{"id":44,"date":"2010-06-13T04:31:41","date_gmt":"2010-06-13T04:31:41","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=44"},"modified":"2013-06-13T01:11:40","modified_gmt":"2013-06-13T01:11:40","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=44","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it<\/p>\n<h3>La Madonna di Curzio Compagni per la Cattedrale di Ascoli Piceno. Il modello in cartapesta, la forma lignea, la statua d\u2019argento<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV01062010<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso il Museo Diocesano di Ascoli Piceno \u00e8 conservata la <em>Madonna<\/em><em> di Loreto <\/em>d\u2019argento realizzata dall\u2019argentiere e fonditore fiorentino Curzio Compagni tra il 1614 e il 1618 (<a title=\"Fig.1. Curzio Compagni, Madonna di Loreto, argento. Ascoli Piceno, Museo Diocesano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/mon1.jpg\">Fig. 1<\/a>). La Madonna, di grandezza poco inferiore al naturale (h.135), \u00e8 raffigurata in piedi, vestita di un lungo abito stretto in vita da una cintura, con un ampio manto che le copre la testa e avvolge parzialmente la figura; col braccio sinistro sorregge il piccolo Ges\u00f9 di cui stringe un piedino con la mano destra. Il Bambino, dal volto paffuto e sorridente incorniciato da lunghi boccoli, in atteggiamento benedicente e col globo crocifero in mano, indossa una tunichetta con un drappo che gli copre le gambe. Entrambi i personaggi recano sul capo una corona d&#8217;argento, sbalzata e cesellata, con gemme colorate<sup><a href=\"#footnote_0_44\" id=\"identifier_0_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le due corone oggi sul capo della Madonna e del Bambino sono quelle realizzate nel 1675 dagli argentieri ascolani Annibale Borri e Francesco Salvi, mentre quelle originarie, perdute, vennero fatte dal Compagni che torn&ograve; appositamente in Ascoli nel 1621, al momento dell&rsquo;inaugurazione della statua. Tutte le notizie documentarie relative alla realizzazione della statua, conservate presso l&rsquo;Archivio Capitolare di Ascoli Piceno, sono state pubblicate da G. FABIANI, Artisti del Sei-Settecento in Ascoli, Ascoli Piceno 1961, pp. 227-236 (II ed. Acquaviva Picena 2009, pp. 235-243).\">1<\/a><\/sup>. La scultura \u00e8 realizzata a sbalzo, con le lucenti superfici finemente incise e cesellate per definire i tratti fisionomici, le ciocche dei capelli (che nella parte posteriore della testa del Bambino presentano una lavorazione incompleta), i motivi rabescati del tessuto che risaltano lisci contro il fondo sabbiato, mentre una meticolosa e minutissima punzonatura opacizza il manto profilato da un bordo a decori vegetali stilizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iconografia \u00e8 propriamente quella della <em>Madonna di Loreto<\/em> &#8211; la Vergine stante col capo coperto da un ampio manto e sorreggente il Figlio col globo crucifero, entrambi coronati &#8211;\u00a0 un\u2019iconografia che si era andata definendo sulla base di un\u2019antica immagine lignea, conservata nella Santa Casa di Loreto, distrutta da un incendio nel 1921. Quel modello iconografico si era diffuso ed era gi\u00e0 stato ripreso ed elaborato negli anni 1582-1583 da Girolamo Lombardi nella statua in bronzo destinata alla nicchia centrale del primo ordine della facciata della Basilica lauretana<sup><a href=\"#footnote_1_44\" id=\"identifier_1_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Girolamo Lombardi (1505\/6-1584\/89), collaboratore a Venezia del Sansovino dal quale deriva il gusto per l&rsquo;antico, con fratelli e figli lavora alle opere in bronzo della Basilica di Loreto realizzando, oltre alla Madonna col Bambino, i battenti della porta centrale e vari arredi.\">2<\/a><\/sup>. In un breve giro di anni, il modello avrebbe conosciuto una notevole diffusione in tutte le Marche, come prova, appunto, la statua ascolana di Curzio Compagni, realizzata nel primo ventennio del \u2018600.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019opera si conosce con precisione tutto l\u2019iter creativo. Del 12 dicembre 1614 \u00e8 la decisione del Capitolo della Cattedrale di realizzare la statua, auspicata dalle istanze del celebre predicatore cappuccino, padre Bonifacio Stabili. Peraltro, dopo la vittoria dei cristiani nella battaglia di Lepanto, si era diffusa una particolare devozione per la Madonna di Loreto, ulteriormente sostenuta, alla fine del Cinquecento, dal papa ascolano Sisto V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Capitolo avvi\u00f2 pertanto una raccolta di fondi che comport\u00f2 il reperimento e la fusione di argenterie sacre, vecchie e inutilizzabili, e il coinvolgimento del Consiglio dei Cento (o degli Anziani), che governava la citt\u00e0, e quindi delle famiglie pi\u00f9 in vista di Ascoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 1615 giungeva agli Anziani una lettera da parte del cardinale Felice Centini, \u00a0originario di Polesio (Ascoli), allora vescovo di Macerata, nella quale si raccomandava, per la realizzazione della statua, l\u2019orefice fiorentino Curzio Compagni<sup><a href=\"#footnote_2_44\" id=\"identifier_2_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Felice Centini, cardinale dal 1611, noto predicatore appartenente all&rsquo;Ordine dei Minori Conventuali, era stato esponente dell&rsquo;Inquisizione e aveva partecipato ai processi contro Galileo. La lettera &egrave; pubblicata da G. FABIANI, Artisti&hellip;., 1961, p.310.\">3<\/a><\/sup>. Il Consiglio dei Cento teneva il Centini in grande considerazione nella speranza di una sua elezione al papato ed era particolarmente sensibile ai suoi suggerimenti e alle sue non poche raccomandazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Curzio Compagni era un orafo e fonditore di origine fiorentina: potrebbe sembrare strana la sua convocazione per un\u2019opera destinata ad \u00a0Ascoli \u00a0che, in passato, era stata un importante centro di produzione orafa e aveva dato i natali a Pietro Vannini, il grande artista autore della statua d\u2019argento di sant\u2019Emidio del locale Museo Diocesano (1487). Ma nel corso del \u2018500, dopo l\u2019esaurimento della scuola orafa (parenti e seguaci) del Vannini, si era verificata una lenta, ma inarrestabile involuzione che determinava, all\u2019inizio del XVII secolo, la necessit\u00e0 di ricorrere ad artefici forestieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo nulla dell\u2019attivit\u00e0 toscana del Compagni, n\u00e9 quando e perch\u00e9 era arrivato nelle Marche. Forse vi era giunto assieme ad altri artisti toscani presenti nelle Marche dalla fine del \u2018500, come il pittore Andrea Boscoli o l\u2019orafo e fonditore Fabio Cafaggi<sup><a href=\"#footnote_3_44\" id=\"identifier_3_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;attivit&agrave; di Fabio Cafaggi, collaboratore di Giambologna e autore del Busto di san Romualdo (1601) per l&rsquo;omonima chiesa di Fabriano, cfr. B. MONTEVECCHI, Oreficeria toscana nelle Marche, in Marche e Toscana. Terre di grandi maestri tra Quattro e Seicento, a cura di S.Blasio, Ospedaletto 2007, pp. 261-276.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti documentarie ricordano molte opere dell\u2019artista, tutte perdute, alcune realizzate da solo, altre col Cafaggi o con il fonditore Pier Paolo Iacometti<sup><a href=\"#footnote_4_44\" id=\"identifier_4_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con Fabio Cafaggi, il Compagni realizza un lampadario in bronzo con figure in alto e bassorilievo per la chiesa di San Francesco, a Macerata, un ciborio d&rsquo;oro con base d&rsquo;argento, numerosi calici e altro. Nel 1594 l&rsquo;artefice &egrave; citato per la stima di un boccale, nel 1596 &egrave; impegnato a realizzare una croce processionale in oro, argento e pietre preziose per la confraternita del SS.mo Sacramento; nel 1614 esegue un&rsquo;altra croce d&rsquo;argento per la Confraternita di San Carlo. Nel 1623 collabora con il recanatese Pier Paolo Iacometti (uno dei bronzisti attivi a Loreto) per il modello in creta della statua in bronzo del cardinale legato Carlo Emanuele Pio di Savoia da porre nella piazza maggiore, sempre a Macerata (la statua venne poi ridotta ad un busto in bronzo completato da una doratura per la quale &egrave; stato ipotizzato un ulteriore intervento del Compagni). Nel 1625 gli vengono consegnate dieci piastre d&rsquo;argento per una croce &laquo;da farsi per andare a Roma&raquo; e nel 1626, infine, &egrave; ricordato in un atto in cui l&rsquo;orafo Angelo Torneri gli restituisce dell&rsquo;argento.\">5<\/a><\/sup>. Nel 1615 Curzio Compagni viene pagato per il modello in creta dello stemma del cardinale Felice Centini, vescovo di Macerata: forse a seguito di questo lavoro, il cardinale invia al Consiglio degli Anziani di Ascoli la lettera di raccomandazione sopra citata. Vi era allegato un \u2018memoriale\u2019, a firma dello stesso Compagni, che dichiarava la propria maestria, assicurando &#8220;di fare statove [sic] in qualsivoglia modo, \u00f2 sia di getto [fusione], \u00f2 di piastra cesellata [sbalzo e cesello], senza cedere \u00e0 qualsivoglia di detta professione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artefice fiorentino ottiene dunque il lavoro, che gli viene affidato con un atto<strong> <\/strong>del 21 aprile 1617<sup><a href=\"#footnote_5_44\" id=\"identifier_5_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. FABIANI, Artisti&hellip;, 1961, pp.311-312.\">6<\/a><\/sup><em>.<\/em> Nel meticoloso capitolato si legge che il lavoro sarebbe stato fatto in una fucina messa a disposizione dai committenti, mentre il Compagni avrebbe provveduto alle attrezzature (mantici, martelli e altro). Si accenna anche alla pigione di una casa in cui l\u2019artefice avrebbe abitato nei nove mesi di permanenza ad Ascoli, comprendente il nolo per due materassi. Ulteriori accordi erano presi con tre artefici ascolani, Mercurio e Tommaso Cacilli e Guerriero Trasi, oltre che con un altro orafo fiorentino, Giovanni Francesco Rondini, per estrarre l&#8217;oro da vari rottami di propriet\u00e0 della chiesa, da potere reimpiegare. La realizzazione della statua richiese un tempo maggiore del previsto e dur\u00f2 pi\u00f9 di un anno, dal 9 luglio 1617 al 9 ottobre 1618.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso di recenti lavori di restauro e riordino nell\u2019Episcopio di Ascoli, e a seguito delle ricerche per una pubblicazione sulla Cattedrale<sup><a href=\"#footnote_6_44\" id=\"identifier_6_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Cattedrale di Ascoli Piceno, a cura di A.A. Amadio &ndash; L.Morganti &ndash; M.Picciolo, Ascoli Piceno 2008.\">7<\/a><\/sup>, sono stati esaminati due manufatti, una statua lignea con testa in bronzo e una statua in cartapesta argentata, riconoscibili come \u00a0impiegati durante la realizzazione della <em>Madonna<\/em> d\u2019argento ed esplicitamente citati nel documento di allogazione. Nel contratto si precisa, infatti, che il Compagni si impegnava a lavorare la statua &#8220;<em>tutta d&#8217;argento tirato tutto a martello<\/em>, <em>conforme al modello fatto da lui quale oggi si ritrova in Ascoli<\/em>\u201d. Inoltre, allo scultore venivano consegnati vari materiali da impiegarsi nel lavoro che dovevano essere restituiti, se in eccesso; alla fine dell\u2019elenco si precisa che si tratta delle \u201crobbe\u201d (pece, carbone, ferri, cera, rame, eccetera) \u201c\u2026<em>che sin\u2019a quest\u2019hora sono state date a Messer Curtio per gettare la testa della statua\u201d. <\/em>I committenti, poi, avrebbero pagato il falegname che doveva \u2018abbozzare\u2019 il legno sul quale si sarebbero battute le lamine d\u2019argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quella data, quindi, cio\u00e8 alla stipula del contratto, il 21 aprile 1617, il Compagni aveva gi\u00e0 fuso una testa, proposta verosimilmente dallo scultore come \u2018prova d\u2019artista\u2019 da sottoporre ai committenti, a conferma della sua perizia anche come \u2018scultore in bronzo\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, aveva gi\u00e0 proposto un \u2018modello\u2019 che, alla firma del contratto, gi\u00e0 si trovava in Ascoli. Il modello era qualcosa di affine al bozzetto che presentavano i pittori, ma doveva essere realizzato in modo tridimensionale, offrendo una specie di facsimile che rendesse effettivamente l\u2019idea di come sarebbe stata la statua d\u2019argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preparazione di questi oggetti \u2018intermedi\u2019 era necessaria per la realizzazione dell\u2019opera finale. Quei manufatti potevano poi essere reimpiegati in bottega, fino ad essere consumati e rovinati (come succedeva prevalentemente ai cartoni per gli affreschi, spesso riutilizzati) e, comunque, venivano generalmente dispersi e\/o distrutti al termine della loro funzione pratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui l\u2019 interesse dei due manufatti ascolani che non solo confermano l\u2019iter del lavoro, ma ne offrono anche una rarissima testimonianza superstite. Il \u2018modello\u2019 richiesto dai committenti \u00e8 una statua in cartapesta modellata e argentata (<a title=\"Fig.2. Curzio Compagni, Madonna di Loreto, modello in cartapesta argentata. Ascoli Piceno, Museo Diocesano\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/mon2.jpg\">Fig. 2<\/a>) che, al momento del ritrovamento<sup><a href=\"#footnote_7_44\" id=\"identifier_7_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La statua &egrave; stata ritrovata nei depositi dell&rsquo;Episcopio ascolano dall&rsquo;architetto Michele Picciolo durante i lavori di restauro e riordino da lui diretti.\">8<\/a><\/sup>, era in pessime condizioni, priva della testa e mancante della figura del Bambino<strong>. <\/strong>Mentre quest\u2019ultima risulta tuttora dispersa, la testa \u00e8 stata rinvenuta in un secondo momento ed \u00e8 una specie di \u2018maschera\u2019 comprendente il viso e il velo della Madonna. Assieme al modello, il Compagni aveva presentato una testa della Madonna fusa in bronzo (<a title=\"Fig.3. Curzio Compagni, Testa della Madonna di Loreto, bronzo. Ascoli Piceno, Cattedrale, sacrestia\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/mon3.jpg\">Fig. 3 <\/a>) : \u00e8 in forma di \u2018maschera\u2019, come quella del modello in cartapesta, e anch\u2019essa si conserva tuttora, montata su una scultura lignea collocata in una nicchia nella parete di fondo della sacrestia del Duomo di Ascoli. Tale collocazione faceva s\u00ec che la scultura si vedesse malissimo: forse per questo nessuno si era mai soffermato su quest\u2019opera, tradizionalmente ritenuta una statua moderna (seicentesca?) su cui era stata innestata la testa in bronzo, probabile reperto classico: l\u2019astratta classicit\u00e0 dell\u2019immagine, infatti, poteva giustificare l\u2019ipotesi del reimpiego di un pezzo di epoca romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione del citato studio sulle opere della Cattedrale<sup><a href=\"#footnote_8_44\" id=\"identifier_8_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. MONTEVECCHI, Gli arredi lignei, in La  Cattedrale&hellip;, 2008, pp.154-163.\">9<\/a><\/sup>, \u00e8 stato possibile\u00a0 esaminare la statua (<a title=\"Fig.4. Curzio Compagni, Madonna di Loreto, forma in legno. Ascoli Piceno, Cattedrale, sacrestia\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/mon4.jpg\">Fig. 4<\/a>) e notarne le affinit\u00e0 formali con la  Madonna di Curzio Compagni, nonch\u00e9 la particolare struttura \u2018schiacciata\u2019, simile a quella della scultura d\u2019argento. Anche la testa in bronzo si \u00e8 rivelata non a tutto tondo, ma una specie di maschera ad altorilievo dalla fisionomia uguale alla testa della Madonna argentea, innestata sul corpo di legno, alla base del collo, mediante due perni<strong>. <\/strong>E\u2019 stato cos\u00ec possibile riconoscere in questa testa quella \u2018fusa\u2019 prima della realizzazione della statua d\u2019argento che viene citata nel contratto. Sotto il profilo stilistico, \u00e8 probabile che il Compagni si sia ispirato alle classicheggianti figure realizzate in anni di poco precedenti da altri scultori e bronzisti attivi nelle Marche, in particolare nel grande cantiere della Basilica di Loreto, vicinissima a Macerata, dove l\u2019artista lavorava e che certamente conosceva. Si possono citare, per esempio, le preziose testine di gusto tardo-antico con cui fratelli Lombardi ornano gli stipiti della porta centrale della Basilica di Loreto (1599- 1605): piccole figure dal solido collo tornito, col volto morbido e regolare, i capelli fluenti acconciati in modo elaborato, qui, invece, semplicemente sciolti e coperti dal velo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statua lignea sui cui \u00e8 innestata la testa, invece, dovrebbe essere il legno \u2018abbozzato\u2019 dal falegname di cui si parla nel contratto, utilizzato per battere le lamine d\u2019argento. Questa ipotesi sembra confermata dal fatto che la scultura presenta un modellato piuttosto\u00a0 sommario, ancorch\u00e9 presumibilmente fatto sulla base di un disegno o di un bozzetto progettuale del Compagni, ed \u00e8 realizzata con un tronco pieno (adatto a ricevere colpi), forse in legno di noce, dipinto di scuro. Sono intagliati a parte il braccio destro e il Bambino, di altro legno, pi\u00f9 leggero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come evidenziato al momento del restauro<sup><a href=\"#footnote_9_44\" id=\"identifier_9_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il restauro &egrave; stato eseguito nel 2000 da Tuccio Sante Guido (Roma).\">10<\/a><\/sup>, la statua d\u2019argento \u00e8 fatta in lamina piuttosto sottile ed \u00e8 costituita da due grandi valve, assemblate tra loro con ribattini d\u2019argento e saldature in lega tenera. La scultura lignea \u00e8 la \u2018forma\u2019 impiegata per lo sbalzo della lamina, dunque un raro esempio di \u2018strumento di lavoro\u2019, non distrutto o reimpiegato, ma rimasto in dotazione alla Cattedrale e conservato forse perch\u00e9 completato con la pi\u00f9 preziosa e accurata testa fusa in bronzo. Era forse questa la statua in legno che alla fine del \u2018700, per motivi di sicurezza, veniva comunemente esposta in Cattedrale al posto di quella d\u2019argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stretta correlazione tra le tre sculture (il modello in cartapesta, la forma in legno, l\u2019opera finita in lamina d\u2019argento), oltre che dall\u2019identit\u00e0 iconografica, \u00e8 confermata dalle misure quasi esattamente corrispondenti, con uno scarto di pochi centimetri: quella in argento \u00e8 alta cm 138 (153 con corona); la statua in legno \u00e8 alta cm 144 (24 x 34 la maschera); quella in cartapesta \u00e8 alta cm 135. Va notato che quest\u2019ultima, a differenza della statua in argento e del modello ligneo che presentano la Madonna calzata con scarpe, \u00e8 invece realizzata a piedi nudi<sup><a href=\"#footnote_10_44\" id=\"identifier_10_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sia la statua in cartapesta che quella lignea sono state restaurate nel 2009, a cura della Soprintendenza BSAE delle Marche-Urbino, sotto la direzione della scrivente, da Rossana Allegri (Montefiore Conca), che ringrazio anche per la cortese collaborazione alla stesura di questa nota. La scultura lignea, dipinta con un pigmento nero con un componente ad effetto &lsquo;metallizzato&rsquo;, forse reso con grafite, per accompagnare il corpo alla testa in bronzo, non ha posto gravi problemi: &egrave; stata disinfestata e consolidata, e sono state ricollocate le parti pericolanti o staccate e quelle ricostruite perch&eacute; mancanti (dita).Pi&ugrave; complesso l&rsquo;intervento sulla statua in cartapesta che, al momento del ritrovamento, mancava del viso, dei piedi, di un braccio e di parte del panneggio, oltre a presentare una lunga fenditura che interessava la parte posteriore.Tutti i frammenti recuperati sono stati riapplicati al corpo che &egrave; stato sostenuto inserendo al suo interno una struttura portante in legno ed &egrave; stata ricostruita la parte del braccio che sosteneva il Bambino sulla base di una documentazione fotografica. E&rsquo; stata infine accuratamente fermata e pulita la superficie argentata e leggermente meccata, stesa su un bolo rosso o giallo.\">11<\/a><\/sup><strong>. <\/strong>Il riconoscimento delle relazioni tra queste tre opere, al di l\u00e0 della diversa qualit\u00e0 artistica e del diverso stato di conservazione, \u00e8 dunque\u00a0 interessante perch\u00e9 costituisce uno dei rarissimi casi in cui si \u00e8 conservato il \u2018materiale di lavoro\u2019, oltre all\u2019opera finita. Si tratta, inoltre, di un\u2019ulteriore conferma di quello che le fonti documentarie e lo studio delle tecniche artistiche ci dicono essere stato il procedimento (disegni, bozzetti, modelli) che precedeva la fattura dell\u2019opera definitiva. \u00c8 anche da notare come la committenza (o forse fu lo stesso Compagni a proporlo) richieda l\u2019esecuzione di un lavoro a fusione (la testa), ancorch\u00e9 la Madonna dovesse essere realizzata a sbalzo: ci\u00f2 a conferma della perizia del maestro fiorentino in entrambe le tecniche e a riprova della capacit\u00e0 degli artisti del tempo di passare indifferentemente da un tipo di produzione ad un altro, dove l\u2019operato dello scultore e fonditore si fondeva con quello dell\u2019orafo, senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lavorazione &#8211; forse anche per questa dettagliata preparazione &#8211; si protrasse molto pi\u00f9 del previsto, non senza contrasti tra i Canonici e il Compagni che fu accusato perfino di essersi impossessato di parte dell&#8217;argento, finendo in carcere. Tutto venne poi superato e l\u2019opera fu accolta dai committenti con grande plauso. Il 15 luglio 1621, nel corso di una fastosa e complessa cerimonia religiosa e civile, la statua veniva fatta entrare in Ascoli per prenderne simbolicamente possesso. Un raro opuscolo del tempo<sup><a href=\"#footnote_11_44\" id=\"identifier_11_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.LENTI, Publica supplicatio argenteae Virginis Asculi celebrata, Macerata 1621, p.14.\">12<\/a><\/sup> descrive con dovizia di particolari la consegna delle chiavi alla Vergine, la teatrale e affollata processione, gli ampollosi discorsi fino all&#8217;incoronazione tra squilli di trombe, rulli di tamburi, rombi di artiglierie e suono di campane: &#8220;<em>Nihil umquam maius sol vidisse videtur<\/em>&#8221; commenta il cronista contemporaneo. Curzio Compagni veniva definito &#8220;<em>in aurificio ed aere rite fundendo eleganterque disponendo artifex minime ignobilis<\/em>&#8220;, cio\u00e8\u00a0 \u2018grande orafo ed elegante scultore in bronzo\u2019. La statua, poi, avrebbe ispirato i poeti locali come Marcello Giovanetti<sup><a href=\"#footnote_12_44\" id=\"identifier_12_44\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. GIOVANETTI, Poesie, Roma 1626, pp.219-220.\">13<\/a><\/sup>, che cos\u00ec conclude un suo sonetto : \u201dAscoli or tu, ch\u2019in puro argento impressa \/ hai gran Diva del Ciel, vivi sicura \/ ch\u2019esser non puoi dal crudo Averno oppressa. \/ Questo scudo immortal, ch\u2019armi non cura, \/ fia tua difesa, e questa imago stessa \/ sar\u00e0 fatal custodia alle tue mura\u201d.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_44\" class=\"footnote\">Le due corone oggi sul capo della Madonna e del Bambino sono quelle realizzate nel 1675 dagli argentieri ascolani Annibale Borri e Francesco Salvi, mentre quelle originarie, perdute, vennero fatte dal Compagni che torn\u00f2 appositamente in Ascoli nel 1621, al momento dell\u2019inaugurazione della statua. Tutte le notizie documentarie relative alla realizzazione della statua, conservate presso l\u2019Archivio Capitolare di Ascoli Piceno, sono state pubblicate da G. FABIANI, <em>Artisti del Sei-Settecento in Ascoli<\/em>, Ascoli Piceno<em> <\/em>1961, pp. 227-236 (II ed. Acquaviva Picena 2009, pp. 235-243).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_44\" class=\"footnote\">Girolamo Lombardi (1505\/6-1584\/89), collaboratore a Venezia del Sansovino dal quale deriva il gusto per l\u2019antico, con fratelli e figli lavora alle opere in bronzo della Basilica di Loreto realizzando, oltre alla <em>Madonna col Bambino<\/em>, i battenti della porta centrale e vari arredi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_44\" class=\"footnote\">Felice Centini, cardinale dal 1611, noto predicatore appartenente all\u2019Ordine dei Minori Conventuali, era stato esponente dell\u2019Inquisizione e aveva partecipato ai processi contro Galileo. La lettera \u00e8 pubblicata da G. FABIANI, <em>Artisti\u2026.<\/em>, 1961, p.310.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_44\" class=\"footnote\">Sull\u2019attivit\u00e0 di Fabio Cafaggi, collaboratore di Giambologna e autore del <em>Busto di san Romualdo<\/em> (1601) per l\u2019omonima chiesa di Fabriano, cfr. B. MONTEVECCHI, <em>Oreficeria toscana nelle Marche<\/em>, in <em>Marche e Toscana<\/em>. <em>Terre di grandi maestri tra Quattro e Seicento<\/em>, a cura di S.Blasio, Ospedaletto 2007, pp. 261-276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_44\" class=\"footnote\">Con Fabio Cafaggi, il Compagni realizza un lampadario in bronzo con figure in alto e bassorilievo per la chiesa di San Francesco, a Macerata, un ciborio d\u2019oro con base d\u2019argento, numerosi calici e altro. Nel 1594 l\u2019artefice \u00e8 citato per la stima di un boccale, nel 1596 \u00e8 impegnato a realizzare una croce processionale in oro, argento e pietre preziose per la confraternita del SS.mo Sacramento; nel 1614 esegue un\u2019altra croce d\u2019argento per la Confraternita di San Carlo. Nel 1623 collabora con il recanatese Pier Paolo Iacometti (uno dei bronzisti attivi a Loreto) per il modello in creta della statua in bronzo del cardinale legato Carlo Emanuele Pio di Savoia da porre nella piazza maggiore, sempre a Macerata (la statua venne poi ridotta ad un busto in bronzo completato da una doratura per la quale \u00e8 stato ipotizzato un ulteriore intervento del Compagni). Nel 1625 gli vengono consegnate dieci piastre d\u2019argento per una croce \u00abda farsi per andare a Roma\u00bb e nel 1626, infine, \u00e8 ricordato in un atto in cui l\u2019orafo Angelo Torneri gli restituisce dell\u2019argento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_44\" class=\"footnote\">Cfr. FABIANI, <em>Artisti\u2026<\/em>, 1961, pp.311-312.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_44\" class=\"footnote\"><em>La Cattedrale<\/em><em> di Ascoli Piceno<\/em>, a cura di A.A. Amadio &#8211; L.Morganti &#8211; M.Picciolo, Ascoli Piceno 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_44\" class=\"footnote\">La statua \u00e8 stata ritrovata nei depositi dell\u2019Episcopio ascolano dall\u2019architetto Michele Picciolo durante i lavori di restauro e riordino da lui diretti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_44\" class=\"footnote\">B. MONTEVECCHI, <em>Gli arredi lignei<\/em>, in <em>La  Cattedrale<\/em><em>\u2026<\/em>, 2008, pp.154-163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_44\" class=\"footnote\">Il restauro \u00e8 stato eseguito nel 2000 da Tuccio Sante Guido (Roma).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_44\" class=\"footnote\">Sia la statua in cartapesta che quella lignea sono state restaurate nel 2009, a cura della Soprintendenza BSAE delle Marche-Urbino, sotto la direzione della scrivente, da Rossana Allegri (Montefiore Conca), che ringrazio anche per la cortese collaborazione alla stesura di questa nota. La scultura lignea, dipinta con un pigmento nero con un componente ad effetto \u2018metallizzato\u2019, forse reso con grafite, per accompagnare il corpo alla testa in bronzo, non ha posto gravi problemi: \u00e8 stata disinfestata e consolidata, e sono state ricollocate le parti pericolanti o staccate e quelle ricostruite perch\u00e9 mancanti (dita).Pi\u00f9 complesso l\u2019intervento sulla statua in cartapesta che, al momento del ritrovamento, mancava del viso, dei piedi, di un braccio e di parte del panneggio, oltre a presentare una lunga fenditura che interessava la parte posteriore.Tutti i frammenti recuperati sono stati riapplicati al corpo che \u00e8 stato sostenuto inserendo al suo interno una struttura portante in legno ed \u00e8 stata ricostruita la parte del braccio che sosteneva il Bambino sulla base di una documentazione fotografica. E\u2019 stata infine accuratamente fermata e pulita la superficie argentata e leggermente meccata, stesa su un bolo rosso o giallo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_44\" class=\"footnote\">G.LENTI, <em>Publica supplicatio argenteae Virginis Asculi celebrata<\/em>, Macerata 1621, p.14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_44\" class=\"footnote\">M. GIOVANETTI, <em>Poesie<\/em>, Roma 1626, pp.219-220.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_44\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it La Madonna di Curzio Compagni per la Cattedrale di Ascoli Piceno. Il modello in cartapesta, la forma lignea, la statua d\u2019argento DOI: 10.7431\/RIV01062010 Presso <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=44\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":616,"menu_order":6,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/44"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44"}],"version-history":[{"count":31,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/44\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1507,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/44\/revisions\/1507"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/616"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}