{"id":4299,"date":"2021-12-28T18:00:28","date_gmt":"2021-12-28T18:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4299"},"modified":"2021-12-28T21:03:52","modified_gmt":"2021-12-28T21:03:52","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4299","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@argosvd.eu<\/p>\n<h2>Milano \/ Leonardo da Vinci \/ Venezia e l\u2019arte vetraria. Con Giovanni Agostino da Lodi e il vetro rosso*<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV24012021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo importante contributo del 1952, <em>Le arti chimiche di Leonardo da Vinci,<\/em> Ladislao Reti osservava che la \u00abmenzione del vetro torna in molti fogli vinciani\u00bb, ma \u00absia perch\u00e9 la descrizione \u00e8 confusa e imperfetta sia perch\u00e9 il maestro sembra considerare l\u2019assunto un segreto importante tanto che ritorna ai crittogrammi [\u2026], non riesce facile l\u2019intepretazione di questi passaggi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_4299\" id=\"identifier_0_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Reti, Le arti chimiche di Leonardo da Vinci, estratto da &ldquo;La chimica e l&rsquo;industria&rdquo;, XXXIV, novembre- dicembre 1952, pp. 655- 721 (a p. 28).\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste affermazioni pochissimo \u00e8 cambiato. Al di l\u00e0 dei contributi di chi scrive e di apporti riguardanti uno speciale vetro fatto a strati, il \u00abvetro panjchulato da me invenzionato\u00bb (Windsor RL, f. 12667v ca. 1509-1510), come Leonardo stesso lo definisce, un materiale a composizone prevalentemente organica, plastico e manipolabile, il tema dell\u2019arte vetraria in relazione al Vinci rimane, infatti, ad oggi purtroppo ancora privo di approfonditi studi specialistici<sup><a href=\"#footnote_1_4299\" id=\"identifier_1_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per questo tipo di vetro, cfr. L. Reti, Le arti&hellip;, 1952, p. 28; C. Pedretti, Leonardo architetto, Milano 1981, p. 327; da ultimo L. Brescia, L. Tomio, Leonardo da Vinci e il segreto del vetro cristallino, pannicolato, flessibile e infrangibile, in &ldquo;Raccolta vinciana&rdquo;, 28, 1999, pp. 79-92, a p. 79 (non entro nel merito di quest&rsquo;ultimo contributo, mi limito qui a segnalare che diversamente da quanto sostenuto a Milano nel XV erano attive diverse fornaci vetrariae anche in grado di produrre &lsquo;vetro cristallino&rsquo;). Come noto, il problema del vetro manleabile e infrangibile &egrave; stato oggetto di grande interesse nel Medioevo, rimando a I colori e le arti dei romani, a cura di C. Garzya Romano, Napoli 1996, pp. 87-88 (con bibliografia precedente).\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte mia, sollecitata da Carlo Pedretti, nel 1994 avevo incominciato ad affrontare questo affasciante argomento all\u2019interno di una pi\u00f9 vasta indagine sul tema \u00abLeonardo da Vinci e le arti preziose\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_4299\" id=\"identifier_2_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo, con Presentazione di C. Pedretti, Venezia 2002; Eadem,&ldquo;El mio mappamondo&rdquo; e i &ldquo;diaspri&rdquo;. Leonardo da Vinci tra mappamondi e pietre dure, in &ldquo;OADI &ndash; Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, dicembre 2018, www.unipa.it\/oadi\/rivista; Eadem, La moda alla corte degli Sforza. Leonardo da Vinci tra creativit&agrave; e tecnica, Cinisello Balsamo 2019; Eadem, Arte orafa milanese 1450-1527. Leonardo da Vinci tra creativit&agrave; e tecnica, Cinisello Balsamo 2021; inoltre, cfr. oltre, nota 4.\">3<\/a><\/sup>, interpretando diversamente da Gerolamo Calvi, Ladislao Reti e gli altri studiosi, alcuni appunti vinciani non come accenni alle pietre \u2018semipreziose\u2019 (le pietre dure), ma a particolari tipologie di vetri, imitate attraverso ingegnose procedute: i cosiddetti \u2018vetri a mosaico\u2019 e i \u2018calcedonio\u2019, questi ultimi ottenuti con una pasta vitrea marezzata che contraff\u00e0 il calcedonio naturale, l\u2019agata, i diaspri, ecc., con precedenti nei vetri marmorizzati romani del I secolo a. C. e I d. C, la cui ripresa sarebbe spettata al celebre maestro vetraio Angelo Barovier intorno al 1460.<sup> <\/sup> In queste note, a mio avviso, Leonardo si cimenta nell\u2019 imitazione delle novit\u00e0 che i vetrai muranesi avevano messo a punto nel secondo Quattrocento, emulandone i prodotti con ricette di sua invenzione, lasciate in modo particolare nei codici F e K (Parigi, Institut de France, Mss. 2177, 2181), assegnabili circa al 1508 e forse almeno per qualche tratto usati simultaneamente (<a title=\"Fig. 1. Leonardo da Vinci, Codice F, Paris, Institut de France, f. 56r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ven01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Leonardo da Vinci, Codice F, Paris, Institut de France, f. 95v.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ven02.jpg\">2<\/a>). Sempre qualche anno fa ebbi modo di scrivere che l\u2019interesse del Vinci verso questi materiali si manifesta principlamente durante gli anni del prolungato soggiorno lombardo, tra 1482 ca.- 1499 e 1506-1513. Dai primi anni del XV secolo a Milano non mancavano fornaci vetrarie, come quelle dei da Montaione o dei Pini di Sobiate e dei muranesi Castellolo, anche in grado di produrre il costoso e terso \u2018vetro cristallino\u2019, ottenuto con materie selezionate e fuse, prima di tutte la silice ricavata dai ciottoli quarzosi ridotti in polvere estratti dal Ticino, com\u2019\u00e8 noto non solo esclusiva delle officine lagunari. Nel 1455, inoltre, Francesco Sforza aveva tentato di portare il muranese Antonio del Bello nel capoluogo lombardo per esercitarvi l\u2019arte del \u2018vetro cristallino\u2019, un\u2019impresa nella quale era coinvolto direttamente Antonio Averlino detto il Filarete (1420- ca. 1470), tra 1451 e 1464 al servizio dello Sforza<sup><a href=\"#footnote_3_4299\" id=\"identifier_3_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. Venturelli, Percorso iconologico nell&rsquo;oreficeria vinciana, in &ldquo;Achademia Leonardi Vinci&rdquo;, VII, 1994, pp. 113-123; Eadem, &ldquo;Diaspise, ametista, christallo&rdquo;. Vetri e pietre dure di Leonardo da Vinci, in &ldquo;Tutte le opere non son per istancarmi&rdquo;. Raccolta di scritti per i settant&rsquo;anni di Carlo Pedretti, a cura di F. Frosini, Roma 1998, pp. 449-469. Per i vetri a Milano, cfr. almeno: G. Biscaro, Intorno all&rsquo;arte del vetro a Milano e nella regione del Lago Maggiore durante in Medioevo, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, XXXVIII, 1911, pp. 234-237; S. Ciappi, Maestri vetrai di Montaione. Presenze e attivit&agrave; imprenditoriali in Italia tra XV e XIX secolo. Note per un aggiornamento, Firenze 2008; M. B. Zanoboni, Giovanni da Montaione e la manifattura vetraria a Milano, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, CXXVI, 2000, pp. 43-66 (con bibliografia precedente); Eadem, &ldquo;Ciati&rdquo; ducali e vetro cristallino: nuove indagini sull&rsquo;arte vetraria a Milano (fine XV- inizio XVI secolo), in &ldquo;Artes&rdquo;, 12, 2004, pp. 53-81.\">4<\/a><\/sup>, dedicatario della prima redazione del suo <em>Trattato d\u2019architettura<\/em>, testo forse al Vinci gi\u00e0 noto fin dal suo primo periodo di formazione a Firenze, in cui \u00e8 citato Angelo Barovier, nel 1455 a Milano insieme al figlio Marino<sup><a href=\"#footnote_4_4299\" id=\"identifier_4_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i Barovier (anche con Filarete), cfr. M. Caffi, Frate Simone da Camerino, in &ldquo;Archivio Storico Italiano&rdquo;, XXV, 1877, pp. 323-331; L. Zecchin, Antonio Averlino e i muranesi Barovier, in &ldquo;Giornale Economico della Camera di Commercio di Venezia&rdquo;, XII, 1958, pp. 213-17; Idem, Angelo Barovier vetraio del Rinascimento, in &ldquo;Vetro e Silicato&rdquo;, 58, 1966, pp. 23-256; Idem, Maria Barovier e le &ldquo;rosette&rdquo;, in &ldquo;Journal of Glass Studies&rdquo;, 10, 1968, pp. 105- 109; Idem, I Barovier e il vetro cristallino, in &ldquo;Vetro e Silicato&rdquo;, 67, 1968, pp. 23- 26; Idem, La famiglia di Iacobo Barovier, in &ldquo;Rivista della Stazione Sperimentale del Vetro&rdquo;, 6, 1975, pp. 261- 264; Idem, Ancora sugli antichi Barovier muranesi, in &ldquo;Rivista della Stazione Sperimentale del Vetro&rdquo;, XII, 1983\/2, pp. 71-76. Per Filarete, cfr. Antonio Averlino detto il Filarete, Trattato di architettura (1460- 1464), a cura di A. M. Finoli- L. Grassi, 2 voll., Milano 1972 (spec. I, pp. 257-258). Per Filarete e Leonardo, cfr. C. Vecce, Antonio Averlino detto il Filarete, Trattato di architettura, in La biblioteca di Leonardo, a cura di C. Vecce, Firenze 2021, pp. 237-239.\">5<\/a><\/sup>. Anche avevo sottolineato la contingenza tra il settore vetrario e una delle attivit\u00e0 pi\u00f9 fiorenti delle economie milanesi, quella della fabbricazione delle pietre false, citata ancora da Benvenuto Cellini, realizzate con frammenti di vetri variamente colorati<sup><a href=\"#footnote_5_4299\" id=\"identifier_5_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle pietre false, cfr. P. Venturelli, Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631), Firenze 1999, pp. 10-11; Eadem, Gioielli milanesi. Glossario 1459-1631, Premessa di M. C. Di Natale, &ldquo;OADI Digitalia&rdquo; 2019, www.oadi.it\/wp-contenti\/uploads\/2019\/06\/venturelli.pdf, s.v: Doblette.\">6<\/a><\/sup>, ambito in cui opera Galeazzo Rizzoli, padre del leonardesco Giovanni Pietro, detto Gianpietrino (ca. 1480\/ \u201885-1553), pittore documentao dal 24 febbraio 1508, nonch\u00e9 marito di Paola Montaione, nipote del maestro vetraio Giovanni<sup><a href=\"#footnote_6_4299\" id=\"identifier_6_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul Gianpietrino, cfr. da ultimo, Storia e diagnosi di testimonanze leonardesche. III. Maddalena al sarcofago, a cura di C. Matteucci, con testo introdutivo di C. Pedretti, Poggio a Caiano (Prato) 2016; C. Quattrini, Rizzoli, Giovanni Pietro, in Dizionario Biografico degli Italiani, 87, Roma 2016, online.\">7<\/a><\/sup>. Altre osservazioni ho dedicato alle note in cui il Vinci tratta di smalti -la tecnica in cui si accoppiano paste vitree a superfici metalliche-<sup><a href=\"#footnote_7_4299\" id=\"identifier_7_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Leonardo e gli smalti, cfr. P. Venturelli, Percorso iconologico&hellip;, 1994; Eadem, Leonardo da Vinci e le arti&hellip;, 2002.\">8<\/a><\/sup>, e da ultimo a quanto Leonardo lascia sul f. 40 v del Codice Trivulziano (ca. 1487-1490), suggerendo un modo molto originale per \u00abfare rosso in vetro per incarnazione\u00bb, prendendo i \u00abrubini di rocca nova o granati\u00bb e mescolandoli con il \u00ablattimo\u00bb o \u00abil bolo armeno [\u2026] bono in parte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_4299\" id=\"identifier_8_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per questo appunto, e i &lsquo;rubini di rocca nova&rsquo;, cfr. P. Venturelli, &laquo;El mio mappamonto&raquo; e i diaspri&hellip;. 2018; Eadem., Lustro e transparente: oro, foglie, rubino balasscio, vetri (con acqua e cristallo). Qualche osservazione sui materiali delle arti preziose, in Atti del Convegno Internazionale (Parigi- Torino), II Sessione, Torino 27-29 novembre 2019, a cura di M. Quaglino- A. Sconza- C. Vecce et all., in corso di pubblicazione.\">9<\/a><\/sup>. Vale la pena di aggiungere che il Vinci cita qui il \u2018vetro lattimo\u2019, a Venezia chiamato \u00abvetro porcellano\u00bb (cos\u00ec denominato dal colore latteo opaco conferitogli dal biossido di stagno), comparso a Murano intorno alla met\u00e0 del XV secolo, che si prestava a simulare la tanto ricercata porcellana cinese dei Ming<sup><a href=\"#footnote_9_4299\" id=\"identifier_9_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. Moretti- T. Toninato, Ricettario vetrario del Rinascimento, Venezia 2001, pp. 32-33; R. Barovier Mentasti- S. Carboni, Il vetro smaltato tra l&rsquo;Oriente mediterraneo e Venezia, in Venezia e l&rsquo;Islam 828-1797, a cura di S. Carboni- R. Barovier Mentasti, catalogo della mostra (Venezia 2007), Venezia 2007, pp. 273-293 (a p. 285).\">10<\/a><\/sup>. Vale a dire il materiale con cui credo fossero realizzati i \u00abbelli vasi de vetro et porzelana\u00bb visti nel marzo del 1493 in uno dei due \u2018camerini\u2019 privati di Beatrice d\u2019 Este, moglie di Ludovico Sforza detto il Moro, situati nel castello di Vigevano<sup><a href=\"#footnote_10_4299\" id=\"identifier_10_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Smalto, oro e preziosi. Oreficerie e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, Venezia 2003, pp. 113-114; Eadem, I &lsquo;camerini&rsquo; di Beatrice d&rsquo;Este nel castello di Vigevano: un vecchio documento e nuove considerazioni, in I luoghi di Leonardo. Milano, Vigevano e la Francia, a cura di S. Ferrari, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Vigevano 2 ottobre 2014), numero speciale di &ldquo;Valori Tattili&rdquo;, 8, 2016, pp. 106-117, a p. 109.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Venezia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre informazioni sull\u2019 arte vetraria Leonardo dovette apprenderle durante il suo soggiorno a Venezia, citt\u00e0 dove nell\u2019ultimo decennio del \u2018400 vanno alcuni personaggi del suo <em>entourage<\/em>, come Andrea Solario, che nel 1495 firma e data la tavola gi\u00e0 a San Pietro Martire di Murano (Milano, Pinacoteca di Brera), raffigurante Maria e il Bambino tra due santi, probabilmente Boltraffio e sicuramente il pittore Francesco Napoletano, che vi muore nel 1501, mentre Marco d\u2019Oggiono \u00e8 ingaggiato nel 1498 per una serie di tele perdute destinate alla scuola di Sant\u2019 Ambrogio presso Santa Maria dei Frari, ma forse non vi si reca di persona<sup><a href=\"#footnote_11_4299\" id=\"identifier_11_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le fonti riguardanti la visita di Leonardo a Venezia, cfr. C. Pedretti, Leonardo a Venezia, in Giorgione 1478. 1978. Guida alla mostra: I tempi di Giorgione, a cura di P. Carpeggiani, catalogo della mostra (Castelfranco Veneto 1978), Venezia 1978, pp. 84-85; Leonardo &amp; Venezia, catalogo della mostra (Venezia 1992), Milano 1992; C. Vecce, Leonardo, Roma 1998, pp. 187-196; Carlo Pedretti ipotizza la possibilit&agrave; di un altro viaggio a Venezia nel 1506 (cfr. C. Pedretti, Giorgione e Leonardo, in Giorgione e l&rsquo;Umanesimo veneziano, a cura di R. Pallucchini, Firenze 1981, p. 409).\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del 1499, o al pi\u00f9 tardi nei primi giorni del 1500, Leonardo lascia il capoluogo lombardo e prende il via verso il centro lagunare. Dopo una sosta a Mantova dove ritrae in uno schizzo veloce Isabella d\u2019Este (Parigi, Louvre), raggiunge Venezia. Qui, il 13 marzo 1500, lo incontra un corrispondente di Isabella d\u2019Este, Lorenzo Gusnago, costruttore di strumenti musicali, che vede l\u2019abbozzo del ritratto di Isabella realizzato a Mantova, elogiandolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono noti gli spostamenti in citt\u00e0 di Leonardo. Senz\u2019altro per\u00f2 va in campo San Giovanni e Paolo (San Zanipolo in veneziano), a vedere il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni realizzato dal suo maestro, Andrea Verrocchio. Penso inoltre che in quei giorni non trascurasse di visitare le fornaci di Murano. Per esempio quella dei famosi Barovier<sup><a href=\"#footnote_12_4299\" id=\"identifier_12_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i Barovier, cfr. supra nota 5; inoltre C. A. Levi, L&rsquo;arte del vetro in Murano e i Berroviero, Venezia 1895.\">13<\/a><\/sup>. Angelo era mancato nel 1461, passando l\u2019attivit\u00e0 nelle mani del figlio Marino, operoso negli smalti da mosaico, vetri colorati e vetrate dipinte; con lui aveva lavorato un apprendista venuto dalla Dalmazia, Giorgio Ballarin che avrebbe poi carpito i segreti della bottega iniziando una sua attivit\u00e0. Morto Marino nel 1490 la fornace era pervenuta ai fratelli Giovanni e Maria (Marietta). Attiva con Giovanni nella fabbricazione di vetri cristallino, lattimo e calcedonio, Marietta in quel 1500 gestiva una propria fornace, dove si producevano le \u00abrosette\u00bb, nate da una canna di vetro ricavata dalla sovrapposizione di divesi strati concentrici policromi, successivamente tirata e lavorata, i materiali che ho connesso ad alcuni appunt vinciani; Marietta nel 1497 aveva, infatti, ottenuto dal doge Agostino Barbarigo il permesso di usare in esclusiva una fornace \u00abparvula\u00bb per cuocere i suoi vetri decorati, contro il tradizionale monopolio maschile in quest\u2019arte<sup><a href=\"#footnote_13_4299\" id=\"identifier_13_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Mariacher, Barovier, in Dizionario Biografico degli Italiani, 6, Roma 1964, online; L. Zecchin, Maria Barovier&hellip;, 1968.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Agostino da Lodi e i Da Lodi (tra Venezia e Milano)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un possibile tramite tra il Vinci e i vetrai muranesi potrebbe essere stato Agostino da Lodi (figlio di Antonio), pittore nato forse intorno al 1470, formatosi probabilmente nel capoluogo lombardo nel clima segnato dalla presenza di Bramantino e Leonardo, per il quale le notizie documentarie sono davvero scarissime, del quale l\u2019 unica opera datata (1500) rimane la <em>Lavanda dei piedi<\/em> (Venezia, Galleria dell\u2019Accademia, <a title=\"Fig. 3. Giovanni Agostino da Lodi, &lt;i&gt;Lavanda dei piedi&lt;\/i&gt;, 1500, Veneza, Galleria dell\u2019Accademia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>) -con il bel dettaglio in primo piano di un grande catino bianco \u2018porcellano\u2019 a decori blu-, dipinto che lo lega strettamente all\u2019ambito pi\u00f9 schiettamente lombardo e leonardesco. Non sono note le ragioni n\u00e9 la data dell\u2019arrivo di Agostino nella citt\u00e0 lagunare, presumibilmente per\u00f2 avvenuto nell\u2019ultimo decennio del XV secolo. Al 25 marzo 1492 risale, infatti, l\u2019accordo (seguito a un patto gi\u00e0 fatto a voce il 9 novembre 1491), tra il pittore e i padri di San Cristoforo della Pace a Murano per realizzare la <em>Pala dei barcaioli del traghetto di Murano<\/em> (ora nella muranese chiesa di San Pietro Martire), che avevano il loro altare in questa chiesa. Agostino \u00e8 certamente a Venezia nel 1502 e nel dicembre 1504, probabilmente tornando a Milano sul finire del primo decennio, negli anni del secondo soggiorno del Vinci; nel capoluogo lombardo \u00e8 ad ogni modo documentato il 14 maggio 1511 quando abita nei pressi della parrocchia di Sant\u2019Eufemia<sup><a href=\"#footnote_14_4299\" id=\"identifier_14_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Malaguzzi Valeri, Chi &egrave; lo pseudo Boccaccino ?, in &ldquo;Rassegna d&rsquo;Arte&rdquo;, 1912, pp. 99-100; L. Simonetto, Lo Pseudo Boccaccino fra Milano e Venezia: certezze e dubbi di una cronologia, in &ldquo;Arte Lombarda&rdquo;, 84-85, 1988, pp. 73-88; F. Moro, Giovanni Agostino da Lodi ovvero l&rsquo; Agostino di Bramantino appunti per un unico percorso, in &ldquo;Paragone&rdquo;, 473, 1989, pp. 23-61; Idem, The Allentown Nativity: Giorgione to Agostino and viceversa, in &ldquo;Achademia Leonardi Vinci&rdquo;, V, 1992, pp. 52-57; L. Simonetto, Giovanni Agostino da Lodi, in Dizionario Biografico degli Italiani, 56, 2001; online; F. Agosti, J. Stoppa, in Il Rinascimento nelle terre ticinesi, da Bramantino a Bernadino Luini, catalogo della mostra (Rancate, Mendrisio 2010-2011), a cura di G. Agosti- J. Stoppa- M. Tanzi, Milano 2010, scheda n. 43, pp. 178-181; E. M. Dal Pozzolo, Un promemoria giorgionesco di Giovanni Agostino da Lodi, in &ldquo;Venezia Cinquecento&rdquo;, III, 1993, pp. 67-78; Idem, Versi sibillini: Leonardo, Giorgione, Giovanni Agostino da Lodi, in &ldquo;Venezia Cinquecento&rdquo;, XXI, 2011, pp. 5-42.\">15<\/a><\/sup>. Considerando l\u2019origine, Agostino dovette inoltre assistere alle prime fasi del cantiere per l\u2019importante tempio dell\u2019Incornata a Lodi, iniziato nel 1488, e forse mantenere contatti con la citt\u00e0 d\u2019origine<sup><a href=\"#footnote_15_4299\" id=\"identifier_15_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Moro, Giovanni Agostino da Lodi ovvero&hellip;, 1989, pp. 23-61.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare a questo punto interessante osservare che il tempio dell\u2019Incoronata \u00e8 costruito su disegno dell\u2019architetto Giovanni Battagio, il \u00abmaestro giovanni dallodj\u00bb dal quale Leonardo impara un curioso indovinello, trascritto nel Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana, f. 207v), su un foglio che in basso capovolto reca la data 23 apirle 1490 e che lo stesso tempio nasce per volere di Carlo Pallavicino, vescovo di Lodi dal 1456 al 1497, il protettore di Franchino Gaffurio (in rapporto d\u2019 amicizia con il Vinci), fratello di Pallavicino Pallavicino, padre di Ottaviano, al quale ultimo Leonardo si rivolge per il suo Vitruvio nel Codice F (Paris, Institut de France; primo recto della copertina; settembre- ottobre 1508)<sup><a href=\"#footnote_16_4299\" id=\"identifier_16_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Virt&ugrave; d&rsquo; alcune pietre, in La biblioteca di Leonardo&hellip;, 2021, p. 433-434.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci sono altri componenti della dinastia <em>da Lodi<\/em> che entrano nel nostro discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i figli di Iacopo Barovier, fratello del gi\u00e0 citato Angelo, \u00e8 documentato un Salvatore, castaldo dell\u2019arte dal 1446, ricordato nel 1447 per avere eseguito vetri poi decorati da una certa Elena <em>de Laudo<\/em><sup><a href=\"#footnote_17_4299\" id=\"identifier_17_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L.&nbsp; Zecchin, La famiglia di Iacobo Barovier&hellip;, 1975, pp. 261-264.\">18<\/a><\/sup>. A Murano era inoltre attiva una famiglia \u00abda Lodi\u00bb, con \u00abZuan\u00bb pittore di vetri e vetrare (noto dal 1446 al 1474) e suo figlio Giovanni Antonio, detto \u00abde Licinis de Laude\u00bb (o \u00abLizini\u00bb o \u00abde Linzinis\u00bb) che doveva collaborare con lui, attestato dal 1478 e sposato nel 1484 con Margherita; il 31 agosto 1515 la seconda moglie, Vicenza Fuga, detta testamento, lasciando coeredi i cinque figli, tra i quali un \u00abZuan Agostino\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_4299\" id=\"identifier_18_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Risuterebbe figlio della seconda moglie, il che escluderebbe si tratti del pittore lodigiano (L. Zecchin, Decoratori di vetri e vetrate a Murano tra 1470 e il 1520, in &ldquo;Rivista della Stazione Sperimentale del&nbsp; Vetro&rdquo;, IX, 1979, pp. 63-69; E. M. Dal Pozzolo, Un promemoria giorgionesco&hellip;, 1993, pp. 67-78).\">19<\/a><\/sup>. Ci sono inotre anche i <em>da Lodi<\/em> di Milano, imparentati con Giovanni Ambrogio de Predis (1454\/ 58 ca.- 1510), pittore leonardesco figlio di Leonardo dalla sfuggente personalit\u00e0, la cui unica opera certa rimane ad oggi il <em>Ritratto dell\u2019Imperatore Massimiliano I<\/em> (Vienna, Kunsthistorisches Museum), firmato e datato (1502). Dai documenti che avevo pubblicato nel 2005, emerge, infatti, che il 24 agosto 1497 Giovanni Ambrogio sposa Elisabetta <em>de Laude<\/em> (q. Vincenzo), sorella di Battista, Gabriele, Giovanni Stefano e \u00abPetrolus\u00bb. Altri <em>de Laude<\/em> sono invece in contatto con il fratello di Giovanni Ambrogio, Evangelista de Predis; il 31 maggio 1483 Giovanni <em>de Laude<\/em> (q. Stefano) con i figli Domenico Maffeo e Bernardino si erano, infatti, impegnati a versare entro il mese successivo a Evangelista la somma di Libr. 66 imperiali, \u00aboccaxione auri et argento laboratum\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_4299\" id=\"identifier_19_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Documenti inediti per Giovanni Antonio de Predis. Tra miniatura, oreficeria e questioni di metodo, in &ldquo;Arte Cristiana&rdquo;, settembre- ottobre 2005, pp. 396-40; Eadem, Leonardo da Vinci e le arti preziose&hellip;, 2002, p. 23; Eadem, Arte orafa milanese&hellip;. 2021, sub indice.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vetro rosso\/ vetro piano\/ smalto rosso trasparente (con Caradosso ?)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo inoltre pi\u00f9 che probabile che dopo avere ammirato il monumento equestre al Gattamelata, Leonardo si recasse a vedere le vetrate nel transetto destro della basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Realizzate tra la fine del \u2018400 e gli inizi del \u2018500, forse su cartoni di Bartomeo Vivarini e Gerolamo Mocetto, sono pagate nel settembre 1510 al maestro \u00abJohannis Antonii de Laudi\u00bb (Giovanni Antonio Licinio da Lodi), che con Mocetto aveva stretto societ\u00e0 a Murano per vetrate e smalti, sono state giudicate un <em>unicum<\/em>. Nel corso delle indagini per il restauro cui sono state sottoposte tra 1978 e 1982, \u00e8 infatti emerso che i vetri rosso- rubino originali hanno una composizione chimica diversa dagli altri e sono stati prodotti con una tecnica particolare. Le lastre non sono colorate in massa, ma in sottile strato di vetro rosso, \u2018incamiciato\u2019 tra due strati di vetro trasparente incolore<sup><a href=\"#footnote_20_4299\" id=\"identifier_20_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi: L. Puppi, La grande vetrata della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, Venezia 1985; La grande vetrata di San Giovanni e Paolo. Storia, iconologia, restauro, Venezia 1982; G. Tagliaferro, Mocetto, Girolamo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 75, Roma 2011, online. Inoltre, cfr. M. Verit&agrave;, Commento tecnico al Trattato di Antonio da Pisa, in Vetrate. Arte e restauro. Dal trattato di Antonio da Pisa alle nuove tecnologie di restauro, a cura di G. Mecozzi, Cinisello Balsamo 1991, pp. 93-94, 99; Antonio da Pisa pu&ograve; essere individuato in Antonio di Ciomeo, con attivit&agrave; tra Assisi, Firenze, Pisa (cfr. S. Ciappi, Maestri vetrai&hellip;, 2008, pp. 38-39).\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo intorno al 1493 le vetrerie muranesi\u00a0 avevano introdotto la tecnologia per produrre il difficile vetro rosso. Un vetro di questo colore risulterebbe, infatti, citato la prima volta in un documento del 1493, in cui si concede al gi\u00e0 ricordato Giorgio Ballarin di impiegare nella sua fornace il lorenese \u00abMaistro Roberto franzoso\u00bb, particolarmente esperto nelle vetrate di ogni colore, soprattutto in vetro rosso, secondo un metodo che ancora \u00abinventato in Murano non fuit\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_4299\" id=\"identifier_21_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"The French Connection, in &ldquo;Glass News&rdquo;, 24, 2008, pp. 8- 9; C. Moretti- T. Toninato, Ricettario vetrario&hellip;, 2001, pp. 40-41.\">22<\/a><\/sup>. Si tratta dello straordinario vetro che maestro Antonio da Pisa nel suo trattatello per realizzare vetrate, un manule pratico da collocarsi nella prima met\u00e0 del XV secolo (Assisi, Biblioteca del Sacro Convento, Ms. 692), in cui figurano i primi segreti per realizzare i vetri colorati pi\u00f9 complessi, ammette di non sapere \u00abdi che si faccia\u00bb, ma gi\u00e0 prodotto da tempo in Europa settentrionale: vale a dire il vetro rosso proveniente \u00abde la Magna\u00bb al rame. Sempre intorno al 1493 nelle fornaci di Murano era stata introdotta la tecnica per eseguire vetri piani che aveva il vantaggio di fornire lastre per vetrate di dimensioni maggiori alle precedenti e pi\u00f9 sottili. La pasta di vetro era prelevata e soffiata, lavorata a caldo fino a formare un cilindro cavo di una certa lunghezza e diametro costante, che (sempre a caldo) era poi tagliato, aperto e lasciato rilassare su una piastra; finita la ricottura, si otteneva un foglio rettangolare di vetro piano<sup><a href=\"#footnote_22_4299\" id=\"identifier_22_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Antonio da Pisa, cfr. Vetrate. Arte e restauro&hellip;, 1991.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo metodo che mi pare avere in mente Leonardo quando sul f. 161v del <em>Trattato della pittura<\/em>, dai fogli perduti del Codice A (Parigi, Institut de France, Ms. 2185, ca. 1490-1495) scrive: \u00abSe vuoi fare vetri sottili e piani, gonfia le bocce infra due tavole di bronzo o di marmo lustrate, e tanto le gonfia che tu le schioppi col fiato; e sar\u00e0 piani e sottili, che tu piegherai il vetro, il quale poi sar\u00e0 apiccato co\u2019 la vernice alla pittura. E questo vetro per essere sottile non si romper\u00e0 per alcuna percussione. Possi ancora tirare in longo et in largo una piastra infuocata sopra infocato fornello\u00bb. Anche in questo caso il Vinci prende spunto dai saperi pratici, recuperando nozioni, rivedendole e utilizzandole in modo autonomo. Leonardo non copia mai: elabora tutto ci\u00f2 che trascrive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio da Pisa descrive anche un metodo di acidatura (\u00aba far lavorio in sul vetro rosso\u00bb) per decorare il vetro rosso ricavandovi figurazioni che vi risultavano in trasparenza incolori. Tale metodo prevedeva che la lastra, tagliata secondo la sagoma prevista, fosse ricoperta con cera nelle parti che dovevano restare rosse e si versasse sul vetro non protetto dalla cera \u00abl\u2019acqua da partire l\u2019oro dall\u2019argento, la quale acqua vendoli li aurifici\u00bb: cio\u00e8 l\u2019acido nitrico<sup><a href=\"#footnote_23_4299\" id=\"identifier_23_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Verit&agrave;, Commento tecnico &hellip;, 1991, p. 99.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come rilevato da Ladislao Reti, il Vinci si sperimenta pure nel campo della raffinazione dei metalli nobili, proponendo ricette per fare l\u2019acido nitrico e l\u2019acqua regia. Interessante per i nostri argomenti mi pare la lunga nota vinciana sul f. 664v del Codice Atlantico (Milano, Pinacoteca Ambrosiana; 1508 ca.). Dopo indicazioni per \u00abseparare oro dall\u2019argento\u00bb e per ottenere \u00abAcqua forte\u00bb, troviamo una ricetta \u00abPer tignere lavori d\u2019oro\u00bb. Il Vinci prescrive \u00abvetriolo once \u00bd Metti in\/ correggiolo\/ verderame once \u00bc\u00a0 coll\u2019oro\/ che vuo\u2019 tig&lt;nere&gt;\/ salnitro once \u00bc\u00bb, quindi proseguendo: \u00abQuel medesimo: \/vetriolo once 1 Componi come \/ verderame once \u00bd\u00a0 cera e mett \u2018n \/sal armoniaco denari 2 correggiolo\/ come\u2026\/ cera vergine once 2\u00bb. L\u2019appunto continua poi con indicazioni per ottenere \u00abvetro giallo\u00bb usando un impasto a base di frutta, appunto chiuso dal Vinci cos\u00ec: \u00abDi poi togli un coreggiolo e metti in fondo un po\u2019 di detto pastello e sopra questo pastello metti un poco della sopra detta polvere, e sopra dette cose poni il tuo vetro, e sopra il vetro me&lt;tti&gt; della detta polvere, e poi il pastello; e allora che non \u00e8 sp\u2026 e da\u2019 fuoco in modo che fonda\u00bb. Al fondo del foglio scrive inoltre un\u2019altra ricetta per \u00abAcqua forte\u00bb (per dissolvere l\u2019oro, cio\u00e8 il \u00absole\u00bb), ricavata con \u00absal armoniaco\/ coppo rosso Per equale\/ parte\/ salpetra\/ Questa dissolve il sole\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_4299\" id=\"identifier_24_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Reti, Le arti chimiche&hellip;, 1952, p. 12 (secondo Reti &laquo;tignere&raquo; &egrave; vocabolo usato dagli alchimisti nel senso di &lsquo;tramutare&rsquo;; Leonardo inoltre in questo foglio descriverebbe l&rsquo;operazione conosciuta come &lsquo;inquartazione&rsquo;, la cui prima menzione si ha nel 1501, il metodo per separare l&rsquo;oro dall&rsquo;argento in una lega di due metalli mediante l&rsquo;acid nitrico); la citazione nell&rsquo;appunto del &lsquo;vetro giallo&rsquo; credo potrebbe essere connessa alla ricetta per &laquo;fare il giallo d&rsquo;oro in vetro&raquo; di Antonio da Pisa, forse da usarsi per fare lastre in strato sottile, secondo la tecnica usata per il vetro rosso (M. Verit&agrave;, Commento tecnico&hellip;, 1991, pp. 91, e 93).\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il \u2018rosso coppo\u2019 menzionato dovrebbe essere il rosso opaco, la ricetta sembra anche alludere al complicato smalto rosso trasparente detto \u00abrosechier\u00bb, cui accenna Filarete nel suo <em>Trattato<\/em> quando d\u00e0 indicazioni sulla colorazione del vetro e scrive: \u00abl\u2019oro dicono ancora che fa colore\u00bb, senza per\u00f2 dare precisazioni<sup><a href=\"#footnote_25_4299\" id=\"identifier_25_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I rossi trasparenti sono detti &lsquo;rubino al rame&rsquo;, o in gergo veneziano &lsquo;rosechiero&rsquo;, quelli opachi &lsquo;&rsquo;hematinone&rsquo;, &lsquo;sangue di bue&rsquo;, o in gergo veneziano &lsquo; rosso coppo&rsquo;; cfr. C. Moretti- B. Gratuze, Vetri rossi al rame e avventurina. Confronto di analisi e ricette, in &ldquo;Rivista della Stazione Sperimentale del Vetro&rdquo;, 3, 1999, pp. 147-160. P. Zecchin, Il vetro rubino all&rsquo;oro veneziano, &ldquo;Journal of Glass Studies&rdquo;, 52, 2010, pp. 25-33; C. Moretti, La pratica chimica dei vetrai del Rinascimento, in &ldquo;Rivista della Stazione Sperimentale del Vetro&rdquo;, 5, 2012, pp. 31- 45, a p. 36.\">26<\/a><\/sup>. La difficile procedura \u00e8 invece fornita da Giovanni Darduin nel manoscritto conservato presso l\u2019Archivio di Stato di Venezia, in cui riporta le ricette di suo padre Nicol\u00f2, morto nel 1599, aggiungendovene altre, chiudendo gli appunti il 6 agosto 1654. Nel gruppo di quelle paterne riguardanti \u00abli secreti de smalti\u00bb, tra le diciotto dedicate allo smalto rosso trasparente, la pi\u00f9 complicata insegna a fare il \u00abrosecchier buono et pefettissimo\u00bb introducendo\u00a0 nella miscela vetrificabile una materia del tutto insolita per i vetrai del momento: l\u2019 \u2018oro calcinato\u2019, che lo stesso Darduin insegna a fare<sup><a href=\"#footnote_26_4299\" id=\"identifier_26_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il manoscritto Darduin &egrave; stato pubblicato da L. Zecchini, Il ricettario Darduin, Venezia 1986; cfr. L. Zecchin, Gli smalti veneziani e il &lsquo;rosechiero&rsquo;, in &ldquo;Vetro e Silicati&rdquo;, XV, n. 81, 1970, pp. 17-20; R Barovier Mentasti, Darduin, in Dizionario Biografico degli Italiani, 32, Roma 1986, online; P. Zecchin, Il vetro rubino all&rsquo;oro veneziano&hellip;, 2010, p. 26: Darduin prescrive di lavorare &laquo;10 libbre di fritta sodica bianca (fonderla e lasciarla raffredare tre volte [&hellip;]), aggiungendovi un&rsquo;oncia di sublimato (cloruro mercurio), due once di ramina rossa, un&rsquo;oncia di orpimento (solfuro arsenico), un&rsquo;oncia di sangue di drago (resina di color rosso), due once di ossido di stagno, mezza oncia di argento calcinato, tre carati di scaglia di ottone o di orpello con altrettanta quantit&agrave; di tartaro crudo, ventotto carati di oro calcinato e (se si riteneva necessario) un po&rsquo; di manganese&raquo;; per &laquo;calcinare l&rsquo;oro che va nel rosechiero&raquo;, indica di alternare in un crogiolo &laquo;strati di &lsquo;sal comun pesto&rsquo; a fogli d&rsquo;oro&raquo;, mettendo il crogiolo in un &laquo;forno a riverbero&raquo;, cambiando &laquo;pi&ugrave; volte il cloluro di sodio finch&egrave; le foglie d&rsquo;oro erano calcinate diventando friabili&raquo;.\">27<\/a><\/sup>. L\u2019abate Antonio Neri, la cui cultura vetraria era di orgine muranese, nell\u2019 <em>Arte vetraria<\/em>, edita a Firenze nel 1612, trattando del \u00abRosso trasparente\u00bb (cap. CXXIX), dove il colore \u00e8 ottenuto con l\u2019oro, aveva suggerito che la calcinazione dell\u2019oro \u00absi faccia con acqua regis\u00bb, indicando di mettere la polvere d\u2019oro ottenuta \u00absopra il vetro fuso\u00bb, al fine di colorare di rosso il vetro. Credo inoltre nteressante aggiungere che solo alla fine del XVII secolo a Murano per ottenere vetro rubino all\u2019oro s\u2019introduce l\u2019uso del salnitro come fondente, gi\u00e0 noto in altri centri europei alla met\u00e0 del Seicento<sup><a href=\"#footnote_27_4299\" id=\"identifier_27_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Zecchin, Il vetro rubino&hellip;, 2010, pp. 26-27.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ottone e smalto rosso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho avuto modo di osservare in altre sedi, sul primo piatto interno del Codice del volo degli Uccelli (Torino, Biblioteca Reale, f. 1 cop v; ca. 1505) Leonardo parla di smalti accennando a quelle cromie a mio avviso peculiari della produzione smaltea lombarda tra gli anni di Ludovico il Moro e gli inizi del \u2018500. Sotto un titolo in lingua spagnola d\u2019altra mano (\u00abSecretos de polvos materiales\u00bb), mentre studia come \u00abimprontare medaglie\u00bb, egli scrive: \u00abChi macina gli smalti debbe fare tale esercizio sopra piastre d\u2019acciaio temperato, col macinatoio d\u2019acciaio, e poi metterlo nell\u2019acqua forte [\u2026]. Se volli fare colore bello azzurro risolvi lo smalto fatto col tartaro e po\u2019 leva il sal da dosso. L\u2019ottone vetrificato fa bello rosso\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_4299\" id=\"identifier_28_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Percorso iconologico&hellip;, 1994; per questo codice, cfr. E. Zanon, Il libro del Codice del Volo. The Book of the Codex on Flight, Leonardo da Vinci. Dallostudio del volo degli uccelli all&rsquo;aereoplano, con Prefazione di C. Pedretti, Milano 2009.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in tal caso, come per molti degli appunti vinciani, non \u00e8 possibile indicare la fonte da cui Leonardo trae ispirazione. Possiamo per\u00f2 notare che diverse ricette per \u00abfare vetro rosso\u00bb utilizzando \u00abottone\u00bb sono nel secondo dei tre trattati <em>Dell\u2019arte del vetro per musaico<\/em>, compilati tra la fine del XIV secolo e la met\u00e0 del successivo, conservati all\u2019Archivio di Stato di Firenze (Miscellanea Manoscritti, 797), pubblicati nel 1864 da Gaetano Milanesi; tra queste la XCIV, che insegna \u00abA fare rosso\u00bb, prescrivendo di prendere \u00abottone ridotto in acqua e mettilo in sul vetro: faratti rosso bello come vorrai\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_4299\" id=\"identifier_29_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il codice fiorentino, cfr. G. Milanesi, Dell&rsquo;arte del vetro per musaico. Tre trattatelli dei secoli XIV e XV per la prima volta pubblicati, Bologna 1864, spec. le ricette nn. LXXIII, LXXXVI (&laquo;A fare colore rosso, togli ottone e stillalo in acqua e farai d&rsquo;ogni ragione rosso&raquo;); XCII; per il II trattato, cfr. alle pp. 69-109. S. Ciappi, Maestri vetrai&hellip;, 2008, p. 18.\">30<\/a><\/sup>. Nel codice fiorentino la preparazione del vetro rosso prevedeva, infatti, l\u2019uso di \u00abottone calcinato al fuoco con conseguente formazione di ossidi di rame e zinco, lavato con acido, macinato e setacciato\u00bb aggiunto al vetro incolore fuso<sup><a href=\"#footnote_30_4299\" id=\"identifier_30_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Verit&agrave;, Commento tecnico &hellip;, 1991, p. 93.\">31<\/a><\/sup>. Avevo inoltre gi\u00e0 rilevato tempo fa la sintonia dell\u2019appunto vinciano sul Codice del volo degli Uccelli con quanto scrive Benvenuto Cellini -come \u00e8 noto compratore nel 1542 in Francia della copia di un trattato leonardesco su pittura, sculture e architettura, trasmesso poi a Sebastiano Serlio- circa l\u2019 \u00abarte dello smaltare\u00bb, arte \u00abbella e difficile\u00bb (<em>Trattati<\/em>, \u00abDell\u2019Oreficeria\u00bb, cap. III), nel punto in cui egli informa il lettore che la bacinella dove si devono pestare gli smalti, deve essere \u00abdi grandezza quanto sia un palmo\u00bb, \u00abtonda\u00bb e di \u00abbonissimo acciaro temperato\u00bb e che \u00abdette bacinelle si fanno a Milano\u00bb, mettendo tali asserzioni poco dopo aver parlato dello smalto rosso trasparente, \u00abil pi\u00f9 bello di tutti gli altri\u00bb, denominato \u00abin fra l\u2019arte degli orefici smalto roggio, e in Francia [\u2026] rogia chlero\u00bb, proseguendole con la citazione di Caradosso Foppa, il celeberimo orafo milanese in contatto con Leonardo da Vinci, che Cellini conosce e frequenta a Roma, giudicandolo \u00abmolto valente nell\u2019arte dell\u2019oreficeria, e massimamente nello smaltare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_4299\" id=\"identifier_31_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Caradosso\/ Cellini\/ Leonardo, cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti&hellip;, 2002, pp. 145-157.\">32<\/a><\/sup>. Magistralmente lavorando forse quindi anche con il tanto difficile smalto rosso<sup><a href=\"#footnote_32_4299\" id=\"identifier_32_4299\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per gli smalti rossi milanesi e Caradosso, cfr. P. Venturelli, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan. Smalti nel ducato di Milano da Bernab&ograve; Visconti a Ludovico il Moro, Venezia 2008, pp. 90-107; Eadem, &laquo;Con bel smalto et oro&raquo;. Oreficerie del Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, in Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano, catalogo della mostra (Milano 2011-2012) a cura di P. Venturelli, Cinisello Balsamo 2011, pp. 31-61; Eadem, UNA SOLA AMO IN FEDE. Medaglie ed enseigne tra Milano e Roma, Leonardo da Vinci e Caradosso, in Oltre l&rsquo;ornamento. Il gioiello tra identit&agrave;, lusso e moderazione, Giornata di Studio Internazionale (Padova 22 febbraio 2019), a cura di G. Baldissin Molli- S. Franzon, OADI Digitalia, Palermo 2020, pp. 29-42; Eadem, Arte orafa milanese&hellip;, 2021, pp. 222 sgg.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">* Per i codici vinciani, rimando a: e-leo, consultabile all\u2019indirizzo <a href=\"https:\/\/www.leonardodigitale.com\">www.leonardodigitale.com<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desidero ringraziare Enrico Maria Dal Pozzolo. E anche in questa occasione Maria Concetta di Natale con Sergio Intorre.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4299\" class=\"footnote\">L. Reti, <em>Le arti chimiche di Leonardo da Vinci<\/em>, estratto da \u201cLa chimica e l\u2019industria\u201d, XXXIV, novembre- dicembre 1952, pp. 655- 721 (a p. 28).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4299\" class=\"footnote\">Per questo tipo di vetro, cfr. L. Reti,<em> Le arti\u2026,<\/em> 1952, p. 28; C. Pedretti, <em>Leonardo architetto<\/em>, Milano 1981, p. 327; da ultimo L. Brescia, L. Tomio, <em>Leonardo da Vinci e il segreto del vetro cristallino, pannicolato, flessibile e infrangibile<\/em>, in \u201cRaccolta vinciana\u201d, 28, 1999, pp. 79-92, a p. 79 (non entro nel merito di quest\u2019ultimo contributo, mi limito qui a segnalare che diversamente da quanto sostenuto a Milano nel XV erano attive diverse fornaci vetrariae anche in grado di produrre \u2018vetro cristallino\u2019). Come noto, il problema del vetro manleabile e infrangibile \u00e8 stato oggetto di grande interesse nel Medioevo, rimando a <em>I colori e le arti dei romani<\/em>, a cura di C. Garzya Romano, Napoli 1996, pp. 87-88 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4299\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo<\/em>, con Presentazione di C. Pedretti, Venezia 2002; Eadem,<em>\u201cEl mio mappamondo\u201d e i \u201cdiaspri\u201d. Leonardo da Vinci tra mappamondi e pietre dure<\/em>, in \u201cOADI &#8211; Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, dicembre 2018, <a href=\"https:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\">www.unipa.it\/oadi\/rivista<\/a>; Eadem, <em>La moda alla corte degli Sforza. Leonardo da Vinci tra creativit\u00e0 e tecnica<\/em>, Cinisello Balsamo 2019; Eadem, <em>Arte orafa milanese 1450-1527. Leonardo da Vinci tra creativit\u00e0 e tecnica<\/em>, Cinisello Balsamo 2021; inoltre, cfr. <em>oltre<\/em>, nota 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4299\" class=\"footnote\">Rimando a P. Venturelli, <em>Percorso iconologico nell\u2019oreficeria vinciana<\/em>, in \u201cAchademia Leonardi Vinci\u201d, VII, 1994, pp. 113-123; Eadem, <em>\u201cDiaspise, ametista, christallo\u201d. Vetri e pietre dure di Leonardo da Vinci<\/em>, in <em>\u201cTutte le opere non son per istancarmi\u201d. Raccolta di scritti per i settant\u2019anni di Carlo Pedretti<\/em>, a cura di F. Frosini, Roma 1998, pp. 449-469. Per i vetri a Milano, cfr. almeno: G. Biscaro, <em>Intorno all\u2019arte del vetro a Milano e nella regione del Lago Maggiore durante in Medioevo<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, XXXVIII, 1911, pp. 234-237; S. Ciappi, M<em>aestri vetrai di Montaione. Presenze e attivit\u00e0 imprenditoriali in Italia tra XV e XIX secolo. Note per un aggiornamento<\/em>, Firenze 2008; M. B. Zanoboni, <em>Giovanni da Montaione e la manifattura vetraria a Milano<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, CXXVI, 2000, pp. 43-66 (con bibliografia precedente); Eadem, <em>\u201cCiati\u201d ducali e vetro cristallino: nuove indagini sull\u2019arte vetraria a Milano (fine XV- inizio XVI secolo)<\/em>, in \u201cArtes\u201d, 12, 2004, pp. 53-81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4299\" class=\"footnote\">Per i Barovier (anche con Filarete), cfr. M. Caffi, <em>Frate Simone da Camerino<\/em>, in \u201cArchivio Storico Italiano\u201d, XXV, 1877, pp. 323-331; L. Zecchin, <em>Antonio Averlino e i muranesi Barovier<\/em>, in \u201cGiornale Economico della Camera di Commercio di Venezia\u201d, XII, 1958, pp. 213-17; Idem, <em>Angelo Barovier vetraio del Rinascimento<\/em>, in \u201cVetro e Silicato\u201d, 58, 1966, pp. 23-256; Idem, <em>Maria Barovier e le \u201crosette\u201d<\/em>, in \u201cJournal of Glass Studies\u201d, 10, 1968, pp. 105- 109; Idem, <em>I Barovier e il vetro cristallino<\/em>, in \u201cVetro e Silicato\u201d, 67, 1968, pp. 23- 26; Idem, <em>La famiglia di Iacobo Barovier<\/em>, in \u201cRivista della Stazione Sperimentale del Vetro\u201d, 6, 1975, pp. 261- 264; Idem, <em>Ancora sugli antichi Barovier muranesi<\/em>, in \u201cRivista della Stazione Sperimentale del Vetro\u201d, XII, 1983\/2, pp. 71-76. Per Filarete, cfr. Antonio Averlino detto il Filarete, <em>Trattato di architettura (1460- 1464)<\/em>, a cura di A. M. Finoli- L. Grassi, 2 voll., Milano 1972 (spec. I, pp. 257-258). Per Filarete e Leonardo, cfr. C. Vecce, <em>Antonio Averlino detto il Filarete, Trattato di architettura<\/em>, in <em>La biblioteca di Leonardo<\/em>, a cura di C. Vecce, Firenze 2021, pp. 237-239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4299\" class=\"footnote\">Sulle pietre false, cfr. P. Venturelli, <em>Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631),<\/em> Firenze 1999, pp. 10-11; Eadem,<em> Gioielli milanesi. Glossario 1459-1631<\/em>, Premessa di M. C. Di Natale, \u201cOADI Digitalia\u201d 2019, <a href=\"https:\/\/www.oadi.it\/wp-contenti\/uploads\/2019\/06\/venturelli.pdf\">www.oadi.it\/wp-contenti\/uploads\/2019\/06\/venturelli.pdf<\/a>, s.v: <em>Doblette<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4299\" class=\"footnote\">Sul Gianpietrino, cfr. da ultimo, <em>Storia e diagnosi di testimonanze leonardesche. III. Maddalena al sarcofago<\/em>, a cura di C. Matteucci, con testo introdutivo di C. Pedretti, Poggio a Caiano (Prato) 2016; C. Quattrini, <em>Rizzoli, Giovanni Pietro<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 87, Roma 2016,<em> online<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4299\" class=\"footnote\">Su Leonardo e gli smalti, cfr. P. Venturelli, <em>Percorso iconologico\u2026,<\/em> 1994; Eadem, <em>Leonardo da Vinci e le arti<\/em>\u2026, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4299\" class=\"footnote\">Per questo appunto, e i \u2018rubini di rocca nova\u2019, cfr. P. Venturelli, \u00ab<em>El mio mappamonto\u00bb e i diaspri\u2026.<\/em> 2018; Eadem., <em>Lustro e transparente: oro, foglie, rubino balasscio, vetri (con acqua e cristallo). Qualche osservazione sui materiali delle arti preziose<\/em>, in Atti del Convegno Internazionale (Parigi- Torino), II Sessione, Torino 27-29 novembre 2019, a cura di M. Quaglino- A. Sconza- C. Vecce et all., in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4299\" class=\"footnote\">Cfr. C. Moretti- T. Toninato, <em>Ricettario vetrario del Rinascimento<\/em>, Venezia 2001, pp. 32-33; R. Barovier Mentasti- S. Carboni, <em>Il vetro smaltato tra l\u2019Oriente mediterraneo e Venezia<\/em>, in <em>Venezia e l\u2019Islam 828-1797<\/em>, a cura di S. Carboni- R. Barovier Mentasti, catalogo della mostra (Venezia 2007), Venezia 2007, pp. 273-293 (a p. 285).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4299\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Smalto, oro e preziosi. Oreficerie e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, <\/em>Venezia 2003, pp. 113-114; Eadem, <em>I \u2018camerini\u2019 di Beatrice d\u2019Este nel castello di Vigevano: un vecchio documento e nuove considerazioni<\/em>, in <em>I luoghi di Leonardo. Milano, Vigevano e la Francia<\/em>, a cura di S. Ferrari, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Vigevano 2 ottobre 2014), numero speciale di \u201cValori Tattili\u201d, 8, 2016, pp. 106-117, a p. 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4299\" class=\"footnote\">Per le fonti riguardanti la visita di Leonardo a Venezia, cfr. C. Pedretti,<em> Leonardo a Venezia,<\/em> in <em>Giorgione 1478. 1978. Guida alla mostra: I tempi di Giorgione<\/em>, a cura di P. Carpeggiani, catalogo della mostra (Castelfranco Veneto 1978), Venezia 1978, pp. 84-85; <em>Leonardo &amp; Venezia<\/em>, catalogo della mostra (Venezia 1992), Milano 1992; C. Vecce, <em>Leonardo<\/em>, Roma 1998, pp. 187-196; Carlo Pedretti ipotizza la possibilit\u00e0 di un altro viaggio a Venezia nel 1506 (cfr. C. Pedretti, <em>Giorgione e Leonardo<\/em>, in<em> Giorgione e l\u2019Umanesimo venezian<\/em>o, a cura di R. Pallucchini, Firenze 1981, p. 409).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4299\" class=\"footnote\">Per i Barovier, cfr. <em>supra<\/em> nota 5; inoltre C. A. Levi, <em>L\u2019arte del vetro in Murano e i Berroviero<\/em>, Venezia 1895.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4299\" class=\"footnote\">G. Mariacher, <em>Barovier, <\/em>in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 6, Roma 1964, online; L. Zecchin, <em>Maria Barovier<\/em>\u2026, 1968.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4299\" class=\"footnote\">Cfr. F. Malaguzzi Valeri,<em> Chi \u00e8 lo pseudo Boccaccino ?<\/em>, in \u201cRassegna d\u2019Arte\u201d, 1912, pp. 99-100; L. Simonetto, <em>Lo Pseudo Boccaccino fra Milano e Venezia: certezze e dubbi di una cronologia<\/em>, in \u201cArte Lombarda\u201d, 84-85, 1988, pp. 73-88; F. Moro, <em>Giovanni Agostino da Lodi ovvero l\u2019 Agostino di Bramantino appunti per un unico percorso<\/em>, in \u201cParagone\u201d, 473, 1989, pp. 23-61; Idem, <em>The Allentown Nativity: Giorgione to Agostino and viceversa<\/em>, in \u201cAchademia Leonardi Vinci\u201d, V, 1992, pp. 52-57; L. Simonetto, <em>Giovanni Agostino da Lodi<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 56, 2001; online; F. Agosti, J. Stoppa, in <em>Il Rinascimento nelle terre ticinesi, da Bramantino a Bernadino Luini<\/em>, catalogo della mostra (Rancate, Mendrisio 2010-2011), a cura di G. Agosti- J. Stoppa- M. Tanzi, Milano 2010, scheda n. 43, pp. 178-181; E. M. Dal Pozzolo, <em>Un promemoria giorgionesco di Giovanni Agostino da Lodi<\/em>, in \u201cVenezia Cinquecento\u201d, III, 1993, pp. 67-78; Idem, <em>Versi sibillini: Leonardo, Giorgione, Giovanni Agostino da Lodi<\/em>, in \u201cVenezia Cinquecento\u201d, XXI, 2011, pp. 5-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4299\" class=\"footnote\">F. Moro, <em>Giovanni Agostino da Lodi ovvero<\/em>\u2026, 1989, pp. 23-61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4299\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Virt\u00f9 d\u2019 alcune pietre<\/em>, in <em>La biblioteca di Leonardo<\/em>\u2026, 2021, p. 433-434.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4299\" class=\"footnote\">Cfr. L.\u00a0 Zecchin, <em>La famiglia di Iacobo Barovier\u2026<\/em>, 1975, pp. 261-264.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4299\" class=\"footnote\">Risuterebbe figlio della seconda moglie, il che escluderebbe si tratti del pittore lodigiano (L. Zecchin, <em>Decoratori di vetri e vetrate a Murano tra 1470 e il 1520<\/em>, in \u201cRivista della Stazione Sperimentale del\u00a0 Vetro\u201d, IX, 1979, pp. 63-69; E. M. Dal Pozzolo, <em>Un promemoria giorgionesco<\/em>\u2026, 1993, pp. 67-78).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4299\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli,<em> Documenti inediti per Giovanni Antonio de Predis. Tra miniatura, oreficeria e questioni di metodo<\/em>, in \u201cArte Cristiana\u201d, settembre- ottobre 2005, pp. 396-40; Eadem, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose\u2026,<\/em> 2002, p. 23; Eadem, <em>Arte orafa milanese\u2026.<\/em> 2021, <em>sub indice<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4299\" class=\"footnote\">Vedi: L. Puppi, <em>La grande vetrata della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo<\/em>, Venezia 1985; <em>La grande vetrata di San Giovanni e Paolo. Storia, iconologia, restauro<\/em>, Venezia 1982; G. Tagliaferro, <em>Mocetto<\/em>, <em>Girolamo, <\/em>in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 75, Roma 2011, online. Inoltre, cfr. M. Verit\u00e0, <em>Commento tecnico al Trattato di Antonio da Pisa<\/em>, in <em>Vetrate. Arte e restauro. Dal trattato di Antonio da Pisa alle nuove tecnologie di restauro<\/em>, a cura di G. Mecozzi, Cinisello Balsamo 1991, pp. 93-94, 99; Antonio da Pisa pu\u00f2 essere individuato in Antonio di Ciomeo, con attivit\u00e0 tra Assisi, Firenze, Pisa (cfr. S. Ciappi, <em>Maestri vetrai<\/em>\u2026, 2008, pp. 38-39).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4299\" class=\"footnote\"><em>The French Connection<\/em>, in \u201cGlass News\u201d, 24, 2008, pp. 8- 9; C. Moretti- T. Toninato, <em>Ricettario vetrario<\/em>&#8230;, 2001, pp. 40-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_4299\" class=\"footnote\">Per Antonio da Pisa, cfr. <em>Vetrate. Arte e restauro\u2026, <\/em>1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_4299\" class=\"footnote\">M. Verit\u00e0, <em>Commento tecnico<\/em> \u2026, 1991, p. 99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_4299\" class=\"footnote\">L. Reti, <em>Le arti chimiche\u2026<\/em>, 1952, p. 12 (secondo Reti \u00abtignere\u00bb \u00e8 vocabolo usato dagli alchimisti nel senso di \u2018tramutare\u2019; Leonardo inoltre in questo foglio descriverebbe l\u2019operazione conosciuta come \u2018inquartazione\u2019, la cui prima menzione si ha nel 1501, il metodo per separare l\u2019oro dall\u2019argento in una lega di due metalli mediante l\u2019acid nitrico); la citazione nell\u2019appunto del \u2018vetro giallo\u2019 credo potrebbe essere connessa alla ricetta per \u00abfare il giallo d\u2019oro in vetro\u00bb di Antonio da Pisa, forse da usarsi per fare lastre in strato sottile, secondo la tecnica usata per il vetro rosso (M. Verit\u00e0, <em>Commento tecnico<\/em>\u2026, 1991, pp. 91, e 93).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_4299\" class=\"footnote\">I rossi trasparenti sono detti \u2018rubino al rame\u2019, o in gergo veneziano \u2018rosechiero\u2019, quelli opachi \u2018\u2019hematinone\u2019, \u2018sangue di bue\u2019, o in gergo veneziano \u2018 rosso coppo\u2019; cfr. C. Moretti- B. Gratuze, <em>Vetri rossi al rame e avventurina. Confronto di analisi e ricette<\/em>, in \u201cRivista della Stazione Sperimentale del Vetro\u201d, 3, 1999, pp. 147-160. P. Zecchin, <em>Il vetro rubino all\u2019oro veneziano,<\/em> \u201cJournal of Glass Studies\u201d, 52, 2010, pp. 25-33; C. Moretti, <em>La pratica chimica dei vetrai del Rinascimento<\/em>, in \u201cRivista della Stazione Sperimentale del Vetro\u201d, 5, 2012, pp. 31- 45, a p. 36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_4299\" class=\"footnote\">Il manoscritto Darduin \u00e8 stato pubblicato da L. Zecchini, <em>Il ricettario Darduin<\/em>, Venezia 1986; cfr. L. Zecchin,<em> Gli smalti veneziani e il \u2018rosechiero\u2019<\/em>, in \u201cVetro e Silicati\u201d, XV, n. 81, 1970, pp. 17-20; R Barovier Mentasti, <em>Darduin<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 32, Roma 1986, online; P. Zecchin, <em>Il vetro rubino all\u2019oro veneziano\u2026,<\/em> 2010, p. 26: Darduin prescrive di lavorare \u00ab10 libbre di fritta sodica bianca (fonderla e lasciarla raffredare tre volte [\u2026]), aggiungendovi un\u2019oncia di sublimato (cloruro mercurio), due once di ramina rossa, un\u2019oncia di orpimento (solfuro arsenico), un\u2019oncia di sangue di drago (resina di color rosso), due once di ossido di stagno, mezza oncia di argento calcinato, tre carati di scaglia di ottone o di orpello con altrettanta quantit\u00e0 di tartaro crudo, ventotto carati di oro calcinato e (se si riteneva necessario) un po\u2019 di manganese\u00bb; per \u00abcalcinare l\u2019oro che va nel rosechiero\u00bb, indica di alternare in un crogiolo \u00abstrati di \u2018sal comun pesto\u2019 a fogli d\u2019oro\u00bb, mettendo il crogiolo in un \u00abforno a riverbero\u00bb, cambiando \u00abpi\u00f9 volte il cloluro di sodio finch\u00e8 le foglie d\u2019oro erano calcinate diventando friabili\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_4299\" class=\"footnote\">P. Zecchin, <em>Il vetro rubino<\/em>\u2026, 2010, pp. 26-27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_4299\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Percorso iconologico<\/em>\u2026, 1994; per questo codice, cfr. E. Zanon,<em> Il libro del Codice del Volo. <\/em><em>The Book of the Codex on Flight, Leonardo da Vinci. <\/em><em>Dallostudio del volo degli uccelli all\u2019aereoplano<\/em>, con Prefazione di C. Pedretti, Milano 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_4299\" class=\"footnote\">Per il codice fiorentino, cfr. G. Milanesi, D<em>ell\u2019arte del vetro per musaico. Tre trattatelli dei secoli XIV e XV per la prima volta pubblicati<\/em>, Bologna 1864, spec. le ricette nn. LXXIII, LXXXVI (\u00abA fare colore rosso, togli ottone e stillalo in acqua e farai d\u2019ogni ragione rosso\u00bb); XCII; per il II trattato, cfr. alle pp. 69-109. S. Ciappi, <em>Maestri vetrai<\/em>&#8230;, 2008, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_4299\" class=\"footnote\">M. Verit\u00e0, <em>Commento tecnico<\/em> \u2026, 1991, p. 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_4299\" class=\"footnote\">Per Caradosso\/ Cellini\/ Leonardo, cfr. P. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci e le arti<\/em>\u2026, 2002, pp. 145-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_4299\" class=\"footnote\">Per gli smalti rossi milanesi e Caradosso, cfr. P. Venturelli, <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan. Smalti nel ducato di Milano da Bernab\u00f2 Visconti a Ludovico il Moro<\/em>, Venezia 2008, pp. 90-107; Eadem, <em>\u00abCon bel smalto et oro\u00bb. Oreficerie del Ducato di Milano tra Visconti e Sforza<\/em>, i<em>n Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano<\/em>, catalogo della mostra (Milano 2011-2012) a cura di P. Venturelli, Cinisello Balsamo 2011, pp. 31-61; Eadem, <em>UNA SOLA AMO IN FEDE. Medaglie ed enseigne tra Milano e Roma, Leonardo da Vinci e Caradosso<\/em>, in <em>Oltre l\u2019ornamento. Il gioiello tra identit\u00e0, lusso e moderazione<\/em>, Giornata di Studio Internazionale (Padova 22 febbraio 2019), a cura di G. Baldissin Molli- S. Franzon, OADI Digitalia, Palermo 2020, pp. 29-42; Eadem, <em>Arte orafa milanese<\/em>\u2026, 2021, pp. 222 sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_4299\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@argosvd.eu Milano \/ Leonardo da Vinci \/ Venezia e l\u2019arte vetraria. Con Giovanni Agostino da Lodi e il vetro rosso* DOI: 10.7431\/RIV24012021 Nel suo importante <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4299\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4299"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4299"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4299\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4383,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4299\/revisions\/4383"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}