{"id":478,"date":"2010-12-29T14:49:38","date_gmt":"2010-12-29T14:49:38","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=478"},"modified":"2013-06-13T00:32:30","modified_gmt":"2013-06-13T00:32:30","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=478","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it<\/p>\n<h3>Il tabernacolo di Bonconte da Camerino*<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02042010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019inventario della Cattedrale di Camerino, stilato nel 1726<sup><a href=\"#footnote_0_478\" id=\"identifier_0_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Camerino, Archivio Capitolare, D.XVII,5. Cfr. M.SANTONI, Degli atti e del culto di S.Ansovino, Camerino 1883, nota 112, pp. 51-70 (in part., p.64).; S. CORRADINI, Gli inventari, strumenti per avvicinarci al nostro passato, Doc.I, pp.71-83 (in part., p.77), in Storie da un Archivio: frequentazioni, vicende e ricerche negli archivi camerinesi, Atti della conferenza, Camerino 2006.\">1<\/a><\/sup>, si legge una descrizione dell\u2019antica chiesa, anteriore alla distruzione causata dal terremoto del 1799. La terza cappella <em>a cornu Evangelii<\/em> era dedicata al SS. Sacramento: aveva un altare in stucco dorato con le statue dei Santi protettori Venanzio e Ansovino e una nicchia con l\u2019immagine della Madonna col Bambino; sulla mensa, vi era il gradino con al centro il ciborio per la custodia dell\u2019Eucarestia e sopra \u201c\u2026un Tabernacolo alto palmi***di rame indorato, e lastre d\u2019argento con porticine e colonnette, con diverse statuette dorate che sostengono cornucopie coll\u2019arme d\u2019avanti del SS.mo Sagramento con lettere attorno di bellissima fattura\u201d. Il grande tabernacolo \u00e8 ancora citato nelle <em>Aggiunte<\/em> manoscritte apposte da Amico Ricci alla sua copia delle <em>Memorie storiche delle Arti e degli Artisti della Marca di Ancona <\/em><sup><a href=\"#footnote_1_478\" id=\"identifier_1_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Macerata 1834, II, p.66 (volume presso la Biblioteca di Macerata).\">2<\/a><\/sup>, dove troviamo la seguente notazione: \u201cIl Sig. Giuseppe Ranaldi di S.Severino mi scrive da Bologna, colla data del 19 maggio 1836: ho veduto il Ciborio di bronzo dorato che si trova nella Cattedrale di Camerino. In esso sono profusi tutti gli ordini di architettura e nella base vi lessi: == A BONUS DE COMIS ARGENTI BONI DE CAMERINO DEO GRATIAS FACIEBAT ANNO 1554 ==\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_478\" id=\"identifier_2_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come gi&agrave; notato da V.E. ALEANDRI (La Stampa degli Statuti di Camerino e il tipografo Antonio Gioioso, Camerino 1902, pp.30-31) la scritta venne letta male dal Ranaldi ed &egrave; riportata, ugualmente errata, dal Santoni, op.cit., p.64. Sulla trascrizione sbagliata presente nelle Aggiunte di Amico Ricci di cui esiste copia anche nella Biblioteca Comunale di Camerino (Carte Feliciangeli, D 32  a), torna anche G. BOCCANERA, L&rsquo;arte della stampa a Camerino, estr. da &ldquo;Studi della Biblioteca comunale a sui Tipografi di Macerata&rdquo;, Macerata 1966, pp.237-247, nota 11.\">3<\/a><\/sup>. Pochi anni dopo, nel 1842, il tabernacolo veniva venduto dai Canonici del Capitolo per 80 scudi<sup><a href=\"#footnote_3_478\" id=\"identifier_3_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ALEANDRI, op.cit., p.30, nota 1.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per pi\u00f9 di un secolo si perdono cos\u00ec le tracce dell\u2019opera che ricompare in una non meglio specificata \u2018collezione privata\u2019 di Roma, in occasione della mostra <em>Argenti Italiani dal XVI al XVIII secolo<\/em> tenutasi nel 1959 a Milano, presso il Museo Poldi Pezzoli<sup><a href=\"#footnote_4_478\" id=\"identifier_4_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Museo Poldi Pezzoli,Argenti italiani dal XVI al XVIII secolo, catalogo, Milano 1959, p.15, tav.VIII.\">5<\/a><\/sup>. Nella breve scheda illustrativa del catalogo si riporta per esteso l\u2019iscrizione che corre intorno ai quattro lati della base del tabernacolo: \u201cDEO MAXIMO DICATUM BONUS COMES q. ARGENTI Dc BONIS COMITIBUS DA [sic] CAMERINO DEO GRATIAS FACIEBAT ANNO D.M.I. MDLIIII\u201d<sup><a href=\"#footnote_5_478\" id=\"identifier_5_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;DA CAMERINO&hellip;&rdquo;&nbsp; &egrave; un errore per &ldquo;DE CAMERINO&hellip;&rdquo;.\">6<\/a><\/sup>, e l\u2019autore viene identificato nell\u2019argentiere di Camerino \u201cConte Argenti\u201d. Nel commento si rileva<em> <\/em>la \u201clibera interpretazione di motivi bramanteschi\u2026e la predilezione per le forme eleganti, esili, allungate del manierismo di corrente non michelangiolesca\u201d. Il nome dell\u2019orafo e fonditore Conte Argenti risultava gi\u00e0 incluso nel lessico biografico di U.Thieme e F.Becker\u00a0 del 1902<sup><a href=\"#footnote_6_478\" id=\"identifier_6_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V.E. ALEANDRI, voce Argenti, Conte, in: U.THIEME -F.BECKER, Allgemeines Kunstler Lexikon&hellip;, vol.II.,Leipzig 1908 , p.92.\">7<\/a><\/sup> e sarebbe poi comparso anche nel repertorio di Costantino G.Bulgari, <em>Argentieri, gemmari e orafi d\u2019Italia<\/em> del 1969<sup><a href=\"#footnote_7_478\" id=\"identifier_7_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Parte terza. Marche-Romagna, Roma 1969, p.51.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tabernacolo veniva ancora dimenticato per decenni, fino a ricomparire, di recente, sul mercato antiquario milanese<sup><a href=\"#footnote_8_478\" id=\"identifier_8_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera appartiene agli antiquari Alberto e Michele Subert che l&rsquo;hanno presentata alla III edizione di &ldquo;Collezioni d&rsquo;arte-Antica, Moderna e Antiquariato&rdquo;, Milano, Palazzo della Permanente, 5-9 maggio 2010.\">9<\/a><\/sup>, suscitando notevole interesse anche a Camerino. Nel giro di poche settimane, infatti, il giornale locale \u201cAppennino Camerte\u201d ha pubblicato al riguardo due articoli il secondo dei quali, a firma di Corrado Zucconi e intitolato: <em>Quel ciborio non era sconosciuto<\/em>, ripercorre la storia dell\u2019opera e ricorda uno scritto dello storico Giacomo Boccanera del 1966<sup><a href=\"#footnote_9_478\" id=\"identifier_9_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.BOCCANERA, L&rsquo;arte della stampa a Camerino, Macerata 1966, pp. 240-241, nota 11.\">10<\/a><\/sup> dove compariva l\u2019esatta ricostruzione del nome dell\u2019orafo, nome peraltro facilmente deducibile dall\u2019attenta lettura dell\u2019iscrizione: \u201c<em>Bonus Comes<\/em> <em>q. Argenti de Bonis<\/em> <em>Comitibus de Camerino<\/em>\u201d, ovvero \u2018Bonconte del fu Argento de\u2019 Bonconti da Camerino\u2019. Va peraltro precisato che l\u2019errata lettura del nome era stata avvalorata dalla trascrizione dei documenti citati dall\u2019Aleandri (1902)<sup><a href=\"#footnote_10_478\" id=\"identifier_10_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ALEANDRI, op.cit, pp.30-31.\">11<\/a><\/sup>, relativi al pagamento, in data 29 maggio e 5 giugno1557, appunto ad un \u2018Maestro Conte Argenti orefice\u2019 per avere intagliato nel bosso la matrice dell\u2019ornato per il frontespizio degli Statuti della citt\u00e0, e in data 21 maggio 1558, ad un altro pagamento a \u2018M\u00b0 Conte Argenti da Camerino\u2019, per la \u201cfattura e ricamatura\u201d dell\u2019immagine di\u00a0 san Venanzio e dell\u2019arme del Comune su un drappo di velluto cremisi donato alla chiesa del Santo patrono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome \u2018Conte Argenti\u2019 ripreso dalle fonti bibliografiche del Novecento, deriva dall\u2019abbreviazione dell\u2019appellativo Bonconte in Conte, mentre il patronimico \u2018<em>Argenti<\/em>\u2019, ancorch\u00e9 preceduto dal q. (=<em>quondam<\/em>), ovvero \u2018del fu Argento (o Argenzio), \u00e8 stato considerato il cognome, che, pure, compare chiaramente nell\u2019iscrizione, a seguito del nome: <em>d<\/em>(<em>e<\/em>) <em>Bonis Comitibus<\/em>, ovvero de\u2019Bonconti<sup><a href=\"#footnote_11_478\" id=\"identifier_11_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non risulta un casato di questo nome a Camerino, nel corso del XVI secolo; esiste invece, il cognome Argenti (forse derivato dal citato patronimico), appartenente a Venanzio Argenti, canonico della Cattedrale nei primi decenni del XVII secolo, autore dell&rsquo;opera Raccolto Historico Della Origine, Antichit&agrave; e Nobilt&agrave; di Camerino, Camerino, Biblioteca Valentiniana, ms.n.13.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante le imprecisioni sul nome, i documenti sopra citati sono di estremo interesse per delineare la poliedrica figura di Bonconte Bonconti, orafo, fonditore, intagliatore di matrici xilografiche e perfino ricamatore. Purtroppo non \u00e8 stato possibile, finora, rintracciare il drappo ricamato con l\u2019immagine di san Venanzio e l\u2019arme della Comunit\u00e0 di Camerino per il quale l\u2019artista doveva avere fornito non solo il disegno, ma che doveva essere stato da lui stesso ricamato, essendo stato pagato per la \u201cfattura e ricamatura\u201d. Peraltro, come si sa, nei secoli passati il ricamo era ampiamente praticato da abilissimi ricamatori, mentre la realizzazione del pregiato filo d\u2019oro veniva effettuata all\u2019interno delle botteghe orafe, attrezzate per tirare l\u2019oro in sottilissime lamine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono, invece, le antiche copie degli Statuti di Camerino<sup><a href=\"#footnote_12_478\" id=\"identifier_12_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si cita, per esempio, la copia custodita presso la Biblioteca Valentiniana di Camerino dove &egrave; anche conservato un esemplare degli Statuti stampato interamente su pergamena, con il frontespizio miniato dal pittore camerinese Ottavio Puccisanti; cfr. BOCCANERA, op.cit., p. 241 e P.L. FALASCHI, Biblioteca comunale Valentiniana di Camerino, in Collectio Thesauri. Dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustre, a cura di M.Mei, vol. I, tomo I, Firenze 2004, pp.619-621.\">13<\/a><\/sup> il cui frontespizio \u00e8 decorato con una elaborata cornice disegnata dal pittore camerinese Camillo Bagazzotti e incisa, come accennato, da Buonconte che fornisce qui un egregio saggio delle sue capacit\u00e0 di incisore in legno. Una maestria, questa, derivatagli, naturalmente dalla sua principale attivit\u00e0 di orafo, testimoniata dal grandioso tabernacolo per la cappella del Sacramento della Cattedrale di Camerino, firmato e datato nel 1554.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si ha notizia, finora, di documenti relativi a questo eccezionale lavoro che dovette impegnare a lungo l\u2019artefice e i suoi probabili collaboratori, n\u00e9 se ne conosce la committenza dal momento che l\u2019iscrizione dedicatoria riporta solo il nome di Bonconte, la data e le scritte devozionali: \u201c<em>Deo Maximo dicatum<\/em>\u201d\u00a0 e \u201c<em>Deo gratias<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tabernacolo \u00e8 un\u2019opera di straordinaria complessit\u00e0 strutturale e decorativa che si eleva, su ordini sovrapposti, fino ad un\u2019altezza di 125 centimetri (<a title=\"Fig. 1. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon1.jpg\">Fig. 1<\/a>). La struttura posa su un basamento quadrangolare sostenuto da quattro fantastici ippocampi dalle ali spiegate e dalla lunga coda anguiforme terminante in una testa di cane a fauci spalancate (<a title=\"Fig. 2. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare della base.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon2.jpg\">Fig. 2<\/a>). Il basamento \u00e8 delimitato, in basso, da una fascia su cui \u00e8 incisa la scritta dedicatoria sopra citata, con la firma dell\u2019autore e la data. Al centro dei lati con le invocazioni a Dio sono poste placchette ovali raffiguranti \u00a0il calice con l\u2019ostia, cio\u00e8 l\u2019emblema eucaristico, al centro dei lati con il nome dell\u2019orafo e la data vi \u00e8 uno scudo araldico, sormontato da un cimiero piumato, con un leone rampante sostenente un piccolo ovale tra le zampe, una sorta di castone vuoto forse in origine contenente un emblema<sup><a href=\"#footnote_13_478\" id=\"identifier_13_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo stemma non compare nelle raccolte araldiche consultate presso la Biblioteca Valentiniana di Camerino.\">14<\/a><\/sup>; ai lati del cimiero sono leggibili le iniziali B e C (<a title=\"Fig. 3. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare della base con fregio, iscrizione e stemma con iniziali B C.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon3.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre la fascia con l\u2019iscrizione, si imposta il basamento quadrangolare del tabernacolo, delimitato da cornici modanate, con ovoli, perle e dentelli, rivestito da una lamina d\u2019argento sulla quale risalta un magnifico fregio intagliato e dorato, con due diversi motivi decorativi di gusto classico: busti femminili e infantili desinenti in volute vegetali con festoni e drappi svolazzanti, sui due lati con le invocazioni a Dio; putti sorreggenti festoni di frutta, con piccoli mascheroni pendenti, sui due lati recanti la firma e la data; agli angoli, torna il simbolo dell\u2019Eucarestia, con il calice e l\u2019ostia. Al centro di tre fregi \u00e8 posta una formella tonda racchiusa in una cornice modanata; il quarto reca una borchia, con cornicetta modanata e perlinata, alla quale \u00e8 fissato un piccolo rilievo raffigurante un personaggio in vesti classiche, identificabile, forse, nel Redentore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra il basamento si imposta il primo ordine dell\u2019elaborata costruzione, ovvero un tempietto quadrangolare, con un portale su ogni lato, poggiante su uno zoccolo di tre gradini delimitati da piedistalli angolari sormontati da quattro angeli: due, con corazza e spade sguainate (<a title=\"Fig. 4. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare con uno degli angeli del primo ordine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon4.jpg\">Fig. 4<\/a>) e due, con lunghe vesti, privi dell\u2019oggetto che in origine sorreggevano (forse le cornucopie dell\u2019inventario settecentesco?). I piedistalli, ispirati ad un\u2019ara classica, con aquile e putti agli angoli, recano festoni di frutta sostenuti da mascheroni e teste di ariete, nell\u2019ansa dei quali risaltano, in argento, decori a forma di farfalla con le sigle BO e CO, anch\u2019esse verosimilmente relative al nome dell\u2019autore, Bonconte (<a title=\"Fig. 5. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare di un piedistallo angolare con fregio e sigla BO  CO.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon5.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno alla base del tempietto, sono disposti 24 medaglioni, rotondi e ovali, in lamina d\u2019argento, con iscrizioni sbalzate allusive al mistero eucaristico<sup><a href=\"#footnote_14_478\" id=\"identifier_14_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le iscrizioni (in origine 24, ma una mancante ed una rifatta) sono incise in lettere capitali su laminette d&rsquo;argento; ogni scritta, lascia intravedere, sotto le cornici, altre parole frammentarie, il che fa supporre che le incisioni siano state realizzate su lamine di maggiori dimensioni e poi ritagliate, frazionando alcune frasi, andate perse. I testi sono tratti dall&rsquo;Antico e dal Nuovo Testamento e dalla Patristica: &ldquo;Deus tuus ignis consumens est&rdquo; (Deuteronomio, 4, 24-27); &ldquo;Offertis super altare meum panem pollutum&rdquo; (Malachia, cap.I);&rdquo;Qui edunt me adhuc exur&rdquo; e &ldquo;Qui bibunt me adhuc scitient&rdquo; (Ecclesiasticus, ora Siracide, XXIV); &ldquo;Gustate et videte quotiamo suavis est &hellip;&rdquo; (Salmi, 33,9); &ldquo;Immola Deo sacrifitium laudis&rdquo; (Salmi, 49, 14-23); &ldquo;Escam dedit timentibus se&rdquo; (Salmi, 110, 5-10); &ldquo;Memoriam fecit mirabilium suorum&rdquo; (Salmo 110); &ldquo;Verumtamen ecce manus tradentis me mecum est in mensa&rdquo; (Luca, 22, 21-31); &ldquo;Qui manducat me vivit propter me&rdquo; (Giovanni, VI, 59); &ldquo;Probet autem seipsum homo&rdquo; (1 Paolo ai Corinzi 11, 28-34); &ldquo;Omnem eundem cibum spiritalem manducaverunt&rdquo; (S.Agostino, De utilitate credendi ad Honoratum liber unus); &ldquo;O sacrum convivium in quo Christus sumitur&rdquo; (S.Tommaso d&rsquo;Aquino, testo incluso nella liturgia della festa del Corpus Domini); &ldquo;Pastor bonus animam suam dat pro ovibus suis&rdquo; (Giovanni, 10,10-15); &ldquo;Qui manducat me et ipse vivit propter me&rdquo; (Giovanni, 6,58); &ldquo;Tu es sacerdos in Aeternum secundum ordinem Melchisedech&rdquo; (Salmi, 109,4); &ldquo;Dispono vobis, sicut disposti mihi Pater meus, regnum&rdquo; (Luca, 22,29-30); &ldquo;Venite, commedie panem meum&rdquo;(Proverbi,9,5); &ldquo;Parasti in conspectu meo mensam&rdquo; (Salmi, 23,5); &ldquo;Empti estis pretio magno&rdquo; (Paolo I, Corinzi, 6,20); &ldquo;Bibebant autem de spiritali, conseguente eos, petra&rdquo; (Paolo II, Corinzi,10-4); &ldquo;Omne sacrificium igne consumetur&rdquo; (Levitico, 6,23-30); &ldquo;Bibit et vinum quod mis vobis&rdquo; (Proverbi, 9,5). Tutte le scritte, come quelle presenti in altre parti del tabernacolo, sono imprecise: se ne d&agrave; qui la trascrizione letterale.\">15<\/a><\/sup>. Le scritte sono circondate da cornicette modanate (una con dentelli), arricchite da volute, testine angeliche, piccoli mascheroni, teste di cane a fauci spalancate (simili a quelle che concludono la coda degli ippocampi), fantastiche figurine alate desinenti in una voluta vegetale (simili a quelle che ornano il fregio del basamento).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli angoli del tempietto aderiscono piatte lesene percorse da minute e ornatissime grottesche d\u2019argento con capitelli compositi sostenenti un architrave decorato da un motivo a greca con calici, al centro. Ai quattro lati sono collocate piccole porte, ornate da un intaglio a giorno d\u2019argento, <em> <\/em>affiancate da colonnine scanalate sostenenti una fascia con iscrizioni evangeliche<sup><a href=\"#footnote_15_478\" id=\"identifier_15_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Caro mea vere est cibus Ioan V&rdquo; (Giovanni, VI,55); &ldquo;Oblatus est quia ipse volvit Isai IIII&rdquo; (Isaia, 53,7); &ldquo;Ego sum panis vivus qvi de coelus descendi Ioan VI&rdquo; (Giovanni, 6,51); &ldquo;Sanguis meus vere est potus Ioan VI&rdquo; (Giovanni, VI,56-57).\">16<\/a><\/sup>. Davanti ad ogni porta \u00e8 un protiro con colonne scanalate sostenenti il timpano (due a tutto sesto e due triangolari), con angeli che sorreggono gli emblemi della Passione e <em>Dio Padre<\/em>, emergente a mezza figura dalle nuvole, che indica le scritte sottostanti<sup><a href=\"#footnote_16_478\" id=\"identifier_16_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Obtulit semetipsum immaculatum Deo&rdquo; (Paolo, Lettera agli Ebrei, 9,14); &ldquo;Qui manducat meam carnem in me manent, et ego in illo&rdquo; (Giovanni, VI,56-57); &ldquo;Cristus unam pro peccatis offerens ostiam&rdquo; (Ebrei, 10,12); &ldquo;Qui manducat hunc panem vivet in aeternum&rdquo; (Giovanni, VI,56-59).\">17<\/a><\/sup>. (<a title=\"Fig. 6. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del primo ordine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon6.jpg\">Fig. 6<\/a>). La meticolosa, quasi maniacale attenzione profusa dall\u2019autore in ogni parte del tabernacolo \u00e8 testimoniata dal decoro a minuscoli cassettoni, testine angeliche e calici con cui sono rifiniti i piccoli soffitti, differenti uno dall\u2019altro, \u00a0antistanti le porticine. Sopra ciascuno dei quattro timpani si ergono tre angeli con emblemi della Passione (alcuni perduti) e il Crocifisso. Agli angoli del tempietto, su mensole sostenute da ornate volute concluse da una testina cherubica, sono posati calici dorati dai quali emerge un\u2019 ostia d\u2019argento con l\u2019immagine del <em>Cristo in piet\u00e0<\/em> in rilievo. Uno dei lati del piccolo edificio \u00e8 uno sportello, con cardini e serratura munita di chiave (<a title=\"Fig. 7. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del primo ordine con sportello aperto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon7.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra tale struttura posa un secondo tempietto, a pianta circolare, ma con basamento \u00a0quadrangolare, definito da una fascia con due lati intagliati a giorno<sup><a href=\"#footnote_17_478\" id=\"identifier_17_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una parte del decoro, dal disegno pi&ugrave; semplificato, &egrave; verosimilmente un antico restauro; in vari punti del tabernacolo, peraltro, si notano piccole mancanze e rifacimenti.\">18<\/a><\/sup>, con borchie\u00a0 dorate e d\u2019argento, su un piccolo cornicione aggettante sostenuto da mensole con fogliami alternate a piccoli rosoni (<a title=\"Fig. 8. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del secondo ordine.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon8.jpg\">Fig. 8<\/a>). Agli angoli, sono\u00a0 piedistalli decorati da minuti riquadri in argento con un mascherone tra volute vegetali, sui quali si ergono quattro microsculture a tutto tondo: una figura femminile inginocchiata su una base con testina angelica, identificabile nella <em>Vergine Annunziata<\/em> &#8211; cui \u00e8 intitolata la Cattedrale &#8211; , un giovane santo con in mano un modellino di citt\u00e0, cio\u00e8 <em>San Venanzio<\/em>, protettore di Camerino, un personaggio in abito sacerdotale, forse <em>Sant\u2019Ansovino<\/em> o<em> <\/em>un profeta come pure il personaggio in vesti classiche, col manto gonfiato dal vento, che indica il libro aperto tra le mani. Sopra un basso stilobate, rivestito d\u2019argento e ornato da metope con teste d\u2019ariete,\u00a0 si impostano dodici colonnine scanalate che circondano il tempietto la cui parete \u00e8 pausata da lesene, alternate a nicchie con mensole sostenenti le dodici statuette degli <em>Apostoli<\/em>. I piccoli personaggi sono raffigurati in piedi, in pose variate, ciascuno identificabile dall\u2019 oggetto in argento che teneva fra le mani. Alcuni di questi minutissimi dettagli sono andati persi: si conservano tuttora le chiavi nelle mani di san Pietro, la sega sorretta da Simone Zelota, il bastone da pellegrino di san Giacomo Maggiore, la squadra di san Tommaso (<a title=\"Fig. 9. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del secondo ordine con figure di Apostoli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon9.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dodici colonnine sostengono un basamento rotondo sul quale posa una balaustra con quattro seggi su volute che accolgono gli <em>Evangelisti<\/em>, intenti a scrivere in un volume, accompagnati dalle proprie figure simboliche &#8211; l\u2019aquila, il leone, il toro e l\u2019angelo &#8211; in atto di porgere il calamaio (<a title=\"Fig. 10. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del tamburo della cupola con gli Evangelisti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon10.jpg\">Fig. 10<\/a>). All\u2019interno della balaustra \u00e8 impostato l\u2019alto tamburo della cupola: l\u2019inconsueta decorazione di questa parte dell\u2019edificio consta di una serie di finestre, nelle quali minuziose incisioni riempite di smalto colorato simulano il disegno dei vetri, pausate da erme maschili, con teste alternativamente barbute e imberbi, e piedi collegati da una piatta lesena su cui risalta il fallo. Un dettaglio, questo, presente nell\u2019iconografia classica<sup><a href=\"#footnote_18_478\" id=\"identifier_18_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il riferimento &egrave; alla figura mitologica di Priapo, la divinit&agrave; apotropaica venerata come principio di fecondit&agrave; e fertilit&agrave; la cui immagine era spesso posta a protezione di orti e giardini.\">19<\/a><\/sup>, ma quantomeno inusuale e inappropriato in un manufatto a destinazione sacra. Una destinazione ribadita peraltro dal susseguirsi di calici eucaristici, alternati a pinnacoli, disposti lungo il piccolo cornicione soprastante, oltre il quale si eleva la cupola, completamente ricoperta da bugne quadrangolari degradanti verso l\u2019alto, culminate da rosoni e suddivise da borchie d\u2019argento (<a title=\"Fig. 11. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare della cupola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon11.jpg\">Fig. 11<\/a>). In alto \u00e8 posta una lanterna con finestrelle allungate alternate a volute e sormontata dal cupolino la cui decorazione bugnata ripropone, in dimensioni minori, quella della cupola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In cima al tabernacolo \u00e8 posta una piccola scultura la quale, pure, costituisce un elemento inconsueto in questo contesto: si tratta, infatti, di una figura femminile alata in lunghe vesti, con in mano una palma e una corona, secondo l\u2019iconografia classica della Vittoria, ma in piedi su una sfera, attributo che spetta, invece, alla Fortuna (<a title=\"Fig. 12. Bonconte Bonconti (?), Tabernacolo (1554), particolare della statuetta terminale raffigurante la &lt;i&gt;Fortuna&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon12.jpg\">Fig. 12<\/a>). La statuetta, inoltre, presenta proporzioni tali da farla ritenere la probabile sostituzione di un originale andato perduto<sup><a href=\"#footnote_19_478\" id=\"identifier_19_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E&rsquo; l&rsquo;ipotesi formulata da Lorenzo Morigi che ha effettuato l&rsquo;intervento di restauro tra maggio e luglio 2010: la statuetta terminale sarebbe di altra fattura, rispetto al tabernacolo, e databile al XIX secolo.\">20<\/a><\/sup>. Peraltro, questo ulteriore inserimento classico rientra nella curiosa mescolanza stilistica e iconografica disseminata nella sorprendente decorazione del tabernacolo, in una sorta di \u2018<em>horror vacui<\/em>\u2019, che accomuna, nel sincretismo tipico della cultura figurativa di met\u00e0 \u2018500, motivi e decori profani con l\u2019insistita reiterazione del tema eucaristico. La profusione decorativa del manufatto, tuttavia, lascia adito a qualche perplessit\u00e0 permettendo di ipotizzare probabili cambiamenti in corso d\u2019opera oppure il reimpiego di elementi realizzati per lavori diversi. L\u2019esame attento e ravvicinato di questo complesso monumento in miniatura ha consentito, inoltre, di apprezzare minuziose rifiniture, come i microscopici cassettoni, con testine angeliche e sirene, che completano le parti aggettanti dell\u2019architettura, visibili solo a seguito dello smontaggio delle diverse parti in fase di restauro. Se questi minutissimi e preziosi dettagli fanno risaltare la straordinaria perizia di orafo dell\u2019autore ancor pi\u00f9 delle comunque notevoli doti di fonditore e di scultore, altrettanto pu\u00f2 dirsi della preziosa decorazione incisa, \u2018scoperta\u2019 in seguito alla rimozione del tempietto dal basamento<sup><a href=\"#footnote_20_478\" id=\"identifier_20_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La decorazione &egrave; tipo logicamente e tecnicamente affine a quella realizzata nella copertura di epistolario, opera di oreficeria milanese di primo &lsquo;500, conservata presso il Museo del Tesoro del Duomo di Vigevano; cfr.N.Sanna, Coperta di epistolario, in Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la citt&agrave;, catalogo della mostra (Vigevano, ottobre 2009-gennaio 2010), Milano 2009, pp.170-171.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), particolare del piano di base con decorazione incisa.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon13.jpg\">Fig. 13<\/a>). Questo presenta una superficie quadrangolare, dorata solo lungo i bordi, per una larghezza di 5\/6 centimetri, cio\u00e8 solo nelle parti che rimangono in vista, raccordandosi con i tre gradini sui quali si imposta il tempietto. Il piano presenta una elaborata decorazione, incisa con eleganti <em>ramages<\/em>, che interessa solo uno dei lati, interrompendosi verso il centro della superficie sulla quale si vedono anche delle tracce graffite che delineano una pianta diversa da quella dell\u2019alzato poi effettivamente costruito. Dettagli, questi, che testimoniano di un progetto complesso e, come gi\u00e0 accennato, verosimilmente cambiato in corso d\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La complessit\u00e0 della struttura e l\u2019incredibile ricchezza e variet\u00e0 degli elementi decorativi denotano, peraltro, un impegnativo lavoro che dovette coinvolgere pi\u00f9 di un artefice, ancorch\u00e9 sotto la direzione di Bonconte. E\u2019 lui solo, come gi\u00e0 ricordato, a incidere nome e data alla base del tabernacolo, apponendo anche quello che si direbbe il proprio stemma per la presenza delle iniziali B e C, mentre la sigla BO-CO torna nei piccoli fregi d\u2019argento, a forma di farfalla, posti tra i festoni nei basamenti angolari del primo ordine. Manca, invece, qualsiasi riferimento ad una eventuale committenza religiosa o civile, il che fa supporre che il tabernacolo sia stato progettato e, forse, offerto dallo stesso artista alla Cattedrale camerte. Cosa sorprendente, tuttavia, per un\u2019opera cos\u00ec impegnativa dal punto di vista formale, ma soprattutto per il suo particolare significato liturgico. Solo dopo il Concilio di Trento (1545-1563), infatti, vengono ribadite precise norme in merito al valore e alla morfologia del tabernacolo eucaristico, nonch\u00e9 alla sua posizione centrale sull\u2019altare<sup><a href=\"#footnote_21_478\" id=\"identifier_21_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gi&agrave; nel corso del Quattrocento i papi, Niccol&ograve; V e Pio II in particolare, avevano mostrato una particolare devozione al Santissimo Sacramento, anche per contrastare l&rsquo;espansione dell&rsquo;eresia hussita (L.von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medioevo, Roma 1944-1961, III, p.77). Ne era derivata una nuova importanza data alla presenza e al decoro del tabernacolo per la conservazione delle specie eucaristiche: si vedano, in proposito, i maestosi tempietti marmorei a pianta centrale creati in Toscana durante la seconda met&agrave; del &lsquo;400. Nella prima met&agrave; del Cinquecento l&rsquo;uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell&rsquo;altare sarebbe stato ribadito dal vescovo di Verona Matteo Giberti (1524-1543), normativa confermata poi al Concilio di Trento.\">22<\/a><\/sup>. In realt\u00e0, gi\u00e0 nel corso della seconda fase del Concilio (1551-1552), si erano tenute discussioni sui sacramenti e, in particolare nella XIII sessione (11 ottobre 1551), si era ribadita la presenza reale di Cristo nell\u2019Eucarestia, la sua istituzione durante l\u2019Ultima Cena e la dottrina della transustanziazione. Da subito venivano quindi confermate le pratiche del culto eucaristico, soprattutto l\u2019adorazione e la festa del <em>Corpus Domini<\/em>: tali normative dovettero essere immediatamente recepite anche a Camerino se gi\u00e0 nel<strong> <\/strong>1554 il<strong> <\/strong>Capitolo della Cattedrale accoglieva il monumentale tabernacolo di Bonconte<sup><a href=\"#footnote_22_478\" id=\"identifier_22_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla precoce adesione dell&rsquo;ambiente ecclesiastico marchigiano alle normative conciliari potrebbe avere influito il fatto che nel 1546 Angelo Massarelli, originario di San Severino, era stato nominato segretario del Concilio di Trento del quale avrebbe steso gli Atti, pubblicati nel 1564.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 gi\u00e0 accennato al fatto che non si conoscono, al momento, documenti riferibili a quest\u2019opera, n\u00e9 si hanno notizie sull\u2019artista, oltre alle poche sopra citate, e non risulta che a Camerino vi fosse una famiglia di nome Bonconti. Sappiamo, tuttavia, che in citt\u00e0 l\u2019arte dell\u2019oreficeria era praticata da tempo e le fonti tramandano notizie di orafi attivi gi\u00e0 nel corso del XV secolo come Gentiluccio da Camerino \u201cfonditore di campane ed eccellente nel fare ornati a rilievo in metallo\u201d<sup><a href=\"#footnote_23_478\" id=\"identifier_23_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La notizia compare nel periodico &ldquo;Ricoglitore italiano e straniero&rdquo;, II, II, 1835, p.369.\">24<\/a><\/sup>. Sono invece anonimi gli autori delle oreficerie tuttora conservate nel locale Museo Diocesano, databili tra l\u2019inizio del Quattrocento e la met\u00e0 del secolo seguente quando \u00e8 attivo Maestro Tobia, presente a Roma al tempo di Benvenuto Cellini \u00a0che lo dice milanese, mentre notizie d\u2019archivio lo definiscono \u2018da Camerino\u2019<sup><a href=\"#footnote_24_478\" id=\"identifier_24_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.SANTONI, Maestro Tobia da Camerino orafo ed emulo di Benvenuto Cellini (1530-50), Camerino 1888.\">25<\/a><\/sup>. E\u2019 interessante questo legame tra la cittadina marchigiana e la  Lombardia: \u00e8 noto, del resto, che, fin dalla prima met\u00e0 del \u2018500, sono attivi nelle Marche fonditori e orafi lombardi quali i Lombardi Solari che contribuiscono alla diffusione di uno stile composito che avr\u00e0 le sue pi\u00f9 eclatanti manifestazioni nelle opere della Basilica di Loreto e avvieranno la locale scuola di bronzisti detta \u201cdi Recanati\u201d<sup><a href=\"#footnote_25_478\" id=\"identifier_25_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende della famiglia Lombardi, attiva dapprima a Venezia, quindi a Ferrara e poi nelle Marche, cfr. M.Giannatiempo Lopez, I bronzi lauretani in et&agrave; sistina, Cinisello Balsamo (MI) 1996, pp.19-29.\">26<\/a><\/sup>. Si ricorda, in particolare, l\u2019interpretazione data dalle maestranze lombarde alla cultura classica, esemplificata dal basamento bronzeo del cosiddetto <em>Idolino<\/em> di Pesaro (ca 1538), attribuito a Girolamo Lombardi<sup><a href=\"#footnote_26_478\" id=\"identifier_26_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.FRULLI, Girolamo Lombardo (attr.), La base dell&rsquo;Idolino, in Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello, catalogo della mostra, a cura di M.G.Ciardi Dupr&egrave; Dal Poggetto e P.Dal Poggetto, Firenze 1983, pp.406-408.\">27<\/a><\/sup>, riferimento per il <em>revival<\/em> classicheggiante dei primi decenni del Cinquecento in tutta la regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il legame con la Lombardia non sembra estraneo nemmeno a Bonconte, ancorch\u00e9 lui stesso si definisca \u2018da Camerino\u2019. Lo suggerisce la variet\u00e0 di riferimenti culturali del tabernacolo, sostanzialmente lontano dalla contemporanea produzione orafa marchigiana dove un simile sfarzo ornamentale \u00e8 riscontrabile in ben pochi oggetti, come il monumentale candelabro bronzeo gi\u00e0 a Monteprandone (Firenze, Museo Nazionale del Bargello), sintesi complessa di elementi nordici e toscani<sup><a href=\"#footnote_27_478\" id=\"identifier_27_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.CAPITANIO, Oreficerie rinascimentali nel gusto del collezionismo ottocentesco: due testimonianze di una stessa bottega nel Museo Nazionale del Bargello di Firenze e nel Victoria and Albert Museum di Londra, in Ori e Tesori d&rsquo;Europa, Atti del Convegno di Studio (Udine 1991), Udine 1992, pp.263-268.\">28<\/a><\/sup>. Se riferimenti al manierismo toscano sono individuabili anche nel tabernacolo camerte, suggeriti dai pilastrini angolari del primo ordine che citano una classicheggiante base del Tribolo<sup><a href=\"#footnote_28_478\" id=\"identifier_28_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;opera, oggi al Bargello, cfr. A. VENTURI, Storia dell&rsquo;arte italiana, X, La scultura del Cinquecento, I, Milano 1935, p.212, fig.157.\">29<\/a><\/sup>, la stravagante profusione decorativa e la scelta di particolari stilemi, come le articolate e allungate morfologie delle microsculture<sup><a href=\"#footnote_29_478\" id=\"identifier_29_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano, per un confronto, le deformazioni morfologiche dei fratelli Da Gonzate, scultori e orafi, autori della croce d&rsquo;argento della Cattedrale di Busseto&nbsp; del 1524 (cfr. A. VENTURI, op. cit.., pp.608-610) oppure le espressive statuette della bottega dei fratelli Mantegazza (cfr.P. VENTURELLI, Oreficeria e arti preziose da Ludovico Sforza a Francesco II Sforza, in M.T.FLORIO-V.TERRAROLI(a cura di), Lombardia rinascimentale. Arte e architettura, Milano 2003, pp.221-227.\">30<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Bonconte Bonconti, &lt;i&gt;Tabernacolo&lt;\/i&gt; (1554), microscultura raffigurante un Profeta (?).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon14.jpg\">Fig. 14<\/a>), nonch\u00e9 la monumentale struttura che sembra derivare dalle fantasiose architetture rinascimentali lombarde<sup><a href=\"#footnote_30_478\" id=\"identifier_30_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci si riferisce, in particolare, alle complesse e ornatissime facciate di monumenti quali la Cappella Colleoni a Bregamo o la Certosa di Pavia, ma anche alle fantasiose elaborazioni grafiche di artisti come il Bambaia (1483-1548), del quale si ricorda il disegno di camino, oggi all&rsquo;Albertina di Vienna, pubblicato in A. VENTURI, op.cit., p.672, fig.530.\">31<\/a><\/sup>, riconducono alla produzione orafa settentrionale quale si era andata configurando sin dalla seconda met\u00e0 del Quattrocento. Si ricorda, in particolare, la grande <em>Pace<\/em> del Duomo di Vigevano<sup><a href=\"#footnote_31_478\" id=\"identifier_31_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla Pace, segnalatami da Michele Subert, che ringrazio, cfr. F. MALAGUZZI VALERI, La corte di Ludovico il Moro. Gli artisti lombardi, III, Milano 1917, p.347; Il Museo del Tesoro del Duomo di Vigevano: le argenterie, a cura di N.Sanna Nai e E.Cappellini, Vigevano 1997; R. SACCHI, Il Disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa, 2 voll., collana &ldquo;Il Filarete. Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia Universit&agrave; di Milano&rdquo;&rdquo;, 220, Milano 2005, vol I, pp.173-187; R. SACCHI, Francesco II Sforza e il Duomo di Vigevano, in Splendori di corte&hellip;, cit., pp.58-65 (in part. pp.63-64); N. SANNA, Pace, ibidem, pp.182-183.\">32<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 15. Orafo lombardo, fine sec.XV\/inizio sec.XVI e Bonconte Bonconti (?), &lt;i&gt;Pace&lt;\/i&gt; (recto), Vigevano, Museo del Tesoro del Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/mon15.jpg\">Fig. 15<\/a>), complessa opera probabilmente tardo-quattrocentesca, rielaborata nei primi decenni del Cinquecento, che presenta notevoli affinit\u00e0 stilistiche con il tabernacolo di Bonconte. La <em>Pace<\/em>, ugualmente impostata su una base quadrangolare, sorretta da sfingi alate e ornata da piccoli busti classici e dalle armi del committente, Francesco II Sforza<sup><a href=\"#footnote_32_478\" id=\"identifier_32_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende della committenza, cfr. R. SACCHI, Il Disegno incompiuto&hellip;, cit., pp.173-187.\">33<\/a><\/sup>, consta di una struttura architettonica classica sulla quale e intorno alla quale si stende una brulicante decorazione affidata a miscrosculture e decori in smalto, di gusto lombardo-veneto. Non vi sono riferimenti sicuri all\u2019autore &#8211; Paola Venturelli ha accostato questa e altre opere alla bottega dei veneziani da Sesto<sup><a href=\"#footnote_33_478\" id=\"identifier_33_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. VENTURELLI, Leonardo da Vinci e le arti preziose, Venezia 2002, pp.48-49; Ead., Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab&ograve; Visconti a Ludovico il Moro, Venezia 2008, p.183, nota 52.\">34<\/a><\/sup> &#8211; e non \u00e8 mancata una improponibile attribuzione a Benvenuto Cellini da parte di autori locali\u00a0<sup><a href=\"#footnote_34_478\" id=\"identifier_34_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"SANNA NAI-CAPPELLINI, in Il Museo&hellip;, cit., p.58.\">35<\/a><\/sup>. Forse proprio l\u2019inattendibilit\u00e0 di questa ipotesi ha fatto s\u00ec che la critica recente non abbia ripreso una notizia d\u2019archivio, purtroppo non pi\u00f9 verificabile per la perdita del documento, relativa ad una descrizione della <em>Pace<\/em> del 1835 che riportava la presenza delle lettere \u201cB C impresse nella lastra posteriore sotto il Salvatore resuscitato\u2026ma corrose dallo stagno, di cui restevi tuttora l\u2019impronta\u201d<sup><a href=\"#footnote_35_478\" id=\"identifier_35_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"SANNA NAI-CAPPELLINI, in Il Museo&hellip;, cit., p.68, nota 8.\">36<\/a><\/sup>. Le lettere sono scomparse e l\u2019indizio, forse perch\u00e9 accostato alla inattendibile paternit\u00e0 celliniana, \u00e8 stato accantonato. Ma \u00e8 forse possibile ipotizzare una diversa interpretazione delle due iniziali, assimilandole, invece, alle lettere B C che compaiono pi\u00f9 volte nel tabernacolo di Bonconte. I dettagli stilistici e le caratteristiche tecniche tra la  <em>Pace<\/em><em> <\/em>di Vigevano e il ciborio di Camerino, come accennato, \u00a0sono notevoli e in qualche caso sorprendenti. Oltre alla simile concezione generale della microarchitettura ornata e scolpita, e al raffinato gioco pittorico affidato alle peculiarit\u00e0 cromatiche dei materiali, sono evidenti anche dettagli molto simili. Si considerino, per esempio, le affinit\u00e0 delle due basi costituite da strutture quadrangolari, con ornati incisi sul piano d\u2019appoggio, ugualmente sostenute da fantastici esseri alati, con un decoro intagliato a giorno \u2013 geometrico e d\u2019argento nella <em>Pace<\/em>, figurato e dorato nel ciborio &#8211; applicato su una lamina liscia. Le fantastiche figure antropo-vegetali del fregio del tabernacolo sono, peraltro, proposte anche nella <em>Pace<\/em>, nella fascia immediatamente sotto la <em>Crocifissione<\/em>, mentre l\u2019intaglio a giorno compare, nel tabernacolo, sia nella greca terminale del primo ordine, sia nel basamento del soprastante tempietto a pianta centrale, sia nelle eleganti grate che ornano le quattro porticine<em>.<\/em> E simili sono anche, in entrambi i manufatti, le sottili lesene d\u2019argento percorse da grottesche in lievissimo rilievo <em> <\/em>Si \u00e8 gi\u00e0 accennato anche alle somiglianze dei tanti personaggi, dal caratteristico modulo allungato e dalle posture faticosamente articolate, a cominciare dagli angeli reggi-cornucopia della <em>Pace<\/em> riproposti negli angeli agli angoli del ciborio, due armati di spada sguainata e due ora privi di attributi, ma forse in origine forniti anch\u2019essi delle cornucopie di cui parla l\u2019<em>Inventario<\/em> settecentesco della Cattedrale di Camerino<sup><a href=\"#footnote_36_478\" id=\"identifier_36_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. nota 1.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono trascurabili poi le affinit\u00e0 tecniche quali le leggere lamine sbalzate e applicate alla superficie della <em>Pace <\/em>per formarne i decori o le laminette d\u2019argento che, come minutissime maschere, sono applicate sul volto dei personaggi del tabernacolo. Simile \u00e8 anche l\u2019ingegnoso metodo di assemblaggio delle diverse e numerosissime componenti di entrambi gli oggetti, prevalentemente costituito da minute linguette trapassate da una bietta. Per quanto riguarda il tabernacolo, in particolare, non \u00e8 forse da escludere l\u2019assemblaggio includente anche parti o decori realizzati con una tecnica semi-seriale e impiegati a seconda della necessit\u00e0 e non solo per opere a destinazione sacra: questo spiegherebbe anche l\u2019inusuale presenza di erme pagane intorno al cupolino terminale.<\/p>\n<p>Purtroppo l\u2019impossibilit\u00e0 di confronti con altre opere di Bonconte non consente che ipotesi, ma le tangenze del tabernacolo di Camerino con la <em>Pace<\/em> di Vigevano<em> <\/em>sono molte, a parte la probabile presenza delle iniziali B C che attesterebbe una iniziale attivit\u00e0 in \u00a0ambito lombardo-veneto, e la partecipazione a committenze prestigiose: nel caso della <em>Pace<\/em>, Bonconte potrebbe essere stato l\u2019artefice incaricato di rielaborare un manufatto tardo-quattrocentesco, aggiungendovi la grande base realizzata <em>ex-novo<\/em>. Forse proprio le vicende politiche e la morte prematura del signore di Milano avrebbero motivato lo spostamento nelle Marche e a Camerino, dove Bonconte sceglie di risiedere attestando la\u00a0 nuova cittadinanza nella firma che incide intorno al tabernacolo dove riprende forme e motivi gi\u00e0 proposti in lavori precedenti. Non sembra, tuttavia, che un\u2019opera tanto grandiosa e innovativa abbia avuto un adeguato apprezzamento, dal momento che Bonconte risulta ancora attivo a Camerino negli anni successivi ma, come sopra ricordato, in qualit\u00e0 di incisore per il frontespizio degli <em>Statuti<\/em> (1557) e come ricamatore (1558), ulteriore indizio, quest\u2019ultimo, della sua probabile origine e formazione lombarda<sup><a href=\"#footnote_37_478\" id=\"identifier_37_478\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla tradizione dei ricamatori milanesi, attivi tra la fine del Quattrocento e il secolo successivo, cfr. M.T.Binaghi Olivari, I ricamatori milanesi tra Rinascimento e Barocco, in I tessili nell&rsquo;et&agrave; di Carlo Bascap&egrave; vescovo di Novara (1593-1615), catalogo della mostra a cura di P.Venturoli, Novara 1994, pp.97-123; M.Rizzini, I paramenti di Francesco II per la Cattedrale di Vigevano, in Splendori di corte&hellip;, cit., pp. 66-73 .\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>* Per i cortesi suggerimenti e la gentile collaborazione nel corso di questo lavoro ringrazio: Giulia Anversa, Luciano Arcangeli, Antonella Capitanio, Pier Luigi Falaschi, Lorenzo Morigi, Nicoletta Sanna, Michele Subert.<\/p>\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Foto nn.1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,14: Maria Pia Giarr\u00e8, Milano.<\/p>\n<p>Foto n.13: Benedetta Montevecchi, Roma.<\/p>\n<p>Foto n.15: per gentile concessione della Direzione del Museo del Tesoro della Cattedrale di Vigevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_478\" class=\"footnote\">Camerino, Archivio Capitolare, D.XVII,5. Cfr. M.SANTONI, <em>Degli atti e del culto di S.Ansovino<\/em>,<em> <\/em>Camerino 1883, nota 112, pp. 51-70 (in part., p.64).; S. CORRADINI, <em>Gli inventari, strumenti per avvicinarci al nostro passato<\/em>, Doc.I, pp.71-83 (in part., p.77), in <em>Storie da un Archivio: frequentazioni, vicende e ricerche negli archivi camerinesi<\/em>, Atti della conferenza, Camerino 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_478\" class=\"footnote\">Macerata 1834, II, p.66 (volume presso la Biblioteca di Macerata).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_478\" class=\"footnote\"> Come gi\u00e0 notato da V.E. ALEANDRI (<em>La Stampa<\/em><em> degli Statuti di Camerino e il tipografo Antonio Gioioso<\/em>, Camerino 1902, pp.30-31) la scritta venne letta male dal Ranaldi ed \u00e8 riportata, ugualmente errata, dal Santoni, <em>op.cit<\/em>., p.64. Sulla trascrizione sbagliata presente nelle <em>Aggiunte<\/em> di Amico Ricci di cui esiste copia anche nella Biblioteca Comunale di Camerino (<em>Carte Feliciangeli, <\/em>D 32  a), torna anche G. BOCCANERA, <em>L\u2019arte della stampa a Camerino<\/em>, estr. da \u201cStudi della Biblioteca comunale a sui Tipografi di Macerata\u201d, Macerata 1966, pp.237-247, nota 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_478\" class=\"footnote\">ALEANDRI, <em>op.cit.<\/em>, p.30, nota 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_478\" class=\"footnote\">Museo Poldi Pezzoli,<em>Argenti italiani dal XVI al XVIII secolo<\/em>,<em> <\/em>catalogo, Milano 1959, p.15, tav.VIII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_478\" class=\"footnote\"> \u201cDA CAMERINO\u2026\u201d\u00a0 \u00e8 un errore per \u201cDE CAMERINO\u2026\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_478\" class=\"footnote\">V.E. ALEANDRI, voce <em>Argenti, Conte<\/em>, in:<em> <\/em>U.THIEME -F.BECKER, <em>Allgemeines Kunstler Lexikon\u2026<\/em>, vol.II.,Leipzig 1908 , p.92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_478\" class=\"footnote\"><em>Parte terza. Marche-Romagna<\/em>, Roma 1969, p.51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_478\" class=\"footnote\">L\u2019opera appartiene agli antiquari Alberto e Michele Subert che l\u2019hanno presentata alla III edizione di \u201cCollezioni d\u2019arte-Antica, Moderna e Antiquariato\u201d, Milano, Palazzo della Permanente, 5-9 maggio 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_478\" class=\"footnote\">G.BOCCANERA, <em>L\u2019arte della stampa a Camerino<\/em>, Macerata 1966, pp. 240-241, nota 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_478\" class=\"footnote\">ALEANDRI, <em>op.cit<\/em>, pp.30-31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_478\" class=\"footnote\">Non risulta un casato di questo nome a Camerino, nel corso del XVI secolo; esiste invece, il cognome Argenti (forse derivato dal citato patronimico), appartenente a Venanzio Argenti, canonico della Cattedrale nei primi decenni del XVII secolo, autore dell\u2019opera <em>Raccolto Historico Della Origine, Antichit\u00e0 e Nobilt\u00e0 di Camerino<\/em>, Camerino, Biblioteca Valentiniana, ms.n.13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_478\" class=\"footnote\">Si cita, per esempio, la copia custodita presso la Biblioteca Valentiniana di Camerino dove \u00e8 anche conservato un esemplare degli Statuti stampato interamente su pergamena, con il frontespizio miniato dal pittore camerinese Ottavio Puccisanti; cfr. BOCCANERA, <em>op.cit.<\/em>, p. 241 e P.L. FALASCHI, <em>Biblioteca comunale Valentiniana di Camerino<\/em>, in <em>Collectio Thesauri. Dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustre<\/em>, a cura di M.Mei, vol. I, tomo I, Firenze 2004, pp.619-621.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_478\" class=\"footnote\">Lo stemma non compare nelle raccolte araldiche consultate presso la Biblioteca Valentiniana di Camerino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_478\" class=\"footnote\">Le iscrizioni (in origine 24, ma una mancante ed una rifatta) sono incise in lettere capitali su laminette d\u2019argento; ogni scritta, lascia intravedere, sotto le cornici, altre parole frammentarie, il che fa supporre che le incisioni siano state realizzate su lamine di maggiori dimensioni e poi ritagliate, frazionando alcune frasi, andate perse. I testi sono tratti dall\u2019Antico e dal Nuovo Testamento e dalla Patristica: \u201c<em>Deus tuus ignis consumens est<\/em>\u201d (Deuteronomio, 4, 24-27); \u201c<em>Offertis super altare meum panem pollutum<\/em>\u201d (Malachia, cap.I);\u201d<em>Qui edunt me adhuc exur<\/em>\u201d e \u201c<em>Qui bibunt me adhuc scitient<\/em>\u201d (Ecclesiasticus, ora Siracide, XXIV); \u201c<em>Gustate et videte quotiamo suavis est \u2026<\/em>\u201d (Salmi, 33,9); \u201c<em>Immola Deo sacrifitium laudis<\/em>\u201d (Salmi, 49, 14-23); \u201c<em>Escam dedit timentibus se<\/em>\u201d (Salmi, 110, 5-10); \u201c<em>Memoriam fecit mirabilium suorum<\/em>\u201d (Salmo 110); \u201c<em>Verumtamen ecce manus tradentis me mecum est in mensa<\/em>\u201d (Luca, 22, 21-31); \u201c<em>Qui manducat me vivit propter me<\/em>\u201d (Giovanni, VI, 59); \u201c<em>Probet autem seipsum homo<\/em>\u201d (1 Paolo ai Corinzi 11, 28-34); \u201c<em>Omnem eundem cibum spiritalem manducaverunt<\/em>\u201d (S.Agostino, <em>De utilitate credendi ad Honoratum liber unus<\/em>); \u201c<em>O sacrum convivium in quo Christus sumitur<\/em>\u201d (S.Tommaso d\u2019Aquino, testo incluso nella liturgia della festa del Corpus Domini); \u201c<em>Pastor bonus animam suam dat pro ovibus suis<\/em>\u201d (Giovanni, 10,10-15); \u201c<em>Qui manducat me et ipse vivit propter me<\/em>\u201d (Giovanni, 6,58); \u201c<em>Tu es sacerdos in Aeternum secundum ordinem Melchisedech<\/em>\u201d (Salmi, 109,4); \u201c<em>Dispono vobis, sicut disposti mihi Pater meus, regnum<\/em>\u201d (Luca, 22,29-30); \u201c<em>Venite, commedie panem meum<\/em>\u201d(Proverbi,9,5); \u201c<em>Parasti in conspectu meo mensam<\/em>\u201d (Salmi, 23,5); \u201c<em>Empti estis pretio magno<\/em>\u201d (Paolo I, Corinzi, 6,20); \u201c<em>Bibebant autem de spiritali, conseguente eos, petra<\/em>\u201d (Paolo II, Corinzi,10-4); \u201c<em>Omne sacrificium igne consumetur<\/em>\u201d (Levitico, 6,23-30); \u201c<em>Bibit et vinum quod mis vobis<\/em>\u201d (Proverbi, 9,5). Tutte le scritte, come quelle presenti in altre parti del tabernacolo, sono imprecise: se ne d\u00e0 qui la trascrizione letterale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_478\" class=\"footnote\">\u201c<em>Caro mea vere est cibus Ioan <\/em>V\u201d (Giovanni, VI,55); \u201c<em>Oblatus est quia ipse volvit<\/em> <em>Isai IIII<\/em>\u201d (Isaia, 53,7); \u201c<em>Ego sum panis vivus qvi de coelus descendi Ioan VI<\/em>\u201d (Giovanni, 6,51); \u201c<em>Sanguis meus vere est potus Ioan VI<\/em>\u201d (Giovanni, VI,56-57).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_478\" class=\"footnote\">\u201c<em>Obtulit semetipsum immaculatum Deo<\/em>\u201d (Paolo, <em>Lettera agli Ebrei<\/em>, 9,14); \u201c<em>Qui manducat meam carnem in me manent, et ego in illo<\/em>\u201d (Giovanni, VI,56-57); \u201c<em>Cristus unam pro peccatis offerens ostiam<\/em>\u201d (Ebrei, 10,12); \u201c<em>Qui manducat hunc panem vivet in aeternum<\/em>\u201d (Giovanni, VI,56-59).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_478\" class=\"footnote\">Una parte del decoro, dal disegno pi\u00f9 semplificato, \u00e8 verosimilmente un antico restauro; in vari punti del tabernacolo, peraltro, si notano piccole mancanze e rifacimenti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_478\" class=\"footnote\">Il riferimento \u00e8 alla figura mitologica di Priapo, la divinit\u00e0 apotropaica venerata come principio di fecondit\u00e0 e fertilit\u00e0 la cui immagine era spesso posta a protezione di orti e giardini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_478\" class=\"footnote\">E\u2019 l\u2019ipotesi formulata da Lorenzo Morigi che ha effettuato l\u2019intervento di restauro tra maggio e luglio 2010: la statuetta terminale sarebbe di altra fattura, rispetto al tabernacolo, e databile al XIX secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_478\" class=\"footnote\">La decorazione \u00e8 tipo logicamente e tecnicamente affine a quella realizzata nella copertura di epistolario, opera di oreficeria milanese di primo \u2018500, conservata presso il Museo del Tesoro del Duomo di Vigevano; cfr.N.Sanna, <em>Coperta di epistolario<\/em>, in <em>Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la citt\u00e0<\/em>, catalogo della mostra (Vigevano, ottobre 2009-gennaio 2010), Milano 2009, pp.170-171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_478\" class=\"footnote\">Gi\u00e0 nel corso del Quattrocento i papi, Niccol\u00f2 V e Pio II in particolare, avevano mostrato una particolare devozione al Santissimo Sacramento, anche per contrastare l\u2019espansione dell\u2019eresia hussita (L.von Pastor, <em>Storia dei Papi dalla fine del Medioevo<\/em>, Roma 1944-1961, III, p.77). Ne era derivata una nuova importanza data alla presenza e al decoro del tabernacolo per la conservazione delle specie eucaristiche: si vedano, in proposito, i maestosi tempietti marmorei a pianta centrale creati in Toscana durante la seconda met\u00e0 del \u2018400. Nella prima met\u00e0 del Cinquecento l\u2019uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell\u2019altare sarebbe stato ribadito dal vescovo di Verona Matteo Giberti (1524-1543), normativa confermata poi al Concilio di Trento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_478\" class=\"footnote\">Sulla precoce adesione dell\u2019ambiente ecclesiastico marchigiano alle normative conciliari potrebbe avere influito il fatto che nel 1546 Angelo Massarelli, originario di San Severino, era stato nominato segretario del Concilio di Trento del quale avrebbe steso gli <em>Atti,<\/em> pubblicati nel 1564.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_478\" class=\"footnote\"> La notizia compare nel periodico \u201cRicoglitore italiano e straniero\u201d, II, II, 1835, p.369.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_478\" class=\"footnote\">M.SANTONI, <em>Maestro Tobia da Camerino orafo ed emulo di Benvenuto Cellini (1530-50)<\/em>, Camerino 1888.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_478\" class=\"footnote\"> Sulle vicende della famiglia Lombardi, attiva dapprima a Venezia, quindi a Ferrara e poi nelle Marche, cfr. M.Giannatiempo Lopez, <em>I bronzi lauretani in et\u00e0 sistina<\/em>, Cinisello Balsamo (MI) 1996, pp.19-29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_478\" class=\"footnote\">C.FRULLI, <em>Girolamo Lombardo (attr.), La base dell\u2019Idolino<\/em>, in <em>Urbino e le Marche prima e dopo Raffaello<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M.G.Ciardi Dupr\u00e8 Dal Poggetto e P.Dal Poggetto, Firenze<em> <\/em>1983, pp.406-408.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_478\" class=\"footnote\">A.CAPITANIO, <em>Oreficerie rinascimentali nel gusto del collezionismo ottocentesco: due testimonianze di una stessa bottega nel Museo Nazionale del Bargello di Firenze e nel Victoria and Albert Museum di Londra<\/em>, in <em>Ori e Tesori d\u2019Europa<\/em>, Atti del Convegno di Studio (Udine 1991), Udine 1992, pp.263-268.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_478\" class=\"footnote\">Sull\u2019opera, oggi al Bargello, cfr. A. VENTURI, <em>Storia dell\u2019arte italiana<\/em>, X, <em>La scultura del Cinquecento<\/em>, I, Milano 1935, p.212, fig.157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_478\" class=\"footnote\">Si vedano, per un confronto, le deformazioni morfologiche dei fratelli Da Gonzate, scultori e orafi, autori della croce d\u2019argento della Cattedrale di Busseto\u00a0 del 1524 (cfr. A. VENTURI, <em>op. cit.<\/em>., pp.608-610) oppure le espressive statuette della bottega dei fratelli Mantegazza (cfr.P. VENTURELLI, <em>Oreficeria e arti preziose da Ludovico Sforza a Francesco II Sforza<\/em>, in M.T.FLORIO-V.TERRAROLI(a cura di)<em>, Lombardia rinascimentale. Arte e architettura<\/em>, Milano 2003, pp.221-227.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_478\" class=\"footnote\">Ci si riferisce, in particolare, alle complesse e ornatissime facciate di monumenti quali la Cappella Colleoni a Bregamo o la Certosa di Pavia, ma anche alle fantasiose elaborazioni grafiche di artisti come il Bambaia (1483-1548), del quale si ricorda il disegno di camino, oggi all\u2019Albertina di Vienna, pubblicato in A. VENTURI, <em>op.cit.<\/em>, p.672, fig.530.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_478\" class=\"footnote\">Sulla Pace, segnalatami da Michele Subert, che ringrazio, cfr. F. MALAGUZZI VALERI, <em>La corte di Ludovico il Moro. Gli artisti lombardi<\/em>, III, Milano 1917, p.347; <em>Il Museo del Tesoro del Duomo di Vigevano: le argenterie<\/em>, a cura di N.Sanna Nai e E.Cappellini, Vigevano 1997; R. SACCHI, <em>Il Disegno incompiuto. La politica artistica di Francesco II Sforza e di Massimiliano Stampa<\/em>, 2 voll., collana \u201cIl Filarete. Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia Universit\u00e0 di Milano\u201d\u201d, 220, Milano 2005, vol I, pp.173-187;<em> <\/em>R. SACCHI, <em>Francesco II Sforza e il Duomo di Vigevano<\/em>, in <em>Splendori di corte\u2026<\/em>, cit., pp.58-65 (in part. pp.63-64); N. SANNA, <em>Pace<\/em>, ibidem, pp.182-183.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_478\" class=\"footnote\">Sulle vicende della committenza, cfr. R. SACCHI, <em>Il Disegno incompiuto\u2026<\/em>, cit., pp.173-187.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_478\" class=\"footnote\">P. VENTURELLI, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose<\/em>, Venezia 2002, pp.48-49; Ead., <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab\u00f2 Visconti a Ludovico il Moro<\/em>, Venezia 2008, p.183, nota 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_478\" class=\"footnote\">SANNA NAI-CAPPELLINI, in <em>Il Museo\u2026<\/em>, cit., p.58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_478\" class=\"footnote\"> SANNA NAI-CAPPELLINI, in <em>Il Museo\u2026<\/em>, cit., p.68, nota 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_478\" class=\"footnote\">Cfr. nota 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_478\" class=\"footnote\">Sulla tradizione dei ricamatori milanesi, attivi tra la fine del Quattrocento e il secolo successivo, cfr. M.T.Binaghi Olivari, <em>I ricamatori milanesi tra Rinascimento e Barocco<\/em>, in <em>I tessili nell\u2019et\u00e0 di Carlo Bascap\u00e8 vescovo di Novara (1593-1615)<\/em>, catalogo della mostra a cura di P.Venturoli, Novara 1994, pp.97-123; M.Rizzini, <em>I paramenti di Francesco II per la Cattedrale di Vigevano<\/em>, in <em>Splendori di corte\u2026<\/em>, cit., pp. 66-73 .<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_478\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it Il tabernacolo di Bonconte da Camerino* DOI: 10.7431\/RIV02042010 Nell\u2019inventario della Cattedrale di Camerino, stilato nel 17261, si legge una descrizione dell\u2019antica chiesa, anteriore alla <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=478\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/478"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=478"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/478\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1494,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/478\/revisions\/1494"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=478"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}