{"id":3845,"date":"2020-06-30T07:39:26","date_gmt":"2020-06-30T07:39:26","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3845"},"modified":"2020-12-30T08:35:30","modified_gmt":"2020-12-30T08:35:30","slug":"sante-guido","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3845","title":{"rendered":"Sante Guido"},"content":{"rendered":"<p>santeguido@hotmail.com<\/p>\n<h2>L\u2019ultimo Valadier: il fonte battesimale della Basilica di Santa Maria Maggiore e annotazioni sulla \u00abCustodia della Sacra Culla\u00bb<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21102020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1833 Giuseppe Valadier (1762-1839) pubblic\u00f2 a Roma un piccolo volume di 32 pagine di testo e 20 tavole grafiche dal titolo <em>Opere di architettura e di ornamento<\/em><sup><a href=\"#footnote_0_3845\" id=\"identifier_0_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Valadier, Opere di architettura e di ornamento, Roma 1833.\">1<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. Giuseppe Valadier, Giuseppe Bianchi, 1833, frontespizio del volume &lt;i&gt;Opere di architettura e di ornamento&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Si tratta dell\u2019ultimo scritto che il famoso architetto diede alle stampe di una serie di testi tra i quali la raccolta, in cinque tomi, delle lezioni impartite tra il 1828 ed il 1839, dal titolo <em>L&#8217;architettura pratica dettata nella scuola e cattedra dell&#8217;insigne Accademia di S. Luca<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3845\" id=\"identifier_1_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Circa le note biografiche su Giuseppe Valadier si rimanda a: Luigi Valadier, catalogo della mostra a cura di A. Gonz&aacute;lez-Palacios, New York 2018, pp. 451-473. Allo studioso si deve un vivo ringraziamento per aver dedicato circa 40 anni di studi alla produzione dei Valadier grazie ai quali &egrave; oggi possibile apportare ulteriori approfondimenti.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella breve introduzione di \u00abOpere di architettura e di ornamento\u00bb, dal tono malinconico di un uomo di 71 anni che tanto aveva vissuto e realizzato, l\u2019autore spiega \u00abl\u2019idea dell\u2019opera\u00bb nel presentare i suoi i \u00abpi\u00f9 notabili [lavori] che sottopongo al savio giudizio dei cultori dell\u2019arte\u00bb. Tra questi troviamo la \u00abFacciata della chiesa di San Pantaleo\u00bb e il prospetto di casa Lezzani a via del Corso, il totale rifacimento dell\u2019antico \u00abTeatro Valle in Roma\u00bb assieme alla realizzazione dello sperone di consolidamento del \u00abAnfiteatro Flavio detto Colosseo\u00bb, seguono quindi la \u00abNarrazione artistica dell\u2019operato del restauro dell\u2019Arco di Tito eseguito nel 1821\u00bb ed il \u00abProgetto per la riedificazione della basilica di S. Paolo\u00bb. Accanto a queste opere di cos\u00ec largo respiro sono solo due le attestazioni di un\u2019attivit\u00e0 che non pu\u00f2 e non deve essere considerata minore nel fare del celebre architetto: il \u00abCatafalco eretto nella basilica di San Pietro in Vaticano per la morte dell\u2019immortale pontefice Pio VII\u00bb ed infine la \u00abCustodia della Sacra Culla di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prefazione Valadier appunta: \u00absiccome per avventura ho dovuto dirigere eziandio parecchie opere di ornato condotte in vari metalli cos\u00ec anche di queste ne dar\u00f2 un [solo] saggio con tavole e spiegazioni\u00bb. In questo volumetto, che possiamo quasi considerare un taccuino di ricordi di una folgorante carriera, appare quale opera pi\u00f9 rappresentativa della intera produzione di oreficeria e argenteria del famoso <em>atelier<\/em> di Via del Babuino la \u00abCustodia della Sacra Culla\u00bb (<a title=\"Fig. 2. Giuseppe Valadier, Giuseppe Bianchi, 1833, &lt;i&gt;Magnifica Custodia dei Sacrosanti avanzi della Culla di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui02.jpg\">Fig. 2<\/a>) e non il <em>fonte battesimale<\/em> per la Basilica di Santa Maria Maggiore in marmi preziosi, rame, ottone e bronzi dorati, voluto da papa Leone XII (1823-1829) ed inaugurato il 2 giugno del 1827 (<a title=\"Fig. 3. Giuseppe Girometti, 1827, Medaglia commemorativa per la consacrazione del fonte battesimale nella Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_2_3845\" id=\"identifier_2_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.A. Cracas, Diario di Roma, 10 Giugno 1827, n. 46.\">3<\/a><\/sup>. Un\u2019opera che assume un particolare valore sia per le caratteristiche formali e tecniche, che verranno meglio dettagliate in seguito,  che sottendono alla sensibilit\u00e0 del celebre architetto per le testimonianze di et\u00e0 classica sia in quanto \u00e8 da considerarsi l\u2019ultima realizzazione di Giuseppe Valadier quale proprietario della bottega che eredit\u00f2 all\u2019et\u00e0 di 23 anni nel 1785 dal padre Luigi e che diresse per quasi quaranta anni sino al 30 giugno del 1827, quando la vendette al cognato e noto argentiere Giuseppe Spagna, gi\u00e0 da tempo ivi impegnato alla creazione dei manufatti in bronzo e metalli preziosi<sup><a href=\"#footnote_3_3845\" id=\"identifier_3_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.Valeriani, Gli Spagna. La fine della bottega, in L&rsquo;oro dei Valadier. Un genio nella Roma del Settecento, catalogo della mostra a cura di A. Gonz&aacute;les-Palacios, Roma 1987, pp. 246-250.\">4<\/a><\/sup>. Il <em>fonte battesimale<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<em>,<\/em> inoltre, si pone come conclusivo di una serie di lavori eseguiti per la Basilica di Santa Maria Maggiore, nel solco della tradizione di famiglia iniziata pi\u00f9 di 75 anni prima nel 1746, allorquando il nonno Andr\u00e9 Valadier (1695-1759), argentiere di nazionalit\u00e0 francese, assieme al giovanissimo figlio Luigi (1726-1785), eseguirono lavori di restauro e ammodernamento in vista del giubileo del 1750; attivit\u00e0 che prosegu\u00ec in pi\u00f9 riprese, e in modo particolare con commissioni dei principi Borghese all\u2019interno della cappella voluta da papa Paolo V per l\u2019immagine della <em>Salus Popoli Romani<\/em>, con la realizzazione tra il 1759 ed il 1762 di un nuovo altare in metalli dorati, pietre dure e lapislazzuli, delle celebri <em>tre cartegloria<\/em>. A questi lavori seguirono la realizzazione di quattro lampade di argento nel 1763, oggi purtroppo scomparse, ed ancora nel 1777 il restauro della cornice della sacra icona oltre a interventi di manutenzione di argenti e di realizzazioni di strutture cerimoniali. Giuseppe oltre alla realizzazione del <em>Reliquiario della Sacra Culla<\/em>, ide\u00f2 nel 1823 le decorazioni fitomorfe in metallo dorato che avvolgono le grandi colonne in porfido del baldacchino, progettato da Ferdinando Fuga (1699-1781), per il quale il padre nel 1749 aveva fuso e dorato quattro grandi stemmi bronzei di papa Benedetto XIV (1740-1758).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alla prefazione del volumetto \u00abOpere di architettura e di ornamento\u00bb, Giuseppe delineando in breve la sua biografia, accenna ai suoi primi anni di vita e ricorda con affetto il padre \u00abrinomato fonditore di metalli Luigi Valadier, oriundo francese, creato cavaliere dal Sommo Pontefice Pio VI, mecenate della mia famiglia\u00bb ma soprattutto che \u00abdal mio amorevole genitore venni destinato fin da bambino alla stessa via tenuta da lui. E perch\u00e9 sapeva che non pu\u00f2 essere buon artefice chi \u00e8 privo del disegno e delle cognizioni dell\u2019arte, non tralasci\u00f2 cosa alcuna onde il figlio suo venisse iniziato nelle matematiche, nel disegno di figura, di architettura, e prospettiva, e nella scultura, cose tutte che per vari anni essendo ancor giovanetto mi dilettai grandemente di fare\u00bb. Luigi quindi fece impartire una solida educazione al figlio nell\u2019idea che questi proseguisse la tradizione di famiglia nel campo dell\u2019argenteria e della produzione di manufatti suntuosi ma, continua la narrazione autobiografica, \u00abnell\u2019et\u00e0 di anni tredici concorrendo ai premi del concorso Clementino nell\u2019Accademia di San Luca, in architettura, ne riportare la medaglia [d\u2019oro], il che mi anim\u00f2 e mi decise a seguire interamente l\u2019architettura, rinunciando alla via aperta e accreditata della produzione del mio bravo e buon genitore\u00bb. Il futuro architetto dovette tuttavia assecondare per alcuni anni la volont\u00e0 del padre nell\u2019esercizio della professione dell\u2019argentiere in quanto Luigi \u00abche quasi contro sua voglia vedeva il figlio partirsi dalle prime tracce per correre su quelle dell\u2019architettura, volle forse per provarlo, che esercitasse per qualche tempo ogni arte meccanica, usando dire che colui che non sa fare non sa comandare\u00bb. Il testo prosegue con una riflessione da parte dell\u2019ormai anziano architetto \u00abquindi fu che a queste prove volentieri mi accinsi con grande fatica ed incomodo, e in tal modo acquistai da giovane quella pratica, da me sperimentata poi tanto utile e necessaria in questa professione\u00bb. Una formazione teorica e pratica quindi che gli permise di ideare, disegnare e far realizzare, sotto la sua direzione per quasi quaranta anni, dai numerosissimi orafi ed argentieri, fonditori e doratori, intagliatori di gemme, pietre dure e marmi preziosi attivi nel suo <em>atelier<\/em> un ingentissimo numero di opere quali: preziosi servizi da tavola e da scrittoio, lampade e orologi, cornici e specchiere nonch\u00e9 consolle, tavoli e mobili in legni e marmi pregiati con decorazioni, maniglie e serrature in metallo dorato. Accanto a questi manufatti ne furono realizzati numerosi altri di carattere ecclesiastico come: croci d\u2019altare, calici e pissidi, elaborati ostensori e carte gloria, reliquiari e lampade votive. Ne sono la riprova i molti disegni, a china, matita, carboncino e pastelli colorati, quasi un prontuario di oggetti in vendita su commissione, gi\u00e0 pubblicati da tempo come ad esempio i 248 esemplari dell\u2019<em>Album Valadier<\/em> della Pinacoteca comunale di Faenza<sup><a href=\"#footnote_4_3845\" id=\"identifier_4_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Leone, Una raccolta di disegni diversi. L&rsquo;album Valadier della pinacoteca comunale di Faenza, In Valadier. Splendore nella Roma del Settecento, catalogo della mostra a cura di G. Leardi, Milano 2019, pp. 68-183; si veda inoltre la pubblicazione di una sezione della raccolta di disegni del Museo Napoleonico in Rma : I Valadier: l&rsquo;album dei disegni del Museo Napoleonico, catalogo della mostra a cura di A. Gonz&aacute;lez-Palacios, Roma 2015, con bibliografia precedente.\">5<\/a><\/sup>, ai quali nel 2017 si \u00e8 aggiunto un pi\u00f9 numeroso e cospicuo <em>corpus<\/em> di 346 esemplari pubblicati nel volume di <em>The<\/em> <em>Art of the Valadiers<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_3845\" id=\"identifier_5_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"The Arts of Valadiers, a cura di T.L.M.Vale, Torino 2017.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il reliquiario della Sacra Culla<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abCustodia della Sacra Culla di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_3845\" id=\"identifier_6_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera di grande fascino e importanza nelle celebrazioni liturgiche del Natale non &egrave; mai stata oggetto di particolare attenzione in letteratura.\">7<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Giuseppe Valadier, 1802, &lt;i&gt;Custodia della Sacra Culla&lt;\/i&gt;, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui05.jpg\">Fig. 5<\/a>), citata nel volumetto, fu realizzata nell\u2019atelier di Valadier nel 1802 ed \u00e8 attentamente descritta nel volumetto del 1833, sin dalle motivazioni della sua genesi: \u00abSono venerati nella Basilica Liberiana di S. Maria Maggiore alcuni sagri pezzi di legno, impiegato alla formazione della Culla di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo. La piet\u00e0 della Sig. Duchessa di Villermosa Spagnuola mossa da esemplare devozione, volle che questo sagro avanzo fosse posto in una preziosa custodia di oro e in parte di argento; per cui avendone pregato il Nunzio Apostolico, allora Mons. Benedetto Capelletti, oggi Eminentissimo Cardinale, questi volle onorarmi coll\u2019affidare a me la direzione di tale ornamento\u00bb. La commissione di Maria Manuela Pignatelli de Arag\u00f3n y Gonzaga, duchessa di Villahermosa (1753-1816) di un nuovo reliquiario venne a supplire la mancanza di un precedente grande prezioso manufatto, fatto realizzare nel 1606 su commissione di Margherita d\u2019Austria<sup><a href=\"#footnote_7_3845\" id=\"identifier_7_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il cartiglio relativo ad un ritratto della sovrana databile ai primi anni del XVII secolo conservato presso la Sala dei Papi nella basilica Liberiana dettaglia l&rsquo;informazione MARGARITA AUSTRIACA HISPANI\/REGINA PHILIPPI III CONIUX\/CUNARUM XPI BENEFICIO QUARUM Ex\/HAC BASILICA PARTICULAM HABUIT FELICI\/PUERPERIO SAEPIUS USA CUNAS IPSAS\/ ARGENTEA THECA MIRIFICE\/ ORNAVIT; si veda inoltre S. Guido &ndash; G. Mantella, Immagini della Monarchia spagnola in Santa Maria Maggiore nel XVI secolo: il &ldquo;Filippo IV&rdquo; di Gian Lorenzo Bernini e Girolamo Lucenti, in Studia Liberiana. Figure, Liturgia e Culto, Arte. Ricerche dall&rsquo;archivio della Basilica Papale di Santa Maggiore, VIII, n.2 a cura di Michael Jagosz, 2013, pp. 213-236 in particolare p. 216-222.\">8<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Ambito di Juan Pantoja de la Crux, secondo decennio del XVII secolo, &lt;i&gt;Margherita d\u2019Austria&lt;\/i&gt;, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Sala dei Papi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui06.jpg\">Fig. 6<\/a>), consorte di Filippo II d\u2019Asburgo re di Spagna, disciolto, come centinaia di altre opere in metallo prezioso appartenenti alla Basilica Liberiana, a seguito delle requisizioni di papa Pio VI (1775-1799) per assolvere al Trattato di Tolentino ma anche durante la successiva occupazione giacobina della Citt\u00e0 Eterna. L\u2019opera seicentesca ci \u00e8 nota dal frontespizio (<a title=\"Fig. 7. Paolo De Angelis, 1621, frontespizio del volume &lt;i&gt;Basilicae S. Mariae Maioris De Urbe a Liberio Papa I usque ad Paulum V Pont. Max Descriptio et Delineatio&lt;\/i&gt;, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Archivio Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui07.jpg\">Fig. 7<\/a>) del volume di Paolo De Angelis del 1621 dal titolo <em>Basilicae S. Mariae Maioris De Urbe<\/em><sup><a href=\"#footnote_8_3845\" id=\"identifier_8_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. De Angelis, Basilicae S. Mariae Maioris De Urbe a Liberio Papa I usque ad Paulum V Pont. Max Descriptio et Delineatio, Roma 1621.\">9<\/a><\/sup> nel quale si pu\u00f2 osservare un reliquario in forma di culla (<a title=\"Fig. 8. Paolo De Angelis, 1621, frontespizio del volume &lt;i&gt;Basilicae S. Mariae Maioris De Urbe a Liberio Papa I usque ad Paulum V Pont. Max Descriptio et Delineatio&lt;\/i&gt;, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Archivio Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui08.jpg\">Fig. 8<\/a>) con aperture sui lati, al fine di potere osservare il legno della Sacra Culla, tra cherubini mentre al centro del coperchio \u00e8 la figura sdraiata del Bambino tra angeli oranti. Una iscrizione accompagna l\u2019immagine del reliquiario facendo riferimento alla donatrice e al prezioso metallo con il quale fu realizzato.<\/p>\n<p>Come emerge da un documento dell\u2019archivio della Basilica Liberiana, il vero artefice della commissione del nuovo reliquiario fu il reatino Benedetto Capelletti (1764-1834), nominato da Pio VI canonico coadiutore del Capitolo della basilica di Santa Maria Maggiore<sup><a href=\"#footnote_9_3845\" id=\"identifier_9_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, IX, Venezia 1841, p. 168.\">10<\/a><\/sup> ed invitato in Spagna in missione diplomatica e al contempo incaricato dal canonici di chiedere a re Carlo IV di Borbone il pagamento delle prebende annuali provenienti dalla Sicilia e destinate al sostentamento del clero liberiano; contestualmente, e su iniziata personale<sup><a href=\"#footnote_10_3845\" id=\"identifier_10_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Atti Capitolari 1751-1819, 838, 30 gennaio 1803, pp. 393-394. &laquo;il quale per&ograve; non le era stato ordinato dal nostro Capitolo&raquo;. Il documento riportato interamente in appendice &egrave; desunto da F. Liverani, Del nome di santa Maria ad Presepe e delle reliquie della Nativit&agrave; ed Infanzia del Salvatore che conserva, Roma, 1854.\">11<\/a><\/sup>, Capelletti cerc\u00f2 un finanziamento  per far realizzare un nuovo reliquario per la Sacra Culla in quanto \u00abnell&#8217;invasione francese rimasero le [tutte] Reliquie della nostra Basilica nella loro integrit\u00e0 ed autenticit\u00e0, [\u2026] ma essendo spogliate dei convenienti ornati, non poteronsi pi\u00f9 esporre alla pubblica venerazione. Non poteva il Capitolo supplire ad una tanta spesa e ci\u00f2 che maggiormente importava, era la Reliquia della S. Culla, che sebbene provveduta di una urna di legno, non poteva per\u00f2 esporsi con quella decenza che si richiedeva, dovendosi considerare una tale reliquia per uno dei principali monumenti di nostra Redenzione\u00bb. Grazie all\u2019interessamento di Capelletti, Maria Manuela Pignatelli si fece carico delle spese per \u00abgli ornati a tre delle principali Reliquie che conservansi in Roma: cio\u00e8 questa della Culla, quella del legno della S. Croce in S. Croce in Gerusalemme, e l&#8217;altra delle Teste dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, che conservarsi in S. Giovanni in Laterano, ed alla direzione di questi tre ornati destin\u00f2 lo stesso Monsignor Capelletti, acci\u00f2 a suo arbitrio li facesse eseguire colla maggiore magnificenza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3845\" id=\"identifier_11_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">12<\/a><\/sup>. In tutti e tre i casi Capelletti incaric\u00f2 Valadier delle realizzazioni, avvenute tra il 1802 ed il 1804, e ne segu\u00ec personalmente la progettazione che sottopose all\u2019approvazione a papa Pio VII<sup><a href=\"#footnote_12_3845\" id=\"identifier_12_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem; si veda inoltre: G. Servi, Notizie intorno alla Vita del Cav. Giuseppe Valadier Architetto Romano, Bologna 1840, pp. 8-9.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una lastra calcografica conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana<sup><a href=\"#footnote_13_3845\" id=\"identifier_13_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Jatta, Il Fondo Matrici della Biblioteca Apostolica Vaticana, in Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae, 11, Citt&agrave; del Vaticano 2004, p. 626.\">14<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Ambito di Pier Leone Ghezzi, Processione della Sacra Culla, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Archivio Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui09.jpg\">Fig. 9<\/a>), databile ai primi decenni del XVIII secolo ed attribuibile all\u2019ambito di Pier Leone Ghezzi, il reliquiario seicentesco appare, come da tradizione, portato in processione e sostanzialmente modificato con la rimozione della parte alta e l\u2019aggiunta di pareti in cristallo per poter meglio osservare la reliquia in esso contenuta, mentre in una immagine a stampa presso l\u2019Archivio della Basilica Liberiana raffigurante le celebrazioni del Natale da parte di papa Clemente XI, databile tra il 1700 ed il 1721, sulla parte alta delle reliquario appare la sola figura dell\u2019Infante<sup><a href=\"#footnote_14_3845\" id=\"identifier_14_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. F. Ostrow &ndash; C. M. S. Johns, Illuminations of S. Maria Maggiore in the Early Settecento, in &ldquo;The Burlington Magazine&rdquo;, 1049, Vol. 132, (Agosto, 1990), pp. 528-534. Si desidera ringraziare monsignor Giuseppe Maria Croce e il dottor Pier Giorgio Cataldi, rispettivamente Prefetto e sub archivista presso l&rsquo;Archivio Capitolare della Basilica Liberiana.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forma a culla e la figuretta del Bimbo in atto benedicente che caratterizzavano il reliquiario seicentesco furono d\u2019ispirazione alla realizzazione del nuovo prezioso manufatto del 1802 cos\u00ec come la sua conformazione, per massima parte in cristallo, che sembra rispondere a precise esigenze di culto sono elementi che attestano un\u2019attenta sensibilit\u00e0 culturale e al tempo stesso un preciso risvolto pratico, da parte dell\u2019architetto, del momento della nuova ideazione. Valadier, proseguendo la descrizione nel volumetto, fornisce numerosi dettagli \u00absiccome questa insigne reliquia viene posta alla pubblica venerazione con la massima pompa ecclesiastica in detta Basilica nella notte e successivo giorno di Natale, cos\u00ec immaginai di rappresentare sopra la custodia il S. Bambino appena nato, il quale in sembiante umano unisse la dignit\u00e0 divina di Creatore, e che perci\u00f2 assiso su di un cuscino benedicesse il popolo (<a title=\"Fig. 10. Giuseppe Valadier, 1802, &lt;i&gt;Custodia della Sacra Culla&lt;\/i&gt;, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Questo cuscino \u00e8 posto sopra un materazzetto posato fra il fieno (<a title=\"Fig. 11. Giuseppe Valadier, 1802, Custodia della Sacra Culla, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui11.jpg\">Fig. 11<\/a>), che allude a quello contenuto nella Culla. La custodia \u00e8 guarnita di cristalli, dai quali si vendono i preziosi antichi avanzi della sagra Culla ed \u00e8 sostenuta da quattro putti che terminano in vaghi fogliami (<a title=\"Fig. 12. Giuseppe Valadier, 1802, Custodia della Sacra Culla, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui12.jpg\">Fig. 12<\/a>), e reggono leggiadramente alcuni festoni di gigli, che l\u2019adornano. Nelle testate della custodia sono due Cherubini, portanti ciascheduno un vaso di cristallo, in uno de\u2019 quali viene contenuto il fieno prezioso del Santo Presepe, e nell\u2019altro un frammento del velo di Maria Santissima (<a title=\"Fig. 13. Giuseppe Valadier, 1802, Custodia della Sacra Culla, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui13.jpg\">Fig. 13<\/a>). Posano i succennati putti, che cambiano la met\u00e0 inferiore del loro corpo in fogliami e zampe di leone, sopra una base ovale corrispondente alla forma della custodia, colla quale termina la parte superiore contenente la insigne reliquia. Tutto questo lavoro venne eseguito in argento, in parte dorato, ed il Bambino \u00e8 di oro puro, come di oro sono gli ornamenti dei due vasi\u00bb.  Ulteriori informazioni sono altres\u00ec apportate dal gi\u00e0 citato documento del Capitolo Liberiano \u00abla machina \u00e8 di altezza palmi 9, e sebbene ancora manchi qualche piccolo pezzo nel piedistallo, vi sono state impiegate sopra 160 libre d&#8217;argento, oltre l&#8217;oro di cui \u00e8 composto il bambino di grandezza naturale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La narrazione del Valadier prosegue con la descrizione della base rettangolare del reliquiario da utilizzarsi come fercolo, tutt\u2019oggi conservata presso il Museo Liberiano e sostanzialmente inedita, \u00abquest\u2019urna che racchiude la sagra Culla \u00e8 posata sopra un piedistallo con base e cimase ornate, sugli specchi del qual piedistallo vi sono quattro bassorilievi. Uno de\u2019 due pi\u00f9 lunghi rappresenta la Nascita del S. Bambino, e l\u2019altro la Cena del Signore coi dodici Apostoli; nei due altri bassorilievi men lunghi che sono nelle testate, fu espresso in uno la Fuga in Egitto, nell\u2019altro l\u2019adorazione dei Magi. Negli angoli vi furono collocati quattro Cherubini, su\u2019 quali nascono altrettanti fanali di tre ceri l\u2019uno, da ardere in venerazione della reliquia. Il piedistallo ancora fu eseguito tutto di argento, parte di colore naturale e parte dorato; e posa sopra un dado, ove nei quattro lati vi sono delle epigrafi allusive ai rispettivi bassorilievi in lettere dorate. I rosoni che sono vicini agli angoli sono alla testa di un\u2019asta di ferro, che esce orizzontalmente nei detti quattro angoli, acci\u00f2 che quattro persone possano portare il sagro monumento sopra le spalle processionalmente\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_3845\" id=\"identifier_15_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il testo di Valadier prosegue con ulteriori interessanti informazioni &laquo;Immaginati che il piedistallo potesse servire eziandio per basamento di un Ostensorio per le grandi esposizioni, che con una controbase fra l&rsquo;Ostensorio e questo che di questo piedistallo, sorgerebbe acconciamente in guisa di Piramide; ed in un altare isolato, come lo sono nelle basiliche, resterebbe assai dignitoso&raquo;.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lunga descrizione si conclude con una notizia particolarmente importante \u00abi modelli dei bassorilievi ed \u00e8 il S. Bambino furono eseguiti tutti dal signor Luigi Acquisti scultore celebre\u00bb. Quest\u2019ultimo nacque a Forl\u00ec<sup><a href=\"#footnote_16_3845\" id=\"identifier_16_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Galeazzi, Luigi Acquisti. (Forl&iacute; 1747 &ndash; Bologna 1823): la scultura dal barocco al neoclassico, Bologna 2018.\">17<\/a><\/sup> nel 1745 e studi\u00f2 scultura presso l\u2019Accademia bolognese di Belle Arti; produsse le sue prime opere tra il capoluogo emiliano e la citt\u00e0 natale e nel 1792 si trasfer\u00ec a Roma ove cambi\u00f2 sostanzialmente il suo stile nel pi\u00f9 aggiornato linguaggio neoclassico, come attestato dalle opere a soggetto mitologico nello scalone di palazzo Braschi. Il 15 maggio del 1803 Acquisti divenne membro dell\u2019Accademia di San Luca; troviamo nei primi anni del secolo i due artisti impegnati assieme per la chiesa di San Pantaleo ove l\u2019architetto realizz\u00f2 la nuova facciata e lo scultore esegu\u00ec il rilievo in stucco dell\u2019altare maggiore raffigurante <em>San Giuseppe Calasanzio che presenta dei fanciulli alla Madonna<\/em>. Scultore di un certo successo venne chiamato nel 1809 a Milano a partecipare alle decorazioni della facciata del Duomo e, sempre nel capoluogo lombardo, esegu\u00ec due grandi gruppi scultorei e figure allegoriche per l\u2019<em>Arco del Sempione<\/em>; si spense nella citt\u00e0 di Bologna nel 1823 dove si era trasferito continuando la sua attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo dei quattro rilievi per il basamento del <em>Reliquiario della Sacra Culla<\/em> descritti dal Valadier ne resta uno soltanto a seguito del furto avvenuto nel 1983 e del successivo ritrovamento da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela. Il bel rilievo inedito raffigura pi\u00f9 che \u00abla nascita del S. Bambino\u00bb, come indicato dall\u2019architetto nel suo testo, una scena di <em>Adorazione dei pastori<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Giuseppe Valadier \u2013 Luigi Acquisti \u2013 Giuseppe III Spagna, 1802, Basamento della custodia della Sacra Culla, Nativit\u00e0, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui14.jpg\">Fig. 14<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_17_3845\" id=\"identifier_17_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si desidera ringrazia il cardinal Stanis\u0142aw Ry\u0142ko, il Capitolo Liberiano e monsignor Luigi Veturi, Prefetto al Museo, per la concessione delle foto delle opere conservate presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.\">18<\/a><\/sup> con la Vergine seduta sul ciglio della capanna e il Bimbo sulle ginocchia, sulla destra \u00e8 san Giuseppe mentre pastori e figure femminili rendono omaggio recando doni. L\u2019opera, che figurativamente riprende un modello iconografico gi\u00e0 largamente utilizzato fin dalla met\u00e0 del XVII secolo, \u00e8 priva di punzone in quanto tutti i bordi furono malamente tagliati nel momento del furto<sup><a href=\"#footnote_18_3845\" id=\"identifier_18_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il basamento comprensivo delle decorazioni ed il rilievo furono restaurati e assemblati da parte dello scrivente assieme a Giuseppe Mantella nel 2000 in occasione dell&rsquo;allestimento del Museo Liberiano; il reliquiario della Sacra Culla fu restaurato nel 2007 da parte dello staff del laboratorio di restauro di metalli e ceramiche dei Musei Vaticani, diretto da Flavia Callori di Vignale.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abCustodia della Sacra Culla\u00bb, per massima parte in cristallo al fine di poter meglio osservare la preziosa reliquia costituita da cinque barre in legno, \u00e8 esposta ogni anno al culto il 25 ed il 26 dicembre di fronte all\u2019altare papale ed \u00e8 stata oggetto di una recente ricognizione in occasione del rito di apertura, presieduto dal cardinale Stanis\u0142aw Ry\u0142ko, arciprete di Santa Basilica di Maria Maggiore, lo scorso 22 novembre, al fine di prelevare un frammento del Santo Legno, che papa Francesco ha voluto inviare a Betlemme dopo circa 14 secoli, e pi\u00f9 precisamente,  da quando san Sofronio, patriarca di Gerusalemme, invi\u00f2 a  papa Teodoro I (642-649) le preziose reliquie.<\/p>\n<p><em>Il fonte battesimale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Leone XII (1823-1829), gi\u00e0 arciprete di Santa Maria Maggiore e vicario pontificio per la citt\u00e0 di Roma, sino dal giorno della sua elezione a pontefice romano dedic\u00f2 particolare attenzione alla Basilica Liberiana anche in previsione del Giubileo del 1825<sup><a href=\"#footnote_19_3845\" id=\"identifier_19_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Conlapietra &ndash; I. Fiumi Sermattei, &ldquo;si dir&agrave; quel che si dir&agrave;: si ha da fare il giubileo&rdquo;. Leone XII, la citt&agrave; di Roma e il giubileo del 1825. Catalogo della mostra, Genga, castello 5 &ndash; 31 agosto 2014, Ancona 2014, pp79-80; I. Fiumi Sermattei, Alcuni aspetti della committenza artistica di Leone XII, in Il pontificato di Leone XII. Restaurazione e riforme della Chiesa e dello Stato, atti del convegno a cura di G. Piccinini, Ancona 2012, Genga, castello5 &ndash; 31 agosto 2014.\">20<\/a><\/sup>. Numerosi i lavori intrapresi dall\u2019anno precedente al fine di consolidare e restaurare, sotto la direzione di Vincenzo Camuccini, gli affreschi e i mosaici sia all\u2019interno dell\u2019edificio, sia nella loggia che nella grande aula del coro (<a title=\"Fig. 15. Lapide commemorativa degli interventi da parte di papa Leone XII nella Basilica Liberiana, andito del battistero, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui15.jpg\">Fig. 15<\/a>), voluta da papa Paolo V nei primi anni del XVII secolo, trasformata nel 1826 in battistero, allorquando venne conferito alla basilica il ruolo di parrocchia per la limitrofa area cittadina,  all\u2019interno di un pi\u00f9 vasto programma di riorganizzazione delle chiese romane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ignazio Ciampi nella biografia di Giuseppe Valadier riporta la notizia \u00abLeone XII volle da lui un nuovo fonte battesimale per la Basilica di Santa Maria Maggiore, presa perci\u00f2 dal Museo Vaticano una ricca tazza di porfido, e guarnitala di metalli dorati, la colloc\u00f2 con suntuosa balaustra nella Cappella di Paolo V\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_3845\" id=\"identifier_20_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Ciampi, Vita di Giuseppe Valadier architetto romano, Roma 1870, p. 50. Il fonte battesimale e la balaustra che lo circonda sono stati restaurati dallo scrivente nel 2014 assieme a Giuseppe Mantella con la collaborazione di Elisabetta De Narda, Silvia Orsi, Carlotta Diana.\">21<\/a><\/sup>. Entusiastico il commento del Cracas nel Diario di Roma in data 2 Gennaio 1827 che meglio dettaglia il luogo per il quale l\u2019opera di Valadier fu ideata e realizzata \u00abil qual\u2019lavoro essendo riuscito degno di quel Tempio maraviglioso, e della grandezza di Sua Santit\u00e0, merita di essere descritto in questi fogli. \u00c8 nella detta Basilica un luogo bellissimo, la met\u00e0 del quale serve di accesso alla Sacrestia e l\u2019altra met\u00e0 vien detta Cappella dell\u2019Assunta. Entrassi in questa per un grande arco sorretto da magnifiche colonne di granito orientale, e chiuso con cancellata di ferro. La cappella \u00e8 ricca di stucchi, di bassirilievi, di colonne di verde antico, e di pitture del Passignano; e la luce non vi calando diretta ma temperata per dei trasparenti indotti alle finestre, quali dorati e quali verdi vi regna un giorno mistico e venerando. In questo luogo fu costruito il sacro Fonte\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3845\" id=\"identifier_21_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.A. Cracas, Dario di Roma, I, 3 gennaio 1827, p.1.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maggiori dettagli sulla realizzazione del <em>fonte battesimale<\/em> si hanno grazie ad un taccuino di appunti e disegni dello stesso Valadier, conservato alla Biblioteca Nazionale di Roma, nel quale \u00e8 presente uno schizzo con una lunga didascalia (<a title=\"Fig. 16. Giuseppe Valadier, 1826, Fonte battesimale, Roma, Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, taccuino Vitt. Em. 408, f.17.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui16.jpg\">Fig. 16<\/a>) nel quale l\u2019architetto ricorda \u00abNell\u2019anno 1826 nella basilica di S.M.M. si \u00e8 fatto un Fonte Battesimale del disegno presente fatto fare N.S. Papa Leone XII. La tazza antica di porfido, l\u2019ornato di bronzi dorati, la balaustra di Breccia di Cori, li balaustri di alabastro di S. Felice. La tazza \u00e8 di palmi 11 di diametro e la cappella venne ornata dall\u2019imposta in gi\u00f9\u00bb<sup><a href=\"#footnote_22_3845\" id=\"identifier_22_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il disegno &egrave; all&rsquo;interno del Taccuino 480 Vittorio Emanuele, f. 17. Si deva a riguardo: E. De benedetti, Tre taccuini in editi di Giuseppe Valadier, in Quaderni del neoclassico, IV, Roma 1979, pp. 147-171, fig. 25; E. De Benedetti, Segno e architettura, in E. De Benedetti (a cura di), catalogo della mostra, Roma 1985, p. 337, fig. 485. Un disegno pubblicato da A. Gonzales Palacios in L&rsquo;album dei disegni del Museo Napoleonico, catalogo della mostra Roma a cura di A. Gonzalez Palacios, Roma 2015, p. 38.\">23<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 17. Giuseppe Valadier, 1826-1827, Battistero, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui17.jpg\">Fig. 17<\/a>). Rimossi gli scranni lignei seicenteschi<sup><a href=\"#footnote_23_3845\" id=\"identifier_23_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Realizzati nel secondo decennio del XVII, gli scranni vennero risistemati nella cappella Sforza, sul lato sinistro della basilica, ove rimasero fino al 1995 quando vennero nuovamente rimossi e donati alla parrocchia di San Massimiliano Kolbe ad Amelia (Terni).\">24<\/a><\/sup> del coro del Capitolo Liberiano, Valadier intervenne sull\u2019aula, gi\u00e0 suddivisa da due grandi colonne dalla sua fondazione, con la realizzazione di un cancello in ferro battuto e decorazioni in ottone. L\u2019architetto defin\u00ec l\u2019area battesimale, di fronte alla pala marmorea raffigurante l\u2019<em>Assunta<\/em> capolavoro di Pietro Bernini<sup><a href=\"#footnote_24_3845\" id=\"identifier_24_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Guido &ndash; G. Mantella, Pietro Bernini e la &ldquo;Assunzione della Beata Vergine&rdquo; nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in &ldquo;Studia liberiana&rdquo; a cura di M. Jagosz, 10, 2005, pp. 297-319, con bibliografi precedete.\">25<\/a><\/sup>, con la creazione di una transenna marmorea rotonda, caratterizzata dal colore rosso vivo della breccia di Cori e dai balaustri lattescenti dell\u2019alabastro dal monte Circeo, suddivisa in quattro parti con altrettanti quattro piccoli cancelli in ottone segnati da grandi sfere di bronzo dorato su piedistalli torniti in marmo nero venato di Portovenere. Il Cracas aggiunse \u00abessa ringhiera si schiude, discendessi per tre scaglioni di marmo lunense a un piano coperto di cipollino: il qual marmo per l\u2019andamento delle sue venature, tiene somiglianza all\u2019ondeggiare delle acque. Qui adunque, come sopra un piccolo laghetto, il grande battistero s\u2019innalza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_3845\" id=\"identifier_25_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.A. Cracas, Dario&hellip;, 1827, p. 3.\">26<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 18. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, Adamo Tadolini, 1826-1827, Fonte battesimale, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui18.jpg\">Fig. 18<\/a>). Al centro \u00e8 posto il prezioso <em>labrum<\/em> di porfido proveniente, come gi\u00e0 accennato, dai Musei Vaticani ma dall\u2019et\u00e0 romana e fino al XVI secolo ubicato presso la basilica di San Giovanni Laterano quando venne trasportato nei Giardini del Quirinale ove rimase fino al 1818 quando pass\u00f2 nell\u2019appartamento Borgia trasformato in pinacoteca per volont\u00e0 di Papa Pio VII<sup><a href=\"#footnote_26_3845\" id=\"identifier_26_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un dettagliato studio sulle vicende della grande tazza imposti do e sulla sua successiva trasformazione in fonte battesimale si rimanda al saggio di Francesco Colalucci e Alessandra Rodolfo, La doppia vita di una tazza in porfido: da arredo da giardino a fonte battesimale, in Lusingare la vista. Il colore e la magnificenza a Roma tra tardo Rinascimento e Barocco, a cura di Adriano Amendola, Citt&agrave; del Vaticano 2017, pp. 205-234.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preziosa tazza, giunta nella Basilica Liberiana \u00e8 collocata al centro dell\u2019aula, con \u00abl\u2019ornato\u00bb dall\u2019apparenza piuttosto semplice ma che il recente restauro ha mostrato essere frutto di una articolata ideazione ad incastri di svariate centinaia di differenti elementi in rame dorato al mercurio. Grazie alla rimozione della figura apicale del <em>San Giovanni Battista<\/em> (<a title=\"Fig. 19. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, Adamo Tadolini, 1826-1827, &lt;i&gt;San Giovanni Battista&lt;\/i&gt; prima del restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui19.jpg\">Fig. 19<\/a>), fusa in pi\u00f9 sezioni perfettamente assemblate con saldature del tutto invisibili, e che Antonio Nibby ricorda essere stata eseguita su ideazione di Adamo Tadolini (1788-1868)<sup><a href=\"#footnote_27_3845\" id=\"identifier_27_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.Nibby, Roma Nell&rsquo;anno MDCCCXXXVIII, 4 voll., Roma 1838-1841, p. 988.\">28<\/a><\/sup>, \u00e8 stato possibile osservare l\u2019articolata struttura interna in ferri forgiati a incastri ideata da Valadier atta a sorreggere e supportare il peso della intera decorazione in metalli nel totale rispetto del bacino in porfido e delle sue superfici (<a title=\"Fig. 20. Giuseppe Valadier, Giuseppe Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, particolare della struttura interna in ferro prima del restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui20.jpg\">Fig. 20<\/a>). In quest\u2019ottica gli elementi in metallo presentano raccordi e collegamenti in legno di noce, gi\u00e0 a suo tempo estremamente stagionato e in perfette condizioni di conservazione, che svolgono funzione di cuscinetti negli inevitabili punti di appoggi alla pietra. L\u2019intera articolata decorazione potrebbe idealmente essere sollevata in una unica soluzione senza che questa abbia in alcun modo interagito o minimamente danneggiato il granito, a riprova della sensibilit\u00e0 del Valadier che per anni ricopr\u00ec le pi\u00f9 prestigiose e importanti cariche pubbliche nelle commissioni pontificie per la tutela del patrimonio e del valore che la grande tazza in prezioso marmo imperiale aveva assunto nei secoli e riscuoteva nel XIX. Si trattava infatti di un importante dono fatto alla Basilica Liberiana da parte di Leone XII, quale emblematico gesto che si inquadra perfettamente nella sua politica culturale tutta indirizzata al restauro e alla conservazione degli  antichi monumenti e degli edifici ecclesiastici di Roma che aveva in Valadier uno dei massimo esponenti cos\u00ec come dimostrato nella creazione dello sperone del Colosseo o ancor pi\u00f9 nel restauro dell\u2019Arco di Tito ideato con una nuova ed innovativa sensibilit\u00e0 nella riconoscibilit\u00e0 delle reintegrazioni, caposaldo <em>ante litteram<\/em> del criteri brandiani del moderno restauro scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ottica la macchina decorativa in metalli dorati del fonte battesimale sembra \u201cappoggiarsi\u201d al bordo della tazza con una bordura alta 5 cm di ovuli e frecce dalle ombre profonde, con un effetto a traforo che alleggerisce otticamente il punto di contatto tra le due parti (<a title=\"Fig. 21. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, particolare dopo il restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui21.jpg\">Fig. 21<\/a>);  su tale cornice  s\u2019innesta il piano circolare in pi\u00f9 lastre specchianti suddivise in otto riquadri trapezoidali delimitata da una serie di foglie lanceolate a racchiudere in quattro casi iscrizioni allusive al battesimo, intervallate tra semplici ghirlande a bassorilievo con gli stemmi papali e due raffigurazioni della <em>Salus Popoli Romani<\/em>. Sul lato verso la navata della basilica tre degli otto riquadri sono apribili con serrature a scomparse, perfettamente celate alla vista, e al loro interno sono collocati bacini in ottone atti a raccoglier l\u2019acqua benedetta per impartire il Sacramento. Nastri e rosette completano il piano dal quale s\u2019innalza una fascia delimitata da un cordone in perline e rocchetti, costituita da pi\u00f9 fusioni di circa 30 cm di lunghezza; sull\u2019alzato, dalle superfici specchianti, sono montate decine di elementi quali foglie d\u2019acanto intervallate da cartocci a nastro, tutti fusi separatamente e assemblati per mezzo di viti e bulloni, con distanziatori interni in lastrine di rame o spessi strati di cuoio, secondo una precisa numerazione impressa sul retro di ogni singolo elemento.  Una cornice sporgente e bombata che chiude la parte superiore, costituita da foglie stilizzate, funge da raccordo con l\u2019alto cono rovesciato che si innalza al centro per circa un metro, realizzato da quattro grandi lastre dorate e decorate a scanalature, degradanti verso il basso, con effetti ove lucidi e ove satinati. Probabilmente ideati da Adamo Tadolini, sono seduti sul lato frontale del fonte battesimale due bei putti a sorreggere un ovale con la rappresentazione a bassorilievo della <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em><sup><a href=\"#footnote_28_3845\" id=\"identifier_28_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Imbellone, Medaglione con la Santissima Trinit&agrave;, in Valadier&hellip;, 2019, pp. 262-263.\">29<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 22. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, Adamo Tadolini, 1826-1827, La Santissima Trinit\u00e0 tra putti prima del restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui22.jpg\">Fig. 22<\/a>). Quest\u2019ultima raffigurazione, trafugata nel 1983 e successivamente rinvenuta senza la cornice, \u00e8 oggi racchiusa da un nuovo manufatto realizzato nel 2012 ad imitazione di quello originale. I putti, costituiti da pi\u00f9 fusioni in ottone dorato e assemblati alla base con grosse viti e dadi, presentono una lavorazione superficiale con vivi contrasti tra gli incarnati lucidi, i panni martellinati e le ali e le capigliature satinate con una precisa definizione dei dettagli eseguiti con cesello e bulino (<a title=\"Fig. 23. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, Adamo Tadolini, 1826-1827, La Santissima Trinit\u00e0 tra putti dopo del restauro, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui23.jpg\">Fig. 23<\/a>) cos\u00ec come nel caso della statua del Precursore (<a title=\"Fig. 24. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, Adamo Tadolini, 1826-1827, San Giovanni Battista prima del restauro, particolare, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui24.jpg\">Fig. 24<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019alzata si conclude con una ghiera di ferro, non a vista, che funge da raccordo con un alto rocchetto dalle superfici lisce, terminante da un toro a bassorilievi a foglie lanceolate sul quale \u00e8 impostata ad incastro la statua del Battista, all\u2019interno \u00e8 un alto supporto in ferro a quattro gambe che sorregge la statua e ne scarica il peso sull\u2019armatura al centro della tazza senza gravare sull\u2019intera struttura decorativa (<a title=\"Fig. 25. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, particolare durante il restauro della struttura interna in ferro a supporto della statua di San Giovanni Battista, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui25.jpg\">Fig. 25<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il massiccio peduccio scanalato \u00e8 decorato con ricchi festoni di alloro e due grandi cherubini, fusi in bronzo a cera persa e successivamente dorato con sapienti effetti chiaroscurali. Anche in questo caso la decorazione \u00e8 applicata nel totale rispetto del monolite senza fori e scassi nel prezioso granito rosso: i due cherubini sono infatti appesi ad un anello che cinge il peduccio nella parte alta (<a title=\"Fig. 26. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, particolare dopo il restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui26.jpg\">Fig. 26<\/a>) e si chiude per mezzo di ganci mentre le due grandi ghirlande che cingono il peducci (<a title=\"Fig. 27. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, Fonte battesimale, particolare delle ghirlande del peduccio prima il restauro, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui27.jpg\">Fig. 27<\/a>) e le due che scendono dai sotto i due angeli sono sospese e bloccate per mezzo di viti alle ali dei due angeli; un raffinato espediente tecnico permette di sfilare a scorrimento un tassello (<a title=\"Fig. 28. Giuseppe Valadier, Giuseppe III Spagna, 1826-1827, fonte battesimale, particolare del sistema di occultamento delle viti di assemblaggio delle ghirlande del peduccio, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui28.jpg\">Fig. 28<\/a>), decorato con due piume, che nasconde il punto di avvitatura dei due pesanti serti a foglie di quercia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perfettamente calzanti appaiono le parole a commento espresse dal Cracas \u00abbuono \u00e8 lo stile di tutta questa fattura, ove risplende una squisita eleganza e convenienza in ogni parte. Ma soprattutto a noi piace encomiare la proporzione: imperccioch\u00e8 il lavoro \u00e8 cos\u00ec appropriato al luogo, ed ha dimensioni cos\u00ec giuste, che riccamente adorna la Cappella, e non l\u2019ingombra. Qui ancora si vede a qual punto di eccellenza sia giunta in Roma la lavorazione de\u2019 metalli con tal misto di opacit\u00e0 e lucentezza da vincere le pi\u00f9 belle manifatture in questo genere delle altre Capitali\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_3845\" id=\"identifier_29_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.A. Cracas, Diario&hellip;, 1827, p. 5.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tali osservazioni andrebbe aggiunto che l\u2019opera attesta anche l\u2019alta sensibilit\u00e0 e il rispetto dell\u2019architetto progettista, nelle scelte tecniche formali utilizzate per la creazione della decorazione in rame e bronzo dorati al fine di tutelare un manufatto in porfido di et\u00e0 classica di estremo valore storico e materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fonte, come gi\u00e0 accennato, fu consacrato con grande pompa da papa Leone XII il 2 giugno del 1827, e sei mesi il Cracas aveva gi\u00e0 scritto \u00abla Santit\u00e0 di Nostro Signore, oltre alle tante beneficenze usate con la Basilica Liberiana, per la quale dimostra particolare benevolenza, ha voluto ancora ch\u2019ella avesse altro sublime monumento della sovrana sua munificenza: avvegnach\u00e8 per opera del Cav. Valadier chiarissimo Architetto, e di Giuseppe Spagna nell\u2019arte argentaria valente, ha fatto ivi erigere uno stupendo Battistero\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_3845\" id=\"identifier_30_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">31<\/a><\/sup>. Il cronista specific\u00f2 che l\u2019opera era da attribuirsi a Valadier come architetto e a Spagna quale realizzatore delle parti in metallo: quest\u2019ultimo, come precedentemente accennato acquist\u00f2, la bottega dei Valadier nella quale gi\u00e0 lavorava e assieme al figlio Pietro Paolo ne perpetu\u00f2 la tradizione. Non a caso gli estimatori dello stile Valadier proseguirono a commissionare agli Spagna opere di particolare importanza, sicuri di ottenere manufatti di grande qualit\u00e0 come il canonico Giuseppe Antonio Sala<sup><a href=\"#footnote_31_3845\" id=\"identifier_31_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nato a Roma il 27 ottobre 1762, Giuseppe Antonio Sala, canonico liberiano, fu particolarmente inviso a papa Pio VII mentre dall&rsquo;elezione a pontefice nel 1823 del cardinale arciprete di Santa Maria Maggiore, Annibale della Genga, ricopr&igrave; numerosi incarichi curiali fino alla concessione della berretta cardinalizia nel 1832 da parte di papa Gregorio XVI; il 16 dicembre 1838 venne nominato arciprete della basilica di Santa Maggiore, dignit&agrave; che mantenne fino al 23 giugno 1839 giorno della morte. M. Jagosz, Clero liberiano a servizio della Salus Populi Romani. 1800-2010, in &ldquo;Studia liberiana&rdquo;, a cura di M. Jagosz, 2, Roma 2011, pp. 113.\">32<\/a><\/sup> che in occasione del Giubileo del 1825 commission\u00f2 a Giuseppe Spagna uno straordinario monumentale parato d\u2019altare di sei candelieri e croce in bronzo dorato (<a title=\"Fig. 29. Giuseppe III Spagna, 1825, Muta d\u2019altare della Cappella Borghese, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui29.jpg\">Figg. 29<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 30. Giuseppe III Spagna, 1825, Muta d\u2019altare della Cappella Borghese, particolare con l\u2019acronimo del donatore Giuseppe Antonio Sala, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui30.jpg\">30<\/a>), destinata alla cappella della <em>Salus Popoli Romani<\/em>, con due raffigurazioni della icona sulla base<sup><a href=\"#footnote_32_3845\" id=\"identifier_32_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Cardilli Alloisi, Muta d&rsquo;altare di sei candelieri e una croce, in L&rsquo;Arte degli Anni Santi. Roma 1300-1875, catalogo della mostra a cura di M. Fagiolo &ndash; M.L. Madonna, Roma 1984, p. 163; la studiosa attribuisce le sette opere in metallo dorato a Giuseppe Spagna e genericamente riconosce il Capitolo Liberiano quale committente in base ad alcuni documenti rintracciati presso archivio liberiano mentre tali manufatti di sono qui riconosciuti quali doni di Giuseppe Antonio Sala grazie alla sommaria notizia riportata da Gaetano Moroni (Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesistica, vol. XII, Venezia 1841, p. 133) ma soprattutto alla identificazione e lettura dell&rsquo;acronimo a rilievo sulle base delle sette opere VERGINI GENITRICI I.A.S.C.D.D. (Alla Vergine Genitrice Giuseppe Antonio Sala canonico diede in dono); sul lato apposto compare l&rsquo;iscrizione SAC. BAS. LIBERIANA AN. IUB. MDCCCXXV.\">33<\/a><\/sup>. Altro esempio \u00e8 il <em>Reliquario del<\/em> <em>Velo del Santa Vergine<\/em>, recentemente attributo a Giuseppe Valadier<sup><a href=\"#footnote_33_3845\" id=\"identifier_33_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. L. M. Vale, Reliquiario del velo della Vergine, in Valadier &hellip;, 2019, pp. 258-261.\">34<\/a><\/sup> ma che pu\u00f2 essere assegnato in via definitiva a Pietro Paolo Spagna, per l\u2019identificazione (<a title=\"Fig. 31. Pietro Paolo Spagna, &lt;i&gt;Reliquiario del velo della Vergine&lt;\/i&gt;, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui31.jpg\">Figg. 31<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 32. Pietro Paolo Spagna, &lt;i&gt;Reliquiario del velo della Vergine&lt;\/i&gt;, particolare del marco, Roma, Basilica papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/gui32.jpg\">32<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_34_3845\" id=\"identifier_34_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Bulgari, Argentieri Gemmari e Orafi d&rsquo;Italia. Parti prima Roma, II, Roma 1959, p.428, n. 985; A. Calissoni Bulgari, Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987, p. 401.\">35<\/a><\/sup> su tutte le lamine che lo compongono del suo marco ed ancora, sempre con il punzone di quest\u2019ultimo, il bel calice in oro<sup><a href=\"#footnote_35_3845\" id=\"identifier_35_3845\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Andaloro, Calice, in Tesori d&rsquo;arte sacra di Roma e del Lazio dal Medioevo all&rsquo;Ottocento, Catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Roma 1975, p. 91, tav. C; il calice &egrave; stato restaurato dallo scrivente per conto dei Musei vaticani nel 2001.\">36<\/a><\/sup> commissionato dal cardinal Costantino Patrizi Naro, arciprete liberiano in occasione del giubileo del 1825.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Appendice documentaria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Archivio Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, <em>Atti Capitolari<\/em> 1751-1819, 838, 30 gennaio 1803, pp. 393-394<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Destinato per Ablegalo in Madrid Mons. Benedetto Capelletti nostro Concanonico per presentare la beretta Cardinalizia all&#8217;Emo Sig. Card. Filippo Casoni, rimase incaricato lo stesso Capelletti di umiliare le nostre suppliche alla Maest\u00e0 del Re di Spagna per la ripristinazione dei pagamenti delle annue pensioni, che si devono dalle due Mense Vescovili di Catania Mazara in Sicilia, e le quali costituiscono l&#8217;opera pia di Spagna a tenore della Bolla della Santa Memoria d&#8217;Innocenzo X. sospese al nostro Capitolo fin dal tempo dell\u2019invasione dei Francesi. Incaricato egli a perorare la nostra causa, ne ademp\u00ec puntualmente la commissione, avanzando direttamente le suppliche alla Maest\u00e0 del R\u00e8, ed avvalorando con la viva voce le ragioni, che assistono il nostro Capitolo. In vista di tali rappresentanze l&#8217;augusto Monarca delle Spagne diede gli ordini pi\u00f9 pressanti, come rilevasi dal dispaccio ricevuto da Monsig. Capelletti nel mese di Settembre 1801. Il quale originalmente conservasi nel nostro archivio. Giunte le premure della Corte in Palermo, ne fu sul momento ripristinato il possesso al nostro Capitolo. Terminato felicemente questo affare si occup\u00f2 il nostro Concanoniro ad altro interessante oggetto, il quale per\u00f2 non le era stato ordinato dal nostro Capitolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217; invasione francese rimasero le Reliquie della nostra Basilica nella loro integrit\u00e0 ed autenticit\u00e0, perch\u00e9 collocate da un Vescovo indecente Cassetta, e munite dei suoi sigilli, ma essendo spogliate dei convenienti ornati non poteronsi pi\u00f9 esporre alla pubblica venerazione. Non poteva il Capitolo supplire ad una tanta spesa e ci\u00f2 che maggiormente importava era la Reliquia della S. Culla, che sebbene provveduta di un Urna di legno, non poteva per\u00f2 esporsi con quella decenza che si richiedeva, dovendosi considerare una tale reliquia per uno dei principali monumenti di nostra Redenzione, e per la pi\u00f9 insigne della nostra Basilica, la quale perci\u00f2 si chiama S. Maria ad Praesepe. Contrasse servit\u00f9 il nostro Collega con una delle principali Dame di Madrid, con la Sig. Duchessa di Villahermosa Matrona di singolare piet\u00e0, ed inesplicabile attaccamento alla Ss. Religione. Rammaricata l&#8217;accennata Signora dello spoglio seguito in Roma specialmente delle Ss. Reliquie, spesso si tratteneva con il detto Monsig. Capelletti sopra l&#8217;analisi delle medesime, a segno che si risolvette di rinnovare gli ornati a tre delle principali Reliquie che conservansi in Roma: cio\u00e8 questa della Culla, quella del legno della S. Croce in S. Croce in Gerusalemme, e l&#8217;altra delle Teste dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, che conservansi in S. Giovanni in Laterano, ed alla direzione di questi tre ornali destin\u00f2 lo stesso Monsig. Capelletti, a ci\u00f2 a suo arbitrio li facesse eseguire colla maggiore magnificenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunto ch\u2019egli fu in Roma il primo suo pensiero si diresse alla rinovazione dell&#8217;Ornato della S. Culla. Ultimati i disegni, ed umiliati alla Santit\u00e0 di N. S. Pio Papa VII. Si fece eseguire quello che aveva incontrato la di Lni approvazione. Terminato il lavoro la santit\u00e0 Sua si trasfer\u00ec alla nostra Basilica, e volle Egli medesimo collocare le Ss. Reliquie nella nuova Urna con apporci i suoi sigilli. \u00c8 inutile di fare la descrizione di tale ornato esistendo questo nella nostra Basilica; baster\u00e0 solo di accennare, che la machina \u00e8 di altezza palmi 9, e sebbene ancora manchi qualche piccolo pezzo nel piedistallo, vi sono siate impiegale sopra 160 Libre d&#8217;argento, oltre l&#8217;Oro di cui \u00e8 composto il bambino di grandezza naturale. Da s\u00ec magnifica machina potr\u00e0 ricavarsi quale sia stata la spesa occorsa per l&#8217;esecuzione di tal lavoro, e quanto generoso sia stato il dono della lodata Sig. Duchessa D. Marcellina de Villahermosa, la quale ha dimostrato la maggior soddisfazione di quanto si \u00e8 fatto eseguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grato il Rmo. Capitolo a tanta magnificenza ha creduto per mezzo di Monsig. Gravina Arcivescovo di Nicea nuovo Nuzio nelle Spagne di far presentare in suo nome all&#8217; accennata Signora un ben travagliato Reliquiario ornato di lapislazzuli, ed altre pietre dure con entro la Reliquia della S. Culla, che Sua Santit\u00e0 si degn\u00f2 munire con suo sigillo, e di accompagnare di sua Autentica. Iosepbus Merotti Can. Secr.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3845\" class=\"footnote\">G. Valadier, <em>Opere di architettura e di ornamento<\/em>, Roma 1833.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3845\" class=\"footnote\">Circa le note biografiche su Giuseppe Valadier si rimanda a: <em>Luigi Valadier<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. Gonz\u00e1lez-Palacios, New York 2018, pp. 451-473. Allo studioso si deve un vivo ringraziamento per aver dedicato circa 40 anni di studi alla produzione dei Valadier grazie ai quali \u00e8 oggi possibile apportare ulteriori approfondimenti.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3845\" class=\"footnote\">L.A. Cracas, <em>Diario di Roma<\/em>, 10 Giugno 1827, n. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3845\" class=\"footnote\">R.Valeriani, <em>Gli Spagna. La fine della bottega<\/em>, in <em>L\u2019oro dei Valadier. Un genio nella Roma del Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. Gonz\u00e1les-Palacios, Roma 1987, pp. 246-250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3845\" class=\"footnote\">F. Leone, <em>Una raccolta di disegni diversi. L\u2019album Valadier della pinacoteca comunale di Faenza<\/em>, In <em>Valadier. Splendore nella Roma del Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Leardi, Milano 2019, pp. 68-183; si veda inoltre la pubblicazione di una sezione della raccolta di disegni del Museo Napoleonico in Rma : <em>I Valadier: l&#8217;album dei disegni del Museo Napoleonico,<\/em> catalogo della mostra a cura di A. Gonz\u00e1lez-Palacios, Roma 2015, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3845\" class=\"footnote\"><em>The Arts of Valadiers,<\/em> a cura di T.L.M.Vale, Torino 2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3845\" class=\"footnote\">L\u2019opera di grande fascino e importanza nelle celebrazioni liturgiche del Natale non \u00e8 mai stata oggetto di particolare attenzione in letteratura.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3845\" class=\"footnote\">Il cartiglio relativo ad un ritratto della sovrana databile ai primi anni del XVII secolo conservato presso la Sala dei Papi nella basilica Liberiana dettaglia l\u2019informazione MARGARITA AUSTRIACA HISPANI\/REGINA PHILIPPI III CONIUX\/CUNARUM XPI BENEFICIO QUARUM Ex\/HAC BASILICA PARTICULAM HABUIT FELICI\/PUERPERIO SAEPIUS USA CUNAS IPSAS\/ ARGENTEA THECA MIRIFICE\/ ORNAVIT; si veda inoltre S. Guido \u2013 G. Mantella, <em>Immagini della Monarchia spagnola in Santa Maria Maggiore nel XVI secolo: il &#8220;Filippo IV&#8221; di Gian Lorenzo Bernini e Girolamo Lucenti<\/em>, in Studia Liberiana. Figure, Liturgia e Culto, Arte. Ricerche dall\u2019archivio della Basilica Papale di Santa Maggiore, VIII, n.2 a cura di Michael Jagosz, 2013, pp. 213-236 in particolare p. 216-222.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3845\" class=\"footnote\">P. De Angelis, <em>Basilicae S. Mariae Maioris De Urbe a Liberio Papa I usque ad Paulum V Pont. Max Descriptio et Delineatio, <\/em>Roma 1621.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3845\" class=\"footnote\">G. Moroni, <em>Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri<\/em> giorni, IX, Venezia 1841, p. 168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3845\" class=\"footnote\">Archivio Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, <em>Atti Capitolari<\/em> 1751-1819, 838, 30 gennaio 1803, pp. 393-394. \u00abil quale per\u00f2 non le era stato ordinato dal nostro Capitolo\u00bb. Il documento riportato interamente in appendice \u00e8 desunto da F. Liverani, <em>Del nome di santa Maria ad Presepe e delle reliquie della Nativit\u00e0 ed Infanzia del Salvatore che conserva<\/em>, Roma, 1854.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3845\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3845\" class=\"footnote\"><em>Ibidem;<\/em> si veda inoltre: G. Servi, <em>Notizie intorno alla Vita del Cav. Giuseppe Valadier Architetto Romano<\/em>, Bologna 1840, pp. 8-9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3845\" class=\"footnote\">B. Jatta, <em>Il Fondo Matrici della Biblioteca Apostolica Vaticana<\/em>, in <em>Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae<\/em>, 11, Citt\u00e0 del Vaticano 2004, p. 626. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3845\" class=\"footnote\">S. F. Ostrow \u2013 C. M. S. Johns, <em>Illuminations of S. Maria Maggiore in the Early Settecento<\/em>, in \u201cThe Burlington Magazine\u201d, 1049, Vol. 132, (Agosto, 1990), pp. 528-534. Si desidera ringraziare monsignor Giuseppe Maria Croce e il dottor Pier Giorgio Cataldi, rispettivamente Prefetto e sub archivista presso l\u2019Archivio Capitolare della Basilica Liberiana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3845\" class=\"footnote\">Il testo di Valadier prosegue con ulteriori interessanti informazioni \u00abImmaginati che il piedistallo potesse servire eziandio per basamento di un Ostensorio per le grandi esposizioni, che con una controbase fra l\u2019Ostensorio e questo che di questo piedistallo, sorgerebbe acconciamente in guisa di Piramide; ed in un altare isolato, come lo sono nelle basiliche, resterebbe assai dignitoso\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3845\" class=\"footnote\">G. Galeazzi, <em>Luigi Acquisti. (Forl\u00ed 1747 &#8211; Bologna 1823): la scultura dal barocco al neoclassico<\/em>, Bologna 2018.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3845\" class=\"footnote\">Si desidera ringrazia il cardinal Stanis\u0142aw Ry\u0142ko, il Capitolo Liberiano e monsignor Luigi Veturi, Prefetto al Museo, per la concessione delle foto delle opere conservate presso la Basilica di Santa Maria Maggiore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3845\" class=\"footnote\">Il basamento comprensivo delle decorazioni ed il rilievo furono restaurati e assemblati da parte dello scrivente assieme a Giuseppe Mantella nel 2000 in occasione dell\u2019allestimento del Museo Liberiano; il reliquiario della Sacra Culla fu restaurato nel 2007 da parte dello staff del laboratorio di restauro di metalli e ceramiche dei Musei Vaticani, diretto da Flavia Callori di Vignale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3845\" class=\"footnote\">R. Conlapietra &#8211; I. Fiumi Sermattei, \u201c<em>si dir\u00e0 quel che si dir\u00e0: si ha da fare il giubileo\u201d. Leone XII, la citt\u00e0 di Roma e il giubileo del 1825<\/em>. Catalogo della mostra, Genga, castello 5 \u2013 31 agosto 2014, Ancona 2014, pp79-80; I. Fiumi Sermattei, <em>Alcuni aspetti della committenza artistica di Leone XII<\/em>, in <em>Il pontificato di Leone XII. Restaurazione e riforme della Chiesa e dello Stato<\/em>, atti del convegno a cura di G. Piccinini, Ancona 2012, Genga, castello5 \u2013 31 agosto 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3845\" class=\"footnote\">I. Ciampi, <em>Vita di Giuseppe Valadier architetto romano<\/em>, Roma 1870, p. 50. Il fonte battesimale e la balaustra che lo circonda sono stati restaurati dallo scrivente nel 2014 assieme a Giuseppe Mantella con la collaborazione di Elisabetta De Narda, Silvia Orsi, Carlotta Diana.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3845\" class=\"footnote\">L.A. Cracas, <em>Dario di Roma<\/em>, I, 3 gennaio 1827, p.1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3845\" class=\"footnote\">Il disegno \u00e8 all\u2019interno del <em>Taccuino 480 Vittorio Emanuele<\/em>, f. 17. Si deva a riguardo: E. De benedetti, <em>Tre taccuini in editi di Giuseppe Valadier<\/em>, in <em>Quaderni del neoclassico<\/em>, IV, Roma 1979, pp. 147-171, fig. 25; E. De Benedetti, <em>Segno e architettura<\/em>, in E. De Benedetti (a cura di), catalogo della mostra, Roma 1985, p. 337, fig. 485. Un disegno pubblicato da A. Gonzales Palacios in <em>L\u2019album dei disegni del Museo Napoleonico<\/em>, catalogo della mostra Roma a cura di A. Gonzalez Palacios, Roma 2015, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3845\" class=\"footnote\">Realizzati nel secondo decennio del XVII, gli scranni vennero risistemati nella cappella Sforza, sul lato sinistro della basilica, ove rimasero fino al 1995 quando vennero nuovamente rimossi e donati alla parrocchia di San Massimiliano Kolbe ad Amelia (Terni).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3845\" class=\"footnote\">S. Guido \u2013 G. Mantella, Pietro<em> Bernini e la &#8220;Assunzione della Beata Vergine&#8221; nella Basilica di Santa Maria Maggiore<\/em>, in \u201cStudia liberiana\u201d a cura di M. Jagosz, 10, 2005, pp. 297-319, con bibliografi precedete.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3845\" class=\"footnote\">L.A. Cracas, <em>Dario\u2026, <\/em>1827, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3845\" class=\"footnote\">Per un dettagliato studio sulle vicende della grande tazza imposti do e sulla sua successiva trasformazione in fonte battesimale si rimanda al saggio di Francesco Colalucci e Alessandra Rodolfo, <em>La doppia vita di una tazza in porfido: da arredo da giardino a fonte battesimale<\/em>, in <em>Lusingare la vista. Il colore e la magnificenza a Roma tra tardo Rinascimento e Barocco<\/em>, a cura di Adriano Amendola, Citt\u00e0 del Vaticano 2017, pp. 205-234.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3845\" class=\"footnote\">A.Nibby, <em>Roma Nell\u2019anno MDCCCXXXVIII<\/em>, 4 voll., Roma 1838-1841, p. 988.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3845\" class=\"footnote\">A. Imbellone, <em>Medaglione con la Santissima Trinit\u00e0<\/em>, in <em>Valadier<\/em>\u2026, 2019, pp. 262-263.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3845\" class=\"footnote\">L.A. Cracas, <em>Diario<\/em>\u2026, 1827, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3845\" class=\"footnote\"><em>Ibidem.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3845\" class=\"footnote\">Nato a Roma il 27 ottobre 1762, Giuseppe Antonio Sala, canonico liberiano, fu particolarmente inviso a papa Pio VII mentre dall\u2019elezione a pontefice nel 1823 del cardinale arciprete di Santa Maria Maggiore, Annibale della Genga, ricopr\u00ec numerosi incarichi curiali fino alla concessione della berretta cardinalizia nel 1832 da parte di papa Gregorio XVI; il 16 dicembre 1838 venne nominato arciprete della basilica di Santa Maggiore, dignit\u00e0 che mantenne fino al 23 giugno 1839 giorno della morte. M. Jagosz, <em>Clero liberiano a servizio della Salus Populi Romani. 1800-2010, <\/em>in \u201cStudia liberiana\u201d, a cura di M. Jagosz, 2, Roma 2011, pp. 113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3845\" class=\"footnote\">L. Cardilli Alloisi,<em> Muta d\u2019altare di sei candelieri e una croce, <\/em>in<em> L\u2019Arte degli Anni Santi. Roma 1300-1875, <\/em>catalogo della mostra a cura di M. Fagiolo \u2013 M.L. Madonna, Roma 1984, p. 163; la studiosa attribuisce le sette opere in metallo dorato a Giuseppe Spagna e genericamente riconosce il Capitolo Liberiano quale committente in base ad alcuni documenti rintracciati presso archivio liberiano mentre tali manufatti di sono qui riconosciuti quali doni di Giuseppe Antonio Sala grazie alla sommaria notizia riportata da Gaetano Moroni (<em>Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesistica<\/em>, vol. XII, Venezia 1841, p. 133) ma soprattutto alla identificazione e lettura dell\u2019acronimo a rilievo sulle base delle sette opere VERGINI GENITRICI I.A.S.C.D.D. (Alla Vergine Genitrice Giuseppe Antonio Sala canonico diede in dono); sul lato apposto compare l\u2019iscrizione SAC. BAS. LIBERIANA AN. IUB. MDCCCXXV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3845\" class=\"footnote\">T. L. M. Vale, <em>Reliquiario del velo della Vergine<\/em>, in <em>Valadier <\/em>\u2026, 2019, pp. 258-261.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3845\" class=\"footnote\">C. Bulgari, <em>Argentieri Gemmari e Orafi d&#8217;Italia. Parti prima Roma<\/em>, II, Roma 1959, p.428, n. 985; A. Calissoni Bulgari, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987, p. 401.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3845\" class=\"footnote\">M. Andaloro, <em>Calice<\/em>, in <em>Tesori d\u2019arte sacra di Roma e del Lazio dal Medioevo all\u2019Ottocento<\/em>, Catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Roma 1975, p. 91, tav. C; il calice \u00e8 stato restaurato dallo scrivente per conto dei Musei vaticani nel 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3845\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>santeguido@hotmail.com L\u2019ultimo Valadier: il fonte battesimale della Basilica di Santa Maria Maggiore e annotazioni sulla \u00abCustodia della Sacra Culla\u00bb DOI: 10.7431\/RIV21102020 Nel 1833 Giuseppe Valadier <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3845\" title=\"Sante Guido\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3845"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3845"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3845\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3847,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3845\/revisions\/3847"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3845"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}