{"id":3635,"date":"2019-12-30T09:15:54","date_gmt":"2019-12-30T09:15:54","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3635"},"modified":"2020-06-30T06:28:21","modified_gmt":"2020-06-30T06:28:21","slug":"sante-guido","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3635","title":{"rendered":"Sante Guido"},"content":{"rendered":"<p>santeguido@hotmail.com<\/p>\n<h2>Un tagliacarte di Alessandro Castellani su disegno di Michelangelo Caetani e l&#8217;utilizzo in oreficeria di un nuovo prezioso metallo: l&#8217;alluminio<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV20082019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli studi della storia dell&#8217;oreficeria europea e pi\u00f9 in particolare negli approfondimenti dedicati alle tecniche ma soprattutto ai materiali costituitivi<sup><a href=\"#footnote_0_3635\" id=\"identifier_0_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si desidera dedicare questo testo alla memoria di un caro amico, prematuramente scomparso, assieme al quale pi&ugrave; e pi&ugrave; volte conversammo e progettammo iniziative sulla famiglia orafa Castellani: il maestro Corrado di Giacomo, Camerlengo dell&rsquo;Universit&agrave; e Nobil Collegio degli Orafi Argentieri dell&rsquo;Alma Citt&agrave; di Roma.\">1<\/a><\/sup>, una menzione speciale tra i metalli preziosi \u2212 oro e argento<sup><a href=\"#footnote_1_3635\" id=\"identifier_1_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A questi va accostato il platino, scoperto nel 1736 in Colombia. I. Bellucci, A. Pelloux, M. Levi Malvano, s.v. Platino, in Enciclopedia Italiana (1935).\">2<\/a><\/sup> \u2212 andrebbe dedicata all&#8217;alluminio. Quest&#8217;ultimo infatti, oggi tra i metalli pi\u00f9 comuni ed economici e con il quale sono prodotti milioni di oggetti molti dei quali \u201cusa e getta\u201d, quando venne scoperto negli anni Cinquanta del XIX secolo venne stimato con valori sino a dieci volte pi\u00f9 alti dell&#8217;oro, divenendo materia prima per monili e manufatti preziosi o di particolare pregevolezza e valenza simbolica<sup><a href=\"#footnote_2_3635\" id=\"identifier_2_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Guido, Percorsi di un materiale innovativo del XIX secolo: l&rsquo;alluminio dall&rsquo;oreficeria all&rsquo;architettura, in &ldquo;Materiali e Strutture &ndash; Materia e innovazione&rdquo;, n.s. VI, 12 ( 2017), Roma 2017, pp. 9-28 con bibliografia precedente.\">3<\/a><\/sup>. \u00c8 il caso del <em>Washington Monument<\/em>, l&#8217;obelisco alto 169 metri per commemorare George Washington nella capitale federale degli Stati Uniti d&#8217;America<sup><a href=\"#footnote_3_3635\" id=\"identifier_3_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;obelisco fu progettato da Robert Mills ed edificato tra il 1848-1888 ed &egrave; posto nel National Mall a Washington, D.C. di fronte alla White House; si veda J. Bryan, Robert Mills: America&rsquo;s First Architect, New York &ndash; Princeton 2001, con bibliografia precedente.\">4<\/a><\/sup>, la cui punta \u00e8 un blocco piramidale di circa cento once (circa g 283) (<a title=\"Fig. 1. William Frishmuth, 1894, &lt;i&gt;Pyramidion&lt;\/i&gt;,  alluminio,  Washington D.C. (USA) Washington Monument (da C.PANSERI, Storia dello sviluppo industriale dell'alluminio e delle sue applicazioni, Milano 1940, p. 32).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui01.jpg\">Fig. 1<\/a>), realizzato nel 1884<sup><a href=\"#footnote_4_3635\" id=\"identifier_4_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La fusione avvenne presso la Fonderia Frishmuth di Philadelphia; C.Panseri, Storia dello sviluppo industriale dell&rsquo;alluminio e delle sue applicazioni, Milano 1940, p. 32.\">5<\/a><\/sup> nel preziosismo nuovo metallo<sup><a href=\"#footnote_5_3635\" id=\"identifier_5_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Sheller, Aluminum Dream: The Making of Light Modernity. Cambridge (MA-USA) 2014.\">6<\/a><\/sup>. Di circa un decennio pi\u00f9 tardi \u2013 1893 &#8211; \u00e8 invece la prima statua fusa in alluminio: l&#8217;<em>Angel of Christian Charity<\/em>, meglio noto come <em>Eros <\/em>(<a title=\"Fig. 2. Albert Gilbert, 1893, &lt;i&gt;Angel of Christian Charity (Eros)&lt;\/i&gt;, alluminio, Londra, Piccadilly Circus,  Shaftesbury Memorial Fountain.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui02.jpg\">Fig. 2<\/a>), che sormonta la <em>Shaftesbury Memorial Fountain<\/em> a Piccadilly Circus, realizzata da Albert Gilbert, scultore inglese che si form\u00f2 negli anni settanta del XIX secolo a Parigi, ove si interess\u00f2 dell&#8217;uso del nuovo rivoluzionario metallo<sup><a href=\"#footnote_6_3635\" id=\"identifier_6_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Edwards, Alfred Gilbert&rsquo;s Aestheticism: Gilbert Amongst Whistler, Pater, Wilde, and Burne-Jones, Aldershot 2006; C. Panseri, Storia dello sviluppo&hellip;, 1940, p. 33.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La scoperta dell&#8217;alluminio e le sue prime utilizzazioni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;alluminio \u00e8 quindi un metallo recente: venne infatti identificato per la prima volta nel 1808 dal chimico inglese Humphry Davy (1777-1851)<sup><a href=\"#footnote_7_3635\" id=\"identifier_7_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il metallo venne isolato solo diciassette anni pi&ugrave; tardi, nel 1825, dal danese Hans Christian &Oslash;rsted (1777-1851).\">8<\/a><\/sup> e nel 1845 il tedesco Friedrich W\u00f6hler (1800-1882) produsse le prime sfere di alluminio per fusione<sup><a href=\"#footnote_8_3635\" id=\"identifier_8_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Procedimento perfezionato dal suo successore Robert W. von Bunsen al Politecnico di Kassel.\">9<\/a><\/sup>, ma \u00e8 solo nel 1854 che il francese Henri Sainte-Claire Deville (1818-1881), il vero artefice della \u201cscoperta\u201d del nuovo metallo, riusc\u00ec a produrre alluminio puro ricavandolo dall&#8217;argilla proveniente dal villaggio francese di Les Baux, dal quale deriva il nome della bauxite<sup><a href=\"#footnote_9_3635\" id=\"identifier_9_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Sainte-Claire Deville, L&rsquo;aluminium. Ses propri&eacute;t&eacute;s, sa fabrication et ses applications, Paris1859.\">10<\/a><\/sup>. Nel 1856 anche il fiorentino Luigi Ferrari Corbelli ide\u00f2 un procedimento d&#8217;estrazione dell&#8217;alluminio metallico dall&#8217;argilla delle colline toscane<sup><a href=\"#footnote_10_3635\" id=\"identifier_10_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"English Patents for inventions 1861, Londra 1861, p. 370.\">11<\/a><\/sup>, successivamente presentato all\u2019<em>Esposizione Italiana Agraria, Industriale e Artistica <\/em>tenuta nel 1861 a Firenze<sup><a href=\"#footnote_11_3635\" id=\"identifier_11_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione Italiana a Firenze tenuta nel 1861. Catalogo Ufficiale, Firenze 1862, p. 193.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il raro nuovo metallo, dall&#8217;aspetto lucente come l&#8217;argento, ebbe enorme notoriet\u00e0 allorquando vennero presentati per la prima volta all&#8217;<em>Exposition Universelle<\/em> di Parigi del 1855 dei lingotti in alluminio, risultato delle sperimentazioni di Deville, e per la \u201cClasse di Gioielleria e Oreficeria\u201d <em>trois petits objets <\/em>realizzati dalla celebre casa di argenteria Christofle, fornitore ufficiale dell&#8217;imperatore Napoleone III. Il sovrano fu particolarmente affascinato dal costosissimo metallo, del quale aveva l&#8217;esclusiva mondiale, al punto da farsi realizzare un sontuoso \u00abset of aluminum table ware produced for his most important guests, while lesser guests ate on gold\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3635\" id=\"identifier_12_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Q.R. Skrabec, Aluminum in America. A History, Jefferson (Missouri, USA) 2017, p. 12.\">13<\/a><\/sup>. Sempre in alluminio Napoleone III fece realizzare preziosissimi doni come ad esempio la catena d\u2019orologio commissionata alla Christofle per il re del Siam Rama IV Mongkut dal quale l&#8217;Imperatore (<a title=\"Fig. 3. Jean-L\u00e9on G\u00e9r\u00f4me, 1864, &lt;i&gt;R\u00e9ception des ambassadeurs du Siam par Napol\u00e9on III et l\u2019imp\u00e9ratrice Eug\u00e9nie&lt;\/i&gt;, Versailles.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui03.jpg\">Fig. 3<\/a>) aveva ricevuto oltre a numerosi preziosi oggetti una missiva diplomatica scritta su una lastra in oro puro della lunghezza di circa cm 40, oggi custodita presso gli <em>Archives diplomatiques<\/em> di Parigi<sup><a href=\"#footnote_13_3635\" id=\"identifier_13_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La scena &egrave; stata immortalata da J.L. G&eacute;rome nel 1864 nel monumentale dipinto R&eacute;ception des ambassadeurs du Siam par Napol&eacute;on III et l&rsquo;imp&eacute;ratrice Eug&eacute;nie, oggi presso Ch&acirc;teau de Versailles.\">14<\/a><\/sup>. Accanto a preziosi monili vennero prodotte numerose medaglie raffiguranti su un lato l&#8217;effige del sovrano e sull&#8217;altre motti e dediche da indirizzarsi quale omaggio a sovrani e alti dignitari, in altri casi compaiono invece iscrizioni che fanno riferimento proprio al materiale con il quale sono prodotte in relazione alla sua rarit\u00e0 e preziosit\u00e0. \u00c8 ad esempio il caso di una medaglia conservata presso il Museo di Mineralogia dell&#8217;Universit\u00e0 Sapienza di Roma<sup><a href=\"#footnote_14_3635\" id=\"identifier_14_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si desidera vivamente ringraziare, per avermi fornito molto del materiale qui utilizzato, Michele Lustrino, il gentilissimo direttore del MUST (Museo Universitario di Scienze della Terra, nato dalla fusione dei tre musei storici di Geologia, Mineralogia e Paleontologia della Universit&agrave; di Roma Sapienza); preme inoltre ringraziare i suoi cortesissimi collaboratori e colleghi del museo: Michele Macri e Flora Panzarino, quest&rsquo;ultima inoltre autrice delle foto qui utilizzate. Si veda inoltre M. Lustrino, M. Macri, F. Panzarino, Preciousdoesnotmean rare. A brief history of Al, in &ldquo;The M&uuml;nich Show, Mineralientage M&uuml;nchen&rdquo;, catalogo della mostra (Messe, Susstellung, Kongress, 28-30 ottobre 2016), M&uuml;nchen 2016, pp. 52-55.\">15<\/a><\/sup> donata a papa Pio IX, come inciso sul verso della medaglia<sup><a href=\"#footnote_15_3635\" id=\"identifier_15_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul verso della medaglia compare l&rsquo;incisione: A S.S. PIE IX \/ ES. DE SUSSEX \/ HOMMAGE FILIAL.\/ ROME 1863. Pi&ugrave; in particolare si tratta del dono del chimico anglo-francese che fu uno dei protagonisti della messa a punto della produzione francese di alluminio alla met&agrave; del secolo XIX; vedi S. Guido, Percorsi di un&hellip;, 2017, p. 15.\">16<\/a><\/sup>, nel 1863 e recante sul <em>recto<\/em>: ALUMINIUM \/ PRODUIT \/ \u00c0 LA MANUFACTURE \/ DE JAVEL \/ PAR ORDRE \/ DE S.M. L&#8217;EMPEREUR \/ 1855 (<a title=\"Fig. 4. Anonimo, &lt;i&gt;Medaglia commemorativa&lt;\/i&gt;, 1855, allumino, Roma, Museo Universitario di Scienze della Terra (per gentile concessione; foto Flora Panzarino).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Sempre nello stesso museo, e strettamente connesso al donativo al Pontefice, \u00e8 inoltre conservato un inedito tagliacarte raffigurante un <em>Angelo dalle grandi ali<\/em> verticali (<a title=\"Fig. 5. Alessandro Castellani  (attribuito), 1861-1862, &lt;i&gt;Tagliacarte&lt;\/i&gt;, alluminio, Roma, Museo Universitario di Scienze della Terra (per gentile concessione; foto Flora Panzarino).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui05.jpg\">Fig. 5<\/a>) unite tra loro e perfettamente dettagliate nella descrizione delle piume, dai lunghi capelli sulle spalle, le braccia al petto e vestito con un lungo abito<sup><a href=\"#footnote_16_3635\" id=\"identifier_16_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera &egrave; gi&agrave; stata brevemente presentata da parte dello scrivente nel 2017 in: S. Guido, Percorsi di un &hellip;, 2017, pp. 16-17. Con l&rsquo;occasione si intende dettagliare meglio l&rsquo;attribuzione, grazie a questo scritto redatto in occasione del restauro del tagliacarte nell&rsquo;autunno del 2016 e non dato precedente alle stampe. Un vivo ringraziamento alla professoressa Maria Concetta Di Natale per l&rsquo;occasione qui concessa.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prezioso tagliacarte \u00e8 qui attribuito alla produzione della celebre famiglia di orafi romani dei Castellani in quanto trova un puntuale raffronto in un secondo esemplare in argento \u2212 oggi in collezione privata e gi\u00e0 presentato dalla nota studiosa Stephanie Walker \u2212 e in un terzo manufatto ligneo molto simile ai due appena citati<sup><a href=\"#footnote_17_3635\" id=\"identifier_17_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Walker, La famiglia castellani da Fortunato Pio ad Alfredo, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica italiana, catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 11 novembre 2005 &ndash; 26 febbraio 2006) a cura di A.M. Moretti Sgubini &ndash; F. Boitani, Roma 2005, pp. 26-27; in relazione a questi esemplari di tagliacarte, in argento e in legno, si rimanda alle schede a p. 312.\">18<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 in particolare qui s&#8217;intende annoverare l&#8217;opera, come meglio illustrato in seguito, tra le creazioni di Alessandro Castellani (Roma 1823-Napoli 1883) (<a title=\"Fig. 6. Alessandro Castellani (Roma 1823-Napoli 1883), foto d'archivio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui06.jpg\">Fig. 6<\/a>) e del suo <em>atelier <\/em>a Parigi, al numero 120 dell&#8217;<em>Avenue del Champes Elis\u00e8es<\/em><sup><a href=\"#footnote_18_3635\" id=\"identifier_18_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Fiorani, Michelangelo Caetani e Alessandro Castellani. &ldquo;L&rsquo;antico gusto non piace che a pochi, a me piace infinitamente ed esclusivente&rdquo;, in La camera delle meraviglie, catalogo della mostra a cura di A. Russo Tagliente &ndash; I. Caruso, Roma 2015, pp. 45-47, in particolare p. 45.\">19<\/a><\/sup>, datandolo al biennio 1860-1862, periodo nel quale l&#8217;orafo romano visse nella capitale francese e dove su un prototipo in uso nella bottega paterna a Roma, Alessandro speriment\u00f2 il nuovo prezioso metallo in gran voga nella capitale francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Opere dei Castellani in alluminio <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gi\u00e0 citato tagliacarte ad <em>Angelo dalle grandi ali <\/em>va inserito nel ristrettissimo novero di manufatti prodotti dai Castellani con il prezioso alluminio, tra i quali un ruolo di assoluta eccezionalit\u00e0 \u00e8 da attribuirsi ad un <em>Elmo da parata <\/em>(<a title=\"Fig. 7. Augusto Castellani, 1878, &lt;i&gt;Elmo da parata per Vittorio Emanuele II&lt;\/i&gt;, Torino, Armeria reale, (su concessione del MIBACT, Musei Reali di Torino).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Augusto Castellani, 1878, &lt;i&gt;Elmo da parata per Vittorio Emanuele II&lt;\/i&gt;, Torino, Armeria reale, (su concessione del MIBACT, Musei Reali di Torino).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui08.jpg\">8<\/a>), in oro, bronzo dorato e lucente alluminio, realizzato nel 1878 da Augusto Castellani (Roma 1829-1914), fratello di Alessandro, per il primo re d&#8217;Italia, Vittorio Emanuele II di Savoia, ed esposto all&#8217;<em>Exposition Universelle <\/em>di Parigi del medesimo anno<sup><a href=\"#footnote_19_3635\" id=\"identifier_19_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le vicende circa l&rsquo;Elmo reale si rimanda, con bibliografia precedente, a: S. Guido, L&rsquo;Oreficeria sacra dei Castellani in Vaticano, in &ldquo;Archivium Sancti Petri &ndash; Bolletino d&rsquo;archivio&rdquo;, a cura di D. Rezza, n. 17 (2011), Citt&agrave; del Vaticano 2011, pp.22-23; si veda inoltre E. Settimi, Elmo da parata di Umberto I, in L&rsquo;armeria reale di Torino. Guida Breve a cura di P. Venturoli, Torino &ndash; Londra 2001, p. 145.\">20<\/a><\/sup>. Dalla documentazione del Fondo Castellani conservato presso l&#8217;Archivio di Stato di Roma si evince che sul finire del 1877 e nell\u2019imminenza della manifestazione nella capitale francese, Augusto annotava nel suo diario: <strong>\u00ab<\/strong>Io desiderava inviare all\u2019Esposizione di Parigi del 1878 un mio lavoro che attestasse nella Capitale Repubblicana il mio affetto per la Monarchia Italiana ed un giorno chiesi al Marchese Pes di Villamarina confidenzialmente quale blasonicamente fosse la Corona d\u2019Italia perch\u00e9 quella di Monza \u00e8 una corona votiva dell\u2019epoca di Teodolinda: dopo breve conversazione vedemmo che io poteva esporre il Cimiero del Primo Cittadino d\u2019Italia perch\u00e9 non esisteva una corona dei Re d\u2019Italia: cos\u00ec il 24 febbraio scrivevo al Cav. Torrioni mio amico e segretario del Principe Reale se ci\u00f2 sarebbe stato di aggradimento della Real Famiglia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_3635\" id=\"identifier_20_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Roma (da ora in poi ASR), Fondo Castellani, b.196\/4 pp. 225-226.\">21<\/a><\/sup>. L&#8217;<em>Elmo reale <\/em>in onore di Vittorio Emanuele II, appositamente realizzato in alluminio, al quale si confer\u00ec un valore di modernit\u00e0 oltre che di preziosit\u00e0, era ancora in lavorazione quando il Sovrano mor\u00ec a causa di una polmonite il 9 gennaio del 1878. Il progetto di Augusto trov\u00f2 comunque compimento e <strong>\u00ab<\/strong>il 12 aprile [1878] l\u2019<em>Elmo Reale,<\/em> dedicato al Padre della Patria, era compiuto ma prima di inviarlo a Parigi credetti mio dovere darne notizia a Re Umberto e pregai il Marchese di Monteranno far ci\u00f2 in mio nome ed il Re mostr\u00f2 vivo interesse di vederlo: mi recai dunque privatamente in Quirinale e ricordo che il Re Umberto presente la Regina Margherita e il Principe Reale fieramente ne copriva il suo capo facendomi largo encomio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3635\" id=\"identifier_21_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASR, Fondo Castellani b.196\/4 p. 231.\">22<\/a><\/sup>. La perfetta esecuzione dell\u2019elmo, inviato a Parigi insieme ad altri quaranta pezzi dello Studio Castellani, contribu\u00ec a fare vincere all\u2019orafo romano la <em>M\u00e9daille d&#8217;Or <\/em>della &#8220;Classe di Gioielleria e Oreficeria&#8221;. In un inventario della bottega Castellani anteriore alla data 25 ottobre del 1884, l&#8217;<em>Elmo reale<\/em> fu stimato la riguardevole cifra di 8.500 lire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto a quest&#8217;opera, di particolare importanza nel numerosissimo <em>corpus<\/em> di manufatti prodotti dai Castellani, sono noti solamente altri tre manufatti in alluminio, tutti di dimensioni ridotte, probabilmente a causa della difficolt\u00e0 di approvvigionamento in Italia oltre che per la costosit\u00e0 del materiale, ai quali non \u00e8 stato dato il dovuto rilievo in relazione al nuovo metallo con il quale furono realizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 un raffinato <em>Spillone di Venere<\/em> per capelli (<a title=\"Fig. 9. Bottega orafa Castellani, &lt;i&gt;Spillone di Venere&lt;\/i&gt;, oro, alluminio, Roma, Museo Etrusco di Villa Giulia, (su concessione del MIBACT, SABAP per Roma e Viterbo).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui09.jpg\">Fig. 9<\/a>), conservato al Museo di Etrusco di Villa Giulia assieme a decine di capolavori della collezione Castellani. L&#8217;ago crinale \u00e8 costituito da una lunga barretta argentea sormontata da un fiore stilizzato dal quale s&#8217;innalza una mano che afferra un pomo, allusione all&#8217;episodio del giudizio di Paride<sup><a href=\"#footnote_22_3635\" id=\"identifier_22_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, inv. 86416; S.Weber Soros, &ldquo;Sotto il baldacchino della civilt&agrave;&rdquo;: gioielli e metalli Castellani alle grandi esposizioni internazionali, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 209-210.\">23<\/a><\/sup>. Gli altri sono significativamente due tagliacarte, tipologicamente molti differenti tra loro: il primo \u00e8 un lussuosissimo manufatto in collezione privata con la lama in alluminio ageminato in oro (<a title=\"Fig.10. Bottega orafa Castellani, &lt;i&gt;Tagliacarte&lt;\/i&gt;, alluminio, oro, perle e pietre preziose, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui10.jpg\">Fig. 10<\/a>), nodo in oro, rubini, agate, calcedoni, decorato a granulazione e impugnatura in alluminio sormontata da terminale in perle barocche<sup><a href=\"#footnote_23_3635\" id=\"identifier_23_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il tagliacarte in oro, alluminio, perle, rubino agata e calcedonio, misura cm 28,8 x 3,1, con il monogramma dello studio Castellani impresso sul manico. Collezione privata. S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 60-61, 334 con bibliografia precedente.\">24<\/a><\/sup>; il secondo, nuovamente nel museo romano, \u00e8 costituito da una lunga e sottile lama in alluminio (<a title=\"Fig. 11. Bottega orafa Castellani, Giorgio Antonio Girardet (attribuito), &lt;i&gt;Tagliacarte con ritratto di Margherita di Savoia&lt;\/i&gt;, oro, alluminio, sardonica, Roma, Museo Etrusco di Villa Giulia, (su concessione del MIBACT, SABAP per Roma e Viterbo).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui11.jpg\">Fig. 11<\/a>) sulla quale \u00e8 impostato un fiore stilizzato a grandi petali in oro, sormontato da un piccolo busto in sardonica raffigurante la regina Margherita di Savoia attribuito all&#8217;incisore Giorgio Antonio Girardet<sup><a href=\"#footnote_24_3635\" id=\"identifier_24_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, inv. 85326; L. Birzio Biroli Stefanelli, Gioielli con intarsi e cammei. I Castellani e gli incisori romani, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 95-96. Si rimanda inoltre per le note biografiche sul noto incisore di gemme, di origine inglese, e stretto collaboratore dei Castellani a: L. Birzio Biroli Stefanelli, Girardet, Giorgio Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, 56, Roma2001, s.v.\">25<\/a><\/sup> e databile con termine <em>post quem<\/em> al 1878.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I tagliacarte Caetani Castellani<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel Museo di Villa Giulia si annoverano inoltre, quali opere dei Castellani, altri due tagliacarte (<a title=\"Fig. 12. Michelangelo  Caetani,  bottega orafa Castellani, &lt;i&gt;Due tagliacarte&lt;\/i&gt;, legno, argento, Roma, Museo Etrusco di Villa Giulia, (su concessione del MIBACT, SABAP per Roma e Viterbo).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui12.jpg\">Fig. 12<\/a>): il primo in argento raffigurante un <em>Angelo orante su mappamondo<\/em> ed un secondo in legno intagliato raffigurante un <em>Demone<\/em> con la coda attorcigliata ai fianchi e grandi ali a pipistrello del quale si conserva, in collezione privata, una versione in argento e bronzo dorato<sup><a href=\"#footnote_25_3635\" id=\"identifier_25_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Circa i tagliacarte si rimanda a S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 26-27; in relazione a questo tagliacarte si rimanda alla scheda 12, p. 312.\">26<\/a><\/sup>. Il piccolo manufatto in legno va tuttavia escluso dal corpus delle opere della bottega dei Castellani e, piuttosto, riconosciuto quale prototipo per fusioni in metallo, come opera del principe di Teano e duca di Sermoneta don Michelangelo Caetani (Roma 1804-1882)<sup><a href=\"#footnote_26_3635\" id=\"identifier_26_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Monsagrati, Il nobile gentiluomo Michelangelo Caetani nella Roma dell&rsquo;Ottocento, in E. Ellis Caetani, Alcuni ricordi di Michelangelo Caetani, Duca di Sermoneta, raccolti dalla sua vedova (1804-1862) e pubblicati pel suo centenario, Roma 2005, pp. 1-82.\">27<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. Michelangelo Caetani (Roma 1804-1882).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui13.jpg\">Fig. 13<\/a>), le cui vicende furono per vari decenni strettamente legate alla produzione dei Castellani<sup><a href=\"#footnote_27_3635\" id=\"identifier_27_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Donati, L&rsquo;oreficeria: Michelangelo Caetani e i Castellani, in Palazzo Caetani. Storia, arte e cultura a cura di L. Fiorani, Roma 2007, pp. 347-362.\">28<\/a><\/sup>. Suoi furono infatti molti progetti grafici e schizzi che divennero fonti d&#8217;ispirazione di numerose opere prodotte dalla famiglia di orafi romani. Ci si riferisce in particolare ai numerosi disegni a china, matita, acquarello e tempera, raccolti nel cos\u00ec detto &#8220;album blu&#8221; realizzati dal Caetani (<a title=\"Fig. 14. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1860, &lt;i&gt;Pagina dell'Album blu&lt;\/i&gt;, Roma, Fondazione Camillo Caetani (per gentile concessione; foto Maurizio Necci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui14.jpg\">Fig. 14<\/a>) e ancora conservati presso l&#8217;Archivio della Fondazione Camillo Caetani<sup><a href=\"#footnote_28_3635\" id=\"identifier_28_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Album blu misura cm 45&times;31; n. Inv. 1665. La Fondazione &egrave; sita in Palazzo Caetani in via delle Botteghe Oscure in Roma. Altri esemplari sono stati pubblicati da M. Donati, L&rsquo;oreficeria&hellip;, 2007, pp. 358-359.\">29<\/a><\/sup>. Oltre a numerosi paesaggi, ritratti e caricature, esercizi di calligrafia e elaborati monogrammi nonch\u00e9 prospetti di piccoli edifici, sono presenti numerosi schizzi e bozzetti per la realizzazione di monili, spade e suppellettili liturgiche come candelieri e ostensori<sup><a href=\"#footnote_29_3635\" id=\"identifier_29_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si coglie l&rsquo;occasione per elencare il numero di disegni relativi a suppellettili ecclesiastiche realizzate da Michelangelo Caetani nell&rsquo; Album blu: dieci ostensori (2 ostensori a china nera, p. 1 v. ; 1 ostensorio a matita, p. 19r.; 1 ostensorio, solo la sfera raggiata, a china, p. 20v; 1 ostensorio a china, p. 23r; 4 ostensorio su un unico foglio, a china e acquarello, p. 24v.; 1 ostensorio a china, p. 26v.); tre candelieri (1 un candeliere matita e china, datato 1845, p.10v.; 1 un candeliere a matita, p. 20r.; 1 candeliere e tre luci a china e matita, p. 40r); quattro lampade votive (1 lampada votiva a china, nera priva di catenelle con stemma pontificio e chiavi, p. 2v.; 1 lampada votiva a china rossa, completa di cordini e attaccaglie p. 8v.; 1 lampada votiva a china nera, completa con raffigurazione di una grande aquila, p. 13v.; 1 lampada votiva a china, priva di catenelle con monogramma Maria sormontato da una corona p.20r.); croci di varie genere (1 croce greca a china per medaglione p.18r.; 1 croce a matita, da collo con anello, p. 21r.; 1 croce a matita per placchetta, p. 29v.; 3 croci matita e china su un unico foglio per placchette, p. 40v.; 1 croce a matita per placchetta, p. 40v.); un Agnus Dei a china rossa per medaglione polilobato p. 16r.; tre altarolo o &ldquo;girandola della Pasqua&rdquo; (1 altarolo a matita e china, con candelieri e monogramma raggiato di Maria, p. 29v.; 1 altarolo a matita con candelieri e grande croce centrale, p. 29v.; 1 altarolo a matita e matita rossa con candelieri, monogramma di Maria come base di una grande croce centrale, p. 30r.; una versione simile alla precedente ma da un ritaglio a stampa, con didascalia &ldquo;DISEGNO DELLA GIRANDOLA PER LA PASQUA DEL 1858 IMMAGINATO DA S. E. \/ IL SIG. D. MICHELANGELO CAETANI DUCA DI SERMONETA&rdquo; p. 24r.)\">30<\/a><\/sup>. Il pi\u00f9 accurato e definito in ogni singolo dettaglio \u00e8 il progetto per un calice (<a title=\"Fig. 15. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1845, &lt;i&gt;Disegno per il calice di Pio IX&lt;\/i&gt;,  Roma, Fondazione Camillo Caetani.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui15.jpg\">Figg. 15<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 16. Fortunato Pio Castellani, 1846, &lt;i&gt;Calice di Pio IX&lt;\/i&gt;, argento dorato e pietre preziose, Roma, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano (da S. Guido, Il &quot;calice Castellani&quot; nel Museo della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Roma 2011, p. 406).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui16.jpg\">16<\/a>) commissionato nel 1846 dalla citt\u00e0 di Roma per Pio IX, ed oggi conservato presso il Museo del Tesoro della Basilica di Santa Maria Maggiore, realizzato in argento dorato e pietre preziose da Fortunato Pio Castellani, fondatore a Roma della celebre dinastia di orafi<sup><a href=\"#footnote_30_3635\" id=\"identifier_30_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Guido, Il &ldquo;calice Castellani&rdquo; in &ldquo;Studia Liberiana IV, Figura-Liturgia e Culto-Arte&rdquo;, a cura di M. Jagosz, Roma 2011, pp. 265-281, 403-412 con bibliografia precedente; S. Guido, &ldquo;Il Calice Castellani&rdquo; della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, in L&rsquo;oro dei secoli dalla Collezione Castellani, catalogo della mostra (Arezzo, Basilica di San Francesco, Basilica Inferiore, 16 aprile-2 novembre 2014) a cura di A. Russo Tagliente &ndash; I. Caruso, Roma 2014, pp. 39-41.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel novero dei molti disegni a matita e a china si trovano tre esemplari per la realizzazione di due differenti versioni di tagliacarte<sup><a href=\"#footnote_31_3635\" id=\"identifier_31_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Altri disegni sono nel Lascito Castellani del Museo Artistico Industriale. F. Taglietti, CILVI 3544*: un falso d&rsquo;autore?, in &ldquo;Archeologia classica&rdquo;, LIV, n.s.9 (2008), pp. 303-305.\">32<\/a><\/sup>. Databili <em>ante<\/em> 1860<sup><a href=\"#footnote_32_3635\" id=\"identifier_32_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 25-27.\">33<\/a><\/sup>, questi raffigurano in un caso un <em>Demone<\/em><sup><a href=\"#footnote_33_3635\" id=\"identifier_33_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il disegno, a inchiostro di china, misura cm 18 x 6 e &egrave; conservato a pagina 24r.\">34<\/a><\/sup><em> <\/em>(<a title=\"Fig. 17. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;Disegno per tagliacarte&lt;\/i&gt;, Roma, Fondazione Camillo Caetani (per gentile concessione; foto Maurizio Necci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui17.jpg\">Fig. 17<\/a>) dal corpo nudo maschile con lo sguardo beffardo nel mostrare la lingua e le braccia piegate sui fianchi, la coda attorcigliata attorno al bacino e alle gambe e grandi ali a pipistrello spiegate in alto a formare la lama. Gli altri due esemplari raffigurano un angelo<sup><a href=\"#footnote_34_3635\" id=\"identifier_34_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il primo disegno a matita misura cm 26,2 x 6,8 ed &egrave; conservato a p.7v.; il secondo a matita, mutilo della punta delle ali ma dal tratto meglio descrittivo dei dettagli e del due palme, misura cm 14,5 x 7 ed &egrave; conservato a pagina 16v.\">35<\/a><\/sup>, o meglio ancora una <em>Nike<\/em>, considerando la grande passione di Michelangelo Caetani per l&#8217;archeologica classica (<a title=\"Fig. 18. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;Disegno per tagliacarte&lt;\/i&gt;, Roma, Fondazione Camillo Caetani (per gentile concessione; foto Maurizio Necci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui18.jpg\">Fig. 18<\/a>), dalle braccia conserte al petto e lungo chitone; dalle spalle si dipartono due elementi decorativi, due foglie di palma, quasi a foggia di piccola elsa, le ali aperte in alto e attentamente definite con le singole piume a formare la lama; i piedi sono appoggiati su un piccolo mappamondo crociato sorretto da una civetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Palazzo Caetani, oltre ai disegni qui elencati, sono conservati sei esemplari di tagliacarte realizzati dal principe Michelangelo: tre aniconici e tre con raffigurazioni (<a title=\"Fig. 19. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;Tagliacarte&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;), avorio, legno,  Roma, Fondazione Camillo Caetani (per gentile concessione; foto Maurizio Necci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui19.jpg\">Figg. 19<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 20. Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;Tagliacarte&lt;\/i&gt; (&lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;), Roma, Fondazione Camillo Caetani (per gentile concessione; foto Maurizio Necci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui20.jpg\">20<\/a>). Nel primo gruppo, tutti in legno, due sono a forma di semplice lastrina con gli angoli stondati e presentano un grande foro intagliato in basso ed inciso il cognome del principe<sup><a href=\"#footnote_35_3635\" id=\"identifier_35_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno, pi&ugrave; grande, misura cm 25 x 2,5, in legno chiaro con inciso M. CAETANI su ambo i lati, n.Inv. 1000. Il secondo, pi&ugrave; piccolo, misura cm 18 X 2,7 ed &egrave; in legno scuro con inciso M. CAETANI su un solo lato, n. Inv 1001. Il terzo esemplare non &egrave; rappresentato nella foto a corredo.\">36<\/a><\/sup>; il terzo, caratterizzato da due sottili baccellature intagliate come ansa, presenta su un lato l&#8217;applicazione di una piccolissima immagine raffigurante il ritratto del Caetani<sup><a href=\"#footnote_36_3635\" id=\"identifier_36_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno, pi&ugrave; grande, misura cm 25 x 2,5, in legno chiaro con inciso M. CAETANI su ambo i lati, n.Inv. 1000. Il secondo, pi&ugrave; piccolo, misura cm 18 X 2,7 ed &egrave; in legno scuro con inciso M. CAETANI su un solo lato, n. Inv 1001. Il terzo esemplare non &egrave; rappresentato nella foto a corredo.\">37<\/a><\/sup>. I tre tagliacarte del secondo gruppo presentano la lama a forma di ali e l&#8217;impugnatura a figure dei quali il primo in legno, firmato a china sul retro <em>M. Caetani f \/ Roma 1833, <\/em>\u00e8 molto simile al disegno con ali a pipistrello ed \u00e8 stato recentemente ipotizzato essere una raffigurazione del Minosse dantesco<sup><a href=\"#footnote_37_3635\" id=\"identifier_37_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;oggetto &egrave; realizzato in legno chiaro, scurito sul fronte, e misura cm 26 x 4.5, n. Inv 997. Vedi F. Taglietti,&nbsp; CILVI&hellip;,2008, p. 303 circa l&rsquo;ipotesi del riconoscimento quale Minosse.\">38<\/a><\/sup> &#8211; Michelangelo Caetani fu un noto ed acuto conoscitore delle opere di Dante -; gli altri due con le ali piumate e ritratti dal volto umano ed il corpo nudo, il capo coronato, le braccia al petto ed i piedi appoggiati su un piccolo globo, sono stati riconosciuti come <em>angeli <\/em>sebbene, cos\u00ec come per il demone, presentino una lunga coda che si avvolge dal bacino lungo le gambe sino alla base. Il primo dei due \u00e8 in legno e mostra sul retro l&#8217;intaglio dello stemma di Casa Caetani<sup><a href=\"#footnote_38_3635\" id=\"identifier_38_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Realizzato in legno scuro misura cm 31 X5,8, n. Inv 998.\">39<\/a><\/sup>, il secondo \u00e8 in avorio e di ottima fattura, ed \u00e8 l&#8217;unico a non presentare elementi identificativi<sup><a href=\"#footnote_39_3635\" id=\"identifier_39_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo esemplare misura cm. 27, 5 x 5,2, n. Inv 996. Si coglie l&rsquo;occasione per ringraziare la gentilissima Caterina Fiorani per la visione delle opere, il materiale archivistico relativo e le foto qui utilizzate.\">40<\/a><\/sup>. Declinati in molte differenti versioni, questi oggetti sono il frutto di un gioco ed un passatempo di &#8220;Don Michele&#8221; Caetani, come viene spesso citato nei documenti, che si divertiva a intagliarne in legno o avorio per regalarne ai suoi ospiti. Riportato negli scritti di ricordi della duchessa Enrichetta Ellis Caetani, pubblicati nel 1904 in occasione del centenario dalla nascita del marito, \u00e8 l&#8217;episodio di un esemplare donato sul finire degli anni Venti alla moglie di sir William Ashley in visita a Roma: \u00abfece poi per lei di que&#8217; primi suoi tagliacarte, i quali dopo ebbero un vero furore; era tagliato in forma di demonio con la linguetta di corallo rosso che gli cost\u00f2 uno scudo, quando, purtroppo, gli scudi per lui scarseggiavano alquanto\u00bb; ed ancora \u00abNel 1897, vidi un altro di quei suoi tagliacarte. Era un bellissimo angiolo in avorio, ch&#8217;egli aveva fatto e donato al Granduca di Saxe-Weimar, probabilmente nel 1852, quando questi visit\u00f2 Roma colla sua consorte, e vedeva assai spesso Don Michele\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_3635\" id=\"identifier_40_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Ellis Caetani Alcuni ricordi di Michelangelo&hellip;, 2005, p. 124.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre esemplari figurati conservati a Palazzo Caetani testimoniano non solo il vezzo del principe ma anche le sue capacit\u00e0 artistiche \u2212 oltre che disegnatore e scultore fu un abile ceramista \u2212 frutto di una educazione improntata allo studio delle &#8220;belle arti&#8221;, cos\u00ec come in uso per i giovani rampolli dell&#8217;aristocrazia romana. In particolare egli frequent\u00f2 gli studi dei pi\u00f9 significativi artisti della Roma di primo Ottocento: Bertel Thorvaldsen ma soprattutto lo scultore Pietro Tenerani e il pittore Tomaso Minardi, che lo ritrasse ventunenne nel 1825<sup><a href=\"#footnote_41_3635\" id=\"identifier_41_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Fiorani, Michelangelo&hellip;, in A. Russo Tagliente, I. Caruso, Roma 2015, pp. 45-47.\">42<\/a><\/sup>. Poliglotta e uomo di grande cultura e raffinatezza di ideali liberali e gusti internazionali, ebbe tre mogli \u2212 la contessa polacca Callista Rzewuska, madre dei suoi figli Ersilia e Onorato, e le inglesi Margherita Knight e la gi\u00e0 citata, Enrichetta Ellis, figlia di lord Charles Ellis di Walden, barone di Seaford \u2212 ed ospit\u00f2 nel suo palazzo a Via delle Botteghe Oscure i massimi intellettuali del suo tempo di passaggio nella citt\u00e0 eterna, nei cupi decenni della restaurazione: Chateaubriand, Stendhal, Liszt, Scott, Balzac, Momsen, Gregorovius. Copr\u00ec alcune cariche politiche legate al prestigio della sua antichissima famiglia e mor\u00ec all&#8217;et\u00e0 di 78 anni nel 1882; la cecit\u00e0 che lo colp\u00ec sul finire degli anni Cinquanta non lo costrinse ad interrompere i suoi studi su Dante<sup><a href=\"#footnote_42_3635\" id=\"identifier_42_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Bartoccini, Caetani, Michelangelo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 16, Roma 1973, s.v.; F. Bartoccini, Lettere di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta: cultura e politica nella Roma di Pio IX, Roma 1974. In&nbsp; memoria di Caetani e a suo nome venne istituita a Firenze una fondazione in Orsanmichele dedita alla lettura della Divina Commedia alla quale la vedova Enrichetta Ellis Caetani indirizz&ograve; il prezioso libro di ricordi: E. Ellis Caetani, Alcuni ricordi di Michelangelo&hellip;, 2005.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un sodalizio per l&#8217;oreficeria italiana <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1826 il ventiduenne Michelangelo Caetani assistette ad una conferenza all\u2019Accademia dei Lincei dell&#8217;orafo Fortunato Pio Castellani (Roma 1794-1865) sui risultati di numerosi esperimenti di metallurgia applicata, che lo portarono a ideare un procedimento chimico grazie al quale fu in grado di riprodurre una lega d&#8217;oro dal caratteristico colore chiaro, il cosiddetto \u201cgiallone\u201d, utilizzato per i monili e gioie antichi che i numerosi scavi archeologici dell\u2019epoca riportavano alla luce<sup><a href=\"#footnote_43_3635\" id=\"identifier_43_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F.P. Castellani, Ricerche chimico-tecnologiche sul colorimento detto Giallone delle manifatture di oro con alcun cenno sulle dorature dei bronzi, memoria dell&rsquo;orefice P.F. Castellani letta all&rsquo;Accademia dei Lincei il d&igrave; 10 agosto 1826, in &ldquo;Giornale Arcadico di scienze, lettere e arti&rdquo;, XXIII, ottobre-dicembre (1826), pp. 62-90; S. Walker, La famiglia Castellani &hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 23-24.\">44<\/a><\/sup>. Nacque cos\u00ec tra l&#8217;orafo e il Caetani un proficuo sodalizio intellettuale e commerciale che si protrasse lungo tutta la vita di quest&#8217;ultimo, cos\u00ec come intenso fu il rapporto anche con i Figli di Fortunato Pio, Alessandro e Augusto. Il legame con il principe di Teano signific\u00f2 per Fortunato Pio la possibilit\u00e0 di ampliare la propria clientela tra i nobili romani, tra i quali la potente famiglia dei principi Torlonia, ma anche fra i numerosi membri dell\u2019aristocrazia internazionale presenti a Roma. Tuttavia il ruolo di Caetani si rivel\u00f2 fondamentale soprattutto per la comune passione antiquariale che indusse Fortunato Pio, probabilmente proprio su suggerimento del principe Michelangelo, a concentrare la sua produzione orafa su modelli ispirati all\u2019oreficeria archeologica. A partire dagli anni Trenta infatti, accanto ai gioielli moderni, sono sempre pi\u00f9 numerosi i monili realizzati \u201cnello stile degli antichi\u201d con pietre intagliate e incise che riscossero uno straordinario successo. Si tratta di modelli, ispirati ai corredi funerari rinvenuti nel corso dei frequenti scavi nelle aree circostanti Roma, che riproducevano orecchini e collane impreziositi con onici e lapislazzuli, cammei e scarabei, associati a brevi iscrizioni con motti in greco e latino. Molti di quegli esemplari derivavano da progetti e disegni del duca di Sermoneta al punto che, in sostituzione del tradizionale punzone di Fortunato Pio impresso sulle opere <strong>&lt;<\/strong>F111C&gt; (<a title=\"Fig. 21. Fortunato Pio Castellani, 1846, &lt;i&gt;Calice di Pio IX&lt;\/i&gt;, particolare dei punzoni durante il restauro, Roma, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Museo Liberiano (da S. Guido, Il &quot;calice Castellani&quot; nel Museo della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, Roma 2011, p. 406).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui21.jpg\">Fig. 21<\/a>), venne ideato un vero e proprio &#8220;marchio di produzione&#8221;: due C in caratteri capitali intrecciate e giustapposte come iniziali dei due cognomi Caetani e Castellani<sup><a href=\"#footnote_44_3635\" id=\"identifier_44_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bordenanche Battaglia &ndash; M. G. Gajo &ndash; G. Monsagrati,Castellani, in Dizionario Biografico degli Italiani, 21, Roma 1978, s.v.;M.Donati, L&rsquo;oreficeria:Michelangelo&hellip;, 2007, p. 348.\">45<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 22. Augusto Castellani, 1878-1881, &lt;i&gt;Lampada votiva&lt;\/i&gt;,  particolare dei punzoni durante il restauro, Citt\u00e0 del Vaticano, Basilica di San Pietro, Museo del Tesoro, (da S. Guido, L'Oreficeria Sacra dei Castellani in Vaticano, Citt\u00e0 del Vaticano 2011, p. 22).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui22.jpg\">Fig. 22<\/a>). Non \u00e8 questa la sede per delineare l\u2019attivit\u00e0 dello Studio di oreficeria Castellani, che attravers\u00f2 tutto il XIX secolo, prendendo le mosse dall\u2019intraprendente iniziativa del capostipite Fortunato Pio<sup><a href=\"#footnote_45_3635\" id=\"identifier_45_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fortunato Pio, figlio dell&rsquo;orafo Pasquale Castellani, nacque il 6 maggio del 1794; rimasto orfano all&rsquo;et&agrave; di soli tre anni, non ebbe modo di apprendere dal padre l&rsquo;arte dell&rsquo;oreficeria.\">46<\/a><\/sup>, il fondatore dell\u2019impresa avviata ufficialmente nel 1814 nei locali della bottega aperta in via del Corso<sup><a href=\"#footnote_46_3635\" id=\"identifier_46_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. C. Munn, Les bijoutiers Castellani et Giulian: retour a l&rsquo;antiqueau XIX si&egrave;cle, Fribourg 1983; S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 21.\">47<\/a><\/sup>, e proseguita dopo la sua morte grazie al talento dei Figli Alessandro e Augusto, per concludersi con il nipote ed ultimo erede Alfredo nato a Roma nel 1853 e ivi scomparso nel 1930.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un solo breve intervallo corrispondente agli ultimi anni Quaranta, quando ai moti rivoluzionari del 1848 segu\u00ec la Repubblica Romana \u2212 nelle cui vicende vennero coinvolti i due Figli che da alcuni anni avevano iniziato a lavorare nella bottega paterna \u2212 la ricerca, la sperimentazione e la conseguente produzione di monili sempre pi\u00f9 complessi e articolati non sub\u00ec pi\u00f9 ostacoli sino alla fine del secolo ed oltre, quando nel secondo decennio del XX secolo lo stile floreale che in Italia prese il nome di Liberty fece tramontare il fascino dell&#8217;oreficeria di gusto storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio del 1851 l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019impresa orafa Castellani-Caetani trov\u00f2 nuovo slancio nell\u2019iniziativa dei due fratelli, come ricorda con enfasi lo stesso Augusto: \u00abdiretti dal nostro Michelangelo Caetani formulammo il programma del nostro indirizzo e decidemmo lasciar totalmente le manifatture estere, spingendosi efficacemente nelle copie dei lavori degli Orafi italiani dell\u2019epoche classiche. Decidemmo la guerra alla moda e vincemmo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_3635\" id=\"identifier_47_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASR (Archivio di Stato di Roma), Fondo Castellani, 196\/4, p. 83.\">48<\/a><\/sup>. Alessandro, mutilo di una mano a causa di un incidente di caccia in giovane et\u00e0, si occup\u00f2 insieme con Michelangelo Caetani dell\u2019aspetto creativo con l\u2019invenzione dei modelli, mentre il fratello Augusto, di spirito pi\u00f9 pacato e riflessivo, si fece carico delle questioni contabili ed economiche<sup><a href=\"#footnote_48_3635\" id=\"identifier_48_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 31-37. Oltre ad Alessandro ed Augusto e a cinque figlie femmine, Fortunato Pio ebbe un altro figlio maschio, Guglielmo. Nato nel 1836, egli divenne un abile ceramista. Le poche notizie che si hanno di lui riferiscono di una persona resa instabile dalla dipendenza dalla morfina. Mor&igrave; suicida nel 1896 nella sua casa di via in Lucina 10. G. Bordenanche Battaglia &ndash; M. G. Gajo &ndash; G. Monsagrati, Castellani 1978, s.v.; S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 43).\">49<\/a><\/sup>. L\u2019attivit\u00e0 della bottega romana prosegu\u00ec sotto il controllo di Augusto che, alla morte del padre nel 1865, sempre affiancato dal fedele amico Caetani, aveva rilevato l&#8217;attivit\u00e0 trasferendosi nel 1869 a Palazzo Patrizi, in piazza di Trevi. Per la bottega Castellani gli anni Cinquanta furono totalmente dedicati alla ricerca sugli antichi metodi di lavorazione orafa che portarono da un lato a concentrare la produzione sulla pura imitazione, dall\u2019altro a realizzare originali interpretazioni degli stilemi desunti dai monili antichi. A questa fase appartengono i primi tentativi di riprodurre la granulazione secondo la tradizione etrusca, nonch\u00e9 l&#8217;uso dell\u2019intaglio delle gemme preziose sempre pi\u00f9 attento alle caratteristiche formali e tecniche dell\u2019oreficeria classica. La produzione dei Castellani fu un successo straordinario e senza precedenti nella storia dell&#8217;oreficeria italiana in et\u00e0 moderna anche grazie alla continua ispirazione di Michelangelo Caetani nella fabbricazione di monili ispirati oltre che a opere della antichit\u00e0 etrusca e romana anche a soggetti medievali con l&#8217;introduzione dell\u2019uso di micromosaici e smalti, ma sempre legati alla tradizione artistica italiana. Esemplificativei di questa tipologia di opere medievaleggianti, sebbene realizzate leggermente pi\u00f9 tardi, sono una <em>lampada votiva <\/em>(<a title=\"Fig. 23. Augusto Castellani, 1878-1881, &lt;i&gt;Lampada votiva&lt;\/i&gt;, oro, perle e pietre preziose, Citt\u00e0 del Vaticano, Basilica di San Pietro, Museo del Tesoro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui23.jpg\">Fig. 23<\/a>) di ispirazione longobarda prodotta in tre sole versioni, leggermente diverse tra loro \u2212 delle quali una destinata quale dono alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme dal duca Amedeo di Savoia-Aosta<sup><a href=\"#footnote_49_3635\" id=\"identifier_49_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Weber Soror, &ldquo;Sotto il baldacchino della&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 243.\">50<\/a><\/sup> \u2212 e una <em>coperta di messale <\/em>(<a title=\"Fig. 24. Augusto Castellani, Luigi Podio, 1888, &lt;i&gt;Coperta di messale&lt;\/i&gt;, oro, avorio, perle, pietre preziose, micromosaico, Citt\u00e0 del Vaticano, Basilica di San Pietro, Museo del Tesoro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui24.jpg\">Fig. 24<\/a>), un <em>unicum<\/em> dell&#8217;intera produzione dei Castellani, entrambe oggetto del lascito testamentario di Alfredo Castellani nel 1930 alla Basilica di San Pietro ed oggi conservati presso il Museo del Tesoro<sup><a href=\"#footnote_50_3635\" id=\"identifier_50_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Guido, L&rsquo;Oreficeria sacra&hellip; 2011, p. 11-23.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo gli anni Cinquanta furono, al tempo stesso, i pi\u00f9 drammatici per le vicende personali dei due giovani Castellani. Alessandro, psicologicamente prostrato per la morte della moglie e del figlio nel 1850, partecip\u00f2 a numerose riunioni clandestine di matrice repubblicana dopo l&#8217;entusiasmante parentesi della Repubblica Romana, essendo un convinto mazziniano, a causa delle quali nel 1853 fu arrestato e trascorse alcuni mesi in carcere e l&#8217;anno successivo fu rinchiuso in un istituto per malattie mentali. Tornato in libert\u00e0 due anni pi\u00f9 tardi, dopo una lunga convalescenza, riprese il proprio lavoro sempre pi\u00f9 intensamente con una proficua attivit\u00e0 di disegnatore e di imprenditore della bottega, ininterrottamente a fianco a Michelangelo Caetani essendo sempre pi\u00f9 legati da profonda amicizia. Il biennio 1858-1859 \u00e8 fondamentale nella svolta della produzione oramai esclusivamente ispirata alla &#8220;Oreficeria Archeologica Italiana&#8221;, come venne definita negli scritti degli stessi Castellani. Un fervore che solo in parte fu rallentato nel giugno del 1860 dalla partenza di Alessandro, costretto a fuggire in esilio per Parigi in quanto nuovamente sospettato di cospirazione politica ed ove Michelangelo Caetani gli invi\u00f2 numerose affettuose lettere: &#8220;Provo desiderio grandissimo di rivederla e conversare con Lei, che mi \u00e8 indispensabile al compimento della mia felicit\u00e0 artistica e della famigliare conversazione&#8221;<sup><a href=\"#footnote_51_3635\" id=\"identifier_51_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fiorani, Michelangelo Caetani e &hellip;, in A. Russo Tagliente &ndash; I. Caruso 2015, p. 45.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Alessandro Castellani a Parigi , Londra e gli Stati Uniti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel biennio 1860-1862 furono inviate da Roma in grande quantit\u00e0 manufatti all&#8217;<em>atelier <\/em>parigino degli <em>Champes Elis\u00e8es<\/em>. In un inventario del 1862 nella sede romana erano presenti monili per circa trentamila scudi, mentre nella succursale francese il capitale in merce ammontava a circa venticinquemila scudi<sup><a href=\"#footnote_52_3635\" id=\"identifier_52_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 63, nota 92.\">53<\/a><\/sup>. Non sorprende che nei due anni di permanenza a Parigi l&#8217;<em>atelier <\/em>inaugurato da Alessandro riscosse uno straordinario successo, grazie ai monili di imitazione del gusto classico, che si amplific\u00f2 sino a indurlo ad intraprendere viaggi di lavoro a Londra, ove risedette alcuni mesi e successivamente negli Stati Uniti<sup><a href=\"#footnote_53_3635\" id=\"identifier_53_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Walker, La famiglia Castellani&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 63, nota 92.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi interessi si concentrarono inoltre sul commercio antiquario, anche in relazione alla sciagurata dispersione della famosa Collezione Campana di oreficeria antica, non ostacolata dal governo papalino che non cap\u00ec l&#8217;importanza culturale della raccolta, alla quale non solo i Castellani ma anche la maggior parte degli intellettuali romani cercarono di opporsi<sup><a href=\"#footnote_54_3635\" id=\"identifier_54_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Finocchi Ghersi, &ldquo;Il moccolo che va avanti, fa lume per due&rdquo;: Pio IX, il marchese Campana e la vendita della collezione Camuccini, in &ldquo;Rivista dell&rsquo;Istituto Nazionale d&rsquo;Archeologia e Storia dell&rsquo;Arte&rdquo;, Pisa, Roma, 3, 2002 (2003), 57, pp. 355-379.\">55<\/a><\/sup>. Un grande numero di monili -1146- vennero acquistati da Napoleone III ed esposti nel 1862 al <em>Mus\u00e9e Napol\u00e9on III<\/em> e quindi trasferiti al Louvre<sup><a href=\"#footnote_55_3635\" id=\"identifier_55_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Nadalini, La collection Campana aumus&eacute;e Napol&eacute;on III et sa premi&egrave;re dispersion dans les mus&eacute;es fran&ccedil;ais (1862-1863), in &ldquo;Journal dessavant&rdquo;, 1998, II, 1, pp. 183-225; Tesori antichi: i gioielli della collezione Campana, catalogo della mostra (Roma Musei Capitolini 31 marzo &ndash; 25 giugno 2006, Milano 2006) a cura di F. Gaultier , C. Metzger, Milano 2006.\">56<\/a><\/sup>. Alessandro fu coinvolto nella suddetta vendita al sovrano<sup><a href=\"#footnote_56_3635\" id=\"identifier_56_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Munn Castellani and Giuliano: Revivalist Jewellers of the Nineteenth Century, New York -London 1984, pp. 87-88.\">57<\/a><\/sup> ma soprattutto, come ebbe a scrivere \u00abEbbi in mio possesso tutti i gioielli di questa preziosa collezione, per sei mesi allo scopo di riparare i danni che avevano ricevuto \u2026 Mi concessi l&#8217;opportunit\u00e0 di studiare di nuovo l&#8217;antica arte dell&#8217;oreficeria in tutti i suoi dettagli; di prendere nota delle pi\u00f9 differenze di stile; \u2026 acquisendo in questo modo nuova conoscenza e migliorando quella di cui avevo fatto tesoro nell&#8217;esercizio di quest&#8217;arte, in un arco di tempo di circa venti anni\u00bb<sup><a href=\"#footnote_57_3635\" id=\"identifier_57_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Castellani, A Discourse on Ancient Jewerly, in &ldquo;Art Journal&rdquo;, 8, 1869, p.129.\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono soprattutto le vicende biografiche di Alessandro nel suo soggiorno parigino che permettono di tornare al tagliacarte ad <em>Angelo dalle grandi ali<\/em><em> <\/em>in alluminio, un metallo di gran moda nell&#8217;aristocrazia d&#8217;oltralpe. Al suo arrivo nella Parigi di Napoleone III nel giugno 1860, l&#8217;orafo Alessandro Castellani non era persona sconosciuta. Un episodio lo aveva reso in un qualche modo noto alla corte ed al governo imperiale in relazione alla fabbricazione di due <em>spade d&#8217;onore<\/em> (<a title=\"Fig. 25. Augusto Castellani su disegno di Michelangelo Caetani, &lt;i&gt;Fornimenti delle spade per Napoleone III e Vittorio Emanuele II&lt;\/i&gt; (non pi\u00f9 esistenti), foto d'archivio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/gui25.jpg\">Fig. 25<\/a>) su disegno di Michelangelo Caetani, commissionate alla bottega di famiglia l&#8217;anno precedente, che divennero un caso diplomatico tra la Curia romana e la Francia. Soltanto dodici mesi prima del suo &#8220;esilio&#8221; parigino, infatti, erano state commissionate ai Castellani dai repubblicani romani due suntuosi manufatti, per farne dono a Vittorio Emanuele II e a Napoleone III quali omaggi per la vittoria sull&#8217;esercito austriaco il 4 giugno 1859 nella battaglia di Magenta. La spada per Napoleone III una volta realizzata venne affidata all&#8217;ambasciatore di Francia e risulta ad oggi scomparsa. La seconda, destinata a Vittorio Emanuele II, con elsa in oro e pietre preziose e nella parte alta lo stemma Savoia, croce bianca in campo rosso e sul fodero l&#8217;incisione <em>Per la Indipendenza Italiana<\/em>, venne presentata con enorme successo all&#8217;<em>Esposizione Italiana <\/em>di Firenze del 1861 ed anche alla <em>Great London Exposition <\/em>del 1862 esattamente al centro del padiglione italiano<sup><a href=\"#footnote_58_3635\" id=\"identifier_58_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. WeberSoros, &ldquo;Sotto il baldacchino&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 201-203, 215-216.\">59<\/a><\/sup>. L&#8217;opera \u00e8 oggi conservata presso l&#8217;Armeria Reale di Torino<sup><a href=\"#footnote_59_3635\" id=\"identifier_59_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Munn, Castellani and&hellip;, 1984, pp. 38-39.\">60<\/a><\/sup>, assieme all&#8217;<em>elmo da parata <\/em>(Figg. 7-8)<em> <\/em>sopra descritto, sebbene la preziosissima elsa, a seguito di un furto negli anni Cinquanta del XX secolo, sia stata sostituita con una nuova versione che poco ha a che fare con l&#8217;originale e bellissimo disegno realizzato dal principe Michelangelo (Fig. 14) ed ispirato alla celebre spada di Cesare Borgia, di propriet\u00e0 della famiglia Caetani dal XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preziose testimonianze del biennio parigino sono le lettere \u00abscritte da Alessandro in esilio\u00bb oggi conservate nell&#8217;Archivio di Stato di Roma<sup><a href=\"#footnote_60_3635\" id=\"identifier_60_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASR, Famiglia Castellani, 18\/2.\">61<\/a><\/sup>, come quella dei suoi numerosi incontri con Gioacchino Rossini al quale propose di far realizzare nella bottega a Roma un sigillo per il compositore. Ancor pi\u00f9 interessante \u00e8 la lettera spedita dalla capitale francese al padre Fortunato Pio a Roma, sei mesi dopo il suo arrivo, nella quale egli riferisce dell&#8217;incontro con Napoleone III dell&#8217;11 dicembre 1860, presso la residenza della principessa Matilde Bonaparte (Trieste 1820-Parigi 1904), cugina dell&#8217;Imperatore. Il colloquio fu organizzato a sorpresa dalla nobildonna anticipando di un giorno la visita di Napoleone III all&#8217;<em>atelier<\/em> Castellani<sup><a href=\"#footnote_61_3635\" id=\"identifier_61_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cos&igrave; come si evince dalle parole della Principessa riportate nella missiva di Alessandro &ldquo;domani Luned&igrave; so per positivo che l&rsquo;Imperator deve venire da voi per vedere le vostre cose: per&ograve;, come egli deve pranzar qu&igrave; da me questa sera, io vorrei che vedesse pure qui le vostre cose. Perci&ograve; metto a vostra diposizione una bella camera e quanto oltro vi posso occorre a tale uopo&rdquo;. La lettera, conservata in forma di trascrizione presso ASR, Fondo Castellani 18\/2; O. Francisci-Osci, Alessandro Castellani and Napoleon III, in Art the ape of nature : studies in honor of H. W. Janson, a cura di M, Barasch, L. Freeman Sandler, P.Egan, New York 1981, pp. 631-638.\">62<\/a><\/sup>. Durante la serata nella quale \u00abamabile assai fu l&#8217;accoglienza\u00bb il monarca acquist\u00f2 moltissimi dei manufatti in stile archeologico per le dame presenti ma soprattutto l&#8217;imperatore afferm\u00f2 \u00abche gi\u00e0 conosceva i nostri lavori e che ne possedeva uno magnifico\u00bb riferendosi alla spada. A Parigi si intensificano gli interessi di Alessandro circa i nuovi metalli, che nel corso del XIX secolo vengono via via identificati, estratti e utilizzati per incrementare la produzione industriale. \u00a0Particolare attenzione il Castellani rivolse alle nuove leghe per la saldatura. \u00c8 quanto emerge dalle sue numerose conferenze ed articoli, dati alle stampe tra il 1860 ed il 1880<sup><a href=\"#footnote_62_3635\" id=\"identifier_62_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un elenco completo delle pubblicazioni di Alfredo Castellani si rimanda a M.J. Strazzulla, Bibliografia, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 339-340.\">63<\/a><\/sup>, sia in Francia sia in Inghilterra e negli Stati Uniti, nei quali illustr\u00f2 le tecniche di lavorazioni antiche dell&#8217;oreficeria ed in particolare l&#8217;uso e la metodica di realizzazione della granulazione etrusca, un procedimento al quale dedico quasi tutta la sua esistenza<sup><a href=\"#footnote_63_3635\" id=\"identifier_63_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A tale propostito si rimanda a J. Ogden, La riscoperta dell&rsquo;arte perduta: Alessandro Castellani e la ricerca della precisione classica, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 159-172.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nove giorni dopo l&#8217;incontro con Napoleone III Alessandro diede una conferenza all&#8217;<em>Acad\u00e9mie des Inscriptionesed Belles Lettres<\/em> sull&#8217;oreficeria antica e la riscoperta della tecnica, mostrando inoltre numerosi monili prodotti a Roma<sup><a href=\"#footnote_64_3635\" id=\"identifier_64_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Castellani, M&egrave;moireadress&eacute; &agrave; Mesieursles membres de l&rsquo; Acad&eacute;mie des Inscriptiones ed Belles Lettressur la joaille riechez les anciens par M.A.Castellani, Parigi 1860.\">65<\/a><\/sup>; nel gennaio 1861, sempre a Parigi, present\u00f2 con un successo straordinario al <em>Salon des Arts-Unis<\/em> due grandi vetrine contenenti decine di monili. Una conferenza dal titolo <em>A memoir on the Jewellery of the Ancients <\/em>venne presentata l&#8217;anno seguente all&#8217;<em>Archeological Institute of London<\/em><sup><a href=\"#footnote_65_3635\" id=\"identifier_65_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Castellani, A memoir on the Jewellery of the Ancients, Proceedings at the Meeeting of the Archeological Institute, 5 luglio 1861, in &ldquo;Archeological Journal&rdquo;, 18, 1861, pp. 365-369.\">66<\/a><\/sup><em> <\/em>preceduta da una mostra di gioielli &#8220;archeologici&#8221;<sup><a href=\"#footnote_66_3635\" id=\"identifier_66_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La mostra fu tenuta presso una galleria privata in Jeremyn Street 66, a Londra.\">67<\/a><\/sup>, che gli spian\u00f2 la strada per il mercato britannico. Successo consolidato l&#8217;anno successivo con la presentazione di circa sessanta opere suddivise in tre sezioni: Greca, Etrusca e Romana accanto a manufatti in stile paleocristiano, bizantino e rinascimentale, nel padiglione italiano alla <em>Great London Exposition<\/em>. Le cronache del periodo, vista l&#8217;enorme affluenza di pubblico per ammirare le oreficerie Castellani, narrano della necessit\u00e0 un servizio d&#8217;ordine supplementare per una ottimale \u00abconservazione e per [la gestione] dell&#8217;ordine circostante\u00bb<sup><a href=\"#footnote_67_3635\" id=\"identifier_67_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Classic Jewellery, 1, in &ldquo;Jewellers, Goldsmiths, Silversmith and Watchmakers Monthly Magazine&rdquo;, I, 1863, p. 103; S. Weber Soros, Sotto ilbaldacchino&hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, p. 244, nota 18.\">68<\/a><\/sup><em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle versioni a stampa delle conferenze presentate da Alessandro a Parigi e Londra si evince quali furono i suoi specifici interessi nelle pi\u00f9 recenti scoperte scientifiche in fatto di metallurgia applicata che permisero di apportare alcune importati innovazioni tecniche nella produzione delle due botteghe a Roma e Parigi. \u00c8 ad esempio il caso della sostituzione per la produzione di monili a granulazione etrusca della lega saldante a base di borace con una sostanza a base di composti &#8220;arseniati&#8221;<sup><a href=\"#footnote_68_3635\" id=\"identifier_68_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Castellani, A memoir on the Jewellery of the Ancients, London 1861, p.6. Procedimento non comune sebbene gi&agrave; in uso dalla fine del XVII. L&rsquo;arsenico era usato in gioielleria sia come ossido (As2O3) sia come solfuro (As2S3). A causa della sua tossicit&agrave; di tali composti, il cui &nbsp;l&rsquo;utilizzo si protraesse fino ai primi del XX, venne sostituito con altri sostanze; J. Ogden, La riscoperta &hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp.165-166.\">69<\/a><\/sup>. Le indagini scientifiche realizzate negli ultimi venti anni su manufatti Castellani hanno inoltre messo in evidenza anche la presenza nelle leghe saldate utilizzate di altri minerali quali lo zinco, ma soprattutto il cadmio<sup><a href=\"#footnote_69_3635\" id=\"identifier_69_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il cadmio un metallo isolato per la prima volta nel 1817 come impurit&agrave; del carbonato di zinco in Germania da Friedrich Strohmeyer (1776-1835).\">70<\/a><\/sup>, il cui uso in oreficeria fu brevettato a Londra nel 1862, cio\u00e8 nello stesso anno in cui il Castellani risedette nella capitale inglese<sup><a href=\"#footnote_70_3635\" id=\"identifier_70_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Brevetto Britannico n. 1127, tramite agente Charles Abel a nome di Anselme Fontenay e Henri C. de Ruotz; J. Ogden, La riscoperta &hellip;, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp.165-166, nota 41, p. 174.\">71<\/a><\/sup>. Non stupisce quindi che Alessandro, impiantata l&#8217;attivit\u00e0 a Parigi nel 1860, abbia con entusiasmo deciso di sperimentale accanto anche il nuovo prezioso alluminio in uso negli <em>ateliers<\/em> parigini pi\u00f9 alla moda per la produzione di manufatti pregiati destinati a committenti estremamente facoltosi. Il gi\u00e0 citato tagliacarte ad <em>Angelo dalle grandi ali <\/em>in alluminio realizzato su disegno del principe Michelangelo Caetani, proveniente da Parigi quale dono per Pio IX, appare quindi quale importante testimonianza della poliedrica genialit\u00e0 di Alessandro Castellani e assurge a simbolo di una delle pi\u00f9 affascinati vicende dell&#8217;oreficeria italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una vita per l&#8217;oreficeria italiana tra tradizione e innovazione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1862, a soli due anni dal suo arrivo a Parigi, Alessandro fu costretto a fuggire dalla capitale francese a causa di una relazione con una donna sposata, Henriette Verdot Charlon; si trasfer\u00ec quindi a Napoli dove fond\u00f2 una bottega di oreficeria, in seguito diretta da Giacinto Melillo (1846-1915), che perpetu\u00f2 per anni e con grande successo lo stile della produzione di oreficeria archeologica nel solco della tradizione dei Castellani<sup><a href=\"#footnote_71_3635\" id=\"identifier_71_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Munn, Giacinto Melillo: a pupil of Castellani , in &ldquo;The connoisseur&rdquo;, 196 (1977), pp. 20-22\">72<\/a><\/sup>. Alessandro torn\u00f2 a Roma solo dopo l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia nel 1870, sebbene Napoleone III fosse riuscito a fargli ottenere la grazia dal governo papale, e continu\u00f2 il suo costante impegno politico e sociale nel solco delle grandi idee repubblicane mazziniane. Nella capitale del nuovo regno d&#8217;Italia svolse la sua attivit\u00e0 soprattutto nell\u2019ambito del mercato antiquario. Nel 1872 vendette al British Museum gioielli antichi e moderni provenienti da parte della sua quota ereditaria di pertinenza della collezione costituita dal padre Fortunato Pio<sup><a href=\"#footnote_72_3635\" id=\"identifier_72_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Simpson, &ldquo;La perfetta imitazione del lavoro antico&rdquo;: gioielleria antica e adattamenti Castellani, in I Castellani e l&rsquo;oreficeria archeologica&hellip;, 2005, pp. 177-199.\">73<\/a><\/sup>. Alessandro Castellani mor\u00ec a Napoli il 9 giugno del 1883<sup><a href=\"#footnote_73_3635\" id=\"identifier_73_3635\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bordenanche Battaglia &ndash; M. G. Gajo &ndash; G. Monsagrati, Castellani, 1978, s.v.\">74<\/a><\/sup> e ben rappresenta il XIX secolo al quale appartenne, pregno di grandi fermenti culturali, di ricerche, innovazioni, sperimentazioni, di grandi speranze nel futuro e sublimi ideali.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3635\" class=\"footnote\">Si desidera dedicare questo testo alla memoria di un caro amico, prematuramente scomparso, assieme al quale pi\u00f9 e pi\u00f9 volte conversammo e progettammo iniziative sulla famiglia orafa Castellani: il maestro Corrado di Giacomo, Camerlengo dell&#8217;Universit\u00e0 e Nobil Collegio degli Orafi Argentieri dell&#8217;Alma Citt\u00e0 di Roma.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3635\" class=\"footnote\">A questi va accostato il platino, scoperto nel 1736 in Colombia. I. Bellucci, A. Pelloux, M. Levi Malvano, s.v. <em>Platino<\/em>, in Enciclopedia Italiana (1935).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3635\" class=\"footnote\">S. Guido, <em>Percorsi di un materiale innovativo del XIX secolo: l\u2019alluminio dall\u2019oreficeria all\u2019architettura<\/em>, in \u201cMateriali e Strutture &#8211; Materia e innovazione\u201d, n.s. VI, 12 ( 2017), Roma 2017, pp. 9-28 con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3635\" class=\"footnote\">L&#8217;obelisco fu progettato da Robert Mills ed edificato tra il 1848-1888 ed \u00e8 posto nel <em>National Mall<\/em> a Washington, D.C. di fronte alla <em>White House<\/em>; si veda J. Bryan<em>, Robert Mills: America&#8217;s First Architect<\/em>, New York &#8211; Princeton 2001, con bibliografia precedente. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3635\" class=\"footnote\">La fusione avvenne presso la Fonderia Frishmuth di Philadelphia; C.Panseri, <em>Storia dello sviluppo industriale dell&#8217;alluminio e delle sue applicazioni<\/em>, Milano 1940, p. 32.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3635\" class=\"footnote\">M. Sheller, <em>Aluminum Dream: The Making of Light Modernity.<\/em> Cambridge (MA-USA) 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3635\" class=\"footnote\">J. Edwards, <em>Alfred Gilbert&#8217;s Aestheticism: Gilbert Amongst Whistler, Pater, Wilde, and Burne-Jones, <\/em>Aldershot 2006; C. Panseri, <em>Storia dello sviluppo\u2026, <\/em>1940, p. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3635\" class=\"footnote\">Il metallo venne isolato solo diciassette anni pi\u00f9 tardi, nel 1825, dal danese Hans Christian \u00d8rsted (1777-1851).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3635\" class=\"footnote\">Procedimento perfezionato dal suo successore Robert W. von Bunsen al Politecnico di Kassel.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3635\" class=\"footnote\">H. Sainte-Claire Deville, <em>L\u2019aluminium. Ses propri\u00e9t\u00e9s, sa fabrication et ses applications<\/em>, Paris1859.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3635\" class=\"footnote\"><em>English Patents for inventions<\/em> 1861, Londra 1861, p. 370.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3635\" class=\"footnote\"><em>Esposizione Italiana a Firenze tenuta nel 1861. Catalogo Ufficiale<\/em>, Firenze 1862, p. 193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3635\" class=\"footnote\">Q.R. Skrabec, <em>Aluminum in America<\/em>. <em>A History<\/em>, Jefferson (Missouri, USA) 2017, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3635\" class=\"footnote\">La scena \u00e8 stata immortalata da J.L. G\u00e9rome nel 1864 nel monumentale dipinto <em>R\u00e9ception des ambassadeurs du Siam par Napol\u00e9on III et l\u2019imp\u00e9ratrice Eug\u00e9nie<\/em>, oggi presso Ch\u00e2teau de Versailles.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3635\" class=\"footnote\">Si desidera vivamente ringraziare, per avermi fornito molto del materiale qui utilizzato, Michele Lustrino, il gentilissimo direttore del MUST (Museo Universitario di Scienze della Terra, nato dalla fusione dei tre musei storici di Geologia, Mineralogia e Paleontologia della Universit\u00e0 di Roma Sapienza); preme inoltre ringraziare i suoi cortesissimi collaboratori e colleghi del museo: Michele Macri e Flora Panzarino, quest&#8217;ultima inoltre autrice delle foto qui utilizzate. Si veda inoltre M. Lustrino, M. Macri, F. Panzarino, <em>Preciousdoesnotmean rare. A brief history of Al, <\/em>in \u201cThe M\u00fcnich Show, Mineralientage M\u00fcnchen\u201d<em>, <\/em>catalogo della mostra (Messe, Susstellung, Kongress, 28-30 ottobre 2016), M\u00fcnchen 2016, pp. 52-55.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3635\" class=\"footnote\">Sul verso della medaglia compare l&#8217;incisione: A S.S. PIE IX \/ ES. DE SUSSEX \/ HOMMAGE FILIAL.\/ ROME 1863. Pi\u00f9 in particolare si tratta del dono del chimico anglo-francese che fu uno dei protagonisti della messa a punto della produzione francese di alluminio alla met\u00e0 del secolo XIX; vedi S. Guido<em>, Percorsi di un\u2026, <\/em>2017, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3635\" class=\"footnote\">L&#8217;opera \u00e8 gi\u00e0 stata brevemente presentata da parte dello scrivente nel 2017 in: S. Guido<em>, Percorsi di un \u2026, <\/em>2017, pp. 16-17. Con l&#8217;occasione si intende dettagliare meglio l&#8217;attribuzione, grazie a questo scritto redatto in occasione del restauro del tagliacarte nell&#8217;autunno del 2016 e non dato precedente alle stampe. Un vivo ringraziamento alla professoressa Maria Concetta Di Natale per l&#8217;occasione qui concessa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3635\" class=\"footnote\">S. Walker, <em>La famiglia castellani da Fortunato Pio ad Alfredo<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica italiana<\/em>, catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 11 novembre 2005 \u2013 26 febbraio 2006) a cura di A.M. Moretti Sgubini &#8211; F. Boitani, Roma 2005, pp. 26-27; in relazione a questi esemplari di tagliacarte, in argento e in legno, si rimanda alle schede a p. 312.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3635\" class=\"footnote\">C. Fiorani, <em>Michelangelo Caetani e Alessandro Castellani. &#8220;L&#8217;antico gusto non piace che a pochi, a me piace infinitamente ed esclusivente&#8221;<\/em>, in <em>La camera delle meraviglie<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. Russo Tagliente &#8211; I. Caruso, Roma 2015, pp. 45-47, in particolare p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3635\" class=\"footnote\">Per le vicende circa l&#8217;Elmo reale si rimanda, con bibliografia precedente, a: S. Guido, <em>L&#8217;Oreficeria sacra dei Castellani in Vaticano<\/em>, in \u201cArchivium Sancti Petri &#8211; Bolletino d&#8217;archivio\u201d, a cura di D. Rezza, n. 17 (2011), Citt\u00e0 del Vaticano 2011, pp.22-23; si veda inoltre E. Settimi<em>, Elmo da parata di Umberto I<\/em>, in <em>L&#8217;armeria reale di Torino. Guida Breve <\/em>a cura di P. Venturoli, Torino &#8211; Londra 2001, p. 145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3635\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Roma (da ora in poi ASR), Fondo Castellani, b.196\/4 pp. 225-226.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3635\" class=\"footnote\">ASR, Fondo Castellani b.196\/4 p. 231.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3635\" class=\"footnote\">Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, inv. 86416; S.Weber Soros, <em>&#8220;Sotto il baldacchino della civilt\u00e0&#8221;: gioielli e metalli Castellani alle grandi esposizioni internazionali<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 209-210.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3635\" class=\"footnote\">Il tagliacarte in oro, alluminio, perle, rubino agata e calcedonio, misura cm 28,8 x 3,1, con il monogramma dello studio Castellani impresso sul manico. Collezione privata. S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026, <\/em>in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 60-61, 334 con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3635\" class=\"footnote\">Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, inv. 85326; L. Birzio Biroli Stefanelli, <em>Gioielli con intarsi e cammei. I Castellani e gli incisori romani<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 95-96. Si rimanda inoltre per le note biografiche sul noto incisore di gemme, di origine inglese, e stretto collaboratore dei Castellani a: L. Birzio Biroli Stefanelli, <em>Girardet, Giorgio Antonio<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 56, Roma2001<em>, <\/em>s.v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3635\" class=\"footnote\">Circa i tagliacarte si rimanda a S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 26-27; in relazione a questo tagliacarte si rimanda alla scheda 12, p. 312.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3635\" class=\"footnote\">G. Monsagrati, <em>Il nobile gentiluomo Michelangelo Caetani nella Roma dell&#8217;Ottocento<\/em>, in E. Ellis Caetani, <em>Alcuni ricordi di Michelangelo Caetani, Duca di Sermoneta, raccolti dalla sua vedova (1804-1862) e pubblicati pel suo centenario<\/em>, Roma 2005, pp. 1-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3635\" class=\"footnote\">M. Donati, <em>L&#8217;oreficeria: Michelangelo Caetani e i Castellani,<\/em> in <em>Palazzo Caetani. Storia, arte e cultura<\/em> a cura di L. Fiorani, Roma 2007, pp. 347-362.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3635\" class=\"footnote\">L&#8217;<em>Album blu<\/em> misura cm 45&#215;31; n. Inv. 1665. La Fondazione \u00e8 sita in Palazzo Caetani in via delle Botteghe Oscure in Roma. Altri esemplari sono stati pubblicati da M. Donati,<em> L&#8217;oreficeria\u2026, <\/em>2007, pp. 358-359.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3635\" class=\"footnote\">Si coglie l&#8217;occasione per elencare il numero di disegni relativi a suppellettili ecclesiastiche realizzate da Michelangelo Caetani nell&#8217; <em>Album blu<\/em>: dieci ostensori (2 ostensori a china nera, p. 1 v. ; 1 ostensorio a matita, p. 19r.; 1 ostensorio, solo la sfera raggiata, a china, p. 20v; 1 ostensorio a china, p. 23r; 4 ostensorio su un unico foglio, a china e acquarello, p. 24v.; 1 ostensorio a china, p. 26v.); tre candelieri (1 un candeliere matita e china, datato 1845, p.10v.; 1 un candeliere a matita, p. 20r.; 1 candeliere e tre luci a china e matita, p. 40r); quattro lampade votive (1 lampada votiva a china, nera priva di catenelle con stemma pontificio e chiavi, p. 2v.; 1 lampada votiva a china rossa, completa di cordini e attaccaglie p. 8v.; 1 lampada votiva a china nera, completa con raffigurazione di una grande aquila, p. 13v.; 1 lampada votiva a china, priva di catenelle con monogramma Maria sormontato da una corona p.20r.); croci di varie genere (1 croce greca a china per medaglione p.18r.; 1 croce a matita, da collo con anello, p. 21r.; 1 croce a matita per placchetta, p. 29v.; 3 croci matita e china su un unico foglio per placchette, p. 40v.; 1 croce a matita per placchetta, p. 40v.); un Agnus Dei a china rossa per medaglione polilobato p. 16r.; tre altarolo o &#8220;girandola della Pasqua&#8221; (1 altarolo a matita e china, con candelieri e monogramma raggiato di Maria, p. 29v.; 1 altarolo a matita con candelieri e grande croce centrale, p. 29v.; 1 altarolo a matita e matita rossa con candelieri, monogramma di Maria come base di una grande croce centrale, p. 30r.; una versione simile alla precedente ma da un ritaglio a stampa, con didascalia \u201cDISEGNO DELLA GIRANDOLA PER LA PASQUA DEL 1858 IMMAGINATO DA S. E. \/ IL SIG. D. MICHELANGELO CAETANI DUCA DI SERMONETA&#8221; p. 24r.) <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3635\" class=\"footnote\">S. Guido, <em>Il &#8220;calice Castellani&#8221; <\/em>in \u201cStudia Liberiana IV, Figura-Liturgia e Culto-Arte\u201d, a cura di M. Jagosz, Roma 2011, pp. 265-281, 403-412 con bibliografia precedente; S. Guido, <em>&#8220;Il Calice Castellani&#8221; della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma<\/em>, in <em>L&#8217;oro dei secoli dalla Collezione Castellani, <\/em>catalogo della mostra (Arezzo, Basilica di San Francesco, Basilica Inferiore, 16 aprile-2 novembre 2014) a cura di A. Russo Tagliente &#8211; I. Caruso, Roma 2014, pp. 39-41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3635\" class=\"footnote\">Altri disegni sono nel Lascito Castellani del Museo Artistico Industriale. F. Taglietti, <em>CILVI 3544*: un falso d&#8217;autore?<\/em>, in \u201cArcheologia classica\u201d, LIV, n.s.9 (2008), pp. 303-305.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3635\" class=\"footnote\">S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 25-27.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3635\" class=\"footnote\">Il disegno, a inchiostro di china, misura cm 18 x 6 e \u00e8 conservato a pagina 24r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3635\" class=\"footnote\">Il primo disegno a matita misura cm 26,2 x 6,8 ed \u00e8 conservato a p.7v.; il secondo a matita, mutilo della punta delle ali ma dal tratto meglio descrittivo dei dettagli e del due palme, misura cm 14,5 x 7 ed \u00e8 conservato a pagina 16v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3635\" class=\"footnote\">Uno, pi\u00f9 grande, misura cm 25 x 2,5, in legno chiaro con inciso M. CAETANI su ambo i lati, n.Inv. 1000. Il secondo, pi\u00f9 piccolo, misura cm 18 X 2,7 ed \u00e8 in legno scuro con inciso M. CAETANI su un solo lato, n. Inv 1001. Il terzo esemplare non \u00e8 rappresentato nella foto a corredo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3635\" class=\"footnote\">Uno, pi\u00f9 grande, misura cm 25 x 2,5, in legno chiaro con inciso M. CAETANI su ambo i lati, n.Inv. 1000. Il secondo, pi\u00f9 piccolo, misura cm 18 X 2,7 ed \u00e8 in legno scuro con inciso M. CAETANI su un solo lato, n. Inv 1001. Il terzo esemplare non \u00e8 rappresentato nella foto a corredo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3635\" class=\"footnote\">L&#8217;oggetto \u00e8 realizzato in legno chiaro, scurito sul fronte, e misura cm 26 x 4.5, n. Inv 997. Vedi F. Taglietti,\u00a0 <em>CILVI\u2026,<\/em>2008, p. 303 circa l&#8217;ipotesi del riconoscimento quale Minosse.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3635\" class=\"footnote\">Realizzato in legno scuro misura cm 31 X5,8, n. Inv 998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3635\" class=\"footnote\">Questo esemplare misura cm. 27, 5 x 5,2, n. Inv 996. Si coglie l&#8217;occasione per ringraziare la gentilissima Caterina Fiorani per la visione delle opere, il materiale archivistico relativo e le foto qui utilizzate.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3635\" class=\"footnote\">E. Ellis Caetani<em> Alcuni ricordi di Michelangelo\u2026, <\/em>2005, p. 124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3635\" class=\"footnote\">C. Fiorani, <em>Michelangelo\u2026, <\/em>in A. Russo Tagliente, I. Caruso, Roma 2015, pp. 45-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3635\" class=\"footnote\">F. Bartoccini, <em>Caetani, Michelangelo<\/em>, in <em>D<\/em><em>izionario Biografico degli Italiani<\/em>, 16, Roma 1973, s.v.; F. Bartoccini, <em>Lettere di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta: cultura e politica nella Roma di Pio IX<\/em>, Roma 1974. In\u00a0 memoria di Caetani e a suo nome venne istituita a Firenze una fondazione in Orsanmichele dedita alla lettura della Divina Commedia alla quale la vedova Enrichetta Ellis Caetani indirizz\u00f2 il prezioso libro di ricordi: E. Ellis Caetani, <em>Alcuni ricordi di Michelangelo<\/em>\u2026, 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3635\" class=\"footnote\">F.P. Castellani, <em>Ricerche chimico-tecnologiche sul colorimento detto Giallone delle manifatture di oro con alcun cenno sulle dorature dei bronzi, memoria dell\u2019orefice P.F. Castellani letta all\u2019Accademia dei Lincei il d\u00ec 10 agosto 1826, <\/em>in \u201cGiornale Arcadico di scienze, lettere e arti\u201d, XXIII, ottobre-dicembre (1826), pp. 62-90; S. Walker, <em>La famiglia Castellani \u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 23-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3635\" class=\"footnote\">G. Bordenanche Battaglia &#8211; M. G. Gajo &#8211; G. Monsagrati,<em>Castellani<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, 21, Roma 1978, s.v.;M.Donati, <em>L&#8217;oreficeria:Michelangelo\u2026, <\/em>2007, p. 348.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3635\" class=\"footnote\">Fortunato Pio, figlio dell&#8217;orafo Pasquale Castellani, nacque il 6 maggio del 1794; rimasto orfano all\u2019et\u00e0 di soli tre anni, non ebbe modo di apprendere dal padre l\u2019arte dell\u2019oreficeria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3635\" class=\"footnote\">G. C. Munn, <em>Les bijoutiers Castellani et Giulian: retour a l&#8217;antiqueau XIX si\u00e8cle<\/em>, Fribourg 1983; S. Walker, <em>La famiglia Castellani<\/em>\u2026, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3635\" class=\"footnote\">ASR (Archivio di Stato di Roma), Fondo Castellani, 196\/4, p. 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3635\" class=\"footnote\">S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 31-37. Oltre ad Alessandro ed Augusto e a cinque figlie femmine, Fortunato Pio ebbe un altro figlio maschio, Guglielmo. Nato nel 1836, egli divenne un abile ceramista. Le poche notizie che si hanno di lui riferiscono di una persona resa instabile dalla dipendenza dalla morfina. Mor\u00ec suicida nel 1896 nella sua casa di via in Lucina 10. G. Bordenanche Battaglia &#8211; M. G. Gajo &#8211; G. Monsagrati, <em>Castellani <\/em>1978, s.v.; S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 43).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3635\" class=\"footnote\">Weber Soror, <em>&#8220;<\/em><em>Sotto il baldacchino della\u2026, <\/em>in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 243. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3635\" class=\"footnote\">S. Guido, <em>L&#8217;Oreficeria sacra\u2026 <\/em>2011, p. 11-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3635\" class=\"footnote\">Fiorani, <em>Michelangelo Caetani e \u2026<\/em>, in A. Russo Tagliente &#8211; I. Caruso 2015, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3635\" class=\"footnote\">S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 63, nota 92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3635\" class=\"footnote\">S. Walker, <em>La famiglia Castellani\u2026<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 63, nota 92.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3635\" class=\"footnote\">L. Finocchi Ghersi, <em>\u201cIl moccolo che va avanti, fa lume per due\u201d: Pio IX, il marchese Campana e la vendita della collezione Camuccini<\/em>, in \u201cRivista dell\u2019Istituto Nazionale d&#8217;Archeologia e Storia dell&#8217;Arte\u201d, Pisa, Roma, 3, 2002 (2003), 57, pp. 355-379.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3635\" class=\"footnote\">G. Nadalini, <em>La collection Campana aumus\u00e9e Napol\u00e9on III et sa premi\u00e8re dispersion dans les mus\u00e9es fran\u00e7ais (1862-1863)<\/em><strong>, <\/strong>in \u201cJournal dessavant\u201d, 1998, II, 1, pp. 183-225; <em>Tesori antichi: i gioielli della collezione Campana<\/em>, catalogo della mostra (Roma Musei Capitolini 31 marzo &#8211; 25 giugno 2006, Milano 2006) a cura di F. Gaultier , C. Metzger, Milano 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3635\" class=\"footnote\">G. Munn<em> Castellani and Giuliano: Revivalist Jewellers of the Nineteenth Century<\/em>, New York -London 1984, pp. 87-88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3635\" class=\"footnote\">A. Castellani, <em>A Discourse on Ancient Jewerly<\/em>, in \u201cArt Journal\u201d, 8, 1869, p.129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3635\" class=\"footnote\">S. WeberSoros, &#8220;Sotto il baldacchino\u2026, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 201-203, 215-216.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3635\" class=\"footnote\">G. Munn, <em>Castellani and&#8230;, <\/em>1984, pp. 38-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3635\" class=\"footnote\">ASR, Famiglia Castellani, 18\/2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3635\" class=\"footnote\">Cos\u00ec come si evince dalle parole della Principessa riportate nella missiva di Alessandro \u201cdomani Luned\u00ec so per positivo che l&#8217;Imperator deve venire da voi per vedere le vostre cose: per\u00f2, come egli deve pranzar qu\u00ec da me questa sera, io vorrei che vedesse pure qui le vostre cose. Perci\u00f2 metto a vostra diposizione una bella camera e quanto oltro vi posso occorre a tale uopo\u201d. La lettera, conservata in forma di trascrizione presso ASR, Fondo Castellani 18\/2; O. Francisci-Osci, <em>Alessandro Castellani and Napoleon III<\/em>, in <em>Art the ape of nature : studies in honor of H. W. Janson, <\/em>a cura di M, Barasch, L. Freeman Sandler, P.Egan, New York 1981, pp. 631-638.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3635\" class=\"footnote\">Per un elenco completo delle pubblicazioni di Alfredo Castellani si rimanda a M.J. Strazzulla, <em>Bibliografia<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 339-340.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3635\" class=\"footnote\">A tale propostito si rimanda a J. Ogden, <em>La riscoperta dell&#8217;arte perduta: Alessandro Castellani e la ricerca della precisione classica<\/em>, in<em> I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 159-172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3635\" class=\"footnote\">A. Castellani, <em>M\u00e8moireadress\u00e9 \u00e0 Mesieursles membres de l&#8217; Acad\u00e9mie des Inscriptiones ed Belles Lettressur la joaille riechez les anciens par M.A.Castellani, <\/em>Parigi 1860.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3635\" class=\"footnote\">A. Castellani, <em>A memoir on the Jewellery of the Ancients, Proceedings at the Meeeting of the Archeological Institute,<\/em> 5 luglio 1861, in \u201cArcheological Journal\u201d<em>, <\/em>18, 1861, pp. 365-369.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3635\" class=\"footnote\">La mostra fu tenuta presso una galleria privata in Jeremyn Street 66, a Londra.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3635\" class=\"footnote\"><em>Classic Jewellery<\/em>, 1, in \u201cJewellers, Goldsmiths, Silversmith and Watchmakers Monthly Magazine\u201d, I, 1863, p. 103; S. Weber Soros, <em>Sotto ilbaldacchino<\/em>&#8230;, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, p. 244, nota 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3635\" class=\"footnote\">A. Castellani, <em>A memoir on the Jewellery of the Ancients<\/em>, London 1861, p.6. Procedimento non comune sebbene gi\u00e0 in uso dalla fine del XVII. L&#8217;arsenico era usato in gioielleria sia come ossido (As2O3) sia come solfuro (As2S3). A causa della sua tossicit\u00e0 di tali composti, il cui \u00a0l&#8217;utilizzo si protraesse fino ai primi del XX, venne sostituito con altri sostanze; J. Ogden, <em>La riscoperta \u2026, <\/em>in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp.165-166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3635\" class=\"footnote\">Il cadmio un metallo isolato per la prima volta nel 1817 come impurit\u00e0 del carbonato di zinco in Germania da Friedrich Strohmeyer (1776-1835).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3635\" class=\"footnote\">Brevetto Britannico n. 1127, tramite agente Charles Abel a nome di Anselme Fontenay e Henri C. de Ruotz; J. Ogden, <em>La riscoperta \u2026, <\/em>in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp.165-166, nota 41, p. 174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3635\" class=\"footnote\">G. Munn, <em>Giacinto Melillo: a pupil of Castellani<\/em> , in \u201cThe connoisseur\u201d, 196 (1977), pp. 20-22<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3635\" class=\"footnote\">E. Simpson, <em>&#8220;La perfetta imitazione del lavoro antico&#8221;: gioielleria antica e adattamenti Castellani<\/em>, in <em>I Castellani e l&#8217;oreficeria archeologica\u2026, <\/em>2005, pp. 177-199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3635\" class=\"footnote\">G. Bordenanche Battaglia &#8211; M. G. Gajo &#8211; G. Monsagrati, <em>Castellani<\/em>, 1978, s.v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3635\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>santeguido@hotmail.com Un tagliacarte di Alessandro Castellani su disegno di Michelangelo Caetani e l&#8217;utilizzo in oreficeria di un nuovo prezioso metallo: l&#8217;alluminio DOI: 10.7431\/RIV20082019 Tra gli <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3635\" title=\"Sante Guido\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3784,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3635"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3635"}],"version-history":[{"count":30,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3635\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3800,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3635\/revisions\/3800"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}