{"id":3984,"date":"2020-12-30T08:40:36","date_gmt":"2020-12-30T08:40:36","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3984"},"modified":"2021-06-29T21:40:36","modified_gmt":"2021-06-29T21:40:36","slug":"gaetano-giannotta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3984","title":{"rendered":"Gaetano Giannotta"},"content":{"rendered":"<p>giannott@uji.es<\/p>\n<h2>Un viaggio nella memoria sacra: le opere d\u2019arte antica nelle chiese di nuova edificazione della citt\u00e0 di Palermo<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22032020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente contributo ha l\u2019obiettivo di portare alla luce una serie d\u2019antiche opere d\u2019arte inedite e non che, per troppo tempo, sono rimaste relegate ai margini della storia dell\u2019arte palermitana a causa della loro particolare condizione. Di fatti, l\u2019oggetto di questo articolo non sono le famose sculture che si possono ammirare nelle riccamente decorate chiese barocche della citt\u00e0 o i conosciuti dipinti esposti nei suoi musei e gallerie, mete prescelte dei pi\u00f9 classici itinerari turistici; bens\u00ec, i quadri, le sculture, gli altari che, per i motivi pi\u00f9 svariati, non si trovano pi\u00f9 nelle loro sedi originarie e che al presente ornano le parrocchie di nuova edificazione della citt\u00e0 di Palermo. \u00c8 in questi luoghi di semplice devozione quotidiana, lontani dal caos delle masse di turisti, che questi capolavori dell\u2019ingegno umano sono stati albergati, passando oggi perlopi\u00f9 inosservati e privi della valorizzazione e della tutela che meriterebbero<sup><a href=\"#footnote_0_3984\" id=\"identifier_0_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Quest&rsquo;articolo costituisce l&rsquo;adattamento a un supporto scientifico delle tesi triennale e magistrale da me difese presso l&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo, rispettivamente negli anni 2016 e 2018. Rappresenta anche un omaggio a coloro che mi hanno accompagnato nella loro stesura e che oggi reputo miei maestri, i professori Maurizio Vitella, Pierfrancesco Palazzotto e Pablo Gonz&aacute;lez Tornel.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spostamento di questi manufatti dalle loro sedi originarie coincise cronologicamente con quella che sarebbe passata alla storia come una delle espansioni urbanistiche meno fortunate della storia contemporanea<sup><a href=\"#footnote_1_3984\" id=\"identifier_1_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un quadro generale dell&rsquo;espansione urbanistica di Palermo nell&rsquo;epoca contemporanea, invito alla lettura di G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, La citt&agrave; incompleta, Palermo 2002 ed S. Di Benedetto, L&rsquo;espansione della citt&agrave; di Palermo fuori le mura: le borgate, i quartieri, Palermo 1996.\">2<\/a><\/sup>. Sin dal suo inizio, che si fa coincidere con l\u2019annessione della Sicilia al Regno d\u2019Italia nel 1860, il racconto urbanistico della citt\u00e0 di Palermo fu caratterizzato dalla coesistenza di tentativi legalmente organizzati di espansione e puntuali casi di speculazione edilizia. I primi erano mossi da organici piani regolatori, i secondi da illegali interessi di stampo mafioso. Questa dualit\u00e0 fu evidente sin da quello che si pu\u00f2 considerare come il primo progetto urbanistico della storia contemporanea della citt\u00e0, realizzato all\u2019indomani dell\u2019annessione al Regno dalla Commissione del progetto di riforma e abbellimento della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_2_3984\" id=\"identifier_2_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Al riguardo si veda la lettera d&rsquo;incarico del Pretore Duca della Verdura, datata 02 agosto 1860 e citata in S. M. Inzerillo, Urbanistica e societ&agrave; negli ultimi duecento anni a Palermo, Palermo 2017, p.32.\">3<\/a><\/sup>. I suoi interventi furono responsabili di sostituire ai cauti interventi di matrice neoclassica della seconda met\u00e0 del Settecento e della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, la tecnica <em>haussmanniana<\/em> consistente nella realizzazione di puntuali sventramenti finalizzati ad abbattere i quartieri malsani e ricostruire sulle loro rovine nuovi volumi edilizi, rilevanti per i movimenti finanziari<sup><a href=\"#footnote_3_3984\" id=\"identifier_3_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, La citt&agrave;&hellip;, 2002, pp.212-213.\">4<\/a><\/sup>. Sebbene gli interventi della Commissione non si tradussero in progetti sostanziali dal punto di vista edilizio, i principi che li reggevano ebbero il demerito di fornire una base apparentemente legale agli sventramenti del tessuto urbano della citt\u00e0. Questi si inaugurarono nel 1875, con l\u2019abbattimento della Chiesa e del Monastero delle Vergini Teatine dell\u2019Immacolata Concezione e del Convento delle Stimmate per la costruzione del Teatro Massimo<sup><a href=\"#footnote_4_3984\" id=\"identifier_4_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Costanzo, Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo: decorazioni e opere d&rsquo;arte, Palermo 2017, pp.15-50; M.C. Di Natale, Il Teatro Massimo: architettura, arte e musica a Palermo, Palermo 2018, pp.15-39; S. Proto, L&rsquo;Ottocento: la citt&agrave; nuova e i suoi teatri, in Le mappe del tesoro: venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua provincia, XII, Palermo 2015, pp.1-13.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi, organici piani regolatori della citt\u00e0, stilati dall\u2019ingegnere Felice Giarrusso nel 1885 e nel 1889, non fecero che peggiorare la situazione<sup><a href=\"#footnote_5_3984\" id=\"identifier_5_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Giarrusso, Piano regolatore e di risanamento della citt&agrave; di Palermo: progetto, Palermo 1885.\">6<\/a><\/sup>. Di fatti, accanto agli interventi regolari da essi previsti, la municipalit\u00e0 continu\u00f2 ad approvare piani regolatori <em>ad casum <\/em>che ferirono irrimediabilmente il volto della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_6_3984\" id=\"identifier_6_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il primo Piano Giarrusso del 31 maggio 1885 proponeva un disegno omogeneo e unitario tanto per la citt&agrave; antica da risanare e bonificare come di quella nuova da costruire. Per la prima era prevista, al principio, la demolizione di costruzioni per un totale di 22 ettari circa e di 30 mila persone da sfrattare e trasferire nei quartieri di nuova costruzione. Per l&rsquo;ampliamento, invece, determinava una nuova viabilit&agrave; e individuava le zone per le future edificazioni, continuando a favorire l&rsquo;espansione verso nord inaugurata a principio Ottocento. Nel 1886, poich&eacute; si era considerato troppo utopistico e costoso, il progetto cambi&ograve;, prevedendo demolizioni &ldquo;solo&rdquo; per 18, 2 ettari e lo sfratto di 18000 persone. Per quanto concerne l&rsquo;ampliamento si previde che la citt&agrave; triplicasse le sue dimensioni, sempre privilegiando l&rsquo;asse nord-ovest a discapito di quello sud (vedi G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, La citt&agrave;&hellip;, 2002, pp. 172-173).\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Neppure la felice parentesi edilizia inauguratasi con l\u2019Esposizione Nazionale che si celebr\u00f2 a Palermo dal novembre 1891 al maggio 1892 ebbe, tutto sommato, esito felice. Grazie soprattutto all\u2019attivit\u00e0 d\u2019importanti famiglie di imprenditori emigrate negli anni precedenti a Palermo, come gli Ingham, i Whitaker e soprattutto i Florio, per qualche decennio la citt\u00e0 si convert\u00ec in una delle maggiori capitali della <em>belle \u00e9poque<\/em> e del <em>liberty<\/em><sup><a href=\"#footnote_7_3984\" id=\"identifier_7_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La bibliografia al rispetto &egrave; troppo ampia per essere citata esaustivamente. Pertanto, si rimette solamente al sempre attuale lavoro di M. C. Sirchia, Il liberty a Palermo, 2&deg; ed., Palermo 2001.\">8<\/a><\/sup>. Nonostante ci\u00f2, bisogna considerare anche l\u2019altro lato della medaglia<sup><a href=\"#footnote_8_3984\" id=\"identifier_8_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Iannello, G. Scolaro, Palermo. Guida all&rsquo;architettura del &lsquo;900, Palermo 2009, pp. 24-26.\">9<\/a><\/sup>. La municipalit\u00e0 palermitana infatti comprese in quell\u2019occasione che il turismo era la via da battere per il successo economico della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_9_3984\" id=\"identifier_9_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda, ad esempio, C. Quartone, Il turismo culturale e la fattibilit&agrave; degli itinerari del Liberty in Sicilia, Palermo 2008.\">10<\/a><\/sup>. Se da un lato, questo diede vita a splendidi complessi come la Villa Igea, il castello Utveggio o alla conclusione della maestosa via della Libert\u00e0, non si deve trascurare l\u2019irrimediabile impatto negativo che il turismo massivo ebbe, per citare un solo esempio tra i tanti, sulla zona balneare di Mondello<sup><a href=\"#footnote_10_3984\" id=\"identifier_10_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1912 i terreni bonificati di Mondello vennero dati in concessione alla societ&agrave; italo-belga Les tramways de Palerme che ne inizi&ograve; lo sfruttamento con la creazione di alcuni villini e la cessione di lotti a privati perch&eacute; ne fabbricassero altri. La societ&agrave; fu responsabile anche della costruzione dello stabilimento balneare e della linea tramviaria che collegava la borgata balneare alla citt&agrave;, incentivandone il turismo (vedi M. Iannello, G. Scolaro, Palermo&hellip;, 2009, pp. 38-41\">11<\/a><\/sup>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, negli anni di passaggio dal XIX al XX secolo, Palermo si stava trasformando in una citt\u00e0 moderna, capace di competere dal punto di vista architettonico e urbanistico con le sue compagne europee. Tuttavia, l\u2019aggiornamento urbanistico, pur dando vita ad esempi unici e spettacolari d\u2019arte e edilizia, si stava rendendo responsabile anche di irrimediabili disastri. La sua trasformazione in una vera e propria capitale dell\u2019amministrazione regia, inoltre, fece s\u00ec che Palermo non venisse esclusa dalla visione politica del fascismo, imbevuta, come \u00e8 saputo, anche da ferrei principi estetici. Nel 1922, questi diedero vita ad uno dei momenti pi\u00f9 feroci della devastazione urbanistica alla quale si sta accennando, il taglio della via Roma<sup><a href=\"#footnote_11_3984\" id=\"identifier_11_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, pp.17-21; A. Chirco, M. Di Liberto, Via Roma: la &ldquo;strada nuova&rdquo; del Novecento, Palermo 2008.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019opera ebbe conseguenze devastanti e irrimediabili per il patrimonio artistico dell\u2019antico centro storico, tagliato letteralmente in due dal nuovo asse viario. Per limitarsi ad un solo esempio, port\u00f2 alla scomparsa della Chiesa e del Monastero di Santa Rosalia, che erano stati edificati all\u2019indomani del miracoloso rinvenimento delle ossa della santa come <em>ex voto <\/em>della Municipalit\u00e0 per la liberazione di Palermo dalla peste. Quando agli interessi culturali e tradizionali della citt\u00e0 si sovrapposero le aspirazioni autocelebrative del fascismo, fu chiaro che la breve e fortunata stagione del <em>liberty<\/em> si era definitivamente conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, le continue deroghe ai piani urbanistici regolatori stavano facendo in modo che nel tessuto edilizio della citt\u00e0 si accentuassero le differenze. Si cre\u00f2 una sorta di zonizzazione sociale, per cui le aree abitate dalla povera gente erano ben distinte da quelle dei benestanti. Le prime derivavano dagli sventramenti della citt\u00e0 antica, abbandonata dal ceto medio-borghese e dai ricchi, i quali preferirono i quartieri di nuova costruzione fuori dalle antiche mura cittadine, privilegiando soprattutto l\u2019area in cui, nel 1891-92, si era celebrata l\u2019Esposizione Nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa situazione fu paradossalmente rafforzata da un decreto-legge che accord\u00f2 alla citt\u00e0 di Palermo un finanziamento di 270 milioni per la realizzazione di opere pubbliche<sup><a href=\"#footnote_12_3984\" id=\"identifier_12_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Decreto-legge n.886 del 26 maggio del 1926.\">13<\/a><\/sup>. Una parte consistente del denaro doveva essere destinata alla redazione di un piano regolatore di risanamento e ampliamento, che tuttavia tard\u00f2 ad arrivare. Intanto per\u00f2, si approfitt\u00f2 delle somme ottenute per operare demolizioni a tappeto nei rioni della Conceria, Olivella, San Giuliano e Albergheria. Il letterale sventramento di quest\u2019ultima fu giustificato dalla volont\u00e0 di dar vita alla via Mongitore, promettendo contestualmente la creazione di isolati a scacchiera, ancora oggi irrealizzati e rimasti occupati da macerie. In altre delle aree risultanti da queste demolizioni,per iniziativa privata o per l\u2019azione di istituti come l\u2019Istituto Case Popolari,si realizzarono abitazioni di carattere borghese e condomini che creavano nuove occasioni di profitti e rendite. Nel frattempo, nell\u2019aprile del 1939 si indisse un concorso nazionale per la redazione del progetto di massima del piano regolatore e di ampliamento della citt\u00e0 e dintorni, che tuttavia dovette essere ancora una volta disatteso per un evento che segn\u00f2 irrimediabilmente la storia, anche urbanistica, di Palermo: il bombardamento del 1943 da parte delle forze alleate anglo-americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze per il patrimonio urbanistico e architettonico della citt\u00e0 furono abnormi: 2 milioni di vani risultarono completamente distrutti, circa 4 milioni e mezzo furono danneggiati pi\u00f9 o meno gravemente. Limitandosi al patrimonio artistico immobiliare si registrarono 15 complessi integralmente distrutti, 21 semidistrutti e 75 danneggiati meno gravemente<sup><a href=\"#footnote_13_3984\" id=\"identifier_13_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una pi&ugrave; dettagliata disamina degli edifici di Palermo e dell&rsquo;intera Sicilia danneggiati dai bombardamenti &egrave; fornita in Mario Guiotto, I monumenti della Sicilia occidentale danneggiati dalla Guerra, a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Palermo, Palermo 1943.\">14<\/a><\/sup>. La parte pi\u00f9 cospicua di queste rovine era rappresentata dalle chiese, oltre 60 delle quali erano state centrate dalle bombe. In questo quadro deprimente le Soprintendenze e il Genio Civile formularono e operarono i primi interventi di salvaguardia al patrimonio<sup><a href=\"#footnote_14_3984\" id=\"identifier_14_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda, per esempio, il fondamentale contributo del soprintendente Mario Guiotto in P. Palazzotto, &ldquo;Mario Guiotto Soprintendente ai Monumenti in Sicilia occidentale (1942-1949): tutela e restauro a Palermo nel secondo dopoguerra&rdquo;, in Critica d&rsquo;Arte e Tutela in Italia: figure e protagonisti nel secondo dopoguerra. Atti del Convegno del X anniversario della Societ&agrave; Italiana di Storia della Critica d&rsquo;Arte (SISCA), 17-19 novembre 2015, a cura di C. Galassi, Passignano 2017, pp.467- 486.\">15<\/a><\/sup>. La situazione di urgenza port\u00f2,nel 1944, alla stesura di un piano regolatore generale, per la formazione del quale si approfitt\u00f2 delle indicazioni contenute nei progetti vincitori del citato concorso del 1939. Il pregio di questo piano d\u2019emergenza fu quello di impedire, per la prima volta,l\u2019iniziativa dei privati nella costruzione di edifici, escludendo, almeno per legge, qualunque deroga al piano generale. Il piano cos\u00ec previsto fu definitivamente approvato il 3 luglio 1947. Fu chiaro sin da subito che la ricostruzione era il problema emergente. Attuata nel massimo rispetto del nuovo piano regolatore, questa avrebbe potuto costituire la premessa per la tanto aspirata sistemazione organica della citt\u00e0. Purtroppo, come gi\u00e0 era avvenuto pi\u00f9 volte, le attese furono fortemente deluse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con lo scopo di aggirare le norme del piano regolatore del 1947, si diede vita infatti ai cosiddetti piani particolareggiati che, di fatto, erano dei piani accessori, specifici caso per caso che, a seconda delle necessit\u00e0, vennero affiancati a quello generale<sup><a href=\"#footnote_15_3984\" id=\"identifier_15_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Iannello, G. Scolaro, Palermo. Guida&hellip;, 2009, pp.124-127.\">16<\/a><\/sup>. La conseguenza di uno di questi piani particolareggiati fu, per esempio, l\u2019espropriazione delle Ville Tasca e Sperlinga con l\u2019obiettivo di edificare nuovi quartieri residenziali nei lotti da esse precedentemente occupati. Con questo e altri sciagurati avvenimenti ebbe inizio quello che \u00e8 passato alla storia come il Sacco di Palermo che port\u00f2 alla sistematica demolizione del patrimonio liberty che era sorto nella citt\u00e0 a cavallo dei due secoli e all\u2019irrazionale e intensiva espansione della citt\u00e0 per scopi di pura speculazione edilizia di stampo mafioso. La ferita certamente pi\u00f9 famosa di questa fase della storia urbanistica palermitana fu la demolizione del Villino Deliella a partire dal pomeriggio del 28 novembre del 1959. \u00c8 assurdo che questo scempio fu operato solamente otto giorni dopo l\u2019adozione di un nuovo, moderno piano regolatore che, almeno normativamente, avrebbe dovuto preservare beni di tale considerevole valore artistico e monumentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questa la sede in cui si vuole analizzare le ragioni politiche, sociali ed economiche che causarono i numerosi sventramenti del patrimonio artistico monumentale palermitano. Tuttavia, questa introduzione risulta necessaria per comprendere cosa diede origine al movimento delle opere d\u2019arte che sono oggetto di questo studio e che, in origine, erano custodite all\u2019interno delle chiese, monasteri ed oratori che venivano demoliti. In alcuni casi la Diocesi di Palermo pot\u00e9 preventivamente incamerarle nei depositi del suo museo. L\u2019esempio del Monastero delle Stimmate \u00e8 noto. I suoi rivestimenti decorativi in stucco, pregevole opera di Giacomo Serpotta furono ricoverati \u2013 e ancora oggi si conservano \u2013 presso l\u2019Oratorio dei Bianchi, in seguito alla demolizione del complesso di San Giuliano di cui il monastero era parte<sup><a href=\"#footnote_16_3984\" id=\"identifier_16_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda al catalogo dell&rsquo;ultima mostra realizzata presso l&rsquo;Oratorio, Serpotta e il suo tempo, Catalogo della mostra (Palermo, 23 giugno-1 ottobre 2017), a cura di V. Abbate, 2017, in cui gli stucchi dell&rsquo;antico Monastero delle Stimmate furono esposti con altre opere del grande stuccatore palermitano provenienti dal Museo Diocesano di Palermo e artefatti di artisti contemporanei.\">17<\/a><\/sup>.Nei casi come quello appena citato, i manufatti artistici che erano nati per essere oggetti o strumenti di devozione furono sradicati dai luoghi per i quali erano stati originariamente creati e semplicemente depositati o esposti in luoghi di differente avvocazione, come i musei e le gallerie d\u2019arte. Il presente articolo vuol far luce sui casi in cui i musei e i loro depositi furono soltanto un luogo di transizione, prima della definitiva incorporazione di questi antichi manufatti in nuovi luoghi di culto<sup><a href=\"#footnote_17_3984\" id=\"identifier_17_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per quest&rsquo;aspetto risulta fondamentale il lavoro di P. Palazzotto, Il &ldquo;Fondo Pottino-Collura&rdquo;. Per una storia delle collezioni del Museo Diocesano di Palermo, in Storia e arte nella Scrittura, L&rsquo;Archivio Storico Diocesano di Palermo a 10 anni dalla riapertura al pubblico (1997-2007), S. Flavia 2008, pp. 247- 284.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come esempio, si pu\u00f2 citare di nuovo l\u2019antica Chiesa di Santa Rosalia distrutta per il taglio della via Roma negli anni Venti del Novecento. Diverse opere d\u2019arte mobili si salvarono da questo tempio e, tra esse, almeno due furono certamente albergate presso i depositi del Museo Diocesano di Palermo prima di essere donati a chiese di nuova costruzione. Si tratta del settecentesco <em>Crocifisso <\/em>ligneo cui faceva da sfondo una tela con i <em>Dolenti <\/em>di Gioacchino Martorana (<a title=\"Fig. 1. Scultore ignoto, XVIII secolo, &lt;i&gt;Crocifisso&lt;\/i&gt;, e Gioacchino Martorana, &lt;i&gt;Dolenti&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Giovanni Apostolo. Anticamente nella Chiesa di Santa Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Mentre il quadro si trova ancora nei depositi del museo in attesa di restauro, il <em>Crocifisso<\/em> fu restituito al culto presso la Chiesa di San Giovanni Apostolo al C.E.P.<sup><a href=\"#footnote_18_3984\" id=\"identifier_18_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La tela &egrave; registrata al numero 316 nell&rsquo;inventario del Museo Diocesano redatto da Mons. Collura attorno agli anni Settanta, il quale cita anche la collocazione del crocifisso al C.E.P. e la sua provenienza originaria. ASDPa, Fondo Pottino-Collura, fasc. &ldquo;Inventario del Museo diocesano redatto da Mons. Collura&rdquo;, n.5; M.C. Di Natale, Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2010, p.18, fig. 8.\">19<\/a><\/sup>.Anche l\u2019altare tardo-barocco che oggi si trova nella Chiesa della <em>Regina Pacis <\/em>proverrebbe dalla prima chiesa dedicata alla Patrona palermitana, sebbene questa notizia non sia supportata da alcuna documentazione, basandosi esclusivamente su testimonianze orali. Per\u00f2 indipendentemente da dove arrivasse, \u00e8 probabile che con l\u2019altare fosse arrivato anche il magnifico <em>Crocifisso<\/em> in marmo alabastrino rosa che, qualche anno fa, il Museo Diocesano ha provveduto a restaurare (<a title=\"Fig. 2. Manifattura trapanese, XVIII secolo, &lt;i&gt;Crocifisso&lt;\/i&gt;, marmo alabastrino, Palermo, Chiesa della Regina Pacis.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Neppure \u00e8 documentata, ma \u00e8 molto probabile la provenienza dall\u2019antica Chiesa di Santa Rosalia della bellissima scultura di <em>Santa Rosalia<\/em> che si trova nella nuova parrocchia dedicata alla patrona palermitana, opera ascrivibile alla bottega di Ignazio Marabitti (<a title=\"Fig. 3. Ambito di Ignazio Marabitti, XVIII secolo, &lt;i&gt;Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Santa Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_19_3984\" id=\"identifier_19_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ettore Sessa, Le Chiese a Palermo, 2003, pp. 234-238.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando ad analizzare gli spostamenti d\u2019opere d\u2019arte causati dalla speculazione edilizia, la gi\u00e0 citata Parrocchia di San Giovanni Apostolo al C.E.P. conserva altre opere provenienti da antiche chiese distrutte. L\u2019elegantissimo fonte battesimale proviene dalla Chiesa di Santa Ninfa ai Crociferi e gi\u00e0 si trovava in quella di Santa Margherita alla Conceria, dove lo vide Gaspare Palermo all\u2019inizio del XIX secolo (<a title=\"Fig. 4. Ignoto, XVII secolo, &lt;i&gt;Fonte battesimale&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Giovanni Apostolo. Anticamente nella Chiesa di Santa Ninfa ai Crociferi, gi\u00e0 in quella di Santa Maria alla Conceria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_20_3984\" id=\"identifier_20_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gaspare Palermo, Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni, Palermo 1984, p. 123. Si segnali che il coperchio del fonte non &egrave; quello originale.\">21<\/a><\/sup>. Da qui fu trasferito a Santa Ninfa dopo il 1895, anno in cui venne raso al suolo il rione Conceria per la realizzazione della via Roma. Ancora, all\u2019interno della sua Cappella Sacramentale, la chiesa del C.E.P. custodisce un elegante ciborio in marmo d\u2019ambito gaginesco, proveniente dalla Chiesa di Santa Croce (<a title=\"Fig. 5. Ambito gaginesco, XVI secolo, &lt;i&gt;Ciborio&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Giovanni Apostolo, gi\u00e0 nella Chiesa di Santa Croce.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia05.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_21_3984\" id=\"identifier_21_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, fasc. &ldquo;Santa Croce&rdquo;, lettera di Salvatore Renda Pitti datata 12 giugno 1968, n.2, ed estratto de La Sicilia eucaristica. Studi di archeologia eucaristica siciliana, 1924, che cita il ciborio nella cappella del Sacramento, sita nell&rsquo;abside destra dell&rsquo;antica chiesa.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo importante tempio sopravvisse miracolosamente agli sventramenti operati a principio del XX secolo per risanare il rione dell\u2019Albergheria e operare il taglio della via Mongitore. Tuttavia, le sue antiche strutture non poterono che cedere sotto ai bombardamenti che, tra il febbraio e il maggio del 1943, colpirono la citt\u00e0. La Chiesa di Santa Croce fu uno dei 15 edifici ecclesiastici integralmente distrutti, secondo le ricognizioni operate dal soprintendente Mario Guiotto all\u2019indomani del disastro<sup><a href=\"#footnote_22_3984\" id=\"identifier_22_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Guiotto, I monumenti della Sicilia occidentale&hellip;, 1943.\">23<\/a><\/sup>. Fortunatamente alcuni dei manufatti in essa custoditi furono salvati. \u00c8 il caso, oltre al citato ciborio gaginesco del C.E.P.,della maestosa <em>Nativit\u00e0 del Redentore<\/em> attribuibile alla scuola di Vito D\u2019Anna che si trova nella Chiesa di Sant\u2019Espedito, costruita su quelli che erano stati i terreni occupati dall\u2019Esposizione Nazionale del 1891-92 (<a title=\"Fig. 6. Ambito di Vito d'Anna, XVIII secolo, &lt;i&gt;Nativit\u00e0 del Redentore&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Sant'Espedito, gi\u00e0 nella Chiesa di Santa Croce.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_23_3984\" id=\"identifier_23_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Bisogna sottolineare per&ograve; che la provenienza dell&rsquo;opera dalla Chiesa di Santa Croce non &egrave; supportata da alcuna documentazione, basandosi esclusivamente su una tradizione orale.\">24<\/a><\/sup>; o ancora, del fonte battesimale in marmo rosso custodito nella Chiesa di San Luigi Gonzaga<sup><a href=\"#footnote_24_3984\" id=\"identifier_24_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questionario n.1 redatto dal parroco in data 9 agosto 1947 che cita 3 altari da Santa Lucia, 2 altari da Santa Croce e il fonte battesimale da Santa Croce, in ASDPa, Fondo Pottino-Collura, fasc. &ldquo;S. Lucia al Porto&rdquo;, n.3; P. Palazzotto, Il Fondo &ldquo;Pottino-Collura&rdquo; &hellip;, 2008, p.271.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Edificata a partire dagli anni Trenta lungo l\u2019asse d\u2019espansione nord-ovest della citt\u00e0, la Chiesa di San Luigi Gonzaga fu scelta per albergare, almeno secondo la documentazione, ben cinque altari provenienti dalle chiese di Santa Croce e Santa Lucia al Borgo Vecchio, entrambe integralmente devastate dai bombardamenti<sup><a href=\"#footnote_25_3984\" id=\"identifier_25_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda nota anteriore.\">26<\/a><\/sup>. Quello certamente pi\u00f9 spettacolare \u00e8 l\u2019<em>Altare del Crocifisso<\/em>, una vera e propria macchina teatrale barocca, grande esempio della competenza tutta siciliana nella modellazione dei marmi con le tecniche del mischio e del tramischio (<a title=\"Fig. 7. Gaspare Guercio, seconda met\u00e0 del XVII secolo, &lt;i&gt;Altare del Crocifisso&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Luigi Gonzaga, gi\u00e0 nella Chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia07.jpg\">Fig. 7<\/a>). In origine era stato realizzato per la Chiesa di Santa Teresa fuori Porta Nuova,a sua volta demolita in seguito alle leggi eversive del 1866. Fu allora acquistato dal parroco Girolamo Sarmiento per ornare uno dei lati dell\u2019ottagonale Chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio. Teresa Vinci lo ha attribuito allo scultore Gaspare Guercio, famoso per aver realizzato le statue delle patrone di Palermo della piana della Cattedrale, e lo ha datato alla seconda met\u00e0 del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_26_3984\" id=\"identifier_26_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventio Crucis. Il restauro del Crocifisso della chiesa San Luigi Gonzaga a Palermo, testi di Filippo Sarullo [et al.], Bagheria 2009, pp.57-60.\">27<\/a><\/sup>. Contiene un magnifico <em>Crocifisso <\/em>ligneo dipinto, anch\u2019esso databile alla seconda met\u00e0 del XVII secolo. La scultura si riteneva proveniente dalla Quinta Casa dei Gesuiti al Molo, ma attualmente si pensa che quel <em>Crocifisso<\/em> sia quello che oggi \u00e8 situato nella chiesa di Maria SS. di Monserrato alle Croci<sup><a href=\"#footnote_27_3984\" id=\"identifier_27_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, pp. 34-35.\">28<\/a><\/sup>. Pertanto, la realizzazione dell\u2019altare e della scultura che contiene devono ritenersi contestuali, come peraltro conferma la iconografia dei marmi, chiaramente allusivi alla passione di Cristo. Anche quello che oggi funge da altare maggiore della Chiesa di San Luigi Gonzaga, proviene dall\u2019antica Chiesa di Santa Lucia, dove era dedicato alla santa titolare (<a title=\"Fig. 8. Ignoto, XVIII secolo, &lt;i&gt;Altare maggiore&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Luigi Gonzaga. Gi\u00e0 Altare di Santa Lucia nell'antica Chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Rispetto al primo altare, \u00e8 pi\u00f9 tardo, presentando in nuce alcuni elementi neoclassici. Meno sicura \u00e8 la provenienza dell\u2019ultimo altare che oggi si conserva in San Luigi Gonzaga, dove \u00e8 dedicato alla Madonna di Pompei. Un questionario redatto nel 1947 dal parroco e conservato presso l\u2019Archivio Diocesano di Palermo cita un totale di cinque altari, di cui tre provenivano da Santa Lucia e due, con il fonte battesimale, da Santa Croce<sup><a href=\"#footnote_28_3984\" id=\"identifier_28_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, fasc. &ldquo;S. Lucia al Porto&rdquo;, n.3.\">29<\/a><\/sup>. Un altro documento, un pizzino vergato a mano, cita tre altari provenienti da Santa Lucia, per\u00f2 poi si sofferma esclusivamente su quello del Crocifisso<sup><a href=\"#footnote_29_3984\" id=\"identifier_29_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Riporto il testo integrale del manoscritto: &laquo;Tre altari trasportati in S. Luigi. Altare di S. Lucia in S. Luigi come altare mag. L&rsquo;altare magg. di S. Lucia fu collocato a sinistra entrando e da destra fu collocato l&rsquo;altare del Crocif. Ma il Crocifisso oggi &egrave; dentro l&rsquo;urna della chiesa delle Croci. Ivi anche balaustra, lampadari, organo, campane e la biblioteca e la statua di marmo che era sulla facciata di S. Lucia&raquo;.\">30<\/a><\/sup>. Al di l\u00e0 dell\u2019impossibilit\u00e0 di definire incontrovertibilmente la provenienza dell\u2019altare, deve dirsi che si tratta senza dubbio del pi\u00f9 antico che la Chiesa di San Luigi Gonzaga conserva, essendo di stile manieristico e potendosi datare, dunque, ai primi anni del XVII secolo (<a title=\"Fig. 9. Ignoto, prima met\u00e0 del XVII secolo, &lt;i&gt;Altare della Madonna di Pompei&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Luigi Gonzaga.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Un altro maestoso altare in marmi mischi e tramischi si conserva nella Chiesa di Sant\u2019Antonio Abbate all\u2019Arenella. Per la ricchezza del suo stile potrebbe provenire anch\u2019esso dalla Chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio e, effettivamente, Ettore Sessa e Adriana Chirco lo dicono procedente da quel tempio per volont\u00e0 del Cardinale Ernesto Ruffini<sup><a href=\"#footnote_30_3984\" id=\"identifier_30_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chirco, Palermo, la citt&agrave; ritrovata. Itinerari fuori le mura dalla Conca d&rsquo;Oro, ai Colli, a Mondello, Palermo 2006, p. 444 ed Ettore Sessa, Le chiese&hellip;, 2003, pp. 248-249.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finora sono stati citati soltanto alcuni degli innumerevoli spostamenti d\u2019opere d\u2019arte di cui la citt\u00e0 di Palermo fu testimone all\u2019indomani degli avvenimenti che ferirono irrimediabilmente il suo patrimonio ecclesiastico antico. Senza ombra di dubbio, questi movimenti furono la naturale conseguenza del sorgere di chiese e parrocchie moderne nei quartieri di nuova espansione della citt\u00e0. Il loro clero e i fedeli necessitavano infatti di suppellettili liturgiche e opere d\u2019arte per espletare la loro devozione. Nello stesso frangente la Diocesi di Palermo, nella persona del Cardinale Ernesto Ruffini, aveva deciso di dar vita alla Commissione Diocesana di Arte Sacra, riguardo alla quale l\u2019articolo 371 del XIV Sinodo diceva: \u00abNon \u00e8 lecito alienare alcun arredo sacro od oggetto di arte appartenente a qualsiasi chiesa senza il parere della Commissione Diocesana per l\u2019Arte Sacra e l\u2019autorizzazione scritta dell\u2019Arcivescovo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3984\" id=\"identifier_31_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Arcidiocesi di Palermo, Sinodo Diocesano XIV celebrato dall&rsquo;Em.mo e Rev. Signor Cardinale Ernesto Ruffini del titolo di S. Sabina Arcivescovo di Palermo e Amministratore Apostolico di Piana degli Albanesi (Palermo 7-9 luglio1960), Palermo 1962, pp. 117-118. Anche citato in P. Palazzotto, Il &ldquo;Fondo Pottino-Collura&rdquo; &hellip;, 2008, pp.267-268.\">32<\/a><\/sup>. All\u2019articolo successivo si prescrisse che i suoi compiti erano vigilare sull\u2019arte sacra anche per evitare, cito letteralmente, gli \u00abeccessi dell\u2019arte moderna, approvare e controllare i progetti di restauro che riguardassero beni ecclesiastici diocesani, essere oggetto di consultazione sugli acquisti di paramenti o arredi liturgici e, infine, proporre essa stessa restauri di beni ecclesiastici mobili e immobili\u00bb<sup><a href=\"#footnote_32_3984\" id=\"identifier_32_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto spesso \u00e8 rimasta testimonianza archivistica di queste relazioni, perlopi\u00f9 epistolari, tra la Commissione Diocesana per l\u2019Arte Sacra e le singole parrocchie. \u00c8 il caso della Congregazione della Missione di San Vincenzo de\u2019 Paoli, il cui superiore nel 1945 scrisse alla Commissione tre lettere nelle quali richiedeva in prestito degli arredi sacri per la nuova chiesa che la Congregazione aveva contribuito a edificare in via dei Quartieri<sup><a href=\"#footnote_33_3984\" id=\"identifier_33_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, fasc. &ldquo;San Vincenzo de&rsquo; Paoli&rdquo;, lettere del 30 agosto, del 17 e del 18 settembre 1945, n.3.\">34<\/a><\/sup>.Come risposta, la Commissione le affid\u00f2 in deposito temporaneo un grande candelabro con bracci multipli in legno intagliato e dorato del XVIII secolo, un paliotto in seta bianca con ricami in oro pure dello stesso secolo, un quadro di scuola novellesca con l\u2019<em>Angelo Custode<\/em> ed una tela centinata del XIX secolo con l\u2019<em>Assunzione di Maria<\/em>.Una cornice con tela di <em>San Girolamo <\/em>fu richiesta dal parroco nel corso dello stesso anno,ma pare che non sia mai arrivata a destinazione<sup><a href=\"#footnote_34_3984\" id=\"identifier_34_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, lettera del 22 dicembre 1945 in cui, relativamente alla questione del quadro, il parroco si scusa per la mancata tempestivit&agrave; nel ritiro dello stesso.\">35<\/a><\/sup>. Di tutte le opere citate, ad oggi, nessuna \u00e8 pi\u00f9 presente nella parrocchia<sup><a href=\"#footnote_35_3984\" id=\"identifier_35_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Palazzotto, Il &ldquo;Fondo Pottino-Collura&rdquo;&hellip;, 2008, pp. 271-272.\">36<\/a><\/sup>. Tuttavia, vi si conserva una grande tela settecentesca raffigurante <em>San Vincenzo de\u2019 Paoli predicando <\/em>entro una cornice certamente anteriore (<a title=\"Fig. 10. Ignoto, XVII secolo, &lt;i&gt;San Vincenzo de'Paoli predicando&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di San Vincenzo de'Paoli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia10.jpg\">Fig. 10<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_36_3984\" id=\"identifier_36_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per completezza &egrave; bene riferire che il parroco della chiesa mi disse di possedere anche un cero pasquale del Settecento, ma essendo in disuso per il suo cattivo stato di conservazione non mi fu mostrato.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro caso abbastanza curioso del quale permane costanza documentale \u00e8 quello che coinvolse la Commissione e le Chiese della <em>Regina Pacis<\/em> e Santa Maria delle Grazie. Nel 1936 il parroco della <em>Regina Pacis<\/em> fece richiesta alla Commissione perch\u00e9 le affidasse alcune opere provenienti dalla Chiesa della Madonna del Soccorso all\u2019Albergheria, in demolizione per il taglio della via Mongitore<sup><a href=\"#footnote_37_3984\" id=\"identifier_37_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.9, fasc. &ldquo;Rapporti con la Commissione per l&rsquo;Arte Sacra&rdquo;, n.3.\">38<\/a><\/sup>. Si trattava di due nicchie a commesso marmoreo, un <em>Crocifisso <\/em>ligneo e una tela della <em>Madonna delle Grazie<\/em> che attribuisco alla mano di Olivio Sozzi<sup><a href=\"#footnote_38_3984\" id=\"identifier_38_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si compari la pittura con la Madonna col Bambino del Sozzi che si trova nel Museo Pepoli di Trapani; non potranno ritenersi casuali le stringenti analogie formali e stilistiche tra il quadro trapanese e quello che sto analizzando, con il quale condivide il modo di rendere le vesti della Vergine, gli incarnati dei putti e i tenui colori pastello che saranno propri anche di Vito d&rsquo;Anna, genero del Sozzi.\">39<\/a><\/sup>. Le nicchie, che per anni furono collocate ai lati del presbiterio della nuova parrocchia, non sono pi\u00f9 l\u00ec, perch\u00e9 un altro parroco,dieci anni dopo, ne richiese la rimozione in quanto discordanti con lo stile del resto della chiesa<sup><a href=\"#footnote_39_3984\" id=\"identifier_39_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, fasc. &ldquo;Maria SS. Regina Pacis&rdquo;, n.1, lettera del 13 settembre 1946; P. Palazzotto, Il &ldquo;Fondo Pottino-Collura&rdquo; &hellip;, 2008, pp. 270 &ndash; 271.\">40<\/a><\/sup>. La loro attuale posizione purtroppo \u00e8 ignota. Le altre due opere, invece, finirono per errore della Commissione nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Corso del Mille. Quando la Commissione si rese conto dell\u2019errore chiese la restituzione delle opere. Tuttavia, il parroco confess\u00f2 che i fedeli avevano ormai legato l\u2019immagine della <em>Madonna delle Grazie <\/em>al titolo della parrocchia e, per questa ragione, chiedeva di potere trattenere le opere, cosa che gli fu accordata (<a title=\"Fig. 11. Olivio Sozzi, prima met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Madonna delle Grazie&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa della Madonna delle Grazie, gi\u00e0 nella Chiesa della Madonna del Soccorso all'Albergheria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_40_3984\" id=\"identifier_40_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n. 9, fasc. &ldquo;Commissione Diocesana di Arte Sacra&rdquo;, n.3. Lettera della Commissione del 20 giugno 1936 e risposta del 23 luglio 1936.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo episodio mi permette di introdurre un altro particolare aspetto relativo ai movimenti d\u2019opere d\u2019arte che stiamo analizzando, cio\u00e8 quello dell\u2019iconografia. Come visto nel caso della <em>Madonna delle Grazie<\/em> o del <em>San Vincenzo de\u2019 Paoli predicando<\/em>, molto spesso l\u2019iconografia dell\u2019opera \u00e8 stata l\u2019elemento che ha giustificato il suo spostamento verso un nuovo luogo di culto determinato, ovvero quello la cui titolarit\u00e0 ben vi si connetteva. Un altro caso esemplare \u00e8 quello della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Partanna che nella sua abside conserva un bellissimo rilievo della <em>Madonna degli Angeli<\/em> di scuola gaginesca (<a title=\"Fig. 12. Ambito gaginesco, XVI secolo, &lt;i&gt;Madonna degli angeli&lt;\/i&gt;, marmo zuccherino, Palermo, Chiesa di Santa Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia12.jpg\">Fig. 12<\/a>). Secondo una testimonianza di Adriana Chirco appartenne ai principi di Partanna, la cui cappella privata costitu\u00ec il nucleo d\u2019origine dell\u2019attuale parrocchia<sup><a href=\"#footnote_41_3984\" id=\"identifier_41_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chirco, Palermo, la citt&agrave; ritrovata&hellip;, 2006, p.429.\">42<\/a><\/sup>. Nel 1985 Mons. Collura incamer\u00f2 l\u2019opera nel Museo Diocesano e, al numero 177 del suo inventario, la disse proveniente dalla parrocchia di Partanna<sup><a href=\"#footnote_42_3984\" id=\"identifier_42_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.5, fasc. &ldquo;Inventario del Museo Diocesano redatto da Mons. Pottino&rdquo;.\">43<\/a><\/sup>. Soltanto un anno dopo il bassorilievo, che era stato condotto al museo \u00abper abbellirlo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_3984\" id=\"identifier_43_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La nota di restituzione, datata 26 aprile 1986, si trova in ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.9, fasc.&ldquo;Rapporti con la Soprintendenza&rdquo;. In questa lettera Mons. Collura sbagli&ograve; il numero d&rsquo;inventario dell&rsquo;opera (117 anzich&eacute; 177), forse confondendolo con il numero civico della parrocchia.\">44<\/a><\/sup>, fu restituito alla chiesa, certamente perch\u00e9 la sua iconografia vi si connetteva ormai indissolubilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Chiesa di Maria Santissima Assunta alla Noce si trova una <em>Assunta<\/em> che, secondo il prof. Mazzarino dell\u2019Accademia delle Belle Arti di Palermo che la restaur\u00f2 nel 2000, \u00e8 attribuibile all\u2019ambito di Elia Intergugliemi. Nella Chiesa di Santo Spirito in via Juvarra una <em>Pentecoste<\/em> del XVII secolo di chiara derivazione spagnola dimostra una volta di pi\u00f9 come la titolarit\u00e0 del tempio e l\u2019iconografia delle opere che vi arrivavano non pu\u00f2 certo essere sottovalutata. In un caso curioso, questa relazione fu cos\u00ec forte che port\u00f2 la devozione dei fedeli a cambiare, non sappiamo se consapevolmente o meno, il nome di un\u2019opera. Parlo dell\u2019<em>Incoronazione della Vergine<\/em> che si conserva nel presbiterio della Chiesa della <em>Mater Dei <\/em>a Valdesi. Per quanto l\u2019iconografia dell\u2019opera, che Mauro Sebastianelli attribu\u00ec a Gaspare Serenario, sia evidentemente quella indicata, i fedeli continuano a considerarla una Assunzione della Vergine. Questo comportamento \u00e8 forse da attribuire anche al fatto che, almeno fino al 1906, nella borgata di Valdesi esisteva una piccola cappella dedicata all\u2019Assunta, fatta edificare nientemeno che da Ferdinando IV di Borbone<sup><a href=\"#footnote_44_3984\" id=\"identifier_44_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chirco, Palermo, la citt&agrave; ritrovata&hellip;,2006, p.467.\">45<\/a><\/sup>. Se al momento non esistono dati per affermare se questa opera provenisse proprio da quella cappella, si pu\u00f2 per\u00f2 evidenziare \u2013 e perch\u00e9 no, ammirare \u2013 la persistenza nella devozione dei fedeli del tema dell\u2019Assunzione di Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai ci siamo addentrati abbastanza nel tema per cominciare a chiederci in che misura i movimenti che sto analizzando siano stati positivi per le opere d\u2019arte. \u00c8 risaputo, infatti, che qualunque sradicamento di un manufatto dal luogo per il quale era stato originariamente previsto, se non addirittura creato, ne menoma il potere estetico. Bisogna chiedersi se questo vale anche per gli spostamenti che sono originati da avvenimenti che irrimediabilmente cancellano gli edifici in cui questi manufatti sono contenuti. Nei casi che stiamo analizzando, mantenere gli oggetti d\u2019arte nei luoghi d\u2019origine avrebbe portato alla loro distruzione contestualmente agli sventramenti urbanistici o ai bombardamenti del \u201943. Un altro aspetto positivo dei movimenti qui studiati \u00e8 che, sebbene in alcuni casi e per breve tempo i manufatti siano stati custoditi in depositi o sale museali, sono poi tornati a svolgere, anche se in luoghi differenti, la funzione cultuale per i quali erano stati creati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista conservativo, \u00e8 indubbio che gli spostamenti abbiano pregiudicato in molti casi le opere. Come si \u00e8 visto, molte hanno avuto bisogno dell\u2019esperta mano dei restauratori che, con l\u2019occasione, hanno potuto studiarle e attribuirle a un artista o una scuola. Alcune chiese si sono mostrate, sotto questo punto di vista, molto pi\u00f9 virtuose di altre. \u00c8 il caso della Parrocchia di Santa Rosalia nella Piana dei Colli. Delle molte opere antiche che conserva \u2013 sono ben sette dipinti, che fanno di questa chiesa un\u2019atipica pinacoteca \u2013 la maggior parte di esse sono state restaurate, perlopi\u00f9 da studenti del corso in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Tra queste non posso non citare il <em>San Giacomo<\/em>, copia certamente coeva di un originale purtroppo perduto di Pietro Novelli, del quale si conserva anche un disegno presso i depositi della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_45_3984\" id=\"identifier_45_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Grasso, scheda III. 65b, in Pietro Novelli e il suo ambiente. Catalogo della mostra, a cura di M. P. Demma, Palermo 1990, pp. 418 &ndash; 419, che per&ograve; identifica il disegno come quello preparatorio per il dipinto, come si &egrave; detto perduto, che si trovava nella Chiesa &ldquo;de&rsquo; Projetti&rdquo; del Collegio di San Rocco.\">46<\/a><\/sup>. Il <em>Martirio di San Lorenzo <\/em>forse proviene dall\u2019antica chiesa normanna di San Lorenzo non pi\u00f9 utilizzata dal 1900 (<a title=\"Fig. 13. Jacques de l'Ange, prima met\u00e0 del XVII secolo, &lt;i&gt;Martirio di San Lorenzo&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Santa Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia13.jpg\">Fig. 13<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_46_3984\" id=\"identifier_46_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chirco, Palermo, la citt&agrave; ritrovata&hellip;, 2006, pp. 388 &ndash; 389.\">47<\/a><\/sup>. Formalmente \u00e8 identico al quadro gi\u00e0 ospitato nella collezione Muratori a Roma, che per\u00f2 proviene dalla Sicilia ed \u00e8 ormai certamente attribuito a Jacques de l\u2019Ange. Non \u00e8 possibile stabilire se si tratta di una copia o di un originale influenzato dal tenebrismo di Mattia Stomer, che si trovava in Sicilia contemporaneamente a de l\u2019Ange<sup><a href=\"#footnote_47_3984\" id=\"identifier_47_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Peraltro, un originale di Stomer di questo tipo iconografico e molto simile al nostro quadro si incontra presso la Biblioteca Casatanense di Roma.\">48<\/a><\/sup>. Infine, la <em>Presentazione di Ges\u00f9 al tempio<\/em>, opera inedita autografa di Elia Intergugliemi, datata 1807 (<a title=\"Fig. 14. Elia Interguglielmi, 1807, &lt;i&gt;Presentazione di Ges\u00f9 al tempio&lt;\/i&gt;, Palermo, Chiesa di Santa Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/gia14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Si ricordi che questo pittore, che molta fortuna ebbe tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, fu molto presente nella Piana dei Colli durante gli anni di decorazione della Real Casina Cinese. Forse proprio in concomitanza con quel cantiere, Interguglielmi realizz\u00f2 questo meraviglioso dipinto che bene esemplifica il merito dell\u2019artista di avere introdotto in Sicilia il nuovo classicismo romano e napoletano<sup><a href=\"#footnote_48_3984\" id=\"identifier_48_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per completezza dicasi che le altre pitture custodite nella Chiesa di S. Rosalia sono una Annunciazione e una Adorazione dei Magi del XVII secolo, una Immacolata e una Madonna della lettera del Settecento, tutte opere purtroppo anonime. L&rsquo;elevato valore artistico dei beni custoditi in questo edificio fu opportunamente appuntato dal sacerdote Giovanni Lo Cascio nel 1971, quando chiese particolari ed opportune cautele per la custodia e la difesa (ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.3, fasc. &ldquo;S. Rosalia (S. Lorenzo Colli)&rdquo;, lettera 30 luglio 1971).\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moltissime altre opere non possono che essere semplicemente citate. Ad esempio, i numerosissimi crocifissi sei e settecenteschi, come quello della Chiesa del Santissimo Crocifisso a Pomara, proveniente dall\u2019Oratorio dell\u2019Ecce Homo al Capo<sup><a href=\"#footnote_49_3984\" id=\"identifier_49_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, n.9, fasc. &ldquo;Elenco degli oggetti d&rsquo;arte entrati nel Museo Diocesano dal 20 gennaio 1970&rdquo;. Vedi anche P. Palazzotto, Il &ldquo;Fondo Pottino-Collura&rdquo; &hellip;, 2008, p.263.\">50<\/a><\/sup>, o quello dell\u2019attuale Chiesa di Santa Lucia, che vi fu trasferito dalla sagrestia dell\u2019Oratorio di Santo Stefano al Monte di Piet\u00e0<sup><a href=\"#footnote_50_3984\" id=\"identifier_50_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.9, fasc. &ldquo;Elenco degli oggetti d&rsquo;arte entrati nel Museo Diocesano dal 20 gennaio 1970&rdquo;. Altri crocifissi che si sono rintracciati, ma di cui si ignora la provenienza, sono quello custodito nella sacrestia della Chiesa della Nostra Signora delle Nazioni &ndash; l&rsquo;unico secentesco &ndash;, nella Chiesa di S. Basilio, nella Chiesa del SS. Crocifisso ai Ciaculli &ndash; che conserva anche una Sacra Famiglia novellesca &ndash;, nella Chiesa di Sant&rsquo;Espedito, nella Parrocchia dell&rsquo;Annunciazione in Villaggio S. Rosalia e in quella del Cuore Eucaristico di Ges&ugrave; in Corso Calatafimi.\">51<\/a><\/sup>. Ma senza dubbio pi\u00f9 numerosi sono i quadri. Oltre a tutti quelli precedentemente citati, ho potuto ritracciare i seguenti. Del Seicento, la <em>Flagellazione di Cristo<\/em> e la <em>Caduta di Cristo con la croce<\/em> nella Chiesa di Sant\u2019Espedito, che con molta probabilit\u00e0 formavano parte di una serie iconografica sulla Passione purtroppo perduta; il <em>Cristo morente<\/em> attribuibile a Mario Minniti nella Chiesa di San Giovanni Bosco<sup><a href=\"#footnote_51_3984\" id=\"identifier_51_3984\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il quadro che oggi &egrave; malamente esposto nella controfacciata proviene dalla Chiesa dei Credenzieri come documentato in ASDPa, Fondo Pottino-Collura, n.9, fasc. &ldquo;Commissione Diocesana di Arte Sacra&rdquo;, n.3. Vedi anche A. Chirco, Palermo, la citt&agrave; ritrovata&hellip;, 2006, p.19 e P. Palazzotto, Il Fondo &ldquo;Pottino-Collura&rdquo; &hellip;, 2008, p.270.\">52<\/a><\/sup>;la <em>Madonna della Soledad<\/em> nella Chiesa di Nostra Signora della Consolazione. Passando alle opere settecentesche, sempre nella parrocchia di via dei Cantieri, le due grandi tele ottagonali con l\u2019<em>Annunciazione<\/em> e il <em>Sogno di San Giuseppe<\/em>;il <em>Sacro Cuore di Maria tra i Santi Francesco di Paola, Rosalia, Rita da Cascia e Antonio da Padova <\/em>nella Chiesa del Villaggio Santa Rosalia;la <em>Madonna col Bambino tra i Santi Francesco di Paola, Gaetano, Francesco e Stefano<\/em> nella Chiesa del Sacro Cuore a Villagrazia; la tela centinata con <em>Sant\u2019Agata<\/em> della Chiesa della Sacra Famiglia; l\u2019<em>Immacolata tra i Santi Rocco e Ninfa <\/em>nella Parrocchia di Santa Susanna. Anche il XIX secolo \u00e8 rappresentato con la <em>Madonna spargendo fiori<\/em>, iconografia particolarissima presente in un quadro in Sant\u2019Espedito, il <em>Sacro Cuore di Ges\u00f9<\/em> di Pasquale Sarullo nella Parrocchia di Maria Santissima Assunta alla Noce e la <em>Madonna con Bambino<\/em> della Nostra Signora delle Nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte dei quadri, delle sculture, degli altari analizzati in questo contributo vengono menzionati qui per la prima volta. Questo \u00e8 segno che, dal punto di vista della loro valorizzazione, molto lavoro deve essere ancora fatto. Per troppo tempo questi manufatti sono rimasti lontano dall\u2019attenzione storico-artistica che pure meritano. Oggetto di culto e liturgia, fonte di nuove e forti devozioni, il loro valore \u00e8 accresciuto dalla loro storia pregressa, fatta di devastazioni, spostamenti, ferite al tessuto urbano e edilizio-monumentale di Palermo, che per\u00f2 non hanno minato la loro importanza storica ed estetica come prodotto dell\u2019arte umana. Ci si augura che l\u2019aver dedicato loro questo lavoro scientifico contribuisca a trarli dall\u2019oblio, incentivi gli episodi di restauro e, soprattutto, risvegli nei devoti palermitani, che giorno dopo giorno pregano davanti ad essi, il desiderio di valorizzare i preziosi tesori della nostra memoria sacra.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3984\" class=\"footnote\">Quest\u2019articolo costituisce l\u2019adattamento a un supporto scientifico delle tesi triennale e magistrale da me difese presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, rispettivamente negli anni 2016 e 2018. Rappresenta anche un omaggio a coloro che mi hanno accompagnato nella loro stesura e che oggi reputo miei maestri, i professori Maurizio Vitella, Pierfrancesco Palazzotto e Pablo Gonz\u00e1lez Tornel.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3984\" class=\"footnote\">Per un quadro generale dell\u2019espansione urbanistica di Palermo nell\u2019epoca contemporanea, invito alla lettura di G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, <em>La citt\u00e0 incompleta<\/em>, Palermo 2002 ed S. Di Benedetto, <em>L\u2019espansione della citt\u00e0 di Palermo fuori le mura: le borgate, i quartieri<\/em>, Palermo 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3984\" class=\"footnote\">Al riguardo si veda la lettera d\u2019incarico del Pretore Duca della Verdura, datata 02 agosto 1860 e citata in S. M. Inzerillo, <em>Urbanistica e societ\u00e0 negli ultimi duecento anni a Palermo<\/em>, Palermo 2017, p.32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3984\" class=\"footnote\">G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, <em>La citt\u00e0&#8230;<\/em>, 2002, pp.212-213.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3984\" class=\"footnote\">C. Costanzo, <em>Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo: decorazioni e opere d\u2019arte<\/em>, Palermo 2017, pp.15-50; M.C. Di Natale, <em>Il Teatro Massimo: architettura, arte e musica a Palermo<\/em>, Palermo 2018, pp.15-39; S. Proto, <em>L\u2019Ottocento: la citt\u00e0 nuova e i suoi teatri<\/em>, in <em>Le mappe del tesoro: venti itinerari alla scoperta del patrimonio culturale di Palermo e della sua provincia<\/em>, XII, Palermo 2015, pp.1-13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3984\" class=\"footnote\">F. Giarrusso, <em>Piano regolatore e di risanamento della citt\u00e0 di Palermo: progetto<\/em>, Palermo 1885.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3984\" class=\"footnote\">Il primo Piano Giarrusso del 31 maggio 1885 proponeva un disegno omogeneo e unitario tanto per la citt\u00e0 antica da risanare e bonificare come di quella nuova da costruire. Per la prima era prevista, al principio, la demolizione di costruzioni per un totale di 22 ettari circa e di 30 mila persone da sfrattare e trasferire nei quartieri di nuova costruzione. Per l\u2019ampliamento, invece, determinava una nuova viabilit\u00e0 e individuava le zone per le future edificazioni, continuando a favorire l\u2019espansione verso nord inaugurata a principio Ottocento. Nel 1886, poich\u00e9 si era considerato troppo utopistico e costoso, il progetto cambi\u00f2, prevedendo demolizioni \u201csolo\u201d per 18, 2 ettari e lo sfratto di 18000 persone. Per quanto concerne l\u2019ampliamento si previde che la citt\u00e0 triplicasse le sue dimensioni, sempre privilegiando l\u2019asse nord-ovest a discapito di quello sud (vedi G. De Spuches, V. Guarrasi, M. Picone, <em>La citt\u00e0\u2026<\/em>, 2002, pp. 172-173).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3984\" class=\"footnote\">La bibliografia al rispetto \u00e8 troppo ampia per essere citata esaustivamente. Pertanto, si rimette solamente al sempre attuale lavoro di M. C. Sirchia, <em>Il <\/em>liberty<em> a Palermo<\/em>, 2\u00b0 ed., Palermo 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3984\" class=\"footnote\">M. Iannello, G. Scolaro, <em>Palermo. Guida all\u2019architettura del \u2018900<\/em>, Palermo 2009, pp. 24-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3984\" class=\"footnote\">Si veda, ad esempio, C. Quartone, <em>Il turismo culturale e la fattibilit\u00e0 degli itinerari del Liberty in Sicilia<\/em>, Palermo 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3984\" class=\"footnote\">Nel 1912 i terreni bonificati di Mondello vennero dati in concessione alla societ\u00e0 italo-belga <em>Les tramways de Palerme<\/em> che ne inizi\u00f2 lo sfruttamento con la creazione di alcuni villini e la cessione di lotti a privati perch\u00e9 ne fabbricassero altri. La societ\u00e0 fu responsabile anche della costruzione dello stabilimento balneare e della linea tramviaria che collegava la borgata balneare alla citt\u00e0, incentivandone il turismo (vedi M. Iannello, G. Scolaro, <em>Palermo\u2026<\/em>, 2009, pp. 38-41<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3984\" class=\"footnote\">Idem, pp.17-21; A. Chirco, M. Di Liberto, <em>Via Roma: la \u201cstrada nuova\u201d del Novecento<\/em>, Palermo 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3984\" class=\"footnote\">Decreto-legge n.886 del 26 maggio del 1926.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3984\" class=\"footnote\">Una pi\u00f9 dettagliata disamina degli edifici di Palermo e dell\u2019intera Sicilia danneggiati dai bombardamenti \u00e8 fornita in Mario Guiotto, <em>I monumenti della Sicilia occidentale danneggiati dalla Guerra<\/em>, a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Palermo, Palermo 1943.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3984\" class=\"footnote\">Si veda, per esempio, il fondamentale contributo del soprintendente Mario Guiotto in P. Palazzotto, \u201cMario Guiotto Soprintendente ai Monumenti in Sicilia occidentale (1942-1949): tutela e restauro a Palermo nel secondo dopoguerra\u201d, in <em>Critica d&#8217;Arte e Tutela in Italia: figure e protagonisti nel secondo dopoguerra<\/em>. <em>Atti del Convegno del X anniversario della Societ\u00e0 Italiana di Storia della Critica d&#8217;Arte (SISCA), 17-19 novembre 2015<\/em>, a cura di C. Galassi, Passignano 2017, pp.467- 486.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3984\" class=\"footnote\">M. Iannello, G. Scolaro, <em>Palermo. Guida\u2026<\/em>, 2009, pp.124-127.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3984\" class=\"footnote\">Si rimanda al catalogo dell\u2019ultima mostra realizzata presso l\u2019Oratorio, <em>Serpotta e il suo tempo<\/em>, Catalogo della mostra (Palermo, 23 giugno-1 ottobre 2017), a cura di V. Abbate, 2017, in cui gli stucchi dell\u2019antico Monastero delle Stimmate furono esposti con altre opere del grande stuccatore palermitano provenienti dal Museo Diocesano di Palermo e artefatti di artisti contemporanei.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3984\" class=\"footnote\">Per quest\u2019aspetto risulta fondamentale il lavoro di P. Palazzotto, <em>Il \u201cFondo Pottino-Collura\u201d. Per una storia delle collezioni del Museo Diocesano di Palermo<\/em>, in <em>Storia e arte nella Scrittura, L\u2019Archivio Storico Diocesano di Palermo a 10 anni dalla riapertura al pubblico (1997-2007), <\/em>S. Flavia 2008, pp. 247- 284.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3984\" class=\"footnote\">La tela \u00e8 registrata al numero 316 nell\u2019inventario del Museo Diocesano redatto da Mons. Collura attorno agli anni Settanta, il quale cita anche la collocazione del crocifisso al C.E.P. e la sua provenienza originaria. ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, fasc. \u201cInventario del Museo diocesano redatto da Mons. Collura\u201d, n.5; M.C. Di Natale, <em>Il Museo Diocesano di Palermo<\/em>, Palermo 2010, p.18, fig. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3984\" class=\"footnote\">Ettore Sessa, <em>Le Chiese a Palermo<\/em>, 2003, pp. 234-238.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3984\" class=\"footnote\">Gaspare Palermo, <em>Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni<\/em>, Palermo 1984, p. 123. Si segnali che il coperchio del fonte non \u00e8 quello originale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, fasc. \u201cSanta Croce\u201d, lettera di Salvatore Renda Pitti datata 12 giugno 1968, n.2, ed estratto de <em>La Sicilia eucaristica. Studi di archeologia eucaristica siciliana, <\/em>1924, che cita il ciborio nella cappella del Sacramento, sita nell\u2019abside destra dell\u2019antica chiesa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3984\" class=\"footnote\">M. Guiotto, <em>I monumenti della Sicilia occidentale\u2026<\/em>, 1943.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3984\" class=\"footnote\">Bisogna sottolineare per\u00f2 che la provenienza dell\u2019opera dalla Chiesa di Santa Croce non \u00e8 supportata da alcuna documentazione, basandosi esclusivamente su una tradizione orale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3984\" class=\"footnote\">Questionario n.1 redatto dal parroco in data 9 agosto 1947 che cita 3 altari da Santa Lucia, 2 altari da Santa Croce e il fonte battesimale da Santa Croce, in ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, fasc. \u201cS. Lucia al Porto\u201d, n.3; P. Palazzotto, <em>Il Fondo \u201cPottino-Collura\u201d \u2026<\/em>, 2008, p.271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3984\" class=\"footnote\">Si veda nota anteriore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3984\" class=\"footnote\"><em>Inventio Crucis. Il restauro del Crocifisso della chiesa San Luigi Gonzaga a Palermo<\/em>, testi di Filippo Sarullo [et al.], Bagheria 2009, pp.57-60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3984\" class=\"footnote\">Idem, pp. 34-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3984\" class=\"footnote\">ASDPa<em>, Fondo Pottino-Collura<\/em>, fasc. \u201cS. Lucia al Porto\u201d, n.3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3984\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em> Riporto il testo integrale del manoscritto: \u00abTre altari trasportati in S. Luigi. Altare di S. Lucia in S. Luigi come altare mag. L\u2019altare magg. di S. Lucia fu collocato a sinistra entrando e da destra fu collocato l\u2019altare del Crocif. Ma il Crocifisso oggi \u00e8 dentro l\u2019urna della chiesa delle Croci. Ivi anche balaustra, lampadari, organo, campane e la biblioteca e la statua di marmo che era sulla facciata di S. Lucia\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3984\" class=\"footnote\">A. Chirco, <em>Palermo, la citt\u00e0 ritrovata. Itinerari fuori le mura dalla Conca d\u2019Oro, ai Colli, a Mondello<\/em>, Palermo 2006, p. 444 ed Ettore Sessa, <em>Le chiese\u2026<\/em>, 2003, pp. 248-249.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3984\" class=\"footnote\">Arcidiocesi di Palermo, <em>Sinodo Diocesano XIV celebrato dall\u2019Em.mo e Rev. Signor Cardinale Ernesto Ruffini del titolo di S. Sabina Arcivescovo di Palermo e Amministratore Apostolico di Piana degli Albanesi (Palermo 7-9 luglio1960)<\/em>, Palermo 1962, pp. 117-118. Anche citato in P. Palazzotto, <em>Il \u201cFondo Pottino-Collura\u201d \u2026,<\/em> 2008, pp.267-268.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3984\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, fasc. \u201cSan Vincenzo de\u2019 Paoli\u201d, lettere del 30 agosto, del 17 e del 18 settembre 1945, n.3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3984\" class=\"footnote\">Idem, lettera del 22 dicembre 1945 in cui, relativamente alla questione del quadro, il parroco si scusa per la mancata tempestivit\u00e0 nel ritiro dello stesso.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3984\" class=\"footnote\">P. Palazzotto, <em>Il \u201cFondo Pottino-Collura\u201d\u2026<\/em>, 2008<em>, <\/em>pp. 271-272.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3984\" class=\"footnote\">Per completezza \u00e8 bene riferire che il parroco della chiesa mi disse di possedere anche un cero pasquale del Settecento, ma essendo in disuso per il suo cattivo stato di conservazione non mi fu mostrato.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n.9, fasc. \u201cRapporti con la Commissione per l\u2019Arte Sacra\u201d, n.3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3984\" class=\"footnote\">Si compari la pittura con la <em>Madonna col Bambino<\/em> del Sozzi che si trova nel Museo Pepoli di Trapani; non potranno ritenersi casuali le stringenti analogie formali e stilistiche tra il quadro trapanese e quello che sto analizzando, con il quale condivide il modo di rendere le vesti della Vergine, gli incarnati dei putti e i tenui colori pastello che saranno propri anche di Vito d\u2019Anna, genero del Sozzi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3984\" class=\"footnote\">Idem, fasc. \u201cMaria SS. Regina Pacis\u201d, n.1, lettera del 13 settembre 1946; P. Palazzotto, <em>Il \u201cFondo Pottino-Collura\u201d \u2026<\/em>, 2008, pp. 270 &#8211; 271.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n. 9, fasc. \u201cCommissione Diocesana di Arte Sacra\u201d, n.3. Lettera della Commissione del 20 giugno 1936 e risposta del 23 luglio 1936.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3984\" class=\"footnote\">A. Chirco, <em>Palermo, la citt\u00e0 ritrovata\u2026<\/em>, 2006, p.429.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura, <\/em>n.5, fasc. \u201cInventario del Museo Diocesano redatto da Mons. Pottino\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3984\" class=\"footnote\">La nota di restituzione, datata 26 aprile 1986, si trova in ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n.9, fasc.\u201cRapporti con la Soprintendenza\u201d. In questa lettera Mons. Collura sbagli\u00f2 il numero d\u2019inventario dell\u2019opera (117 anzich\u00e9 177), forse confondendolo con il numero civico della parrocchia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3984\" class=\"footnote\">A. Chirco, <em>Palermo, la citt\u00e0 ritrovata\u2026<\/em>,2006, p.467.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3984\" class=\"footnote\">S. Grasso, scheda III. 65b, in <em>Pietro Novelli e il suo ambiente. Catalogo della mostra<\/em>, a cura di M. P. Demma, Palermo 1990, pp. 418 &#8211; 419, che per\u00f2 identifica il disegno come quello preparatorio per il dipinto, come si \u00e8 detto perduto, che si trovava nella Chiesa \u201cde\u2019 Projetti\u201d del Collegio di San Rocco.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3984\" class=\"footnote\">A. Chirco, <em>Palermo, la citt\u00e0 ritrovata\u2026<\/em>, 2006, pp. 388 &#8211; 389.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3984\" class=\"footnote\">Peraltro, un originale di Stomer di questo tipo iconografico e molto simile al nostro quadro si incontra presso la Biblioteca Casatanense di Roma.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3984\" class=\"footnote\">Per completezza dicasi che le altre pitture custodite nella Chiesa di S. Rosalia sono una <em>Annunciazione<\/em> e una <em>Adorazione dei Magi <\/em>del XVII secolo, una <em>Immacolata<\/em> e una <em>Madonna della lettera <\/em>del Settecento, tutte opere purtroppo anonime. L\u2019elevato valore artistico dei beni custoditi in questo edificio fu opportunamente appuntato dal sacerdote Giovanni Lo Cascio nel 1971, quando chiese particolari ed opportune cautele per la custodia e la difesa (ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n.3, fasc. \u201cS. Rosalia (S. Lorenzo Colli)\u201d, lettera 30 luglio 1971).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3984\" class=\"footnote\">Idem, n.9, fasc. \u201cElenco degli oggetti d\u2019arte entrati nel Museo Diocesano dal 20 gennaio 1970\u201d. Vedi anche P. Palazzotto, <em>Il \u201cFondo Pottino-Collura\u201d \u2026<\/em>, 2008, p.263.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3984\" class=\"footnote\">ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n.9, fasc. \u201cElenco degli oggetti d\u2019arte entrati nel Museo Diocesano dal 20 gennaio 1970\u201d. Altri crocifissi che si sono rintracciati, ma di cui si ignora la provenienza, sono quello custodito nella sacrestia della Chiesa della Nostra Signora delle Nazioni \u2013 l\u2019unico secentesco \u2013, nella Chiesa di S. Basilio, nella Chiesa del SS. Crocifisso ai Ciaculli \u2013 che conserva anche una <em>Sacra Famiglia <\/em>novellesca \u2013, nella Chiesa di Sant\u2019Espedito, nella Parrocchia dell\u2019Annunciazione in Villaggio S. Rosalia e in quella del Cuore Eucaristico di Ges\u00f9 in Corso Calatafimi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3984\" class=\"footnote\">Il quadro che oggi \u00e8 malamente esposto nella controfacciata proviene dalla Chiesa dei Credenzieri come documentato in ASDPa, <em>Fondo Pottino-Collura<\/em>, n.9, fasc. \u201cCommissione Diocesana di Arte Sacra\u201d, n.3. Vedi anche A. Chirco, <em>Palermo, la citt\u00e0 ritrovata\u2026<\/em>, 2006, p.19 e P. Palazzotto, <em>Il Fondo \u201cPottino-Collura\u201d \u2026<\/em>, 2008, p.270.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3984\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giannott@uji.es Un viaggio nella memoria sacra: le opere d\u2019arte antica nelle chiese di nuova edificazione della citt\u00e0 di Palermo DOI: 10.7431\/RIV22032020 Il presente contributo ha <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3984\" title=\"Gaetano Giannotta\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4162,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3984"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3984"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3984\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4172,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3984\/revisions\/4172"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}