia<\/em>, Palermo 1879, p. 245; M.C. DI NATALE, <em>Santa Rosalia nelle arti decorative<\/em>, con contributi di P. Collura e M.C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1991, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_502\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, scheda II,28, in <em>Ori e Argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 203; EADEM, <em>Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco<\/em>, e E. D\u2019AMICO, scheda n. 35,\u00a0 in I<em>l Tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, Catalogo della mostra a cura di S. Rizzo, Voll. I e II,  Catania 2008, pp. 31-73, 805-806.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_502\" class=\"footnote\">M. VITELLA, scheda n. II,9, in <em>Il Tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, p. 198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_502\" class=\"footnote\">M. VITELLA, scheda 9, in M. C. DI NATALE, <em>Il Tesoro dei Vescovi nel Museo Diocesano di Mazara del Vallo<\/em>, catalogo delle opere a cura di P. Allegra e M. Vitella, Marsala 1993, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_502\" class=\"footnote\">M. VITELLA, schede 115-116, in <em>Splendori<\/em>&#8230;, 2001, pp. 434-435.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_502\" class=\"footnote\">M.C. DI NATALE, scheda II,126, in <em>Ori e argenti<\/em>&#8230;, 1989, p. 271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 28, f. 184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7 (Inventario 3 Settembre 1807).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_502\" class=\"footnote\">G. INGAGLIO, <em>Glossario terminologico-liturgico<\/em>, in <em>Veni Creator<\/em>&#8230;, 2001, pp. 145-146.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, II, vol. 1 (Inventario del 5 Settembre 1770).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 20, ff. 3-7).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_502\" class=\"footnote\">ASPa, CEG, LL, vol. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_502\" class=\"footnote\">A. MARRONE, <em>Storia delle Comunit\u00e0<\/em>\u2026, 1997, pp. 173, 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_502\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>salvotornatore@alice.it Arti decorative nella ex chiesa del collegio dei Gesuiti di Bivona DOI: 10.7431\/RIV02062010 La citt\u00e0 di Bivona, in provincia di Agrigento, elevata a ducato <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=502\" title=\"Salvatore Tornatore\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/502"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=502"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/502\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1496,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/502\/revisions\/1496"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}