{"id":3988,"date":"2020-12-30T08:40:52","date_gmt":"2020-12-30T08:40:52","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3988"},"modified":"2021-06-29T21:40:50","modified_gmt":"2021-06-29T21:40:50","slug":"maria-teresa-sorrenti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3988","title":{"rendered":"Maria Teresa Sorrenti"},"content":{"rendered":"<p>mt.sorrenti55@gmail.com<\/p>\n<h2>Arte e devozione tra Calabria e Sicilia. Argentieri messinesi, monaci <em>migratori <\/em>e la <em>Madonna della Lettera<\/em>: un breve excursus tra reliquiari antropomorfi e mante nel territorio reggino tra \u2018500 e \u2018700<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22042020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1922 lo studioso messinese Ludovico Perroni Grande (1879 \u2013 1941) pubblicava sul primo numero di \u201cBrutium\u201d, la rivista d\u2019arte fondata da Alfonso Frangipane,<sup><a href=\"#footnote_0_3988\" id=\"identifier_0_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alfonso Frangipane (Catanzaro, 1881 &ndash; Reggio Calabria, 1970) fond&ograve; nel 1922 e diresse fino alla sua morte il periodico &ldquo;Brutium Rivista d&rsquo;Arte Moderna&rdquo; una esperienza editoriale di alta valenza scientifica e tutt&rsquo;oggi insostituibile fonte di ricerca. Cfr. R. Cioffi, Per uno studio delle riviste d&rsquo;arte del primo Novecento: note su Alfonso Frangipane e la rivista &ldquo;Brutium, in L&rsquo;arte nella storia, a cura di V. Terraroli-F. Varallo-L. De Fanti, Milano 2000, pp. 85-93. Appassionato studioso di storia calabrese, infaticabile ricercatore, storico dell&rsquo;arte, saggista, decoratore raffinato il Frangipane fu figura centrale della cultura artistica calabrese e stimato organizzatore delle Biennali d&rsquo;Arte Moderna e nel 1913 della prima mostra retrospettiva su Mattia Preti. Promosse nei pi&ugrave; prestigiosi contesti nazionali l&rsquo;artigianato della regione e fu convinto sostenitore degli studi artistici che sostenne favorendo la nascita nella citt&agrave; di Reggio dell&rsquo;Accademia di Belle Arti, del Liceo artistico e dell&rsquo;Istituto d&rsquo;Arte Cfr. Alfonso Frangipane e la cultura artistica del &lsquo;900 in Calabria, Atti del Convegno di studi (Reggio Calabria, Biblioteca P. De Nava, 26 settembre 2009) a cura di G. De Marco- M.T. Sorrenti, Roccelletta di Borgia 2010.\">1<\/a><\/sup>, un articolo con il quale rendeva noto il documento relativo ad un ancora sconosciuto maestro Guidono Giustino, calabrese di Nicotera che \u00abIl 4 gennaio 1472 in Messina [..] si impegnava a costruire per Ascanio Pittello, suo corregionario di Satriano, una croce di rame dorato con Cristo [\u2026]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3988\" id=\"identifier_1_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Perroni Grande, Per la Storia d&rsquo;Arte i Calabria. Un orafo calabrese del XV secolo, in &ldquo;Brutium&rdquo;, a. I, n. 2, p. 2.\">2<\/a><\/sup>. Il contributo dell\u2019illustre studioso apriva, in maniera quasi pionieristica, la strada ad un filone di ricerca che fino a quel momento aveva rivestito scarsissimo interesse presso gli studiosi calabresi, e non solo<sup><a href=\"#footnote_2_3988\" id=\"identifier_2_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento si veda G.C. Sciolla, La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met&agrave; del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo &ndash; Erice, 14-17 giugno 2006), a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.\">3<\/a><\/sup>. Negli anni successivi in occasione della compilazione dell\u2019<em>Inventario degli oggetti d\u2019arte<\/em> (1933) relativo alla Calabria, primo e fondamentale censimento del patrimonio artistico regionale sopravvissuto a tante perdite e dispersioni, lo stesso Frangipane catalogava con scrupolo certosino le numerose testimonianze di argenteria sacra da lui rinvenute presso tutte le diocesi della regione, argomentando con metodo, spesso anche sulla scorta di notizie d\u2019archivio in suo possesso, circa la manifattura e\/o l\u2019area di provenienza delle opere: cominciavano a delinearsi le coordinate culturali e gli ambiti artistici di riferimento di centinaia di oggetti, tavole, sculture, legni, oreficerie e stoffe da ascriversi, come le successive ricerche avrebbero ben documentato, alla fitta rete di rapporti commerciali, culturali ed artistici tra le due sponde dello Stretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quegli stessi anni La Corte Cailler<sup><a href=\"#footnote_3_3988\" id=\"identifier_3_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. La Corte Cailler, Orefici ed argentieri in Sicilia nel XV secolo (da documenti inediti), in Le arti decorative del Quattrocento in Sicilia, catalogo della Mostra (Messina, Chiesa dell&rsquo;Annunziata ai Catalani, 28 novembre 1981 &ndash; 31 gennaio 1982) a cura di G. Cantelli, Roma 1981, pp. 131-154.\">4<\/a><\/sup>, nelle note redatte a commento di alcuni atti notarili del secolo XV, forniva altrettanto preziosiragguagli circa la commissione ad argentieri messinesi di suppellettili sacre da parte di prelati calabresi: cos\u00ec tale Pandolfo di Gerace che nella qualit\u00e0 di procuratore della chiesa di Santa Venera dei Disciplinati di Polistena commissionava nel 1488 ad Artesio di Artesio<sup><a href=\"#footnote_4_3988\" id=\"identifier_4_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative in Sicilia. Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, vol. 2, Palermo 2014, I, p. 195, ad vocem.\">5<\/a><\/sup>, argentiere con bottega in contrada dei Banchi a Messina, \u00abquemdam calicem argenti, [\u2026] magistraliter laboratum, deauratum et bullatum bulle messane\u00bb, e Petrus de Romano<sup><a href=\"#footnote_5_3988\" id=\"identifier_5_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative &hellip;, 2014, I, p. 530, ad vocem\">6<\/a><\/sup> \u00abaurifaber, civis messanensis\u00bb che il 7 luglio 1458 consegnava al sac. Marco Savani, abitante in Sant\u2019Agata di Calabria, \u00abcalicem unum argenteum cumpatenam\u00bbper il prezzo di 12 fiorini. Ricerche archivistiche successive hanno evidenziato anche la presenza di maestri messinesi a Reggio, forse qui stabilitisi con propria bottega quali Ettore Trofeo<sup><a href=\"#footnote_6_3988\" id=\"identifier_6_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Chill&egrave;, inArti Decorative&hellip;, 2014, I, p.590, ad vocem\">7<\/a><\/sup>, \u00aborifexsivegioyellerius\u00bb presso il quale Bartolomeo Grani mette a bottega il figlio Ambrosio di 15 anni<sup><a href=\"#footnote_7_3988\" id=\"identifier_7_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Arillotta, Reggio nella Calabria spagnola. Storia di una citt&agrave; scomparsa (1600-1650), Reggio Calabria 1981, p. 258.\">8<\/a><\/sup> e Placido Furnari<sup><a href=\"#footnote_8_3988\" id=\"identifier_8_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a A. Raffa, in Arti Decorative&hellip;, 2014, II, p. 459, ad vocem\">9<\/a><\/sup>, gi\u00e0 documentato a Reggio nel 1623<sup><a href=\"#footnote_9_3988\" id=\"identifier_9_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Ciolino, L&rsquo;arte orafa e argentaria a Messina nel XVII secolo, in Orafi ed Argentieri al Monte di Piet&agrave;: artefici e botteghe messinesi del XVII secolo, catalogo della Mostra (Messina, Monte di Piet&agrave;, 18 giugno &ndash; 18 luglio 1988) a cura di C. Ciolino, Messina 1988, p. 137 nota 38.\">10<\/a><\/sup> ed incaricato il 7 gennaio 1632 di stimare i gioielli della dote di donna Margherita d\u2019Alogna, vedova di Agostino Monsolino<sup><a href=\"#footnote_10_3988\" id=\"identifier_10_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Arillotta, Reggio&hellip;, 1981, p. 258.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovani calabresi venivano messi bottega presso le pi\u00f9 accreditate maestranze isolane, come Matteo Taurini o Tauroni<sup><a href=\"#footnote_11_3988\" id=\"identifier_11_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. La Corte Cailler, Orefici ed argentieri &hellip;, 1981, p. 145.\">12<\/a><\/sup> da Reggio Calabria apprendista presso l\u2019argentiere messinese Giovanni Foti<sup><a href=\"#footnote_12_3988\" id=\"identifier_12_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative &hellip;, 2014, I, p. 256, ad vocem\">13<\/a><\/sup>, Pietro Geraci<sup><a href=\"#footnote_13_3988\" id=\"identifier_13_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p. 281, ad vocem\">14<\/a><\/sup> nativo di Cosenza a bottega presso Angelo D\u2019Alosa<sup><a href=\"#footnote_14_3988\" id=\"identifier_14_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p. 163, ad vocem\">15<\/a><\/sup> fino al meglio noto Cesar de Judice \u00abauri faber civis messanensis oriundus Terre flomare muri calabrie\u00bb, ricordato dall\u2019Accascina per l\u2019esecuzione nel 1513 di una custodia in oro e smalti per il Corpus Domini<sup><a href=\"#footnote_15_3988\" id=\"identifier_15_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal 12. al 19. secolo, Palermo 1974, p. 226;\nPer il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda a G. Molonia, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p.372, ad vocem; si veda inoltre G. Larin&agrave;, Storia, arte e iconografia di un Ostensorio, in Acqua e pane. Arte e teologia di un Ostensorio, a cura di G. Larin&agrave; &ndash; N. Fazio, Messina 2005, pp. 5-26.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto e a fronte della dispersione che purtroppo ha interessato il patrimonio di suppellettile sacra delle chiese calabresi acquista rilievo la sopravvivenza di un discreto numero di suppellettili sacre<sup><a href=\"#footnote_16_3988\" id=\"identifier_16_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rinvia per l&rsquo;argomento al catalogo della mostra Argenti di Calabria. Testimonianze meridionali dal XV al XIX secolo, a cura di S. Abita, catalogo della mostra (Cosenza, Palazzo Arnone, 1 dicembre 2006 &ndash; 30 aprile 2007), Pozzuoli 2006, pp. 84-85.\">17<\/a><\/sup> ed in particolare di alcune custodie reliquiarie in argento, databili tra l\u2019ultimo ventennio del XVI secolo e la met\u00e0 del XVIII pertinenti frammenti del corpo di santi eremiti e monaci \u201cmigratori\u201d spesso provenienti dalla vicina Sicilia<sup><a href=\"#footnote_17_3988\" id=\"identifier_17_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Strano, Considerazioni sui Bioi dei Santi greci tra Sicilia e Calabria meridionale (secoli IX &ndash; XI), in Elia il Giovane. La vita e l&rsquo;insegnamento dall&rsquo;et&agrave; bizantina al mondo contemporaneo, a cura di P. Spallino &ndash; M. Mormino, Palermo 2019, pp. 57-70; S. Pricoco, Un esempio di agiografia regionale: la Sicilia, in Santi e demoni nell&rsquo;Alto Medioevo Occidentale (Spoleto, 7-13 aprile 1988), XXXVI Settimana di Studio del Centro Italiano di Studi sull&rsquo;Alto Medioevo, Spoleto 1989, pp. 319-376.\">18<\/a><\/sup> e sospinti dall\u2019avanzata musulmana tra l\u2019VIII ed il X a trovare rifugio in Calabria\u00a0 dove, risalendo dalle aspre giogaie ioniche e tirreniche fino alle estreme falde dell\u2019Appennino, crearono una fitta rete di eremitaggi e monasteri, la \u201cnuova Tebaide\u201d<sup><a href=\"#footnote_18_3988\" id=\"identifier_18_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Roma, Il fenomeno monastico nel territorio dell&rsquo;attuale Calabria dalle origini alla conquista normanna, in Dialogando. Studi in onore di Mario Boselli, a cura di C. Masseria &ndash; E. Marroni- S. Borsari, Pisa 2017, pp. 359-372: 364; Si veda inoltre S. Borsari, Il monachesimo bizantino nella Sicilia e nell&rsquo;Italia meridionale prenormanne, Napoli 1963; G. Musolino, Calabria bizantina. Iconi e tradizioni religiose, Venezia, 1966; E. Follieri, I Santi dell&rsquo;Italia greca, in Histoire et Culture dans l&rsquo;Italiebyzantine. Acquis et nouvelles recherches, a cura di A. Jacob &ndash; J. M. Martin &ndash; Gh. Noy&eacute;, Roma 2006, pp. 95-126.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monachesimo italo-greco, infatti, lungi dall\u2019esaurirsi con l\u2019avvento normanno<sup><a href=\"#footnote_19_3988\" id=\"identifier_19_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.D. Fonseca, L&rsquo;organizzazione ecclesiastica dell&rsquo;Italia normanna tra l&rsquo;XI ed il XII secolo: i nuovi assetti istituzionali, in Le istituzioni ecclesiastiche della Societ&agrave; Christiana dei secoli XI-XII: diocesi, pievi e parrocchie. Atti della Sesta settimana internazionale di studio, Milano 1-7 settembre 1974, Milano 1977, pp. 342-345.\">20<\/a><\/sup> o in conseguenza dello scadimento morale registrato gi\u00e0 a met\u00e0 del XV secolo dai \u201cvisitatori\u201d pontifici<sup><a href=\"#footnote_20_3988\" id=\"identifier_20_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda sull&rsquo;argomento M. H. Laurent-A. Guillou, Le &ldquo;Liber Visitazionis&rdquo; d&rsquo;AthanasaeChalkeopoulos (1457-1458), Citt&agrave; del Vaticano 1960.\">21<\/a><\/sup>, conobbe sul finire del \u2018500 rinnovato impulso con l\u2019istituzione nel 1573, ad opera del pontefice Gregorio XIII , della Congregazione dei Greci \u00abpro reformatione Graecorum in Italia existentium et monachorum et monasteriorum Ordinis Sancti Basilii\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3988\" id=\"identifier_21_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Peri,&nbsp;Chiesa latina e Chiesa greca nell&rsquo;Italia post&ndash;tridentina (1564-1596), in&nbsp;La chiesa greca in Italia dall&rsquo;VIII al XVI secolo,Atti del Convegno storico Interecclesiale, (Bari, 30 aprile&ndash;4 maggio 1969), Voll. 3, I, Padova 1973, pp. 271-469; M. Petta, Apollinare Agresta abate generale basiliano (1621 &ndash; 1695), Mammola 1981; Idem,Documenti e appunti sulla Riforma postridentina dei monaci basiliani, in &ldquo;Aevum&rdquo;, a. 51, fasc. 5\/6, pp. 411-478.\">22<\/a><\/sup> ed indusse le\u00a0 autorit\u00e0 ecclesiastiche, pur ligie alle raccomandazioni del Concilio, a muoversi con molta cautelain territori dove, nonostante l\u2019abolizione ufficiale del rito greco,<sup><a href=\"#footnote_22_3988\" id=\"identifier_22_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;argomento si veda F. Russo, Storia della Archidiocesi di Reggio Calabria, voll. 3, I, Dalle origini al Concilio di Trento, Napoli, 1966, II, pp. 48-57; E. D&rsquo;Agostino, La diocesi greca di Bova, in Calabria bizantina. Il territorio grecanico da Leucopetra a Capo Bruzzano, Soveria Mannelli, pp. 89-113; Idem. La Cattedra sopra la rupe, Soveria Mannelli 2014.\">23<\/a><\/sup> l\u2019anima delle popolazioni rimaneva tenacemente ancorata alle tradizioni dei padri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa premessa, necessariamente sintetica, consente di delineare le coordinate culturali entro le quali si muoveva in Calabria, ancora alla fine \u2018500, l\u2019autorit\u00e0 latinacui si chiedeva di contemperare lo zelo riformistico con la cautela politica, canalizzare la <em>pietas<\/em> della popolazione di cultura greca verso forme di normalizzazione alla latina e promuovere il culto delle reliquie dei santi monaci\u00a0 in una gara di emulazione che avrebbe coinvolto devote famiglie feudali quali i Carafa della Spina ed alcune <em>universitas<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oltre alla dottrina grande ebbe santit\u00e0 di vita, per mezzo della quale \u00e8 tenuto e nominato santo<\/em><sup><a href=\"#footnote_23_3988\" id=\"identifier_23_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Russo, Storia &hellip;1966, I, p. 374.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le \u201cmemorie figurative\u201d pi\u00f9 rilevanti di questa koin\u00e9 culturale rientrano a buon diritto i busti in bronzo dorato raffiguranti i Santi Nicodemo<sup><a href=\"#footnote_24_3988\" id=\"identifier_24_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il bios di San Nicodemo cfr., Vita di San Nicodemo abate dell&rsquo;ordine di San Basilio Magno \/ scritta da P. Maestro D. Apollinare Agresta edita in Roma nel 1677 riprodotta con note dal prof. Antonio Aromolo, Cir&ograve; 1901; V. Saletta, Vita inedita di S. Nicodemo di Calabria: dal cod. messian. 30, Roma 1964; Monaco Nilo, Vita di San Nicodemo, trad. D. Minuto, Reggio Calabria 2010; A. Acconcia Longo, Santi greci della Calabria meridionale, in Calabria bizantina. Testimonianze d&rsquo;arte e strutture di territori. VIII &ndash; IX Incontro di Studi Bizantini, Soveria Mannelli 1991, pp. 211-230; G. Musolino, Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri in Calabria, Soveria Mannelli 2002, pp. 57-66.\">25<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Argentiere messinese, fine XVI secolo, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Nicodemo&lt;\/i&gt;, Mammola, chiesa di San Nicodemo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor01.jpg\">Fig. 1<\/a>) e Giovanni Terista o Theriste<sup><a href=\"#footnote_25_3988\" id=\"identifier_25_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il bios di San Giovanni Terista cfr. S. Borsari, Vita di S. Giovanni Terista: testi greci inediti, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 1953 (22), Tivoli 1953, pp. 136-151; A. Acconcia Longo, S. Giovanni Terista nell&rsquo;agiografia e nell&rsquo;innografia, in Calabria Bizantina. Civilt&agrave; bizantina nei territori di Gerace e Stilo, Soveria Mannelli 1998, pp. 137-154; G. Musolino, Santi eremiti&hellip;, 2002, pp. 81-86.\">26<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Argentiere messinese, fine XVI secolo, &lt;i&gt;Busto reliquiario di san Giovanni Teresti&lt;\/i&gt;, Bivongi, Santuario di San Giovanni Teresti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor02.jpg\">Fig. 2<\/a>), databili al nono decennio del XVI secolo ed oggi conservati nelle eponime chiese di Mammola e Stilo site nell\u2019attuale territorio diocesano di Locri-Gerace<sup><a href=\"#footnote_26_3988\" id=\"identifier_26_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Agostino, La diocesi greca di Gerace, in Storia della Calabria medioevale, a cura di A. Placanica, voll. 2, I, pp. 321-345.\">27<\/a><\/sup>. Le custodie furono entrambe commissionate dal cardinale Antonio Carafa (1538 \u2013 1591)<sup><a href=\"#footnote_27_3988\" id=\"identifier_27_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Benzoni, Carafa Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, 19, Roma 1976.\">28<\/a><\/sup>, abate commendatario dal 1583 del monastero di San Nicodemo di Cellarano o Kellerana<sup><a href=\"#footnote_28_3988\" id=\"identifier_28_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Gallucci, Documenti per la storia del monastero di San Nicodemo gi&agrave; Grancia di San Biagio: Le urne con le reliquie del Santo; Villa San Giovanni 2004; C. Mammola, Il Monasterodi S. Nicodemo in un Documento del 1580, in &ldquo;Eco del Chiaro&rdquo;, 2017, n. 4, pp. 10-21.\">29<\/a><\/sup>, il cui stemma \u00e8 ben visibile al centro di entrambi i busti. Il Carafa, personaggio di notevole spessore culturale e di grande prestigio nell\u2019ambiente curiale romano, particolarmente sensibile al rapporto con le confessioni religiose di rito non latino e membro autorevole della Congregazione dei Greci, procur\u00f2 che le reliquie del santo, gi\u00e0 oggetto di frequentatissimi pellegrinaggi, venissero trasferite dal monastero in un nuovo edificio, qui poste sotto la mensa dell\u2019altare maggiore ed il capo incluso in un busto di rame da lui stesso donato alla collettivit\u00e0 religiosa<sup><a href=\"#footnote_29_3988\" id=\"identifier_29_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Mammola, Il Monastero &hellip;; il documento, conservato presso l&rsquo;archivio dell&rsquo;Abbazia di Grottaferrata descrive la visita compiuta dall&rsquo;abate generale Colantonio Ruffo in data 10 dicembre 1580 al monastero di San Nicodemo e ad altri monasteri calabresi. Il cenobio era sito a Mammola nel luogo detto la &ldquo;la Grangia&rdquo; e qui viene aperta la &ldquo;cascietta&rdquo; contenente le sacre reliquie e tra queste la &ldquo;croccia de la testa&rdquo;.\">30<\/a><\/sup>. E\u2019 probabile che entrambe le custodie siano tratte da un medesimo modello messo in opera da abile intagliatore dotato che con vivo senso plastico ne scolpisce i volti incorniciati dalle ciocche della barba bipartita e raccordata senza soluzione di continuit\u00e0 ai baffi e alla chioma ondulata; per esse \u00e8 stata avanzata una condivisibile attribuzione ad argentiere siciliano<sup><a href=\"#footnote_30_3988\" id=\"identifier_30_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;attribuzione a maestranze siciliane cfr G. Leone,Culto e iconografia dei santi italo-greci nell&rsquo;area reggina durante la Controriforma,in Sacre Visioni. Il patrimonio figurativo nella provincia di Reggio Calabria (XVI &ndash; XVIII secolo), catalogo mostra a cura diR. M. Cagliostro &ndash; C. Nostro &ndash; M. T. Sorrenti, (Reggio Calabria, Rotonda Nervi, 16 dicembre 1999 &ndash; 20 febbraio 2000), Roma 1999, pp. 60-67.\">31<\/a><\/sup> in virt\u00f9 delle caratteristiche stilistiche che le apparentano alla produzione isolana tardo rinascimentale di cui condividono anche la soluzione tipologica con il taglio arrotondato del busto<sup><a href=\"#footnote_31_3988\" id=\"identifier_31_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano in proposito i busti di Sant&rsquo;Agacio del Duomo di Nicosia (R. Vadal&agrave;, scheda n. 32 in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostraa cura di M. C. Di Natale (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000-30 aprile 2001) Milano 2001, p. 374-375; di San Tommaso Becket (M. C. Di Natale, scheda n. 5 in Il Tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostraa cura di M. C. Di Natale-V. Abbate (Trapani, Museo Regione Pepoli, 2 dicembre1995-3 marzo 1996), Palermo 1995, p. 192; di San Martino (?) del palermitano Pietro Rizo (R. Vadal&agrave;, scheda n. 43 in Splendori&hellip;, 2001, p. 383) fino ai busti di San Gerlando e del Beato Matteo di Agrigento (G. Costantino, scheda n. 46 in Splendori&hellip;, 2001, p. 385.\">32<\/a><\/sup>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quegli stessi anni i vertici ecclesiastici della curia metropolitana reggina si rivolgevano al messinese Rinaldo Bonanno per la pregevolissima scultura in marmo dell\u2019eremita San Leo (1582) da destinare alla diocesi \u201cgreca\u201d di Bova<sup><a href=\"#footnote_32_3988\" id=\"identifier_32_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla storia della diocesi di Bova, cfr. E. D&rsquo;Agostino, La Diocesi greca di Bova in Calabria Bizantina, Il territoriogrecanico da Leocupetra a Capo Bruzzano. Atti del X Incontro di Studi Bizantini (Reggio Calabria, 4-6 Ottobre 1991), Soveria Mannelli 1995, pp. 89-113.\">33<\/a><\/sup> alla quale, qualche tempo dopo (1635), veniva fatto dono di un prezioso reliquiario argenteo<sup><a href=\"#footnote_33_3988\" id=\"identifier_33_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. T. Sorrenti, Argenti. Scheda n. 5, in Sacre visioni&hellip;, 1999, p. 136; P. Faenza, Il busto e il reliquiario di San Leo nel Santuario omonimo di Bova, in Bova. Storia di una Comunit&agrave; Greca di Calabria, a cura di G. Caridi- F. Cozzetto- C. G. Nucera, Bova 2010, pp. 231-243.\">34<\/a><\/sup> raffigurante il medesimo eremita. Secondo la tradizione sarebbe stato Mons. Annibale D\u2019Afflitto (1593 \u2013 1638)<sup><a href=\"#footnote_34_3988\" id=\"identifier_34_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vita del venerabile servo di Dio Annibale D&rsquo;Afflitto, Arcivescovo di Reggio Calabria. Scritta dal padre Giuseppe Fozi della Compagnia di Gies&ugrave;, Roma 1681; sull&rsquo;opera episcopale del D&rsquo;Afflitto rimane fondamentale A. Denisi, L&rsquo;opera pastorale di Annibale D&rsquo;Afflitto, Roma 1983; Idem, Gaspare Del Fosso e Annibale D&rsquo;Afflitto: due arcivescovi reggini durante il Viceregno, in &ldquo;Calabria Sconosciuta&rdquo;, 1994, n. 64, pp. 49-51.\">35<\/a><\/sup> illustre prelato palermitano alla guida della diocesi pi\u00f9 importante ed antica della Calabria a commissionarlo per la suffraganea sede bovese forse per \u201cpacificare\u201d la comunit\u00e0 religiosa da tempo in lite con quella del vicino villaggio di Africo per il possesso delle reliquie del \u00abSanto Padre Nostro Leone di Africo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_3988\" id=\"identifier_35_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La pi&ugrave; antica attestazione del culto del &laquo;Santo Padre Nostro Leone di Africo&raquo; &egrave; contenuta in una nota a margine del calendario liturgico noto come Sinassario Lipisiense (186), compilato dal monaco Basilio di Reggio nel 1172. La nota, databile tra la fine del dell&rsquo;XII secolo e gli inizi del successivo, lega i natali del Santo, vissuto probabilmente intorno alla met&agrave; del XII secolo (cfr.D. Minuto, Profili di Santi nella Calabria Bizantina, Reggio Calabria 2002, pp. 80-82) al villaggio di Africo, piccolo centro della jonica reggina. Si vedanosull&rsquo;argomentoS. Luc&agrave;, Una nota inedita del cod. Messan. gr. 98 sulla chiesa di San Giorgio di Tuccio, in &ldquo;Bollettino Badia Greca di Grottaferrata&rdquo;, n.s. Vol. XXXI, Gennaio-Giugno 1977, pp. 31-40 ed il Compendium gloriosae vitae et mortis Sancti Leonis Civis et Patroni Civitatis Bovae(1774), documento settecentesco che attingendo ad una consolidata tradizione orale fornisce una versione diversa e lo dice &laquo;Quinto Saeculonatus [..] Bovae a parenti bus honestis&raquo; cfr. F. Toscano, Sul Compendium gloriosae vitae et mortis Sancti Leonis, in Storia e vita di San Leo d&rsquo;Aspromonte, a cura di P.&nbsp; Faenza-F. Tuscano, Reggio Calabria 2012, pp. 27-74; A. Acconcia Longo, S. Leo, S. Luca di Bovae altri Santi italo greci, in Calabria Bizantina, Il territorio grecanico da Leocupetra a Capo Bruzzano, in &ldquo;X Incontro di Studi Bizantini&rdquo;, Reggio Calabria, 4-6 Ottobre 1991, Soveria Mannelli 1995, pp. 76-77.\">36<\/a><\/sup>. La committenza del manufatto costituisce fatto rilevante dell\u2019episcopato del D\u2019Afflitto<sup><a href=\"#footnote_36_3988\" id=\"identifier_36_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La situazione culturale ed ecclesiastica del lungo episcopato di mons. Annibale D&rsquo;Afflitto &egrave; efficacemente sintetizzata in C. Longo, Gli ultimi tempi della grecit&agrave; a Motta San Giovanni, in &ldquo;Calabria bizantina. Testimonianze d&rsquo;arte&hellip;1991, pp. 283-309: 284.Sulla scorta di una approfondita lettura delle visite pastorali effettuate periodicamente dal D&rsquo;Afflitto, lo studioso asserisce che&laquo;[esse] fotografano il lentissimo declino della grecit&agrave; nell&rsquo;estremo lembo meridionale della Calabria, la sua indolore morte, non affrettata, ma desiderata, voluta con ogni mezzo da quel prelato palermitano, venuto da Madrid, per il quale ogni difformit&agrave; dal conformismo imposto diventava incontrollabile forza di disgregazione dell&rsquo;unit&agrave; cattolica [&hellip;]&raquo;.\">37<\/a><\/sup> che ligio e zelante nell\u2019applicazione dei dettami conciliari non mostr\u00f2 verso la <em>parte greca<\/em> le aperture \u2013 anche politiche &#8211; del suo predecessore Mons. Gaspare del Fosso<sup><a href=\"#footnote_37_3988\" id=\"identifier_37_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla figura e l&rsquo;episcopato di Mons. Gaspare Ricciulli del Fosso si veda Gaspare Del Fosso e la Riforma Cattolica Tridentina in Calabria, Atti del Convegno a cura di Centro Culturale San Paolo (Rogliano &ndash; Paola &ndash; Reggio Calabria, 5-7 dicembre 1992), Reggio Calabria 1997.\">38<\/a><\/sup> cui va ascritto il generoso tentativo \u00abdi far risorgere dalle ceneri (il monachesimo greco locale n.d.r.) mediante il rinvigorimento con monaci chiamati dalla Sicilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_3988\" id=\"identifier_38_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Agostino, Gaspare Del Fosso ed il monachesimo greco, in Gaspare Del Fosso&hellip;, 1997, pp. 291-302: 299.\">39<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conservato nella cappella dell\u2019omonimo santuario il reliquiario argenteo di San Leo<sup><a href=\"#footnote_39_3988\" id=\"identifier_39_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. T. Sorrenti, scheda n. 5, in Sacre Visioni &hellip;, 1999, p. 137; P. Faenza, Del Santo Padre Nostro Leone di Africo. Storie di un monaco, di una reliquia e di un reliquiario, Reggio Calabria 2014, p.24, nota n.2.1.\">40<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Santo Casella, 1635, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Leo&lt;\/i&gt;, Bova, Santuario di San Leo, cappella delle Reliquie (Foto P. Faenza).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor03.jpg\">Fig. 3<\/a>), raffigurato a tre quarti di busto in posizione frontale, poggia su un\u2019urna ottocentesca di argentiere napoletano realizzata nel 1855 in sostituzione dell\u2019originaria teca <em>vitrea et lignea de argentata<\/em> contenente <em>caput integru\/et alias reliquias in multis corporibus ossis<\/em><sup><a href=\"#footnote_40_3988\" id=\"identifier_40_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDRCB, Fondo Bova, Visite Pastorali, Visita pastorale di Mons. Giuseppe Barone, 18 luglio 1730; cfr. M. T. Sorrenti, I busti reliquiari del San Leo di Bova e del San Leo di Africo. Appunti e nuove acquisizioni, in Storia &hellip;, 2012, pp. 149-158; P. Faenza, Il busto reliquiario di San Leo nel Santuario omonimo di Bova, in Bova. Storia di una Comunit&agrave; Greca di Calabria, a cura di G. Caridi &ndash; F. Cozzetto-C. G. Nucera, Reggio Calabria 2010, pp. 242 &ndash; 243: 239.\">41<\/a><\/sup> documentata dalle Visite pastorali settecentesche. Il santo indossa la veste monacale alla cui canonica semplicit\u00e0 fa contrappunto una sobria quanto raffinata decorazione consistente di un minuto ornato floreale che emerge dal fondo fittamente inciso; sulla pazienza, tirata a lucido e incorniciata da una passamaneria a piccole volute, fa bella mostra una vistosa collana disegnata dal susseguirsi di elementi quadrilobi ed ovoidali e terminante con un raffinato gioiello assimilabile ad una croce pettorale, forse metafora della dignit\u00e0 vescovile da leggersi quale segno di speciale riguardo. Il volto dagli zigomi alti, la barba corta e minutamente incisa come la capigliatura a ciocche lisce e piatte, la fronte solcata da rughe, ha un\u2019espressione ieratica simbolo di una vita ascetica ed eremitica, ma anche molto laboriosa suggerita dagli attributi iconografici, la falce e la pece che, come riferiscono le fonti agiografiche, l\u2019eremita ricavava con duro lavoro nei boschi dell\u2019Aspromonte a vantaggio dei poveri. Emblematica la tangenza fisiognomica riscontrabile con un&#8217;altra immagine del santo, datata anch\u2019essa 1635<sup><a href=\"#footnote_41_3988\" id=\"identifier_41_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Leone, Le sculture di San Leo a Bova e ad Africo,in Storia &hellip;, 2012, p. 135-148:143.\">42<\/a><\/sup>, conservata nel vicino centro di Africo che, come ricordato, lungamente contese a Bova tanto le reliquie quanto il privilegio di avergli dato i natali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle lamine del busto e dell\u2019aureola \u00e8 impresso lo stemma del consolato di Messina ed il monogramma SC affiancato dalle ultime cifre dell\u2019anno 1635 (<a title=\"Fig. 4. Santo Casella, 1635, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Leo&lt;\/i&gt; (particolare del punzone), Bova, Santuario di san Leo, cappella delle Reliquie (Foto P. Faenza).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor04.jpg\">Fig. 4<\/a>) riferibili probabilmente all\u2019argentiere Santo Casella<sup><a href=\"#footnote_42_3988\" id=\"identifier_42_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il profilo dell&rsquo;argentiere si rimanda adA. Migliorato, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p.118, ad vocem..\">43<\/a><\/sup>, documentato gi\u00e0 nel 1618 ed il cui punzone \u00e8 stato rilevato lungo un arco cronologico compreso tra le date 1626 ed 1634 su diversi arredi, tra cui un reliquiario fitomorfo ed una pisside del Duomo di Messina<sup><a href=\"#footnote_43_3988\" id=\"identifier_43_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, Argentieri messinesi tra XVII e XVII secolo, Messina, Messina 2001, p. 39.\">44<\/a><\/sup> e, nella stessa provincia, a Molino su due turiboli della chiesa di Santa Maria della Scala e su una pisside della Chiesa Madre di Santo Stefano Briga<sup><a href=\"#footnote_44_3988\" id=\"identifier_44_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">45<\/a><\/sup> e, pi\u00f9 di recente, anche su un ostensorio della chiesa di san Pietro di Lipari<sup><a href=\"#footnote_45_3988\" id=\"identifier_45_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, Argenti messinesi del XVII-XVIII secolo, Tesi di dottorato di ricerca in analisi, rappresentazione e pianificazione delle risorse territoriali, urbane e storico-architettoniche e artistiche, indirizzo Arte, Storia e Conservazione in Sicilia, Dipartimento di Architettura, Universit&agrave; degli Studi di Palermo, Tomo I, a. 2015, p. 268.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento conservativo condotto sul manufatto<sup><a href=\"#footnote_46_3988\" id=\"identifier_46_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. M. Filice, Il busto reliquiario di San Leo in Del Santo padre nostro&hellip;, 2014, p. 73-82.\">47<\/a><\/sup> ha consentito di rilevare alcuni scarti esecutivi e stilistici nella conduzione plastica delle mani, forse non contestuali (sostituite?) alla realizzazione delle altre parti, ipotesi avvalorata dal riscontro di una diversa punzonatura proprio sulla scure che il santo stringe nella mano destra dove sono leggibili, anche se parzialmente abrasi, oltre allo scudo crociato del consolato messinese, il monogramma NT in campo rettangolare ed AS entro altro campo. Questi sembrerebbero rinviare all\u2019argentiere ANT PAS (<a title=\"Fig. 5. Argentiere AN PAS, seconda met\u00e0 XVII secolo, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Leo&lt;\/i&gt; (particolare del punzone), Bova, Santuario di san Leo, Cappella delle Reliquie (Foto P. Faenza).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor05.jpg\">Fig. 5<\/a>), forse individuabile in Antonio Pasqualino o Pascalino o Pascaluni, il cui marchio \u00e8 attestato in manufatti messinesi della seconda met\u00e0 del XVII secolo quali la coppa di una pisside della Chiesa Madre di Castroreale<sup><a href=\"#footnote_47_3988\" id=\"identifier_47_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, pp. 47-48.\">48<\/a><\/sup>, un piatto da parata in collezione privata a Marsala<sup><a href=\"#footnote_48_3988\" id=\"identifier_48_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, scheda in Ori e argenti&hellip;, 1989, II, 67; G. Musolino, Argentieri&hellip;, 2001, ibidem\">49<\/a><\/sup> un tabernacolo architettonico della chiesa di S. Calogero di Naro e, tra gli altri, un calice della Cattedrale di Noto ed una coperta di immagine sacra del Duomo di Messina<sup><a href=\"#footnote_49_3988\" id=\"identifier_49_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 131, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, 2 voll., a cura di S. Rizzo, catalogo della mostra (Praga, Maneggio di Palazzo Wallenstein, 19 ottobre-21 novembre 2004), Catania 2008, pp. 111-112.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivalit\u00e0 tra Bova ed Africo \u00e8 certamente all\u2019origine di un\u2019altra interessante ma pi\u00f9 tarda testimonianza iconografica di San Leo, consistente anch\u2019essa in un busto reliquiario<sup><a href=\"#footnote_50_3988\" id=\"identifier_50_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sorrenti, I busti reliquiari &hellip;, 2012, pp. 156-157; R. Filice, Il busto reliquiario di San Leo, in Del santo Padre Nostro Leone di Africo, a cura di P. Faenza, Reggio Calabria 2014, pp.73-82.\">51<\/a><\/sup> \u00a0(<a title=\"Fig. 6. Argentiere P.SC, 1739, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Leo&lt;\/i&gt;, Africo, chiesa Matrice (Foto P. Faenza).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor06.jpg\">Fig. 6<\/a>) ma contenente in realt\u00e0 la reliquia del solo dito della mano, forse inizialmente conservata in un braccio sostituito nel 1739 con l\u2019attuale custodia<sup><a href=\"#footnote_51_3988\" id=\"identifier_51_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La notizia di un braccio reliquiario databile forse alla fine XVII secolo appartenuto alla comunit&agrave; di Africo &egrave; in P. Faenza,Del Santo Padre Nostro&hellip; 2014, p. 23 ed &egrave; tratta da ASDRCB, Fondo Bova, fasc. Velon&agrave;. G. Dieni, Appunti riguardanti Bova e la Diocesi, Bova 1894, dattiloscritto, a cura di G. Velon&agrave;, Roma 1974, p. 63.\">52<\/a><\/sup>. L\u2019immagine dell\u2019eremita nella sua rigida frontalit\u00e0 appare ancorata adunformulario iconografico di gusto arcaizzante, il volto allungato incorniciato dalla barba ondulata e raccordata ai baffi e ai capelli che lasciano scoperta la fronte alta solcata da rughe. Il saio \u00e8 costruito con lamine finemente lavorate a sbalzo ed incise sulle quali si effonde un repertorio esornativo di volute specchiate, tralci fogliacei e motivi floreali evocanti la preziosit\u00e0 dei damaschi settecenteschi. La resa del volto, eseguito non a fusione ma a sbalzo, risultato della saldatura di due forme (cranio e viso), \u00e8 modellato con accurata anatomia e sembra evocare, per quanto attiene alle caratteristiche somatiche, il simulacro marmoreo tardo cinquecentesco del Bonanno, posto sull\u2019altare maggiore dell\u2019omonimo santuario bovese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recente restauro<sup><a href=\"#footnote_52_3988\" id=\"identifier_52_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Faenza, Il restauro del busto e dell&rsquo;urna di San Leo di Africo, in Del Santo Padre Nostro&hellip;, 2014, pp. 87-92.\">53<\/a><\/sup> ha consentito di leggere con maggiore chiarezza la bulla del consolato messinese, gi\u00e0 in precedenza rilevata<sup><a href=\"#footnote_53_3988\" id=\"identifier_53_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. T. Sorrenti, I busti &hellip;, 2012, pp. 156-157.\">54<\/a><\/sup>, costituita dallo scudo crociato e coronato della citt\u00e0 di Messina con accanto i punzoni PF739, da riferirsi al console per l\u2019anno 1739, ed il monogramma P.SC all\u2019argentiere facitore (<a title=\"Fig. 7. Argentiere P.SC, 1739, &lt;i&gt;Busto reliquiario di San Leo&lt;\/i&gt; (particolare del punzone), Africo, chiesa Matrice (Foto P. Faenza).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il bollo consolare \u00e8 stato rilevato su esemplari alquanto noti e rappresentativi, quali un ostensorio della chiesa madre di Al\u00ec<sup><a href=\"#footnote_54_3988\" id=\"identifier_54_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Di Bella, scheda n. 19 in Al&igrave;. La Chiesa Madre. La cultura artistica, Messina 1994.\">55<\/a><\/sup>, le aggiunte settecentesche del veneratissimo busto reliquiario cinquecentesco di san Marziano nella Cattedrale di Siracusa<sup><a href=\"#footnote_55_3988\" id=\"identifier_55_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Di Piazza, scheda n. 24in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, pp. 368-369.\">56<\/a><\/sup>, una pisside di collezione privata messinese<sup><a href=\"#footnote_56_3988\" id=\"identifier_56_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda 249, in Argenti&hellip;, 2015, p. 529.\">57<\/a><\/sup> e due calici, uno nella chiesa di S. Nicola di Bari in San Fratello ed un altro in quella di san Sebastiano a Militello Rosmarino<sup><a href=\"#footnote_57_3988\" id=\"identifier_57_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, schede 251, 252 in Argenti&hellip;, 2015, pp. 531 e 532-533.\">58<\/a><\/sup>, entrambi in provincia di Messina. L\u2019attivit\u00e0 del console PF, che alcuni studi identificano con l\u2019argentiere Placido Furnari<sup><a href=\"#footnote_58_3988\" id=\"identifier_58_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Filice, Il busto reliquiario&hellip;, 2014, p.78; P. Faenza, Nuove considerazioni sul busto reliquiario di San Leo della chiesa del Santissimo Salvatore di Africo Nuovo e su alcuni argenti del Settecento della Calabria meridionale, in &ldquo;Stauros&rdquo;, a. IV (2016), 2, pp.21-38: 26; G. Di Stefano, Il tesoro della Cattedrale di Siracusa nel XVI secolo. Note e documenti, in &Eacute;studios de Plater&iacute;a, a cura di J. Rivas Carmona, Murcia 2010, p. 291-304.\">59<\/a><\/sup> , \u00e8 ampiamente documentata tanto per l\u2019anno di nostro interesse quanto per l\u2019anno precedente, il 1738, durante il quale dovette ricoprire la carica per l\u2019ultimo semestre: il suo punzone \u00e8 impresso sulla pregevole stauroteca rococ\u00f2 del Tesoro della Cattedrale di Messina esibente un apparato decorativo \u00abin chiave arcadica e naturalistica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_59_3988\" id=\"identifier_59_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, L&rsquo;argenteria del Settecento a Messina tra barocchetto e formule rococ&ograve;, in Argenti e Cultura Rococ&ograve; nella Sicilia Centro Occidentale 1735-1789, catalogo della mostra (Lubeccca 21 ottobre 2007-6 gennaio 2008) a cura di S. Grasso- M. C. Gulisano, Palermo 2008, pp. 95-122: 106, fig. 16.\">60<\/a><\/sup>,\u00a0 su una lampada pensile della chiesa madre di Rometta<sup><a href=\"#footnote_60_3988\" id=\"identifier_60_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 23, in Rometta e il Patrimonio storico artistico, a cura di T. Pugliatti, Messina 1989, pp. 166-167.\">61<\/a><\/sup> ed ancora su un gruppo di manufatti della chiesa di S. Maria delle Grazie di\u00a0 Castel di Lucio (Me)<sup><a href=\"#footnote_61_3988\" id=\"identifier_61_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, schede 242, 244 in Argenti&hellip;, 2015, pp. 522 e 524.\">62<\/a><\/sup> e per il 1736 su un calice della chiesa madre di Comiso<sup><a href=\"#footnote_62_3988\" id=\"identifier_62_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 160, in Il tesoro&hellip;, 2008, pp. 123-124.\">63<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 difficile, invece, il tentativo di ricostruire la produzione dell\u2019argentiere P.SC che, al momento, sembrerebbe attestato in maniera incerta per l\u2019anno 1738 dal punzone rilevato su una patena ed un reliquiario del velo della Madonna della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Castel di Lucio<sup><a href=\"#footnote_63_3988\" id=\"identifier_63_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, in Argenti&hellip;, 2015, pp. 160 e 212.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti relative al <em>bios<\/em> del \u00abSanto Padre Nostro Leone di Africo\u00bb rinviano ai rapporti con la vicina Sicilia, dove l\u2019eremita si sarebbe \u201crifugiato\u201d per sottrarsi alla popolarit\u00e0 che i miracoli compiuti in Calabria gli avevano procurato: ci\u00f2, probabilmente, costituisce un <em>topos<\/em> che ne accumuna la vicenda umana a quella di altri \u201csanti migratori\u201d come sant\u2019Elia da Enna<sup><a href=\"#footnote_64_3988\" id=\"identifier_64_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vita di Sant&rsquo;Elia il Giovane. Testo inedito con traduzione italiana pubblicato e illustrato da G. Rossi Taibbi, in Vite dei santi siciliani, Palermo 1962 (Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici. Testi e Monumenti, 7); Si veda inoltre G. Musolino, Santi eremiti italogreci&hellip;, 2002, pp. 31-38; G. Strano, Alcune considerazioni sui Bioi dei Santi greci fra Sicilia e Calabria meridionale (secoli IX-XI), in Elia il Giovane. La vita e l&rsquo;insegnamento dall&rsquo;et&agrave; bizantina al mondo contemporaneo, a cura di P. Spallino &ndash; M. Mormino, Palermo 2019, pp. 57-70.\">65<\/a><\/sup> un santo siciliano vissuto nel IX secolo, le cui reliquie giungevano nel 903<sup><a href=\"#footnote_65_3988\" id=\"identifier_65_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Santo mor&igrave; a Tessalonica durante il viaggio che avrebbe dovuto condurlo a Costantinopoli.\">66<\/a><\/sup> sul litorale tirrenico reggino nel territorio dell\u2019antica diocesi di Taureana<sup><a href=\"#footnote_66_3988\" id=\"identifier_66_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiasticada san Pietro ai nostri giorni, Venezia 1840-1861, vol. 73, p. 18; V. Saletta, La diocesi di Taureana, in Studi Meridionali, XII, nn.2-3 e 4, 1979; pp. 219-261, 338-374; D. Minuto, La Valle delle Saline, in &ldquo;Polis. Studi interdisciplinari sul mondo antico&rdquo;, 2006, n. 2, pp. 323-328. La diocesi di Taureana veniva soppressa insieme a quella di Vibona nel 1073 dal Conte Ruggero a vantaggio della nuova diocesi latina di Mileto.\">67<\/a><\/sup> in <em>vallis Salinarum<\/em>. La testa reliquiario<sup><a href=\"#footnote_67_3988\" id=\"identifier_67_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Frangipane, Inventario&hellip;, 1933, p.307; M. T. Sorrenti, scheda n. 8, in Sacre Visioni&hellip;, 1999, p.137; G. Leone, Reliquiario a testa, in Argenti di Calabria. &hellip;, 2006, pp. 84-85.\">68<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Daniele Vervare, 1603, &lt;i&gt;Testa reliquiaria di Sant\u2019Elia&lt;\/i&gt;, Seminara, Museo del Santuario della Madonna dei Poveri (Foto M. De Marco).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor08.jpg\">Fig. 8<\/a>) che ne conserva il cranio rappresenta un unicum in Calabria per le inusuali aperture delle lamine che ne compongono il viso e ne lasciano vedere il teschio. Il volto iconico, assunto ad emblema del pi\u00f9 severo ascetismo, ha un\u2019espressione quasi accigliata, la fisionomia \u00e8 caratterizzata da sopracciglia marcate, gli occhi leggermente ravvicinati ed il naso curvo, la bocca piccola incorniciata da una corta barba resa con striature verticali e raccordata ai baffi. L\u2019artefice \u00abM. DANIEL VERVARE\u00bb forse messinese probabilmente attivo nell\u2019ambiente culturale del monastero basiliano di Messina firma e data (1603) il manufatto che si suppone eseguito per commemorare l\u2019anniversario del <em>diesnatalis<\/em> del santo monaco, proponendo \u2013 probabilmente su precise indicazioni della committenza \u2013 una tipologia a \u201ctesta\u201d sicuramente arcaizzante se si considera la maggiore diffusione, a quella data, della pi\u00f9 aggiornata forma \u201ca busto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La devozione al santo di Enna si intreccia \u201cspiritualmente\u201d in Calabria e nella stessa Seminara con quella di un altro grande asceta del monachesimo bizantino, il siciliano Filarete<sup><a href=\"#footnote_68_3988\" id=\"identifier_68_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nilo, Vita di San Filareto di Seminara. Introduzione, testo, traduzione e note di U. Martino, rist. Reggio Calabria 2014. Si vedano inoltre S. Caruso, Il bios di s. Filareto il Giovane (XI sec.) e la Calabria tardo-bizantina, in Sant&rsquo;Eufemia d&rsquo;Aspromonte, Atti del convegno di Studi per il bicentenario dell&rsquo;autonomia (Sant&rsquo;Eufemia d&rsquo;Aspromonte, 14\/16 dicembre 1990), a cura di S. Leanza, Soveria Mannelli 1997, pp. 91-121; N. Ferrante, Vita di san Filarete, in Santi italogreci, Reggio Calabria 1999, pp. 331-337; G. Musolino, Santi eremiti&hellip;, 2002, pp. 87-92.\">69<\/a><\/sup> (1020 -1070) il cui corpo venne miracolosamente ritrovato, a seguito del terremoto del 1693, tra le rovine del convento di sant\u2019Elia Nuovo dove erano state trasferite in seguito all\u2019abbandono del monastero sul monte Aulinas in <em>terris Salinarum<\/em><sup><a href=\"#footnote_69_3988\" id=\"identifier_69_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Basile, I Conventi basiliani di Aulinas sul Monte S. Elia e di S. Elia Nuovo e&nbsp;S.&nbsp;Filarete in Seminara, in &ldquo;Archivio Storico Calabria e Lucania&rdquo;, a. XIV, 1945, pp.19-36.\">70<\/a><\/sup>. La custodia della reliquia del cranio (<a title=\"Fig. 9. Argentiere GC, 1717, &lt;i&gt;Testa reliquiaria di San Filarete&lt;\/i&gt;, Seminara, Museo del Santuario della Madonna dei Poveri (Foto M. De Marco).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor09.jpg\">Fig. 9<\/a>), commissionata dopo lo straordinario evento, risulta particolarmente efficace nella descrizione fisiognomica dell\u2019eremita quasi \u201critagliata\u201d sulla descrizione tramandataci dal biografo Nilo \u00abil viso allungato il colorito bruno, in esso vi era ben visibile la traccia di una bruttissima malattia che aveva contratto da bambino [..] aveva un bel naso, belle sopracciglia, gli occhi vagamente celesti, la barba non troppo folta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_70_3988\" id=\"identifier_70_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nilo, Vita &hellip;, 1997.\">71<\/a><\/sup>.\u00a0 Il volto emaciato ha un\u2019espressione severa e lievemente accigliata; gli occhi ombreggiati da folte sopracciglia, le guance flosce, il naso prominente e l\u2019ovale del viso incorniciato da una barba che si presenta come una massa compatta solcata da striature che ne definiscono le ciocche rese dal sapiente uso del bulino. Il manufatto reca incisa sulla nuca un\u2019iscrizione, che ci ragguaglia circa il committente il Rev. P. D. Giova. Batt. Di Lauro, e la data 1717 confermata dalla bulla consolare messinese affiancata dalle iniziali del console P.P.C., riferibili probabilmente a Placido Pascalino<sup><a href=\"#footnote_71_3988\" id=\"identifier_71_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. La Licata, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p.408, ad vocem.\">72<\/a><\/sup>; il punzone P.P.C. \u00e8 stato rilevato sul raffinatissimo calice in filigrana d\u2019argento della chiesa di Santa Maria La Nova di Scicli recante la data 1706<sup><a href=\"#footnote_72_3988\" id=\"identifier_72_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, schedaII.113, in Ori e argenti&hellip;, 1989,p. 262-263; G. Musolino, scheda n.148, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 118-119. Tra gli esemplari stilisticamente riconducibili al calice di Scicli vi &egrave; quello del Tesoro della Cattedrale di Gerace ascrivibile alla committenza del vescovo Mons. Domenico Diez de Aux (1689 &ndash; 1729) e datato 1726 sul quale &egrave; stato rilevato il punzone DFC riferibile al vidimatore Decio Furn&ograve; e quello dell&rsquo;argentiere P.C di pi&ugrave; difficile identificazione cfr. M. T. Sorrenti, scheda, in Arte e Fede a Gerace (XII &ndash; XX sec.). Guida breve all&rsquo;esposizione, catalogo della mostra (Gerace, Cattedrale 3 &ndash; 31 agosto 1996) a cura di R. M. Cagliostro &ndash; T. Sorrenti, p.16; Eadem, scheda n. 66, in G. Leone, Pange Lingua: l&rsquo;eucarestia in Calabria.Storia, devozione, arte. Catanzaro 2002, p. 617; G. Aita, scheda n. 84, in Argenti di Calabria&hellip;, 2006, p.204.\">73<\/a><\/sup> e su una serie di manufatti \u00abdi elevata finezza esecutiva\u00bb tra cui nel Duomo di Messina una monumentale croce ed alcuni candelabri datati 1711<sup><a href=\"#footnote_73_3988\" id=\"identifier_73_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, Argentieri messinesi&hellip;2001, pp. 37-38; G. Musolino, scheda n.148, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 118-119.\">74<\/a><\/sup>, un fermaglio da piviale datato 1716 in collezione privata romana<sup><a href=\"#footnote_74_3988\" id=\"identifier_74_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. G. Aurigemma, scheda II. 127, in Ori e argenti&hellip;1989, pp. 271-272.\">75<\/a><\/sup>, un calice del Museo di Arte Sacra di San Marco D\u2019Alunzio<sup><a href=\"#footnote_75_3988\" id=\"identifier_75_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda n. 220 in Argenti&hellip;, 2015, p. 499.\">76<\/a><\/sup>, un bussolotto per elemosine in collezione privata<sup><a href=\"#footnote_76_3988\" id=\"identifier_76_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda n. 208, in Argenti&hellip;, 2015, p. 4877-38; G. Musolino, scheda n.148, in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;2008, pp. 118-119.\">77<\/a><\/sup>, un calice della chiesa di Maria SS. Assunta di Cesar\u00f2<sup><a href=\"#footnote_77_3988\" id=\"identifier_77_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda n.194, in Argenti&hellip;2015, p. 475.\">78<\/a><\/sup>, ed un altro in collezione privata messinese<sup><a href=\"#footnote_78_3988\" id=\"identifier_78_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda n. 202, in Argenti&hellip;2015, p. 481.\">79<\/a><\/sup>, un piatto da parata sempre in collezione privata a Marsala<sup><a href=\"#footnote_79_3988\" id=\"identifier_79_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, scheda II. 129, in Ori e argenti&hellip;1989, p. 273.\">80<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sigla dell\u2019argentiere GC \u00e8, invece, di incerta identificazione per cui sono stati proposti al riguardo i nomi di Giovanni Calamita, Giovanni Caruso e Giuseppe Conti<sup><a href=\"#footnote_80_3988\" id=\"identifier_80_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Accascina, I marchi delle argenterie&hellip;, 1976, p. 109; S. Serio, Argenti&hellip;, 2015, pp. 17 e 599.\">81<\/a><\/sup>. Il punzone di questo maestro appare in qualit\u00e0 di vidimatore in numerosi manufatti che a partire dal 1737<sup><a href=\"#footnote_81_3988\" id=\"identifier_81_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, scheda 237, in Argenti&hellip;, 2015, p. 516.\">82<\/a><\/sup> si scalano lungo un arco cronologico che giunge quasi alla fine del secolo<sup><a href=\"#footnote_82_3988\" id=\"identifier_82_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il censimento condotto da Salvatore Serio documenta il marchio consolare GC fino al 1798 cfr. S. Serio, scheda 446, in Argenti&hellip;, 2015, p. 739.\">83<\/a><\/sup>: tra questi, oltre ad un calice della chiesa madre di Regalbuto<sup><a href=\"#footnote_83_3988\" id=\"identifier_83_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Intorre, scheda II. 38, in M. C. Di Natale &ndash; S. Intorre, Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre, Palermo 2012, p. 109.\">84<\/a><\/sup>, il \u201cpezzo\u201d pi\u00f9 rilevante \u00e8 certamente costituito dallo scenografico paliotto <em>rocaille<\/em> raffigurante la Vergine Santissima della Sacra Lettera della Cattedrale Santa Maria Assunta di Messina<sup><a href=\"#footnote_84_3988\" id=\"identifier_84_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 173 in Il Tesoro&hellip;, 2008, pp. 129-131.\">85<\/a><\/sup> datato 1769. In Calabria il monogramma GC68 \u00e8 stato censito unitamente a quello P.C. su un raffinato ostensorio della Concattedrale di San Nicola vescovo di Palmi<sup><a href=\"#footnote_85_3988\" id=\"identifier_85_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Lojacono, scheda n. 110, in Pange Lingua&hellip;, 2002, p. 639.\">86<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al 1704 si data il pregevolissimo busto reliquiario di Santa Veneranda<sup><a href=\"#footnote_86_3988\" id=\"identifier_86_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Gravina de Cruyllas, Vita di Santa Venera dai latini detta Veneranda, dai Greci Parasceve, vergine, martire e predicatrice di Cristo, Palermo 1645. La vita ed il martirio della Santa sono narrati in alcuni manoscritti greci, poi tradotti in latino in et&agrave; normanna per esigenze devozionali ed una delle pi&ugrave; antiche attestazioni &egrave; contenuta nella Passio di Giovanni d&rsquo;Eubea che, seppure datata all&rsquo;VIII secolo, si ritiene rappresenti la &ldquo;trascrizione&rdquo; di una pi&ugrave; antica tradizione orale risalente al VI secolo. Cfr. anche E. D&rsquo;Agostino, Da Locri a Gerace: storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480, Soveria Mannelli 2004, p. 52. Alcuni autori mettendo in dubbio la realt&agrave; storica della Santa ritengono si tratti di una &ldquo;pia finzione&rdquo; ovvero della personificazione del Venerd&igrave; Santo avvenuta, appunto nel VI secolo. L&rsquo;uso del nome Parasceve risulta, invece attestato ab antiquo su una tomba cristiana del IV secolo il che farebbe riflettere circa la possibilit&agrave; dell&rsquo;effettiva esistenza di una cristiana martirizzata tra il III ed il IV secolo. Si veda anche S. Pennisi, Un frammento della Passio di Sancta Venera (BHL 8530) in www.accademiadeglizelanti.it\">87<\/a><\/sup> \u00ab[\u2026] Il suo culto fu portato nella Bassa Italia dai Bizantini e quivi la santa fu appellata s. Venera e assunta come patrona della citt\u00e0 di Acireale in Sicilia (26 luglio), di Gerace in Calabria (28 luglio) e di Lecce nella Apulia (5 maggio). Le plebi cristiane di questi tre luoghi attribuirono ciascuna alla propria citt\u00e0 la nascita della santa e vi localizzarono il martirio. Ma si tratta di una sola e medesima santa, cio\u00e8 della santa Parasceve dei Greci\u00bb<sup><a href=\"#footnote_87_3988\" id=\"identifier_87_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Lanzoni, Le Diocesi d&rsquo;Italia dalle origini al VII secolo (anno 604) studio critico, Faenza 1927, pp. 339- 340.\">88<\/a><\/sup>. A Gerace il culto di Santa Veneranda giunse in epoca imprecisata<sup><a href=\"#footnote_88_3988\" id=\"identifier_88_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda sull&rsquo;argomento E. D&rsquo;Agostino, Da Locri a Gerace. Storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480, Soveria Mannelli 2004; Idem, I vescovi di Gerace, Chiaravalle Centrale, 1981, p. 101; Idem, La Cattedra sulla Rupe. Storia della Diocesi di Gerace (Calabria) dalla soppressione del rito greco al trasferimento della sede (1480 &ndash; 1954), Soveria Mannelli 2015.\">89<\/a><\/sup> ma sicuramente gi\u00e0 nel X secolo esisteva un monastero a lei dedicato<sup><a href=\"#footnote_89_3988\" id=\"identifier_89_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Naymo, Chiese e monasteri greci di Gerace dall&rsquo;XI al XVI secolo, in Calabria Bizantina. Civilt&agrave; bizantina nei territori di Gerace e Stilo, in XI Incontro di Studi bizantini (Locri- Stilo- Gerace, 6,9 maggio 199), Soveria Mannelli 1998, pp.165-239: 236-237.\">90<\/a><\/sup> che, distrutto dagli Atei Agareni, venne ricostruito dal vescovo Leonzio nel 1106 e nel 1540 durante l\u2019episcopato di Tiberio Muti (1538 &#8211; 1552) aggregato a quello di Sant\u2019Anna, sotto la regola di San Basilio. Fu infatti la Badessa di questo convento, pi\u00f9 tardi passato all\u2019ordine agostiniano, a commissionare insieme alle suore Fortunata Infusini, Anna Cavallo ed Agnese Mangullo, la custodia argentea (<a title=\"Fig. 10. Bottega di Sebastiano Juvarra, 1704, &lt;i&gt;Busto reliquiario di Santa Veneranda&lt;\/i&gt;, Gerace, Museo del Tesoro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor10.jpg\">Fig. 10<\/a>) che conserva il cranio della martire cristiana. La scultura poggia su un\u2019alta base poligonale modanata la cui anima lignea \u00e8 rivestita da lamine d\u2019argento sbalzato e cesellato; sulla fascia mediana delimitata da due cornici baccellate trovano posto tra gli ornati floreali i cartigli contenenti le iscrizioni relative alla committenza e lo stemma del vescovo Mons. Domenico Diez De Aux (1689 \u2013 1729) alla cui prodigalit\u00e0 sono da ricondurre manufatti tra i pi\u00f9 notevoli della cattedrale geracese e tra questi, oltre al gi\u00e0 ricordato calice in filigrana<sup><a href=\"#footnote_90_3988\" id=\"identifier_90_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"cfr. supra nota 77.\">91<\/a><\/sup>, la custodia argentea dell\u2019antica stauroteca della Sacra Croce\u00a0 giunta in diocesi grazie al vescovo Atanasio Chalkeopulos (1461 \u2013 1497)<sup><a href=\"#footnote_91_3988\" id=\"identifier_91_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Agostino, I vescovi di Gerace, Chiaravalle Centrale 1981, pp.77-85.\">92<\/a><\/sup>. La santa, raffigurata a tre quarti di busto, indossa una veste il cui tessuto leggermente drappeggiato all\u2019altezza della vita e lungo lo scollo della veste \u00e8 fittamente rabescato e curato nel prezioso dettaglio delle <em>ruches<\/em> delle maniche dalle quali fuoriesce la camicia che riveste gli avambracci della santa. L\u2019espressione del volto garbatamente reclinato \u00e8 dolce ed assorta e la capigliatura raccolta in fitte ciocche lascia scoperto il viso e l\u2019aristocratico collo. Sul capo \u00e8 la corona il cui modulo decorativo \u00e8 costituito da un serto floreale reso con sbalzo deciso. Su di essa sono impressi il marchio consolare messinese ed il punzone SEBA ***AR (<a title=\"Fig. 11. Sebastiano Juvarra, 1704 (?), &lt;i&gt;Busto reliquiario di Santa Veneranda&lt;\/i&gt; (particolare del punzone), Gerace, Museo del Tesoro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor11.jpg\">Fig. 11<\/a>) riferibile a Sebastiano Iuvarra esponente di spicco di una tra le pi\u00f9 prestigiose ed affermate famiglie di argentieri messinesi nella cui vastissima e diversificata\u00a0 produzione<sup><a href=\"#footnote_92_3988\" id=\"identifier_92_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sebastiano Juvarra, figlio di Pietro e Caterina Donia, emancipato nel 1663 &egrave; partecipe con i fratelli ed il padre di prestigiosissime realizzazioni tra cui il tosello per l&rsquo;esposizione del Santissimo donato da Filippo IV a ai Luoghi Santi in Gerusalemme e preziosi corredi liturgici nel tesoro delle diocesi siciliane. La sua qualificata ed intensa attivit&agrave; &egrave; stata oggetto di una ricognizione puntuale supportata da studi rigorosi e documentati ai quali si rimanda per ogni approfondimento cfr. G. Musolino, Argentieri messinesi&hellip;, 2001, pp. 96-103; Eadem, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p. 330, ad vocem.\">93<\/a><\/sup> l\u2019interpretazione del modulo floreale raggiunge esiti formali di notevole senso plastico raffrontabili con quelli della corona geracese: si vedano in proposito il reliquiario di San Biagio della chiesa di Maria Assunta di Novara di Sicilia<sup><a href=\"#footnote_93_3988\" id=\"identifier_93_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 45, in Orafi e argentieri al Monte di Piet&agrave;. Artefici e botteghe messinesi del sec. XVII, catalogo della mostra (Messina, Monte di Piet&agrave; 18 giugno-18 luglio 1988) Palermo 1988, p.246.\">94<\/a><\/sup> e quello della chiesa di Sant\u2019Alfio di Lentini<sup><a href=\"#footnote_94_3988\" id=\"identifier_94_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 140, in Il Tesoro&hellip;, 2008, pp. 112-113.\">95<\/a><\/sup> per citarne alcuni tra i pi\u00f9 rappresentativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mancanza di punzonatura sulle altre lamine della custodia pone degli interrogativi relativi al possibile coinvolgimento del maestro anche riguardo al busto che potrebbe essere stato realizzato, in via di ipotesi, sempre nell\u2019ambito della bottega degli Juvarra ma non punzonato, pratica non inusuale nel caso di un rapporto fiduciario tra committente ed argentiere; la corona \u00e8 l\u2019unico elemento che reca il punzone del maestro e, in assenza della data di vidimazione e del punzone consolare, potremmo ritenere o che Sebastiano ne sia l\u2019artefice &#8211; cosa al momento in contrasto con l\u2019estremo cronologico della sua attivit\u00e0 fin qui documentata \u2013 o supporre l\u2019 utilizzo del suo marchio \u00a0all\u2019interno della bottega successivamente alla data (1701) che oggi costituisce l\u2019estremo cronologico <em>ante quem<\/em> della sua produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto ai vertici ecclesiastici anche le pi\u00f9 notabili famiglie feudali calabresi, oltre a finanziare importanti imprese decorative, gareggiarono soprattutto tra \u2018600 e \u2018700 nel promuovere e sostenere con donativi e splendide committenze le pi\u00f9 sentite devozioni popolari di tradizione greca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Fiore da Cropani scrivendo alla fine del \u2018600 il suo <em>Della Calabria Illustrata<\/em><sup><a href=\"#footnote_95_3988\" id=\"identifier_95_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Fiore da Cropani, Della Calabria Illustrata, 1691-1743, ristampa a cura di U. Nistic&ograve;, Soveria Mannelli 1999.\">96<\/a><\/sup>, dedicato a Don Carlo Maria Carafa Branciforte (1651 \u2013 1695) figlio di Fabrizio Carafa ed Agata Branciforti, quarto principe di Roccella e dal 1675 anche di Butera<sup><a href=\"#footnote_96_3988\" id=\"identifier_96_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la storia e la genealogia della famiglia Carafa rimane fondamentale il volume di B. Aldimari, Historia genealogica della falla famiglia Carafa, vol.3, Napoli 1691; si veda inoltre G. Scichilone, Carlo Maria Carafa Branciforte principe di Butera, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. 15, Roma 1972, ad vocem; P. Castagna, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Catanzaro, vol.2, II, 1996, pp. 36-45, e IV, 2003, p. 273 e 288; M. Pisani, I Carafa di Roccella. Storie di Principi, cardinali, grandi dimore, Napoli 1992; V. Naymo, Uno Stato feudale nella Calabria del Cinquecento. La Platea di Giovanni Battista Carafa Marchese di Castelvetere e Conte di Grotteria, Gioiosa Jonica 2005.\">97<\/a><\/sup>, dopo aver lodato la munificenza di mons. Carlo Carafa (1611 \u2013 1680) che, gi\u00e0 arciprete della chiesa Matrice dell\u2019antica Castelvetere, fece dono alla sua Chiesa di \u00ab[\u2026] alcune reliquie insigni in Istatue bellissime indorate\u00bb<sup><a href=\"#footnote_97_3988\" id=\"identifier_97_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Fiore, Della Calabria &hellip; vol. II, p.249; I reliquiari raffigurano le Sante Emerenziana, Eugenia e Facondia e due personaggi maschili di pi&ugrave; difficile individuazione, abbigliati all&rsquo;antica come soldati e dalla pelle olivastra, solitamente identificati con i martiri della legione tebea decimata sotto l&rsquo;imperatore Massimiano. Si veda M. Panarello, L&rsquo;altare reliquirio, in Atlante del Barocco in Italia. Calabria, a cura di M. R. Cagliostro, Roma 2002, pp. 366 -367; P.L. Leone De Castris, Sculture in legno in Calabria dal Medioevo al Settecento, catalogo della mostra (Altomonte 30 luglio 2008 &ndash; 31 gennaio 2009) Napoli 2009, p. 44.\">98<\/a><\/sup> si sofferma sul reliquiario del \u00abS. Braccio incrostato dentro un Braccio e mano di Argento, costrutto con mirabile maestria, dentro la Chiesa matrice, in una Cappella sita pomposamente in onore del S. Protettore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_98_3988\" id=\"identifier_98_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Fiore, Della Calabria &hellip; I, p.180.\">99<\/a><\/sup> Ilarioneeretta da Girolamo II Carafa quarto marchese di Castelvetere e Principe della Roccella<sup><a href=\"#footnote_99_3988\" id=\"identifier_99_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. De Marco &ndash; F. Racco, &ldquo;In eremo Sancti Ilarionis in montanis Castriveteris&rdquo;: storie di uomini, di arte, di spiritualit&agrave;. Una proposta per Francesco Cozza, in &ldquo;Esperide. Cultura artistica in Calabria&rdquo;, 2011, nn. 7-8, pp. 136-157: 141.\">100<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il simulacro argenteo (<a title=\"Fig. 12. Argentiere messinese, 1640 - 1691, &lt;i&gt;Reliquiario di Sant\u2019Ilarione&lt;\/i&gt;, Caulonia, Chiesa Matrice.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor12.jpg\">Figg. 12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Argentiere messinese, fine XVII secolo, &lt;i&gt;Reliquiario di Sant\u2019Ilarione&lt;\/i&gt; (particolare del nodo), Caulonia, Chiesa Matrice.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor13.jpg\">13<\/a>) della venerata reliquia \u00abvisitata ed enunciata in tempo di Monsignor Ottaviano Pasqua\u00bb poggia su una base triangolare rialzata su peducci, realizzata con lamine d\u2019argento finemente incise con simbolici motivi floreali (gigli) e definite da cornicette di tarsie; sulla lamina di prospetto \u00e8 impresso lo scudo sormontato da corona e bipartito con a sinistra lo stemma dei Carafa e a destra quello dei Branciforte. Su questo <em>piedistallo triangolare<\/em> si innalza la custodia simulante la manica di una veste priva di decorazione e morbidamente drappeggiata in un susseguirsi di pieghe interrotte dall\u2019aprirsi della teca reliquiaria evidenziata da una liscia incorniciatura. Dal polsino fuoriesce la mano risolta naturalisticamente le cui dita, all\u2019epoca della visita pastorale di mons. Il denfonso Del Tufo del 1730, esibivano tre anelli oggi mancanti<sup><a href=\"#footnote_100_3988\" id=\"identifier_100_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. De Marco &ndash; F. Racco, ibidem\">101<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recenti approfondimenti documentari<sup><a href=\"#footnote_101_3988\" id=\"identifier_101_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. De Marco &ndash; F. Racco, &ldquo;In eremo&hellip;pp. 140-142; C. Perri, Il priorato della Roccella in Calabria: committenza artistica al tempo dei Carafa, tra spunti ed approfondimenti, in Mattia Preti e Gregorio Crafa. Due Cavalieri Gerosolimitani tra Italia e Malta, Atti della Giornata di Studio (Malta, La Valletta, 12 maggio 2013), a cura di S. Guido &ndash; G. Mantella &ndash; M. T. Sorrenti, Serra San Bruno 2015, pp. 21-38: 34; M. Ameduri &ndash; C. Perri, Arte e Devozione artistica dei Carafa della Spina in Calabria al tempo di Gregorio: schede delle opere, in Un ponte tra la Calabria e Malta. Il Cavalier Mattia Preti e il Gran Maestro Gregorio Carafa, catalogo della mostra (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale, 20 ottobre &ndash; 12 dicembre 2015) a cura di M. T. Sorrenti-S. Guido, Campo Calabro (RC) 2015, pp. 64-67.\">102<\/a><\/sup> hanno consentito di contestualizzare storicamente il manufatto e, in virt\u00f9 dello stemma inciso sulla base, ricondurne con sufficiente certezza l\u2019esecuzione e la committenza alla circostanza che vide l\u2019unione delle famiglie Carafa e Branciforte con il matrimonio di Fabrizio II Carafa, figlio di Girolamo II, e donna Agata Branciforte dei Principi di Butera; per tale motivo \u00e8 stata proposta una plausibile, ma solo parzialmente condivisibile, datazione ad un periodo post 1640 ma certamente anteriore al 1691, data quest\u2019ultima dell\u2019edizione postuma del primo libro del Fiore. Un\u2019attenta lettura stilistica ingenera infatti alcune perplessit\u00e0 dovute alle evidenti incoerenze riscontrabili tanto nella morfologia della custodia, esageratamente allungata e dal linguaggio quasi arcaizzante, quanto nella differente qualit\u00e0 dell\u2019inciso delle lamine, decisamente pi\u00f9 corsivo in quelle costituenti il <em>piedistallo triangolare<\/em> rispetto a quello pi\u00f9 fitto e vibrato esibito sul piano d\u2019appoggio del braccio. Si pu\u00f2, dunque, ipotizzare &#8211; prassi assai usuale soprattutto quando il valore devozionale e storico di certa suppellettile ne consigliava la manutenzione e la sopravvivenza, &#8211; che la custodia argentea sia stata oggetto di assettamenti o adattamenti resisi necessari nel corso del tempo come la sistemazione di quel <em>catinaccio pieno di piombo<\/em>, ricordato nella visita pastorale del 1730, lascia ipotizzare. Ci\u00f2 spiegherebbe anche l\u2019incoerenza stilistica della cornicetta a palmette ricadente sulla base alla quale risulta fissata tramite un <em>aggiustamento tecnico<\/em>, suggerito dal chiodino posto al centro dell\u2019elemento decorativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla committenza di Carlo Maria CarafaBranciforte, figura di principe illuminato e devoto, \u00e8 da ricondursi la presenza nella cappella delle reliquie della chiesa matrice di Caulonia del reliquiario ad ostensorio del <em>capello della Beata Vergine<\/em><sup><a href=\"#footnote_102_3988\" id=\"identifier_102_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Fiore, Della Calabria illustrata&hellip;vol. I, p. 249.\">103<\/a><\/sup> che esibisce sulla specchiatura centrale del piede, impostato su base poligonale e gradinata, lo scudo con corona delle famiglie Carafa e D\u2019Avalos la cui unione veniva sancita dal matrimonio nel 1674 del principe Carlo Maria con Isabella d\u2019Avalos figlia del marchese del Vasto e di Pescara. Un repertorio ornamentale di gusto chiaramente manierista accompagna in un gioco di volute curve e spezzate simulanti figure mostruose l\u2019elevarsi del fusto con nodo a vaso sul cui recto \u00e8 incisa l\u2019immagine dell\u2019Immacolata e sul verso quello della Madonna della Lettera.\u00a0 Due testine alate di diversa grandezza, eseguite a fusione e di bella resa plastica, fungono da raccordo con il ricettacolo di forma ottagonale lungo i cui lati \u00e8 un alternarsi di testine ed elementi polilobati dall\u2019articolato intreccio di piccole volute a ricciolo affrontate. L\u2019esecuzione della raffinata custodia priva di punzonatura pu\u00f2 ragionevolmente collocarsi cronologicamente tra gli anni 70 ed \u201880 del \u2018600 tanto in considerazione di quanto argomentato circa la presenza dello stemma bipartito riproducente le armi dei Carafa e dei D\u2019Avalos, sia in ragione del repertorio esornativo esibito: dalle testine di cherubini alati, molto in voga nell\u2019argenteria sacra dell\u2019epoca, ai ritmi concavo convesso delle volute, alla sopravvivenza di figurazioni tipiche degli apparati decorativi di gusto manierista riscontrabili nei fregi culminanti con teste di drago presenti sulla base e ai lati del vaso. L\u2019alta qualit\u00e0 esecutiva dell\u2019opera si coniuga ad un impaginato che testimonia la condivisione ed elaborazione di repertori napoletani circolanti in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_103_3988\" id=\"identifier_103_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Ori e Argenti&hellip;, 1989, p. 143; G. Musolino, L&rsquo;argenteria del Settecento&hellip;, 2008, p.98, fig. 4.\">104<\/a><\/sup>, reinterpretati nell\u2019ampio campionario delle arti decorative e nella suppellettile sacra: stringenti affinit\u00e0 stilistiche ed iconografiche si possono cogliere tra il manufatto calabrese ed il reliquiario di argentiere palermitano databile a met\u00e0 del \u2018600, punzonato dal console Carlo Di Napoli e conservato in Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_104_3988\" id=\"identifier_104_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, scheda II.55, in Ori e Argenti&hellip;, 1989, p. 227.\">105<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La devozione alla <em>gloriosa Vergine Madre di Dio protettrice di Messina<\/em> cui nel 1644 Placido Samperi dedica la sua monumentale <em>lconologia<\/em><sup><a href=\"#footnote_105_3988\" id=\"identifier_105_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Samperi, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria protettrice di Messina introduzione di G. Lipari &ndash; E. Pispis &ndash; G.Molonia, rist. anas. Messina 1991.\">106<\/a><\/sup> trova in Calabria gi\u00e0 dal finire del XVI secolo un\u2019importante attestazione nell\u2019icona della sacra Lettera, documentata gi\u00e0 nel 1576 in un disegno d\u2019archivio<sup><a href=\"#footnote_106_3988\" id=\"identifier_106_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. P. Di Dario Guida, Icone di Calabria ed altre icone meridionali, Soveria Mannelli 1992, p.207.\">107<\/a><\/sup>, ma rivestita solo nel Settecento da una preziosa manta<sup><a href=\"#footnote_107_3988\" id=\"identifier_107_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. T. Sorrenti, in &ldquo;Calabria Sconosciuta&rdquo; a. XIX, n. 70, pp. 31-34; Eadem, Argenti, in Atlante&hellip;, 2002, pp. 202-212:210.\">108<\/a><\/sup> e collocata sull\u2019altare maggiore della Concattedrale di San Nicola vescovo in Palmi, cittadina della costa tirrenica reggina dove, secondo una consolidata tradizione, la reliquia del <em>sacro capello<\/em> giunse nel 1582 quale dono dei cittadini messinesi per l\u2019aiuto ricevuto dai palmesi in occasione della pestilenza del 1575.\u00a0 Nel corso del XVIII secolo, in concomitanza con l\u2019elevazione di Maria della Sacra Lettera a patrona (1733), la devozione dovette conoscere particolare incremento e dar luogo ad importanti committenze cui non furono estranee le cure rivolte dal vescovo Michele Ajerbe D\u2019Aragona (1723 \u2013 1734) ed i decreti del 23 agosto 1732 e 23 settembre 1733 relativi alla concessione della recita dell&#8217;Ufficio in uso a Messina e di quaranta giorni indulgenza \u201cin perpetuo\u201d ai sacerdoti che, dopo l\u2019Ufficio divino, avessero letto la <em>Lettera<\/em> a Maria e recitato l\u2019antifona<sup><a href=\"#footnote_108_3988\" id=\"identifier_108_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Liberti, Palmi, in &ldquo;Quaderni Mamertini&rdquo; a. 2002, n. 31.\">109<\/a><\/sup>. Tra le testimonianze figurative della devozione mariana \u00e8 il reliquiario fitomorfo<sup><a href=\"#footnote_109_3988\" id=\"identifier_109_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. T. Sorrenti, scheda n. 10, in Sacre Visioni&hellip;, 1999, p. 137-138; Eadem, scheda n. 72, in Argenti&hellip;, 2006, p. 180.\">110<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 14. Argentiere messinese, inizi XVIII secolo, &lt;i&gt;Reliquiario del Sacro Capello&lt;\/i&gt;, Palmi, Concattedrale di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor14.jpg\">Fig. 14<\/a>) che custodisce il pio dono del messinesi. Il manufatto, mutilo del piede originario oggi sostituito con la base di un calice settecentesco, ripropone la tipologia delle frasche fiorite, assai diffuso nella cultura figurativa meridionale tra \u2018600 e \u2018700. Un fitto tralcio di tulipani ed anemoni cui si accompagna un serto fogliaceo, accuratamente descritto nelle variet\u00e0 che lo compongono, si svolge trattenuto da un nastrino che d\u00e0 vita qua e l\u00e0 a minuti fiocchetti intorno alla teca e si raccoglie in alto a formare un cespo fiorito. Sul reliquiario, il cui inserimento nell\u2019attuale base sembra aver comportato un assettamento anche dell\u2019elemento centrale in cui si inserisce la custodia, non \u00e8 stata riscontrata alcuna punzonatura ma pu\u00f2 raffrontarsi con analoghi prodotti delle maestranze siciliane quali la serie di cornici con fiori marchiate a Palermo di collezione Virga<sup><a href=\"#footnote_110_3988\" id=\"identifier_110_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, scheda II.162 in Ori e Argenti&hellip;, 1989, pp. 296-297.\">111<\/a><\/sup> datate entro il quarto decennio del \u2019700, epoca in cui a Palmi conosce rinnovato vigore la devozione alla Madonna della Sacra Lettera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1774 Michele Guido procuratore della Venerabile Cappella della Vergine commissionava quale testimonianza del culto speciale riservato alla sacra effige la preziosa manta argentea<sup><a href=\"#footnote_111_3988\" id=\"identifier_111_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Circa la diffusione nella produzione messinese, in particolare del XVII e XVII, di questi preziosi rivestimenti in argento a protezione di immagini sacre oggetto di speciale devozione si rinvia a G. Musolino, Le forme del divino: mante e simulacri d&rsquo;argento nelle chiese delle diocesi messinesi, in Il Tesoro&hellip;, 2008, pp. 23-39 con bibliografia precedente.\">112<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 15. Bonaventura Caruso, 1774, &lt;i&gt;Manta argentea della Madonna della Lettera&lt;\/i&gt;, Palmi, Concattedrale di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor15.jpg\">Fig. 15<\/a>) che ancora oggi ricopre l\u2019icona lasciandone scoperti solo i volti della Vergine e del Bambino e le rispettive mani. Un fastoso ornato floreale formato da girali fogliacei, naturalistici boccioli, peonie ed anemoni, resi con accurata esecuzione e nitida definizione grafica ripropone i repertori tessili coevi, si effonde sull\u2019intera superficie del manto edescrive su un fondo inciso con un sottile rigatino elementi romboidali con al centro minute corolle; sulla veste si svolge invece un lucido reticolato di motivi sinusoidali con inseriti elementi floreali: ne risulta un ornato serrato il cui effetto \u00e8 un vibrare dolce ed effuso della luce. Su ciascuna delle 13 lamine costitutive il manufatto sono impressi il punzone della zecca messinese ed il monogramma dell\u2019argentiere PC (<a title=\"Fig. 16. Bonaventura Caruso, 1774, &lt;i&gt;Manta argentea della Madonna della Lettera&lt;\/i&gt; (particolare del punzone), Palmi, Concattedrale di San Nicola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor16.jpg\">Fig. 16<\/a>) che potrebbe intendersi quale vidimatore del manufatto o piuttosto coincidere con quello del facitore, ipotesi quest\u2019ultima pi\u00f9 plausibile dal momento che ad oggi si conoscono per l\u2019anno 1774 le sigle consolari MC e PG<sup><a href=\"#footnote_112_3988\" id=\"identifier_112_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Serio, Argenti&hellip;, 2015, p.862.\">113<\/a><\/sup>. Lo stesso punzone PC (con un puntino in basso tra le due lettere) \u00e8 stato rilevato unito al bollo consolare GC68 su un ostensorio della Concattedrale palmese<sup><a href=\"#footnote_113_3988\" id=\"identifier_113_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"cfr. supra nota 86.\">114<\/a><\/sup> e, dubitativamente, sempre nel corredo di vasa sacra dello stesso edificio, su una pisside recante il marchio consolare OL73<sup><a href=\"#footnote_114_3988\" id=\"identifier_114_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Lojacono, scheda n. 115 in Pange Lingua&hellip;, 2002, p. 641. Il monogramma dell&rsquo;argentiere OL in qualit&agrave; di facitore ricorre in un servizio di anfore per la consacrazione degli oli santi unitamente ai marchi consolari PG87 e PRC89 cfr. L Lojacono, Argenteria sacra tra XVIII e XIX secolo nella Cattedrale Maria SS. Assunta di Reggio Calabria, in &ldquo;Daidalos&rdquo;, a. III, 2003, n. 1, pp. 26-33. La studiosa segnala, altres&igrave;, il medesimo monogramma su un analogo servizio del museo diocesano di Oppido datato 1792.\">115<\/a><\/sup>: manufatti che consentono di integrare il corpus delle opere di un argentiere che, grazie alle ricerche documentarie condotte da Grazia Musolino e relative al monumentale ostensorio con raffigurazioni della Fede e della Speranza della chiesa di Santo Stefano di Milazzo<sup><a href=\"#footnote_115_3988\" id=\"identifier_115_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 179 in Il Tesoro&hellip;2008, pp. 132-136; Eadem, scheda III.6 in Tesori di Milazzo. Arte sacra tra Seicento e Settecento, catalogo della mostra (Milazzo 13 giugno-6 settembre 2015) a cura di V. Buda-S. Lanuzza, Milazzo 2015, pp. 90-91.\">116<\/a><\/sup>, \u00e8 possibile identificare nell\u2019argentiere Bonaventura Caruso \u201cprofessore ed orefice di Messina\u201d, personalit\u00e0 di grande prestigio e molto ricercato non solo dalla committenza isolana &#8211; come testimonianola croce processionale del duomo di Santo Stefano Protomartire di Milazzo<sup><a href=\"#footnote_116_3988\" id=\"identifier_116_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda III.5, in Tesori di Milazzo&hellip;, 2015, pp. 88-89.\">117<\/a><\/sup>, la cassa reliquiaria di santa Flavia della chiesa di san Giovanni di Malta in Messina ed i manufatti del Duomo e del monastero benedettino di Santa Caterina d\u2019Alessandria di Geraci Siculo ed altra sacra suppellettile in Mistretta<sup><a href=\"#footnote_117_3988\" id=\"identifier_117_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Travagliato, Aggiunte al catalogo di Bonaventura Caruso, sacerdote e orafo messinese della seconda met&agrave; del &lsquo;700, in &ldquo;OADI &ndash; Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, n. 4 &ndash; dicembre 2011 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">118<\/a><\/sup> &#8211; ma anche da quella calabrese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esemplari palmesi la cui cifra stilistica si caratterizza\u00a0 per l\u2019adesione ai pi\u00f9 aggiornati formulari di gusto rococ\u00f2 sono opera certamente di grande valenza ed impegno che confermano il credito di cui il Nostro dovette godere negli anni 70 del \u2018700 presso la curia della diocesi di Oppido-Palmi con la quale si impegnava a realizzare per l\u2019anno 1779 quattro calici con patene, una lampada grande e due piccole ed il guarnimento di un messale, da destinarsi alla chiesa di santa Maria delle Grazie di Sinopoli e tutti da realizzarsi con la fusione dell\u2019argento vecchio<sup><a href=\"#footnote_118_3988\" id=\"identifier_118_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Tripodi, In Calabria tra Cinquecento e Ottocento (Ricerche d&rsquo;archivio), Reggio Calabria, Jason, 1994, p. 264: Idem, Notizie sulla storia dell&rsquo;arte e dell&rsquo;artigianato in Calabria (III parte), in&ldquo;Brutium&rdquo;, a. 67, 1988, n. 3, pp. 38, 42-43; S. Lanuzza, in Arti Decorative &hellip;, 2014, I, p. 116, ad vocem.\">119<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diffusione nella Calabria meridionale della devozione messinese alla Madonna della Sacra Lettera \u00e8 attestata fin nel cuore dell\u2019Aspromonte reggino dove nel Santuario della Madonna di Polsi, meta di documentati pellegrinaggi di devoti siciliani gi\u00e0 nel \u2018600, si conserva un\u2019icona su tavola a lei intitolata recante la data 1715<sup><a href=\"#footnote_119_3988\" id=\"identifier_119_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Passarelli, Lettura dell&rsquo;icona della Madonna &ldquo;Gorgoepikoos&rdquo; di Polsi, in Santa Maria di Polsi. Storia e piet&agrave; popolare, Atti del Convegno Polsi 19-21 settembre, Locri 21 settembre 1988, Reggio Calabria 1990, pp. 143-162. L&rsquo;immagine replica quella eseguita dal pittore siciliano Antonio Filocamo per Siracusa Messina (cfr. K. Guida, Le icone postbizantine in Sicilia Secoli XV &ndash; XVIII, Roma 2013, pp. 93-94) e reca in basso l&rsquo;iscrizione con i nomi dei procuratori e la data 1715, probabile frutto di un intervento manutentivo, come supposto da M. P. Di Dario,Icone&hellip;, 1993, p. 207.\">120<\/a><\/sup>. Le cronache del Santuario e le viste pastorali settecentesche ci forniscono ragguagli relativi ad un prezioso reliquiario mariano ivi conservato, la stauroteca de \u00abla Sacra Croce ritrovata dal Toro con l\u2019incastro d\u2019Argento, fatto da divoti Messinesi l\u2019anno 1739\u00bb<sup><a href=\"#footnote_120_3988\" id=\"identifier_120_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Agostino, I vescovi di Locri-Gerace a Polsi, in S. Maria&hellip;, 1990, pp. 285-342:293 nota n. 19.\">121<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 17. Domenico Gianneri, 1739, &lt;i&gt;Stauroteca della Croce di Polsi&lt;\/i&gt;, Polsi, Museo del Santuario (Foto M. Ameduri).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor17.jpg\">Figg. 17<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 18. Domenico Gianneri, 1739, &lt;i&gt;Stauroteca della Croce di Polsi&lt;\/i&gt;, (particolare del punzone), Polsi, Museo del Santuario (Foto M. Ameduri).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor18.jpg\">18<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 19. Domenico Gianneri, 1739, &lt;i&gt;Stauroteca della Croce di Polsi&lt;\/i&gt;, (particolare del marchio consolare), Polsi, Museo del Santuario (Foto M. Ameduri).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor19.jpg\">19<\/a>). La preziosa reliquia consistente della croce in ferro rinvenuta miracolosamente da un toro che, secondo la leggenda, venne trovato dal suo padrone in adorazione davanti all\u2019oggetto proprio nel luogo dove poi, per indicazione della Vergine, sarebbe sorto il santuario, si imposta su una base che si erge a guisa di monte lungo i cui fianchi l\u2019eccellente artista sbalza e descrive nel dettaglio, guidato da una sensibilit\u00e0 decorativa di gusto arcadico, gli elementi arborei e vegetali che concorrono a restituire l\u2019intricato paesaggio boschivo e le asperit\u00e0 dell\u2019Aspromonte calabrese. Sui terminali della croce dai profili a volute fogliacee includenti testine angeliche sono ben leggibili la bulla della zecca messinese, i punzoni del vidimatore P.DC, riferibile probabilmente a Placido Donia<sup><a href=\"#footnote_121_3988\" id=\"identifier_121_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il monogramma P.D. probabilmente riferibile a Placido Donia &egrave; stato rilevato unitamente al marchio MC7** su un ostensorio con fusto figurato oggi presso il museo diocesano di Reggio Calabria, ma proveniente da Scilla Cfr. L. Lojacono, scheda n. 114 in Pange Lingua&hellip;, 2002, p. 641.\">122<\/a><\/sup> e dell\u2019argentiere DG, da identificarsi con Domenico Gianneri<sup><a href=\"#footnote_122_3988\" id=\"identifier_122_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gianneri Domenico, in Arti Decorative&hellip;, 2014, I, p. 286.\">123<\/a><\/sup>, la cui personalit\u00e0 artistica contraddistinta da un\u2019 \u00abinnegabile vivacit\u00e0 inventiva\u00bb \u00e8 stata recentemente approfondita da Grazia Musolino<sup><a href=\"#footnote_123_3988\" id=\"identifier_123_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 161 in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 123-124.\">124<\/a><\/sup> nell\u2019ambito della disamina di due delle sue creazioni pi\u00f9 singolari ed innovative: il calice della chiesa di S. Maria dell\u2019Annunziata di Comiso<sup><a href=\"#footnote_124_3988\" id=\"identifier_124_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda n. 160 in Il Tesoro dell&rsquo;Isola&hellip;, 2008, pp. 124-126.\">125<\/a><\/sup> datato 1736 e l\u2019ostensorio del seminario vescovile di Caltagirone che, a ragione della straordinaria valenza artistica e della \u00abtecnica ineccepibile\u00bb intrisa di stringenti contenuti dottrinari, possono figurare tra i capi d\u2019opera del maestro, insieme al raffinato calice di gusto rocaille della chiesa del SS. Crocifisso di Milazzo<sup><a href=\"#footnote_125_3988\" id=\"identifier_125_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda III.4, in Tesori di Milazzo&hellip;, 2015, p. 87.\">126<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra importante presenza di argentieri messinesi \u2013 questa volta nel nord della Calabria- \u00e8 fornita dal rivestimento argenteo dell\u2019immagine della Madonna delle Grazie nella chiesa della SS. Annunziata in Carpanzano (Cs) (<a title=\"Fig. 20. Stefano Vinci, 1766, &lt;i&gt;Manta argentea della Madonna delle Grazie&lt;\/i&gt;, Carpanzano, Chiesa della SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/sor20.jpg\">Fig. 20<\/a>) che nel lasciare scoperti i volti e le mani della Vergine e del Bambino riproduce \u00abesattamente i profili, le movenze e alcuni particolari iconografici dell\u2019immagine sottostante\u00bb<sup><a href=\"#footnote_126_3988\" id=\"identifier_126_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Leone, scheda n. 96, in Argentidi Calabria&hellip;, 2006, pp. 232-235.\">127<\/a><\/sup>. La superficie sbalzata, incisa e modellata sull\u2019icona per simularne il manto \u00e8 decorata da racemi di foglie e fiori liberamente composti mentre la sottostante tunica finemente pieghettata \u00e8 resa nella sua serica vaporosit\u00e0 da un leggero cesello; su entrambe le teste della Vergine e del Bambino si disegna un\u2019aureola suddivisa da piccole specchiature quadrate con iscritto un fiore a cinque petali. Su ogni lamina sono riprodotti la bulla del Consolato messinese ed i punzoni, rispettivamente dell\u2019argentiere SV e del console St.C[*6, quest\u2019ultimo di non facile identificazionee per il quale \u00e8 stato propostouncondivisibile riferimento all\u2019argentiere Stefano Stagnitta<sup><a href=\"#footnote_127_3988\" id=\"identifier_127_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Lanuzza, scheda n. XLVIII, in La Calabria, il Mezzogiorno e l&rsquo;Europa al tempo di San Francesco da Paola, catalogo della mostra (Germaneto, Cittadella regionale 15 maggio &ndash; 15 agosto 2018), a cura di A. Acordon &ndash; M. T. Sorrenti- M. Panarello, Bari 2019, pp. 432-433.\">128<\/a><\/sup>.La medesima punzonatura contrassegna per l\u2019anno 1767 un pregevole ostensorio figurato di gusto rococ\u00f2 ed una copertura di messale pertinenti la chiesa conventuale di San Pietro in San Pier Niceto (Me)<sup><a href=\"#footnote_128_3988\" id=\"identifier_128_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem\">129<\/a><\/sup>, mentre il solo marchio consolare risulta apposto su un ostensorio di Mongiuffi Melia<sup><a href=\"#footnote_129_3988\" id=\"identifier_129_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda in L&rsquo;Arma per l&rsquo;Arte. Beni Culturali di Sicilia recuperati dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, a cura di A. Mormino &ndash; G. Cassata-C. Pastena-F. Spatafora, Catalogo della Mostra (Palermo 27 ottobre-27 dicembre 2009), Palermo 2010, p. 187.\">130<\/a><\/sup> e su una legatura di messale in Al\u00ec Superiore<sup><a href=\"#footnote_130_3988\" id=\"identifier_130_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Di Bella, Al&igrave;, la Chiesa Madre. La cultura artistica, Messina 1996, p. 117.\">131<\/a><\/sup>.\u00a0 Il monogramma SV rferibile all\u2019argentiere facitore marchia le lamine che compongono la preziosa <em>sopraveste <\/em>argentea posta a copertura del seicentesco dipinto di San Francesco di Paola<sup><a href=\"#footnote_131_3988\" id=\"identifier_131_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Musolino, scheda XLVII, in La Calabria&hellip;, 2018, pp. 430-431.\">132<\/a><\/sup> in San Pier Niceto ed individua con ogni probabilit\u00e0 l\u2019argentiere Stefano Vinci la cui produzione,<sup><a href=\"#footnote_132_3988\" id=\"identifier_132_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Chill&egrave;, scheda in Arti Decorative&hellip;, 2014, II, p. 607.\">133<\/a><\/sup> distinta daapprezzabile raffinatezza esecutivae manifesta adesione alle pi\u00f9 aggiornate mode decorative del rococ\u00f2, si svolge lungo un arco cronologico che\u00a0 dalla met\u00e0 degli anni \u201860 del \u2018700 \u2013 come conferma la data 1766 del marchio consolare rilevato sulla manta di San Pier Niceto \u2013 giunge fino agli anni \u201880 del secolo e precisamente al 1784 con la tiara conservata presso il Duomo di Taormina<sup><a href=\"#footnote_133_3988\" id=\"identifier_133_3988\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. supra, nota n. 125.\">134<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il breve e certamente non esaustivo excursus tra i <em>capi d\u2019opera<\/em> dell\u2019argenteria sacra di provenienza messinese tutt\u2019oggi conservati in territorio calabroha intesomettere in luce la duplice rilevanza che ad essi va attribuitanell\u2019ambito delle secolari relazioni artistiche e culturali,ma anche di devozione,di cui \u00e8 intessuta la <em>storia <\/em>dello Stretto: se, da una parte, infatti, parteciparne la conoscenzaagli studiosi o appassionati del settore contribuiscead implementare in maniera qualificata e significativa il catalogo di importanti maestri messinesi come Bonaventura Caruso o Sebastiano Juvarrao Domenico Gianneri, dall\u2019altra aiuta a riannodare le sfilacciatetrame di un tessuto prezioso dai colori consunti e mortificati da secoli di <em>polverosa<\/em>trascuratezza restituendone, a quanti lo\u00a0 vorranno ammirare, una pi\u00f9 corretta lettura.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3988\" class=\"footnote\">Alfonso Frangipane (Catanzaro, 1881 &#8211; Reggio Calabria, 1970) fond\u00f2 nel 1922 e diresse fino alla sua morte il periodico \u201cBrutium Rivista d\u2019Arte Moderna\u201d una esperienza editoriale di alta valenza scientifica e tutt\u2019oggi insostituibile fonte di ricerca. Cfr. R. Cioffi, <em>Per uno studio delle riviste d\u2019arte del primo Novecento: note su Alfonso Frangipane e la rivista \u201cBrutium<\/em>, in <em>L\u2019arte nella storia, <\/em>a cura di V. Terraroli-F. Varallo-L. De Fanti, Milano 2000, pp. 85-93. Appassionato studioso di storia calabrese, infaticabile ricercatore, storico dell\u2019arte, saggista, decoratore raffinato il Frangipane fu figura centrale della cultura artistica calabrese e stimato organizzatore delle Biennali d\u2019Arte Moderna e nel 1913 della prima mostra retrospettiva su Mattia Preti. Promosse nei pi\u00f9 prestigiosi contesti nazionali l\u2019artigianato della regione e fu convinto sostenitore degli studi artistici che sostenne favorendo la nascita nella citt\u00e0 di Reggio dell\u2019Accademia di Belle Arti, del Liceo artistico e dell\u2019Istituto d\u2019Arte Cfr. <em>Alfonso Frangipane e la cultura artistica del \u2018900 in Calabria<\/em>, Atti del Convegno di studi (Reggio Calabria, Biblioteca P. De Nava, 26 settembre 2009) a cura di G. De Marco- M.T. Sorrenti, Roccelletta di Borgia 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3988\" class=\"footnote\">L. Perroni Grande, <em>Per la Storia d\u2019Arte i Calabria. Un orafo calabrese del XV secolo<\/em>, in \u201cBrutium\u201d, a. I, n. 2, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3988\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento si veda G.C. Sciolla, <em>La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met\u00e0 del Novecento. Brevi considerazioni<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale<\/em>, atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo &#8211; Erice, 14-17 giugno 2006), a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3988\" class=\"footnote\">G. La Corte Cailler, <em>Orefici ed argentieri in Sicilia nel XV secolo (da documenti inediti)<\/em>, in <em>Le arti decorative del Quattrocento in Sicilia<\/em>, catalogo della Mostra (Messina, Chiesa dell\u2019Annunziata ai Catalani, 28 novembre 1981 &#8211; 31 gennaio 1982) a cura di G. Cantelli, Roma 1981, pp. 131-154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia, in <em>Arti Decorative in Sicilia. Dizionario biografico, <\/em>a cura di M.C. Di Natale, vol. 2, Palermo 2014, I, p. 195, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia, in <em>Arti Decorative<\/em> \u2026, 2014, I, p. 530, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Chill\u00e8, in<em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, I<em>, <\/em>p.590, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3988\" class=\"footnote\">F. Arillotta, <em>Reggio nella Calabria spagnola. Storia di una citt\u00e0 scomparsa (1600-1650<\/em>), Reggio Calabria 1981, p. 258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a A. Raffa, in <em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, II, p. 459, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3988\" class=\"footnote\">C. Ciolino, <em>L\u2019arte orafa e argentaria a Messina nel XVII secolo<\/em>, in <em>Orafi ed Argentieri al Monte di Piet\u00e0: artefici e botteghe messinesi del XVII secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Messina, Monte di Piet\u00e0, 18 giugno \u2013 18 luglio 1988) a cura di C. Ciolino, Messina 1988, p. 137 nota 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3988\" class=\"footnote\">F. Arillotta, <em>Reggio<\/em>\u2026, 1981, p. 258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3988\" class=\"footnote\">G. La Corte Cailler, <em>Orefici ed argentieri<\/em> \u2026, 1981, p. 145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia<em>, <\/em>in <em>Arti Decorative \u2026, <\/em>2014, I, p. 256, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia, in <em>Arti Decorative\u2026, <\/em>2014, I, p. 281, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia, in <em>Arti Decorative\u2026, <\/em>2014, I, p. 163, <em>ad vocem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3988\" class=\"footnote\">M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal 12. al 19. secolo<\/em>, Palermo 1974, p. 226;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda a G. Molonia, in<em> Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, I, p.372, <em>ad vocem<\/em>; si veda inoltre G. Larin\u00e0, <em>Storia, arte e iconografia di un Ostensorio<\/em>, in <em>Acqua e pane. Arte e teologia di un Ostensorio<\/em>, a cura di G. Larin\u00e0 &#8211; N. Fazio, Messina 2005, pp. 5-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3988\" class=\"footnote\">Si rinvia per l\u2019argomento al catalogo della mostra <em>Argenti di Calabria. Testimonianze meridionali dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di S. Abita, catalogo della mostra (Cosenza, Palazzo Arnone, 1 dicembre 2006 \u2013 30 aprile 2007), Pozzuoli 2006, pp. 84-85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3988\" class=\"footnote\">G. Strano, <em>Considerazioni sui Bioi dei Santi greci tra Sicilia e Calabria meridionale (secoli IX \u2013 XI)<\/em>, in <em>Elia il Giovane<\/em>.<em> La vita e l\u2019insegnamento dall\u2019et\u00e0 bizantina al mondo contemporaneo<\/em>, a cura di P. Spallino &#8211; M. Mormino, Palermo 2019, pp. 57-70; S. Pricoco, <em>Un esempio di agiografia regionale: la Sicilia<\/em>, in <em>Santi e demoni nell\u2019Alto Medioevo Occidentale <\/em>(Spoleto, 7-13 aprile 1988), XXXVI Settimana di Studio del Centro Italiano di Studi sull\u2019Alto Medioevo, Spoleto 1989, pp. 319-376.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3988\" class=\"footnote\">G. Roma, <em>Il fenomeno monastico nel territorio dell\u2019attuale Calabria dalle origini alla conquista normanna<\/em>, in <em>Dialogando. Studi in onore di Mario Boselli<\/em>, a cura di C. Masseria &#8211; E. Marroni- S. Borsari, Pisa 2017, pp. 359-372: 364; Si veda inoltre S. Borsari, <em>Il monachesimo bizantino nella Sicilia e nell\u2019Italia meridionale prenormanne<\/em>, Napoli 1963; G. Musolino, <em>Calabria bizantina. Iconi e tradizioni religiose<\/em>, Venezia, 1966; E. Follieri, <em>I Santi dell\u2019Italia greca<\/em>, in <em>Histoire et Culture dans l\u2019Italiebyzantine<\/em>. <em>Acquis et nouvelles recherches<\/em>, a cura di A. Jacob &#8211; J. M. Martin &#8211; Gh. Noy\u00e9, Roma 2006, pp. 95-126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3988\" class=\"footnote\">C.D. Fonseca, <em>L\u2019organizzazione ecclesiastica dell\u2019Italia normanna tra l\u2019XI ed il XII secolo: i nuovi assetti istituzionali<\/em>, in <em>Le istituzioni ecclesiastiche della Societ\u00e0 Christiana dei secoli XI-XII: diocesi, pievi e parrocchie<\/em>. Atti della Sesta settimana internazionale di studio, Milano 1-7 settembre 1974, Milano 1977, pp. 342-345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3988\" class=\"footnote\">Si veda sull\u2019argomento M. H. Laurent-A. Guillou, <em>Le \u201cLiber Visitazionis\u201d d\u2019AthanasaeChalkeopoulos (1457-1458<\/em>), Citt\u00e0 del Vaticano 1960.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3988\" class=\"footnote\">Cfr. V. Peri,\u00a0<em>Chiesa latina e Chiesa greca nell&#8217;Italia post<\/em>&#8211;<em>tridentina (1564-1596),<\/em> in\u00a0<em>La chiesa greca in Italia dall\u2019VIII al XVI secolo,<\/em><em>Atti del Convegno storico Interecclesiale, (Bari, 30 aprile<\/em><em>&#8211;<\/em><em>4 maggio 1969),<\/em> Voll. 3, I, Padova 1973, pp. 271-469; M. Petta, <em>Apollinare Agresta abate generale basiliano (1621 \u2013 1695<\/em>), Mammola 1981; Idem,<em>Documenti e appunti sulla Riforma postridentina dei monaci basiliani<\/em>, in \u201cAevum\u201d, a. 51, fasc. 5\/6, pp. 411-478.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3988\" class=\"footnote\">Sull\u2019argomento si veda F. Russo, <em>Storia della Archidiocesi di Reggio Calabria<\/em>, voll. 3, I, <em>Dalle origini al Concilio di Trento<\/em>, Napoli, 1966, II, pp. 48-57; E. D\u2019Agostino, <em>La diocesi greca di Bova, in Calabria bizantina. Il territorio grecanico da Leucopetra a Capo Bruzzano<\/em>, Soveria Mannelli, pp. 89-113; Idem. <em>La Cattedra sopra la rupe<\/em>, Soveria Mannelli 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3988\" class=\"footnote\">F. Russo, <em>Storia <\/em>\u20261966, I, p. 374.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3988\" class=\"footnote\">Per il <em>bios<\/em> di San Nicodemo cfr.<em>, Vita di San Nicodemo abate dell&#8217;ordine di San Basilio Magno \/ scritta da P. Maestro D. Apollinare Agresta edita in Roma nel 1677 riprodotta con note dal prof. Antonio Aromolo<\/em>, Cir\u00f2 1901; V. Saletta, <em>Vita inedita di S. Nicodemo di Calabria: dal cod. messian. 30<\/em>, Roma 1964; Monaco Nilo, <em>Vita di San Nicodemo<\/em>, trad. D. Minuto, Reggio Calabria 2010; A. Acconcia Longo, <em>Santi greci della Calabria meridionale<\/em>, in <em>Calabria bizantina. Testimonianze d\u2019arte e strutture di territori<\/em>. <em>VIII \u2013 IX Incontro di Studi Bizantini<\/em>, Soveria Mannelli 1991, pp. 211-230; G. Musolino, <em>Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri in Calabria<\/em>, Soveria Mannelli 2002, pp. 57-66<em>.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3988\" class=\"footnote\">Per il <em>bios<\/em> di San Giovanni Terista cfr. S. Borsari, <em>Vita di S. Giovanni Terista<\/em>: <em>testi greci inediti<\/em>, in <em>Archivio Storico per la Calabria e la Lucania<\/em>, 1953 (22), Tivoli 1953, pp. 136-151; A. Acconcia Longo, <em>S. Giovanni Terista nell\u2019agiografia e nell\u2019innografia<\/em>, in <em>Calabria Bizantina. Civilt\u00e0 bizantina nei territori di Gerace e Stilo<\/em>, Soveria Mannelli 1998, pp. 137-154; G. Musolino, <em>Santi eremiti<\/em>\u2026, 2002, pp. 81-86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3988\" class=\"footnote\">E. D\u2019Agostino, <em>La diocesi greca di Gerace<\/em>, in <em>Storia della Calabria medioevale<\/em>, a cura di A. Placanica, voll. 2, I, pp. 321-345.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3988\" class=\"footnote\">G. Benzoni, <em>Carafa Antonio<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, 19, Roma 1976.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3988\" class=\"footnote\">G. Gallucci, <em>Documenti per la storia del monastero di San Nicodemo gi\u00e0 Grancia di San Biagio: Le urne con le reliquie del Santo<\/em>; Villa San Giovanni 2004; C. Mammola, <em>Il Monastero<\/em><em>di S. Nicodemo in un Documento del 1580<\/em>, in \u201cEco del Chiaro\u201d, 2017, n. 4, pp. 10-21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3988\" class=\"footnote\">C. Mammola, <em>Il <\/em><em>Monastero <\/em>&#8230;; il documento, conservato presso l\u2019archivio dell\u2019Abbazia di Grottaferrata descrive la visita compiuta dall\u2019abate generale Colantonio Ruffo in data 10 dicembre 1580 al monastero di San Nicodemo e ad altri monasteri calabresi. Il cenobio era sito a Mammola nel luogo detto la \u201cla Grangia\u201d e qui viene aperta la \u201ccascietta\u201d contenente le sacre reliquie e tra queste la \u201ccroccia de la testa\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3988\" class=\"footnote\">Per l\u2019attribuzione a maestranze siciliane cfr G. Leone,<em>Culto e iconografia dei santi italo-greci nell\u2019area reggina durante la Controriforma<\/em>,in <em>Sacre Visioni<\/em>. <em>Il patrimonio figurativo nella provincia di Reggio Calabria (XVI \u2013 XVIII secolo)<\/em>, catalogo mostra a cura diR. M. Cagliostro &#8211; C. Nostro &#8211; M. T. Sorrenti, (Reggio Calabria, Rotonda Nervi, 16 dicembre 1999 \u2013 20 febbraio 2000), Roma 1999, pp. 60-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3988\" class=\"footnote\">Si vedano in proposito i busti di Sant\u2019Agacio del Duomo di Nicosia (R. Vadal\u00e0, scheda n. 32 in <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, <\/em>catalogo della mostraa cura di M. C. Di Natale (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000-30 aprile 2001) Milano 2001, p. 374-375; di San Tommaso Becket (M. C. Di Natale, scheda n. 5 in <em>Il Tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della mostraa cura di M. C. Di Natale-V. Abbate (Trapani, Museo Regione Pepoli, 2 dicembre1995-3 marzo 1996), Palermo 1995, p. 192; di San Martino (?) del palermitano Pietro Rizo (R. Vadal\u00e0, scheda n. 43 in <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, p. 383) fino ai busti di San Gerlando e del Beato Matteo di Agrigento (G. Costantino, scheda n. 46 in <em>Splendori<\/em>\u2026, 2001, p. 385.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3988\" class=\"footnote\">Sulla storia della diocesi di Bova, cfr. E. D\u2019Agostino, <em>La Diocesi greca di Bova <\/em>in <em>Calabria Bizantina, Il territoriogrecanico da Leocupetra a Capo Bruzzano. <\/em>Atti del X Incontro di Studi Bizantini (Reggio Calabria, 4-6 Ottobre 1991),<em> <\/em>Soveria Mannelli 1995, pp. 89-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3988\" class=\"footnote\">M. T. Sorrenti, <em>Argenti. <\/em>Scheda n. 5, in <em>Sacre visioni\u2026, <\/em>1999, p. 136; P. Faenza, <em>Il busto e il reliquiario di San Leo nel Santuario omonimo di Bova<\/em>, in <em>Bova. Storia di una Comunit\u00e0 Greca di Calabria<\/em>, a cura di G. Caridi- F. Cozzetto- C. G. Nucera, Bova 2010, pp. 231-243.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3988\" class=\"footnote\"><em>Vita del venerabile servo di Dio Annibale D&#8217;Afflitto, Arcivescovo di Reggio Calabria. Scritta <\/em><em>dal padre Giuseppe Fozi della Compagnia di Gies\u00f9,<\/em> Roma 1681; sull\u2019opera episcopale del D\u2019Afflitto rimane fondamentale A. Denisi<em>, L\u2019opera pastorale di Annibale D\u2019Afflitto, <\/em>Roma 1983; Idem, <em>Gaspare Del Fosso e Annibale D\u2019Afflitto: due arcivescovi reggini durante il Viceregno<\/em>, in \u201cCalabria Sconosciuta\u201d, 1994, n. 64, pp. 49-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3988\" class=\"footnote\">La pi\u00f9 antica attestazione del culto del \u00abSanto Padre Nostro Leone di Africo\u00bb \u00e8 contenuta in una nota a margine del calendario liturgico noto come <em>Sinassario Lipisiense<\/em> (186), compilato dal monaco Basilio di Reggio nel 1172. La nota, databile tra la fine del dell\u2019XII secolo e gli inizi del successivo, lega i natali del Santo, vissuto probabilmente intorno alla met\u00e0 del XII secolo (cfr.D. Minuto, <em>Profili di Santi nella Calabria Bizantina<\/em>, Reggio Calabria 2002, pp. 80-82) al villaggio di Africo, piccolo centro della jonica reggina. Si vedanosull\u2019argomentoS. Luc\u00e0, <em>Una nota inedita del cod. Messan. gr. 98 sulla chiesa di San Giorgio di Tuccio<\/em>, in \u201cBollettino Badia Greca di Grottaferrata\u201d, n.s. Vol. XXXI, Gennaio-Giugno 1977, pp. 31-40 ed il <em>Compendium gloriosae vitae et mortis Sancti Leonis Civis et Patroni Civitatis Bovae<\/em>(1774), documento settecentesco che attingendo ad una consolidata tradizione orale fornisce una versione diversa e lo dice \u00abQuinto Saeculonatus [..] Bovae a parenti bus honestis\u00bb cfr. F. Toscano, <em>Sul Compendium gloriosae vitae et mortis Sancti Leonis<\/em>, in <em>Storia e vita di San Leo d\u2019Aspromonte<\/em>, a cura di P.\u00a0 Faenza-F. Tuscano, Reggio Calabria 2012, pp. 27-74; A. Acconcia Longo, <em>S. Leo, S. Luca di Bovae altri Santi italo greci<\/em>, in <em>Calabria Bizantina, Il territorio grecanico da Leocupetra a Capo Bruzzano, <\/em>in \u201cX Incontro di Studi Bizantini\u201d<em>, <\/em>Reggio Calabria, 4-6 Ottobre 1991, Soveria Mannelli 1995, pp. 76-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3988\" class=\"footnote\">La situazione culturale ed ecclesiastica del lungo episcopato di mons. Annibale D\u2019Afflitto \u00e8 efficacemente sintetizzata in C. Longo, <em>Gli ultimi tempi della grecit\u00e0 a Motta San Giovanni, <\/em>in \u201c<em>Calabria bizantina. Testimonianze d\u2019arte<\/em>\u20261991, pp. 283-309: 284.Sulla scorta di una approfondita lettura delle visite pastorali effettuate periodicamente dal D\u2019Afflitto, lo studioso asserisce che\u00ab[esse] fotografano il lentissimo declino della grecit\u00e0 nell\u2019estremo lembo meridionale della Calabria, la sua indolore morte, non affrettata, ma desiderata, voluta con ogni mezzo da quel prelato palermitano, venuto da Madrid, per il quale ogni difformit\u00e0 dal conformismo imposto diventava incontrollabile forza di disgregazione dell\u2019unit\u00e0 cattolica [\u2026]\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3988\" class=\"footnote\">Sulla figura e l\u2019episcopato di Mons. Gaspare Ricciulli del Fosso si veda <em>Gaspare Del Fosso e la Riforma Cattolica Tridentina in Calabria<\/em>, Atti del Convegno a cura di Centro Culturale San Paolo (Rogliano \u2013 Paola &#8211; Reggio Calabria, 5-7 dicembre 1992), Reggio Calabria 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3988\" class=\"footnote\">E. D\u2019Agostino, <em>Gaspare Del Fosso ed il monachesimo greco<\/em>, in <em>Gaspare Del <\/em>Fosso\u2026, 1997, pp. 291-302: 299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3988\" class=\"footnote\">M. T. Sorrenti, scheda n. 5, in <em>Sacre Visioni<\/em> \u2026, 1999, p. 137; P. Faenza, <em>Del Santo Padre Nostro Leone di Africo. Storie di un monaco, di una reliquia e di un reliquiario,<\/em> Reggio Calabria 2014, p.24, nota n.2.1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3988\" class=\"footnote\">ASDRCB, <em>Fondo Bova, Visite Pastorali<\/em>, Visita pastorale di Mons. Giuseppe Barone, 18 luglio 1730; cfr. M. T. Sorrenti, <em>I busti reliquiari del San Leo di Bova e del San Leo di Africo. Appunti e nuove acquisizioni<\/em>, in <em>Storia <\/em>\u2026, 2012, pp. 149-158; P. Faenza, <em>Il busto reliquiario di San Leo nel Santuario omonimo di Bova<\/em>, in <em>Bova. Storia di una Comunit\u00e0 Greca di Calabria<\/em>, a cura di G. Caridi &#8211; F. Cozzetto-C. G. Nucera, Reggio Calabria 2010, pp. 242 &#8211; 243: 239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3988\" class=\"footnote\">G. Leone, <em>Le sculture di San Leo a Bova e ad Africo,<\/em>in <em>Storia \u2026, <\/em>2012, p. 135-148:143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3988\" class=\"footnote\">Per il profilo dell\u2019argentiere si rimanda adA. Migliorato, in <em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, I, p.118, <em>ad vocem<\/em>..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, <em>Argentieri messinesi tra XVII e XVII secolo, Messina<\/em>, Messina 2001, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3988\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, <em>Argenti messinesi del XVII-XVIII secolo<\/em>, Tesi di dottorato di ricerca in analisi, rappresentazione e pianificazione delle risorse territoriali, urbane e storico-architettoniche e artistiche, indirizzo Arte, Storia e Conservazione in Sicilia, Dipartimento di Architettura, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, Tomo I, a. 2015, p. 268.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3988\" class=\"footnote\">R. M. Filice, <em>Il busto reliquiario di San Leo <\/em>in <em>Del Santo padre nostro<\/em>\u2026, 2014, p. 73-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, <em>Argentieri messinesi<\/em>\u2026, 2001, pp. 47-48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, scheda in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, II, 67; G. Musolino, <em>Argentieri<\/em>\u2026, 2001, ibidem<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 131, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, 2 voll., a cura di S. Rizzo, catalogo della mostra (Praga, Maneggio di Palazzo Wallenstein, 19 ottobre-21 novembre 2004), Catania 2008, pp. 111-112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3988\" class=\"footnote\">M. Sorrenti, <em>I busti reliquiari <\/em>\u2026, 2012, pp. 156-157; R. Filice, <em>Il busto reliquiario di San Leo<\/em>, in <em>Del santo Padre Nostro Leone di Africo<\/em>, a cura di P. Faenza, Reggio Calabria 2014, pp.73-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3988\" class=\"footnote\">La notizia di un braccio reliquiario databile forse alla fine XVII secolo appartenuto alla comunit\u00e0 di Africo \u00e8 in P. Faenza,<em>Del Santo Padre Nostro<\/em>\u2026 2014, p. 23 ed \u00e8 tratta da ASDRCB, <em>Fondo Bova<\/em>, fasc. Velon\u00e0. G. Dieni, <em>Appunti riguardanti Bova e la Diocesi<\/em>, Bova 1894, dattiloscritto, a cura di G. Velon\u00e0, Roma 1974, p. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3988\" class=\"footnote\">P. Faenza, <em>Il restauro del busto e dell\u2019urna di San Leo di Africo<\/em>, in <em>Del Santo Padre Nostro<\/em>\u2026, 2014, pp. 87-92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3988\" class=\"footnote\">M. T. Sorrenti, <em>I busti <\/em>\u2026, 2012, pp. 156-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3988\" class=\"footnote\">S. Di Bella, scheda n. 19 in <em>Al\u00ec. La Chiesa Madre. La cultura artistica<\/em>, Messina 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3988\" class=\"footnote\">V. Di Piazza, scheda n. 24in <em>Splendori di Sicilia<\/em> \u2026, 2001, pp. 368-369.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda 249, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p. 529.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, schede 251, 252 in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, pp. 531 e 532-533.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3988\" class=\"footnote\">R. Filice, <em>Il busto reliquiario<\/em>\u2026, 2014, p.78; P. Faenza, <em>Nuove considerazioni sul busto reliquiario di San Leo della chiesa del Santissimo Salvatore di Africo Nuovo e su alcuni argenti del Settecento della Calabria meridionale<\/em>, in \u201cStauros\u201d, a. IV (2016), 2, pp.21-38: 26; G. Di Stefano, <em>Il tesoro della Cattedrale di Siracusa nel XVI secolo. Note e documenti<\/em>, in <em>\u00c9studios de Plater\u00eda<\/em>, a cura di J. Rivas Carmona, Murcia 2010, p. 291-304.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, <em>L\u2019argenteria del Settecento a Messina tra barocchetto e formule rococ\u00f2<\/em>, in <em>Argenti e Cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia Centro Occidentale 1735-1789, <\/em>catalogo della mostra (Lubeccca 21 ottobre 2007-6 gennaio 2008) a cura di S. Grasso- M. C. Gulisano, Palermo 2008, pp. 95-122: 106, fig. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 23, in <em>Rometta e il Patrimonio storico artistico<\/em>, a cura di T. Pugliatti, Messina 1989, pp. 166-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, schede 242, 244 in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, pp. 522 e 524.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 160, in <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2008, pp. 123-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, pp. 160 e 212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3988\" class=\"footnote\"><em>Vita di Sant\u2019Elia il Giovane<\/em>. <em>Testo inedito con traduzione italiana pubblicato e illustrato da G. Rossi Taibbi<\/em>, in <em>Vite dei santi siciliani<\/em>, Palermo 1962 (Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neoellenici. Testi e Monumenti, 7)<em>; <\/em>Si veda inoltre G. Musolino, <em>Santi eremiti italogreci\u2026, <\/em>2002, pp. 31-38; G. Strano, <em>Alcune considerazioni sui Bioi dei Santi greci fra Sicilia e Calabria meridionale (secoli IX-XI)<\/em>, in <em>Elia il Giovane. La vita e l\u2019insegnamento dall\u2019et\u00e0 bizantina al mondo contemporaneo<\/em>, a cura di P. Spallino &#8211; M. Mormino, Palermo 2019, pp. 57-70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3988\" class=\"footnote\">Il Santo mor\u00ec a Tessalonica durante il viaggio che avrebbe dovuto condurlo a Costantinopoli.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3988\" class=\"footnote\">G. Moroni, <em>Dizionario di erudizione storico-ecclesiasticada san Pietro ai nostri giorni<\/em>, Venezia 1840-1861, vol. 73, p. 18; V. Saletta, <em>La diocesi di Taureana<\/em>, in Studi Meridionali, XII, nn.2-3 e 4, 1979; pp. 219-261, 338-374; D. Minuto, <em>La Valle delle Saline<\/em>, in \u201cPolis. Studi interdisciplinari sul mondo antico\u201d, 2006, n. 2, pp. 323-328. La diocesi di Taureana veniva soppressa insieme a quella di Vibona nel 1073 dal Conte Ruggero a vantaggio della nuova diocesi latina di Mileto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3988\" class=\"footnote\">A. Frangipane, <em>Inventario<\/em>\u2026, 1933, p.307; M. T. Sorrenti, scheda n. 8, in <em>Sacre Visioni<\/em>\u2026, 1999, p.137; G. Leone, <em>Reliquiario a testa<\/em>, in <em>Argenti di Calabria. \u2026, <\/em>2006, pp. 84-85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3988\" class=\"footnote\">Nilo, <em>Vita di San Filareto di Seminara<\/em>. Introduzione, testo, traduzione e note di U. Martino, rist. Reggio Calabria 2014. Si vedano inoltre S. Caruso, <em>Il bios di s. Filareto il Giovane (XI sec.) e la Calabria tardo-bizantina<\/em>, in <em>Sant\u2019Eufemia d\u2019Aspromonte<\/em>, Atti del convegno di Studi per il bicentenario dell\u2019autonomia (Sant\u2019Eufemia d\u2019Aspromonte, 14\/16 dicembre 1990), a cura di S. Leanza, Soveria Mannelli 1997, pp. 91-121; N. Ferrante, <em>Vita di san Filarete<\/em>, in <em>Santi italogreci<\/em>, Reggio Calabria 1999, pp. 331-337; G. Musolino, <em>Santi eremiti\u2026, <\/em>2002, pp. 87-92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3988\" class=\"footnote\">A. Basile, <em>I Conventi basiliani di <\/em><em>Aulinas<\/em><em> sul <\/em><em>Monte S<\/em><em>. Elia e di <\/em><em>S<\/em><em>. Elia Nuovo e\u00a0<em>S<\/em><\/em>.\u00a0<em>Filarete<\/em><em> in Seminara<\/em>, in \u201cArchivio Storico Calabria e Lucania\u201d, a. XIV, 1945, pp.19-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3988\" class=\"footnote\">Nilo, <em>Vita <\/em>\u2026, 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3988\" class=\"footnote\">G. La Licata, in <em>Ori e argenti\u2026, <\/em>1989, p.408, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, schedaII.113, in <em>Ori e argenti\u2026, <\/em>1989,p. 262-263; G. Musolino, scheda n.148, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u2026, 2008, pp. 118-119. Tra gli esemplari stilisticamente riconducibili al calice di Scicli vi \u00e8 quello del Tesoro della Cattedrale di Gerace ascrivibile alla committenza del vescovo Mons. Domenico Diez de Aux (1689 \u2013 1729) e datato 1726 sul quale \u00e8 stato rilevato il punzone DFC riferibile al vidimatore Decio Furn\u00f2 e quello dell\u2019argentiere P.C di pi\u00f9 difficile identificazione cfr. M. T. Sorrenti, scheda, in <em>Arte e Fede a Gerace (XII \u2013 XX sec.)<\/em>. <em>Guida breve all\u2019esposizione<\/em>, catalogo della mostra (Gerace, Cattedrale 3 \u2013 31 agosto 1996) a cura di R. M. Cagliostro &#8211; T. Sorrenti, p.16; Eadem, scheda n. 66, in G. Leone, <em>Pange Lingua: l\u2019eucarestia in Calabria.Storia, devozione, arte. Catanzaro<\/em> 2002, p. 617; G. Aita, scheda n. 84, in <em>Argenti di Calabria<\/em>\u2026, 2006, p.204.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, <em>Argentieri messinesi<\/em>\u20262001, pp. 37-38; G. Musolino, scheda n.148, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u2026, 2008, pp. 118-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_3988\" class=\"footnote\">M. G. Aurigemma, scheda II. 127, in <em>Ori e argenti\u2026<\/em>1989, pp. 271-272.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda n. 220 in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p. 499.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda n. 208, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p. 4877-38; G. Musolino, scheda n.148, in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u20262008, pp. 118-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda n.194, in <em>Argenti<\/em>\u20262015, p. 475.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda n. 202, in <em>Argenti<\/em>\u20262015, p. 481.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, scheda II. 129, in <em>Ori e argenti\u2026<\/em>1989, p. 273.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_3988\" class=\"footnote\">Cfr. M. Accascina, <em>I marchi delle argenterie<\/em>\u2026, 1976, p. 109; S. Serio, <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015<em>,<\/em> pp. 17 e 599.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, scheda 237, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p. 516.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_3988\" class=\"footnote\">Il censimento condotto da Salvatore Serio documenta il marchio consolare GC fino al 1798 cfr. S. Serio, scheda 446, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p. 739.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_3988\" class=\"footnote\">S. Intorre, scheda II. 38, in M. C. Di Natale &#8211; S. Intorre, <em>Ex elemosinis Ecclesiae et Terrae Regalbuti. Il Tesoro della Chiesa Madre<\/em>, Palermo 2012, p. 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 173 in <em>Il Tesoro\u2026, <\/em>2008, pp. 129-131.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_3988\" class=\"footnote\">L. Lojacono, scheda n. 110, in <em>Pange Lingua<\/em>\u2026, 2002, p. 639.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_3988\" class=\"footnote\">F. Gravina de Cruyllas, <em>Vita di Santa Venera dai latini detta Veneranda, dai Greci Parasceve, vergine, martire e predicatrice di Cristo<\/em>, Palermo 1645. La vita ed il martirio della Santa sono narrati in alcuni manoscritti greci, poi tradotti in latino in et\u00e0 normanna per esigenze devozionali ed una delle pi\u00f9 antiche attestazioni \u00e8 contenuta nella <em>Passio<\/em> di Giovanni d\u2019Eubea che, seppure datata all\u2019VIII secolo, si ritiene rappresenti la \u201ctrascrizione\u201d di una pi\u00f9 antica tradizione orale risalente al VI secolo. Cfr. anche E. D\u2019Agostino, <em>Da Locri a Gerace: storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al <\/em>1480, Soveria Mannelli 2004, p. 52. Alcuni autori mettendo in dubbio la realt\u00e0 storica della Santa ritengono si tratti di una \u201cpia finzione\u201d ovvero della personificazione del Venerd\u00ec Santo avvenuta, appunto nel VI secolo. L\u2019uso del nome Parasceve risulta, invece attestato ab antiquo su una tomba cristiana del IV secolo il che farebbe riflettere circa la possibilit\u00e0 dell\u2019effettiva esistenza di una cristiana martirizzata tra il III ed il IV secolo. Si veda anche S. Pennisi, <em>Un frammento della Passio di Sancta Venera (BHL 8530)<\/em> in <a href=\"http:\/\/www.accademiadeglizelanti.it\">www.accademiadeglizelanti.it<\/a><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_3988\" class=\"footnote\">F. Lanzoni, <em>Le Diocesi d\u2019Italia dalle origini al VII secolo (anno 604) studio critico<\/em>, Faenza 1927, pp. 339- 340.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_3988\" class=\"footnote\">Si veda sull\u2019argomento E. D\u2019Agostino, <em>Da Locri a Gerace. Storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle origini al 1480<\/em>, Soveria Mannelli 2004; Idem, <em>I vescovi di Gerace<\/em>, Chiaravalle Centrale, 1981, p. 101; Idem, <em>La Cattedra sulla Rupe. Storia della Diocesi di Gerace (Calabria) dalla soppressione del rito greco al trasferimento della sede (1480 \u2013 1954)<\/em>, Soveria Mannelli 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_3988\" class=\"footnote\">V. Naymo, <em>Chiese e monasteri greci di Gerace dall\u2019XI al XVI secolo, in Calabria Bizantina. Civilt\u00e0 bizantina nei territori di Gerace e Stilo<\/em>, in <em>XI Incontro di Studi bizantini <\/em>(Locri- Stilo- Gerace, 6,9 maggio 199), Soveria Mannelli 1998, pp.165-239: 236-237.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_90_3988\" class=\"footnote\">cfr. <em>supra<\/em> nota 77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_90_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_91_3988\" class=\"footnote\">E. D\u2019Agostino, <em>I vescovi di Gerace<\/em>, Chiaravalle Centrale 1981, pp.77-85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_91_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_92_3988\" class=\"footnote\">Sebastiano Juvarra, figlio di Pietro e Caterina Donia, emancipato nel 1663 \u00e8 partecipe con i fratelli ed il padre di prestigiosissime realizzazioni tra cui il <em>tosello <\/em>per l\u2019esposizione del Santissimo donato da Filippo IV a ai Luoghi Santi in Gerusalemme e preziosi corredi liturgici nel tesoro delle diocesi siciliane. La sua qualificata ed intensa attivit\u00e0 \u00e8 stata oggetto di una ricognizione puntuale supportata da studi rigorosi e documentati ai quali si rimanda per ogni approfondimento cfr. G. Musolino, <em>Argentieri messinesi<\/em>\u2026, 2001, pp. 96-103; Eadem, in <em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, I, p. 330, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_92_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_93_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 45, in <em>Orafi e argentieri al Monte di Piet\u00e0. Artefici e botteghe messinesi del sec. XVII<\/em>, catalogo della mostra (Messina, Monte di Piet\u00e0 18 giugno-18 luglio 1988) Palermo 1988, p.246.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_93_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_94_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 140, in <em>Il Tesoro<\/em>\u2026, 2008, pp. 112-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_94_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_95_3988\" class=\"footnote\">G. Fiore da Cropani, <em>Della Calabria Illustrata<\/em>, 1691-1743, ristampa a cura di U. Nistic\u00f2, Soveria Mannelli 1999.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_95_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_96_3988\" class=\"footnote\">Per la storia e la genealogia della famiglia Carafa rimane fondamentale il volume di B. Aldimari, <em>Historia genealogica della falla famiglia Carafa<\/em>, vol.3, Napoli 1691; si veda inoltre G. Scichilone, <em>Carlo Maria Carafa Branciforte principe di Butera<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli italiani<\/em>, vol. 15, Roma 1972, <em>ad vocem<\/em>; P. Castagna<em>, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria<\/em>, Catanzaro, vol.2, II, 1996, pp. 36-45, e IV, 2003, p. 273 e 288; M. Pisani, <em>I Carafa di Roccella. Storie di Principi, cardinali, grandi dimore<\/em>, Napoli 1992; V. Naymo, <em>Uno Stato feudale nella Calabria del Cinquecento. La Platea di Giovanni Battista Carafa Marchese di Castelvetere e Conte di Grotteria<\/em>, Gioiosa Jonica 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_96_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_97_3988\" class=\"footnote\">G. Fiore, <em>Della Calabria <\/em>\u2026 vol. II, p.249; I reliquiari raffigurano le Sante Emerenziana, Eugenia e Facondia e due personaggi maschili di pi\u00f9 difficile individuazione, abbigliati all\u2019antica come soldati e dalla pelle olivastra, solitamente identificati con i martiri della legione tebea decimata sotto l\u2019imperatore Massimiano. Si veda M. Panarello, <em>L\u2019altare reliquirio<\/em>, in <em>Atlante del Barocco in Italia. Calabria<\/em>, a cura di M. R. Cagliostro, Roma 2002, pp. 366 -367; P.L. Leone De Castris, <em>Sculture in legno in Calabria dal Medioevo al Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Altomonte 30 luglio 2008 \u2013 31 gennaio 2009) Napoli 2009, p. 44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_97_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_98_3988\" class=\"footnote\">G. Fiore, <em>Della Calabria <\/em>\u2026 I, p.180.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_98_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_99_3988\" class=\"footnote\">M. De Marco &#8211; F. Racco, \u201c<em>In eremo Sancti Ilarionis in montanis Castriveteris\u201d: storie di uomini, di arte, di spiritualit\u00e0. Una proposta per Francesco Cozza<\/em>, in \u201cEsperide. Cultura artistica in Calabria\u201d, 2011, nn. 7-8, pp. 136-157: 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_99_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_100_3988\" class=\"footnote\">M. De Marco &#8211; F. Racco, <em>ibidem<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_100_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_101_3988\" class=\"footnote\">M. De Marco &#8211; F. Racco, \u201c<em>In eremo\u2026<\/em>pp. 140-142; C. Perri, <em>Il priorato della Roccella in Calabria: committenza artistica al tempo dei Carafa, tra spunti ed approfondimenti<\/em>, in <em>Mattia Preti e Gregorio Crafa. Due Cavalieri Gerosolimitani tra Italia e Malta<\/em>, Atti della Giornata di Studio (Malta, La Valletta, 12 maggio 2013), a cura di S. Guido &#8211; G. Mantella &#8211; M. T. Sorrenti, Serra San Bruno 2015, pp. 21-38: 34; M. Ameduri &#8211; C. Perri, <em>Arte e Devozione artistica dei Carafa della Spina in Calabria al tempo di Gregorio: schede delle opere<\/em>, in <em>Un ponte tra la Calabria e Malta. Il Cavalier Mattia Preti e il Gran Maestro Gregorio Carafa<\/em>, catalogo della mostra (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale, 20 ottobre \u2013 12 dicembre 2015) a cura di M. T. Sorrenti-S. Guido, Campo Calabro (RC) 2015, pp. 64-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_101_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_102_3988\" class=\"footnote\">G. Fiore, <em>Della Calabria illustrata<\/em>\u2026vol. I, p. 249.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_102_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_103_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Ori e Argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 143; G. Musolino, <em>L\u2019argenteria del Settecento<\/em>\u2026, 2008, p.98, fig. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_103_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_104_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, scheda II.55, in <em>Ori e Argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 227.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_104_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_105_3988\" class=\"footnote\">P. Samperi, <em>Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria protettrice di Messina<\/em> introduzione di G. Lipari &#8211; E. Pispis &#8211; G.Molonia, rist. anas. Messina 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_105_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_106_3988\" class=\"footnote\">M. P. Di Dario Guida, <em>Icone di Calabria ed altre icone meridionali,<\/em> Soveria Mannelli 1992, p.207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_106_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_107_3988\" class=\"footnote\">M. T. Sorrenti, in \u201cCalabria Sconosciuta\u201d a. XIX, n. 70, pp. 31-34; Eadem, <em>Argenti,<\/em> in <em>Atlante<\/em>\u2026, 2002, pp. 202-212:210.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_107_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_108_3988\" class=\"footnote\">R. Liberti, <em>Palmi<\/em>, in \u201cQuaderni Mamertini\u201d a. 2002, n. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_108_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_109_3988\" class=\"footnote\">M. T. Sorrenti, scheda n. 10, in <em>Sacre Visioni<\/em>\u2026, 1999, p. 137-138; Eadem, scheda n. 72, in <em>Argenti<\/em>\u2026, 2006, p. 180.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_109_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_110_3988\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, scheda II.162 in <em>Ori e Argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 296-297.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_110_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_111_3988\" class=\"footnote\">Circa la diffusione nella produzione messinese, in particolare del XVII e XVII, di questi preziosi rivestimenti in argento a protezione di immagini sacre oggetto di speciale devozione si rinvia a G. Musolino, <em>Le forme del divino: mante e simulacri d\u2019argento nelle chiese delle diocesi messinesi<\/em>, in <em>Il Tesoro<\/em>\u2026, 2008, pp. 23-39 con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_111_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_112_3988\" class=\"footnote\">S. Serio, <em>Argenti<\/em>\u2026, 2015, p.862.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_112_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_113_3988\" class=\"footnote\">cfr. <em>supra <\/em>nota 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_113_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_114_3988\" class=\"footnote\">L. Lojacono, scheda n. 115 in <em>Pange Lingua<\/em>\u2026, 2002, p. 641. Il monogramma dell\u2019argentiere OL in qualit\u00e0 di <em>facitore<\/em> ricorre in un servizio di anfore per la consacrazione degli oli santi unitamente ai marchi consolari PG87 e PRC89 cfr. L Lojacono, <em>Argenteria sacra tra XVIII e XIX secolo nella Cattedrale Maria SS. Assunta di Reggio Calabria<\/em>, in \u201cDaidalos\u201d, a. III, 2003, n. 1, pp. 26-33. La studiosa segnala, altres\u00ec, il medesimo monogramma su un analogo servizio del museo diocesano di Oppido datato 1792.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_114_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_115_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 179 in <em>Il Tesoro<\/em>\u20262008, pp. 132-136; Eadem, scheda III.6 in Tesori di <em>Milazzo. Arte sacra tra Seicento e Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Milazzo 13 giugno-6 settembre 2015) a cura di V. Buda-S. Lanuzza, Milazzo 2015, pp. 90-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_115_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_116_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda III.5, in <em>Tesori di Milazzo<\/em>\u2026, 2015, pp. 88-89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_116_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_117_3988\" class=\"footnote\">G. Travagliato, <em>Aggiunte al catalogo di Bonaventura Caruso, sacerdote e orafo messinese della seconda met\u00e0 del \u2018700<\/em>, in \u201cOADI &#8211; Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, n. 4 &#8211; dicembre 2011 (<a href=\"http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\">www.unipa.it\/oadi\/rivista<\/a>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_117_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_118_3988\" class=\"footnote\">A. Tripodi, <em>In Calabria tra Cinquecento e Ottocento (Ricerche d\u2019archivio)<\/em>, Reggio Calabria, Jason, 1994, p. 264: Idem, <em>Notizie sulla storia dell\u2019arte e dell\u2019artigianato in Calabria (III parte)<\/em>, in\u201cBrutium\u201d, a. 67, 1988, n. 3, pp. 38, 42-43; S. Lanuzza, in <em>Arti Decorative<\/em> \u2026, 2014, I, p. 116, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_118_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_119_3988\" class=\"footnote\">G. Passarelli, <em>Lettura dell\u2019icona della Madonna \u201cGorgoepikoos\u201d di Polsi<\/em>, in <em>Santa Maria di Polsi. Storia e piet\u00e0 popolare<\/em>, Atti del Convegno Polsi 19-21 settembre, Locri 21 settembre 1988, Reggio Calabria 1990, pp. 143-162. L\u2019immagine replica quella eseguita dal pittore siciliano Antonio Filocamo per Siracusa Messina (cfr. K. Guida, <em>Le icone postbizantine in Sicilia Secoli XV \u2013 XVIII<\/em>, Roma 2013, pp. 93-94) e reca in basso l\u2019iscrizione con i nomi dei procuratori e la data 1715, probabile frutto di un intervento manutentivo, come supposto da M. P. Di Dario,<em>Icone<\/em>\u2026, 1993, p. 207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_119_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_120_3988\" class=\"footnote\">E. D\u2019Agostino, <em>I vescovi di Locri-Gerace a Polsi<\/em>, in <em>S. Maria<\/em>\u2026, 1990, pp. 285-342:293 nota n. 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_120_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_121_3988\" class=\"footnote\">Il monogramma P.D. probabilmente riferibile a Placido Donia \u00e8 stato rilevato unitamente al marchio MC7** su un ostensorio con fusto figurato oggi presso il museo diocesano di Reggio Calabria, ma proveniente da Scilla Cfr. L. Lojacono, scheda n. 114 in <em>Pange Lingua<\/em>\u2026, 2002, p. 641.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_121_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_122_3988\" class=\"footnote\"><em>Gianneri Domenico<\/em>, in <em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, I, p. 286.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_122_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_123_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 161 in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u2026, 2008, pp. 123-124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_123_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_124_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda n. 160 in <em>Il Tesoro dell\u2019Isola<\/em>\u2026, 2008, pp. 124-126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_124_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_125_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda III.4, in <em>Tesori di Milazzo<\/em>\u2026, 2015, p. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_125_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_126_3988\" class=\"footnote\">G. Leone, scheda n. 96, in <em>Argentidi Calabria<\/em>\u2026, 2006, pp. 232-235.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_126_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_127_3988\" class=\"footnote\">S. Lanuzza, scheda n. XLVIII, in <em>La Calabria, il Mezzogiorno e l\u2019Europa al tempo di San Francesco da Paola<\/em>, catalogo della mostra (Germaneto, Cittadella regionale 15 maggio \u2013 15 agosto 2018), a cura di A. Acordon &#8211; M. T. Sorrenti- M. Panarello, Bari 2019, pp. 432-433.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_127_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_128_3988\" class=\"footnote\">Ibidem<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_128_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_129_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda in <em>L\u2019Arma per l\u2019Arte. Beni Culturali di Sicilia recuperati dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale<\/em>, a cura di A. Mormino &#8211; G. Cassata-C. Pastena-F. Spatafora, Catalogo della Mostra (Palermo 27 ottobre-27 dicembre 2009), Palermo 2010, p. 187.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_129_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_130_3988\" class=\"footnote\">S. Di Bella, <em>Al\u00ec, la Chiesa Madre. La cultura artistica<\/em>, Messina 1996, p. 117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_130_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_131_3988\" class=\"footnote\">G. Musolino, scheda XLVII, in <em>La Calabria<\/em>\u2026, 2018, pp. 430-431.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_131_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_132_3988\" class=\"footnote\">G. Chill\u00e8, scheda in <em>Arti Decorative<\/em>\u2026, 2014, II, p. 607.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_132_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_133_3988\" class=\"footnote\">Cfr. <em>supra<\/em>, nota n. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_133_3988\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>mt.sorrenti55@gmail.com Arte e devozione tra Calabria e Sicilia. 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