{"id":3858,"date":"2020-06-30T07:53:08","date_gmt":"2020-06-30T07:53:08","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3858"},"modified":"2020-12-30T08:37:48","modified_gmt":"2020-12-30T08:37:48","slug":"andrea-massimo-basana","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3858","title":{"rendered":"Andrea Massimo Basana"},"content":{"rendered":"<p>feone@hotmail.it<\/p>\n<h2>I mobili neorococ\u00f2 dei Fratelli Testolini<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21122020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppur i critici tendano, il pi\u00f9 delle volte, a sminuire lo stile rococ\u00f2 e decisamente a contrastare il suo revival ottocentesco, invero esso ha sempre goduto dei favori del pubblico: non sar\u00e0 perci\u00f2 inopportuno ricapitolare brevemente le sue vicende storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile rococ\u00f2, la cui nascita viene fissata in maniera labile al terzo decennio del XVIII secolo fu uno stile improntato all\u2019eleganza e alla sinuosit\u00e0, uno stile del tutto femminile, un inno alla giovinezza e alla spensieratezza. Lo stile prosper\u00f2 sino alla seconda met\u00e0 del \u2019700, momento in cui fece la sua comparsa il neoclassicismo. Se vero \u00e8 che la critica e la storia dell\u2019arte ci insegnano che il rococ\u00f2 in tal periodo cedette il testimone al nascente stile neoclassico, invero il pensiero di una cos\u00ec netta cesura risulta troppo rigido; se infatti il neoclassicismo pian piano inizi\u00f2 ad avere maggior risonanza, non fu certo il carnefice del suo predecessore, che non elimin\u00f2, ma semplicemente adombr\u00f2. La mobilia e le decorazioni rococ\u00f2 non vennero distrutte, anzi vissero tranquillamente in armonia con il pi\u00f9 austero neoclassicismo; persino nella modaiola Versailles, ai tempi di Luigi XVI e Maria Antonietta, si continuarono ad usare e a far convivere mobili rococ\u00f2 accanto ad arredi di nuova fattura, in un perdurare di forme che nemmeno la tempesta napoleonica riusc\u00ec a scalzare<sup><a href=\"#footnote_0_3858\" id=\"identifier_0_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Gonzalez-Palacios, Mosaici e pietre dure. Mosaici a piccole tessere &ndash; Pietre dure a Parigi e a Napoli, Milano 1981, pp. 47-50.\">1<\/a><\/sup>. Il neorococ\u00f2 a ben vedere non risulta null\u2019altro che il continuo aggiornarsi di uno stile che sopravvisse e che continua a sopravvivere, seppur scarnificato, sino ai giorni nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se davvero desideriamo dare un frangente temporale che proponga un aggiornamento significativo a tale stile, possiamo considerare l\u2019epoca della Restaurazione come il suo nuovo fiorire. Agli anni \u201920 del XIX secolo infatti \u00e8 fatta risalire la prima apparizione di questo \u201cnuovo\u201d stile. In questo periodo il neo-rococ\u00f2 aveva una valenza pi\u00f9 politica che decorativa, ricollegandosi ideologicamente ai periodi di maggior fulgore delle varie monarchie, in un ideale richiamo ad un ritorno all\u2019ordine sancito da Dio, motivo per il quale molto spesso le forme venivano ibridate con modelli neobarocchi nella ricerca di maggior forza visiva ed impatto emotivo<sup><a href=\"#footnote_1_3858\" id=\"identifier_1_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Paolini, Mobili e arredi dell&rsquo;800, Novara 1999, p. 240.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo lampante esempio di tale stile \u00e8 la Waterloo Gallery di Apsley House, eseguita nel 1828 su progetto dell\u2019architetto Benjamin Dean Wyatt, la cui decorazione \u00e8 una esuberante riproposizione del ricco ed elegante repertorio rococ\u00f2 e di conseguenza il primo esempio di quello che pu\u00f2 esser definito neorococ\u00f2<sup><a href=\"#footnote_2_3858\" id=\"identifier_2_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Paolini, Mobili&hellip;, 1999, p. 252.\">3<\/a><\/sup>. Dopo pochi anni da quella data il neorococ\u00f2 inizi\u00f2 rapidamente a dilagare in tutta Europa tanto che, gi\u00e0 dagli anni \u201940 del XIX secolo, esso era uno stile affermato e presente nei cataloghi di ogni ditta specializzata nella produzione di arredi<sup><a href=\"#footnote_3_3858\" id=\"identifier_3_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Paolini, Mobili&hellip;, 1999, pp. 252-253.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla met\u00e0 dell\u2019\u2019800 il mondo fu ammaliato dalle riproposizioni storiche, che grazie anche alle esposizioni universali, diedero vita a quello che viene definito il periodo dell\u2019eclettismo, in cui stili e forme di tutte le epoche, aggiornate al gusto moderno, poterono convivere senza soluzione di continuit\u00e0 nelle abitazioni e negli ambienti pubblici \u2013 uno sfarzoso esempio ne sono gli appartamenti di Napoleone III al Louvre<sup><a href=\"#footnote_4_3858\" id=\"identifier_4_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Baulez, D. Ledoux-Lebard, Il mobile francese: dal Luigi XVI all&rsquo;Art D&eacute;co, Milano 1988, pp. 56-63.\">5<\/a><\/sup>. Il neorococ\u00f2 in tal periodo ebbe il suo massimo fulgore altalenandosi tra fedeli riproduzioni di prototipi passati e moderne fantasie di matrice settecentesca, che spesso andavano a completare o rimpolpare forniture di arredi originali gi\u00e0 presenti in palazzi e ville.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la sua intrinseca natura lo stile si afferm\u00f2 tra le classi pi\u00f9 agiate della societ\u00e0: esso infatti era di assai complicata esecuzione, bombature ed intagli richiedevano tempo e maestria, e inoltre lacche, dorature ed essenze pregiate rendevano l\u2019acquisto di mobili in tale stile molto oneroso. Essi erano uno status symbol, che dimostrava le possibilit\u00e0 dell\u2019acquirente. Estremo esempio di tale stile sono i palazzi del Linderohf e di Herrenchiemsee, voluti da Ludwig II di Baviera tra gli anni \u201970 e \u201980 dell\u2019Ottocento<sup><a href=\"#footnote_5_3858\" id=\"identifier_5_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Langhen, Baviera, &egrave; tempo di viaggiare nel tempo, Ratisbona 2000,  pp. 58-64.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile neorococ\u00f2 prosegu\u00ec placido la sua vita per i decenni successivi valicando il XIX secolo. Agli inizi del \u2019900 esso era ancora assai gettonato: non a caso la White Star Line decise di arredare i saloni di prima classe delle sue navi pi\u00f9 fastose \u2013 da tutti \u00e8 di certo ricordato il Titanic \u2013 in un revival del rococ\u00f2 francese<sup><a href=\"#footnote_6_3858\" id=\"identifier_6_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Lynch, K. Marshall, Titanic, Toronto 1992, pp.46-47.\">7<\/a><\/sup>. La prima guerra mondiale scalf\u00ec leggermente il suo successo, ma esso prosegu\u00ec indisturbato la sua vita sino agli anni \u201930, quando, la semplificazione delle forme e la pedissequa riproposizione di copie di modelli originali, resero tale stile una sterile e spesso vuota replica di un mondo troppo lontano, ma che comunque non per\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nel resto d\u2019Europa il rococ\u00f2 non aspett\u00f2 molti anni per tornare alla ribalta, in Italia, sia per motivi economici che di conservatorismo, lo stile fece la sua comparsa solo verso la met\u00e0 del XIX secolo: dobbiamo aspettare infatti il 1852 perch\u00e9 il Moncalvo realizzi per il Salotto della Regina  a Moncalieri una fornitura da salotto in stile neorococ\u00f2<sup><a href=\"#footnote_7_3858\" id=\"identifier_7_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Antonetto, Gabriele Capello &ldquo;Moncalvo&rdquo;, Torino 2004, pp. 282-283.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se focalizziamo ora l\u2019attenzione sul territorio veneziano, risulta interessante notare come nel 1853 Ferdinando Massimiliano d\u2019Austria, per rinnovare le decorazioni ed il mobilio di Palazzo Reale a Venezia, scelse proprio lo stile neorococ\u00f2<sup><a href=\"#footnote_8_3858\" id=\"identifier_8_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Colle, Il mobile dell&rsquo;800 in Italia,  Verona 2007, p. 157.\">9<\/a><\/sup>. Altro caso fu l\u2019allestimento del 1855 del caff\u00e8 Quadri ad opera di Ludovico Cadorin, dove questi scelse una riproposizione filologica, seppur aggiornata, dello stile rococ\u00f2 veneziano. In quegli stessi anni furono rinnovati anche palazzo Giovanelli e palazzo Grassi in questo esuberante e civettuolo stile. Nel 1856 quando ormai il neorococ\u00f2 si era gi\u00e0 affermato nella citt\u00e0 lagunare se ne sanc\u00ec l\u2019indiscusso primato con la lettura dell\u2019<em>Elogio<\/em> di Giovan Battista Tiepolo da parte del presidente dell\u2019Accademia di Belle Arti<sup><a href=\"#footnote_9_3858\" id=\"identifier_9_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Colle, Il mobile &hellip;,  2007, pp. 157-158.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo tale indispensabile premessa giungiamo ora alla trattazione di quanto enunciato nel titolo, gli arredi neorococ\u00f2 dei Fratelli Testolini. In pi\u00f9 di un numero la rivista si \u00e8 occupata dell\u2019attivit\u00e0 dei Fratelli Testolini, focalizzando l\u2019attenzione sulla loro produzione di arredi e su quella in porcellana ed in vetro<sup><a href=\"#footnote_10_3858\" id=\"identifier_10_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Basana, La ditta Fratelli Testolini, in Oadi, n. 12 dicembre 2015; A. Basana, Le porcellane dei Fratelli Testolini, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio delle Arti decorative in Italia&rdquo;, n. 13 giugno 2016; A. Basana, Gli arredi umbertini dei Fratelli Testolini, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio delle Arti decorative in Italia&rdquo;, n. 14 dicembre 2016. A. Basana, La produzione vitrea dei Fratelli Testolini, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio delle Arti decorative in Italia&rdquo;, n. 17 giugno 2018.\">11<\/a><\/sup>; in questa sede si torner\u00e0 a parlare della loro produzione di mobilia, la quale fu il loro pi\u00f9 forte caposaldo sin dalla nascita dell\u2019azienda. Pur avendo gi\u00e0 esposto pi\u00f9 volte la storia della ditta dei Fratelli Testolini, non sar\u00e0 inopportuno ricapitolare brevemente le vicende di tale attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ditta dei Fratelli Testolini venne fondata a Venezia nel 1847 e continu\u00f2 la propria attivit\u00e0 sino alla fine degli anni \u201930 del \u2019900<sup><a href=\"#footnote_11_3858\" id=\"identifier_11_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Basana, La ditta dei Fratelli Testolini, in &ldquo;Ateneo Veneto&rdquo;, anno CCCIII, terza serie, n. 15\/1 (2016).\">12<\/a><\/sup>. Possedeva svariate sedi di produzione e di vendita, tra cui le pi\u00f9 importanti furono palazzo Labia a San Geremia nel sestiere di Cannaregio, la porzione centrale delle procuratie vecchie a piazza S. Marco nel sestiere di S. Marco, due fornaci a Murano, rispettivamente in Fondamenta dei Vetrai e in Fondamenta Cavour, palazzo Barbarigo nel sestiere di Dorsoduro, la sede di S. Gregorio nel medesimo quartiere; da non dimenticare, infine, la tarda sede produttiva e di vendita di Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro produzione era tra le pi\u00f9 vaste, e comprendeva mobilia, complementi d\u2019arredo, porcellane, tessili, pizzi, ferri battuti, sculture sia in marmo che in legno, mosaici, micromosaici, vetri, oggetti in metallo sbalzato e materiale fotografico<sup><a href=\"#footnote_12_3858\" id=\"identifier_12_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"An., Guida di Venezia, Firenze 1896, pp. 3-6.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso la consuetudine veneziana di usare pi\u00f9 varianti del medesimo nome ha fatto s\u00ec che si ritenesse esistessero pi\u00f9 attivit\u00e0 con nome similare, ma invero la Fratelli Testolini, la Testolini Fr\u00e8res, la Testolini Brothers, la M. Q. Testolini, la dott. Marco Testolini, o pi\u00f9 semplicemente la Testolini, non furono che il variare di un unico nome nel grande arco cronologico di vita di tale azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo infine che ai Fratelli Testolini, precedentemente al 1896, venne conferito il cavalierato ed il titolo di Ufficiali dell\u2019Ordine della Corona per il progresso e lo sviluppo apportato all\u2019industria veneziana<sup><a href=\"#footnote_13_3858\" id=\"identifier_13_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"An., Guida di&hellip;, 1896, p. 5.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di mobilia neorococ\u00f2 dei Fratelli Testolini risulta assai interessante<sup><a href=\"#footnote_14_3858\" id=\"identifier_14_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La presente trattazione si basa sulle immagini fotografiche presenti nel catalogo di bottega dei Fratelli Testolini giunto sino a noi e databile agli anni &rsquo;80 dell&rsquo;800 e su studi e ricerche forensi nel settore. Si rimanda alla conclusione del presente contributo per una puntualizzazione.\">15<\/a><\/sup>: essa infatti raggruppa sotto la sua ala tutte le declinazioni di tale stile, ma cosa notevole \u00e8 la commistione di ispirazioni e originalit\u00e0 che tutti i pezzi di tale stile portano con s\u00e9. La loro produzione di tale tipologia pu\u00f2 essere suddivisa in quattro grandi gruppi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. le fedeli repliche di arredi veneziani del XVIII secolo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. la mobilia neosettecentesca con contaminazioni barocche;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. la mobilia neorococ\u00f2 di carattere originale ed esuberante;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. la mobilia di ultima produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della prima categoria fanno parte tutti quegli arredi che replicano senza molte riserve i modelli originali veneziani del XVIII secolo. Si tratta per lo pi\u00f9 di mobilia in legno laccato, solitamente a fiorellini policromi con lumeggiature in oro su fondo bianco, che probabilmente, a seguito delle richieste del mercato, venne inclusa nel catalogo della loro produzione. Su di essa non sono applicati particolari slanci artistici, come prevedeva questo genere di produzione. Vi \u00e8 sicuramente da ritenere che oltre alla produzione laccata fosse presente quella in legno di noce al naturale. Questa tipologia di produzione riguarda quasi esclusivamente mobilia da seduta, consoles, piccoli tavolini e trespoli, come ce ne d\u00e0 puntuale riscontro il catalogo giunto sino a noi (<a title=\"Fig. 1. Fratelli Testolini, 1880 ca., immagini di mobilia neo rococ\u00f2 dal catalogo di bottega, Venezia collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo gruppo, la mobilia neosettecentesca con contaminazioni barocche, fa parte di quella tipologia di mobilia di matrice pi\u00f9 arcaica che si rif\u00e0 agli albori della produzione neorococ\u00f2 e comprende le medesime tipologie di mobili elencate nel precedente punto. Come accennato poco sopra, essa contamina i modelli settecenteschi con particolari decorativi di tipologia barocca, appesantendo spesso le forme. Questa mobilia, certamente sfarzosa ed opulenta, non si discosta molto dalla produzione del resto della penisola, avvicinandosi in maniera piuttosto similare alle realizzazioni di area romana. Va certamente dato merito ai Fratelli Testolini di aver reso pi\u00f9 slanciato e meno massiccio tale stile: se infatti nella normale produzione del mobilio da seduta si potevano riscontrare gambe a capriolo dalle curve enfatizzate, ma di altezza decisamente limitata, imbottiture molto prosperose e spalliere e braccioli dalla struttura dorata piuttosto imponente (cosa quest\u2019ultima riscontrabile anche nei tavoli e nelle consoles), in quella dei Fratelli Testolini possiamo notare maggior garbo e leggiadria. Le gambe pi\u00f9 slanciate e di altezza decisamente superiore donano un aspetto meno pesante a tale mobilia, cosa rafforzata dalle imbottiture meno sovrabbondanti, tipiche della tradizione veneziana. Seppur la struttura lignea risulti comunque piuttosto massiccia, la decorazione meno nutrita rende questi particolari mobili alla vista meno ridondanti (<a title=\"Fig. 2. Fratelli Testolini, 1880 ca., Pagina dal catalogo di bottega con mobilia neo rococ\u00f2 con influssi barocchi, Venezia collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas02.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza tipologia \u00e8 quella pi\u00f9 interessante e che manifesta in maniera palese le capacit\u00e0 tecniche ed inventive dei Fratelli Testolini. Seppur in tutta Europa questo stile non presentasse particolari slanci di fantasia, ed anzi in molti casi peccasse un po\u2019 di ridondanza, risultava comunque uno stile estremamente gradito al pubblico. I Fratelli Testolini, consci dell\u2019apprezzamento che esso suscitava, idearono in tale stile una serie di arredi molto copiosa. Con estrema lungimiranza i pezzi da loro ideati mostrano una profonda conoscenza di quanto in voga nei veri paesi europei durante il XVIII secolo, ma, lungi dal riproporre sterili repliche, usarono le loro conoscenze per inserire rimandi e ricordi dei loro studi nelle loro creazioni. Cos\u00ec nei pezzi da loro creati compaiono i tipici medaglioni floreali intagliati di stampo francese, gli eleganti e spesso ingenui profili provenzali, le esuberanti concatenazioni di riccioli di impronta austro-ungarica e dettagli decorativi di carattere inglese, il tutto da loro unito alla classica leggiadria veneziana. Tutti questi elementi di carattere eterogeneo, se non fosse per la loro appartenenza alla cultura decorativa del XVIII secolo, vengono rielaborati e reinterpretati con un gusto davvero all\u2019avanguardia per i tempi, cosa che ha fatto s\u00ec che i modelli creati dai Fratelli Testolini sopravvivessero, con varianti minime, per tutto il periodo di attivit\u00e0 della ditta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli arredi da seduta di tale stile sono tra le creazioni maggiormente elaborate e virtuosistiche, e fanno ben comprendere quanto in esse la tradizione veneziana fosse preponderante.  Le gambe degli arredi infatti mantengono le eleganti curvature della tradizione lagunare, venendo solo leggermente accentuate, per donar loro maggior movimento e leggerezza d\u2019insieme, cosa sottolineata anche dai piedini desinenti in un affusolato terminale, particolari che, uniti alle elaborate spalliere dalle volute di un\u2019incredibile arguzia tecnica, donano uno slancio quasi fiabesco all\u2019insieme (<a title=\"Fig 3. Fratelli Testolini, 1880 ca., Pagina dal catalogo di bottega con sedie neo rococ\u00f2, Venezia collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Seppur tale mobilia sia di dimensioni davvero notevoli, la sinuosit\u00e0 delle forme e la leggerezza dell\u2019insieme fanno s\u00ec che, se non si abbia presa diretta dei capi, essi vengano ritenuti un delicato vezzo dalla fragile struttura: un esempio calzante ne \u00e8 il divano comparso in \u201cColazione da Tiffany\u201d, il noto film del 1961, in cui l\u2019arredo mostra la sua possente e fantasiosa natura (<a title=\"Fig 4.  In alto: Fratelli Testolini, 1880 ca., particolare di una pagina dal catalogo di bottega con divano intagliato, Venezia, collezione privata. In basso: Fratelli Testolini 1880 ca., divano in legno di noce intagliato apparso in colazione da Tiffany, USA, Neal Auction Company.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Identica cosa valeva per tutta una serie di sedie e poltrone dagli impensabili schienali in cui l\u2019estro creativo dei Testolini ha dato prova di mirabile ingegno, un esempio calzante ne \u00e8 il salotto conservato nella sala da caccia del castello polacco di Zag\u0142\u0119bie a B\u0119dzinimmagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per la mobilia da seduta la fantasia fosse il caposaldo, per la rimanente produzione, che comprendeva vetrine, scrittoi, consoles, tavolini e paraventi, ci si atteneva maggiormente alla tradizione veneziana, contaminandola di sovente con forti influssi francesi, soprattutto provenzali, ed austriaci (<a title=\"Fig. 5. A destra: Fratelli Testolini, 1880 ca., particolare di una pagina dal catalogo di bottega con vetrina intagliata, Venezia collezione privata. A sinistra: Fratelli Testolini, 1880-90 ca., vetrina intagliata in legno di noce, Germania, Lot-tissimo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas05.jpg\">Fig. 5<\/a>). \u00c8 molto interessante notare come le gi\u00e0 elaborate forme arcuate e bombate venissero arricchite da dettagli ad intaglio e non di rado da putti e angioletti, come ce ne danno esempio uno scrittoio di recente apparso sul mercato antiquario (<a title=\"Fig.6.  In alto: Fratelli Testolini, 1880 ca., particolare di una pagina dal catalogo di bottega con scrittoio intagliato, Venezia collezione privata. In basso: Fratelli Testolini 1890 ca., scrittoio in legno di noce intagliato, USA, Victorin\u2019s.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas06.jpg\">Fig. 6<\/a>) o il paravento-parafuoco eseguito per i sovrani di Portogallo e ancora custodito nella sala dei Grandi Dispacci nel palazzo reale di Ajuda (<a title=\"Fig.7. Fratelli Testolini, 1880 ca., particolare dal catalogo di bottega con parafuoco-paravento neo rococ\u00f2 del medesimo modello eseguito per il palazzo reale di Ajuda, Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas07.jpg\">Fig. 7<\/a>), per il quale i Fratelli Testolini eseguirono moltissimi arredi e vetrerie. Interessante risulta notare che molti dei pezzi usciti dai laboratori Testolini erano in legno di noce al naturale spesso lumeggiati in oro o in qualche eccezione totalmente dorati; va infatti ritenuta non pertinente la laccatura, che molte loro creazioni spesso presentano. Vi fu tra gli anni \u201940 e \u201960 del \u2019900 la moda di laccare o dorare la mobilia ritenuta all\u2019epoca troppo sobria; con ci\u00f2 non si vuole negare che alcuni pezzi non venissero laccati o dorati gi\u00e0 alla loro nascita, ma questi erano un numero davvero esiguo rispetto a quelli in legno al naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trait d\u2019union tra la produzione appena enunciata e l\u2019ultima sono una serie di mobili da seduta che hanno mantenuto inalterata la loro conformazione nonostante il susseguirsi dei decenni. Questi arredi hanno una struttura assai semplice leggermente mossa, forme quasi scatolari e sono decorati da cartelle ad intaglio traforate (<a title=\"Fig.8 : In alto: In alto: Fratelli Testolini, 1880 ca., particolare di una pagina dal catalogo di bottega con mobili da seduta neo rococ\u00f2, Venezia collezione privata. In basso: Fratelli Testolini, 1890 ca., poltroncina il legno di noce intagliato e dettagli, Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas08.jpg\">Fig. 8<\/a>); una sedia di tale tipologia \u00e8 conservata nel salotto della Fenyes Mansion a Pasadena in California.  Dettaglio interessante di tale mobilia \u00e8 il ricciolo che si trova a decorazione della parte mediana della traversa dello schienale e la piccola decorazione a bassorilievo presente nella traversa frontale della seduta, elementi questi che verranno ripresi in tutta la mobilia di ultima produzione con minime varianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mobilia di ultima produzione molto probabilmente venne ideata alla fine dell\u2019800, venendo poi standardizzata agli inizi del \u2019900 e continuando ad essere prodotta sino alla fine dell\u2019attivit\u00e0 della ditta. Gli arredi consistevano in forniture da salotto di dimensioni contenute comprendenti un piccolo sof\u00e0, due poltroncine e due o quattro sedie, che potevano arricchirsi di un tavolino da t\u00e8, altri piccoli tavolini di complemento, una consolle con specchiera e una fioriera, a seconda della richiesta. Interessante risulta notare che tavolini e consoles solitamente avevano la parte centrale dei ripiani costituita da cristalli ad incasso a protezione di un tessuto della medesima stoffa degli arredi da sedute. Questi salottini, a differenza degli arredi della precedente produzione, sono davvero minuti e quasi fragili nella leggerezza della loro struttura (<a title=\"Fig. 9. Fratelli Testolini, 1900-1930, tre tipologie di salottini in legno di noce intagliato, rispettivamente: a destra: USA,  Liveauctioneer; in alto a destra:USA, 1stdibs; in basso a destra: USA, Nadeau Auction.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/bas09.jpg\">Fig. 9<\/a>). La tipologia decorativa di tali salottini \u00e8 di un neorococ\u00f2 quasi camaleontico: questa cosa, unita al fatto che tali arredi venivano spediti dai Fratelli Testolini in tutto il mondo e commercializzati negli stores di moltissimi rivenditori, tra i quali anche la ditta parigina Genin<sup><a href=\"#footnote_15_3858\" id=\"identifier_15_3858\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"An., Catalogo a stampa della ditta J.F. Genin, Parigi 1907.\">16<\/a><\/sup>, ha fatto s\u00ec che tale produzione venga spesso attribuita erroneamente a maestranze francesi o di altri paesi. Queste forniture da salotto erano davvero apprezzate dal pubblico nazionale ed internazionale, tanto che se ne trova un numero di varianti davvero nutrito ed una diffusione davvero capillare: due esempi notevoli di essi sono custoditi rispettivamente al Museo regionale di Palazzo Mirto a Palermo, pi\u00f9 precisamente nel salotto Salvator Rosa, e nel soggiorno del Museo della Casa Borghese a Cracovia in Polonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una piccola nota da aggiungere a conclusione \u00e8 il fatto che il catalogo giunto sino a noi, che ha permesso la presente trattazione, \u00e8 solo uno dei cataloghi inerenti alla mobilia in produzione presso la ditta dei Fratelli Testolini. Risulta importante notare che questo catalogo comprende, per la produzione neorinascimentale, molte forniture per camere da letto, sale da pranzo ed ingressi. Ritengo perci\u00f2 assolutamente certo che in uno o pi\u00f9 dei cataloghi perduti fossero presenti le forniture in stile neorococ\u00f2 per le sale appena enunciate. Questa cosa viene suffragata dalle molte forniture complete giunte sino a noi ed ora in collezioni private o presenti sul mercato antiquario. In esse, infatti, le caratteristiche esecutive, i dettagli decorativi e la chiara pertinenza dei modelli, oltre ad essere completate molto spesso dal mobilio da seduta sopra trattato, rendono la loro esecuzione di chiara mano dei Fratelli Testolini.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3858\" class=\"footnote\">A. Gonzalez-Palacios, <em>Mosaici e pietre dure. Mosaici a piccole tessere &#8211; Pietre dure a Parigi e a Napoli<\/em>, Milano 1981, pp. 47-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3858\" class=\"footnote\">C. Paolini, <em>Mobili e arredi dell&#8217;800<\/em>, Novara 1999,<em> <\/em>p. 240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3858\" class=\"footnote\">C. Paolini, <em>Mobili\u2026<\/em>, 1999, p. 252.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3858\" class=\"footnote\">C. Paolini, <em>Mobili\u2026<\/em>, 1999, pp. 252-253.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3858\" class=\"footnote\">C. Baulez, D. Ledoux-Lebard, <em>Il mobile francese: dal Luigi XVI all\u2019Art D\u00e9co<\/em>, Milano 1988, pp. 56-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3858\" class=\"footnote\">S. Langhen, <em>Baviera, \u00e8 tempo di viaggiare nel tempo,<\/em> Ratisbona 2000, <em> <\/em>pp. 58-64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3858\" class=\"footnote\">D. Lynch, K. Marshall, <em>Titanic<\/em>, Toronto 1992, pp.46-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3858\" class=\"footnote\">R. Antonetto, <em>Gabriele Capello \u201cMoncalvo\u201d<\/em>, Torino 2004, pp. 282-283.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3858\" class=\"footnote\">E. Colle, <em>Il mobile dell&#8217;800 in Italia<\/em>,  Verona 2007, p. 157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3858\" class=\"footnote\">E. Colle, <em>Il mobile \u2026<\/em>,  2007, pp. 157-158.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3858\" class=\"footnote\">A. Basana, <em>La ditta Fratelli Testolini<\/em>, in Oadi, n. 12 dicembre 2015; A. Basana, <em>Le porcellane dei Fratelli Testolini<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio delle Arti decorative in Italia\u201d, n. 13 giugno 2016; A. Basana, <em>Gli arredi umbertini dei Fratelli Testolini<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio delle Arti decorative in Italia\u201d, n. 14 dicembre 2016. A. Basana, <em>La produzione vitrea dei Fratelli Testolini<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio delle Arti decorative in Italia\u201d, n. 17 giugno 2018.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3858\" class=\"footnote\">A. Basana, <em>La ditta dei Fratelli Testolini<\/em>, in \u201cAteneo Veneto\u201d, anno CCCIII, terza serie, n. 15\/1 (2016).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3858\" class=\"footnote\">An., <em>Guida di Venezia<\/em>, Firenze 1896, pp. 3-6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3858\" class=\"footnote\">An., <em>Guida di\u2026<\/em>, 1896, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3858\" class=\"footnote\">La presente trattazione si basa sulle immagini fotografiche presenti nel catalogo di bottega dei Fratelli Testolini giunto sino a noi e databile agli anni \u201980 dell\u2019800 e su studi e ricerche forensi nel settore. Si rimanda alla conclusione del presente contributo per una puntualizzazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3858\" class=\"footnote\">An., <em>Catalogo a stampa della ditta J.F. Genin<\/em>, Parigi 1907.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3858\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>feone@hotmail.it I mobili neorococ\u00f2 dei Fratelli Testolini DOI: 10.7431\/RIV21122020 Seppur i critici tendano, il pi\u00f9 delle volte, a sminuire lo stile rococ\u00f2 e decisamente a <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3858\" title=\"Andrea Massimo Basana\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":14,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3858"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3858"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3858\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4101,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3858\/revisions\/4101"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3858"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}