{"id":4062,"date":"2020-12-30T08:44:52","date_gmt":"2020-12-30T08:44:52","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4062"},"modified":"2021-06-29T21:42:52","modified_gmt":"2021-06-29T21:42:52","slug":"rita-pellegrini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4062","title":{"rendered":"Rita Pellegrini"},"content":{"rendered":"<p>ritapellegrini09@gmail.com<\/p>\n<h2>L\u2019\u00abostensorio d\u2019oro\u00bb della cattedrale di Como (Stanislao e Cornelio Borghi, 1932)<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22102020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Premessa<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine della prima guerra mondiale, il cesellatore Stanislao Giuseppe Borghi e suo fratello Cornelio Raffaele costituirono un sodalizio lavorativo che dur\u00f2 sino alla fine degli anni \u201940. La ditta realizz\u00f2 molte opere di argenteria sacra e profana, fra le quali un ostensorio d\u2019oro per la cattedrale di Como, che sar\u00e0 oggetto specifico di questo studio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paese natale dei Borghi \u00e8 Fino Mornasco (CO), ove Stanislao nacque il 10 dicembre 1898 e Cornelio il 22 agosto 1901. Il padre, Natale Luigi, era tessitore e la madre, Assunta Cairoli, casalinga<sup><a href=\"#footnote_0_4062\" id=\"identifier_0_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Stanislao e Cornelio avevano anche un fratello, Riccardo Luigi Vittorio (n. 1900 aprile 5), di professione decoratore, e due sorelle: Maria Giuseppa Piera (n. 1903 marzo 20) e Giuseppina Luigia Vittorina (n. 1907 dicembre 18). I genitori di Stanislao si erano sposati il 26 febbraio 1898 e la famiglia viveva a Fino Mornasco in via Odescalchi. I genitori di Natale Luigi si chiamavano Giovanni Borghi e Luigia Casartelli ed erano entrambi contadini. Tutti i dati anagrafici sono stati desunti da www.ancestry.it (consultazione 2020 maggio 11).\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dodici anni, Stanislao, frequentate le scuole elementari e una scuola di disegno<sup><a href=\"#footnote_1_4062\" id=\"identifier_1_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Maresca, Stanislao Borghi: una vita per l&rsquo;arte, in &ldquo;La Cava&rdquo;, V, Varese 1998, p. 90; B. Majorino, Maestri di bottega nella provincia varesina, Gavirate 2000, p. 18.\">2<\/a><\/sup>, entr\u00f2 come garzone nella bottega di Orazio Del Bo. Si trattava di un laboratorio dedicato alla fabbricazione e al commercio di arredi sacri, aperto a Fino Mornasco intorno al 1910 da una famiglia proveniente da Milano<sup><a href=\"#footnote_2_4062\" id=\"identifier_2_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Manuale della Provincia di Como 1910, Como 1910, p. 320.\">3<\/a><\/sup>. Qui Stanislao inizi\u00f2 a lavorare di cesello, ma gli eventi bellici troncarono tale attivit\u00e0 giacch\u00e9 la ditta fu convertita in fabbrica di proiettili. Il giovane si trasfer\u00ec quindi a Milano nella bottega di Giovanni Redaelli<sup><a href=\"#footnote_3_4062\" id=\"identifier_3_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Giovanni Redaelli cfr. A. Bernareggi, Le arti minori all&rsquo;Esposizione d&rsquo;arte sacra a Milano, in &ldquo;Arte cristiana&rdquo;, X, 7, Milano 1922, pp. 205-208.\">4<\/a><\/sup>, e qui ebbe come maestro cesellatore Ambrogio Monetti, originario di Malnate (VA). Nel frattempo Stanislao si dedic\u00f2 allo studio, frequentando la scuola d\u2019arte applicata del castello sforzesco di Milano, ove ebbe modo di esaminare opere di importanti maestri del passato<sup><a href=\"#footnote_4_4062\" id=\"identifier_4_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le notizie biografiche fin qui presentate cfr. G. Maresca, Stanislao Borghi, 1998, p. 90; B. Majorino, Maestri di bottega&hellip;, 2000, p. 18.\">5<\/a><\/sup>. Per i suoi progetti, infatti, egli si ispirava non solo alle fotografie di oggetti d\u2019arte, ma praticava uno studio minuzioso e diretto sui manufatti, annotandone ogni particolare caratteristica tecnico-stilistica che fosse originale e significativa<sup><a href=\"#footnote_5_4062\" id=\"identifier_5_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la guerra, Stanislao apr\u00ec un laboratorio a Fino Mornasco insieme al fratello Cornelio. Il suo nome divenne subito celebre, soprattutto per la spiccata creativit\u00e0 e precisione nel lavoro di cesello<sup><a href=\"#footnote_6_4062\" id=\"identifier_6_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Maresca, Stanislao Borghi, 1998, p. 91; B. Majorino, Maestri di bottega&hellip;, 2000, p. 18.\">7<\/a><\/sup>, che lo portarono a realizzare, fra altre opere di pregio, due vassoi da parata neobarocchi in argento e la copia del cosiddetto <em>Scudo del Cellini<\/em><sup><a href=\"#footnote_7_4062\" id=\"identifier_7_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Argentieri e orefici a Milano e in Lombardia dal tardo Settecento agli anni Trenta, in Le arti decorative in Lombardia nell&rsquo;et&agrave; moderna 1780-1940, a cura di V. Terraroli, Milano 1998, 1999, pp. 336-339.\">8<\/a><\/sup> (gi\u00e0 nella collezione Ettore Cusi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto il lavoro era suddiviso tra i due fratelli, specializzati, come del resto tipico delle importanti botteghe argentiere, in differenti ambiti, in modo tale da poter garantire un\u2019adeguata realizzazione dei manufatti: Cornelio si dedicava all\u2019assemblaggio e alla composizione delle diverse parti, mentre a Stanislao spettavano il disegno e la cesellatura<sup><a href=\"#footnote_8_4062\" id=\"identifier_8_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.\">9<\/a><\/sup>. I Borghi si resero ben presto noti per la loro abilit\u00e0, tanto che nel 1928 venne loro affidata la ricostruzione di due importanti opere rinascimentali: una croce dell\u2019argentiere gravedonese Francesco Sergregori e un calice, forse opera del medesimo autore<sup><a href=\"#footnote_9_4062\" id=\"identifier_9_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Francesco Ser Gregori &egrave; un argentiere gravedonese vissuto tra XV e XVI secolo. Di lui sono note, oltre alla perduta croce di Gravedona del 1508, una croce del 1489, conservata nella chiesa di S. Martino a Pianello del Lario (CO), e quella del 1513 appartenente alla chiesa di S. Maria in Martinico a Dongo (CO). Si attribuisce allo stesso autore la croce di Cernobbio, databile al 1508. S. Monti, Storia ed arte nella Provincia ed antica Diocesi di Como, Como 1902, pp. 170-173. Nel 1927, a seguito del furto, la fabbriceria di Gravedona incaric&ograve; l&rsquo;ing. Antonio Giussani&nbsp; di scegliere l&rsquo;artefice per il rifacimento della croce. Il Giussani scrisse che &laquo;solo dopo varie ricerche ebbi la fortuna d&rsquo;incontrarmi nei fratelli Stanislao e Cornelio [&hellip;]. L&rsquo;esame di numerose riproduzioni di oggetti antichi [&hellip;] e di varie opere nuove ispirate al gusto dei classici, m&rsquo;incoraggi&ograve; ad affidarne loro l&rsquo;esecuzione [&hellip;]&raquo;. A. Giussani, La croce, il calice e la pace di Gravedona, in &ldquo;Rivista Archeologica della Provincia di Como&rdquo;, 96-98, Como 1929, pp. 175-184.\">10<\/a><\/sup>. I due oggetti appartenevano alla chiesa arcipretale di S. Vincenzo di Gravedona (CO)<sup><a href=\"#footnote_10_4062\" id=\"identifier_10_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Zecchinelli, Le Tre Pievi. Gravedona Dongo Sorico, Milano 1951, p. 45.\">11<\/a><\/sup>, alla quale erano stati rubati nel 1920. Si riusc\u00ec a recuperare solo il metallo fuso, un \u00abamalgama di oro, argento e rame\u00bb, come ebbe a scrivere l\u2019arciprete Carlo Cometti<sup><a href=\"#footnote_11_4062\" id=\"identifier_11_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Insieme alla croce e al calice, vennero rubati altri manufatti, fra cui una pace ritenuta di epoca compresa tra fine Duecento e inizio Trecento. Gli oggetti furono pubblicati da Santo Monti&nbsp; a inizio &rsquo;900, in S. Monti, Storia ed arte&hellip;, 1902, pp. 165, 166, 171, 172, 178.\">12<\/a><\/sup>. Per portare a termine la copia della croce, testimoni\u00f2 Stanislao, \u00abmi misi all\u2019opera con mio fratello Cornelio e aiutandoci con perfette fotografie della Casa Alinari di Firenze e con l\u2019ausilio di memoria del vecchio sagrestano della chiesa, che l\u2019ebbe in custodia per molti anni, in undici mesi di lavoro, l\u2019abbiamo ricostruita identica e perfetta come l\u2019antica, tanto da meravigliare il popolo che la conosceva\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_4062\" id=\"identifier_12_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul calice fu impressa un&rsquo;iscrizione che fa memoria dell&rsquo;autore (opus stanislai burgi de fino mornasco [&hellip;]) e che ricorda brevemente la storia dell&rsquo;oggetto. G. Maresca, Stanislao Borghi&hellip;, 1998, pp. 96-97.\">13<\/a><\/sup>. La chiesa gravedonese dovette rimanere molto soddisfatta dei lavori, in quanto anni dopo fece realizzare a Stanislao Borghi varie opere: una portina di tabernacolo (1959, <a title=\"Fig. 1. Autografo di Stanislao Borghi per la realizzazione di una portina da tabernacolo per la chiesa di S. Vincenzo di Gravedona (1959).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel01.jpg\">Fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_13_4062\" id=\"identifier_13_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APGr, 17, &ldquo;Spese varie 1959&rdquo;.\">14<\/a><\/sup>, una via crucis in rame sbalzato di gusto pienamente novecentesco (1960, <a title=\"Fig. 2. Pannello di Via Crucis in rame sbalzato, realizzato da Stanislao Borghi per la chiesa di S. Vincenzo di Gravedona (1960).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_14_4062\" id=\"identifier_14_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APGr, 1, Cronicon; APGr, 17, &ldquo;Spese varie 1960&rdquo;.\">15<\/a><\/sup>, una pisside in argento dorato con smalti al piede (1963), un servizio di candelieri in bronzo ispirati allo stile impero (1963), un servizio di candelieri in bronzo, per l\u2019altare mariano, ecletticamente costruiti mediante riferimento a vari stili (1964), un coperchio per il fonte battesimale (1964)<sup><a href=\"#footnote_15_4062\" id=\"identifier_15_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APGr, 1, Cronicon.\">16<\/a><\/sup>. A quell\u2019epoca tuttavia erano gi\u00e0 cambiate molte cose. Innanzitutto nel 1932 i fratelli Borghi si erano trasferiti a Rovera di Malnate (VA), ove nel 1929 avevano acquistato un terreno su cui fecero edificare casa e laboratorio. Il trasferimento fu dettato da una ragione essenzialmente tecnica: Malnate disponeva di una rete di gasdotto comunale che garantiva una fruizione domiciliare del gas necessario ad alimentare la fiamma ossidrica per il lavoro<sup><a href=\"#footnote_16_4062\" id=\"identifier_16_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi. Cfr. anche G. Maresca, Stanislao Borghi&hellip;, 1998, p. 92; B. Majorino, Maestri di bottega&hellip;, 2000, p. 19.\">17<\/a><\/sup>. La ditta F.lli Borghi fu attiva sino alla fine del quarto decennio del Novecento, quando Stanislao e Cornelio si separarono e il 31 dicembre 1949 si costitu\u00ec una ditta individuale Stanislao Borghi<sup><a href=\"#footnote_17_4062\" id=\"identifier_17_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un \u00abostensorio d\u2019oro\u00bb per il Congresso Eucaristico del 1932 a Como<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il primo Congresso Eucaristico Diocesano, che si celebr\u00f2 a Como dall\u20198 all\u201911 settembre 1932, la cattedrale cittadina, dedicata all\u2019Assunta (<a title=\"Fig. 3. La cattedrale di Como con l\u2019adiacente broletto in una cartolina del 1932.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel03.jpg\">Fig. 3<\/a>), si fregi\u00f2 di un nuovo grande ostensorio, chiamato \u00abl\u2019ostensorio d\u2019oro\u00bb, realizzato dai fratelli Borghi di Malnate (<a title=\"Fig. 4. Ostensorio d\u2019oro realizzato dai fratelli Borghi per la cattedrale di Como (1932).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Non era la prima volta che essi lavoravano per il duomo: nell\u2019anno precedente, il 1931, avevano creato due preziose corone d\u2019oro destinate alla statua mariana rinascimentale della cattedrale<sup><a href=\"#footnote_18_4062\" id=\"identifier_18_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Agli atti della visita pastorale del 4 maggio 1934, il vescovo Alessandro Macchi scriveva che &laquo;ci &egrave; particolarmente grato ricordare come in occasione del I Congresso Mariano la preziosa statua dell&rsquo;Assunta con il Bambino veniva solennemente incoronata nel maggio del 1931 dall&rsquo;Eminentissimo Cardinale Schuster, nostro Metropolita, e si arricchiva il tesoro del Capitolo con due corone d&rsquo;oro, offerte dalla popolazione ed eseguite dai Fratelli Borghi&raquo;. ACCo, A VI, 3-4, &ldquo;Visite Pastorali e Vicariali&rdquo;, Alessandro Macchi (1932-1941).\">19<\/a><\/sup>, a proposito delle quali, nel maggio 1934, il vescovo raccomand\u00f2: \u00absiano ben custodite [\u2026], e si usino nelle principali solennit\u00e0, o almeno nella festa dell\u2019Assunta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_4062\" id=\"identifier_19_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ostensorio divenne il simbolo delle giornate del Congresso, tanto che la sua immagine stilizzata fu utilizzata sia sulla copertina dell\u2019opuscolo dedicato che si stamp\u00f2<sup><a href=\"#footnote_20_4062\" id=\"identifier_20_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Christum Regem Eucharisticum Venite Adoremus. Primo Congresso Eucaristico Diocesano, Como 1932. In ASDCo, Ordinariato, 28, &ldquo;I Congresso Eucaristico Diocesano&rdquo;.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Copertina dell\u2019opuscolo stampato dalla diocesi di Como per il Congresso Eucaristico del 1932.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel05.jpg\">Fig. 5<\/a>) sia per i <em>gadgets <\/em>che si realizzarono per l\u2019occasione (<a title=\"Fig. 6. Spilla-ricordo del I Congresso Eucaristico Diocesano di Como (1932).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la documentazione disponibile, le gemme e i metalli preziosi dell\u2019ostensorio sarebbero stati donati dalla comunit\u00e0 locale<sup><a href=\"#footnote_21_4062\" id=\"identifier_21_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;[&hellip;] poich&eacute; l&rsquo;oro, l&rsquo;argento, le pietre preziose di cui si compone son stati offerti da famiglie cittadine in buon numero, cos&igrave; si pu&ograve; dire veramente che esso &egrave; l&rsquo;espressione del culto e della devozione di tutta la citt&agrave; verso il Ss. Sacramento, ne raccoglie i desideri, le preghiere, gli omaggi&raquo;. Cos&igrave; si espresse un anonimo redattore, da identificarsi forse nel sacerdote don Giacinto Turazza. Christum Regem&hellip;, 1932, p. 20.\">22<\/a><\/sup>, circostanza ben ammissibile, dato che a quell\u2019epoca in molte chiese della diocesi comasca vennero commissionati pregiati arredi grazie ai gioielli donati dal popolo. Appare per\u00f2 inverosimile che, nel caso specifico di questo ostensorio, siano state impiegate le gemme dei monili elargiti, vista l\u2019omogeneit\u00e0 e la regolarit\u00e0 caratterizzanti le pietre che lo ornano. Nei casi in cui ci\u00f2 accadeva, i manufatti, specialmente qualora si trattasse di diademi o corone, risultavano ornati da gemme tra loro eterogenee proprio perch\u00e9 ottenute dalle gioie donate. Un esempio di questo tipo \u00e8 offerto da un altro manufatto della stessa ditta Borghi, e cio\u00e8 una coppia di diademi del 1937 per l\u2019effigie mariana miracolosa del santuario della Madonna della Neve di Vercana (CO). Il parroco locale port\u00f2 personalmente a Malnate i tre etti d\u2019oro che aveva raccolto e testimoni\u00f2 per iscritto che \u00abconsegnato l\u2019oro si assistette alla fusione, la quale venne fatta dapprima all\u2019acido nitrico, poi al crogiuolo. Da questo ne uscirono 190 grammi di oro puro. Ottenuta dai giovani fratelli l\u2019assicurazione che tutto sarebbe stato impiegato nel comporre la corona, si lasci\u00f2 pure ad essi la vecchia raggera d\u2019argento, proveniente da Palermo (1600), perch\u00e9 l\u2019indorassero, la ingemmassero colle gemme levate in parte dagli anelli offerti e rimanesse cos\u00ec l\u2019appoggio nel quale innestarvi la nuova corona\u00bb<sup><a href=\"#footnote_22_4062\" id=\"identifier_22_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APVe, Registri, &ldquo;Libro delle Cronache del sacerdote G. F. Giossi&rdquo;. Cfr. anche R. Pellegrini, Il bene fatto bene non fa rumore, Vercana 2017, pp. 17-18.\">23<\/a><\/sup>. Le raggiere palermitane, che erano state donate nel XVII secolo a seguito dell\u2019emigrazione da Vercana in Sicilia, sono quelle che adornano abitualmente la sacra immagine della Madonna con il Bambino. In occasione delle feste vi vengono sovrapposti i due diademi realizzati dai fratelli Borghi (<a title=\"Fig. 7. Particolare dell\u2019affresco votivo mariano del santuario della Madonna della Neve di Vercana. La Madonna e il Bambino indossano una raggiera palermitana seicentesca e un diadema del 1937 dei fratelli Borghi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Entrambe le coppie di manufatti sono ornate da pietre fra loro diseguali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preziosit\u00e0 dell\u2019ostensorio del duomo di Como \u00e8 legata quindi, oltre che al raffinato lavoro di esecuzione, allo stesso materiale costituente, trattandosi in gran parte di oro<sup><a href=\"#footnote_23_4062\" id=\"identifier_23_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Infatti durante la guerra l&rsquo;ostensorio venne depositato, insieme agli oggetti pi&ugrave; preziosi, &laquo;nel luogo prestabilito&raquo; e fu ritirato alla fine del conflitto. ACCo, IV\/3, 3.\">24<\/a><\/sup>. Al termine del Congresso Eucaristico, esso fu portato in solenne processione, come si legge in una relazione dell\u2019epoca: \u00abIl carro trionfale, ornato da bellissimi cespi di fiori, \u00e8 sormontato da ricco baldacchino di broccato d\u2019argento antico, fissato al carro stesso. Ai fianchi delle otto aste dorate stanno altrettanti paggetti vestiti di velluto nero con ornamenti in argento. Due paggetti pi\u00f9 piccoli sono davanti al tronetto del Santissimo e recano grappoli d\u2019uva e spighe di frumento. Altri paggetti precedono il carro e gettano fiori. L\u2019Ostensorio \u00e8 appoggiato su un alto inginocchiatoio ricoperto con ricchi addobbi di seta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_24_4062\" id=\"identifier_24_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bollettino ecclesiastico ufficiale della diocesi di Como, VI, 10, Como 1932, p. 295. In ASDCo, Ordinariato, 28, &ldquo;I Congresso Eucaristico Diocesano&rdquo;.\">25<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Processione con l\u2019ostensorio Borghi durante il I Congresso Eucaristico Diocesano a Como.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Tra realismo e simbolismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ostensorio realizzato dai fratelli Borghi per la cattedrale di Como \u00e8 di notevoli dimensioni (altezza = 80 cm; larghezza ricettacolo = 23,5 cm) e pesa all\u2019incirca 6 kg. Si tratta di un\u2019opera in oro con decorazioni in argento e gemme. Per intenzione e desiderio del vescovo dell\u2019epoca, Alessandro Macchi, il manufatto doveva espressamente richiamare la facciata della cattedrale<sup><a href=\"#footnote_25_4062\" id=\"identifier_25_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Christum Regem, 1932, p. 20. Cfr. anche gli atti della visita pastorale del 1934 in ACCo, A VI, 3-4, &ldquo;Visite Pastorali e Vicariali&rdquo;, Alessandro Macchi (1932-1941).\">26<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Facciata della cattedrale di Como in una cartolina di inizio Novecento.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Si tratta pertanto di un ostensorio di tipo architettonico, nel quale la facciata del duomo di Como non viene rappresentata del tutto realisticamente. Grazie a una serie di espedienti tecnico-artistici, l\u2019opera ne mette piuttosto in luce, con sapiente ricercatezza e attraverso trasposizioni e artifizi decorativi, i caratteri salienti, senza dimenticare di ricorrere a quei simboli specificamente eucaristici che designano lo scopo dell\u2019oggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piede ha forma ottagonale e si presenta gradinato secondo un disegno che rimanda alla modanatura dello zoccolo della cattedrale. Tale soluzione compendia la necessit\u00e0 di raffigurare la base dell\u2019edificio reale con quella di caratterizzare un oggetto sacro, destinato a contenere il cibo di rigenerazione e di vita eterna, simboleggiate proprio dall\u2019ottagono<sup><a href=\"#footnote_26_4062\" id=\"identifier_26_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire des Symboles, Paris 2012, p. 793. Il tema venne sottolineato dal cardinale e arcivescovo di Milano Schuster, che intervenne alle solennit&agrave; della giornata conclusiva del Congresso: &laquo;A che la vita presente senza la speranza d&rsquo;un domani senza limiti di tempo? A che vivere se non c&rsquo;&egrave; una vita che non finir&agrave;? Come dice S. Agostino: &ldquo;A che vivere splendidamente, se non &egrave; un vivere eternamente?&rdquo;. Ebbene la vita eterna ci &egrave; fornita dall&rsquo;Eucaristia, ma per vivere eternamente lass&ugrave;, dobbiamo quaggi&ugrave; vivere intimamente con Dio [&hellip;]&raquo;. Bollettino ecclesiastico, 1932, p. 292.\">27<\/a><\/sup>. La decorazione si riallaccia al tema della eucaristia e della carit\u00e0. La parte superiore dello zoccolo \u00e8 ornata da un\u2019applicazione a girali vitinei, alla quale si alternano due immagini scelte dal repertorio simbolico paleocristiano. La prima trova il proprio archetipo nelle cripte di Lucina del cimitero di S. Callisto e si tratta del \u00abpesce con cestello con pane\u00bb (III sec.)<sup><a href=\"#footnote_27_4062\" id=\"identifier_27_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. P. Kirsch, Le catacombe romane, Roma 1933, p. 192.\">28<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 10. Particolare del piede dell\u2019ostensorio: il \u00abpesce con cestello con pane\u00bb.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel10.jpg\">Fig. 10<\/a>). La seconda immagine deriva da un motivo diffuso, e desunto in qualche misura gi\u00e0 dall\u2019iconografia dell\u2019arte classica, ossia quello delle due colombe, simbolo dell\u2019anima, che si abbeverano a un vaso (la \u00abcoppa della vita\u00bb) o, pi\u00f9 tipicamente nell\u2019arte cristiana, che beccano lo stesso tralcio di vite<sup><a href=\"#footnote_28_4062\" id=\"identifier_28_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, pp. 310-311; L. Charbonneau-Lassay, Il Bestiario del Cristo, Roma 1994, II, pp. 26-27.\">29<\/a><\/sup>. Nel caso specifico, la coppa \u00e8 rappresentata dal calice di un fiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La superficie superiore del piede \u00e8 suddivisa da costoloni lisci in otto specchiature terminanti a cuspide, modellate secondo il disegno delle nicchie che compongono il polittico marmoreo posto sopra il portale di accesso alla cattedrale. Tali specchiature si presentano concave e sono ornate alternativamente da un lapislazzuli e da una figurina modellata in argento. I lapislazzuli hanno forma romboidale (met\u00e0 dei lati dell\u2019ottagono) e superficie leggermente concava, adeguata a quella delle specchiature in cui sono inseriti. Risultano vivacizzati da un bordino a milligrana. Ciascun castone presenta un profilo liscio, con angolo a meandro regolare, bordato esternamente da cornice a cordone intrecciato, elemento decorativo ampiamente usato nella facciata della cattedrale e che, in particolare, costituisce il contorno marmoreo pi\u00f9 interno del portale principale d\u2019ingresso (<a title=\"Fig. 11. Particolare del piede dell\u2019ostenzorio: i lapislazzuli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Le piccole applicazioni in argento alternate ai lapislazzuli raffigurano simboli legati al sacrificio di Cristo, e cio\u00e8 l\u2019Agnello di Dio, il Serpente innalzato da Mos\u00e8 nel deserto<sup><a href=\"#footnote_29_4062\" id=\"identifier_29_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;E come Mos&egrave; innalz&ograve; il serpente nel deserto, cos&igrave; bisogna che sia innalzato il Figlio dell&rsquo;uomo,&nbsp;perch&eacute; chiunque crede in lui abbia la vita eterna&raquo; (Gv 3, 14-15).\">30<\/a><\/sup>, due Colombe che si abbeverano a un calice, il Pio Pellicano (<a title=\"Fig. 12. Particolare del piede dell\u2019ostensorio: il Pio Pellicano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura dell\u2019ottagono \u00e8 ripresa nel colletto sommitale del piede, modanato e caratterizzato dalla presenza di una fascia costituita da otto gemme di eliotropio a forma di parallelepipedo rettangolo, bordate a milligrana. Il contrasto realizzato dall\u2019inserimento della pietra dura potrebbe alludere all\u2019<em>ingresso <\/em>nella cattedrale e, quindi, nel Mistero eucaristico. L\u2019eliotropio \u00e8 un calcedonio verde scuro punteggiato di inclusioni rosse, dovute alla presenza di ematite. Pertanto esso unisce il colore della Speranza a quello della Carit\u00e0 derivata dal sangue versato da Cristo<sup><a href=\"#footnote_30_4062\" id=\"identifier_30_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Anche l&rsquo;etimologia gioca un ruolo importante, essendo l&rsquo;eliotropia la propriet&agrave; di diffrangere i raggi del sole: l&rsquo;ingresso nel tempio diffonde la luce divina. G. Ferrofino-L. Orsini, Ori e gemme in uso sacro, Alessandria 1987, p. 113; G. Devoto-A. Molayem, Archeogemmologia, Roma 1990, pp. 38-39.\">31<\/a><\/sup>. Il mantenimento della forma ottagonale, che \u00e8 quella generalmente adottata nel fonte battesimale, indica anche l\u2019<em>ingresso <\/em>nella Chiesa<sup><a href=\"#footnote_31_4062\" id=\"identifier_31_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 793.\">32<\/a><\/sup>, non come edificio, ma come Corpo mistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La facciata della cattedrale di Como \u00e8 stata interpretata in passato come un grande polittico. Al suo interno spicca in particolare il polittico a cinque nicchie soprastante l\u2019ingresso centrale, raffigurante la Madonna col Bambino tra S. Giovanni Battista e S. Abbondio (patrono della diocesi di Como) e, ai lati, i SS. Proto e Giacinto, martiri le cui reliquie si conservano nell\u2019altare maggiore dell\u2019edificio (<a title=\"Fig. 13. Polittico sopra il portale di ingresso della cattedrale di Como (fotografia dell\u2019arch. Federico Frigerio. Da: F. Frigerio, Il duomo di Como e il broletto, Como 1950).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel13.jpg\">Fig. 13<\/a>). \u00c8 stato evidenziato come quello del polittico sia un codice di lettura essenziale per comprendere la sintassi della facciata del duomo di Como: attraverso di esso ricorre l\u2019immagine della <em>Gerusalemme celeste<\/em><sup><a href=\"#footnote_32_4062\" id=\"identifier_32_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Rovi, Immagini e simboli di santit&agrave;, in A. Maggiolini et al., La Cattedrale sul lago, Milano 1995, pp. 74-75.\">33<\/a><\/sup>. I Borghi intesero perfettamente tale \u00abcodice\u00bb e vi si riferirono per costruire il \u00abnodo\u00bb del manufatto (<a title=\"Fig. 14. Nodo dell\u2019ostensorio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Confrontando con quest\u2019ultimo il polittico a cinque nicchie, si osserva che, al di l\u00e0 delle semplificazioni necessarie alla rappresentazione (si veda la mancanza delle scanalature o l\u2019arrotondamento delle colonnette che separano le nicchie), il disegno dell\u2019impianto architettonico \u00e8 perfettamente rispettato, fin dove possibile, compresi, ad esempio, i segni dei blocchi di marmo della parete e la sagoma delle piccole figure superiori del polittico <em>reale<\/em>, irriproducibili per\u00f2 nei dettagli per carenza spaziale. Il nodo presenta sezione circolare e alla base \u00e8 caratterizzato da una cornice a cordone intrecciato, identica a quella presente nell\u2019originale. Le nicchie sono in numero di otto (e nuovamente si ripete il tema della resurrezione e della vita eterna) e contengono le effigi in argento dei primi sette santi vescovi della diocesi di Como, indicati per nome e individualmente caratterizzati, attornianti la immagine argentea della Madonna col Bambino. Partendo dalla destra della figura mariana e procedendo in senso antiorario sono rappresentati, secondo un ordine che non \u00e8 quello cronotattico: S. Felice con un libro (<a title=\"Fig. 15. Particolare del nodo dell\u2019ostensorio: S. Felice, primo vescovo di Como (386-?).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel15.jpg\">Fig. 15<\/a>), S. Provino con la croce (<a title=\"Fig. 16. Particolare del nodo dell\u2019ostensorio: S. Provino, secondo vescovo di Como (post 391-420).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel16.jpg\">Fig. 16<\/a>), S. Esuperanzio benedicente, S. Console con una mano sul petto, S. Eusebio indicante il cielo con un dito, S. Amanzio benedicente, S. Abbondio benedicente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019interno del nodo si innalza una forma troncoconica, terminante in sommit\u00e0 con un internodo a forma di prisma esagonale regolare, su ciascuna delle cui facce \u00e8 inserito un cabochon circolare in lapislazzuli, caratterizzato, come nei casi gi\u00e0 visti, da bordo in milligrana. Se l\u2019ottagono significa resurrezione, l\u2019esagono, secondo la simbologia di S. Ambrogio, \u00e8 figura della morte, intesa nell\u2019accezione battesimale, e cio\u00e8 di morte al peccato, preludio a uno stato di grazia<sup><a href=\"#footnote_33_4062\" id=\"identifier_33_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Le plan hexagonal, qui est parfois adopt&eacute; [pour les fonts baptismaux, ndr], insiste sur l&rsquo;autre aspect du bapt&ecirc;me, l&rsquo;ensevelissement de l&rsquo;&ecirc;tre de p&ecirc;ch&egrave; dans son tombeau, pr&eacute;lude de sa renaissance en un &ecirc;tre de gr&acirc;ce&raquo;. J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 793.\">34<\/a><\/sup>: rappresenta quindi, nuovamente, una concezione di <em>rinascita.<\/em> Rispetto all\u2019architettura della cattedrale, la scelta dell\u2019esagono regolare, che \u00e8 comunque una figura inscrivibile nel cerchio, simbolo di perfezione, potrebbe essere spiegata con la presenza dei sei cabochon circolari, che costituiscono un raddoppiamento del numero dei tre tondi posti sopra il portale maggiore<sup><a href=\"#footnote_34_4062\" id=\"identifier_34_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I tre tondi raffigurano Adamo, Eva e lo Spirito Santo. A. Rovi, Immagini e simboli&hellip;, 1995, pp. 82-83.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendendo una tradizione consolidata, i Borghi interposero tra il fusto e il ricettacolo due testine angeliche di apparente sostegno a quest\u2019ultimo, ma, anzich\u00e9 anteriormente e posteriormente, le posizionarono lateralmente (<a title=\"Fig. 17. Particolare del fusto dell\u2019ostensorio: testina angelica.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel17.jpg\">Fig. 17<\/a>). Attraverso accorgimenti come questo, l\u2019ostensorio diviene fruibilmente osservabile da ogni lato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ricettacolo \u00e8 la parte pi\u00f9 complessa del manufatto, nonch\u00e9 quella che richiama pi\u00f9 direttamente la facciata della cattedrale, rappresentata nel recto. Occorre premettere che tale facciata \u00e8 suddivisa in tre scomparti da quattro lesene e che il ricettacolo si riferisce alla parte centrale, bordata lateralmente da cornici che richiamano le lesene pi\u00f9 esterne. Restano pertanto escluse dalla riproduzione le due lesene centrali e le due ali laterali. Da un punto di vista realistico, nell\u2019ostensorio si riconoscono gli elementi architettonici fondamentali dell\u2019edificio: il rosone; le due lesene laterali, ciascuna formata da tre nicchie sovrapposte, pari alla met\u00e0 di quelle delle lesene <em>vere<\/em>; i <em>gattoni <\/em>sommitali; il gugliotto e le guglie laterali. Occorre tuttavia specificare che nelle lesene della facciata del duomo sono riconoscibili due livelli, uno superiore, formato dalle nicchie contenenti statue di santi, e uno inferiore, composto da serie di sei formelle a rilievo sovrapposte, raffiguranti simboli cristologici e mariologici, immagini veterotestamentarie, effigi di santi e altri motivi. All\u2019interno della gi\u00e0 citata concezione della facciata come grande polittico, la fascia delle formelle \u00e8 stata interpretata come la predella del polittico stesso. Anche nell\u2019ostensorio vengono effettivamente distinti un <em>sotto <\/em>e un <em>sopra, <\/em>evidenziando la <em>predella <\/em>tra due linee orizzontali costituite dalla solita cornice a cordone ritorto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizziamo anzitutto tale predella, che \u00e8 costruita su lastra d\u2019argento cesellata e parzialmente dorata (<a title=\"Fig. 18. Recto del ricettacolo dell\u2019ostensorio: predella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel18.jpg\">Fig. 18<\/a>). Nel manufatto, la gamma tematica offerta dalle formelle del duomo \u00e8 risolta, alla base delle due lesene laterali, con la raffigurazione di un giglio argenteo, inquadrato all\u2019interno di una cornice a cuspide. L\u2019idea non \u00e8 banale, ma si riallaccia al fatto che molte delle formelle del duomo rappresentano, a scopo simbolico, motivi floreali o, pi\u00f9 in generale, vegetali. Nella parte di predella compresa tra le due lesene, \u00e8 cesellata una scena ambientata in un giardino di gigli, con figure femminili e maschili, impegnate nella preghiera o nel canto sostenuto da un\u2019arpista e da una violinista disposte ai due lati. Si pu\u00f2 asserire che la scena riassuma bene i molteplici motivi presenti nelle formelle, presentando una sorta di <em>giardino della purezza e della virt\u00f9, <\/em>sospeso tra terra e cielo, tra umanit\u00e0 e santit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra la detta scena si trova la parte principale dell\u2019ostensorio, quella con la teca, inquadrata lateralmente dalle gi\u00e0 nominate lesene nelle cui tre nicchie, a differenza delle figure di santi scolpite nell\u2019edificio, sono collocate, di nuovo, alcune effigi di vescovi della diocesi di Como. Ogni immagine \u00e8 connotata da un\u2019abbreviazione del nome del presule di riferimento ed appare diversa dalle altre per posizione e\/o atteggiamento. Come nel caso delle lesene pi\u00f9 esterne del duomo, che presentano sei nicchie di santi anche nell\u2019angolo di facciata rivolto verso nord e verso sud, nell\u2019ostensorio le nicchie contenenti immagini vescovili sono riprese sui lati, consentendo, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, una fruibilit\u00e0 visiva del manufatto in ogni sua parte (<a title=\"Fig. 19. Lato sinistro dell\u2019ostensorio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel19.jpg\">Fig. 19<\/a>). Anteriormente, sul lato sinistro, procedendo dall\u2019alto verso il basso si riconoscono i santi vescovi: Eupilio con una mano sul petto, Giovanni a mani giunte, Prospero a mani tese; analogamente a destra: Agrippino con una mano sul petto, Eutichio indicante verso l\u2019alto e Flaviano con una mano sul petto. Sul bordo sinistro esterno: Vittorino con una mano sul petto, Rubiano con una mano sul petto e Giovanni indicante verso l\u2019alto. Sul bordo destro esterno: Ottaviano orante, Adalberto un una mano sul petto e Martiniano con una mano verso l\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teca riprende l\u2019immagine del rosone e questo non \u00e8 soltanto un buon espediente tecnico-artistico, ma anche e soprattutto simbolico. Il cerchio \u00e8 innanzitutto \u00abuna immagine della compiutezza e della perfetta corrispondenza interna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_4062\" id=\"identifier_35_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Milano 1984, p. 95.\">36<\/a><\/sup>, tanto che negli ostensori raggiati la teca, come del resto l\u2019ostia, \u00e8 di forma circolare. Il rosone rimanda inoltre alla simbologia della stella e della luce<sup><a href=\"#footnote_36_4062\" id=\"identifier_36_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Feuillet, Lessico dei simboli cristiani, Roma 2006, p. 98.\">37<\/a><\/sup> e, cos\u00ec come il rosone della cattedrale lascia filtrare la luce divina<sup><a href=\"#footnote_37_4062\" id=\"identifier_37_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;[&hellip;] una luce solare che entra nel tempio, ma anche una irradiazione di presenza misterica che esce da esso [&hellip;]&raquo;. F. Rainoldi, Templum Mariae Virginis, in A. Maggiolini et al., La Cattedrale&hellip;, 1995, p. 107.\">38<\/a><\/sup>, la teca della Eucaristia irradia la luce di Cristo Salvatore. Infatti, pur essendo un ostensorio architettonico, come in un ostensorio raggiato dalla teca si diparte la luce, rappresentata da raggi fiammeggianti e lanceolati, cesellati nella lastra di fondo (<a title=\"Fig. 20. Teca-rosone dell\u2019ostensorio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel20.jpg\">Fig. 20<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ostensorio d\u2019oro il bordo interno della teca \u00e8 costituito da gemme circolari viola sfaccettate e incassate a baffo, con bordo a milligrana; quello esterno da una fascia in lapislazzuli, inserita, come in un merletto, in una cornicetta a giorno cesellata e traforata (<a title=\"Fig. 21. Particolare della teca dell\u2019ostensorio con lapislazzuli e gemme viola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel21.jpg\">Fig. 21<\/a>). Il blu\/oro del lapislazzuli \u00e8 il colore pi\u00f9 utilizzato nel manufatto. Al di l\u00e0 delle discussioni linguistiche circa la coincidenza del lapislazzuli e dello zaffiro nella Bibbia, con tutte le conseguenze del caso<sup><a href=\"#footnote_38_4062\" id=\"identifier_38_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcuni passi biblici legati alla teofania si riferirebbero al lapislazzuli anzich&eacute;, come si traduce solitamente, allo zaffiro. G. Ferrofino-L. Orsini, Ori e gemme&hellip;, 1987, p. 127.\">39<\/a><\/sup>, si ritiene qui che la centralit\u00e0 debba essere data non tanto al tipo di pietra, che esprime comunque un concetto di sacralit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_39_4062\" id=\"identifier_39_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 650.\">40<\/a><\/sup>, quanto al suo colore. Il blu \u00e8 stato definito il pi\u00f9 immateriale e il pi\u00f9 puro dei colori, legato alla verit\u00e0, nonch\u00e9, essendo un colore mariano, quello che esprime il distaccamento dai valori del mondo e la liberazione dell\u2019anima<sup><a href=\"#footnote_40_4062\" id=\"identifier_40_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Heinz-Mohr, Lessico&hellip;, 1984, p. 112; J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, pp. 148-149. Cfr. anche G. Ferrofino-L. Orsini, Ori e gemme&hellip;, 1987, p. 126.\">41<\/a><\/sup>. L\u2019uso del viola pu\u00f2 essere invece ricondotto in questo contesto alla tradizione cristiana che ne fa il colore dei vescovi<sup><a href=\"#footnote_41_4062\" id=\"identifier_41_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 40.\">42<\/a><\/sup>: la presenza sull\u2019ostensorio delle effigi dei primi vescovi comensi e il colore viola che si accompagna alla teca esprimerebbero dunque la partecipazione al Mistero eucaristico della Chiesa locale di Como, identificata nella sua cattedrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dentro la teca, la preziosa lunetta d\u2019oro \u00e8 ornata al centro da uno zaffiro ovale sfaccettato, la \u00abgemma delle gemme\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_4062\" id=\"identifier_42_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cos&igrave; chiamato da alcuni autori per il suo colore e da altri per le sue virt&ugrave;, poich&eacute; &laquo;fortifica il corpo, e gli d&agrave; buon colore; raffredda gli ardori della lussuria e fa l&rsquo;huomo casto e pudico; [&hellip;] fa chi lo porta pacifico, amabile, pio, e divoto, e informa l&rsquo;anima alle buone opere&raquo;. L. Dolce, Libri Tre nei quali si tratta delle diverse sorti delle Gemme che produce la Natura, della qualit&agrave;, grandezza, bellezza, e virt&ugrave; loro, Venezia 1565, II, pp. 20, 35, 37, 38, 48, 60, 61, 65, 71.\">43<\/a><\/sup>, che nel cristianesimo rappresenta sia la contemplazione<sup><a href=\"#footnote_43_4062\" id=\"identifier_43_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. da S. Gimignano, Summa de exemplis, et rerum similitudinibus locupletissima, Venezia 1584, p. 67, 69, 70, 75.\">44<\/a><\/sup> che la purezza e la forza luminosa del Regno di Dio<sup><a href=\"#footnote_44_4062\" id=\"identifier_44_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 978.\">45<\/a><\/sup>. Lateralmente ad esso sono incassate due serie di sette diamanti ovali con taglio a rosetta, di dimensioni decrescenti procedendo verso l\u2019esterno (<a title=\"Fig. 22. Lunetta con diamanti e zaffiro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel22.jpg\">Fig. 22<\/a>). Questa pietra dalle qualit\u00e0 eccezionali \u00e8 simbolo della incorruttibilit\u00e0 dell\u2019anima e la vita eterna<sup><a href=\"#footnote_45_4062\" id=\"identifier_45_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Ferrofino-L. Orsini, Ori e gemme&hellip;, 1987, p. 71; J. Chevalier-A. Gheerbrant, Dictionnaire&hellip;, 2012, p. 407.\">46<\/a><\/sup>. Tutte le gemme sono incassate a punte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno alla teca sono disposte figure d\u2019angelo oranti e adoranti, ripresa e adattamento di quelle testine di cherubino che ornano le teche di molti ostensori raggiati dei secoli XVII-XIX. Alla base due angeli sostengono una ghirlanda ornata da tanti piccoli cabochon tondi in pasta vitrea azzurra, che creano una sorta di cielo, per la scena sottostante della predella, attraverso cui si irradia la luce del rosone solare (<a title=\"Fig. 23. Particolare del recto del ricettacolo: ghirlanda con paste vitree azzurre.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel23.jpg\">Fig. 23<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base della teca \u00e8 ornata da una bordura di archetti trilobi che riprendono quelli sottostanti al polittico a cinque nicchie gi\u00e0 citato. Minuziosa e particolareggiata, nonch\u00e9 molto simile all\u2019originale, risulta la lavorazione delle guglie sommitali, elevate fra i caratteristici gattoni (<a title=\"Fig. 24. Confronto tra una guglietta laterale dell\u2019ostensorio e la guglietta centrale destra della cattedrale (fotografia dell\u2019arch. Federico Frigerio. Da: F. Frigerio, &lt;i&gt;Il duomo di Como e il broletto&lt;\/i&gt;, Como 1950).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel24.jpg\">Fig. 24<\/a>). La loro realizzazione \u00e8 frutto di un fine lavoro di pazienza. La croce del gugliotto centrale poggia su una sfera in agata, le cui sfumature simulano i cangianti riflessi metallici dell\u2019originale (<a title=\"Fig. 25. Confronto tra il gugliotto centrale dell\u2019ostensorio e quello della cattedrale (fotografia dell\u2019arch. Federico Frigerio. Da: F. Frigerio, &lt;\/i&gt;Il duomo di Como e il broletto&lt;i&gt;, Como 1950).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel25.jpg\">Fig. 25<\/a>). Il sottotetto, come nel modello, \u00e8 ornato di archetti pensili trilobati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte posteriore del ricettacolo presenta una decorazione semplificata. In corrispondenza alle lesene ritroviamo in predella il solito fiore di giglio e superiormente tre nicchie abbozzate e senza profondit\u00e0 n\u00e9 figure (<a title=\"Fig. 26. Particolare del verso dell\u2019ostensorio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel26.jpg\">Fig. 26<\/a>). Intorno alla teca raggiata e circondata da testine alate di cherubino \u00e8 costruita una croce, il cui braccio verticale divide la predella in due parti, in ciascuna delle quali sono cesellate, specularmente tra loro, tre pecore aureolate in un campo di gigli. Si tratta forse di una raffigurazione del \u00abpiccolo gregge\u00bb a cui allude Ges\u00f9 nel vangelo di Luca<sup><a href=\"#footnote_46_4062\" id=\"identifier_46_4062\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Non temere, piccolo gregge, perch&eacute; al Padre vostro &egrave; piaciuto di darvi il suo regno&raquo; (Lc 12, 32).\">47<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 27. Particolare del verso dell\u2019ostensorio: predella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/pel27.jpg\">Fig. 27<\/a>).<\/p>\n<p>Abbreviazioni<\/p>\n<p>ACCo: Archivio della Cattedrale di Como<br \/>\nAPGr: Archivio della Parrocchia di Gravedona<br \/>\nAPVe: Archivio della Parrocchia di Vercana<br \/>\nASDCo: Archivio Storico Diocesano di Como<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4062\" class=\"footnote\">Stanislao e Cornelio avevano anche un fratello, Riccardo Luigi Vittorio (n. 1900 aprile 5), di professione decoratore, e due sorelle: Maria Giuseppa Piera (n. 1903 marzo 20) e Giuseppina Luigia Vittorina (n. 1907 dicembre 18). I genitori di Stanislao si erano sposati il 26 febbraio 1898 e la famiglia viveva a Fino Mornasco in via Odescalchi. I genitori di Natale Luigi si chiamavano Giovanni Borghi e Luigia Casartelli ed erano entrambi contadini. Tutti i dati anagrafici sono stati desunti da <a href=\"http:\/\/www.ancestry.it\">www.ancestry.it<\/a> (consultazione 2020 maggio 11).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4062\" class=\"footnote\">G. Maresca, <em>Stanislao Borghi: una vita per l\u2019arte, <\/em>in \u201cLa Cava\u201d, V, Varese 1998, p. 90; B. Majorino, <em>Maestri di bottega nella provincia varesina, <\/em>Gavirate 2000, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4062\" class=\"footnote\"><em>Manuale della Provincia di Como 1910, <\/em>Como 1910, p. 320.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4062\" class=\"footnote\">Su Giovanni Redaelli cfr. A. Bernareggi, <em>Le arti minori all\u2019Esposizione d\u2019arte sacra a Milano, <\/em>in \u201cArte cristiana\u201d, X, 7, Milano 1922, pp. 205-208.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4062\" class=\"footnote\">Per le notizie biografiche fin qui presentate cfr. G. Maresca, <em>Stanislao Borghi,<\/em> 1998, p. 90; B. Majorino, <em>Maestri di bottega<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2000, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4062\" class=\"footnote\">Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4062\" class=\"footnote\">G. Maresca, <em>Stanislao Borghi,<\/em> 1998, p. 91; B. Majorino, <em>Maestri di bottega<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2000, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4062\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Argentieri e orefici a Milano e in Lombardia dal tardo Settecento agli anni Trenta, <\/em>in <em>Le arti decorative in Lombardia nell\u2019et\u00e0 moderna 1780-1940, <\/em>a cura di V. Terraroli, Milano 1998, 1999, pp. 336-339. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4062\" class=\"footnote\">Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4062\" class=\"footnote\">Francesco Ser Gregori \u00e8 un argentiere gravedonese vissuto tra XV e XVI secolo. Di lui sono note, oltre alla perduta croce di Gravedona del 1508, una croce del 1489, conservata nella chiesa di S. Martino a Pianello del Lario (CO), e quella del 1513 appartenente alla chiesa di S. Maria in Martinico a Dongo (CO). Si attribuisce allo stesso autore la croce di Cernobbio, databile al 1508. S. Monti, <em>Storia ed arte nella Provincia ed antica Diocesi di Como, <\/em>Como 1902, pp. 170-173. Nel 1927, a seguito del furto, la fabbriceria di Gravedona incaric\u00f2 l\u2019ing. Antonio Giussani\u00a0 di scegliere l\u2019artefice per il rifacimento della croce. Il Giussani scrisse che \u00absolo dopo varie ricerche ebbi la fortuna d\u2019incontrarmi nei fratelli Stanislao e Cornelio [\u2026]. L\u2019esame di numerose riproduzioni di oggetti antichi [\u2026] e di varie opere nuove ispirate al gusto dei classici, m\u2019incoraggi\u00f2 ad affidarne loro l\u2019esecuzione [\u2026]\u00bb. A. Giussani, <em>La croce, il calice e la pace di Gravedona, <\/em>in \u201cRivista Archeologica della Provincia di Como\u201d, 96-98, Como 1929, pp. 175-184.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4062\" class=\"footnote\">M. Zecchinelli, <em>Le Tre Pievi. Gravedona Dongo Sorico, <\/em>Milano 1951, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4062\" class=\"footnote\">Insieme alla croce e al calice, vennero rubati altri manufatti, fra cui una pace ritenuta di epoca compresa tra fine Duecento e inizio Trecento. Gli oggetti furono pubblicati da Santo Monti\u00a0 a inizio \u2019900, in S. Monti, <em>Storia ed arte<\/em>&#8230;, 1902, pp. 165, 166, 171, 172, 178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4062\" class=\"footnote\">Sul calice fu impressa un\u2019iscrizione che fa memoria dell\u2019autore (opus stanislai burgi de fino mornasco [\u2026]) e che ricorda brevemente la storia dell\u2019oggetto. G. Maresca, <em>Stanislao Borghi<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1998, pp. 96-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4062\" class=\"footnote\">APGr, 17, \u201cSpese varie 1959\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4062\" class=\"footnote\">APGr, 1, Cronicon; APGr, 17, \u201cSpese varie 1960\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4062\" class=\"footnote\">APGr, 1, Cronicon.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4062\" class=\"footnote\">Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi. Cfr. anche G. Maresca, <em>Stanislao Borghi<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1998, p. 92; B. Majorino, <em>Maestri di bottega<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2000, p. 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4062\" class=\"footnote\">Testimonianza orale dei discendenti di Stanislao Borghi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4062\" class=\"footnote\">Agli atti della visita pastorale del 4 maggio 1934, il vescovo Alessandro Macchi scriveva che \u00abci \u00e8 particolarmente grato ricordare come in occasione del I Congresso Mariano la preziosa statua dell\u2019Assunta con il Bambino veniva solennemente incoronata nel maggio del 1931 dall\u2019Eminentissimo Cardinale Schuster, nostro Metropolita, e si arricchiva il tesoro del Capitolo con due corone d\u2019oro, offerte dalla popolazione ed eseguite dai Fratelli Borghi\u00bb. ACCo, A VI, 3-4, \u201cVisite Pastorali e Vicariali\u201d, <em>Alessandro Macchi (1932-1941)<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4062\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4062\" class=\"footnote\"><em>Christum Regem Eucharisticum Venite Adoremus. Primo Congresso Eucaristico Diocesano, <\/em>Como 1932. In ASDCo, Ordinariato, 28, \u201cI Congresso Eucaristico Diocesano\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4062\" class=\"footnote\">\u00ab[\u2026] poich\u00e9 l\u2019oro, l\u2019argento, le pietre preziose di cui si compone son stati offerti da famiglie cittadine in buon numero, cos\u00ec si pu\u00f2 dire veramente che esso \u00e8 l\u2019espressione del culto e della devozione di tutta la citt\u00e0 verso il Ss. Sacramento, ne raccoglie i desideri, le preghiere, gli omaggi\u00bb. Cos\u00ec si espresse un anonimo redattore, da identificarsi forse nel sacerdote don Giacinto Turazza. <em>Christum Regem<\/em>&#8230;, 1932, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_4062\" class=\"footnote\">APVe, Registri, \u201cLibro delle Cronache del sacerdote G. F. Giossi\u201d. Cfr. anche R. Pellegrini, <em>Il bene fatto bene non fa rumore, <\/em>Vercana 2017, pp. 17-18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_4062\" class=\"footnote\">Infatti durante la guerra l\u2019ostensorio venne depositato, insieme agli oggetti pi\u00f9 preziosi, \u00abnel luogo prestabilito\u00bb e fu ritirato alla fine del conflitto. ACCo, IV\/3, 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_4062\" class=\"footnote\"><em>Bollettino ecclesiastico ufficiale della diocesi di Como, <\/em>VI, 10, Como 1932, p. 295. In ASDCo, Ordinariato, 28, \u201cI Congresso Eucaristico Diocesano\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_4062\" class=\"footnote\"><em>Christum Regem<\/em>, 1932, p. 20. Cfr. anche gli atti della visita pastorale del 1934 in ACCo, A VI, 3-4, \u201cVisite Pastorali e Vicariali\u201d, <em>Alessandro Macchi (1932-1941)<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire des Symboles, <\/em>Paris 2012, p. 793. Il tema venne sottolineato dal cardinale e arcivescovo di Milano Schuster, che intervenne alle solennit\u00e0 della giornata conclusiva del Congresso: \u00abA che la vita presente senza la speranza d\u2019un domani senza limiti di tempo? A che vivere se non c\u2019\u00e8 una vita che non finir\u00e0? Come dice S. Agostino: \u201cA che vivere splendidamente, se non \u00e8 un vivere eternamente?\u201d. Ebbene la vita eterna ci \u00e8 fornita dall\u2019Eucaristia, ma per vivere eternamente lass\u00f9, dobbiamo quaggi\u00f9 vivere intimamente con Dio [\u2026]\u00bb. <em>Bollettino ecclesiastico,<\/em> 1932, p. 292.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_4062\" class=\"footnote\">G. P. Kirsch, <em>Le catacombe romane, <\/em>Roma 1933, p. 192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2012, pp. 310-311; L. Charbonneau-Lassay, <em>Il Bestiario del Cristo<\/em>, Roma 1994, II, pp. 26-27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_4062\" class=\"footnote\">\u00abE come Mos\u00e8 innalz\u00f2 il serpente nel deserto, cos\u00ec bisogna che sia innalzato il Figlio dell&#8217;uomo,\u00a0perch\u00e9 chiunque crede in lui abbia la vita eterna\u00bb (Gv 3, 14-15).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_4062\" class=\"footnote\">Anche l\u2019etimologia gioca un ruolo importante, essendo l\u2019eliotropia la propriet\u00e0 di diffrangere i raggi del sole: l\u2019ingresso nel tempio diffonde la luce divina. G. Ferrofino-L. Orsini, <em>Ori e gemme in uso sacro, <\/em>Alessandria 1987, p. 113; G. Devoto-A. Molayem, <em>Archeogemmologia, <\/em>Roma 1990, pp. 38-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2012, p. 793.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_4062\" class=\"footnote\">A. Rovi, <em>Immagini e simboli di santit\u00e0, <\/em>in A. Maggiolini et al., <em>La Cattedrale sul lago, <\/em>Milano 1995, pp. 74-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_4062\" class=\"footnote\">\u00abLe plan hexagonal, qui est parfois adopt\u00e9 [pour les fonts baptismaux, ndr], insiste sur l\u2019autre aspect du bapt\u00eame, l\u2019ensevelissement de l\u2019\u00eatre de p\u00each\u00e8 dans son tombeau, pr\u00e9lude de sa renaissance en un \u00eatre de gr\u00e2ce\u00bb. J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2012, p. 793.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_4062\" class=\"footnote\">I tre tondi raffigurano Adamo, Eva e lo Spirito Santo. A. Rovi, <em>Immagini e simboli<\/em>&#8230;<em>, <\/em>1995, pp. 82-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_4062\" class=\"footnote\">G. Heinz-Mohr, <em>Lessico di iconografia cristiana, <\/em>Milano 1984, p. 95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_4062\" class=\"footnote\">M. Feuillet, <em>Lessico dei simboli cristiani, <\/em>Roma 2006, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_4062\" class=\"footnote\">\u00ab[\u2026] una luce solare che entra nel tempio, ma anche una irradiazione di presenza misterica che esce da esso [\u2026]\u00bb. F. Rainoldi, <em>Templum Mariae Virginis, <\/em>in A. Maggiolini et al., <em>La Cattedrale<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1995, p. 107.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_4062\" class=\"footnote\">Alcuni passi biblici legati alla teofania si riferirebbero al lapislazzuli anzich\u00e9, come si traduce solitamente, allo zaffiro. G. Ferrofino-L. Orsini, <em>Ori e gemme<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1987, p. 127.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2012, p. 650.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_4062\" class=\"footnote\">G. Heinz-Mohr, <em>Lessico<\/em>&#8230;, 1984, p. 112; J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>\u2026<em>, <\/em>2012, pp. 148-149. Cfr. anche G. Ferrofino-L. Orsini, <em>Ori e gemme<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1987, p. 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>\u2026<em>, <\/em>2012, p. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_4062\" class=\"footnote\">Cos\u00ec chiamato da alcuni autori per il suo colore e da altri per le sue virt\u00f9, poich\u00e9 \u00abfortifica il corpo, e gli d\u00e0 buon colore; raffredda gli ardori della lussuria e fa l\u2019huomo casto e pudico; [\u2026] fa chi lo porta pacifico, amabile, pio, e divoto, e informa l\u2019anima alle buone opere\u00bb. L. Dolce, <em>Libri Tre nei quali si tratta delle diverse sorti delle Gemme che produce la Natura, della qualit\u00e0, grandezza, bellezza, e virt\u00f9 loro<\/em>, Venezia 1565, II, pp. 20, 35, 37, 38, 48, 60, 61, 65, 71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_4062\" class=\"footnote\">G. da S. Gimignano, <em>Summa de exemplis, et rerum similitudinibus locupletissima<\/em>, Venezia 1584, p. 67, 69, 70, 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_4062\" class=\"footnote\">J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>\u2026<em>, <\/em>2012, p. 978.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_4062\" class=\"footnote\">G. Ferrofino-L. Orsini, <em>Ori e gemme<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 1987, p. 71; J. Chevalier-A. Gheerbrant, <em>Dictionnaire<\/em>&#8230;<em>, <\/em>2012, p. 407.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_4062\" class=\"footnote\">\u00abNon temere, piccolo gregge, perch\u00e9 al Padre vostro \u00e8 piaciuto di darvi il suo regno\u00bb (Lc 12, 32).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_4062\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ritapellegrini09@gmail.com L\u2019\u00abostensorio d\u2019oro\u00bb della cattedrale di Como (Stanislao e Cornelio Borghi, 1932) DOI: 10.7431\/RIV22102020 Premessa Al termine della prima guerra mondiale, il cesellatore Stanislao Giuseppe <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4062\" title=\"Rita Pellegrini\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4162,"menu_order":12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4062"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4062"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4062\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4179,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4062\/revisions\/4179"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}