{"id":3812,"date":"2020-06-30T06:54:58","date_gmt":"2020-06-30T06:54:58","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3812"},"modified":"2020-12-30T08:30:32","modified_gmt":"2020-12-30T08:30:32","slug":"davide-dal-bosco","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3812","title":{"rendered":"Davide Dal Bosco"},"content":{"rendered":"<p>davide_dalbosco@libero.it<\/p>\n<h2>Le rappresentazioni di Santiago <em>matamoros<\/em> in Sicilia<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV21032020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iconografia di Santiago come cavaliere che travolge i mori in battaglia e porta alla vittoria le truppe cristiane \u00e8 nota e presente spesso lungo il <em>Camino de Santiago<\/em>, dove in numerose chiese sono offerte alla devozione statue e dipinti che replicano il modello iconografico del Santo uccisore di musulmani o <em>matamoros<\/em>. Questa diffusione pu\u00f2 suscitare l\u2019impressione che al culto del Santo sia fin dall\u2019inizio associato un aspetto marziale<sup><a href=\"#footnote_0_3812\" id=\"identifier_0_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il carattere guerriero di Santiago era il punto fondamentale dell&rsquo;interpretazione data al suo culto da Am&eacute;rico Castro nel&nbsp; suo famoso studio su La realidad hist&oacute;rica de Espa&ntilde;a. L&rsquo;interpretazione si fondava sostanzialmente in due punti: 1) la confusione nella tradizione tra Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo e l&rsquo;altro apostolo detto Giacomo il minore, grazie al quale si crea una sorta di sdoppiamento nella figura del Santo; 2) questa interpretazione permette a Castro di affermare che il carattere originario dell&rsquo;aspetto marziale di Santiago e dunque il suo ruolo chiave nella guerra contro i musulmani: l&rsquo;invocazione all&rsquo;Apostolo diventa il grido di battaglia che le truppe cristiane possono contrapporre alla cavalleria araba che carica invocando il nome del profeta (in A. Castro, Il cristianesimo di fronte all&rsquo;islam, in La Spagna nella sua realt&agrave; storica, Firenze 1970, pp. 121-180).\">1<\/a><\/sup> o un\u2019esaltazione dell\u2019impresa militare, peraltro piuttosto imbarazzante, anche intesa nel senso di riconquista del territorio occupato dalla penetrazione musulmana del 711 d. C. Non \u00e8 cos\u00ec: il <em>matamoros<\/em> \u00e8 un\u2019invenzione piuttosto tardiva e probabilmente estranea alla devozione popolare<sup><a href=\"#footnote_1_3812\" id=\"identifier_1_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Ferracuti, Iacobus. Storie e leggende del Camino de Santiago, in &ldquo;Mediterr&aacute;nea&rdquo;, rassegna di studi interculturali, n. 25 (2015), pp. 181-182.\">2<\/a><\/sup>. Fino al XII secolo l\u2019iconografia di Santiago lo mostra principalmente come pellegrino, con bordone, conchiglia e abito da pellegrino (simboli del pellegrinaggio); solo nel XIII secolo all\u2019immagine di Santiago pellegrino si affianca a quella dello <em>Iacobus miles Christi<\/em>; in questo stesso secolo abbiamo un\u2019immagine del Santo a cavallo e armato di spada<sup><a href=\"#footnote_2_3812\" id=\"identifier_2_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel timpano della cattedrale di Compostela, dove &egrave; rappresentata la battaglia di Clavijo, databile 1230.\">3<\/a><\/sup>; circa un secolo dopo appare la rappresentazione del <em>matamoros<\/em><sup><a href=\"#footnote_3_3812\" id=\"identifier_3_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In un altorilievo della chiesa di Santiago do Cac&eacute;m ad Alentejo, in Portogallo, nel 1330.\">4<\/a><\/sup>. Il culto di Santiago <em>matamoros<\/em> si trova attestato, in letteratura, nella seconda decade del XII secolo, nell\u2019<em>Historia Silense<\/em>, cronaca leonesse secondo la quale Giacomo predice la conquista di Coimbra ad opera di Ferdinando I di Castiglia nel 1064, episodio ripreso poi nel <em>Codex Calixtinus<\/em><sup><a href=\"#footnote_4_3812\" id=\"identifier_4_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Feracuti, Iacobus. Storie e&hellip;, 2015, pp. 184-186.\">5<\/a><\/sup>. San Giacomo a cavallo \u00e8 modellato sull\u2019ideale cavalleresco: all\u2019inizio non \u00e8 ancora esplicitamente <em>matamoros<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_3812\" id=\"identifier_5_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella prima raffigurazione nella cattedrale di Santiago sono raffigurate ai suoi piedi le donzelle che ringraziano per la liberazione.\">6<\/a><\/sup>; solo a partire dal XV secolo per poi diffondersi soprattutto nel XVI e fino al XVII compaiono i musulmani travolti ai piedi del suo cavallo, a testimonianza che il Santo combatte e uccide in prima persona, a guerra di riconquista finita<sup><a href=\"#footnote_6_3812\" id=\"identifier_6_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Feracuti, Iacobus. Storie e&hellip;, 2015, p. 188.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rappresentazione di Santiago nella sua eccezione di <em>matamoros<\/em>, ovvero di sterminatore di mori quale difensore della cristianit\u00e0, tema ricorrente nell\u2019iconografia iacopea in ambito ispanico perch\u00e9 legato all\u2019epopea della <em>Reconquista<\/em>, si \u00e8 diffuso anche nell\u2019arte italiana. Identificato da alcuni studiosi in pochi affreschi, il repertorio si potrebbe arricchire di un olio del \u2019600 e di una stampa settecentesca presenti in una collezione privata. La pittura pu\u00f2 essere inserita nel periodo in cui nei Paesi Bassi viene inventato un motivo floreale che funge da cornice pittorica al soggetto rappresentato, nel quale si specializz\u00f2 la scuola di Anversa. Questo quadro, non firmato, non \u00e8 tuttavia ascrivibile ad esponenti italiani della corrente fiamminga, quali Bartolomeo Lagozzi (attivo nel 1630) e Pierfrancesco Cittadini detto il Milanese (1616-1681). \u00c8 la <em>Vittoria delle fede<\/em>, simboleggiata dalla figura di Santiago <em>matamoros<\/em>, in mezzo ad una ghirlanda di fiori (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;La vittoria della fede&lt;\/i&gt;, quadro ad olio, mercato antiquario.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Il quadro ad olio \u00e8 riprodotto al n. 33 del catalogo di vendita del 4 e 5 novembre 1992 della Casa d\u2019Aste Dorotheum di Vienna<sup><a href=\"#footnote_7_3812\" id=\"identifier_7_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tamburlini, Appunti sul matamoros nell&rsquo;arte italiana, in &ldquo;Compostella&rdquo;, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 27 (gennaio-dicembre 2000), p. 51.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stampa settecentesca \u00e8 dovuta a Giandomenico Tiepolo (1726-1804) figlio del pi\u00f9 famoso Giambattista, e nacque per venire proposta ad un\u2019utenza italiana verosimilmente attratta da questa devozione. Essa riproduce un quadro del padre, che dal 1870 si trova al Museo di Belle Arti di Budapest ma che era stato ordinato nel 1749 per l\u2019ambasciata di Spagna a Londra dove per\u00f2 non era mai approdato a causa proprio del soggetto, ipotizzato come troppo funzionale alla politica espansionistica spagnola. San Giacomo \u00e8 raffigurato con il mantello del suo ordine. Se gi\u00e0 l\u2019Apostolo era stato venerato dopo la battaglia di Lepanto quale <em>mataturcos<\/em>, ed in seguito ad un\u2019apparizione nelle colonie americane avvenuta a Cuzco davanti all\u2019inca Manco Capac II quale <em>mataindios<\/em>, impensieriva le autorit\u00e0 inglesi e l\u2019ambasciatore spagnolo Ricardo Wall (che ne inform\u00f2 il ministro Carvajal), l\u2019eventualit\u00e0 di un Santiago <em>matahereje<\/em>, sterminatore degli eretici protestanti, per cui il quadro fu sostituito nell\u2019ambasciata londinese da un meno impegnativo <em>San Giacomo pellegrino<\/em><sup><a href=\"#footnote_8_3812\" id=\"identifier_8_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Tamburlini, Appunti sul matamoros&hellip;, in &ldquo;Compostella&rdquo;, 2000, p. 53.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sicilia ci sono 25 rappresentazioni di Santiago <em>matamoros<\/em> in 11 localit\u00e0 diverse: una ad Agrigento; due a Camaro, nell\u2019area urbana di Messina, una a Capizzi, in provincia di Messina, due a Messina; una a Mazara del Vallo, una a Partanna, in provincia di Trapani, una a Trapani; una a Sclafani Bagni, in provincia di Palermo; una a Modica, dodici a Scicli, in provincia di Ragusa, due a Ragusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Agrigento, nel duomo, l\u2019affresco della parte sinistra dell\u2019abside, raffigurante San Giacomo <em>matamoros<\/em>, dipinto dal palermitano Vincenzo Bongiovanni, risale al 1710 (<a title=\"Fig. 2. Vincenzo Bongiovanni, 1710, &lt;i&gt;San Giacomo&lt;\/i&gt; matamoros, affresco, duomo di Agrigento.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_9_3812\" id=\"identifier_9_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Santi mori e santi matamoros nell&rsquo;arte in Sicilia, in &ldquo;Incontri mediterranei&rdquo;, n. 1-2 (2008), pp. 197-198.\">10<\/a><\/sup>: il Di Bella lo definisce \u201cuno scontro armato tra un cavaliere cristiano e un esercito di infedeli\u201d<sup><a href=\"#footnote_10_3812\" id=\"identifier_10_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Di Bella, Agrigento Cattedrale di San Gerlando, da www.agrigentoierieoggi.it.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Camaro, oggi nell\u2019area urbana di Messina, nella chiesa di Santa Maria Incoronata, ci sono due rappresentazioni di Santiago <em>matamoros<\/em>: 1) nelle lunette dei tre portali trovano posto dei bassorilievi raffiguranti l\u2019incoronazione della Vergine, lo sposalizio di Maria con San Giuseppe e San Giacomo a cavallo che combatte contro i mori. 2) San Giacomo <em>matamoros<\/em> nella battaglia di Clavijo, lamina d\u2019argento di Giovanni Gregorio Frassica (1664-\u201965), compare in un pannello della piramide superiore del seicentesco fercolo d\u2019argento, opera dell\u2019oreficeria barocca siciliana del XVII secolo, degli argentieri messinesi Juvarra: il <em>Ferculum<\/em> ha una forma piramidale, alla cui sommit\u00e0 \u00e8 posto il Santo in vesti marziali latine (<a title=\"Fig. 3. Giovanni Gregorio Frassica, 1664-1665, &lt;i&gt;San Giacomo&lt;\/i&gt; matamoros, lamina d\u2019argento cartiglio superiore fercolo, chiesa di Santa Maria Incoronata di Camaro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_11_3812\" id=\"identifier_11_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nei pannelli del basamento inferiore sono rappresentate 4 scene: 1) il miracolo dell&rsquo;impiccato risuscitato e dei polli arrostiti che cantarono sul desco dell&rsquo;alcade; 2) l&rsquo;apparizione di San Giacomo a Carlomagno diretto verso la Spagna; 3) la conversione del mago Ermogene; 4) l&rsquo;arrivo dell&rsquo;Apostolo a Cartagine. Nei pannelli della piramide superiore altre 4 scene: 1) il matamoros alla battaglia di Clavijo; 2) il trasporto del corpo di San Giacomo su una barca guidata da un angelo; 3) l&rsquo;arrivo a Compostella e la regina Lupa inginocchiata; 4) San Giacomo vestito da pellegrino, circondato dai confrati. M. Frasca Rustica, L&rsquo;avventura del Ferculum processionale di S. Giacomo, da www.filodirettonews.it; Elio G. F. Robberto, L&rsquo;Arche de Saint-Jacques le Majeur &agrave; Camaro et la propagation du culte compostellan en Sicile, Universit&agrave; degli studi di Perugia, Napoli 1987, pp. 46-52.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Capizzi, nella chiesa di San Giacomo, troviamo quattro rappresentazioni di San Giacomo matamoros: 1) la volta della navata centrale \u00e8 arricchita da affreschi, uno dei tre quadroni (il dipinto centrale) raffigura la battaglia di\u00a0Clavijo fra il re Ramiro I di Asturia e Abd-al-Rahm\u00e0n III di Cordoba, combattuta nel IX secolo, con San Giacomo nella veste di <em>matamoros<\/em>, realizzati da\u00a0Giuseppe Crespadoro, appartenente alla scuola di\u00a0Vito D\u2019Anna (<a title=\"Fig. 4. Giuseppe Crespadoro, &lt;i&gt;Battaglia di Clavijo&lt;\/i&gt;, affresco, volta, chiesa di San Giacomo di Capizzi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal04.jpg\">Fig. 4<\/a>). 2) L\u2019arazzo rosso del leggio mostra un Santiago <em>matamoros<\/em> 3) All\u2019interno, precisamente all\u2019ingresso della chiesa di San Giacomo, una statuina lo raffigura nelle vesti del <em>matamoros<\/em> (<a title=\"Fig. 5. &lt;i&gt;Santiago&lt;\/i&gt; matamoros, statua all'ingresso della chiesa di San Giacomo di Capizzi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal05.jpg\">Fig. 5<\/a>). 5) Infine all\u2019esterno una grande statua lo rappresenta nelle stesse vesti (<a title=\"Fig. 6. &lt;i&gt;Santiago&lt;\/i&gt; matamoros, statua esterno, chiesa di San Giacomo di Capizzi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Messina, ci sono due rappresentazioni di Santiago <em>matamoros<\/em>: 1) nella chiesa della Santissima Annunziata dei padri Teatini, nella cappella dedicata all\u2019Apostolo, tra gli affreschi di Giovanni Battista Quagliata, del 1756, uno raffigura Santiago <em>matamoros<\/em>; 2) nel duomo, sulla nona campata si erge la statua di San Giacomo Maggiore scolpita da Enrico Tadolini: alla base della statua si distinguono tre formelle che raffigurano il <em>matamoros<\/em> (1<sup>a<\/sup> a sx), il martirio (centrale) e la traslazione del corpo in Galizia \u00a0(3<sup>a<\/sup> a dx) (<a title=\"Fig. 7. Enrico Tadolini, &lt;i&gt;San Giacomo Maggiore&lt;\/i&gt;, formella statua di Santiago matamoros (1a a sx della base), duomo di Messina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal07.jpg\">Fig. 7<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_12_3812\" id=\"identifier_12_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Arlotta, Guida alla Sicilia jacopea. 40 localit&agrave; legate a Santiago di Compostella, Somigliano d&rsquo;Arco, 2004, pp. 109, 111.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Mazara del Vallo, nella cattedrale del Santissimo Salvatore, un altorilievo sul portale principale raffigura il Gran Conte trionfante Ruggero I d\u2019Altavilla e Giovanni I Grifeo che ne protegge le spalle e guida il resto della truppa (<a title=\"Fig. 8. &lt;i&gt;Ruggero il Normanno che abbatte un saraceno&lt;\/i&gt;, 1584, altorilievo sulla facciata della cattedrale del Santissimo Salvatore di Mazara del Vallo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal08.jpg\">Fig. 8<\/a>). L\u2019opera risale al 1584<sup><a href=\"#footnote_13_3812\" id=\"identifier_13_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La rappresentazione equestre di San Giacomo &egrave; coerente con la rappresentazione equestre che i re danno di s&eacute;, sostituendo l&rsquo;immagine ieratica del re assiso nel trono. Si tratta di una rappresentazione che viene promossa dall&rsquo;ordine cavalleresco di Santiago, istituito nel 1170 e ratificato l&rsquo;anno successivo dall&rsquo;arcivescovo di Compostela, poi, cinque anni dopo, da papa Alessandro III (in G. Ferracuti, Iacobus. Storie e&hellip;, 2015, p. 188).\">14<\/a><\/sup>. L\u2019altorilievo dunque non rappresenta San Giacomo, ma Ruggero il Normanno che abbatte un saraceno. Se Ruggero il Normanno, nel 1075, conquist\u00f2 la citt\u00e0 ai saraceni, sembra comunque che la scultura sia un omaggio alla vittoria di Lepanto contro i Turchi nel 1571. L\u2019originalit\u00e0 consiste nel fatto che il liberatore non \u00e9 qui il San Giacomo venuto dal cielo, ma il vincitore arrivato dalla Normandia, costruttore della cattedrale al posto della moschea e benefattore di tutta la diocesi. Dal 1570 al 1588 il vescovo del posto, Bernardo Gasch, fu uno spagnolo originario di Toledo, nominato dal re Filippo II di Spagna. Nulla di stupefacente quindi che il tema scelto sia questo. Bisogna aggiungere che questo rilievo non terminato non \u00e9 al suo posto iniziale, ma che fu messo l\u00ec in epoca barocca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Partanna, nel castello Grifeo, accedendo al salone dei ricevimenti dello stesso (Sala del Trono o Salone delle Armi) si ammira un affresco parietale, unico superstite dei quattro che adornavano l\u2019ambiente, che raffigura l\u2019uccisione dell\u2019arabo Mokarta ad opera di Giovanni I Grifeo, intervenuto per salvare la vita al Gran Conte Ruggero durante la liberazione della Sicilia dagli arabi da parte dei normanni (<a title=\"Fig. 9. &lt;i&gt;Uccisione dell\u2019arabo Mokarta ad opera di Giovanni I Grifeo&lt;\/i&gt;, affresco, castello Grifeo di Partanna (Sala del Trono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Fu a seguito di questa battaglia che i Grifeo ricevettero da Ruggero II nell\u2019aprile del 1139 il casale di Partanna. Nell\u2019affresco si vede l\u2019arabo disteso per terra con indosso il tipico turbante mentre viene colpito da Giovanni Grifeo I, che campeggia al centro dell\u2019affresco, al seguito del quale ci sono due cavalieri di cui uno regge lo scudo dei Grifeo (dove \u00e8 iscritto il privilegio del 1139 con cui re Ruggero II concedeva a Giovanni Grifeo il feudo di Partanna); la scena si svolge a\u00a0Mazara del Vallo fortezza araba dell\u2019epoca: la citt\u00e0 \u00e8 rappresentata sullo sfondo del dipinto in cui si riconosce la cattedrale che ancora oggi mostra in un alto rilievo presente sul portale principale la stessa scena della pittura parietale del castello Grifeo<sup><a href=\"#footnote_14_3812\" id=\"identifier_14_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Arlotta, Il matamoros nella propaganda bellica del Cinquecento e l&rsquo;altorilievo di Mazara in Sicilia. Repertorio iconografico, in &ldquo;Compostella&rdquo;, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 40 (2019), pp. 55-56.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Trapani, nel Museo regionale Agostino Pepoli, si pu\u00f2 ammirare un pendente con la croce dell\u2019Ordine di San Giacomo della Spada sopra uno zaffiro, gi\u00e0 facente parte del tesoro della Madonna di Trapani del santuario dell\u2019Annunziata. L\u2019opera di orafo siciliano, che si ispira a modelli spagnoli, diffusi in tutta l\u2019area mediterranea, ha come termine <em>ante quem<\/em> per la realizzazione il 1647, anno in cui \u00e8 citata nell\u2019inventario redatto dai padri carmelitani. L\u2019opera reca nel verso la figura di Santiago <em>matamoros<\/em>, con la spada sguainata su cavallo in corsa ornato con smalti neri. Emanuele Cariglio era capitano di giustizia a Palermo negli anni 1616-1617, periodo in cui dovette donare il monile alla Madonna di Trapani<sup><a href=\"#footnote_15_3812\" id=\"identifier_15_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Santi mori e&hellip;, in &ldquo;Incontri mediterranei&rdquo;, 2008, pp. 198-199.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Modica alta, nella chiesa di San Giovanni Evangelista, vicino alla porta d\u2019ingresso, \u00e8 rappresentata la Madonna delle Milizie. Madonna delle Milizie\u00a0\u00e8 uno degli appellativi con cui la\u00a0chiesa cattolica venera\u00a0Maria, madre di Ges\u00f9. \u00c8 venerata dai fedeli cattolici\u00a0di Scicli come protettrice della cittadina. Secondo la tradizione cattolica, nel\u00a01091, nella piana di\u00a0Donnalucata nei pressi di\u00a0Scicli stavano per sbarcare i\u00a0saraceni nell\u2019Isola Bella, allora di dominazione normanna con a capo\u00a0Ruggero D\u2019Altavilla. I\u00a0saraceni capitanati dall\u2019emiro\u00a0Belcane, volevano riscattare i tributi sull\u2019isola, facendola cos\u00ec diventare regione di loro appartenenza. Appena sopraggiunti sulle coste di\u00a0Donnalucata, gli\u00a0sciclitani e i\u00a0normanni, popoli divinamente cattolici, invocarono l\u2019aiuto della Vergine, che apparve su un cavallo bianco in veste di gloriosa guerriera, sconfiggendo cos\u00ec i\u00a0saraceni e liberando la\u00a0Sicilia. La battaglia essendosi svolta in contrada Milizie, frazione di\u00a0Scicli, conferisce alla Madonna tale attributo, per questo \u00e8 comunemente conosciuta come la Madonna delle Milizie. La tradizione \u00e8 confermata dai\u00a0Codici Sciclitani. La Madonna per\u00f2 non appare su un cavallo bianco, ma in una nuvola splendente come il sole. I\u00a0normanni partecipano alla battaglia, accanto al popolo di\u00a0Scicli, ma non risulta la presenza di\u00a0Ruggero D\u2019Altavilla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Ragusa, nella chiesa di San Giacomo Apostolo, ci sono due rappresentazioni di Santiago <em>matamoros<\/em>: 1) nella facciata della chiesa, alla base della torre si colloca un altorilievo che dovrebbe rappresentare San Giacomo nelle vesti di <em>matamoros <\/em>con la spada sguainata, ma qui il Santo \u00e8 raffigurato in un\u2019iconografia insolita, su un cavallo che calpesta un drago di georgiana memoria (<a title=\"Fig. 10. &lt;i&gt;San Giacomo&lt;\/i&gt; matamoros, altorilievo facciata torre, chiesa di San Giacomo Apostolo di Ragusa.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal10.jpg\">Fig. 10<\/a>). 2) Interessante \u00e8 il quadro raffigurante San Giacomo che combatte contro i mori, realizzato contestualmente dai due artisti Vincenzo Fazello e Ignazio Scacco nel 1682, con rifacimenti del 1708.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Scicli, la Madonna delle Milizie \u00e8 raffigurata in undici rappresentazioni. 1) A Donnalucata, sulla Marina di Scicli, nella chiesa di Santa Caterina, \u00e8 presente una Madonna delle Milizie, olio su tela di pittore ignoto, di fine Seicento o inizio Settecento (<a title=\"Fig. 11. Pittore ignoto, &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, fine XVII - inizi XVIII sec., olio su tela, chiesa di Santa Caterina di Donnalucata a Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal11.jpg\">Fig. 11<\/a>). 2) Nella chiesa di Santa Maria del Ges\u00f9, la Madonna delle Milizie \u00e8 rappresentata da un olio su tela seicentesca di pittore ignoto (<a title=\"Fig. 12. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, XVII sec., olio su tela, chiesa Santa Maria del Ges\u00f9 di Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal12.jpg\">Fig. 12<\/a>). 3) Nella chiesa madre di Scicli, un tempo dedicata a Sant\u2019Ignazio ed oggi a San Guglielmo, nella navata di destra e accanto alla statua della Vergine, \u00e8 conservata una tela che rappresenta <em>Santa Maria Militum<\/em>, opera di Francesco Pascucci del 1780: spiccano la figura della protagonista sul cavallo rampante di fronte e sulla destra i volti terrorizzati degli sconfitti (<a title=\"Fig. 13. Francesco Pascucci, 1780, &lt;i&gt;Santa Maria Militum&lt;\/i&gt;, olio su tela, chiesa madre di Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal13.jpg\">Fig. 13<\/a>). 4) Nella chiesa di Santa Maria di Valverde, conosciuta come Madonna del Carmine perch\u00e9 sede dell\u2019ex monastero femminile, \u00e8 conservata un\u2019altra opera che onora la patrona di Scicli, la Madonna delle Milizie, di Costantino Carasi: la Vergine \u00e8 qui rappresentata in tutto il suo splendore durante la battaglia tra normanni e saraceni (<a title=\"Fig. 14. Costantino Carasi, &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, affresco, chiesa di Santa Maria di Valverde di Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal14.jpg\">Fig. 14<\/a>). 5) Nella sacrestia della chiesa di Santa Maria la Nova, la Madonna delle Milizie \u00e8 rappresentata in un olio su tela del 1745 (<a title=\"Fig. 15. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, 1745, olio su tela, sacrestia della chiesa di Santa Maria La Nova di Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal15.jpg\">Fig. 15<\/a>). 6) Nel convento delle suore domenicane si trova sempre un olio su tela della Madonna delle Milizie (<a title=\"Fig. 16. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, olio su tela, convento delle suore dominicane di Donnalucata a Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal16.jpg\">Fig. 16<\/a>). 7) Nella chiesa di San Bartolomeo, nel primo altare di destra, il dipinto di <em>Maria Militum<\/em>, opera di met\u00e0 Settecento che la rappresenta in tutta la sua bellezza. 8) e 9) C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra immagine della Madonna delle Milizie, in un dipinto non localizzato di Scicli (<a title=\"Fig. 17. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, dipinto non localizzato di Scicli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal17.jpg\">Fig. 17<\/a>).\u00a0 10) Un altro dipinto della Madonna delle Milizie appartiene ad una collezione privata del prof. Carlo Mineo (<a title=\"Fig. 18. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, olio su tela, collezione privata del prof. Carlo Mineo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal18.jpg\">Fig. 18<\/a>). 11) Infine una statua della Vergine delle Milizie, simulacro settecentesco, a tecnica mista con il cavallo scolpito in legno, mentre i saraceni che si trovano sotto gli zoccoli sono realizzati in cartapesta e la Madonna \u00e8 un manichino con testa lignea coperta da una parrucca di capelli veri. La figura si trova all\u2019interno del santuario della Madonna delle Milizie e presenta notevoli affinit\u00e0 stilistiche con il San Giacomo <em>matamoros<\/em> dello scultore siciliano Giuseppe Gambino (<a title=\"Fig. 19. Giuseppe Gambino, &lt;i&gt;San Giacomo&lt;\/i&gt; matamoros, scultura, cattedrale di Santiago de Compostela.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal19.jpg\">Fig. 19<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_16_3812\" id=\"identifier_16_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una bella statua in legno policromo esposta nel lato settentrionale del transetto della cattedrale di Santiago de Compostela e oggetto di un grande fervore devozionale.\">17<\/a><\/sup>: la Vergine \u00e8 sopra un cavallo bianco, armata di spada come un\u2019amazzone (<a title=\"Fig. 20. &lt;i&gt;Madonna delle Milizie&lt;\/i&gt;, sec. XVIII, statua, santuario Madonna delle Milizie di Scicli\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dal20.jpg\">Fig. 20<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_17_3812\" id=\"identifier_17_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Pugliese, La Madonna delle Milizie di Scicli e il Santiago matamoros, in &ldquo;Compostella&rdquo;, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 30 (2009), pp. 38-39.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Scaflani Bagni, nella chiesa di San Giacomo, Francesco Brugnone dipinge le Storie di San Giacomo nella cappella del Santo, con la raffigurazione, in uno dei pannelli laterali, del Santo <em>matamoros<\/em>, su cavallo con la spada sguainata, nell\u2019atto di intervenire in aiuto dei cristiani nella lotta della riconquista della Spagna, opera del 1613<sup><a href=\"#footnote_18_3812\" id=\"identifier_18_3812\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. Di Natale, Santi mori e&hellip;, in &ldquo;Incontri mediterranei&rdquo;, 2008, p. 197.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3812\" class=\"footnote\">Il carattere guerriero di Santiago era il punto fondamentale dell\u2019interpretazione data al suo culto da Am\u00e9rico Castro nel\u00a0 suo famoso studio su <em>La realidad hist\u00f3rica de Espa\u00f1a<\/em>. L\u2019interpretazione si fondava sostanzialmente in due punti: 1) la confusione nella tradizione tra Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo e l\u2019altro apostolo detto Giacomo il minore, grazie al quale si crea una sorta di sdoppiamento nella figura del Santo; 2) questa interpretazione permette a Castro di affermare che il carattere originario dell\u2019aspetto marziale di Santiago e dunque il suo ruolo chiave nella guerra contro i musulmani: l\u2019invocazione all\u2019Apostolo diventa il grido di battaglia che le truppe cristiane possono contrapporre alla cavalleria araba che carica invocando il nome del profeta (in A. Castro, <em>Il cristianesimo di fronte all\u2019islam<\/em>, in <em>La Spagna nella sua realt\u00e0 storica<\/em>, Firenze 1970, pp. 121-180).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3812\" class=\"footnote\">G. Ferracuti, Iacobus.<em> Storie e leggende del <\/em>Camino de Santiago, in \u201cMediterr\u00e1nea\u201d, rassegna di studi interculturali, n. 25 (2015), pp. 181-182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3812\" class=\"footnote\">Nel timpano della cattedrale di Compostela, dove \u00e8 rappresentata la battaglia di Clavijo, databile 1230.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3812\" class=\"footnote\">In un altorilievo della chiesa di Santiago do Cac\u00e9m ad Alentejo, in Portogallo, nel 1330.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3812\" class=\"footnote\">G. Feracuti, Iacobus.<em> Storie e\u2026<\/em>, 2015, pp. 184-186.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3812\" class=\"footnote\">Nella prima raffigurazione nella cattedrale di Santiago sono raffigurate ai suoi piedi le donzelle che ringraziano per la liberazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3812\" class=\"footnote\">G. Feracuti, Iacobus.<em> Storie e\u2026<\/em>, 2015, p. 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3812\" class=\"footnote\">G. Tamburlini, <em>Appunti sul <\/em>matamoros<em> nell\u2019arte italiana<\/em>, in \u201cCompostella\u201d, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 27 (gennaio-dicembre 2000), p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3812\" class=\"footnote\">G. Tamburlini, <em>Appunti sul <\/em>matamoros<em>\u2026<\/em>, in \u201cCompostella\u201d, 2000, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3812\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Santi mori e santi <\/em>matamoros<em> nell\u2019arte in Sicilia<\/em>, in \u201cIncontri mediterranei\u201d, n. 1-2 (2008), pp. 197-198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3812\" class=\"footnote\">E. Di Bella, <em>Agrigento Cattedrale di San Gerlando<\/em>, da <a href=\"http:\/\/www.agrigentoierieoggi.it\/\">www.agrigentoierieoggi.it<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3812\" class=\"footnote\">Nei pannelli del basamento inferiore sono rappresentate 4 scene: 1) il miracolo dell\u2019impiccato risuscitato e dei polli arrostiti che cantarono sul desco dell\u2019alcade; 2) l\u2019apparizione di San Giacomo a Carlomagno diretto verso la Spagna; 3) la conversione del mago Ermogene; 4) l\u2019arrivo dell\u2019Apostolo a Cartagine. Nei pannelli della piramide superiore altre 4 scene: 1) il <em>matamoros<\/em> alla battaglia di Clavijo; 2) il trasporto del corpo di San Giacomo su una barca guidata da un angelo; 3) l\u2019arrivo a Compostella e la regina Lupa inginocchiata; 4) San Giacomo vestito da pellegrino, circondato dai confrati. M. Frasca Rustica, <em>L\u2019avventura del <\/em>Ferculum<em> processionale di S. Giacomo<\/em>, da <a href=\"http:\/\/www.filodirettonews.it\/\">www.filodirettonews.it<\/a>; Elio G. F. Robberto, <em>L\u2019Arche de Saint-Jacques le Majeur \u00e0 Camaro et la propagation du culte compostellan en Sicile<\/em>, Universit\u00e0 degli studi di Perugia, Napoli 1987, pp. 46-52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3812\" class=\"footnote\">G. Arlotta, <em>Guida alla Sicilia jacopea. 40 localit\u00e0 legate a Santiago di Compostella<\/em>, Somigliano d\u2019Arco, 2004, pp. 109, 111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3812\" class=\"footnote\">La rappresentazione equestre di San Giacomo \u00e8 coerente con la rappresentazione equestre che i re danno di s\u00e9, sostituendo l\u2019immagine ieratica del re assiso nel trono. Si tratta di una rappresentazione che viene promossa dall\u2019ordine cavalleresco di Santiago, istituito nel 1170 e ratificato l\u2019anno successivo dall\u2019arcivescovo di Compostela, poi, cinque anni dopo, da papa Alessandro III (in G. Ferracuti, Iacobus.<em> Storie e\u2026<\/em>, 2015, p. 188).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3812\" class=\"footnote\">G. Arlotta, <em>Il <\/em>matamoros<em> nella propaganda bellica del Cinquecento e l\u2019altorilievo di Mazara in Sicilia. Repertorio iconografico<\/em>, in \u201cCompostella\u201d, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 40 (2019), pp. 55-56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3812\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Santi mori e\u2026<\/em>, in \u201cIncontri mediterranei\u201d, 2008, pp. 198-199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3812\" class=\"footnote\">Una bella statua in legno policromo esposta nel lato settentrionale del transetto della cattedrale di Santiago de Compostela e oggetto di un grande fervore devozionale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3812\" class=\"footnote\">C. Pugliese, <em>La Madonna delle Milizie di Scicli e il Santiago <\/em>matamoros, in \u201cCompostella\u201d, rivista del Centro italiano di studi compostellani, n. 30 (2009), pp. 38-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3812\" class=\"footnote\">M. C. Di Natale, <em>Santi mori e\u2026<\/em>, in \u201cIncontri mediterranei\u201d, 2008, p. 197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3812\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>davide_dalbosco@libero.it Le rappresentazioni di Santiago matamoros in Sicilia DOI: 10.7431\/RIV21032020 L\u2019iconografia di Santiago come cavaliere che travolge i mori in battaglia e porta alla vittoria <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3812\" title=\"Davide Dal Bosco\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3812"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3812"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3812\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4092,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3812\/revisions\/4092"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}