{"id":3975,"date":"2020-12-30T08:40:22","date_gmt":"2020-12-30T08:40:22","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3975"},"modified":"2021-06-29T21:40:20","modified_gmt":"2021-06-29T21:40:20","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3975","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@argosvd.eu<\/p>\n<h2>Opere in pietre dure nell\u2019inventario Gonzaga del 1626-1627. Qualche nota su stime, prezzi e costi (tra Milano e Mantova)<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV22022020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Straordinaria per qualit\u00e0 ed entit\u00e0, la raccolta dei Gonzaga ci \u00e8 restituita dall\u2019inventario avviato dopo la morte del duca Ferdinando (29 ottobre 1626). Viene steso da squadre di periti specializzati dal 3 dicembre 1626 al 14 aprile dell\u2019anno successivo, poco prima quindi dello smembramento della collezione attraverso la vendita di opere all\u2019Inghilterra e del terribile Sacco mantovano che sconvolse la citt\u00e0 tra il luglio 1630 e il settembre del 1631. Ambiente dopo ambiente sono passati in rassegna i manufatti distribuiti nel palazzo ducale di Mantova, divisi per categorie merceologiche, a partire dal \u00abCamerino delle Dame\u00bb dove si trovano gioielli, spade, pugnali e <em>fornimenti<\/em> da cavallo (370 voci), quindi la \u00abCamera degli argenti\u00bb (nn. 371-664) e i dipinti, ubicati in locali elencati consecutivamente ma ripassando anche nel \u00abCamerino delle Dame\u00bb o andando nella \u00abstanza detta la Libraria\u00bb (nn. 665-1401). Si arriva quindi alle pietre dure, iniziando con i cristalli posti sia nel \u00abcamerino sopra il padre Zenobio\u00bb (nn. 1402-1540) sia nel \u00abcamerino piciolo\u00bb (nn. 1541-1549); quindi si passa ai \u00abdiaspri\u00bb, \u00aborientali\u00bb (nn.1550-1588) e \u00abd\u2019Alemagna\u00bb (nn. 1589-1624), poi alle \u00abpietre di santa Maria\u00bb (nn. 1625-1639), alle \u00abcorniole bianche\u00bb (nn. 1640-1648), alle \u00abisadre\u00bb (nn. 1649-1653), ai \u00ablapislazzuli\u00bb (nn. 1654-1675), alle \u00abpietre agate\u00bb (nn. 1676-1691) e alle \u00abcorniole rosse\u00bb (nn. 1692-1695), per continuare con altri manufatti lapidei di diverso tipo (nn. 1696-1797). In altre stanze si censiscono i mobili, oggetti in paste profumate, minerali da lavorare, statue, ricominciando con sezioni compatte a partire dalla \u00abprima Camara della Mascarada\u00bb (dal n. 2336), con paramenti, capi vestiari, telerie, pellicce, pelli e guanti, porcellane, maioliche, tappeti, ecc., per un totale di 4525 voci, comprendenti ciascuna talvolta gruppi di manufatti, sino a otto per voce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 parziale &#8211; mancano la sezione dei cammei e la libreria, gli oggetti del museo scientifico e quelli nelle cosiddette \u00abcatacombe\u00bb, dove Ferdinando Gonzaga, aveva fatto trasferire alcune parti del Tesoro di santa Barbara -, l\u2019inventario \u00e8 importante anche perch\u00e9 diversamente da altri documenti di questo tipo ci fornisce la stima dei manufatti, espressa in Lire, Ducatoni e Scudi, indicando inoltre attraverso le lettere \u00abV\u00bb o \u00abF\u00bb apposte alla fine di ogni voce, l\u2019appartenenza del pezzo a Vincenzo I (duca dal 1587 al 1612) piuttosto che al figlio Ferdinando (duca dal 1613 al 1626)<sup><a href=\"#footnote_0_3975\" id=\"identifier_0_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;inventario, cfr. R. Morselli, Le collezioni Gonzaga. L&rsquo;elenco dei beni del 1626-1627, Cinisello Balsamo 2000 (d&rsquo;ora in poi i numeri tra parentesi si riferiscono a questo elenco). Per la quadreria, cfr. S. Lapenta- R. Morselli, Le collezioni Gonzaga. La quadreria nell&rsquo;elenco dei beni del 1626-1627, Cinisello Balsamo 2006; Sulle pietre dure, i cammei, ecc. Gonzaga, cfr. P. Venturelli, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie, cassettine, stipetti. Intorno all&rsquo;elenco dei beni del 1626- 1627. Da Guglielmo a Vincenzo II Gonzaga, Cinisello Balsamo 2005; Eadem, Venturelli, Ori e avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, Mantova 2012.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alle valutazioni, a riguardo della quadreria si nota che dei circa 1800 dipinti, almeno 140 superano le 100 Lire, raggiungono le 500 Lire 18 quadri, 25 opere sono tra le 300 e le 500 Lire, tra le 100 e le 200 Lire sono 72 quadri, meno di 50 Lire risultano le opere anonime. Il prezzo pi\u00f9 alto \u00e8 assegnata alla <em>Madonna della perla<\/em> (n. 672) di Raffaello e Giulio Romano (\u00abscudi 200, lire 1200\u00bb), seguito da Correggio con <em>Venere, Cupido e un satiro<\/em> (n. 673) per \u00abscudi 100, lire 900\u00bb, un prezzo identico a quello assegnato alla <em>Madona della Scala<\/em> di Andrea del Sarto (n. 668), mentre le nove grandi tele con i <em>Trionfi<\/em> di Mantegna (n. 895) sono stimate 150 scudi ciascuna (\u00ablire 8.100\u00bb). Se passiamo a osservare gli oggetti nel \u00abCamerino delle Dame\u00bb, osserviamo invece che una collana di perle, diamanti e oro \u00e8 stimata 50.000 Lire (n. 81), un cinturino (\u00abcentiglio\u00bb) d\u2019oro con rubini 60.000 (n. 194), due diamanti montati usati come ornamento da cappello 120.000 Lire (n.153) e un \u00abfornimento da cavalo alla gianetta\u00bb, gemmato, Lire 20.000 (n. 369)<sup><a href=\"#footnote_1_3975\" id=\"identifier_1_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i dipinti, cfr. R. Morselli, Le collezioni Gonzaga. L&rsquo;elenco, pp. 57-58; Eadem, Un labirinto di quadri. Storie di dipinti scomparsi e ritrovati. Di autori senza opere e di opere senza autore, in S. Lapenta- R. Morselli, Le Collezioni Gonzaga. La quadreria, pp. 38-38, 57-58, 60-61; per il &laquo;fornimento&raquo; da cavallo citato, cfr. P. Venturelli, Un &laquo;fornimento da cavalo alla gianetta&raquo; per il duca Francesco IV Gonzaga (1612), in Testi e Contesti per Amedeo Quondam, a cura di C. Continisio-M. Fantoni, Roma 2015, pp. 265-275. Lira mantovana = 20 soldi di 12 denari; Ducatone =10 Lire; per gli &laquo;scudi mantuani&raquo;, &laquo;da lire sei l&rsquo;uno&raquo;, cfr. R. Morselli, Un labirinto di quadri, p. 58, e nota 48, a p. 59); per valori di scudo, ducato, ducatone, lira; A. Martini, Manuale di metrologia, ossia misure pesi e monete in corso attuanente e anticamente presso tutti i popoli, Roma 1883.\">2<\/a><\/sup>. Questione di materiali, certamente, d\u2019 oggetti in metalli pregiati e ricchi di pietre preziose, dalla funzione monetaria, con possibilit\u00e0 anche immediata di scambio attraverso il pegno, la vendita, o il noleggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma continuiamo con le valutazioni passando alla sezione delle pietre dure. I due grandi vasi di cristallo con legature in rame dorato (n. 1402) con i quali si apre l\u2019inventariazione di questo gruppo di manufatti, che l\u2019incrocio con altra documentazione ha permesso di riportare alla famosa bottega milanese dei Saracchi, valgono 3000 ducatoni, mentre viene stimata 1500 ducatoni la \u00abcassetta d\u2019ebano\u00bb con dodici lastrine in cristallo di rocca recanti le Storie di Ercole (n. 1431), che avevo identificata in quella realizzata dal celebre Annibale Fontana (1540- 1587), orafo, medaglista, intagliatore di pietre dure, nonch\u00e8 scultore, un contenitore lungo circa 50 cm., con due figure d\u2019oro sul coperchio, del quale oggi rimangono solo alcune lastrine di cristallo incise (ca. 10 cm. di altezza) in diversi musei<sup><a href=\"#footnote_2_3975\" id=\"identifier_2_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;identificazione dei due vasi, cfr. P. Venturelli, &ldquo;Havendo animo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei&rdquo;. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631), in Gonzaga. La Celeste Galeria, catalogo della mostra (Mantova 2002), Milano, a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252 (a p. 246); per questa bottega, cfr. Eadem, Saracchi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2017, online (con bibliografia). Per l&rsquo;identificazione della cassetta del Fontana e le sue vicende, cfr. P. Venturelli, A proposito di un recente articolo sugli &lsquo;Scala e altri cristallai milanesi&rsquo;. Con notizie circa un&rsquo;opera di Annibale Fontana,&nbsp; in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, LXXV, gennaio-aprile, 2001, pp. 135-144; Eadem, &ldquo;Havendo animo a tutti li cristalli&hellip;, 2002, pp. 233-252; Eadem, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, pp. 125, 133; sulle lastrine di cristallo della cassetta, cfr. Eadem, schede nn. 81-82, in La Celeste Galeria&hellip;, 2002, pp. 290-291. Per Annibale Fontana, Eadem,&ldquo;Raro e Divino&rdquo;. Annibale Fontana (1540-1587) intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l&rsquo;inventario dei suoi beni), in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, LXXXIX, gennaio-aprile, 2005, pp. 203-226; Eadem, Annibale Fontana e la Madonna dei Miracoli di san Celso, tra Carlo e Federico Borromeo, in Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano Spagnola, catalogo della mostra (Milano 2005- 2006), a&nbsp; cura di P. Biscottini, Milano 2005, pp.151-157; pp. 284-303.\">3<\/a><\/sup>. (<a title=\"Fig. 1. Annibale Fontana, &lt;i&gt;Lastrina raffigurante Ercole e l\u2019Idra&lt;\/i&gt;, Baltimora, The Walters Art Gallery.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>) Considerata di grande importanza per la raccolta Gonzaga e sempre citata dai visitatori di palazzo ducale, insieme al \u2018grande cammeo con due teste\u2019 e ai vasi in materiali lapidei, entrer\u00e0 nelle trattative del mercante di origine fiammniga Daniel Nys che nel 1626 avvia per il re d\u2019Inghilterra Carlo I l\u2019acquisto di opere d\u2019arte dalla raccolta mantovana<sup><a href=\"#footnote_3_3975\" id=\"identifier_3_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, &ldquo;Havendo animo a tutti li christalli&hellip;, 2002, pp. 233-252; Su Daniel Nys e la vendita della quadreria Gonzaga, cfr. A. Luzio, La Galleria dei Gonzaga venduta all&rsquo;Inghilterra nel 1626-1628, Milano 1913; S. Lapenta- R. Morselli, Le collezioni Gonzaga. La quadreria;&nbsp; C. M. Anderson, The art of friendship: Daniel Nijs, Isaac Wake and the sale of the Gonzaga collection, in &ldquo;Renaissance Studies&rdquo;, 27 (2013), pp. 724-737; Eadem, The Flemish Merchant of Venice. Daniel Nijs and the Sale of the Gonzaga Art Collection, New Haven and London 2015.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valore economico piuttosto alto di questa categoria di oggetti non \u00e8 tuttavia motivato solo dai completamenti preziosi, che talvolta peraltro mancano del tutto, come nella \u00abcappa con dentro dell\u2019amatista, senza legatura\u00bb (n. 1685) valutata 45 ducatoni, oppure sono di scarso pregio, come succede per i due vasi di cristallo poco fa ricordati (n.1402). Non aveva per esempio gemme ed era in argento dorato la legatura del \u00abvaso lavorato a cameo\u00bb, stimato 300 ducatoni (n. 1680), ritenuto quello registrato nell\u2019inventario Gonzaga del 1540-1542, oggi all\u2019Herzog Anton Ulrich \u2013Museum di Braunschweig (15,3 cm. x 6,5; ca. 54 d.C), gi\u00e0 nella collezione di Michele Vianello e acquistato da Isabella d\u2019Este nel 1506, asportato da un soldato durante il Sacco di Mantova e venduto con un altro piccolo vaso per l\u2019irrisoria somma di 100 ducati. (<a title=\"Fig. 2. Bottega romana, &lt;i&gt;Vaso in onice&lt;\/i&gt;, ca. 54 d. C, Braunschweig, Herzog Anton Ulrich \u2013Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>) L\u2019 esemplare per cui, a mio avviso, Alessandro Algardi (1595-1645) -a Mantova dal 1618 vivendo all\u2019interno di palazzo ducale fino al 1624-1625 per poi trasferisi a Roma- su indicazione del duca Ferdinando aveva realizzato manici e piede. Secondo la testimonianza di Giovanni Pietro Bellori, proprio questi completamenti, fatti \u00abper conservazione del vaso furono poi cagione di distruggerlo\u00bb, poich\u00e9 durante il Sacco \u00abl\u2019avidit\u00e0 dell\u2019oro indusse i soldati a romperlo in pezzi, ingannati dalle legature che non erano d\u2019oro ma di rame indorato, come avvenne ancora dalla credenza inestimabile de\u2019 cristalli di rocca ridotti in terra in un monte di vetri rotti per rapire le medesime legature ed ornamenti creduti d\u2019oro ch\u2019erano di rame\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3975\" id=\"identifier_4_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. Venturelli, Materiali e oggetti preziosi tra i Gonzaga e Mantova. Aggiunte e rettifiche, in Cesare Mozzarelli &ndash; Storico e Organizzatore di cultura, Atti del convegno (Mantova 2005), numero speciale di &ldquo;Bollettino Storico Mantovano&rdquo;, n. s. 5, gennaio- dicembre, 2006, pp. 111-124 (a pp. 115-118).\">5<\/a><\/sup>. La logica del manufatto raro da collezione non \u00e8 quindi compresa dalle soldataglie, che mirano a entrare in possesso non dell\u2019opera, di cui ignorano storia e valore, ma solo delle parti che essi reputano preziose<sup><a href=\"#footnote_5_3975\" id=\"identifier_5_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Mantova. Collezioni e collezionisti di oggetti suntuari in pietre dure. Tra la corte e i cortigiani (XVI-XVII sec.) Alcune riflessioni, in Il Seicento allo specchio. Le forme del potere nell&rsquo;Italia spagnola: uomini, libri, strutture, Atti del convegno (Somma Lombardo 2007), a cura di C. Cremonini- E. Riva, Roma 2011, pp. 355-374; P. Venturelli, Gonzaga Collecting: Palace Inventories and New Objects (1626-1709), in The Transition in Europe between XVIIth and XVIIth centuries. Perspectives and case studies, a cura di A. Alvarez- Ossorio-&nbsp; C. Cremonini- E. Riva, Milano 2016, pp. 350-364.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo all\u2019 inventario gonzaghesco e ai prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono proprio le stime a farci comprendere quali siano gli indici di apprezzamento e valutativi del momento. Ci forniscono infatti una precisa gerarchia, al cui vertice troviamo manufatti oggi relegati nella sotto- categoria delle cosiddette \u2018arti minori\u2019, mentre i dipinti appaiono in posizione decisamente secondaria<sup><a href=\"#footnote_6_3975\" id=\"identifier_6_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Guerzoni, Apollo e Vulcano. I mercati artistici in Italia (1400- 1700), Venezia 2006, p. 49; Idem, Prezzi, valori e stime delle opere d&rsquo;arte in epoca moderna, in M. Barbot &ndash; J. F. Chauvard- l. Mocarelli &nbsp;(eds), Questioni di stima, numero monografico di &ldquo;Quaderni Storici&rdquo;, 135, XLV, 3, 2010, pp. 723-752.\">7<\/a><\/sup>. Sono gli esemplari in materiali lapidei ad avere valore di <em>status<\/em> e ad essere promossi a prova della \u2018magnificenza\u2019. Indispensabili per preservare l\u2019onore del rango, queste opere sono connotate dall\u2019 esclusivit\u00e0. Avendo costi assai elevati, sono accessibili solo a finanze principesche, e sono eseguite in un numero assai limitato da un gruppo ristretto di artigiani milanesi per selezionati committenti. Si sposano quindi alla distinzione e ne sono l\u2019equivalente, mentre la produzione pittorica con il moltiplicarsi dei generi e l\u2019apprezzamento delle copie, caratterizzava in quegli anni numerose raccolte, appartenenti a personaggi di ceti diversi<sup><a href=\"#footnote_7_3975\" id=\"identifier_7_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Mantova. Collezioni e collezionisti&hellip;, 2011; Eadem, &laquo;&hellip;quella splendidissima virt&ugrave;, che magnificenza si chiama&raquo;, in Ecco il gran desco splende. Lo spettaccolo del mangiare, catalogo della mostra (Mantova 2017), a cura di J. Ramharten- P. Assman, Mantova 2017, pp. 55-77.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dare un prezzo a beni unici e carichi di significati simbolici, sottratti al circuito dello scambio economico, era senza dubbio un\u2019impresa complessa, non sempre praticabile o desiderata. Guglielmo Gonzaga (duca dal 1563 al 1587) quando il fratello Ludovico gli chiede di dividere l\u2019eredit\u00e0 di Isabella d\u2019Este e il suo Studiolo, osserva: \u00able cose gentili [\u2026] portano reputatione alla casa nostra et a dividerle [\u2026] se lever\u00e0 la reputatione del luogo [\u2026] non son cose da vendere, n\u00e9 delle quali, quando se volesse contrattare, se ne trovassero denari in somma notabile et che il farle stimar non vi sar\u00e0 chi lo possa fare giustamente, per essere cose che non hanno prezzo ordinario, ma si stimano pi\u00f9 et meno secondo la volont\u00e0 e delettatione della persona\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3975\" id=\"identifier_8_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Ferrari, Le collezioni Gonzaga. L&rsquo;inventario dei beni del 1540-1542, Cinisello Balsamo 2003, p.14.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In casa Gonzaga nel 1626 tuttavia la logica muta. Lo stato delle finanze non era pi\u00f9 quello dell\u2019epoca di Guglielmo e i personaggi erano cambiati. Vincenzo II (ultimo duca della linea italiana dei Gonzaga), morto senza eredi il fratello Ferdinando, decide infatti di chiudere il progetto di catalogazione avviato nel 1614 dallo stesso Ferdinando e mai portato a termine, facendo stimare gli oggetti custoditi nel palazzo mantovano. Fissa cio\u00e8 un prezzo \u2018inventariale\u2019, prezzo che \u00e8 diverso da quello \u2018di mercato\u2019, quando si formula una cifra nuova che potr\u00e0 essere accetta o no, cos\u00ec come da quello \u2018di status\u2019, vale a dire il valore extraeconomico determinato dal peso sociale delle parti in gioco, spesso pi\u00f9 elevato di quello \u2018di mercato\u2019<sup><a href=\"#footnote_9_3975\" id=\"identifier_9_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Tra committenza e collezionismo. Studi sul mercato dell&rsquo;arte nell&rsquo;Italia settentrionale durante l&rsquo;et&agrave; moderna, Atti del Convegno (Verona 2000), a cura di M. Dalpozzolo- L. Tedoldi, Verona 2003; G. Guerzoni, Prezzi, valori&hellip;, 2010. Emblematica la lunga trattativa di Danyel Nys per l&rsquo;acquisto di quadri della collezione Gonzaga da inviare al re d&rsquo;Inghilterra, con la stesura di diverse liste recanti valori differenti per le medesime opere, i cui prezzi non corrispondono a quelli nell&rsquo;inventario 1626-1627 (cfr. A. Luzio, La Galleria dei Gonzaga venduta&hellip;, 1913).\">10<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dei valori di stima e dei prezzi implica l\u2019esame delle figure dell\u2019esperto e dell\u2019intermediario, del grado della loro affidabilit\u00e0 e bravura. Per l\u2019inventario gonzaghesco e i nostri esemplari la scelta era caduta su esperti del settore, optando per noti orafi e intagliatori. Il 12 agosto 1614 Ferdinando aveva infatti nominato \u00abper estimare le gioie, oro et argenti\u00bb gli orefici Apollonio de Comi, Giovanni Andrea Spiga e Giacomo Ruscelli, mentre per i \u00abvasi di cristallo et altre pietre fine et simiglianti\u00bb Girolamo Coiro e Gabriele Saracchi<sup><a href=\"#footnote_10_3975\" id=\"identifier_10_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Morselli, Le collezioni Gonzaga&hellip;, 2000, p. 74 (altri periti sono nominati per altre categorie di manufatti); per Apollonio de Comi, Andra Spiga, Girolamo Coiro e Gabriele Saracchi, cfr. P. Venturelli, Le Collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, pp. 15-15 e sub indice; Eadem, Un &ldquo;fornimento da cavalo alla gianetta&rdquo;.\">11<\/a><\/sup>. Cambiando corte, per i Savoia mediatore capace si dimostr\u00f2 Gian Giacomo della Torre. Da Milano, il 6 luglio 1594 egli informava Carlo Emanuele I che era in procinto di comprare da un non dichiarato venditore un \u00abquadretto di cristallo con un Cristo alla Colonna\u00bb, \u00ablegato nel puro ebano\u00bb, eseguito da Annibale Fontana, \u00abcosa molto bella et da Principe, il prezzo \u00e8 alto assai, poich\u00e9 ne vorrebbero 800 scudi ma per\u00f2 con alcuni mezzi io spero di haverlo per manco assai\u00bb. Due giorni dopo egli era in grado di inviarlo al sovrano: durante la contrattazione era riuscito quasi a dimezzare il prezzo di partenza, accordandosi per 450 scudi, da pagarsi \u00abla mesata di Aprile prossimo del 1595\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3975\" id=\"identifier_11_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Splendidissime gioie. Cammei, cristalli e pietre dure milanesi per le corti d&rsquo;Europa, Firenze 2013, pp. 197-198.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli elementi oggettivi utilizzati per determinare le valutazioni economiche c\u2019era naturalmente anche quello del livello della fama dell\u2019artista. Venne infatti pagata l\u2019esorbitante cifra di seimila scudi la non grande cassetta cassetta realizzata da Annibale Fontana intorno al 1560- 1570 per Alberto V di Baviera (Monaco, Schatzkammer del Residenz), con i sei pannelli di cristallo raffiguranti episodi del Vecchio Testamento incassati entro una struttura d\u2019 ebano arricchita da una profusione di cammei e gemme<sup><a href=\"#footnote_12_3975\" id=\"identifier_12_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. Venturelli, &ldquo;Raro e divino&hellip;, 2005; Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, pp. 116-127.\">13<\/a><\/sup>. Anche lo status del proprietario incide. La \u00abpietra con quelle due teste\u00bb richiesta a Mantova con insistenza nel 1603 dall\u2019imperatore Rodolfo II in cambio di un diamante prezioso, divenne sicuramente pi\u00f9 appetibile agli occhi di Rodolfo II perch\u00e9 posseduta da Vincenzo I Gonzaga, che l\u2019aveva pagata ben 4.880 scudi. Dopo molti tentennamenti, un cammeo con questo soggetto -credo probabilmente quello in sardonica oggi all\u2019Ermitage di San Pietroburgo con la coppia Tolomeo II Filadelfo e Arsinoe II-, fu inviato a Praga, dove giunse l\u20191 settembre, venendo immediatamente fatto stimare da Ottavio Strada, antiquario di fiducia delll\u2019imperatore; si esprimer\u00e0 affermando che se il prezzo fosse stato di \u00ab4 mila talleri\u00bb, sarebbe stato a \u00abbuon mercato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_3975\" id=\"identifier_13_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ho commentato questi documenti collegandoli al cammeo con due teste oggi a san Pietroburgo, in P. Venturelli, Carlo Sovico ed Eliseo Magoria. Gioiellieri a Milano tra Cinque e Seicento. Alcune notizie e documenti anche in relazione alla collezione dei Gonzaga di Mantova, in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, LXXXVI, maggio- agosto (2002), pp. 376-398 (a p. 386); Eadem, scheda n. 77, in La Celeste Galeria&hellip;, 2002, pp. 288-289 (sicuramente a Mantova era comunque rimasto un &laquo;cameo grande&raquo;, dato che Daniel Nys nel 1627 lo richiedeva insieme alla cassettina in cristallo di Annibale Fontana).\">14<\/a><\/sup>. Passa nel corso dei secoli sempre nelle mani di personaggi illustri uno dei pi\u00f9 noti cimeli della glittica antica, la cosiddetta Tazza Farnese, un piccolo manufatto in pietra dura, privo di legature, presumibilmente realizzato in et\u00e0 ellenistica ad Alessandria per i Tolomei (Napoli, Museo Archeologico). Nel 1239 \u00e8 acquistata dall\u2019imperatore Federico II di Svevia, prima del 1458 \u00e8 a Napoli di propriet\u00e0 di Alfonso d\u2019Aragona, giungendo in seguito al cardinale Ludovico Trevisan, quindi nella collezione di papa Paolo II Barbo e poi in quella del suo successore Sisto IV, per essere comprata nel 1471 da Lorenzo il Magnifico e successivamente (1537) entrare nella collezione Farnese in seguito al matrimonio di Margherita d\u2019Austria, vedova di Alessandro de Medici duca di Firenze, con Ottavio Farnese. L\u2019elenco e stima delle gioie pervenute a Margherita alla morte del marito Alessandro si apre proprio con il celebre pezzo: \u00abUna tazza d\u2019agata grande, dicono del Re Alphonso che la comper\u00f2 ducati 1200, et dipoi del Magnifico Lorenzo che la comper\u00f2 ducati 3000, hoggi ci pare vaglia [\u2026] ducati 2000\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3975\" id=\"identifier_14_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Caglioti- D. Gasparotto, Lorenzo Ghiberti, il &lsquo;sigillo di Nerone&rsquo; e le origini della placchetta antiquaria, in &ldquo;Prospettiva&rdquo; 85, 1997, pp. 2-38 (a p. 20, appendice II).\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli elementi valutativi stanno anche l\u2019eccezionalit\u00e0 dei materiali e la manifattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 27 dicembre 1550 lo scultore Leone Leoni informava da Milano la corte cesarea di avere spedito la settimana precedente un cammeo eseguito in due mesi, ricavato da una \u00abfantastica pietra\u00bb e recante da un lato l\u2019effige dell\u2019\u00abimperatore\u00bb con il figlio, dall\u2019altro dell\u2019\u00abimperatrice\u00bb: la \u00abpi\u00f9 rara cosa che si possa vedere\u00bb, per la \u00abdifficult\u00e0 dell\u2019arteficio, come per la rarit\u00e0 de la pietra\u00bb. Il dato della manifattura, bench\u00e8 di difficile quantificazione economica, non sfugge certo a Benvenuto Cellini. Nel rispondere a papa Clemente VII che, dopo l\u2019ennesimo ritardo di consegna, gli aveva chiesto la restituzione del calice d\u2019oro commissionatogli anche se incompiuto, con i 500 scudi d\u2019oro somministrati per la fusione, afferma che avrebbbe potuto restituirgli la somma, ma non il calice, esito del suo lavoro e delle sua arte, il cui valore era da considerarsi a parte<sup><a href=\"#footnote_15_3975\" id=\"identifier_15_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le citazioni, cfr. E. Plon, Leone Leoni sculpteur de Charles &ndash; Quint et Pompeo Leoni, Paris 1887, p. 262; S. Butters, Making art and pay: the meaning and value of art in late 16th C. Rome and Florenz, in The Art Market in 16th and 17th C. Italy, ed by S. Matthews- Grieco, Modena, 2003, pp. 25-50 (a p. 26).\">16<\/a><\/sup>. N\u00e9 tantomeno a Prospero Visconti, (intermediario tra le botteghe suntuarie milanesi e la corte di Monaco) quando scrive al duca Guglielmo di Baviera ragguagliandolo sul \u00abcameo di assai notabile grandezza\u00bb e \u00abgrandissimo prezzo\u00bb in procinto di essere portato a corte dall\u2019orafo milanese Gasparo Fasolo e da un altro non precisato \u00abmercante\u00bb, costato \u00abdi prima compra scudi 80, et l\u2019hanno fatto lavorar loro con commodit\u00e0 sua in magniera che in ogni conto non arriva a scudi 200\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_3975\" id=\"identifier_16_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Simonsfeld, Mail&auml;nder Briefe zur bayerischen und allgemeinen Geschichte des 16. Jahrhunderts, in &ldquo;Abhandlungen Historischen Classe der K&ouml;niglich Bayerischen Akademie der Wissenschaften&rdquo;, XXI (1902), n. 257 (1577, agosto 26); per Gaspare Fasolo, cfr. P. Venturelli, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, sub indice.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valore della manifattura viene calcolato anche per una delle rarit\u00e0 della raccolta di Vincenzo I Gonzaga, la \u00abtazza di corniola bianca\u00bb di \u00abcirca un piede\u00bb di diametro la cui \u00absola fattura senza la pietra\u00bb era stata pagata 4.000 corone. Doveva tattarsi di un materale di pregio, particolarmente apprezzato dallo stesso duca. Distingue un\u2019 intera sezione nell\u2019elenco del 1626-1627 (nn. 1640-1648), composta da oggetti tutti siglati con la \u00abV\u00bb, con stime che vanno dai 300 ducatoni del \u00abvasso a otto bocche \u00bb con manici e piede d\u2019oro (n.1641), ai 5 ducatoni di un \u00abvassetto con coperto senza legatura, lavorato a fesoni\u00bb (n. 1648); la voce n. 2328, relativa a \u00abPezzi cinque di corniola bianca di Monferrato\u00bb (15 ducatoni), serve a localizzare nei possedimenti gonzagheschi la provenienza di questo materiale che aveva peraltro attirato l\u2019interesse anche dell\u2019imperatore Rodolfo II. Nel febbraio 1603 informandosi sui \u00abvasi\u00bb Gonzaga, cerc\u00f2 infatti notizie sugli esemplari eseguiti con quella \u00abpietra stravagante\u00bb che si dice essere un tipo particolare di \u00abcorniola\u00bb ritrovata da poco \u00abin una montagna del Monferrato\u00bb. Vincenzo I non pot\u00e8 esimersi dal farne trarre una \u00abtazza\u00bb, con ogni probabilit\u00e0 ad opera del suocero di Gabriele Saracchi, il milanese Girolamo Coiro, stabilitosi a Mantova al diretto servizio dei Gonzaga, inviandola dopo un mese all\u2019imperatore<sup><a href=\"#footnote_17_3975\" id=\"identifier_17_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Materiali e oggetti&hellip;, 2006, pp. 113-114; per Girolamo Corio, cfr. P. Venturelli, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, sub indice; Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, sub indice\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019invece solo il materiale, con totale indifferenza della manifattura, a costituire l\u2019elemento valutativo del cammeo di cui scrive il 2 marzo 1626 Gabriele Bertazzolo, architetto e ingegnere, esperto in pietre dure, attivo per trentacinque anni alla corte gonzaghesca, informandone Ferdinando Gonzaga, il duca interessato ai reperti lapidei principalmente nella variante bidimensionale della campionatura, tipica del Seicento<sup><a href=\"#footnote_18_3975\" id=\"identifier_18_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Ferdinando Gonzaga e le pietre dure, in Ritratto di un Principe del Rinascimento Ferdinando Gonzaga. Duca di Mantova e di Monferrato, a cura di R. Maestri, Nepi (VT) 2016, pp. 147-158.\">19<\/a><\/sup>. Presumibilmente non \u00abantico\u00bb, dotato di un \u00abfondo leonato scuro\u00bb giudicato \u00abbellissimo\u00bb come \u00abil bianco delle teste [\u2026], macchiato di rosso\u00bb, viene visto da Bertazzolo a Venezia presso il mercante- collezionista Bartolomeo della Nave e reputato \u00abbuono da accompagnare\u00bb il cammeo \u2018con due teste\u2019 presente in quel momento nella raccolta Gonzaga. Ipotizzava di poterlo avere per \u00abhonesto prezzo perch\u00e9 \u00e8 fatto veramente male\u00bb, proponendo di intervenirvi egli stesso per migliorarne la resa formale (\u00absi farebbe presto et con poca spesa\u00bb): una pratica che avrebbe scandalizzato collezionisti quali Isabella d\u2019Este o lo stesso Vincenzo Gonzaga. Come emerge dalla missiva del 9 marzo, l\u2019esperto coinvolto per \u00abtrattare\u00bb con Bartolomeo risulta il gioielliere veneziano Giulio Cesare Zavarelli, intermediario di corte e poi segretario particolare del nuovo duca Carlo I Gonzaga Nevers, subentrato dopo la morte di Vincenzo II, avvenuta la notte di Natale del 1627; nella lettera Bertazzolo insiste sulla scarsissima qualit\u00e0 della manifattura (\u00abcostui che la scolp\u00ec era ignorante et che non ha rilievo et per essere quasi piano fa bruttissimo effetto\u00bb), suggerendo nuovamente di modificare l\u2019esemplare e anche di \u00abrestringere la prima testa una costa di cortello tutto intorno per acquistar spatio di dargli alquanto pi\u00f9 di rillievo\u00bb, operazione attuabile secondo lui \u00abcon facilit\u00e0\u00bb, che avrebbe aumentato molto il \u00abprezzo, onde stando come sta io la stimo assai meno per non dire molto poco\u00bb; sottolineava tuttavia ancora l\u2019eccezionalit\u00e0 della \u00abpietra\u00bb e le sue dimensioni. Accompagnato da Bertazzolo nella bottega del possessore del cammeo, Giulio Cesare Zavarelli valuta il pezzo 2.000 scudi, giudicandolo \u00abdi bellissima pietra, di grandezza maggiore di quello di sua altezza\u00bb, notandolo inoltre anch\u2019egli -come scrive lo stezzo Bertazzolo- \u00abmolto male scolpito per non havere l\u2019ignorante artefice saputo dargli il conveniente sillicone\u00bb. Il prezzo di stima non era stato intenzionamente comunicato al della Nave (\u00abNon sa per\u00f2 il signor Bortolo che il signor Zavarelli l\u2019habbia estimato tanto n\u00e9 quanto, n\u00e9 voglio che lo sappi\u00bb). Lasciato libero di esprimersi sul prezzo di vendita (\u00abche il venditor tratti lui\u00bb), Bartolomeo chieder\u00e0 6000 scudi, cifra ritenuta da Giulio Cesare Zavarelli troppo alta, come egli stesso comunicava a corte il 30 marzo<sup><a href=\"#footnote_19_3975\" id=\"identifier_19_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i documenti citati, cfr. ASMn, AG: busta 1556, f. I, cc. 13-14, 18; f. III, cc. 211-212, 219-219. Per la raccolta di questo mercante, cfr. S. Furtlehner- R. Lauber, La Collezione di Bartolomeo della Nave, in Il collezionismo d&rsquo;arte a Venezia, a cura di L. Borean-S. Mason, Venezia 2007, pp. 258-261 (con bibliografia precedente); per Bertazzolo, cfr. D. Ferrari, Gabriele Bertazzolo: l&rsquo;inventario dei suoi beni, in Il Seicento nell&rsquo;arte e nella cultura con riferimento a Mantova, Cinisello Balsamo 1985, pp. 140-147; per Bertazzolo e la ricerca di pietre dure per i Gonzaga, cfr. P. Venturelli, Materiali e oggetti&hellip;, 2006, pp. 112-115.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo non abbiamo ulteriori notizie su questa trattativa, condotta ad ogni modo sulla base di parametri assai diversi da quelli in precedenza attivati per l\u2019acquisto di un altro grande cammeo \u2018con due teste\u2019. L\u2019 11 dicembre 1587 gli antiquari veronesi Mario Bevilacqua e Girolamo Canossa avevano infatti periziato per Vincenzo I Gonzaga un magnifico esemplare, da loro valutato mille scudi, ritenuto dalla critica essere quello con Alessandro e Olimpia (il cosiddetto \u2018cammeo tolemaico\u2019), asportato dallo <em>Scrigno dei Re Magi<\/em> a Colonia nel 1574, attualmente conservato a Vienna (Kunsthistorisches Museum), (<a title=\"Fig. 3. Bottega ellenistica, &lt;i&gt;Cammeo con Alessandro e Olimpia&lt;\/i&gt;, ca. 278-269 a. C, Vienna, Kunsthistorisches Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>) \u00abantico et di buon maestro ma in qualche parte modernamente ritoccato\u00bb che avrebbe potuto \u00abfare concerto\u00bb con \u00abquello d\u2019Augusto et di Livia che tiene la vostra Altezza Serenissima\u00bb; nell\u2019ottobre del 1586 l\u2019erudito Fulvio Orsini aveva segnalato il cammeo ad Alessandro Farnese, giudicandolo per qualit\u00e0 secondo solo alla gi\u00e0 ricordata <em>Tazza Farnese, <\/em>ormai da tempo nella raccolta farnesiana<sup><a href=\"#footnote_20_3975\" id=\"identifier_20_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. M. Brown, Isabella d&rsquo; Este Gonzaga&rsquo;s Augustus and Livia Cameo and the &lsquo;Alexander and Olympias&rsquo; Gems in Vienna and Saint Petersburg, in Engraved Gems. Survival and Revivals, &ldquo;Studies in the History of Art&rdquo;, 54, 1997, ed by C. M. Brown, pp. 85-107 (a pp. 91-92).\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le intermediazioni avevano naturalmente dei costi. Dalla corrispondenza tra Prospero Visconti e i regnanti bavaresi, sappiamo per esempio che il 15 giugno 1581 Michele Scala -altro membro di una famiglia di intagliatori a lungo impegnata per i Gonzaga<sup><a href=\"#footnote_21_3975\" id=\"identifier_21_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i della Scala, cfr. P: Venturelli, Una preziosa cassetta in ebano, avorio e gioie. Milano 1584, in Contributi per la storia della gioielleria, oreficeria, argenteria, a cura di P. Pazzi, Venezia 1997, pp. 272-275; Eadem, &nbsp;Le Collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, pp. 161-163; Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, pp. 28-32, pp 178-182.\">22<\/a><\/sup>, aveva inviato a Monaco un globo di cristallo di circa un braccio di diametro (ca. 59 cm), composto di \u00abdiversi pezzi [\u2026] ligato in oro\u00bb, con \u00abla Spagna miniata\u00bb, per cui egli chiedeva 1200 scudi. Otto anni dopo per\u00f2, non essendo riuscito a smerciarlo, Michele affider\u00e0 il \u00abmapamondo\u00bb a Pompeo Leoni, scultore e orafo, figlio di Leone, perch\u00e9 lo portasse in terra iberica e lo vendesse a \u00absua Regia Maesta o vero ad altri che lo vorano comprare\u00bb, per non meno di mille scudi. Per le sue fatiche Pompeo avrebbe trattenuto 800 Lire imperiali, ma se durante il trasporto ci fossero stati incidenti (cio\u00e8 se la nave \u00abindasesse in scoglio di qualche piratti, o siano assassini turcheschi, o mori, o altri infortunii per strata nell\u2019andate ut supra, et che gli fusser levate o tolte dette robbe per disgratia\u00bb), egli non sarebbe stato obbligato a risarcire in alcun modo l\u2019intagliatore<sup><a href=\"#footnote_22_3975\" id=\"identifier_22_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Un documento inedito per Pompeo Leoni: Milano 1589, in &ldquo;Arte Lombarda&rdquo;, 124, 1998, n. 124, pp. 65-67; Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, pp. 29-30.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forniscono ulteriori dati alla nostra questione le vicende relative all\u2019acquisto e lavorazione di un voluminoso blocco di cristallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 febbraio 1598 Pirro Visconti Borromeo, colto e aggiornato intermediatore tra le botteghe di Milano e i Gonzaga, viene incaricato da Vincenzo I di procurare \u00abcerti cristalli, cercando di tirarli, se fusse possibile, ad uno scuto la libra\u00bb, stringendo \u00abil prezzo a scuti 700, essendo i cristalli un pezzo di libre 770, e l\u2019altro 300, o almeno a tre quarti di scuto la libra\u00bb; Pirro riuscir\u00e0 a chiudere a 750 ducatoni. Trasferiti nella bottega dei Saracchi, i cristalli giaceranno per molto tempo senza che gli intagliatori, oberati dal lavoro, vi mettessero mano. Alla fine di settembre, dopo l\u2019ennesimo sollecito, temendo di indispettire il duca Gonzaga, i Saracchi fecero sapere che avrebbero finalmente iniziato e che erano disposti a \u00ablavorare a rischio\u00bb per tre mesi senza ricevere alcuna somma; passato questo periodo avrebbero chiesto \u00abdanari per pagare li lavoratori conforme a quello sar\u00e0 conveniente visto quello sar\u00e0 operato, et cos\u00ec seguendo di tre mesi in tre mesi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_3975\" id=\"identifier_23_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In ASMn, AG, b. 1722, alle date 1598: febbraio 26, marzo 16 e 27, settembre 25, ottobre 31; ASMn, AG, b. 1744, 1616, maggio 11 (cfr. P. Venturelli, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, pp. 164-165, 215).\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tentare di comprendere quali siano state le logiche di attribuzione dei valori di stima, occorre infatti tenere presente che esisteva la consuetudine degli anticipi e delle caparre, non sempre dichiarate, oltre ad esborsi in natura, che potevano comprendere la corrisponsione di vitto, vestiario e alloggio per l\u2019autore e i propri famigliari, collaboratori o lavoranti<sup><a href=\"#footnote_24_3975\" id=\"identifier_24_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Guerzoni, Apollo e Vulcano, pp. 231-264 (a pp. 233-234).\">25<\/a><\/sup>. Una buona esemplificazione \u00e8 fornita dalle richieste avanzate intorno al 1573 dai fratelli Giovanni Ambrogio, Simone, Stefano Saracchi, disposti a trasferirsi temporaneamente alla corte del duca Alberto di Baviera. Il trentaduenne Giovanni Ambrogio, che \u00ablavora di grossaria\u00bb, avrebbe lasciato a Milano la \u00abmoglie in casa di suo suocero\u00bb, chiedendo per s\u00e9 una \u00abcasa franca per allogiare, et per lavorare\u00bb e come salario 15 scudi mensili, con \u00abli danari d\u2019un anno inanzi tratto\u00bb; le spese per il viaggio dovevano essergli anticipate prima della partenza e il salario conteggiato iniziando dal giorno in cui avrebbe lasciato Milano, ricevendo appena arrivato in Baviera \u00abil restante d\u2019un anno\u00bb; \u00abinstrumenti, utensilii et materie\u00bb necessari, sarebbero stati a spese del duca di Monaco, il quale in aggiunta avrebbe dovuto pagare i diversi \u00ablavori rimettendosi al suo discreto giuditio\u00bb; Giovanni Ambrogio avrebbe realizzato un \u00abvaso solamente solio con fessoni\u00bb, ma non gli intagli di \u00abfogliami e figure\u00bb, di pertinenza invece del venticinquenne fratello Simone. Questi sarebbe venuto solo, chiedendo venti scudi mensili \u00abper essere il suo lavore di maggiore importanza\u00bb; rimanevano invece identiche a quelle del fratello Giovanni Ambrogio le formule di pagamento. I compensi del ventiduenne Stefano, anch\u2019egli impegnato a lavorare \u00abdi grossaria\u00bb sarebbero stati uguali a quelli di Giovanni Ambrogio. I tre avrebbero inoltre portato con loro un aiutante \u00abche disgrossi li lavori\u00bb, per il quale chiedevano otto scudi mensili \u00ab\u00f2 poco pi\u00f9 \u00f2 meno secondo si trovar\u00e0\u00bb. Giovanni Ambrogio si offriva inoltre di andare un mese in Baviera, \u00absenza premio alcuno, accio\u2019 che S. Ecc.a lo possa veder lavorare\u00bb, salvo il pagamento del viaggio, \u00abinsieme con una cavallata de utensilii\u00bb; Simone invece sarebbe rimasto a Milano, perch\u00e9 \u00ablavorare un mese a benplacito [\u2026] gli sarebbe di troppo danno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_3975\" id=\"identifier_25_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Distelberger, Die Saracchi Werkstatt und Annibale Fontana, in &ldquo;Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien&rdquo;, LXXI, 1975, pp. 161-162, doc. 4 (documento senza data). Il blocco di cristallo veniva sbozzato grossolanamente e quindi scavato all&rsquo;interno (&laquo;lavorare di grossaria&raquo;); si passava poi alle raffigurazioni, prima incise (&lsquo;disegnate&rsquo;) e successivamente lavorate mediante asportazione della materia, cfr. P. Venturelli, La lavorazione dei cristalli e delle pietre dure, in Il Rinascimento italiano e l&rsquo;Europa, III. Produzioni e tecniche, a cura di P. Braunstein-L. Mol&agrave;, Treviso 2007, pp. 261-282; Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, pp. 101-110.\">26<\/a><\/sup><em>.<\/em> La documentazione nota non fa sapere se la permanenza in Baviera si effettuasse o no. Un esemplare di cristallo in forma di imbarcazione, intagliato con \u00abHistorie antiche\u00bb, munito di legature d\u2019oro gemmate, \u00aba sembianza d\u2019una Galera naturale\u00bb, con \u00abSchiavi Mori a nove banchi per parte [\u2026] Capitani, Soldati, Comiti, Sottocomiti, Bombardieri con diversi pezzi d\u2019artigliaria, li quali sparavano, con arbori e vele\u00bb, consegnato nel 1579 al duca Alberto di Baviera insieme a un \u00abgrandissimo vaso\u00bb di cristallo, frutt\u00f2 ad ogni modo \u00abdi premio\u00bb sei mila scudi d\u2019oro e due mila Lire Imperiali \u00abdel ben servito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_3975\" id=\"identifier_26_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Morigia, La nobilt&agrave; di Milano (1595), ed. rist. Bologna 1979, pp. 484-485.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la presenza di altre figure contribuiva a determinare il prezzo finale dei prodotti. La lavorazione era spesso avviata sulla base di somme elargite da soci finanziatori, ai quali andava una quota del ricavato. Maurizio Visconti per esempio finanzi\u00f2 pi\u00f9 di un\u2019impresa dei Saracchi. Con atto notarile del 26 giugno 1596 Giovanni Ambrogo Saracchi (q. Bartolomeo) diveniva unico proprietario d\u2019 alcuni cristalli (bacili, boccali, vasi diversi, anche in \u00abforma di drago\u00bb, o di \u00abtinca\u00bb, o di \u00abGallo d\u2019India\u00bb, croci e candelieri, una \u00abpace\u00bb, nonch\u00e9 una \u00abcassa d\u2019ebano con cristalli non finita\u00bb), (<a title=\"Fig. 4. Bottega dei Saracchi, &lt;i&gt;Vaso in forma di drago&lt;\/i&gt;, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Kunstkammer.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>) approntati a decorrere dall\u2019agosto 1590 con i fratelli Simone e Michele, in societ\u00e0 finanziaria con Maurizio Visconti. Il 4 e l\u20198 luglio successivo Giovanni Ambrogio vendeva quindi al Visconti per 2000 scudi d\u2019oro la \u00abmet\u00e0\u00bb di questo insieme di oggetti con il patto che il socio sborsasse i soldi necessari per comprare oro e gioie necessari a concludere alcuni pezzi. (Fig. 6) Gli introiti delle vendite sarebbero stati divisi a met\u00e0, ma Giovanni Ambrogio avrebbe dovuto a sue spese \u00abperficere li cristalli\u00bb e il fondo \u00abdella cassetta non finita\u00bb. In totale il Visconti vers\u00f2 16 mila Lire imperiali, ripartite in vario modo, tenendo anche in conto l\u2019importo per l\u2019affitto della casa di sua propriet\u00e0 abitata dai Saracchi, versatogli durante il 1595 e il 1596<sup><a href=\"#footnote_27_3975\" id=\"identifier_27_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Splendidissime gioie&hellip;, pp. 53-54, 83-88, 206-211.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per connotare il livello del prodotto e i relativi costi, era fondamentale l\u2019apporto dei dettagli preziosi, gemme e soprattutto cammei, nella cui lavorazione le botteghe milanesi erano specializzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra queste quella dell\u2019 intagliatore e orafo Gerolamo Desio, maestro che doveva avere una certa fama, tra l\u2019altro in contatto con il noto cammeista Alessandro Masnago, attivo in esclusiva per Rodolfo II. In occasione della stesura del suo testamento, il 27 settembre 1576 Gerolamo decise di inventariare le opere custodite nel suo <em>atelier<\/em>. Nell\u2019elenco compaiono numerosi cammei. Il prezzo pi\u00f9 alto (100 scudi) spetta due \u00abgrandi uno de la Nativit\u00e0 dil Signore altro Moix\u00e8 pastore\u00bb, al \u00abcameio grando de uno Orfeio de agata de colore\u00bb e a una \u00abmedalia de oro con otto rubini e uno cameio grando maritimo\u00bb; 30 scudi \u00e8 invece prezzato un cammeo recante un\u2019 \u00abarcha de agata de colore con [\u2026] l\u2019angello che anoncia la Madona\u00bb che ho collegato all\u2019esemplare con la scritta AVE. GRATIA. PLENA attualmente a Vienna (Kunshistorisches Museum, Sammlung f\u00fcr Plastik und Kunstgewerbe, n. XII 28); vale invece 60 scudi un \u00abtoxone de perle che fu l\u2019ordino dil re Filipo ligato\u00bb, cio\u00e8 il re Filippo II di Spagna. Nel documento viene inoltre precisato che il cammeo con la raffigurazione di \u00abuna testine\u00bb (stimato 6 scudi) era ad opera del \u00abmagistre Dominicho di Cameii\u00bb, presumibilmente il famoso intagliatore Domenico de Rossi, padre di Prudenza, moglie dal 1549 di Gerolamo Miseroni. Ma ci sono anche cammei figurati, anche \u00abpicoli\u00bb per \u00abbottoni\u00bb (a 4 scudi per dozzina), nonch\u00e9 altri trentacinque \u00abgrandi per medalia\u00bb (10 scudi) e quarantasei con \u00absanti\u00bb (9 scudi per dozzina), e si registrano anche una \u00abMadona che ascenda in giello con angello\u00bb (12 scudi), una \u00abDiana de agata\u00bb (6 scudi), un \u00abcameio de uno Oracio picolo e uno Bacho e una maschera\u00bb (5 scudi), oltre a esemplari con rappresentazioni \u00a0animalisitche proposti in diverse varianti (con uno o due animali per ciascun cammeo, grandi o piccoli)<sup><a href=\"#footnote_28_3975\" id=\"identifier_28_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Un&rsquo; &ldquo;archa de agata de colore con [&hellip;] l&rsquo;angello che anoncia la Madona&rdquo;.&nbsp; Cammei di Gerolamo da Desio (Milano 1576), in Amicissima. Studia Magdalenae Piwocka oblata, Cracovia 2010, pp. 187-196; per Masnago e Domenico dei Cammei, cfr. Eadem, Splendidissime gioie&hellip;, 2013, sub indice. Rimando agli esemplari eseguiti per i Medici, cfr. P. Venturelli, Il Tesoro dei Medici&nbsp; al Museo degli Argenti. Collezioni di Palazzo Pitti, Firenze 2009, sub indice.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se non sempre descritti negli inventari, questi piccoli elementi preziosi caratterizzavano quasi sempre i vasi in pietra dura che stiamo considerando, specie quelli approntati dai Saracchi, (<a title=\"Fig. 5. Annibale Fontana, &lt;i&gt;Vaso di  Proserpina&lt;\/i&gt;, ca. 1571-1579, Monaco, Schatzkammer der Residenz.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ven05.jpg\">Fig. 5<\/a>) come nella raccolta Gonzaga il contenitore in diaspro orientale a sagoma di \u00abbaboino\u00bb, con legature d\u2019 argento dorato ornate da \u00abreporti d\u2019oro et gioie\u00bb, prezzato 80 ducatoni (n. 1555), eseguito tra il 1603 e il 1605 da questi maestri per Vincenzo I<sup><a href=\"#footnote_29_3975\" id=\"identifier_29_3975\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Identifico le opere dei Saracchi nell&rsquo;inventario 1626-1627, in P.Venturelli, &ldquo;Havendo animo a tutti li christalli; Eadem, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli&hellip;, 2005, pp. 165-166.\">30<\/a><\/sup>. Non mancano nell\u2019elenco altre attestazioni. Tra quelle recanti la \u00abV\u00bb di Vincenzo I, ci imbattiamo per esempio in due \u00abvassetti\u00bb di lapislazzuli con legature d\u2019oro, stimati 129 ducatoni, ciascuno con \u00abquattro arpie\u00bb, una \u00abfigurina sul coperto\u00bb, \u00abcameini et gioie\u00bb (n. 1657); \u00abrubini e camaini\u00bb abbelliscono anche un altro \u00abvaso\u00bb, sempre in lapisalzzuli ma a \u00abotto bocche\u00bb, con coperchio, legature e \u00abun drago [\u2026] in cima\u00bb d\u2019oro, valutato 230 ducatoni (n.1668). Al momento della stima risult\u00f2 invece mancante il cammeo in origine sul manico d\u2019oro di un \u00abcaldarino\u00bb di cristallo munito di coperchio, prezzato 170 ducatoni (n. 1407), assenza che contribu\u00ec sicuramente a rendere meno alta la valutazione dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ASMn, <em>AG<\/em> = Archivio di Stato di Mantova, <em>Archivio Gonzaga. <\/em>Per i documenti relativi alla corte Gonzaga, si veda il <em>database<\/em> sul collezionismo gonzaghesco presso il Centro Internazionale d\u2019Arte e di Cultura di Palazzo Te, Mantova, URL <a href=\"http:\/\/banchedatigonzaga.centropalazzote.it\/collezionismo\/\">http:\/\/banchedatigonzaga.centropalazzote.it\/collezionismo\/<\/a><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3975\" class=\"footnote\">Per l\u2019inventario, cfr. R. Morselli, <em>Le collezioni Gonzaga. L\u2019elenco dei beni del 1626-1627<\/em>, Cinisello Balsamo 2000 (d\u2019ora in poi i numeri tra parentesi si riferiscono a questo elenco). Per la quadreria, cfr. S. Lapenta- R. Morselli, <em>Le collezioni Gonzaga. La quadreria nell\u2019elenco dei beni del 1626-1627,<\/em> Cinisello Balsamo 2006; Sulle pietre dure, i cammei, ecc. Gonzaga, cfr. P. Venturelli, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie, cassettine, stipetti. Intorno all\u2019elenco dei beni del 1626- 1627. Da Guglielmo a Vincenzo II Gonzaga<\/em>, Cinisello Balsamo 2005; Eadem, Venturelli, <em>Ori e avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova<\/em>, Mantova 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3975\" class=\"footnote\">Per i dipinti, cfr. R. Morselli, <em>Le collezioni Gonzaga. L\u2019elenco<\/em>, pp. 57-58; Eadem, <em>Un labirinto di quadri. Storie di dipinti scomparsi e ritrovati. Di autori senza opere e di opere senza autore<\/em>, in S. Lapenta- R. Morselli,<em> Le Collezioni Gonzaga. La quadreria<\/em>, pp. 38-38, 57-58, 60-61; per il \u00abfornimento\u00bb da cavallo citato, cfr. P. Venturelli, <em>Un \u00abfornimento da cavalo alla gianetta<\/em>\u00bb <em>per il duca Francesco IV Gonzaga (1612),<\/em> in <em>Testi e Contesti per Amedeo Quondam<\/em>, a cura di C. Continisio-M. Fantoni, Roma 2015, pp. 265-275. Lira mantovana = 20 soldi di 12 denari; Ducatone =10 Lire; per gli \u00abscudi mantuani\u00bb, \u00abda lire sei l\u2019uno\u00bb, cfr. R. Morselli, <em>Un labirinto di quadri<\/em>, p. 58, e nota 48, a p. 59); per valori di scudo, ducato, ducatone, lira; A. Martini, <em>Manuale di metrologia, ossia misure pesi e monete in corso attuanente e anticamente presso tutti i popoli<\/em>, Roma 1883.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3975\" class=\"footnote\">Per l\u2019identificazione dei due vasi, cfr. P. Venturelli, <em>\u201cHavendo animo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei\u201d. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631)<\/em>, in <em>Gonzaga. La Celeste Galeria<\/em>, catalogo della mostra (Mantova 2002), Milano, a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252 (a p. 246); per questa bottega, cfr. Eadem, <em>Saracchi<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, Roma 2017, online (con bibliografia). Per l\u2019identificazione della cassetta del Fontana e le sue vicende, cfr. P. Venturelli, <em>A proposito di un recente articolo sugli \u2018Scala e altri cristallai milanesi\u2019. Con notizie circa un\u2019opera di Annibale Fontana<\/em>,\u00a0 in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, LXXV, gennaio-aprile, 2001, pp. 135-144; Eadem, <em>\u201cHavendo animo a tutti li cristalli<\/em>&#8230;, 2002, pp. 233-252; Eadem, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;, 2005, pp. 125, 133; sulle lastrine di cristallo della cassetta, cfr. Eadem, schede nn. 81-82, in <em>La Celeste Galeria<\/em>&#8230;, 2002, pp. 290-291. Per Annibale Fontana, Eadem,<em>\u201cRaro e Divino\u201d. Annibale Fontana (1540-1587) intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l\u2019inventario dei suoi beni)<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, LXXXIX, gennaio-aprile, 2005, pp. 203-226; Eadem, <em>Annibale Fontana e la Madonna dei Miracoli di san Celso, tra Carlo e Federico Borromeo<\/em>, in <em>Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano Spagnola<\/em>, catalogo della mostra (Milano 2005- 2006), a\u00a0 cura di P. Biscottini, Milano 2005, pp.151-157; pp. 284-303.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3975\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>\u201cHavendo animo a tutti li christalli<\/em>&#8230;, 2002, pp. 233-252; Su Daniel Nys e la vendita della quadreria Gonzaga, cfr. A. Luzio, <em>La Galleria dei Gonzaga venduta all\u2019Inghilterra nel 1626-1628<\/em>, Milano 1913; S. Lapenta- R. Morselli, <em>Le collezioni Gonzaga. La quadreria<\/em>;\u00a0 C. M. Anderson, <em>The art of friendship: Daniel Nijs, Isaac Wake and the sale of the Gonzaga collection<\/em>, in \u201cRenaissance Studies\u201d, 27 (2013), pp. 724-737; Eadem, <em>The Flemish Merchant of Venice. Daniel Nijs and the Sale of the Gonzaga Art Collection<\/em>, New Haven and London 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3975\" class=\"footnote\">Rimando a P. Venturelli, <em>Materiali e oggetti preziosi tra i Gonzaga e Mantova. Aggiunte e rettifiche<\/em>, in <em>Cesare Mozzarelli &#8211; Storico e Organizzatore di cultura<\/em>, Atti del convegno (Mantova 2005), numero speciale di \u201cBollettino Storico Mantovano\u201d, n. s. 5, gennaio- dicembre, 2006, pp. 111-124 (a pp. 115-118).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3975\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Mantova. Collezioni e collezionisti di oggetti suntuari in pietre dure. Tra la corte e i cortigiani (XVI-XVII sec.) Alcune riflessioni<\/em>, in <em>Il Seicento allo specchio. Le forme del potere nell\u2019Italia spagnola: uomini, libri, strutture<\/em>, Atti del convegno (Somma Lombardo 2007), a cura di C. Cremonini- E. Riva, Roma 2011, pp. 355-374; P. Venturelli, <em>Gonzaga Collecting: Palace Inventories and New Objects (1626-1709)<\/em>, in <em>The Transition in Europe between XVIIth and XVIIth centuries. Perspectives and case studies<\/em>, a cura di A. Alvarez- Ossorio-\u00a0 C. Cremonini- E. Riva, Milano 2016, pp. 350-364.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3975\" class=\"footnote\">Cfr. G. Guerzoni, <em>Apollo e Vulcano. I mercati artistici in Italia (1400- 1700)<\/em>, Venezia 2006, p. 49; Idem, <em>Prezzi, valori e stime delle opere d\u2019arte in epoca moderna<\/em>, in M. Barbot &#8211; J. F. Chauvard- l. Mocarelli \u00a0(eds), <em>Questioni di stima<\/em>, numero monografico di \u201cQuaderni Storici\u201d, 135, XLV, 3, 2010, pp. 723-752.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3975\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Mantova. Collezioni e collezionisti<\/em>&#8230;, 2011; Eadem, <em>\u00ab\u2026quella splendidissima virt\u00f9, che magnificenza si chiama\u00bb<\/em>, in <em>Ecco il gran desco splende. Lo spettaccolo del mangiare<\/em>, catalogo della mostra (Mantova 2017), a cura di J. Ramharten- P. Assman, Mantova 2017, pp. 55-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3975\" class=\"footnote\">D. Ferrari, <em>Le collezioni Gonzaga. L\u2019inventario dei beni del 1540-1542<\/em>, Cinisello Balsamo 2003, p.14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3975\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Tra committenza e collezionismo. Studi sul mercato dell\u2019arte nell\u2019Italia settentrionale durante l\u2019et\u00e0 moderna<\/em>, Atti del Convegno (Verona 2000), a cura di M. Dalpozzolo- L. Tedoldi, Verona 2003; G. Guerzoni, <em>Prezzi, valori<\/em>&#8230;, 2010. Emblematica la lunga trattativa di Danyel Nys per l\u2019acquisto di quadri della collezione Gonzaga da inviare al re d\u2019Inghilterra, con la stesura di diverse liste recanti valori differenti per le medesime opere, i cui prezzi non corrispondono a quelli nell\u2019inventario 1626-1627 (cfr. A. Luzio, <em>La Galleria dei Gonzaga venduta<\/em>&#8230;, 1913).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3975\" class=\"footnote\">R. Morselli, <em>Le collezioni Gonzaga<\/em>&#8230;, 2000, p. 74 (altri periti sono nominati per altre categorie di manufatti); per Apollonio de Comi, Andra Spiga, Girolamo Coiro e Gabriele Saracchi, cfr. P. Venturelli, <em>Le Collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;, 2005, pp. 15-15 e sub indice; Eadem, Un \u201cfornimento da cavalo alla gianetta\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3975\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Splendidissime gioie. Cammei, cristalli e pietre dure milanesi per le corti d&#8217;Europa<\/em>, Firenze 2013, pp. 197-198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3975\" class=\"footnote\">Rimando a P. Venturelli, <em>\u201cRaro e divino<\/em>&#8230;, 2005; Eadem, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, pp. 116-127.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3975\" class=\"footnote\">Ho commentato questi documenti collegandoli al cammeo con due teste oggi a san Pietroburgo, in P. Venturelli, <em>Carlo Sovico ed Eliseo Magoria. Gioiellieri a Milano tra Cinque e Seicento. Alcune notizie e documenti anche in relazione alla collezione dei Gonzaga di Mantova<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, LXXXVI, maggio- agosto (2002), pp. 376-398 (a p. 386); Eadem, scheda n. 77, in <em>La Celeste Galeria<\/em>&#8230;, 2002, pp. 288-289 (sicuramente a Mantova era comunque rimasto un \u00abcameo grande\u00bb, dato che Daniel Nys nel 1627 lo richiedeva insieme alla cassettina in cristallo di Annibale Fontana).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3975\" class=\"footnote\">F. Caglioti- D. Gasparotto, <em>Lorenzo Ghiberti, il \u2018sigillo di Nerone\u2019 e le origini della placchetta antiquaria<\/em>, in \u201cProspettiva\u201d 85, 1997, pp. 2-38 (a p. 20, appendice II).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3975\" class=\"footnote\">Per le citazioni, cfr. E. Plon, <em>Leone Leoni sculpteur de Charles \u2013 Quint et Pompeo Leoni<\/em>, Paris 1887, p. 262; S. Butters, <em>Making art and pay: the meaning and value of art in late 16<sup>th<\/sup> C. Rome and Florenz<\/em>, in T<em>he Art Market in 16<sup>th<\/sup> and 17<sup>th<\/sup> C. Italy<\/em>, ed by S. Matthews- Grieco, Modena, 2003, pp. 25-50 (a p. 26).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3975\" class=\"footnote\">H. Simonsfeld, <em>Mail\u00e4nder Briefe zur bayerischen und allgemeinen Geschichte des 16. Jahrhunderts,<\/em> in \u201cAbhandlungen Historischen Classe der K\u00f6niglich Bayerischen Akademie der Wissenschaften\u201d, XXI (1902), n. 257 (1577, agosto 26); per Gaspare Fasolo, cfr. P. Venturelli, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, <em>sub indice<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3975\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Materiali e oggetti<\/em>&#8230;, 2006, pp. 113-114; per Girolamo Corio, cfr. P. Venturelli, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;, 2005, <em>sub indice<\/em>; Eadem, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, <em>sub indice<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3975\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Ferdinando Gonzaga e le pietre dure<\/em>, in <em>Ritratto di un Principe del Rinascimento Ferdinando Gonzaga. Duca di Mantova e di Monferrato<\/em>, a cura di R. Maestri, Nepi (VT) 2016, pp. 147-158.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3975\" class=\"footnote\">Per i documenti citati, cfr. ASMn, AG: busta 1556, f. I, cc. 13-14, 18; f. III, cc. 211-212, 219-219. Per la raccolta di questo mercante, cfr. S. Furtlehner- R. Lauber, <em>La Collezione di Bartolomeo della Nave<\/em>, in <em>Il collezionismo d\u2019arte a Venezia<\/em>, a cura di L. Borean-S. Mason, Venezia 2007, pp. 258-261 (con bibliografia precedente); per Bertazzolo, cfr. D. Ferrari, <em>Gabriele Bertazzolo: l\u2019inventario dei suoi beni<\/em>, in <em>Il Seicento nell\u2019arte e nella cultura con riferimento a Mantova<\/em>, Cinisello Balsamo 1985, pp. 140-147; per Bertazzolo e la ricerca di pietre dure per i Gonzaga, cfr. P. Venturelli,<em> Materiali e oggetti<\/em>&#8230;, 2006, pp. 112-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3975\" class=\"footnote\">Cfr. C. M. Brown, <em>Isabella d\u2019 Este Gonzaga\u2019s Augustus and Livia Cameo and the \u2018Alexander and Olympias\u2019 Gems in Vienna and Saint Petersburg<\/em>, in <em>Engraved Gems. Survival and Revivals<\/em>, \u201cStudies in the History of Art\u201d, 54, 1997, ed by C. M. Brown, pp. 85-107 (a pp. 91-92).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3975\" class=\"footnote\">Per i della Scala, cfr. P: Venturelli, <em>Una preziosa cassetta in ebano, avorio e gioie. Milano 1584<\/em>, in <em>Contributi per la storia della gioielleria, oreficeria, argenteria<\/em>, a cura di P. Pazzi, Venezia 1997, pp. 272-275; Eadem, \u00a0<em>Le Collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;, 2005, pp. 161-163; Eadem, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, pp. 28-32, pp 178-182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3975\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Un documento inedito per Pompeo Leoni: Milano 1589<\/em>, in \u201cArte Lombarda\u201d, 124, 1998, n. 124, pp. 65-67; Eadem, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, pp. 29-30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3975\" class=\"footnote\">In ASMn, <em>AG<\/em>, b. 1722, alle date 1598: febbraio 26, marzo 16 e 27, settembre 25, ottobre 31; ASMn, <em>AG<\/em>, b. 1744, 1616, maggio 11 (cfr. P. Venturelli, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;, 2005,<em> <\/em>pp. 164-165, 215).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3975\" class=\"footnote\">G. Guerzoni, <em>Apollo e Vulcano<\/em>, pp. 231-264 (a pp. 233-234).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3975\" class=\"footnote\">R. Distelberger, <em>Die Saracchi Werkstatt und Annibale Fontana<\/em>, in \u201cJahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien\u201d, LXXI, 1975, pp. 161-162, doc. 4 (documento senza data). Il blocco di cristallo veniva sbozzato grossolanamente e quindi scavato all\u2019interno (\u00ablavorare di grossaria\u00bb); si passava poi alle raffigurazioni, prima incise (\u2018disegnate\u2019) e successivamente lavorate mediante asportazione della materia, cfr. P. Venturelli, La lavorazione dei cristalli e delle pietre dure, in Il Rinascimento italiano e l\u2019Europa, III. Produzioni e tecniche, a cura di P. Braunstein-L. Mol\u00e0, Treviso 2007, pp. 261-282; Eadem, <em>Splendidissime gioie<\/em>&#8230;, 2013, pp. 101-110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3975\" class=\"footnote\">P. Morigia, <em>La nobilt\u00e0 di Milano<\/em> (1595), ed. rist. Bologna 1979, pp. 484-485.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3975\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Splendidissime<\/em> <em>gioie<\/em>&#8230;, pp. 53-54, 83-88, 206-211.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3975\" class=\"footnote\">P. Venturelli,<em> Un\u2019 \u201carcha de agata de colore con [\u2026] l\u2019angello che anoncia la Madona\u201d.\u00a0 Cammei di Gerolamo da Desio (Milano 1576), <\/em>in <em>Amicissima.<\/em> <em>Studia Magdalenae Piwocka oblata<\/em>, Cracovia 2010, pp. 187-196; per Masnago e Domenico dei Cammei, cfr. Eadem, <em>Splendidissime<\/em> <em>gioie<\/em>&#8230;, 2013, <em>sub indice<\/em>. Rimando agli esemplari eseguiti per i Medici, cfr. P. Venturelli, <em>Il Tesoro dei Medici\u00a0 al Museo degli Argenti.<\/em> <em>Collezioni di Palazzo Pitti<\/em>, Firenze 2009, <em>sub indice<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3975\" class=\"footnote\">Identifico le opere dei Saracchi nell\u2019inventario 1626-1627, in P.Venturelli, \u201c<em>Havendo animo a tutti li christalli<\/em>; Eadem, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli<\/em>&#8230;<em>,<\/em> 2005, pp. 165-166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3975\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@argosvd.eu Opere in pietre dure nell\u2019inventario Gonzaga del 1626-1627. Qualche nota su stime, prezzi e costi (tra Milano e Mantova) DOI: 10.7431\/RIV22022020 Straordinaria per qualit\u00e0 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3975\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4162,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3975"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3975"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3975\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4141,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3975\/revisions\/4141"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4162"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3975"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}