{"id":472,"date":"2010-12-28T20:51:41","date_gmt":"2010-12-28T20:51:41","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=472"},"modified":"2013-06-13T00:31:43","modified_gmt":"2013-06-13T00:31:43","slug":"giovanna-baldissin-molli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=472","title":{"rendered":"Giovanna Baldissin Molli"},"content":{"rendered":"<p><a id=\"anonymous_element_305\">giovanna.baldissin.molli@unipd.it<\/a><\/p>\n<h3>Conti del sarto e spese per nozze in casa Buzzaccarini a Padova (1486)<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02032010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I conti per le vesti e le spese diverse per le nozze che si rendono qui noti vanno collocati sullo sfondo pi\u00f9 ampio dell\u2019indagine sui beni di lusso nel Quattrocento in area veneta. Come \u00e8 ben noto questo ambito tocca, oltre che approfondimenti su eccellenze d\u2019arte e fecondi incroci di tecniche diverse,\u00a0 anche temi di rilevante interesse di storia sociale, relativi in particolare a un sistema che costitu\u00ec un pilastro dell\u2019organizzazione giuridica familiare dei secoli passati, quello della dote. In tal senso, e nella disperante assenza di pezzi originali, la ricerca nel Fondo Notarile dell\u2019Archivio di Stato di Padova premia di frequente con <em>trouvaille<\/em> di particolare interesse, come \u00e8 stato in questo caso. Si tratta, come spiegher\u00f2 meglio, di un conto che Bernardo Buzzaccarini, zio di Margarita e Buzzaccarina, orfane di Buzzaccarino (fratello di Bernardo), presenta al padre Arcoano. Questi aveva incaricato Bernardo di mettere insieme i beni parafernali delle due giovani, compito che Bernardo assolse con la puntigliosit\u00e0 e la precisione che ci si aspetta da un giurista, e di rango quale egli fu: dunque le singole spese sono annotate con una analiticit\u00e0 che fino a ora non ho mai riscontrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo a disposizione diverse informazioni sui beni di lusso dei ricchi padovani<sup><a href=\"#footnote_0_472\" id=\"identifier_0_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve; e altri artigiani del lusso nell&rsquo;et&agrave; di Mantegna. Ricerche di archivio a Padova, Padova 2006; Eadem, Una croce padovana &ldquo;ala anticha&rdquo; nel Tesoro di San Marco a Venezia, in Il cielo, o qualcosa di pi&ugrave;. Scritti per Adriano Mariuz, a cura di E. Saccomani, Universit&agrave; degli Studi di Padova 2007, pp. 52-57; Eadem, Nella casa di Solimano Solimani: vesti, gioielli e cose di lusso di un padovano nel tempo di Mantegna, in Attorno al Mantegna. La cultura, le arti, le scienze nel Padovano nella seconda met&agrave; del Quattrocento, atti del convegno, Padova, palazzo del Bo 18-19 maggio 2006, Padova 2007, pp. 17-20; Eadem, Amori e botte (quasi un caso da 118) a Padova nel Quattrocento, &ldquo;Filoverde&rdquo;, XXII, 2007, ottobre, pp. 22-24; Eadem, Tele, file e altro nella dote di Isabetta Mastellari, in L&rsquo;impegno e la conoscenza. Studi di Storia dell&rsquo;arte in onore di Egidio Martini, Verona 2009 pp. 85-91; Eadem, Quali gioielli per Mantegna? Lussi e ori padovani nella seconda met&agrave; del Quattrocento, Mantegna e Roma, in L&rsquo;artista davanti all&rsquo;antico, Convegno internazionale di studi, Roma, Universit&agrave; La Sapienza 8-10 febbraio 2007, Roma 2010, pp; 451-478; Eadem, Beni di lusso nei ritratti del Quattrocento, Cittadella (PD) 2010; Eadem, La produzione aurificiaria e gli orefici dell&rsquo;et&agrave; di Barozzi, in Pietro Barozzi. Un vescovo del Rinascimento, convegno di studi, Padova, palazzo vescovile 18-20 ottobre 2007, c.s.\">1<\/a><\/sup>, grazie a puntigliose descrizioni di notai, che esaminano una cintura, un abito o un gioiello, specificano il tessuto, il colore, la montatura delle gemme, annotano la presenza di bordi incassati, di ricche maniche, di pietre preziose, di ricami in filo d\u2019oro e d\u2019argento, di gemme sciolte o incastonate su fermaglietti e anelli. Possiedono questi beni, in modo differenziato, docenti universitari e nobili di antiche simpatie carraresi, prostitute, ricchi tintori ed esponenti del mondo artigiano che con il loro lavoro sono riusciti a salire qualche gradino della scala sociale. L\u2019apparenza diventa la sostanza: l\u2019abito e i gioielli dichiarano uno <em>status<\/em>, sanciscono l\u2019appartenenza a un ceto e insieme sono tesori familiari, investimenti sicuri, sorta di denaro contante per acquistare case e campi, per costituire la dote, per garantire prestiti a usura pi\u00f9 o meno mascherata: fornai, ebrei, pescatori, famiglie nobili cadute in disgrazia, banchieri toscani e padovani, imprenditori veneziani, tutti trafficano, impegnano, vendono, acquistano, lasciano in eredit\u00e0. Cos\u00ec inventari di beni di chi mor\u00ec intestato, divisioni di patrimoni familiari, liti, accordi, spartizioni, risultano tutti preziosi per indagare sul complesso dei beni suntuari della Padova quattrocentesca. In pi\u00f9, nel caso degli accordi dotali, compare una sorta di accentuazione del bene di lusso in quanto la circostanza del matrimonio \u2013che tante cose poteva essere fuorch\u00e9 un\u2019unione motivata da sentimenti e progetti di vita condivisi dalla nuova coppia- era l\u2019occasione migliore per esibire potere economico e sociale, stili di vita, alleanze familiari e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec anche la pi\u00f9 modesta giovinetta del contado di Padova nel giorno delle nozze non era priva di una cintura fino a un certo punto di qualificata sostanza ornamentale di pregio: di velluto rosso, con le estremit\u00e0 d\u2019argento e una serie di piccoli elementi d\u2019argento (<em>passeti<\/em>), abbastanza simili ai bottoni (<em>botoni, peroli, coppeliti, pressure, dindole<\/em>, queste ultime fissate solo in un punto alla veste e oscillanti con l\u2019incedere della persona). Ornate di fiocchi, di rosari pendenti, di piccole borse ove i convenuti per la festa matrimoniale lasciavano cadere qualche moneta, in buona parte le cinture padovane del terzo quarto del Quattrocento uscirono dalla bottega di Fioravante orefice di Martino: vero e sagace imprenditore del <em>wedding,<\/em> che forniva biancheria da letto, cinture d\u2019oro e d\u2019argento decorate a niello, bottoni d\u2019argento a peso, braccia di bordi ornati per le vesti e cofani. Contenuto e contenitore erano disponibili nella stessa bottega, con il versamento di un acconto e il saldo fissato generalmente a Pasqua o alla festa della padovana Giustina (7 ottobre), protomartire locale, giovane, bella, di schiatta illustre, forzata a un matrimonio non voluto, torturata, sorridente, uccisa, santa e titolare della monumentale basilica, gi\u00e0 annessa al complesso benedettino di illustre e lunga storia<sup><a href=\"#footnote_1_472\" id=\"identifier_1_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve;&hellip;, 2006, pp. 166-170.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche altra parola infine, aiuta a circoscrivere la fisionomia dei Buzzaccarini, protagonisti dell\u2019<em>affaire<\/em> cui si accennava. Un aspetto apparentemente singolare della ricerca sui beni di lusso padovani \u00e8 costituito dal dato dei proprietari di quei beni. L\u2019evidenza documentaria fino a ora nota orienta a ritenere che il lusso delle vesti e dei gioielli fosse appannaggio soprattutto dei docenti universitari e tale forte carica di rappresentanza e di autoconsapevolezza, chiaro portato dell\u2019esibizione di manufatti di alto pregio, diventa comprensibile quando sia contestualizzata nella situazione politica della citt\u00e0. Il Quattrocento fu un secolo duro e difficile per Padova: la citt\u00e0 che aveva conosciuto autonomia, ricchezza, vivacit\u00e0 culturale di rango primario nel corso della signoria dei Carraresi nel Trecento, a partire dal 1405 divenne parte del Dominio di Terra veneziano. E fu, come tutti i centri della Terraferma veneta, sottoposta al duro giogo della Serenissima, sfruttata, tassata e privata dell\u2019orgoglioso passato e delle sue memorie. Padova umiliata, riottosa, maldisposta, mantenne in due caposaldi la sua identit\u00e0 e la sua grandezza: la basilica del Santo e l\u2019Universit\u00e0 degli Studi, da Venezia riconosciuta come unica universit\u00e0 del Dominio veneto, dove i Padovani accedevano ai gradi della cultura accademica accanto ai patrizi veneziani \u2013futuri loro podest\u00e0, capitani e vescovi- e a quanti, dall\u2019Europa intera, sceglievano le facolt\u00e0 giurista o artista dello <em>Studium<\/em> patavino per la loro formazione. Sicch\u00e9 l\u2019universit\u00e0 fu un elemento di compensazione per una categoria di cittadini che si riconoscevano nei sentimenti condivisi della mortificazione degli interessi politici ed economici e dell\u2019insicurezza del futuro, costituendo invece lo <em>Studium<\/em> il campo aperto dell\u2019attivit\u00e0 dove era possibile l\u2019esercizio del prestigio<sup><a href=\"#footnote_2_472\" id=\"identifier_2_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Baldissin Molli, Fioravante, Nicol&ograve;&hellip;, 2006, pp. 127-130.&nbsp; Elenchi di beni di lusso rilevanti sono stati rinvenuti per Paolo d&rsquo;Arezzo, Cristoforo Barzizza, Antonio Roselli (monumento funebre di Pietro Lombardo al Santo) , Girolamo Della Torre.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobilt\u00e0 padovana di indomita fede carrarese fu stroncata da Venezia con spicci sistemi di pena capitale e di confisca dei beni, di frequente messi all\u2019asta e acquistati da famiglie patrizie veneziane. Cos\u00ec, non di rado, si constata nel Quattrocento una scelta di vita volutamente di basso profilo da parte della nobilt\u00e0 locale, bisognosa di salvare, prima e oltre che i beni, la pelle. Protagonista dei nostri documenti \u00e8 appunto una di queste prestigiose famiglie, antiche e insediate su un alto scranno tra le nobili di Padova, sancito nel Trecento da una stretta parentela con i signori da Carrara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di origini incerte, nel Duecento i Buzzaccarini<sup><a href=\"#footnote_3_472\" id=\"identifier_3_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la bibliografia generale sulla famiglia e in particolare su Arcoano, padre di Bernardo e nonno delle due nubendae Margarita e Buzzaccarina, cfr P. Ferraro, I marangoni a Padova. Notizie documentarie, in P. Ferraro &ndash; A. Gamba, L&rsquo;arte del legno a Padova. Norme, tecniche e opere dal Medioevo all&rsquo;Et&agrave; moderna, Padova 2003 (Quaderni dell&rsquo;artigianato padovano, 4), pp. 41-47. Di Arcoano l&rsquo;autrice segnala l&rsquo;inventario post mortem, ricchissimo, fatto compilare dai figli Francesco, Agostino, Daniele e Salione (notaio Giovanni da Codalunga), e Bernardo, celebre utriusque iuris doctor (notaio Melchiorre Lovato). Arcoano inoltre risulta inserito in un giro di committenze artistiche di rilievo della Padova postmantegnesca, tra Squarcione e Pietro Calzetta, a titolo personale e come massaro dell&rsquo;Arca del Santo (ibid, p. 41-42). Un&rsquo;altra indicazione sulla grandeur  e la rilevanza sociale della famiglia si coglie nella scelta stessa del notaio, Melchiorre Lovato, che esercit&ograve; anche la funzione di cancelliere vescovile. Diversi Buzzaccarini sono titolari delle relative &ldquo;voci&rdquo; nel Dizionario Biografico degli Italiani (Roma 1972, XV, in particolare Francesco, figlio di Arcoano e fratello di Bernardo: G. Ballistreri, p. 640-641).\">4<\/a><\/sup> si affacciano sulla scena pubblica con un personaggio di rilievo, Salione \u2013 nome ricorrente, come Arcoano e Pataro &#8211; <em>magister canonicus<\/em>, studioso di astrologia, traduttore dal greco e dall\u2019ebraico, in movimento tra Toledo e la Polonia. Il fratello Ugerio fu a Padova professore di diritto, dando origine a una tradizione familiare di studi che continuer\u00e0 per secoli. Nel Duecento e nel Trecento i Buzzaccarini ricoprirono incarichi politici in diverse citt\u00e0, come <em>rectores<\/em>, podest\u00e0, capitani del popolo, vicari, con una ascesa sociale legata senz\u2019altro all\u2019attivit\u00e0 di giuristi e insieme a quella \u2013assai meno paludata e senz\u2019altro pi\u00f9 conveniente &#8211; di prestatori di denaro, che si tradusse nel possesso di vasti fondi nel territorio, soprattutto nella zona del Piovese, a sud di Padova e sul piano sociale nel matrimonio di Fina di Pataro Buzzaccarini con Francesco il Vecchio da Carrara, signore della citt\u00e0, l\u2019amico di Petrarca che gli offr\u00ec la casa di Arqu\u00e0, ultima dimora del poeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La casa d\u2019abitazione nobiliare dei Buzzaccarini era a Sant\u2019Urbano, grosso modo tra il duomo e le piazze, nel cuore della Padova comunale e signorile, ed era un edificio importante, gi\u00e0 ricordato dai cronisti medioevali e in questo palazzo, di cui non rimane traccia, si svolsero le trattative che qui si rendono note.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ammontare della dote costituisce un chiaro indicatore delle sostanze familiari e la sua definizione era parte di una trattativa garantita e fissata dall\u2019autorit\u00e0 del notaio. Per quel periodo una buona dote, gi\u00e0 di un certo rilievo, si aggirava sui 500 ducati. Apprendiamo dalle carte che le due giovani, Margarita e Buzzaccarina, avevano ciascuna una dote di 1300 ducati: un affare insomma per chi le impalm\u00f2, di cui fra breve qualcosa si dir\u00e0. Qualche altra carta convalida l\u2019idea che in casa Buzzaccarini le cifre correnti avevano diversi zeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto anche Bernardo di Arcoano si era sposato bene e la moglie Taddea Dottori gli aveva recato una dote cospicua. Il 30 marzo 1479, in casa Buzzaccarini, sono presenti i nobili Alessandro e Daniele Dottori del fu Gregorio. Costoro avevano promesso il 16 gennaio 1475 di versare ad Arcoano, come resto della dote della sorella Taddea, sposa di Bernardo, 800 ducati da pagarsi in quattro anni. Poich\u00e9 il tempo \u00e8 scaduto ed erano stati versati solo 300 ducati, i Buzzaccarini concedono altri 5 anni, durante i quali essi percepiranno i livelli su 40 campi a Piove di Sacco come alimenti e interesse sulla dote. Passati i 5 anni, se i Dottori non avessero pagato, i 40 campi sarebbero stati venduti. I Dottori intanto consegnavano la parte dei beni parafernali che dovevano dare per 200 ducati (oltre gli 800), tra cui erano 8 braccia di panno cardinalesco a ducati 2 il braccio; panno morello <em>da metter da pe&#8217; e per lo friso e rechamo<\/em> di una veste, ducati 26,  l. 4, s. 8; un\u2019altra <em>investitura gardinalesca con manege d&#8217;oro riza <\/em>(sic)<em> e con le pianete che xe a la sarza celestina con el rechamo ala dita investitura<\/em> per la bella somma di 17 ducati<sup><a href=\"#footnote_4_472\" id=\"identifier_4_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.S.Pd, AN 3388, c. 454-455v (lo stesso documento anche in AN, 3398, f. 323r-327r.\">5<\/a><\/sup>. Il termine padovano quattro-cinquecentesco per la veste \u2013in realt\u00e0 la sopravveste- \u00e8 <em>investitura <\/em>(<em>investidura<\/em>), che pu\u00f2 essere di panno o seta in varie formulazioni di pregio (damaschi, rasi, <em>zetanini<\/em>, velluti) generalmente rossa, paonazza, verde, qualche volta celeste ed \u00e8 dotata di punti sartoriali precisi di massima decorativit\u00e0: le maniche ovviamente (di tessuto, colore e lavorazione diversa), lo scollo, il corsetto, il bordo inferiore. Non di rado \u00e8 foderata (<em>sufulta<\/em>) di pellicce pregiate, come la volpe, il lupo cerviero, la vietatissima martora, l\u2019ermellino e quasi sempre \u00e8 <em>fulcita<\/em>, ornata cio\u00e8, di elementi d\u2019argento, oppure ricami, o bordi incassati, o sorta di passamanerie con fili d\u2019oro e d\u2019argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arcoano aveva avuto diversi figli, tra cui Buzzaccarino che gli premor\u00ec. Fu pertanto cura del nonno provvedere alla dote delle due nipoti. Nel testamento del 9 febbraio 1484, dettato nella sua camera nella casa d\u2019abitazione a Sant\u2019Urbano, alla presenza di diversi testimoni, tra cui due monaci, Antonio da Fabriano cartolaro, Federico Da Vigonza, il conte Lionello Sambonifacio e Giacomo da Prata orefice, tra le altre cose dispose di lasciare <em>alla Margarita fiola fu Buzacharin per la sua dota ducati 1000 e ducati 300 de fornimenti; alla Buzacharina fiola fu Buzacharin per la sua dota ducati 1000 e ducati 300 de fornimenti <\/em><sup><a href=\"#footnote_5_472\" id=\"identifier_5_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.S.Pd, AN, 3398, c. 593r &ndash; 597r. Tra le altre disposizioni testamentarie di Arcoano: lasso sia facto un paramento de veludo, zo&egrave; pianeda, dyacono, subdyacono cum el piviario; lasso sia facto uno calese che pesi once 25 e indorado cum la patena (G. Baldissin Molli, Suppellettili liturgiche nella chiesa di Sant&rsquo;Andrea, in La chiesa di Sant&rsquo;Andrea in Padova. Archeologia Storia Arte, a cura di G. Zampieri, Padova 2010  p. 180-181). La cappella gentilizia dei Buzzaccarini era nella chiesa domenicana di Sant&rsquo;Agostino (un tempio che fu carissimo alla signoria Carrarese), completamente distrutto con le soppressioni di primo Ottocento. I da Prata sono almeno due generazioni di orefici. Giacomo di Baldassarre mastellario fu lavorante e desipolo di Donatello all&rsquo;altare del Santo nella basilica antoniana (1448-49) ed &egrave; con tutta probabilit&agrave; lo stesso Giacomo presente alla stesura del testamento di Arcoano. I da Prata (Giacomo di Baldassarre e il figlio Baldassarre di Giacomo e probabilmente altri due figli, Bartolomeo e Bernardino) avevano bottega a Sant&rsquo;Urbano (Baldissin Molli, La produzione aurificiaria c.s.)\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doveva essere un certo lavoro combinare insieme i beni parafernali per le due giovani spose e per questo incarico Arcoano si affid\u00f2 al figlio Bernardo che stese un conto preciso delle spese, adottando un paio di criteri per noi illuminanti circa i costi dei beni e i loro reciproci rapporti. L\u2019ammontare della spesa era di rilievo, assommando a lire 4209; tuttavia una parte del debito, e cio\u00e8 lire 3190 e soldi 13 era stata coperta con rendite fondiarie. Bernardo risultava creditore del padre per il rimanente, cio\u00e8 per lire 1018 e soldi 7. La spesa era stata sostenuta in parte con denaro di Bernardo stesso e in parte con somme prestate da amici. Intanto capiamo che la moneta adottata \u00e8 il \u201cducatino\u201d, che ha un rapporto preciso di equivalenza con la lira: un ducato vale dunque lire 6 e soldi 4. Quando annota il valore dei beni pi\u00f9 cospicui egli nota sia il valore in ducati che l\u2019equivalenza in lire e soldi<sup><a href=\"#footnote_6_472\" id=\"identifier_6_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per antica consuetudine una lira valeva 20 soldi e un soldo 12 denari.\">7<\/a><\/sup>, ma soprattutto scinde in modo preciso le diverse spese ricadenti sullo stesso bene.\u00a0 Prendiamo a esempio una <em>investidura<\/em> di Buzzaccarina, costata lire 75 e soldi 8 di raso verde (braccia 14 \u00bd); una lira e 2 soldi di tela verde; lire 31 per broccato d\u2019argento per le maniche; lire 8 per un <em>sorafil d\u2019oro<\/em>; 3 ducati per <em>cordele da valenzana<\/em> per le maniche, per un totale di oltre 23 ducati: che non \u00e8 una cifra da poco! A questa somma inoltre, che si riferisce alla materia prima, vanno aggiunte lire 6 e soldi 4, cio\u00e8 un altro ducato, <em>per la fatura de la investidura<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso di un\u2019altra veste, ancora di Buzzaccarina: lire 44 e soldi 3 di panno celeste; ducati 2 \u00bd di restagno d\u2019argento per i <em>cassi <\/em> della veste; 4 soldi per altro panno; ducati 4 \u00bd per <em>cordele da manege<\/em>; 1 lira una per panno bianco da frappe; soldi 7 per far frappare il panno; ducati 6 \u00bd di <em>restagno<\/em> d\u2019argento per le maniche; 1 lira per <em>cortina d\u2019oro per meter ali cassi<\/em>; lire 13 e soldi 8 per <em>maiete<\/em> d\u2019argento; lire 8 e soldi 6 di un <em>soprafillo <\/em>per un totale di oltre 24 ducati. Ancora poco in confronto ai 36 ducati spesi per 15 braccia di tessuto <em>cremexin<\/em>, acquistato a Venezia e destinato a una <em>investidura <\/em>di Margarita, che quindi, nel complesso delle spese, &#8211; non riesco a individuarle con sicurezza nel prosieguo dell\u2019elenco &#8211; probabilmente sarebbe costata oltre 40 ducati. Non da poco fu inoltre la spesa per una <em>dreza<\/em> destinata ancora a Margarita: un totale di 21 ducati e pochi spiccioli, fra l\u2019acconciatura e le <em>cordele<\/em> \u2013da intendersi come nastri o passamanerie- che intrecciati ai capelli, veri e fittizi, avrebbero ornato la testa della giovane, secondo quella guisa di eleganza e raffinatezza ancora derivate dalla moda borgognona, oltre che qualificato il capo della giovane come \u201cantenna sensibile\u201d di segnali ben precisi di censo e raffinatezza<sup><a href=\"#footnote_7_472\" id=\"identifier_7_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. Muzzarelli, Ma cosa avevano in testa? Copricapi femminili proibiti e consentiti fra Medioevo ed Et&agrave; moderna, in Un bazar di storie. A Giuseppe Olmi per il sessantesimo genetliaco, a cura di C. Pancino &ndash; R. G. Mazzolini, Trento 2006, pp. 13-28, distribuito in formato digitale da &ldquo;Reti Medievali&rdquo;.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente l\u2019elenco delle spese fu costruito in successione cronologica e non riesco a riunire gli esborsi per lo stesso manufatto, tranne che nei casi citati. Ma qualche altra considerazione \u00e8 possibile farla. Intanto la parte pi\u00f9 cospicua delle spese \u00e8 relativa all\u2019acquisto dei tessili, in particolare dei tessili con fili in metallo prezioso (<em>restagno<\/em> d\u2019oro e d\u2019argento). Nelle vesti inoltre il massimo del lusso si concentra nelle maniche, come \u00e8 ben noto, e nell\u2019acconciatura del capo. Per pagare gli esecutori dei capi i denari sono veramente pochi: 6 lire e 4 soldi per la fattura di una veste; 2 lire e 10 soldi per una veste di cotone (<em>banbasina<\/em>); 7 soldi appena per far frappare un panno, con ogni probabilit\u00e0 destinato alle maniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato la lista delle spese non ci offre informazioni sui gioielli e sulle preziose cinture che senz\u2019altro non mancarono nel corredo di Margarita e Buzzaccarina, come pure gli anelli, i fermaglietti e forse un libro di preghiere miniato, oltre a cose di pi\u00f9 immediata utilit\u00e0, come la biancheria da letto e da tavola con i bordi decorati, le argenterie, le confettiere, le corde da preghiera in ambra o corallo, o forse d\u2019argento, magari nella forma pi\u00f9 <em>alla<\/em> <em>page<\/em> e recente del rosario. Non mancano tuttavia annotazioni circa l\u2019acquisto e la manifattura di beni per la casa. Due ancone di gesso sono costate poco (lire 2), e maggiore \u00e8 stato l\u2019esborso per farne dorare e incorniciare una (lire 11 e soldi 8); Margarita, cui era destina l\u2019immagine, aveva anche uno specchio dorato e dorato era anche il <em>restelo<\/em>, costato lire 24 e soldi 16: pi\u00f9 di 8 ducati. Manciate di ducati erano costati i <em>tapedi<\/em>, drappi destinati a diversi usi, per coprire i mobili o a mo\u2019 di coperta, e poco pi\u00f9 di 2 ducati erano stati spesi per due bacini, di cui non conosciamo il materiale. Una buona cifra (ducati 18) erano invece costate le casse dorate di Buzzaccarina, con l\u2019aggiunta di altre 3 lire per le serrature e altri 6 ducati infine era costata una coltelliera di argento (cio\u00e8 un <em>set<\/em> di posate), compresa la custodia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutti gli inventari anche questo costituisce un campionario lessicale che in parte conferma la terminologia gi\u00e0 nota, e in parte offre nuovi termini di comprensione, almeno per me, non facile. Per la prima volta, nella documentazione padovana del Quattrocento, trovo citato il <em>restelo <\/em>(uno per Margarita e uno per Buzzaccarina, dello stesso prezzo), che richiama quel prezioso e celebre esemplare ornato da tavolette di Bellini, uniche superstiti del piccolo complesso. E\u2019 ben noto il testamento del pittore veneziano Vincenzo Catena, allievo di Giovanni Bellini, che dispose il dono ad Antonio di Alvise de Marsilio del suo <em>restelo de nogera chon zette figurete dentro depinte di mano de misser Zuan Belino<\/em> (25 novembre 1525): si tratta di un mobiletto, in sostanza costituito da uno specchio incorniciato e provvisto di una mensola con pioli e di una cornice, probabilmente da incassarsi nel muro, variamente ornato, oppure dipinto, ad uso di <em>toilette<\/em> femminile<sup><a href=\"#footnote_8_472\" id=\"identifier_8_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda il recente G.C.F. Villa, Giovanni Bellini. Quattro Allegorie (&ldquo;Restelo&rdquo; di Vincenzo Catena), in Giovanni Bellini, catalogo della mostra a cura di M. Lucco, G.C.F. Villa, Roma, Scuderie del Quirinale 30 settembre 2008 &ndash; 11 gennaio 1009, Cinisello Balsamo (MI) 2008, p. 272-274.\">9<\/a><\/sup>. <em>Apax <\/em> sono per ora la <em>dreza a cartolina<\/em>, il <em>paro de veludo da coldavera<\/em>, gli <em>stavion<\/em> per le maniche, la <em>coda e sedola<\/em> (una per Margarita e una per Buzzaccarina), il <em>raso de pel de lion <\/em><sup><a href=\"#footnote_9_472\" id=\"identifier_9_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La lettura paleografica &egrave; chiara. Sono grata all&rsquo;amica Elda Martellozzo Forin che, come sempre, mi ha dato un aiuto pi&ugrave; che prezioso nella lettura dei documenti. Spesso la consultazione di G. Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, seconda edizione, aggiuntovi l&rsquo;Indice Italiano Veneto, Venezi 1856 offre qualche chiarimento, ma pare che in questo caso non sia cos&igrave;, almeno per cartolina, coldavera e stavion. Per sedola  (seola) il Boerio (p. 641, 645), suggerisce &ldquo;setola&rdquo;, che poco aiuta peraltro (qualcosa di simile a una spazzola?) nella comprensione del manufatto.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche altro documento dello stesso faldone mostra come i beni citati nella lista di Bernardo siano stati effettivamente consegnati ai mariti e come venisse pagato in denaro contante una parte dell\u2019ammontare totale dei beni (doc. 2-7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ultimo aspetto infine: i mariti, le cui famiglie di appartenenza apprendiamo dalla lista delle spese di Bernardo. Ecco dunque Ruggero Cortusi, marito di Margarita e Giacomo Lion, consorte di Buzzaccarina, personaggi di lignaggio antico e rampolli di ragguardevoli famiglie. Cominciamo col primo, Ruggero di Giovanni di Ludovico Cortusi, celebre quest\u2019 ultimo per gli studi giuridici e i vasti interessi culturali. Di Ruggero (il Guglielmo nominato nell\u2019inventario dovrebbe essere un suo fratello), dottore in diritto civile e canonico, come documentano gli <em>Acta graduum<\/em>, conosciamo molto, in quanto \u00e8 pervenuto un suo prezioso \u201clibro di famiglia\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_472\" id=\"identifier_10_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Ruggero si veda ora : A. Michieletto, Santa Maria delle fratte a Scaltenigo (secc. XIV-XX). La chiesa campestre, i &ldquo;patroni&rdquo;, i rettori, Comune di Mirano 2010, pp. 66-70, con bibliografia precedente; Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1471 ad annum 1500, a cura di E. Martellozzo Forin, Roma &ndash; Padova 2001, p. 760, n. 1029). Dallo stesso tipo di fonte apprendiamo che Bernardo Buzzaccarini di Arcoano, scolaro legista tra 1466 e 1470 (Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1461 ad annum 1470, a cura di G. Pengo, Padova 1992, nn. 514, 813, 988), laureato in utroque, figura come promotore in dottorati dal 1478 al 1498 (Acta graduum&hellip; 2001, ad indicem). Sul libro di famiglia di Ruggero (1484-1539), conservato nell&rsquo;Archivio di Stato di Padova, e gli altri esempi padovani, si vedano in particolare le note di F. Piovan, In cauda codicis. Appunti sul libro di famiglia dei Carrari (1512-1623) e sulla memorialistica familiare padovana fra Tre e Cinquecento, in La maest&agrave; della lettera antica. L&rsquo;Ercole Senofontio di Felice Feliciano (Padova, Biblioteca Civica, B.P. 1099), atti del convegno a cura di G.P. Mantovani, Padova, 23 Novembre 2003, Padova 2006, p. 51-96, passim.\">11<\/a><\/sup>. Si tratta di un esempio veneto, raro, ma non unico, di quelle registrazioni familiari \u2013pi\u00f9 note e studiate per l\u2019ambito fiorentino- che riportano gli avvenimenti pi\u00f9 significativi sulla famiglia stessa, la cerchia parentale, gli avvenimenti esterni, le frequentazioni, e gli intrecci diversi con cui la vita provvede ad animare \u2013o a devastare- il nostro tempo sulla terra.\u00a0 Ruggero Cortusi registr\u00f2 debitamente la data del suo matrimonio con Margarita, il 10 gennaio 1485, e l\u2019ammontare perspicuo della dote, ma dobbiamo spingerci pi\u00f9 in l\u00e0 con gli anni per trovare Ruggero coinvolto,e a causa del cognato Giacomo di Antonio Lion, nella drammatica temperie della guerra scatenata dalla lega di Cambrai contro Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 noto che la nobilt\u00e0 padovana a met\u00e0 del 1509, dopo la disfatta di Agnadello, tent\u00f2 la carta dell\u2019impero, favorendo la presa di possesso di Leonardo Trissino, in nome dell\u2019imperatore, nella speranza di scrollarsi dal dominio veneziano. Questa <em>magnifica Repubblica di Padova<\/em> dur\u00f2 meno di un mese e mezzo e la riconquista da parte della Serenissima signific\u00f2 un prezzo da pagare altissimo e lungo in termini di guerre, bombardamenti, saccheggi e confische e condanne alla pena capitale<sup><a href=\"#footnote_11_472\" id=\"identifier_11_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Cozzi &ndash; M. Knapton, Storia della Repubblica di Venezia: dalla guerra di Chioggia alla\nriconquista della Terraferma, Torino 1986, &ldquo;Storia d&rsquo;Italia&rdquo; , a c. di G. GALASSO, vol. XII\/1.\">12<\/a><\/sup>. I Cortusi non erano invisi al governo veneto, ma il provvedimento contro Ruggero (la chiamata a Venezia, la prigione e l\u2019esilio in laguna fino al 1517), trov\u00f2 la sua ragion d\u2019essere proprio nel rapporto di parentela con il ribelle Giacomo di Antonio Lion, marito di Buzzaccarina e suo cognato. Come \u00e8 stato evidenziato, lo schema adottato dai veneziani per colpire i ribelli fu quello della parentela familiare. Lo si scorge con facilit\u00e0 scorrendo le liste dei condannati, a vario titolo. Taluni personaggi, colpiti dalla mano pesantissima di Venezia, forse non effettuarono mai la scelta consapevole di uno schieramento filoimperiale, ma ebbero un involontario coinvolgimento per la parentela con un ribelle<sup><a href=\"#footnote_12_472\" id=\"identifier_12_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Piovan, Giovanni Francesco Beolco e Antonio Francesco Dottori, &ldquo;Quaderni per la storia dell&rsquo;Universit&agrave; di Padova&rdquo;, 33 (2000),pp. 149-150.\">13<\/a><\/sup>. Cos\u00ec fu il caso di Beolco e Guidotti, rispetto al ribelle Antonio Francesco Dottori, cos\u00ec fu il caso di Ruggero Cortusi rispetto a Giacomo di Antonio Lion, uno dei quattro padovani condannati alla pena capitale. In verit\u00e0 Ruggero Cortusi diede una mano alla mala sorte, e qui la tragedia trascolora nella farsa, come apprendiamo dalla relazione di Bartolomeo Spadazin, capitano <em>ad vetitia<\/em> in Padova, che forn\u00ec l\u2019elenco degli esiliati con notizie su di essi. Secondo le informazioni di Spadazin, Cortusi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu lincetiado e mandato de qui per esser cugnado de Jacomo dal Lion, et per\u00f2, come suspecto mandato de qui, perch\u00e9 quando la Illustrissima Signoria nostra intr\u00f2 in Padoa era sula fenestra de casa sua in Str\u00e0, et lui Spadazin a cavallo cum li schiavoni andavano a tuor la piaza, li trete una colonella, digando gran villania et rebelazo dela sacra Maest\u00e0, ita che quasi lo amaz\u00f2 cum quella colonella esso Spadazin<sup><a href=\"#footnote_13_472\" id=\"identifier_13_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bonardi, I Padovani ribelli alla Repubblica di Venezia (a. 1509-1530), Venezia 1902, Appendice documentaria, p. 245, doc IV, b, Alfabeto licenziati per ribelli.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Centrare la testa del comandante veneziano con una <em>colonella<\/em>, con strepito, <em>villania e rebelazo<\/em> contro la Dominante non era gesto su cui esercitare la clemenza, e in quel momento ancora meno che in altri. Eppure sembra aver contato di pi\u00f9, nella condanna di Ruggero, la parentela con Giacomo Lion. Questi era stato un personaggio di rilievo in citt\u00e0, impegnato nella gestione della cosa pubblica come deputato <em>ad utilia<\/em> a diverse riprese, deputato <em>ad ecclesias<\/em>, sindaco degli ufficiali e conservatore di entrambi i Monti di Piet\u00e0. La compromissione di Lion con gli imperiali \u2013che gli cost\u00f2 la vita- fu totale e di palese evidenza: probabilmente colto e versato nelle lettere egli era stato scelto per pronunciare l\u2019orazione davanti a Massimiliano imperatore<sup><a href=\"#footnote_14_472\" id=\"identifier_14_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bonardi, I Padovani&hellip; 1902, p. 88.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Lion padovani sono diversi, suddivisi in pi\u00f9 rami, con nomi ricorrenti, come Lionello o Francesco, che rendono l\u2019individuazione dei personaggi difficile e incerta. Non ho dunque per ora la completa sicurezza, ma il sospetto che nella genalogia di questo Giacomo di Antonio possa spuntare qualcosa di interessante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indagando sulla presenza di Donatello a Padova e sul suo capolavoro equestre \u2013oggi sorta di logo della citt\u00e0 nel mondo- ho cercato di capire e districare la vita di Erasmo da Narni, detto Gattamelata, titolare del monumento che fu, con tutta probabilit\u00e0, il motivo per cui Donatello arriv\u00f2 (meglio: fu mandato da Cosimo de\u2019 Medici) a Padova. Il condottiero era morto nel 1443, non prima di impiantare una specie di piccola corte e di stabilizzare l\u2019insediamento padovano mediante legami familiari, in cui ebbero conto e forza alcuni rapporti con la nobilt\u00e0 veneziana, grazie ai quali gli fu possibile abitare in un\u2019ala del palazzo di propriet\u00e0 di un Bartolomeo Lion in contrada del Duomo, da questi lasciato alle figlie Luca (<em>sic!<\/em>) e Anna. Sappiamo per certo che Gentile da Leonessa, parente di Giacoma da Leonessa (moglie e vedova di Erasmo e determinata reggente della famiglia gattesca), fece sposare almeno due figlie con due fratelli Lion, di un altro ramo: Milla spos\u00f2 Francesco di Lionello e Battistina spos\u00f2 Antonio di Lionello. Ho dunque il sospetto che il nostro Giacomo di Antonio sia figlio dell\u2019Antonio imparentato con i Gatteschi. Erasmo aveva avuto diverse figlie femmine e solo un figlio maschio, che premor\u00ec alla madre, e che aveva generato una sola figlia, illegittima. La piccola Caterina fu poi dalla nonna riconosciuta e fatta sposare a un Dotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I legami padovani dei Gatteschi si fecero quindi saldi grazie ai da Leonessa, che si imparentarono con i Lion. Lionello, consuocero di Gentile \u2013che fu il successore di Erasmo alla testa dell\u2019esercito veneziano- figura nei diversi testamenti e codicilli di Giacoma da Leonessa come uomo di fiducia della famiglia. Se qualche altro documento confermer\u00e0 che egli fu il nonno di Antonio e il bisnonno di Giacomo, marito di Buzzaccarina, potremmo affermare che da una salda e tenace lealt\u00e0 alla Dominante, propria della casa gattesca, l\u2019equilibrio politico e la scelta di campo erano diventati di segno contrario dopo una cinquantina d\u2019anni nella figura di Giacomo<sup><a href=\"#footnote_15_472\" id=\"identifier_15_472\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla storia familiare di Erasmo rinvio a due miei lavori in corso di stampa: Stefano &ldquo;Erasmo&rdquo; da Narni, detto Gattamelata. Note biografiche padovane, in Cultura Arte Committenza al Santo nel Quattrocento, atti del convengo di studi, Padova, basilica del Santo, sala dello Studio teologico 25- 26 settembre 2009; Erasmo da Narni Gattamelata e Donatello. Storia di una statua equestre.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Appendice dei documenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 347r-v<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1486, ottobre 6. Conto de mi, Bernardo Buzacarin de denari spesi per messer Archoan mio padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo de\u2019 dar el dito messer Archoan le qual esborsai a Gugelmo de i Cortusi per nome de messer Rugero per parte de dota, ducati sexanta (lire 372);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per braza quindexe cremesin per una investidura de la Margarita, fo compr\u00e0 a Venezia, ducati 36, grossi 9 (lire 225);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per una dreza a cartolina senza cordele, lire 74, soldi 8;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per le cordele de dita dreza de Margarita lire 51, soldi 14;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per una treza senza cordele per Buzacharina, lire 68, soldi 14;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de dar per le cordele de dite dreza, lire 5 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de dar per quarti sie restagno d\u2019oro per Margarita, lire 29 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per quarti tri rassi alexandrin per manege per Buzacharina lire 4 soldi 13;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per braza quatordeze e mezo de raso verde per una investidura per Buzacharina, lire 75 soldi 8;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per tela verde da meter soto dita investidura, lire 1, soldi 2;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per dui brazi e mezo de broch\u00e0 e arzento per manege de dita investidura, lire 31, soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno soprafilo d\u2019oro per dita investidura, lire 8, soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per cordele da valenzana per meter ale manege de dita investidura, ducati 3 (lire 18, soldi 12);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per un paro de veludo da coldavera per Buzacharina, lire 6, soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per cordele da manege e agli stavion per mettere a dite manege, lire 4 soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per cordele d\u2019oro per metere ale manege de raso alexandrin per Buzacharina, lire 2, soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per fatura de la investidura de Margarita, lire 2, soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per fatura de la investidura de dalmaschin verde de Buzacharina, lire 6, soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per bambasina per una investidura per Buzacharina, lire 12, soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per fatura de far dita banbasina per Buzacharina, lire 2 soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per tela de do cape, una per Margarita, l\u2019altra per Buzacharina, lire 8 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno soprafilo de arzento per Buzacharina, lire 6 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno cotolo per portar soto la investidura per Buzacharina, lire 3 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item\u00a0 per una coda e sedola per Buzacharina, lire 5 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item\u00a0 per tela per una traversa per Margarita, lire 10 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per pelle da far una peliza per Margarita lire 8 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item doe anchone de zezo per Buzacharina e Margarita lire 2 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per far incasar e dor\u00e0 una anchona per Margarita, lire XI soldi 8;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno spechio e farlo indorar per Margarita, lire 6 soldi 18;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno restelo e farlo indorar per Margarita, lire 24\u00a0 soldi 16;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per raso de pel de lion da meter ala investidura de Buzacharina, lire 4 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per pano celesto per una investidura per Buzacharina, lire 44 soldi 3;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per braza doa tela rosa e saio uno de seda rosa per Buzacharina, lire 0 soldi 14;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per braza quindeze dalmaschin verde per una investidura per Margharita in tuto lire 108 soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per parte de dota contai a messer Jacomo da Lion come se contien nel li acti de ser Marchior Lovato, ducati 50 (lire 310);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per parte de dota de Margarita contai a messer Ruzier come appar ne li acti de ser Marchior, ducati 100 (lire 620);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per contadi a messer Iacomo Da Lion per parte de dota de Buzzaccharina, ut in actis de ser Marchior, ducati 200 (lire 1240);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per una sediola con la coda per Margarita, lire 5 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per due tapedi dalmaschin per Margarita ducati 7 (lire 43, soldi 8);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per due bazzini, uno da cavo, l\u2019altro da tavola per Margarita, lire 12, soldi 8;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per tapedi dui per Buzzaccharina ducati 6 (lire 37, soldi 4);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno terzo de restagno d\u2019arzento per cassi et la investidura celesta de Buzzaccharina, ducati 2 \u00bd (lire 15, soldi 20);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per uno soprafillo per ditta investidura de Buzacharina, lire 8, soldi 6;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per altri dui terzi de pano per meter da pe\u2019 a dita investidura lire 0 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per cordele da manege per dita inve&lt;sti&gt;dura ducati 4 \u00bd (lire 27, soldi 18);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per panno biancho da frape per dita investidura lire 1 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per far frapar dito panno lire 0 soldi 7;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per quarti tri de restagno de arzento per far manege a dita investidura de Buzacharina ducati 6 \u00bd (lire 40 soldi 6);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per cortina d\u2019oro per meter ali cassi de dita investidura lire 1 soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per maiete d\u2019oro de dita investidura lire 13 soldi 8;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per braza dua e mezo da far calze a Buzacharina lire 2 soldi 10;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item per restagno de arzento paonazo per li cassi de la investidura de Margarita lire 21 soldi 4;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per parte de pagamento de le casse d\u2019oro de la Buzacharina ducati dexdoto (lire CXII, soldi 12);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per la seradura de dite casse lire 3, soldi 0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item de\u2019 dar per uno restel d\u2019oro per Buzzaccharina lire 24, soldi 16;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item una corteliera de arzento comput\u00e0 la guaina de dita corteliera ducati 6 (lire 37, soldi 4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">suma lire quatromilia dosento e nove, zo\u00e8 Lire 4209.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bernardo risultava creditore del padre per il 118 e soldi 7, in quanto la differenza di lire 3190 e soldi 13 proveniva da rendite di terreni. Le spese furono sostenute grazie al denaro di Bernardo e in parte con denaro prestato da amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 221r<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1485, primo marzo, nella casa d\u2019abitazione di Arcoano, che consegna al dottore in legge Giacomo Lion, figlio del fu famoso giureconsulto Antonio Lion, come parte della dote di Buzzaccarina del fu Buzzaccarino, 100 ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 222r<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1485, 8 giugno, Giacomo del fu Antonio Lion riceve da Bernardo Buzzaccarini, a nome di Arcoano, ducati 100 in conto dote .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 230r<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1486, 17 gennaio in camera di Arcoano. Il dottor Giacomo Lion del fu Antonio, marito di Buzzaccarina, riceve 200 ducati dal dottor Bernardo, figlio di Arcoano, come parte della dote di Buzzaccarina. Dichiara di aver ricevuto in precedenza 50 ducati. Tra i testimoni compare maestro Bernardino orefice di Giacomo da Prata, di contrada Sant\u2019Urbano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 255<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1486, 21 ottobre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beni personali di Buzzaccarina, dati a Giacomo Lion<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un paro de chasse d\u2019oro;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item una anchona de Nostra Dona;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item un restello indorado;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item uno spechio indorado;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">una investidura de pano celeste con cassi e manege de restagno d\u2019arzento fornida de ogni cossa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item un fazuolo da spechio cum cavi d\u2019oro;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item uno paro de forete de seda lavorade a cartolina;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item para doa de forete de lin lavorade cum i so pi\u00e8 lavoradi a capello;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item fazoleti de seda una peza;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item una peza de fazoleti de lin;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item fazoli para 9;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item tre traverse lavorade de lin;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item camixe dodexe lavorade a gasi;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item tapedi do a roda;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">item una peliza de mezo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 403r<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1487, 4 gennaio. Giacomo Lion riceve da Bernardo Buzzarini, a nome di Arcoano, ducati 150, dichiarando di aver ricevuto ducati 79 in panni di seta, come parte della dote di Buzzaccarina e ducati 20 \u00bd <em>in fulcimentis<\/em>, come parte dei 300 promessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3389, f. 528<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1487, novembre 22. In cancelleria del Duomo. Ruggero Cortusi, dottore in diritto, del fu Giovanni (manca la seconda parte del nome) riceve ducati 75 da Bernardo Buzzaccarini a nome di Arcoano, come residuo dei 1000 ducati di dote di Margarita<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A.S.Pd, <em>AN<\/em> 3389, f. 528v<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo dicembre 1487, in casa di Agostino, Ruggero riceve da Agostino, figlio ed erede per \u00bc di Arcoano, ducati 75 come resto di dote.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_472\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2 e altri artigiani del lusso nell&#8217;et\u00e0 di Mantegna. Ricerche di archivio a Padova<\/em>, Padova 2006; Eadem, <em>Una croce padovana &#8220;ala anticha&#8221; nel Tesoro di San Marco a Venezia<\/em>, in <em>Il cielo, o qualcosa di pi\u00f9. Scritti per Adriano Mariuz<\/em>, a cura di E. Saccomani, Universit\u00e0 degli Studi di Padova 2007, pp. 52-57; Eadem, <em>Nella casa di Solimano Solimani: vesti, gioielli e cose di lusso di un padovano nel tempo di Mantegna<\/em>, in <em>Attorno al Mantegna. La cultura, le arti, le scienze nel Padovano nella seconda met\u00e0 del Quattrocento<\/em>, atti del convegno, Padova, palazzo del Bo 18-19 maggio 2006, Padova 2007, pp. 17-20; Eadem, <em>Amori e botte (quasi un caso da 118)<\/em> <em>a Padova nel Quattrocento<\/em>, &#8220;Filoverde&#8221;, XXII, 2007, ottobre, pp. 22-24; Eadem, <em>Tele, file e altro nella dote di Isabetta Mastellari<\/em>, in <em>L&#8217;impegno e la conoscenza. Studi di Storia dell&#8217;arte in onore di Egidio Martini<\/em>, Verona 2009 pp. 85-91; Eadem,<em> Quali gioielli per Mantegna? Lussi e ori padovani nella seconda met\u00e0 del Quattrocento<\/em>, <em>Mantegna e Roma<\/em>,<em> <\/em>in <em>L&#8217;artista davanti all&#8217;antico<\/em>, Convegno internazionale di studi, Roma, Universit\u00e0 La Sapienza 8-10 febbraio 2007, Roma 2010, pp; 451-478; Eadem, <em>Beni di lusso nei ritratti del Quattrocento<\/em>, Cittadella (PD) 2010; Eadem, <em>La produzione aurificiaria e gli orefici dell&#8217;et\u00e0 di Barozzi<\/em>, in <em>Pietro Barozzi. Un vescovo del Rinascimento<\/em>, convegno di studi, Padova, palazzo vescovile 18-20 ottobre 2007, c.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_472\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2<\/em>\u2026, 2006, pp. 166-170.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_472\" class=\"footnote\">G. Baldissin Molli, <em>Fioravante, Nicol\u00f2\u2026<\/em>, 2006, pp. 127-130.\u00a0 Elenchi di beni di lusso rilevanti sono stati rinvenuti per Paolo d\u2019Arezzo, Cristoforo Barzizza, Antonio Roselli (monumento funebre di Pietro Lombardo al Santo) , Girolamo Della Torre.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_472\" class=\"footnote\">Per la bibliografia generale sulla famiglia e in particolare su Arcoano, padre di Bernardo e nonno delle due <em>nubendae<\/em> Margarita e Buzzaccarina, cfr P. Ferraro, <em>I marangoni a Padova. Notizie documentarie<\/em>, in P. Ferraro &#8211; A. Gamba, <em>L\u2019arte del legno a Padova. Norme, tecniche e opere dal Medioevo all\u2019Et\u00e0 moderna<\/em>, Padova 2003 (Quaderni dell\u2019artigianato padovano, 4), pp. 41-47. Di Arcoano l\u2019autrice segnala l\u2019inventario <em>post mortem<\/em>, ricchissimo, fatto compilare dai figli Francesco, Agostino, Daniele e Salione (notaio Giovanni da Codalunga), e Bernardo, celebre <em>utriusque iuris doctor<\/em> (notaio Melchiorre Lovato). Arcoano inoltre risulta inserito in un giro di committenze artistiche di rilievo della Padova postmantegnesca, tra Squarcione e Pietro Calzetta, a titolo personale e come massaro dell\u2019Arca del Santo (<em>ibid<\/em>, p. 41-42). Un\u2019altra indicazione sulla <em>grandeur <\/em> e la rilevanza sociale della famiglia si coglie nella scelta stessa del notaio, Melchiorre Lovato, che esercit\u00f2 anche la funzione di cancelliere vescovile. Diversi Buzzaccarini sono titolari delle relative \u201cvoci\u201d nel <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em> (Roma 1972, XV, in particolare Francesco, figlio di Arcoano e fratello di Bernardo: G. Ballistreri, p. 640-641).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_472\" class=\"footnote\">A.S.Pd, <em>AN<\/em> 3388, c. 454-455v (lo stesso documento anche in <em>AN<\/em>, 3398, f. 323r-327r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_472\" class=\"footnote\">A.S.Pd, <em>AN<\/em>, 3398, c. 593r &#8211; 597r. Tra le altre disposizioni testamentarie di Arcoano: <em>lasso sia facto un paramento de veludo, zo\u00e8 pianeda, dyacono, subdyacono cum el piviario; lasso sia facto uno calese che pesi once 25 e indorado cum la patena <\/em>(G. Baldissin Molli, <em>Suppellettili liturgiche nella chiesa di Sant\u2019Andrea<\/em>, in <em>La chiesa di Sant\u2019Andrea in Padova. Archeologia Storia Arte<\/em>, a cura di G. Zampieri, Padova 2010<em> <\/em> p. 180-181). La cappella gentilizia dei Buzzaccarini era nella chiesa domenicana di Sant\u2019Agostino (un tempio che fu carissimo alla signoria Carrarese), completamente distrutto con le soppressioni di primo Ottocento. I da Prata sono almeno due generazioni di orefici. Giacomo di Baldassarre mastellario fu <em>lavorante<\/em> e <em>desipolo<\/em> di Donatello all\u2019altare del Santo nella basilica antoniana (1448-49) ed \u00e8 con tutta probabilit\u00e0 lo stesso Giacomo presente alla stesura del testamento di Arcoano. I da Prata (Giacomo di Baldassarre e il figlio Baldassarre di Giacomo e probabilmente altri due figli, Bartolomeo e Bernardino) avevano bottega a Sant\u2019Urbano (Baldissin Molli, <em>La produzione aurificiaria<\/em> c.s.) <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_472\" class=\"footnote\">Per antica consuetudine una lira valeva 20 soldi e un soldo 12 denari.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_472\" class=\"footnote\">M.G. Muzzarelli, <em>Ma cosa avevano in testa? Copricapi femminili proibiti e consentiti fra Medioevo ed Et\u00e0 moderna<\/em>, in <em>Un bazar di storie. A Giuseppe Olmi per il sessantesimo genetliaco<\/em>, a cura di C. Pancino &#8211; R. G. Mazzolini, Trento 2006, pp. 13-28, distribuito in formato digitale da \u201cReti Medievali\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_472\" class=\"footnote\">Si veda il recente G.C.F. Villa, <em>Giovanni Bellini. Quattro Allegorie (\u201cRestelo\u201d di Vincenzo Catena)<\/em>, in <em>Giovanni Bellini<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Lucco, G.C.F. Villa, Roma, Scuderie del Quirinale 30 settembre 2008 \u2013 11 gennaio 1009, Cinisello Balsamo (MI) 2008, p. 272-274.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_472\" class=\"footnote\">La lettura paleografica \u00e8 chiara. Sono grata all\u2019amica Elda Martellozzo Forin che, come sempre, mi ha dato un aiuto pi\u00f9 che prezioso nella lettura dei documenti. Spesso la consultazione di G. Boerio, <em>Dizionario del dialetto veneziano<\/em>, seconda edizione, aggiuntovi l\u2019Indice Italiano Veneto, Venezi 1856 offre qualche chiarimento, ma pare che in questo caso non sia cos\u00ec, almeno per <em>cartolina, coldavera <\/em>e<em> stavion. <\/em>Per <em>sedola <\/em> (<em>seola<\/em>) il Boerio (p. 641, 645), suggerisce \u201csetola\u201d, che poco aiuta peraltro (qualcosa di simile a una spazzola?) nella comprensione del manufatto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_472\" class=\"footnote\"> Su Ruggero si veda ora : A. Michieletto, <em>Santa Maria delle fratte a Scaltenigo (secc. XIV-XX). La chiesa campestre, i \u201cpatroni\u201d, i rettori<\/em>, Comune di Mirano 2010, pp. 66-70, con bibliografia precedente; <em>Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1471 ad annum 1500, a cura di E. <\/em>Martellozzo Forin, Roma \u2013 Padova 2001, p. 760, n. 1029). Dallo stesso tipo di fonte apprendiamo che Bernardo Buzzaccarini di Arcoano, scolaro legista tra 1466 e 1470 (<em>Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1461 ad annum 1470, a cura di G. <\/em>Pengo, Padova 1992, nn. 514, 813, 988), laureato <em>in utroque<\/em>, figura come promotore in dottorati dal 1478 al 1498 (<em>Acta graduum<\/em>\u2026 2001, <em>ad indicem<\/em>). Sul libro di famiglia di Ruggero (1484-1539), conservato nell\u2019Archivio di Stato di Padova, e gli altri esempi padovani, si vedano in particolare le note di F. Piovan, In cauda codicis. <em>Appunti sul libro di famiglia dei Carrari (1512-1623) e sulla memorialistica familiare padovana fra Tre e Cinquecento<\/em>, in <em>La maest\u00e0 della lettera antica. L\u2019Ercole Senofontio di Felice Feliciano (Padova, Biblioteca Civica, B.P. 1099)<\/em>, atti del convegno a cura di G.P. Mantovani, Padova, 23 Novembre 2003, Padova 2006, p. 51-96, <em>passim<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_472\" class=\"footnote\">G. Cozzi \u2013 M. Knapton, <em>Storia della Repubblica di Venezia: dalla guerra di Chioggia alla<br \/>\nriconquista della Terraferma<\/em>, Torino 1986, \u201c<em>Storia d&#8217;Italia<\/em>\u201d<em> <\/em>, a c. di G. GALASSO, vol. XII\/1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_472\" class=\"footnote\">F. Piovan, <em>Giovanni Francesco Beolco e Antonio Francesco Dottori<\/em>, \u201cQuaderni per la storia dell\u2019Universit\u00e0 di Padova\u201d, 33 (2000),pp. 149-150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_472\" class=\"footnote\">A. Bonardi, <em>I Padovani ribelli alla Repubblica di Venezia (a. 1509-1530)<\/em>, Venezia 1902, <em>Appendice documentaria<\/em>, p. 245, doc IV, b, <em>Alfabeto licenziati per ribelli<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_472\" class=\"footnote\">Bonardi, <em>I Padovani<\/em>\u2026 1902, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_472\" class=\"footnote\">Sulla storia familiare di Erasmo rinvio a due miei lavori in corso di stampa: <em>Stefano &#8220;Erasmo&#8221; da Narni, detto Gattamelata. Note biografiche padovane<\/em>, in <em>Cultura Arte Committenza al Santo nel Quattrocento<\/em>, atti del convengo di studi, Padova, basilica del Santo, sala dello Studio teologico 25- 26 settembre 2009; <em>Erasmo da Narni <\/em>Gattamelata<em> e Donatello. Storia di una statua equestre<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_472\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giovanna.baldissin.molli@unipd.it Conti del sarto e spese per nozze in casa Buzzaccarini a Padova (1486) DOI: 10.7431\/RIV02032010 I conti per le vesti e le spese diverse <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=472\" title=\"Giovanna Baldissin Molli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/472"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=472"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/472\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1493,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/472\/revisions\/1493"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}