{"id":3807,"date":"2020-06-30T06:43:17","date_gmt":"2020-06-30T06:43:17","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3807"},"modified":"2020-12-30T08:29:47","modified_gmt":"2020-12-30T08:29:47","slug":"luisa-chifari-ciro-darpa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3807","title":{"rendered":"Luisa Chifari &#8211; Ciro D&#8217;Arpa"},"content":{"rendered":"<p>luisa.chifari@regione.sicilia.it &#8211; ciro.darpa@regione.sicilia.it<\/p>\n<h2><strong>Il Reliquiario della Vera Croce di San Mauro Castelverde (Pa): ipotesi inedita di una metamorfosi<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOI: 10.7431\/RIV21012020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario di San Mauro Castelverde \u00e8 un prezioso oggetto di oreficeria lombarda in argento, oro, smalti e perle, attribuito alla committenza della cerchia di papa Alessandro VI (fine XV secolo)<sup><a href=\"#footnote_0_3807\" id=\"identifier_0_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Accascina,&nbsp; Oreficeria di Sicilia dal XI al XX secolo, Palermo 1974, pp.166-169; P. Venturelli, Il reliquiario della santa Croce di San Mauro Castelverde. Smalti e arte orafa milanese in Sicilia, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. Di Natale, Caltanisetta 2007, p.174-185; S. Bonetti, Tra San Mauro Castelverde (Sicilia), Milano e New York: confronto tra oreficerie milanesi di fine &lsquo;400 sulle orme di Maria Accascina e riflessioni sul restauro, in &ldquo;OADI &ndash; Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, n.6, dicembre 2012, pp.31-62.\">1<\/a><\/sup>. Prima di divenire stauroteca \u00e8 stato un ostensorio e ancora prima probabilmente un altarolo devozionale. Questa nuova ipotesi \u00e8 supportata da un\u2019attenta osservazione del prezioso manufatto resa possibile dall\u2019intervento di manutenzione straordinaria effettuato sull\u2019oggetto nel 2015 per l\u2019esposizione a mostre tematiche sull\u2019arte lombarda<sup><a href=\"#footnote_1_3807\" id=\"identifier_1_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Bramantino e le arti nella Lombardia francese (1495-1525)&rdquo; (Museo Cantonale d&rsquo;Arte, Lugano 28 settembre 2014 &ndash; 11 gennaio 2015);&nbsp; &ldquo;Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza&rdquo; (Palazzo Reale, Milano 12 Marzo 2015 &ndash; 28 Giugno 2015).&nbsp; L&rsquo;intervento manutentivo &egrave; stato effettuato a Palermo presso il Centro Regionale di Progettazione e Restauro diretto dalla dott.ssa Enza Maria Cilia. L&rsquo;intervento ha avuto la consulenza tecnico-scientifica dell&rsquo;unit&agrave; operativa 5 di allora per i Beni storico-artistici e demoetnoantropologici e l&rsquo;alta sorveglianza della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo. Il restauro &egrave; stato curato dalla dott.ssa Sophie Bonetti con la collaborazione Mari Yanagishita, esperta nel restauro delle oreficerie antiche. Cfr. S. Bonetti, M. C. Passoni, scheda n. 18, in Bramantino. L&rsquo;arte nuova del Rinascimento lombardo, catalogo mostra a cura di M. Natale, Milano 2014, pp.154-157.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario si compone di pi\u00f9 parti assemblate tra loro che, in occasione di questo restauro, sono state smontate: la\u00a0 base, il fusto, la teca e il supporto strutturale (<a title=\"Fig.1. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.2. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/\">2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base, con pianta poliansata sorretta da quattro coppie di sfingi alate, presenta una forma a cofano con terminazione cuspidata. Sul piedistallo decori con smalti policromi, con putti e scene tratte dalla Passione di Cristo: l\u2019Ultima Cena, l\u2019Orazione nell\u2019orto del Getsemani, il Tradimento di Giuda, la Flagellazione. Altri inserti dipinti a smalto policromo, che rappresentano i santi Pietro e Paolo e due sante non identificabili<sup><a href=\"#footnote_2_3807\" id=\"identifier_2_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le due figure femminili non esibiscono l&rsquo;attributo per il loro riconoscimento ma portano soltanto&nbsp; in mano la palma del martirio. L&rsquo;unico elemento che differenzia le due figure &egrave; il particolare della testa svelata e velata. Questo potrebbe indicare soltanto la loro condizione di donne sposate (velate) o nubili (svelate) secondo il canone cattolico cfr. D. Magri, Notizia de&rsquo;&nbsp; vocaboli ecclesiastici, voce &ldquo;IN CAPILLO&rdquo;, Roma 1669, p.289.\">3<\/a><\/sup>, sono inseriti nella parte superiore della base e incorniciati da un elemento indipendente di chiusura (<a title=\"Fig.3. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, base ,&lt;i&gt;Ultima Cena&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.4. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, base, &lt;i&gt;Preghiera nell\u2019orto del Getsemani&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi04.jpg\">4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.5. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, base, &lt;i&gt;Bacio di Giuda&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi05.jpg\">5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.6. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, base, &lt;i&gt;Flagellazione&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi06.jpg\">6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig.7. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, cuspide, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi07.jpg\">7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul bordo interno sono incisi dei segni riconducibili probabilmente a lettere e numeri (tt 386). Il fusto \u00e8 composto da quattro elementi che formano una figura a vaso (piede, coppa a baccelli, coperchio, collo), sul quale\u00a0 sono sovrapposti una coppetta e un anello. La parte superiore del vaso presenta eleganti motivi decorativi in filigrana alternati a tre figure in smalti policromi. In corrispondenza del collo una fascia smaltata riporta l\u2019iscrizione: IN DOMINO CONFIDO. La teca poggia su cornucopie contrapposte e teste di serafini ed \u00e8 impreziosita da perle e chiusa da uno sportello in cristallo. Smaltata, sia all\u2019interno che all\u2019esterno, presenta nella parte anteriore la scena della Resurrezione e sul retro quella della Crocifissione. Sulla sommit\u00e0 del reliquiario vi \u00e8 una piccola scultura a tuttotondo raffigurante il Redentore. All\u2019interno della teca la lunetta porta-ostia \u00e8 stata trasformata in supporto per la reliquia della Vera Croce, incastonata in una cornice d\u2019oro. Sulla lunetta, recto-verso, le iscrizioni D.LIGNO.S. CRUCIS (<a title=\"Fig.8. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, reliquia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Il manufatto presenta al suo interno elementi di supporto e di chiusura: sull\u2019anima strutturale che sorregge la teca, scorrono i pezzi che compongono il fusto e un<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">elemento a scorrimento blocca l\u2019anima entro la base; quest\u2019ultima \u00e8 chiusa da una piastra in ottone serrata da un perno avvitato all\u2019anima strutturale (<a title=\"Fig.9. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, elementi componenti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Poich\u00e9 le parti risultano tra loro non sufficientemente stabili, in tempi recenti si \u00e8 reso necessario interporre tra i vari componenti della base fogli di carta per creare spessore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, a supporto dell\u2019ipotesi di una originaria configurazione del reliquiario come altarolo devozionale, si vede che l\u2019anima strutturale \u00e8 formata da due elementi cavi in argento di diverse dimensioni (maggiore quello inferiore e minore quello superiore che fa corpo con la teca), tra i quali \u00e8 inserita e chiodata una barra piena in ottone. I due elementi presentano nelle terminazioni bordi non netti ma irregolari (<a title=\"Fig.10. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, anima strutturale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi10.jpg\">Fig. 10<\/a>). La sezione dell\u2019anima strutturale, di forma quadrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dei sei elementi che compongono il fusto tre di questi, il piede, il coperchio e il collo, scorrono liberamente ad anello sull\u2019anima strutturale, mentre i rimanenti altri tre elementi sono vincolati dalla forma del rispettivo foro: nella coppetta e nell\u2019anello il foro \u00e8 quadrato; nella coppa \u00e9 a forma di stella come sulla base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai lati opposti della tesa del coperchio vi sono due cardini di cerniera uno dei quali \u00e8 abraso. Sulla coppa a baccelli sottostante osserviamo coppie di piccoli fori, altrettanto contrapposti. Le cerniere e le coppie di fori sembrano correlarsi ma oggi non possono connettersi in quanto il libero movimento rotatorio del coperchio rispetto alla coppa \u00e8 impedito da due pioli saldati sul suo bordo inferiore che si innestano\u00a0 sulla coppa. Nonostante gli alloggi sulla coppa siano quattro, consentendo dunque due diverse posizioni, non vi \u00e8 mai corrispondenza tra coppie di fori e cerniere; anche sulla tesa del collo si osservano due integrazioni in argento saldate su punti contrapposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cuspide traforata della base, si presenta inclinata e deformata e pertanto non perfettamente incastrata nel suo alloggiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lunetta porta-ostia si innesta sul pavimento della teca smaltata e decorata con losanghe e cordoni e il foro centrale presenta il bordo della lamina d\u2019argento irregolare e segmentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statuina del Redentore \u00e8 priva di un avambraccio, di un piede, e della banderuola dello stendardo sorretto dall\u2019altro braccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi una serie di indizi supporterebbero la nuova ipotesi di una diversa originaria funzione e configurazione del reliquiario, fin qui ritenuto, <em>ab origine<\/em>, un ostensorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il manufatto oltre ad essere una teca per i frammenti della Vera Croce, \u00e8 per se stesso un oggetto devozionale, in quanto induce a meditare sul mistero escatologico della morte e risurrezione di Cristo. Infatti pensiamo che il prezioso altarolo sia stato realizzato per essere osservato da vicino, per ruotare e creare una fruizione dinamica e narrativa degli smalti, quindi destinato alla personale meditazione. Infatti, all\u2019altarolo, \u00e8 estraneo l\u2019alto fusto che ne compromette la visione d\u2019insieme, pertanto ipotizziamo un fusto in origine molto pi\u00f9 basso privo di piede, di coppa, di coperchio e di collo (<a title=\"Fig.11. S.Mauro Castelverde, reliquiario della Vera Croce, ipotesi di configurazione originaria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi11.jpg\">Fig. 11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riscontro a questa ipotesi lo si trova in due altaroli\u00a0 in argento dorato e smalti che si trovano rispettivamente\u00a0 al Metropolitan Museum of Art New York e al Museo Poldi Pezzoli, Milano (<a title=\"Fig.12. Tabernacolo di Rivolta D\u2019Adda, orafo lombardo, fine XV sec., Museo Poldi Pezzoli, Milano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi12.jpg\">Fig. 12<\/a>) che, per lavorazione e tipologia, sono stati accostati dalla storiografia specialistica al nostro manufatto. In uno di essi gli sportelli che chiudono la teca non sono in cristallo ma smaltati sia all\u2019interno che all\u2019esterno, con raffigurazioni di immagini sacre. Per analogia, dunque, non si pu\u00f2 escludere che anche lo sportello del nostro manufatto in origine fosse in smalto e con immagini devozionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario mostra perizia orafa e induce il fruitore ad una riflessione teologica: immaginiamolo poggiato su un inginocchiatoio per osservare ogni singolo particolare della caleidoscopica sequenza di immagini sacre e meditare il <em>mysterium Crucis<\/em>. La base, gi\u00e0 descritta, \u00e8 sorretta da quattro coppie di sfingi alate che chiamano in causa due temi connessi tra loro, quello dell\u2019uomo e quello della morte<sup><a href=\"#footnote_3_3807\" id=\"identifier_3_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il fantastico animale mitologico &egrave; legato al celebre enigma risolto da Edipo: &laquo; Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, tripede e bipede?&nbsp; l&rsquo;uomo che gattona da neonato, cammina su due gambe da adulto e si appoggia su un bastone da anziano&raquo;. Tale enigma, che aveva causato la inevitabile morte di tanti prima di lui, &egrave; motivo per il quale la sfinge, nella tradizione classica, &egrave; legata ai riti funerari. Il volto barbuto che troviamo iterato sulla base accanto alla sfinge rappresenta probabilmente una divinit&agrave; ctonia.\">4<\/a><\/sup>, nel nostro caso legati alla figura di Cristo, ma associati anche alla vittoria dell\u2019Uomo-Dio sul paganesimo. Sulla base inizia il racconto evangelico della passione di Cristo con la raffigurazione dei primi quattro episodi tratti dai Vangeli. Nella teca le due pi\u00f9 grandi scene dipinte a smalto raffigurano il mistero della morte e resurrezione. Sul verso la Crocifissione ambientata in un paesaggio rupestre con lo sfondo di Gerusalemme; in alto due angeli raccolgono in calici d\u2019oro il prezioso sangue effuso dalle ferite delle mani e del costato e sotto al Cristo morente la Santa Madre, Giovanni e Maria Maddalena. Al sacro racconto del nostro prezioso oggetto mancano la Discesa dalla Croce e la Deposizione probabilmente un tempo presenti nella parte esterna e interna dello sportello che chiude la teca. L\u2019ipotesi suggestiva \u00e8 supportata dall\u2019accostamento, gi\u00e0 suggerito dalla critica, del reliquiario di San Mauro all\u2019analogo oggetto coevo noto come Pace di Nizza<sup><a href=\"#footnote_4_3807\" id=\"identifier_4_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Bonetti, M. C. Passoni, scheda n. 17, in Bramantino. L&rsquo;arte nuova &hellip;, 2014, pp.150-153.\">5<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig.13. Pace, orafo lombardo fine XV sec., Museo Mass\u00e9na, Nizza.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi13.jpg\">Fig. 13<\/a>). In questo l\u2019unica immagine sacra in smalto \u00e8 proprio quella che raffigura la Deposizione. L\u2019attuale sportello del reliquiario di San Mauro, oggi in cristallo, mostra in trasparenza la scena della Resurrezione. Essa \u00e8 ambientata in un paesaggio roccioso nel quale \u00e8 posto il sarcofago che ha custodito il corpo di Cristo; ai lati del sarcofago soldati armati, due di essi tengono vessilli che riportano rispettivamente l\u2019acronimo S.P.Q.R. e l\u2019immagine dello scorpione, l\u2019uno indica chiaramente l\u2019autorit\u00e0 politico-militare di Roma, l\u2019altro, secondo una consolidata iconografia cristiana, indicherebbe la religione e il popolo giudaico<sup><a href=\"#footnote_5_3807\" id=\"identifier_5_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella pittura del Quattro-Cinquecento lo scorpione &egrave; il segno iconografico che distingue in senso pi&ugrave; generale il popolo ebreo ma pu&ograve; avere anche attinenza alla Passione di Cristo e si pu&ograve; riferire a Giuda, apostolo che offre il suo contributo di morte e di tradimento,&nbsp; cfr. G Capriotti, Lo scorpione sul petto. Iconografia antiebraica tra XV e XVI secolo alla periferia dello stato pontificio, Roma 2014.\">6<\/a><\/sup>. I soldati sono colti nel momento dell\u2019evento prodigioso della resurrezione di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto alla consueta iconografia che li illustra dormienti e non pienamente partecipi all\u2019evento, nella scena illustrata i soldati sono invece svegli e atterriti. Infatti, secondo una corretta interpretazione dei Vangeli, Cristo \u00e8 assente dalla scena e i soldati non vedono il Risorto. Nella parte alta della scena due angeli in un cielo ancora notturno guardano il sarcofago aperto; le loro mani inducono l\u2019osservatore a cercare il Cristo altrove: la tomba \u00e8 vuota, Cristo \u00e8 risorto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione si pu\u00f2 affermare che nel tempo \u00e8 possibile che l\u2019altarolo, a seguito probabilmente di un evento accidentale, abbia subito la rottura dell\u2019anima interna, originariamente in argento, danno testimoniato dai bordi irregolari dell&#8217;anima stessa, dalla deformazione della cuspide e dal piano di appoggio inclinato. Questo spiegherebbe sia la sostituzione dell&#8217;anima interna ed il suo allungamento (da altarolo ad ostensorio), sia la mancanza degli smalti sullo sportello ed il braccio spezzato della statuina del Redentore; spiegherebbe anche le tracce di saldatura sull\u2019asta dello stendardo e su un piede. L\u2019oggetto, malgrado i danni subiti, mantiene il suo valore\u00a0 venale e artistico grazie ai preziosi materiali di cui \u00e8 composto, smalti, argento, oro, perle che ben si prestano alla nuova funzione di Ostensorio. Per il nuovo uso viene aumentata l\u2019altezza mediante l\u2019innesto nei due tronchi d\u2019argento, di una barra di ottone e vengono aggiunti elementi, probabilmente recuperati da altri oggetti di oreficeria, a testimonianza delle incoerenze del fusto (innesti, cerniere e coppie di fori)<sup><a href=\"#footnote_6_3807\" id=\"identifier_6_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alla fine del Quattrocento la produzione orafa lombarda comprendeva anche oggetti preziosi di uso civile (posate con manici smaltati, vasi, fibbie di cinture), in gran parte dispersi. Sono noti e ben indagati gli stretti scambi intercorsi tra le maestranze orafe e gli abili miniaturisti lombardi, cfr. C. Piglione, Centri di produzione in Italia tra Rinascimento e Manierismo, in C. Piglione, F. Tasso, Arti Minori, Milano 2000, pp.44-46.\">7<\/a><\/sup>. Ed in effetti ad una attenta analisi stilistica i pezzi del fusto mostrano una indefinitezza formale come suggeriscono immagini coeve, tratte da miniature che mostrano la presunta originaria forma del fusto, con manici e bracci. A tale riguardo, per l\u2019individuazione dell\u2019ambiente culturale e artistico del nostro manufatto, gi\u00e0 attribuito alla produzione orafa lombarda della fine del Quattrocento, sono alquanto pertinenti le miniature realizzate da Giovanni Pietro Birago per la <em>Sforziate <\/em>(<a title=\"Fig. 14. &lt;i&gt;Sforziade&lt;\/i&gt;, British Library, Londra.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/chi14.jpg\">Fig. 14<\/a>), opera in pi\u00f9 copie scritta per celebrare il duca Francesco Sforza (1490)<sup><a href=\"#footnote_7_3807\" id=\"identifier_7_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paola Venturelli a proposito del fusto cita precisi riferimenti con le miniature di Giovanni Pietro Birago per Ludovico il Moro, cfr. P. Venturelli, Il reliquiario della santa &hellip;, in Storia, critica e&hellip;, 2007, p.174.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altarolo, realizzato tra la fine del Quattrocento e il primo ventennio del Cinquecento, a nostro parere, viene trasformato in ostensorio in un momento storico in cui ancora questi oggetti sacri non hanno assunto\u00a0 la foggia tipica a tempietto e successivamente a raggiera, entrambe codificate nel corso della seconda met\u00e0 del Cinquecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ostensorio viene poi utilizzato dai Papi, infatti, nel 1646 perviene a Plautilia Pamphili, sorella di Innocenzo X, monaca nel monastero di Santa Marta a Roma<sup><a href=\"#footnote_8_3807\" id=\"identifier_8_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. La Rocca, Tradizioni e memorie della terra di S. Mauro (oggi S. Mauro Castelverde), pubblicate ed annotate dal dott. Gioacchino Drago, San Mauro Castelverde 1997, pp.13, 22, 33-36.\">9<\/a><\/sup>, il cui confessore\u00a0 personale era il sacerdote siciliano Vincenzo Greco, originario San Mauro Castelverde<sup><a href=\"#footnote_9_3807\" id=\"identifier_9_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Travagliato, Su Vincenzo Greco e l&rsquo;arte &lsquo;applicata&rsquo; alle reliquie tra Roma e la Sicilia nel &lsquo;600, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. Di Natale, Caltanisetta 2007, pp.409-413.\">10<\/a><\/sup>. Egli riceve da\u00a0 Plautilia Pamphili l\u2019oggetto<sup><a href=\"#footnote_10_3807\" id=\"identifier_10_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;arciprete Francesco La Rocca scrive che il Greco, suo contemporaneo, era venuto in possesso del prezioso oggetto attraverso la mediazione di donna Plautilia Pamphili, sorella di papa Innocenzo X, religiosa e sua penitente presso il monastero di Santa Marta a Roma, cfr. F. La Rocca, Tradizioni e memorie&hellip;, 1997, pp.13, 22, 33-36.\">11<\/a><\/sup> che adatta a reliquiario della Vera Croce inserendo la sacra reliquia nella lunetta porta-ostia<sup><a href=\"#footnote_11_3807\" id=\"identifier_11_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo cambiamento di destinazione d&rsquo;uso fu possibile anche perch&eacute; sia il reliquiario che l&rsquo;ostensorio venivano considerati con lo stesso significato cultuale: l&rsquo;Ostia Consacrata &egrave; la reliquia per eccellenza, ovvero il Corpo di Cristo Risorto. Inoltre un reliquiario &egrave; riconducibile all&rsquo;unico culto eucaristico: ogni devozione cresciuta intorno alla reliquia trova il suo compimento nel sacrificio eucaristico che resta l&rsquo;elemento centrale di ogni rito.\">12<\/a><\/sup>. L\u2019autentica della reliquia viene rilasciata a Roma il primo gennaio del 1663, e convalidata dal vescovo di Messina Simone Carafa. Contestualmente il sacerdote Vincenzo Greco dona il manufatto alla Chiesa Madre di San Mauro Castelverde<sup><a href=\"#footnote_12_3807\" id=\"identifier_12_3807\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. La Rocca, Tradizioni e memorie&hellip;, 1997, pp.13, 22, 33-36.\">13<\/a><\/sup> sua citt\u00e0 natale dove ancora oggi \u00e8 custodito come stauroteca nella chiesa madre di San Giorgio.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3807\" class=\"footnote\">Cfr. M. Accascina,\u00a0 <em>Oreficeria di Sicilia dal XI al XX secolo<\/em>, Palermo<em> <\/em>1974, pp.166-169; P. Venturelli,<em> Il reliquiario della santa Croce di San Mauro Castelverde. Smalti e arte orafa milanese in Sicilia, <\/em>in<em> Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Caltanisetta 2007, p.174-185; S. Bonetti, <em>Tra San Mauro Castelverde (Sicilia), Milano e New York: confronto tra oreficerie milanesi di fine \u2018400 sulle orme di Maria Accascina e riflessioni sul restauro, in <\/em>\u201cOADI \u2013 Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, n.6, dicembre 2012, pp.31-62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3807\" class=\"footnote\">\u201cBramantino e le arti nella Lombardia francese (1495-1525)\u201d (Museo Cantonale d\u2019Arte, Lugano 28 settembre 2014 &#8211; 11 gennaio 2015);\u00a0 \u201cArte Lombarda dai Visconti agli Sforza\u201d (Palazzo Reale, Milano 12 Marzo 2015 &#8211; 28 Giugno 2015).\u00a0 L\u2019intervento manutentivo \u00e8 stato effettuato a Palermo presso il Centro Regionale di Progettazione e Restauro diretto dalla dott.ssa Enza Maria Cilia. L\u2019intervento ha avuto la consulenza tecnico-scientifica dell\u2019unit\u00e0 operativa 5 di allora per i Beni storico-artistici e demoetnoantropologici e l\u2019alta sorveglianza della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo. Il restauro \u00e8 stato curato dalla dott.ssa Sophie Bonetti con la collaborazione Mari Yanagishita, esperta nel restauro delle oreficerie antiche. Cfr. S. Bonetti, M. C. Passoni, scheda n. 18, in <em>Bramantino. L\u2019arte nuova del Rinascimento lombardo<\/em>, catalogo mostra a cura di M. Natale, Milano 2014, pp.154-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3807\" class=\"footnote\">Le due figure femminili non esibiscono l\u2019attributo per il loro riconoscimento ma portano soltanto\u00a0 in mano la palma del martirio. L\u2019unico elemento che differenzia le due figure \u00e8 il particolare della testa svelata e velata. Questo potrebbe indicare soltanto la loro condizione di donne sposate (velate) o nubili (svelate) secondo il canone cattolico cfr. D. Magri, <em>Notizia de\u2019\u00a0 vocaboli ecclesiastici<\/em>, voce \u201cIN CAPILLO\u201d, Roma 1669, p.289.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3807\" class=\"footnote\">Il fantastico animale mitologico \u00e8 legato al celebre enigma risolto da Edipo: <strong>\u00ab<\/strong> Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, tripede e bipede?\u00a0 l&#8217;uomo che gattona da neonato, cammina su due gambe da adulto e si appoggia su un bastone da anziano<strong>\u00bb. <\/strong>Tale enigma, che aveva causato la inevitabile morte di tanti prima di lui, \u00e8 motivo per il quale la sfinge, nella tradizione classica, \u00e8 legata ai riti funerari. Il volto barbuto che troviamo iterato sulla base accanto alla sfinge rappresenta probabilmente una divinit\u00e0 ctonia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3807\" class=\"footnote\">S. Bonetti, M. C. Passoni, scheda n. 17, in <em>Bramantino. L\u2019arte nuova \u2026<\/em>, 2014, pp.150-153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3807\" class=\"footnote\">Nella pittura del Quattro-Cinquecento lo scorpione \u00e8 il segno iconografico che distingue in senso pi\u00f9 generale il popolo ebreo ma pu\u00f2 avere anche attinenza alla Passione di Cristo e si pu\u00f2 riferire a Giuda, apostolo che offre il suo contributo di morte e di tradimento,\u00a0 cfr. G Capriotti, <em>Lo scorpione sul petto. Iconografia antiebraica tra XV e XVI secolo alla periferia dello stato pontificio<\/em>, Roma 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3807\" class=\"footnote\">Alla fine del Quattrocento la produzione orafa lombarda comprendeva anche oggetti preziosi di uso civile (posate con manici smaltati, vasi, fibbie di cinture), in gran parte dispersi. Sono noti e ben indagati gli stretti scambi intercorsi tra le maestranze orafe e gli abili miniaturisti lombardi, cfr. C. Piglione, <em>Centri di produzione in Italia tra Rinascimento e Manierismo<\/em>, in C. Piglione, F. Tasso, <em>Arti Minori<\/em>, Milano 2000, pp.44-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3807\" class=\"footnote\">Paola Venturelli a proposito del fusto cita precisi riferimenti con le miniature di Giovanni Pietro Birago per Ludovico il Moro, cfr. P. Venturelli,<em> Il reliquiario della santa \u2026<\/em>, in <em>Storia, critica e<\/em>\u2026, 2007, p.174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3807\" class=\"footnote\">Cfr. F. La Rocca, <em>Tradizioni e memorie della terra di S. Mauro (oggi S. Mauro Castelverde), pubblicate ed annotate dal dott. Gioacchino Drago<\/em>, San Mauro Castelverde 1997, pp.13, 22, 33-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3807\" class=\"footnote\">G. Travagliato, <em>Su Vincenzo Greco e l\u2019arte \u2018applicata\u2019 alle reliquie tra Roma e la Sicilia nel \u2018600<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale.<\/em> <em>Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Caltanisetta 2007, pp.409-413.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3807\" class=\"footnote\">L\u2019arciprete Francesco La Rocca scrive che il Greco, suo contemporaneo, era venuto in possesso del prezioso oggetto attraverso la mediazione di donna Plautilia Pamphili, sorella di papa Innocenzo X, religiosa e sua penitente presso il monastero di Santa Marta a Roma, cfr. F. La Rocca, <em>Tradizioni e memorie\u2026, <\/em>1997, pp.13, 22, 33-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3807\" class=\"footnote\">Questo cambiamento di destinazione d\u2019uso fu possibile anche perch\u00e9 sia il reliquiario che l\u2019ostensorio venivano considerati con lo stesso significato cultuale: l\u2019Ostia Consacrata \u00e8 la reliquia per eccellenza, ovvero il Corpo di Cristo Risorto. Inoltre un reliquiario \u00e8 riconducibile all\u2019unico culto eucaristico: ogni devozione cresciuta intorno alla reliquia trova il suo compimento nel sacrificio eucaristico che resta l\u2019elemento centrale di ogni rito.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3807\" class=\"footnote\">Cfr. F. La Rocca, <em>Tradizioni e memorie\u2026, <\/em>1997, pp.13, 22, 33-36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3807\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>luisa.chifari@regione.sicilia.it &#8211; ciro.darpa@regione.sicilia.it Il Reliquiario della Vera Croce di San Mauro Castelverde (Pa): ipotesi inedita di una metamorfosi DOI: 10.7431\/RIV21012020 Il reliquiario di San Mauro <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3807\" title=\"Luisa Chifari &#8211; Ciro D&#8217;Arpa\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":4083,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3807"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3807"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3807\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3875,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3807\/revisions\/3875"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/4083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3807"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}