{"id":3839,"date":"2020-06-30T07:29:20","date_gmt":"2020-06-30T07:29:20","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3839"},"modified":"2020-12-30T08:34:01","modified_gmt":"2020-12-30T08:34:01","slug":"loris-panzavecchia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3839","title":{"rendered":"Loris Panzavecchia"},"content":{"rendered":"<p>panzavecchia.restauro@gmail.com<\/p>\n<h2>Il <em>San Giuseppe con Ges\u00f9 Bambino<\/em> di Domenico Nolfo a Partinico &#8211; Dallo studio al restauro<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21082020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo scultoreo raffigurante San Giuseppe con Ges\u00f9 Bambino, custodito nell\u2019omonima chiesa di Partinico, rappresenta un\u2019opera ben nota alla comunit\u00e0 locale, per la forte tradizione che ancora oggi mantiene la festivit\u00e0 del Santo, celebrata, attraverso la venerazione del suo simulacro. Nella ricorrenza annuale la scultura, infatti, viene portata in processione per le\u00a0 vie del paese perch\u00e9 tutti i cittadini rendano omaggio al Santo Patriarca, accolto con le tradizionali preghiere, le offerte e i festosi fuochi pirotecnici. La storica Confraternita<sup><a href=\"#footnote_0_3839\" id=\"identifier_0_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. La Franca, Confraternita del Patriarca San Giuseppe, Partinico. Memoria e ricerche &ndash; 1611-2011, Partinico 2011.\">1<\/a><\/sup>, che cura l\u2019organizzazione delle celebrazioni, provvede anche al mantenimento dell\u2019opera, attraverso l\u2019applicazione di tradizionali \u201ccure\u201d tramandate e reiterate fino ad oggi. Il recente restauro<sup><a href=\"#footnote_1_3839\" id=\"identifier_1_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il gruppo scultoreo &egrave; stato restaurato, previo nulla osta dell&rsquo;Arcidiocesi di Monreale e sotto l&rsquo;alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, tra settembre 2018 e marzo 2019.\">2<\/a><\/sup>, diretto e condotto da chi scrive, ha portato alla luce maggiori conoscenze sulla scultura di Domenico Nolfo, non solo storiche ma soprattutto tecniche, ed ha condotto ad un nuovo approccio alla conservazione e la manutenzione dell\u2019opera, nel rispetto delle qualit\u00e0 materiali del manufatto e delle istanze del restauro moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019opera e il suo contesto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera (<a title=\"Fig. 1. Domenico Nolfo, 1778, &lt;i&gt;San Giuseppe con Ges\u00f9 Bambino&lt;\/i&gt;, Partinico, Chiesa di San Giuseppe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan01.jpg\">Fig. 1<\/a>), interamente realizzata in legno, rientra nelle produzioni artistiche di carattere devozionale della seconda met\u00e0 del Settecento<sup><a href=\"#footnote_2_3839\" id=\"identifier_2_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bongiovanni &ndash; V. Menna, La scultura e l&rsquo;intaglio in legno a Trapani e nel trapanese, in Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco , a cura di T. Pugliatti &ndash; S. Rizzo &ndash; P. Russo, Catania 2012, pp. 283 ss.\">3<\/a><\/sup>. Essa raffigura San Giuseppe, con una mano protesa al Figlioletto, mentre con l\u2019altra si appoggia ad un bastone in argento<sup><a href=\"#footnote_3_3839\" id=\"identifier_3_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il bastone ha un&rsquo;anima in legno rivestita con lamine di argento cesellato (mentre il fiore &egrave; in rame dorato) che presentano dei punzoni, cos&igrave; come le aureole delle due figure e le rispettive medaglie a forma di sole, quest&rsquo;ultime in argento con parti dorate. Tutti questi elementi, complementari alla scultura, insieme a diversi altri ex-voto sempre in argento, meriterebbero uno studio approfondito per poter individuare l&rsquo;argentiere e la data di esecuzione.\">4<\/a><\/sup>, la verga miracolosamente fiorita perch\u00e9 Egli divenisse il casto sposo di Maria<sup><a href=\"#footnote_4_3839\" id=\"identifier_4_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Giuseppe, in J. Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell&rsquo;arte, Milano 1983, ad vocem.\">5<\/a><\/sup>. Erette su un alto podio rivestito da nuvole e da una teoria di testoline angeliche, le due figure sono rappresentate nell\u2019atto di accennare un passo, in maniera speculare, con le rispettive gambe pi\u00f9 esterne flesse e avanzate. Tale espediente va letto non solo come tentativo di dare maggiore dinamicit\u00e0 intrinseca alle figure (aspetto pure evidenziato dal movimento dei panneggi), ma anche nell\u2019ottica &#8211; gi\u00e0 programmata nel momento dell\u2019ideazione della scultura &#8211; di un\u2019opera destinata al culto cittadino e ai riti processionali. La postura \u201candante\u201d doveva gi\u00e0 di per s\u00e9 comunicare l\u2019idea di due figure realmente in movimento &#8211; l\u2019avanzata della processione, appunto &#8211; e questo aspetto non dovette sfuggire allo scultore, che aveva gi\u00e0 elaborato importati commissioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo all\u2019autore, la tradizione popolare e storiografica rimanda allo scultore Domenico Nolfo<sup><a href=\"#footnote_5_3839\" id=\"identifier_5_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Bruno, Nolfo Domenico, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Vol. III. Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem.\">6<\/a><\/sup>, seppure fino ad oggi non siano state pubblicate dettagliate notizie documentarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figlio d\u2019arte, nasce a Trapani nel 1730 da Antonio, anche lui scultore, cos\u00ec come il fratello Francesco e il nonno, Giuseppe o Domenico il Vecchio<sup><a href=\"#footnote_6_3839\" id=\"identifier_6_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul capostipite della famiglia Nolfo le fonti ottocentesche (G.M. Fogalli, Memorie biografiche degli illustri Trapanesi per santit&agrave;, nobilit&agrave;, dignit&agrave;, dottrina ed arte, 1840, M.R.P.T., ms. 14 C 8, pp. 675-676; G.M. Di Ferro, Biografia degli uomini illustri trapanesi, vol. I, Trapani 1830, rist. anast. Palermo 1973, p. 163) e le successive ricerche del Serraino (M. Serraino, Trapani nella vita civile e religiosa, Trapani 1968, p. 133), sono discordi e riportano date e commissioni (riprese dagli studiosi successivi) che risultano incompatibili; &egrave; possibile che qualche errore di interpretazione delle fonti primarie sia stato reiterato nel tempo generando confusione non solo cronologica ma anche nella distinzione di personaggi omonimi. Ad esempio, alcune sculture in marmo che il Fogalli cita come opere di Domenico il Vecchio, sono talvolta ricondotte al nipote, tra l&rsquo;altro con vistosi salti temporali. L&rsquo;esatta discendenza della famiglia rimane da chiarire, come notato da Ivana Bruno nella voce sulla famiglia Nolfo: cfr. Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso, attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo, a cura di R. Vadal&agrave;, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 388.\">7<\/a><\/sup>. Una famiglia dunque di artisti dediti all\u2019arte della scultura in legno e in \u201clegno, tela e colla\u201d, una tecnica<sup><a href=\"#footnote_7_3839\" id=\"identifier_7_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Figuccio, La scultura polimaterica trapanese e la tecnica di esecuzione, in Legno, tela &amp;&hellip; La scultura polimaterica trapanese tra Seicento e Novecento, catalogo della mostra a cura di A. Precopi Lomabrdo &ndash; P. Messana, Erice 2011, pp. 47-54.\">8<\/a><\/sup>, che oggi definiremo pi\u00f9 genericamente come \u201cpolimaterica\u201d, tipica del trapanese. Della sua vita privata alcune notizie sono fornite dal Serraino<sup><a href=\"#footnote_8_3839\" id=\"identifier_8_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, Trapani&hellip;, 1968, p. 134.\">9<\/a><\/sup>: egli contrae il matrimonio con Francesca Corso nel 1753 ed abita nella citt\u00e0 natale in una casa di fronte la chiesa di Sant\u2019Agostino; possiede alcuni terreni nelle vicine Paceco e Nubia. Sappiamo che Domenico era anche mobiliere, come si evince dalle notizie riportate sempre dal Serraino<sup><a href=\"#footnote_9_3839\" id=\"identifier_9_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">10<\/a><\/sup> in cui lo scultore si impegna nel 1765 ad inviare dei letti in legno al distaccamento militare di Mazara. La sua attivit\u00e0 principale rimaneva, comunque, quella dello scultore in legno e polimaterico. Insieme al padre e al fratello Francesco, si dedica anche all\u2019arte del presepe<sup><a href=\"#footnote_10_3839\" id=\"identifier_10_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mondello, L&rsquo;arte nel presepio per le piccole figure degli scultori Nolfo di Trapani, 1905, B.F.T., ms. 190, p. 9.\">11<\/a><\/sup>, realizzando personaggi ed animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le sculture pi\u00f9 importanti di Domenico vanno ricordate le statue lignee del <em>San Giuseppe col Bambino<\/em><sup><a href=\"#footnote_11_3839\" id=\"identifier_11_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Serraino, Trapani&hellip;, 1968, p. 135.\">12<\/a><\/sup> nella chiesa della SS. Annunziata a Trapani e il <em>Santo Alberto<\/em><sup><a href=\"#footnote_12_3839\" id=\"identifier_12_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">13<\/a><\/sup>, rivestito d\u2019argento, realizzato per l\u2019ex chiesa di Santa Maria delle Grazie ed oggi nella omonima chiesa parrocchiale della stessa citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere pi\u00f9 famose dello scultore troviamo alcuni gruppi facenti parte dei cosiddetti <em>Misteri<\/em><sup><a href=\"#footnote_13_3839\" id=\"identifier_13_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Mineo, Trapani: i Misteri del Venerd&igrave; Santo, Trapani 1995.\">14<\/a><\/sup> di Trapani, diciotto carri, con le rappresentazioni di alcuni momenti della Passione di Cristo, che vengono portati in processione per la citt\u00e0 durante le celebrazioni del Venerd\u00ec Santo. Domenico, insieme al fratello Francesco<sup><a href=\"#footnote_14_3839\" id=\"identifier_14_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La collaborazione di Domenico con il fratello Francesco nella esecuzione dei tre Misteri &egrave; riportata dalla storiografia locale, sebbene non vi siano fonti documentali che lo attestino.\">15<\/a><\/sup>, realizza con la tecnica \u201clegno, tela e colla\u201d almeno tre gruppi<sup><a href=\"#footnote_15_3839\" id=\"identifier_15_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mondello, La Processione del Venerd&igrave; Santo in Trapani ossia la Passione di Ges&ugrave; Cristo illustrata con venti gruppi statuari detti Misteri e con cenni storico-esegetici, 1901, B.F.T., ms. 313, p. 15;&nbsp; M. Serraino, I Misteri, Trapani 1950, p. 17.\">16<\/a><\/sup>, la Sentenza<sup><a href=\"#footnote_16_3839\" id=\"identifier_16_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Novara, I gruppi processionali di Trapani, in Legno, tela&hellip;, 2011, pp. 142.\">17<\/a><\/sup>, la Spogliazione<sup><a href=\"#footnote_17_3839\" id=\"identifier_17_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 144.\">18<\/a><\/sup> e la Ferita al costato<sup><a href=\"#footnote_18_3839\" id=\"identifier_18_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, pp. 146-147.\">19<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Domenico Nolfo, 1772, &lt;i&gt;La sentenza&lt;\/i&gt;, Trapani, Chiesa del Purgatorio (foto di F.sco Stanzione).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Domenico Nolfo, 1777, &lt;i&gt;La spoliazione&lt;\/i&gt;, Trapani, Chiesa del Purgatorio(foto di F.sco Stanzione).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Domenico Nolfo, 1771, &lt;i&gt;La ferita al costato&lt;\/i&gt;, Trapani, Chiesa del Purgatorio(foto di F.sco Stanzione).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan04.jpg\">4<\/a>), gruppi che, a detta del Mondello<sup><a href=\"#footnote_19_3839\" id=\"identifier_19_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Mondello, La Processione&hellip;, 1901, p. 15.\">20<\/a><\/sup> si distinguono per espressivit\u00e0 ed eloquenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono note pure diverse opere realizzate con la stessa tecnica interamente di mano di Domenico, ma risulta di particolare interesse una scultura, analoga alla nostra, che rappresenta appunto <em>San Giuseppe con il Bambino<\/em><sup><a href=\"#footnote_20_3839\" id=\"identifier_20_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Va notato che nella stessa chiesa sono conservati due gruppi scultorei analoghi, che hanno talvolta generato confusione nella corretta interpretazione delle fonti storiografiche. Tuttavia, il confronto con l&rsquo;opera partinicese rende particolarmente evidenti le analogie (posture, dimensioni, stile) con solamente uno dei due gruppi trapanesi.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Domenico Nolfo, &lt;i&gt;San Giuseppe con il Bambino&lt;\/i&gt;, Trapani, Chiesa del Carminello (gi+\u00e1 nella chiesa di San Giuseppe).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan05.jpg\">Fig. 5<\/a>), gi\u00e0 nella chiesa di San Giuseppe a Trapani, oggi conservata nella chiesa del Carminello, nella quale possiamo rintracciare una perfetta corrispondenza tra i due gruppi. Le figure hanno una posa pressoch\u00e9 identica: Giuseppe con una mano si regge al bastone mentre porge l\u2019altra al Bambino; entrambi, colti nell\u2019atto di accennare un passo, si rivolgono l\u2019uno all\u2019altro con uno sguardo amorevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una differenza la riscontriamo per\u00f2 nella trattazione volumetrica delle vesti e dei panneggi, ma non \u00e8 un caso: la scultura trapanese infatti non \u00e8 realizzata interamente in legno come la nostra, ma ha una struttura interna rigida su cui i due corpi sono modellati con tele imbevute di colla, gesso e poi dipinte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un confronto \u00e8 pure possibile con un altro gruppo scultoreo gi\u00e0 citato, sempre con gli stessi soggetti, custodito presso la chiesa di Maria SS. Annunziata di Trapani. Questa scultura (<a title=\"Fig. 6. Francesco o Domenico Nolfo, &lt;i&gt;San Giuseppe con il Bambino&lt;\/i&gt;, Trapani, Chiesa di Maria SS. Annunziata - Trapani.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan06.jpg\">Fig. 6<\/a>), talvolta attribuita alla mano di Francesco<sup><a href=\"#footnote_21_3839\" id=\"identifier_21_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Serraino, Trapani&hellip;, 1968, p. 135.\">22<\/a><\/sup> Nolfo, \u00e8 realizzata in legno policromo, e ripropone con caratteri simili lo schema delle due figure sacre, ma con una dinamicit\u00e0 diversa: la gestualit\u00e0 \u00e8 accentuata dalla mano del Bambino protesa verso il padre, che regge per\u00f2 in mano una croce. \u00c8 importante notare la scelta di soluzioni simili nei due gruppi scultorei per l\u2019esecuzione della base: anche nel gruppo dell\u2019Annunziata, come in quello di Partinico, infatti, il piedistallo \u00e8 avvolto da nuvole e da teste angeliche, disposte ed assemblate con le stesse tecniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alla nostra scultura, le notizie storiche che ce la fanno riferire con certezza alla mano di Domenico Nolfo non sono molte: \u00e8 lo studioso trapanese Serraino<sup><a href=\"#footnote_22_3839\" id=\"identifier_22_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, p. 134.\">23<\/a><\/sup> che fa un cenno alla commissione, citando notaio e data della stipula dell\u2019atto, ma non aggiungendo nessun altro dato. Queste fonti, comunque, hanno consentito di condurre una ricerca archivistica mirata, che ha permesso di rintracciare i documenti originali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si riporta di seguito la trascrizione dell\u2019atto<sup><a href=\"#footnote_23_3839\" id=\"identifier_23_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.S.T. Fondo notarile di Trapani, Notaio Domenico Francesco Aloisio Buzzo, minute 1777-1778, XI indizione, pp. 836-837. Si ringraziano la dott.ssa Fulvia Bartolone per la collaborazione nella ricerca archivistica e il prof. Giovanni Travagliato per la trascrizione e interpretazione del testo.\">24<\/a><\/sup> dal notaio trapanese D. Francesco Aloisio Buzzo redatto in data 3 luglio 1778:<\/p>\n<p>\u00abDie Tertio Iulii undecimae indictionis Millesimo Septingentesimo Septuagesimo Octavo<\/p>\n<p>Pateat qualiter Dominicus Nolfo Civis huius Urbis Drepani mihi notario cognitus praesens coram nobis sponte dixit, et fatetur habuisse, et recepisse a Reverendo Sacerdote Don Cajetano tripodo Partinici et modo hic Drepani reperto quoque mihi notario cognito praesente et stipulante uncias trigintanovem, tarenos vigintiquatuor, et granos decem et octo habitas in diversis vicibus, diebus, et partitis [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Declarans dictus Reverendus de Tripodo dictas pecunias fuisse, et esse ei contributas [\u2026], videlicet: uncias decem a Domino Joseph Giganti Partinici, et reliquas uncias vigintinovem, tarenos vigintiquatuor et granos decem et octo a diversis piis Christifidelibus[\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Et sunt dictae unciae 39.24.18 superius confessae pro materiale tam lignaminum quam colorum, et aliorum necessariorum ac magisterio, manifactura, sculptura et pictura binarum statuarum unius videlicet Gloriusi Patriarchae Sancti Ioseph et alterius Divini Infantis [\u2026] in unico pedemstallo [\u2026]\u00bb<\/p>\n<p>Come si legge, con tale atto, stipulato presso lo studio del notaio, il reverendo sacerdote don Gaetano Tripodo di Partinico affida al trapanese Domenico Nolfo la realizzazione dell\u2019opera; la spesa \u00e8 sostenuta in parte da don Domenico Giuseppe Gigante, partinicese, il quale dona la generosa cifra di 10 once, e la restante somma da parte di \u201calcuni pii fedeli cristiani\u201d. La cifra totale di 39 once, 24 tar\u00ec e 18 grani dovr\u00e0 servire per l\u2019approvvigionamento delle materie prime, il legno i colori e quant\u2019altro necessario per l\u2019ideazione, la realizzazione, la scolpitura e la coloritura del gruppo di due statue, raffiguranti il \u201cGlorioso Patriarca San Giuseppe\u201d e il \u201cDivino Infante\u201d su un unico piedistallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante notare come buona parte della commissione sia stata sostenuta economicamente dai fedeli, segno, questo, della grande affezione che gli abitanti della citt\u00e0 di Partinico dimostravano verso la figura del Santo e della gi\u00e0 radicata tradizione cultuale. Non \u00e8 un caso che la Confraternita del Glorioso Patriarca San Giuseppe, fondata gi\u00e0 nel 1611, sia una delle pi\u00f9 antiche della citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_24_3839\" id=\"identifier_24_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ricordiamo che Partinico, sebbene sia stato un territorio i cui primi insediamenti risalgono all&rsquo;antichit&agrave; e sia stato sfruttato per le sue risorse agricolo-boschive durante tutto il basso Medioevo, sia diventato un vero e proprio centro abitato solo tra il XVI e il XVII secolo; cfr. S. Bonn&igrave;, Partinico nella storia, Palermo 1983, pp. 116 ss.; cfr. anche L. D&rsquo;Asaro, Partinico dalle origini al XIX secolo, Vol II. &ndash; Dal decollo urbanistico della Sala al XIX secolo, Palermo 2018, pp. 5 ss. Per la fondazione della Confraternita cfr. F. La Franca, Confraternita del Patriarca &hellip;, Partinico 2011, p. 23.\">25<\/a><\/sup>; essa inoltre ha svolto un ruolo primario nell\u2019edificazione dell\u2019omonima chiesa, trasferendosi dall\u2019antica sede del Monastero del Carmine<sup><a href=\"#footnote_25_3839\" id=\"identifier_25_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. D&rsquo;Asaro, Partinico dalle origini&hellip;, 2018, pp. 143-157.\">26<\/a><\/sup> nel nuovo edificio sacro, edificato tra il 1737 e il 1739 sui resti dell\u2019ex chiesa di San Francesco lo Vecchio<sup><a href=\"#footnote_26_3839\" id=\"identifier_26_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, 110-112; cfr anche F.M.E.G. Villabianca, Storia della Sala di Partinico, ms. trascritto da N. Cipolla, Palermo 1997, pp. 101-102.\">27<\/a><\/sup>. La commissione del gruppo scultoreo a Domenico Nolfo, si inserisce infatti in un ricco corollario di iniziative, condotte nell\u2019arco di quarant\u2019anni, volte al completamento e alla decorazione della nuova chiesa<sup><a href=\"#footnote_27_3839\" id=\"identifier_27_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1775 il sacerdote Domenico Rizzo fa decorare l&rsquo;altare maggiore con stucchi; nel 1780, con la donazione di Antonio Lo Medico, viene eretto il campanile&nbsp; con tre campane. Cfr. F. La Franca, Confraternita del Patriarca&hellip;, 2011, pp. 11-34.\">28<\/a><\/sup> e all\u2019esecuzione di opere destinate alla venerazione del Santo. Tra queste, oltre alla nostra scultura, merita di essere citato il ciclo pittorico di sei tele ottagonali con storie della vita di San Giuseppe commissionate nel 1747 da Domenico Maddalena ai fratelli Antonio e Vincenzo Manno<sup><a href=\"#footnote_28_3839\" id=\"identifier_28_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Guttilla, Manno Antonio e Manno Vincenzo, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Vol. II. Pittura, a cura di M.A. Spataro, Palermo 1993, ad voces.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tecniche esecutive, stato di conservazione e interventi precedenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura realizzata dal Nolfo nasce, quindi, sia come principale \u201cimmagine\u201d del Santo presso la nuova chiesa, posto in una grande nicchia al centro dell\u2019abside, sia come simulacro per il culto popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa \u00e8 composta da varie porzioni di legno, assemblate e lavorate per ottenere i volumi desiderati<sup><a href=\"#footnote_29_3839\" id=\"identifier_29_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Baracchini-G Parmini &ndash; Scultura lignea dipinta. I materiali e le tecniche, Firenze 1996, pp. 13-17; S. Rinaldi, Storia tecnica dell&rsquo;arte. Materiali e metodi della pittura e della scultura (secc. V-XIX), Roma 2011, pp. 257 ss.\">30<\/a><\/sup>. Troviamo vari legni, come il faggio, usato per il basamento, e il pioppo, con il quale sono realizzate le due figure e la maggior parte degli elementi. Attraverso lesioni e fessurazioni che si propagano dal supporto fino agli strati di finitura, \u00e8 possibile osservare le linee di commettitura, cio\u00e8 i punti di giuntura delle varie parti di legno. In particolare \u00e8 interessante notare il modo in cui la figura di San Giuseppe \u00e8 ancorata alla base (<a title=\"Fig. 7. Particolare della base della scultura in cui sono evidenti i sistemi di incastro tra le diverse parti di legno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan07.jpg\">Fig. 7<\/a>): si pu\u00f2 osservare infatti una trave in noce che dalla base, fermata con grossi chiodi in ferro, si innesta nella schiena del santo. Interessante anche la realizzazione della parte decorativa della base: sul volume principale sono prima applicate le nuvole, poi le teste dei cherubini e per ultime le ali, realizzate tutte in diversi pezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi tutta la statua \u00e8 rivestita di foglie d\u2019oro o d\u2019argento: per arrivare a questa finitura era prima necessario trattare la superficie lignea con una preparazione a base di gesso e colla che, una volta levigata, veniva rivestita da due o pi\u00f9 stesure di bolo armeno, un\u2019argilla rossa che serve sia ad accogliere la foglia sia a dare profondit\u00e0 di tono al metallo<sup><a href=\"#footnote_30_3839\" id=\"identifier_30_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pignolo, Effetti d&rsquo;oro. Storia tecnica della doratura nell&rsquo;arte, Bologna 2000, pp. 99-103.\">31<\/a><\/sup>. L\u2019oro o l\u2019argento, quindi, a seconda delle superfici, veniva applicato con una colla leggera e poi brunito per renderla lucente. Molte parti della scultura erano in origine decorate con delle lacche, ossia resine colorate trasparenti che rivestivano parti come le ali dei putti, dove \u00e8 ancora visibile, ma anche le vesti delle due figure. Basandoci su queste tracce, e confrontandola anche con la analoga scultura del Carminello a Trapani prima esaminata, la figura di San Giuseppe in origine doveva avere una veste azzurra con decori in oro e un mantello verde (<a title=\"Fig. 8. Particolare del manto interno di San Giuseppe in cui +\u00bf emersa la lacca verde durante la pulitura.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan08.jpg\">Fig. 8<\/a>), mentre il Bambino una tunica rossa con il mantello dorato (in argento meccato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura, destinata alla devozione popolare e a riti processionali in occasione della festivit\u00e0 del Santo, mostrava i segni del naturale invecchiamento dei materiali costitutivi, ma anche di danni di origine antropica e trasformazioni accorse durante i secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando la scultura ai raggi UV (<a title=\"Fig. 9. Particolare della veste di San Giuseppe vista in fluorescenza UV.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan09.jpg\">Fig. 9<\/a>), era evidente la stratificazione di sostanze sovrammesse, dovute sia a rifacimenti sia a interventi di manutenzione. Su tutta la superficie era presente uno spesso strato di oli applicati per la manutenzione cui\u00a0 ogni anno la statua era sottoposta con l\u2019intento di renderla pi\u00f9 vivida, anche se questa pratica ha causato sia problemi di conservazione sia un\u2019alterazione della leggibilit\u00e0 dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul supporto ligneo erano presenti molte fessurazioni, lesioni e distacchi, talvolta anche con perdita di materiale plastico, come, ad esempio, l\u2019alluce del piede sinistro di San Giuseppe, e altre piccole porzioni nelle nuvole, nelle ali dei putti e nelle modanature della base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le superfici mostravano vari livelli di abrasione superficiale, dovuta sia all\u2019uso cultuale dell\u2019opera sia al citato procedimento di manutenzione annuale. Inoltre alcuni materiali inseriti in interventi precedenti si erano alterati, come i ritocchi sull\u2019oro che erano incrostati e anneriti a causa della presenza dell\u2019olio di noce non polimerizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il posizionamento del Bambino era stato modificato nel tempo: la figura infatti, distaccatasi, dalla sua sede originale \u00e8 rimasta mal posizionata e soprattutto in condizioni precarie per lungo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accumulo di depositi coerenti e la sovrapposizione dei vari stesure di protettivi e ravvivanti, ormai imbruniti e alterati, conferivano all\u2019opera un\u2019immagine appesantita e cromaticamente non equilibrata. Ne risultava una lettura complessiva falsata che impediva la corretta comprensione della scultura (<a title=\"Fig. 10. Visione d'insieme dell'opera prima del restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan10.jpg\">Fig. 10<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spesso accade alle opere devozionali, sulla scultura sono accorsi nel tempo vari interventi che potremmo definire di innovazione. Questi erano volti a mantenere fruibile l\u2019opera per il culto dei fedeli o anche per aggiornare la sacra immagine al gusto dell\u2019epoca. Tra questi interventi i pi\u00f9 importanti hanno riguardato il rifacimento parziale delle vesti di San Giuseppe e del Bambino, e forse in queste fase si sono perse le cromie delle lacche sopra descritte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli incarnati sia delle figure che degli angeli avevano subito vari rimaneggiamenti. Al di sotto dello strato di olio, infatti, erano presenti pi\u00f9 livelli di pittura con colorazioni diverse, ma che in fase di restauro si \u00e8 deciso &#8211; in accordo con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo &#8211; di non mantenere per riportarli all\u2019originale.<\/p>\n<p><strong>Il restauro: materiali e metodi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avendo ben chiaro il quadro complessivo dell\u2019opera, con l\u2019autorizzazione delle Curia di Monreale, si \u00e8 dato inizio all\u2019intervento di restauro, condotto sotto l\u2019alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo. Tutti gli interventi sono stati eseguiti con materiali compatibili e distinguibili, nel massimo rispetto del manufatto, della sua integrit\u00e0 e delle sue qualit\u00e0 materiche. Le metodologie adottate sono state scelte secondo i principi di reversibilit\u00e0 e ritrattabilit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_31_3839\" id=\"identifier_31_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. Baldini, Teoria del restauro e unit&agrave; di metodologia, Vol. I, Firenze 2003, pp. 23 ss.\">32<\/a><\/sup>, cos\u00ec da assicurare possibili interventi futuri. Tutte le operazioni sono state effettuate nell\u2019ottica del minimo intervento, a garanzia dell\u2019autenticit\u00e0 e originalit\u00e0 dell\u2019opera<sup><a href=\"#footnote_32_3839\" id=\"identifier_32_3839\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Brandi, Teoria del restauro (1963), Torino 1977, p. 9.\">33<\/a><\/sup>. Il cantiere \u00e8 stato allestito presso i locali annessi alla chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una prima spolveratura per rimuovere i materiali di deposito incoerenti, si \u00e8 proceduto con la messa in sicurezza di tutti i margini delle lacune e delle altre parti distaccate, per evitare la perdita di materiale originale. Tutte le parti in legno sono state poi disinfestate per prevenire attacchi da insetti xilofagi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati quindi eseguiti su varie aree della superficie i test di pulitura per trovare i punti di solubilit\u00e0 delle sostanze da rimuovere. Questa fase, che \u00e8 forse la pi\u00f9 importante in un intervento di restauro, \u00e8 stata complessa ed \u00e8 stato necessario trovare diverse soluzioni per ogni tipo di superficie, in modo da restituire la superficie originale dell\u2019opera senza rischiare di comprometterla. La pulitura ha principalmente rimosso gli strati di olio di noce che nel tempo si erano stratificati sull\u2019opera. Come accennato prima, questa pratica che sicuramente aveva il nobile obiettivo di mantenere la scultura vivida e protetta, in realt\u00e0 ha avuto il risultato contrario, sia per lo sfregamento della superficie che ha certamente provocato delle abrasioni, sia perch\u00e9 le stesure di olio &#8211; che impiegano mesi ad asciugare &#8211; avevano assorbito dall\u2019ambiente polvere, particolato, fumo e ogni altra sostanza dispersa nell\u2019aria. Un trattamento pi\u00f9 complesso \u00e8 stato adottato invece per gli incarnati, che presentavano vari livelli di ridipintura; le analisi ai raggi UV sono state fondamentali per distinguere gli strati originali da quelli di rifacimento (<a title=\"Fig. 11. Mano di San Giuseppe durante i test di pulitura a luce naturale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Mano di San Giuseppe durante i test di pulitura ai raggi UV.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan12.jpg\">12<\/a>). La metodologia ha previsto l\u2019applicazione di un gel contenente solventi, una pulitura a tampone, e poi la rifinitura a bisturi (<a title=\"Fig. 13. Il viso del Bambino durante la pulitura a tampone.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato necessario procedere al disassemblaggio della figura del Bambino per poter completare la pulitura, ma anche per riconfigurarla poi nella posizione corretta. Si \u00e8 quindi proceduto con le reintegrazioni plastiche, cio\u00e8 con la ricostruzione di alcune parti mancanti, come l\u2019alluce del piede sinistro di San Giuseppe. Per avere una maggiore resistenza \u00e8 stato inserito un perno sul quale poi \u00e8 stata fatta la ricostruzione plastica. Lo stesso procedimento \u00e8 stato adottato per ricostruire parti delle dita delle mani mancanti sia nella figura di San Giuseppe che del Bambino. Alcuni altri perni inoltre sono stati inseriti come rinforzo di parti originali distaccate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aspetto di fondamentale importanza ha riguardato la stabilit\u00e0 delle due figure sulla base: il San Giuseppe, infatti, sebbene fosse trattenuto da quella piccola trave di cui si \u00e8 detto, era distaccato dalla base e aveva troppo margine di movimento. Per ovviare al problema, i piedi sono stati incollati con iniezioni di adesivo e forati in punti nascosti per inserire dei perni di vetroresina che attraversano lo spessore dei piedi e della base. Le intercapedini, infine, sono state colmate con polpa di cellulosa legata con adesivo vinilico a bassa concentrazione di acidi. Con lo stesso sistema \u00e8 stato ricollocato il Bambino, che ha ritrovato la sua posizione originale e ha rimesso la sua mano in quella di Giuseppe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo gruppo di operazioni ha riguardato la presentazione estetica, ovvero la stuccatura di tutte le lacune e la reintegrazione delle superfici. Le parti dorate e argentate presentavano lacune molto vaste e diffuse. Sussisteva inoltre, come sopra descritto, il problema delle decorazioni a lacca, non pi\u00f9 esistenti, ma di cui si erano trovati e recuperati ampi lacerti (nelle zone pi\u00f9 interne e protette). Si \u00e8 presentato quindi un problema di metodologia nella reintegrazione che doveva tenere conto sia delle lacune, sia delle trasformazioni, ma soprattutto dell\u2019uso cultuale cui la scultura \u00e8 destinata. Si \u00e8 ritenuto innanzitutto importante mantenere le superfici argentate e dorate, lasciando l\u2019aspetto ormai storicizzato e fissato nella memoria collettiva della scultura; di conseguenza, le lacche non sono state integrate, considerando sia la loro volontaria rimozione in un intervento di rinnovamento dell\u2019opera, sia l\u2019invasivit\u00e0 di una loro eventuale riproposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le aree pi\u00f9 grandi sono state reintegrate con foglia oro o argento, applicate con tecnica a guazzo, in maniera analoga all\u2019originale, ma interponendo uno strato di sacrificio tra le parti integrate e quelle originali. Gli incarnati e le altre parti dipinte sono state poi integrate con colori ad acquerello e a vernice con tecnica mimetica, mentre i decori delle vesti, laddove mancavano, sono stati reintegrati con la stessa foglia oro applicata a missione, cio\u00e8 fatta aderire con un\u2019oleoresina, sempre con uno strato di sacrificio interposto. La scelta di eseguire integrazioni mimetiche \u00e8 stata dettata sia da considerazioni tecniche sia dalle esigenze cultuali che richiedevano un aspetto quanto pi\u00f9 completo e leggibile possibile. Le successive fasi di equilibratura, in particolare delle lamine metalliche integrate, sono state volte alla distinguibilit\u00e0 dei materiali d\u2019intervento, oltre che alla riduzione delle interferenze visive. L\u2019intervento si \u00e8 concluso con la verniciatura finale protettiva, prevedendo i fattori di rischio cui l\u2019opera va incontro durante le celebrazioni in onore del Santo Patriarca (<a title=\"Fig. 14. Visione d'insieme dell'opera dopo il restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan14.jpg\">Figg. 14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15. Particolare del Bambino a fine restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan15.jpg\">15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Particolare di una testa angelica a fine restauro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/pan16.jpg\">16<\/a>).<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Abbreviazioni<\/strong><\/p>\n<p>A.S.T.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archivio di Stato di Trapani<\/p>\n<p>B.F.T.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Biblioteca Fardelliana di Trapani<\/p>\n<p>M.R.P.T \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Museo Regionale Pepoli di Trapani<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3839\" class=\"footnote\">F. La Franca, <em>Confraternita del Patriarca San Giuseppe, Partinico. Memoria e ricerche &#8211; 1611-2011<\/em>, Partinico 2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3839\" class=\"footnote\">Il gruppo scultoreo \u00e8 stato restaurato, previo nulla osta dell\u2019Arcidiocesi di Monreale e sotto l\u2019alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, tra settembre 2018 e marzo 2019.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3839\" class=\"footnote\">G. Bongiovanni &#8211; V. Menna, <em>La scultura e l\u2019intaglio in legno a Trapani e nel trapanese<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco<\/em> , a cura di T. Pugliatti &#8211; S. Rizzo &#8211; P. Russo, Catania 2012, pp. 283 ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3839\" class=\"footnote\">Il bastone ha un\u2019anima in legno rivestita con lamine di argento cesellato (mentre il fiore \u00e8 in rame dorato) che presentano dei punzoni, cos\u00ec come le aureole delle due figure e le rispettive medaglie a forma di sole, quest\u2019ultime in argento con parti dorate. Tutti questi elementi, complementari alla scultura, insieme a diversi altri ex-voto sempre in argento, meriterebbero uno studio approfondito per poter individuare l\u2019argentiere e la data di esecuzione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3839\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Giuseppe<\/em>, in J. Hall, <em>Dizionario dei soggetti e dei simboli nell\u2019arte<\/em>, Milano 1983, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3839\" class=\"footnote\">I. Bruno, <em>Nolfo Domenico<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Vol. III. Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3839\" class=\"footnote\">Sul capostipite della famiglia Nolfo le fonti ottocentesche (G.M. Fogalli, <em>Memorie biografiche degli illustri Trapanesi per santit\u00e0, nobilit\u00e0, dignit\u00e0, dottrina ed arte<\/em>, 1840, M.R.P.T., ms. 14 C 8, pp. 675-676; G.M. Di Ferro, <em>Biografia degli uomini illustri trapanesi<\/em>, vol. I, Trapani 1830, rist. anast. Palermo 1973, p. 163) e le successive ricerche del Serraino (M. Serraino, <em>Trapani nella vita civile e religiosa<\/em>, Trapani 1968, p. 133), sono discordi e riportano date e commissioni (riprese dagli studiosi successivi) che risultano incompatibili; \u00e8 possibile che qualche errore di interpretazione delle fonti primarie sia stato reiterato nel tempo generando confusione non solo cronologica ma anche nella distinzione di personaggi omonimi. Ad esempio, alcune sculture in marmo che il Fogalli cita come opere di Domenico il Vecchio, sono talvolta ricondotte al nipote, tra l\u2019altro con vistosi salti temporali. L\u2019esatta discendenza della famiglia rimane da chiarire, come notato da Ivana Bruno nella voce sulla famiglia Nolfo: cfr. <em>Corallari e scultori in corallo, madreperla, avorio, tartaruga, conchiglia, ostrica, alabastro, ambra, osso, attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di R. Vadal\u00e0, in Materiali <em>preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003, p. 388.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3839\" class=\"footnote\">B. Figuccio, <em>La scultura polimaterica trapanese e la tecnica di esecuzione<\/em>, in <em>Legno, tela &amp;\u2026 La scultura polimaterica trapanese tra Seicento e Novecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. Precopi Lomabrdo &#8211; P. Messana, Erice 2011, pp. 47-54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3839\" class=\"footnote\">M. Serraino, <em>Trapani\u2026<\/em>, 1968, p. 134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3839\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3839\" class=\"footnote\">F. Mondello, <em>L\u2019arte nel presepio per le piccole figure degli scultori Nolfo di Trapani<\/em>, 1905, B.F.T., ms. 190, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3839\" class=\"footnote\">Cfr. M. Serraino, <em>Trapani\u2026<\/em>, 1968, p. 135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3839\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3839\" class=\"footnote\">M. Mineo, <em>Trapani: i Misteri del Venerd\u00ec Santo<\/em>, Trapani 1995.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3839\" class=\"footnote\">La collaborazione di Domenico con il fratello Francesco nella esecuzione dei tre <em>Misteri<\/em> \u00e8 riportata dalla storiografia locale, sebbene non vi siano fonti documentali che lo attestino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3839\" class=\"footnote\">F. Mondello, <em>La Processione del Venerd\u00ec Santo in Trapani ossia la Passione di Ges\u00f9 Cristo illustrata con venti gruppi statuari detti Misteri e con cenni storico-esegetici<\/em>, 1901, B.F.T., ms. 313, p. 15;\u00a0 M. Serraino, <em>I Misteri<\/em>, Trapani 1950, p. 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3839\" class=\"footnote\">L. Novara, <em>I gruppi processionali di Trapani<\/em>, in <em>Legno, tela\u2026<\/em>, 2011, pp. 142.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3839\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 144.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3839\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, pp. 146-147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3839\" class=\"footnote\">Mondello, <em>La Processione\u2026<\/em>, 1901, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3839\" class=\"footnote\">Va notato che nella stessa chiesa sono conservati due gruppi scultorei analoghi, che hanno talvolta generato confusione nella corretta interpretazione delle fonti storiografiche. Tuttavia, il confronto con l\u2019opera partinicese rende particolarmente evidenti le analogie (posture, dimensioni, stile) con solamente uno dei due gruppi trapanesi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3839\" class=\"footnote\">M. Serraino, <em>Trapani\u2026<\/em>, 1968, p. 135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3839\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, p. 134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3839\" class=\"footnote\">A.S.T. Fondo notarile di Trapani, Notaio Domenico Francesco Aloisio Buzzo, minute 1777-1778, XI indizione, pp. 836-837. Si ringraziano la dott.ssa Fulvia Bartolone per la collaborazione nella ricerca archivistica e il prof. Giovanni Travagliato per la trascrizione e interpretazione del testo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3839\" class=\"footnote\">Ricordiamo che Partinico, sebbene sia stato un territorio i cui primi insediamenti risalgono all\u2019antichit\u00e0 e sia stato sfruttato per le sue risorse agricolo-boschive durante tutto il basso Medioevo, sia diventato un vero e proprio centro abitato solo tra il XVI e il XVII secolo; cfr. S. Bonn\u00ec, <em>Partinico nella storia<\/em>, Palermo 1983, pp. 116 ss.; cfr. anche L. D\u2019Asaro, <em>Partinico dalle origini al XIX secolo, Vol II. &#8211; Dal decollo urbanistico della Sala al XIX secolo<\/em>, Palermo 2018, pp. 5 ss. Per la fondazione della Confraternita cfr. F. La Franca, <em>Confraternita del Patriarca \u2026<\/em>, Partinico 2011, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3839\" class=\"footnote\">L. D\u2019Asaro, Partinico dalle origini\u2026, 2018, pp. 143-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3839\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, 110-112; cfr anche F.M.E.G. Villabianca, <em>Storia della Sala di Partinico<\/em>, ms. trascritto da N. Cipolla, Palermo 1997, pp. 101-102.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3839\" class=\"footnote\">Nel 1775 il sacerdote Domenico Rizzo fa decorare l\u2019altare maggiore con stucchi; nel 1780, con la donazione di Antonio Lo Medico, viene eretto il campanile\u00a0 con tre campane. Cfr. F. La Franca, <em>Confraternita del Patriarca\u2026<\/em>, 2011, pp. 11-34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3839\" class=\"footnote\">M. Guttilla, <em>Manno Antonio<\/em> e <em>Manno Vincenzo<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Vol. II. Pittura<\/em>, a cura di M.A. Spataro, Palermo 1993, ad voces.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3839\" class=\"footnote\">C. Baracchini-G Parmini &#8211; <em>Scultura lignea dipinta. I materiali e le tecniche<\/em>, Firenze 1996, pp. 13-17; S. Rinaldi, <em>Storia tecnica dell\u2019arte. Materiali e metodi della pittura e della scultura (secc. V-XIX)<\/em>, Roma 2011, pp. 257 ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3839\" class=\"footnote\">G. Pignolo, <em>Effetti d\u2019oro. Storia tecnica della doratura nell\u2019arte<\/em>, Bologna 2000, pp. 99-103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3839\" class=\"footnote\">U. Baldini, Teoria del restauro e unit\u00e0 di metodologia, Vol. I, Firenze 2003, pp. 23 ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3839\" class=\"footnote\">C. Brandi, <em>Teoria del restauro<\/em> (1963), Torino 1977, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3839\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>panzavecchia.restauro@gmail.com Il San Giuseppe con Ges\u00f9 Bambino di Domenico Nolfo a Partinico &#8211; Dallo studio al restauro DOI: 10.7431\/RIV21082020 Il gruppo scultoreo raffigurante San Giuseppe <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3839\" title=\"Loris Panzavecchia\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3839"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3839"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3839\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4097,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3839\/revisions\/4097"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}