{"id":4217,"date":"2021-06-29T22:56:02","date_gmt":"2021-06-29T22:56:02","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4217"},"modified":"2021-12-28T17:52:48","modified_gmt":"2021-12-28T17:52:48","slug":"roberta-cruciata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4217","title":{"rendered":"Roberta Cruciata"},"content":{"rendered":"<p>roberta.cruciata@unipa.it<\/p>\n<h2>Amuleti<em> scursuna<\/em> in corallo<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV23072021<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hanno finora ricevuto poca attenzione negli studi scientifici dedicati alle opere delle maestranze trapanesi in rosso corallo del tardo XVIII e del XIX secolo alcuni amuleti a guisa di animali\/mostri marini denominati <em>scursuna <\/em>(plurale di <em>scursuni<\/em>). Essi non sono soltanto da considerare affascinanti manufatti in virt\u00f9 della curiosit\u00e0 che il corallo, e l\u2019universo simbolico al quale esso rimanda, continua ancora oggi a suscitare, ma racchiudono un intrinseco interesse che si esplica su due livelli: il primo, facilmente intuibile, connesso alle usanze e alle credenze popolari, il secondo come manifestazione artistica da mettere in relazione all\u2019eclettismo storicista che durante l\u2019Ottocento invest\u00ec anche le arti decorative siciliane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio primo fortuito approccio con siffatta tipologia di amuleto fu oltre dieci anni fa. Si trattava di uno<em> scursuni<\/em>, ad oggi inedito, montato come pendente, tramite l\u2019applicazione di un morso in argento dorato, parte degli <em>ex-voto <\/em>donati al simulacro in terracotta invetriata della Madonna del Soccorso di Castellammare del Golfo<sup><a href=\"#footnote_0_4217\" id=\"identifier_0_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il tesoro della Madonna del Soccorso, tra&nbsp; pi&ugrave; celebri della Sicilia occidentale in quanto ricco di esemplari di oreficeria popolare siciliana del Settecento e dell&rsquo;Ottocento diversi per stili e tecniche, si veda R. Cruciata, Aurea Jugalia Gli ori della Madonna del Soccorso di Castellammare del Golfo, Palermo 2011. Per la devozione alla Madonna del Soccorso si segnala Eadem, Sancta Maria, succurre miseris. L&rsquo;iconografia e la devozione alla Madonna del Soccorso nella Sicilia occidentale e a Malta tra XIV e XVIII secolo, in &ldquo;Iconographica Studies in the History of Images&rdquo;, XVII, 2018, pp. 132-147.\">1<\/a><\/sup>, rinomata localit\u00e0 turistica dell\u2019agro ericino (<a title=\"Fig. 1. Maestranze trapanesi, XIX secolo, amuleto &lt;i&gt;scursuni&lt;\/i&gt;, Castellammare del Golfo, Museo degli Ori della Patrona.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Costituito da un rametto di corallo dalla forma allungata e leggermente sinuosa, che simula quella di un rettile dalla coda bipartita, non \u00e8 liscio bens\u00ec inciso a riprodurre le squame dell&#8217;animale nella parte superiore. Molto semplice ed essenziale nella manifattura, \u00e8 da riferire a una committenza popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma innanzitutto bisogna chiarire il significato del termine <em>scursuni<\/em>, e poi considerare l\u2019universo simbolico al quale esso rimanda. Si tratta di una parola del dialetto siciliano che indica genericamente un rettile<sup><a href=\"#footnote_1_4217\" id=\"identifier_1_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda A. Lanaia, Nomi siciliani di invertebrati e piccoli animali. Studio etimologico e iconimico, tesi di dottorato, Universit&agrave; degli Studi di Catania 2013, pp. 4, 116.\">2<\/a><\/sup>, o meglio varie specie di serpenti di forma cilindrica e allungata, velenosi e non. Tra essi figura il biacco (<em>hierophis viridiflavus<\/em>), serpente non velenoso nero lucente tipico delle regioni dell\u2019Europa centro-meridionale e del bacino del Mediterraneo, che si trova sia nei terreni rocciosi che in luoghi umidi, noto in provincia di Trapani col nome di <em>v\u00ecsina<\/em>. Il termine <em>scursuni<\/em> in realt\u00e0 si ritrova similare anche in altri dialetti dell\u2019Italia meridionale, come dimostra ad esempio il seguente scongiuro lucano: \u00ab<em>F\u00e9rmate, brutte nere scurzone, cumme se ferm\u00e0rene l\u2019acque llu fiume Giurdane-S. Paule t\u2019\u00e0v\u2019attaccate<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_4217\" id=\"identifier_2_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.B. Bronzini, Il serpente nella letteratura popolare dalla funzione reale a quella simbolica, in &ldquo;Lares&rdquo;, vol. 68 no. 4, ottobre-dicembre 2002, p. 577.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da sempre presenti nell\u2019immaginario popolare<sup><a href=\"#footnote_3_4217\" id=\"identifier_3_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento cfr. Idem, Il serpente&hellip;, 2002, pp. 569-579.\">4<\/a><\/sup>, i serpenti sono tradizionalmente associati a istanze bivalenti, ora negative, in quanto portatori di veleno, ora positive, quali spiriti protettori. Considerato alla stregua di una divinit\u00e0 nelle pi\u00f9 importanti religioni del mondo antico, emblema di saggezza, fertilit\u00e0, rinascita ed eternit\u00e0 proprio in virt\u00f9 della sua caratteristica precipua di essere soggetto alla muta, fu accolto nella religione giudaico-cristiana come il tentatore per eccellenza (Genesi 3,4-22), mantenendo comunque anche l\u2019identificazione con la sapienza (Genesi 3,1), mentre la tarda tradizione biblica lo accoster\u00e0 definitivamente al diavolo (Sapienza 2, 24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena interrogarsi su come lo <em>scursuni <\/em>nell\u2019immaginario popolare siciliano e non solo si sia progressivamente affermato in relazione ad antidoti e amuleti, per giunta in associazione al simbolico e potente corallo che secondo la tradizione pagana deriva dal sangue sgorgato dal capo reciso pullulante di serpenti guizzanti della gorgone Medusa, che traspose in esso la propriet\u00e0 del suo sguardo<sup><a href=\"#footnote_4_4217\" id=\"identifier_4_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano M.C. Di Natale, Il corallo da mito a simbolo nelle espressioni pittoriche e decorative in Sicilia, in L&rsquo;Arte del corallo in Sicilia, a cura di C. Maltese-M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 79-107; A. Natali, Aliti e serpenti, in Medusa Il mito, l&rsquo;antico e i Medici, Firenze 2008, pp. 10-16.\">5<\/a><\/sup>, e che in virt\u00f9 del suo colore si lega anche al sangue e all\u2019energia vitale. In realt\u00e0 in tutte le epoche le raffigurazioni dei serpenti sono state considerate efficaci amuleti. Nell\u2019Antico Testamento (Numeri 21, 9), quando Israele era in pericolo a causa dei serpenti velenosi che si annidavano tra le pietraie della steppa, il serpente di bronzo divenne l\u2019antidoto salvifico contro il loro veleno portatore di morte; il Signore disse a Mos\u00e8: \u00abFatti un serpente e mettilo sopra un\u2019asta: chiunque sar\u00e0 morso e lo guarder\u00e0, vivr\u00e0\u00bb. Personaggi simbolicamente negativi di alcune celebri fiabe del Pitr\u00e8, basti pensare a <em>Lu Sirpenti<\/em> o a <em>\u2018Mperaturi Scursuni<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_4217\" id=\"identifier_5_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il tema cfr. M. Castiglione, I re animali nelle fiabe di Pitr&egrave;: nomi o sostanze, in Zoosemiotica 2.0 Forme e politiche dell&rsquo;animalit&agrave;, a cura di G. Marrone, Palermo 2017, pp. 479-494; Eadem, Fiabe e racconti della tradizione orale siciliana. Testi e analisi, con la collaborazione di A. De Caro-M. Lo Dato, Palermo 2018. Per i loro connotati negativi si veda pure G. Pitr&egrave;, Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. IV, Firenze 1952, pp. 224-236.\">6<\/a><\/sup>, i serpenti sono ricordati dallo stesso studioso anche per le loro virt\u00f9 taumaturgiche. \u00c8 il caso del <em>grassu di lu scursuni di lu Dutturinu<\/em>, in uso da secoli per curare le ferite e le piaghe<sup><a href=\"#footnote_6_4217\" id=\"identifier_6_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pitr&egrave;, Medicina popolare siciliana, Firenze 1949, p. 284.\">7<\/a><\/sup>. La psiche dell\u2019uomo, scriveva il Pitr\u00e8, \u00abnei momenti pi\u00f9 difficili della vita, nei bisogni pi\u00f9 impellenti, quando ogni naturale argomento di salute torna inutile o vano [\u2026] si attacca all\u2019ignoto, al soprannaturale e ne trae ragione e speranza, che \u00e8 conforto d\u2019ogni anima desolata. Che importa che la scienza ed il buon senso si levano arditi a dimostrare la irrazionalit\u00e0 di tanti espedienti! L\u2019uomo che soffre e che teme, crede e spera, e credendo e sperando corre ciecamente dietro i fantasmi, che per lui sono il filo conduttore al suo ideale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_4217\" id=\"identifier_7_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano, a cura di T. Tentori, Comiso 2002, p. 137.\">8<\/a><\/sup>. Le spoglie delle serpi, secondo diffuse credenze calabresi, portate al collo entro sacchettini o comunque a stretto contatto con il corpo, erano funzionali contro le influenze malefiche e nei neonati lenitive in presenza della crosta lattea, mentre poste sotto il cuscino degli ammalati favorivano la loro guarigione<sup><a href=\"#footnote_8_4217\" id=\"identifier_8_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Corso, Amuleti contemporanei calabresi, in &ldquo;Revue des &eacute;tudes &eacute;thnographiques et sociologiques&rdquo;, Parigi 1909, pp. 250-257 in part. 251, 256.\">9<\/a><\/sup>. Similmente in Sicilia tra i rimedi per eccellenza in caso di tosse accompagnata da mal di gola era in uso il <em>lazzu di la schinancia<\/em>, che consisteva in una testa di vipera, non uccisa ma fatta morire, presa di venerd\u00ec e ricucita in un sacchetto di tela oppure avvolta nel lino e portata sospesa al collo<sup><a href=\"#footnote_9_4217\" id=\"identifier_9_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pitr&egrave;, La famiglia, &hellip;, 2002, p. 136.\">10<\/a><\/sup>. I poteri riconosciuti alle salme di questi animali che venivano \u201cindossate\u201d progressivamente dovettero passare ad oggetti dalle medesime fattezze quali gli <em>scursuna<\/em>, allo stesso modo da portare come pendenti, in un clima culturale quale quello ottocentesco, come si dir\u00e0 a breve, particolarmente sensibile alla figura del serpente. La ricerca di protezione fisica, che afferma implicitamente la vulnerabilit\u00e0 dei nostri corpi e per esteso dell\u2019esistenza terrena, \u00e8 difatti uno dei motivi fondamentali per cui si indossano amuleti e gioielli<sup><a href=\"#footnote_10_4217\" id=\"identifier_10_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti M. Unger, Jewellery in context. A multidisciplinary framework for the study of jewellery, Europe 2019, p. 138.\">11<\/a><\/sup>, o si fanno indossare a piccoli e indifesi bambini<sup><a href=\"#footnote_11_4217\" id=\"identifier_11_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento R. Cruciata, Coralli e amuleti. Objets de vertu a misura di bambini, in c.d.s.\">12<\/a><\/sup>. Ricordava il drammaturgo Euripide (485-406 a.C.), a questo proposito, che nell\u2019antica Atene era usanza far portare al collo dei neonati ciondoli d&#8217;oro a forma di serpente<sup><a href=\"#footnote_12_4217\" id=\"identifier_12_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda Euripide, Ione, a cura di M.S. Mirto, Milano 2009.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio a questo rettile spetta nei secoli un posto d\u2019onore nell\u2019universo prezioso dell\u2019oreficeria. Soprattutto nel corso del XIX secolo, periodo al quale sono ascrivibili gli amuleti considerati nel presente contributo, in seno a un clima a livello internazionale improntato all\u2019eclettismo e al naturalismo<sup><a href=\"#footnote_13_4217\" id=\"identifier_13_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti cfr. C. Phillips, Jewels &amp; Jewellery, London 2019, pp. 88-97.\">14<\/a><\/sup>, si ebbe una vera e propria passione per i gioielli raffiguranti i serpenti. Emblematico \u00e8 l\u2019anello di fidanzamento anguiforme, a simboleggiare l\u2019amore eterno, che il principe Alberto (1819-1861) nel 1839 donava alla sua Vittoria (1819-1901), dal 1837 regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, che includeva piccoli rubini, diamanti e uno smeraldo a decorare il capo del rettile<sup><a href=\"#footnote_14_4217\" id=\"identifier_14_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Fasel, Beautiful Creatures. Jewelry Inspired by the Animal Kingdom, New York 2020, p. 106.\">15<\/a><\/sup>. La regina possedeva in realt\u00e0 diversi gioielli a guisa di serpente, tra cui numerosi bracciali, la maggior parte doni risalenti non a caso alla sua giovinezza<sup><a href=\"#footnote_15_4217\" id=\"identifier_15_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Gere-J. Rudoe, Jewellery in the Age of Queen Victoria A Mirror to the World, London 2010, p. 22.\">16<\/a><\/sup>, ognuno dei quali portatore di sfumature di significato diverse. \u00c8 il caso di quello indossato per il suo <em>First Council<\/em>, probabilmente regalatole in occasione del suo diciottesimo compleanno dalla regina consorte (1830-1837) Adelaide di Sassonia-Meiningen (1792-1849), che compare nel disegno preparatorio (RCIN 913990) eseguito da sir David Wilkie (1785-1841) nel 1838 circa (<a title=\"Fig. 2. Sir David Wilkie, 1838 ca., &lt;i&gt;La mano della regina Vittoria, con bracciale a forma di serpente&lt;\/i&gt;, Londra, Royal Collection Trust, RCIN 913990.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru02.jpg\">Fig. 2<\/a>) per due ritratti ufficiali della stessa sovrana<sup><a href=\"#footnote_16_4217\" id=\"identifier_16_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;opera cfr. D. Millar, The Victorian Watercolours in the Collection of Her Majesty The Queen, 2 vols, London 1995, cat. 5891.\">17<\/a><\/sup>. Il bracciale in oro, diamanti e rubini, costituito da una struttura rigida circolare alle cui due estremit\u00e0 stanno due teste di serpente, su cui frontalmente si innesta il corpo di un terzo rettile similare intrecciato a formare un armonioso fiocco, doveva essere per la sovrana che scelse di indossarlo in un\u2019occasione ufficiale cos\u00ec importante funzionale a lanciare un auspicio, per un regno, il suo, lungo e improntato a un\u2019accorta saggezza<em>. <\/em>In breve tempo il serpente, specialmente con la coda ad anello, si afferm\u00f2 come importante fonte d\u2019ispirazione per la gioielleria nell\u2019Inghilterra vittoriana<sup><a href=\"#footnote_17_4217\" id=\"identifier_17_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. Gere-J. Rudoe, Jewellery&hellip;, 2010, p. 122; M. Fasel, Beautiful Creatures&hellip;, 2020, p. 106.\">18<\/a><\/sup> e non solo, soprattutto in occasione di fidanzamenti e lutti, quindi nella \u201cgioielleria sentimentale\u201d, a significare un amore che non conosceva i limiti del tempo e dello spazio, in una sola parola eterno (<a title=\"Fig. 3. Orafo inglese, seconda met\u00e0 del XIX secolo, &lt;i&gt;Anello a serpente&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria and Albert Museum, 776-1902.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Esso era un motivo ricorrente su spille, ciondoli, anelli, bracciali e diversi tipi di accessori decorati con pietre preziose (quali rubini <em>cabochon<\/em>), semipreziose e smalti, e rimase in voga a livello europeo durante il <em>revival<\/em> rinascimentale e archeologico prima, significativa in questo senso anche la riscoperta dell\u2019antico Egitto, e l\u2019<em>Art Nouveau <\/em>poi, che come \u00e8 noto privilegi\u00f2 motivi naturalistici e animali\/insetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Italia restano testimonianze di anelli ottocenteschi a serpente con pietra augurale rossa, simbolo di amore e passione, ad esempio nella collezione Perusini oggi presso il Museo Etnografico del Friuli a Udine<sup><a href=\"#footnote_18_4217\" id=\"identifier_18_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.P. Gri, Anelli a serpente con pietra rossa, in Ori e tesori d&rsquo;Europa. Mille anni di oreficeria nel Friuli Venezia Giulia, catalogo della mostra a cura di G. Bergamini-P. Goi, Milano 1992, p. 430 con bibliografia precedente.\">19<\/a><\/sup>, associati ai riti della \u201cpromessa\u201d e al ciclo nuziale. In essi, secondo il modello diffuso a livello continentale, le pietre sono incastonate sulla testa del serpente, le cui spire formano la fascia del gioiello; ugualmente la figura del serpente, anche con pietra incastonata sul capo o al posto degli occhi, era diffusa negli orecchini, nei bracciali, nelle spille, nei pendenti, negli amuleti e perfino nella gioielleria prettamente maschile, ad esempio nelle catene d\u2019orologio<sup><a href=\"#footnote_19_4217\" id=\"identifier_19_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Il simbolismo del mondo animale, in Ori e tesori d&rsquo;Europa&hellip;, 1992, pp. 448-449. Si vedano pure L&rsquo;ornamento prezioso Una raccolta di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo, catalogo della mostra a cura di P. Ciambelli, Roma-Milano 1986, pp. 183 (n. 394) e 194 (n.468); A. Gandolfi, Amuleti Ornamenti magici d&rsquo;Abruzzo, Pescara 2003, pp. 35, 36, 57, 58, 80, 81, 85; R. Pellegrini, Gioielli storici dell&rsquo;Alto Lario. Cultura del prezioso nel periodo dell&rsquo;emigrazione a Palermo, Como 2009, pp. 149, 157, 197, 199.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019immaginario contemporaneo la figura del serpente \u00e8 invece legata soprattutto ad alcuni marchi di lusso. La maison Cartier fin dai suoi esordi nel 1847, ma poi specialmente a partire dagli anni Quaranta del XX secolo, si \u00e8 contraddistinta per un universo popolato da animali, reali o fantastici, tra i quali figurano i serpenti, come nella collezione \u201cfauna e flora\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_4217\" id=\"identifier_20_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento F. Chaille-M. Spink, The Cartier Collection Jewelry, Paris 2019.\">21<\/a><\/sup>. Ma il serpente \u00e8 sinonimo per eccellenza del marchio Bulgari, e della sua iconica \u201ccollezione Serpenti\u201d appunto<sup><a href=\"#footnote_21_4217\" id=\"identifier_21_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda M. Fasel, Bulgari Serpenti Collection, New York 2013.\">22<\/a><\/sup>. Un binomio quella tra il gioiello e l\u2019animale sacro per Asclepio che non \u00e8 mai venuto meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli amuleti qui considerati, in virt\u00f9 del loro materiale costitutivo, avviene qualcosa di davvero interessante. Lo <em>scursuni<\/em>, animale di terra occasionalmente nuotatore, nel momento in cui si associa al corallo viene traslato nel mondo acquatico. I modelli ai quali esso guarda, pertanto, e ci\u00f2 appare evidente considerando che non \u00e8 raffigurato avvolto su s\u00e9 stesso ma piuttosto scolpito nella sua interezza appartengono al mondo marino, popolato da fantastiche e mostruose creature. Gli <em>scursuna <\/em>rappresentano un&#8217;interpretazione fantasiosa che fonde almeno due note iconografie consolidate nella Sicilia dell&#8217;epoca: il serpente con la sua funzione apotropaica e il delfino salvifico e ispiratore di saggezza<sup><a href=\"#footnote_22_4217\" id=\"identifier_22_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Villiers, Amuleti, talismani ed altre cose misteriose, Milano 1989, p. 157. Ringrazio Bianca Cappello, che ha condiviso con me stimolanti riflessioni sull&rsquo;argomento.\">23<\/a><\/sup>. Tale termine, pertanto, non \u00e8 utilizzato con valenza puramente zoologica, ma si riferisce a una sovrapposizione di allegorici animali e a tutto ci\u00f2 che essi incarnano nell\u2019immaginario popolare stratificatosi nel corso del tempo. Al simbolismo animale si somma quello ittico. Gli <em>scursuna<\/em>, tipici della Sicilia, forse sono da collegare agli amuleti che il Pitr\u00e8 denomin\u00f2 \u00ab<em>\u2019na cuda di firuni<\/em>\u00bb, letteralmente una coda di delfino<sup><a href=\"#footnote_23_4217\" id=\"identifier_23_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pitr&egrave;, La famiglia, &hellip;, 2002, pp. 128-129.\">24<\/a><\/sup>. D\u2019altra parte \u00e8 risaputo che gli amuleti connessi con il mare fossero ritenuti particolarmente efficaci, a maggior ragione quando si trattava di proteggere i bambini, come in questo caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo <em>scursuni <\/em>si afferm\u00f2 sia in virt\u00f9 delle caratteristiche della sua forma che del suo materiale costitutivo come ornamento protettivo funzionale a respingere ci\u00f2 che appariva malvagio. Si tratta di un oggetto potentissimo, che somma in s\u00e9 le virt\u00f9 riconosciute all\u2019animale serpente e al corallo. Erano oggetti destinati principalmente ai neonati, da legare alle collane o appuntare sui vestitini, a stretto contatto con il corpo, e sostituirono progressivamente le fasce ombelicali in oro e argento e sfere di corallo che alla fine del Settecento caddero lentamente in disuso, considerate ora troppo costose. Venivano regalati in occasione della nascita e del battesimo, che rappresenta per i cristiani il primo sacramento che libera l\u2019uomo dal male e dal peccato e lo rigenera in Dio, e nello stesso tempo fornisce una prima \u201cprotezione\u201d per affrontare un periodo, la prima infanzia, considerato in passato delicato e rischioso. Enzo Tartamella d\u00e0 la notizia che a regalarli \u00abera la nonna paterna, in genere al primo figlio maschio della nuova coppia, in un assetto ancora patriarcale della famiglia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_4217\" id=\"identifier_24_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Tartamella, Corallo. Storia e arte dal XV al XIX secolo, Palermo 1986, p. 157.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni esemplari di scorsoni di raffinata manifattura, evidentemente appartenuti a una famiglia agiata anche in virt\u00f9 delle loro dimensioni, sono custoditi al Museo Pepoli Trapani, tra cui due realistici pendenti<em> <\/em>(n. inv. 5499)<sup><a href=\"#footnote_25_4217\" id=\"identifier_25_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pubblicati per la prima volta in A. Daneu, L&rsquo;arte trapanese del corallo, Palermo 1964, p. 155, che li considera delfini, e poi in L. Novara, Le Arti decorative ed applicate, in Il Museo Interdisciplinare Regionale Agostino Pepoli, Trapani 2013, p. 73.\">26<\/a><\/sup> che nel loro corpo liscio allungato e curvilineo assecondano la forma naturale del ramo di corallo dal quale sono stati ricavati e sfruttano al massimo le sue caratteristiche costitutive anche per la resa di alcuni particolari anatomici quali la pinna dorsale o la testa (<a title=\"Fig. 4. Maestranze trapanesi, XIX secolo, amuleto &lt;i&gt;scursuni&lt;\/i&gt;, Trapani, Museo Regionale Pepoli, n. inv. 5499.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Le bocche sono aperte in modo da poterne ammirare la dentatura e la lingua tesa dalla punta arrotondata, le pinne, le squame e la coda accuratamente incise, mentre un morso con anello applicato all\u2019altezza delle fauci ne permetteva l\u2019uso come ciondoli. Uno dei due presenta la bocca particolarmente disserrata e una pi\u00f9 accentuata verosimiglianza nella resa del corpo snello e scattante rivestito di squame e della coda doppia (<a title=\"Fig. 5. Maestranze trapanesi, XIX secolo, amuleto &lt;i&gt;scursuni&lt;\/i&gt;, Trapani, Museo Regionale Pepoli, n. inv. 5499.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Particolare pregno di significati \u00e8 il fatto che furono donati originariamente come <em>ex-voto<\/em> al tesoro della venerata Madonna di Trapani<sup><a href=\"#footnote_26_4217\" id=\"identifier_26_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il tesoro della Madonna di Trapani cfr. Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-V. Abbate, Palermo 1995.\">27<\/a><\/sup>, e successivamente entrarono a far parte delle collezioni del museo. Alcuni scorsoni in corallo figurano anche tra gli oggetti votivi ricevuti nel tempo dalla Madonna della Piet\u00e0, detta \u201cdei <em>Massari<\/em>\u201d, della chiesa delle Anime del Purgatorio, dipinto molto caro ai trapanesi in quanto il Marted\u00ec Santo apre con una processione la Settimana Santa. Si tratta di opere ricavate rispettivamente da un ramo e da un ramo biforcuto<sup><a href=\"#footnote_27_4217\" id=\"identifier_27_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Daneu, L&rsquo;arte &hellip;, 1964, p. 161, che ugualmente li chiama delfini.\">28<\/a><\/sup>. Tutti gli amuleti <em>scursuna<\/em> finora considerati hanno finito, ritengo non casualmente, per diventare degli <em>ex-voto<\/em> e assumere un ulteriore livello di valore, diventando totalmente simbolo della protezione della Vergine Maria. Un bell\u2019esemplare (<a title=\"Fig. 6. Maestranze trapanesi, XIX secolo, amuleto &lt;i&gt;scursuni&lt;\/i&gt;, Udine, Museo Etnografico del Friuli, inv. 1095.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>), dal corpo particolarmente arcuato, gi\u00e0 montato come pendente (come dimostrano i due fori ai margini della bocca) e oggi come spilla, fu acquistato a Palermo nel novembre del 1967 da Gaetano Perusini e fa parte delle collezioni del Museo Etnografico del Friuli a Udine (inv. 1095)<sup><a href=\"#footnote_28_4217\" id=\"identifier_28_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Altamore, L&rsquo;oreficeria tradizionale siciliana nella collezione Perusini, in Ori e Rituali i preziosi della Collezione Perusini, catalogo della mostra a cura di T. Ribezzi, Udine 2008, pp. 132, 134.\">29<\/a><\/sup>. Al solito ricavato da un unico ramo di corallo, presenta delle fattezze pi\u00f9 morbide e particolari molto dettagliati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gioielli riproducenti creature marine o mitologiche create, in virt\u00f9 degli affascinanti miti che le circondavano fin dall&#8217;antichit\u00e0, in oro, smalti, gemme preziose e perle, si diffusero in tutta Europa a partire dal Rinascimento((Per l\u2019argomento si vedano E. Steingraber, <em>L\u2019arte del gioiello in Europa dal Medioevo al Liberty<\/em>, Firenze 1965; A.J. Black, <em>Storia dei gioielli<\/em>, a cura di F. Sborgi, Novara 1973; J. Evans. <em>A History of Jewellery 1100-1870<\/em>, New York 1989; C. Phillips, Jewels\u2026, 2019. Cfr. anche <em>Treasures of Florence &#8211; The Medici Collection 1400-1700<\/em>, ed. by C. Acidini Luchinat, Munich 1997.)). Un esemplare (<a title=\"Fig. 7. Manifattura veneziana, fine del XVI secolo, &lt;i&gt;Pendente con animale marino&lt;\/i&gt;, Londra, British Museum, AF.2859.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru07.jpg\">Fig. 7<\/a>) che a fini del nostro discorso appare un antecedente significativo \u00e8 il complesso pendente a pi\u00f9 catenelle e piccoli pendagli finali (AF.2859), riferito ad ambito veneziano della fine del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_29_4217\" id=\"identifier_29_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.britishmuseum.org\/collection\/object\/H_AF-2859.\">30<\/a><\/sup>, in oro, perla scaramazza, perline, pietre preziose e smalti policromi che comprende un mostro acquatico in rosso corallo naturalisticamente scolpito e inciso nelle tre parti che lo compongono: la doppia coda, il corpo sottile e allungato dotato di scaglie e pinne e, infine, la testa con occhi e bocca curva spalancati, quest\u2019ultima con denti appuntiti e lingua arrotondata in evidenza. Resta illuminante per lo studio di pendenti con creature marine, spesso accompagnate da figure umane, la celebre serie di disegni del fiammingo Hans Collaert (1525\/1530-1580)<sup><a href=\"#footnote_30_4217\" id=\"identifier_30_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F.W.H. Hollstein-A. Diels-M. Leesberg, The new Hollstein Dutch &amp; Flemish etchings, engravings and woodcuts, 1450-1700. The Collaert dynasty. Part III, Rotterdam 2005.\">31<\/a><\/sup>. Nella gioielleria spagnola di fine XVI-inizi del XVII secolo, che influenz\u00f2 fortemente il contesto mediterraneo e siciliano, il delfino era un motivo ricorrente, e lo testimoniano alcuni disegni per pendente parte dei <em>Llibres de Passanties<\/em> (foll. 278, 284, 287, 333, 336) e del <em>Libro de joyas de la Virgen de Guadalupe<\/em> (foll. 1, 43)<sup><a href=\"#footnote_31_4217\" id=\"identifier_31_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P.E. Muller, Jewels in Spain 1500-1800, New York 1972, II ed. Madrid 2012, pp. 92-95.\">32<\/a><\/sup>. Negli inventari siciliani a partire dal Quattrocento fino agli inizi dell\u2019Ottocento sono ricorrenti i riferimenti a monili a forma di serpenti, ad esempio anelli, e poi a gioie raffiguranti cavallucci marini e sirene<sup><a href=\"#footnote_32_4217\" id=\"identifier_32_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, II ed. 2008, pp. 45-46.\">33<\/a><\/sup>. A tal proposito appaiono problematici la datazione e l\u2019individuazione dell\u2019ambito di produzione del pendente in oro, smalti verdi su collo, testa e coda e bianchi sui denti, e grande perla scaramazza a simulare il corpo di un mostro marino che ha la coda squamata bipartita (<a title=\"Fig. 8. &lt;i&gt;Pendente con animale marino&lt;\/i&gt;, Trapani, Museo Regionale Pepoli, n. inv. 463.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/cru08.jpg\">Fig. 8<\/a>) custodito presso il Museo Pepoli (n. inv. 463). Considerato gi\u00e0 oreficeria tedesca cinquecentesca e poi italiana o spagnola della fine del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_33_4217\" id=\"identifier_33_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Eadem, Gioielli &hellip; 2008, p. 45; Eadem, Gioielli come talismani, in Wunderkammer siciliana alle origini del museo perduto, a cura di V. Abbate, Napoli 2001, p. 71.\">34<\/a><\/sup>, ritengo sia da postdatare, o per lo meno allo stato delle ricerche da considerare un manufatto rimaneggiato. Proveniente dalla chiesa di San Francesco di Trapani entr\u00f2 a far parte delle collezioni museali presumibilmente nel 1907<sup><a href=\"#footnote_34_4217\" id=\"identifier_34_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Desidero esprimere la mia gratitudine a Daniela Scandariato, per le preziose informazioni.\">35<\/a><\/sup>, si tratta pertanto di un <em>ex-voto<\/em>. Approfondite future analisi delle tecniche esecutive, ad esempio della lavorazione delle catene, apparentemente troppo regolari, e delle tipologie di smalti utilizzati, permetteranno di chiarire meglio la questione. I modelli a cui tale manufatto guarda sembrano i gioielli e le \u00abgalanterie gioiellate\u00bb ispirate al gusto manieristico internazionale di fine XVI secolo quali quelle appartenute alla principessa elettrice del Palatinato Anna Maria Luisa de\u2019 Medici (1667-1743), parte del tesoro dei Granduchi presso Palazzo Pitti a Firenze, riferite ad ambito olandese e fiammingo<sup><a href=\"#footnote_35_4217\" id=\"identifier_35_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sframeli-Y. Hackenbroch, Gioielli dell&rsquo;Elettrice Palatina al Museo degli Argenti, Firenze 1988. Si veda anche M. Mosco, Gioielli e &laquo;galanterie gioiellate&raquo; di Anna Maria Luisa de&rsquo; Medici, Elettrice Palatina, in M. Mosco-O. Casazza, Il Museo degli Argenti. Collezioni e collezionisti, Firenze-Milano 2004, pp. 184-193.\">36<\/a><\/sup>. Ma \u00e8 soprattutto nel XIX secolo, in pieno <em>revival <\/em>rinascimentale, che si assiste alla moda o meglio al ritorno nell\u2019oreficeria europea di pendenti in oro, smalti, gemme e perle a forma di creature marine, pesci, delfini, cavallucci marini, coccodrilli, etc. creduti per lungo tempo, fino alla riscoperta nel 1978 dei disegni dell\u2019orafo tedesco Reinhold Vasters (1827-1909) presso il Victoria &amp; Albert Museum, dei manufatti originali e che gli studi recenti e i pi\u00f9 importanti musei al mondo stanno tentando di ricontestualizzare nel giusto tempo e spazio e di comprendere pienamente<sup><a href=\"#footnote_36_4217\" id=\"identifier_36_4217\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano Y. Hackenbroch, Reinhold Vasters, Goldsmith, in &ldquo;Metropolitan Museum of Art Journal&rdquo;, vol. 19\/20, New York 1986, pp. 163-268; T. Drayman-Weisser-M.T. Wypyski, Fabulous, Fantasy, or Fake? An Examination of the Renaissance Jewelry Collection of the Walters Art Museum, in &ldquo;The Journal of the Walters Art Museum&rdquo;, vol. 63, 2005, pp. 81-102; S. van Leeuwen-J. van Bennekom-S. Creange, Genuine, Fake, Restored or Pastiche? Two Renaissance Jewels in the Rijksmuseum Collection, in &ldquo;The Rijksmuseum Bulletin&rdquo;, 62 no. 3, 2014, pp. 270-287; D. Thornton, A Rothschild Renaissance. Treasured from the Waddesdon Bequest, London 2015; A Rothschild Renaissance. A New Look at the Waddesdon Bequest in the British Museum, eds. by P. Shirley-D. Thornton, London 2017.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un unico amuleto, lo <em>scursuni<\/em>, capace di riunire in s\u00e9 significati e simbolismi complessi, e che allo stesso tempo ne consente la conservazione e la trasmissione nel tempo. Con il suo affascinante <em>background<\/em> culturale e storico-artistico suggerisce che la storia dell\u2019oreficeria e delle arti decorative del XIX secolo anche in Sicilia ha ancora molto da rivelare e raccontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Referenze fotografiche<\/strong><br \/>\nFig. 1 &#8211; Foto dell&#8217;autrice<br \/>\nFig. 2 &#8211; Royal Collection Trust \/ Her Majesty Queen Elizabeth II 2021<br \/>\nFig. 3 &#8211; Victoria &amp; Albert Museum, London<br \/>\nFigg. 4, 5, 8 &#8211; Museo regionale di Trapani \u201cAgostino Pepoli\u201d<br \/>\nFig. 6 &#8211; Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine, Museo Etnografico del Friuli, Collezione Perusini<br \/>\nFig. 7 &#8211; The Trustees of the British Museum<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4217\" class=\"footnote\">Per il tesoro della Madonna del Soccorso, tra\u00a0 pi\u00f9 celebri della Sicilia occidentale in quanto ricco di esemplari di oreficeria popolare siciliana del Settecento e dell&#8217;Ottocento diversi per stili e tecniche, si veda R. Cruciata, <em>Aurea Jugalia Gli ori della Madonna del Soccorso di Castellammare del Golfo<\/em>, Palermo 2011. Per la devozione alla Madonna del Soccorso si segnala <em>Eadem<\/em>, Sancta Maria, succurre miseris. <em>L\u2019iconografia e la devozione alla Madonna del Soccorso nella Sicilia occidentale e a Malta tra XIV e XVIII secolo<\/em>, in \u201cIconographica Studies in the History of Images\u201d, XVII, 2018, pp. 132-147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4217\" class=\"footnote\">Si veda A. Lanaia, <em>Nomi siciliani di invertebrati e piccoli animali. Studio etimologico e iconimico<\/em>, tesi di dottorato, Universit\u00e0 degli Studi di Catania 2013, pp. 4, 116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4217\" class=\"footnote\">G.B. Bronzini, <em>Il serpente nella letteratura popolare dalla funzione reale a quella simbolica<\/em>, in \u201cLares\u201d, vol. 68 no. 4, ottobre-dicembre 2002, p. 577.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4217\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento cfr. <em>Idem<\/em>, <em>Il serpente\u2026<\/em>, 2002, pp. 569-579.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4217\" class=\"footnote\">Si vedano M.C. Di Natale, <em>Il corallo da mito a simbolo nelle espressioni pittoriche e decorative in Sicilia<\/em>, in <em>L\u2019Arte del corallo in Sicilia<\/em>, a cura di C. Maltese-M.C. Di Natale, Palermo 1986, pp. 79-107; A. Natali, <em>Aliti e serpenti<\/em>, in <em>Medusa Il mito, l&#8217;antico e i Medici<\/em>, Firenze 2008, pp. 10-16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4217\" class=\"footnote\">Per il tema cfr. M. Castiglione, <em>I re animali nelle fiabe di Pitr\u00e8: nomi o sostanze<\/em>, in <em>Zoosemiotica 2.0 Forme e politiche dell\u2019animalit\u00e0<\/em>, a cura di G. Marrone, Palermo 2017, pp. 479-494; <em>Eadem<\/em>, <em>Fiabe e racconti della tradizione orale siciliana. Testi e analisi<\/em>, con la collaborazione di A. De Caro-M. Lo Dato, Palermo 2018. Per i loro connotati negativi si veda pure G. Pitr\u00e8, <em>Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano<\/em>, vol. IV, Firenze 1952, pp. 224-236.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4217\" class=\"footnote\">G. Pitr\u00e8, <em>Medicina popolare siciliana<\/em>, Firenze 1949, p. 284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4217\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano<\/em>, a cura di T. Tentori, Comiso 2002, p. 137.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4217\" class=\"footnote\">R. Corso, <em>Amuleti contemporanei calabresi<\/em>, in \u201cRevue des \u00e9tudes \u00e9thnographiques et sociologiques\u201d, Parigi 1909, pp. 250-257 in part. 251, 256.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4217\" class=\"footnote\">G. Pitr\u00e8, <em>La famiglia, \u2026<\/em>, 2002, p. 136.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4217\" class=\"footnote\">Per approfondimenti M. Unger, <em>Jewellery in context. <\/em><em>A multidisciplinary framework for the study of jewellery<\/em>, Europe 2019, p. 138.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4217\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento R. Cruciata, <em>Coralli e amuleti. <\/em>Objets de vertu<em> a misura di bambini<\/em>, in c.d.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4217\" class=\"footnote\">Si veda Euripide, <em>Ione<\/em>, a cura di M.S. Mirto, Milano 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4217\" class=\"footnote\">Per approfondimenti cfr. C. Phillips, <em>Jewels &amp; Jewellery<\/em>, London 2019, pp. 88-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4217\" class=\"footnote\">M. Fasel, <em>Beautiful Creatures. Jewelry Inspired by the Animal Kingdom<\/em>, New York 2020, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4217\" class=\"footnote\">C. Gere-J. Rudoe, <em>Jewellery in the Age of Queen Victoria A Mirror to the World<\/em>, London 2010, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4217\" class=\"footnote\">Per l\u2019opera cfr. D. Millar, <em>The Victorian Watercolours in the Collection of Her Majesty The Queen<\/em>, 2 vols, London 1995, cat. 5891.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4217\" class=\"footnote\">Cfr. C. Gere-J. Rudoe, <em>Jewellery\u2026<\/em>, 2010, p. 122; M. Fasel, <em>Beautiful Creatures\u2026<\/em>, 2020, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4217\" class=\"footnote\">G.P. Gri, <em>Anelli a serpente con pietra rossa<\/em>, in <em>Ori e tesori d&#8217;Europa.<\/em> <em>Mille anni di oreficeria nel Friuli Venezia Giulia<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Bergamini-P. Goi, Milano 1992, p. 430 con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4217\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Il simbolismo del mondo animale<\/em>, in <em>Ori e tesori d&#8217;Europa\u2026<\/em>, 1992, pp. 448-449. Si vedano pure <em>L\u2019ornamento prezioso Una raccolta di oreficeria popolare italiana ai primi del secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di P. Ciambelli, Roma-Milano 1986, pp. 183 (n. 394) e 194 (n.468); A. Gandolfi, <em>Amuleti Ornamenti magici d\u2019Abruzzo<\/em>, Pescara 2003, pp. 35, 36, 57, 58, 80, 81, 85; R. Pellegrini, <em>Gioielli storici dell\u2019Alto Lario. Cultura del prezioso nel periodo dell\u2019emigrazione a Palermo<\/em>, Como 2009, pp. 149, 157, 197, 199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4217\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento F. Chaille-M. Spink, <em>The Cartier Collection Jewelry<\/em>, Paris 2019.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4217\" class=\"footnote\">Si veda M. Fasel, <em>Bulgari Serpenti Collection<\/em>, New York 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_4217\" class=\"footnote\">E. Villiers, <em>Amuleti, talismani ed altre cose misteriose<\/em>, Milano 1989, p. 157. Ringrazio Bianca Cappello, che ha condiviso con me stimolanti riflessioni sull\u2019argomento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_4217\" class=\"footnote\">G. Pitr\u00e8, <em>La famiglia, \u2026<\/em>, 2002, pp. 128-129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_4217\" class=\"footnote\">E. Tartamella, <em>Corallo. Storia e arte dal XV al XIX secolo<\/em>,<em> <\/em>Palermo 1986, p. 157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_4217\" class=\"footnote\">Pubblicati per la prima volta in A. Daneu, <em>L\u2019arte trapanese del corallo<\/em>, Palermo 1964, p. 155, che li considera delfini, e poi in L. Novara, <em>Le Arti decorative ed applicate<\/em>, in <em>Il<\/em> <em>Museo Interdisciplinare Regionale Agostino Pepoli<\/em>, Trapani 2013, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_4217\" class=\"footnote\">Per il tesoro della Madonna di Trapani cfr. <em>Il Tesoro Nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-V. Abbate, Palermo 1995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_4217\" class=\"footnote\">A. Daneu, <em>L\u2019arte \u2026<\/em>, 1964, p. 161, che ugualmente li chiama delfini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_4217\" class=\"footnote\">S. Altamore, <em>L\u2019oreficeria tradizionale siciliana nella collezione Perusini<\/em>, in <em>Ori e Rituali i preziosi della Collezione Perusini<\/em>, catalogo della mostra a cura di T. Ribezzi, Udine 2008, pp. 132, 134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_4217\" class=\"footnote\">https:\/\/www.britishmuseum.org\/collection\/object\/H_AF-2859.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_4217\" class=\"footnote\">Cfr. F.W.H. Hollstein-A. Diels-M. Leesberg, <em>The new Hollstein Dutch &amp; Flemish etchings, engravings and woodcuts, 1450-1700. The Collaert dynasty. Part III<\/em>, Rotterdam 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_4217\" class=\"footnote\">P.E. Muller, <em>Jewels in Spain 1500-1800<\/em>, New York 1972, II ed. Madrid 2012, pp. 92-95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_4217\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, II ed. 2008, pp. 45-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_4217\" class=\"footnote\"><em>Eadem<\/em>, <em>Gioielli \u2026<\/em> 2008, p. 45; <em>Eadem<\/em>, <em>Gioielli come talismani<\/em>, in<em> Wunderkammer siciliana alle origini del museo perduto<\/em>, a cura di V. Abbate, Napoli 2001, p. 71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_4217\" class=\"footnote\">Desidero esprimere la mia gratitudine a Daniela Scandariato, per le preziose informazioni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_4217\" class=\"footnote\">M. Sframeli-Y. Hackenbroch, <em>Gioielli dell\u2019Elettrice Palatina al Museo degli Argenti<\/em>, Firenze 1988. Si veda anche M. Mosco, <em>Gioielli e \u00abgalanterie gioiellate\u00bb di Anna Maria Luisa de\u2019 Medici, Elettrice Palatina<\/em>, in M. Mosco-O. Casazza, <em>Il <\/em>Museo <em>degli <\/em>Argenti. <em>Collezioni e collezionisti<\/em>, Firenze-Milano 2004, pp. 184-193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_4217\" class=\"footnote\">Si vedano Y. Hackenbroch, <em>Reinhold Vasters, Goldsmith<\/em>, in \u201cMetropolitan Museum of Art Journal\u201d, vol. 19\/20, New York 1986, pp. 163-268; T. Drayman-Weisser-M.T. Wypyski, <em>Fabulous, Fantasy, or Fake? An Examination of the Renaissance Jewelry Collection of the Walters Art Museum<\/em>, in \u201cThe Journal of the Walters Art Museum\u201d, vol. 63, 2005, pp. 81-102; S. van Leeuwen-J. van Bennekom-S. Creange, <em>Genuine, Fake, Restored or Pastiche? Two Renaissance Jewels in the Rijksmuseum Collection<\/em>, in \u201cThe Rijksmuseum Bulletin\u201d, 62 no. 3, 2014, pp. 270-287; D. Thornton, <em>A Rothschild Renaissance<\/em>. <em>Treasured from<\/em> the <em>Waddesdon Bequest<\/em>, London 2015; <em>A Rothschild Renaissance. A New Look at the Waddesdon Bequest in the British Museum<\/em>, eds. by P. Shirley-D. Thornton, London 2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_4217\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>roberta.cruciata@unipa.it Amuleti scursuna in corallo DOI: 10.7431\/RIV23072021 Hanno finora ricevuto poca attenzione negli studi scientifici dedicati alle opere delle maestranze trapanesi in rosso corallo del <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4217\" title=\"Roberta Cruciata\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4283,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4217"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4217"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4217\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4296,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4217\/revisions\/4296"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4283"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4217"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}