{"id":4007,"date":"2020-12-30T08:43:44","date_gmt":"2020-12-30T08:43:44","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4007"},"modified":"2021-06-29T21:41:30","modified_gmt":"2021-06-29T21:41:30","slug":"ferruccio-botto-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4007","title":{"rendered":"Ferruccio Botto"},"content":{"rendered":"<p>ferruccio.botto@gmail.com<\/p>\n<h2>Neogotico e liturgia a Firenze &#8211; Il <em>Tabernacolo della Concezione<\/em> in Duomo<sup><a href=\"#footnote_0_4007\" id=\"identifier_0_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio la prof.ssa Dora Liscia Bemporad. Sono inoltre grato al  dott. Lorenzo Fabbri, al dott. Giuseppe Giari ed alla dott.ssa Dalia Di  Giacomo dell&rsquo;Archivio dell&rsquo;Opera di Santa Maria del Fiore; alla dott.ssa  Silvia Mori del Capitolo Metropolitano; al diacono don Alessandro  Bicchi, al dott. Alessandro Ciandella, al dott. Guido Scatizzi.\">1<\/a><\/sup><\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22072020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della produzione neogotica di suppellettile ecclesiastica fiorentina, ad oggi, \u00e8 stato poco approfondito. A Firenze questo gusto si svilupp\u00f2 dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento fin verso il Concilio Vaticano II (1962-1965), slittando rispetto alla dimensione europea del <em>Gothic revival <\/em>cominciato in Gran Bretagna tra Settecento e primo Ottocento, tra John Talman e Augustus W. N. Pugin<sup><a href=\"#footnote_1_4007\" id=\"identifier_1_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la cultura settecentesca che prepar&ograve; il revival sacro in Gran Bretagna, vedi A. Capitanio &ndash; C. M. Sicca, Viaggio nel rito. John Talman e la costruzione di un Museo Sacro Cartaceo, Firenze 2008, in specie pp. 26-55, 73-79. Su Augustus W. N. Pugin &egrave; utile il paragrafo di F. Bologna, Dalle arti minori all&rsquo;industrial&nbsp;design. Storia di una ideologia (1972), Napoli 2017, pp. 193-206. Sul Pugin teorico &egrave; imprescindibile il testo di C. Powell, Augustus Welby Pugin Designer of the BritishHouses of Parliament. The Victorian Quest for a Liturgical Architecture, Lewiston (NY) 2006; per le realizzazioni d&rsquo;architettura e suppellettile si veda M. Fisher, &lsquo;Gothic for Ever&rsquo;.A. W. N.&nbsp;Pugin, Lord Shrewsbury, and the Rebuilding of Catholic England, Reading 2012.\">2<\/a><\/sup>.Firenze tuttavia, nonostante la dilazione,si avvi\u00f2 a \u2018celebrare neogotico\u2019 in grande stile con il <em>Tabernacolo della Concezione <\/em>in Duomo, che, oltre al prestigio legato alla cattedrale, spicca per l\u2019aggiornamento sulla riflessione architettonica toscana della prima met\u00e0 del secolo, e sulle attese di una realt\u00e0 impegnata, da parte sia del <em>c\u0153tus<\/em> intellettuale sia della comune cittadinanza, nella riscoperta dell\u2019eredit\u00e0 medievale (<a title=\"Fig. 1. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt;, Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot01.jpg\">Fig. 1<\/a>). L\u2019esistenza di un siffatto tabernacolo,peraltro, crediamo che non sia un mero fiorentinismo, ma un punto di tangenza con le contemporanee ricerche sul <em>revival<\/em> e con una pi\u00f9 ampia circolazione di idee e modelli, che all\u2019epoca coinvolgeva l\u2019industrializzazione, le Esposizioni ed il commercio per corrispondenza. Nel campo del sacro si aggiunge che la Chiesa romana, come taluni ambiti laicali, aveva esigenza di riaffermare la continuit\u00e0 del <em>depositum fidei<\/em> in un secolo di trasformazioni ideologiche e politiche, e d\u2019inauditi venti dottrinali. Fu ricco il magistero pontificio circa il rapporto con la modernit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_2_4007\" id=\"identifier_2_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio: Pio IX, litt. enc. Qui pluribus, 9 novembre 1846, in Pii IX Pontificis Maximi Acta, I, Roma 1854, pp. 4-24; Idem, litt. enc. Quanta cura, 8 dicembre 1864, Acta Apostolic&aelig; Sedis III (1867), pp. 160-176; Pio X, litt. enc. Pascendi dominici gregis, 8 settembre 1907, AAS XL (1907), pp. 593-650; Pio XII, litt. enc. Humani generis, 12 agosto 1950, AAS XXXXII (1950), pp. 561-578. Sulla correlazione fra i documenti citati si veda R. Amerio, Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX (1985), &ldquo;I classici della tradizione, 2&rdquo;, Verona 2017, pp. 35-38, 40-45, nn. 24, 26-28. L&rsquo;argomento richiederebbe maggiore sviluppo, con la menzione almeno del Concilio Vaticano I (1868-1870) e dell&rsquo;enciclica Rerum novarum di Leone XIII (15 maggio 1891).\">3<\/a><\/sup>, e significativa la consacrazione ufficiale del neotomismo e della neoscolastica<sup><a href=\"#footnote_3_4007\" id=\"identifier_3_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Leone XIII, litt. enc. &AElig;terniPatris, 4 agosto 1879, AAS XII (1879), pp. 97-115. Per la neoscolastica si veda la voce dell&rsquo;Enciclopedia Italiana redatta nel 1934 da Agostino Gemelli, fra gli ultimi esponenti della corrente, accessibile su treccani.it (URL consultato 04\/09\/2019). Pi&ugrave; recente, ma compendiaria, &egrave; la voce di H. Vorgrimler, Scolastica (ad vocem), in Neuestheologisches W&ouml;rterbuch (2000), a cura di L. Marinconz-R. Mela, Bologna 2004, pp.655-657.\">4<\/a><\/sup>, quasi che l\u2019arredo neogotico, partecipe di questo sentire, vi contribuisse riprendendo il concetto tardomedievale di \u00abortodossia delle forme\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_4007\" id=\"identifier_4_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cit. da D. Liscia Bemporad, La bottega orafa di Lorenzo Ghiberti, &ldquo;Arti del Fuoco, 3&rdquo;, Firenze 2013, p.21. Fino al Concilio di Trento (1545-1563), certa committenza tendeva a non lasciare che le movenze paganeggianti del rinascimento venissero assorbite dai vasi sacri. Solo le Instructiones di san Carlo Borromeo, del 1577, costituirono una vera cesura stilistica. Cfr. C. Borromeo, Instructiones fabric&aelig; et supellectilis ecclesiastic&aelig;, in Trattati d&rsquo;arte del Cinquecento fra manierismo e controriforma, &ldquo;Scrittori d&rsquo;Italia, 222&rdquo;, a cura di P. Barocchi, III, Bari 1962, pp. 1-113; riedito come Instructionum fabric&aelig; et supellectilis ecclesiastic&aelig;. Istruzioni intorno alla fabbrica ed alla suppellettile ecclesiastica, &ldquo;Monumenta studia instrumenta liturgica, 8&rdquo;, a cura di S. Della Torre-M. Marinelli, Citt&agrave; del Vaticano 2000.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Toscana una prima fonte di novit\u00e0 tecniche e formali furono le Esposizioni promosse dal granduca Leopoldo II d\u2019Asburgo-Lorena, che, muovendo dallo spirito innovatore del sovrano, erano pensate per il confronto tra la produzione locale e quella estera<sup><a href=\"#footnote_5_4007\" id=\"identifier_5_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le Pubbliche Esposizioni di prodotti di arti e manifatture presero avvio nel 1839 con cadenza triennale, e ne erano escluse le belle arti in quanto tali. Le giurie dovevano tenere conto della qualit&agrave; e della convenienza commerciale dei prodotti.\">6<\/a><\/sup>. Gli orafi e argentieri fiorentini inizialmente non vi aderirono, ma la <em>Great Exhibition<\/em> del 1851, alla quale il Granducato prese parte con alcuni arredi, a Firenze come altrove comport\u00f2 la reazione di rivalutare le tradizioni artigiane, per stornare la competizione dai processi industriali alle antiche tecniche nelle quali gli italiani avevano meno rivali. Nonostante infatti che gi\u00e0 sotto il regno del granduca Pietro Leopoldo d\u2019Asburgo-Lorena, anch\u2019egli sensibile agli aggiornamenti,si fossero introdotte lavorazioni seriali o protoindustriali dei metalli, con l\u2019impiego di modelli e matrici e con la meccanizzazione degli elementi decorativi, il settore rimaneva in crisi. L\u2019Esposizione londinese fu altrettanto un primo stimolo ad istituire un museo di arte medievale e rinascimentale di monito per gli artisti di ogni tipo, che fu allestito guardando al Mus\u00e9e de Cluny ed al South Kensington Museum presso il Bargello appena restaurato. L\u2019inaugurazione del nuovo \u00absantuario per le arti industriali\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_4007\" id=\"identifier_6_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cit. da M. Branca-A. Caputo, Problematiche di arte applicata a Firenze nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, tra formazione artigiana, collezionismo e mercato antiquario, in &ldquo;DecArt&rdquo;, X, 2009, p. 48.\">7<\/a><\/sup> ebbe luogo nel 1865, l\u2019anno di Firenze capitale e del sesto centenario dantesco, con due mostre a soggetto fiorentino e medievale, alle quali fecero seguito ulteriori depositi privati e pubblici<sup><a href=\"#footnote_7_4007\" id=\"identifier_7_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui temi menzionati e, pi&ugrave; in genere, sulla produzione e circolazione degli argenti toscani nell&rsquo;Ottocento, cfr. ad esempio: M. E. Bastianelli, Argenti fra sacro e profano dall&rsquo;invasione francese a Firenze capitale. 1800-1871, in Argenti fiorentini dal XV al XIX secolo. Tipologie e marchi, a cura di D. Liscia Bemporad, I, Firenze 1993, pp. 269-313;C. Strocchi, Produzione seriale e &laquo;onesta libert&agrave;&raquo; di industria. Dall&rsquo;Arte della Seta alla Camera di Commercio. 1765-1800, Ivi, pp. 229-268; D. Liscia Bemporad, Lezione IV. Le arti decorative a Firenze nel XIX secolo tra arte e industria, in L&rsquo;arte del fare il fare arte,&ldquo;I mestieri d&rsquo;arte-esperienze d&rsquo;artigianato, 1&rdquo;, a cura di M. P. Lebole, I, Firenze 2003, pp. 59-65; G. Raspini, Argenti toscani del &lsquo;700 e dell&rsquo;800 e l&rsquo;archivio inedito di Costantino Bulgari sugli argenti toscani con esclusione degli oggetti ad uso religioso e dei manufatti dello Stato di Lucca, Firenze 2004; M. Branca-A. Caputo, Problematiche&hellip;, 2009, pp. 41-56.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019Unit\u00e0 la prima <em>Esposizione Industriale Nazionale<\/em> si tenne nel 1861 a Firenze, e ne emerse che gli orafi e argentieri cittadini, diciotto su ventiquattro toscani, lasciavano sempre a desiderare<sup><a href=\"#footnote_8_4007\" id=\"identifier_8_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione Italiana Agraria, Industriale e Artistica tenuta in Firenze nel 1861. Catalogo Officiale, Firenze 1861. Insieme furono pubblicati i numeri di un giornale illustrato dedicato alle tematiche dell&rsquo;Esposizione. Fra le botteghe fiorentine in decadenza v&rsquo;erano i Marchesini, i Gherardi, i Frilli ed altre. Cfr. M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, pp. 278, 303; Orafi e argentieri in Firenze dal XV al XIX secolo. Profili biografici, matricole, censimenti, documenti, a cura di D. Liscia Bemporad-D. Corsini-E. Nardinocchi [et al.], in Argenti fiorentini&hellip;, 1993, pp. 411-412, 414-415, 423; A. Capitanio, Tra arte e industria. Argentieri italiani nelle grandi esposizioni del secondo Ottocento, Livorno 1996, p. 13 e nota 21, p. 15; Eadem, Il recupero ottocentesco degli smalti &laquo;en ronde-bosse&raquo;, in &ldquo;Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia. Quaderni&rdquo;, IV ser., XV, 2003, p. 138; D. Liscia Bemporad, Lezione&hellip;, 2003, pp. 61-63.\">9<\/a><\/sup>. In anni nei quali anche la Francia contendeva alla Gran Bretagna il primato nell\u2019industria degli argenti, chiaramente con l\u2019<em>Esposizione Universale<\/em> di Parigi (1867), le botteghe italiane ripararono ancora nel virtuosismo, tanto che alle Esposizioni in giro per l\u2019Europa i prodotti peninsulari erano costosi pezzi unici o articoli inadeguati. Le Esposizioni nazionali dal canto loro continuavano ad incoraggiare gli orafi alla produzione meccanizzata, sull\u2019onda lunga delle Esposizioni di Torino che esprimevano l\u2019avviato percorso sabaudo<sup><a href=\"#footnote_9_4007\" id=\"identifier_9_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oltre alle Esposizioni di Torino (1829, 1844, 1858) ed a quelle leopoldine ricordate, si mossero diverse citt&agrave; dell&rsquo;Italia preunitaria, con iniziative supportate dalle Accademie o Societ&agrave; interessate al campo tecnico-educativo. A. Capitanio, Tra arte&hellip;, 1996, pp. 11-12, 15.\">10<\/a><\/sup>. All\u2019Esposizione di Firenze parteciparono numerosi argentieri, fra i quali tre artefici che, soli a porsi il problema del mercato, affiancarono all\u2019argento le sue imitazioni<sup><a href=\"#footnote_10_4007\" id=\"identifier_10_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fra i virtuosi v&rsquo;erano i fiorentini Luigi Maluberti e Francesco Vagnetti, ed il romano Fortunato Pio Castellani; gli argentieri in linea con le novit&agrave; di mercato erano invece Domenico Piranzola di Genova e i milanesi Luigi Henin e Antonio Ghezzi &amp; Figlio. Ivi, p. 13.\">11<\/a><\/sup>. Bench\u00e9 dunque le pubblicazioni sull\u2019Esposizione di Firenze del 1861 ribadissero la primazia italiana dell\u2019arte sull\u2019industria, in lode al genio orafo, la giuria premi\u00f2 Luigi Henin e Antonio Ghezzi di Milano per la fabbricazione abbondante, la buona qualit\u00e0 ed i prezzi moderati. Contestualmente sorgevano in Italia le industrie dell\u2019argento galvanico, sull\u2019esempio britannico, dove i metalli furono sentiti come ambito privilegiato del connubio tra arte e industria, nell\u2019esortazione da pi\u00f9 parti a creare scuole specifiche ed a valorizzare le innovazioni tecniche<sup><a href=\"#footnote_11_4007\" id=\"identifier_11_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sostenitore di queste tesi fu il patriota Pietro Coccoluto Ferrigni, alias Yorick, che intervenne a pi&ugrave; riprese sull&rsquo;Esposizione di Firenze. Cfr. Ivi, p. 14.\">12<\/a><\/sup>.Se ci\u00f2 non avvenne subito con la nascita di istituti nazionali, si concretizz\u00f2 in scuole locali e musei artistico-industriali, nonch\u00e9 col moltiplicarsi delle Esposizioni nazionali, senza per\u00f2 una repentina inversione nello svantaggio con l\u2019estero e nel pregiudizio di fondo contro la meccanizzazione<sup><a href=\"#footnote_12_4007\" id=\"identifier_12_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dal clima dell&rsquo;industrializzazione e delle Esposizioni, nel 1869 nacque a Firenze la Scuola d&rsquo;intaglio, primo istituto tecnico di arti decorative della citt&agrave; con sede in Santissima Annunziata, e dal 1878 in Santa Croce. L&rsquo;istituto, denominato Scuola Professionale per le Arti Decorative e Industriali dal 1880, sent&igrave; la tradizione medievale e rinascimentale come la pi&ugrave; appropriata ad ispirare l&rsquo;arredo liturgico. Pochi orafi e argentieri tuttavia vi parteciparono, ancora legati alla formazione di bottega. Sulla formazione artigiana nell&rsquo;Ottocento a Firenze cfr. S. Chiarugi, Botteghe di mobilieri in Toscana 1780-1900, I, Firenze 1994, pp. 39-50; D. Liscia Bemporad, Lezione&hellip;, 2003, p. 64; M. Branca-A. Caputo, Problematiche&hellip;, 2009, pp. 41-56. La dott.ssa Mirella Branca, che ringrazio, mi segnala come nell&rsquo;archivio dell&rsquo;attuale Istituto d&rsquo;Arte di Porta Romana, erede della Scuola di Santa Croce, si conservino progetti acquerellati per suppellettile liturgica; a riguardo si veda anche Le arti decorative a Firenze. Il patrimonio storico dell&rsquo;Istituto d&rsquo;arte 1869-1940, catalogo della mostra a cura di M. Branca-A. Caputo, Livorno 1994, p. 54, n. 33.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel sacro invece gli imprenditori italiani seppero competere, come la ditta milanese Fratelli Bertarelli che in un tardo catalogo affermava come, dopo una stagnazione pluriennale, la suppellettile liturgica fosse l\u2019occasione per il salto industriale dell\u2019argenteria: operatori organizzati, criteri <em>standard<\/em>, allargamento del mercato, pubblicit\u00e0 e vendita per corrispondenza<sup><a href=\"#footnote_13_4007\" id=\"identifier_13_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo Generale della Ditta Fratelli Bertarelli, Milano 1910, cit. in A. Capitanio,Tra arte&hellip;, 1996, p. 75 nota 1. La ditta asseriva di essere la prima e l&rsquo;unica vera industria del sacro. Secondo il catalogo, la via maestra dell&rsquo;arte industriale sarebbe stata riprodurre a macchina i pezzi unici artistici, senza che cesello e bulino fossero pi&ugrave; gli strumenti imprescindibili dell&rsquo;oreficeria.\">14<\/a><\/sup>. Il commercio per corrispondenza fu, come accennato, uno dei pi\u00f9 efficaci espedienti con cui nel tardo Ottocento le ditte italiane cercarono di colpire l\u2019importazione e di sbarcare sui mercati esteri, e con cui, assieme alle merci,si veicolarono mode e forme. Le ditte inviavano ai potenziali acquirenti i propri cataloghi illustrati, dove erano precisati i materiali degli articoli in vendita e i relativi prezzi; il cliente, a seconda, selezionava dal catalogo oggetti gi\u00e0 pronti o da comporre secondo opzioni predeterminate, e procedeva all\u2019ordine a mezzo posta. Similmente alla Bertarelli altri produttori di arredi sacri si dotarono di cataloghi<sup><a href=\"#footnote_14_4007\" id=\"identifier_14_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi i cataloghi: Antica Fabbrica di Arredi Sacri della Ditta Levati Giuseppe &amp; C.- Catalogo Generale Arredi di Chiesa, aprile-giugno 1890, nelle cui illustrazioni si presentavano oggetti gi&agrave; realizzati e pronti all&rsquo;uso, anzich&eacute; un repertorio di modelli da realizzare su commissione; Ditta L. Muscetti e G. Knight. Catalogo di Argenteria per il Culto Cattolico, Napoli, s.a.; A.&amp;C. Ghezzi, Successori di Antonio Ghezzi &amp; Figlio, Milano 1900, dove la ditta rivendicava la specialit&agrave; di lavorare a cesello e bulino anzich&eacute; utilizzare gli stampi. Cfr. A. Capitanio, Tra arte&hellip;, 1996, p. 76 note 8-9, p. 77 note 10-11.\">15<\/a><\/sup>,che, con le pubblicazioni delle Esposizioni nazionali o internazionali, sono ancor oggi degli indicatori circa l\u2019estensione delle aziende e la loro offerta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Esposizioni legate al mondo cattolico, incoraggiate dall\u2019imprenditoria e dalla politica,furono parimenti floride, come l\u2019<em>Esposizione Vaticana <\/em>del 1888 per il giubileo di Leone XIII, l\u2019<em>Esposizione Eucaristica <\/em>di Milano del 1895, e la mostra d\u2019arte sacra dell\u2019<em>Esposizione Generale Italiana<\/em> di Torino del 1898. Poco prima s\u2019interess\u00f2 agli oggetti sacri l\u2019<em>Esposizione romana delle opere di ogni arte eseguite pel culto cattolico<\/em>,allestita nel 1870 per il giubileo sacerdotale di Pio IX, che tenne,accanto ad una sezione storica, una moderna dove furono premiati artefici italiani e stranieri<sup><a href=\"#footnote_15_4007\" id=\"identifier_15_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo degli oggetti ammessi alla Esposizione romana del 1870 relativa all&rsquo;arte cristiana e al culto cattolico, Roma 1870. Tra i premiati stranieri, il britannico John Hardman Powell, pupillo di Augustus W. N. Pugin, ed i francesi della Soci&eacute;t&eacute; catholique pour la fabrication, la vente, la commission de tous les objects consacr&eacute;sau culte catholique, nata negli anni quaranta. Cfr. A. Capitanio,Tra arte&hellip;, 1996, p. 76.\">16<\/a><\/sup>.L\u2019orafo romano Augusto Castellani vi esib\u00ec il calice neogotico donato al Papa nel 1869 dalla Citt\u00e0 di Roma, replica con varianti di un prototipo disegnato nel 1845 da Michelangelo Caetani, e proposto dalla ditta per un totale di quattro esemplari<sup><a href=\"#footnote_16_4007\" id=\"identifier_16_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il calice fu riprodotto nel catalogo dell&rsquo;Esposizione e nel repertorio di modelli Pattern Book for Jewellers, Gold- and Silversmiths, III, London 1880-1883, tav. 149; oggi si trova a Firenze, Museo dell&rsquo;Opera del Duomo. Il prototipo disegnato nel 1845 fu donato dalla Citt&agrave; di Roma al neoeletto Pio IX (1846), e si trova nel Tesoro di Santa Maria Maggiore a Roma. Un terzo esemplare &egrave; segnato nel contabile Castellani al 1887-1888, come calice d&rsquo;argento dorato e gemme donato a Leone XIII dall&rsquo;arcivescovo di Spoleto, in rappresentanza dei vescovi umbri, e comparve all&rsquo;Esposizione Vaticana del 1888. Il quarto &egrave; recentemente emerso da una collezione privata, ed &egrave; stato riferito da Stefanie Walker agli anni 1846-1870. Sui calici vedi A. Capitanio, Tra arte&hellip;,1996, p. 78 e nota 15; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00348368, 2002; M. Hargrave &ndash; Y. Elshafei- E. Wagner, Checklist of the Exhibition, in Castellani and Italian Arch&aelig;ological Jewelry, catalogo della mostra a cura di S. Walker-S. Weber Soros, New Haven (CT) 2004, p. 345 nn. 14-16; S. Walker, Founders, Family Members and the Firm, Ivi, p. 41 nota 33, p.43 note 34-36; S. Weber Soros, &laquo;Under the Great Canopies of Civilization&raquo;. Castellani Jewelry and Metalwork at International Exhibitions, Ivi, p. 258; M. Donati, L&rsquo;&nbsp;oreficeria. Michelangelo Caetani e i Castellani, in Palazzo Caetani. Storia, arte e cultura, a cura di L. Fiorani, Roma 2007, p. 349; S. Sergiampietri, Lasciti e donazioni preziose alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore nel secondo Ottocento, tesi magistrale, Universit&agrave; di Pisa, A.A. 2009-2010, pp. 41-44, n. 6; S. Guido, Un tagliacarte di Alessandro Castellani su disegno di Michelangelo Caetani e l&rsquo;utilizzo in oreficeria di un nuovo prezioso metallo: l&rsquo;alluminio, in &ldquo;OADI&rdquo;, XX, dicembre 2019 (www.unipa.it\/oadi\/rivista\/, URL consultato il 04 febbraio 2020).\">17<\/a><\/sup>; insieme, Castellani present\u00f2 un calice neomedievale di bronzo smaltato e gemmato con la coppa in argento dorato, un calice neogotico con l\u2019arme Condulmer, ed un turibolo neogotico di rame<sup><a href=\"#footnote_17_4007\" id=\"identifier_17_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Weber Soros, Under the Great&hellip;, 2004, p. 258.\">18<\/a><\/sup>. Se \u00e8 vero che un\u2019attenzione industriale alle argenterie del culto emerse con l\u2019<em>Esposizione Universale<\/em> di Vienna del 1873, dove artefici italiani come Luigi Conti concorsero con suppellettile a prezzi competitivi<sup><a href=\"#footnote_18_4007\" id=\"identifier_18_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Esposizione Universale di Vienna del 1873 Illustrata, I, Milano 1873, cit. in A. Capitanio, Tra arte&hellip;, 1996, p. 76 nota 7.\">19<\/a><\/sup>, in ogni caso le pi\u00f9 prestigiose Esposizioni d\u2019arte sacra di rado ammisero oggetti industriali<sup><a href=\"#footnote_19_4007\" id=\"identifier_19_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per esempio, l&rsquo;Esposizione Vaticana raccoglieva oggetti artistici per il giubileo pontificio. Vedi L&rsquo;Esposizione Vaticana Illustrata, Roma 1888, cit. in A. Capitanio, Tra arte&hellip;, 1996, p. 77 nota 12.\">20<\/a><\/sup>. Nondimeno i pezzi unici in mostra assursero a modello per la produzione seriale di arredi, che i cataloghi di vendita riproponevano anche a distanza di anni in edizioni pi\u00f9 o meno aderenti al prototipo, e che in modo analogo le botteghe migliori replicavano dal proprio repertorio. Cos\u00ec sul catalogo del 1910 Bertarelli presentava un calice neogotico mutuato da quello di Eugenio Bellosio dell\u2019<em>Esposizione Vaticana<\/em>, da realizzarsi in argento dorato o in ottone argentato<sup><a href=\"#footnote_20_4007\" id=\"identifier_20_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogo Generale della Ditta Fratelli Bertarelli, 1910, pp. 220, 223 n. 39, cit. in A. Capitanio, Tra arte&hellip;, 1996, p. 77 nota 14. Si noti che gli oggetti in questione, pur essendo revivalistici, non sono tutti strettamente classificabili a causa del loro eclettismo, ma anche dell&rsquo;attitudine corsiva all&rsquo;identificazione degli stili nei cataloghi di vendita.\">21<\/a><\/sup>. In parallelo diverse citt\u00e0 si organizzarono per dimostrare il rilievo storico e tecnico dell\u2019arte sacra locale, e fornire ispirazione gli artefici. Pur di respiro minore, spesso queste rassegne furono recensite da note riviste indipendenti quali \u201cArte italiana decorativa e industriale\u201d, \u201cEmporium\u201d, \u201cArte Cristiana\u201d ed altre<sup><a href=\"#footnote_21_4007\" id=\"identifier_21_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle riviste citate vedi S. Scarrocchia, L&rsquo;Arte Industriale e il restauro in Camillo Boito, in &ldquo;Anagk\u0113&rdquo;, n.s. LVII, 2009, pp. 82-99; A. Capitanio,&laquo;Emporium che non conosce limiti di luoghi n&eacute; di argomenti&raquo;. Gli oggetti d&rsquo;arte sacra nelle pagine della rivista, in Emporium II. Parole e figure tra il 1895 e il 1964, &ldquo;Seminari e convegni, 36&rdquo;, atti a cura di G. Bacci- M. Fileti Mazza, Pisa 2014, pp. 153-172.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Firenze le soluzioni modanate e neoclassiche ritardarono il gusto neogotico, come in architettura, a causa dell\u2019appoggio ideologico lorenese, e dell\u2019eclettismo per cui gli artefici accostavano presso la medesima bottega stilemi diversi o misti<sup><a href=\"#footnote_22_4007\" id=\"identifier_22_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli stili architettonici prediletti dalla committenza ufficiale, senza grandi cesure tra gli Asburgo-Lorena, gli sconvolgimenti napoleonici (1801-1814), e in ultimo la Restaurazione, furono il neoclassicismo o il cinquecentismo, poich&eacute; appropriati, nell&rsquo;instabile temperie, a trasmettere la solidit&agrave; di valori illuminati ed imperiali. Cos&igrave; fu per le arti minori che,dal secondo Settecento,in Toscana trovarono fortuna anche nelle pi&ugrave; razionalizzate forme modanate nordeuropee. I Lorena favorirono altres&igrave; questi stili per &lsquo;svecchiare&rsquo; rispetto al fasto mediceo, sentito come ormai inadatto ad una corte moderna e bisognosa di risanare l&rsquo;erario. M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, in specie pp. 276-280, 290-294;C. Strocchi, Produzione&hellip;, 1993; G. Carrari, La facciata di S. Croce, in &ldquo;Citt&agrave; di vita&rdquo;, LV, 2000, 1, p. 7; D. Liscia Bemporad, Lezione&hellip;, 2003, pp. 69-70.\">23<\/a><\/sup>. Dagli anni venti dell\u2019Ottocento alcuni argentieri si rivolsero al <em>revival<\/em> barocco ed alla plastica rinascimentale<sup><a href=\"#footnote_23_4007\" id=\"identifier_23_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ad esempio i Guadagni, gli Scheggi, Francesco Lombardi e Giuseppe Sorbi. Sui Guadagni vedi E. Nardinocchi, Guadagni (ad vocem), in Dizionario Biografico degli Italiani, LX (2003), online su treccani.it (URL consultato 30\/09\/2018); e Orafi&hellip;, 1993, pp. 416-417; sugli Scheggi vedi Ivi, pp. 434-435. Lombardi e Sorbi sono citati in M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, p. 300.\">24<\/a><\/sup>, mentre un effettivo neogotico orafo arriv\u00f2 a met\u00e0 secolo col nostro <em>Tabernacolo della Concezione<\/em>, primo di una serie di suppellettili neomedievali conservatenelle pertinenze della cattedrale<sup><a href=\"#footnote_24_4007\" id=\"identifier_24_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le altre suppellettili cfr. S. Sergiampietri, Lasciti&hellip;, 2009-2010. Tra queste si trova la lampada pensile in bronzo della cappella della Concezione, disegnata da Mariano Copped&egrave; e realizzata dai Fratelli Grazzini del Ponte Vecchio per il cinquantenario del dogma dell&rsquo;Immacolata (1904). La lampada rivisita il tema della cupola fiorentina, unendolo a citazioni medievali, bizantine e barocche. Vedi D. Corsini, OA 09\/00347088, 2002.\">25<\/a><\/sup>.Si tratta di un\u2019edicola d\u2019argento e rame dorati con all\u2019interno un\u2019<em>Immacolata Concezione<\/em> su tela,che nel 1796 venne traslata in Duomo,per la fama miracolosa, da una nicchia in via degli Alfani 74<sup><a href=\"#footnote_25_4007\" id=\"identifier_25_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una bibliografia sul Tabernacolo della Concezione vedi A. Cocchi, Notizie storiche intorno antiche immagini di Nostra Donna che hanno culto in Firenze, Firenze 1894, p. 74; Brevi Notizie storiche intorno alle tre Sacre Immagini pi&ugrave; venerate in Firenze. SS. Annunziata, SS. Concezione del Duomo, Madonna delle Grazie, Firenze 1897, pp. 7-12; Brevi Notizie del Culto della SS. Concezione in Firenze e della Divozione alla Prodigiosa Immagine che si venera nella Chiesa Metropolitana, Firenze 1904, pp. 11-16; W.-E. Paatz, Die&nbsp;Kirchen&nbsp;von Florenz. Ein kunstgeschichtliches Handbuch, III, Frankfurt am Main 1952, pp. 376, 521 nota 313; M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, pp. 301-302; S. Chiarugi, Botteghe&hellip;,1994, p. 375 nota 228; A. Bicchi- A. Ciandella, Testimonia Sanctitatis. Le reliquie e i reliquiari del Duomo e del Battistero di Firenze, Firenze 1999, pp. 17, 24; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002; E. Colle-A. Piccardoni, Proposte per un regesto degli argentieri italiani attivi nel XIX secolo, in &ldquo;DecArt&rdquo;, IX, 2008, p. 84; S. Sergiampietri, Lasciti&hellip;, 2009-2010, pp. 109-110 e note 34-35; A. Ciandella, Liturgia in Santa Maria del Fiore (XX secolo). Documenti e testi dell&rsquo;Archivio Capitolare, a cura di A. Ciandella, I, Firenze 2019, p. 288. Sullo zoccolo dell&rsquo;arredo &egrave; scritto &laquo;Qu&aelig;retur peccatum illius \/ et non invenietur&raquo; (Volg. Ps 9:36). Sul dipinto vedi D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625060, 2002.\">26<\/a><\/sup>. In quest\u2019occasione l\u2019immagine fu sistemata nella cappella centrale della tribuna sud, allora dedicata a sant\u2019Antonio abate, con la dotazione di un prima cornice preziosa\u00a0<sup><a href=\"#footnote_26_4007\" id=\"identifier_26_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico proprietario Giovanni Battista Biagiotti colloc&ograve; l&rsquo;immagine nella nicchia di via degli Alfani, all&rsquo;epoca via del Ciliegio, nel 1788, come scritto sul telaio retrostante. Questa suscit&ograve; una devozione che le fonti equipararono all&rsquo;Annunziata, tanto che con gli eventi bellici del 1796 l&rsquo;arcivescovo Antonio Martini, per evitare assembramenti, ne decret&ograve; la traslazione in Duomo. In via degli Alfani 74 un&rsquo;epigrafe ricorda che &laquo;[&hellip;] Depicta imago Beat&aelig; Mari&aelig; Virginis sine labe concept&aelig; \/ Quam ei cibi posuerat Ioannes Baptista Biagiotti \/ Obquam plurima signa et prodigia \/ Magna populifrequentia \/ Interdiunoctuque concelebrata \/ Ut Dei Mater sanctis coleretur \/ Religiosa supplicatione \/ Antelucano tempore \/ In ecclesiam metropolitanam translata est \/ Kalendisseptembris anno MDCCIVC [sic] \/ Collegio presbyterorum Divi Iosephi \/ Concredita cura&raquo;. Per la traslazione, oltre alla bibliografia sul Tabernacolo, si veda: ACF, G104, Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo, pp. 2-3; E. Bacciotti, Il Fiorentino istruito. Calendario per l&rsquo;anno 1846. Anno III, Firenze 1846, pp. XXXI, 64-65; G. Conti, Firenze Vecchia, II ed., I, Firenze 1928, pp. 12-14. Del primo ornamento potrebbe essere la cornicetta d&rsquo;argento cesellato a foglie ovate che oggi raccorda la tela all&rsquo;edicola ottocentesca.\">27<\/a><\/sup>. La collocazione si evince dalla <em>Descrizione delle cerimonie in cattedrale con l\u2019arcivescovo <\/em>Pier Francesco Morali, tenutesi per la visita pastorale del 5 luglio 1818, che riporta come di norma il primo tabernacolo poggiasse sull\u2019armadio reliquiario che esisteva dietro l\u2019altare fino a met\u00e0 Ottocento<sup><a href=\"#footnote_27_4007\" id=\"identifier_27_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACF, G99, Atti diversi, ff. n. n., nota (z): &laquo;&lt;Presso l&rsquo;altare di sant&rsquo;Antonio&gt; vi era l&rsquo;immagine della Madonna sotto il titolo della Concezione, che non pareva che avesse luogo in tal circostanza non potendo osservarsi bene le reliquie, che erano nell&rsquo;armadio dietro al tabernacolo della detta immagine&raquo;. Qui dunque sembra che l&rsquo;immagine fosse stata spostata provvisoriamente, per consentire all&rsquo;arcivescovo di visionare le reliquie retrostanti. Un verbale di questa visita si trova in Archivio Arcivescovile, vedi L&rsquo;Archivio della Cancelleria Arcivescovile di Firenze. Inventario delle visite pastorali, &ldquo;Pubblicazioni dell&rsquo;Archivio Arcivescovile di Firenze. Inventari, 2&rdquo;, a cura di G. Aranci, Firenze 1998, pp. 113, 213. La cappella di Sant&rsquo;Antonio aveva un sacello marmoreo a colonne e timpano inquadrante un armadio reliquiario, che misurava da terra al frontone circa 5 m. Federigo Fantozzi, menzionandole reliquie nel 1844,lascia intendere che l&rsquo;armadio non fu dismesso nel restauro di Gaetano Baccani (1842), cosa che avvenne nel 1852 quando fu realizzato il piedistallo per il Tabernacolo neogotico; l&rsquo;edicola marmorea tuttavia rest&ograve;(infra, nota 53).L&rsquo;antica titolatura viene ancora denunciata dalla soprastante vetrata quattrocentesca, con Sant&rsquo;Antonio abate in trono. Cfr. A. Bicchi-A. Ciandella, Testimonia&hellip;, 1999, pp. 14-17, 153 doc. 268; A. Ciandella, Liturgia&hellip;, 2019, p. 288. Il culto della Concezione presso l&rsquo;altare di Sant&rsquo;Antonio non va confuso con l&rsquo;altare della Concezione sulla controfacciata del Duomo, a destra dell&rsquo;ingresso centrale, dove si venerava un affresco del XIV secolo con la Madonna detta dei Cherici o Gratiarum plenissima del Popolo. La Gratiarum plenissima fu staccata verso il 1842,incorniciata e ricollocata nella cappella di San Giovanni della tribuna di San Zanobi.La struttura fisica dell&rsquo;altare, col riordino di Baccani, fu donatadall&rsquo;Opera del Duomo all&rsquo;Opera di Santa Croce. Cfr. AOSMF, XI.8.2, Inventario degli arredi sacri, argenti, ori, mobili, consegnati dall&rsquo;ex-provveditore dell&rsquo;Opera a monsignore arcivescovo come presidente della nuova Deputazione Ecclesiastica. 28 aprile 1818, p. 185 n. 1955, p. 188, n. 1983; Ivi, Inventario generale degli oggetti esistenti nella Metropolitana. 1836, ff. 1r-2 (con una nota in grafia successiva, forse di Cesare Guasti); ACF, P110, Deputazione Ecclesiastica, Filza seconda di giustificazioni 1832-1846, doc. 302 (21\/08\/1845); F. Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico-artistico-critica della citt&agrave; e contorni di Firenze compilata da Federigo Fantozzi architetto, Firenze 1844, pp. 332-333, 337; C. J. Cavallucci, S. Maria del Fiore e la sua facciata. Narrazione storica, Firenze 1887, pp. 239-240; L. Fabbri, Il riordinamento ottocentesco del Duomo e lo smantellamento del coro di Bandinelli, in Sotto il cielo della cupola. Il coro di Santa Maria del Fiore dal Rinascimento al 2000. Progetti di Brunelleschi, Bandinelli, Botta, Brenner, Gabetti e Isola, Graves, Hollein, Isozaki, Nouvel, Rossi, a cura di T. Verdon, Milano 1997, p. 115.\">28<\/a><\/sup>. Non \u00e8 certo quanto il simulacro sia rimasto stabile <em>in loco <\/em>poich\u00e9 altre fonti tralasciano di parlarne<sup><a href=\"#footnote_28_4007\" id=\"identifier_28_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Inventario degli arredi sacri, argenti, ori, mobili, consegnati dall&rsquo;ex-provveditore dell&rsquo;Opera a monsignore arcivescovo come presidente della nuova Deputazione Ecclesiastica. 28 aprile 1818, omette di parlare dell&rsquo;Immacolata in Duomo, forse perch&eacute; gi&agrave; di pertinenza ecclesiastica e non dell&rsquo;Opera. La presenza del primo tabernacolo tuttavia pu&ograve; venire sottintesa nell&rsquo;Inventario generale degli oggetti esistenti nella Metropolitana. 1836, ff. 13-14, dovei &laquo;custodi della medesima&raquo; scrivono: &laquo;Sonovi in questa cappella diversi oggetti, quali si omette descriverli nel presente inventario, per appartener questi a diverse pie persone, le quali per accrescere il culto a Maria Santissima della Concezione, hanno questi donati, fino dall&rsquo;epoca che questa immagine fu dalla via del Ciliegio ov&rsquo;era situata, trasferita per ordine sovrano dell&rsquo;anno 1794 [sic] nella Metropolitana fiorentina&raquo;.\">29<\/a><\/sup>, ma \u00e8 sicuro che vi fosse tra il 20 dicembre 1851 e il 20 marzo 1853 quando due furti sacrileghi predarono gli arredi ed <em>ex voto<\/em> di cui si era arricchito, andando a giustificare un nuovo corredo<sup><a href=\"#footnote_29_4007\" id=\"identifier_29_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i dettagli sui furti vedi: ACF, G104, Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo, pp. 4-5; ACF, P127, Erezione della Deputazione Ecclesiastica [&hellip;], pp. 123-130; ACF, P215, Inserti vari, fasc. 37; AOSMF, XI.1.2, Deliberazioni ed ordini, pp. 96-97; AOSMF, XI.2.19, Negozi, fasc. 2, f. 54r, e fasc. 34; AOSMF, XI.2.20, Negozi, fasc. 16; AOSMF, XI.2.23, Negozi, fasc. 11. I furti sono menzionati in Brevi Notizie storiche&hellip;, 1897, p. 8.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine e il suo patrimonio d\u2019elemosine, donazioni e rendite, vennero affidati dapprima alla Congregazione dello sposalizio di San Giuseppe, stabilita fra i cappellani di cattedrale, per poi passare poco a poco \u00abnelle mani di taluno dei membri del Reverendissimo Capitolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_4007\" id=\"identifier_30_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cit. daACF, G104, Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo, p. 3; cfr. anche A. Ciandella, Liturgia&hellip;, 2019, p. 288.\">31<\/a><\/sup>. Tuttavia,il canonico preposto all\u2019Amministrazione del simulacro era anche un membro della Deputazione Ecclesiastica dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore; talch\u00e9 il gestore fattuale non era il Capitolo, ma questa costola clericale dell\u2019Opera del Duomo incaricata delle spese di culto, per le quali riceveva dall\u2019Opera laicale, o Deputazione Secolare, un annuale finanziamento detto \u00abaccollo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_4007\" id=\"identifier_31_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Deputazione Secolare aveva cura del mantenimento strutturale delle &laquo;fabbriche insigni&raquo;, ossia Duomo, Battistero e Campanile, e di altri edifici come il Collegio Eugeniano. La bipartizione dell&rsquo;Opera di Santa Maria del Fiore avvenne nel 1818, cfr. A. Muratori, Sulla natura giuridica dell&rsquo;Opera di S. Maria del Fiore. Parere per la verit&agrave; dell&rsquo;avv. prof. Angelo Muratori, Firenze 1910; L. Fabbri, Il tempio e il culto. L&rsquo;Opera di Santa Maria del Fiore e l&rsquo;Atto di accollo del 1818, in E l&rsquo;informe infine si fa forma&hellip; Studi intorno a Santa Maria del Fiore in ricordo di Patrizio Osticresi, a cura di L. Fabbri -A. Giusti, Firenze 2012, pp. 133-141.\">32<\/a><\/sup>. Cos\u00ec, prima degli anni novanta dell\u2019Ottocento i conti della Concezione vennero registrati nei libri della Deputazione Ecclesiastica e non del Capitolo, fino a quando l\u2019arcivescovo Agostino Bausa decise che la gestione spettasse solo all\u2019arciprete del Capitolo; da allora l\u2019Amministrazione cominci\u00f2 a chiamarsi Opera Pia della Santissima Concezione, e vennero tenuti registri separati ad essa intestati<sup><a href=\"#footnote_32_4007\" id=\"identifier_32_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACF, G104, Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo, p. 3. I registri separati sono in ACF, A12, Opera Pia della Cappella della Santissima Concezione in Duomo.\">33<\/a><\/sup>. La complessa circostanza si verific\u00f2 perch\u00e9 l\u2019Amministrazione della Concezione era probabilmente un ente di fatto o una pia fondazione non autonoma, che infatti a fini fiscali, su richiesta del Demanio,dovette attribuire il proprio asse ad una persona giuridica<sup><a href=\"#footnote_33_4007\" id=\"identifier_33_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;La direzione generale del Demanio decise che l&rsquo;Amministrazione della Santissima Concezione in Duomo non era un ente morale di per s&eacute; stante, poich&eacute; i capitali appartenenti a detta Amministrazione sono il provento dell&rsquo;elemosine ed offerte raccolte in chiesa per il culto di detta immagine. Siccome per&ograve; questi capitali devono necessariamente appartenere a qualcuno il Demanio dovr&agrave; decidere se appartengano al Capitolo del Duomo, alla Parrocchia o all&rsquo;Opera e Fabbriceria. Se debbano appartenere al Capitolo, la tassa del 30% sarebbe dovuta sui capitali ovvero sulla rendita annua in infinito, se appartenesse all&rsquo;Opera e Fabbriceria quella tassa del 30% dovrebbe corrispondersi per un tempo determinato cio&egrave; dal 1867 al 1870, a forma di legge, se finalmente questo capitale appartenesse alla Parrocchia, in tal caso questa sarebbe esente da detta tassa&raquo;, Cit. da ACF, O254, Atti diversi, fasc. Documenti della Pia Opera della SS. Concezione 1849-1964, ff. n. n., minuta non firmata n&eacute; datata. Dunque la propriet&agrave; del Capitolo pu&ograve; altrettanto dedursi poich&eacute; l&rsquo;Opera Pia vers&ograve; contributi ancora nei primi decenni del Novecento, principalmente sotto forma d&rsquo;imposte di ricchezza mobile, la cui memoria si trova sparsa fra i documenti dell&rsquo;Opera Pia; per esempio in ACF, O113, Miscellanea, fasc. Quietanze cappella SS. Concezione. L&rsquo;Amministrazione della sacra immagine, prima di essere regolarmente detta Opera Pia, veniva anche chiamata Congregazione della Concezione, quest&rsquo;ultimo caso ad esempio in ACF, A26, Libro di partiti N, 7 settembre 1854, pp. 450-451. Sulle attivit&agrave; dell&rsquo;Amministrazione vedi A. Ciandella, Liturgia&hellip;, 2019, pp. 287-289. Ad ogni modo non sono sin qui emersi statuti che chiariscano la natura e finalit&agrave; canonica dell&rsquo;ente.\">34<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 detto, il <em>Tabernacolo <\/em>neogotico non fu il frutto di una committenza definita, bens\u00ec dell\u2019evanescente Amministrazione della Concezione retta dalla sinergia fra Capitolo, Deputazione Ecclesiastica e, in via mediata, Deputazione Secolare. A complicare il quadro v\u2019\u00e8 che l\u2019esborso per l\u2019acquisto e la lavorazione dell\u2019argento intaccasse le elemosine dei fedeli alla Concezione, sollecitate dai furti sacrileghi, un fatto che rese le movimentazioni meno tracciate<sup><a href=\"#footnote_34_4007\" id=\"identifier_34_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Allo scopo di risarcire i furti furono organizzate diverse pratiche pie dal 1851 al 1853. Si veda per esempio l&rsquo;adunanza capitolare del 29 dicembre 1851, dove l&rsquo;arciprete Emilio Bardini partecipava che l&rsquo;arcivescovo Ferdinando Minucci, al fine &laquo;di riparare gli oltraggi fatti nella notte precedente il d&igrave; 21 corrente alla sacra immagine della Santissima Concezione che si venera nella nostra Metropolitana, aveva ordinato con sua pastorale un solenne triduo da farsi nei giorni 1, 2 e 3 del futuro gennaio. [&hellip;] Fu pure proposto di fare una offerta in denari ad oggetto di riparare e riprovvedere con questa, e con altre che venissero fatte dai fedeli quelle argenterie che furono guastate e portate via in detta notte, come di mettere una cassetta sul banco del nostro distributore per ricevere quelle offerte che spontaneamente venissero fatte dai signori capitolari, anche questa proposizione mandata a partito venne approvata&raquo; (ACF, A26, Libro di partiti N, pp. 346-347). Il 30 luglio 1853 l&rsquo;arcivescovo Minucci indisse una novena solenne dell&rsquo;Assunta, che il 4 agosto spinse il canonico Valentino Baccio Bacci a scrivere a Bardini: &laquo;La fausta circostanza della riapertura della cappella di Maria Santissima sotto il titolo della Immacolata Concezione nella nostra chiesa Metropolitana, mi offre il motivo d&rsquo;incomodare Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima per pregarLa in quest&rsquo;anno soltanto a rilasciare a me come amministratore, e provveditore ex mandato delle offerte che si elargiscono dai fedeli a detta sacra immagine, tutte le elemosine che si faranno mattina e sera alla novena dell&rsquo;Assunzione di Maria Santissima, la quale verr&agrave; eseguita a guisa di santi esercizi, onde supplire alle spese straordinarie dell&rsquo;apparato, consumo di cera, ed altro [&hellip;]&raquo;. Sia il bando dell&rsquo;arcivescovo sia la missiva di Bacci sono in ACF, B44, Reverendissimi arcipreti Palagi e Bardini. Tomo VII, ff. n. n..\">35<\/a><\/sup>. Nondimeno, pur essendo certa la prassi di finanziare arredi dalle cassette degli altari che li avrebbero accolti, questi proventi non bastarono, poich\u00e9 l\u2019amministratore dell\u2019epoca, il canonico Valentino Baccio Bacci, ancora nel 1857 ricordava di non poter versare una tassa annuale dovuta dall\u2019Amministrazione della Concezione alla Deputazione Ecclesiastica, per ripianare un debito di 400 scudi (circa 2,800 lire toscane) contratto anni prima dall\u2019Amministrazione per pagare il <em>Tabernacolo<\/em><sup><a href=\"#footnote_35_4007\" id=\"identifier_35_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;A d&igrave; 5 febbraio 1858 [&hellip;] il signore canonico Valentino Baccio Bacci amministratore delle elemosine della Santissima Concezione, ha reso conto delle entrate e spese a tutto l&rsquo;anno 1857 ed ha fatto conoscere che l&rsquo;avanzo di scudi 20 circa verificatosi alla suddetta epoca [1857], proponeva che fosse disposto, riunito agli avanzi degli anni decorsi, all&rsquo;estinzione di un debito di scudi 400 che era stato fatto per finire di pagare il tabernacolo di argento della Santissima Concezione. La Deputazione approvando il progetto che veniva fatto dal suddetto signore canonico Bacci esoner&ograve; l&rsquo;Amministrazione della Madonna dal pagamento della tassa di lire 266.13.4 per l&rsquo;anno decorso solamente, comprendendo tutto l&rsquo;arretrato&raquo; (ACF, P127, Erezione della Deputazione Ecclesiastica [&hellip;],pp. 140-142). Un caso simile furono &laquo;sei candelieri di argento, secondo il disegno del nostro argentiere Codacci, per l&rsquo;altare di San Zanobi co&rsquo; denari provenienti dall&rsquo;elemosine ad onore di detto santo, ed in supplemento provvisorio alle medesime co&rsquo; denari della nostra cassa generale&raquo; (Ivi, 9 ottobre 1826, p. 24).\">36<\/a><\/sup>. In conseguenza nessuna delle molte fonti archivistiche consultate, n\u00e9 di quelle edite, ha sinora acclarato il nome degli artefici, n\u00e9 il costo esatto n\u00e9 la datazione precisa<sup><a href=\"#footnote_36_4007\" id=\"identifier_36_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tacciono ad esempio: ACF, N152, Reverendissimo Capitolo, Entrata e uscita; ACF, N153, Reverendissimo Capitolo, Entrata e uscita; ACF, N159, Reverendissimo Capitolo, Debitori e creditori; ACF, P111, Deputazione Ecclesiastica, Debitori e creditori; ACF, P112, Deputazione Ecclesiastica, Debitori e creditori; ACF, P118, Deputazione Ecclesiastica, Entrata e uscita; ACF, R271, Documenti presentati nelle adunanze della Deputazione(danneggiato). Nulla anche dai Bilanci consuntivi annui della Deputazione Ecclesiastica, in ACF, P140 e sgg., e dai bilanci preventivi dell&rsquo;Opera secolare, in AOSMF, XI.2.17, Negozi, e sgg.. Non aiuta l&rsquo;inventario di Carlo Pini del 1862, che descrive il Tabernacolo senza specificazioni: &laquo;Tredicesima cappella della Madonna. Ricco tabernacolo di legno alla gotica, con intagli dorati, dentro il quale &egrave; una piccola immagine della Concezione. Opera moderna&raquo;, ACF, G101, Duomo e suoi annessi [&hellip;], n. 42; copia dell&rsquo;inventario Pini si trova in AOSMF, XI.8.4, Libri corali. Inventarii d&rsquo;oggetti d&rsquo;arte. Rimarrebbe da consultare l&rsquo;Archivio dei cappellani del Duomo, ad oggi non accessibile.\">37<\/a><\/sup>. Di quest\u2019ultima tuttavia fissiamo i termini tra il primo furto, che gi\u00e0 pot\u00e9 motivare il rifacimento dell\u2019edicola, e l\u2019Assunzione del 1853, che i canonici designarono per inaugurare il nuovo <em>Tabernacolo<\/em>: \u00ab1853. A d\u00ec 11 luglio. [\u2026]da lungo tempo e notoriamente &lt;\u00e8 stato&gt;fissato il giorno dell\u2019Assunzione di Maria Santissima per collocare di nuovo nella primitiva cappella, nobilmente adornata ed arricchita a spese di benefattori, l\u2019immagine di Maria Santissima sotto il titolo della Concezione [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_4007\" id=\"identifier_37_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ACF, A26, Libro di partiti N, p. 401.\">38<\/a><\/sup>. Quegli anni erano inoltre propizi poich\u00e9 Pio IX stava preparando la proclamazione dogmatica dell\u2019Immacolata Concezione di Maria, avvenuta l\u20198 dicembre 1854<sup><a href=\"#footnote_38_4007\" id=\"identifier_38_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bulla dogm. Ineffabilis Deus, in Pii IX&hellip;, 1854, pp. 597-619, in specie p. 613: &laquo;Nos itaque [&hellip;], vix dum [&hellip;] totius Ecclesi&aelig; gubernacula tractanda suscepimus, nihil certe antiquius habuimus, quam [&hellip;] ea omnia peragere, qu&aelig; ad huc in Ecclesi&aelig; votis esse poterant, ut Beatissim&aelig;Virginis honor augeretur, eiusque pr&aelig;rogativ&aelig; uberiori luce niterent&raquo; (&laquo;Noi dunque [&hellip;], non appena [&hellip;] assumemmo il governo della Chiesa intera[1846], stimammo che certamente nulla avesse la precedenza sul compiere quel che ancora fosse negli auspici della Chiesa, affinch&eacute; l&rsquo;onore da tributare alla Beatissima Vergine fosse accresciuto, e splendessero di pi&ugrave; abbondante luce le sue prerogative&raquo;, trad. nostra).\">39<\/a><\/sup>, ed al seguito del Papa l\u2019arcivescovo di Firenze Ferdinando Minucci ne aveva molto accresciuto il culto, tanto da vietare usi diversi della cappella della Concezione<sup><a href=\"#footnote_39_4007\" id=\"identifier_39_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cos&igrave; scriveva l&rsquo;arcivescovo al Capitolo il 22 agosto 1853, a tutela della liturgia e dei nuovi arredi della Concezione: &laquo;Decorata coll&rsquo;offerte dei fedeli di ricche suppellettili, e di oggetti preziosi la cappella della Santissima Concezione, [&hellip;] e [&hellip;] vedendo che ogni d&igrave; pi&ugrave; va crescendo il culto a quella sacra immagine, crediamo necessario [&hellip;] impedire che a quell&rsquo;altare non si facciano pi&ugrave; quelle funzioni mortuarie che fino a quest&rsquo;oggi sono state praticate [&hellip;]&raquo;. ACF, I21, Scritture varie tomo XLI, doc. 14.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne l\u2019identit\u00e0 dell\u2019argentiere, Diletta Corsini e Francesca Favilli propongono su base stilistica un\u2019<em>\u00e9quipe<\/em> diretta dal fiorentino Ugolino Francioni<sup><a href=\"#footnote_40_4007\" id=\"identifier_40_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Corsini- F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002. Ugolino Francioni fu pagato dalla Deputazione Ecclesiastica per ripuliture di argenti nel 1861-1862; per mansioni simili in precedenza la Deputazione si rivolse a Giuseppe Brandani (Jr.), negli anni 1851-1860. Vedi ACF, P112, Deputazione Ecclesiastica, Debitori e creditori, f. 41. Per Francioni cfr. M. E. Bastianelli, Francioni Ugolino (ad vocem), in Argenti fiorentini&hellip;, 1993, p. 411. Per Brandani (Jr.) cfr. Eadem, Brandani Giuseppe (ad vocem), Ivi, p. 398.\">41<\/a><\/sup>, che marchi\u00f2 due coppie di candelieri aggettanti a tre bracci da incastrare al <em>Tabernacolo<\/em><sup><a href=\"#footnote_41_4007\" id=\"identifier_41_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00382233, 2002; E&aelig;dem, OA 09\/00382253, 2002.\">42<\/a><\/sup>; all\u2019arredo infatti ne aderivano di altri mobili fatti in parallelo, non in stile gotico ma in sintonia col decoro generale. Ora se il recente restauro del 1994, operato dall\u2019argentiere Romano Mari,non ha riscontrato punzoni sul <em>Tabernacolo<\/em><sup><a href=\"#footnote_42_4007\" id=\"identifier_42_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul restauro vedi ACF, Deposito, Restauro tabernacolo argenteo dell&rsquo;Immacolata 1994; ACF, Deposito, Restauro tabernacolo altare dell&rsquo;Immacolata 1996; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002. Presso l&rsquo;Archivio Capitolare esiste una relazione tecnica, al momento non consultabile. Precedenti interventi sono documentati in ACF, O113, Miscellanea, fasc. Quietanze cappella SS. Concezione.\">43<\/a><\/sup>, l\u2019attribuzione pu\u00f2 confermarsi per la ricorrenza dei particolari fioriche punteggiano i girali dell\u2019edicola come quelli dei candelieri, e che si ritrovano nella cornice reggi-cristallo della mostra d\u2019altare contenente la <em>Madonna del Conforto <\/em>ad Arezzo, in bronzo e riporti d\u2019argento, documentata a Francioni (<a title=\"Fig. 2. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Ugolino Francioni, 1853 circa, &lt;i&gt;Coppia di candelieri ornati&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot03.jpg\">3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_43_4007\" id=\"identifier_43_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La cornice fu disegnata da Francioni nel 1850 e da lui realizzata nel 1858. Cfr. Arte aurea aretina II. Oreficeria aretina attraverso i secoli, catalogo della mostra a cura di D. Bartoli, Firenze 1986, p. 84; S. Pichi, Tra sacro e profano. Ori e argenti dell&rsquo;Ottocento, in Arte in terra d&rsquo;Arezzo. L&rsquo;Ottocento, a cura di L. Fornasari-A. Giannotti, Firenze 2006, p. 250 fig. 324, p. 260.\">44<\/a><\/sup>. Compatibile coi modi del Francioni ci pare la convivenza degli elementi vegetali, di fattura sapiente per quanto ripetitivi, con l\u2019imbarazzo per la figura umana nei tratti e nelle mani degli angeli laterali, che vengono per\u00f2 ravvivati dal guizzo puntuto della capigliatura pressappoco giottesca (<a title=\"Fig. 4. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot04.jpg\">Fig. 4<\/a>).Pregevole \u00e8 il trattamento delle superfici nell\u2019alternanza fra la brunitura specchiante e la granitura, che \u00e8 \u00abchiareggiare l\u2019oro\u00bb<sup><a href=\"#footnote_44_4007\" id=\"identifier_44_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Cennini, Il libro dell&rsquo;arte o trattato della pittura (inizi XV secolo), &sect; CXL, Come d&egrave;i principalmente volgere le diademe, e granare in su l&rsquo;oro, e ritagliare i contorni delle figure.\">45<\/a><\/sup>,e l\u2019uso perito del cesello e del traforo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ugolino Francioni dunque consacr\u00f2 la carriera al <em>revival<\/em> barocco e rococ\u00f2, dove il medioevo trov\u00f2 spazio in ruolo marginale<sup><a href=\"#footnote_45_4007\" id=\"identifier_45_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Emblematico il reliquiario che Francioni realizz&ograve; nel 1862, conservato presso la Badia delle Sante Flora e Lucilla ad Arezzo. L&rsquo;arredo, bench&eacute; spesso definito neogotico in base a vaghi elementi, di medievale ha poco. Vedi Arte aurea&hellip;, 1986, p. 84; S. Pichi, Tra sacro&hellip;, 2006, pp. 259-260.\">46<\/a><\/sup>. Mai pi\u00f9 invece si ciment\u00f2 in un neogotico dai riferimenti cos\u00ec raffinati, per cui nelle soluzioni formali, al netto del <em>d\u00e9cor<\/em> interno, ipotizziamo che sia stato coadiuvato da un architetto al corrente del dibattito d\u2019allora sul Trecento toscano, che propose una sintesi stilistica del Duomo e di altri interventi arnolfiani veri o presunti<sup><a href=\"#footnote_46_4007\" id=\"identifier_46_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gaetano Baccani ad esempio, architetto del riordino interno del Duomo (dal 1842) e pioniere del neogotico toscano. Un altro possibile nome &egrave; Niccol&ograve; Matas, gi&agrave; impegnato con le facciate di Santa Croce e del Duomo, che tra l&rsquo;altro propose un colossale &laquo;tempio o tabernacolo&raquo; gotico a rimpiazzare il coro di Baccio Bandinelli. Secondo Giuseppe Tassinari si doveva trattare di una declinazione a pinnacoli e traforo del baldacchino di San Pietro, in bronzo e ferro; cfr. G. Tassinari, A proposito della nuova facciata della cattedrale fiorentina. Commentario di un uomo di buona fede sulle riflessioni di un artista privato, Firenze 1843, p. 24 nota 3, cit. in M. Maffioli, Il neogotico purista di Niccola Matas, in Il neogotico nel XIX e XX secolo,atti a cura di R. Bossaglia- V. Terraroli, II, Milano 1989, p. 327 nota 3.\">47<\/a><\/sup>. La cuspide molto acuta ricorda la struttura delle porte del Campanile e dei Cornacchini, nonch\u00e9 delle loro edicolette, ma anche di interventi pi\u00f9 tardi come l\u2019incorniciatura delle bifore delle tribune ola <em>Porta della Mandorla<\/em>(<a title=\"Fig. 5. &lt;i&gt;Porta del Campanile&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, fiancata sud. Per gentile concessione di Maximillian Hernandez.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot05.jpg\">Figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. &lt;i&gt;Finestra della cappella di San Matteo&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, tribuna nord. Per gentile concessione di Maximillian Hernandez.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot06.jpg\">6<\/a>). Il \u2018merletto\u2019 polilobo del pi\u00f9 stondato intradosso ogivale, a sua volta,attinge a motivi comuni come quello della <em>Porta dei Canonici<\/em>,ed i pinnacoli rivisitano le longilinee guglie medievali delle fiancate, laddove,per la loro possanza, potrebbero altrettanto ispirarsi ai pilieri di un polittico tardogotico. L\u2019idea del padiglione aggettante, ugualmente contemplata dalle cornici tardogotiche<sup><a href=\"#footnote_47_4007\" id=\"identifier_47_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla carpenteria del polittico tardogotico toscano, vedi A. De Marchi- M. Mazzalupi, La pala d&rsquo;altare. Dal polittico alla pala quadra. Dispense del corso tenuto nell&rsquo;a.a. 2011-2012, Firenze 2012, pp. 27-43.\">48<\/a><\/sup>, sembra meglio derivare dal <em>Tabernacolo dei Medici e Speziali<\/em> attribuito a Pietro di Giovanni Tedesco verso il 1399, la cui calotta fu mutuata dall\u2019erigenda cupola del Duomo immaginata da Orcagna nel sacello marmoreo di Orsanmichele (1359)<sup><a href=\"#footnote_48_4007\" id=\"identifier_48_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Tabernacolo dei Medici e Speziali era stato recentemente riprodotto in G. P. Lasinio, Il tabernacolo della Madonna d&rsquo;Orsanmichele lavoro insigne di Andrea Orcagna e altre sculture di eccellenti maestri le quali adornano la loggia e la chiesa predetta, Firenze 1851, tav. 9. La medesima calotta aggettante fu progettata da Niccol&ograve; Matas per la sommit&agrave; del portale maggiore del Duomo, ma approntata solo nel 1861 nel cantiere della facciata di Santa Croce per accogliere l&rsquo;Addolorata di Giovanni Dupr&eacute;, che sostitu&igrave; il San Ludovico di Tolosa di Donatello spostato in controfacciata. Infine anche Emilio De Fabris pens&ograve; ad una simile cupoletta per il registro inferiore di nicchie sulla facciata del Duomo, nel 1877. N. Matas, Dimostrazione del progetto del cav. prof. architetto Niccol&ograve; Matas per compiere colla facciata la insigne basilica di S. Maria del Fiore metropolitana della citt&agrave; di Firenze, Firenze 1859, tav. 3; D. Pegazzano, OA 09\/00229957, 1992;G. Carrari, La facciata&hellip;, 2000, pp. 28, 31; A. Griffo, The Trecento Sculptures in the Exterior Tabernacles at Orsanmichele, in Orsanmichele and the History and Preservation of the Civic Monument, &ldquo;Studies in the History of Art, 76&rdquo;, &ldquo;Center for Advanced Study in the Visual Arts. Symposium Papers, LIII&rdquo;, atti a cura di C. B. Strehlke, Washington (DC) 2012, pp. 132-133; E. Neri Lusanna, Andrea Pisano&rsquo;s Saint Stephen and the Genesis of Monumental Sculpture at Orsanmichele, Ivi, p. 62.\">49<\/a><\/sup>; un\u2019<em>auctoritas<\/em> che nel nostro caso diventa anche la reale versione di Brunelleschi (<a title=\"Fig. 7. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Pietro di Giovanni Tedesco (attr.), 1399 circa, &lt;i&gt;Tabernacolo dei Medici e Speziali&lt;\/i&gt;, Firenze, Orsanmichele. Per gentile concessione di Maximillian Hernandez.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot08.jpg\">8<\/a>). Nella ghimberga, sotto il padiglione, si apre un oculo che gioca sul motivo dell\u2019ogiva triloba, ma ritmato da una coroncina interna di stami impollinati che lo uniforma alle infiorescenze del resto. I fianchi e la sezione superiore del fronte vengono scanditi da monofore trilobe cieche che variano sull&#8217;articolazione delle paraste e dei contrafforti del Duomo (<a title=\"Fig. 9. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, fiancata nord. Per gentile concessione di Maximillian Hernandez.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot10.jpg\">10<\/a>).I motivi decorativi, peraltro,rispondono ad una gamma eclettica spaziante dalle plurime citazioni della cattedrale trecentesca, alla candelabra tardo quattrocentesca con grappoli, rose e gigli, al riporto traforato primo secentesco, all\u2019intreccio fogliaceo neobarocco (<a title=\"Fig. 11. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_49_4007\" id=\"identifier_49_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In contemporanea venne approntato il paliotto argenteo per l&rsquo;altare dell&rsquo;Immacolata, commissionato da Enrico Danti e Filippo Matteoni agli argentieri Giovanni Stanghi e Raffaello Morelli, con le cornici del bronzista Manzini. L&rsquo;oggetto, di gusto neobarocco non dissimile dalla decorazione sotto l&rsquo;immagine del Tabernacolo della Concezione, fu presentato all&rsquo;Esposizione Toscana del 1854, ricevendo lode per la qualit&agrave; tecnica. Tuttavia la commissione non approv&ograve; &laquo;in ogni sua parte la composizione, che avrebbe desiderata pi&ugrave; nuova e svariata nello spirito delle linee, e di maggiore semplicit&agrave; ed eleganza nella scelta degli ornamenti&raquo;. La delusione potrebbe denunciare l&rsquo;aspettativa di un pi&ugrave; chiaro pendant, se non con il Tabernacolo medievaleggiante, con l&rsquo;intera cappella gotica della Concezione. L&rsquo;arredo si trova oggi presso il Museo dell&rsquo;Opera del Duomo. Cit. da V. Manteri, Rapporto sui lavori di litotarsia, di xilografia, d&rsquo;intaglio, di scagliola, di doratura e verniciatura,in Rapporto generale della Pubblica Esposizione dei Prodotti Naturali e Industriali della Toscana fatta nell&rsquo;I. e R. Istituto tecnico Toscano nel MDCCCLIV, Firenze 1854, p. 399, cit. in M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, p. 290 nota 97. Sul paliotto vedi inoltre: ACF, G103, Atti cappella della SS. Concezione, ff. n. n., Copia del contratto di donazione alla Deputazione Ecclesiastica (Prot. XV n. 41, Rep. n. 61, 05\/12\/1854); Catalogo dei prodotti naturali e industriali della&nbsp;Toscana&nbsp;presentati all&rsquo;esposizione&nbsp;del&nbsp;1854 fatta in Firenze nell&rsquo;I. e R. Istituto Tecnico, Firenze 1854, p. 129; Brevi Notizie storiche&hellip;, 1897, p. 9; Brevi Notizie del Culto&hellip;,1904, p. 14; M. E. Bastianelli, Argenti&hellip;, 1993, pp. 290, 302-303.\">50<\/a><\/sup>. Infine troviamo rimarchevole l\u2019inserimento, ai lati del monogramma mariano sullo zoccolo basamentale, degli emblemi fiorentini al giglio del Comune ed alla croce del Popolo, spiegabile come cifra identitaria per sottolineare il legame della citt\u00e0 con l\u2019Immacolata, nel quadro dell\u2019imminente dichiarazione dogmatica (<a title=\"Fig. 12. Ugolino Francioni, 1853, &lt;i&gt;Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt; (particolare), Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot12.jpg\">Fig. 12<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_50_4007\" id=\"identifier_50_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Diverse fonti fissano le origini fiorentine di un culto stabile all&rsquo;Immacolata agli anni quaranta del XV secolo. Oltre alla bibliografia citata sul Tabernacolo e sulla sua immagine, si veda: ACF, G104, Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo, p. 1.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Gli altri oggetti solidali al <em>Tabernacolo<\/em>,che non possiamo attribuire con certezza all\u2019argentiere pur essendone possibile l\u2019esecuzione contemporanea, sono una mensola per l\u2019esposizione dell\u2019Eucaristia o del <em>Reliquiario argenteo del soggolo della Madonna<\/em><sup><a href=\"#footnote_51_4007\" id=\"identifier_51_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mensola reca delle spighe, a denotare la principale destinazione eucaristica. Il reliquiario, in stile neogotico &lsquo;toscaneggiante&rsquo;, proviene da Roma ed &egrave; conservato presso il Capitolo, insieme all&rsquo;autentica dell&rsquo;arcivescovo Eugenio Cecconi datata 3 gennaio 1877. Sul retro della cuspide si trova la punzonatura &laquo;Fonderia Spagna Roma 1876&raquo;. L&rsquo;elenco dei reliquiari della cattedrale ricorda che l&rsquo;arredo &egrave; un dono Gerini pervenuto prima del 1889. Cfr. A. Bicchi &ndash; A. Ciandella, Testimonia&hellip;, 1999, pp. 24, 84 n. 45; D. Corsini- F. Favilli, OA 09\/00382229, 2002; F. Favilli, OA 09\/00347090, 2006; S. Sergiampietri, Lasciti&hellip;, 2009-2010, pp. 67-68, n. 16.\">52<\/a><\/sup>, e due peducci neocinquecenteschi rispettivamente con l\u2019arme dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore e del Capitolo, che fino al 25 settembre 1954 si trovavano al pi\u00e8 dell\u2019edicola (<a title=\"Fig. 13. Ugolino Francioni (?), 1853 circa, &lt;i&gt;Peducci del Tabernacolo della Concezione&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 a Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione, foto in AOSMF, Conservazione e restauro, fasc. 3 Cappella dell\u2019Immacolata (in fase di riordino), nr. 004. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot13.jpg\">Figg. 13<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 14. &lt;i&gt;Assetto del Tabernacolo della Concezione ante 25 settembre 1954&lt;\/i&gt;, gi\u00e0 a Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, cappella della Concezione, foto in AOSMF, Conservazione e restauro, fasc. 3 Cappella dell\u2019Immacolata (in fase di riordino), nr. 001. Per gentile concessione dell'Opera di Santa Maria del Fiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/bot14.jpg\">14<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_52_4007\" id=\"identifier_52_4007\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1954 furono smantellate le colonne ed il frontone del sacello marmoreo secentesco che inquadrava l&rsquo;armadio reliquiario della cappella di Sant&rsquo;Antonio, rimpiazzato dal 1853 col Tabernacolo della Concezione (supra, nota 28). Il progetto fu anzitutto approvato dal Capitolo con lettera all&rsquo;Opera di Santa Maria del Fiore (11\/10\/1954, prot. S.18\/54), e prevedeva, secondo la domanda di nulla osta inoltrata alla Soprintendenza ai monumenti per le province di Firenze, Arezzo e Pistoia dal commissario prefettizio dell&rsquo;Opera Rodolfo Francioni, &laquo;la semplice remozione dell&rsquo;esistente edicola seicentesca in marmo e la collocazione del tabernacolo della Madonna su due colonnette provenienti dall&rsquo;edicola da rimuovere&raquo;, con l&rsquo;urgenza di &laquo;ultimare il lavoro per il prossimo 8 dicembre, data di chiusura dell&rsquo;anno mariano&raquo; (29\/10\/1954, prot. 193). Il soprintendente Alfredo Barbacci autorizz&ograve; l&rsquo;Opera alla &laquo;trasformazione dell&rsquo;altare della Madonna secondo il progetto numero 32 del settembre 1954 presentato da codesta Opera, purch&eacute; il tabernacolo marmoreo ora esistente sia accuratamente smontato e sistemato in magazzino, in modo da potere essere eventualmente ricomposto. Il tabernacolo d&rsquo;argento dovr&agrave; essere disposto in prossimit&agrave; della parete esterna fondale della cappella&raquo; (04\/12\/1954, prot. 3686, class. A166); vedi AOSMF, Lavori a tutti i monumenti 1938-1959, n. 119 (provvisorio), fasc. Opera di Santa Maria del Fiore. Soprintendenza ai monumenti Firenze (in fase di riordino). Le ultime fotografie prima dello smantellamento, datate 25\/09\/1954, furono scattate da Foto Electra di via Aretina 112, e mostrano i peducci che nelle foto dell&rsquo;avvenuto restauro spariscono. Queste ultime, non datate, furono scattate poco dopo dalla medesima ditta, il cui timbro tuttavia cambi&ograve; in Elettra; vedi AOSMF, Conservazione e restauro, fasc. 3 Cappella dell&rsquo;Immacolata (in fase di riordino). In base al succitato carteggio possiamo datare gli interventi al dicembre 1954 o primi mesi 1955.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Abbreviazioni<br \/>\nACF: Archivio del Capitolo Metropolitano Fiorentino.<br \/>\nAOSMF: Archivio dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore.<\/p>\n<p>Crediti fotografici<br \/>\nFigg. 1-4, 7, 9, 11-12: Opera di Santa Maria del Fiore \/ Foto Antonio Quattrone; figg. 13-14: Opera di Santa Maria del Fiore; figg. 5-6, 8, 10: Maximillian Hernandez.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4007\" class=\"footnote\">Ringrazio la prof.ssa Dora Liscia Bemporad. Sono inoltre grato al  dott. Lorenzo Fabbri, al dott. Giuseppe Giari ed alla dott.ssa Dalia Di  Giacomo dell\u2019Archivio dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore; alla dott.ssa  Silvia Mori del Capitolo Metropolitano; al diacono don Alessandro  Bicchi, al dott. Alessandro Ciandella, al dott. Guido Scatizzi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4007\" class=\"footnote\">Per la cultura settecentesca che prepar\u00f2 il <em>revival<\/em> sacro in Gran Bretagna, vedi A. Capitanio &#8211; C. M. Sicca, <em>Viaggio nel rito. John Talman e la costruzione di un Museo Sacro Cartaceo<\/em>, Firenze 2008, in specie pp. 26-55, 73-79. Su Augustus W. N. Pugin \u00e8 utile il paragrafo di F. Bologna, <em>Dalle arti minori all\u2019industrial\u00a0design. Storia di una ideologia <\/em>(1972), Napoli 2017, pp. 193-206. Sul Pugin teorico \u00e8 imprescindibile il testo di C. Powell, <em>Augustus Welby Pugin Designer of the BritishHouses of Parliament. The Victorian Quest for a Liturgical Architecture<\/em>, Lewiston (NY) 2006; per le realizzazioni d\u2019architettura e suppellettile si veda M. Fisher, <em>\u2018Gothic for Ever\u2019.A. W. N.\u00a0Pugin, Lord Shrewsbury, and the Rebuilding of Catholic England<\/em>, Reading 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4007\" class=\"footnote\">Ad esempio: Pio IX, litt. enc. <em>Qui pluribus<\/em>, 9 novembre 1846, in <em>Pii IX Pontificis Maximi Acta<\/em>, I, Roma 1854, pp. 4-24; Idem, litt. enc. <em>Quanta cura<\/em>, 8 dicembre 1864, <em>Acta Apostolic\u00e6 Sedis<\/em> III (1867), pp. 160-176; Pio X, litt. enc. <em>Pascendi dominici gregis<\/em>, 8 settembre 1907, <em>AAS<\/em> XL (1907), pp. 593-650; Pio XII, litt. enc. <em>Humani generis<\/em>, 12 agosto 1950, <em>AAS <\/em>XXXXII (1950), pp. 561-578. Sulla correlazione fra i documenti citati si veda R. Amerio, <em>Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX<\/em> (1985), \u201cI classici della tradizione, 2\u201d, Verona 2017, pp. 35-38, 40-45, nn. 24, 26-28. L\u2019argomento richiederebbe maggiore sviluppo, con la menzione almeno del Concilio Vaticano I (1868-1870) e dell\u2019enciclica <em>Rerum novarum<\/em> di Leone XIII (15 maggio 1891).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4007\" class=\"footnote\">Leone XIII, litt. enc. <em>\u00c6terniPatris<\/em>, 4 agosto 1879, <em>AAS<\/em> XII (1879), pp. 97-115. Per la neoscolastica si veda la voce dell\u2019<em>Enciclopedia Italiana<\/em> redatta nel 1934 da Agostino Gemelli, fra gli ultimi esponenti della corrente, accessibile su treccani.it (URL consultato 04\/09\/2019). Pi\u00f9 recente, ma compendiaria, \u00e8 la voce di H. Vorgrimler, <em>Scolastica<\/em> (<em>ad vocem<\/em>), in <em>Neuestheologisches W\u00f6rterbuch<\/em> (2000), a cura di L. Marinconz-R. Mela, Bologna 2004, pp.655-657.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4007\" class=\"footnote\">Cit. da D. Liscia Bemporad, <em>La bottega orafa di Lorenzo Ghiberti<\/em>, \u201cArti del Fuoco, 3\u201d, Firenze 2013, p.21. Fino al Concilio di Trento (1545-1563), certa committenza tendeva a non lasciare che le movenze paganeggianti del rinascimento venissero assorbite dai vasi sacri. Solo le <em>Instructiones<\/em> di san Carlo Borromeo, del 1577, costituirono una vera cesura stilistica. Cfr. C. Borromeo, <em>Instructiones fabric\u00e6 et supellectilis ecclesiastic\u00e6<\/em>, in <em>Trattati d\u2019arte del Cinquecento fra manierismo e controriforma<\/em>, \u201cScrittori d\u2019Italia, 222\u201d, a cura di P. Barocchi, III, Bari 1962, pp. 1-113; riedito come <em>Instructionum fabric\u00e6 et supellectilis ecclesiastic\u00e6. Istruzioni intorno alla fabbrica ed alla suppellettile ecclesiastica<\/em>, \u201cMonumenta studia instrumenta liturgica, 8\u201d, a cura di S. Della Torre-M. Marinelli, Citt\u00e0 del Vaticano 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4007\" class=\"footnote\">Le <em>Pubbliche Esposizioni di prodotti di arti e manifatture<\/em> presero avvio nel 1839 con cadenza triennale, e ne erano escluse le belle arti in quanto tali. Le giurie dovevano tenere conto della qualit\u00e0 e della convenienza commerciale dei prodotti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_4007\" class=\"footnote\">Cit. da M. Branca-A. Caputo, <em>Problematiche di arte applicata a Firenze nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, tra formazione artigiana, collezionismo e mercato antiquario<\/em>, in \u201cDecArt\u201d, X, 2009, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_4007\" class=\"footnote\">Sui temi menzionati e, pi\u00f9 in genere, sulla produzione e circolazione degli argenti toscani nell\u2019Ottocento, cfr. ad esempio: M. E. Bastianelli,<em> Argenti fra sacro e profano dall\u2019invasione francese a Firenze capitale. 1800-1871<\/em>, in<em> Argenti fiorentini dal XV al XIX secolo. Tipologie e marchi<\/em>, a cura di D. Liscia Bemporad, I, Firenze 1993, pp. 269-313;C. Strocchi, <em>Produzione seriale e \u00abonesta libert\u00e0\u00bb di industria. Dall\u2019Arte della Seta alla Camera di Commercio. 1765-1800<\/em>, <em>Ivi<\/em>, pp. 229-268; D. Liscia Bemporad, <em>Lezione IV. Le arti decorative a Firenze nel XIX secolo tra arte e industria<\/em>, in <em>L\u2019arte del fare il fare arte<\/em>,\u201cI mestieri d\u2019arte-esperienze d\u2019artigianato, 1\u201d, a cura di M. P. Lebole, I, Firenze 2003, pp. 59-65; G. Raspini, <em>Argenti<\/em><em> toscani del \u2018700 e dell\u2019800 e l\u2019archivio inedito di Costantino Bulgari sugli argenti toscani con esclusione degli oggetti ad uso religioso e dei manufatti dello Stato di Lucca<\/em>, Firenze 2004; M. Branca-A. Caputo, <em>Problematiche\u2026<\/em>, 2009, pp. 41-56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_4007\" class=\"footnote\"><em>Esposizione Italiana Agraria, Industriale e Artistica tenuta in Firenze nel 1861. Catalogo Officiale<\/em>, Firenze 1861. Insieme furono pubblicati i numeri di un giornale illustrato dedicato alle tematiche dell\u2019Esposizione. Fra le botteghe fiorentine in decadenza v\u2019erano i Marchesini, i Gherardi, i Frilli ed altre. Cfr. M. E. Bastianelli,<em> Argenti\u2026<\/em>, 1993, pp. 278, 303; <em>Orafi e argentieri in Firenze dal XV al XIX secolo. Profili biografici, matricole, censimenti, documenti<\/em>, a cura di D. Liscia Bemporad-D. Corsini-E. Nardinocchi [et al.], in <em>Argenti fiorentini\u2026<\/em>, 1993, pp. 411-412, 414-415, 423; A. Capitanio, <em>Tra arte e industria. Argentieri italiani nelle grandi esposizioni del secondo Ottocento<\/em>, Livorno 1996, p. 13 e nota 21, p. 15; Eadem, <em>Il recupero ottocentesco <\/em><em>degli smalti \u00aben ronde-bosse\u00bb<\/em>, in \u201cAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia. Quaderni\u201d, IV ser., XV, 2003, p. 138; D. Liscia Bemporad, <em>Lezione\u2026<\/em>, 2003, pp. 61-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_4007\" class=\"footnote\">Oltre alle Esposizioni di Torino (1829, 1844, 1858) ed a quelle leopoldine ricordate, si mossero diverse citt\u00e0 dell\u2019Italia preunitaria, con iniziative supportate dalle Accademie o Societ\u00e0 interessate al campo tecnico-educativo. A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, pp. 11-12, 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_4007\" class=\"footnote\">Fra i virtuosi v\u2019erano i fiorentini Luigi Maluberti e Francesco Vagnetti, ed il romano Fortunato Pio Castellani; gli argentieri in linea con le novit\u00e0 di mercato erano invece Domenico Piranzola di Genova e i milanesi Luigi Henin e Antonio Ghezzi &amp; Figlio. <em>Ivi<\/em>, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_4007\" class=\"footnote\">Sostenitore di queste tesi fu il patriota Pietro Coccoluto Ferrigni, <em>alias <\/em>Yorick, che intervenne a pi\u00f9 riprese sull\u2019Esposizione di Firenze. Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_4007\" class=\"footnote\">Dal clima dell\u2019industrializzazione e delle Esposizioni, nel 1869 nacque a Firenze la Scuola d\u2019intaglio, primo istituto tecnico di arti decorative della citt\u00e0 con sede in Santissima Annunziata, e dal 1878 in Santa Croce. L\u2019istituto, denominato Scuola Professionale per le Arti Decorative e Industriali dal 1880, sent\u00ec la tradizione medievale e rinascimentale come la pi\u00f9 appropriata ad ispirare l\u2019arredo liturgico. Pochi orafi e argentieri tuttavia vi parteciparono, ancora legati alla formazione di bottega. Sulla formazione artigiana nell\u2019Ottocento a Firenze cfr. S. Chiarugi, <em>Botteghe di mobilieri in Toscana 1780-1900<\/em>, I, Firenze 1994, pp. 39-50; D. Liscia Bemporad, <em>Lezione\u2026<\/em>, 2003, p. 64; M. Branca-A. Caputo, <em>Problematiche\u2026<\/em>, 2009, pp. 41-56. La dott.ssa Mirella Branca, che ringrazio, mi segnala come nell\u2019archivio dell\u2019attuale Istituto d\u2019Arte di Porta Romana, erede della Scuola di Santa Croce, si conservino progetti acquerellati per suppellettile liturgica; a riguardo si veda anche <em>Le arti decorative a Firenze. Il patrimonio storico dell&#8217;Istituto d&#8217;arte 1869-1940<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Branca-A. Caputo, Livorno 1994, p. 54, n. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_4007\" class=\"footnote\"><em>Catalogo Generale della Ditta Fratelli Bertarelli<\/em>, Milano 1910, cit. in A. Capitanio,<em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 75 nota 1. La ditta asseriva di essere la prima e l\u2019unica vera industria del sacro. Secondo il catalogo, la via maestra dell\u2019arte industriale sarebbe stata riprodurre a macchina i pezzi unici artistici, senza che cesello e bulino fossero pi\u00f9 gli strumenti imprescindibili dell\u2019oreficeria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_4007\" class=\"footnote\">Vedi i cataloghi: <em>Antica Fabbrica di Arredi Sacri della Ditta Levati Giuseppe &amp; C.- Catalogo Generale Arredi di Chiesa<\/em>, aprile-giugno 1890, nelle cui illustrazioni si presentavano oggetti gi\u00e0 realizzati e pronti all\u2019uso, anzich\u00e9 un repertorio di modelli da realizzare su commissione; <em>Ditta L. Muscetti e G. Knight. Catalogo di Argenteria per il Culto Cattolico<\/em>, Napoli, s.a.; <em>A.&amp;C. Ghezzi, Successori di Antonio Ghezzi &amp; Figlio<\/em>, Milano 1900, dove la ditta rivendicava la specialit\u00e0 di lavorare a cesello e bulino anzich\u00e9 utilizzare gli stampi. Cfr. A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 76 note 8-9, p. 77 note 10-11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_4007\" class=\"footnote\"><em>Catalogo degli oggetti ammessi alla Esposizione romana del 1870 relativa all&#8217;arte cristiana e al culto cattolico<\/em>, Roma 1870. Tra i premiati stranieri, il britannico John Hardman Powell, pupillo di Augustus W. N. Pugin, ed i francesi della <em>Soci\u00e9t\u00e9 catholique pour la fabrication, la vente, la commission de tous les objects consacr\u00e9sau culte catholique<\/em>, nata negli anni quaranta. Cfr. A. Capitanio,<em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_4007\" class=\"footnote\">Il calice fu riprodotto nel catalogo dell\u2019Esposizione e nel repertorio di modelli <em>Pattern Book for Jewellers, Gold- and Silversmiths<\/em>, III, London 1880-1883, tav. 149; oggi si trova a Firenze, Museo dell\u2019Opera del Duomo. Il prototipo disegnato nel 1845 fu donato dalla Citt\u00e0 di Roma al neoeletto Pio IX (1846), e si trova nel Tesoro di Santa Maria Maggiore a Roma. Un terzo esemplare \u00e8 segnato nel contabile Castellani al 1887-1888, come calice d\u2019argento dorato e gemme donato a Leone XIII dall\u2019arcivescovo di Spoleto, in rappresentanza dei vescovi umbri, e comparve all\u2019<em>Esposizione Vaticana<\/em> del 1888. Il quarto \u00e8 recentemente emerso da una collezione privata, ed \u00e8 stato riferito da Stefanie Walker agli anni 1846-1870. Sui calici vedi A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>,1996, p. 78 e nota 15; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00348368, 2002; M. Hargrave &#8211; Y. Elshafei- E. Wagner, <em>Checklist of the Exhibition<\/em>, in <em>Castellani and Italian Arch\u00e6ological Jewelry<\/em>, catalogo della mostra a cura di S. Walker-S. Weber Soros, New Haven (CT) 2004, p. 345 nn. 14-16; S. Walker, <em>Founders, Family Members and the Firm<\/em>, <em>Ivi<\/em>, p. 41 nota 33, p.43 note 34-36; S. Weber Soros, <em>\u00ab<\/em><em>Under the Great Canopies of Civilization\u00bb. Castellani Jewelry and Metalwork at International Exhibitions<\/em>, <em>Ivi<\/em>, p. 258; M. Donati, <em>L\u2019\u00a0oreficeria. <\/em><em>Michelangelo Caetani e i Castellani<\/em>, in <em>Palazzo Caetani<\/em><em>. Storia, arte e cultura<\/em>, a cura di L. Fiorani, Roma 2007, p. 349; S. Sergiampietri, <em>Lasciti e donazioni preziose alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore nel secondo Ottocento<\/em>, tesi magistrale, Universit\u00e0 di Pisa, A.A. 2009-2010, pp. 41-44, n. 6; S. Guido, <em>Un tagliacarte di Alessandro Castellani su disegno di Michelangelo Caetani e l\u2019utilizzo in oreficeria di un nuovo prezioso metallo: l\u2019alluminio<\/em>, in \u201cOADI\u201d, XX, dicembre 2019 (<a href=\"http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\/\">www.unipa.it\/oadi\/rivista\/<\/a>, URL consultato il 04 febbraio 2020).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_4007\" class=\"footnote\">S. Weber Soros, <em>Under the Great\u2026<\/em>, 2004, p. 258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_4007\" class=\"footnote\"><em>L\u2019Esposizione Universale di Vienna del 1873 Illustrata<\/em>, I, Milano 1873, cit. in A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 76 nota 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_4007\" class=\"footnote\">Per esempio, l\u2019<em>Esposizione Vaticana<\/em> raccoglieva oggetti artistici per il giubileo pontificio. Vedi <em>L\u2019Esposizione Vaticana Illustrata<\/em>, Roma 1888, cit. in A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 77 nota 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_4007\" class=\"footnote\"><em>Catalogo Generale della Ditta Fratelli Bertarelli<\/em>, 1910, pp. 220, 223 n. 39, cit. in A. Capitanio, <em>Tra arte\u2026<\/em>, 1996, p. 77 nota 14. Si noti che gli oggetti in questione, pur essendo revivalistici, non sono tutti strettamente classificabili a causa del loro eclettismo, ma anche dell\u2019attitudine corsiva all\u2019identificazione degli stili nei cataloghi di vendita.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_4007\" class=\"footnote\">Sulle riviste citate vedi S. Scarrocchia, <em>L\u2019Arte Industriale e il restauro in Camillo Boito<\/em>, in \u201cAnagk\u0113\u201d, n.s. LVII, 2009, pp. 82-99; A. Capitanio,<em>\u00abEmporium che non conosce limiti di luoghi n\u00e9 di argomenti\u00bb. Gli oggetti d\u2019arte sacra nelle pagine della rivista<\/em>, in <em>Emporium II<\/em><em>. Parole e figure tra il 1895 e il 1964<\/em>, \u201cSeminari e convegni, 36\u201d, atti a cura di G. Bacci- M. Fileti Mazza, Pisa 2014, pp. 153-172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_4007\" class=\"footnote\">Gli stili architettonici prediletti dalla committenza ufficiale, senza grandi cesure tra gli Asburgo-Lorena, gli sconvolgimenti napoleonici (1801-1814), e in ultimo la Restaurazione, furono il neoclassicismo o il cinquecentismo, poich\u00e9 appropriati, nell\u2019instabile temperie, a trasmettere la solidit\u00e0 di valori illuminati ed imperiali. Cos\u00ec fu per le arti minori che,dal secondo Settecento,in Toscana trovarono fortuna anche nelle pi\u00f9 razionalizzate forme modanate nordeuropee. I Lorena favorirono altres\u00ec questi stili per \u2018svecchiare\u2019 rispetto al fasto mediceo, sentito come ormai inadatto ad una corte moderna e bisognosa di risanare l\u2019erario. M. E. Bastianelli, <em>Argenti\u2026<\/em>, 1993, in specie pp. 276-280, 290-294;C. Strocchi, <em>Produzione\u2026<\/em>, 1993; G. Carrari, <em>La facciata di S. Croce<\/em>, in \u201cCitt\u00e0 di vita\u201d, LV, 2000, 1, p. 7; D. Liscia Bemporad, <em>Lezione\u2026<\/em>, 2003, pp. 69-70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_4007\" class=\"footnote\">Ad esempio i Guadagni, gli Scheggi, Francesco Lombardi e Giuseppe Sorbi. Sui Guadagni vedi E. Nardinocchi, <em>Guadagni <\/em>(<em>ad vocem<\/em>), in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, LX (2003), <em>online <\/em>su treccani.it (URL consultato 30\/09\/2018); e <em>Orafi\u2026<\/em>, 1993, pp. 416-417; sugli Scheggi vedi <em>Ivi<\/em>, pp. 434-435. Lombardi e Sorbi sono citati in M. E. Bastianelli, <em>Argenti\u2026<\/em>, 1993, p. 300.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_4007\" class=\"footnote\">Per le altre suppellettili cfr. S. Sergiampietri, <em>Lasciti\u2026<\/em>, 2009-2010. Tra queste si trova la lampada pensile in bronzo della cappella della Concezione, disegnata da Mariano Copped\u00e8 e realizzata dai Fratelli Grazzini del Ponte Vecchio per il cinquantenario del dogma dell\u2019Immacolata (1904). La lampada rivisita il tema della cupola fiorentina, unendolo a citazioni medievali, bizantine e barocche. Vedi D. Corsini, OA 09\/00347088, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_4007\" class=\"footnote\">Per una bibliografia sul <em>Tabernacolo della Concezione<\/em> vedi A. Cocchi, <em>Notizie<\/em><em> storiche intorno antiche immagini di Nostra Donna che hanno culto in Firenze<\/em>, Firenze 1894, p. 74; <em>Brevi Notizie storiche intorno alle tre Sacre Immagini pi\u00f9 venerate in Firenze. SS. Annunziata, SS. Concezione del Duomo, Madonna delle Grazie<\/em>, Firenze 1897, pp. 7-12; <em>Brevi Notizie del Culto della SS. Concezione in Firenze e della Divozione alla Prodigiosa Immagine che si venera nella Chiesa Metropolitana<\/em>, Firenze 1904, pp. 11-16; W.-E. Paatz, <em>Die\u00a0Kirchen\u00a0von Florenz. <\/em><em>Ein kunstgeschichtliches Handbuch<\/em>, III, Frankfurt am Main 1952, pp. 376, 521 nota 313; M. E. Bastianelli, <em>Argenti\u2026<\/em>, 1993, pp. 301-302; S. Chiarugi, <em>Botteghe\u2026<\/em>,1994, p. 375 nota 228; A. Bicchi- A. Ciandella, <em>Testimonia Sanctitatis. Le reliquie e i reliquiari del Duomo e del Battistero di Firenze<\/em>, Firenze 1999, pp. 17, 24; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002; E. Colle-A. Piccardoni, <em>Proposte per un regesto degli argentieri italiani attivi nel XIX secolo<\/em>, in \u201cDecArt\u201d, IX, 2008, p. 84; S. Sergiampietri, <em>Lasciti\u2026<\/em>, 2009-2010, pp. 109-110 e note 34-35; A. Ciandella, <em>Liturgia in Santa Maria del Fiore (XX secolo). Documenti e testi dell\u2019Archivio Capitolare<\/em>,<em> <\/em>a cura di A. Ciandella, I, Firenze 2019, p. 288. Sullo zoccolo dell\u2019arredo \u00e8 scritto \u00abQu\u00e6retur peccatum illius \/ et non invenietur\u00bb (<em>Volg. Ps <\/em>9:36). Sul dipinto vedi D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625060, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_4007\" class=\"footnote\">L\u2019antico proprietario Giovanni Battista Biagiotti colloc\u00f2 l\u2019immagine nella nicchia di via degli Alfani, all\u2019epoca via del Ciliegio, nel 1788, come scritto sul telaio retrostante. Questa suscit\u00f2 una devozione che le fonti equipararono all\u2019Annunziata, tanto che con gli eventi bellici del 1796 l\u2019arcivescovo Antonio Martini, per evitare assembramenti, ne decret\u00f2 la traslazione in Duomo. In via degli Alfani 74 un\u2019epigrafe ricorda che \u00ab[\u2026] Depicta imago Beat\u00e6 Mari\u00e6 Virginis sine labe concept\u00e6 \/ Quam ei cibi posuerat Ioannes Baptista Biagiotti \/ Obquam plurima signa et prodigia \/ Magna populifrequentia \/ Interdiunoctuque concelebrata \/ Ut Dei Mater sanctis coleretur \/ Religiosa supplicatione \/ Antelucano tempore \/ In ecclesiam metropolitanam translata est \/ Kalendisseptembris anno MDCCIVC [<em>sic<\/em>] \/ Collegio presbyterorum Divi Iosephi \/ Concredita cura\u00bb. Per la traslazione, oltre alla bibliografia sul <em>Tabernacolo<\/em>, si veda: ACF, G104, <em>Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo<\/em>, pp. 2-3; E. Bacciotti, <em>Il Fiorentino istruito. Calendario per l\u2019anno 1846. Anno III<\/em>, Firenze 1846, pp. XXXI, 64-65; G. Conti, <em>Firenze Vecchia<\/em>, II ed., I, Firenze 1928, pp. 12-14. Del primo ornamento potrebbe essere la cornicetta d\u2019argento cesellato a foglie ovate che oggi raccorda la tela all\u2019edicola ottocentesca.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_4007\" class=\"footnote\">ACF, G99, <em>Atti diversi<\/em>, ff. n. n., nota (z): \u00ab&lt;Presso l\u2019altare di sant\u2019Antonio&gt; vi era l\u2019immagine della Madonna sotto il titolo della Concezione, che non pareva che avesse luogo in tal circostanza non potendo osservarsi bene le reliquie, che erano nell\u2019armadio dietro al tabernacolo della detta immagine\u00bb. Qui dunque sembra che l\u2019immagine fosse stata spostata provvisoriamente, per consentire all\u2019arcivescovo di visionare le reliquie retrostanti. Un verbale di questa visita si trova in Archivio Arcivescovile, vedi <em>L\u2019Archivio della Cancelleria Arcivescovile di Firenze. Inventario delle visite pastorali<\/em>, \u201cPubblicazioni dell\u2019Archivio Arcivescovile di Firenze. Inventari, 2\u201d, a cura di G. Aranci, Firenze 1998, pp. 113, 213. La cappella di Sant\u2019Antonio aveva un sacello marmoreo a colonne e timpano inquadrante un armadio reliquiario, che misurava da terra al frontone circa 5 m. Federigo Fantozzi, menzionandole reliquie nel 1844,lascia intendere che l\u2019armadio non fu dismesso nel restauro di Gaetano Baccani (1842), cosa che avvenne nel 1852 quando fu realizzato il piedistallo per il <em>Tabernacolo <\/em>neogotico; l\u2019edicola marmorea tuttavia rest\u00f2(<em>infra<\/em>, nota 53).L\u2019antica titolatura viene ancora denunciata dalla soprastante vetrata quattrocentesca, con <em>Sant\u2019Antonio abate in trono<\/em>. Cfr. A. Bicchi-A. Ciandella, <em>Testimonia<\/em><em>\u2026<\/em>, 1999, pp. 14-17, 153 doc. 268; A. Ciandella, <em>Liturgia\u2026<\/em>, 2019, p. 288. Il culto della Concezione presso l\u2019altare di Sant\u2019Antonio non va confuso con l\u2019altare della Concezione sulla controfacciata del Duomo, a destra dell\u2019ingresso centrale, dove si venerava un affresco del XIV secolo con la Madonna detta dei Cherici o <em>Gratiarum plenissima<\/em> del Popolo. La <em>Gratiarum plenissima <\/em>fu staccata verso il 1842,incorniciata e ricollocata nella cappella di San Giovanni della tribuna di San Zanobi.La struttura fisica dell\u2019altare, col riordino di Baccani, fu donatadall\u2019Opera del Duomo all\u2019Opera di Santa Croce. Cfr. AOSMF, XI.8.2, <em>Inventario degli arredi sacri, argenti, ori, mobili, consegnati dall\u2019ex-provveditore dell\u2019Opera a monsignore arcivescovo come presidente della nuova Deputazione Ecclesiastica. 28 aprile 1818<\/em>, p. 185 n. 1955, p. 188, n. 1983; <em>Ivi<\/em>, <em>Inventario generale degli oggetti esistenti nella Metropolitana. 1836<\/em>, ff. 1r-2 (con una nota in grafia successiva, forse di Cesare Guasti); ACF, P110, Deputazione Ecclesiastica, <em>Filza seconda di giustificazioni 1832-1846<\/em>, doc. 302 (21\/08\/1845); F. Fantozzi, <em>Nuova guida ovvero descrizione storico-artistico-critica della citt\u00e0 e contorni di Firenze compilata da Federigo Fantozzi architetto<\/em>, Firenze 1844, pp. 332-333, 337; C. J. Cavallucci, <em>S. Maria del Fiore e la sua facciata. Narrazione storica<\/em>, Firenze 1887, pp. 239-240; L. Fabbri, <em>Il riordinamento ottocentesco del Duomo e lo smantellamento del coro di Bandinelli<\/em>, in <em>Sotto il cielo della cupola<\/em><em>. Il coro di Santa Maria del Fiore dal Rinascimento al 2000. Progetti di Brunelleschi, Bandinelli, Botta, Brenner, Gabetti e Isola, Graves, Hollein, Isozaki, Nouvel, Rossi<\/em>, a cura di T. Verdon, Milano 1997, p. 115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_4007\" class=\"footnote\">L\u2019<em>Inventario degli arredi sacri, argenti, ori, mobili, consegnati dall\u2019ex-provveditore dell\u2019Opera a monsignore arcivescovo come presidente della nuova Deputazione Ecclesiastica. 28 aprile 1818<\/em>, omette di parlare dell\u2019Immacolata in Duomo, forse perch\u00e9 gi\u00e0 di pertinenza ecclesiastica e non dell\u2019Opera. La presenza del primo tabernacolo tuttavia pu\u00f2 venire sottintesa nell\u2019<em>Inventario generale degli oggetti esistenti nella Metropolitana. 1836<\/em>, ff. 13-14, dovei \u00abcustodi della medesima\u00bb scrivono: \u00abSonovi in questa cappella diversi oggetti, quali si omette descriverli nel presente inventario, per appartener questi a diverse pie persone, le quali per accrescere il culto a Maria Santissima della Concezione, hanno questi donati, fino dall\u2019epoca che questa immagine fu dalla via del Ciliegio ov\u2019era situata, trasferita per ordine sovrano dell\u2019anno 1794 [<em>sic<\/em>] nella Metropolitana fiorentina\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_4007\" class=\"footnote\">Per i dettagli sui furti vedi: ACF, G104, <em>Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo<\/em>, pp. 4-5; ACF, P127, <em>Erezione della Deputazione Ecclesiastica <\/em>[\u2026], pp. 123-130; ACF, P215, <em>Inserti vari<\/em>, fasc. 37; AOSMF, XI.1.2, <em>Deliberazioni ed ordini<\/em>, pp. 96-97; AOSMF, XI.2.19, <em>Negozi<\/em>, fasc. 2, f. 54r, e fasc. 34; AOSMF, XI.2.20, <em>Negozi<\/em>, fasc. 16; AOSMF, XI.2.23, <em>Negozi<\/em>, fasc. 11. I furti sono menzionati in <em>Brevi Notizie storiche\u2026<\/em>, 1897, p. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_4007\" class=\"footnote\">Cit. daACF, G104, <em>Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo<\/em>, p. 3; cfr. anche A. Ciandella, <em>Liturgia\u2026<\/em>, 2019, p. 288.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_4007\" class=\"footnote\">La Deputazione Secolare aveva cura del mantenimento strutturale delle \u00abfabbriche insigni\u00bb, ossia Duomo, Battistero e Campanile, e di altri edifici come il Collegio Eugeniano. La bipartizione dell\u2019Opera di Santa Maria del Fiore avvenne nel 1818, cfr. A. Muratori, <em>Sulla natura giuridica dell\u2019Opera di S. Maria del Fiore. Parere per la verit\u00e0 dell\u2019avv. prof. Angelo Muratori<\/em>, Firenze 1910; L. Fabbri, <em>Il tempio e il culto. L\u2019Opera di Santa Maria del Fiore e l\u2019Atto di accollo del 1818<\/em>, in <em>E l\u2019informe infine si fa forma\u2026 Studi intorno a Santa Maria del Fiore in ricordo di Patrizio Osticresi<\/em>, a cura di L. Fabbri -A. Giusti, Firenze 2012, pp. 133-141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_4007\" class=\"footnote\">ACF, G104, <em>Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo<\/em>, p. 3. I registri separati sono in ACF, A12, <em>Opera Pia della Cappella della Santissima Concezione in Duomo<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_4007\" class=\"footnote\">\u00abLa direzione generale del Demanio decise che l\u2019Amministrazione della Santissima Concezione in Duomo non era un ente morale di per s\u00e9 stante, poich\u00e9 i capitali appartenenti a detta Amministrazione sono il provento dell\u2019elemosine ed offerte raccolte in chiesa per il culto di detta immagine. Siccome per\u00f2 questi capitali devono necessariamente appartenere a qualcuno il Demanio dovr\u00e0 decidere se appartengano al Capitolo del Duomo, alla Parrocchia o all\u2019Opera e Fabbriceria. Se debbano appartenere al Capitolo, la tassa del 30% sarebbe dovuta sui capitali ovvero sulla rendita annua in infinito, se appartenesse all\u2019Opera e Fabbriceria quella tassa del 30% dovrebbe corrispondersi per un tempo determinato cio\u00e8 dal 1867 al 1870, a forma di legge, se finalmente questo capitale appartenesse alla Parrocchia, in tal caso questa sarebbe esente da detta tassa\u00bb, Cit. da ACF, O254, <em>Atti diversi<\/em>, fasc. <em>Documenti della Pia Opera della SS. Concezione 1849-1964<\/em>, ff. n. n., minuta non firmata n\u00e9 datata. Dunque la propriet\u00e0 del Capitolo pu\u00f2 altrettanto dedursi poich\u00e9 l\u2019Opera Pia vers\u00f2 contributi ancora nei primi decenni del Novecento, principalmente sotto forma d\u2019imposte di ricchezza mobile, la cui memoria si trova sparsa fra i documenti dell\u2019Opera Pia; per esempio in ACF, O113, <em>Miscellanea<\/em>, fasc. <em>Quietanze cappella SS. Concezione<\/em>. L\u2019Amministrazione della sacra immagine, prima di essere regolarmente detta Opera Pia, veniva anche chiamata Congregazione della Concezione, quest\u2019ultimo caso ad esempio in ACF, A26, <em>Libro di partiti N<\/em>, 7 settembre 1854, pp. 450-451. Sulle attivit\u00e0 dell\u2019Amministrazione vedi A. Ciandella, <em>Liturgia\u2026<\/em>, 2019, pp. 287-289. Ad ogni modo non sono sin qui emersi statuti che chiariscano la natura e finalit\u00e0 canonica dell\u2019ente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_4007\" class=\"footnote\">Allo scopo di risarcire i furti furono organizzate diverse pratiche pie dal 1851 al 1853. Si veda per esempio l\u2019adunanza capitolare del 29 dicembre 1851, dove l\u2019arciprete Emilio Bardini partecipava che l\u2019arcivescovo Ferdinando Minucci, al fine \u00abdi riparare gli oltraggi fatti nella notte precedente il d\u00ec 21 corrente alla sacra immagine della Santissima Concezione che si venera nella nostra Metropolitana, aveva ordinato con sua pastorale un solenne triduo da farsi nei giorni 1, 2 e 3 del futuro gennaio. [\u2026] Fu pure proposto di fare una offerta in denari ad oggetto di riparare e riprovvedere con questa, e con altre che venissero fatte dai fedeli quelle argenterie che furono guastate e portate via in detta notte, come di mettere una cassetta sul banco del nostro distributore per ricevere quelle offerte che spontaneamente venissero fatte dai signori capitolari, anche questa proposizione mandata a partito venne approvata\u00bb (ACF, A26, <em>Libro di partiti N<\/em>, pp. 346-347). Il 30 luglio 1853 l\u2019arcivescovo Minucci indisse una novena solenne dell\u2019Assunta, che il 4 agosto spinse il canonico Valentino Baccio Bacci a scrivere a Bardini: \u00abLa fausta circostanza della riapertura della cappella di Maria Santissima sotto il titolo della Immacolata Concezione nella nostra chiesa Metropolitana, mi offre il motivo d\u2019incomodare Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima per pregarLa in quest\u2019anno soltanto a rilasciare a me come amministratore, e provveditore <em>ex mandato<\/em> delle offerte che si elargiscono dai fedeli a detta sacra immagine, tutte le elemosine che si faranno mattina e sera alla novena dell\u2019Assunzione di Maria Santissima, la quale verr\u00e0 eseguita a guisa di santi esercizi, onde supplire alle spese straordinarie dell\u2019apparato, consumo di cera, ed altro [\u2026]\u00bb. Sia il bando dell\u2019arcivescovo sia la missiva di Bacci sono in ACF, B44, <em>Reverendissimi arcipreti Palagi e Bardini. Tomo VII<\/em>, ff. n. n..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_4007\" class=\"footnote\">\u00abA d\u00ec 5 febbraio 1858 [\u2026] il signore canonico Valentino Baccio Bacci amministratore delle elemosine della Santissima Concezione, ha reso conto delle entrate e spese a tutto l\u2019anno 1857 ed ha fatto conoscere che l\u2019avanzo di scudi 20 circa verificatosi alla suddetta epoca [1857], proponeva che fosse disposto, riunito agli avanzi degli anni decorsi, all\u2019estinzione di un debito di scudi 400 che era stato fatto per finire di pagare il tabernacolo di argento della Santissima Concezione. La Deputazione approvando il progetto che veniva fatto dal suddetto signore canonico Bacci esoner\u00f2 l\u2019Amministrazione della Madonna dal pagamento della tassa di lire 266.13.4 per l\u2019anno decorso solamente, comprendendo tutto l\u2019arretrato\u00bb (ACF, P127, <em>Erezione della Deputazione Ecclesiastica <\/em>[\u2026],pp. 140-142). Un caso simile furono \u00absei candelieri di argento, secondo il disegno del nostro argentiere Codacci, per l\u2019altare di San Zanobi co\u2019 denari provenienti dall\u2019elemosine ad onore di detto santo, ed in supplemento provvisorio alle medesime co\u2019 denari della nostra cassa generale\u00bb (<em>Ivi<\/em>, 9 ottobre 1826, p. 24).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_4007\" class=\"footnote\">Tacciono ad esempio: ACF, N152, Reverendissimo Capitolo, <em>Entrata e uscita<\/em>; ACF, N153, Reverendissimo Capitolo, <em>Entrata e uscita<\/em>; ACF, N159, Reverendissimo Capitolo, <em>Debitori e creditori<\/em>; ACF, P111, Deputazione Ecclesiastica, <em>Debitori e creditori<\/em>; ACF, P112, Deputazione Ecclesiastica, <em>Debitori e creditori<\/em>; ACF, P118, Deputazione Ecclesiastica, <em>Entrata e uscita<\/em>; ACF, R271, <em>Documenti presentati nelle adunanze della Deputazione<\/em>(danneggiato). Nulla anche dai <em>Bilanci consuntivi<\/em> annui della Deputazione Ecclesiastica, in ACF, P140 e sgg., e dai bilanci preventivi dell\u2019Opera secolare, in AOSMF, XI.2.17, <em>Negozi<\/em>, e sgg.. Non aiuta l\u2019inventario di Carlo Pini del 1862, che descrive il <em>Tabernacolo<\/em> senza specificazioni: \u00abTredicesima cappella della Madonna. Ricco tabernacolo di legno alla gotica, con intagli dorati, dentro il quale \u00e8 una piccola immagine della Concezione. Opera moderna\u00bb, ACF, G101, <em>Duomo e suoi annessi <\/em>[\u2026], n. 42; copia dell\u2019inventario Pini si trova in AOSMF, XI.8.4, <em>Libri corali. Inventarii d\u2019oggetti d\u2019arte<\/em>. Rimarrebbe da consultare l\u2019Archivio dei cappellani del Duomo, ad oggi non accessibile.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_4007\" class=\"footnote\">ACF, A26, <em>Libro di partiti N<\/em>, p. 401.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_4007\" class=\"footnote\">Bulla dogm. <em>Ineffabilis Deus<\/em>, in <em>Pii IX\u2026<\/em>, 1854, pp. 597-619, in specie p. 613: \u00abNos itaque [\u2026], vix dum [\u2026] totius Ecclesi\u00e6 gubernacula tractanda suscepimus, nihil certe antiquius habuimus, quam [\u2026] ea omnia peragere, qu\u00e6 ad huc in Ecclesi\u00e6 votis esse poterant, ut Beatissim\u00e6Virginis honor augeretur, eiusque pr\u00e6rogativ\u00e6 uberiori luce niterent\u00bb (\u00abNoi dunque [\u2026], non appena [\u2026] assumemmo il governo della Chiesa intera[1846], stimammo che certamente nulla avesse la precedenza sul compiere quel che ancora fosse negli auspici della Chiesa, affinch\u00e9 l\u2019onore da tributare alla Beatissima Vergine fosse accresciuto, e splendessero di pi\u00f9 abbondante luce le sue prerogative\u00bb, trad. nostra).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_4007\" class=\"footnote\">Cos\u00ec scriveva l\u2019arcivescovo al Capitolo il 22 agosto 1853, a tutela della liturgia e dei nuovi arredi della Concezione: \u00abDecorata coll\u2019offerte dei fedeli di ricche suppellettili, e di oggetti preziosi la cappella della Santissima Concezione, [\u2026] e [\u2026] vedendo che ogni d\u00ec pi\u00f9 va crescendo il culto a quella sacra immagine, crediamo necessario [\u2026] impedire che a quell\u2019altare non si facciano pi\u00f9 quelle funzioni mortuarie che fino a quest\u2019oggi sono state praticate [\u2026]\u00bb. ACF, I21, <em>Scritture varie tomo XLI<\/em>, doc. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_4007\" class=\"footnote\">D. Corsini- F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002. Ugolino Francioni fu pagato dalla Deputazione Ecclesiastica per ripuliture di argenti nel 1861-1862; per mansioni simili in precedenza la Deputazione si rivolse a Giuseppe Brandani (Jr.), negli anni 1851-1860. Vedi ACF, P112, Deputazione Ecclesiastica, <em>Debitori e creditori<\/em>, f. 41. Per Francioni cfr. M. E. Bastianelli, <em>Francioni Ugolino <\/em>(<em>ad vocem<\/em>), in <em>Argenti fiorentini\u2026<\/em>, 1993, p. 411. Per Brandani (Jr.) cfr. Eadem, <em>Brandani Giuseppe <\/em>(<em>ad vocem<\/em>), <em>Ivi<\/em>, p. 398.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_4007\" class=\"footnote\">D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00382233, 2002; E\u00e6dem, OA 09\/00382253, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_4007\" class=\"footnote\">Sul restauro vedi ACF, Deposito, <em>Restauro tabernacolo argenteo dell\u2019Immacolata 1994<\/em>; ACF, Deposito, <em>Restauro tabernacolo altare dell\u2019Immacolata 1996<\/em>; D. Corsini-F. Favilli, OA 09\/00625408, 2002. Presso l\u2019Archivio Capitolare esiste una relazione tecnica, al momento non consultabile. Precedenti interventi sono documentati in ACF, O113, <em>Miscellanea<\/em>, fasc. <em>Quietanze cappella SS. Concezione<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_4007\" class=\"footnote\">La cornice fu disegnata da Francioni nel 1850 e da lui realizzata nel 1858. Cfr. <em>Arte aurea aretina II. Oreficeria aretina attraverso i secoli<\/em>, catalogo della mostra a cura di D. Bartoli, Firenze 1986, p. 84; S. Pichi, <em>Tra sacro e profano. Ori e argenti dell\u2019Ottocento<\/em>, in <em>Arte in terra d\u2019Arezzo. L\u2019Ottocento<\/em>, a cura di L. Fornasari-A. Giannotti, Firenze 2006, p. 250 fig. 324, p. 260.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_4007\" class=\"footnote\">C. Cennini, <em>Il libro dell\u2019arte o trattato della pittura<\/em> (inizi XV secolo), \u00a7 CXL, <em>Come d\u00e8i principalmente volgere le diademe, <\/em><em>e granare in su l\u2019oro, e ritagliare i contorni delle figure<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_4007\" class=\"footnote\">Emblematico il reliquiario che Francioni realizz\u00f2 nel 1862, conservato presso la Badia delle Sante Flora e Lucilla ad Arezzo. L\u2019arredo, bench\u00e9 spesso definito neogotico in base a vaghi elementi, di medievale ha poco. Vedi <em>Arte aurea\u2026<\/em>, 1986, p. 84; S. Pichi, <em>Tra sacro\u2026<\/em>, 2006, pp. 259-260.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_4007\" class=\"footnote\">Gaetano Baccani ad esempio, architetto del riordino interno del Duomo (dal 1842) e pioniere del neogotico toscano. Un altro possibile nome \u00e8 Niccol\u00f2 Matas, gi\u00e0 impegnato con le facciate di Santa Croce e del Duomo, che tra l\u2019altro propose un colossale \u00abtempio o tabernacolo\u00bb gotico a rimpiazzare il coro di Baccio Bandinelli. Secondo Giuseppe Tassinari si doveva trattare di una declinazione a pinnacoli e traforo del baldacchino di San Pietro, in bronzo e ferro; cfr. G. Tassinari, <em>A proposito della nuova facciata della cattedrale fiorentina. Commentario di un uomo di buona fede sulle riflessioni di un artista privato<\/em>, Firenze 1843, p. 24 nota 3, cit. in M. Maffioli, <em>Il neogotico purista di Niccola Matas<\/em>, in <em>Il neogotico nel XIX e XX secolo<\/em>,atti a cura di R. Bossaglia- V. Terraroli, II, Milano 1989, p. 327 nota 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_4007\" class=\"footnote\">Sulla carpenteria del polittico tardogotico toscano, vedi A. De Marchi- M. Mazzalupi, <em>La pala d\u2019altare. Dal polittico alla pala quadra. Dispense del corso tenuto nell\u2019a.a. 2011-2012<\/em>, Firenze 2012, pp. 27-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_4007\" class=\"footnote\">Il <em>Tabernacolo dei Medici e Speziali<\/em> era stato recentemente riprodotto in G. P. Lasinio, <em>Il tabernacolo della Madonna d\u2019Orsanmichele lavoro insigne di Andrea Orcagna e altre sculture di eccellenti maestri le quali adornano la loggia e la chiesa predetta<\/em>, Firenze 1851, tav. 9. La medesima calotta aggettante fu progettata da Niccol\u00f2 Matas per la sommit\u00e0 del portale maggiore del Duomo, ma approntata solo nel 1861 nel cantiere della facciata di Santa Croce per accogliere l\u2019<em>Addolorata<\/em> di Giovanni Dupr\u00e9, che sostitu\u00ec il <em>San Ludovico di Tolosa <\/em>di Donatello spostato in controfacciata. Infine anche Emilio De Fabris pens\u00f2 ad una simile cupoletta per il registro inferiore di nicchie sulla facciata del Duomo, nel 1877. N. Matas, <em>Dimostrazione del progetto del cav. prof. architetto Niccol\u00f2 Matas per compiere colla facciata la insigne basilica di S. Maria del Fiore metropolitana della citt\u00e0 di Firenze<\/em>, Firenze 1859, tav. 3; D. Pegazzano, OA 09\/00229957, 1992;G. Carrari, <em>La facciata\u2026<\/em>, 2000, pp. 28, 31; A. Griffo, <em>The Trecento Sculptures in the Exterior Tabernacles at Orsanmichele<\/em>, in <em>Orsanmichele and the History and Preservation of the Civic Monument<\/em>, \u201cStudies in the History of Art, 76\u201d, \u201cCenter for Advanced Study in the Visual Arts. Symposium Papers, LIII\u201d, atti a cura di C. B. Strehlke, Washington (DC) 2012, pp. 132-133; E. Neri Lusanna, <em>Andrea Pisano\u2019s Saint Stephen and the Genesis of Monumental Sculpture at Orsanmichele<\/em>, <em>Ivi<\/em>, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_4007\" class=\"footnote\">In contemporanea venne approntato il paliotto argenteo per l\u2019altare dell\u2019Immacolata, commissionato da Enrico Danti e Filippo Matteoni agli argentieri Giovanni Stanghi e Raffaello Morelli, con le cornici del bronzista Manzini. L\u2019oggetto, di gusto neobarocco non dissimile dalla decorazione sotto l\u2019immagine del <em>Tabernacolo della Concezione<\/em>, fu presentato all\u2019<em>Esposizione Toscana<\/em> del 1854, ricevendo lode per la qualit\u00e0 tecnica. Tuttavia la commissione non approv\u00f2 \u00abin ogni sua parte la composizione, che avrebbe desiderata pi\u00f9 nuova e svariata nello spirito delle linee, e di maggiore semplicit\u00e0 ed eleganza nella scelta degli ornamenti\u00bb. La delusione potrebbe denunciare l\u2019aspettativa di un pi\u00f9 chiaro <em>pendant<\/em>, se non con il <em>Tabernacolo<\/em> medievaleggiante, con l\u2019intera cappella gotica della Concezione. L\u2019arredo si trova oggi presso il Museo dell\u2019Opera del Duomo. Cit. da V. Manteri, <em>Rapporto sui lavori di litotarsia, di xilografia, d\u2019intaglio, di scagliola, di doratura e verniciatura<\/em>,in <em>Rapporto generale della Pubblica Esposizione dei Prodotti Naturali e Industriali della Toscana fatta nell\u2019I. e R. Istituto tecnico Toscano nel MDCCCLIV<\/em>, Firenze 1854, p. 399, cit. in M. E. Bastianelli, <em>Argenti\u2026<\/em>, 1993, p. 290 nota 97. Sul paliotto vedi inoltre: ACF, G103, <em>Atti cappella della SS. Concezione<\/em>, ff. n. n., Copia del contratto di donazione alla Deputazione Ecclesiastica (Prot. XV n. 41, Rep. n. 61, 05\/12\/1854); <em>Catalogo<\/em><em> dei prodotti naturali e industriali della\u00a0Toscana\u00a0presentati all\u2019esposizione\u00a0del\u00a01854 fatta in Firenze nell\u2019I. e R. Istituto Tecnico<\/em>, Firenze 1854, p. 129; <em>Brevi Notizie storiche\u2026<\/em>, 1897, p. 9; <em>Brevi Notizie del Culto\u2026<\/em>,1904, p. 14; M. E. Bastianelli, <em>Argenti\u2026<\/em>, 1993, pp. 290, 302-303.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_4007\" class=\"footnote\">Diverse fonti fissano le origini fiorentine di un culto stabile all\u2019Immacolata agli anni quaranta del XV secolo. Oltre alla bibliografia citata sul <em>Tabernacolo<\/em> e sulla sua immagine, si veda: ACF, G104, <em>Notizie della Cappella della SS. Concezione. Duomo<\/em>, p. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_4007\" class=\"footnote\">La mensola reca delle spighe, a denotare la principale destinazione eucaristica. Il reliquiario, in stile neogotico \u2018toscaneggiante\u2019, proviene da Roma ed \u00e8 conservato presso il Capitolo, insieme all\u2019autentica dell\u2019arcivescovo Eugenio Cecconi datata 3 gennaio 1877. Sul retro della cuspide si trova la punzonatura \u00abFonderia Spagna Roma 1876\u00bb. L\u2019elenco dei reliquiari della cattedrale ricorda che l\u2019arredo \u00e8 un dono Gerini pervenuto prima del 1889. Cfr. A. Bicchi &#8211; A. Ciandella, <em>Testimonia<\/em><em>\u2026<\/em>, 1999, pp. 24, 84 n. 45; D. Corsini- F. Favilli, OA 09\/00382229, 2002; F. Favilli, OA 09\/00347090, 2006; S. Sergiampietri, <em>Lasciti\u2026<\/em>, 2009-2010, pp. 67-68, n. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_4007\" class=\"footnote\">Nel 1954 furono smantellate le colonne ed il frontone del sacello marmoreo secentesco che inquadrava l\u2019armadio reliquiario della cappella di Sant\u2019Antonio, rimpiazzato dal 1853 col <em>Tabernacolo della Concezione <\/em>(<em>supra<\/em>, nota 28). Il progetto fu anzitutto approvato dal Capitolo con lettera all\u2019Opera di Santa Maria del Fiore (11\/10\/1954, prot. S.18\/54), e prevedeva, secondo la domanda di nulla osta inoltrata alla <em>Soprintendenza ai monumenti per le province di Firenze, Arezzo e Pistoia<\/em> dal commissario prefettizio dell\u2019Opera Rodolfo Francioni, \u00abla semplice remozione dell\u2019esistente edicola seicentesca in marmo e la collocazione del tabernacolo della Madonna su due colonnette provenienti dall\u2019edicola da rimuovere\u00bb, con l\u2019urgenza di \u00abultimare il lavoro per il prossimo 8 dicembre, data di chiusura dell\u2019anno mariano\u00bb (29\/10\/1954, prot. 193). Il soprintendente Alfredo Barbacci autorizz\u00f2 l\u2019Opera alla \u00abtrasformazione dell\u2019altare della Madonna secondo il progetto numero 32 del settembre 1954 presentato da codesta Opera, purch\u00e9 il tabernacolo marmoreo ora esistente sia accuratamente smontato e sistemato in magazzino, in modo da potere essere eventualmente ricomposto. Il tabernacolo d\u2019argento dovr\u00e0 essere disposto in prossimit\u00e0 della parete esterna fondale della cappella\u00bb (04\/12\/1954, prot. 3686, class. A166); vedi AOSMF, <em>Lavori a tutti i monumenti 1938-1959<\/em>, n. 119 (provvisorio), fasc. <em>Opera di Santa Maria del Fiore. Soprintendenza ai monumenti Firenze <\/em>(in fase di riordino). Le ultime fotografie prima dello smantellamento, datate 25\/09\/1954, furono scattate da Foto Electra di via Aretina 112, e mostrano i peducci che nelle foto dell\u2019avvenuto restauro spariscono. Queste ultime, non datate, furono scattate poco dopo dalla medesima ditta, il cui timbro tuttavia cambi\u00f2 in <em>Elettra<\/em>; vedi AOSMF, <em>Conservazione e restauro<\/em>, fasc. 3 <em>Cappella dell\u2019Immacolata <\/em>(in fase di riordino). In base al succitato carteggio possiamo datare gli interventi al dicembre 1954 o primi mesi 1955.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_4007\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ferruccio.botto@gmail.com Neogotico e liturgia a Firenze &#8211; Il Tabernacolo della Concezione in Duomo1 DOI: 10.7431\/RIV22072020 Il tema della produzione neogotica di suppellettile ecclesiastica fiorentina, ad <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4007\" title=\"Ferruccio Botto\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4162,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4007"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4007"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4007\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4176,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4007\/revisions\/4176"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4007"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}