{"id":3661,"date":"2019-12-30T09:46:40","date_gmt":"2019-12-30T09:46:40","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3661"},"modified":"2020-06-30T06:30:17","modified_gmt":"2020-06-30T06:30:17","slug":"matilde-amaturo-valentina-filamingo-paola-abenante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3661","title":{"rendered":"Matilde Amaturo &#8211; Valentina Filamingo &#8211; Paola Abenante"},"content":{"rendered":"<p>matilde.amaturo@beniculturali.it | valentina.filamingo@beniculturali.it | paola.abenante@beniculturali.it<\/p>\n<h2>Un estratto del comodato della Scuola Professionale femminile Margherita di Savoia al Museo Boncompagni Ludovisi<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV20122019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Scuola e il Fondo <\/em>di Matilde Amaturo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX ospita dal 2001 il comodato permanente delle opere \u2013 tele e arazzi, ricami, trine e fiori artificiali, merletti, disegni, moda, fotografie, attrezzi e documenti, libri &#8211; tutti oggetti di produzione artigianale e artistica della Scuola Professionale femminile \u201cMargherita di Savoia\u201d (<a title=\"Fig. 1. Telaio a mano, elemento di arcolaio, tombolo, manichino e prova di sartoria (foto di Roberto Galasso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Per mettere in luce le variegate produzioni conservate nei depositi del Museo e rendere noto al pubblico il senso civile e sociale di questo Istituto, \u00e8 stata allestita un\u2019esposizione temporanea dal titolo <em>La Scuola Professionale femminile Margherita di Savoia al Museo Boncompagni Ludovisi. L\u2019Arte di essere donna<\/em><sup><a href=\"#footnote_0_3661\" id=\"identifier_0_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mostra &egrave; aperta presso il Museo dal 1 dicembre 2019 all&rsquo;8 marzo 2020.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scuola nacque a Roma nel 1876 su impulso delle politiche scolastiche progressiste del Comune di Roma con l\u2019obiettivo di trasformare tradizionali competenze artigianali femminili forti nell\u2019ambiente romano in mestieri veri e propri, svolti da maestranze femminili specializzate. Ben presto, grazie all\u2019eccellenza della formazione, venne posta sotto l\u2019alto patronato della Regina Margherita e, attraverso gli scambi didattici e le numerose commissioni effettuate per il tramite della Regina, divenne luogo di incontro tra realt\u00e0 culturali e sociali differenti. Le innovazioni didattiche si pongono in un lasso temporale caratterizzato dal passaggio da sperimentazioni artistico-artigianali, legate anche al clima culturale del Modernismo, di cui Umberto Bottazzi sar\u00e0 un importante consulente artistico della scuola dal 1922 al 1932, a sperimentazioni capaci di recepire rapidamente le esigenze della nuova civilt\u00e0 industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima direttrice Amalia Prandi Ribighini, di cui si conserva un busto in bronzo, firmato dallo scultore Buttinelli (1880) ha lasciato il Diario, dal titolo <em>I miei trentaquattro anni di organizzazione e direzione della Scuola Professionale femminile del Comune di Roma \u201cMargherita di Savoia\u201d <\/em>con pagine appassionate della storia della sua carriera scolastica<sup><a href=\"#footnote_1_3661\" id=\"identifier_1_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Prandi Ribighini, I miei trentaquattro anni di organizzazione e direzione della Scuola Professionale femminile del Comune di Roma &ldquo;Margherita di Savoia&rdquo;, Roma 1919.\">2<\/a><\/sup>. La Ribighini negli anni dal 1876 al 1910 stabil\u00ec contatti con istituti consimili, come il Museo Artistico Industriale, organizz\u00f2 la partecipazione a mostre (<a title=\"Fig. 2. Mostra della Scuola Professionale femminile Margherita di Savoia presso la sede di via Panisperna - sezione disegno, 1935.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama02.jpg\">Fig. 2<\/a>), con solenni premiazioni delle allieve meritevoli e promosse visite ai laboratori da parte di personaggi illustri. Negli anni si interess\u00f2 di procurare numerose commissioni per la Scuola da parte di Enti pubblici e privati; la retribuzione che ne derivava, oltre all\u2019annuale premio di merito, era in parte accumulata su un libretto di risparmio a nome delle allieve che avrebbe dovuto sostenerle per l\u2019avviamento di un\u2019attivit\u00e0 in proprio una volta terminata l\u2019educazione presso la Scuola, e per un\u2019altra parte diventava fonte di autofinanziamento della Scuola stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni Venti e Trenta della Scuola furono imperniati sulla programmazione creativa della Direttrice Lucia Pagano con la collaborazione fondamentale per l\u2019insegnamento di disegno dell\u2019artista Umberto Bottazzi<sup><a href=\"#footnote_2_3661\" id=\"identifier_2_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La figura di Umberto Bottazzi &egrave; stato oggetto di attenzione da parte del Museo Boncompagni Ludovisi gi&agrave; nel 2007 nell&rsquo;ambito della mostra Il Modernismo a Roma 1900-1915 tra le riviste &lsaquo;&lsaquo;Novissima e &lsaquo;&lsaquo;La Casa&rsaquo;&rsaquo; (Roma, Museo Boncompagni Ludovisi 11 dicembre 2007-10 febbraio 2008). Cfr. Il Modernismo a Roma 1900-1915 tra le riviste &lsaquo;&lsaquo;Novissima e &lsaquo;&lsaquo;La Casa&rsaquo;&rsaquo;, catalogo della mostra a cura di Archivi delle Arti Applicate Italiane del XX secolo, Roma 2007.\">3<\/a><\/sup>, autore dei disegni e dei cartoni su cui poi le allieve eseguivano i loro lavori. Alcuni dei principali settori della produzione della Scuola riguardarono, sotto la guida di Bottazzi, l\u2019ambito del progetto creativo su disegno fino alla realizzazione dei manufatti ad opera delle allieve. La scuola, accanto agli insegnamenti della lingua italiana, francese, computisteria e calligrafia, disegno geometrico ed ornamentale applicato ai lavori<sup><a href=\"#footnote_3_3661\" id=\"identifier_3_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Prandi Ribighini, I miei trentaquattro anni&hellip;, 1919, p. 14.\">4<\/a><\/sup>, si articolava nei seguenti laboratori: ricamo in seta e oro, trine ad ago e a tombolo (<a title=\"Fig. 3. Merletti a fuselli policromi, 1908-1919 ca., cm 50 x 10 (foto di Roberto Galasso)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama03.jpg\">Fig. 3<\/a>), ricamo, cucito, maglieria a mano, a telaio e a macchina, rammendo rappezzo e restauro di tessuti antichi, fiori artificiali, sartoria, buon governo della casa e cucina, modisteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso i materiali conservati al museo si racconta la vita sociale dei manufatti delineando i contesti culturali, politici e produttivi in cui circolano, dalla pre-produzione alla post-produzione, tra cui: il contesto politico-sociale di Roma neo-capitale in cui si trovano incontrano liberalismo e cultura ecclesiastica, rappresentanza istituzionale e tradizione locale e popolare; il contesto scolastico e politico internazionale cui la Scuola, per il tramite della sovrana e della sua prima direttrice fa riferimento; gli ambienti proto-industriali del nord Italia, primi esempi di meccanizzazione e della produzione in serie. La tipologia dei beni spazia in vari ambiti e se ne fornisce un breve elenco al fine di circoscrivere ed evidenziare la mappa di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Categorie del fondo della Scuola Professionale femminile Margherita di Savoia presso il Museo Boncompagni Ludovisi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Tele e arazzi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ricami, trine, fiori artificiali (articolati in stoffe antiche, ricami in oro e seta, merletti, fiori)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Disegni (disegni di moda e ricami, modelli di moda)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Fotografie (articolato in fotografie delle alunne al lavoro, delle esposizioni della scuola, dei manufatti)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Oggettistica (cofanetti, accessori di moda, cuscini, medaglie, busti, arredamento)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Attrezzi (tomboli, fusi, telai, manichini)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Documenti (diplomi, album con firme e dediche)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Libri (tra gli argomenti principali il taglio, il cucito, il tessuto, l\u2019ornamento, le trine, i ricami)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pannelli decorativi, cuscini e scialli dai disegni e cartoni di Umberto Bottazzi<\/em> di Valentina Filamingo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel comodato permanente della Scuola Professionale Femminile \u201cMargherita di Savoia\u201d al Museo Boncompagni Ludovisi sono conservati alcuni manufatti direttamente ispirati ai cartoni e disegni di Umberto Bottazzi (Roma, 1865-1932). Dal 1922 al 1932 l\u2019eclettico architetto, pittore, ceramista e incisore fu consulente artistico della Scuola presso cui diresse i corsi di disegno e pittura. In quel decennio le allieve della Scuola realizzarono i loro lavori &#8211; arazzi, scialli, pannelli, merletti, cuscini \u2013 direttamente sui suoi disegni e cartoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come nel pannello <em>Le donnole<\/em> (1922-1932 ca.) (<a title=\"Fig. 4. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Le donnole&lt;\/i&gt;, 1922-1932 ca., cm 50 x 100,5, tela ricamata con applicazioni in stoffa (foto di Roberto Galasso, Mibact).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama04.jpg\">Fig. 4<\/a>) eseguito con una larga applicazione del riporto di stoffe diverse e nel pannellino in seta, filati metallici e taffetas <em>Aracne <\/em>(1922-1932 ca.), realizzato con le tecniche del punto filza e del punto lanciato. I due pannelli furono presentati alla Mostra postuma su Umberto Bottazzi, tenutasi dal 15 al 31 dicembre 1932 a Palazzo Doria in Roma, sede della S.A.C.A. (Societ\u00e0 Anonima Cultori d\u2019Arte) e organizzata da Cesare Picchiarini, maestro vetraio e amico dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra articolata in due sale<sup><a href=\"#footnote_4_3661\" id=\"identifier_4_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &ldquo;Mostra postuma delle pitture di Umberto Bottazzi&rdquo;, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Doria, 15-31 dicembre 1932), Roma, SACA, 1932. L&rsquo;articolo &egrave; consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, &ldquo;Bottazzi Umberto&rdquo;.\">5<\/a><\/sup> riun\u00ec gran parte delle opere pittoriche e delle applicazioni decorative dell\u2019artista romano, tra cui <em>\u201csaggi di ricami in oro e seta, a mano e a telaio, a macchina e a riporto\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_5_3661\" id=\"identifier_5_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &ldquo;Il Messaggero&rdquo;, 22 dicembre 1932, &ldquo;Note d&rsquo;arte&rdquo;. L&rsquo;articolo &egrave; consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, &ldquo;Bottazzi Umberto&rdquo;.\">6<\/a><\/sup> realizzati dalle allieve dei laboratori della Scuola Margherita di Savoia. Tra le 73 opere<sup><a href=\"#footnote_6_3661\" id=\"identifier_6_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &ldquo;Mostra postuma delle pitture di Umberto Bottazzi&rdquo;, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Doria, 15-31 dicembre 1932), Roma, SACA, 1932. L&rsquo;articolo &egrave; consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, &ldquo;Bottazzi Umberto&rdquo;.\">7<\/a><\/sup> esposte in quell\u2019occasione figuravano, oltre ai due citati pannelli, altri manufatti oggi presenti nel comodato del Museo: il pannello decorativo <em>I Tulipani<\/em> (1922-1932 ca.) realizzato con filati metallici e filati in seta, il pannello <em>Lo Scoiattolo<\/em> (1922-1932 ca.) (<a title=\"Fig. 5. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Lo scoiattolo&lt;\/i&gt;, 1922-1932 ca., cm 110 x 110, cotone, chantoung, seta; punto erba, punto piatto (foto di Roberto Galasso, Mibact).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama05.jpg\">Fig. 5<\/a>) che presenta<em> \u201cl\u2019alternativa dei punti lunghi in seta e lana in direzioni anatomiche per offrire ai corpi l\u2019effetto del movimento\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_7_3661\" id=\"identifier_7_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &ldquo;Il Messaggero&rdquo;, 22 dicembre 1932, &ldquo;Note d&rsquo;arte&rdquo;. L&rsquo;articolo &egrave; consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, &ldquo;Bottazzi Umberto&rdquo;.\">8<\/a><\/sup>, il pannello <em>Notturno <\/em>(1922-1932 ca.) (<a title=\"Fig. 6. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Notturno&lt;\/i&gt;, 1922-1932 ca., cm 114 x 60, stoffa tramata d\u2019oro e d\u2019argento (foto di Roberto Galasso)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama06.jpg\">Fig. 6<\/a>) eseguito con la tecnica del \u201cliston\u201d (stoffa tramata d\u2019oro e d\u2019argento) e il piano per tavolo da gioco <em>Tentacoli<\/em> (1922-1932 ca.) (<a title=\"Fig. 7. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Tentacoli&lt;\/i&gt;, 1922-1932 ca., cm 87 x 89, lana in punto palestrina su tela di sacco (foto di Roberto Galasso, Mibact)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama07.jpg\">Fig. 7<\/a>) ricamato a punto palestrina su tela di sacco che raffigura due polipi con i tentacoli semi estesi e arricciati alle estremit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tema animalistico, tanto caro a Bottazzi, sono ispirate anche altre opere del comodato: il pannello <em>Cerbiatta<\/em> (1922 \u2013 1932 ca.) (<a title=\"Fig. 8. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Cerbiatta&lt;\/i&gt;, 1922-1932 ca.,cm 173 x 115, filati di seta e metallici, ricamo a punto raso e lanciato (foto di Roberto Galasso, Mibact).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama08.jpg\">Fig. 8<\/a>), ricamato a punto raso e punto lanciato con foglie applicate in seta, il cuscino <em>Tre pesci palla<\/em> (1925 ca.) (<a title=\"Fig. 9. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Tre pesci palla&lt;\/i&gt;, 1925 ca., \u00d8 cm 50, taffetas, filati in seta e filati metallici; punto raso e punto lanciato (foto di Roberto Galasso, Mibact).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama09.jpg\">Fig. 9<\/a>) in taffetas blu, filati in seta e metallici ricamato a punto raso e punto lanciato e la sua versione quasi gemella in tela ricamata con applicazioni lenci raffigurante una <em>Girandola di pesci palla <\/em>(1922-1932 ca.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completa la panoramica dei manufatti realizzati dalla Scuola su disegno di Umberto Bottazzi lo <em>Scialle<\/em> (<a title=\"Fig. 10. Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia, &lt;i&gt;Scialle&lt;\/i&gt;, 1930 ca., cm 90 x 90, seta nera, filati di seta colorata (foto di Roberto Galasso, Mibact).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama10.jpg\">Fig. 10<\/a>) in seta nera e filati di seta colorata (1930 ca.) su cui spiccano il volo due fenici policrome. Gli scialli, tra i vari prodotti realizzati dalle allieve (<a title=\"Fig. 11. Allieve della Scuola Professionale Femminile Margherita di Savoia che indossano scialli realizzati su cartoni di Bottazzi,s.d.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama11.jpg\">Fig. 11<\/a>), rivestirono per la Scuola Femminile una grande importanza: nel giugno 1931 la Scuola indisse infatti la Gara dello Scialle nella quale le allieve, eseguirono 50 scialli<sup><a href=\"#footnote_8_3661\" id=\"identifier_8_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Cintoli e M. V. De Matteis, Artigianato e arti applicate alle piccole industrie. La Scuola Professionale Femminile &ldquo;Margherita di Savoia&rdquo; di Roma, in Il Modernismo a Roma&hellip;, 2007, p. 98.\">9<\/a><\/sup> su disegni originali di Umberto Bottazzi e di sette insegnanti. Il complesso delle opere eseguite sui disegni dell\u2019<em>\u201canimatore artistico\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_9_3661\" id=\"identifier_9_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. &ldquo;La Tribuna&rdquo;, 24 dicembre 1932, &ldquo;Pitture di Umberto Bottazzi a Palazzo Doria&rdquo;. L&rsquo;articolo &egrave; consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, &ldquo;Bottazzi Umberto&rdquo;.\">10<\/a><\/sup> della scuola e conservate al Museo Boncompagni Ludovisi riporta <em>\u201cgarbatamente (\u2026) al nostro passato pi\u00f9 prossimo\u201d<\/em><sup><a href=\"#footnote_10_3661\" id=\"identifier_10_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I campionari di filati nella manifattura tessile della Scuola: cambiamenti economici e sociali di settore tutto al femminile <\/em>di Paola Abenante<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i materiali del comodato permanente della Scuola Professionale Femminile \u201cMargherita di Savoia\u201d al Museo Boncompagni Ludovisi, un comodato principalmente costituito dai manufatti delle allieve, si distingue una collezione di oggetti che appartengono alla pre-produzione: i campionari di filati e bottoni di cui la Scuola si approvvigionava presso le nascenti industrie italiane e che le allieve utilizzavano durante le attivit\u00e0 laboratoriali per la realizzazione dei lavori di sartoria, maglieria, trine e ricami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di questi campionari restituisce il ruolo della Scuola all\u2019interno del pi\u00f9 ampio tessuto economico, sociale e politico dell\u2019Italia postunitaria e di una Roma appena annessa al paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine dell\u2019Ottocento Roma era dotata di una forte tradizione di bottega spesso con competenze altamente specializzate e che l\u2019Amministrazione comunale romana intendeva sostenere tramite le proprie politiche educative progressiste e l\u2019investimento nelle scuole professionali, con l\u2019obbiettivo di avviare delle maestranze di artigiani locali. Si voleva cos\u00ec dare impulso alla piccola impresa del territorio della capitale, rendendola complementare al nascente mercato dei prodotti industriali<sup><a href=\"#footnote_11_3661\" id=\"identifier_11_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.Francescangeli, L&rsquo;arte applicata all&rsquo;industria: l&rsquo;istruzione operaia e la Scuola Professionale &ldquo;Margherita di Savoia&rdquo;. Fonti documentarie nell&rsquo;Archivio Storico Capitolino in I primi quarant&rsquo;anni del Novecento: un viaggio attraverso arte, architettura, letteratura, e scienza, tecnica, a cura di L. Di Ruscio e L. Francescangeli, Roma, Publiprint, 2003, pp.57.74.\">12<\/a><\/sup>. In una Scuola come il \u201cMargherita di Savoia\u201d, dedicata all\u2019apprendimento e al perfezionamento dell\u2019artigianato tessile, l\u2019utilizzo di filati industriali testimonia della missione di costruire un \u201cnuovo concetto di lavoro come opera d\u2019arte\u201d<sup><a href=\"#footnote_12_3661\" id=\"identifier_12_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Comune di Roma per l&rsquo;Istruzione media e professionale. 1871 &ndash; 1824. Roma Tip. L. Cecchini, 1924, p. 3.\">13<\/a><\/sup>: il lavoro artigianale di trine, ricami e sartoria era valorizzato alla luce dei progressi industriali ed economici del paese, mettendo le artigiane nelle condizioni di poter lavorare con gli strumenti e i prodotti pi\u00f9 innovativi e tecnologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La variet\u00e0 dei campionari (<a title=\"Fig. 12. Campionario di filati (foto di Roberto Galasso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama12.jpg\">Fig. 12<\/a>) &#8211; filati pi\u00f9 pregiati, quali la seta naturale e l\u2019ovatta di cotone, e filati pi\u00f9 resistenti ed economici quali la seta artificiale, la juta e i bottoni di corozo &#8211; suggerisce la diversit\u00e0 dei manufatti prodotti dalla Scuola per rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione: dai pi\u00f9 sofisticati ed elitari, spesso effettuati su commissione della sovrana Regina Margherita di Savoia patronessa della Scuola o degli altri membri del patronato, a prodotti pi\u00f9 commerciali, utili per formare al mestiere le giovani donne romane. Grazie alle commissioni la Scuola produceva manufatti per nobildonne italiane e straniere, oltre che per la Chiesa stessa, facendo da anello di congiunzione fra Italia liberale e Stato Pontificio. Allo stesso tempo le allieve producevano campionari di trine e ricami, oltre che calze e calzini e indumenti di sartoria, per il commercio locale, testimoniato dalla presenza di annotazioni di prezzi su alcuni oggetti del fondo<sup><a href=\"#footnote_13_3661\" id=\"identifier_13_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcuni esempi tra le commissioni pi&ugrave; prestigiose sono il corredino ricamato per la nascita della principessa Iolanda Margherita di Savoia, commissionato dal Comune stesso nel 1901, comprendente copertina, un cuscino e delle cortine tutti ricamati in seta, da dare in dono ai reali di Savoia; Il cofanetto illustrato &egrave; stato realizzato su commissione per le nozze d&rsquo;argento di Umberto I e Margherita di Savoia (22 aprile 1893) ricamato in oro; le stole e manipoli sacerdotali e le pianete ricamate in oro su commissione ecclesiastica; il cuscino ricamato per la principessa Yasu del Giappone portata in dono nel 1910 all&rsquo;imperatrice del Giappone, che ci racconta una storia di connessioni internazionali.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La possibilit\u00e0 di produrre manufatti con filati di costi e qualit\u00e0 differenti contribu\u00ec anche a diversificare e ampliare il mercato della moda, agendo sulle dinamiche interne alle classi sociali. La comparsa della seta artificiale, fra gli altri prodotti pi\u00f9 commerciali, brevettata e presentata all\u2019Esposizione Internazionale di Parigi nel 1885, cambi\u00f2 rapidamente le abitudini di consumo: grazie alla sua maggiore resistenza la seta artificiale fu subito utilizzata per produrre ricami, frange, merletti e altri ornamenti di abiti, rendendo da una parte il lavoro didattico pi\u00f9 agevole, meno costoso e pi\u00f9 efficace, dall\u2019altra rendendo gli indumenti pi\u00f9 accessibili economicamente. La doppia rivoluzione, industriale e di classe, dovuta alla comparsa delle calze in seta artificiale suggerisce poi come i filati industriali modificarono, democratizzandolo, anche il gusto per la moda: nel corso di un decennio una moda elitaria vest\u00ec le comuni gambe delle casalinghe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo i campionari raccontano un cambiamento economico e sociale pi\u00f9 ampio che investiva l\u2019Italia intera: sono prodotti provenienti da cotonifici, lanifici, serifici, bottonifici del Nord che, su impulso dell\u2019introduzione dell\u2019energia elettrica e di filatoi e telai meccanici alle soglie del Novecento, si svincolavano dalla dipendenza dai corsi d\u2019acqua e passavano da una produzione manifatturiera proto-industriale, spesso familiare e domestica, a una produzione seriale.\u00a0 Ciascun oggetto era, infatti, inserito in un tessuto di relazioni di produzione, locale e nazionale, che evolveva velocemente al passaggio del secolo e che di conseguenza modificava radicalmente anche condizioni di genere e di classe all\u2019interno di un settore produttivo connotato al femminile, quello del tessile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo contadino dell\u2019<em>Ancien R\u00e9gime <\/em>la manifattura tessile era competenza antica della donna che, nel Settecento e Ottocento conciliava il ruolo di massaia, contadina e operaia. Fra le attivit\u00e0 pi\u00f9 diffuse vi erano: la filatura della lana, del lino e della canapa, l\u2019allevamento del baco da seta, la lavorazione della seta grezza, la coltivazione della canapa, la preparazione della fibra. Madri di famiglia e giovani svolgevano tali attivit\u00e0 per lo pi\u00f9 all\u2019interno delle mura domestiche o nelle filande e negli opifici delle campagne circostanti, conciliandole con il lavoro casalingo e familiare, per ottenere un salario alternativo a quello del padre di famiglia. Il matrimonio non ostacolava affatto questo lavoro ma lo incoraggiava, nella prospettiva maschile di divisione delle spese domestiche: <em>\u201cDonna al telaio, marito senza guaio\u201d<\/em> recita un proverbio diffuso nelle campagne ancora agli inizi del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019industrializzazione ebbe un doppio effetto di aggravio sulla condizione lavorativa femminile. La meccanizzazione dei processi produttivi ottenne il risultato di intensificare l\u2019orario lavorativo e di rendere sempre pi\u00f9 complicato conciliare il lavoro salariato con quello domestico. La centralizzazione del lavoro in fabbrica contribu\u00ec a impoverire le zone rurali, facendo venir meno il lavoro a domicilio e favorendo in tal modo l\u2019impiego di donne e bambini a basso costo<sup><a href=\"#footnote_14_3661\" id=\"identifier_14_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul lavoro femminile e le condizioni lavorative dall&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia alla prima guerra mondiale si veda ad esempio R. Ropa e C. Venturoli, Donne e lavoro, Un&rsquo;identit&agrave; difficile, Istituto per i beni artistici culturali e naturali della regione Emilia Romagna, Soprintendenza per i beni librari e documentari, Emilia Romagna Biblioteche e Archivi n. 70, 2010.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I campionari del comodato sono testimoni dunque di una storia ambivalente che tocca il lavoro, soprattutto femminile, tra fine Ottocento e inizi Novecento: strumenti di innovazione ed emancipazione lavorativa da una parte, sono anche il prodotto di un cambiamento faticoso e travagliato del lavoro femminile nel settore del tessile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I filati per maglieria e l\u2019industria laniera: da Biella \u2018Manchester Italiana\u2019 a Borgosesia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Biellese in particolare merit\u00f2 l\u2019appellativo di <em>Manchester Italiana<\/em>. Sede di lavorazione della lana sin dal Seicento per via di un territorio poco incline all\u2019agricoltura e pi\u00f9 incline all\u2019allevamento ovino, il Biellese si industrializz\u00f2 a fine Ottocento, grazie alla famiglia Sella, pioniera della meccanizzazione<sup><a href=\"#footnote_15_3661\" id=\"identifier_15_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Allio, Distretto Laniero del Biellese, Centro online storia e cultura dell&rsquo;industria: il Nord Ovest dal 1850, 2010.\">16<\/a><\/sup>. Progressivamente il campo si apr\u00ec a nuove imprese familiari che, soppiantando l\u2019aristocrazia laniera, diventarono fabbriche di rilievo internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Biellese l\u2019industrializzazione del settore laniero tracci\u00f2 una storia di genere ancora pi\u00f9 conflittuale rispetto alle altre campagne italiane. In queste valli la lavorazione della lana era occupazione di uomini oltre che di donne, i primi dedicati ai lavori pi\u00f9 onerosi di tessitura e le seconde ai lavori complementari di filatura (arcolaio), individuazione dei filati e rammendo. L\u2019introduzione dei telai meccanici rese superflua la forza fisica maschile e le fabbriche cominciarono a impiegare principalmente donne, modificando sensibilmente l\u2019equilibrio di genere nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rocchetti di filati per maglieria presenti nel comodato della Scuola provengono dalla <em>Societ\u00e0 Anonima Manifattura Lane Borgosesia<\/em> che fu la prima ditta a carattere familiare a trasformarsi in Societ\u00e0 Anonima. \u00a0A testimonianza dell\u2019alta qualit\u00e0 dei prodotti, la Societ\u00e0 vinse la medaglia d\u2019argento per filati per aguglieria e da ricamo all\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Industria Serica e i campionari di sete grezze e artificiali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Lombardia la coltivazione del gelso e l\u2019allevamento del baco da seta occupavano sin dalla met\u00e0 del Seicento il 60% delle famiglie contadine. Nel XX secolo l\u2019industria della seta di Como intraprese una rapida meccanizzazione della produzione e, con l\u2019adozione dell\u2019energia elettrica, le fabbriche furono trasferite nelle pianure e nelle aree urbane, dove si form\u00f2 una classe operaia che inizi\u00f2 a prendere coscienza di s\u00e9 attraverso scioperi e proteste. Contemporaneamente le seterie di Como passarono a produrre nuove variet\u00e0 di seta, riuscendo a creare tessuti tinti in pezza che permisero loro di entrare nel mercato dell\u2019alta moda. Negli anni Venti del Novecento si diffuse inoltre la seta artificiale, il <em>rayon<\/em>, che apr\u00ec il mercato dei prodotti in seta alla massa grazie ai prezzi pi\u00f9 contenuti<sup><a href=\"#footnote_16_3661\" id=\"identifier_16_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Battistini, L&rsquo;industria della seta in Italia in Et&agrave; moderna, il Mulino, Bologna, 2003.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i campionari del comodato si conservano sia sete naturali sia artificiali \u2013 campionario <em>Luminosa<\/em> dell\u2019<em>Industria sete cucirine <\/em>(<a title=\"Fig. 13. Campionario Luminosa della Industria sete cucirine (foto di Roberto Galasso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama13.jpg\">Fig. 13<\/a>) &#8211; che ci testimoniano la doppia anima dell\u2019Istituto, da una parte volto a soddisfare commissioni reali e il mercato della nobilt\u00e0 italiana e, dall\u2019altra, una clientela medio borghese e un mercato cittadino cui le allieve erano destinate nel lavoro quotidiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Campionari e industrie dei Bottoni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campionario dei bottoni presenta bottoni in semi di corozo che si impongono sul mercato italiano negli anni Trenta dell\u2019Ottocento. I semi di corozo, semi di palme tropicali provenienti dall\u2019America Latina, erano chiamati anche \u2018avorio vegetale\u2019. Permetteva grazie alla sua durezza, qualit\u00e0 cromatica ed estetica di produrre bottoni con un miglior rapporto qualit\u00e0 prezzo rispetto ai preziosi bottoni in avorio o passamaneria, e rispetto ai pi\u00f9 comuni bottoni in legno o metallo allora prevalenti sul mercato europeo. Il seme di corozo trasform\u00f2 il bottone in oggetto di lavorazione seriale consentendo di avviare i primi bottonifici industriali in Italia tra il 1860 e il 1870, soprattutto nel bergamasco e nel bresciano<sup><a href=\"#footnote_17_3661\" id=\"identifier_17_3661\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Bettoni, Da gioielli ad accessori della moda. Tradizione e innovazione nella manifattura del bottone in Italia dal tardo Medioevo a oggi, Marsilio Editori Spa, Venezia, 2014.\">18<\/a><\/sup>. Abbassando i costi di produzione ma mantenendo la qualit\u00e0 del prodotto, il nuovo bottone contribu\u00ec a rendere la moda accessibile alle classi meno agiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Canapifici, Linifici cotonifici e Jutifici: i campionari dei filati di fibre vegetali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sino alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento l\u2019Italia era il secondo produttore mondiale di canapa dopo la Russia e detenne il primato fino all\u2019arrivo di tessuti pi\u00f9 economici come la juta, tessuto vegetale ottenuto da una pianta indiana simile alla canapa, e poi dei tessuti artificiali agli inizi del Novecento. Fra i campionari si conservano le matassine di canapa del <em>Linificio e Canapificio Nazionale S.p.A<\/em>. che nacque nel 1873 nel bergamasco per volont\u00e0 di Andrea Ponti. Considerata una delle pi\u00f9 antiche aziende europee e simbolo dell&#8217;eccellenza del Belpaese nella produzione di canapa e lino, le sue prime attivit\u00e0 si concentravano sulla filatura a bagno e su quella a secco. Nel 1879 Il <em>Linificio<\/em> era la terza societ\u00e0 italiana quotata alla Borsa di Milano e tra il 1920 e il 1960 divent\u00f2 un colosso nazionale e si affacci\u00f2 al mercato internazionale. Oltre alla canapa, all\u2019interno del comodato troviamo dei campioni di tessuti in <em>juta<\/em> prodotti dal pi\u00f9 modesto stabilimento di Pietro Majoni, a Verbania, in Piemonte. Lo stabilimento Majoni fu fra gli stabilimenti che sostituirono la lavorazione della canapa con la lavorazione della <em>juta<\/em>, prodotto d\u2019importazione che garantiva maggiore convenienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019industria cotoniera lavorava con materia prima in larga parte d\u2019importazione, proveniente principalmente da Stati Uniti, Egitto, sub-continente Indiano ed Eritrea. Tra la fine dell\u2019Ottocento e i primi anni del Novecento, l\u2019industria cotoniera moltiplic\u00f2 la propria produzione in maniera esponenziale al punto che negli anni Venti del Novecento la quantit\u00e0 di cotone greggio lavorata in Italia ammontava a un terzo del totale mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i materiali del comodato particolare rilievo hanno i campionari di ovatta di cotone (<a title=\"Fig. 14. Campionario di ovatta di cotone, coperte in cotone, juta e bottoni (foto di Roberto Galasso).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ama14.jpg\">Fig. 14<\/a>) dell\u2019<em>Ovattificio di Delfino e del figlio Zaverio Bracco <\/em>e della ditta <em>A. Bracco &amp; C. Filatura Pettinata S.a.s<\/em>. di Cossato. Quella dell\u2019ovatta di cotone \u00e8 una lavorazione particolare che non trovava analogie nel panorama industriale biellese del XX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campionario di manufatti di coperte in cotone proviene invece dall\u2019azienda <em>Frette<\/em>, che si stabil\u00ec negli anni 1860 a Milano e Monza e apr\u00ec il suo primo negozio a Milano nel 1878 in via Manzoni. Fornitore della casa reale dal 1880, nel 1881 vinse la prima medaglia d\u2019oro all\u2019Esposizione Nazionale di Milano con \u2018La Vega\u2019, un quadro in lino jacquard sulla base del dipinto di Francesco Lietti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa breve rassegna di campionari di filati industriali suggerisce le potenzialit\u00e0 del fondo Margherita di Savoia di raccontare, attraverso la storia di donne e del loro lavoro quotidiano, i mutamenti culturali sociali ed economici al passaggio del secolo.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3661\" class=\"footnote\">La mostra \u00e8 aperta presso il Museo dal 1 dicembre 2019 all\u20198 marzo 2020.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3661\" class=\"footnote\">Cfr. A. Prandi Ribighini, <em>I miei trentaquattro anni di organizzazione e direzione della Scuola Professionale femminile del Comune di Roma \u201cMargherita di Savoia\u201d<\/em>, Roma 1919.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3661\" class=\"footnote\">La figura di Umberto Bottazzi \u00e8 stato oggetto di attenzione da parte del Museo Boncompagni Ludovisi gi\u00e0 nel 2007 nell\u2019ambito della mostra <em>Il Modernismo a Roma 1900-1915 tra le riviste \u2039\u2039Novissima e \u2039\u2039La Casa\u203a\u203a<\/em> (Roma, Museo Boncompagni Ludovisi 11 dicembre 2007-10 febbraio 2008). Cfr. <em>Il Modernismo a Roma 1900-1915 tra le riviste \u2039\u2039Novissima e \u2039\u2039La Casa\u203a\u203a<\/em>, catalogo della mostra<em> <\/em>a cura di<em> <\/em>Archivi delle Arti Applicate Italiane del XX secolo, Roma 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3661\" class=\"footnote\">Cfr. A. Prandi Ribighini, <em>I miei trentaquattro anni\u2026<\/em>, 1919, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3661\" class=\"footnote\">Cfr. \u201cMostra postuma delle pitture di Umberto Bottazzi\u201d, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Doria, 15-31 dicembre 1932), Roma, SACA, 1932. L\u2019articolo \u00e8 consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). <em>Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, \u201cBottazzi Umberto\u201d.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3661\" class=\"footnote\">Cfr. \u201cIl Messaggero\u201d, 22 dicembre 1932, &#8220;Note d&#8217;arte&#8221;. L\u2019articolo \u00e8 consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). <em>Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, \u201cBottazzi Umberto\u201d.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3661\" class=\"footnote\">Cfr. \u201cMostra postuma delle pitture di Umberto Bottazzi\u201d, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Doria, 15-31 dicembre 1932), Roma, SACA, 1932. L\u2019articolo \u00e8 consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). <em>Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, \u201cBottazzi Umberto\u201d.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3661\" class=\"footnote\">Cfr. \u201cIl Messaggero\u201d, 22 dicembre 1932, &#8220;Note d&#8217;arte&#8221;. L\u2019articolo \u00e8 consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). <em>Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, \u201cBottazzi Umberto\u201d.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3661\" class=\"footnote\">Cfr. P. Cintoli e M. V. De Matteis, <em>Artigianato e arti applicate alle piccole industrie. La Scuola Professionale Femminile \u201cMargherita di Savoia\u201d di Roma<\/em>, in <em>Il Modernismo a Roma\u2026, <\/em>2007, p. 98.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3661\" class=\"footnote\">Cfr. \u201cLa Tribuna\u201d, 24 dicembre 1932, &#8220;Pitture di Umberto Bottazzi a Palazzo Doria&#8221;. L\u2019articolo \u00e8 consultabile presso gli Archivi delle arti applicate italiane del XX secolo (Roma). <em>Fondo: Archivio delle arti applicate italiane del XX secolo, sezione Ceramica Romana, \u201cBottazzi Umberto\u201d.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3661\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3661\" class=\"footnote\">L.Francescangeli, <em>L\u2019arte applicata all\u2019industria: l\u2019istruzione operaia e la Scuola Professionale \u201cMargherita di Savoia\u201d. Fonti documentarie nell\u2019Archivio Storico Capitolino<\/em> in <em>I primi quarant\u2019anni del Novecento: un viaggio attraverso arte, architettura, letteratura, e scienza, tecnica, <\/em>a cura di L. Di Ruscio e L. Francescangeli, Roma, Publiprint, 2003, pp.57.74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3661\" class=\"footnote\">Il Comune di Roma per l\u2019Istruzione media e professionale. 1871 \u2013 1824. Roma Tip. L. Cecchini, 1924, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3661\" class=\"footnote\">Alcuni esempi tra le commissioni pi\u00f9 prestigiose sono il corredino ricamato per la nascita della principessa Iolanda Margherita di Savoia, commissionato dal Comune stesso nel 1901, comprendente copertina, un cuscino e delle cortine tutti ricamati in seta, da dare in dono ai reali di Savoia; Il cofanetto illustrato \u00e8 stato realizzato su commissione per le nozze d\u2019argento di Umberto I e Margherita di Savoia (22 aprile 1893) ricamato in oro; le stole e manipoli sacerdotali e le pianete ricamate in oro su commissione ecclesiastica; il cuscino ricamato per la principessa Yasu del Giappone portata in dono nel 1910 all\u2019imperatrice del Giappone, che ci racconta una storia di connessioni internazionali.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3661\" class=\"footnote\">Sul lavoro femminile e le condizioni lavorative dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia alla prima guerra mondiale si veda ad esempio R. Ropa e C. Venturoli, <em>Donne e lavoro, Un\u2019identit\u00e0 difficile, <\/em>Istituto per i beni artistici culturali e naturali della regione Emilia Romagna, Soprintendenza per i beni librari e documentari, Emilia Romagna Biblioteche e Archivi n. 70, 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3661\" class=\"footnote\">R. Allio, <em>Distretto Laniero del Biellese, <\/em>Centro online storia e cultura dell\u2019industria: il Nord Ovest dal 1850, 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3661\" class=\"footnote\">F. Battistini, <em>L\u2019industria della seta in Italia in Et\u00e0 moderna<\/em>, il Mulino, Bologna, 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3661\" class=\"footnote\">B. Bettoni, <em>Da gioielli ad accessori della moda. Tradizione e innovazione nella manifattura del bottone in Italia dal tardo Medioevo a oggi<\/em>, Marsilio Editori Spa, Venezia, 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3661\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>matilde.amaturo@beniculturali.it | valentina.filamingo@beniculturali.it | paola.abenante@beniculturali.it Un estratto del comodato della Scuola Professionale femminile Margherita di Savoia al Museo Boncompagni Ludovisi DOI: 10.7431\/RIV20122019 La Scuola e <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3661\" title=\"Matilde Amaturo &#8211; Valentina Filamingo &#8211; Paola Abenante\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3784,"menu_order":13,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3661"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3661"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3661\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3803,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3661\/revisions\/3803"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3661"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}