{"id":464,"date":"2010-12-29T14:48:53","date_gmt":"2010-12-29T14:48:53","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=464"},"modified":"2013-06-13T00:31:00","modified_gmt":"2013-06-13T00:31:00","slug":"maria-ludovica-rosati","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=464","title":{"rendered":"Maria Ludovica Rosati"},"content":{"rendered":"<p>m.rosati@sns.it<\/p>\n<h3><strong>Migrazioni tecnologiche e interazioni culturali. <em>Chinoiserie<\/em> ed esotismo nell\u2019arte tessile italiana del XIII e del XIV secolo*<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV02022010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione tra le produzioni orientali ed estremo orientali e il rinnovamento tecnico, stilistico e iconografico delle manifatture seriche italiane del XIII e del XIV secolo \u00e8 un tema caro agli studi sull\u2019arte tessile fin dal principio del Novecento, quando per primo Otto von Falke espresse la ferma convinzione che l\u2019origine della rivoluzione artistica nelle stoffe europee del tardo Medioevo andasse ricercata nel contatto con il mondo cinese<sup><a href=\"#footnote_0_464\" id=\"identifier_0_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. von Falke, Kunstgeschichte der Seidenweberei, Berlin 1913, pp. 34-35, 39-41.\">1<\/a><\/sup>. A sua volta Giorgio Sangiorgi poneva ben in evidenza il ruolo svolto dagli oggetti serici per la circolazione culturale nel continente eurasiatico, scrivendo che \u00abcodesto esotismo \u00e8 un fatto comune all\u2019arte tessile antica: la quale fu sempre tramite diretto di influenze remote, recando lungi, quali germi contagiosi, segni di novelle corruzioni estetiche, per le facili vie del commercio marittimo. [&#8230;] Il gusto per l\u2019egizio presto si diffuse a Roma [&#8230;] e meglio che non gli obelischi, furono i vela alexandrina a promuoverlo [&#8230;] bilingue l\u2019alba dell\u2019incoronazione di Guglielmo II di Sicilia: con draghi cinesi una delle settecento pezze offerte dal gran Khan mongolo al califfo Muhammed Nasir: con scene cristiane fra ornati persiani i tappeti dello Shi\u00e0 Abbas alla repubblica Veneta: e con cornici francesche [&#8230;] gli arazzi di Ki\u2019en Lung a Luigi XV\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_464\" id=\"identifier_1_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Sangiorgi, Del colore e dello stile nelle stoffe antiche, in Contributi allo studio dell&rsquo;arte tessile, Milano-Roma s.d., pp. 11- 20: p. 126.\">2<\/a><\/sup>. Pochi anni dopo, inoltre, lo stesso studioso parl\u00f2 di una \u00ab<em>chinoiserie<\/em> primitiva\u00bb del tutto simile al fenomeno settecentesco, in riferimento ai tessuti medievali provenienti dalla sepoltura di Cangrande della Scala e al loro contesto culturale e produttivo<sup><a href=\"#footnote_2_464\" id=\"identifier_2_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Id., Le stoffe e le vesti tombali di Cangrande I della Scala, in Contributi allo studio dell&rsquo;arte tessile, s.d., pp. 35-57: pp. 47-48.\">3<\/a><\/sup>. Entro il primo terzo del XX secolo, dunque, i termini di influenza, <em>chinoiserie <\/em>ed esotismo compaiono in riferimento alla storia del tessuto antico come motivi caratterizzanti di un discorso per il quale una prospettiva esclusivamente europea non sembra bastare per comprendere tutta la vastit\u00e0 della sua portata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se gli storici del tessuto hanno precocemente utilizzato lo strumento dell\u2019analisi comparata tra i manufatti europei e quelli stranieri, riconoscendo un\u2019influenza esotica nelle produzioni italiane trecentesche, tale relazione per lungo tempo non \u00e8 stata per\u00f2 oggetto di ulteriori verifiche, soprattutto per quanto riguarda, da una parte, la definizione di che cosa effettivamente si intendesse con stoffe orientali e cinesi e, dall\u2019altra, le modalit\u00e0 con cui si verific\u00f2 in Occidente il meccanismo dell\u2019imitazione e dell\u2019appropriazione delle forme asiatiche. L\u2019esistenza di prestiti e il manifestarsi della <em>chinoiserie<\/em> sono infatti unanimemente accettati dalla critica del secondo Novecento, ma la complessit\u00e0 del fenomeno sembra ridotta a considerazioni di carattere abbastanza generale, relative all\u2019acquisizione nei tessuti lucchesi e veneziani di un maggior senso dinamico della composizione e di un crescente naturalismo, o all\u2019introduzione di singoli motivi ornamentali, derivati dalla conoscenza di altrettanto generici modelli orientali<sup><a href=\"#footnote_3_464\" id=\"identifier_3_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;esistenza di un&rsquo;influenza estremo orientale e il verificarsi di una chinoiserie tessile medievale sono riconosciuti ad esempio da Donata Devoti, Agnes Geijer e Brigitte Tietzel. Cfr. D. Devoti, L&rsquo;arte del tessuto in Europa, Milano 1974, pp. 17-21; A. Geijer, A History of Textile Art, London 1979, pp. 146-148; B. Tietzel, Italianische Seidengewebe des 13., 14. und 15. Jahrhunderts, K&ouml;ln1984, pp. 50-53.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Movendo da tali premesse, in questa sede si vogliono riesaminare le tematiche dell\u2019esotismo e della <em>chinoiserie<\/em> tessile medievale, per poter definire con maggior precisione quel \u2018sentore orientale\u2019, individuato dagli storici del tessuto nelle sete italiane. A tal fine, ci si propone di rispondere al quesito relativo a quali siano stati effettivamente i prestiti stranieri riscontrabili nelle produzioni occidentali, tanto nell\u2019ambito delle tecniche quanto in quello delle soluzioni decorative. L\u2019indagine verter\u00e0 quindi sulle modalit\u00e0 e sui tempi con cui le cosiddette influenze si sono manifestate nel contesto europeo, o, per meglio dire, analizzer\u00e0 come e perch\u00e9 i modelli esotici siano stati rielaborati dalle industrie italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se infatti si considerano i fenomeni di migrazione tecnologica e di interazione culturale nel continente eurasiatico, il concetto di influenza, abitualmente impiegato negli studi di settore, risulta in parte fuorviante e necessita di una precisazione preliminare. Come ha sottolineato Micheal Baxandall in <em>Forme dell\u2019intenzione<\/em>, il suo significato letterale presuppone una passivit\u00e0 acritica del soggetto ricevente, che sembra subire un\u2019azione, piuttosto che esserne l\u2019agente primario<sup><a href=\"#footnote_4_464\" id=\"identifier_4_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Baxandall, Excursus contro la definizione di &lsquo;influenza&rsquo;, in Forme dell&rsquo;intenzione. Sulla spiegazione storica delle opere d&rsquo;arte, Torino 2000, pp. 88-92.\">5<\/a><\/sup>. In questi termini, un\u2019influenza sarebbe generata quasi da una situazione di apparente ineluttabilit\u00e0 per colui che si rif\u00e0 ad un referente esterno, mentre \u00e8 chiaro che nel valutare tale relazione abbiano un ruolo ben pi\u00f9 determinante e debbano essere ricercate quelle cause che hanno spinto all\u2019imitazione e alla rielaborazione, nonch\u00e9 quei meccanismi di selezione e di interpretazione dei modelli, soggiacenti, in modo pi\u00f9 o meno consapevole, ad ogni processo di ricezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo quindi mantenersi nel solco della tradizione e continuare a parlare di influenza, o preferendo adottare nuove proposte terminologiche, come quella di \u2018interazione culturale\u2019, suggerita pi\u00f9 di recente da Michele Bacci, il cuore della questione non \u00e8 tanto di natura lessicale, quanto piuttosto riguarda il metodo impiegato per interpretare tali fenomeni<sup><a href=\"#footnote_5_464\" id=\"identifier_5_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Bacci, L&rsquo;arte: circolazione di modelli e interazioni culturali, in Storia d&rsquo;Europa e del Mediterraneo. Dal Medioevo all&rsquo;et&agrave; della globalizzazione, a cura di S. Carocci, IX. Strutture, preminenze, lessici comuni, Roma 2007, pp. 581-632.\">6<\/a><\/sup>. Si tratta infatti di rompere una visione monolitica e unidirezionale e di individuare diversi livelli di indagine da applicare al concetto di influenza, scorporandolo nelle differenti componenti che gli sono proprie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta accertato che la presenza di un elemento straniero in un contesto diverso da quello che lo ha generato, non \u00e8 il frutto di una sopravvivenza involontaria, ossia il residuo di una cultura che, indebolito o del tutto privato del suo valore semantico originario, si ripropone spontaneamente attraverso vie di trasmissione sotterranee, ma rientra invece in un ambito di prestiti pi\u00f9 consapevoli, dove esiste un dichiarato modello di riferimento accolto dal destinatario finale, una strada percorribile sar\u00e0 quella di verificare le condizioni materiali e culturali che hanno reso possibile tale scambio<sup><a href=\"#footnote_6_464\" id=\"identifier_6_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il concetto di sopravvivenza: H. Focillon, Sopravvivenze e risvegli formali, in I percorsi delle forme. I testi e le teorie, a cura di M. Mazzocut Mis, Milano 1997, pp. 125-142.\">7<\/a><\/sup>. Rientrano tra le prime, lo stabilire se la conoscenza di un motivo o di una tecnica non europea sia avvenuta per la mediazione delle persone, portatrici delle idee e delle competenze, o per quella delle opere in cui queste ultime si concretizzano; e, ancora, la ricostruzione degli itinerari di diffusione e del contesto produttivo in cui vanno ad innestarsi le nuove esperienze, ossia tutto ci\u00f2 che concerne come il fenomeno dell\u2019influenza-interazione abbia potuto realizzarsi. Parallelamente, con \u2018condizioni culturali\u2019 si intendono tutte quelle cause relative alla fortuna di una soluzione straniera, le sue modalit\u00e0 di percezione e l\u2019immaginario ad essa connesso, nonch\u00e9 tutte quei bisogni, gi\u00e0 presenti nell\u2019ambito di ricezione, che portano all\u2019accoglienza e alla rielaborazione e spiegano non solo perch\u00e9 il soggetto ricevente sia stato \u2018influenzato\u2019, ma anche per quale ragione ci\u00f2 abbia avuto luogo in un determinato momento storico, piuttosto che in un altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio il caso dell\u2019esotismo tessile trecentesco ben si presta ad illustrare la centralit\u00e0 dell\u2019indagine sulle condizioni materiali e culturali e la loro stretta compenetrazione nella definizione del concetto di influenza, dal momento che l\u2019intera vicenda della seta nel Medioevo e in parte dell\u2019et\u00e0 moderna corrisponde in realt\u00e0 ad un ininterrotto percorso di migrazione delle competenze tecnologiche e delle formule decorative dall\u2019Estremo Oriente al mondo bizantino e islamico e, in ultimo, europeo. Tuttavia, gli effetti di questo processo sulle produzioni occidentali appaiono con maggior evidenza solo in un periodo circoscritto tra la fine del XIII e il corso del XIV secolo, in virt\u00f9 del verificarsi di un\u2019inedita situazione sia storica che artistica e culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l\u2019ultimo terzo del XIII secolo e la fine di quello successivo la conquista mongola di gran parte dei territori asiatici diede un nuovo impulso alla diffusione dei manufatti serici dalla Cina fino all\u2019Europa, favorendo i contatti e gli scambi tra realt\u00e0 culturali distinte. In secondo luogo negli stessi decenni sorsero e si affermarono le prime manifatture seriche italiane di alto livello, cosicch\u00e9 l\u2019Occidente pass\u00f2 dal ruolo di destinatario finale passivo delle merci commerciate lungo la Via della Seta a quello di produttore di manufatti suntuari, divenendo particolarmente ricettivo nei confronti degli stimoli stranieri. La particolarit\u00e0 del momento storico, caratterizzato ad Est dall\u2019unificazione politica e culturale del continente asiatico con l\u2019impero mongolo e i suoi stati vassalli e, ad Ovest, dalla nuova spinta propulsiva alla penetrazione commerciale nei medesimi territori da parte delle citt\u00e0 europee, soprattutto italiane, coincide sostanzialmente con il quadro complessivo che giustifica la diffusa presenza in Occidente di tessuti orientali, ossia la prima delle condizioni materiali, prima elencate, necessarie al verificarsi della migrazione tecnologica e artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, questa specifica congiuntura non basta da sola a spiegare il fenomeno nella sua interezza, dal momento che non \u00e8, e non sar\u00e0 la prima volta, che opere asiatiche raggiungono l\u2019Europa e, nel secondo Medioevo, solo la seta, tra le diverse tipologie di manufatti importati dall\u2019Oriente, ha conseguenze cos\u00ec significative sulle industrie occidentali. Entrano dunque in gioco fattori diversi che, ad un livello di interpretazione differente, relativo alla storia della cultura e della mentalit\u00e0, riguardano, da una parte, la specificit\u00e0 del <em>medium <\/em>tessile nell\u2019intero continente eurasiatico in epoca pre-industriale e, dall\u2019altra, gli autonomi sviluppi della civilt\u00e0 artistica occidentale, nei quali gli esiti delle manifatture tessili italiane trecentesche si calano pienamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto alla peculiarit\u00e0 dell\u2019oggetto d\u2019indagine, bisogna invece considerare alcune caratteristiche delle stoffe suntuarie che hanno facilitato la loro circolazione tra ambiti geografici e culturali differenti. In epoca pre-industriale, infatti, il <em>medium <\/em>tessile spicca tra i beni di lusso come quello dotato del massimo grado di trasferibilit\u00e0, sia in virt\u00f9 della sua natura fisica che, unendo leggerezza, non-deperibilit\u00e0 e dimensioni relativamente contenute ad un alto livello di preziosit\u00e0 e valore economico, rendeva vantaggioso un suo commercio nonostante la difficolt\u00e0 e la lunghezza delle rotte transcontinentali, sia in termini di omogeneit\u00e0 del contesto percettivo e ricettivo dei manufatti serici in tutte le realt\u00e0 eurasiatiche. La capacit\u00e0 dei tessuti di superare le frontiere e di essere universalmente apprezzati, a prescindere dal luogo di produzione e, anzi, spesso e volentieri, proprio a causa della loro fattura straniera, \u00e8 infatti legata all\u2019esistenza di una cultura della seta condivisa, profondamente radicata dalla Cina al Mediterraneo<sup><a href=\"#footnote_7_464\" id=\"identifier_7_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il ruolo culturale del medium tessile nel continente eurasiatico &egrave; stato oggetto di indagine approfondita in M.L. Rosati, Usi sociali e funzioni culturali dei tessuti serici, in Esotismo e chinoiserie, 2009, cap. V, pp. 211-257.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019espressione \u2018the Draped Universe of Islam\u2019, coniata da Lisa Golombek in un articolo sul ruolo dei tessuti nelle societ\u00e0 musulmane, ben si presta per definire un atteggiamento mentale e una pratica di impiego delle stoffe che accomunano in questi secoli l\u2019Oriente all\u2019Occidente<sup><a href=\"#footnote_8_464\" id=\"identifier_8_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Golombek, The Draped Universe of Islam, in Content and Context of Visual Arts in Islamic World, a cura di P.P. Soucek, Philadelphia 1988, pp. 25-49.\">9<\/a><\/sup>. Tutte le civilt\u00e0 pre-industriali infatti vivono in un mondo che materialmente e ideologicamente \u00e8 circondato da manufatti tessili, sia in ambito mondano che religioso, ed esistono delle affinit\u00e0 nell\u2019uso e nella percezione degli oggetti pi\u00f9 preziosi tali da poter parlare quasi di una costante antropologica, dal momento che, ovunque, le stoffe seriche sono collocate ai vertici delle gerarchie suntuarie e sono associate al cerimoniale di corte, alla liturgia e all\u2019espressione del potere e della sacralit\u00e0, facendosi, al contempo, risorsa economica tesaurizzabile e strumento della diplomazia e del controllo sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, seguendo l\u2019assioma secondo cui una variet\u00e0 lessicale per indicare un concetto \u00e8 indice dell\u2019importanza di tale area semantica in una particolare cultura (tipico esempio \u00e8 quello del termine \u2018neve\u2019 presso gli Eschimesi), la Golombek porta a riprova della centralit\u00e0 dei tessuti nell\u2019Islam il vastissimo vocabolario ad essi relativo<sup><a href=\"#footnote_9_464\" id=\"identifier_9_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Golombek, The Draped Universe, 1988, p. 26.\">10<\/a><\/sup>. Tuttavia, quando ci si volge ad altre realt\u00e0 geopolitiche coeve, \u00e8 possibile ritrovare un\u2019analoga ampiezza espressiva e una diffusa competenza nella classificazione verbale delle stoffe. Non solo nell\u2019Estremo Oriente, produttore di seta, esiste tutta una terminologia specifica, ma anche in Europa, per secoli solo fruitrice dei manufatti suntuari stranieri, l\u2019estensione del lessico riscontrabile nelle fonti \u00e8 davvero notevole, riflettendo una cura e un\u2019attenzione nel distinguere qualit\u00e0 materiche, coloristiche ed esecutive, fogge di costumi e nomi di accessori, oggi inconcepibili per chi non sia un esperto della materia<sup><a href=\"#footnote_10_464\" id=\"identifier_10_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la terminologia tessile storica in Cina, nel mondo mongolo e in quello islamico: G. Hanyu, Soieries de Chine, Paris 1987; T.T. Allsen, Commodity and Exchange in the Mongol Empire. A Cultural History of Islamic Textiles, Cambridge 1997, pp. 71-96; R.B. Serjeant, Islamic Textiles. Material for a History up to the Mongol Conquest, Beirut 1972; M. Lombard, Les textiles dans le Monde Musulman du VIIe au&nbsp; XIIe si&egrave;cle, Paris-La Haye-New York 1978, pp. 238-268.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, i tessuti rivestono un ruolo determinante nella vita economica e sociale del Medioevo per una duplice ragione: in molte regioni dell\u2019Eurasia si tratta infatti dell\u2019attivit\u00e0 proto-industriale maggiormente sviluppata, che coinvolge nella produzione delle materie prime (filati e tinture), nella lavorazione e nel commercio gran parte della popolazione. In secondo luogo le stoffe sono impiegate non solo nel vestiario, ma anche come componente principale dell\u2019arredo e nella definizione degli spazi abitativi, secondo un antico retaggio derivato dalle usanze delle popolazioni nomadi e semistanziali del deserto e delle steppe, che continua a condizionare per secoli le abitudini delle culture sedentarie. Accanto a tutta una serie di strutture mobili, padiglioni, tende e baldacchini, utilizzati negli apparati effimeri, negli spostamenti e nelle occasioni all\u2019aperto, anche negli interni medievali perdura ancora la funzione architettonica e decorativa dei manufatti tessili, come documentano, ad esempio, le descrizioni delle case e gli inventari italiani alla fine del XIV secolo<sup><a href=\"#footnote_11_464\" id=\"identifier_11_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La casa di un importante mercante come Francesco di Marco Datini appare relativamente spoglia nei componenti d&rsquo;arredo fissi ed &egrave; solo immaginando la disposizione nelle stanze di tutti i drappi, le cortine e i tendaggi conservati nei cassoni, che si pu&ograve; avere un&rsquo;idea della ricchezza e dell&rsquo;elevata posizione sociale del personaggio. Cfr. I. Origo, The Merchant of Prato Francesco di Marco Datini; London 1957, pp. 221-239.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso, dunque, se le grandi potenze del Medioevo siano state, secondo l\u2019intuizione di Maurice Lombard, delle \u2018civilt\u00e0 del tessuto\u2019, come quella cinese, bizantina o il mondo musulmano, e, anzi, si pu\u00f2 affermare che in tutto il continente eurasiatico sia riscontrabile una sorta di \u2018mentalit\u00e0 tessile\u2019, legata alla funzionalit\u00e0 pratica dei manufatti, ossia un atteggiamento culturale diffuso, che ha generato situazioni di significativa consonanza nell\u2019impiego delle stoffe e nell\u2019associazione a precise valenze simboliche delle varianti pi\u00f9 preziose, in particolare quelle seriche, ovunque considerate come massima espressione visibile dell\u2019eccellenza<sup><a href=\"#footnote_12_464\" id=\"identifier_12_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Lombard, Les textiles dans le Monde Musulman, 1978, p. 15, p. 176.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione di comunanza delle pratiche sociali connesse ai tessuti e di gusto condiviso nei confronti del <em>medium <\/em>tessile, il manufatto serico suntuario \u00e8 in grado di esprimersi in una lingua internazionale, comprensibile e apprezzabile in diversi contesti culturali. Il contenuto semantico di cui \u00e8 portatore migra facilmente da una civilt\u00e0 ad un\u2019altra, sia quando si mantiene pressoch\u00e9 invariato, come nel caso degli sciamiti regali sasanidi, adottati e riproposti nella Cina Tang e nell\u2019impero bizantino quali analoghi attributi della figura del sovrano, sia quando viene rifunzionalizzato, passando ad un nuovo campo di significato autonomo, bench\u00e9 affine a quello originario. Ad esempio, nel momento in cui la sacralit\u00e0 di una stoffa islamica, tessuta in un <em>tir\u0101z <\/em>per la gloria di un sultano e di Allah, diviene involucro privilegiato della santit\u00e0 cristiana, avvolgendo le reliquie nei tesori ecclesiastici europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo livello di interpretazione, dunque, non \u00e8 tanto il significato dei singoli motivi decorativi impiegati a divenire oggetto di circolazione artistica e a trasformarsi in un codice comune, quanto piuttosto il fatto che il valore economico e le qualit\u00e0 materiche della seta, nonch\u00e9 il suo essere indicatore di potere, sacralit\u00e0, <em>status<\/em> e preziosit\u00e0, siano nel Medioevo universalmente riconosciuti. Ci\u00f2 significa che una particolare iconografia o una soluzione formale possano viaggiare sulle lunghe distanze e possano essere imitate, senza che si comprenda esattamente cosa rappresentino, dal momento che \u00e8 il fatto stesso di comparire in una tipologia nota e apprezzata di oggetto suntuario a determinarne la fortuna e l\u2019assimilazione. Si prenda il caso del mitico uccello <em>feng-huang <\/em>estremo orientale, cos\u00ec frequente nei lampassi italiani del XIV secolo (<a title=\"Fig. 1. Manifattura italiana (Lucca?), prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato e broccato, seta e oro membranaceo, Firenze, Museo del Bargello (inv. 2298 C).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros1.jpg\">Figg. 1<\/a>&#8211;<a title=\"Fig. 2. Manifattura italiana, prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato e broccato, seta e oro membranaceo, Colonia Kunstgewerbemuseum (inv. D 1042).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros2.jpg\">2<\/a>): la sua comparsa in Europa non implica certo la consapevolezza negli artisti nostrani che si tratti dell\u2019attributo tipico della consorte imperiale cinese, ma rientra piuttosto nella volont\u00e0 di raffigurare una creatura esotica, forse assimilabile all\u2019iconografia occidentale della fenice. O, ancora, il fungo dell\u2019immortalit\u00e0 cinese si trasforma in arabesco nelle mani degli artisti islamici, coinvolti nella decorazione ceramica del palazzo di Takh-\u012b-Salayman vicino a Tabriz, voluto da Ab\u0101q\u0101 Khan e realizzato a partire dagli anni Settanta del XIII secolo (<a title=\"Fig. 3. Manifattura dell\u2019Iran, circa 1270, piastrella esagonale dal palazzo di Takh-\u012b-Salayman, ceramica invetriata, Washington, Arthur M. Sackler Gallery, Smithsonian Institute.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros3.jpg\">Fig. 3<\/a>). Eppure, nonostante la perdita del primitivo significato, il motivo continua ad essere riproposto insieme al drago, mantenendo l\u2019originario binomio simbolico del Celeste Impero, cos\u00ec come questo si presentava nelle sete cinesi, probabili modelli per lo schema ornamentale delle piastrelle del palazzo<sup><a href=\"#footnote_13_464\" id=\"identifier_13_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il rapporto tra la decorazione ceramica del palazzo e le produzioni tessili: L. Komaroff, The Transmission and Dissemination of a New Visual Language, in The Legacy of Genghis Khan. Courtly Art and Culture in Western Asia, 1256-1353, catalogo della mostra a cura di L. Komaroff-S. Carboni, New Haven-London 2002, pp. 168-195.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo quindi considerare il <em>medium <\/em>tessile nella sua interezza come un \u2018migratore culturale\u2019, prendendo in prestito il nome dato da Martin Kemp a quelle opere di arte applicata, presenti in gran numero nelle collezioni rinascimentali di rarit\u00e0 e frutto della combinazione di <em>naturalia <\/em>esotici (uova di struzzo, corna di animali, noci di cocco ecc.) e dell\u2019ingegno umano<sup><a href=\"#footnote_14_464\" id=\"identifier_14_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Kemp, &ldquo;Wrought by No Artist&rsquo;s Hand&rdquo;: the Natural, the Artificial, the Exotic and the Scientific in Some Artifacts from the Renaissance, in Reframing the Renaissance, Visual Culture in Europe and Latin America 1450-1650, a cura di C. Farago, New Haven-London 1995, pp. 177-196: p. 179.\">15<\/a><\/sup>. Sebbene con il termine di \u2018migratore culturale\u2019 lo studioso abbia voluto porre in evidenza il fatto che tali manufatti non possono rientrare in alcuna categoria del sistema delle arti tradizionalmente inteso, in quanto, per la loro natura intrinsecamente ambigua, oscillano fluidamente tra differenti significati e ambiti di impiego, il senso della migrazione semantica, espresso da tale definizione, permette tuttavia di inquadrare anche un\u2019altra forma di movimento entro un continuum culturale, come quella di cui sono protagonisti i tessuti nel continente eurasiatico. In virt\u00f9 della sua trasferibilit\u00e0 caratterizzante, il <em>medium <\/em>tessile svolge infatti un ruolo fondamentale nella migrazione di svariati elementi di civilt\u00e0 tra realt\u00e0 geografiche differenti, dal momento che, attraverso la circolazione delle stoffe, si diffondono soluzioni decorative, tecniche esecutive, nonch\u00e9 tutto un atteggiamento condiviso nei confronti del lusso serico e dei suoi impieghi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di influenza estremo orientale sulle produzioni occidentali, bisogna dunque tener presente la molteplicit\u00e0 di letture, alle quali possono essere sottoposti gli oggetti tessili, e il fatto che le tre componenti di un manufatto, definibili sinteticamente come l\u2019aspetto tecnico-esecutivo, quello artistico-figurativo e quello percettivo, pur essendo profondamente compenetrate, possono essere accolte in forma autonoma e con tempi diversi nei processi di interazione culturale, come nel caso dell\u2019esotismo italiano trecentesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le modalit\u00e0 di ricezione dei modelli esotici nelle manifatture italiane del Trecento, la diffusa presenza in Europa dei manufatti asiatici e la loro posizione di assoluto prestigio nella gerarchia suntuaria, orientale come occidentale \u2013 la maggior parte dei tessuti asiatici conservati in Europa proviene per lo pi\u00f9 da contesti di potere noti (sepolture di principi e pontefici, parati imperiali, tesori di cattedrali etc.) \u2013, lasciano supporre che le riprese nostrane delle formule esotiche, abbiano in primo luogo assecondato una moda e un gusto per i tessili stranieri, ossia una richiesta del mercato europeo tardo medievale<sup><a href=\"#footnote_15_464\" id=\"identifier_15_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il gusto delle produzioni suntuarie nel tardo Medioevo: S. Mosher Stuard, Gilding the Market. Luxury and Fashion in Fourteenth-Century Italy, Philadelphia 2006.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, la situazione delle industrie seriche lucchesi e veneziane potrebbe essere considerata come un\u2019ulteriore estensione di quella <em>koin\u00e9 <\/em>artistica eurasiatica, sviluppatasi in Oriente sotto la dominazione mongola. Esistono infatti delle stoffe occidentali che traducono in un linguaggio locale soluzioni gi\u00e0 incontrate in diversi <em>ateliers <\/em>asiatici, collocandosi virtualmente al termine di una catena di imitazioni e rielaborazioni di dimensione transnazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il caso di due <em>mezzesete <\/em>veneziane, una tipologia di origine bizantina, con la quale le industrie venete iniziarono ad imporsi sul mercato del lusso serico tra la fine del XIII e il principio del XIV secolo<sup><a href=\"#footnote_16_464\" id=\"identifier_16_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la produzione di mezzesete bizantine e per gli esordi dell&rsquo;industria veneziana: R.S. Lopez, Silk Industry in the Byzantine Empire, &laquo;Speculum&raquo;, XX, 1945, pp. 1-42; A. Muthesius, The Byzantine Silk Industry: Lopez and beyond, &laquo;Journal of Medieval History&raquo;, XIX, 1993, pp. 1-67; D. Jacoby, Silk in Western Byzantium before the Fourth Crusade, in Trade, Commodities and Shipping in the Medieval Mediterranean, Aldershot-Brookfield 1997, pp. 452-500: pp. 473-475; D. King, Some Unrecognized Venetian Woven Fabrics, &laquo;Victoria and Albert Museum Yearbook&raquo;, I, 1969, pp. 53-63; D. Jacoby, Dalla materia prima ai drappi tra Bisanzio, il Levante e Venezia: la prima fase dell&rsquo;industria serica veneziana, in La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, a cura di L. Mol&agrave;-R.C. M&uuml;ller-C. Zanier, Venezia 2000, pp. 265-304: pp. 282-288.\">17<\/a><\/sup>. Se la tecnica di realizzazione dei due tessuti si richiama quindi ad un Oriente pi\u00f9 vicino e familiare, quando, tuttavia, ci si volge a considerare l\u2019aspetto ornamentale, la cultura di riferimento muta repentinamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo esemplare, proveniente dal feretro di Sant\u2019Antonio nella basilica del Santo a Padova (<a title=\"Fig. 4. Manifattura veneziana, seconda met\u00e0 del XIII secolo, telo funebre di Sant\u2019Antonio da Padova, &lt;i&gt;mezzaseta&lt;\/i&gt;, seta e lino, Padova, Basilica del Santo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros4.jpg\">Fig. 4<\/a>), si presenta con una struttura di losanghe continua, recante entro ogni rombo una palmetta ovoidale con una rosetta al centro, contenuta a sua volta da una piccola ruota perlinata<sup><a href=\"#footnote_17_464\" id=\"identifier_17_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Flury-Lemberg, The Fabrics from the Grave of St. Anthony of Padua, &laquo;Bulletin du CIETA&raquo;, LXI-LXII, 1985, pp. 56-72; Ead., Textile Conservation and Research, Bern 1988, cat. n. 66.\">18<\/a><\/sup>. Una versione pi\u00f9 elaborata di tale soluzione ornamentale si ritrova anche in alcune stoffe mamelucche coeve (<a title=\"Fig. 5. Manifattura mamelucca, inizio del XIV secolo, damasco, seta, Berlino, Kunstgewerbemuseum (inv. 75.342).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros5.jpg\">Fig. 5<\/a>), dove la maglia di losanghe \u00e8 prodotta da tralci fogliacei<sup><a href=\"#footnote_18_464\" id=\"identifier_18_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"KGMB inv. 75.342: O. von Falke, Kunstgeschichte der Seidenweberei, 1913, fig. 318; L.W. Mackie, Toward an Understanding of Mamluk Silks: National and International Considerations, &laquo;Muqarnas&raquo;, II, 1984, pp. 127-146, fig. 15; L. von Wilckens, Mittelalterliche Seidenstoffe, Berlin 1992, n. 99.\">19<\/a><\/sup>. Sebbene il movimento ondulato dei racemi orientali sia riprodotto e semplificato dalla pi\u00f9 rigida linea spezzata della <em>mezzaseta<\/em> veneziana, tuttavia, proprio l\u2019effetto complessivo del decoro straniero sembra rispettato, al punto che non si pu\u00f2 escludere una derivazione del tessuto italiano da analoghi manufatti islamici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disegno del secondo manufatto si richiama invece ai tessuti dell\u2019Asia mongola in una maniera cos\u00ec esplicita da poter essere considerato tra i pi\u00f9 antichi esempi di imitazione fedele dei <em>panni tartarici<\/em> in Occidente e di partecipazione italiana al repertorio decorativo internazionale (<a title=\"Fig. 6. Manifattura veneziana, XIII-XIV secolo, &lt;i&gt;mezzaseta&lt;\/i&gt;, seta e lino, Parigi, Mus\u00e9e National du Moyen Age (inv. cl. 21.864).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros6.jpg\">Fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_19_464\" id=\"identifier_19_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MMAP inv. cl. 21.864: S. Desrosiers, Soieries et autres textiles de l&rsquo;antiquit&eacute; au XVIe si&egrave;cle, Mus&eacute;e National du Moyen &Acirc;ge- Thermes de Cluny catalogue, Paris 2004, n. 136.\">20<\/a><\/sup>. Se si accosta la <em>mezzaseta<\/em> veneziana ad un esemplare orientale della tipologia delle stoffe <em>ad rotas<\/em>\u2019, quale il lampasso a leoni del museo Guimet (<a title=\"Fig. 7. Manifattura dell\u2019Asia centrale, met\u00e0 del XIII secolo, lampasso lanciato (&lt;i&gt;nasiccio&lt;\/i&gt;), seta e oro papirifero, Parigi, Mus\u00e9e Guimet (inv. MA 11576).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros7.jpg\">Fig. 7<\/a>), l\u2019affinit\u00e0 tra i due pezzi risulta davvero stringente. Nella traduzione italiana torna la struttura compositiva delle ruote abitate, di diametro pressoch\u00e9 identico e con la medesima lobatura; sono riproposti gli stessi leoni rampanti addossati e caratterizzati da una folta e vibrante criniera, mentre le sottili code dei quadrupedi ripetono il gioco sinuoso dell\u2019invenzione asiatica, sebbene terminino poi solo in un pennacchio fiorito e non nella testa mostruosa del modello mongolo. I tessitori italiani, certo, semplificano il lussuoso prototipo orientale e sostituiscono alcuni dettagli, come i grifi alati negli interspazi delle ruote o il fondo di nuvole a nastro, con i motivi pi\u00f9 occidentali e familiari dei volatili e dei racemi. Tuttavia, partecipano a pieno titolo alla <em>koin\u00e9<\/em> eurasiatica, dal momento che la variante nostrana pu\u00f2 legittimamente essere aggiunta all\u2019elenco delle diverse interpretazioni di una tipologia di diffusione internazionale. Come negli stessi anni era avvenuto nei khanati dell\u2019impero mongolo e in Egitto, gli artigiani veneziani imitano una formula decorativa proveniente dall\u2019estero, la realizzano in una tecnica locale e, selezionando alcuni motivi e scartandone altri, la modificano con particolari desunti dalla propria tradizione, come per l\u2019iconografia del leone tratta dal repertorio occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La capacit\u00e0 dei tessitori italiani di appropriarsi di un lessico straniero e di riprodurlo nella sua interezza \u00e8 ancor pi\u00f9 evidente in un\u2019altra serie tipologica, dove il processo di ricezione porta ad una imitazione cos\u00ec fedele dei modelli esotici da confermare la piena partecipazione degli artigiani nostrani al clima culturale eurasiatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le soluzioni decorative del repertorio tipologico dei <em>panni tartarici<\/em> una formula di grande fortuna \u00e8 quella delle maglie di ovali a doppia punta, generate da tralci ondulati e variamente abitate da animali, medaglioni e palmette (<a title=\"Fig. 8. Manifattura dell\u2019Iran, prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato, seta e oro membranaceo, Lione, Mus\u00e9e des Tissus (inv. 31.168).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros8.jpg\">Figg. 8<\/a>&#8211;<a title=\"Fig. 9. Manifattura mamelucca, prima met\u00e0 del XIV secolo, damasco, seta, Berlino, Kunstgewerbemuseum (inv. 98.273).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros9.jpg\">9<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_20_464\" id=\"identifier_20_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MHTL inv. 31.168: O. von Falke, Kunstgeschichte der Seidenweberei, 1913, fig. 295; A. Wardwell, Panni Tartarici. Eastern Islamic Silks Woven with Gold and Silver (13th and 14th Century), &laquo;Islamic Art&raquo;, III, 1988-1989, pp. 95-173: fig. 64; K. Otavsky-M. &lsquo;Abb\u0101s, Mittelalterliche Textilien I. &Auml;gypten, Persien und Mesopotamien, Spanien und Nordafrika, Riggsberg 1995, n. 124; KGMB inv. 98.273: L. von Wilckens, Mittelalterliche Seidenstoffe, 1992, n. 96.\">21<\/a><\/sup>. Due esemplari della prima met\u00e0 del XIV secolo ce ne presentano una particolare declinazione, caratterizzata da sottili tralci binati, ritmicamente fioriti in boccioli, e da medaglioni ovali dal profilo frastagliato. In questi ultimi sono racchiuse coppie addossate di quadrupedi, lepri in un caso e <em>khilins<\/em> nell\u2019altro, raffigurate nella medesima postura e ugualmente separate da un piccolo inserto vegetale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due tessuti rispecchiano pienamente il clima di circolazione artistica eurasiatica del secondo Medioevo, in quanto, pur presentando un decoro cos\u00ec simile, sono stati eseguiti in ambiti diversi, essendo il primo un lampasso lanciato di fattura iranica e il secondo un damasco mamelucco. Il medesimo stile internazionale, tuttavia, caratterizza anche il terzo manufatto della serie, riconosciuto dalla critica quale prodotto italiano della met\u00e0 del XIV secolo (<a title=\"Fig. 10. Manifattura italiana, met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato, seta, Berlino, Kunstgewerbemuseum (inv. 2117).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros10.jpg\">Fig. 10<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_21_464\" id=\"identifier_21_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"KGMB inv. 2117: A. Wardwell, Flight of the Phoenix: Crosscurrents in Late Thirteenth to Fourteenth Century Silk Patterns and Motifs, &laquo;Bulletin of The Cleveland Museum of Art&raquo;, LXXIV, 1987, pp. 2-35: fig. 33; L. von Wilckens, Mittelalterliche Seidenstoffe, 1992, n. 236.\">22<\/a><\/sup>. In questo lampasso ritroviamo la struttura compositiva generale di tralci binati e medaglioni, contenenti per\u00f2 coppie di pantere e di draghi, nonch\u00e9 dettagli di impressionante somiglianza ai prototipi stranieri, come la forma triangolare lungo la parte tondeggiante degli ovali, delimitata da steli secondari e dai punti di tangenza dei tralci maggiori, gi\u00e0 visibile nella stoffa egiziana. La risposta italiana all\u2019invenzione orientale sembra inoltre propendere a sviluppare l\u2019elemento fogliaceo in una dimensione naturalistica, accrescendo le dimensioni delle inflorescenze nelle intersezioni della maglia di ovali, variando maggiormente le forme dei boccioli e arricchendo la cornice frastagliata dei medaglioni, fino a trasformarla in una vera e propria corona floreale. Questa tendenza ad un movimento pi\u00f9 morbido e ad una rappresentazione pi\u00f9 veritiera del mondo vegetale ha forse origine dalla conoscenza di ulteriori prodotti asiatici, pi\u00f9 legati al contesto cinese, un dato che parrebbe confermato anche dall\u2019inserzione dei draghi attorcigliati su se stessi entro alcune delle formelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe dunque legittimo chiedersi quale sia stato effettivamente il modello seguito dagli artigiani nostrani, se mamelucco o dell\u2019Ilkhanato di Persia o, ancora, se sia necessario richiamarsi ad un altro esemplare orientale, oggi a noi sconosciuto. Nell\u2019impossibilit\u00e0 di stabilire un rapporto di filiazione diretta, tuttavia, la molteplicit\u00e0 di fonti plausibili per il tessuto italiano permette comunque di supporre l\u2019esistenza di un contesto particolarmente favorevole all\u2019imitazione e alla contaminazione di soluzioni straniere, dove la compresenza di pi\u00f9 oggetti esotici stimola la partecipazione occidentale alla <em>koin\u00e9<\/em>, facilitando anche a livello locale autonomi processi creativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si considera un altro lampasso lucchese della prima met\u00e0 del XIV secolo (<a title=\"Fig. 1. Manifattura italiana (Lucca?), prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato e broccato, seta e oro membranaceo, Firenze, Museo del Bargello (inv. 2298 C).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros1.jpg\">Fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_22_464\" id=\"identifier_22_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MNB inv. 2298 C: J. M. Tuchscherer, &Egrave;toffes merveilleuses du Mus&eacute;e Historique des Tissus de Lyon, 3 voll. Tokyo 1976, fig. 78; La seta. Tesori di un&rsquo;antica arte lucchese, catalogo della mostra a cura di D. Devoti, Lucca 1989, cat. n. 11; La seta islamica. Temi e influenze culturali, catalogo della mostra a cura di C.M. Suriano-S. Carboni, Firenze 1999, cat. n. 13.\">23<\/a><\/sup>, nel quale compaiono chiari riferimenti al mondo straniero, spiegare gli esiti delle manifatture italiane solo in termini di adeguamento allo stile internazionale eurasiatico non sembra per\u00f2 sufficiente, dal momento che alla riproposizione fedele dei modelli esotici pare aggiungersi un\u2019altra componente tutta europea. La struttura compositiva per bande orizzontali di diverso spessore si richiama infatti ai <em>panni tartarici ad listas<\/em>, cos\u00ec come l\u2019iconografia della fenice &#8211; <em>feng-huang <\/em>con un tralcio fiorito nel becco deriva dalla fauna cinese, mentre i motivi di riempimento geometrici, le iscrizioni pseudocufiche nelle righe minori e le grandi palmette a mandorla in quelle maggiori rimandano al repertorio islamico medio orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, a questi elementi se ne accompagnano altri che non hanno paralleli nelle produzioni asiatiche e sono da considerarsi, piuttosto, come il frutto di una autonoma ricerca espressiva. La soluzione straniera della partitura ritmica in righe di diverso spessore viene rivoluzionata, imponendo al decoro un pi\u00f9 marcato sviluppo orizzontale e dando pi\u00f9 spazio e continuit\u00e0 alle bande maggiori, che acquistano un carattere per cos\u00ec dire narrativo, come se si trattasse di un ambiente unitario e reale, una sorta di palcoscenico, dove rappresentare un\u2019azione articolata nel tempo e nello spazio. Le palmette islamiche diventano alberi e sotto le loro fronde passano leoni, mentre i tralci decorativi alla base delle inflorescenze si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0, generando un effetto di terreno reale in cui si muovono i felini. Al contempo, la tendenza ad un accentuato naturalismo e ad uno spiccato dinamismo nel trattamento delle forme animali e vegetali, proprio della tradizione tessile estremo orientale, viene prontamente recepita dagli artigiani italiani, che eleggono i motivi \u2018alla cinese\u2019 come quelli pi\u00f9 indicati per dar vita all\u2019immagine, trasferendo anche al bestiario romanico preesistente le medesime caratteristiche stilistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la figurazione nel complesso assume una dimensione aneddotica, accentuata dalla vivacit\u00e0 con cui sono tradotti gli animali e da una sorta di antropomorfismo fisico ed emotivo, evidente nel muso dei leoni passanti o nella pupilla mobile e vigile delle fenici, cosicch\u00e9, attraverso la drammatizzazione dell\u2019ornamento, l\u2019immagine si trasforma quasi in una sorta di gioco o <em>divertissement<\/em>. Se dunque il manufatto ha un\u2019indubbia componente orientaleggiante, in virt\u00f9 dei singoli temi impiegati di matrice esotica, l\u2019effetto finale complessivo risulta essere invece pienamente gotico, tanto per l\u2019inedita dimensione spaziale quanto per il tono di <em>dr\u00f4lerie<\/em>, con cui viene tradotto l\u2019iniziale stimolo straniero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne <em>La costruzione del passato nella pittura del secolo XIX<\/em> Francis Haskell scrive, trattando delle possibili fonti d\u2019ispirazione per l\u2019opera a soggetto storico di Antoine-Jean Gros <em>Carlo V giunge per visitare la chiesa di Saint-Denis, ricevuto da Francesco I, accompagnato dai suoi figli e dai maggiorenti della sua corte <\/em>del 1812: \u00abNaturalmente, il Mus\u00e9e des Monuments Fran\u00e7ais non \u201cfu causa\u201d del sorgere dello storicismo romantico cos\u00ec come i primi scavi di Pompei ed Ercolano non \u201cfurono causa\u201d del sorgere del neoclassicismo. Ma senza dubbio il concentrarsi di tanto materiale ebbe un ruolo straordinariamente importante nello stimolare l\u2019immaginario degli artisti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_464\" id=\"identifier_23_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Haskell, La costruzione del passato nella pittura del secolo XIX, in Le metamorfosi del gusto. Studi su arte e pubblico nel XVIII e XIX secolo, Torino 1989, p. 194.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si cambiassero i termini della questione, questa affermazione, bench\u00e9 riferita ad un contesto diverso, potrebbe tranquillamente adattarsi anche alla situazione del tardo Medioevo, allorch\u00e9 si prenda in considerazione il rapporto tra i tessuti orientali e il rinnovamento delle manifatture tessili italiane del Trecento. Il caso del lampasso del Bargello (fig. 1) mostra infatti come la diffusa presenza in Europa di sete straniere sia stata senza dubbio un fattore determinante per i successivi sviluppi occidentali e, tuttavia, non possa essere interpretata come unica causa, diretta e scatenante, di un fenomeno artistico dalle radici pi\u00f9 profonde e non circostanziali. Si ha anzi l\u2019impressione che l\u2019elevata concentrazione di tessuti asiatici in Europa abbia rappresentato un fattore di potenziamento e una cassa di risonanza per istanze artistiche gi\u00e0 proprie dell\u2019Occidente, uno strumento per concretizzare una ricerca nata in modo autonomo, piuttosto che l\u2019origine prima e il motore di questo percorso. La risposta italiana alle suggestioni orientali, se da una parte pu\u00f2 essere letta come partecipazione alla <em>koin\u00e9 <\/em>internazionale, per soddisfare il desiderio di esotico del mercato europeo pienamente in linea con il gusto tessile eurasiatico, d\u2019altro canto, coincide con le tendenze della cultura figurativa occidentale trecentesca, mostrando come l\u2019esotismo serico possa essere considerato a pieno titolo una delle componenti del gotico europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi termini, dunque, \u00e8 necessario introdurre accanto ai concetti di influenza e di migrazione interculturale quello di <em>chinoiserie<\/em>, cos\u00ec come siamo soliti impiegarlo per descrivere quel fenomeno artistico e di costume del XVII e del XVIII secolo, caratterizzato da un cosciente riferimento al mondo estremo orientale, inteso, per\u00f2, pi\u00f9 come fonte d\u2019ispirazione ideale che come reale interlocutore dell\u2019Occidente. Lo stile ornamentale \u2018alla cinese\u2019 \u00e8 infatti un\u2019invenzione squisitamente europea, nata per decorare quei manufatti (lacche, tessuti, porcellane etc.), la cui tecnica di realizzazione \u00e8 stata effettivamente introdotta dall\u2019Estremo Oriente e per i quali era necessario elaborare un linguaggio espressivo e un repertorio formale, apparentemente adeguati alla loro matrice esotica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi di accostare la <em>chinoiserie <\/em>moderna all\u2019esotismo tessile trecentesco acquista validit\u00e0, quando si confrontino i tempi e le forme della loro realizzazione. Seguendo l\u2019intuizione di Hugh Honour, che ha interpretato le vicende della cineseria come la storia della visione occidentale dell\u2019Oriente e come l\u2019espressione artistica di tale immaginario, \u00e8 possibile individuare tre passaggi concatenati (arrivo e apprezzamento dei manufatti stranieri; imitazione fedele; rielaborazione autonoma), ai quali se ne pu\u00f2 eventualmente aggiungere un quarto (reflusso verso Oriente), indispensabili perch\u00e9 si possa parlare di un vero e proprio gusto alla cinese<em> <\/em>e non di semplice influenza, prestito o sopravvivenza formale<sup><a href=\"#footnote_24_464\" id=\"identifier_24_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Honour, L&rsquo;arte della Cineseria: immagine del Catai, Firenze 1963, p. 6.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo momento della cineseria \u00e8 determinato dall\u2019arrivo in Europa di manufatti stranieri immediatamente percepiti come esotici, ossia appartenenti ad una diversa cultura e, in quanto tali, apprezzati sul mercato occidentale. Non necessariamente si ha piena coscienza dell\u2019esatta origine di ciascun prodotto e, anzi, pi\u00f9 di frequente tutto si trasforma in un Oriente indistinto e senza tempo, in cui l\u2019assenza di precise coordinate storiche e geografiche accresce la fascinazione dell\u2019Europa per queste opere, alimentandone il desiderio di possesso. Questa condizione coincide pienamente con la situazione del tardo Medioevo, quando le stoffe orientali, definite genericamente <em>tartariche<\/em>, apparvero in gran numero in Occidente, grazie alle nuove dimensioni del commercio internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio il gusto diffuso per tali manufatti spinge in un secondo momento gli artisti nostrani ad una imitazione fedele degli oggetti stranieri, tanto per apprendere il segreto della loro fattura \u2013 emblematica in questo senso la ricerca della composizione chimica della porcellana avviata fin dal XV secolo \u2013, quanto per soddisfare la richiesta di un pubblico variegato, per il quale gli originali asiatici non erano sempre economicamente accessibili. Anche in questo caso, testimonianze materiali e fonti indirette, come la menzione di una \u00abtunicellam de panno tartarico sive lucano\u00bb nell\u2019inventario di Clemente V del 1311, confermano la capacit\u00e0 dei tessitori italiani di assimilare pienamente i modelli asiatici e di riprodurli nel dettaglio<sup><a href=\"#footnote_25_464\" id=\"identifier_25_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario del Tesoro papale a Perugia, redatto per Clemente V (1311) in Regesti Clementis papae V, nunc primum editum editum cura et studio Monachorum O.S.B., Appendices, I, Roma, 1892, p. 422.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la conoscenza, l\u2019apprezzamento e l\u2019imitazione delle opere orientali sono passaggi necessari per preparare il campo al sorgere della <em>chinoiserie<\/em>, perch\u00e9 si possa effettivamente parlare di questo fenomeno \u00e8 necessario inoltre che, alla riproduzione fedele di manufatti esotici, segua una terza fase di ulteriore elaborazione degli stimoli stranieri. \u00c8 questo il momento della creazione occidentale pi\u00f9 libera, dove, prendendo in prestito una terminologia kubleriana, entra in gioco un bisogno che gi\u00e0 esiste al di l\u00e0 della presenza o meno di un\u2019influenza estera. In questo senso si potrebbe considerare l\u2019oggetto esotico come risposta scelta, ma non univoca, ad una domanda preesistente e non quale motore di un problema. Tale quesito di natura non solo artistica, ma in termini pi\u00f9 vasti culturale, varia a seconda delle circostanze storiche, e, tuttavia, riflette un comune atteggiamento mentale tipico della civilt\u00e0 europea, ossia quello del ricercare alle regioni periferiche della propria conoscenza uno strumento per soddisfare un particolare bisogno sorto entro la tradizione occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi ad esempio al \u2018mito del buon selvaggio\u2019 sviluppato dalla tradizione illuminista: le popolazioni extraeuropee vengono rappresentate come paradigma vivente dello \u2018stato di natura\u2019, ossia di un concetto gi\u00e0 proprio del dibattito filosofico occidentale dell\u2019epoca. L\u2019ingresso di queste civilt\u00e0 straniere nella sfera delle conoscenze geografiche dell\u2019Europa non porta infatti al sorgere della questione sull\u2019ordinamento sociale, bens\u00ec diviene un campo dove proiettare e verificare un pensiero e una dottrina preesistenti<sup><a href=\"#footnote_26_464\" id=\"identifier_26_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Todorov, Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversit&agrave; umana, Torino 1991, pp. 311-331.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alle produzioni artistiche, non solo la <em>chinoiserie <\/em>\u00e8 dunque accostabile ad altre analoghe mode esotiche come l\u2019egittomonia o quella \u2018alla turca\u2019, ma le sue origini culturali possono essere considerate affini a quelle che in et\u00e0 contemporanea spinsero gli artisti ad interessarsi alla grafica giapponese o alle maschere africane per sviluppare le loro personali ricerche sui principi della visione. Possiamo quindi definire questa fase della <em>chinoiserie<\/em> come quella della creazione di un Oriente inventato, ossia della libera appropriazione e interpretazione delle soluzioni asiatiche da parte degli artigiani occidentali che, sulla base di quanto appena conosciuto dai diversi mondi extraeuropei, delle personali esperienze figurative pregresse e di un immaginario non vincolato dal rispetto di una particolare tradizione, sfruttano le nuove suggestioni, plasmandole entro un nuovo linguaggio originale sempre meno condizionato dai reali prototipi esteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il Medioevo \u00e8 noto come tra Duecento e Trecento tutte le espressioni artistiche si siano orientate verso un\u2019inedita rappresentazione dell\u2019universo sensibile, dando pi\u00f9 spazio agli aspetti profani del mondo e, sulla scia della predicazione francescana, aprendosi alla natura e all\u2019umano. Le definizioni proposte per definire questa epoca (\u2018gotica\u2019, \u2018cortese\u2019, \u2018cittadina\u2019 o \u2018protoumanista\u2019) valorizzano di volta in volta una delle componenti di un periodo storico dalle molte anime e, allo stesso tempo, profondamente unitario, dove il seme della moderna identit\u00e0 europea si manifesta e si rafforza in ogni aspetto della cultura e del pensiero occidentali. Muta la percezione estetica e le arti, in tempi e con forme diverse, si adeguano, senza che ci\u00f2 venga a minare la loro profonda coesione: tematiche quali la rappresentazione spaziale, il sentimento della natura o l\u2019incarnazione del divino in forme terrene coinvolgono infatti tanto le cosiddette arti maggiori che tutto il sistema delle produzioni minori, applicate o suntuarie, sebbene in ogni ambito gli strumenti adottati per la ricerca espressiva siano diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Relativamente all\u2019industria serica, in questi decenni gli artisti italiani si trovarono di fronte all\u2019esigenza di superare la tradizione tessile precedente, attraverso l\u2019esplorazione di nuove tecniche e sistemi ornamentali che permettessero una maggiore libert\u00e0 rispetto alle soluzioni anteriori ancora di stampo romanico e bizantino. Il gusto diffuso per la policromia, la preziosit\u00e0 dei materiali e la loro stratificazione, visibile ad esempio nei coevi lavori di oreficeria, e, parallelamente, la maggior attenzione all\u2019universo della natura con le sue forme dinamicamente variate e al mondo del fantastico, inteso pi\u00f9 come gioco leggero e raffinata <em>dr\u00f4lerie<\/em> che come orrido e <em>mirabilia<\/em>, mal si accordavano infatti con gli strumenti offerti dai pesanti tessuti suntuari, come gli sciamiti, e con il loro rigido repertorio decorativo degli orbicoli e degli animali araldici di lontanissima ascendenza sasanide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, dunque, l\u2019arrivo in Europa dei <em>panni tartarici<\/em> rappresenta tanto una ventata di assoluta novit\u00e0 per il pubblico quanto un vastissimo serbatoio, al quale le manifatture tessili italiane potevano attingere per indirizzare le proprie produzioni in quella direzione gotica e moderna che gi\u00e0 permeava la cultura figurativa occidentale. Le sete orientali infatti mostravano una via per ottenere effetti di preziosit\u00e0 materica, vibrazione luministica e tridimensionale cangiantismo in tipologie come i velluti, i lampassi broccati in oro, le armature raso e i damaschi. Inoltre proponevano inedite strutture compositive, dove direttrici curvilinee e asimmetriche percorrevano uno spazio continuo e unitario, abitato e vivificato da un bestiario di creature sconosciute. Infine, racchiudevano il mondo della natura e ne sapevano riproporre le pi\u00f9 sottili variazioni vegetali. Avendo a disposizione una fonte cos\u00ec feconda, la risposta europea fu pressoch\u00e9 immediata e avvenne nella forma dell\u2019appropriazione, della contaminazione e della <em>chinoiserie<\/em> vera e propria, in quanto i tessitori italiani accostarono e mescolarono Orienti diversi, li arricchirono di nuove invenzioni ed espressero nel linguaggio straniero e nelle forme esotiche tutta la fantasia occidentale trecentesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo il caso di un lampasso italiano della prima met\u00e0 del XIV secolo, conservato al Kunstgewerbe Museum di Colonia (fig. 2)<sup><a href=\"#footnote_27_464\" id=\"identifier_27_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"KGMK inv. D 1042: O. von Falke, Kunstgeschichte der Seidenweberei, 1913, fig. 338; D. Devoti, L&rsquo;arte del tessuto, 1974, n. 34; B. Markowsky, Europ&auml;ische Seidengewebe des 13.-18. Jahrhunderts, K&ouml;ln, 1976, n. 11; La seta, 1989, cat. n. 12; L. von Wilckens, Mittelalterliche Seidenstoffe, 1992, n. 245.\">28<\/a><\/sup>: ancora una volta i singoli motivi impiegati appartengono al repertorio dei <em>panni tartarici<\/em> e mostrano la libert\u00e0 degli artisti occidentali nel contaminare stimoli di diversa provenienza, ad esempio, nell\u2019iconografia dei volatili fantastici, dove la postura in volo ad ali spiegate e il lungo piumaggio caudale denotano una conoscenza delle fonti estremo orientali, mentre la piccola testa tonda si richiama ai pappagalli araldici delle stoffe bizantine ed islamiche del XIII secolo. Similmente, il variegato ed elegante repertorio floreale che sboccia da sottili tralci ondulati mantiene viva la memoria delle composizioni diagonali e della flora cinese. Al contempo, per\u00f2, la disposizione del modulo decorativo sulla superficie tessile denota un intento figurativo nuovo, dal momento che, attraverso la compresenza e la sovrapposizione di due differenti strutture ornamentali, quella generata dall\u2019andamento sinusoidale dei racemi e quella legata al moto diagonale degli uccelli su direttrici opposte, si produce un inedito effetto di profondit\u00e0 spaziale. Il volo degli animali, infatti, sembra davvero avvenire su un piano sfalsato rispetto a quello degli intrecci vegetali, al punto che, con un\u2019invenzione del tutto italiana e originale, i corpi e le code dei volatili nascondono alla vista piccole porzioni dei tralci a loro retrostanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima fase della <em>chinoiserie <\/em>coincide infine con un confronto diretto tra i frutti della moda \u2018alla cinese\u2019 e i suoi primitivi modelli stranieri, quando l\u2019invenzione europea refluisce in Asia, condizionandone le produzioni artistiche destinate al mercato internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un caso tipico per l\u2019epoca moderna \u00e8 quello dei velluti rinascimentali. Nel corso del XV e del XVI secolo Venezia ebbe come referente privilegiato per il commercio di sete preziose orientali l\u2019impero ottomano, le cui manifatture, in particolare quelle di Bursa, erano particolarmente apprezzate in Europa. Assecondando la propria vocazione imprenditoriale, la  Serenissima si risolse presto ad imitare presso gli <em>ateliers<\/em> lagunari questi tessuti al fine di ridurre i costi dell\u2019importazione. Le stoffe veneziane in stile turco ebbero un tale successo da soppiantare quasi gli originali stranieri nel mercato del lusso, al punto che si cre\u00f2 un\u2019inversione del flusso commerciale per tali manufatti dall\u2019Italia a Costantinopoli. Ancor pi\u00f9 significativamente, la risposta asiatica non si fece attendere, cosicch\u00e9 gli artigiani di Bursa cominciarono a produrre a loro volta imitazioni delle sete veneziane orientaleggianti per riconquistare le piazze europee<sup><a href=\"#footnote_28_464\" id=\"identifier_28_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H.J. Schmidt, Turkish Brocade and Italian Imitations, &laquo;The Art Bulletin&raquo;, XV, 1933, pp. 374-383.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene per le produzioni medievali non sia possibile ricostruire cos\u00ec nel dettaglio le dinamiche del mercato, anche tra i tessuti orientaleggianti trecenteschi si ritrovano tipologie che rispecchiano tutte le fasi della <em>chinoiserie<\/em>, compreso il momento finale del reflusso. Numerose attestazioni materiali e fonti indirette documentano come tra le stoffe tartariche diffuse in Europa i tessuti <em>de opere minuto<\/em> abbiano goduto di grande fortuna, venendo impiegate in contesti di eccellenza, come il parato di Benedetto XI a Perugia. Un\u2019ulteriore prova del loro grado di apprezzamento si ritrova in un gruppo di manufatti lucchesi, la cui produzione inizia circa nel secondo decennio del XIV secolo e si protrae per gran parte del Trecento, come attesta anche uno dei primi esemplari di damasco, conservato a Lione (MHTL inv. 27.239).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi tessuti, definibili come lampassi a piccoli motivi, ripropongono la soluzione straniera delle dimensioni ridotte del decoro, dell\u2019impiego delle trame auree e del trattamento naturalistico e variato dei motivi ornamentali vegetali e animali, traducendolo, per\u00f2, con una libera interpretazione, in forme occidentali, ossia introducendo nel mondo della natura estremo orientale un minuscolo e vivace bestiario di cani, cervi, leoni, volpi e animali fantastici di pieno gusto gotico (<a title=\"Fig. 11. Manifattura lucchese, prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato e broccato, seta e oro membranaceo, Lione, Mus\u00e9e des Tissus (inv. 22.776bis).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros11.jpg\">Figg. 11<\/a>&#8211;<a title=\"Fig. 12. Manifattura lucchese, prima met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato e broccato, seta e oro membranaceo, Lione, Mus\u00e9e des Tissus (inv. 22.777).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros12.jpg\">12<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_29_464\" id=\"identifier_29_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MHTL inv. 22.776bis: M.L. Rosati, Esotismo e chinoiserie, 2009, pp. 292-293, n. 153; MHTL inv. 22.777: D. Devoti, L&rsquo;arte del tessuto in Europa, 1974, n. 46; M.L. Rosati, Esotismo e chinoiserie, 2009, p. 293, n. 154.\">30<\/a><\/sup>. In alcuni casi, inoltre, la flora asiatica \u00e8 sostituita da un elemento pi\u00f9 familiare ed europeo come la foglia di vite dal profilo frastagliato, una tipica invenzione italiana, la cui ideazione pu\u00f2 aver avuto luogo dall\u2019adattamento delle suggestioni straniere al contesto locale (<a title=\"Fig. 13. Manifattura lucchese, secondo quarto del XIV secolo, lampasso lanciato, seta e oro membranaceo, Cleveland, Cleveland Museum of Art (inv. 1971.75).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros13.jpg\">Fig. 13<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_30_464\" id=\"identifier_30_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"CMA inv. 1971.75: M.L. Rosati, Esotismo e chinoiserie, 2009, p. 295, n. 171.\">31<\/a><\/sup>. Nel volgere di pochi anni, inoltre, proprio questo motivo si ritrova in alcuni manufatti dell\u2019Iran occidentale, documentando cos\u00ec come la foglia di vite italiana fosse stata adottata anche nel clima artistico della <em>koin\u00e9 <\/em>internazionale e in quei <em>panni tartarici <\/em>che anteriormente ne avevano ispirato l\u2019ideazione (<a title=\"Fig. 14. Manifattura dell\u2019Iran occidentale, met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato, seta e oro membranaceo, Lione, Mus\u00e9e des Tissus (inv. 28.340).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros14.jpg\">Figg. 14<\/a>&#8211;<a title=\"Fig. 15. Manifattura dell\u2019Iran, met\u00e0 del XIV secolo, lampasso lanciato, seta e oro membranaceo, Prato, Museo del Tessuto (inv. 81.01.04).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ros15.jpg\">15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_31_464\" id=\"identifier_31_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"MHTL inv. 28.340: A. Wardwell, Panni Tartarici, 1988-1989, fig. 68; M.L. Rosati, Esotismo e chinoiserie, 2009, p. 294, n. 157; MTP inv. 81.01.04: O. von Falke, Kunstgeschichte der Seidenweberei, 1913, fig. 299; A. Wardwell, Panni Tartarici, 1988-1989, fig. 70; L. von Wilckens, Mittelalterliche Seidenstoffe, 1992, n. 246; S. Desrosiers, Soieries et autres textiles, 2004, n. 176.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La definizione di \u2018influenza estremo orientale\u2019 \u00e8 dunque un concetto complesso, che racchiude al suo interno componenti e fenomeni culturali diversi, ma strettamente compenetrati nelle vicende dell\u2019esotismo tessile italiano. I processi di migrazione artistica e tecnologica, la percezione eurasiatica del <em>medium <\/em>serico, la relazione tra l\u2019orientalismo e il gusto gotico e i meccanismi della <em>chinoiserie<\/em> concorrono insieme a delineare un momento importante della storia europea, dove l\u2019oggetto tessile assume un ruolo fondamentale. Poich\u00e9 questo fenomeno incarna, prima ancora che una moda di provenienza estera, l\u2019esito di una ricerca squisitamente europea, \u00e8 necessario, per concludere, riconsiderare alcune delle premesse teoriche dalle quali studiosi come Roland Lightbown sono partiti per affrontare il problema dell\u2019esotismo nell\u2019arte italiana<sup><a href=\"#footnote_32_464\" id=\"identifier_32_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Lightbown, Oriental Art and the Orient in Late Renaissance and Baroque Italy, &laquo;The Journal of The Warburg and Courtaud Institutes&raquo;, XXXII, 1969, pp. 228-279; Id., L&rsquo;esotismo, in Storia dell&rsquo;arte italiana, parte III, III. Conservazione, falso, restauro, a cura di F. Zeri, Torino, 1981, pp. 443-487.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel saggio <em>L\u2019esotismo <\/em>lo storico dell\u2019arte inglese muove dal presupposto che l\u2019ambito della decorazione risulti essere il pi\u00f9 idoneo alla ricezione di stimoli stranieri, dal momento che nella tradizione artistica occidentale incarna una sorta di campo libero alla sperimentazione, meno condizionato dall\u2019esistenza di una canone culturale forte e vincolante, come pu\u00f2 essere quello dell\u2019arte religiosa. Nonostante l\u2019Europa abbia conosciuto epoche di forte rigidit\u00e0 estetica, i motivi e le forme esotici sono comunque riusciti a penetrare nel contesto occidentale perch\u00e9 \u00abnulla pu\u00f2 influenzare il gusto, neppure le ortodossie artistiche e tanto meno quelle politiche e religiose\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_464\" id=\"identifier_33_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Lightbown, L&rsquo;esotismo, 1981, pp. 447-448.\">34<\/a><\/sup>. Se pensiamo infatti al contrastato rapporto culturale della cristianit\u00e0 con il mondo islamico e al peso che, tuttavia, le espressioni artistiche di questo ultimo ebbero negli sviluppi occidentali, possiamo concordare pienamente con questa affermazione e, anzi, la possiamo estendere anche al campo dell\u2019implementazione tecnologica, un settore ugualmente permeabile ai suggerimenti provenienti da altre civilt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la conclusione teorica di Lightbown risulta meno condivisibile, quando giunge a considerare la storia degli oggetti e degli stili esotici nel panorama italiano come \u00abquella delle mode decorative e non di un\u2019arte in cerca di nuove espressioni profonde\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_464\" id=\"identifier_34_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, p. 448.\">35<\/a><\/sup>. Tale convinzione, derivata forse dall\u2019aver affrontato il problema partendo solo da testimonianze pi\u00f9 tarde, dal XV secolo in poi, e dall\u2019aver mantenuto una distinzione troppo netta tra arti maggiori e arti minori e tra decorazione e figurazione, viene infatti a cadere nel momento in cui si valutino l\u2019orientalismo tardo medievale e gli esiti dell\u2019esotismo sulle produzioni tessili italiane del Trecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio come ipotizzato dallo studioso, nei manufatti serici occidentali i modelli stranieri favoriscono una rivoluzione entro il sistema decorativo. Del resto, la libert\u00e0 dell\u2019ornamento di attingere a diversi universi culturali risiede proprio nella sua funzione e nel suo significato pi\u00f9 profondo: la decorazione \u00e8 infatti un\u2019informazione aggiunta al soggetto primario e uno strumento per qualificare e concentrare l\u2019attenzione sul messaggio da trasmettere. Il suo potere dunque non sta tanto in ci\u00f2 che concretamente rappresenta, quanto piuttosto nel modo in cui lo esprime, al fine di valorizzare al meglio il contenuto principale a cui \u00e8 subordinata<sup><a href=\"#footnote_35_464\" id=\"identifier_35_464\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il significato della decorazione, per le sue funzioni e i suoi strumenti espressivi: E.H. Gombrich, Il senso dell&rsquo;ordine. Studio sulla psicologia dell&rsquo;arte decorativa, Torino 1984.\">36<\/a><\/sup>. In questi termini il tessuto serico rappresenta nel suo utilizzo sociale la forma artistica che pi\u00f9 incarna la funzione decorativa. Il prodotto tessile \u00e8 infatti concepito per ornare persone, luoghi o oggetti preziosi, le cui caratteristiche di eccellenza si trasferiscono a loro volta sul manufatto, che deve riflettere fisicamente tali qualit\u00e0 simboliche e spirituali. Per adeguarsi a questo scopo, \u00e8 necessario che il manufatto manifesti concretamente il valore nobilitante di cui \u00e8 portatore, e che lo faccia attraverso il suo aspetto materiale, divenendo cos\u00ec a sua volta oggetto di decorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso delle stoffe suntuarie trecentesche l\u2019accettazione e l\u2019appropriazione di formule straniere \u00e8 stata certo incentivata dal fatto che le soluzioni esotiche furono considerate le pi\u00f9 idonee per realizzare al meglio quei contenuti nobilitanti, propri della funzione decorativa tessile, a prescindere dall\u2019originario significato delle singole forme. Qualit\u00e0 come la luminosit\u00e0, il movimento dinamico e variato del disegno, la preziosit\u00e0 della fattura e delle materie prime, ricercate per rappresentare l\u2019elevata condizione di chi o cosa era ornato dal manufatto serico, trovavano per il gusto europeo la loro migliore espressione proprio nelle tecniche e nelle forme straniere, che per questo motivo furono accolte e imitate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure il senso dell\u2019orientalismo trecentesco non riguarda solo l\u2019ambito della decorazione, perch\u00e9, parallelamente, riflette un pi\u00f9 vasto mutamento dell\u2019orizzonte percettivo dell\u2019arte italiana nel XIV secolo: il passaggio da una dimensione statica e araldica a forme pi\u00f9 dinamiche e narrative nel disegno delle stoffe, attraverso l\u2019adozione e la rielaborazione di stimoli orientali, coincide infatti con analoghe innovazioni e sperimentazioni in altri settori artistici per conseguire un avvicinamento al mondo della natura e per adeguare la cultura figurativa alla nuova sensibilit\u00e0 dell\u2019epoca. Si tratta dunque di un percorso che incarna proprio quella ricerca di \u00abnuove espressioni profonde\u00bb, che Lightbown nega all\u2019esotismo italiano e che, invece, \u00e8 testimoniato pienamente anche da un\u2019arte cosiddetta decorativa e minore, come quella tessile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Questo articolo propone una sintesi dei temi trattati in M.L. Rosati, <em>Esotismo e chinoiserie. Influenze estremo orientali nell\u2019arte tessile italiana del Medioevo (XIII-XIV secolo)<\/em>, Tesi di Perfezionamento, Scuola Normale Superiore di Pisa, a.a. 2009 (consultabile presso la Biblioteca della Scuola Normale). Parte della ricerca, relativa alla diffusione dei <em>panni tartarici <\/em>in Europa \u00e8 pubblicata nel precedente numero di \u00abOADI\u00bb con il titolo <em>Migrazioni tecnologiche e interazioni culturali. La diffusione dei tessuti orientali nell\u2019Europa del XIII e del XIV secolo<\/em>, testo a cui si rimanda per i riferimenti ai manufatti asiatici citati nel presente saggio.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_464\" class=\"footnote\">O. von Falke, <em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, Berlin 1913, pp. 34-35, 39-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_464\" class=\"footnote\"> G. Sangiorgi, <em>Del colore e dello stile nelle stoffe antiche<\/em>, in <em>Contributi allo studio dell\u2019arte tessile<\/em>, Milano-Roma s.d., pp. 11- 20: p. 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_464\" class=\"footnote\">Id., <em>Le stoffe e le vesti tombali di Cangrande I della Scala<\/em>, in <em>Contributi allo studio dell\u2019arte tessile<\/em>, s.d., pp. 35-57: pp. 47-48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_464\" class=\"footnote\">L\u2019esistenza di un\u2019influenza estremo orientale e il verificarsi di una <em>chinoiserie<\/em> tessile medievale sono riconosciuti ad esempio da Donata Devoti, Agnes Geijer e Brigitte Tietzel. Cfr. D. Devoti, <em>L\u2019arte del tessuto in Europa<\/em>, Milano 1974, pp. 17-21; A. Geijer, <em>A History of Textile Art<\/em>, London 1979, pp. 146-148; B. Tietzel, <em>Italianische Seidengewebe des 13., 14. und 15. Jahrhunderts<\/em>, K\u00f6ln1984, pp. 50-53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_464\" class=\"footnote\">M. Baxandall, <em>Excursus contro la definizione di \u2018influenza\u2019<\/em>, in <em>Forme dell\u2019intenzione. Sulla spiegazione storica delle opere d\u2019arte<\/em>, Torino 2000, pp. 88-92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_464\" class=\"footnote\">M. Bacci, <em>L\u2019arte: circolazione di modelli e interazioni culturali<\/em>, in <em>Storia d\u2019Europa e del Mediterraneo. Dal Medioevo all\u2019et\u00e0 della globalizzazione, <\/em>a cura di S. Carocci, IX. <em>Strutture, preminenze, lessici comuni<\/em>, Roma 2007, pp. 581-632.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_464\" class=\"footnote\">Per il concetto di sopravvivenza: H. Focillon, <em>Sopravvivenze e risvegli formali<\/em>, in <em>I percorsi delle forme. I testi e le teorie<\/em>, a cura di M. Mazzocut Mis, Milano 1997, pp. 125-142.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_464\" class=\"footnote\">Il ruolo culturale del <em>medium <\/em>tessile nel continente eurasiatico \u00e8 stato oggetto di indagine approfondita in M.L. Rosati, <em>Usi sociali e funzioni culturali dei tessuti serici<\/em>, in <em>Esotismo e chinoiserie<\/em>, 2009, cap. V, pp. 211-257.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_464\" class=\"footnote\">L. Golombek, <em>The Draped Universe of Islam<\/em>, in <em>Content and Context of Visual Arts in Islamic World<\/em>, a cura di P.P. Soucek, Philadelphia 1988, pp. 25-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_464\" class=\"footnote\">L. Golombek, <em>The Draped Universe<\/em>, 1988, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_464\" class=\"footnote\">Per la terminologia tessile storica in Cina, nel mondo mongolo e in quello islamico: G. Hanyu, <em>Soieries de Chine<\/em>, Paris 1987; T.T. Allsen, <em>Commodity and Exchange in the Mongol Empire. <\/em><em>A Cultural History of Islamic Textiles<\/em>, Cambridge 1997, pp. 71-96; R.B. Serjeant, <em>Islamic Textiles<\/em><em>. Material for a History up to the Mongol Conquest<\/em>, Beirut 1972; M. Lombard, <em>Les textiles dans le Monde Musulman du VII<sup>e<\/sup> au\u00a0 XII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, Paris-La Haye-New York 1978, pp. 238-268.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_464\" class=\"footnote\">La casa di un importante mercante come Francesco di Marco Datini appare relativamente spoglia nei componenti d\u2019arredo fissi ed \u00e8 solo immaginando la disposizione nelle stanze di tutti i drappi, le cortine e i tendaggi conservati nei cassoni, che si pu\u00f2 avere un\u2019idea della ricchezza e dell\u2019elevata posizione sociale del personaggio. Cfr. I. Origo, <em>The Merchant of Prato Francesco di Marco Datini<\/em>; London 1957, pp. 221-239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_464\" class=\"footnote\">M. Lombard, <em>Les textiles dans le Monde Musulman<\/em>, 1978, p. 15, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_464\" class=\"footnote\">Per il rapporto tra la decorazione ceramica del palazzo e le produzioni tessili: L. Komaroff, <em>The Transmission and Dissemination of a New Visual Language<\/em>, in <em>The Legacy of Genghis Khan. Courtly Art and Culture in Western Asia, 1256-1353<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. Komaroff-S. Carboni, New Haven-London 2002, pp. 168-195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_464\" class=\"footnote\">M. Kemp, <em>\u201cWrought by No Artist\u2019s Hand\u201d: the Natural, the Artificial, the Exotic and the Scientific in Some Artifacts from the Renaissance<\/em>, in<em> Reframing the Renaissance, Visual Culture in Europe and Latin America 1450-1650<\/em>, a cura di C. Farago, New Haven-London 1995, pp. 177-196: p. 179.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_464\" class=\"footnote\">Per il gusto delle produzioni suntuarie nel tardo Medioevo: S. Mosher Stuard, <em>Gilding the Market. Luxury and Fashion in Fourteenth-Century Italy<\/em>, Philadelphia 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_464\" class=\"footnote\">Per la produzione di <em>mezzesete<\/em> bizantine e per gli esordi dell\u2019industria veneziana: R.S. Lopez, <em>Silk Industry in the Byzantine Empire<\/em>, \u00abSpeculum\u00bb, XX, 1945, pp. 1-42; A. Muthesius, <em>The Byzantine Silk Industry: Lopez and beyond<\/em>, \u00abJournal of Medieval History\u00bb, XIX, 1993, pp. 1-67; D. Jacoby, <em>Silk in Western Byzantium before the Fourth Crusade<\/em>, in <em>Trade, Commodities and Shipping in the Medieval Mediterranean<\/em>, Aldershot-Brookfield 1997, pp. 452-500: pp. 473-475; D. King, <em>Some Unrecognized Venetian Woven Fabrics<\/em>, \u00abVictoria and Albert Museum Yearbook\u00bb, I, 1969, pp. 53-63; D. Jacoby, <em>Dalla materia prima ai drappi tra Bisanzio, il Levante e Venezia: la prima fase dell\u2019industria serica veneziana<\/em>, in <em>La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo<\/em>, a cura di L. Mol\u00e0-R.C. M\u00fcller-C. Zanier, Venezia 2000, pp. 265-304: pp. 282-288.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_464\" class=\"footnote\">M. Flury-Lemberg, <em>The Fabrics from the Grave of St. Anthony of Padua<\/em>, \u00abBulletin du CIETA\u00bb, LXI-LXII, 1985, pp. 56-72; Ead., <em>Textile Conservation and Research<\/em>, Bern 1988, cat. n. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_464\" class=\"footnote\">KGMB inv. 75.342: O. von Falke, <em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, 1913, fig. 318; L.W. Mackie, <em>Toward an Understanding of Mamluk Silks: National and International Considerations<\/em>, \u00abMuqarnas\u00bb, II, 1984, pp. 127-146, fig. 15; L. von Wilckens, <em>Mittelalterliche Seidenstoffe<\/em>, Berlin 1992, n. 99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_464\" class=\"footnote\"> MMAP inv. cl. 21.864: S. Desrosiers, <em>Soieries et autres textiles de l\u2019antiquit\u00e9 au XVIe si\u00e8cle, Mus\u00e9e National du Moyen \u00c2ge- Thermes de Cluny catalogue<\/em>, Paris 2004, n. 136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_464\" class=\"footnote\">MHTL inv. 31.168: O. von Falke, <em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, 1913, fig. 295; A. Wardwell, <em>Panni Tartarici. <\/em><em>Eastern Islamic Silks Woven with Gold and Silver (13th and 14th Century)<\/em>, \u00abIslamic Art\u00bb, III, 1988-1989, pp. 95-173: fig. 64; K. Otavsky-M. \u2018Abb\u0101s, <em>Mittelalterliche Textilien I. \u00c4gypten, Persien und Mesopotamien, Spanien und <\/em><em>Nordafrika<\/em>, Riggsberg 1995, n. 124; KGMB inv. 98.273: L. von Wilckens, <em>Mittelalterliche Seidenstoffe<\/em>, 1992, n. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_464\" class=\"footnote\">KGMB inv. 2117: A. Wardwell, <em>Flight of the Phoenix: Crosscurrents in Late Thirteenth to Fourteenth Century Silk Patterns and Motifs<\/em>, \u00abBulletin of The Cleveland Museum of Art\u00bb, LXXIV, 1987, pp. 2-35: fig. 33; L. von Wilckens, <em>Mittelalterliche Seidenstoffe<\/em>, 1992, n. 236.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_464\" class=\"footnote\">MNB inv. 2298 C: J. M. Tuchscherer, <em>\u00c8toffes merveilleuses du Mus\u00e9e Historique des Tissus de Lyon<\/em>, 3 voll. Tokyo 1976, fig. 78; <em>La seta. Tesori di un\u2019antica arte lucchese<\/em>, catalogo della mostra a cura di D. Devoti, Lucca 1989, cat. n. 11; <em>La seta islamica. Temi e influenze culturali<\/em>, catalogo della mostra a cura di C.M. Suriano-S. Carboni, Firenze 1999, cat. n. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_464\" class=\"footnote\">F. Haskell, <em>La costruzione del passato nella pittura del secolo XIX<\/em>, in <em>Le metamorfosi del gusto. Studi su arte e pubblico nel XVIII e XIX secolo<\/em>, Torino 1989, p. 194.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_464\" class=\"footnote\">H. Honour, <em>L\u2019arte della<\/em> <em>Cineseria: immagine del Catai<\/em>, Firenze 1963, p. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_464\" class=\"footnote\">Inventario del Tesoro papale a Perugia, redatto per Clemente V (1311) in <em>Regesti Clementis papae V, nunc primum editum editum cura et studio Monachorum O.S.B.<\/em>, <em>Appendices<\/em>, I, Roma, 1892, p. 422.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_464\" class=\"footnote\">T. Todorov, <em>Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversit\u00e0 umana<\/em>, Torino 1991, pp. 311-331.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_464\" class=\"footnote\">KGMK inv. D 1042: O. von Falke, <em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, 1913, fig. 338; D. Devoti, <em>L\u2019arte del tessuto<\/em>, 1974, n. 34; B. Markowsky, <em>Europ\u00e4ische Seidengewebe des 13.-18. Jahrhunderts<\/em>, K\u00f6ln, 1976, n. 11; <em>La seta<\/em>, 1989, cat. n. 12; L. von Wilckens, <em>Mittelalterliche Seidenstoffe<\/em>, 1992, n. 245.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_464\" class=\"footnote\">H.J. Schmidt, <em>Turkish Brocade and Italian Imitations<\/em>, \u00abThe Art Bulletin\u00bb, XV, 1933, pp. 374-383.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_464\" class=\"footnote\">MHTL inv. 22.776bis: M.L. Rosati, <em>Esotismo e chinoiserie<\/em>, 2009, pp. 292-293, n. 153; MHTL inv. 22.777: D. Devoti, <em>L\u2019arte del tessuto in Europa<\/em>, 1974, n. 46; M.L. Rosati, <em>Esotismo e chinoiserie<\/em>, 2009, p. 293, n. 154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_464\" class=\"footnote\">CMA inv. 1971.75: M.L. Rosati, <em>Esotismo e chinoiserie<\/em>, 2009, p. 295, n. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_464\" class=\"footnote\">MHTL inv. 28.340: A. Wardwell, <em>Panni Tartarici<\/em>, 1988-1989, fig. 68; M.L. Rosati, <em>Esotismo e chinoiserie<\/em>, 2009, p. 294, n. 157; MTP inv. 81.01.04: O. von Falke, <em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, 1913, fig. 299; A. Wardwell, <em>Panni Tartarici<\/em>, 1988-1989, fig. 70; L. von Wilckens, <em>Mittelalterliche Seidenstoffe<\/em>, 1992, n. 246; S. Desrosiers, <em>Soieries et autres textiles<\/em>, 2004, n. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_464\" class=\"footnote\">R. Lightbown, <em>Oriental Art and the Orient in Late Renaissance and Baroque Italy<\/em>, \u00abThe Journal of The Warburg and Courtaud Institutes\u00bb, XXXII, 1969, pp. 228-279; Id., <em>L\u2019esotismo<\/em>, in <em>Storia dell\u2019arte italiana<\/em>, parte III, III. <em>Conservazione, falso, restauro<\/em>, a cura di F. Zeri, Torino, 1981, pp. 443-487.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_464\" class=\"footnote\">R. Lightbown, <em>L\u2019esotismo<\/em>, 1981, pp. 447-448.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_464\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, p. 448.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_464\" class=\"footnote\">Per il significato della decorazione, per le sue funzioni e i suoi strumenti espressivi: E.H. Gombrich, <em>Il senso dell\u2019ordine. Studio sulla psicologia dell\u2019arte decorativa<\/em>, Torino 1984.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_464\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>m.rosati@sns.it Migrazioni tecnologiche e interazioni culturali. Chinoiserie ed esotismo nell\u2019arte tessile italiana del XIII e del XIV secolo* DOI: 10.7431\/RIV02022010 La relazione tra le produzioni <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=464\" title=\"Maria Ludovica Rosati\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":734,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/464"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=464"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1492,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/464\/revisions\/1492"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/734"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}