{"id":4304,"date":"2021-12-28T18:08:40","date_gmt":"2021-12-28T18:08:40","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4304"},"modified":"2021-12-28T20:51:04","modified_gmt":"2021-12-28T20:51:04","slug":"bianca-cappello","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4304","title":{"rendered":"Bianca Cappello"},"content":{"rendered":"<p>biancacappello78@gmail.com<\/p>\n<h2>Alcune considerazioni sui gioielli nei dipinti del Tintoretto tra oreficeria, moda, simbolo e tecnica<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV24032021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda i gioielli e l\u2019espressione del lusso, l\u2019epoca in cui ha vissuto Tintoretto \u00e8 particolarmente opulenta e ricca. A partire dalla scoperta dell\u2019America, nel corso del XVI secolo si fa sempre pi\u00f9 ingente la quantit\u00e0 di oro, argento e pietre preziose che dal continente americano e dalle Indie Occidentali, passando attraverso la Spagna, si riversano in Europa permettendo lo sviluppo di una moda sfarzosa che vede tra le sue massime espressioni proprio la produzione orafa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oreficeria del Manierismo \u00e8 caratterizzata dal generoso uso di oro, perle, e pietre di colore, spesso accostati tra loro in un\u2019alternanza di forme e colori montati sia in gioielli a s\u00e9 stanti sia in placche e bottoni da cucire sugli abiti, evidenziando cos\u00ec la preziosit\u00e0 dei tessuti, spesso ricamati con fili di oro e argento, nella produzione dei quali Venezia e Firenze primeggiavano<sup><a href=\"#footnote_0_4304\" id=\"identifier_0_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Petrassi, Gli ori in Italia, Roma 1985, pp. 166-169; Cfr. A. Griseri, Oreficeria Barocca, Novara 1985; A. Black, Storia dei gioielli, (traduzione italiana a cura di Francesco Sborgi), Novara 1973, pp. 144-174.\">1<\/a><\/sup>. Durante tutto il Rinascimento, il desiderio di indossare gioielli ci \u00e8 rivelata dalle numerose leggi suntuarie promulgate nelle principali corti in Italia e in Europa, per mettere un freno alle spese investite nel lusso compresi abiti e gioielli. Mostrarsi con gioielli era un aspetto fondamentale della vita e del riconoscimento sociale e per tale motivo era molto diffuso anche l\u2019uso di noleggiarli, sia per una occasione che per un periodo anche di parecchi mesi. Dai documenti pervenutici, tra i contratti di noleggio pi\u00f9 frequenti, spiccano su tutti i fili di perle<sup><a href=\"#footnote_1_4304\" id=\"identifier_1_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt&agrave; Veneziana, 1996, p. 51.\">2<\/a><\/sup><em>.<\/em> Proprio Venezia infatti, nata secoli prima come citt\u00e0 bizantina, ancora durante il Medioevo ed il Rinascimento \u00e8 fedele alla sfarzosa tradizione orafa locale, incentrata sul redditizio commercio di perle che arrivavano in citt\u00e0 dalla vicina Costantinopoli, la \u201cPorta d\u2019Oriente\u201d che filtrava le preziose gemme marine provenienti dal Golfo Persico e dalle coste dell\u2019India. Gi\u00e0 nel 1290 il Maggior Consiglio emana disposizioni relative all\u2019importazione delle perle nel Ducato Veneto e, fino all\u2019occupazione austriaca, alla fine del XVIII secolo, nel Tesoro della Basilica di San Marco era conservato un cospicuo numero di gioielli bizantini, ricchi di perle, gemme e smalti e che sicuramente sono stati un\u2019importante fonte di ispirazione per gli orafi veneziani del Cinquecento. Parimenti importante era il commercio e l\u2019 uso in oreficeria di diamanti, rubini, smeraldi e zaffiri che, oltre al loro valore di status symbol e riconoscimento sociale, spesso venivano montati nei gioielli riferiti al fidanzamento e al matrimonio<sup><sup><a href=\"#footnote_2_4304\" id=\"identifier_2_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In una lettera di affari scritta e inviata da Costantinopoli a Venezia il 18 aprile del 1473, il mercante Coradi invia a suo cognato Nicholai Gruatto anche &ldquo;perle tonde bone&rdquo; e &ldquo;rubini boni&rdquo; proponendogli di utilizzarli come pagamento di altra merce veneziana da scambiare a Costantipoli; in L. Zecchin, Vetro e Vetrai Veneziani, I, p. 242. Cfr. anche: A. Lipinsky, Oro, argento, gemme e smalti, tecnologia delle arti dalle origini alla fine del medioevo, 3000 a. C &ndash; 1500 d. C, Firenze, 197, p. 316; P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt&agrave; Veneziana, 1996, p. 24; cfr. D. Nicol, Venezia e Bisanzio, Milano 1990; D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative a Venezia, Venezia, 1978, (ed. consultata, Bergamo 1999), pp. 147-166.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e0 dove non si potevano avere materiali preziosi, si emulavano, e in questo Venezia, gi\u00e0 dal XIII secolo, era uno dei centri pi\u00f9 importanti con la produzione di perle di vetro e \u201cveriselli\u201d cio\u00e8 gemme di vetro<sup><a href=\"#footnote_3_4304\" id=\"identifier_3_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Zecchin, Vetro e vetrai di Murano, I, Venezia 1987, pp. 20-25; II, 1989, p. 76.\">4<\/a><\/sup>. Come anche ci spiega Benvenuto Cellini nel suo Trattato di Oreficeria scritto alla met\u00e0 del Cinquencento, il vetro poteva anche essere accoppiato con un sottile strato di pietra preziosa per creare una gemma di grande effetto ma di basso valore chiamata \u201cdoppietta\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_4304\" id=\"identifier_4_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Cellini, Trattato dell&rsquo;Oreficeria e della Scultura, Firenze 1565, edizione critica a cura di C. Cordi&eacute;, Verona 1960, p. 997; G. Tassinari, Osservazioni sulla produzione di paste vitree nel XVIII e il caso di Venezia, in &ldquo;Journal of Glass&rdquo;, Vol. 52, 2010, pp. 183-184.\">5<\/a><\/sup>. Anche questo commercio doveva essere molto diffuso vista la quantit\u00e0 di leggi suntuarie e di editti per scoraggiarne sia l\u2019 uso che il commercio fraudolento<sup><sup><a href=\"#footnote_5_4304\" id=\"identifier_5_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative&hellip;, 1978 (ed. consultata, Bergamo 1999), pp. 251-264; P. Lebole, Breve Storia dei mestieri Artigiani, La tradizione fiorentina, Firenze 2003, p. 165.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gioielli non solo erano desiderati e indossati a profusione sugli abiti e sulle acconciature, ma erano anche oggetto di particolare attenzione da parte degli artisti che li dipingevano con dovizia di dettagli nei ritratti di nobili, mercanti ed ecclesiastici cos\u00ec come nelle scene allegoriche e mitologiche. \u00c8 questo il periodo in cui artisti come Hans Holbein il Giovane e Leonardo da Vinci non solo ritraggono nei loro dipinti i membri delle pi\u00f9 potenti corti dell\u2019epoca ma anche disegnano per loro gioielli preziosi ed esclusivi<sup><sup><a href=\"#footnote_6_4304\" id=\"identifier_6_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti preziose, Milano tra XV e XVI secolo, Venezia, 2002; H. Clifford Smith, Jewellery, New York &ndash; London 1908, pp. 206-213.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Venezia del Cinquecento pittori come Tiziano Vecellio, Paolo Veronese, Lorenzo Lotto e Jacopo Robusti detto Tintoretto, dipingono nelle loro opere, abiti e gioielli come elemento distintivo dello status sociale della persona rappresentata, seguendo i dettami della moda corrente e offrendoci, a fianco della lettura simbolica, che sempre accompagna la rappresentazione dei gioielli nell\u2019Arte, uno specchio sufficientemente fedele della produzione orafa coeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Ritratto del Doge Girolamo Priuli e nel Ritratto del Doge Pietro Loredan, il Tintoretto mette in primo piano i grandi bottoni in metallo, probabilmente in oro o argento dorato, sbalzati con profonde godronature che, assieme alla pelliccia di ermellino e al corno ducale decorato con un ricamo in filo d\u2019oro e gemme, svelano inequivocabilmente il ruolo ed il livello della persona rappresentata. La particolare forma dei bottoni rivela, cos\u00ec come le architetture veneziane coeve, la fitta rete di relazioni culturali, oltre che commerciali, che esistevano tra Venezia e l\u2019Impero Turco Ottomano che dal 1453 aveva conquistato Costantinopoli sottomettendo l\u2019Impero Bizantino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante Tintoretto fosse notato dai contemporanei Giorgio Vasari e l\u2019Aretino per la sveltezza e la velocit\u00e0 nell\u2019eseguire i suoi dipinti, \u00e8 stupefacente constatare la cura con cui l\u2019artista rende i dettagli dei gioielli che rappresenta<sup><a href=\"#footnote_7_4304\" id=\"identifier_7_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Vasari, Vite dei pi&ugrave; celebri pittori, scultori e architetti, Tomo III, all&rsquo;interno del capitolo Vita di Batista Franco, (ed. consultata Roma 1760, pp. 63 e 66).\">8<\/a><\/sup>. Una tale dovizia di particolari pu\u00f2 essere giustificata ipotizzando che il pittore abbia visto dal vero i monili rappresentati. In effetti, proprio la figlia prediletta, Marietta Robusti, era andata sposa al gioielliere tedesco Mario Augusta con cui si era trasferita nella contrada di Santo Stefano, nel sestiere di San Polo a Venezia<sup><a href=\"#footnote_8_4304\" id=\"identifier_8_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani 2017, ad vocem Robusti, Maria, detta Tintoretta.\">9<\/a><\/sup>. Questo fatto, oltre ad esemplificarci una certa presenza a Venezia di artisti orafi provenienti dal nord Europa, ci porta a pensare che Tintoretto abbia potuto avere accesso ai gioielli prodotti dal genero e quindi una certa facilit\u00e0 nel reperire modelli a cui ispirarsi e da ritrarre nei suoi dipinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono molte le tipologie di gioielli che ricorrono nei dipinti del Tintoretto e anche per tale motivo possiamo pensare che i gioielli che rappresenta corrispondessero a quello che per la moda dell\u2019epoca rappresentava un \u201cmust-have\u201d: bracciali a fascia in oro la cui superficie \u00e8 movimentata a volte da un intreccio, come in Cristo in Casa di Marta e Maria, in L \u2019Incontro di Tamar e Giuda e in Susanna e i vecchioni; altre volte i bracciali sono arricchiti da una sequenza di perle e castoni di gemme colorate, soprattutto rossi-rubini e verdi-smeraldi come ad esempio in Ester davanti ad Assuero o in Giuditta e Oloferne solo per citarne alcuni. I bracciali sono spesso portati in coppia e indossati al polso delle eroine oppure, nelle figure allegoriche e mitologiche, sono posizionati alti sul braccio, vicino all\u2019omero, con chiaro riferimento all\u2019antichit\u00e0 pagana e ai costumi orientaleggianti. Ai lobi delle orecchie, le protagoniste dei dipinti del Tintoretto indossano quasi sempre un modello di orecchino che \u00e8 formato da una semplice monachella a cerchietto in oro su cui \u00e8 appesa una singola grande perla a pera. Il veneziano Marino Sanudo, rivelando la novit\u00e0 di questo ornamento, nei suoi Diarii annota, nel dicembre 1525, di aver visto per la prima volta, in occasione di un pranzo importante, una sua parente con i lobi forati da sottili anelli e con una grossa perla \u201csecondo il costume dei mori\u201d. Nonostante il personale disappunto del Sanudo, questa moda si diffonde ampiamente visto che \u00e8 ricorrente nei dipinti Cinque e Seicenteschi di tutta Europa<sup><sup><a href=\"#footnote_9_4304\" id=\"identifier_9_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sanudo, I Diarii, Venezia 1496-1533 (ed consultata ristampa anastatica, Venezia, 1879-1903), Dicembre 1525, vol. 40; citato in D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative&hellip;, 1978 (ed. consultata, Bergamo 1999), p.158.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro gioiello onnipresente nelle donne ritratte dal Tintoretto \u00e8 il girocollo di filo di perle, tutte rotonde e dello stesso diametro che, come vediamo nella sua Susanna e i Vecchioni conservata nel Kunsthistorishes Museum di Vienna (<a title=\"Fig. 1. Tintoretto, &lt;i&gt;Susanna e i vecchioni&lt;\/i&gt;, 1555-56, Kunsthistorishes Museum, Vienna, libero dominio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cap01.jpg\">Fig. 1<\/a>), \u00e8 indossata grazie a un nastrino di stoffa che viene allacciato dietro al collo con un fiocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre seguendo la moda dell\u2019epoca, Tintoretto dipinge le sue eroine con complicate acconciature fatte di trecce annodate con fili di perle o nastrini in tessuto dorato. L\u2019uso di adornare le chiome con perle era un richiamo all\u2019antichit\u00e0 poich\u00e9 fa riferimento a Venere, dea dell\u2019Amore nata dalla spuma del mare proprio come si credeva nascessero le perle. Per le veneziane era anche un malizioso modo di far risaltare il caratteristico colore dei capelli \u201cbiondo rossastro\u201d, artificiosamente ottenuto esponendoli al sole con impacchi a base di acqua, cenere, guscio d\u2019uovo, scorza di arancio e zolfo. L\u2019amore per tali acconciature era tanto forte che neanche San Lorenzo Giustinian, primo Patriarca di Venezia, alla met\u00e0 del Quattrocento, era riuscito a proibire alle donne di portare \u201cperle in testa\u201d<sup><sup><a href=\"#footnote_10_4304\" id=\"identifier_10_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citato in P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt&agrave; Veneziana, 1996, p. 48.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso nei dipinti di Tintoretto compaiono anche spille e pendenti che, in linea con i modelli a lui coevi, rappresenta con un corpo centrale impreziosito da un castone cloisonn\u00e8 o con griffe, che trattiene una grande gemma di colore, spesso rossa, attorniata, secondo un disegno simmetrico, da altri castoni di gemme di colore o da perle imperniate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa prima lettura visiva della foggia dei gioielli dipinti \u00e8 solo uno dei tanti strati di decodificazione delle immagini del Tintoretto. Da sempre i gioielli sono stati usati nell\u2019Arte come elementi semiofori, portatori di significati, sacri e profani, ben conosciuti dalla cultura in cui venivano rappresentati e spesso descritti in appositi trattati che erano un sunto delle conoscenze coeve di filosofia, religione, medicina e alchimia. Diamante, rubino, smeraldo e zaffiro rappresentano ciascuno un chiaro linguaggio visivo dei colori frutto di una lunga tradizione scritta e orale. Questo codice rafforza l\u2019importanza della presenza dei gioielli nei quadri del Tintoretto. In modo sintetico, possiamo dire che in quest\u2019epoca il diamante raffigura la forza e la tenacia, il rubino la carit\u00e0 e la grandezza d\u2019 animo, lo smeraldo la fede e la forza vitale, lo zaffiro la spiritualit\u00e0 e la saggezza illuminata da grazia divina. Le perle, che sono tra le gemme pi\u00f9 frequenti nei dipinti di Tintoretto, con il loro bagliore lunare e la loro provenienza acquatica, sono da sempre riferite al mistero femminino e potevano essere associate, in base al contesto di riferimento, alla castit\u00e0 virginale, come vediamo nella Sant\u2019Orsola e le undicimila vergini oppure nel Tarquinio e Lucrezia (<a title=\"Fig. 2. Tintoretto, &lt;i&gt;Tarquinio e Lucrezia&lt;\/i&gt;, 1578-1580 ca., The Art Institute of Chicago, libero dominio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cap03.jpg\">Fig. 2<\/a>), in cui la virt\u00f9 dell\u2019eroina viene distrutta proprio come la sua collana di perle. Per lo stesso motivo, le perle simboleggiano anche l\u2019amore sensuale, come nelle Tentazioni di Sant\u2019Antonio, nel Giuseppe e la moglie di Putifarre, o nella Leda e il cigno e in generale nelle varie rappresentazioni di Venere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la posizione dei gioielli aveva sicuramente una lettura simbolica, come possiamo vedere nei casi in cui pendenti e medaglioni vengono raffigurati sul petto spesso sottolineati anche da un gesto della mano come a richiamare l\u2019attenzione sulla purezza del cuore e la forza dei moti dell\u2019animo, ad esempio in Giuditta e Oloferne o ne L\u2019invenzione della Croce<sup><a href=\"#footnote_11_4304\" id=\"identifier_11_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Malaguzzi, Oro, gemme e gioielli, Milano 2007; A. Black, Storia dei gioielli, (traduzione italiana a cura di Francesco Sborgi), Novara 1973, pp. 175-178.\">12<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 possibile che l\u2019attenzione per l\u2019oreficeria e la sua forza simbolica fossero alcuni dei motivi per cui Tintoretto rappresentasse tanto spesso i gioielli nei suoi dipinti. Un\u2019ulteriore chiave di lettura infatti potrebbe essere che i gioielli venissero da lui usati come mezzo per ottenere un determinato scopo visivo. Carlo Ridolfi, autore della biografia del Pittore, spiega che per progettare le sue composizioni Tintoretto realizzava piccole scenografie in cui inseriva figure di gesso o terracotta che illuminava con candele<sup><a href=\"#footnote_12_4304\" id=\"identifier_12_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ridolfi, Vita di Giacopo Robusti, detto il Tintoretto, celebre pittore, cittadino veneziano, Venezia 1642.\">13<\/a><\/sup>. Ecco che i gioielli, grazie alla superficie vibrante e riflettente dei metalli, delle gemme e delle perle, potevano essere uno speciale mezzo con cui indagare gli effetti della luce artificiale. La luce infatti \u00e8 protagonista nella pittura del Tintoretto ed \u00e8 uno dei punti cardine della sua poetica. L\u2019effetto luministico che il pittore studia e mira ad ottenere \u00e8 quello artificiale e intellettuale, e in questa ottica i gioielli diventano il mezzo attraverso cui evidenziare i personaggi e gli oggetti proiettandoli nello spazio scenografico della sua fantasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista della tecnica pittorica, cos\u00ec attenta in Tintoretto a bilanciare con veloci pennellate una perfetta regia che metta insieme disegno e colore, i gioielli sono punti luce studiati che, con tocchi di colore bianco, giallo, rosso, verde, creano un contrasto tra ombra e luce e aiutano il pittore a sottolineare i piani di prospettiva e azione della scena indirizzando cos\u00ec il punto di vista dello spettatore; il giallo dei bracciali e delle monachelle degli orecchini, il bianco dei fili di perle, il rosso dei rubini, esaltano le parti in ombra aiutando l\u2019occhio a definire le parti del disegno altrimenti in secondo piano o poco visibili. Nella Giuditta e Oloferne (<a title=\"Fig. 3. Tintoretto, &lt;i&gt;Giuditta e Oloferne&lt;\/i&gt;, 1577, Museo del Prado, Madrid, libero dominio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/cap02.jpg\">Fig. 3<\/a>), la perla a pera dell\u2019orecchino asseconda il movimento del capo inclinato dell\u2019eroina fungendo da vettore dello sguardo verso la testa del tiranno che giace nell\u2019angolo opposto dell\u2019inquadratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tintoretto \u00e8 anche un attento regista, un pittore che, seguendo la lezione di Raffaello Sanzio sulla resa del movimento, ha proiettato la pittura verso le movimentate coreografie del Barocco. La composizione dei suoi quadri si basa su un\u2019attenta costruzione della scena che si trasforma in teatro della rappresentazione evocando nello spettatore non solo la vista ma anche il suono e il tatto, pervadendo tutto, proprio come in un\u2019azione scenica dal vivo, di sentimento e movimento. Nel dipinto Tarquinio e Lucrezia sono le perle della collana spezzata che, rappresentate in caduta libera a varie altezze prima di toccare il suolo su cui poi si spargono, facendoci indovinare il rumore, danno il senso del movimento, della concitazione e infine del dramma irreparabile, sottolineato anche dal fatto che sul pavimento si raggruppano accanto al fatale pugnale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tintoretto oltre ad essere un grande pittore \u00e8 quindi anche un attento regista che studia meticolosamente ogni dettaglio legando con coerenza sintattica ogni particolare in funzione del complesso per coinvolgere al massimo livello la partecipazione dello spettatore. Per tale motivo \u00e8 molto probabile che i gioielli siano da lui utilizzati anche per creare un forte coinvolgimento emozionale e sensoriale: le collane esaltano e illuminano il candore del volto; i medaglioni d\u2019oro e le fibbie gemmate sono distribuiti sul busto per evidenziare la morbidezza e la sensualit\u00e0 dei seni e delle spalle; gli orecchini a pendente illuminano la zona lievemente in ombra del collo, ammiccando, appena sotto il lobo dell\u2019orecchio, da un punto erogeno e sensibile; i ricchi bracciali indossati ai polsi sottolineano il valore dei gesti delle mani mentre quelli posti sulla parte alta del braccio portano lo sguardo verso l\u2019abbondanza e la morbidezza sensuale della carne nuda; i fili di perle e nastri dorati intrecciati nelle acconciature evocano la giovinezza, la raffinatezza ed il profumo dei capelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attenta messa in scenda dei dipinti del Tintoretto \u00e8 possibile ipotizzare che, in sintonia con la tendenza del Manierismo di trasfigurare la realt\u00e0 in immagini e costruzioni fantastiche, il pittore si sia ispirato ai tratti delle belle e famose donne a lui coeve per poi sublimarli nelle sue eroine. Questo \u00e8 intuibile dalle lettere sopravvissute a lui indirizzate, scritte da Veronica Franco, la pi\u00f9 desiderata delle cortigiane dell\u2019epoca e ammirata poetessa nonch\u00e9, come lei stessa dichiara, amica del Pittore. La Franco si dimostra stupita di essersi riconosciuta in un dipinto e stupefatta della trasformazione magnifica adoperata dall\u2019abile artista. \u00c8 vero che Veronica aveva commissionato a Tintoretto almeno un ritratto ma \u00e8 anche possibile che i suoi bei lineamenti siano poi stati presi in prestito per rappresentare e dare vita ad altre figure da lui rappresentate<sup><a href=\"#footnote_13_4304\" id=\"identifier_13_4304\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Vi prometto che, quando ho veduto il mio ritratto, opera della vostra divina mano, io sono stata un pezzo in forse se ei fosse pittura o pur fantasima innanzi a me comparita per diabolico inganno&rdquo;, V. Franco, Lettere familiari ai diversi della s. Veronica Franco.\">14<\/a><\/sup>. Questo aspetto non \u00e8 certo una novit\u00e0 nel mondo dell\u2019Arte e la Franco non sarebbe la prima cortigiana ad essere fonte di ispirazione per dipinti simbolici e allegorici. Per il Tintoretto, ispirarsi ad una bella donna riconosciuta dalla collettivit\u00e0 a lui coeva, potrebbe avere lo stesso effetto ottenuto nel cinema contemporaneo attraverso le \u201cdive\u201d; l\u2019idea trainante \u00e8 di creare un transfer dello spettatore facendolo immedesimare nella scena attraverso volti noti, i loro abiti, i gioielli ed il contesto \u201cmeraviglioso\u201d a cui appartengono. In questa ottica, l\u2019oreficeria \u00e8 un tramite tangibile tra la realt\u00e0 e la fantasia dove i gioielli sono oggetti di estremo lusso e di desiderio, in grado di nutrire il sogno e l\u2019emotivit\u00e0 dello spettatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, \u00e8 plausibile che la rappresentazione dei gioielli nel Tintoretto sia un mezzo efficacemente usato dal pittore per ottenere, in sintonia con la sua poetica, la perfetta resa scenica dell\u2019immagine. Tintoretto infatti utilizza i gioielli come espediente per ottenere la coreografia voluta, dal punto di vista tecnico-pittorico, simbolico e contenutistico ma anche per dare forza al raggiungimento di una percezione pi\u00f9 completa che stimola, oltre a quello visivo, anche gli altri sensi. Infine, ma non per ultimo, la rappresentazione dell\u2019iperbole, del sogno, della dimensione del desiderio, che \u00e8 ottenuto con la rappresentazione del lusso e di ci\u00f2 che rappresenta il massimo nella moda e nel costume a lui coevi. Per tale motivo, oltre che per l\u2019evidenza del rapporto parentale, \u00e8 possibile che Tintoretto si sia ispirato non solo a modelli di gioielli di moda alla sua epoca ma anche a gioielli realmente esistenti, restituendoci cos\u00ec una visione ancora pi\u00f9 interessante nella lettura dei suoi magnifici dipinti.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4304\" class=\"footnote\">M. Petrassi, Gli ori in Italia, Roma 1985, pp. 166-169; Cfr. A. Griseri, Oreficeria Barocca, Novara 1985; A. Black, Storia dei gioielli, (traduzione italiana a cura di Francesco Sborgi), Novara 1973, pp. 144-174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4304\" class=\"footnote\">P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt\u00e0 Veneziana, 1996, p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4304\" class=\"footnote\"><\/sup>In una lettera di affari scritta e inviata da Costantinopoli a Venezia il 18 aprile del 1473, il mercante Coradi invia a suo cognato Nicholai Gruatto anche \u201cperle tonde bone\u201d e \u201crubini boni\u201d proponendogli di utilizzarli come pagamento di altra merce veneziana da scambiare a Costantipoli; in L. Zecchin, Vetro e Vetrai Veneziani, I, p. 242. Cfr. anche: A. Lipinsky, Oro, argento, gemme e smalti, tecnologia delle arti dalle origini alla fine del medioevo, 3000 a. C &#8211; 1500 d. C, Firenze, 197, p. 316; P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt\u00e0 Veneziana, 1996, p. 24; cfr. D. Nicol, Venezia e Bisanzio, Milano 1990; D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative a Venezia, Venezia, 1978, (ed. consultata, Bergamo 1999), pp. 147-166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4304\" class=\"footnote\">L. Zecchin, Vetro e vetrai di Murano, I, Venezia 1987, pp. 20-25; II, 1989, p. 76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4304\" class=\"footnote\">B. Cellini, Trattato dell\u2019Oreficeria e della Scultura, Firenze 1565, edizione critica a cura di C. Cordi\u00e9, Verona 1960, p. 997; G. Tassinari, <em>Osservazioni sulla produzione di paste vitree nel XVIII e il caso di Venezia<\/em>, in \u201cJournal of Glass\u201d, Vol. 52, 2010, pp. 183-184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4304\" class=\"footnote\"><\/sup>D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative&#8230;, 1978 (ed. consultata, Bergamo 1999), pp. 251-264; P. Lebole, Breve Storia dei mestieri Artigiani, La tradizione fiorentina, Firenze 2003, p. 165.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4304\" class=\"footnote\"><\/sup>Cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti preziose,<em> Milano tra XV e XVI secolo<\/em>, Venezia, 2002; H. Clifford Smith, Jewellery, New York &#8211; London 1908, pp. 206-213.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4304\" class=\"footnote\">G. Vasari, Vite dei pi\u00f9 celebri pittori, scultori e architetti, Tomo III, all\u2019interno del capitolo Vita di Batista Franco, (ed. consultata Roma 1760, pp. 63 e 66).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4304\" class=\"footnote\">Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani 2017, <em>ad vocem<\/em> Robusti, Maria, detta Tintoretta.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4304\" class=\"footnote\"><\/sup>M. Sanudo, I Diarii, Venezia 1496-1533 (ed consultata ristampa anastatica, Venezia, 1879-1903), Dicembre 1525, vol. 40; citato in D. Davanzo Poli, Le Arti Decorative&#8230;, 1978 (ed. consultata, Bergamo 1999), p.158.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4304\" class=\"footnote\"><\/sup>Citato in P. Pazzi, I Gioielli nella Civilt\u00e0 Veneziana, 1996, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4304\" class=\"footnote\">S. Malaguzzi, Oro, gemme e gioielli, Milano 2007; A. Black, Storia dei gioielli, (traduzione italiana a cura di Francesco Sborgi), Novara 1973, pp. 175-178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4304\" class=\"footnote\">C. Ridolfi, Vita di Giacopo Robusti, detto il Tintoretto, celebre pittore, cittadino veneziano, Venezia 1642.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4304\" class=\"footnote\">\u201cVi prometto che, quando ho veduto il mio ritratto, opera della vostra divina mano, io sono stata un pezzo in forse se ei fosse pittura o pur fantasima innanzi a me comparita per diabolico inganno\u201d, V. Franco, Lettere familiari ai diversi della s. Veronica Franco.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4304\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>biancacappello78@gmail.com Alcune considerazioni sui gioielli nei dipinti del Tintoretto tra oreficeria, moda, simbolo e tecnica DOI: 10.7431\/RIV24032021 Per quanto riguarda i gioielli e l\u2019espressione del <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4304\" title=\"Bianca Cappello\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4304"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4304"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4304\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4375,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4304\/revisions\/4375"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4304"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}