{"id":4002,"date":"2020-12-30T08:41:43","date_gmt":"2020-12-30T08:41:43","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4002"},"modified":"2021-06-29T21:41:19","modified_gmt":"2021-06-29T21:41:19","slug":"paolo-torriti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4002","title":{"rendered":"Paolo Torriti"},"content":{"rendered":"<p>paolo.torriti@unisi.it<\/p>\n<h2>Le oreficerie dell\u2019oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Siena<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22062020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oratorio dei Santi Rocco e Giobbe \u00e8 l&#8217;edificio di culto di propriet\u00e0 della Contrada della Lupa, ad essa pervenuto nel 1789, dopo la soppressione della compagnia laicale di San Rocco che ne aveva ideato l\u2019edificazione nel 1511<sup><a href=\"#footnote_0_4002\" id=\"identifier_0_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La data 1511 non &egrave; certa ma da una scrittura concistoriale si rileva che il 20 luglio 1512&nbsp; l&rsquo;oratorio era gi&agrave; stato edificato (A. Bartalucci, Contrada della Lupa: l&rsquo;arte nell&rsquo;oratorio e nella sede. Inventario, Siena 1985, p.7).\">1<\/a><\/sup>. La costruzione della chiesa si protrasse per diversi decenni e solo nel XVII secolo furono terminati gli stucchi e soprattutto le pitture degli interni, che rendono S.Rocco uno degli oratori pi\u00f9 ricchi e preziosi presenti in Siena, una sorta di piccola galleria della pittura senese del Seicento<sup><a href=\"#footnote_1_4002\" id=\"identifier_1_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la storia dell&rsquo;Oratorio di S. Rocco vedi: A. Liberati, Oratorio&nbsp;di S.&nbsp;Rocco&nbsp;in Siena, Siena 1932; A. Bartalucci, Contrada della Lupa: l&rsquo;arte nell&rsquo;oratorio e nella sede. Inventario, Siena 1985. P. Torriti, Tutta Siena. Contrada per Contrada, Firenze 2004, pp.394-398. L&rsquo;officina dei colori. La decorazione dell&rsquo;oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi, a cura di E. Bruttini &ndash; D. Ciampoli &ndash; L. Petrangeli &ndash; D. Presentini, Siena 2012.\">2<\/a><\/sup>. Numerosi artisti di questa citt\u00e0 contribuirono, infatti, alla decorazione delle pareti della chiesa, da Astolfo Petrazzi a Ilario Casolani, da Domenico Manetti a Bernardino Mei, e poi Raffaello Vanni, Simondio Salimbeni, Deifebo Burbarini, Giovan Battista Giustammiani, sino al pi\u00f9 giovane Giuseppe Nicola Nasini. Unita all\u2019oratorio \u00e8 inoltre l\u2019ampia sala capitolare della Compagnia, detta anche Cappellone di S. Rocco, un magnifico spazio affrescato tra il 1605 e il 1610 da Rutilio Manetti e Crescenzio Gambarelli con alcune <em>Storie di San Rocco<\/em><sup><a href=\"#footnote_2_4002\" id=\"identifier_2_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bagnoli, C. Pepi, Il Cappellone di San Rocco. I dipinti murali di Rutilio Manetti e Crescenzio Gambarelli in Vallerozzi, Siena 2006.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei secoli successivi prosegu\u00ec senza soste la valorizzazione e l\u2019arricchimento della chiesa, prima da parte della Compagnia di San Rocco e successivamente grazie all\u2019opera della Contrada della Lupa. L\u2019oratorio fu quindi dotato di ingenti e preziose suppellettili sacre, come testimoniano gli antichi inventari: \u00ab\u2026 argenti, suppellettili, robbe del sagro altare e per adornamento del medesimo et insomma ad dunque tanto di legnami quanto d\u2019ogni cosa bench\u00e9 minima\u2026\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_4002\" id=\"identifier_3_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Borghini, Introduzione, in E. Bruttini-D. Ciampoli-L. Petrangeli-D. Presentini, L&rsquo;officina dei colori&hellip;, 2012, p.10.\">4<\/a><\/sup>. La Compagnia, come era uso, si affidava ai confratelli pi\u00f9 abbienti e a doni di privati per dare lustro alla propria chiesa, come, ad esempio, \u00e8 accaduto per il bel <em>calice<\/em> fiorentino in argento del primo quarto del XVII secolo, donato verosimilmente all\u2019oratorio dall\u2019arcivescovo senese Alessandro Petrucci (cfr. Catalogo, scheda n.2), oppure per uno stesso <em>calice<\/em>, creato nel 1719-20 dall\u2019argentiere romano Antonio Giordani, e offerto dal sacerdote Salvatore Mellini (cfr. Catalogo, scheda n.5). In seguito anche la Contrada si adoper\u00f2 per dotare l\u2019oratorio delle suppellettili necessarie al culto, cos\u00ec fu per un elegante <em>ostensorio<\/em> \u00abFatto dai Signori della Festa del 1815\u00bb (cfr. Catalogo, scheda n.8), per una<em> pisside<\/em> in argento, donata nel 1828 \u00ab\u2026 dai benefattori della Contrada della Lupa\u00bb (cfr. Catalogo, scheda n.9) e per un <em>servizio per incensazione<\/em> in argento realizzato dall\u2019argentiere senese Narcisio Stanghellini nel 1843 (cfr. Catalogo, scheda n. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, Siena, insieme alle altre citt\u00e0 toscane, sub\u00ec alla fine del Settecento una quasi totale dispersione del suo patrimonio orafo. In pochi anni, infatti, a seguito di alcuni emendamenti, provenienti dal Granducato prima e dai francesi poi, tutti gli enti ecclesiastici senesi furono disgraziatamente depredati dei loro arredi preziosi<sup><a href=\"#footnote_4_4002\" id=\"identifier_4_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Torriti, Argenti senesi. Dal 1781 all&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia, Firenze 2018, p.27.\">5<\/a><\/sup>. \u00a0Si inizi\u00f2 con la soppressione di tutte le compagnie, ordinata dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1785<sup><a href=\"#footnote_5_4002\" id=\"identifier_5_4002\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Torriti, Argenti senesi&hellip;, 2018, p. 23.\">6<\/a><\/sup>, poi fu la volta del <em>motuproprio<\/em> di Ferdinando III, che invitava nel 1798 ogni ente ecclesiastico a consegnare alla zecca fiorentina le suppellettili d\u2019oro e d\u2019argento non necessarie al culto. Infine, l\u2019amministrazione francese, nel marzo del 1799, requis\u00ec tutti gli ori e gli argenti da ogni luogo di culto per il mantenimento dell\u2019esercito di stanza nella Regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante questa tragica dispersione del patrimonio orafo, il Museo della Contrada della Lupa conserva oggi un interessante e prezioso corpus di opere totalmente inedito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Catalogo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Servizio per incensazione<\/strong> (<a title=\"Fig. 1a. Orafo toscano, secolo XVI e XVII, &lt;i&gt;Servizio per incensazione&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor01.jpg\">Figg. 1a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 1b. Orafo toscano, secolo XVI e XVII, &lt;i&gt;Servizio per incensazione&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor02.jpg\">1b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orafo toscano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secolo XVI e XVII<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottone tornito, traforato, sbalzato e cesellato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Turibolo cm 21&#215;11; navicella cm 18&#215;6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navicella (Fig. 1b), estremamente semplice, presenta un piede circolare, sottolineato solo da vari cerchi concentrici lisci mentre il corpo, privo di decorazioni, mostra la tipica forma a mezzaluna sottile e slanciata; il coperchio presenta due valve incernierate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base del turibolo, a pianta circolare, si restringe in un collo liscio e sottile che si raccorda alla coppa, anch\u2019essa dalla linea semplice; il coperchio \u00e8 invece decorato da motivi vegetali, traforati. L\u2019impugnatura, con anello centrale, \u00e8 a campanello con bordo circolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia la navicella sia il turibolo del presente servizio di incensazione sono oggetti d\u2019uso comune, assai modesti, sia per il materiale sia per la decorazione, simili a tanti altri manufatti sparsi in tutto il territorio toscano; sono due suppellettili inoltre appartenenti a epoche diverse. Per tali motivi la datazione rimane alquanto incerta,\u00a0 il turibolo pare databile tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, mentre la navicella non dovrebbe andare oltre il XVI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 2a. Argentiere fiorentino, primo quarto del XVII secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor03.jpg\">Figg. 2a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2b. Argentiere fiorentino, primo quarto del XVII secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare dei marchi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor04.jpg\">2b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere fiorentino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo quarto del XVII secolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, traforato, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 25&#215;11,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchi: <em>Leone passante <\/em>rivoltato fuori campo; <em>Aquila bicipite <\/em>in campo ovale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice presenta piede circolare con orlo decorato da palmette e teste di cherubini inframmezzati da motivi vegetali che salgono sul fusto fino al nodo di raccordo, schiacciato e decorato anch\u2019esso da elementi vegetali. Il nodo centrale \u00e8 piriforme e ornato da piccole teste di angeli e da tre scudi a mandorla rappresentanti: lo stemma della famiglia Petrucci, quello della Contrada della Lupa, e il terzo, una tenaglia con un dente. Sul sottocoppa si ritrova la stessa decorazione presente sul piede con teste di cherubini, volute ed elementi fogliacei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due marchi presenti nel piede del calice (fig.2b) ci permettono di individuare la manifattura e il periodo di esecuzione. Il <em>leone passante<\/em> rivoltato fuori campo \u00e8, infatti, il marchio di garanzia nei primi decenni del Seicento dell&#8217;Arte della Seta di Firenze, di cui facevano parte anche gli orafi (<em>Argenti Fiorentini dal XV al XIX secolo. Tipologie e Marchi<\/em>, a cura di D. Liscia Bemporad, Firenze, 1992, I, p.342), mentre il bollo con l<em>\u2019Aquila bicipite<\/em> in campo ovale \u00e8 catalogato all\u2019interno dell\u2019archivio di Costantino Bulgari: registrato con il n.888 e collocato in Toscana nel primo quarto del XVII secolo (www.labor.unisi.it).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, per la presenza dello stemma Petrucci (trinciato cuneato d\u2019oro e d\u2019azzurro, al capo dell\u2019Impero), \u00e8 verosimile che il calice sia stato donato all\u2019oratorio di S. Rocco da qualche personaggio appartenente alla famiglia Petrucci, pi\u00f9 precisamente, da Alessandro Petrucci, arcivescovo di Siena dal 1615 al 1628. Risulta invece enigmatico il curioso stemma con le tenaglie e il dente, da riferirsi probabilmente all\u2019arte cerusica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 3. Manifattura toscana (Siena?), 1647, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor05.jpg\">Fig. 3<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manifattura toscana (Siena?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1647<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rame tornito, traforato, sbalzato, cesellato, fuso e dorato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 24&#215;12<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sotto il piede: \u00abSEBASTIANUS SOMMAZZIUS VICARIUS SOCIETATIS S.ANSANI DONAVIT 1647\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice presenta un piede circolare impostato su due cornici, quella esterna ornata da motivi fitomorfi e quella interna da foglie lanceolate. Il corpo e il collo del piede mostrano invece un ricca decorazione a testine di cherubini tra motivi fogliacei che si ripete anche nel nodo piriforme e nel sottocoppa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto, di esecuzione raffinata e ben equilibrata, presenta una tipologia assai diffusa in tutto il territorio toscano nella prima met\u00e0 del Seicento, come dimostra il confronto con tutta una serie di calici conservati nel territorio senese. La forma e la decorazione del nostro calice sono, ad esempio, assai simili ad una stessa suppellettile conservata nel museo della Nobile Contrada dell\u2019Oca, proveniente dall\u2019oratorio di Santa Caterina in Fontebranda, attribuita ad orafo senese (S. Hansen, <em>L\u2019oreficeria<\/em>, in <em>L\u2019oratorio di Santa Caterina in Fontebranda. Le vicende costruttive, gli affreschi, gli argenti<\/em>, a cura di M. Butzek-S.Hansen-H.S. Kecks-P.A. Riedl, Poggibonsi (SI), 1990, p.123, fig.43), e ad una pisside dei Conservatori Femminili Riuniti, assegnata anch\u2019essa ad argentiere senese (R. Petti, Argentiere senese, Pisside, in <em>Panis Vivus. Arredi e testimonianze figurative del culto eucaristico dal VI al XIX secolo<\/em>, a cura di C. Alessi-L. Martini, Siena, 1994, p.134, scheda 48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scritta incisa sotto il piede \u00abSEBASTIANUS SOMMAZZIUS VICARIUS SOCIETATIS S.ANSANI DONAVIT 1647\u00bb ci informa che in quell\u2019anno Sebastiano Sommazzi, vicario della Compagnia di S. Ansano, don\u00f2 il calice, verosimilmente, all\u2019oratorio di S. Rocco. La data indicata in tale memoria corrisponde stilisticamente alla struttura della suppellettile in questione, legittimando cos\u00ec la nostra proposta di datare la creazione del calice esattamente nel 1647.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 4. Manifattura toscana (Siena?), 1684, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor06.jpg\">Fig. 4<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manifattura toscana (Siena?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1684<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rame tornito, traforato, sbalzato, cesellato, fuso e dorato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 22,5&#215;10,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sotto il piede:\u00a0 \u00abFATTO DALLA COMPAGNIA DEL SANTISSIMO ROSARIO 1684\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice ha un piede circolare costituito da una cornice esterna, ornata da un motivo a fusarola, e una interna arricchita da piccole foglie lanceolate. Il fusto \u00e8 caratterizzato da un nodo centrale piriforme delimitato da cornici a foglie lanceolate, mentre il sottocoppa presenta una serie di cartelle impreziosite da volute e motivi fitomorfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche del presente calice esistono diversi esemplari simili in tutto il territorio senese, caratterizzati in particolare dal nodo piriforme a fasce contrapposte, che si ripete per tutto il XVII secolo. Per tali confronti si veda, ad esempio, il calice conservato nel Museo della Contrada della Chiocciola, punzonato con la <em>Balzana senese<\/em> e datato 1673 (G. Cantelli, <em>Arredi sacri, <\/em>in <em>La chiesa dei Santi Pietro e Paolo ed il Museo della Contrada della <\/em>Chiocciola, a cura di L. Betti, Siena, 1994, p.148; G. Raspini, <em>Argenti toscani del \u2018700 e <\/em>dell\u2019800, Firenze, 2004, p.167), la pisside del Seminario Arcivescovile, anch\u2019essa con bollo senese (A. Ceccarelli, <em>Argentiere senese? Pisside, <\/em>in <em>Panis Vivus\u2026<\/em>, 1994, p.137, scheda 50) e il calice conservato nel museo della Nobile Contrada dell\u2019Oca, attribuito ad orafo senese della seconda met\u00e0 del XVII secolo (S. Hansen,<em> L\u2019oreficeria<\/em>, in <em>L\u2019oratorio di Santa Caterina\u2026<\/em>, 1990, pp.121-123).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come indica l\u2019incisione sotto il piede, il manufatto fu fatto realizzare nel 1684 dalla Compagnia del Santissimo Rosario, ubicata, in quel tempo, in S. Domenico a Siena (ASS, <em>Patrimonio Resti<\/em>, nn.1135-1138).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 5a. Antonio Giordani, 1719-20, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor07.jpg\">Fig. 5a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5b. Antonio Giordani, 1719-20, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare dei marchi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor08.jpg\">5b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Giordani (Roma, 1686 &#8211; 1742)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1719-\u201820<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, traforato, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 27,5&#215;14,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchi: <em>Melagrana<\/em> (Bulgari n.571); <em>camerale<\/em> (Bulgari n.72a)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il piede: \u00abSALVATOR MELLINI PRESBITER DEIPARAE VIRGINI QUAE COLITUR IN SACELLO VILLAE SUAE PERSONATINAE D.D.D.A. IUBIL 1725\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elegante calice presenta un piede mistilineo, con orlo piatto e liscio, decorato da cherubini, volute e motivi fitomorfi e floreali. Il nodo centrale, piriforme, alterna teste di cherubini, volute e infiorescenze d\u2019acanto; nel sottocoppa si ripete il tema dei cherubini inseriti in volute intervallate da motivi vegetali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019orlo del piede sono battuti due marchi (fig.5b): il primo \u00e8 il <em>camerale<\/em> inventariato da Costantino Bulgari con il n.72\u00b0 ed \u00e8 il bollo utilizzato da Angelo Cervosi, \u201cbollatore dei bollatori\u201d tra il 1710 e il 1720 (A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma, 1987, p.31 e p.142). Angelo Cervosi, argentiere romano, fu patentato maestro nel 1690 e nel 1695 la sua bottega \u00e8 indicata all\u2019insegna della <em>Cerva<\/em>, muore il 30 luglio 1720. A proposito di questo marchio, Anna Bulgari Calissoni ci informa che \u201cIl bollo n.72a [\u2026], deve essere stato usato da Angelo Cervosi nell\u2019ultimo periodo della sua carica: infatti \u00e8 stato rilevato su un reliquiario con il merco del maestro Marcantonio Landi e con il bollo-data 1719\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo bollo presente nel calice \u00e8 una <em>Melagrana<\/em>, n.571 dell\u2019archivio Bulgari, appartente al maestro argentiere Antonio Giordani (Roma 1686-1742), il quale nel 1686 rilev\u00f2 la bottega \u201call\u2019insegna del <em>Granato<\/em>\u201d, dal padre Giovanni, anche lui maestro argentiere, e il 28 luglio 1696 present\u00f2 al notaio per la registrazione il proprio marchio raffigurante appunto una melagrana (A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri\u2026<\/em>, 1987, p.233).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto esposto, la scritta posta sotto il piede che attesta la propriet\u00e0 del calice al sacerdote della villa di Personatina (Sovicille \u2013SI) Salvatore Mellini, deve essere stata incisa necessariamente almeno cinque o sei anni dopo la realizzazione del manufatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 6a. Argentiere fiorentino (?), primo quarto del XVIII secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor09.jpg\">Figg. 6a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6b. Argentiere fiorentino (?), primo quarto del XVIII secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare dei marchi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor10.jpg\">6b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere fiorentino (?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo quarto del XVIII secolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 24&#215;13,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice presenta un piede, circolare e bombato, il cui bordo esterno \u00e8 completamente liscio mentre la fascia pi\u00f9 interna \u00e8 decorata con teste di cherubini entro volute, piccoli gigli e i simboli della Passione: la <em>lancia<\/em> e la <em>spugna<\/em>, il <em>martello <\/em>e la <em>tanaglia<\/em>, i <em>flagelli<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nodo, sagomato, mostra testine aggettanti di angioletti alati, inframmezzati da cartigli al cui interno sono raffigurati altri simboli della Passione: i <em>dadi<\/em>, la <em>corona di spine<\/em> e il <em>contenitore dell\u2019aceto<\/em>. Il sottocoppa, finemente lavorato, ripropone la stessa decorazione con testine di cherubini accompagnate da cartelle e ancora i simboli della Passione: il <em>sacco dei trenta denari<\/em>, i <em>chiodi<\/em>, la <em>tunica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel bordo esterno del piede sono presenti tre marchi assai rovinati e quindi di difficile interpretazione, anche se il primo potrebbe essere riconosciuto nel leone passante, marchio di Firenze (fig.6b).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La datazione del calice al primo quarto del XVIII secolo \u00e8 avvalorata dalla morfologia e dalla decorazione del manufatto che, se pur ripetuta modularmente, \u00e8 assai elegante e ben equilibrata, con l\u2019ampio orlo del piede rispetto al corpo interno che va restringendosi, con le consuete testine angeliche sbalzate e a fusione e con le usuali cartelle, tipiche di questi decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vassoio per ampolle <\/strong>(<a title=\"Fig. 7a. Alessandro Doria, 1746-48, &lt;i&gt;Vassoio per ampolle&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor11.jpg\">Figg. 7a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7b. Alessandro Doria, 1746-48, &lt;i&gt;Vassoio per ampolle&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare dei marchi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor12.jpg\">7b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandro Doria (Roma, 1736 &#8211; 1767)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1746-\u201848<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento sagomato, battuto a martello, sbalzato e cesellato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 22,5 x 17,7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchi: <em>giglio<\/em> (appartenuto ad Alessandro Doria); <em>camerale<\/em> (Bulgari n.116, 1746-&#8217;48)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piccolo e semplice vassoio per ampolle, il cui fondo \u00e8 raccordato all\u2019orlo sagomato da una serie di nervature insistenti sulla sponda mistilinea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fondo interno sono presenti due marchi che attestano la paternit\u00e0 e la datazione del manufatto (fig.7b): il primo \u00e8 il <em>camerale<\/em> contrassegnato con il n. 116 da Costantino Bulgari (1958, p.23) ed utilizzato dagli orafi romani dal 1746 al 1748, mentre il secondo \u00e8 un <em>giglio<\/em> appartenente all\u2019argentiere Alessandro Doria. Patentato maestro a Roma nel 1736, Doria teneva bottega all\u2019insegna del <em>Fiore<\/em> fino al 1767, anno della sua morte (A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri\u2026<\/em>, 1987, p.189).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Reliquiario a ostensorio <\/strong>(<a title=\"Fig. 8. Orafo senese (?), 1815, &lt;i&gt;Reliquiario a ostensorio&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor13.jpg\">Fig. 8<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orafo senese (?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1815<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lamina di rame sbalzato, cesellato e argentato su anima di legno; legno intagliato, dorato e dipinto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cm 54&#215;18,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul retro: \u00abFATTO DAI SIGNORI DELLA FESTA DELL\u2019ANNO 1815\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario, \u201calla romana\u201d, posa su un basamento in legno dorato, decorato con motivi vegetali e con due ampie volute laterali che incorniciano lo stemma dipinto della Contrada della Lupa. Il fusto inizia in basso con una base trapezoidale includente, al centro, una cartella mistilinea, e continua con volute contrapposte e motivi floreali fino al ricettacolo. Questo propone un caratteristico profilo estremamente frastagliato, determinato da una complessa successione di volute ed elementi fogliacei, con al centro la teca a cartella curvilinea. Il reliquiario termina, come di consueto, con la crocetta apicale. Sul retro della base lignea \u00e8 dipinta la scritta: \u00abFATTO DAI SIGNORI DELLA FESTA DELL\u2019ANNO 1815\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arredo, che ripropone uno schema strutturale tradizionale per questo tipo di oggetti, seppur fatto realizzare nel 1815, ripete una tipologia tipica della produzione toscana degli ultimi decenni del Settecento, caratterizzata dalla persistenza di volute a \u201cC\u201d contrapposte ed elementi floreali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pisside <\/strong>(<a title=\"Fig. 9a. Argentiere toscano (Siena?), 1828, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor14.jpg\">Figg. 9a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9b. Argentiere toscano (Siena?), 1828, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare del marchio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor15.jpg\">9b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere toscano (Siena?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1828<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 16,5&#215;8<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchi: <em>dado araldico con un giglio nel centro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il piede: \u00abFATTA DAI BENEFATTORI DELLA CONTRADA DELLA LUPA 1828\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Pisside ha un piede circolare gradinato, ornato da semplici filettature, ed un nodo piriforme che unisce il piede ad un sottocoppa baccellato. La coppa, liscia e rigonfia, \u00e8 dotata di un coperchio bombato e decorato da baccellature, sormontato da una piccola croce apicale. Sotto il piede \u00e8 inciso: \u00abFATTA DAI BENEFATTORI DELLA CONTRADA DELLA LUPA 1828\u00bb. Accanto \u00e8 presente anche la \u201cciappolatura\u201d o \u201cpresa d\u2019assaggio\u201d, cio\u00e8 quei piccoli segni a zig zag lasciati dal bulino del \u201csaggiatore\u201d (funzionario della zecca) per prelevare una parte di metallo dal manufatto e, tramite il \u201csaggio a coppella\u201d, verificare la bont\u00e0 dell\u2019argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019orlo del piede troviamo cos\u00ec il marchio di garanzia della zecca lorenese per i lavori minuti (fig.9b): un <em>dado araldico con un giglio al centro<\/em>, in vigore dal 1824 al 1832. Fu infatti nel 1824 che Ferdinando III d\u2019Asburgo-Lorena, Granduca di Toscana, con motuproprio del 20 maggio, dot\u00f2 gli uffici della zecca toscana (Firenze, Siena e Pisa) di nuovi marchi per l\u2019oro e l\u2019argento (P. Torriti, <em>Argenti senesi. Dal 1781 all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, Firenze, 2018, p.37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dedica dei contradaioli incisa sotto il piede, con la data \u201c1828\u201d, corrisponde quindi alla creazione del manufatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Reliquiario ad ostensorio <\/strong>(<a title=\"Fig. 10. Argentiere toscano, terzo-quarto decennio del XIX secolo, &lt;i&gt;Reliquiario ad ostensorio&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor16.jpg\">Fig. 10<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere toscano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terzo-quarto decennio del XIX secolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 49&#215;22<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto in questione, contenente la reliquia di San Rocco, presenta un piede circolare bombato con bordo esterno completamente liscio e un gradino decorato da una corolla di foglie lanceolate; sul collo del piede \u00e8 una baccellatura incisa. Il nodo ovale \u00e8 diviso da piccole sfere in argento: la parte inferiore \u00e8 ornata da foglie lanceolate mentre, nella sezione superiore si ripetono le linee verticali del piede. Sopra si innalza il fusto che regge la teca circondata da un giro di sfere e da una raggiera su cui si alternano spighe e tralci d\u2019uva adagiati su un motivo a nuvole. La parte del fusto \u00e8 mancante del balaustro tra nodo e teca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario presenta una struttura formale e decorativa uniforme, proveniente in gran parte dalla tradizione classica e tipica del terzo e quarto decennio dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Servizio per incensazione <\/strong>(<a title=\"Fig. 11a. Narciso Stanghellini, 1843, &lt;i&gt;Servizio per incensazione&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor17.jpg\">Figg. 11a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11b. Narciso Stanghellini, 1843, &lt;i&gt;Servizio per incensazione&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor18.jpg\">11b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Narciso Stanghellini (documentato a Siena dal 1831 al 1867)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1843<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, traforato, sbalzato e cesellato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Turibolo cm 30&#215;13,7; navicella cm 15,9&#215;19,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul bordo del piede del turibolo: <em>Fatto dai benefattori della contrada della Lupa L A 1843<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul bordo del piede della navicella: <em>Fatto L A 1843<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il turibolo si sviluppa da un piede circolare decorato da una corolla di foglie ovate mentre sul corpo sono presenti baccellature e motivi floreali. Il coperchio, curvilineo, \u00e8 ornato anch\u2019esso da baccellature e trafori all\u2019interno dei quali sono posti tre ovali raffiguranti:<em> lo stemma della Contrada della Lupa,<\/em> <em>la Madonna con il Bambino<\/em> e <em>San Rocco<\/em> (patrono della Contrada). L\u2019impugnatura, collegata da catene, ha forma bombata decorata con palmette, baccellature ed anello centrale.\u00a0 Sul bordo del piede \u00e8 presente l\u2019iscrizione: <em>Fatto dai benefattori della contrada della Lupa L A 1843<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La navicella presenta base circolare impostata su un gradino e ornata da una corolla di foglie ovate alternate a motivi vegetali pi\u00f9 piccoli. Sul gradino \u00e8 inciso:<em> Fatto L A 1843<\/em>. Il collo del piede, liscio, conduce ad un nodo baccellato mentre il corpo del manufatto \u00e8 arricchito da una decorazione a baccellature sormontate da un bordo liscio. Il coperchio \u00e8 costituito da una parte fissa, con pomello apicale a forma di pigna e da due valve mobili con cartella centrale raffigurante <em>lo stemma della Contrada<\/em> e il <em>monogramma di Maria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal verbale dell\u2019<em>adunanza della Contrada della Lupa<\/em>, redatto dal cancelliere Giuseppe Faiticher il 29 maggio 1842, apprendiamo che: &#8220;Si deliber\u00f2 si doveva farsi un nuovo Turribule di argento o placch\u00e9 per servizio di nostra Chiesa, che ne era affatto mancante, fu decretato con voti favorevoli in n.37 e contrari n.3, di farlo di sfoglia di argento [&#8230;]&#8221;. Cos\u00ec, infatti, il 2 gennaio 1844, fu pagato il saldo \u201cdel nuovo turribule d\u2019argento al Sig. Narciso Stanghellini, lire 151.13.4\u201d (Archivio della Contrada della Lupa, <em>Deliberazioni<\/em>, F \u2013 I n.2, cc.252-253 e cc. 258-259).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La data 1843, incisa sul bordo del piede del presente turibolo, conferma che l\u2019oggetto in questione \u00e8 certamente quello citato nei documenti delle adunanze della Contrada e realizzato dall\u2019orafo senese Narciso Stanghellini. Per quanto riguarda la navicella, bench\u00e9 non sia citata nei documenti indicati e si discosti in parte nei motivi decorativi della precedente suppellettile, la medesima data, incisa in maniera del tutto simile e nella stessa posizione del turibolo, porterebbe ad ipotizzare un analogo intervento dello stesso argentiere anche per quest\u2019ultimo manufatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Narciso Stanghellini, \u201cargentiere\u201d, \u201ccisellatore\u201d, \u201cincisore\u201d, dovette essere un personaggio assai noto nel contesto storico-culturale della Siena di met\u00e0 Ottocento. Amico di Pietro Giusti (affermato intagliatore e insegnante di Ornato all\u2019Istituto d\u2019Arte), Narciso condivideva lo studio, situato nel convento di S.Domenico, con lo stesso Giusti e altri personaggi senesi quali Pasquale Leoncini (altro intagliatore) e lo scultore Tito Sarrocchi. Insieme a questi artisti, Stanghellini frequent\u00f2 l\u2019Istituto d\u2019Arte: nell\u2019anno accademico 1850-\u201851 risulta, infatti, immatricolato al corso di \u00abNudo e gessi\u00bb e nel 1851-\u201952 al corso di Architettura, rimanendo senza dubbio connesso alle tendenze artistiche associate all\u2019Istituto senese e ai suoi direttori, Francesco Nenci prima e dal 1851 Luigi Mussini (ASS, Ist. D\u2019Arte, Affari generali, 5, 1850-1853, ins. N.46). In quegli anni, all\u2019interno dell\u2019Istituto d\u2019Arte si andava rivalutando il patrimonio artistico locale, anche attraverso il recupero dell\u2019ornato rinascimentale toscano. Negli argenti di Stanghellini, come nelle opere in legno di Pietro Giusti, compaiono cos\u00ec molti riferimenti al repertorio decorativo del XV e del XVI secolo, basti osservare uno dei suoi lavori\u00a0 pi\u00f9 importanti e cio\u00e8 la cornice in argento per la tavola con la Madonna del Voto nel Duomo di Siena, firmata e datata 1844 (P. Torriti, <em>Argenti senesi\u2026<\/em>, 2018, pp.114-115). Altre opere dell\u2019argentiere senese sono sparse tra musei e chiese di Siena, come, ad esempio, le due ampolline con il marchio <em>N.S in campo ottagonale<\/em> e la data 1859 del museo della Contrada della Torre, l\u2019ostensorio con lo stesso bollo commissionato a Stanghellini nel 1838 e documentato da vari pagamenti fino al saldo definitivo del 1840 esposto nel museo della Contrada del Drago, ed il calice neogotico conservato nella chiesa di S.Cristoforo, siglato \u00abN.S.F. 1862\u00bb (P. Torriti, <em>Argenti senesi\u2026<\/em>, 2018, pp.120-121, p.155, p.162).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Calice <\/strong>(<a title=\"Fig. 12. Argentiere dell\u2019Italia centrale, seconda met\u00e0 del XIX secolo, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor19.jpg\">Fig. 12<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere dell\u2019Italia centrale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seconda met\u00e0 del XIX secolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, sbalzato, cesellato e fuso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 12&#215;24,3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice, con piede bombato e circolare, presenta un orlo impreziosito da motivi a palmette ed una fascia decorativa su cui sono raffigurati i simboli della passione. Racchiusi all\u2019interno di 3 volute fitomorfe, si trovano, infatti, i <em>chiodi<\/em>, il <em>martello<\/em>, la <em>tanaglia<\/em>, il <em>gallo<\/em>, la <em>Croce<\/em> e la <em>scala<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nodo, piriforme, \u00e8 decorato con motivi floreali entro volute, mentre nel sottocoppa sono riportate le effigi del <em>Velo della Veronica<\/em>, la <em>lancia<\/em>, la <em>spugna<\/em> e i <em>flagelli<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice risponde ad una tipologia tipica dell\u2019Italia centrale nella seconda met\u00e0 del XIX secolo. La datazione trova inoltre rispondenza nelle reminiscenze ornamentali cinque-seicentesche evidenti in tutto l\u2019apparato decorativo, che si estende dal piede al sottocoppa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Palmatoria <\/strong>(<a title=\"Fig. 13a. Argentiere fiorentino, 1832-1872, &lt;i&gt;Palmatoria&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor20.jpg\">Figg. 13a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13b. Argentiere fiorentino, 1832-1872, &lt;i&gt;Palmatoria&lt;\/i&gt;, Siena, oratorio dei Santi Rocco e Giobbe, particolare del marchio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/tor21.jpg\">13b<\/a>)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentiere fiorentino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1832-1872<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argento tornito, sagomato, battuto a martello, sbalzato, cesellato e inciso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cm 6&#215;28,5<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019impugnatura\u00a0 della palmatoria: C.G.R.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchi: <em>leone sedente distinto con lettera F, <\/em>in campo ovale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La palmatoria mostra una lunga impugnatura decorata alle estremit\u00e0 da un motivo a palmette e da eleganti volute che racchiudono le iniziali \u00abC.G.R.\u00bb. Lo stesso motivo fitomorfo funge da raccordo con la tesa semplice e sottile, sottolineata da una cornice piana. La base del fusto \u00e8 impreziosita da un giro di fogliette lanceolate mentre il bocciolo e il piattello si presentano lisci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fronte dell\u2019impugnatura \u00e8 battuto un unico bollo (fig.13b): si tratta del leone sedente con sotto la lettera &#8220;F&#8221;, in campo ovale, marchio disposto dal Granduca di Toscana Leopoldo II con motu proprio del 26 luglio 1832 e che rester\u00e0 in vigore fino al 1872. Il documento mantenne le dogane di Firenze, Pisa e Siena, presso le quali era presente un saggiatore incaricato di riconoscere e certificare, con l&#8217;apposizione del marchio, la bont\u00e0 dei lavori in argento. Il bollo, raffigurava un leone sedente contraddistinto dalle iniziali dei rispettivi dipartimenti: &#8220;F&#8221; per Firenze, &#8220;P&#8221; per Pisa , &#8220;S&#8221; per Siena, e doveva essere impresso, a richiesta, per l&#8217;unico titolo di \u00abonce nove e denari dodici d&#8217;argento fino per libbra\u00bb. Tutti gli altri argenti, di titolo superiore o inferiore, non potevano essere punzonati ma ne era permesso il libero commercio (P. Torriti, <em>Argenti senesi\u2026, <\/em>2018, p.37).<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_4002\" class=\"footnote\">La data 1511 non \u00e8 certa ma da una scrittura concistoriale si rileva che il 20 luglio 1512\u00a0 l\u2019oratorio era gi\u00e0 stato edificato (A. Bartalucci, <em>Contrada della Lupa: l\u2019arte nell\u2019oratorio e nella sede<\/em>. <em>Inventario, <\/em>Siena 1985, p.7).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_4002\" class=\"footnote\">Per la storia dell\u2019Oratorio di S. Rocco vedi: A. Liberati, <em>Oratorio\u00a0di S.\u00a0Rocco\u00a0in Siena<\/em>, Siena 1932; A. Bartalucci, <em>Contrada della Lupa: l\u2019arte nell\u2019oratorio e nella sede<\/em>. <em>Inventario, <\/em>Siena 1985. P. Torriti, <em>Tutta Siena. Contrada per Contrada<\/em>, Firenze 2004, pp.394-398. <em>L\u2019officina dei colori. La decorazione dell\u2019oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Vallerozzi<\/em>, a cura di E. Bruttini &#8211; D. Ciampoli &#8211; L. Petrangeli &#8211; D. Presentini, Siena 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_4002\" class=\"footnote\">A. Bagnoli, C. Pepi, <em>Il Cappellone di San Rocco. I dipinti murali di Rutilio Manetti e Crescenzio Gambarelli in Vallerozzi<\/em>, Siena 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_4002\" class=\"footnote\">G. Borghini, <em>Introduzione<\/em>, in E. Bruttini-D. Ciampoli-L. Petrangeli-D. Presentini, <em>L\u2019officina dei colori\u2026<\/em>, 2012, p.10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_4002\" class=\"footnote\">Cfr. P. Torriti, <em>Argenti senesi. Dal 1781 all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, Firenze 2018, p.27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_4002\" class=\"footnote\">P. Torriti, <em>Argenti senesi<\/em>&#8230;, 2018, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_4002\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>paolo.torriti@unisi.it Le oreficerie dell\u2019oratorio dei Santi Rocco e Giobbe in Siena DOI: 10.7431\/RIV22062020 L&#8217;oratorio dei Santi Rocco e Giobbe \u00e8 l&#8217;edificio di culto di propriet\u00e0 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=4002\" title=\"Paolo Torriti\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4162,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4002"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4002"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4002\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4175,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4002\/revisions\/4175"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4002"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}