{"id":4334,"date":"2021-12-28T18:46:07","date_gmt":"2021-12-28T18:46:07","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4334"},"modified":"2021-12-28T20:52:52","modified_gmt":"2021-12-28T20:52:52","slug":"daniele-galleni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4334","title":{"rendered":"Daniele Galleni"},"content":{"rendered":"<p>daniele.galleni@sns.it<\/p>\n<h2>L\u2019apparato decorativo del teatro della Nuova Borsa di Genova: aria di secessione tra Firenze, la Liguria e il Messico*<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV24092021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al pari di molte altre citt\u00e0 italiane ed europee, anche Genova nei decenni a cavallo tra Otto e Novecento conosce febbrili lavori di trasformazione urbanistica, che portano allo smantellamento di interi quartieri del vecchio tessuto cittadino e alla costruzione di un nuovo apparato viario, con strade ampie e adeguate, nonch\u00e9 alla creazione di tutta una serie di edifici: dalle signorili residenze dei protagonisti della scena sociale a palazzi pubblici che possano rispecchiare il raggiunto status della citt\u00e0 e dotarla di luoghi adeguati agli stimoli e alle possibilit\u00e0 della vita moderna. Un simile, brulicante ambiente diviene il contesto ideale per l\u2019ascesa di figure emergenti, sia in ambito finanziario e speculativo che in quello artistico: architetti, pittori, decoratori possono trovare l\u2019occasione per farsi conoscere e ampliare la loro sfera di contatti, proponendosi come celebratori dei fasti del progresso che avanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le aree pi\u00f9 interessate dai lavori che cambiano l\u2019immagine della citt\u00e0 ligure alla fine dell\u2019Ottocento, un posto di rilievo \u00e8 senza dubbio occupato dalla zona dell\u2019antica via Giulia che arriva fino in piazza De\u2019 Ferrari<sup><a href=\"#footnote_0_4334\" id=\"identifier_0_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una panoramica ampia sul contesto genovese tra Otto e Novecento vedi Il mito del moderno. La cultura liberty in Liguria, a cura di F. Sborgi, Genova 2003; come testimonianza diretta dell&rsquo;epoca anche Genova nuova, Genova 1902.\">1<\/a><\/sup>. Al pari di quanto successo a Firenze per le antiche mura e, successivamente, per il \u201crisanamento\u201d del quartiere del Mercato Vecchio, storici edifici vengono demoliti per lasciare spazio a nuove e spaziose vie di transito, mentre i palazzi costruiti <em>ex novo<\/em> cambiano il volto della citt\u00e0. Il progetto di trasformazione dell\u2019area viene approvato nel 1890: nasce cos\u00ec, sulle vestigia di antiche case e monumenti storici, la nuova monumentale via XX Settembre, lunga quasi 800 metri. Una simile operazione \u00e8 un palcoscenico di prestigio per figure in cerca di un\u2019ascesa sociale ed economica; fra queste figura l\u2019architetto Dario Carbone (1857-1934), originario di Livorno, che, a partire dalla sua impresa Carbone e Repetto gi\u00e0 attiva negli sventramenti del quartiere, riesce a ritagliarsi una posizione di rilievo nel nuovo panorama architettonico genovese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i progetti legati alla costruzione di via XX Settembre figura anche l\u2019ampliamento di piazza De\u2019Ferrari, nella cui area all\u2019imbocco della nuova strada principale viene individuata la sede per la costruzione <em>ex novo<\/em> della borsa commerciale della citt\u00e0. L\u2019antica sede della Loggia dei Banchi risulta, infatti, troppo piccola per le esigenze di un mercato finanziario in continua evoluzione, all\u2019interno di una citt\u00e0 che \u00e8 ormai diventata uno dei principali poli industriali dell\u2019ancora giovane Regno d\u2019Italia. Nel 1907 l\u2019appalto per l\u2019edificazione della nuova sede viene conferito alla societ\u00e0 Aedes, dove \u00e8 conferita la Carbone e Repetto, e i lavori sono portati avanti con diversi ritardi e problemi finanziari tra il 1909 e il 1912, riuscendo a inaugurare definitivamente l\u2019edificio il 21 luglio 1912.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la stampa dell\u2019epoca, anche pi\u00f9 che dalla struttura architettonica opera di Carbone, sembra rimanere affascinata dalla sontuosit\u00e0 degli interni, affidati a un altro giovane architetto non ligure in cerca di un proprio posto nella scena artistica nazionale, ossia Adolfo Copped\u00e8<sup><a href=\"#footnote_1_4334\" id=\"identifier_1_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla famiglia Copped&egrave; resta fondamentale I Copped&egrave;, a cura di R. Bossaglia-M. Cozzi, Genova 1982. Su Adolfo vedi anche Adolfo Copped&egrave; agli esordi dell&rsquo;Elba contemporanea, catalogo della mostra a cura di L. Brancaccio, Livorno 2011; Adolfo Copped&egrave;. Un architetto nel secolo d&rsquo;oro della borghesia, catalogo della mostra a cura di T. Strinati-V. Rossi, Milano 2014.\">2<\/a><\/sup>. Questi era nato a Firenze nel 1871 in una famiglia dalla forte vocazione artistica: il padre Mariano (1839-1920) aveva aperto negli anni Settanta dell\u2019Ottocento un proprio atelier di intaglio e decorazione di interni che pi\u00f9 tardi prender\u00e0 il nome <em>La Casa Artistica<\/em>, capace di trovare un immediato successo a livello nazionale e internazionale. Qui si svolge la formazione di tutti i figli di Mariano: Gino (1866-1927), Carlo (1868-1952) e il minore Adolfo. \u00c8, infatti, proprio nell\u2019atelier paterno che i tre hanno il loro primo impatto con la ripresa e la reinvenzione degli stili storici, studiati, smontati e riassemblati a seconda delle esigenze di una committenza o della destinazione del luogo, formando le necessarie fondamenta estetiche e culturali, prive tuttavia di sovrastrutture teoriche o volont\u00e0 intellettuali, su cui si baser\u00e0 il futuro \u201cStile Copped\u00e8\u201d, che proprio nel contesto genovese vede la luce<sup><a href=\"#footnote_2_4334\" id=\"identifier_2_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La definizione &ldquo;Stile Copped&egrave;&rdquo; nasce nel 1908 dalla descrizione di Luigi Becherucci di Palazzo Pastorino, progettato da Gino Copped&egrave; a Genova, sulle pagine del &ldquo;Corriere di Genova&rdquo;. Vedi I Copped&egrave;&hellip;, 1982, p. 80, n. 40.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca della realizzazione della Nuova Borsa, mentre Carlo conduce soprattutto una carriera di pittore e decoratore all\u2019interno dell\u2019atelier fiorentino, Gino \u00e8 invece un architetto affermato che pu\u00f2 vantare numerosi progetti per castelli e ville \u201cin carattere quattrocentesco\u201d<sup><a href=\"#footnote_3_4334\" id=\"identifier_3_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il riferimento &egrave; alla antologia della produzione architettonica di Gino Copped&egrave; Castelli e ville in carattere quattrocentesco, Milano 1914.\">4<\/a><\/sup> soprattutto nell\u2019area genovese, a partire dal monumentale Castello Mackenzie in cui coinvolge anche l\u2019atelier paterno e il fratello Carlo per la realizzazione degli arredi in stile<sup><a href=\"#footnote_4_4334\" id=\"identifier_4_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul Castello Mackenzie vedi Il Castello Mackenzie a Genova. L&rsquo;esordio di Gino Copped&egrave;, a cura di G. Bozzo-M. Cambi, Cinisello Balsamo 2008, e il capitolo relativo in Genova nuova&hellip;, 1902, pp. 171-195.\">5<\/a><\/sup>. Dei tre fratelli, Adolfo \u00e8 quello che impiega pi\u00f9 tempo a trovare una propria dimensione: inizia come pittore, solo in un secondo tempo si dedica all\u2019architettura realizzando i suoi primi progetti tra l\u2019Isola d\u2019Elba e Firenze. Nel capoluogo toscano, in particolare, si fa notare per realizzazioni come l\u2019eclettica Villa Pagani Nefetti o la Palazzina Antonini, dove si riscontrano anche cadenze liberty. La decorazione della Nuova Borsa di Genova \u00e8, per Adolfo, l\u2019occasione decisiva per uscire dai limiti regionali e ampliare la sua sfera di influenza, come gi\u00e0 avvenuto per il fratello maggiore Gino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019analisi del Salone delle Contrattazioni e della sua decorazione \u00e8 oggetto di un\u2019approfondita monografia<sup><a href=\"#footnote_5_4334\" id=\"identifier_5_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi A.M. Nicoletti, E. Manara, G. Bozzo, Genova. Il Palazzo della Nuova Borsa, Genova 1999.\">6<\/a><\/sup>, alcuni documenti permettono di conoscere e comprendere meglio il ricco apparato decorativo del sottostante teatro, chiamando in causa anche nuovi protagonisti e significative collaborazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, scendendo di un livello sotto il piano stradale, proprio in corrispondenza del Salone delle Contrattazioni, si trovava all\u2019epoca un teatro, oggi smantellato, che riprendeva l\u2019ambiente superiore per pianta e dimensioni e doveva essere circondato da altri locali pensati per contenere \u00abbirrerie, pattinaggio, bigliardi e ristorante\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_4334\" id=\"identifier_6_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il nuovo grandioso edificio della Borsa di Genova, &laquo;La Nazione&raquo;, 21 luglio 1912.\">7<\/a><\/sup>. A questa sala teatrale si accedeva attraverso un elegante atrio decorato, anch\u2019esso smantellato ma di cui sopravvivono diverse foto d\u2019epoca che permettono di ricostruirne l\u2019aspetto<sup><a href=\"#footnote_7_4334\" id=\"identifier_7_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una raccolta di foto relative alla decorazione del Salone delle Contrattazioni e al teatro &egrave; conservata sia ASFi (Fondo Adolfo Copped&egrave;, Cartelle 15 e 16) sia in collezione privata. Una tale antologia di immagini, stampate in grandi dimensioni su carta di pregio, potrebbe derivare dagli album fotografici donati dallo stesso Adolfo Copped&egrave; ai ministri, al prefetto e al presidente Camera di Commercio in occasione della cerimonia di inaugurazione, vedi ibidem.\">8<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Atrio del teatro della Nuova Borsa, Genova, 1909-1912, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Galileo Chini (attr.), 1909-1911 circa, &lt;i&gt;Fregio con putti e festoni vegetali&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nell\u2019atrio del teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal02.jpg\">2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Galileo Chini (attr.), 1909-1911 circa, &lt;i&gt;Fregio con putti e festoni vegetali&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nell\u2019atrio del Teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Galileo Chini (attr.), 1909-1911 circa, &lt;i&gt;Fregio con putti e festoni vegetali&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nell\u2019atrio del Teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal04.jpg\">4<\/a>). L\u2019impostazione generale risulta differente rispetto agli spazi del piano superiore, guardando molto di pi\u00f9 alle composizioni geometrizzanti di derivazione viennese anzich\u00e9 al pi\u00f9 imponente e massiccio \u201cStile Copped\u00e8\u201d. In basso corre un lambris a piastrelle quadrate, probabilmente in maiolica a lustri metallici, disposte in modo da creare pattern decorativi a losanghe e quadrati, giocando su una semplice ma efficace bicromia. Pi\u00f9 sopra, nella incorniciatura a stucco sono presenti dei rilievi che scandiscono regolarmente lo spazio e mettono in risalto delle piastrelle circolari con figure geometriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elemento principale che caratterizza l\u2019atrio del teatro \u00e8 la fascia dipinta circa a due terzi dell\u2019altezza: si tratta di un fregio con putti recanti festoni vegetali, maschere e strumenti musicali, tra un intreccio di nastri svolazzanti. In completa sintonia con l\u2019atmosfera secessionista dell\u2019ambiente si pone anche lo sfondo, caratterizzato da teorie di figure geometriche in alto e in basso. Motivo che viene ripreso anche nei riquadri a stucco posti immediatamente sotto il fregio, decorati a scacchiera. Gli stessi riquadri sono presenti sulla parte alta, questa volta occupati da copie della celebre <em>Medusa Rondanini<\/em>, l\u2019antico bassorilievo marmoreo conservato presso la gliptoteca di Monaco di Baviera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile non associare la decorazione dell\u2019atrio al nome di Galileo Chini (1873-1956)<sup><a href=\"#footnote_8_4334\" id=\"identifier_8_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i rapporti tra Chini e l&rsquo;ambiente genovese &egrave; inoltre da sottolineare che le vetrate della Nuova Borsa sono realizzate presso la manifattura delle Fornaci San Lorenzo di cui &egrave; direttore artistico, e che nel 1907 risulta coinvolto per la decorazione del nuovo palazzo comunale di Sampierdarena insieme a Gino Copped&egrave;: su questo episodio vedi M. F. Giubilei, &ldquo;Arte del sogno&rdquo; in Palazzo Centurione. Plinio Nomellini, Galileo Chini, Gino Copped&egrave; e Antonio Quinzio per la nuova sede comunale di Sampierdarena (1907-1909), in &ldquo;Superba ognor di belle imprese andrai&rdquo;. Scritti per Farida Simonetti, a cura di A. Guerrini-G. Zanelli, Genova 2020, pp. 264-271.\">9<\/a><\/sup>. Oltretutto, proprio in quegli anni Chini aveva visitato la personale di Klimt alla Biennale di Venezia del 1910 e che da subito aveva cominciato a riprendere temi decorativi derivati dalla Secessione viennese nelle sue opere (basti vedere gli arabeschi dorati che compaiono sullo sfondo del suo manifesto per il Nuovo Politeama Fiorentino dell\u2019anno successivo), poi culminanti nel ciclo dei diciotto pannelli della <em>Primavera <\/em>per la Biennale del 1914. Il motivo ornamentale dei putti recanti festoni \u00e8 un elemento ricorrente del lessico decorativo dell\u2019artista fiorentino e gi\u00e0 intorno a questa data si possono contare numerosi esempi che possono essere messi in relazione con quanto visibile a Genova: dalle pitture murali della Casa di Risparmio di Pistoia ai pannelli per la celebre Sala del Sogno alla Biennale del 1907.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019uso della piastrellatura a lustri metallici rimanda a esempi coevi che coinvolgono la manifattura mugellana di Chini, le Fornaci San Lorenzo, come la sala mescita dello stabilimento Tamerici a Montecatini Terme, altro luogo della modernit\u00e0 e dello svago al pari del teatro. La piastrella circolare con decorazione geometrica, inoltre, si ritrova pressoch\u00e9 identica nella vasta produzione proveniente dalla fabbrica di Borgo San Lorenzo<sup><a href=\"#footnote_9_4334\" id=\"identifier_9_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi come riferimento il campionario pubblicato in Galileo Chini e la Toscana, catalogo della mostra a cura di Belluomini Pucci A.-Borella G., Cinisello Balsamo 2010, in particolare l&rsquo;esemplare in alto a destra a pag. 271.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un bozzetto autografo conservato presso la Fondazione Wolfson di Genova (<a title=\"Fig. 5. Adolfo Copped\u00e8, 1909, &lt;i&gt;Vestibolo del Teatro. Palazzo della Borsa&lt;\/i&gt;, matite colorate su carta, Wolfsoniana \u2013 Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal05.jpg\">Fig. 5<\/a>) permette di constatare come la partizione dello spazio parietale in due fasce, ossia fregio con putti e lambris, sia un\u2019idea proveniente da Adolfo Copped\u00e8, tuttavia le differenze con quanto compiuto si rivelano non trascurabili: scompaiono le figure femminili con arpe al di sopra della porta d\u2019accesso, mentre vengono aggiunte le meduse di gusto tardo simbolista e in generale \u00e8 accentuato tutto l\u2019aspetto secessionista, a partire dal ricorso a elementi geometrizzanti. Il fregio con i putti era una soluzione gi\u00e0 prevista da Adolfo, seppure nel bozzetto risulti pi\u00f9 statica e meno ricca di dettagli, nel complesso maggiormente vicina alle invenzioni robbiane neoquattrocentesche del fratello Gino per il Castello Mackenzie<sup><a href=\"#footnote_10_4334\" id=\"identifier_10_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda ad esempio il fregio con putti, nastri e festoni nel tamburo della cupola nell&rsquo;atrio del Castello Mackenzie che riprende il modello rinascimentale dei Della Robbia; vedi Il Castello Mackenzie&hellip;, 2008, p. 176.\">11<\/a><\/sup> anzich\u00e9 al secessionismo di un Chini sedotto da Klimt. Che Chini abbia preso parte alla decorazione pittorica dell\u2019atrio del Teatro della Nuova Borsa di Genova \u00e8 suggerito anche da un secondo bozzetto di Adolfo<sup><a href=\"#footnote_11_4334\" id=\"identifier_11_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASFi, Fondo Adolfo Copped&egrave;, Cartella 15, n. 16. Un terzo bozzetto di Adolfo per la decorazione dell&rsquo;ingresso al teatro &egrave; inoltre pubblicato in I Copped&egrave;&hellip;, 1982, p. 98.\">12<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Adolfo Copped\u00e8, 1909, &lt;i&gt;Decorazioni in stucco e pittura della sala d\u2019accesso al Teatro&lt;\/i&gt;, inchiostro e matita su carta, Archivio di Stato di Firenze.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal06.jpg\">Fig. 6<\/a>) relativo alla \u00abDecorazione a stucco e pittura della scala di accesso al teatro\u00bb, come spiegato in basso a sinistra in un elegante riquadro ornato. Le parti modellate a stucco riguardano il lambris e il fregio sotto al soffitto, mentre sono realizzati a pittura i due pannelli con putti e arpe nella parte alta della scala. Un pannello molto simile si trova riprodotto diversi anni dopo, nel 1974, nel catalogo della grande asta della collezione di arredi e opere d\u2019arte di propriet\u00e0 degli eredi Copped\u00e8 (<a title=\"Fig. 7. Galileo Chini, &lt;i&gt;Allegoria della musica&lt;\/i&gt;, tempera su tela, riproduzione fotografica da Asta della Raccolta Carlo Copped\u00e8\u2026, 1974, tav. 8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal07.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_12_4334\" id=\"identifier_12_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi Asta della Raccolta Carlo Copped&egrave; e degli arredi ancora esistenti nella Villa del Barone a Montemurlo presso Prato di propriet&agrave; Loni-Copped&egrave;, Galleria Vangelisti, Lucca 1974, lotto 111, p. 29, riproduzione in bianco e nero a tav. 8.\">13<\/a><\/sup>, messa insieme in particolar modo da Adolfo e Carlo e conservata nella cosiddetta Villa del Barone a Montemurlo, una delle ultime dimore della famiglia. L\u2019opera riprodotta riprende le impostazioni di quanto delineato nel bozzetto con soltanto lievi modifiche nelle figure: si tratta di un pannello verticale in cui domina al centro la figura di un\u2019arpa, le cui corde sono accarezzate da due putti posti ai lati, dalla forma innaturalmente allungata e affusolata e accompagnati da nastri. In alto \u00e8 dipinto un piccolo fregio a volute, anch\u2019esso analogo a quanto previsto nel bozzetto. Nel catalogo dell\u2019asta il pannello riprodotto \u00e8 indicato come parte di una \u00abcoppia di pannelli raffiguranti allegoria della musica, dipinti a tempera su tela, cm. 170x 100\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra lecito pensare che si tratti dei due pannelli voluti da Adolfo per la scala di accesso da teatro, dipinti da Galileo seguendo le indicazioni fornite dal collega e sodale, a ulteriore prova di una partecipazione diretta di Chini all\u2019impresa. Partecipazione che non si deve essere limitata a questi bens\u00ec si estende anche al fregio decorativo, il quale, a un\u2019analisi attenta delle fotografie superstiti, risulta anch\u2019esso consistere in una tela dipinta. Evidentemente, in seguito allo smantellamento delle decorazioni del teatro in data ancora non chiara verso gli anni Trenta<sup><a href=\"#footnote_13_4334\" id=\"identifier_13_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Nicoletti, E. Manara, G. Bozzo, Genova. Il Palazzo&hellip;, 1999, pp. 98-99.\">14<\/a><\/sup>, Adolfo Copped\u00e8 deve essere riuscito a salvare almeno i due pannelli chiniani e a portarli nella propria residenza di Montemurlo; poi, diversi anni dopo la sua morte, sono passati all\u2019asta del 1974 (con una datazione retrodatata al XIX secolo) e attualmente risultano dispersi. Nello stesso catalogo \u00e8 presente, inoltre, un\u2019altra coppia di opere di Galileo Chini, dalle dimensioni leggermente pi\u00f9 piccole e di cui non \u00e8 specificata la tecnica, indicate come generiche \u00abfigure allegoriche\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_4334\" id=\"identifier_14_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi Asta della Raccolta&hellip;, 1974, lotto n. 115, p. 29, &laquo;Galileo Chini Sec. XIX. Coppia di pannelli raffiguranti figure allegoriche, cm. 140&times;145&raquo;.\">15<\/a><\/sup>: la mancanza di ulteriori informazioni non permette di ipotizzare se anche queste provenissero dal teatro genovese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando a un ipotetico percorso all\u2019interno del piano sotterraneo nel palazzo tra via XX Settembre e piazza De\u2019Ferrari, dall\u2019atrio o vestibolo si accede al vero e proprio spazio del teatro<sup><a href=\"#footnote_15_4334\" id=\"identifier_15_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La vera e propria sala teatrale, resa indipendente dalla Borsa, sar&agrave; poi nota con il nome di Teatro Olimpia.\">16<\/a><\/sup>. Anche in questo ambiente tornava l\u2019immagine dei putti e dei festoni, questa volta in un bassorilievo; a darci un\u2019impressione dell\u2019antico aspetto della sala, oltre alla superstite documentazione fotografica (<a title=\"Fig. 8. Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, 1909-1912, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal08.jpg\">Figg. 8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, 1909-1912, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli - SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal09.jpg\">9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Adolfo Copped\u00e8, particolare del fregio gi\u00e0 nella Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, 1909-1912, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli \u2013 SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal10.jpg\">10<\/a>), accorre in aiuto la sempre vivace penna di Luigi Bertelli in arte Vamba, fiorentino anch\u2019esso, che descrive i fasti della Nuova Borsa e del suo teatro sulle pagine dell\u2019\u201dIllustrazione Italiana\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUna ridda di puttini con movenze svariate taglia la sala ai due buoni terzi d\u2019altezza e forma coronamento a ciascuno dei portali che immettono nei grandi locali attigui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema che s\u2019era imposto il Copped\u00e8 per la parte intima erano i gioielli, e infatti nel fregio che misura una novantina di metri, i puttini si movono lietamente in vaghi atteggiamenti, sostenendo festoni di pietre preziose e di perle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il soffitto \u00e8 sostenuto da una serie di mensoloni, con teste di caproni e di femmine, i quali si raccordano felicemente e originalmente con le arcate della parete e lo spartito alla serie di lunette nel soffitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sfarzo della luce, dell\u2019oro, della policromia in generale delle colonne sormontate dagli originalissimi capitelli, danno all\u2019insieme un senso di quell\u2019arte squisita che perfettamente si conviene a un salone per concerti di pubblico ritrovo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_4334\" id=\"identifier_16_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Bertelli (Vamba), Le decorazioni architettoniche nel Palazzo della Nuova Borsa di Genova dell&rsquo;arch. Adolfo Copped&egrave;, in &ldquo;L&rsquo;Illustrazione Italiana&rdquo;, n. 31, 4 agosto 1912, p. 120.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bassorilievo con i putti \u00e8 l\u2019elemento che caratterizza maggiormente la sala del teatro e dimostra come lo stesso tema possa essere giocato su una quantit\u00e0 di variazioni: dal quattrocentismo del bozzetto per l\u2019atrio, al secessionismo di Chini fino a una simile rilettura che gioca sul modellato, il movimento e il dettaglio prezioso a partire dalle dorature dei gioielli, come sottolineato da Vamba, in un aspetto complessivo pi\u00f9 vicino alla monumentalit\u00e0 opulenta tipica della concezione ornamentale di Adolfo Copped\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala del teatro \u00e8 testimoniato, inoltre, l\u2019intervento di un altro decoratore fiorentino: d\u2019altronde, anche la stampa dell\u2019epoca sottolinea come Adolfo abbia coinvolto e diretto una rete di collaboratori accomunati dall\u2019origine toscana. Il soffitto \u00e8 infatti arricchito da una serie di pannelli dipinti da Salvino Tofanari (1879-1946), firmati e datati 1909, rappresentanti scene di danza, estremamente varie per ispirazione e soggetto: in un\u2019atmosfera antologica da \u201cinvito alla danza\u201d che spazia tra epoche e luoghi, si possono ritrovare ambientazioni spagnole e arabe (<a title=\"Fig. 11. Salvino Tofanari, 1909, &lt;i&gt;Danza spagnola&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nella Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli \u2013 SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Salvino Tofanari, 1909, &lt;i&gt;Danza araba&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nella Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli \u2013 SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal12.jpg\">12<\/a>), indicate dalla stampa come le danze di Carmen e Salom\u00e8, cos\u00ec da avvicinarle alla cultura musicale pi\u00f9 in voga sebbene non ci sia nessun riferimento preciso a scene dalle rispettive opere di Bizet e Richard Strauss), una celebrazione delle maschere italiane con allusioni carnevalesche per giungere ai pi\u00f9 recenti divertimenti da <em>music-hall<\/em>, rappresentati da un can-can di eleganti <em>viveur<\/em> e ballerine, su eleganti sfondi astratti che sembrano fare il verso alle carte da parati pi\u00f9 alla moda (<a title=\"Fig. 13. Salvino Tofanari, 1909, &lt;i&gt;Can-can&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 nella Sala del Teatro della Nuova Borsa, Genova, foto d\u2019epoca, Collezione privata. Foto Tartarelli \u2013 SNS.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adolfo Copped\u00e8, Galileo Chini, Salvino Tofanari: si tratta di tre concittadini che negli anni della realizzazione della Borsa stanno portando avanti un progetto comune nella natia Firenze, dedicato alla diffusione di un gusto pi\u00f9 moderno per la decorazione e l\u2019arredo. Proprio nel 1910 i tre artisti, infatti, insieme a Chino Chini (cugino di Galileo e direttore tecnico della manifattura ceramica di famiglia, le Fornaci San Lorenzo), Sirio Tofanari (fratello di Salvino e apprezzato scultore <em>animalier<\/em>) e il pittore e decoratore Ugo Fioravanti costituiscono una societ\u00e0 denominata <em>L\u2019Arte<\/em>, il cui obiettivo \u00e8 indicato nel relativo atto costitutivo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa Societ\u00e0 si prefigge lo scopo di promuovere le migliori e pi\u00f9 moderne manifestazioni dell\u2019Arte [\u2026] coll\u2019assumere imprese di decorazioni per arredamento di ambienti di qualsiasi specie, ed in genere coll\u2019eseguire lavori di arte pura e applicata per conto di terzi, curando anche la applicazione di loro criteri d\u2019arte in lavori di edilizia\u201d<sup><a href=\"#footnote_17_4334\" id=\"identifier_17_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citato in La manifattura Chini, a cura di R. Monti, Roma-Milano 1989, pp. 115-116.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 apre un locale di esposizione e vendita in via Martelli a Firenze (<a title=\"Fig. 14. Interno del negozio della Societ\u00e0 L\u2019Arte in via Martelli a Firenze, 1910 circa, foto d\u2019epoca, Archivio della Manifattura Chini, Borgo San Lorenzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal14.jpg\">Fig. 14<\/a>), con cinque ambienti arredati in maniera coerente e dove sono presentati mobili, vasi, disegni, dipinti e sculture di artisti italiani e stranieri<sup><a href=\"#footnote_18_4334\" id=\"identifier_18_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune foto degli interni del negozio di via Martelli, chiamato La casa dell&rsquo;Arte, sono pubblicate in La Manifattura Chini&hellip;, 1989, p. 141. Il progetto non riesce tuttavia a decollare, anche a causa della partenza di Chini per il Siam nel 1911, e gi&agrave; nell&rsquo;aprile del 1913 la societ&agrave; viene sciolta.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decorazione del teatro sembra riflettere, quindi, le intenzioni con cui nasce un simile progetto, procedendo agli sforzi che gli stessi artisti facevano a Firenze per modernizzare il gusto locale, rendendo ancora pi\u00f9 plausibile l\u2019ipotesi di una partecipazione attiva di Chini al progetto. Viene tuttavia da chiedersi perch\u00e9 il suo nome, all\u2019epoca pi\u00f9 celebre sia di Copped\u00e8 che di Tofanari, non venga menzionato con chiarezza sulla stampa in occasione dell\u2019inaugurazione. In primo luogo, quando si tiene la solenne cerimonia di apertura del Salone delle Contrattazioni, il teatro era gi\u00e0 stato inaugurato in precedenza, non risultando cos\u00ec l\u2019elemento di novit\u00e0 su cui concentrare l\u2019attenzione. Ma, soprattutto, Chini sembra essere in questo caso vittima del suo stesso successo: nel 1912, anno di conclusione dei lavori, l\u2019artista si trova infatti ancora a Bangkok dove si era recato l\u2019anno precedente su espresso invito del sovrano Rama V per la decorazione della sala del trono<sup><a href=\"#footnote_19_4334\" id=\"identifier_19_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Chini rientra per un breve periodo a Firenze proprio nel 1912, prima del rimpatrio definitivo nell&rsquo;anno successivo, ma si tratta di un viaggio dovuto a motivazioni familiari a causa della malattia del cugino Chino.\">20<\/a><\/sup>. All\u2019inaugurazione del 22 luglio, dove non risulta presente nemmeno Tofanari, \u00e8 il solo Adolfo Copped\u00e8 a essere celebrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del bassorilievo con putti pensato da Adolfo, seppure smantellato, sopravvivono non soltanto un bozzetto<sup><a href=\"#footnote_20_4334\" id=\"identifier_20_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Conservato in ASFi e pubblicato in T. Strinati, V. Rossi, Adolfo Copped&egrave;&hellip;, 2014, pp. 42-43.\">21<\/a><\/sup> ma anche alcuni frammenti a dimensioni naturali (<a title=\"Fig. 15. Adolfo Copped\u00e8, 1909-1910 circa, frammenti per fregio con putti e gioielli, stucco, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal15.jpg\">Figg. 15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Adolfo Copped\u00e8, 1909-1910 circa, frammenti per fregio con putti e gioielli, stucco, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal16.jpg\">16<\/a>) provenienti da una delle ultime propriet\u00e0 della famiglia Copped\u00e8, la tenuta agricola di Villa Pazzi al Parugiano, e oggi in collezione privata. Queste parti del bassorilievo in stucco, per un totale di dieci pezzi, devono essere materiali di lavoro provenienti dall\u2019atelier, necessario alla replica dello stesso elemento per due progetti differenti: oltre che a Genova, infatti, un identico fregio con putti ingioiellati viene proposto negli stessi anni in tutt\u2019altro contesto, all\u2019interno di una delle pi\u00f9 importanti imprese legate all\u2019atelier Copped\u00e8: la decorazione del <em>Palacio de la Secretar<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a de Comunicaciones y Obras P<\/em><em>\u00fa<\/em><em>blicas<\/em> a Citt\u00e0 del Messico, portata avanti dall\u2019ormai anziano Mariano e dal fratello pittore Carlo, i quali si recano nel 1911 in Messico insieme a diversi operai specializzati per il montaggio <em>in loco<\/em> del complesso apparato decorativo fatto di arredi, boiserie, tele e pannelli decorativi<sup><a href=\"#footnote_21_4334\" id=\"identifier_21_4334\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul Palacio de Comunicaciones, dal 1892 sede del Museo Nacional de Arte (MUNAL), vedi J. Gutierrez Haces, El Palacio de Comunicaciones, Mexico D.F. 1991.\">22<\/a><\/sup>. Il fregio (<a title=\"Fig. 17. Adolfo Copped\u00e8, 1909-1911, &lt;i&gt;Fregio con putti e gioielli&lt;\/i&gt;, stucco con dorature, Citt\u00e0 del Messico, Museo Nacional de Arte (MUNAL).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/gal17.jpg\">Fig. 17<\/a>) \u00e8 posto in posizione d\u2019onore, all\u2019ingresso del Salone dei ricevimenti a cui si accede tramite lo scalone monumentale. L\u2019unica differenza consiste che mentre a Genova \u00e8 frammentato in pi\u00f9 scene di minori dimensioni, in Messico \u00e8 riformulato come un unico bassorilievo continuo, inserendo due ghirlande con figure allegoriche come raccordo fra le varie parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trova quindi a un oceano di distanza dalla Liguria un riferimento diretto alle decorazioni del Teatro della Nuova Borsa, che si configura dunque come un importante episodio per lo sviluppo di un linguaggio ornamentale moderno, bel panorama di una citt\u00e0 desiderosa di darsi un nuovo aspetto in cui antico e contemporaneo possano convivere e valorizzarsi a vicenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Il presente contributo intende pubblicare i primi risultati di una ricerca ancora da completare derivata da alcune questioni aperte durante il mio dottorato (in cotutela tra la Scuola Normale Superiore di Pisa e Aix\/Marseille Universit\u00e9) dedicato alla ricostruzione della storia dell\u2019atelier di intaglio e decorazione della famiglia Copped\u00e8, che spero di riuscire a pubblicare a breve. Sono doverosi alcuni ringraziamenti verso chi mi ha aiutato a meglio gestire la materia, ossia Massimo Ferretti e Matteo Fochessati. Un sentito ringraziamento va inoltre a Enrico Colle per l\u2019invito a presentare una prima ricognizione sull\u2019argomento e ai proprietari delle opere e delle foto d\u2019epoca per avermi permesso la consultazione e la riproduzione fotografica. Riproduzione che \u00e8 stata condotta grazie a Monia Manescalchi e Giandonato Tartarelli della Scuola Normale Superiore. \u00c8 inoltre sempre incoraggiante sapere di poter contare sull\u2019interesse e l\u2019aiuto di Paola e Vieri Chini.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4334\" class=\"footnote\">Per una panoramica ampia sul contesto genovese tra Otto e Novecento vedi <em>Il mito del moderno. La cultura liberty in Liguria<\/em>, a cura di F. Sborgi, Genova 2003; come testimonianza diretta dell\u2019epoca anche <em>Genova nuova<\/em>, Genova 1902.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4334\" class=\"footnote\">Sulla famiglia Copped\u00e8 resta fondamentale <em>I Copped\u00e8<\/em>, a cura di R. Bossaglia-M. Cozzi, Genova 1982. Su Adolfo vedi anche <em>Adolfo Copped\u00e8 agli esordi dell\u2019Elba contemporanea<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. Brancaccio, Livorno 2011; <em>Adolfo Copped\u00e8. Un architetto nel secolo d\u2019oro della borghesia<\/em>, catalogo della mostra a cura di T. Strinati-V. Rossi, Milano 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4334\" class=\"footnote\">La definizione \u201cStile Copped\u00e8\u201d nasce nel 1908 dalla descrizione di Luigi Becherucci di Palazzo Pastorino, progettato da Gino Copped\u00e8 a Genova, sulle pagine del \u201cCorriere di Genova\u201d. Vedi <em>I Copped\u00e8<\/em>\u2026, 1982, p. 80, n. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4334\" class=\"footnote\">Il riferimento \u00e8 alla antologia della produzione architettonica di Gino Copped\u00e8 <em>Castelli e ville in carattere quattrocentesco<\/em>, Milano 1914.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4334\" class=\"footnote\">Sul Castello Mackenzie vedi <em>Il Castello Mackenzie a Genova. L\u2019esordio di Gino Copped\u00e8<\/em>, a cura di G. Bozzo-M. Cambi, Cinisello Balsamo 2008, e il capitolo relativo in <em>Genova nuova<\/em>\u2026, 1902, pp. 171-195.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4334\" class=\"footnote\">Vedi A.M. Nicoletti, E. Manara, G. Bozzo, <em>Genova. Il Palazzo della Nuova Borsa<\/em>, Genova 1999.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4334\" class=\"footnote\"><em>Il nuovo grandioso edificio della Borsa di Genova<\/em>, \u00abLa Nazione\u00bb, 21 luglio 1912.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4334\" class=\"footnote\">Una raccolta di foto relative alla decorazione del Salone delle Contrattazioni e al teatro \u00e8 conservata sia ASFi (Fondo Adolfo Copped\u00e8, Cartelle 15 e 16) sia in collezione privata. Una tale antologia di immagini, stampate in grandi dimensioni su carta di pregio, potrebbe derivare dagli album fotografici donati dallo stesso Adolfo Copped\u00e8 ai ministri, al prefetto e al presidente Camera di Commercio in occasione della cerimonia di inaugurazione, vedi <em>ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4334\" class=\"footnote\">Per i rapporti tra Chini e l\u2019ambiente genovese \u00e8 inoltre da sottolineare che le vetrate della Nuova Borsa sono realizzate presso la manifattura delle Fornaci San Lorenzo di cui \u00e8 direttore artistico, e che nel 1907 risulta coinvolto per la decorazione del nuovo palazzo comunale di Sampierdarena insieme a Gino Copped\u00e8: su questo episodio vedi M. F. Giubilei, <em>\u201cArte del sogno\u201d in Palazzo Centurione. Plinio Nomellini, Galileo Chini, Gino Copped\u00e8 e Antonio Quinzio per la nuova sede comunale di Sampierdarena (1907-1909)<\/em>, in <em>\u201cSuperba ognor di belle imprese andrai\u201d. Scritti per Farida Simonetti<\/em>, a cura di A. Guerrini-G. Zanelli, Genova 2020, pp. 264-271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4334\" class=\"footnote\">Vedi come riferimento il campionario pubblicato in <em>Galileo Chini e la Toscana<\/em>, catalogo della mostra a cura di Belluomini Pucci A.-Borella G., Cinisello Balsamo 2010, in particolare l\u2019esemplare in alto a destra a pag. 271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4334\" class=\"footnote\">Si veda ad esempio il fregio con putti, nastri e festoni nel tamburo della cupola nell\u2019atrio del Castello Mackenzie che riprende il modello rinascimentale dei Della Robbia; vedi <em>Il Castello Mackenzie<\/em>\u2026, 2008, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4334\" class=\"footnote\">ASFi, Fondo Adolfo Copped\u00e8, Cartella 15, n. 16. Un terzo bozzetto di Adolfo per la decorazione dell\u2019ingresso al teatro \u00e8 inoltre pubblicato in <em>I Copped\u00e8<\/em>\u2026, 1982, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4334\" class=\"footnote\">Vedi <em>Asta della Raccolta Carlo Copped\u00e8 e degli arredi ancora esistenti nella Villa del Barone a Montemurlo presso Prato di propriet\u00e0 Loni-Copped\u00e8<\/em>, Galleria Vangelisti, Lucca 1974, lotto 111, p. 29, riproduzione in bianco e nero a tav. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4334\" class=\"footnote\">A.M. Nicoletti, E. Manara, G. Bozzo, <em>Genova. Il Palazzo\u2026<\/em>, 1999, pp. 98-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4334\" class=\"footnote\">Vedi <em>Asta della Raccolta\u2026<\/em>, 1974, lotto n. 115, p. 29, \u00abGalileo Chini Sec. XIX. Coppia di pannelli raffiguranti figure allegoriche, cm. 140&#215;145\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4334\" class=\"footnote\">La vera e propria sala teatrale, resa indipendente dalla Borsa, sar\u00e0 poi nota con il nome di Teatro Olimpia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4334\" class=\"footnote\">L. Bertelli (Vamba), <em>Le decorazioni architettoniche nel Palazzo della Nuova Borsa di Genova dell\u2019arch. Adolfo Copped\u00e8<\/em>, in \u201cL\u2019Illustrazione Italiana\u201d, n. 31, 4 agosto 1912, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4334\" class=\"footnote\">Citato in <em>La manifattura Chini<\/em>, a cura di R. Monti, Roma-Milano 1989, pp. 115-116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4334\" class=\"footnote\">Alcune foto degli interni del negozio di via Martelli, chiamato <em>La casa dell\u2019Arte<\/em>, sono pubblicate in <em>La Manifattura Chini<\/em>&#8230;, 1989, p. 141. Il progetto non riesce tuttavia a decollare, anche a causa della partenza di Chini per il Siam nel 1911, e gi\u00e0 nell\u2019aprile del 1913 la societ\u00e0 viene sciolta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4334\" class=\"footnote\">Chini rientra per un breve periodo a Firenze proprio nel 1912, prima del rimpatrio definitivo nell\u2019anno successivo, ma si tratta di un viaggio dovuto a motivazioni familiari a causa della malattia del cugino Chino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4334\" class=\"footnote\">Conservato in ASFi e pubblicato in T. Strinati, V. Rossi, <em>Adolfo Copped\u00e8<\/em>\u2026, 2014, pp. 42-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4334\" class=\"footnote\">Sul <em>Palacio de Comunicaciones<\/em>, dal 1892 sede del Museo Nacional de Arte (MUNAL), vedi J. Gutierrez Haces, <em>El Palacio de Comunicaciones<\/em>, Mexico D.F. 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4334\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>daniele.galleni@sns.it L\u2019apparato decorativo del teatro della Nuova Borsa di Genova: aria di secessione tra Firenze, la Liguria e il Messico* DOI: 10.7431\/RIV24092021 Al pari di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4334\" title=\"Daniele Galleni\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4334"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4334"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4334\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4381,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4334\/revisions\/4381"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}