{"id":4318,"date":"2021-12-28T18:20:42","date_gmt":"2021-12-28T18:20:42","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4318"},"modified":"2021-12-28T20:51:42","modified_gmt":"2021-12-28T20:51:42","slug":"giuseppe-giugno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4318","title":{"rendered":"Giuseppe Giugno"},"content":{"rendered":"<p>giuseppegiugno_1@libero.it<\/p>\n<h2>Gli argenti della cattedrale di Caltanissetta. Spigolature d\u2019archivio sul \u00abmonte del Glorioso San Michele Arcangelo\u00bb dell\u2019argentiere Pietro Paparcuri<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV24052021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 rado intercettare nei documenti sulla Chiesa Madre di Santa Maria La Nova di Caltanissetta il riferimento a suppellettili e arredi sacri in argento, opera di abili maestri orafi e argentieri documentati dal XVI al XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_0_4318\" id=\"identifier_0_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla storia della Chiesa Madre si rimanda a Il Restauro della Cattedrale di Caltanissetta. Lettura di un complesso architettonico, pittorico e decorativo, a cura di S. Rizzo, A. Bruccheri, F. Ciancimino, Caltanissetta 2001; e al pi&ugrave; recente contributo sul cantiere della fabbrica pubblicato in G. Giugno, Caltanissetta dei Moncada. Il progetto di citt&agrave; moderna, Caltanissetta 2012, pp. 55-74.\">1<\/a><\/sup>. Si tratta di manufatti spesso attestati solo attraverso le fonti d\u2019archivio, dal momento che nei secoli le esigenze indotte dalle istanze dell\u2019aggiornamento stilistico, il mutare del gusto nelle scelte della committenza e le requisizioni regie di argenti e ori hanno portato alla loro scomparsa. Il riferimento va nello specifico al \u2018Real Comando\u2019 del 1796, col quale i Borbone per \u00absupplire alle indispensabili spese dell\u2019Esercito\u00bb pignorano gli \u00abargenti ed ori delle chiese, luoghi pii, monasterii, e confraternite, ad eccezione de\u2019 puri vasi sagri indispensabili per le sagre funzioni\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_4318\" id=\"identifier_1_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La trascrizione del documento &egrave; stata pubblicata in S. Bartolozzi, Argenti delle chiese di Caltanissetta e San Cataldo pignorati dai Borboni, in Il tesoro dell&rsquo;isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, catalogo della mostra a cura di S. Rizzo, Vol. II, Palermo 2008, pp. 1109-1110.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo riferimento archivistico agli argenti della Chiesa Madre compare nel 1560, anno in cui dopo la morte dell\u2019arciprete Francesco De Forte vengono ritrovati nella sua abitazione diversi calici, di cui uno \u00abgrandj smaltato di argento cum sua patena\u00bb e altri quattro \u00abdi argento cum suoi patenj\u00bb, assieme ad un incensiere con navicella e una custodia eucaristica \u00absupra deorata cum sua imbosta\u00bb. L\u2019elenco si arricchisce con \u00abuna cruchj grandj di argento cum so pumo grandj et XIX pumetj doratj\u00bb e la \u00abbulla dila confraternitatj dilo gloriosissimo Corpo di Christo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_4318\" id=\"identifier_2_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Caltanissetta (d&rsquo;ora in poi ASCl), Not. Baldassare Bruno, reg. 261, f. 756r.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla stessa confraternita viene donato nel 1605 dal medico fisico Achille Caruso un \u00ablamperi grandi d\u2019argento\u00bb, oggi perduto<sup><a href=\"#footnote_3_4318\" id=\"identifier_3_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di un importante notabile nisseno che tra il 1614 e il 1615 dona 50 onze per il completamento della nuova Chiesa Madre. Sulla requisizione del &lsquo;lampiere&rsquo; si rimanda a S. Bartolozzi, Argenti&hellip;, in Il tesoro dell&rsquo;isola&hellip;, 2008, p. 1112.\">4<\/a><\/sup>. Su di esso vengono fatte incidere per volont\u00e0 del committente \u00abli proprij armi epitafij et altri ornamenti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_4318\" id=\"identifier_4_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Corporazioni Religiose Soppresse (d&rsquo;ora in poi CC. RR. SS.), Gesuiti, reg. 31, f. 13r.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 avanti, nel 1608, viene registrata la vendita di argento all\u2019arciprete della citt\u00e0 ad opera di Antonino de Lumia, maestro degli orafi e degli argentieri di Palermo, per la fattura di quattro calici<sup><a href=\"#footnote_5_4318\" id=\"identifier_5_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. G. B. Cal&agrave;, reg. 190, f. 284r II. Su Antonino de Lumia si vedano S. Barraja, in Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico, a cura di M.C. D Natale, Palermo 2014, vol. II, p. 341, ad vocem; Id., Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Vicenza 2001, p. 673.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le notizie pi\u00f9 consistenti circa gli argenti della Chiesa Madre si ritrovano nell\u2019ultimo capitolo dello <em>Stato della citt\u00e0<\/em>, compilato nel 1731 dall\u2019arciprete Giovanni Agostino Riva con l\u2019assistenza e la collaborazione di don Lucio Daidone e del sagrestano don Pietro Cammarano<sup><a href=\"#footnote_6_4318\" id=\"identifier_6_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Stato della citt&agrave; di Caltanissetta nel 1731 sotto l&rsquo;arciprete Giovanni Agostino Riva, a cura di G. Giugno, D. Vullo, Caltanissetta 2016, pp. 347-348.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo elenca le suppellettili sacre presenti al tempo nella Chiesa Madre, consistenti in sette calici con le rispettive patene, tre pissidi \u00abcon suo piede d\u2019argento\u00bb, due croci in argento e quattro ostensori o \u2018sfere\u2019, in uno dei quali &#8211; purtroppo andato perduto &#8211; compaiono \u00abnumero 12 statuette dell\u2019Apostoli tutto d\u2019argento dorato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_4318\" id=\"identifier_7_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Stato della citt&agrave; &hellip;, 2016, p. 347.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, bench\u00e9 non rintracciata, parrebbe attraverso la sua descrizione assimilabile per ricchezza compositiva, e forse anche per linguaggio, all\u2019ostensorio oggi conservato nel Museo Diocesano della cittadina nissena proveniente dalla stessa Chiesa Madre, probabilmente eseguito da un argentiere messinese nei primi anni del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_8_4318\" id=\"identifier_8_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Catalogo delle Opere del Museo Diocesano &ldquo;Giovanni Speciale&rdquo; di Caltanissetta, a cura di F. Fiandaca, Caltanissetta 2013, pp. 55, 61.\">9<\/a><\/sup>. Si tratta di un manufatto caratterizzato dalla presenza di elementi tipici della tradizione gotica, sul modello dell\u2019ostensorio della chiesa di Santo Stefano di Milazzo, attribuito a maestranze messinesi e datato tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_9_4318\" id=\"identifier_9_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul finire del Cinquecento la produzione di ostensori abbandona gli stilemi propri della cultura gotica per radicarsi in quella classicista. Si rimanda all&rsquo;ostensorio realizzato dall&rsquo;argentiere Antonio Cochiula nel 1567 per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Randazzo (M. Vitella, in Il tesoro dell&rsquo;isola&hellip;, 2008, pp. 796-797) e a quello eseguito da Nibilio Gagini nel 1604 per la chiesa di Santa Lucia di Mistretta (C. Di Giacomo, in Il tesoro dell&rsquo;isola &hellip;, 2008, pp. 806-807). Sull&rsquo;ostensorio di Milazzo si veda S. Serio, Argenti messinesi del XVII e XVIII secolo, Tomo I, Tesi di Dottorato, Ciclo XXI, Universit&agrave; degli Studi di Palermo, 2015, p. 7.\">10<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Maestranze messinesi, Inizio XVI secolo, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, Caltanissetta, Museo diocesano \u201cGiovanni Speciale\u201d. Foto Lillo Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/giu01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene rubricata nell\u2019elenco settecentesco anche la seicentesca statua dell\u2019Immacolata Concezione, datata intorno al 1682, \u00abd\u2019altezza di palmi setti con suo piedestallo foderato d\u2019argento\u00bb, adornata di una corona d\u2019argento nella quale vi erano \u00abalcune pietre ordinarie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_4318\" id=\"identifier_10_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Pulci, Caltanissetta e la Vergine. Monografia sul culto di Maria Santissima, Caltanissetta 1904, Rist. an., Caltanissetta 2011, p. 167. Il simulacro seicentesco dell&rsquo;Immacolata Concezione &egrave; stato trattato anche in S. Di Mauro, La statua argentea dell&rsquo;Immacolata della cattedrale di Caltanissetta, in Il tesoro dell&rsquo;isola&hellip;, 2008, pp. 1137-1141.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, finanziata con 40 onze da un tale Giuseppe Di Maria<sup><a href=\"#footnote_11_4318\" id=\"identifier_11_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il legato doveva essere depositato presso il sacerdote Mariano Salerno ed impiegato esclusivamente per la realizzazione del simulacro argenteo &laquo;uncias quadraginta debent depositari penes R. Sacerdotem D. Marianum Salerno qui debet illas solvere statim ac debet conficii ditta statua et non aliter&raquo; (ASCl, CC.RR.SS., Gesuiti, b. 33, f. 31r).\">12<\/a><\/sup>, viene eseguita da un ignoto argentiere messinese sul modello del simulacro dell\u2019Immacolata Concezione di Catania<sup><a href=\"#footnote_12_4318\" id=\"identifier_12_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Pulci, Caltanissetta&hellip;., 1904, pp. 171-172.\">13<\/a><\/sup>. Tuttavia, nel 1759, la statua verr\u00e0 sostituita da una nuova scultura argentea realizzata dagli argentieri Giacomo Glorioso e Pietro Salemi<sup><a href=\"#footnote_13_4318\" id=\"identifier_13_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Id, Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta, Caltanissetta 1977, p. 160. Per un approfondimento sul rifacimento della statua dell&rsquo;Immacolata si rimanda a G. Giugno, &laquo;Pro maiori Dei Gloria et Integerrime Immaculate eius Matris Marie&raquo;. Il simulacro dell&rsquo;Immacolata Concezione della Cattedrale di Caltanissetta, in &laquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&raquo;, Anno 9, n. 18, dicembre 2018, pp. 85-96.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguono nell\u2019inventario due \u00abtoribili con sue navette e cocchiarelle d\u2019argento\u00bb e alcune mezze corone in argento per le immagini sacre di San Filippo Neri e dell\u2019Immacolata Concezione, assieme ad una \u00abgirlanda d\u2019argento con 12 stelle per Nostra Signora del Monte\u00bb e \u00abaltra mezza corona per il puttino di ditta Signora dil Monte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_4318\" id=\"identifier_14_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Stato della citt&agrave; &hellip;, 2016, p. 348.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine dell\u2019inventario compare la \u00abStatua del Glorioso Protettore San Michele Archangelo con l\u2019ali foderate d\u2019argento dorate e diadema tutta d\u2019argento con suo piedestallo similmente foderato e spadino parimente d\u2019argento\u00bb, attribuita allo scultore nicosiano Stefano Livolsi<sup><a href=\"#footnote_15_4318\" id=\"identifier_15_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Stato della citt&agrave; &hellip;, 2016, p. 347. Allo scultore viene anche attribuita la statua di San Michele Arcangelo della Chiesa Madre di Leonforte. Su Stefano Livolsi si veda S. La Barbera, in Arti decorative &hellip;, 2014, vol. II, pp. 367-368, ad vocem.\">16<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Stefano Livolsi, XVII sec., &lt;i&gt;San Michele Arcangelo&lt;\/i&gt;, Caltanissetta, Chiesa di Santa Maria la Nova. Foto Lillo Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/giu02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Stefano Livolsi, XVII sec., &lt;i&gt;San Michele Arcangelo&lt;\/i&gt;, particolare, Caltanissetta, Chiesa di Santa Maria la Nova. Foto Lillo Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/giu03.jpg\">3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito, si ricorda che un recente ritrovamento archivistico ha condotto alla documentazione sulla fattura del \u00abmonte del Glorioso San Michele Arcangelo nostro Protettore d\u2019Argento\u00bb. L\u2019opera, non pi\u00f9 esistente, \u00abin piancia lavorata con le sue fiammette indorate, per conforme richiede l\u2019arte\u00bb va identificata col basamento menzionato della statua dell\u2019Arcangelo, finanziato nel 1708 dal sacerdote Stefano d\u2019Amico attraverso il ricavato della vendita di \u00abtutti li soi fascelli d\u2019api allo numero di 350\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_4318\" id=\"identifier_16_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. M. Fiandaca, reg. 829, f. 164r.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il religioso decide anche che le somme non spese per il basamento vengano impiegate per l\u2019esecuzione di un paliotto e di un \u2018lamperi\u2019 entrambi in argento. E in effetti, il paliotto oggi scomparso parrebbe proprio essere quello documentato nell\u2019inventario del 1731 recante \u00abtre mezze statue nel mezzo\u00bb, requisito nel 1796 ma restituito alla Chiesa Madre l\u2019anno seguente<sup><a href=\"#footnote_17_4318\" id=\"identifier_17_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Bartolozzi, Argenti&hellip;, in Il tesoro dell&rsquo;isola&hellip;, 2008, p. 1112.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo elenco del 1731 compaiono anche due \u2018lamperi\u2019 argentei, il primo identificabile con quello finanziato nel 1605 da Achille Caruso ed il secondo con quello voluto dal sacerdote d\u2019Amico. \u00c8 difficile capire, per\u00f2, quale dei due \u2018lampieri\u2019 sia proprio quello indicato nell\u2019elenco degli argenti requisiti nel 1796<sup><a href=\"#footnote_18_4318\" id=\"identifier_18_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realizzazione del \u2018monte\u2019 si pone a completamento del restauro del simulacro dell\u2019Arcangelo, attuato a partire dal 1697 attraverso il legato testamentario di 100 onze, disposto dal notabile Arcangelo Romano, per \u00abaccommodarsi la statua di San Michele [\u2026] dentro la Matrice Chiesa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_4318\" id=\"identifier_19_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 809, f. 421r. Alla donazione del 1697, si aggiunge nel 1717 quella di donna Felicia Romano e Cantella, moglie di Arcangelo Romano, consistente in &laquo;una gioja con sue pietre e perle e paro uno di pendenti&raquo; d&rsquo;oro, da porre sul simulacro nel giorno della sua processione (ASCl, Not. L. Fantauzzi, reg. 796, f. 167r). Nel 1748 anche l&rsquo;arciprete Giovanni Agostino Riva dona 100 onze &laquo;in giugali ed abbellimenti di ditta cappella e statua di ditto Santo&raquo;.\">20<\/a><\/sup> e in \u00abhabellimento e ornamento\u00bb del suo tabernacolo<sup><a href=\"#footnote_20_4318\" id=\"identifier_20_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. la Mammana, reg. 629, f.439v.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il basamento viene certamente concepito per nobilitare l\u2019immagine dell\u2019Arcangelo, sull\u2019esempio forse di quello dell\u2019Immacolata presente all\u2019interno della chiesa. Inoltre, la sua esecuzione potrebbe aver presentato un linguaggio affine a quello del basamento della seicentesca statua dell\u2019Immacolata, conservata nel tesoro della Cappella Palatina di Palermo, attribuita ad Andrea Mamingari o a quello del reliquiario antropomorfo di Santa Lucia del 1666, custodito a Savoca, attribuito all\u2019argentiere messinese Bartolo o Bartolomeo Provenzano<sup><a href=\"#footnote_21_4318\" id=\"identifier_21_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Chill&egrave;, in Il tesoro dell&rsquo;isola&hellip;, 2008, p. 907. Sull&rsquo;Immacolata conservata nel tesoro della Cappella Palatina di Palermo si rimanda a M.C. Di Natale, in Splendori di Sicilia&hellip;, p. 423, in part. Scheda 96.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 centrale nella esecuzione del \u2018monte\u2019 la figura del sacerdote Raffaele Riccobene, a cui va il merito di aver acquistato dai fidecommissari dell\u2019eredit\u00e0 del sacerdote d\u2019Amico 245 arnie per il prezzo di 52.9 onze, da destinare al \u00abmonte d\u2019Argento del glorioso San Michele Arcangelo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_22_4318\" id=\"identifier_22_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1709, fidecommissari di don Stefano d&rsquo;Amico sono don Giuseppe Calefato e Ignazio d&rsquo;Alesso.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene non sia stato rinvenuto il contratto di obbligazione relativo alla fattura dell\u2019opera, \u00e8 possibile attraverso alcuni mandati di pagamento individuarne gli inventori. Si tratta dell\u2019argentiere messinese Pietro Paparcuri, di cui \u00e8 celebre<strong> <\/strong>l\u2019Arca Santa, ornata con due pannelli raffiguranti la <em>Nascita <\/em>e la <em>Decollazione del Battista<\/em>, eseguita nel 1731 in collaborazione con lo scultore Gaspare Garufi per la chiesa di San Giovanni Battista di Ragusa<sup><a href=\"#footnote_23_4318\" id=\"identifier_23_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Nifosi, L&rsquo;urna di S. Giovanni Battista a Ragusa, in &ldquo;La Provincia di Ragusa&rdquo;, a. VIII, n. 6, dic. 1993, pp 1-3. Sul profilo artistico di Pietro Paparcuri si rimanda a T. Scorsone, in Arti decorative&hellip;, 2014, vol. II, p. 476, ad vocem.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo argentiere documentato \u00e8 Vincenzo Cipolla. Nonostante i documenti lo indichino come cittadino catanese, in realt\u00e0 potrebbe essere originario di Palermo ed appartenere alla famiglia omonima di argentieri, di cui \u00e8 nota in quegli anni la figura di Tommaso Cipolla, attivo nella capitale e console degli orafi e argentieri tra il 1725 e il 1729<sup><a href=\"#footnote_24_4318\" id=\"identifier_24_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Tommaso Cipolla si veda a S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, vol. I, p. 135, ad vocem; Id., I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi, Milano 1996, p. 73.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paparcuri e Cipolla sono in societ\u00e0 nel 1712, quando ricevono la somma di 100.24 onze per il prezzo di tutto l\u2019argento impiegato \u00abin haver fatto il monte d\u2019Argento del Glorioso San Michele Arcangelo nostro Protettore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_4318\" id=\"identifier_25_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. M. Fiandaca, reg. 834, f. 83r.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte delle somme viene impiegata per l\u2019acquisto di 24 libbre<sup><a href=\"#footnote_26_4318\" id=\"identifier_26_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una libbra equivale a dodici once cio&egrave; 0,792 Kg.\">27<\/a><\/sup> d\u2019argento, \u00abdi bolla in piancia\u00bb, necessarie per la fattura del basamento secondo un modello forse fornito dall\u2019inedito ingegnere nisseno Francesco Magr\u00ec. Non a caso, sar\u00e0 proprio lui l\u2019anno seguente a ratificare \u00abd\u2019essere ditto Monte fatto magistribimente secondo il disegno et l\u2019arte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nel 1713, l\u2019argentiere Cipolla abbandona i lavori subito dopo il loro avvio, forse per una malattia che ne impone il rientro a Catania. Alcune note di pagamento di quei mesi attestano, infatti, l\u2019acquisto di medicamenti \u00abin tempo dell\u2019infermit\u00e0 di ditto di Cipolla\u00bb, rinviando anche alla figura del nisseno Giovanni Guarneri. Si tratta di un inedito argentiere coinvolto nella realizzazione del manufatto nella qualit\u00e0 di socio del mastro catanese. Guarneri, probabilmente imparentato con l\u2019argentiere palermitano Michele Guarneri<sup><a href=\"#footnote_27_4318\" id=\"identifier_27_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argentiere Michele Guarneri si veda a S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, vol. I, p. 307, ad vocem.\">28<\/a><\/sup>, deve dunque farsi carico della lavorazione dell\u2019argento che un tale Francesco Rogiero aveva venduto al Cipolla \u00abper operarlo e doppo non operato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paparcuri e Guarneri, impegnati \u00abin laborando et erigendo monte argenteo ut dicitur a plancia\u00bb, portano a termine i lavori col coinvolgimento di altre figure intervenute per la costruzione di un tornietto, col quale \u00abtirarsi l\u2019argento alla trafila per li chiodi di detto monte\u00bb, e per la fornitura di olio, acqua, <em>tartaru<\/em> e <em>pece nigra<\/em>, impiegata<em> <\/em>per<em> <\/em>\u00abmanipularsi l\u2019operatione di detto argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_4318\" id=\"identifier_28_4318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. L. Fantauzzi, reg. 792, f. 69r.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lamine lavorate e cesellate sono, dunque, fissate al basamento ligneo, preparato probabilmente dal mastro d\u2019ascia Orazio Scaglione, assieme ad \u00abuna piancetta d\u2019argento con titolo dell\u2019habbito della Madonna del Carmelo\u00bb, opera di un tale mastro Giuseppe Lo Baglio.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4318\" class=\"footnote\">Sulla storia della Chiesa Madre si rimanda a <em>Il Restauro della Cattedrale di Caltanissetta. Lettura di un complesso architettonico, pittorico e decorativo<\/em>, a cura di S. Rizzo, A. Bruccheri, F. Ciancimino, Caltanissetta 2001; e al pi\u00f9 recente contributo sul cantiere della fabbrica pubblicato in G. Giugno, <em>Caltanissetta dei Moncada. Il progetto di citt\u00e0 moderna<\/em>, Caltanissetta 2012, pp. 55-74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4318\" class=\"footnote\">La trascrizione del documento \u00e8 stata pubblicata in S. Bartolozzi, <em>Argenti delle chiese di Caltanissetta e San Cataldo pignorati dai Borboni<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. Rizzo, Vol. II, Palermo 2008, pp. 1109-1110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4318\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Caltanissetta (d\u2019ora in poi ASCl), Not. Baldassare Bruno, reg. 261, f. 756r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4318\" class=\"footnote\">Si tratta di un importante notabile nisseno che tra il 1614 e il 1615 dona 50 onze per il completamento della nuova Chiesa Madre. Sulla requisizione del \u2018lampiere\u2019 si rimanda a S. Bartolozzi, <em>Argenti<\/em>\u2026<em>, <\/em>in <em>Il tesoro dell\u2019isola<\/em>\u2026, 2008, p. 1112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Corporazioni Religiose Soppresse (d\u2019ora in poi CC. RR. SS.), Gesuiti, reg. 31, f. 13r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. G. B. Cal\u00e0, reg. 190, f. 284r II. Su Antonino de Lumia si vedano S. Barraja, in <em>Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. D Natale, Palermo 2014, vol. II, p. 341, <em>ad vocem<\/em>; Id., <em>Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza<\/em>, in<em> Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Vicenza 2001, p. 673.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Stato della citt\u00e0 di Caltanissetta nel 1731 sotto l\u2019arciprete Giovanni Agostino Riva<\/em>, a cura di G. Giugno, D. Vullo, Caltanissetta 2016, pp. 347-348.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Stato della citt\u00e0 \u2026<\/em>, 2016, p. 347.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Catalogo delle Opere del Museo Diocesano \u201cGiovanni Speciale\u201d di Caltanissetta, <\/em>a cura di F. Fiandaca, Caltanissetta 2013, pp. 55, 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4318\" class=\"footnote\">Sul finire del Cinquecento la produzione di ostensori abbandona gli stilemi propri della cultura gotica per radicarsi in quella classicista. Si rimanda all\u2019ostensorio realizzato dall\u2019argentiere Antonio Cochiula nel 1567 per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Randazzo (M. Vitella, in <em>Il tesoro dell\u2019isola&#8230;<\/em>, 2008, pp. 796-797) e a quello eseguito da Nibilio Gagini nel 1604 per la chiesa di Santa Lucia di Mistretta (C. Di Giacomo, in <em>Il tesoro dell\u2019isola &#8230;<\/em>, 2008, pp. 806-807). Sull\u2019ostensorio di Milazzo si veda S. Serio, <em>Argenti messinesi del XVII e XVIII secolo<\/em>, Tomo I, Tesi di Dottorato, Ciclo XXI, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, 2015, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4318\" class=\"footnote\">Cfr. F. Pulci, <em>Caltanissetta e la Vergine. Monografia sul culto di Maria Santissima<\/em>, Caltanissetta 1904, Rist. an., Caltanissetta 2011, p. 167. Il simulacro seicentesco dell\u2019Immacolata Concezione \u00e8 stato trattato anche in S. Di Mauro, <em>La statua argentea dell\u2019Immacolata della cattedrale di Caltanissetta<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019isola&#8230;<\/em>, 2008, pp. 1137-1141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4318\" class=\"footnote\">Il legato doveva essere depositato presso il sacerdote Mariano Salerno ed impiegato esclusivamente per la realizzazione del simulacro argenteo \u00abuncias quadraginta debent depositari penes R. Sacerdotem D. Marianum Salerno qui debet illas solvere statim ac debet conficii ditta statua et non aliter\u00bb (ASCl, CC.RR.SS., <em>Gesuiti<\/em>, b. 33, f. 31r).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4318\" class=\"footnote\">Cfr. F. Pulci, <em>Caltanissetta<\/em>\u2026<em>.<\/em>, 1904, pp. 171-172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4318\" class=\"footnote\">Cfr. Id, <em>Lavori sulla storia ecclesiastica di Caltanissetta<\/em>, Caltanissetta 1977, p. 160. Per un approfondimento sul rifacimento della statua dell\u2019Immacolata si rimanda a G. Giugno, <em>\u00abPro maiori Dei Gloria et Integerrime Immaculate eius Matris Marie\u00bb. Il simulacro dell\u2019Immacolata Concezione della Cattedrale di Caltanissetta<\/em>, in \u00abOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u00bb, Anno 9, n. 18, dicembre 2018, pp. 85-96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Stato della citt\u00e0 \u2026<\/em>, 2016, p. 348.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Stato della citt\u00e0 \u2026<\/em>, 2016, p. 347. Allo scultore viene anche attribuita la statua di San Michele Arcangelo della Chiesa Madre di Leonforte. Su Stefano Livolsi si veda S. La Barbera, in <em>Arti decorative \u2026<\/em>, 2014, vol. II, pp. 367-368, <em>ad vocem<\/em>. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. M. Fiandaca, reg. 829, f. 164r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4318\" class=\"footnote\">Cfr. S. Bartolozzi, <em>Argenti<\/em>\u2026<em>, <\/em>in <em>Il tesoro dell\u2019isola<\/em>\u2026, 2008, p. 1112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4318\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. M. Riccobene, reg. 809, f. 421r. Alla donazione del 1697, si aggiunge nel 1717 quella di donna Felicia Romano e Cantella, moglie di Arcangelo Romano, consistente in \u00abuna gioja con sue pietre e perle e paro uno di pendenti\u00bb<em> <\/em>d\u2019oro, da porre sul simulacro nel giorno della sua processione (ASCl, Not. L. Fantauzzi, reg. 796, f. 167r). Nel 1748 anche l\u2019arciprete Giovanni Agostino Riva dona 100 onze \u00abin giugali ed abbellimenti di ditta cappella e statua di ditto Santo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. la Mammana, reg. 629, f.439v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4318\" class=\"footnote\">Cfr. G. Chill\u00e8, in <em>Il tesoro dell\u2019isola\u2026<\/em>, 2008, p. 907. Sull\u2019Immacolata conservata nel tesoro della Cappella Palatina di Palermo si rimanda a M.C. Di Natale, in <em>Splendori di Sicilia\u2026<\/em>, p. 423, in part. Scheda 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_4318\" class=\"footnote\">Nel 1709, fidecommissari di don Stefano d\u2019Amico sono don Giuseppe Calefato e Ignazio d\u2019Alesso.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_4318\" class=\"footnote\">Cfr. P. Nifosi, <em>L\u2019urna di S. Giovanni Battista a Ragusa<\/em>, in \u201cLa Provincia di Ragusa\u201d, a. VIII, n. 6, dic. 1993, pp 1-3. Sul profilo artistico di Pietro Paparcuri si rimanda a T. Scorsone, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 2014, vol. II, p. 476, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_4318\" class=\"footnote\">Su Tommaso Cipolla si veda a S. Barraja, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 2014, vol. I, p. 135, <em>ad vocem<\/em>; Id., <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi,<\/em> Milano 1996, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. M. Fiandaca, reg. 834, f. 83r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_4318\" class=\"footnote\">Una libbra equivale a dodici once cio\u00e8 0,792 Kg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_4318\" class=\"footnote\">Sull\u2019argentiere Michele Guarneri si veda a S. Barraja, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 2014, vol. I, p. 307, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_4318\" class=\"footnote\">ASCl, Not. L. Fantauzzi, reg. 792, f. 69r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_4318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giuseppegiugno_1@libero.it Gli argenti della cattedrale di Caltanissetta. 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