{"id":3816,"date":"2020-06-30T07:01:12","date_gmt":"2020-06-30T07:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3816"},"modified":"2020-12-30T08:31:06","modified_gmt":"2020-12-30T08:31:06","slug":"fabrizio-tola","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3816","title":{"rendered":"Fabrizio Tola"},"content":{"rendered":"<p>fabrizio12tola@gmail.com<\/p>\n<h2>Seriche vesti e altri preziosi addobbi per <em>Nuestra Se\u00f1ora de Agost<\/em> nella Sardegna barocca<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21052020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Vidit speci\u00f3sam sicut col\u00fambam, ascend\u00e9ntem d\u00e9 super rivos aquar\u00fam, cuius inaestim\u00e1bilis odor erat nimis in vestim\u00e9ntis eius: et sicut dies verni circ\u00famdabant eam flores ros\u00e1rum et l\u00edlia conv\u00e1lium<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_3816\" id=\"identifier_0_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;R. Vidi speci&oacute;sam sicut col&uacute;mbam, ascendentem d&eacute;super rivos aqu&aacute;rum, cujus in&aelig;stim&aacute;bilis odor erat nimis in vestim&eacute;ntis ejus;\\ * Et sicut dies verni circ&uacute;mdabant eam flores ros&aacute;rum et l&iacute;lia conv&aacute;llium.\\ V. Qu&aelig; est ista qu&aelig; asc&eacute;ndit per des&eacute;rtum sicut v&iacute;rgula fumi ex arom&aacute;tibus myrrh&aelig; et thuris?\\ R. Et sicut dies verni circ&uacute;mdabant eam flores ros&aacute;rum et l&iacute;lia conv&aacute;llium&raquo;.\">1<\/a><\/sup>. Con queste parole il responsorio del Mattutino del 15 agosto esalta la Vergine che, finito il corso della sua vita terrena, sale in cielo in anima e corpo. Tutta la liturgia dell\u2019Assunzione sottolinea lo splendore, la ricchezza, la gloria, la bellezza di cui \u00e8 adombrata Maria, che \u201c<em>supra choros angelorum ad celestia regna<\/em>\u00bb rifulge, assisa alla destra di Dio. Tale splendore viene espresso anche dal riferimento alla ricchezza delle sue vesti, un lusso sottolineato nei testi sacri e considerato riflesso della bellezza della natura, un giardino di rose e gigli di cui si pu\u00f2 quasi percepire il soave profumo. Non a caso, nelle omelie di S. Teodoro Studita (VIII secolo), Maria viene definita terra benedetta da Dio da cui non nacque spina alcuna; un paradiso pi\u00f9 felice del giardino dell\u2019Eden, nel quale \u00e8 germogliata ogni virt\u00f9 ed \u00e8 spuntato l\u2019albero della Vita<sup><a href=\"#footnote_1_3816\" id=\"identifier_1_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Teodoro Studita, Omelia II sulla nativit&agrave; della Vergine Maria, 4, 7, PG. 96, 683-686.690. Testi mariani del primo millennio. 2. Padri e altri autori bizantini (VI-XI sec.), a cura di G. Charib-E. M. Toniolo- L. Gambero-G. Di Nola, Roma 1989, pp. 638-659. Sul tema dell&rsquo;Assunzione vanno ricordate anche le omelie di S. Giovanni Damasceno (650 c.-750). Ibidem, pp. 498-537.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse per tali motivi, sin dal Medioevo la piet\u00e0 popolare cristiana ha voluto manifestare la propria devozione attraverso il confezionamento di sontuosi abiti con cui rivestire le immagini sacre, in particolare quelle della Vergine<sup><a href=\"#footnote_2_3816\" id=\"identifier_2_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Genovese, Note sulla vestizione delle immagini durante il Medioevo, I-II, in &ldquo;Jacquard&rdquo;, LXIV-LXV, pp. 5-8, pp. 21-24. Merita di essere citata l&rsquo;interessante mostra sulle sculture da vestire di Nero Alberti da Sansepolcro (1502-1568), per la quale si rimanda al catalogo: Sculture da vestire: Nero Alberti da Sansepolcro e la produzione di manichini lignei in una bottega del Cinquecento (Umbertide, 11 giugno-6 novembre 2005), a cura di C. Galassi, s. l., 2005.\">3<\/a><\/sup>. La ricchezza di tessuti pregiati, di applicazioni in oro o argento, con motivi decorativi di raffinata eleganza, emblemi di un lusso mondano<sup><a href=\"#footnote_3_3816\" id=\"identifier_3_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul concetto di lusso nella moda in et&agrave; moderna, espressione di sfarzo dinastico ed emblema di potere: G. Butazzi-E. Morini, Il lusso, in Arte e lusso della seta a Genova dal &lsquo;500 al &lsquo;700, a cura di M. Cataldi Gallo, Torino 2000, pp. 13-20. Anche nella statuaria lignea d&rsquo;impronta iberico-napoletana del XVI-XVII secolo il panneggio delle vesti, decorato con la raffinata tecnica dell&rsquo;estofado de oro, imitava le trame decorative dei preziosi tessuti dell&rsquo;epoca. Cfr. M.G. Messina-A. Pasolini, Modelli veri per tessuti finti. Tipologie decorative nelle stoffe dipinte, in Estofado de oro. La statuaria lignea nella Sardegna spagnola (catalogo della mostra), Cagliari 2001, pp. 85-93; A. Pasolini, Estofado de oro. Una particolare tecnica di policromia e doratura nell&rsquo;antica statuaria sarda, in &ldquo;Arte viva&rdquo;, X, 28-29, 2002, pp. 72-75; Idem, Contributo alla statuaria lignea in &lsquo;estofado de oro&rsquo;. Confronti tessili, in &ldquo;Oltre Longhi&rdquo;: ai confini dell&rsquo;Arte. Scritti per gli ottant&rsquo;anni di Francesco Abbate, a cura di N. Cleopazzo-M. Panarello, Portici 2019, pp. 85-92.\">4<\/a><\/sup>, tutto volto a rappresentare, qui in terra, uno spiraglio della gloria del cielo e della dignit\u00e0 regale di colei che ne \u00e8 la regina<sup><a href=\"#footnote_4_3816\" id=\"identifier_4_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli studi sulle statue da vestire e sui tessuti delle immagini venerate. Per la vasta bibliografia di confronto, almeno: A. Niero, Le Madonne &ldquo;vestite&rdquo; nella storia della piet&agrave; popolare, in Madonne della Laguna. Simulacri &lsquo;da vestire&rsquo; nei secoli XIV-XIX, a cura di R. Pagnazzo, Roma 1993, pp. 29-76; Vestire il sacro. Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle Madonne, Bambini e Santi abbigliati, a cura di L. Bortolotti, Bologna 2001; L. Lorenzini, Vesti e arredi per la liturgia nei Musei, in Il filo della storia. Tessuti antichi in Emilia-Romagna, a cura di M. Cuoghi Costantini-I. Silvestri, Bologna 2005, pp. 215-218; R. Poso, Sulle Madonne &laquo;vestite&raquo;, in Interventi sulla questione meridionale, a cura di F. Abbate, Roma 2005, pp. 347-353; E. Silvestrini, Le effigi &ldquo;da vestire&rdquo;. Note antropologiche, in Virgo Gloriosa. Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle madonne vestite (atti di convegno, Ferrara 9 aprile 2005), a cura di L. Bartolotti, consultabile online su: Le Pubblicazioni dell&rsquo;IBC: Virgo gloriosa &ndash; Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle madonne vestite; A. Lusvarghi-I. Micheletti, Dall&rsquo;abito alla camiciola: le vesti restaurate delle Madonne, in Virgo gloriosa, cit; M. Arduini, Etnografia delle vestizioni dei simulacri mariani, in &ldquo;La Ricerca Folklorica&rdquo;, LXII (Vestire i simulacri, ottobre 2010), pp. 21-43; A. Casati, Madonne &ldquo;vestite a drappo&rdquo; e &ldquo;vestite a pittura&rdquo;: tipologie e dispersioni tra Pavia e Milano, in Confidenza col sacro. Statue vestite al centro delle Alpi, Catalogo di mostra (Sondrio dicembre 2011-febbraio 2012), Sondrio 2012; A. Pagano, Le statue vestite nelle Chiese di Cosenza, in &ldquo;Rogerius&rdquo;, XVI, 2, 2013, pp. 129-148; Le Madonne vestite: le vesti, i riti, i culti, a cura di M. Arduino, Roma 2016.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sardegna, nel vasto panorama delle sculture da vestire, occupa un posto del tutto particolare l\u2019immagine dell\u2019Assunta dormiente o <em>Dormitio Virginis<\/em>. Tale iconografia, assai diffusa nell\u2019isola come anche in diverse zone del Meridione d\u2019Italia e della Spagna, si rif\u00e0 alla tradizione orientale della <em>Koim\u00e8sis<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_3816\" id=\"identifier_5_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Siddi, L&rsquo;iconografia della Vergine dormiente nell&rsquo;arte sarda, in &ldquo;Biblioteca Francescana Sarda&rdquo;, X, 2002, pp. 261-291.\">6<\/a><\/sup>. Seppure i Vangeli canonici tacciano sugli ultimi istanti della vita di Maria, la tradizione apocrifa e la liturgia, come anche l&#8217;omiletica orientale, sin dal VI secolo, ne hanno celebrato la fine terrena<sup><a href=\"#footnote_6_3816\" id=\"identifier_6_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Vitti, Libri Apocriphi de Assumptione B. V. M., in &ldquo;Dei Verbum&rdquo;, 6, 1926, pp. 225-234; E. Peretto, voce &ldquo;Apocrifi&rdquo;, in Nuovo Dizionario di Mariologia, Milano 1986, pp. 106-125; E. Norelli, La Vergine Maria negli apocrifi, in Maria Vergine Madre Regina. Le miniature medievali e rinascimentali, a cura di C. Leonardi-A. degli Innocenti, Milano 2000, pp. 21-42. Per i testi: Gli Apocrifi del Nuovo Testamento.Vangeli. Infanzia, Passione, Assunzione di Maria, 1\\2, a cura di M. Erbetta, Bologna 2017.\">7<\/a><\/sup>. La tradizione, infatti, vuole che la Vergine, sentendo vicina la propria fine, chiam\u00f2 al suo capezzale gli apostoli, giunti poi miracolosamente dai diversi luoghi in cui si erano spinti a predicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iconografia pi\u00f9 diffusa vede la Madonna distesa sul letto, ricevendo il commiato degli apostoli astanti in una scena ampiamente diffusa anche nella retablistica sarda del XV-XVI secolo<sup><a href=\"#footnote_7_3816\" id=\"identifier_7_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La composizione si rif&agrave; a quella stabilita da alcune stampe nordiche del &lsquo;400 (desunta a sua volte da icone bizantine) come pare evidente nel Retablo maggiore della chiesa di N.S. del Regno di Ardara (Giovanni Muru e aiuti, inizi del XVI secolo). Cfr. M.G. Scano Naitza, Il Maestro di Castelsardo: lo stato della ricerca, in Il Maestro di Castelsardo, atti giornate di studio (Cagliari, 13-14 dicembre 2012), a cura di A. Pasolini, Cagliari 2013, pp.11-68. Nella predella del grande Retablo di Villamar, firmato da Pietro Cavaro (1518) cos&igrave; anche nel Retablo (scomposto) di S. Francesco di Oristano, attribuito al pittore Antioco Mainas (1537-1571), a cui viene anche attribuito il Retablo, con la medesima scena nella porzione centrale, della parrocchiale di S. Vito a Gergei. R. Serra, Pittura e scultura dall&rsquo;et&agrave; romanica alla fine del &lsquo;500, Nuoro 1990, scheda 85, p. 178; scheda 116, p. 231; scheda 108, p. 225.\">8<\/a><\/sup>, come nello scomparto superstite di un quattrocentesco retablo della parrocchiale di Selargius, dedicata proprio all\u2019Assunta (<a title=\"Fig. 1. Fine del XV secolo, &lt;i&gt;Dormitio Virginis&lt;\/i&gt;, tempera su tavola, Selargius, chiesa dell\u2019Assunta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Ella dorme, immersa nel sonno della morte, nell\u2019istante prima che il suo corpo, rapito dagli angeli sia assunto in cielo perch\u00e9, come dice la liturgia, \u201cnon poteva conoscere la corruzione del sepolcro colei che aveva generato il Signore della vita\u00bb. Quel corpo mortale, sopito in un sonno che pare eterno, diventa l\u2019oggetto di venerazione dei fedeli, che ne ricercano un riflesso nelle immagini scolpite, facendo di quel legno lavorato dall\u2019uomo il fulcro su cui proiettare la propria filiale devozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questa profonda e diffusa affezione mariana, l\u2019immagine scolpita dell\u2019Assunta divenne il centro di solenni para-liturgie, attestate in Sardegna almeno dal XVI secolo, come<em> S\u2019Apostoladu<\/em><sup><a href=\"#footnote_8_3816\" id=\"identifier_8_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;arcivescovo Giacomo Passamar (1622-1644) nella sua relazione Ad Limina del 1644 informa la Santa Sede che: &laquo;A Sassari si celebra anche la festa dell&rsquo;Assunzione della B.V. Maria e si effettua una solenne processione, in quello stesso giorno, al mattino e nell&rsquo;ottava dopo vespro, con l&rsquo;accompagnamento dell&rsquo;immagine che la rappresenta morta. Da tempo immemorabile il simulacro viene accompagnato per luoghi consueti della citt&agrave; da Dodici confratelli dei Disciplinati, rappresentando in habitu i dodici apostoli&raquo;, in A. Virdis, Sos Battudos. Movimenti penitenziali in Logudoro, Sassari 1987, pp. 32-33. Vedasi inoltre: A. Virdis, Inedito sassarese del 1778 sulla funzione dell&rsquo;Apostolato, in &ldquo;Biblioteca Francescana Sarda&rdquo;, I, 1987, pp. 61-68; M. Porcu Gaias, Santa Maria di Betlem a Sassari. La chiesa la citt&agrave; dal XIII secolo ai giorni nostri, Sassari 1997, pp. 62-79.\">9<\/a><\/sup>. Attorno alla lettiga in cui veniva adagiata la statua della Dormiente, inserita all\u2019interno di grandi catafalchi, di cui si conservano ancora pregevoli esempi in quelli delle cattedrali di Sassari (1679)<sup><a href=\"#footnote_9_3816\" id=\"identifier_9_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pasolini-M. Porcu Gaias, Altari barocchi. L&rsquo;intaglio ligneo in Sardegna dal tardo Rinascimento al Barocco, Perugia 2019, p. 194. Inoltre: M. Porcu Gaias, Letto dell&rsquo;Assunta, in Estofado de oro&hellip;, 2001, pp. 167-170.\">10<\/a><\/sup>, di Alghero (XVIII secolo)<sup><a href=\"#footnote_10_3816\" id=\"identifier_10_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il catafalco dell&rsquo;Assunta della cattedrale di Alghero sarebbe opera di bottega locale degli anni trenta o quaranta del XVIII secolo. Cfr. A. Pasolini-M. Porcu Gaias, Altari barocchi&hellip;, 2019, p. 331. Sul restauro: A. Casula, Catafalco della Vergine Assunta, in Tesori riscoperti. Opere d&rsquo;arte restaurate dellA cattedrale di Sassari e Alghero, a cura di A. Casula, Sassari 2012, pp. 154-167.\">11<\/a><\/sup> e di Cagliari (primi XIX secolo)<sup><a href=\"#footnote_11_3816\" id=\"identifier_11_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;odierno catafalco cagliaritano &egrave; rivestito con un tessuto in lampasso di seta cremesi, di manifattura francese dei primi decenni dell&rsquo;Ottocento. Lo stesso fu utilizzato per tappezzare la camera del palazzo vicereale di Cagliari in cui visse i suoi primi anni la principessa Maria Cristina di Sovoia (1812-1836), dovendo quindi considerare il tessuto della cattedrale un dono alla Vergine da parte della famiglia reale. Cfr. A. Pasolini, I parati della regina Maria Cristina di Savoia nel Palazzo Regio di Cagliari, in &ldquo;Jacquard&rdquo;, XLVII, 2001, 12-16.\">12<\/a><\/sup>, si riunivano i dodici apostoli. Questi erano rappresentati da altrettanti attori che ne facevano le parti, i quali dal 15 agosto e per tutta l\u2019ottava della solennit\u00e0, recavano il proprio omaggio al simulacro della Vergine con il canto del <em>Salve Regina<\/em> e il tradizionale bacio del piede<sup><a href=\"#footnote_12_3816\" id=\"identifier_12_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La cerimonia, ancora ufficiata a Nulvi, centro non lontano da Sassari, trova la sua origine nelle forme del teatro liturgico medievale. In Spagna, nella cittadina di Elche, ancora oggi sopravvive la rappresentazione della Dormizione e Assunzione di Maria in forma di teatro religioso, i cosiddetti Misteri d&rsquo;Elx, Si veda almeno: J. Casta&ntilde;o Garcia-G.Sansano i Belso, Hist&ograve;ria i critica de la Festa d&rsquo;Elx, Alicante 1998.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo non era che uno dei momenti di un complesso cerimoniale che ruotava attorno alle immagini mariane. Un altro, non meno importante, era quello della vestizione del simulacro. In Sardegna, tra le pi\u00f9 antiche immagini della Dormiente abbiamo quella della parrocchiale di Martis (fine del XIV- inizi del XV secolo), non destinata ad essere vestita perch\u00e9 interamente scolpita e policromata (<a title=\"Fig. 2. Fine del XIV-inizi del XV secolo, &lt;i&gt;Dormitio Virginis&lt;\/i&gt;, legno intagliato e policromato, Martis, chiesa di S. Croce.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_13_3816\" id=\"identifier_13_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo; Universit&agrave; di Cagliari ha svolto un&rsquo;indagine dendrologica su alcuni manufatti lignei medievali, i cui risultati sono confluiti in Ricerche sulla scultura medievale in Sardegna, a cura di R. Coroneo, I-II, Cagliari 2004. La sultura della dormente di Martis viene analizzata da: M. G. Scano Naitza, L&rsquo;escultura del g&ograve;tic tard&agrave; a Sardenya, in L&rsquo;art g&ograve;tic a Catalunya. Escultura, a cura di A. Pladevall i Font, II, Barcellona, 2007, pp. 123-193.\">14<\/a><\/sup>. Unico esempio sopravvissuto di una tipologia di opere che si presume potesse essere ampiamente diffusa nell\u2019isola, come \u00e8 attestato per altre zone della Corona d\u2019Aragona, specialmente Mallorca e Valencia<sup><a href=\"#footnote_14_3816\" id=\"identifier_14_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Criado Mainar, Culto e im&aacute;genes de la Virgen de la cama en el Arag&oacute;n occidental. El tr&aacute;nsito de Mar&iacute;a y la devoci&oacute;n Asuncionista en la comunidad de Calatayud, Catalayud 2015. Inoltre: F. Massip-A. Llorenc, La Festa de l&rsquo;assumpci&oacute; a la Catedral de Val&egrave;ncia: originalitat i difusi&oacute; d&rsquo;un nou model teatral, in XVIII Congr&eacute;s Internacional d&rsquo;Hist&ograve;ria de la Corona d&rsquo;Arag&oacute; (Val&egrave;ncia 2004): la Mediterr&agrave;nia de la Corona d&rsquo;Arag&oacute;, segles XIII-XVI, II, 1675-1690, Val&egrave;ncia 2005.\">15<\/a><\/sup>. Rinomate in tal senso sono le opere cinquecentesche custodite in diverse chiese della citt\u00e0 di Palma de Mallorca, che rappresentano la Madonna dormiente interamente scolpita, dorata e policromata, ma cava all\u2019interno: questo permetteva un pi\u00f9 facile spostamento durante le funzioni liturgiche<sup><a href=\"#footnote_15_3816\" id=\"identifier_15_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Cerd&agrave; Garriga, Los inicios de la escultura ligera en Mallorca (siglos XV y XVI).Documentos, obras y talleres, in &ldquo;Abside. Rivista di Storia dell&rsquo;Arte&rdquo;, 1, 2019, pp. 17-46; M. Carbonell Buades, Art de cisell i de relleu. Escultura mallorquina del segle XVII, Palma de Mallorca 2002.\">16<\/a><\/sup>. Spicca la splendida <em>Virgen muerta<\/em> della cattedrale di Palma, realizzata agli inizi del \u2018500 e attribuita a Gabriel M\u00f2ger III<sup><a href=\"#footnote_16_3816\" id=\"identifier_16_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Llompart-J. M. Palou, De portal a portal: innovac&oacute; i tradici&oacute; a l&rsquo;escultura mallorquina del segne XV, in Al tombant de l&rsquo;edat mitjana: tradici&oacute; medieval i cultura humanista, Palma de Mallorca 2000, pp. 407-425.\">17<\/a><\/sup>, e ancora una serie di sculture attribuite a Joan Sales, attestato a Mallorca tra il 1526-1538<sup><a href=\"#footnote_17_3816\" id=\"identifier_17_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Gamb&uacute;s, L&rsquo;obra de l&rsquo;escultor Joan de Salas a Mallara (1526-1538). Noves aportacions, in &ldquo;Bollet&iacute; de la Societat Arqueol&ograve;gica Lul&bull;liana: Revista d&rsquo;estudis hist&ograve;rics&rdquo;, 64, 2008, pp. 255-280.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Villamassargia, nella parrocchiale dedicata alla Vergine della Neve, si conserva uno dei manichini pi\u00f9 antichi, assegnato alla prima met\u00e0 del XVI secolo<sup><a href=\"#footnote_18_3816\" id=\"identifier_18_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Siddi, L&rsquo;iconografia della Vergine dormiente&hellip;, 2002, p. 272.\">19<\/a><\/sup>. Questo come numerose altre opere del secolo successivo prevedevano l\u2019uso di abiti serici per ricoprire una scultura in cui solo il volto, le mani e i piedi erano finemente intagliati e policromati, mentre il resto era appena abbozzato e non rifinito, in quanto non ne era prevista la visione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo una sintetica attestazione del momento della vestizione nella relazione <em>Ad Limina<\/em> dell\u2019arcivescovo di Cagliari Bernardo della Cabra (1643): \u00ab<em>Los jurados desta ciudad de Caller tienen por fiesta principal de su devoci\u00f3n la Asumpta de Nuestra Se\u00f1ora, y para ello tienen una imagen que decentemente adressada por mano de algunas se\u00f1oras principales la ponen la v\u00edspera de la fiesta en una tarima levantada del suelo poco m\u00e1s de una vara en la sala mayor de la casa de la ciudad delante del altar que est\u00e1 al testero de dicha sala, y a la hora de de\u00e7ir visperas an acostumbrado los ar\u00e7obispos antecesores de ir a las dichas casas de la ciudad vestidos de pontifical con la cruz y Cap\u00edtulo en forma de procesi\u00f3n, y principiando del prelado que llegava a besar el pie de la imagen seguian los can\u00f3nigos y beneficiados hasta el \u00faltimo mona\u00e7illo de la iglesia<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_3816\" id=\"identifier_19_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASV=Archivio Segreto Vaticano, Congregazione del Concilio, Relazioni, Cagliari, vol. 168 A, f. 90. Pubblicato in: F. Virdis, Gli Arcivescovi di Cagliari dal Concilio di Trento alla fine del dominio spagnolo, Ortacesus 2008, p. 276.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto para-liturgico, quasi da sacra rappresentazione, si pu\u00f2 comprendere come le vesti e gli altri addobbi decorativi costituissero parte integrante di un vero e proprio corredo della Vergine Assunta, di cui erano provviste quasi tutte le parrocchie dell\u2019isola. Questo lo possiamo affermare sulla base non tanto dei manufatti superstiti, scarsi e frammentari, quanto grazie alla cospicua documentazione archivistica. Per l\u2019arcidiocesi di Cagliari, in particolare, su cui si sono concentrate le ricerche, gli inventari delle visite pastorali della fine del \u2018500 e degli inizi del \u2018600 registrano sistematicamente l\u2019elenco delle <em>Robs de Nuestra Se\u00f1ora de Agost<\/em>. Solitamente la scultura, con parte del suo corredo, veniva conservata per tutto l\u2019anno all\u2019interno di una cassa lignea, che poteva essere decorata o dipinta come nel caso di quella conservata nella parrocchiale di Barumini. All\u2019esterno troviamo l\u2019immagine della <em>Vergine dormiente<\/em>, mentre nella parte interna la sua <em>Assunzione<\/em> in cielo secondo l\u2019iconografia latina, fiancheggiata dai committenti Antioco Pisano e Lucia Pani, datata 1625<sup><a href=\"#footnote_20_3816\" id=\"identifier_20_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pasolini-M. Porcu Gaias, Altari barocchi&hellip;, 2019, p. 15; p. 45. Nel Museo diocesano di Sassari &egrave; custodita la cassa pi&ugrave; antica che si conservi nell&rsquo;isola, che seppur priva di decorazioni reca la scritta Ex instituto Rev.mi in Christo Pr.is D. Sal. de Allepus et Archiepiscopus 1527, proveniente probabilmente dalla parrocchiale di Codrongianus. A Siliqua, nella parrocchiale di S. Giorgio, si conserva invece una cassa dipinta con le figure della Vergine circondata dagli apostoli, datata alla fine del XVI secolo. Cfr. M. Salis, Sculture lignee della diocesi di Cagliari dagli inventari delle visite pastorali, in &ldquo;Annali della Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia di Cagliari&rdquo;, LXIII, 2008, pp. 143-159.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. 1625, &lt;i&gt;Cassa dell\u2019Assunta&lt;\/i&gt;, Barumini, chiesa dell\u2019Immacolata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Damaschi, sete broccate, passamanerie in filo d\u2019oro e teli di lino ricamati furono i tessuti ampiamente utilizzati per comporre quanto necessario ad adornare l\u2019immagine, come si legge nel paragrafo <em>Robas de la Imagie de Nostra Se\u00f1ora de Agost<\/em>, inserito nell\u2019inventario redatto durante la visita pastorale del 1604 nella parrocchia di S. Sebastiano ad Ussana, centro non lontano da Cagliari. La statua della Vergine dormiente veniva conservata all\u2019interno di una cassa, nella sacrestia della chiesa. All\u2019interno di questa furono trovate: \u201c<em>una corona feta a diadema de plata en que hay tretze estelas y dotze piedras falsas, item una faldita de domas blanch guarnida ab passamans de fil de oro y plata, item un mantel vell de domas blau, dividit en dos parts, ab guarniment de il de oro, item quatre coxins dos grandes y dos chicos, de domasquillo vermell, y los flochs de seda groga blanca y vermell, item una camisa de tela saunesa, item un vel gran de seda para cubrir dita image, molt usat y una randeta de or fals entre tela y tela, item quatre cortinas per adornar lo litt de dita imagie, qual son de domas vermell ab franjes gran y cicas de seda blaua y blanca, item lo enbastiment y llit de dita imagie qual es de taula, item lo matelafte<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3816\" id=\"identifier_21_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Storico Diocesi di Cagliari=ASDCa, Inventari, 3, Ussana, 1604, f. 107r.\">22<\/a><\/sup>. Di tutto questo oggi non vi \u00e8 pi\u00f9 traccia, non si conserva nemmeno la statua della Vergine, sostituita con un\u2019opera novecentesca in cartapesta, firmata dallo \u201cscultore Luigi Guacci, cavaliere del lavoro &#8211; Lecce\u201d<sup><a href=\"#footnote_22_3816\" id=\"identifier_22_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La corona a diadema con tredici stelle e dodici pietre fu probabilmente sostituita nella seconda met&agrave; del &lsquo;700, quando furono realizzati i sandali d&rsquo;argento e una nuova corona imperiale per la Vergine, &laquo;todo trabajado a la moderna&raquo;. Anche questi argenti sono andati dispersi. Cfr. T. Puddu, Gloria de Plata. Argenti sacri di Ussana, Cagliari 1996, pp. 13-14.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Oristano, invece, nella sacrestia della cattedrale cittadina dedicata all\u2019Assunta, si conservano ancora vari elementi di vesti di epoche diverse, con cui veniva abbigliato il simulacro della <em>Dormiente<\/em>, un manichino del \u2018700 (<a title=\"Fig. 4. XVIII secolo, &lt;i&gt;Dormitio Virginis&lt;\/i&gt;, manichino, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Tra questi, un corsetto in tessuto damascato verde, in buone condizioni, conserva l\u2019originaria struttura interna irrobustita da stecche di legno o osso che servivano a comprimere il busto, tenendo ben teso il tessuto (<a title=\"Fig. 5. Prima met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Corpetto&lt;\/i&gt;, damasco gros de Tours verde broccato, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol05.jpg\">Fig. 5<\/a>). La foggia segue la moda settecentesca europea: aderente alla vita, terminante a punta sul davanti, con scollatura rotonda; nonch\u00e9 con maniche strette che si allargano a met\u00e0 braccio<sup><a href=\"#footnote_23_3816\" id=\"identifier_23_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. Muzzarelli, Breve storia della moda in Italia, Bologna 2011; E. Morini, Storia della moda. XVIII-XXI secolo, Milano 2010.\">24<\/a><\/sup>. Pare, infatti, che il corsetto, forse con una perduta gonna coordinata, sia stato donato alla Vergine dalla nobildonna Maria Angela Atzor, che ancora nel 1736 lo conservava nella propria casa oristanese<sup><a href=\"#footnote_24_3816\" id=\"identifier_24_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Pasolini, La cattedrale di Oristano in et&agrave; moderna: architettura e arredi, in La cattedrale di Oristano, a cura di R. Zucca-R. Coroneo-A. Pasolini, Cagliari 2009, pp. 35-87. Inoltre: A. Pasolini, Le collezioni artistiche del Seminario Arcivescovile di Oristano, in Il Seminario Arcivescovile di Oristano. Studi e ricerche sul Seminario (1712-2012), atti convegno (Oristano 13-14 aprile 2012), a cura di I. Sanna, II, Oristano 2013, pp. 258-386.\">25<\/a><\/sup>. Di particolare interesse \u00e8 proprio il tessuto utilizzato: un pregevole damasco gros de Tours broccato, di manifattura europea della primi vent\u2019anni del \u2018700. La tipologia \u00e8 quella francese di primo Settecento (1705-1720), detta <em>bizarre<\/em>, che presenta un repertorio ornamentale di grandi dimensioni, asimmetrico, con fiori, strumenti musicali e animali in composizioni fantasiose e di grande libert\u00e0<sup><a href=\"#footnote_25_3816\" id=\"identifier_25_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Devoti, L&rsquo;arte del tessuto in Europa, Milano 1974, pp. 28-30; S. Miller, Disegni bizarres per tessuti di seta. 1680-1710, in Seta, potere e glamour. Tessuti e abiti dal Rinascimento al XX secolo, a cura di R. Orsi Landini, Cinisello Balsamo 2006, pp. 83-110.\">26<\/a><\/sup>. Il richiamo a qualcosa di esotico e lontano, vicino al gusto decorativo tessile orientale (Cina, Giappone), ben si conciliava con l\u2019estrosit\u00e0 rococ\u00f2<sup><a href=\"#footnote_26_3816\" id=\"identifier_26_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. C. Fuchs, Rotte commerciali e nuovi prodotti, il fenomeno dell&rsquo;orientalismo, in Seta, potere e glamour&hellip;, 2006, pp. 71-82.\">27<\/a><\/sup>. In particolare il nostro tessuto presenta motivi decorativi di fauna marina, frutta e fiori esotici, broccati in fili d\u2019oro e di seta policroma (<a title=\"Fig. 6. Prima met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Tessuto&lt;\/i&gt;, damasco gros de Tours verde broccato, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol07.jpg\">Fig. 6<\/a>). La cattedrale di Oristano possiede anche una pianeta, con relativi stola e manipolo, realizzata con il medesimo tessuto, forse dono della stessa nobildonna<sup><a href=\"#footnote_27_3816\" id=\"identifier_27_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pasolini, Le collezioni artistiche del Seminario&hellip;, 2013, pp. 258-386.\">28<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 7. Prima met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt; (particolare), damasco gros de Tours verde broccato, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol08.jpg\">Fig. 7<\/a>). Pare fosse pratica assai diffusa, infatti, la realizzazione di paramenti sacri con questa tipologia di tessuto, sicuramente apprezzata per l\u2019effetto decorativo ed esuberante tipico del primo Settecento. Abbiamo a Cagliari due belle pianete in stile <em>bizarre<\/em> custodite nel Museo dell\u2019Arciconfraternita dei Genovesi: una in lampasso rosa su fondo damascato sul quale il motivo decorativo si sviluppa con grandi fiori, volute fitomorfe, foglie e larghi nastri ritorti con motivo a fiamma; e un\u2019altra, sempre in lampasso color mattone su fondo damascato in cui sbocciano grandi fiori a campanula e altri motivi vegetali. Nella cattedrale di Ales un\u2019altra pianeta in gros de Tours lanciato e broccato (1740-1750) in cui ai soliti motivi vegetali si aggiungono instabili architetture sorte su fantasiose isole lussureggianti<sup><a href=\"#footnote_28_3816\" id=\"identifier_28_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.G. Messina, scheda n. 14, Pianeta, in Paramenti sacri. Tessuti serici del Duomo di Ales dal &lsquo;600 al &lsquo;900, Catalogo di mostra (Ales, 25 giugno-15 agosto 1998), a cura di M.G. Messina-A. Pasolini, Cagliari 1998, p. 31.\">29<\/a><\/sup>. Assai diffusi in tutta Italia, come anche in altre nazioni dell\u2019Europa occidentale (soprattutto in Francia), i paramenti liturgici realizzati con questa tipologia di tessuto paiono sfuggire ad una preciso tentativo di classificazione perch\u00e9 diversi e innumerevoli sono gli elementi, fantastici o meno, che compaiono assemblati. A Savona, il Museo del santuario della Madonna della Misericordia, offre un ricco campionario di paramenti liturgici in stile <em>bizarre <\/em>di manifattura italiana, che variano da composizioni pi\u00f9 semplici, in cui ancora sono riconoscibili le forme decorative in uno stile definito Thornton o \u201cproto <em>bizarre<\/em>\u201d (fine del XVII secolo), fino a tessuti di produzione pi\u00f9 tarda, 1700-1705, in cui il disegno appare quasi indecifrabile<sup><a href=\"#footnote_29_3816\" id=\"identifier_29_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Museo del Santuario di N. S. della Misericordia, a cura di G. Rotondi Terminiello, Savona 1999. Le schede sono di M. Cataldi Gallo. Inoltre: R. Orsi Landini, Esotismo e libert&agrave;: il rinnovamento del linguaggio tessile fra Sei e Settecento, in Seta, potere e glamour&hellip;, 2006, pp. 58-70. Vedasi anche: P. Thornton, Baroque and Rococo Silks, Londra 1965.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appartiene al corredo della statua della Vergine dormiente del duomo di Oristano anche una lunga gonna arricciata in gros de Tours di seta liser\u00e9, databile al 1760-1770 (<a title=\"Fig. 8. 1760-1770, &lt;i&gt;Gonna&lt;\/i&gt; (particolare), gros de Tours di seta liser\u00e8 broccato, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol09.jpg\">Fig. 8<\/a>). Sullo sfondo in gros giallo acceso si dispongono multicolori fiorellini broccati, intervallati da foglie verdi che si dispongono lungo racemi bianchi su tutta la larghezza del tessuto. Un confronto si potrebbe istituire con una gonna conservata nel Museo parrocchiale di Villacidro, appartenente ad un settecentesco simulacro della Vergine, anch\u2019essa in gros de Tours liser\u00e9 bianco (<a title=\"Fig. 9. Fine del XVIII secolo, &lt;i&gt;Gonna&lt;\/i&gt; (particolare), gros de Tours liser\u00e8 broccato, Villacidro, Museo parrocchiale S. Barbara.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol10.jpg\">Fig. 9<\/a>), con molteplici fiori broccati in fili di seta dai tenui colori pastello (fine del XVIII secolo). Oltre alla composizione decorativa si accosta all\u2019esemplare oristanese anche per la foggia, arricciata, che richiama altre gonne del medesimo periodo come quella conservata nel santuario di Maria SS.ma della Luce a Magisano (Catanzaro) datata alla fine del XVII-inizi del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_30_3816\" id=\"identifier_30_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Sergi, scheda n. 21, Gonna, in &ldquo;Seta. Il filo dell&rsquo;Arte&rdquo;. Tessuti a Catanzaro dal XV al XX secolo, a cura di O. Sergi, Catanzaro 2009, p. 50.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dello stesso simulacro oristanese si conserva un secondo corsetto, confezionato con un taffet\u00e1 azzurro rigato ad aspetto pek\u00ecn, che presenta nastri verticali profilati da bordi sinuosi nei colori nero e bianco (<a title=\"Fig. 10. Fine del XVIII secolo, &lt;i&gt;Corsetto&lt;\/i&gt;, taffet\u00e0 rigato, Oristano, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol11.jpg\">Fig. 10<\/a>). Quest\u2019ultimo, come il precedente, rappresenta nella sua foggia un esempio di abito femminile settecentesco. Infatti, i confronti conducono ad inserire il manufatto all\u2019interno della produzione italiana o francese degli anni settanta-ottanta del \u2018700, di cui alcuni esempi sono conservati in diversi musei italiani, come quello in gros de Tours liser\u00e9 broccato del Museo Stibbert di Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorrere del tempo coincise con il mutamento della moda, per cui agli inizi dell\u2019Ottocento si decise di confezionare un nuovo abito dell\u2019Assunta in lama d\u2019oro, per la quale nel 1807 il Capitolo di Oristano spese l\u2019ingente somma di 200 scudi di Francia. Non sappiamo il motivo della valutazione in scudi di Francia -forse il tessuto era di produzione francese? \u2013 ma l\u2019abito doveva risultare fastoso, grazie agli effetti di riflessione della luce e alla brillantezza dovuta all\u2019impiego del filo d\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era pratica comune, nel momento in cui l\u2019immagine veniva riposta nella cassa, coprire il capo della Vergine con una cuffia, il cui uso \u00e8 attestato gi\u00e0 nel \u2018500, come emerge nell\u2019inventario della Vergine della cattedrale di Iglesias del 1597: \u00ab[&#8230;] <em>Item dos mucadors de tela lo hu de Holanda y lo altre de tela soanesa son rovellats, \u00e7oes lo hu de seda parda y lo altr de seda blaua. Item una scuffia de tela soanesa. Item un cordo de fil de or y seda <\/em>[&#8230;]\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3816\" id=\"identifier_31_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La pratica di custodire il corredo dell&rsquo;immagine da parte di nobili donne cittadine &egrave; attestato anche nel &lsquo;500. L&rsquo;inventario del 1597 reca la dicitura: Robbes de la imagen de Nuestra Se&ntilde;ora de Agost des quals tenir a car de Paloma Cami y Bacallar, beata de la present ciutat, ASDCa, Inventari, 2, doc.1, f. 7r. L&rsquo;usanza &egrave; testimoniata anche per altre localit&agrave;. A Cagliari, il 26 agosto 1783 il dottor Francesco Carboni Borra, sindaco apostolico del convento di S. Maria di Jesus, dichiara di aver ricevuto dalla mani della signora Maria Angela Cotta, secondo le disposizioni testamentarie della defunta Francesca Mirello: &laquo;el bulto de la Virgen SS.ma de la Assumpta con los demas ornamientos, como sigue: Primo dicho bulto con su vestido de brocate de oro fondo blanco, el manto assibien de brocato fondo azul; el velo o toca de cabessa, que sierra la cara de dicho bulto con perlas finas; la corona o sea diadema de plata, con varios flores de seda; las manillas de perlas finas; dos anillos o sean sortijas de oro; sus sandalies de plata; doze botones de oro a filigrana quel leva en las mangas del jubon; tres almoadas grandes con su aforro de estofa azul y la cama de quatro columnas, toda guarnecida de la misma estofa azul; otras dos almoadas chicas, una de borcate de oro fondo rojo y otra azul y el velo que cubre dicho bulto, con su guarnicion de randa blanca, cuyo bulto y ornamentos si bien hasta el presente los huviesse todos los a&ntilde;os conservados dicha S.ra Maria Antonia, queriendo per&ograve; observar lo dispusto por la dicha quondam, los entrega, cede y relaja a dicho combento y por el infrascrito sindico y para que conste de dicho entrego y que en tiempo alguno se le tenga que entender por dicho convento firmo la presente. Caller, agosto a 26 de 1783. Firmato: D.r Fran.co Carboni Borra, sindico apostolico&raquo;. Archivio della Provincia di Santa Maria delle Grazie dei Frati Minori Osservanti di Sardegna=APOFMdella Madonna delle Grazie, Confraternita dei Siciliani, vol. 489, atti vari. Ringrazio Alessandra Pasolini per avermi fornito il documento.\">32<\/a><\/sup>. Un settecentesco inventario conferma, anche in questo caso, l\u2019attenzione con cui si adornava l\u2019immagine, che costituisce per Iglesias una delle devozioni pi\u00f9 antiche e radicate. Questa prevedeva gi\u00e0 dal XIV secolo, solenni celebrazioni con l\u2019offerta votiva di grandi ceri<sup><a href=\"#footnote_32_3816\" id=\"identifier_32_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;offerta di ceri alla Vergine Assunta &egrave; presente gi&agrave; nel Breve di Villa di Chiesa del 1327, capitolo XLVII, Della Festa di Sancta Maria d&rsquo;Agosto. Cfr. Il Breve di Villa di Chiesa, a cura di S. Ravani, Cagliari 2011, pp. 62-66. Inoltre: G. Villani, &ldquo;Sancta Maria del mezo mese di Agosto&rdquo; ad Iglesias: festa di fede e d&rsquo;identit&agrave;, in &ldquo;Biblioteca Francescana Sarda&rdquo;, XII, 2008, pp. 183-200.\">33<\/a><\/sup>. Il legame stretto tra la citt\u00e0 di Iglesias e l\u2019Assunta si evince proprio dal fatto che fossero i consiglieri civici ad affidare alla nobildonna Josepha Usay y Despinosa i vestiti e i gioielli della Vergine nel 1756, a seguito della morte di donna Maria Manuela Usay y Soler, che fino a quel tempo li custodiva. Nel ricco inventario \u00e8 annotato: \u00ab<em>Primo una arca de nogal con su serradura y llave y dentro de esta lo siguente: mas quatro almuadas de raso con un borde, mas el colchon de filosela<\/em><sup><a href=\"#footnote_33_3816\" id=\"identifier_33_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"filugella=bisso.\">34<\/a><\/sup><em>, mas otro almuada grande de domasco rojo liso, mas otra grande de brocattello asul, mas de brocate de seda, mas chica de brocatello encarnado, mas otra de raso azul bordado \u00e1 hilo de oro, mas el vestido de la Virgen de brocatte blanco usado con quatro pares de pibionis de oro con un ruby en cada uno de aquellos, mas la camisa de canfora con su encaxe, mas la cubierta de la cama de almesin asul con randa de oro y plata falsa, mas el manto de brocatello asul, mas otra manta de tafetan azul vieja, mas las andas de catalufa de seda usada que son quatro, mas el dozel de seda usado que suele ponerse en la cathedral, dos cubiertas de almuada de estamens usadas y coloradas, mas una flor de seda para las manos de la Virgen y otra de hillo de plata, mas otras quatro flores de seda que suelen ponerse \u00e1 los angeles, mas el pettillo de flores de seda, mas el velo de la cabessa con sessenta y seis perlas finas y randa de oro, mas la corona con su diadema de plata y dos pernos tambien de plata, rodeada de flores de seda, mas una escatola de flores usados de varios y distintos colores, mas sinco clavos antiguos usados con piedras ordinarias, mas quatro angels de madera sobre dorados, mas un rosario con sus cuentas de vidrio, blancas y negras muy usado, mas una tunica nueva de armesin azul \u00e7eleste, mas dos peda\u00e7os de randa antigua hechura de pabellon, sirven para poner sobre los pies de la Viergen, mas dos escatulones para poner los flores de los angeles, mas el vello para cubrir \u00e1 la Virgen con randa de hilo, mas un par de manillas de rubies y perlas finas muy usada, mas una cofia de estofilla con randa muy usadas, mas el cordon sirven para poner \u00e1 la Virgen, mas dos almuadas chicas de domasco amarillo sierven para poner alfileras, mas otra almuada de brocate encarnado, mas otra chica de ca\u00f1amasso<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_34_3816\" id=\"identifier_34_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario del corredo della Vergine Assunta della Casa di citt&agrave; di Iglesias. Archivio Storico Comune Iglesias=ASCI, I sez., busta 128, fasc. 2, ff. 55r-56r. Ringrazio Roberto Poletti per avermi fornito il documento.\">35<\/a><\/sup><em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questi abiti, tessuti e ornamenti antichi nulla si \u00e8 conservato, come per la quasi totalit\u00e0 delle localit\u00e0 sarde che possedevano questa tipologia di corredo. Si conserva ancora un bell\u2019abito dell\u2019Assunta nella basilica di Bonaria a Cagliari forse di fine \u2018700, ricco ed esuberante nel ricamo con fiori ed elementi vegetali che si distendono per tutta la superficie del tessuto, un Gros di seta laminato in oro e ricamato con paillettes. Raro esempio sopravvissuto di abito completo con gonna, corsetto e maniche (<a title=\"Fig. 11. Fine del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abito della&lt;\/i&gt; Dormitio Virginis, Cagliari, basilica di N. S. di Bonaria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol12.jpg\">Fig. 11<\/a>). Se, infatti, poche sono le sculture della Dormiente cinque-seicentesche giunte sino a noi, ancor meno sono le vesti e i tessuti di corredo, che per la loro usura venivano man mano sostituiti nel corso del tempo, seguendo il modificarsi della moda e del gusto. Offerte, donazioni e confezionamento di nuovi abiti come gesti concreti di devozione hanno portato, inevitabilmente, alla dispersione di gran parte di questo patrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che si \u00e8 conservato sono soprattutto i complementi da statua in argento, alcuni dei quali di raffinata bellezza. Gi\u00e0 nel \u2018500 il capo della Vergine della cattedrale di Ales veniva adornato, per la sua festa del 15 agosto, con una grande corona a diadema, che ha la forma a tre quarti di luna, con una bella decorazione a traforo di gusto tardogotico. L\u2019opera, attribuita a bottega cagliaritana della prima met\u00e0 del \u2018500, era gi\u00e0 presente nel corredo della statua nel 1579, quando compare nell\u2019inventario della visita pastorale del vescovo Giovanni Manca (1574-1585)<sup><a href=\"#footnote_35_3816\" id=\"identifier_35_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Naitza-C. Tasca (a cura di), I tesori della Cattedrale di Ales (XV-XX sec.), catalogo mostra, s.l., 1997, p. 14; M. Porcu Gaias-A. Pasolini, Argenti di Sardegna. La produzione degli argenti lavorati in Sardegna dal Medioevo al primo Ottocento, Perugia 2016, p. 114.\">36<\/a><\/sup>. Sovente il diadema \u00e8 adornato da raggi lanceolati e coronato con dodici stelle, in riferimento al brano di Apocalisse 12, 1-2, presente nel lezionario festivo dell\u2019Assunzione. Altre volte ancora il diadema presenta eleganti versi in lode a Maria, come in quello della cattedrale di Alghero (fine del XV-inizi del XVI secolo): \u00ab<em>Assumpta est Maria in coelum. Gaudent Angeli\u00bb<\/em><sup><a href=\"#footnote_36_3816\" id=\"identifier_36_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Serra, Museo d&rsquo;Arte Sacra Alghero. Catalogo, Sestu 2000, pp. 61-63.\">37<\/a><\/sup>, che oggi adorna un pi\u00f9 tardo simulacro vestito secondo la moda iberica cinque-seicentesca con il tipico<em> rostrillo<\/em> che ne incornicia il volto (<a title=\"Fig. 12. Fine del XV-inizi del XVI secolo, &lt;i&gt;Diadema&lt;\/i&gt;, argento, Alghero, cattedrale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol14.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, \u00e8 da citare il diadema della chiesa di S. Maria di Betlem, che corona l\u2019immagine oggetto di profonda devozione per i Sassaresi, a cui la sera del 14 agosto vengono offerti grandi ceri lignei (<em>i candelieri<\/em>) in ringraziamento per la cessazione di una cinquecentesca epidemia<sup><a href=\"#footnote_37_3816\" id=\"identifier_37_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Turtas, Le pi&ugrave; antiche attestazioni della festa di Mezzoagosto a Sassari, in Tra Italia e Spagna. Studi e ricerche in onore di Francesco Manconi, a cura di G. Mele, Cagliari 2012, pp. 287-301.\">38<\/a><\/sup>. Il diadema argenteo \u00e8 formato da due pezzi distinti: un diadema a mezza luna decorato con racemi di ispirazione fitomorfa, e una corona a foggia rinascimentale in cui sono applicate pietre colorate e raffinati elementi a fusione che richiamano fiori di cardo<sup><a href=\"#footnote_38_3816\" id=\"identifier_38_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il simbolico fiore di cardo, che richiama la passione di Cristo, si ritrova sovente utilizzato come elemento decorativo tra il XV e il XVII secolo. Lo ritroviamo ripetuto nel panneggio della statuaria lignea decorate in estofado de oro come nell&rsquo;argenteria iberica e soprattutto siciliana, in quel particolare gruppo di suppellettili liturgiche diffuse nella zona delle Madonie. Cfr. M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo, 1974, p. 146 e nota 131 a p. 458; M. C. di Natale, Tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia, Quaderni della Cattedra di Museologia e Storia del Collezionismo, &ldquo;Collana diretta da M. C. di Natale&rdquo;, 1, Caltanisetta, 2005, pp. 17-31; Idem, L&rsquo;oreficeria madonita dei secoli XV e XVI, in &ldquo;Nuove Effemeridi&raquo;, 27, 1994\\III, pp. 43-45.\">39<\/a><\/sup>, entrambi attribuiti a bottega sassarese della fine del XVI-inizi del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_39_3816\" id=\"identifier_39_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Porcu Gaias-A. Pasolini, Argenti di Sardegna&hellip;, 2016, p. 114.\">40<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Fine del XVI-inizi del XVII secolo, &lt;i&gt;Diadema&lt;\/i&gt;, argento, Sassari, chiesa di S. Maria di Betlem.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol15.jpg\">Fig. 13<\/a>). In effetti, la corona di dodici stelle \u00e8 forse l\u2019oggetto pi\u00f9 appariscente e caratteristico di un vero e proprio tesoro posseduto da alcune immagini mariane venerate, che dimostrano la grandissima devozione dei Sardi verso la Vergine che port\u00f2 gi\u00e0 il vescovo Machin ad affermare, nel 1618, come la processione dell\u2019Assunta fosse tra le pi\u00f9 importanti di Cagliari, seconda solo a quella del <em>Corpus Domini<\/em><sup><a href=\"#footnote_40_3816\" id=\"identifier_40_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Por quanto &agrave; las solemnissimas processiones del a&ntilde;o, que son en esta nuestra Ciudad, y santa Yglesia de Caller, la del Santissimo Sacramento del Altar, la de la Asumpsion de Nuestra Se&ntilde;ora sacratissima la Virgen Maria, del glorioso martyr S. Sebastian, y del primer dia del la Santa Quaresma&raquo;, in Synodo diocesano celebrado por el Illustrissimo y Reverenissimo Se&ntilde;or Don Fr. Ambrosio Machin [&hellip;], Caller, 1628, p. 106.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di grande valore, per la raffinatezza dei pezzi conservati, \u00e8 il corredo di gioielli della Dormiente della cattedrale di Sassari, studiati da Marisa Porcu Gaias<sup><a href=\"#footnote_41_3816\" id=\"identifier_41_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Porcu Gaias, La diffusione del gioiello nella Sardegna medioevale e moderna, in Gioielli. Storia, linguaggio, religiosit&agrave; dell&rsquo;ornamento in Sardegna, Nuoro 2014, pp. 44-79.\">42<\/a><\/sup>, che comprende pezzi di alta oreficeria del XVI-XVIII secolo, come la splendida gioia da corsetto (<em>pettillo<\/em>), in oro, turchesi e cristalli bianchi, attribuita ad orefice spagnolo del primo terzo del Settecento (<a title=\"Fig. 14. Primo terzo del XVIII secolo, &lt;i&gt;Gioia da corsetto&lt;\/i&gt;, oro, turchesi e cristalli bianchi, Sassari, cattedrale (foto Archivio Ilisso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/tol16.jpg\">Fig. 14<\/a>). Inventariati durante le visite pastorali, questi tesori, pi\u00f9 o meno piccoli, erano posseduti oltre che dalle chiese cattedrali, anche dalle piccole parrocchie di paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conosciamo l\u2019inventario dei gioielli donati alla Vergine dormiente di Alghero (XVII-XVIII secolo)<sup><a href=\"#footnote_42_3816\" id=\"identifier_42_3816\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bilardi, Il culto dell&rsquo;Assunta ad Alghero &ldquo;Nostra Senyora de Agost&rdquo;, in &ldquo;Revista de l&rsquo;Alguer&rdquo;, II, 1991, pp. 45-52.\">43<\/a><\/sup> ed alcuni di quelli dell\u2019Assunta della cattedrale di Ales inventariati, assieme alle vesti, nel 1772: \u00ab<em>lo diadema de la Virgen de plata en forma de media luna con doze (treze) estrellas de plata y <\/em><em>las (lancesitas) con dies y ocho piedras encajadas, una corona de plata con cinco piedras engastadas que de ella falta un pedasito de plata, una gargantilla de corales, cristales y amberes con siete granos de oro y un reliquiario de oro que tiene tres cadenillas de oro adornado dicho reliquiario con tres perlas finas blancas, un rosario de cincuenta y cinco de ambres fines entre medallas de lauton con un coral largo sies dedos y el cabo crucifijo de plata, tiene mas el rosario un Agnus Dei, seis sortigas de oro con sus piedras y a una le falta la piedra grande de medio, dos Agnus Dei, una gargantilla de perlas con su cruz, que tiene siete piedras engastadas en oro y quatro perlas en un pomito al cabo assi de oro y dicha gargantilla li ara un palmo y es la misma que a\u00f1os ya regal\u00f2 la quondam Do\u00f1a Sebastiana Salis a la Virgen de la Assumpta<\/em>\u00bb.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3816\" class=\"footnote\">\u00ab<em>R.<\/em> <em>Vidi speci\u00f3sam sicut col\u00fambam, ascendentem d\u00e9super rivos aqu\u00e1rum, cujus in\u00e6stim\u00e1bilis odor erat nimis in vestim\u00e9ntis ejus<\/em>;\\ * <em>Et sicut dies verni circ\u00famdabant eam flores ros\u00e1rum et l\u00edlia conv\u00e1llium<\/em>.\\ <em>V.<\/em> <em>Qu\u00e6 est ista qu\u00e6 asc\u00e9ndit per des\u00e9rtum sicut v\u00edrgula fumi ex arom\u00e1tibus myrrh\u00e6 et thuris?<\/em>\\ <em>R.<\/em> <em>Et sicut dies verni circ\u00famdabant eam flores ros\u00e1rum et l\u00edlia conv\u00e1llium<\/em>\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3816\" class=\"footnote\">S. Teodoro Studita, <em>Omelia II sulla nativit\u00e0 della Vergine Maria<\/em>, 4, 7, PG. 96, 683-686.690. <em>Testi mariani del primo millennio. 2. Padri e altri autori bizantini (VI-XI sec.)<\/em>, a cura di G. Charib-E. M. Toniolo- L. Gambero-G. Di Nola, Roma 1989, pp. 638-659. Sul tema dell\u2019Assunzione vanno ricordate anche le omelie di S. Giovanni Damasceno (650 c.-750). <em>Ibidem<\/em>, pp. 498-537.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3816\" class=\"footnote\">V. Genovese, <em>Note sulla vestizione delle immagini durante il Medioevo<\/em>, I-II, in \u201cJacquard\u201d, LXIV-LXV, pp. 5-8, pp. 21-24. Merita di essere citata l\u2019interessante mostra sulle sculture da vestire di Nero Alberti da Sansepolcro (1502-1568), per la quale si rimanda al catalogo: <em>Sculture da vestire: Nero Alberti da Sansepolcro e la produzione di manichini lignei in una bottega del Cinquecento<\/em> (Umbertide, 11 giugno-6 novembre 2005), a cura di C. Galassi, s. l., 2005. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3816\" class=\"footnote\">Sul concetto di lusso nella moda in et\u00e0 moderna, espressione di sfarzo dinastico ed emblema di potere: G. Butazzi-E. Morini, <em>Il lusso<\/em>, in <em>Arte e lusso della seta a Genova dal \u2018500 al \u2018700<\/em>, a cura di M. Cataldi Gallo, Torino 2000, pp. 13-20. Anche nella statuaria lignea d\u2019impronta iberico-napoletana del XVI-XVII secolo il panneggio delle vesti, decorato con la raffinata tecnica dell\u2019<em>estofado de oro<\/em>, imitava le trame decorative dei preziosi tessuti dell\u2019epoca. Cfr. M.G. Messina-A. Pasolini, <em>Modelli veri per tessuti finti. Tipologie decorative nelle stoffe dipinte<\/em>, in <em>Estofado de oro. La statuaria lignea nella Sardegna spagnola<\/em> (catalogo della mostra), Cagliari 2001, pp. 85-93; A. Pasolini,<em> Estofado de oro. Una particolare tecnica di policromia e doratura nell\u2019antica statuaria sarda<\/em>, in \u201cArte viva\u201d, X, 28-29, 2002, pp. 72-75; Idem, <em>Contributo alla statuaria lignea in \u2018estofado de oro\u2019. Confronti tessili<\/em>, in <em>\u201cOltre Longhi\u201d: ai confini dell\u2019Arte. Scritti per gli ottant\u2019anni di Francesco Abbate<\/em>, a cura di N. Cleopazzo-M. Panarello, Portici 2019, pp. 85-92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3816\" class=\"footnote\">Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli studi sulle statue da vestire e sui tessuti delle immagini venerate. Per la vasta bibliografia di confronto, almeno: A. Niero, <em>Le Madonne \u201cvestite\u201d nella storia della piet\u00e0 popolare<\/em>, in <em>Madonne della Laguna. Simulacri \u2018da vestire\u2019 nei secoli XIV-XIX<\/em>, a cura di R. Pagnazzo, Roma 1993, pp. 29-76; <em>Vestire il sacro. Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle Madonne, Bambini e Santi abbigliati<\/em>, a cura di L. Bortolotti, Bologna 2001; L. Lorenzini, <em>Vesti e arredi per la liturgia nei Musei<\/em>, in <em>Il filo della storia. Tessuti antichi in Emilia-Romagna<\/em>, a cura di M. Cuoghi Costantini-I. Silvestri, Bologna 2005, pp. 215-218; R. Poso, <em>Sulle Madonne \u00abvestite\u00bb<\/em>, in <em>Interventi sulla questione meridionale<\/em>, a cura di F. Abbate, Roma 2005, pp. 347-353; E. Silvestrini, <em>Le effigi \u201cda vestire\u201d. Note antropologiche<\/em>, in <em>Virgo Gloriosa<\/em>. <em>Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle madonne vestite<\/em> (atti di convegno, Ferrara 9 aprile 2005), a cura di L. Bartolotti, consultabile online su: <a href=\"http:\/\/online.ibc.regione.emilia-romagna.it\/h3\/h3.exe\/apubblicazioni\/Fanalisi?B_LEGGITIT=%22Alcuni%20esempi%20di%20madonne%20vestite%20in%20Puglia%20(sec.%20XVIII-XIX).%20Dal%20manichino%20fisso%20dell%27Addolorata%20di%20Ruvo%20al%20manichino%20snodabil%22;ORDINAMENTO.x=\">Le Pubblicazioni dell&#8217;IBC: Virgo gloriosa &#8211; Percorsi di conoscenza, restauro e tutela delle madonne vestite<\/a>; A. Lusvarghi-I. Micheletti, <em>Dall\u2019abito alla camiciola: le vesti restaurate delle Madonne<\/em>, in <em>Virgo gloriosa<\/em>, cit; M. Arduini, <em>Etnografia delle vestizioni dei simulacri mariani<\/em>, in \u201cLa Ricerca Folklorica\u201d, LXII (Vestire i simulacri, ottobre 2010), pp. 21-43; A. Casati, <em>Madonne \u201cvestite a drappo\u201d e \u201cvestite a pittura\u201d: tipologie e dispersioni tra Pavia e Milano<\/em>, in <em>Confidenza col sacro. Statue vestite al centro delle Alpi<\/em>, Catalogo di mostra (Sondrio dicembre 2011-febbraio 2012), Sondrio 2012; A. Pagano, <em>Le statue vestite nelle Chiese di Cosenza<\/em>, in \u201cRogerius\u201d, XVI, 2, 2013, pp. 129-148; <em>Le Madonne vestite: le vesti, i riti, i culti<\/em>, a cura di M. Arduino, Roma 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3816\" class=\"footnote\">L. Siddi, <em>L\u2019iconografia della Vergine dormiente nell\u2019arte sarda<\/em>, in \u201cBiblioteca Francescana Sarda\u201d, X, 2002, pp. 261-291.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3816\" class=\"footnote\">A. Vitti, <em>Libri Apocriphi de Assumptione B. V. M.<\/em>, in \u201cDei Verbum\u201d, 6, 1926, pp. 225-234; E. Peretto, voce \u201cApocrifi\u201d, in <em>Nuovo Dizionario di Mariologia,<\/em> Milano 1986, pp. 106-125; E. Norelli, <em>La Vergine Maria negli apocrifi<\/em>, in <em>Maria Vergine Madre Regina. Le miniature medievali e rinascimentali<\/em>, a cura di C. Leonardi-A. degli Innocenti, Milano 2000, pp. 21-42. Per i testi: <em>Gli Apocrifi del Nuovo Testamento<\/em>.<em>Vangeli. Infanzia, Passione, Assunzione di Maria<\/em>, 1\\2, a cura di M. Erbetta, Bologna 2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3816\" class=\"footnote\">La composizione si rif\u00e0 a quella stabilita da alcune stampe nordiche del \u2018400 (desunta a sua volte da icone bizantine) come pare evidente nel Retablo maggiore della chiesa di N.S. del Regno di Ardara (Giovanni Muru e aiuti, inizi del XVI secolo). Cfr. M.G. Scano Naitza, <em>Il Maestro di Castelsardo: lo stato<\/em> <em>della ricerca<\/em>, in <em>Il Maestro di Castelsardo<\/em>, atti giornate di studio (Cagliari, 13-14 dicembre 2012), a cura di A. Pasolini, Cagliari 2013, pp.11-68. Nella predella del grande Retablo di Villamar, firmato da Pietro Cavaro (1518) cos\u00ec anche nel Retablo (scomposto) di S. Francesco di Oristano, attribuito al pittore Antioco Mainas (1537-1571), a cui viene anche attribuito il Retablo, con la medesima scena nella porzione centrale, della parrocchiale di S. Vito a Gergei. R. Serra, <em>Pittura e scultura dall\u2019et\u00e0 romanica alla fine del \u2018500<\/em>, Nuoro 1990, scheda 85, p. 178; scheda 116, p. 231; scheda 108, p. 225.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3816\" class=\"footnote\">L\u2019arcivescovo Giacomo Passamar (1622-1644) nella sua relazione <em>Ad Limina<\/em> del 1644 informa la Santa Sede che: \u00abA Sassari si celebra anche la festa dell\u2019Assunzione della B.V. Maria e si effettua una solenne processione, in quello stesso giorno, al mattino e nell\u2019ottava dopo vespro, con l\u2019accompagnamento dell\u2019immagine che la rappresenta morta. Da tempo immemorabile il simulacro viene accompagnato per luoghi consueti della citt\u00e0 da Dodici confratelli dei Disciplinati, rappresentando <em>in habitu<\/em> i dodici apostoli\u00bb, in A. Virdis, <em>Sos Battudos. Movimenti penitenziali in Logudoro<\/em>, Sassari 1987, pp. 32-33. Vedasi inoltre: A. Virdis, <em>Inedito sassarese del 1778 sulla funzione dell\u2019Apostolato<\/em>, in \u201cBiblioteca Francescana Sarda\u201d, I, 1987, pp. 61-68; M. Porcu Gaias, <em>Santa Maria di Betlem a Sassari. La chiesa la citt\u00e0 dal XIII secolo ai giorni nostri<\/em>, Sassari 1997, pp. 62-79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3816\" class=\"footnote\">A. Pasolini-M. Porcu Gaias, <em>Altari barocchi. L\u2019intaglio ligneo in Sardegna dal tardo Rinascimento al Barocco<\/em>, Perugia 2019, p. 194. Inoltre: M. Porcu Gaias, <em>Letto dell\u2019Assunta<\/em>, in <em>Estofado de oro<\/em>\u2026, 2001, pp. 167-170.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3816\" class=\"footnote\">Il catafalco dell\u2019Assunta della cattedrale di Alghero sarebbe opera di bottega locale degli anni trenta o quaranta del XVIII secolo. Cfr. A. Pasolini-M. Porcu Gaias, <em>Altari barocchi<\/em>\u2026, 2019, p. 331.<em> <\/em>Sul restauro: A. Casula, <em>Catafalco della Vergine Assunta<\/em>, in <em>Tesori riscoperti. Opere d\u2019arte restaurate dellA cattedrale di Sassari e Alghero<\/em>, a cura di A. Casula, Sassari 2012, pp. 154-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3816\" class=\"footnote\">L\u2019odierno catafalco cagliaritano \u00e8 rivestito con un tessuto in lampasso di seta cremesi, di manifattura francese dei primi decenni dell\u2019Ottocento. Lo stesso fu utilizzato per tappezzare la camera del palazzo vicereale di Cagliari in cui visse i suoi primi anni la principessa Maria Cristina di Sovoia (1812-1836), dovendo quindi considerare il tessuto della cattedrale un dono alla Vergine da parte della famiglia reale. Cfr. A. Pasolini,<em> I parati della regina Maria Cristina di Savoia nel Palazzo Regio di Cagliari,<\/em> in \u201cJacquard\u201d, XLVII, 2001, 12-16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3816\" class=\"footnote\">La cerimonia, ancora ufficiata a Nulvi, centro non lontano da Sassari, trova la sua origine nelle forme del teatro liturgico medievale. In Spagna, nella cittadina di Elche, ancora oggi sopravvive la rappresentazione della Dormizione e Assunzione di Maria in forma di teatro religioso, i cosiddetti Misteri d\u2019Elx, Si veda almeno: J. Casta\u00f1o Garcia-G.Sansano i Belso, <em>Hist\u00f2ria i critica de la Festa d\u2019Elx<\/em>, Alicante 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3816\" class=\"footnote\">L\u2019 Universit\u00e0 di Cagliari ha svolto un\u2019indagine dendrologica su alcuni manufatti lignei medievali, i cui risultati sono confluiti in <em>Ricerche sulla scultura medievale in Sardegna<\/em>, a cura di R. Coroneo, I-II, Cagliari 2004. La sultura della dormente di Martis viene analizzata da: M. G. Scano Naitza, <em>L\u2019escultura del g\u00f2tic tard\u00e0 a Sardenya<\/em>, in <em>L\u2019art g\u00f2tic a Catalunya<\/em>. <em>Escultura<\/em>, a cura di A. Pladevall i Font, II, Barcellona, 2007, pp. 123-193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3816\" class=\"footnote\">J. Criado Mainar, <em>Culto e im\u00e1genes de la Virgen de la cama en el Arag\u00f3n occidental. El tr\u00e1nsito de Mar\u00eda y la devoci\u00f3n Asuncionista en la comunidad de Calatayud<\/em>, Catalayud 2015. Inoltre: F. Massip-A. Llorenc, <em>La Festa de l\u2019assumpci\u00f3 a la Catedral de Val\u00e8ncia: originalitat i difusi\u00f3 d\u2019un nou model teatral<\/em>, in <em>XVIII Congr\u00e9s Internacional d\u2019Hist\u00f2ria de la Corona d\u2019Arag\u00f3 (Val\u00e8ncia 2004): la Mediterr\u00e0nia de la Corona d\u2019Arag\u00f3, segles XIII-XVI, II, 1675-1690<\/em>, Val\u00e8ncia 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3816\" class=\"footnote\">Cfr. M. Cerd\u00e0 Garriga, <em>Los inicios de la escultura ligera en Mallorca (siglos XV y XVI).Documentos, obras y talleres<\/em>, in \u201cAbside. Rivista di Storia dell\u2019Arte\u201d, 1, 2019, pp. 17-46; M. Carbonell Buades, <em>Art de cisell i de relleu. Escultura mallorquina del segle XVII<\/em>, Palma de Mallorca 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3816\" class=\"footnote\">G. Llompart-J. M. Palou, <em>De portal a portal: innovac\u00f3 i tradici\u00f3 a l\u2019escultura mallorquina del segne XV<\/em>, in <em>Al tombant de l\u2019edat mitjana: tradici\u00f3 medieval i cultura humanista<\/em>, Palma de Mallorca 2000, pp. 407-425.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3816\" class=\"footnote\">M. Gamb\u00fas, <em>L\u2019obra de l\u2019escultor Joan de Salas a Mallara (1526-1538). Noves aportacions<\/em>, in \u201cBollet\u00ed de la Societat Arqueol\u00f2gica Lul\u2022liana: Revista d\u2019estudis hist\u00f2rics\u201d, 64, 2008, pp. 255-280.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3816\" class=\"footnote\">L. Siddi, <em>L\u2019iconografia della Vergine dormiente<\/em>\u2026, 2002, p. 272.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3816\" class=\"footnote\">ASV=Archivio Segreto Vaticano, <em>Congregazione del Concilio<\/em>, Relazioni, Cagliari, vol. 168 A, f. 90. Pubblicato in: F. Virdis, <em>Gli Arcivescovi di Cagliari dal Concilio di Trento alla fine del dominio spagnolo<\/em>, Ortacesus 2008, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3816\" class=\"footnote\">A. Pasolini-M. Porcu Gaias, <em>Altari barocchi<\/em>\u2026, 2019, p. 15; p. 45. Nel Museo diocesano di Sassari \u00e8 custodita la cassa pi\u00f9 antica che si conservi nell\u2019isola, che seppur priva di decorazioni reca la scritta <em>Ex instituto Rev.mi in Christo Pr.is D. Sal. de Allepus et Archiepiscopus 1527<\/em>, proveniente probabilmente dalla parrocchiale di Codrongianus. A Siliqua, nella parrocchiale di S. Giorgio, si conserva invece una cassa dipinta con le figure della Vergine circondata dagli apostoli, datata alla fine del XVI secolo. Cfr. M. Salis, <em>Sculture lignee della diocesi di Cagliari dagli inventari delle visite pastorali<\/em>, in \u201cAnnali della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia di Cagliari\u201d, LXIII, 2008, pp. 143-159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3816\" class=\"footnote\">Archivio Storico Diocesi di Cagliari=ASDCa, <em>Inventari<\/em>, 3, Ussana, 1604, f. 107r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3816\" class=\"footnote\">La corona a diadema con tredici stelle e dodici pietre fu probabilmente sostituita nella seconda met\u00e0 del \u2018700, quando furono realizzati i sandali d\u2019argento e una nuova corona imperiale per la Vergine, \u00ab<em>todo trabajado a la moderna<\/em>\u00bb. Anche questi argenti sono andati dispersi. Cfr. T. Puddu, <em>Gloria de Plata. Argenti sacri di Ussana<\/em>, Cagliari 1996, pp. 13-14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3816\" class=\"footnote\">M.G. Muzzarelli, <em>Breve storia della moda in Italia<\/em>, Bologna 2011; E. Morini, <em>Storia della moda. XVIII-XXI secolo<\/em>, Milano 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3816\" class=\"footnote\">Cfr. A. Pasolini, <em>La cattedrale di Oristano in et\u00e0 moderna: architettura e arredi<\/em>, in <em>La cattedrale di Oristano<\/em>, a cura di R. Zucca-R. Coroneo-A. Pasolini, Cagliari 2009, pp. 35-87. Inoltre: A. Pasolini, <em>Le collezioni artistiche del Seminario Arcivescovile di Oristano<\/em>, in <em>Il Seminario Arcivescovile di Oristano. Studi e ricerche sul Seminario (1712-2012<\/em>), atti convegno (Oristano 13-14 aprile 2012), a cura di I. Sanna, II, Oristano 2013, pp. 258-386.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3816\" class=\"footnote\">D. Devoti, <em>L\u2019arte del tessuto in Europa, <\/em>Milano 1974, pp. 28-30; S. Miller, <em>Disegni bizarres per tessuti di seta. 1680-1710<\/em>, in <em>Seta, potere e glamour. Tessuti e abiti dal Rinascimento al XX secolo<\/em>, a cura di R. Orsi Landini, Cinisello Balsamo 2006, pp. 83-110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3816\" class=\"footnote\">D. C. Fuchs, <em>Rotte commerciali e nuovi prodotti, il fenomeno dell\u2019orientalismo<\/em>, in <em>Seta, potere e glamour\u2026<\/em>, 2006, pp. 71-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3816\" class=\"footnote\">A. Pasolini, <em>Le collezioni artistiche del Seminario<\/em>\u2026, 2013, pp. 258-386.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3816\" class=\"footnote\">M.G. Messina, scheda n. 14, <em>Pianeta<\/em>, in <em>Paramenti sacri. Tessuti serici del Duomo di Ales dal \u2018600 al \u2018900<\/em>, Catalogo di mostra (Ales, 25 giugno-15 agosto 1998), a cura di M.G. Messina-A. Pasolini, Cagliari 1998, p. 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3816\" class=\"footnote\"><em>Il Museo del Santuario di N. S. della Misericordia<\/em>, a cura di G. Rotondi Terminiello, Savona 1999. Le schede sono di M. Cataldi Gallo. Inoltre: R. Orsi Landini, <em>Esotismo e libert\u00e0: il rinnovamento del linguaggio tessile fra Sei e Settecento<\/em>, in <em>Seta, potere e glamour<\/em>\u2026, 2006, pp. 58-70. Vedasi anche: P. Thornton, <em>Baroque and Rococo Silks<\/em>, Londra 1965.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3816\" class=\"footnote\">O. Sergi, scheda n. 21,<em> Gonna<\/em>, in \u201c<em>Seta. Il filo dell\u2019Arte\u201d. Tessuti a Catanzaro dal XV al XX secolo<\/em>, a cura di O. Sergi, Catanzaro 2009, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3816\" class=\"footnote\">La pratica di custodire il corredo dell\u2019immagine da parte di nobili donne cittadine \u00e8 attestato anche nel \u2018500. L\u2019inventario del 1597 reca la dicitura: <em>Robbes de la imagen de Nuestra Se\u00f1ora de Agost des quals tenir a car de Paloma Cami y Bacallar, beata de la present ciutat<\/em>, ASDCa, <em>Inventari<\/em>, 2, doc.1, f. 7r. L\u2019usanza \u00e8 testimoniata anche per altre localit\u00e0. A Cagliari, il 26 agosto 1783 il dottor Francesco Carboni Borra, sindaco apostolico del convento di S. Maria di Jesus, dichiara di aver ricevuto dalla mani della signora Maria Angela Cotta, secondo le disposizioni testamentarie della defunta Francesca Mirello: \u00ab<em>el bulto de la Virgen SS.ma de la Assumpta con los demas ornamientos, como sigue: Primo dicho bulto con su vestido de brocate de oro fondo blanco, el manto assibien de brocato fondo azul; el velo o toca de cabessa, que sierra la cara de dicho bulto con perlas finas; la corona o sea diadema de plata, con varios flores de seda; las manillas de perlas finas; dos anillos o sean sortijas de oro; sus sandalies de plata; doze botones de oro a filigrana quel leva en las mangas del jubon; tres almoadas grandes con su aforro de estofa azul y la cama de quatro columnas, toda guarnecida de la misma estofa azul; otras dos almoadas chicas, una de borcate de oro fondo rojo y otra azul y el velo que cubre dicho bulto, con su guarnicion de randa blanca, cuyo bulto y ornamentos si bien hasta el presente los huviesse todos los a\u00f1os conservados dicha S.ra Maria Antonia, queriendo per\u00f2 observar lo dispusto por la dicha quondam, los entrega, cede y relaja a dicho combento y por el infrascrito sindico y para que conste de dicho entrego y que en tiempo alguno se le tenga que entender por dicho convento firmo la presente. Caller, agosto a 26 de 1783. Firmato: D.r Fran.co Carboni Borra, sindico apostolico<\/em>\u00bb. Archivio della Provincia di Santa Maria delle Grazie dei Frati Minori Osservanti di Sardegna=APOFMdella Madonna delle Grazie, <em>Confraternita dei Siciliani<\/em>, vol. 489, atti vari. Ringrazio Alessandra Pasolini per avermi fornito il documento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3816\" class=\"footnote\">L\u2019offerta di ceri alla Vergine Assunta \u00e8 presente gi\u00e0 nel Breve di Villa di Chiesa del 1327, capitolo XLVII, Della Festa di Sancta Maria d\u2019Agosto. Cfr. <em>Il Breve di Villa di Chiesa<\/em>, a cura di S. Ravani, Cagliari 2011, pp. 62-66. Inoltre: G. Villani, <em>\u201cSancta Maria del mezo mese di Agosto\u201d ad Iglesias: festa di fede e d\u2019identit\u00e0<\/em>, in \u201cBiblioteca Francescana Sarda\u201d, XII, 2008, pp. 183-200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3816\" class=\"footnote\">filugella=bisso.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3816\" class=\"footnote\">Inventario del corredo della Vergine Assunta della Casa di citt\u00e0 di Iglesias. Archivio Storico Comune Iglesias=ASCI, I sez., busta 128, fasc. 2, ff. 55r-56r. Ringrazio Roberto Poletti per avermi fornito il documento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3816\" class=\"footnote\">S. Naitza-C. Tasca (a cura di), <em>I tesori della Cattedrale di Ales (XV-XX sec.)<\/em>, catalogo mostra, s.l., 1997, p. 14; M. Porcu Gaias-A. Pasolini, <em>Argenti di Sardegna. La produzione degli argenti lavorati in Sardegna dal Medioevo al primo Ottocento<\/em>, Perugia 2016, p. 114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3816\" class=\"footnote\">A. Serra, <em>Museo d\u2019Arte Sacra Alghero. Catalogo<\/em>, Sestu 2000, pp. 61-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3816\" class=\"footnote\">R. Turtas, <em>Le pi\u00f9 antiche attestazioni della festa di Mezzoagosto a Sassari<\/em>, in <em>Tra Italia e Spagna. Studi e ricerche in onore di Francesco Manconi<\/em>, a cura di G. Mele, Cagliari 2012, pp. 287-301. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3816\" class=\"footnote\">Il simbolico fiore di cardo, che richiama la passione di Cristo, si ritrova sovente utilizzato come elemento decorativo tra il XV e il XVII secolo. Lo ritroviamo ripetuto nel panneggio della statuaria lignea decorate in <em>estofado de oro <\/em>come nell\u2019argenteria iberica e soprattutto siciliana, in quel particolare gruppo di suppellettili liturgiche diffuse nella zona delle Madonie. Cfr. M. Accascina, <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo, 1974, p. 146 e nota 131 a p. 458; M. C. di Natale, <em>Tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella Contea dei Ventimiglia, Quaderni della Cattedra di Museologia e Storia del Collezionismo<\/em>, \u201cCollana diretta da M. C. di Natale\u201d, 1, Caltanisetta, 2005, pp. 17-31; Idem, <em>L\u2019oreficeria madonita dei secoli XV e XVI<\/em>, in \u201cNuove Effemeridi\u00bb, 27, 1994\\III, pp. 43-45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3816\" class=\"footnote\">M. Porcu Gaias-A. Pasolini, <em>Argenti di Sardegna<\/em>&#8230;, 2016, p. 114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3816\" class=\"footnote\">\u00ab<em>Por quanto \u00e0 las solemnissimas processiones del a\u00f1o, que son en esta nuestra Ciudad, y santa Yglesia de Caller, la del Santissimo Sacramento del Altar, la de la Asumpsion de Nuestra Se\u00f1ora sacratissima la Virgen Maria, del glorioso martyr S. Sebastian, y del primer dia del la Santa Quaresma<\/em>\u00bb, in <em>Synodo diocesano celebrado por el Illustrissimo y Reverenissimo Se\u00f1or Don Fr. Ambrosio Machin <\/em>[&#8230;], Caller, 1628, p. 106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3816\" class=\"footnote\">M. Porcu Gaias, <em>La diffusione del gioiello nella Sardegna medioevale e moderna<\/em>, in <em>Gioielli. Storia, linguaggio, religiosit\u00e0 dell&#8217;ornamento in Sardegna<\/em>, Nuoro 2014, pp. 44-79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3816\" class=\"footnote\">G. Bilardi, <em>Il culto dell\u2019Assunta ad Alghero \u201cNostra Senyora de Agost\u201d<\/em>, in \u201cRevista de l\u2019Alguer\u201d, II, 1991, pp. 45-52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3816\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>fabrizio12tola@gmail.com Seriche vesti e altri preziosi addobbi per Nuestra Se\u00f1ora de Agost nella Sardegna barocca DOI: 10.7431\/RIV21052020 \u201cVidit speci\u00f3sam sicut col\u00fambam, ascend\u00e9ntem d\u00e9 super rivos <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3816\" title=\"Fabrizio Tola\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3816"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3816"}],"version-history":[{"count":19,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3816\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3835,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3816\/revisions\/3835"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3816"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}