{"id":4345,"date":"2021-12-28T19:04:49","date_gmt":"2021-12-28T19:04:49","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4345"},"modified":"2021-12-30T18:19:26","modified_gmt":"2021-12-30T18:19:26","slug":"oltre-una-sorte-avversa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4345","title":{"rendered":"Oltre una sorte avversa"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u201cOltre una sorte avversa\u201d. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Raccontare il patrimonio per rigenerare un territorio ferito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di patrimonio culturale di una nazione, di un popolo, di un territorio \u00e8 negli ultimi tempi sempre pi\u00f9 messo al centro della narrazione di mostre, eventi, monografie non sempre in modo congruo. Si resta, pertanto, piacevolmente colpiti quando si scoprono iniziative che rivestono il ruolo di <em>exemplum<\/em> nel chiarire ed esporre un concetto che tanto si \u00e8 evoluto nel tempo, arrivando ad abbracciare diversi ambiti e colorandosi di sempre nuove sfumature. Questo \u00e8 il caso della mostra \u00abOltre una sorte avversa L\u2019arte di Amatrice e Accumoli dal terremoto alla rinascita\u00bb esposta nel piano nobile di Palazzo Dosi a Rieti (22 maggio 2021- 9 gennaio 2022) a cura di Giuseppe Cassio e Paola Refice, curatori dell\u2019omonimo catalogo edito da Il Formichiere nel 2021, che presenta un nucleo di opere provenienti dalle rovine di chiese, palazzi e istituzioni museali dei paesi del reatino duramente colpiti dal sisma nel 2016. Un progetto che si rivela il punto di arrivo di un percorso che vede protagonisti la Fondazione Varrone (Cassa di Risparmio di Rieti), in intesa con l\u2019Ufficio del Soprintendente speciale per le aeree colpite dal sisma del 2016, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, i Comuni di Amatrice e Accumoli e la chiesa di Rieti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I manufatti esposti vengono restituiti alla pubblica fruizione dopo un accurato restauro realizzato in un laboratorio appositamente aperto nella piazza centrale di Rieti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si snoda in modo labirintico, con un sapiente allestimento che valorizza le varie sale di Palazzo Dosi. Lo spettatore, attraverso un\u2019intelligente segnaletica pu\u00f2, infatti, attraversare l\u2019intero piano nobile del palazzo reatino senza perdere di vista un\u2019opera e allo stesso tempo ammirare i pregevoli affreschi del palazzo. L\u2019esposizione si sviluppa in sei sezioni tematiche per cui \u00e8 stata effettuata una esaustiva selezione di 65 opere tra sculture, dipinti, suppellettili ecclesiastiche, reperti e documenti. Il percorso espositivo parte con la sezione \u201cFrammenti di identit\u00e0\u201d che mostra alcuni elementi lapidei recuperati tra le macerie e restaurati per l\u2019occasione dall\u2019Istituto Centrale per il Restauro. La sezione consente di scolpire nella memoria collettiva lo straordinario patrimonio architettonico colpito dal terremoto che ancora oggi \u00e8 utile ricordare nel segno di una chiara volont\u00e0 di ricostruzione. Emoziona il modellino ideale di Amatrice, fuori catalogo, che il sisma ha staccato dalla statua di S. Emidio, recuperato nella chiesa del Suffragio. Il frammento si rivela <em>trait d\u2019union<\/em> con la seconda sezione della mostra intitolata \u201cA flagello terrae motus: libera nos!\u201d che immediatamente riporta alle litanie propiziatorie impresse in molte campane dei territori votati al culto di S. Emidio, tradizionalmente invocato dalle popolazioni del centro Italia a tutela dei terremoti. L\u2019immagine del santo proveniente dalla chiesa di San Francesco di Accumoli si carica di grande pathos perch\u00e9 particolarmente rappresentativa dell\u2019evento sismico: il suo restauro ha correttamente lasciato i segni evidenti delle ferite dovute al peso delle macerie degli edifici sgretolati dal sisma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra prosegue con la sezione \u201cLa protezione e la devota piet\u00e0\u201d con un\u2019ampia selezione di opere dedicata al culto dei santi e alle pie pratiche religiose delle popolazioni dimostrando quanto il patrimonio culturale sia la memoria tangibile e intangibile di ci\u00f2 che l\u2019uomo ha creato e trasmesso ai posteri. Spiccano i bambinelli in ceroplastica e\/o in cartapesta realizzati tra il XVIII e il XIX secolo, spie di una tenera devozione claustrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraversando il lungo corridoio di Palazzo Dosi, si arriva all\u2019acme dell\u2019esposizione con la quarta sezione \u201cLa preziosa sacralit\u00e0 dei riti\u201d in cui sono raccolte le oreficerie sacre provenienti dai tesori delle chiese colpite dal sisma e che si presentano per la prima volta dopo un delicato intervento conservativo realizzato da Sante Guido. Le vetrine consentono di osservare correttamente i preziosi manufatti da ogni lato. Nella prima teca tra diverse suppellettili sacre, spicca un calice in corallo proveniente dal Museo civico Cola Filotesio di Amatrice, caratterizzato dalla tecnica della cucitura che dimostra immediatamente quanto la preziosa arte dei corallari trapanesi trovasse spesso ospitalit\u00e0 nelle collezioni nazionali e internazionali, valicando i confini dell\u2019Isola. L\u2019opera che reca i marchi della citt\u00e0 di Trapani e le iniziali del suo autore, proviene dalla chiesa di San Francesco d\u2019Assisi di Amatrice e incentiva lo studio della presenza di coralli siciliani nel territorio laziale. Proseguendo nella visione delle oreficerie presenti in mostra, incantano i capolavori di Pietro Vannini. Il reliquiario della Filetta del 1472 e la croce processionale del 1490 proveniente da Pinaco, realizzati dal celebre orafo sono posti di fronte le fotografie del loro ritrovamento tra le macerie a dimostrare quanto sia appropriato il titolo della rassegna. In uno sguardo si nota infatti come queste opere siano andate letteralmente <em>\u201cOltre una sorte avversa\u201d <\/em>grazie all\u2019opera di tutela di chi le ha salvate e valorizzate. Tra i capolavori di oreficeria esposti in mostra si ammira anche il reliquiario della Sacra Spina di bottega romana del XVI secolo che consente di notare l\u2019evoluzione dell\u2019oreficeria sacra in ambito rinascimentale. Il confronto con l\u2019esemplare di Vannini consente ai visitatori di comprendere come l\u2019arte orafa traduca in metallo gli stilemi della propria epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oreficeria dimostra anche in questa esposizione di essere un\u2019arte inclusiva. La sala delle oreficerie ospita, infatti, la sezione \u201cIl Rinascimento a Configno\u201d in cui \u00e8 esposta la celebre tavola d\u2019altare della chiesa di Sant\u2019Andrea di Configno, che raffigura <em>la Madonna in trono con il Bambino, san Giovannino e i santi Andrea e Sebastiano<\/em>. Restaurata dai tecnici del laboratorio delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini. Si ritiene convincente questa \u201cco-abitazione\u201d non solo per la ricchezza dei materiali preziosi utilizzati per rivestire la cornice architettonica ma anche per la raffigurazione di gioie in corallo in essa dipinte, che dialogano idealmente con il calice siciliano presente nella stessa sala.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si chiude con la sezione \u201cI simulacri\u201d in cui si possono ammirare diversi dipinti su tavola databili tra tardo Medioevo e primo Rinascimento in cui si ammira la ben nota tavola raffigurante la <em>Sacra Famiglia con S. Giovannino<\/em> di Cola dell\u2019Amatrice datata e firmata nel 1527. Si staglia nella composizione la figura di un\u2019ancella con un cesto di uova che sembra alludere al mistero pasquale. Quest\u2019opera ben si presta a chiudere con un simbolo di rinascita questa esposizione che, come ben delineato da Cassio, si configura come l\u2019inizio di un percorso di \u201crigenerazione\u201d del territorio attraverso la riscoperta e la cura del patrimonio culturale ferito dal sisma nelle terre martoriate di Amatrice e Accumoli. Il catalogo, attraverso i saggi di Refice, Cassio, Pompili, Salvi, Ridolfi e Carocci, le schede storico artistiche a cura di Acconci, Betori, Cassio, Guido, Lollai, Onori, Parisi, Refice in cui puntualmente sono delineate le note di restauro di Basile, Di Vincenzo, Guido, Milazzi, Sabatini, Salvi e le memorie raccolte da Nevigari e Moriconi, restituisce pienamente ci\u00f2 che esprime l\u2019articolo nove della nostra Costituzione \u00abLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione\u00bb. Una mostra e un catalogo che si rivelano dunque in pieno accordo con il principio della tutela dei beni culturali e del paesaggio, in relazione diretta con la ricerca e lo sviluppo culturale del Paese. Celebrando l\u2019identit\u00e0 del territorio e dei suoi cittadini con la memoria e la bellezza, per vincere \u201cuna sorte avversa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Lucia Ajello<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>\u201cOltre una sorte avversa\u201d. 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