{"id":4314,"date":"2021-12-28T18:15:55","date_gmt":"2021-12-28T18:15:55","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4314"},"modified":"2021-12-28T20:51:22","modified_gmt":"2021-12-28T20:51:22","slug":"maria-concetta-di-natale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4314","title":{"rendered":"Maria Concetta Di Natale"},"content":{"rendered":"<p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it<\/p>\n<h2>Giacomo Pasturi argentiere catanese<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV24042021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono molto esigue le notizie sull\u2019importante argentiere del Cinquecento catanese Giacomo Pasturi e solo recentemente \u00e8 stata individuata l\u2019unica sua opera fino ad oggi conosciuta<sup><a href=\"#footnote_0_4314\" id=\"identifier_0_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Cinquecento e Seicento, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre, introduzione di Don Alessandro Magno, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;, Bagheria 2012, pp. 12-19, con bibliografia precedente.\">1<\/a><\/sup>. Si tratta della Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto (<a title=\"Fig. 1. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre. Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din01.jpg\">Fig. 1<\/a>), che reca le iscrizioni sui due lati del coperchio <em>Pasturi <\/em>e<em> 1576 <\/em>(<a title=\"Fig. 2. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din03.jpg\">3<\/a>), dichiarando il nome dell\u2019autore e la data di realizzazione della vara<sup><a href=\"#footnote_1_4314\" id=\"identifier_1_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">2<\/a><\/sup>. La raffinata e rara opera dell\u2019argentiere catanese Giacomo Pasturi, la cui attivit\u00e0 \u00e8 documentata dal 1572 al 1576, \u201ccaposciurta\u201d della citt\u00e0 di Catania negli anni 1572 e 1575, consente, tuttavia, di rilevarne l\u2019abilit\u00e0 e la forte personalit\u00e0 artistica. Della stessa famiglia Pasturi (Pastore)erano attivi, in periodo appena pi\u00f9 tardo, anche Michele (1590-1608), che fu console della maestranza degli orafi e argentieri catanesi nel 1601 e Scipione (1617-1620), che ricopr\u00ec la stessa carica nel 1619.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arrivo delle reliquie di San Vito nel 1540 a Regalbuto, amena cittadina della Sicilia orientale, aveva segnato l\u2019inizio di un grande fermento non solo devozionale, ma conseguentemente anche artistico. Le reliquie furono verosimilmente dapprima inserite in una apposita cassettina d\u2019argento dei Santi Vito e Modesto, <em>S. Vito, S. M.<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Argentiere siciliano, &lt;i&gt;Cassettina reliquiaria dei Santi Vito e Modesto&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1540, argento sbalzato, cesellato e inciso, Regalbuto, Chiesa Madre. Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din04.jpg\">Fig. 4<\/a>), come dichiara l\u2019iscrizione sotto la base: <em>Vinniro li ereliquij 1540<\/em><sup><a href=\"#footnote_2_4314\" id=\"identifier_2_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Si veda pure M.C. Di Natale, scheda n. 1, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, p. 75.\">3<\/a><\/sup>. L\u2019opera di argentiere siciliano <em>post 1540<\/em>, ma vicina a questa data, di gusto manierista, reca incise sul davanti le figure dei due Santi. Il loro arrivo negli anni 1540-41 dal Casale di San Vito in Calabria \u00e8 pure testimoniato dall\u2019Archivio della stessa Matrice di Regalbuto, in cui si citano anche le reliquie di Santa Crescenzia<sup><a href=\"#footnote_3_4314\" id=\"identifier_3_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Si veda pure S. Intorre, V. Bonanno, Appendice documentaria, Doc. I, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, pp. 127-129.\">4<\/a><\/sup>. Per tradizione Modesto era il pedagogo e Crescenzia la nutrice di San Vito<sup><a href=\"#footnote_4_4314\" id=\"identifier_4_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;agiografia e l&rsquo;iconografia di San Vito si vedano A. Amore, M.C. Colletti, Vito Modesto e Crescenzia, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum vol. VII, Roma 1961. Secondo la Legenda aurea, San Vito sub&igrave; il martirio in Sicilia, Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, ed. 1955, pp. 442-444.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 probabile che la devozione nei confronti di San Vito a Regalbuto abbia origini pi\u00f9 antiche. Il capitello di una colonna della Chiesa di San Francesco ai Cappuccini, infatti, mostra la figura del Santo con due cani e due angeli adoranti a fianco<sup><a href=\"#footnote_5_4314\" id=\"identifier_5_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, p. 13.\">6<\/a><\/sup>. La raffigurazione dei cani, che richiamano la tipologia dei levrieri, diffusa nel XV secolo, come pure quella dei due angeli adoranti, riconduce il bassorilievo al XV secolo, periodo non a caso di costruzione della Chiesa. \u00c8 significativo che i levrieri siano i cani che accompagnano la figura indicata come San Vito da Genevieve Bresc Bautier nel <em>Trionfo della Morte<\/em> di Palazzo Abatellis, gi\u00e0 a Palazzo Sclafani a Palermo<sup><a href=\"#footnote_6_4314\" id=\"identifier_6_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bresc Bautier, Artistes, Patriciens et Confr&eacute;ries. Production et consummation de l&rsquo;oeuvre d&rsquo;art &agrave; Palerme et en Sicile occidentale, 1348-1460, Roma 1979, p. 84.\">7<\/a><\/sup>, massima espressione della circolazione della cultura del tardo-gotico internazionale del XV secolo in Sicilia e non a caso che siano anche quelli che compaiono nelle decorazioni delle tarsie policrome in pietra del portico meridionale della Cattedrale iniziato mentre era Arcivescovo di Palermo Simone Beccadelli da Bologna e ultimato nel periodo dell\u2019arcivescovado di Nicol\u00f2 Pujades di Barcelona (1465-1467)<sup><a href=\"#footnote_7_4314\" id=\"identifier_7_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, I levrieri della Cattedrale, in &ldquo;Arte e dossier&rdquo;, n. 57, maggio 1991.\">8<\/a><\/sup>, altro importante simbolo della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Regalbuto l\u2019esaltazione delle reliquie del Santo dovette manifestarsi in maniera eloquente e culminare con la realizzazione della Cassa reliquiaria d\u2019argento del Pasturi, significativa opera di argenteria catanese, rappresentativa della produzione dell\u2019epoca, quasi totalmente perduta<sup><a href=\"#footnote_8_4314\" id=\"identifier_8_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, pp.15-19.\">9<\/a><\/sup>. La cassa poggia su un supporto con sculture raffiguranti leoni in bronzo (<a title=\"Fig. 5. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din05.jpg\">Fig. 5<\/a>) che parrebbero non pertinenti, riutilizzati da altra opera forse precedente. I fori nella parte superiore delle figure lasciano, tuttavia, ipotizzare che potessero in origine fungere da base all\u2019opera stessa, appositamente realizzati e ad essa omogenei, e che, in un secondo momento, venissero spostati per essere adattati ad un sostegno pi\u00f9 funzionale all\u2019uso processionale cui era pure destinata l\u2019urna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tipologia della cassa di gusto rinascimentale italiano, con coperchio a spioventi e nessuna reminiscenza della cultura gotico-catalana, ancora imperante in quell\u2019epoca in Sicilia, sia in area orientale sia occidentale, ha un aulico precedente nella Cassa reliquiaria di San Paolino del Santuario di Sutera, del 1498<sup><a href=\"#footnote_9_4314\" id=\"identifier_9_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, pp.147-157. Si veda pure M. C. Di Natale, Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, vol. I, Catania 2008, p. 35.\">10<\/a><\/sup>, per la quale \u201copera di grande importanza\u201d, Maria Accascina ritiene \u201cpossibile che a Domenico Gagini o ad altri maestri del suo gruppo sia stato affidato il disegno\u201d e nella quale \u201cil nuovo linguaggio rinascimentale si afferma in piena evidenza: niente guglie, pinnacoli e archetti ogivali, ma forma a sarcofago classico, sottili paraste ornate da borchie di rame dorato \u00a0dividono i lati lunghi in tre superfici rettangolari(\u2026) sulle quali sono sovrapposte (\u2026) figure di apostoli e sulla fronte la figura di San Paolino presentata da due angeli; sul coperchio a spiovente la decorazione \u00e8 formata da girali, da rami e foglie che contornano tondi con figure al centro\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_4314\" id=\"identifier_10_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974, pp.147-157.\">11<\/a><\/sup>. L\u2019opera, infatti pur dovuta a committenza di provenienza iberica, presentando lo stemma della famiglia Pujades, originaria di Barcellona, non si ispira a modelli gotico-catalani, ma piuttosto a modi spiccatamente rinascimentali italiani<sup><a href=\"#footnote_11_4314\" id=\"identifier_11_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Oreficeria siciliana&hellip;, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, I, 2008, p. 35.\">12<\/a><\/sup>. Stessi decori floreali a girali sono presenti negli spioventi della Cassa reliquiaria del Pasturi, che trovano raffronto non solo tipologico, ma anche nella tecnica a rilievo, come nei girali della base dell\u2019ostensorio architettonico del 1532 di Bartolomeo Tantillo della Matrice nuova di Castelbuono, opera per il resto ancora strettamente legata alla cultura gotico-catalana<sup><a href=\"#footnote_12_4314\" id=\"identifier_12_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice di Castelbuono nella contea dei Ventimiglia, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, n. 1, Caltanissetta 2005, con bibliografia precedente alla scheda n. 3, p. 53.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cassa di Regalbuto \u00e8 caratterizzata al centro sul fronte principale dalla figura di San Vito accompagnata da due cani, suo principale attributo iconografico, nell\u2019altro lato maggiore da quella della Madonna con il Bambino e negli altri da quelle dei Santi Modesto e Crescenzia (<a title=\"Fig. 6. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din06.jpg\">figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. Giacomo Pasturi, &lt;i&gt;Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto&lt;\/i&gt;, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din07.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Giacomo Pasturi, Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din08.jpg\">8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Giacomo Pasturi, Cassa reliquiaria dei Santi Vito, Crescenzia e Modesto, 1576, argento sbalzato, cesellato e fuso, bronzo dorato, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din09.jpg\">9<\/a>), recanti alla base l\u2019iscrizione relativa ai loro nomi (<em>S. Vitus, S. Crescentia, S. Modestus, Maria Virgo<\/em>) e intorno al coperchio:<em> Haec Viti pueri Crescentiae et alma Modesti arcula membra tegit quae sciditira trucis ex elemosinis<\/em>. Tutte le figure sono inserite entro un\u2019edicola, proprio come quelle dei retabli marmorei gaginiani, ancora un chiaro riferimento allo stesso ambito culturale. La figura di San Vito presenta un raffinato decoro fitomorfo tipico delle stoffe dell\u2019epoca e le calzature si concludono con due raffinati volti di leone, due mascheroni di gusto manieristico cari alla cultura del tempo e variamente presenti in opere d\u2019argento del XVI e XVII secolo anche a Regalbuto. L\u2019iscrizione lungo il bordo e alla base del coperchio dal decoro vegetale con girali a rilievo culminanti con elementi floreali, mostra al centro il nome dell\u2019autore e la data di realizzazione dell\u2019opera. \u00a0Due scudi di gusto classico, che rimandano ancora una volta alle numerose borchie dell\u2019Urna di San Paolino di Sutera, affiancano le due edicole principali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il 1540, in clima controriformistico, dovette essere promossa a Regalbuto pure la realizzazione del Reliquiario a busto di San Vito che, privo di marchi, pu\u00f2 essere datato successivamente allo stesso anno<sup><a href=\"#footnote_13_4314\" id=\"identifier_13_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, pp. 19-28.\">14<\/a><\/sup>. Il reliquiario, opera di argentiere della Sicilia orientale della seconda met\u00e0 del XVI secolo, \u00e8 il pi\u00f9 antico tra i reliquiari a busto d\u2019argento di San Vito conosciuti in Sicilia. Straordinaria somiglianza con questo reliquiario presenta quello di San Cataldo del Museo Diocesano di Catania<sup><a href=\"#footnote_14_4314\" id=\"identifier_14_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Si veda pure M. C. Di Natale, L&rsquo;argentiere catanese Paolo Guarna e i reliquiari del tesoro della Matrice di Regalbuto, in L&rsquo;arte di studiare l&rsquo;arte, Scritti degli amici di Regina Poso, Kronos 15, Periodico del DBC, II tomo,&hellip;, pp. 339-346.\">15<\/a><\/sup> per la realizzazione dei capelli dall\u2019analoga stempiatura e dall\u2019affine tipologia a riccioli, nonch\u00e9 per la tipologia degli occhi, sia pure raffrontabili solo con quelli originali delle protomi leonine sugli omeri dell\u2019armatura essendo quelli del Santo sostituiti in un restauro possibilmente posteriore al terremoto del 1693 che port\u00f2 a dipingerne e stuccarne il volto. Il Reliquiario di San Cataldo \u00e8 stato riferito a Paolo Guarna dall\u2019Accascina<sup><a href=\"#footnote_15_4314\" id=\"identifier_15_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria&hellip;, 1974, p. 209-210.\">16<\/a><\/sup> ed \u00e8 da ritenere, pertanto, che sia proprio lo stesso argentiere l\u2019autore di quello di San Vito di Regalbuto, inserendosi bene nella produzione della maestranza catanese e, non a caso, proprio con i maestri attivi a Regalbuto, quale significativamente il Pasturi. Con l\u2019opera di quest\u2019ultimo non mancano, peraltro, analogie, come i decori ornamentali fitomorfi e le protomi leonine sia della vara e sia del busto. Paolo Guarna risulta, inoltre, presente a Regalbuto per la realizzazione del reliquiario a braccio d\u2019argento dello stesso San Vito (<a title=\"Fig. 10. Paolo Guarna, &lt;i&gt;Reliquiario a braccio di San Vito&lt;\/i&gt;, 1583, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Regalbuto, Chiesa Madre. Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din10.jpg\">Fig. 10<\/a>) dalla caratteristica tipologia dei capelli stempiati e arricciati che si ripete anche nelle piccole testine di cherubini alate e in quelle degli angeli cariatidiformi della base dell\u2019opera firmata e datata: <em>Magister Paolus Guarn: Cath: Fecit: Anno: D: 1583 <\/em>e <em>Ex Elemosinis: Ecclesiae: Et: Terre: Regalbuti<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_4314\" id=\"identifier_16_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Il tesoro della Matrice&hellip;, in M.C. Di Natale, S. Intorre, Ex elemosinis&hellip;, 2012, pp. 19-28. Si veda pure M. C. Di Natale, L&rsquo;argentiere catanese&hellip;, in L&rsquo;arte di studiare&hellip;, Kronos 15, II tomo&hellip;, pp. 339-346.\">17<\/a><\/sup><em> <\/em>(<a title=\"Fig. 11. Paolo Guarna, &lt;i&gt;Reliquiario a braccio di San Vito&lt;\/i&gt;, 1583, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Regalbuto, Chiesa Madre (part.). Foto S. Intorre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din11.jpg\">Fig. 11<\/a>). \u00c8 significativo quanto scrive l\u2019Accascina: \u201c\u00c8 da segnalare anche negli inventari il discreto numero di reliquiari antropomorfici che ci indicano quella tendenza al realismo che sar\u00e0 una costante nello spirito catanese e che, a questo proposito, \u00e8 un vero e proprio realismo mistico che trova riferimenti notevoli anche nella scultura e in pittura catalana\u201d<sup><a href=\"#footnote_17_4314\" id=\"identifier_17_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria&hellip;, 1974, p. 208.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da notare come proprio Paolo Guarna riproponga la tipologia della cassa dal coperchio a spiovente in quella di San Nicol\u00f2 Politi che realizz\u00f2 nel 1581 per la Chiesa di Santa Maria Assunta di Alcara Li Fusi<sup><a href=\"#footnote_18_4314\" id=\"identifier_18_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria&hellip;, 1974, pp.212-215. Si veda pure M. C. Di Natale, L&rsquo;argentiere catanese&hellip;, in L&rsquo;arte di studiare&hellip;, Kronos 15, II tomo&hellip;, pp. 339-346.\">19<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta (part.). Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din12.jpg\">Figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta. Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din13.jpg\">13<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 14. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta. Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din14.jpg\">14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta. Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din15.jpg\">15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta. Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din16.jpg\">16<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 17. Paolo Guarna, Cassa reliquiaria di San Nicol\u00f2 Politi, 1581, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Alcara Li Fusi, Chiesa di Santa Maria Assunta (part.). Foto OADI.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din17.jpg\">17<\/a>), ispirandosi ai modi rinascimentali italiani e dell\u2019arte manierista, che sono presenti, non casualmente, nella Cassa reliquiaria di San Vito di Regalbuto del Pasturi. Ripropone la base con teste di leone, come dovevano in origine possibilmente essere poste quelle della vara del Pasturi, una serie di edicole che contengono le figure dei Santi, come in quelle, sia pure di numero inferiore dell\u2019altra, tutte separate da paraste dagli ornati di tipologia gaginiana, ripresentando la complessit\u00e0 dei retabli marmorei che Antonello Gagini e la sua scuola avevano diffuso in tutta l\u2019isola. Similare \u00e8 pure il decoro floreale sugli spioventi del coperchio. Non \u00e8 poi casuale che al Guarna siano riferiti dalla Accascina gli sportelli a spiovente della Cassa reliquiaria di Sant\u2019Agata del Duomo di Catania, completati, come recita l\u2019iscrizione, nel 1572 (<a title=\"Fig. 18. Paolo Guarna, Sportelli a spiovente della Cassa reliquiaria di Sant\u2019Agata, 1572, argento e argento dorato sbalzato, cesellato e fuso, Catania, Duomo. Foto Fondo Accascina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/din18.jpg\">Fig. 18<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_19_4314\" id=\"identifier_19_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria&hellip;, 1974, p. 209-210.\">20<\/a><\/sup> e che doveva avere pure ben presente quando realizzava quella di Alcara Li Fusi, di cui ripropone la sequenza delle edicole, l\u00ec per\u00f2 sugli sportelli e prive degli ornati fitomorfi nelle paraste divisorie. Dopo gli sportelli della Cassa reliquiaria di Sant\u2019Agata di Catania, unica parte dell\u2019opera estranea al gusto gotico-catalano, tanto che l\u2019Accascina la defin\u00ec \u201cultima fiammata del gotico\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_4314\" id=\"identifier_20_4314\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria&hellip;, 1974, p.200.\">21<\/a><\/sup>, il Guarna dovette ispirarsi anche a quella di San Vito di Regalbuto del Pasturi per la realizzazione dell\u2019altra di San Nicol\u00f2 Politi di Alcara Li Fusi, dimostrando, comunque, che questa tipologia di opere dovute a maestri catanesi della seconda met\u00e0 del Cinquecento, mostri una cultura comune, analogamente ispirata ai modi dell\u2019arte della maniera variamente diffusi nell\u2019isola, in cui il Pasturi dovette avere un ruolo significativo.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> Il tesoro della Matrice di Regalbuto tra Cinquecento e Seicento<\/em>, in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre<\/em>, introduzione di Don Alessandro Magno, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d, Bagheria 2012, pp. 12-19, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4314\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4314\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Si veda pure M.C. Di Natale, scheda n. 1, in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4314\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Si veda pure S. Intorre, V. Bonanno, <em>Appendice documentaria<\/em>, Doc. I, in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, pp. 127-129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4314\" class=\"footnote\">Per l\u2019agiografia e l\u2019iconografia di San Vito si vedano A. Amore, M.C. Colletti, <em>Vito Modesto e Crescenzia, ad vocem, <\/em>in <em>Bibliotheca Sanctorum <\/em>vol. VII, Roma 1961. Secondo la <em>Legenda aurea<\/em>, San Vito sub\u00ec il martirio in Sicilia, Jacopo da Varazze, <em>Legenda Aurea<\/em>, ed. 1955, pp. 442-444.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> Il tesoro della Matrice\u2026,<\/em> in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4314\" class=\"footnote\">G. Bresc Bautier, <em>Artistes, Patriciens et Confr\u00e9ries. <\/em><em>Production et consummation de l\u2019oeuvre d\u2019art \u00e0 Palerme et en Sicile occidentale<\/em>, 1348-1460, Roma 1979, p. 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> I levrieri della Cattedrale,<\/em> in \u201cArte e dossier\u201d, n. 57, maggio 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> Il tesoro della Matrice\u2026,<\/em> in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, pp.15-19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, pp.147-157. Si veda pure M. C. Di Natale, <em>Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco<\/em>, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola. Capolavori in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, catalogo della Mostra a cura di S. Rizzo, vol. I, Catania 2008, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina,<em> Oreficeria di Sicilia<\/em>\u2026, 1974, pp.147-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Oreficeria siciliana\u2026<\/em>, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>&#8230;, I, 2008, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Il tesoro della Matrice di Castelbuono nella contea dei Ventimiglia<\/em>, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, n. 1, Caltanissetta 2005, con bibliografia precedente alla scheda n. 3, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> Il tesoro della Matrice\u2026,<\/em> in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, pp. 19-28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4314\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em> Si veda pure M. C. Di Natale, <em>L\u2019argentiere catanese Paolo Guarna e i reliquiari del tesoro della Matrice di Regalbuto,<\/em> in <em>L\u2019arte di studiare l\u2019arte<\/em>, <em>Scritti degli amici di Regina Poso<\/em>, Kronos 15, Periodico del DBC, II tomo,\u2026, pp. 339-346.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, 1974, p. 209-210.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4314\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale,<em> Il tesoro della Matrice\u2026,<\/em> in M.C. Di Natale, S. Intorre, <em>Ex elemosinis<\/em>\u2026, 2012, pp. 19-28. Si veda pure M. C. Di Natale, <em>L\u2019argentiere catanese\u2026,<\/em> in <em>L\u2019arte di studiare\u2026,<\/em> Kronos 15, II tomo\u2026, pp. 339-346.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, 1974, p. 208.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, 1974, pp.212-215. Si veda pure M. C. Di Natale, <em>L\u2019argentiere catanese\u2026,<\/em> in <em>L\u2019arte di studiare\u2026,<\/em> Kronos 15, II tomo\u2026, pp. 339-346.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, 1974, p. 209-210.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4314\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria<\/em>\u2026, 1974, p.200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4314\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>mariaconcetta.dinatale@unipa.it Giacomo Pasturi argentiere catanese DOI: 10.7431\/RIV24042021 Sono molto esigue le notizie sull\u2019importante argentiere del Cinquecento catanese Giacomo Pasturi e solo recentemente \u00e8 stata individuata <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4314\" title=\"Maria Concetta Di Natale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4314"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4314"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4314\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4376,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4314\/revisions\/4376"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4314"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}