{"id":3862,"date":"2020-06-30T07:57:59","date_gmt":"2020-06-30T07:57:59","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3862"},"modified":"2020-12-30T08:38:27","modified_gmt":"2020-12-30T08:38:27","slug":"giuseppe-tavolacci","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3862","title":{"rendered":"Giuseppe Tavolacci"},"content":{"rendered":"<p>tavo91@alice.it<\/p>\n<h2>Intagliatori lignei a Mezzojuso: le opere di Bonanno e Spampinato nelle chiese Maria SS. Annunziata e San Nicol\u00f2 di Myra<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21132020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A circa 40 km da Palermo, situato sulla collina <em>Brinja<\/em>, sorge Mezzojuso paese di origine araba da cui prende il nome. Dopo alcuni secoli di abbandono il centro venne ripopolato, nel XV secolo, dagli albanesi fuggiti a causa dell\u2019invasione turco-ottomana che in quel periodo interessava la penisola balcanica. Da quel momento in poi \u201clatini\u201d e \u201cbizantini\u201d diedero inizio a una serie di opere che portarono alla ricostruzione o all\u2019edificazione di alcuni edifici simbolo della cittadina<sup><a href=\"#footnote_0_3862\" id=\"identifier_0_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la storia di Mezzojuso si rimanda a G. Di Marco, Per una storia delle origini di Mezzojuso, in Mezzojuso. Storia, Arte, Cultura e Tradizioni, a cura&nbsp; della Pro Loco di Mezzojuso, Mezzojuso 2018.\">1<\/a><\/sup>. Tra tutti spiccano le due chiese collocate, una accanto all\u2019altra, nella piazza principale del paese. In posizione sopraelevata, accanto al cosiddetto \u201cCastello\u201d antica dimora della famiglia Corvino<sup><a href=\"#footnote_1_3862\" id=\"identifier_1_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nobili mercanti di origine pisana che si stabilirono a Palermo nei primi anni del XVI sec. Col tempo riuscirono a farsi strada tra gli ambienti pi&ugrave; altolocati della citt&agrave; fino a raggiungere, nel 1639, la concessione del titolo di principe. Fu cos&igrave; che, nello stesso anno, Blasco Corvino Sabea divenne primo principe della terra di Mezzojuso. Nei secoli i Corvino, seppur non vivendo stabilmente in paese, furono munifici donatori e committenti lasciando molte tracce della loro presenza. Il nobile ceppo si estinse con l&rsquo;ultimo principe Francesco Paolo Corvino Filangeri che mor&igrave;, nel 1832, senza lasciare eredi cfr. Ignazio Gattuso Opere, a cura di M. Mandal&agrave;, P. Di Marco e &nbsp;P. Di Miceli, vol. II, Soveria Manelli 2003, pp. 1- 40.\">2<\/a><\/sup>, vi \u00e8 la parrocchia di Maria SS. Annunziata di rito romano, ricostruita intorno al 1572 forse su una preesistente chiesa di origine normanna<sup><a href=\"#footnote_2_3862\" id=\"identifier_2_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo Ignazio Gattuso, storiografo locale, poco chiara &egrave; la questione sull&rsquo; origine della chiesa. &Egrave; certo che nel 1572 fu aperta in seguito ad alcuni lavori e che a partire dal 1658, in seguito al lascito di un certo Pietro Min&igrave;, fu interessata da una serie di lavori di ampliamento e ristrutturazione. Nuovi restauri si ebbero nel primo decennio del XIX secolo. Si veda Ignazio Gattuso&hellip;, 2003, &nbsp;vol. III, pp. 179- 199.\">3<\/a><\/sup>. Sulla piazza sorge la parrocchia di San Nicol\u00f2 di <em>Myra<\/em><sup><a href=\"#footnote_3_3862\" id=\"identifier_3_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il santo acque a Patara nel 280 e fu vescovo di Myra in Licia. Durante il Concilio di Nicea si oppose duramente al vescovo eretico&nbsp; Ario e per questo venne incarcerato. Gli fu restituita la libert&agrave; grazie a una visione di Cristo e della Madonna. Mor&igrave; a Licia tra il 345 e il 352. Le sue spoglie furono trafugate nel 1087 per essere salvate dai Turchi e portate a Bari. Nell&rsquo;iconografia viene rappresentato in abiti vescovili, benedicente e con in mano il vangelo e il pastorale cfr. A. Tradigo, Icone e Santi d&rsquo;Oriente, Milano 2004, pp. 308- 309 e R. Giorgi, &nbsp;Santi. Giorno per giorno tra arte e fede, Milano 2005, p. 716.\">4<\/a><\/sup> di rito bizantino, costruita dagli Albanesi intorno al 1516<sup><a href=\"#footnote_4_3862\" id=\"identifier_4_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sembra logico pensare che l&rsquo;attuale chiesa sia stata costruita nella parte bassa della piazza perch&eacute; la parte alta era gi&agrave; occupata da un&rsquo;altra chiesa. Notizia certa &egrave; che l&rsquo;edificio di culto fu costruito nel 1516 e terminato nel 1520. In seguito venne costruito il campanile sull&rsquo;antica torre dell&rsquo;orologio preesistente alla chiesa. A partire dal 1851 l&rsquo;interno dell&rsquo;edificio sacro &nbsp;fu abbellito di stucchi e adorni in stile greco e sistemati i pavimenti. Il rifacimento del prospetto, la sopraelevazione del campanile e del podio attorno all&rsquo;edificio vennero progettati da Francesco Paolo Palazzotto e portati avanti da Tommaso Zangari. Per approfondimenti cfr. Ignazio Gattuso&hellip;, 2003, pp. 205- 212 e P. Palazzotto, Architettura sacra a Mezzojuso. Il gusto della tradizione tra barocco e neostili,&nbsp; in Mezzojuso, pp. 99- 109.\">5<\/a><\/sup>.<br \/>\nNel corso dei secoli gli edifici furono interessati da molti lavori di adeguamento ai nuovi stili che l\u2019arte via via andava imponendo, dando ottime occasioni di lavoro per gli artigiani e gli abitanti del luogo. \u00c8 proprio in questo contesto che emergono le figure di Salvatore Bonanno e Gaspare Spampinato, capostipiti delle due famiglie di intagliatori lignei che tra la met\u00e0 del XIX secolo e la fine del XX lavorarono per le due parrocchie.<br \/>\nPochissime notizie si hanno su Salvatore Bonanno, che nel 1869, insieme ai figli Antonino e Salvatore<sup><a href=\"#footnote_5_3862\" id=\"identifier_5_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Salvatore spos&ograve; Grazia Vita Lercara da cui ebbe 4 figli. Il primogenito maschio mor&igrave; pochi mesi dopo la nascita e sugli altri 3 non si hanno notizie. Si veda &nbsp;Archivio Parrocchia Maria SS. Annunziata (d&rsquo;ora in poi APMSSA), Liber Mortuorum 1893- 1906, f. 16.\">6<\/a><\/sup>, nati dal matrimonio con Antonina Mancuso, esegue la porta della parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra<sup><a href=\"#footnote_6_3862\" id=\"identifier_6_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio parrocchiale di San Nicol&ograve; di Myra (d&rsquo;ora in poi APSNM), cartella XI, carpetta 6, fascicolo 1. Nel documento viene specificato che la vecchia porta venne smontata dalla matrice e collocata nella chiesa di San Rocco.\">7<\/a><\/sup> con legno di pino proveniente dalla contrada Pignaro<sup><a href=\"#footnote_7_3862\" id=\"identifier_7_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Egrave; il nome di una delle numerose contrade di Mezzojuso posta nella parte ovest del paese.\">8<\/a><\/sup>. I documenti riferiscono che i due figli proseguirono l\u2019attivit\u00e0 paterna di falegnami-intagliatori lavorando esclusivamente per la matrice greca, eseguendo lavori di vario genere.<br \/>\nFigura di maggiore spicco \u00e8 Antonino che inizia a lavorare autonomamente a partire dal 1870. Il figlio di questi, Giuseppe, nato il 1\u00b0 Gennaio 1861 dall\u2019unione con Rosa Cuccia, segue fin dalla tenera et\u00e0 il mestiere del padre. Non a caso la prima opera documentata \u00e8 il <em>Pulpito <\/em>(<a title=\"Fig. 1. Antonino e Giuseppe Bonanno, 1871, Pulpito, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav01.jpg\">Fig. 1<\/a>)<em>, <\/em>collocato nella navata laterale sinistra della chiesa, eseguito nel 1871 da Antonino con la collaborazione di Giuseppe nel 1871. Insieme a quest\u2019opera furono realizzati tre confessionali in legno di abete di cui uno fisso posto proprio sotto il pulpito<sup><a href=\"#footnote_8_3862\" id=\"identifier_8_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, Ibidem e carpetta 12, fascicolo 1.\">9<\/a><\/sup>. Quest\u2019ultimo manufatto, di forma poligonale, \u00e8 costituito da un parapetto sorretto da un peduccio e sormontato da un baldacchino a frange. La parte interna del baldacchino \u00e8 decorata da un intaglio con lo stemma cardinalizio e il triangolo con l\u2019occhio, \u00a0simbolo della Trinit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_9_3862\" id=\"identifier_9_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell&rsquo;arte, Milano 1974, p. 306.\">10<\/a><\/sup>. Il parapetto, sulla parte frontale, presenta una croce greca con l\u2019acronimo \u201cGes\u00f9 Cristo figlio di Dio Salvatore\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_3862\" id=\"identifier_10_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, vol. I A-K, Milano 2010, pp. 341-&nbsp; 351.\">11<\/a><\/sup>\u00a0 mentre gli altri intagli si ispirano a motivi floreali molto simili a quelli presenti negli stucchi che decorano le pareti dell\u2019edificio. L\u2019opera aderisce al classicismo accademico ottocentesco, cos\u00ec come tutta la produzione dei Bonanno. Negli stessi anni gli intagliatori si propongono per realizzare l\u2019iconostasi della matrice greca per un prezzo di 50 onze, senza per\u00f2 aver visto ancora i disegni. Dalla \u201cCorrispondenza per la realizzazione dell\u2019iconostasi\u201d ancora custodita nell\u2019archivio parrocchiale si apprende che la cosa non and\u00f2 in porto. In una annotazione si legge, inoltre, \u00abper l\u2019affare [\u2026] dei Bonanno qua son tutti contrari poich\u00e9 staremo 10 anni almeno a vedere il Vima\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3862\" id=\"identifier_11_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, cartella XI, Corrispondenza Iconostasi.\">12<\/a><\/sup>. Probabilmente gli intagliatori erano famosi per la loro lentezza d\u2019esecuzione o forse all\u2019interno del Consiglio che doveva occuparsi della questione non erano benvisti. Il dato certo \u00e8 che l\u2019iconostasi, in quegli anni, non venne realizzata.<br \/>\nNel 1887 circa, Giuseppe sposa Francesca di Salvo da cui avr\u00e0 numerosi figli<sup><a href=\"#footnote_12_3862\" id=\"identifier_12_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La coppia ebbe nove figli di cui sopravvissero soltanto 5. Gli altri 4 morirono tutti in tenera et&agrave;. Da quanto si evince dai vari registri dei defunti dell&rsquo; APMSSA.\">13<\/a><\/sup>.<br \/>\nAvendo ormai una famiglia da sostenere il lavoro si intensifica.<br \/>\nL\u2019otto settembre 1888, durante l\u2019arcipretura di Antonio Maria Figlia<sup><a href=\"#footnote_13_3862\" id=\"identifier_13_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Antonio Maria Figlia nacque a Mezzojuso il 15 Aprile 1863. Fu ordinato sacerdote nel 1885 e divenne arciprete della parrocchia di San Nicol&ograve; di Myra l&rsquo;anno successivo. Molte opere furono eseguite durante la sua permanenza in parrocchia e si racconta che nel 1910 abbia finanziato la costruzione del coro, eseguito da Vincenzo La Parola, per la parrocchia di Palermo di cui non si hanno notizie cfr. Pap&agrave;s Lorenzo Perniciaro Cronologia degli arcipreti della chiesa madre San Nicol&ograve; di Mira di Mezzojuso, a cura di A. e N. Perniciaro, Mezzojuso 2015, pp. 48- 51.\">14<\/a><\/sup>, Giuseppe Bonanno s\u2019impegna con i <em>pap\u00e0des <\/em> Antonio Maria Figlia, Ciriaco Cuccia e Giovanni Cavadi a eseguire \u00abun casserizzo per uso della Madrice Chiesa Greca &#8211; Quale casserizzo dovr\u00e0 essere nel prospetto eseguito giusta il modello qui annesso e firmato dai sottoscritti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3862\" id=\"identifier_14_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 1.\">15<\/a><\/sup>. \u00a0L\u2019armadio (<a title=\"Fig. 2. Giuseppe Bonanno, 1889, Armadio, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav02.jpg\">Fig. 2<\/a>) dovr\u00e0 misurare 4 metri di larghezza e 2,50 metri di lunghezza e dovr\u00e0 essere composto, nella parte superiore, da tre sezioni e nella inferiore da sei cassoni. Tutto il legno necessario dovr\u00e0 essere acquistato dal maestro mentre i piccoli lavori d\u2019intaglio e gli accessori in rame saranno a spese dei committenti. Il pagamento di \u00a3 400,00 sar\u00e0 dilazionato in due versamenti da fare uno a Settembre 1889 e l\u2019altro nel Settembre 1890<sup><a href=\"#footnote_15_3862\" id=\"identifier_15_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">16<\/a><\/sup>. L\u2019opera non presenta particolari caratteristiche formali. Gli sportelloni e i cassetti sono separati da tra loro da lesene scanalate sormontate da capitelli corinzi. La parte superiore \u00e8 decorata da quattro vasetti neoclassici mentre le restanti decorazioni presentano motivi a volute<br \/>\nCirca un decennio dopo, il 5 Settembre 1900, lo stesso arciprete Figlia commissiona a Giuseppe Bonanno \u00abun cos\u00ec detto <em>Ghinechion<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_3862\" id=\"identifier_16_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con questo termine si faceva riferimento al gineceo, luogo di separazione destinato alle sole donne. Gi&agrave; nel 1797, grazie al lascito del Sac. Paolino Buccola si era pensato di costruirlo ma ancora nel 1806 non era stato realizzato. Nelle chiese sia latine che bizantine vi era infatti l&rsquo;usanza di far prendere posto alle donne nella navata centrale mentre gli uomini si sistemavano nelle navate laterali o dietro di loro cfr. Ignazio Gattuso&hellip;, 2003, p. 210.\">17<\/a><\/sup><em> <\/em>(<a title=\"Fig. 3 Giuseppe Bonanno, 1900, Ghinechion, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav03.jpg\">Fig. 3<\/a>), il quale poggiando in alcuni regolari pilastrini verr\u00e0 innalzato sopra la porta grande d\u2019ingresso\u00bb, lungo 4 metri, largo 2 metri e alto 4 metri in legno di pino pece ben stagionato. Tutti i pezzi dovranno essere trattati con olio di lino e verniciati con vernice inglese scura. Per i lavori di intaglio si lascia ampia libert\u00e0 al \u00abgenio del Bonanno\u00bb affinch\u00e8 possa realizzare \u00abun complesso di bella ed elegante estetica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_3862\" id=\"identifier_17_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 6.\">18<\/a><\/sup>. La scala di salita dovr\u00e0 essere a chiocciola e chiusa in modo tale da garantire alla persona che vi sale \u00abla decenza\u00bb. La consegna dovr\u00e0 avvenire entro il mese di Ottobre e il prezzo si stabiliva in lire 400,00, met\u00e0 pagate al momento della consegna e met\u00e0 nell\u2019Agosto 1901<sup><a href=\"#footnote_18_3862\" id=\"identifier_18_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">19<\/a><\/sup>.\u00a0 L\u2019opera si presenta come una sorta di grande vestibolo con tre ingressi. Il coronamento della struttura \u00e8 formato da una teoria di colonnine scanalate alternate a piccole margherite inserite all\u2019interno di quadrati. Bella la resa volumetrica della scala con l\u2019alternarsi di pieni e di vuoti con la decorazione a traforo che rende pi\u00f9 leggera la struttura pur assicurando la discrezione richiesta dalla committenza.<br \/>\nSempre al 1900 risale l\u2019esecuzione dell\u2019<em>Iconostasi<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Giuseppe Bonanno, 1900, Iconostasi, Mezzojuso, Chiesa di Santa Maria di Tutte le Grazie.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav04.jpg\">Fig. 4<\/a>) della Chiesa di Santa Maria di Tutte le Grazie<sup><a href=\"#footnote_19_3862\" id=\"identifier_19_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti si rimanda a Ignazio Gattuso&hellip;, 2003, pp. 200- 204.\">20<\/a><\/sup>. Il rettore della Compagnia, tale Carmelo Spata, d\u00e0 l\u2019incarico ad Antonino Bonanno di progettare la complessa opera con un preventivo di spesa di \u00a3 550,00. L\u2019appalto viene ufficializzato l\u2019otto Ottobre 1900 e s\u2019incarica della realizzazione il figlio Giuseppe che nel settembre del 1901 riceve \u00a3 450,00<sup><a href=\"#footnote_20_3862\" id=\"identifier_20_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non sappiamo il motivo per cui l&rsquo;opera venne pagata &pound; 100 in meno rispetto al prezzo pattuito. APSNM, cartella XI, carpetta 10, fascicolo 2.\">21<\/a><\/sup>. L\u2019iconostasi, che si erge sull\u2019antica balaustra, presenta la colorazione naturale del legno arricchita da elementi dorati. Le decorazioni del mensolone e delle esili lesene, che fingono di sorreggere l\u2019intera struttura, rimandano a quelle presenti nel pulpito e nel <em>ghinechion <\/em>precedentemente realizzati. Sotto il mensolone un\u2019ampia fascia dorata riporta l\u2019iscrizione in greco: \u00abSanto, Santo, Santo il Signore dell\u2019universo. Il cielo e la terra sono pieni della tua gloria\u00bb.<br \/>\nNell\u2019iconostasi vennero collocate le antiche icone della <em>Pergula<\/em><sup><a href=\"#footnote_21_3862\" id=\"identifier_21_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Struttura in legno o in ferro che svolgeva la stessa funzione dell&rsquo;iconostasi. Qui le icone erano sistemate tra gli spazi creati dal pergolato.\">22<\/a><\/sup> della stessa chiesa e quelle che facevano parte della vecchia iconostasi di San Nicol\u00f2 di Myra<sup><a href=\"#footnote_22_3862\" id=\"identifier_22_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda J. L. Hopie, Le Icone di Mezzojuso, &nbsp;in Arte Sacra a Mezzojuso, catalogo della mostra (Mezzojuso, Chiesa di Santa Maria di tutte Le Grazie, 22 Dicembre- 27 Gennaio 1991) a cura di M.C. Di Natale, Piana degli Albanesi 1991, pp. 29- 62 e G. Travagliato, Le Icone, in Tracce d&rsquo;Oriente. &nbsp;La tradizione liturgica greco- albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre- 25 novembre 2007) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 141- 152.\">23<\/a><\/sup>.<br \/>\nUltima opera documentata del Bonanno \u00e8 l\u2019<em>Urna<\/em> <em>processionale <\/em>(<a title=\"Fig. 5. Giuseppe Bonanno, 1910, Urna processionale, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav05.jpg\">Fig. 5<\/a>) eseguita nel 1910 e indorata da Antonino Roccheri<sup><a href=\"#footnote_23_3862\" id=\"identifier_23_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Non si hanno notizie su questo artista.\">24<\/a><\/sup> di Palermo. Il costo complessivo per la sua realizzazione ammont\u00f2 a \u00a3 711,20<sup><a href=\"#footnote_24_3862\" id=\"identifier_24_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, cartella XI, carpetta 3, fascicolo 5.\">25<\/a><\/sup>. L\u2019opera ha la forma di un parallelepipedo con copertura piramidale che culmina in un piccola croce greca. La struttura lignea si alterna a grandi vetrate che permettono la visione del simulacro del Cristo deposto il Venerd\u00ec Santo. Il tutto \u00e8 ampiamente decorato con festoni e testine di cherubini alate. Ai quattro angoli della parte superiore alcuni putti sorreggono gli strumenti della Passione mentre in quelli della parte inferiore quattro aquile bicipiti, in riferimento alla cultura <em>arbereshe <\/em>del paese, sorreggono l\u2019intera struttura. Da questo periodo in poi non si hanno pi\u00f9 notizie sull\u2019attivit\u00e0 di Giuseppe Bonanno che muore il 1\u00b0 Agosto 1940<sup><a href=\"#footnote_25_3862\" id=\"identifier_25_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APMSSA, Defunti dal 1929 al 1957, vol. 20, f. 16.\">26<\/a><\/sup>. Dalle testimonianze orali sembra che i figli Vincenzo e Nicola abbiano continuato l\u2019attivit\u00e0 di famiglia nella bottega sita in Corso Garibaldi, vicinissima alla piazza, che per\u00f2 non fu pi\u00f9 portata avanti dai discendenti.<br \/>\nAltra figura interessante nell\u2019ambito della scultura lignea locale \u00e8 quella di Gaspare Spampinato, figlio di Cristofaro e di Michelina Cuttitta. Nato il 19 Novembre 1849<sup><a href=\"#footnote_26_3862\" id=\"identifier_26_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APMSSA, Libro dei Battesimi 1844- 1850, f. 144.\">27<\/a><\/sup>, a 25 anni sposa Caterina Cavadi, figlia di Demetrio e di Maria D\u2019Orsa. Sembra che i giovani sposi avessero una situazione economica di tutto rispetto: lui lavorava come falegname e intagliatore presso la bottega di famiglia mentre lei viene indicata come \u201cindustriosa e tessitrice\u201d, quindi capace di svolgere molti tipi di lavori manuali.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0  L\u2019anno successivo alle nozze, nel 1876, nasce il primogenito Cristofaro che, insieme al fratello Giuseppe, di 10 anni pi\u00f9 piccolo<sup><a href=\"#footnote_27_3862\" id=\"identifier_27_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Era infatti nato il 1&deg; Giugno 1886, APMSSA, Libro dei Battezzati 1884- 1890, f. 34.\">28<\/a><\/sup>, \u00e8 il protagonista del rinnovamento e adeguamento stilistico delle due principali chiese del paese.<br \/>\nNon sappiamo se i due intrapresero un percorso di formazione, ma ci\u00f2 che \u00e8 certo, esaminandone la produzione, \u00e8 che ebbero modo di osservare dal vivo o tramite illustrazioni molte delle opere lignee presenti nelle chiese di Palermo e dintorni.<br \/>\nL\u2019opera che meglio rappresenta il loro orientamento stilistico \u00e8 il <em>Coro ligneo<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Gaspare Spampinato e figli, 1900, Coro ligneo, Mezzojuso, Parrocchia di Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav06.jpg\">Fig. 6<\/a>) della chiesa di Maria SS. Annunziata di Mezzojuso realizzato nel 1900 in legno di noce. Il Coro \u00e8 composto da sei scranni per lato di cui due a trono riservati per il vescovo e il celebrante. Le spalliere sono divise da lesene scanalate e con al centro dei festoni. I braccioli, nella parte superiore, sono contrassegnati da testine di cherubini alate (<a title=\"Fig. 7. Gaspare Spampinato e figli, 1900, Coro ligneo (particolare), Mezzojuso, Parrocchia di Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav07.jpg\">Fig. 7<\/a>) e nella parte inferiore da motivi a voluta. Il coronamento \u00e8 caratterizzato da vasi dal sapore classico. I due troni culminano con una copertura a timpano coronata da una ricca decorazione a motivi vegetali che si raccordano in un enorme conchiglia<sup><a href=\"#footnote_28_3862\" id=\"identifier_28_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Simbolo della dea Venere e dei carri, tirati da delfini o ippocampi, utilizzati dagli dei marini. In ambito cristiano &egrave; divenuta il simbolo del pellegrinaggio cfr. Hall, Dizionario&hellip;, 1974, p. 110.\">29<\/a><\/sup> in uno mentre nell\u2019altro vi \u00e8 uno scudo con all\u2019interno un giglio<sup><a href=\"#footnote_29_3862\" id=\"identifier_29_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Simbolo di purezza spesso associato alla Vergine Maria e alle sante vergini. Compare nell&rsquo;iconografia dell&rsquo;Annunciazione e in mano alle sante Caterina, Clara, Eufemia e Scolastica. Tra i santi invece troviamo Giuseppe, Francesco d&rsquo;Assisi, Francesco Saverio, Filippo Neri, Tommaso d&rsquo;Aquino e l&rsquo;Arcangelo Gabriele cfr. Hall, Dizionario&hellip;, 1974, p. 200.\">30<\/a><\/sup>. L\u2019opera segue fedelmente il bozzetto realizzato nello stesso anno<sup><a href=\"#footnote_30_3862\" id=\"identifier_30_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il bozzetto &egrave; conservato in APMSSA.\">31<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Gaspare Spampinato e figli, 1900, Progetto del Coro ligneo, Mezzojuso, Archivio parrocchiale Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav08.jpg\">Fig. 8<\/a>). L\u2019unica variazione si nota nella sostituzione di un cherubino con la conchiglia e qualche piccola modifica negli intagli di coronamento. Non \u00e8 da escludere l\u2019ipotesi che Gaspare e figli si siano ispirati al <em>Disegno del prospetto di spalliera, sedili e tavolo del refettorio del monastero <\/em>eseguito da Giacomo Amato<sup><a href=\"#footnote_31_3862\" id=\"identifier_31_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nato a Palermo nel 1643, non &egrave; solo architetto ma ideatore di apparati effimeri e di cicli decorativi in stucco cosa testimoniata dalla grande produzione di disegni autografi oggi custoditi nella Galleria Regionale della &nbsp;Sicilia di Palazzo Abatellis. Dopo avere studiato presso Paolo Amato, nel 1671, si trasfer&igrave; a Roma. Nel 1685 fece ritorno a Palermo dove progett&ograve; la facciata della chiesa di S. Maria della Piet&agrave; e S. Teresa alla Kalsa. Nel 1699 firm&ograve; il disegno per la decorazione in stucco dell&rsquo;altare dell&rsquo;Oratorio di San Lorenzo eseguita da Giacomo Serpotta. Mor&igrave; il 26 Dicembre 1732 e fu seppellito nella chiesa di Santa Ninfa ai Crociferi si veda in proposito R. Rosano, Amato Giacomo, in L. Sarullo, Dizionario degli Artisti Siciliani, a cura di M.C. Ruggieri Tricoli, vol. I, Palermo 1993, pp. 13- 15.\">32<\/a><\/sup> per il Reclusorio delle Vergini delle monache benedettine di Palermo, bombardato nel 1943, come pure ai disegni degli intagli per la stessa opera ideati dall\u2019Amato ed eseguiti da Antonino Grano e altri collaboratori dell\u2019architetto palermitano<sup><a href=\"#footnote_32_3862\" id=\"identifier_32_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda M.C. Di Natale, I disegni di opere d&rsquo;arte decorativa di Giacomo Amato per i monasteri di Palermo, in Giacomo Amato. I disegni di Palazzo Abatellis. Architettura, arredi e decorazione nella Sicilia Barocca, a cura di S. de Cavi, Roma 2017, pp. 33- 56.\">33<\/a><\/sup>. Gli intagliatori traevano probabilmente spunto per la loro opera anche da manufatti pi\u00f9 antichi ancora esistenti, come il grandioso <em>Coro ligneo<\/em> dell\u2019Abbazia di San Martino delle Scale, realizzato tra il 1591 e il 1597 da Nunzio Ferraro e Giovan Battista Vigliante, artisti napoletani. L\u2019arte della Maniera qui \u00e8 presente attraverso cartigli, festoni, vasi con fiori, uccelli e persino figure umane che si mescolano ai motivi vegetali<sup><a href=\"#footnote_33_3862\" id=\"identifier_33_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti si veda S. Campanella, A. Lipari e C. Scordato, Il coro ligneo di San Martino. Un tesoro da riscoprire, San Martino delle Scale 2006 e A. M. Ingria, Il coro di San Martino delle Scale, in G. Basile, Il Pitr&egrave;. Quaderni del Museo Etnografico Siciliano, a. III, n. &nbsp;11, ottobre- dicembre 2002, Palermo 2002, pp. 53- 58.\">34<\/a><\/sup>.<br \/>\nAltra opera realizzata dagli Spampinato di cui possediamo ancora il bozzetto preparatorio \u00e8 l\u2019<em>Armadio<\/em> (<a title=\"Fig. 9. Gaspare Spampinato e figli, 1905, Progetto dell\u2019 Armadio, Mezzojuso, Archivio parrocchiale Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav09.jpg\">Fig. 9<\/a>) in legno palissandro della sacrestia della parrocchia latina. Eseguito nel 1905, si racconta che fu pagato con il ricavato della vendita di un vecchio armadio in noce. Il nuovo armadio (<a title=\"Fig. 10. Gaspare Spampinato e figli, 1905, Armadio, Mezzojuso, Parrocchia  di Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav10.jpg\">Fig. 10<\/a>), diviso in sei sezioni su due ripiani in cui sono inseriti dei cassettoni per poter conservare gli arredi liturgici e tutto ci\u00f2 che necessita per la celebrazione eucaristica, presenta le medesime caratteristiche formali e stilistiche del Coro con decorazioni a festoni, conchiglie e motivi vegetali. Le sezioni sono separate da lesene con capitelli ionici e ghirlande. La parte superiore centrale, che accenna a un timpano, culmina con una croce polilobata su cui \u00e8 posto un crocifisso in ottone. Agli estremi del timpano due angeli oranti, poggiati su delle nuvole, rivolgono lo sguardo verso la croce, dettaglio che potrebbe essere stato ispirato dal <em>Tabernacolo ed angeli<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Ignoto scultore siciliano, XIX secolo, Tabernacolo ed angeli, Mezzojuso, Parrocchia di Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav11.jpg\">Fig. 11<\/a>) in legno policromo e dorato del XIX secolo. Nell\u2019opera due grandi angeli inginocchiati sorreggono una ghirlanda di fiori con all\u2019interno il cuore fiammante di Cristo. Il tutto \u00e8 coronato da una nuvola con testine di cherubini alate che costituisce il vero e proprio corpo centrale del tabernacolo<sup><a href=\"#footnote_34_3862\" id=\"identifier_34_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda a A. Cuccia, Scultura lignea a Mezzojuso, in Arte Sacra&hellip;, 1991, pp. 107- 121.\">35<\/a><\/sup>.<br \/>\nLa produzione dei fratelli Spampinato non si limita solamente ai grandi arredi liturgici ma prosegue nella produzione di confessionali, porte, cornici e nella progettazione di edicole votive e ornamenti d\u2019arte decorativa per le immagini sacre. \u00c8 il caso dei progetti per <em>l\u2019Edicola votiva della Madonna dei Miracoli<\/em><sup><a href=\"#footnote_35_3862\" id=\"identifier_35_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti sulla leggenda e la devozione della Madonna dei Miracoli si veda Ignazio Gattuso&hellip;, 2003, pp. 221- 228 e pp. 339- 341.\">36<\/a><\/sup> di Mezzojuso che presenta caratteristiche affini alla produzione di tabernacoli delle chiese dei Gesuiti del XVII secolo e alcuni progetti elaborati dal gi\u00e0 menzionato Amato<sup><a href=\"#footnote_36_3862\" id=\"identifier_36_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda a Ecclesia Triumphans. Architetture del Barocco siciliano attraverso i disegni di progetto XVII- XVIII secolo, catalogo della mostra (Caltanissetta 10 Dicembre 2009- 10 Gennaio 2010) a cura di M. R. Nobile , S. Rizzo, D. Sutera, &nbsp;Palermo 2009.\">37<\/a><\/sup>. Il primo progetto (<a title=\"Fig. 12. Giuseppe Spampinato, prima met\u00e0 del XX secolo, Progetto per la cappella della Madonna dei Miracoli, Mezzojuso, Archivio parrocchiale Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav12.jpg\">Fig. 12<\/a>) mostra un\u2019edicola a tempietto con quattro colonne scanalate con capitelli corinzi impostate su un alto podio riccamente decorato a motivi vegetali. Sull\u2019architrave poggia il timpano a volute che si raccordano al centro con uno scudo coronato tutto intorno da una grande raggiera. Una seconda versione del progetto (<a title=\"Fig. 13. Giuseppe Spampinato, prima met\u00e0 del XX secolo, Progetto per la cappella della Madonna dei Miracoli, Mezzojuso, Archivio parrocchiale Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav13.jpg\">Fig. 13<\/a>) presenta, invece, un\u2019elaborata cornice a motivi vegetali e floreali con due puttini che con una mano sorreggono uno scudo riportante la scritta: \u00abAve Maria <em>Mater Dei<\/em>\u00bb e con l\u2019altra sollevano una corona imperiale. Il disegno si rif\u00e0 verosimilmente a quello del <em>Progetto di cornice <\/em>di Pietro Aquila e prende spunto inoltre dai disegni per le <em>Macchine delle Quarantore<\/em> di Giacomo Amato e Antonino Grano tutti conservati nella Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_37_3862\" id=\"identifier_37_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda S. de Cavi, Catalogo dei disegni, in Giacomo Amato&hellip;, 2017, pp. 287 e 377.\">38<\/a><\/sup>. L\u2019unico progetto a essere realizzato \u00e8 quello delle <em>Corone <\/em>(<a title=\"Fig. 14. Giuseppe Spampinato, prima met\u00e0 del XX secolo, Progetto per la corona della Madonna dei Miracoli, Mezzojuso, Archivio parrocchiale Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav14.jpg\">Fig. 14<\/a>)<em> <\/em>che sarebbero servite per adornare l\u2019immagine della Vergine dei Miracoli e del Bambino<sup><a href=\"#footnote_38_3862\" id=\"identifier_38_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo la tradizione orale le corone della Vergine e del Bambino furono realizzate precedentemente alla Prima Guerra Mondiale con denaro e monili donati dai fedeli ma l&rsquo;incoronazione canonica dell&rsquo; immagine avvenne circa trent&rsquo;anni dopo, l&rsquo;8 Settembre 1949, a opera del cardinale Ernesto Ruffini cfr. Ignazio Gattuso&hellip;, 2003.\">39<\/a><\/sup>. I manufatti in argento sbalzato, cesellato con pietre preziose (<a title=\"Fig. 15. Ignoto argentiere siciliano, prima met\u00e0 del XX secolo, Corona della Madonna dei Miracoli, Mezzojuso, Santuario di Maria SS. Dei Miracoli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav15.jpg\">Fig. 15<\/a>) seguono fedelmente il disegno originario con la solita riproposizione dei motivi vegetali e floreali e l\u2019utilizzo degli stessi come elementi di raccordo nella parte culminante dell\u2019opera, in questo caso un globo sormontato da una croce<sup><a href=\"#footnote_39_3862\" id=\"identifier_39_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo ritroviamo nelle raffigurazioni di re, imperatori e pontefici a rappresentare il dominio sul territorio su cui si estende l&rsquo;autorit&agrave; del sovrano e il carattere totalitario di tale autorit&agrave;. In epoca cristiana, sormontato da una croce, fu adottato come simbolo del Sacro Romano Impero. Nell&rsquo;arte cristiana &egrave; retto da Cristo come Salvator Mundi e da Dio Padre per rappresentare il potere su tutto il creato. Lo si ritrova anche nelle raffigurazioni allegoriche e mitologiche. Si veda J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario&hellip;, 2010, p. 523 e Hall, Dizionario&hellip;, 1974, pp. 221- 222.\">40<\/a><\/sup>. Nella parte inferiore ricordano, inoltre, la <em>Corona della Madonna Libera Inferni<\/em> della chiesa di Sant\u2019Antonio Abate di Bisacquino. Realizzata nel primo ventennio del XVIII secolo e vidimata dal console Geronimo Cristadoro nel 1720, l\u2019opera \u00e8 attribuita all\u2019argentiere Pietro Carlotta e presenta una decorazione floreale tipica delle espressioni artistiche del periodo<sup><a href=\"#footnote_40_3862\" id=\"identifier_40_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. F. Margiotta, Tesori d&rsquo;Arte a Bisacquino, Caltanissetta 2008, p. 74 e pp. 114-115.\">41<\/a><\/sup>.<br \/>\nTornando alle vicende della famiglia Spampinato si evidenzia che negli anni Venti del Novecento Giuseppe, oltre a essere un valente artista, si rivela anche colto committente. Insieme ai deputati della Compagnia di Santa Rosalia, Vittoriano Gebbia, Giuseppe La Barbera, Francesco Ruffo e Antonino Crisafulli, con la cooperazione del Rettore P. Tommaso Muscarello, commissiona allo scultore Vincenzo Piscitello<sup><a href=\"#footnote_41_3862\" id=\"identifier_41_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Scultore palermitano autore del San Michele, del Cuore di Ges&ugrave; e dell&rsquo;Immacolata di Baucina. Nel 1897 esegu&igrave; una statua di Sant&rsquo;Agnese per la Chiesa Madre di Canicatt&igrave; e nel 1912 un San Francesco per la chiesa di Santa Maria di Ges&ugrave; di Alcamo L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, vol. III, Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, p. 268.\">42<\/a><\/sup> di Palermo una statua della Santuzza<sup><a href=\"#footnote_42_3862\" id=\"identifier_42_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti si veda P. Collura, Santa Rosalia nella storia e nell&rsquo;arte, Palermo 1977 e M.C. Di Natale, S. Rosaliae patriae servatrici, Palermo 1994.\">43<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 16. Vincenzo Piscitello, 1920, Santa Rosalia, Mezzojuso, Chiesa di Santa Rosalia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav16.jpg\">Fig. 16<\/a>) da porre nella piccola chiesa in contrada Cardonera<sup><a href=\"#footnote_43_3862\" id=\"identifier_43_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APMSSA, carpetta Sacra Visita Pastorale 1929.\">44<\/a><\/sup>. In questi anni prosegue ancora la collaborazione con\u00a0 il fratello Cristofaro e in seguito alla morte del padre Gaspare nel 1928, la committenza si allarga e i due cominciano a lavorare anche per la parrocchia di rito greco. La prima opera per San Nicol\u00f2 di Myra \u00e8 del 1945 quando si pensa di collocare l\u2019urna del Cristo morto in una cappella per evitare il continuo montaggio e smontaggio dello scranno e dell\u2019urna stessa. Per chiudere la <em>Cappella<\/em> (<a title=\"Fig. 17. Giuseppe  Spampinato, 1945, Cappella dell\u2019Urna, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav17.jpg\">Fig. 17<\/a>) viene realizzata una grande vetrata arricchita da elementi lignei in noce. Nella parte superiore semicircolare l\u2019opera presenta una grande raggiera, che si diparte da un elemento centrale con una croce e culmina in ognuno dei 9 raggi con testine di cherubini alate. Alla base di questa un architrave, riccamente intarsiato con motivi vegetali e floreali a voluta, delimita la parte fissa della porta. Contemporaneamente a questa si costruisce una base in mogano su cui poggiare l\u2019urna. La spesa complessiva ammont\u00f2 a \u00a3 119.147<sup><a href=\"#footnote_44_3862\" id=\"identifier_44_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 6.\">45<\/a><\/sup>. Un anno prima che la porta fosse terminata, il 25 Luglio 1944, Cristofaro Spampinato muore<sup><a href=\"#footnote_45_3862\" id=\"identifier_45_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"APMSSA, Defunti dal 1929&hellip;, f. 512.\">46<\/a><\/sup> e lascia la bottega nelle sole mani di Giuseppe.<br \/>\nCinque anni dopo questi \u00e8 incaricato di costruire la porta per la <em>Cappella del santo patrono San Nicola<\/em> (<a title=\"Fig. 18. Giuseppe Spampinato, 1950,  Cappella di San Nicol\u00f2, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav18.jpg\">Fig. 18<\/a>). Quest\u2019ultima, caratterizzata pure da una grande vetrata che lascia alla vista il simulacro<sup><a href=\"#footnote_46_3862\" id=\"identifier_46_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Venne realizzato presumibilmente verso la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. L&rsquo;immagine rappresenta San Nicol&ograve; in trono benedicente, in abiti vescovili bizantini. Tiene con la mano sinistra un libro aperto. Alle estremit&agrave; del trono le due figurine del Cristo e della Madonna porgono rispettivamente il Vangelo e l&rsquo;omoforion (sciarpa vescovile). Si veda Arte Sacra&hellip;, 1991, pp. 107- 121.\">47<\/a><\/sup>, nella parte superiore \u00e8 composta da un disegno che simula la met\u00e0 di un fiore dai grandi petali in vetro. Nella parte centrale, culmine della porta lobata, due grandi putti in volo sorreggono una mitra<sup><a href=\"#footnote_47_3862\" id=\"identifier_47_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Copricapo caratteristico del vescovo. La versione latina si presenta di forma allungata con l&rsquo;estremit&agrave; bipartita mentre quella bizantina simula una corona imperiale, entrambe spesso ornate di ricami e gioielli J. Hall, Dizionario&hellip;, 1974, p. 281.\">48<\/a><\/sup>, decorata da testine di cherubini, con chiaro riferimento a quella in seta e fili d\u2019oro custodita nella stessa chiesa (<a title=\"Fig. 19. Maestranze siciliane, seconda met\u00e0 XIX secolo, Mitra, Mezzojuso, Parrocchia di San Nicol\u00f2 di Myra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav19.jpg\">Fig. 19<\/a>). Questa, realizzata da maestranze siciliane nel XIX secolo e donata dalla famiglia di Monsignor Masi per ornare la statua del Santo, \u00e8 caratterizzata da elementi fitomorfi e floreali con testine di cherubini e vari vetri colorati<sup><a href=\"#footnote_48_3862\" id=\"identifier_48_3862\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Campo, Mitra, in Arte Sacra&hellip;, 1991, p. 176.\">49<\/a><\/sup>.<br \/>\nDopo la realizzazione delle cappelle \u00e8 un periodo in cui non si hanno molte notizie sull\u2019attivit\u00e0 di Giuseppe che prosegue nelle chiese con piccoli lavori ordinari e molte committenze private. Il suo ultimo importante lavoro per la chiesa latina \u00e8 l\u2019<em>Antiporta <\/em>(<a title=\"Fig. 20. Giuseppe Spampinato, 1973, Antiporta, Mezzojuso, Parrocchia di Maria SS. Annunziata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tav20.jpg\">Fig. 20<\/a>) realizzata un decennio prima di morire ossia nel 1973. Questa sembra essere una sorta di \u201criassunto\u201d di tutta l\u2019arte degli Spampinato. Festoni, ghirlande, capitelli, intrecci vegetali e croci decorano la struttura suddivisa in quattro grandi pannelli verticali che, aprendosi, consentono l\u2019uscita dei fercoli per le processioni. Negli ultimi anni, rimasto solo e senza parenti diretti, Giuseppe si trasferisce in una casa di cura a Villafrati, piccolo centro poco distante da Mezzojuso, dove muore il 22 Maggio 1985. Con lui si chiude definitivamente la stagione \u201cdel legno\u201d a Mezzojuso e la grande bottega sita in Corso Vittorio Emanuele attualmente conosciuta come <em>\u201ca putia ri Spampinatu\u201d<\/em>.<br \/>\nLa variet\u00e0 delle realizzazioni e le varie fonti di ispirazione utilizzate fanno della produzione dei Bonanno e degli Spampinato un grande esempio di come l\u2019arte di un piccolo centro possa diventare un valido documento per arricchire la vasta produzione delle arte decorative siciliane e riscoprire artisti che fino a oggi sono stati considerati soltanto dei semplici artigiani.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3862\" class=\"footnote\">Per la storia di Mezzojuso si rimanda a G. Di Marco, <em>Per una storia delle origini di Mezzojuso<\/em>, in <em>Mezzojuso. Storia, Arte, Cultura e Tradizioni<\/em>, a cura\u00a0 della Pro Loco di Mezzojuso, Mezzojuso 2018.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3862\" class=\"footnote\">Nobili mercanti di origine pisana che si stabilirono a Palermo nei primi anni del XVI sec. Col tempo riuscirono a farsi strada tra gli ambienti pi\u00f9 altolocati della citt\u00e0 fino a raggiungere, nel 1639, la concessione del titolo di principe. Fu cos\u00ec che, nello stesso anno, Blasco Corvino Sabea divenne primo principe della terra di Mezzojuso. Nei secoli i Corvino, seppur non vivendo stabilmente in paese, furono munifici donatori e committenti lasciando molte tracce della loro presenza. Il nobile ceppo si estinse con l\u2019ultimo principe Francesco Paolo Corvino Filangeri che mor\u00ec, nel 1832, senza lasciare eredi cfr. <em>Ignazio Gattuso Opere<\/em>, a cura di M. Mandal\u00e0, P. Di Marco e \u00a0P. Di Miceli, vol. II, Soveria Manelli 2003, pp. 1- 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3862\" class=\"footnote\">Secondo Ignazio Gattuso, storiografo locale, poco chiara \u00e8 la questione sull\u2019 origine della chiesa. \u00c8 certo che nel 1572 fu aperta in seguito ad alcuni lavori e che a partire dal 1658, in seguito al lascito di un certo Pietro Min\u00ec, fu interessata da una serie di lavori di ampliamento e ristrutturazione. Nuovi restauri si ebbero nel primo decennio del XIX secolo. Si veda <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003, \u00a0vol. III, pp. 179- 199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3862\" class=\"footnote\">Il santo acque a Patara nel 280 e fu vescovo di <em>Myra<\/em> in Licia. Durante il Concilio di Nicea si oppose duramente al vescovo eretico\u00a0 Ario e per questo venne incarcerato. Gli fu restituita la libert\u00e0 grazie a una visione di Cristo e della Madonna. Mor\u00ec a Licia tra il 345 e il 352. Le sue spoglie furono trafugate nel 1087 per essere salvate dai Turchi e portate a Bari. Nell\u2019iconografia viene rappresentato in abiti vescovili, benedicente e con in mano il vangelo e il pastorale cfr. A. Tradigo, <em>Icone e Santi d\u2019Oriente<\/em>, Milano 2004, pp. 308- 309 e R. Giorgi, \u00a0<em>Santi. Giorno per giorno tra arte e fede<\/em>, Milano 2005, p. 716.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3862\" class=\"footnote\">Sembra logico pensare che l\u2019attuale chiesa sia stata costruita nella parte bassa della piazza perch\u00e9 la parte alta era gi\u00e0 occupata da un\u2019altra chiesa. Notizia certa \u00e8 che l\u2019edificio di culto fu costruito nel 1516 e terminato nel 1520. In seguito venne costruito il campanile sull\u2019antica torre dell\u2019orologio preesistente alla chiesa. A partire dal 1851 l\u2019interno dell\u2019edificio sacro \u00a0fu abbellito di stucchi e adorni in stile greco e sistemati i pavimenti. Il rifacimento del prospetto, la sopraelevazione del campanile e del podio attorno all\u2019edificio vennero progettati da Francesco Paolo Palazzotto e portati avanti da Tommaso Zangari. Per approfondimenti cfr. <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003, pp. 205- 212 e P. Palazzotto, <em>Architettura sacra a Mezzojuso. Il gusto della tradizione tra barocco e neostili<\/em>,\u00a0 in <em>Mezzojuso<\/em>, pp. 99- 109.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3862\" class=\"footnote\">Salvatore spos\u00f2 Grazia Vita Lercara da cui ebbe 4 figli. Il primogenito maschio mor\u00ec pochi mesi dopo la nascita e sugli altri 3 non si hanno notizie. Si veda \u00a0Archivio Parrocchia Maria SS. Annunziata (d\u2019ora in poi APMSSA), <em>Liber Mortuorum 1893- 1906<\/em>, f. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3862\" class=\"footnote\">Archivio parrocchiale di San Nicol\u00f2 di <em>Myra<\/em> (d\u2019ora in poi APSNM), cartella XI, carpetta 6, fascicolo 1. Nel documento viene specificato che la vecchia porta venne smontata dalla matrice e collocata nella chiesa di San Rocco.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3862\" class=\"footnote\">\u00c8 il nome di una delle numerose contrade di Mezzojuso posta nella parte ovest del paese.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3862\" class=\"footnote\">APSNM, <em>Ibidem <\/em>e carpetta 12, fascicolo 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3862\" class=\"footnote\">J. Hall, <em>Dizionario dei soggetti e dei simboli nell\u2019arte<\/em>, Milano 1974, p. 306.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3862\" class=\"footnote\">Si veda J. Chevalier, A. Gheerbrant, <em>Dizionario dei simboli<\/em>, vol. I A-K, Milano 2010, pp. 341-\u00a0 351.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3862\" class=\"footnote\">APSNM, cartella XI, <em>Corrispondenza Iconostasi<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3862\" class=\"footnote\">La coppia ebbe nove figli di cui sopravvissero soltanto 5. Gli altri 4 morirono tutti in tenera et\u00e0. Da quanto si evince dai vari registri dei defunti dell\u2019 APMSSA.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3862\" class=\"footnote\">Antonio Maria Figlia nacque a Mezzojuso il 15 Aprile 1863. Fu ordinato sacerdote nel 1885 e divenne arciprete della parrocchia di San Nicol\u00f2 di <em>Myra <\/em>l\u2019anno successivo. Molte opere furono eseguite durante la sua permanenza in parrocchia e si racconta che nel 1910 abbia finanziato la costruzione del coro, eseguito da Vincenzo La Parola, per la parrocchia di Palermo di cui non si hanno notizie cfr. <em>Pap\u00e0s Lorenzo Perniciaro Cronologia degli arcipreti della chiesa madre San Nicol\u00f2 di Mira di Mezzojuso<\/em>, a cura di A. e N. Perniciaro, Mezzojuso 2015, pp. 48- 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3862\" class=\"footnote\">APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3862\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3862\" class=\"footnote\">Con questo termine si faceva riferimento al gineceo, luogo di separazione destinato alle sole donne. Gi\u00e0 nel 1797, grazie al lascito del Sac. Paolino Buccola si era pensato di costruirlo ma ancora nel 1806 non era stato realizzato. Nelle chiese sia latine che bizantine vi era infatti l\u2019usanza di far prendere posto alle donne nella navata centrale mentre gli uomini si sistemavano nelle navate laterali o dietro di loro cfr. <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003, p. 210.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3862\" class=\"footnote\">APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3862\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3862\" class=\"footnote\">Per approfondimenti si rimanda a <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003, pp. 200- 204.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3862\" class=\"footnote\">Non sappiamo il motivo per cui l\u2019opera venne pagata \u00a3 100 in meno rispetto al prezzo pattuito. APSNM, cartella XI, carpetta 10, fascicolo 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3862\" class=\"footnote\">Struttura in legno o in ferro che svolgeva la stessa funzione dell\u2019iconostasi. Qui le icone erano sistemate tra gli spazi creati dal pergolato. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3862\" class=\"footnote\">Si veda J. L. Hopie, <em>Le Icone di Mezzojuso<\/em>, \u00a0in <em>Arte Sacra a Mezzojuso<\/em>, catalogo della mostra (Mezzojuso, Chiesa di Santa Maria di tutte Le Grazie, 22 Dicembre- 27 Gennaio 1991) a cura di M.C. Di Natale, Piana degli Albanesi 1991, pp. 29- 62 e G. Travagliato, <em>Le Icone<\/em>, in <em>Tracce d\u2019Oriente. \u00a0La tradizione liturgica greco- albanese e quella latina in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra (Palermo, Palazzo Bonocore, 26 ottobre- 25 novembre 2007) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, pp. 141- 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3862\" class=\"footnote\">Non si hanno notizie su questo artista.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3862\" class=\"footnote\">APSNM, cartella XI, carpetta 3, fascicolo 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3862\" class=\"footnote\">APMSSA, <em>Defunti dal 1929 al 1957<\/em>, vol. 20, f. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3862\" class=\"footnote\">APMSSA, <em>Libro dei Battesimi 1844- 1850<\/em>, f. 144.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3862\" class=\"footnote\">Era infatti nato il 1\u00b0 Giugno 1886, APMSSA, <em>Libro dei Battezzati 1884- 1890<\/em>, f. 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3862\" class=\"footnote\">Simbolo della dea Venere e dei carri, tirati da delfini o ippocampi, utilizzati dagli dei marini. In ambito cristiano \u00e8 divenuta il simbolo del pellegrinaggio cfr. Hall, <em>Dizionario<\/em>\u2026, 1974, p. 110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3862\" class=\"footnote\">Simbolo di purezza spesso associato alla Vergine Maria e alle sante vergini. Compare nell\u2019iconografia dell\u2019Annunciazione e in mano alle sante Caterina, Clara, Eufemia e Scolastica. Tra i santi invece troviamo Giuseppe, Francesco d\u2019Assisi, Francesco Saverio, Filippo Neri, Tommaso d\u2019Aquino e l\u2019Arcangelo Gabriele cfr. Hall, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1974, p. 200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3862\" class=\"footnote\">Il bozzetto \u00e8 conservato in APMSSA.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3862\" class=\"footnote\">Nato a Palermo nel 1643, non \u00e8 solo architetto ma ideatore di apparati effimeri e di cicli decorativi in stucco cosa testimoniata dalla grande produzione di disegni autografi oggi custoditi nella Galleria Regionale della \u00a0Sicilia di Palazzo Abatellis. Dopo avere studiato presso Paolo Amato, nel 1671, si trasfer\u00ec a Roma. Nel 1685 fece ritorno a Palermo dove progett\u00f2 la facciata della chiesa di <em>S. Maria della Piet\u00e0<\/em> e <em>S. Teresa alla Kalsa<\/em>. Nel 1699 firm\u00f2 il disegno per la decorazione in stucco dell\u2019altare dell\u2019Oratorio di San Lorenzo eseguita da Giacomo Serpotta. Mor\u00ec il 26 Dicembre 1732 e fu seppellito nella chiesa di Santa Ninfa ai Crociferi si veda in proposito R. Rosano, <em>Amato Giacomo<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli Artisti Siciliani<\/em>, a cura di M.C. Ruggieri Tricoli, vol. I, Palermo 1993, pp. 13- 15. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3862\" class=\"footnote\">Si veda M.C. Di Natale, <em>I disegni di opere d\u2019arte decorativa di Giacomo Amato per i monasteri di Palermo<\/em>, in <em>Giacomo Amato. I disegni di Palazzo Abatellis. Architettura, arredi e decorazione nella Sicilia Barocca<\/em>, a cura di S. de Cavi, Roma 2017, pp. 33- 56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3862\" class=\"footnote\">Per approfondimenti si veda S. Campanella, A. Lipari e C. Scordato, <em>Il coro ligneo di San Martino. Un tesoro da riscoprire<\/em>, San Martino delle Scale 2006 e A. M. Ingria, <em>Il coro di San Martino delle Scale<\/em>, in G. Basile, <em>Il Pitr\u00e8. Quaderni del Museo Etnografico Siciliano<\/em>, a. III, n. \u00a011, ottobre- dicembre 2002, Palermo 2002, pp. 53- 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3862\" class=\"footnote\">Si rimanda a A. Cuccia, <em>Scultura lignea a Mezzojuso<\/em>, in <em>Arte Sacra\u2026<\/em>, 1991, pp. 107- 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3862\" class=\"footnote\">Per approfondimenti sulla leggenda e la devozione della Madonna dei Miracoli si veda <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003, pp. 221- 228 e pp. 339- 341.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3862\" class=\"footnote\">Si rimanda a <em>Ecclesia Triumphans. Architetture del Barocco siciliano attraverso i disegni di progetto XVII- XVIII secolo<\/em>, catalogo della mostra (Caltanissetta 10 Dicembre 2009- 10 Gennaio 2010) a cura di M. R. Nobile , S. Rizzo, D. Sutera, \u00a0Palermo 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3862\" class=\"footnote\">Si veda S. de Cavi, <em>Catalogo dei disegni<\/em>, in <em>Giacomo Amato<\/em>\u2026, 2017, pp. 287 e 377.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3862\" class=\"footnote\">Secondo la tradizione orale le corone della Vergine e del Bambino furono realizzate precedentemente alla Prima Guerra Mondiale con denaro e monili donati dai fedeli ma l\u2019incoronazione canonica dell\u2019 immagine avvenne circa trent\u2019anni dopo, l\u20198 Settembre 1949, a opera del cardinale Ernesto Ruffini cfr. <em>Ignazio Gattuso<\/em>\u2026, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3862\" class=\"footnote\">Lo ritroviamo nelle raffigurazioni di re, imperatori e pontefici a rappresentare il dominio sul territorio su cui si estende l\u2019autorit\u00e0 del sovrano e il carattere totalitario di tale autorit\u00e0. In epoca cristiana, sormontato da una croce, fu adottato come simbolo del Sacro Romano Impero. Nell\u2019arte cristiana \u00e8 retto da Cristo come <em>Salvator Mundi<\/em> e da Dio Padre per rappresentare il potere su tutto il creato. Lo si ritrova anche nelle raffigurazioni allegoriche e mitologiche. Si veda J. Chevalier, A. Gheerbrant, <em>Dizionario<\/em>\u2026, 2010,<em> <\/em>p. 523 e Hall, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1974, pp. 221- 222.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3862\" class=\"footnote\">R. F. Margiotta, <em>Tesori d\u2019Arte a Bisacquino<\/em>, Caltanissetta 2008, p. 74 e pp. 114-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3862\" class=\"footnote\">Scultore palermitano autore del <em>San Michele<\/em>, del <em>Cuore di Ges\u00f9<\/em> e dell\u2019<em>Immacolata<\/em> di Baucina. Nel 1897 esegu\u00ec una statua di <em>Sant\u2019Agnese<\/em> per la Chiesa Madre di Canicatt\u00ec e nel 1912 un <em>San Francesco<\/em> per la chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 di Alcamo L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. III, <em>Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, Palermo 1994, p. 268.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3862\" class=\"footnote\">Per approfondimenti si veda P. Collura, <em>Santa Rosalia nella storia e nell\u2019arte<\/em>, Palermo 1977 e M.C. Di Natale, <em>S. Rosaliae patriae servatrici<\/em>, Palermo 1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3862\" class=\"footnote\">APMSSA, carpetta <em>Sacra Visita Pastorale 1929<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3862\" class=\"footnote\">APSNM, cartella XI, carpetta 6, fascicolo 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3862\" class=\"footnote\">APMSSA, <em>Defunti dal 1929\u2026<\/em>, f. 512.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3862\" class=\"footnote\">Venne realizzato presumibilmente verso la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. L\u2019immagine rappresenta San Nicol\u00f2 in trono benedicente, in abiti vescovili bizantini. Tiene con la mano sinistra un libro aperto. Alle estremit\u00e0 del trono le due figurine del Cristo e della Madonna porgono rispettivamente il Vangelo e l\u2019<em>omoforion <\/em>(sciarpa vescovile). Si veda <em>Arte Sacra\u2026<\/em>, 1991, pp. 107- 121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3862\" class=\"footnote\">Copricapo caratteristico del vescovo. La versione latina si presenta di forma allungata con l\u2019estremit\u00e0 bipartita mentre quella bizantina simula una corona imperiale, entrambe spesso ornate di ricami e gioielli J. Hall, <em>Dizionario\u2026<\/em>, 1974, p. 281.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3862\" class=\"footnote\">A. Campo, <em>Mitra<\/em>, in <em>Arte Sacra\u2026<\/em>, 1991, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3862\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>tavo91@alice.it Intagliatori lignei a Mezzojuso: le opere di Bonanno e Spampinato nelle chiese Maria SS. Annunziata e San Nicol\u00f2 di Myra DOI: 10.7431\/RIV21132020 A circa <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3862\" title=\"Giuseppe Tavolacci\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":15,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3862"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3862"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3862\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4102,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3862\/revisions\/4102"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}