{"id":3599,"date":"2019-12-30T08:28:17","date_gmt":"2019-12-30T08:28:17","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3599"},"modified":"2020-06-30T06:26:23","modified_gmt":"2020-06-30T06:26:23","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3599","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@alice.it<\/p>\n<h2>Oreficeria sacra a Roma in et\u00e0 carolingia: i donativi di Leone III nel racconto del <em>Liber Pontificalis<\/em><\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV20012019<br \/>\n<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste  note<sup><a href=\"#footnote_0_3599\" id=\"identifier_0_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo testo propone, in forma abbreviata, l&rsquo;intervento tenuto  dalla sottoscritta in occasione della giornata di studi &ldquo;Leone III, Roma  e l&rsquo;Et&agrave; carolingia&rdquo; (Roma, Pontificia Universit&agrave; Gregoriana, 2 dicembre  2016).\">1<\/a><\/sup> riguardano un immenso patrimonio orafo che non esiste pi\u00f9, ma  del quale rimane una dettagliata e preziosa testimonianza in quella  straordinaria fonte letteraria che \u00e8 il <em>Liber Pontificalis<\/em>. Come  si sa, pressoch\u00e9 nulla rimane, a Roma, dell\u2019oreficeria d\u2019et\u00e0 carolingia:  unici esempi superstiti, risalenti alla committenza di Pasquale I  (817-824), sono il cofanetto cruciforme, gi\u00e0 contenente una pi\u00f9 antica  croce gemmata, e la custodia con una stauroteca ornata da smalti <em>cloisonn\u00e9es<\/em> con scene dell\u2019infanzia di Cristo<sup><a href=\"#footnote_1_3599\" id=\"identifier_1_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Iacobini, Aurea Roma:&nbsp;le arti preziose da Costantino all&rsquo;et&agrave; carolingia; committenza, produzione, circolazione, in Roma fra Oriente e Occidente,  atti della XLIX Settimana di studio del Centro Italiano di Studi  sull&rsquo;Alto Medioevo&rdquo; (Spoleto 2001), 2002, I, pp. 651-690 (in part. pp.  681-686\">2<\/a><\/sup>) (<a title=\"Fig.1. Oreficeria romana, primo quarto IX secolo, &lt;i&gt;Cofanetto e stauroteca con smalti&lt;\/i&gt;, Roma, cappella del Sancta Sanctorum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Sono opere che presentano un\u2019interpretazione romana  dell\u2019oreficeria sacra dove l\u2019apparato decorativo, apparentemente  modesto, rinuncia ad ogni preziosit\u00e0, tipico di lavori coevi,  privilegiando l\u2019aspetto narrativo dell\u2019ampio ciclo cristologico affidato  solo alle immagini sbalzate e alle\u00a0 figurazioni in smalto. Conservati  oggi nei Musei Vaticani, quei manufatti si trovavano in origine nel  Tesoro della cappella del Sancta Sanctorum al Laterano, racchiusi in un  armadio in legno di cipresso, commissionato da Leone III e tuttora <em>in situ<\/em><sup><a href=\"#footnote_2_3599\" id=\"identifier_2_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una  notevole sobriet&agrave; contraddistingue le pochissime testimonianze sfuggite  alla totale dispersione delle committenze di Leone III: oltre agli  sportelli dell&rsquo;armadio per conservare le reliquie del Sancta Sanctorum,  dalla lineare suddivisione geometrica, si ricordano alcuni manufatti  lapidei la cui decorazione ricorda la semplice eleganza dei marmi  paleocristiani; cfr. A. Ballardini, Scultura per l&rsquo;arredo liturgico nella Roma di Pasquale I: tra modelli paleocristiani e &ldquo;Flechtwerk&rdquo;, in Medioevo arte e storia, atti del convegno internazionale di studi (Parma 18-22 settembre 2007), a  cura di A. C. Quintavalle, Milano 2008, pp. 225-246 (in part. pp.  235-239).\">3<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Maestranze romane, fine IX secolo, &lt;i&gt;Armadio per reliquie&lt;\/i&gt;, Roma, cappella del Sancta Sanctorum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Ben pi\u00f9 significative le testimonianze  dell\u2019oreficeria d\u2019Oltralpe<sup><a href=\"#footnote_3_3599\" id=\"identifier_3_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una panoramica d&rsquo;insieme, cfr. J.P.  Caillet, L&rsquo;art carolingien, Paris 2005.\">4<\/a><\/sup> che contribuisce a delineare quel periodo di felice rinascita, definito \u2018rinascenza carolingia\u2019, e soprattutto \u2018<em>renovatio<\/em>\u2019,  che coincide con il regno di Carlo Magno, incoronato imperatore a Roma  nel Natale dell\u2019anno 800. Lo incorona papa Leone III, uno dei pi\u00f9  straordinari committenti di arti preziose destinate a ornare tutte le  chiese e gli edifici sacri di Roma. Gran parte della lunga vita di  questo pontefice narrata nel <em>Liber Pontificalis<\/em> \u00e8 dedicata  proprio all\u2019attivit\u00e0 di riedificazione e restauro di antichi edifici e  all\u2019incredibile serie di donazioni elargite alle chiese romane.  Tralasciando buona parte delle importanti vicende storiche del tempo, il  biografo si sofferma infatti sulla straordinaria munificenza del papa,  proponendo un interminabile elenco di doni: suppellettili preziose,  sculture ed elementi architettonici rivestiti di metalli pregiati,  tovaglie ricamate, veli e cortine intessuti di seta e d\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le  vicende sono narrate secondo l\u2019ordine cronologico dei registri di spese  della Tesoreria papale: ci\u00f2 ha consentito, assieme ai riferimenti pi\u00f9 o  meno espliciti alle vicende contemporanee, di ricostruire il  susseguirsi annuale degli eventi<sup><a href=\"#footnote_4_3599\" id=\"identifier_4_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla progressione cronologica, cfr.  H. Geertman, More veterum. Il Liber Pontificalis e gli edifici ecclesiastici di Roma,  Groningen 1975, pp. 37-70; tale studio offre una lunga e molto  dettagliata illustrazione della struttura della biografia di Leone III.  Sul calcolo dello svolgimento cronologico della vita del papa, cfr anche  L. Duch&egrave;sne, Le Liber Pontificalis. Texte, Iintroduction et Commentaire, Paris 1886-1892, II, I-III e C. H&uuml;lsen, Osservazioni sopra la biografia di Leone III nel &ldquo;Liber Pontificalis&rdquo;, in &ldquo;Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia&rdquo;,  I, 1923, pp. 107-119.\">5<\/a><\/sup>. Le donazioni elencate all\u2019inizio della vita di  Leone III vennero effettuate in realt\u00e0 durante gli ultimi tre anni del  pontificato di Adriano I: il futuro papa, infatti, era in quel tempo  incaricato della cura del <em>vestiarium<\/em> pontificio (l\u2019ufficio che  amministrava il tesoro papale), avendo assunto anche la responsabilit\u00e0  delle attivit\u00e0 edilizie e delle donazioni. L\u2019elenco, dunque, inizia con  l\u2019annualit\u00e0 792-93 (ricordando che la cronologia segue l\u2019indizione che  corre dal settembre al successivo agosto) per proseguire, senza  soluzione di continuit\u00e0, dall\u2019inizio del pontificato di Leone III, il 27  dicembre 795, fino alla morte del pontefice, il 12 giugno 816.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I numerosi studi incentrati negli ultimi decenni sui dati di cultura materiale presenti nel <em>Liber Pontificalis<\/em> permettono di ricostruire ipoteticamente l\u2019interno degli edifici sacri e  il loro arredo. Per quanto riguarda il tempo di Leone III, sono stati  studiati in modo dettagliato i materiali tessili<sup><a href=\"#footnote_5_3599\" id=\"identifier_5_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tovaglie, veli e  cortine sono stati studiati e catalogati in una ricerca, relativa ai  papati da Adriano I a Pasquale I, curata da Maria Andaloro; cfr. M.  Andaloro, Immagine e immagini nel Liber Pontificalis da Adriano I a Pasquale I, in Il Liber Pontificalis e la storia materiale, a cura di H. Geertman, in &ldquo;Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome&rdquo;, 60-61,  2001-2002, Roma 2003, pp. 45-103.\">6<\/a><\/sup>, mentre meno sistematiche, ancorch\u00e9  oggetto di contributi fondamentali<sup><a href=\"#footnote_6_3599\" id=\"identifier_6_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano, in particolare, H.  Geertman, More veterum&hellip;, 1975, pp. 37-70; P. Delogu, Oro e argento in Roma tra il VII e il IX secolo, in Cultura e societ&agrave; nell&rsquo;Italia medievale. Studi per Paolo Brezzi, Roma 1988, I, pp. 273-293; S. De Blaauw, Cultus et decor. Liturgia e architettura nella Roma tardoantica e medievale. Basilica Salvatoris, Sanctae Mariae, Sancti Petri, Citt&agrave; del Vaticano 1994; E. Ponzo, Donativi in metallo prezioso a Roma tra VII e IX secolo, in &ldquo;Arte medievale&rdquo; 2, 10, 1996, pp. 15-18; F. A. Bauer, Roma in epoca carolingia, in Carlo Magno a Roma, catalogo della mostra (Citt&agrave; del Vaticano, Musei Vaticani 16\/12\/2000-31\/03\/2001), Roma 2000, pp. 81-95; Arredi di culto e disposizioni liturgiche a Roma da Costantino a Sisto IV,  atti del colloquio internazionale (Roma 3-4 dicembre 1999), a cura di  S. De Blaauw, in &ldquo;Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome&rdquo;,  59, 2001; F. Guidobaldi, I cyboria d&rsquo;altare a Roma fino al IX secolo, ibidem, pp. 55-69; V. Saxer, Recinzioni liturgiche secondo le fonti letterarie, ibidem, pp. 71-79; A. Iacobini, Aurea Roma&hellip;, in Roma fra Oriente&hellip;, 2002, I, pp. 651-690; H. Geertman, Il fastigium lateranense e l&rsquo;arredo presbiteriale. Una lunga storia, in Il Liber Pontificalis&hellip;, 2003, pp. 29-44; C. Pavolini, L&rsquo; illuminazione delle basiliche: il Liber Pontificalis e la cultura materiale, ibidem, pp. 115-134; H. Geertman, Hic fecit basilicam: studi sul &ldquo;Liber Pontificalis&rdquo; e gli edifici ecclesiastici di Roma da Silvestro a Silverio, a cura di S. De Blaauw, Leuven 2004; M. Beghelli &ndash; J. Pinar Gil, Corredo e arredo liturgico nelle chiese tra VIII e IX secolo, in &ldquo;Jahrbuch des R&ouml;misch-Germanischen Zentralmuseums Mainz&rdquo;, 60, 2013, pp. 697-762 (disponibile su: http:\/\/www.academia.edu\/12459214\/Corredo_e_arredo_liturgico_nelle_chiese_tra_fine_VIII_e_inizio_IX_secolo).\">7<\/a><\/sup>,  sono state le ricerche su pi\u00f9 eterogenei argomenti relativi agli arredi  e alle suppellettili in metalli preziosi. A differenza dei tessili,  infatti, la cui definizione lessicale e la cui descrizione iconografica  ha consentito di ricostruirne tipologia e impiego, i manufatti in  metalli preziosi presentano una notevole variet\u00e0 tipologica e  definizioni terminologiche di cui \u00e8 spesso problematica una sicura  traduzione<sup><a href=\"#footnote_7_3599\" id=\"identifier_7_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il recente studio di Antonella Ballardini incentrato sulla  questione lessicale, offre ora un nuovo e importante contributo a questo  riguardo; cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina nomine. Nota sulla terminologia storico-artistica nel Liber Pontificalis, in La committenza artistica dei papi a Roma nel Medioevo,  a cura di M. D&rsquo;Onofrio, Roma 2016, pp. 381-439, Vanno anche ricordati  l&rsquo;utile traduzione inglese commentata della vita di Leone III: R. Davis,  The lives of the Eight-Century Popes: the ancient biographies of nine popes from A.D. 715 to A.D. 817, Liverpool 1992; nonch&eacute; il basilare riferimento offerto a tutt&rsquo;oggi dalla citata edizione critica curata da Louis Duch&egrave;sne, Le liber Pontificalis, II, 1892, pp. 1-48, testo impiegato per la stesura di queste note; i riferimenti saranno d&rsquo;ora in poi cos&igrave; abbreviati: L.P.,  98 [numero del capitolo relativo alla biografia di Leone III] e numero  dei paragrafi. Per le preziose ricostruzioni grafiche, cfr. Ch. Rohault  de Fleury, La Messe: &eacute;tudes arch&eacute;ologiques sur les monuments,  Paris 1883-1889 (in particolare, i volumi IV, V, VI).\">8<\/a><\/sup>. La totale  mancanza di esempi superstiti, poi, non consente confronti morfologici e  quindi l\u2019esatta individuazione di alcuni oggetti, il loro impiego e la  certa collocazione all\u2019interno degli edifici sacri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sopra accennato, la narrazione del <em>Liber Pontificalis<\/em> si snoda in ordine cronologico<sup><a href=\"#footnote_8_3599\" id=\"identifier_8_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per evitare ripetizioni,  nell&rsquo;illustrare le suppellettili oggetto di queste note si &egrave; scelto di  non seguire la successione cronologica della narrazione, ma di proporle  secondo raggruppamenti tipologici.\">9<\/a><\/sup>, cominciando dagli ultimi anni del  papato di Adriano I. Gi\u00e0 questo pontefice aveva intensificato la  quantit\u00e0 e la consistenza delle elargizioni alle chiese romane,  elargizioni che avrebbero poi raggiunto il culmine sotto Leone III, con  doni in metalli pregiati il cui ammontare \u00e8 stato calcolato in 22.100  libbre d\u2019argento (ca 7.227 chili) e 1446 libbre d\u2019oro (ca. 475 chili) <sup><a href=\"#footnote_9_3599\" id=\"identifier_9_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Delogu, Oro e argento in Roma&hellip;, in Cultura e societ&agrave;&hellip;, 1988,  p. 276.\">10<\/a><\/sup>. La meticolosa precisazione del peso del metallo prezioso \u00e8  la principale informazione relativa ai singoli manufatti dei quali sono  raramente forniti elementi descrittivi, mentre la diversit\u00e0 di peso ne  suggerisce la ricchezza e la maggiore o minore dimensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per  quanto riguarda la provenienza e la disponibilit\u00e0 del metallo prezioso,  va precisato che i pontefici potevano allora attingere a diverse fonti:  utilizzando il proprio patrimonio personale, reimpiegando materiali  preziosi preesistenti, ma soprattutto ricorrendo al reddito dei  patrimoni fondiari che assicurava un cospicuo afflusso di ricchezze  nelle casse papali, mentre ragguardevoli entrate erano garantite anche  dalle offerte dei pellegrini. Negli anni di Leone III, in particolare,  furono fondamentali le donazioni di Carlo Magno: oltre a quelle elargite  nell\u2019800 al momento della sua incoronazione<sup><a href=\"#footnote_10_3599\" id=\"identifier_10_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect;  24-25.\">11<\/a><\/sup>, invi\u00f2 a Roma, anche in altri periodi, ingenti quantitativi di  oro e di argento per arricchire chiese e basiliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per  tutto il medioevo San Pietro fu l\u2019edificio al centro del mecenatismo  dei pontefici e quindi anche di Leone III che nel corso del suo  ventennale papato incentr\u00f2 i suoi interessi di committente  principalmente sulla chiesa dedicata al principe degli apostoli. Le  donazioni interessarono naturalmente anche le altre basiliche e molte  chiese, alcune particolarmente care al papa come Santa Susanna di cui  Leone era stato presbitero e cardinale titolare. Di particolare  interesse \u00e8 la grande donazione dell\u2019anno 807, quando il papa volle  offrire una lampada d\u2019argento a ben centodiciassette degli edifici sacri  di Roma allora in funzione<sup><a href=\"#footnote_11_3599\" id=\"identifier_11_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un dettagliato commento sulla lista  dei doni dell&rsquo;807, cfr. H. Geertman, More veterum&hellip;, 1975, pp. 82-129. Sulle chiese che non compaiono nell&rsquo;elenco, cfr. R. Davis, The lives of the Eight-Century Popes&hellip;, 1992, pp.176-178.\">12<\/a><\/sup>. Ed \u00e8 significativo notare come per una donazione  cos\u00ec ingente siano state scelte le lampade, certamente non soo per la  loro indispensabile funzione pratica, quanto per il valore estetico e  simbolico espresso da quegli oggetti. Peraltro, le suppellettili per  l\u2019illuminazione offerte da Leone III sono tra le pochissime delle le  quali, oltre alla scarna elencazione di peso e tipologia, il biografo  sottolinei talora l\u2019importanza di illuminare la lettura dei sacri testi  con lo splendore della luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tenendo presente che il <em>Liber Pontificalis<\/em> consente una attendibile classificazione delle suppellettili per  l\u2019illuminazione solo fino al VI secolo, mentre per i secoli successivi  le distinzioni terminologiche e tipologiche sono molto pi\u00f9 indeterminate <sup><a href=\"#footnote_12_3599\" id=\"identifier_12_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Geertman, L&rsquo;illuminazione della basilica paleocristiana secondo il &laquo;Liber Pontificalis&raquo;, in Hic fecit basilicam&hellip;, 2004, pp.53-74; sull&rsquo;argomento cfr., inoltre, C. Pavolini, L&rsquo; illuminazione delle basiliche&hellip;, in Il Liber Pontificalis&hellip;,  2003, pp. 115-134.\">13<\/a><\/sup>, \u00e8 tuttavia possibile rilevare come le lampade che  ricorrono pi\u00f9 spesso tra i donativi di Leone III siano le corone, le  gabate e i canestri, cio\u00e8 quelle tradizionalmente in uso da tempo, la  cui diversa denominazione ne attesta differenze morfologiche e  decorative. Le corone erano lampade a olio a sospensione, d\u2019argento, a  volte dorato, talora fornite di \u2018delfini\u2019, cio\u00e8 bracci ondulati (da cui  il nome) che portavano i contenitori in vetro per il combustibile: la  tipologia doveva essere assimilabile a quella del lampadario in bronzo,  databile al IV secolo, proveniente dal complesso basilicale di Aquileia  (Aquileia, Museo archeologico nazionale) (<a title=\"Fig. 3. IV secolo, &lt;i&gt;Lampadario&lt;\/i&gt;, Aquileia, Museo archeologico nazionale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Le gabate, il cui nome  deriva dal latino <em>gabatha<\/em>, cio\u00e8 \u2018scodella\u2019, con evidente  allusione alla forma, sono citate pi\u00f9 volte per indicare lampade  pensili, isolate o raggruppate, prevalentemente preziose, d\u2019argento e  d\u2019oro, con decorazioni fuse o cesellate e con gemme. Tra i doni papali  ne \u00e8 citata una ornata da grifi dorati offerta alla chiesa di Santa  Susanna ed altre d\u2019oro, con rilievi e gemme, appese in San Pietro  davanti all\u2019immagine dell\u2019apostolo, raggruppate intorno alla pergola di  colonne vitinee davanti all\u2019altare maggiore, oppure pendenti parte nel  quadriportico e parte da un grande lampadario di bronzo al centro della  basilica<sup><a href=\"#footnote_13_3599\" id=\"identifier_13_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 9, 53, 34.\">14<\/a><\/sup>. A questa tipologia  appartiene la frammentaria lampada d\u2019argento di San Martino ai Monti <sup><a href=\"#footnote_14_3599\" id=\"identifier_14_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Riprodotta in A. Iacobini, Aurea Roma&hellip;, in Roma fra Oriente&hellip;, 2002,  tav.5.\">15<\/a><\/sup>, databile al V secolo, e gabate sono verosimilmente anche le  lampade riprodotte nei mosaici duecenteschi del Sancta Sanctorum  (<a title=\"Fig. 4. Mosaicisti romani, seconda met\u00e0 XIII secolo, &lt;i&gt;Fascia decorativa con lampade&lt;\/i&gt; (particolare), Roma, cappella del Sancta Sanctorum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Simili, forse di maggiori dimensioni, dovevano essere i  canestri, anche questi lampade a olio a sospensione, in argento talvolta  finemente cesellato, eventualmente dotati di pi\u00f9 luci e appesi in  gruppo per formare un insieme di lumi, che vengono offerti in gran  numero alle basiliche di San Pietro e di San Paolo<sup><a href=\"#footnote_15_3599\" id=\"identifier_15_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 56, 66, 68, 84.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per  la basilica vaticana vengono ricordati vari altri lampadari a pi\u00f9 luci,  magari appesi ad un\u2019altra struttura, come quello pendente da una grande  corona, e un altro sostenente a sua volta gabate, canestri e croci, e  collocato davanti al presbiterio<sup><a href=\"#footnote_16_3599\" id=\"identifier_16_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 8, 84.\">17<\/a><\/sup>. In qualche caso tali complessi lampadari presentano tipologie particolari e sono definiti <em>in modum retis<\/em> (a forma di rete) o <em>volubilem<\/em> (tortile)<sup><a href=\"#footnote_17_3599\" id=\"identifier_17_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Davis, The lives of the Eight-Century Popes&hellip;, 1992, p.229) traduce il termine volubilem (letteralmente = girevole) con twisted = tortile, a imitazione delle colonne.\">18<\/a><\/sup>, con corone e croci pendenti: vengono donati a San Pietro e a Santa Maria Maggiore<sup><a href=\"#footnote_18_3599\" id=\"identifier_18_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 95, 96, 110.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerose  sono le citazioni relative a candelieri d\u2019argento, pi\u00f9 o meno pesanti e  ornati, che, in San Pietro, erano posati a terra o sulle travi,  anch\u2019esse d\u2019argento, che delimitavano l\u2019area presbiteriale<sup><a href=\"#footnote_19_3599\" id=\"identifier_19_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 67, 100.\">20<\/a><\/sup>. Alle principali basiliche vengono donati anche  candelieri completati da lucerne con portacero, semplici o a doppio  lucignolo, destinati a illuminare l\u2019altare maggiore e l\u2019area  presbiteriale<sup><a href=\"#footnote_20_3599\" id=\"identifier_20_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 8, 34, 82, 83, 105, 110.\">21<\/a><\/sup>. Questi candelieri con lucerna sono presenti nelle miniature del tempo, come il <em>Salterio di Stoccarda<\/em> ed esemplificati da rari esempi superstiti<sup><a href=\"#footnote_21_3599\" id=\"identifier_21_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi le immagini riprodotte in M. Beghelli &ndash; J. Pinar Gil, Corredo e arredo&hellip;, in &ldquo;Jahrbuch des&hellip;&rdquo;, 2013, figg.28, 29, pp. 732-733.\">22<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. V-VI secolo, &lt;i&gt;Candeliere con lucerna&lt;\/i&gt;, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supporti  per ceri sono anche i cereostati, sempre molto preziosi, in argento  lavorato, fuso e cesellato, che, assieme a due lucerne a doppio  lucignolo, il papa dona alla basilica di San Paolo e alla basilica  vaticana: qui, sul ciborio dell\u2019altare maggiore vengono posti quattro  grandi cantari d\u2019argento con cereostati d\u2019argento dorato, mentre altri,  con lucerne a doppia luce, vengono posati presso il leggio per le sacre  letture<sup><a href=\"#footnote_22_3599\" id=\"identifier_22_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 59, 67.\">23<\/a><\/sup>. E un grandioso leggio \u00e8 citato  anche tra i donativi che Leone III offre alla basilica vaticana: si  trattava di un complesso manufatto d\u2019argento, del ragguardevole peso di  37 chili, che il commento \u00ab<em>mire magnitudinis et<\/em> <em>pulchritudinis decoratum<\/em>\u00bb  fa immaginare di straordinario impatto visivo, accentuato dal corredo  di candelieri e di lucerne prescritti per illuminare la lettura durante  le domeniche e le solennit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_23_3599\" id=\"identifier_23_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 67.\">24<\/a><\/sup>; il notevole peso  poteva indicare una sorta di ambone, come quello raffigurato in un  avorio del IX-X secolo (<a title=\"Fig. 6. Metz, fine X secolo, &lt;i&gt;Pannello eburneo con celebrazione liturgica: Introito&lt;\/i&gt; (particolare), Cambridge, Fitzwilliam Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le  centinaia di lampade e di candelieri accesi nelle basiliche e nelle  chiese riflettevano la loro luce sugli altari, sui cibori, sulle  porticine e i cancelli d\u2019accesso al presbiterio, sugli elementi  architettonici e sulle immagini, tutti manufatti realizzati in oro o in  argento o rivestiti in lamina d\u2019argento e argento dorato. E\u2019 oggi  veramente inimmaginabile l\u2019aspetto di quegli interni in cui la luce  naturale, filtrata dai vetri delle finestre, talvolta colorati, e la  luce di lampadari e candelieri si rifletteva sulle superfici in metallo  prezioso e sui tessuti di seta e d\u2019oro, evidenziando il gusto  altomedievale per le materie pregiate e per la loro luminosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come  gi\u00e0 i suoi predecessori, Leone III incrementa lo splendore degli  interni basilicali costruendo e rivestendo gli altari con argento e  argento dorato.<em> <\/em>Iniziando dal rinnovamento dell\u2019altare della  basilica lateranense negli anni 803-804, splendidamente ornato di  argento purissimo, nello stesso periodo le donazioni interessano San  Pietro, dove viene realizzato un apparato di straordinaria preziosit\u00e0:  infatti si rivestono con quasi 150 chili d\u2019oro non solo il fronte  dell\u2019altare, ma anche un\u2019immagine del Salvatore tra gli apostoli Pietro e  Paolo, nonch\u00e9 il pavimento della confessione, in precedenza gi\u00e0  arricchita da una <em>tabulam<\/em>, forse un paliotto, di oro purissimo;  vengono ricoperti d\u2019argento anche l\u2019altare del battistero e gli altari  di numerose altre cappelle<sup><a href=\"#footnote_24_3599\" id=\"identifier_24_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 51, 53, 34, 65, 66, 68, 84.\">25<\/a><\/sup>. E  un rivestimento d\u2019argento dorato ricevono gli altari di Santa Maria  Maggiore e di San Paolo<sup><a href=\"#footnote_25_3599\" id=\"identifier_25_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 69, 85.\">26<\/a><\/sup> dove vengono  anche coperti d\u2019oro la confessione e il fronte del relativo altare.  Un\u2019idea della ricchezza di tali apparati possono suggerirla il  rivestimento del celeberrimo altare di Sant\u2019Ambrogio, a Milano,  realizzato da orefici diretti da Vuolvinio negli anni 824-859, per  committenza del vescovo Angilberto, oppure il fronte d\u2019altare donato da  Carlo il Calvo all\u2019abbazia di St. Denis, perduto, ma riprodotto in un  dipinto tardo-quattrocentesco (<a title=\"Fig. 7. Maestro di St.Gilles, fine XV secolo, &lt;i&gt;La messa di sant\u2019Egidio&lt;\/i&gt;, Londra, National Gallery.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon07.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sugli  altari risplendevano i cibori, le strutture in marmo o in legno,  sostenute da colonne rivestite d\u2019argento, spesso dorato, talvolta \u2018<em>cum picturis <\/em>o <em>cum storiis<\/em>\u2019,  quindi con decorazioni figurate: la tipologia doveva essere simile a  quella del ciborio portatile di Arnolfo di Carinzia, databile intorno  all\u2019870<sup><a href=\"#footnote_26_3599\" id=\"identifier_26_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Iacobini, Aurea Roma&hellip;, in Roma fra Oriente&hellip;, 2002, p. 678; cfr., inoltre, F. Guidobaldi, I cyboria d&rsquo;altare&hellip;, in Arredi di culto&hellip;, 2001,  pp. 55-69.\">27<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 8. Oreficeria carolingia, 870 ca, &lt;i&gt;Ciborio portatile di Arnolfo di Carinzia&lt;\/i&gt;, Monaco, Schatzkammer der Residenz.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Leone III ne dona ben undici: i pi\u00f9 ricchi erano  quelli per San Paolo, con colonne magnificamente ornate, quello per San  Giovanni in Laterano, mirabilmente decorato con cancelli, colonnine e  storie dipinte, e quelli per alcuni altari di San Pietro, oltre che per  l\u2019altare maggiore della stessa basilica il cui nuovo ciborio, con  colonne d\u2019argento dorato, \u00ab<em>cum diversis storiis mire magnitudinis et<\/em> <em>pulchritudinis mirifice decoratum<\/em>\u00bb,  sostituiva una precedente struttura, risalente al pontificato di  Gregorio Magno e trasferita in Santa Maria Maggiore, che Leone III aveva  in precedenza arricchito con 4 statue di cherubini in argento dorato<sup><a href=\"#footnote_27_3599\" id=\"identifier_27_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 49, 88, 57, 86.\">28<\/a><\/sup>, forse simile al ciborio, sormontato da due  figure angeliche, che compare in un avorio databile tra IX e X secolo <sup><a href=\"#footnote_28_3599\" id=\"identifier_28_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. de Blaauw, Cultus et decor&hellip;, 1994, p. 543.\">29<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 9. Metz, fine X secolo, &lt;i&gt;Pannello eburneo con celebrazione liturgica: Sanctus (particolare)&lt;\/i&gt;, Francoforte, Liebighaus.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preziosi arredi dell\u2019area presbiteriale e delle confessioni erano le piccole porte (indicate nel testo latino col termine <em>rugae<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_29_3599\" id=\"identifier_29_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle diverse interpretazioni del termine ruga cfr L. Duch&egrave;sne, Le Livre Pontificalis, 1892, p. 34, nota 6; S. de Blaauw, Cultus et decor&hellip;, 1994, p. 541; R. Davis, The lives of the Eight-Century Popes&hellip;, 1992, p.180, nota 8; A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;,  2016, p. 415.\">30<\/a><\/sup> come le due, preziosissime, in oro puro, incrostate di  gemme, che il futuro papa offre per le confessioni di San Pietro e di  San Paolo<sup><a href=\"#footnote_30_3599\" id=\"identifier_30_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 3, 6.\">31<\/a><\/sup>, nel periodo precedente alla sua  ascesa al soglio pontificio. Oltre ad altre porticine realizzate o  ricoperte in argento per Santa Maria Maggiore e per San Giovanni in  Laterano, Leone III offre le porte ricoperte d\u2019argento per la cappella  del Presepe, ancora in Santa Maria Maggiore, e le porte in bronzo per  accedere alla cripta col corpo del Santo in San Paolo; inoltre fa  fondere, impiegando 514 chili di purissimo argento, i pesanti cancelli  all\u2019entrata del presbiterio e del vestibolo nella basilica vaticana <sup><a href=\"#footnote_31_3599\" id=\"identifier_31_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 4, 82, 63, 97, 48, 54.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notevoli  risorse vengono impiegate dal papa anche per impreziosire alcuni  elementi architettonici come le grandi travi, sottese all\u2019arco  trionfale, che verosimilmente sostituivano strutture come l\u2019antico <em>fastigium <\/em>lateranense:  viene quindi rivestita con pi\u00f9 di 475 chili d\u2019argento la trave sotto  l\u2019arco trionfale di San Paolo, e in purissimo argento vengono anche  ricoperte la trave collocata in San Pietro, all\u2019ingresso del vestibolo, e  la cornice sostenente un arco con croci gammate nel battistero<sup><a href=\"#footnote_32_3599\" id=\"identifier_32_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 59, 64, 65.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il  rivestimento d\u2019argento interessa anche gli arredi definiti \u2018archi\u2019, con  relative colonne, cornici e croci gammate, che compaiono al tempo di  papa Simmaco (498-514)<sup><a href=\"#footnote_33_3599\" id=\"identifier_33_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Guiglia, Il VI secolo: da Simmaco (498-514) a Gregorio Magno (590-604), in La committenza artistica &hellip;, 2016, pp. 110, 115.\">34<\/a><\/sup> per diventare, in et\u00e0 carolingia, elementi  tipici nell\u2019arredo delle chiese romane. Non \u00e8 chiaro cosa fossero questi  archi, ma dalla lettura del <em>Liber Pontificalis<\/em> ne risulta  evidente la funzione di sottolineare le aree pi\u00f9 significative  dell\u2019edificio sacro dove potevano essere impiegati anche per appendere  drappi preziosi<sup><a href=\"#footnote_34_3599\" id=\"identifier_34_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;,  2016, pp. 417-418.\">35<\/a><\/sup>. Erano dunque elementi di grande pregio che Leone  III dona in pi\u00f9 occasioni, unitamente alle colonne d\u2019argento che li  sostenevano e delle quali \u00e8 talvolta specificata la tipologia, come nel  caso delle otto coppie di colonne scanalate sostenenti otto archi,<em> <\/em>che  in San Pietro vengono poste ai lati della tomba dell\u2019apostolo e in cima  al presbiterio, o nel caso delle sei colonnine d\u2019argento dorato con  diverse storie dipinte (smalti?) sistemate all\u2019ingresso del vestibolo<sup><a href=\"#footnote_35_3599\" id=\"identifier_35_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 54, 87.\">36<\/a><\/sup>. Simili elementi architettonici d\u2019argento ornano anche  alcune cappelle della basilica vaticana dove sostenevano elementi  definiti \u2018travi leggere\u2019, forse impiegate per l\u2019esposizione di immagini <sup><a href=\"#footnote_36_3599\" id=\"identifier_36_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 35, 66; cfr. S. de Blaauw, Cultus et decor&hellip;, 1994, pp. 556-558; A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;, 2016, p. 410.\">37<\/a><\/sup>.<em> <\/em>Talvolta  archi e colonne concorrono alla realizzazione di complesse strutture  come quella formata da otto colonne d\u2019argento con due croci gammate e  due archi con cinque croci d\u2019argento e quindici gabate, quindi un  insieme di grande impatto decorativo, donato dal papa alla prediletta  chiesa di Santa Susanna<sup><a href=\"#footnote_37_3599\" id=\"identifier_37_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 9.\">38<\/a><\/sup>. E ancora insiemi di  archi e colonne argentei vengono offerti per il presbiterio di Santa  Maria Maggiore e alla chiesa di Santa Maria in Trastevere<sup><a href=\"#footnote_38_3599\" id=\"identifier_38_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 51, 83.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di  grande suggestione, all\u2019interno delle basiliche maggiori, dovevano  essere le immagini d\u2019oro, d\u2019argento e d\u2019argento dorato, gi\u00e0 presenti tra  i donativi dei papi che avevano preceduto Leone, a cominciare dal <em>donarium<\/em> di Costantino che coronava il <em>fastigium<\/em> lateranense<sup><a href=\"#footnote_39_3599\" id=\"identifier_39_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Geertman, Il fastigium lateranense&hellip;, in Il Liber Pontificalis&hellip;,  2003, pp. 29-44.\">40<\/a><\/sup>. Erano immagini tridimensionali o in rilievo,  realizzate in oro o in argento, oppure sculture lignee rivestite  d\u2019argento o argento dorato &#8211; presumibilmente simili a pi\u00f9 tarde immagini  quali la celebre Santa Fede di Conques o la Madonna di Essen (<a title=\"Fig. 10. Oreficeria ottoniana, 980 ca, &lt;i&gt;Madonna col Bambino&lt;\/i&gt;, Essen, Tesoro del Duomo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon10.jpg\">Fig. 10<\/a>) &#8211;  che erano esposte alla venerazione in posizione elevata e in prossimit\u00e0  dell\u2019area pi\u00f9 sacra dell\u2019edificio<sup><a href=\"#footnote_40_3599\" id=\"identifier_40_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla tipologia e la collocazione  di tali immagini, cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;,  2016, pp. 428-429.\">41<\/a><\/sup>. La basilica di San Paolo &#8211; alla quale, ancora  prima del pontificato (794-795), Leone III aveva donato un\u2019immagine del  Salvatore con i dodici apostoli &#8211; dopo il terremoto dell\u2019801, riceve  altre tre immagini d\u2019oro del Salvatore e dei santi Pietro e Paolo<sup><a href=\"#footnote_41_3599\" id=\"identifier_41_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 6, 31.\">42<\/a><\/sup>. Simili doni in oro vengono offerti, naturalmente, anche  alla basilica vaticana, a cominciare dal gi\u00e0 citato rivestimento  dell\u2019altare della confessione che comprendeva anche l\u2019immagine stante  del Salvatore, con gli apostoli Pietro e Paolo ai lati, entrambi con  corone preziose. Altrettanto rilevanti erano l\u2019immagine di san Pietro in  oro, mirabilmente ornata con gemme e posta \u2018dalla parte degli uomini\u2019  (un secolo prima, Sergio I (687-701) aveva donato una scultura analoga,  collocata \u2018dalla parte delle donne\u2019)<sup><a href=\"#footnote_42_3599\" id=\"identifier_42_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 54; sulla suddivisione degli spazi all&rsquo;interno dell&rsquo;edificio di culto, cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;, 2016, pp. 407-409.\">43<\/a><\/sup>, e quella, sempre in oro, del Salvatore, stante, sulla trave all\u2019ingresso del vestibolo<sup><a href=\"#footnote_43_3599\" id=\"identifier_43_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 57.\">44<\/a><\/sup>. Tra gli ultimi doni (814-815), il papa rinnova,  aggiungendo pi\u00f9 di 21 libbre d\u2019oro raffinato, le immagini, forse  clipeate, che raffiguravano il volto del Salvatore, della Madonna e dei  santi Pietro, Paolo, Andrea e Petronilla,<em> <\/em>collocate <em>ad corpus<\/em> nella cripta della basilica<sup><a href=\"#footnote_44_3599\" id=\"identifier_44_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 110.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre  immagini erano in argento dorato, come il Salvatore che, dopo il  terremoto dell\u2019801, viene posto sulla porta d\u2019ingresso di San Paolo e  che qualche anno dopo (804-5) sar\u00e0 affiancato da due angeli; l\u2019anno  seguente, il papa dona le immagini dei santi Pietro e Paolo per l\u2019altare  maggiore<sup><a href=\"#footnote_45_3599\" id=\"identifier_45_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 31, 58, 61.\">46<\/a><\/sup> e nel periodo 808-809,  viene registrata un\u2019altra immagine del Salvatore all\u2019ingresso del  vestibolo, forse un nuovo rivestimento per quella gi\u00e0 esistente, donata  dopo il terremoto. Per San Pietro erano in argento dorato due non meglio  definite immagini collocate sopra la porta maggiore offerte nell\u2019801,  oltre a quattro cherubini posti sopra i capitelli delle colonne del  ciborio, gi\u00e0 ricordato, che poi andr\u00e0 in Santa Maria Maggiore<sup><a href=\"#footnote_46_3599\" id=\"identifier_46_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.  nota 27 e fig. 8.\">47<\/a><\/sup>, tre immagini per l\u2019Oratorio della Santa Croce, e  varie statue di angeli<sup><a href=\"#footnote_47_3599\" id=\"identifier_47_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 34, 57, 66, 87.\">48<\/a><\/sup>; erano in  argento dorato, una impreziosita da gemme, anche tre immagini, non  meglio specificate, donate alla chiesa di Santa Maria in Trastevere<sup><a href=\"#footnote_48_3599\" id=\"identifier_48_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 83.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine  si ricordano le immagini in purissimo argento, come il gruppo col  Salvatore e i santi Pietro e Lorenzo, per la basilica dedicata a  quest\u2019ultimo, offerto l\u2019anno precedente alla salita al soglio  pontificio, e altre di cui non \u00e8 specificato il soggetto: tre per Santa  Susanna, cinque da porre sopra le porte maggiori di San Paolo, una in  piedi sotto il ciborio della cappella di Santa Petronilla<sup><a href=\"#footnote_49_3599\" id=\"identifier_49_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 5, 9, 58, 60.\">50<\/a><\/sup>. Il papa dona anche l\u2019agnello che versa acqua  posto al centro del battistero, circondato da colonne di porfido, che  aveva fatto ricostruire in San Pietro (805-806) e dove vengono collocate  altre tre immagini e una trave leggera con un arco d\u2019argento<sup><a href=\"#footnote_50_3599\" id=\"identifier_50_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 65.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E  d\u2019argento erano anche tre crocifissi, due offerti alla basilica  vaticana &#8211; uno posto al centro della navata e l\u2019altro, un po\u2019 pi\u00f9  piccolo, ma preziosamente ornato, presso l\u2019altare maggiore &#8211; e un altro,  dello stesso peso di quest\u2019ultimo e anch\u2019esso mirabilmente decorato,  alla basilica di San Paolo: non sappiamo come fossero queste opere, n\u00e9  se il Cristo sulla croce fosse reso o no in modo tridimensionale<sup><a href=\"#footnote_51_3599\" id=\"identifier_51_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  &sect; 39, 48, 97. Sui crocifissi donati da Leone III, cfr. G. Curzi, Tra Saraceni e Lanzichenecchi. Crocifissi monumentali di et&agrave; carolingia nella basilica di San Pietro, in &ldquo;Arte medievale&rdquo;, n.s., 2 (2004), pp. 15-28; K. Ch. Sch&uuml;ppel, The  stucco crucifix of Saint Peter&rsquo;s reconsidered: textual sources and  visual evidence on the renaissance copy of a medieval silver crucifix, in Old St Peter&rsquo;s, Rome,  a cura di R. McKitterick- J. Osborne- C. M. Richardson- J. Story,  Cambridge 2013, pp. 306-323; A. Ballardini, Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;, 2016, p. 423, nota 221.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verosimilmente  aniconiche, ma prevalentemente preziose e decorate, erano invece le  numerose croci d\u2019oro e d\u2019argento che Leone III dona a basiliche e  chiese, tipologicamente accostabili alla stauroteca vaticana che  l\u2019imperatore Giustino II aveva offerto alla citt\u00e0 di Roma tra il 565 e  il 578<sup><a href=\"#footnote_52_3599\" id=\"identifier_52_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Crux Vaticana o Croce di Giustino II,  Bollettini d&rsquo;archivio, 4-5, Citt&agrave; del Vaticano (SCV) 2009.\">53<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 11. Oreficeria bizantina, 565-578, &lt;i&gt;Croce di Giustino II&lt;\/i&gt;, Citt\u00e0 del Vaticano, Museo del Tesoro di San Pietro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon11.jpg\">Fig. 11<\/a>).  La prima citazione riguarda due croci d\u2019oro con gemme e aste d\u2019argento,  cio\u00e8 croci processionali non molto grandi infisse su aste d\u2019argento,  che all\u2019inizio del pontificato (797-798) il papa dona alla chiesa di  Santa Susanna; nello stesso periodo e alla stessa chiesa Leone offre  anche una croce, forse d\u2019argento, con un canestro a 16 luci<sup><a href=\"#footnote_53_3599\" id=\"identifier_53_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 9.\">54<\/a><\/sup>. La frequente associazione croce\/luci &#8211; che rimane viva per  tutto il medioevo e ancora in forme devozionali nei secoli successivi <sup><a href=\"#footnote_54_3599\" id=\"identifier_54_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A titolo di esempio, si cita la stauroteca quattrocentesca della  Parrocchiale di Montecosaro (MC); cfr. B. Montevecchi, Stauroteca con reliquie, in Ori e Argenti. Capolavori di oreficeria sacra nella provincia di Macerata,  a cura di M. Giannatiempo Lopez, Milano 2001, pp. 109-112.\">55<\/a><\/sup> &#8211; \u00e8  riscontrabile anche nella preziosa croce d\u2019oro lavorata a rilievo,  appesa alla pergola davanti all\u2019altare nella basilica vaticana assieme a  dodici candele, mentre presso l\u2019altare maggiore, veniva posta una  grande croce d\u2019argento dorato del ragguardevole peso di 7 chili<sup><a href=\"#footnote_55_3599\" id=\"identifier_55_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 49, 87.\">56<\/a><\/sup>. Anche alla basilica di San Paolo viene donata una  preziosa croce d\u2019oro da appendere alla pergola, e alla stessa basilica  il papa dona un elaborato insieme composto da una grande croce d\u2019oro  \u2018rosso\u2019 straordinariamente lavorata<sup><a href=\"#footnote_56_3599\" id=\"identifier_56_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 60. La croce &egrave; definita spanoclista: sul significato del termine, cfr. R. Davis, The lives of the Eight-Century Popes&hellip;, 1992, p. 205; lo stesso lemma, usato anche per un calice (L.P.,  98, &sect; 67), potrebbe riferirsi ad una tecnica di raffinamento dell&rsquo;oro o  ad una procedura usata in Spagna dove era rinomata l&rsquo;industria  mineraria dell&rsquo;oro.\">57<\/a><\/sup> e ornata di gemme preziose, con sopra altre tre  croci d\u2019oro. Anche tra i donativi a Santa Maria Maggiore sono registrate  una croce d\u2019oro, una croce con gabata, in argento purissimo, e un\u2019altra  croce d\u2019argento posta accanto al ciborio l\u00ec trasferito da San Pietro<sup><a href=\"#footnote_57_3599\" id=\"identifier_57_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 50, 83, 86. La croce d&rsquo;argento e quella d&rsquo;oro vengono ricollocate  ai lati dell&rsquo;altare al tempo di Pasquale I (817-824) ed entrambe sono  ancora ricordate in situ all&rsquo;inizio del XII secolo quando furono trafugate a seguito delle lotte civili del 1130; cfr. S. de Blaauw, Cultus et decor&hellip;, 1994, p. 392.\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri preziosissimi arredi erano i <em>regna<\/em>,  le corone votive pensili, d\u2019oro con gemme, che venivano appese davanti  agli altari: gli esempi pi\u00f9 celebri appartengono al tesoro visigoto di  Guarrazar<sup><a href=\"#footnote_58_3599\" id=\"identifier_58_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il tesoro &egrave; suddiviso tra il Museo Archeologico di Madrid e  il Museo di Cluny, a Parigi; cfr. G. Ripoll, Il tesoro di Guarrazar: la tradizione dell&rsquo;oreficeria nella tarda antichit&agrave;,  Roma 2004.\">59<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. Oreficeria visigota, VII secolo, &lt;i&gt;Tesoro di Guarrazar&lt;\/i&gt;, Madrid, Museo archeologico nazionale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon12.jpg\">Fig. 12<\/a>). Leone III ne offre alcune per le cappelle  nella basilica vaticana, una arricchita da una croce appesa al centro, e  altre, sempre in oro purissimo e gemme, vengono offerte per l\u2019altare  maggiore di Santa Maria in Trastevere e di Santa Maria in Domnica e,  nell\u2019ultimo anno di pontificato (815-16), per la chiesa dei Santi Nereo e  Achilleo e per le basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro<sup><a href=\"#footnote_59_3599\" id=\"identifier_59_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 55, 56, 62, 111, 112.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non  potevano mancare, tra i doni papali, i calici per la liturgia  eucaristica, realizzati sempre in metallo prezioso, prevalentemente  d\u2019oro e con gemme, spesso accompagnati dalla patena. Il primo citato tra  i donativi di Leone III \u00e8 un calice dorato e bordato d\u2019oro, offerto  all\u2019inizio del pontificato alla chiesa di Santa Prisca<sup><a href=\"#footnote_60_3599\" id=\"identifier_60_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 10.\">61<\/a><\/sup>. Molto pi\u00f9 preziosi erano i calici donati negli anni  successivi alla basilica vaticana e definiti \u2018speciali\u2019, forse perch\u00e9  destinati alle celebrazioni solenni, come quello d\u2019oro con diverse  pietre preziose, accompagnato dalla sua patena, entrambi del notevole  peso di pi\u00f9 di 9 chili ciascuno, e quello, di poco pi\u00f9 pesante, d\u2019oro e  sempre ornato con varie pietre preziose e completo di patena<sup><a href=\"#footnote_61_3599\" id=\"identifier_61_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 57, 67.\">62<\/a><\/sup>. Il papa dona anche un calice d\u2019oro con pietre preziose da usare nelle processioni stazionali<sup><a href=\"#footnote_62_3599\" id=\"identifier_62_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 84.\">63<\/a><\/sup>, cosa che ne giustifica il peso molto minore (peraltro  sempre superiore ai 4 chili), mentre il calice forse pi\u00f9 spettacolare \u00e8  quello che la basilica ricever\u00e0 negli anni 811-812, pesante pi\u00f9 di 10  chili, d\u2019oro con diverse pietre preziose, e a quattro lobi, dettaglio  forse riferibile alla forma del piede, completo di patena della quale,  pure, il testo sottolinea la mirabile decorazione<sup><a href=\"#footnote_63_3599\" id=\"identifier_63_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98,  &sect;.96.\">64<\/a><\/sup>. Meno importanti, ma sempre in purissimo argento, a volte  dorato, erano i calici con patena donati alla diaconia del Beato  Arcangelo e alla chiesa dei Santi Nereo e Achilleo<sup><a href=\"#footnote_64_3599\" id=\"identifier_64_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect;  88, 111.\">65<\/a><\/sup> e, infine, i ventiquattro calici per la comunione, offerti a  ciascuna regione di Roma per essere trasportati dagli accoliti durante  le processioni stazionali<sup><a href=\"#footnote_65_3599\" id=\"identifier_65_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 112. Il termine con cui sono definiti i calici &egrave; communicales: secondo L. Duch&egrave;sne  (Le Livre Pontificalis, 1892, p. 48, nota 129) servivano per la somministrazione del vino eucaristico.\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se  i vasi sacri fin qui ricordati erano certamente destinati alla liturgia  eucaristica, una funzione decorativa &#8211; o di lampada<sup><a href=\"#footnote_66_3599\" id=\"identifier_66_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Ballardini,  Stat Roma pristina&hellip;, in La committenza artistica &hellip;, 2016, p.  399.\">67<\/a><\/sup> &#8211; avevano i calici, donati in gruppo, per essere posati sulle  travi o appesi negli intercolumni lungo le navate delle chiese: una  collocazione che sembra ripresa in miniature coeve dove suppellettili  preziose pendono da una serie di arcate (<a title=\"Fig. 13. Miniatura carolingia, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 846, &lt;i&gt;Bibbia di Vivien&lt;\/i&gt;, Tavola di Canoni, f.327r (particolare), Parigi, Biblioteca nazionale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mon13.jpg\">Fig. 13<\/a>). San Pietro riceve dal  papa diciotto grandi calici di questo tipo, d\u2019argento dorato e bordati  con oro raffinato, da posare sulle travi d\u2019argento, e altri  sessantaquattro, d\u2019argento bordati d\u2019oro, da appendere tra le colonne  maggiori della basilica, a destra e a sinistra. Simili calici pensili  vengono offerti anche alla basilica di San Paolo: undici in purissimo  argento bordato d\u2019oro da appendere all\u2019arco trionfale e altri quaranta  da appendere, come in San Pietro, tra le colonne maggiori, a destra e a  sinistra<sup><a href=\"#footnote_67_3599\" id=\"identifier_67_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 49, 64, 67.\">68<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A  corredo del calice eucaristico, per eliminare eventuali impurit\u00e0 dal  vino da consacrare, veniva impiegato il colatoio, o cucchiaio colatoio,  che compare un\u2019unica volta tra i doni di Leone III, in argento dorato,  destinato alla chiesa di Santa Susanna<sup><a href=\"#footnote_68_3599\" id=\"identifier_68_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 9.\">69<\/a><\/sup>. Unica \u00e8  anche la citazione relativa a due coppie di acquamanili dorati,  impiegati durante il rito del lavabo, e destinati a San Pietro<sup><a href=\"#footnote_69_3599\" id=\"identifier_69_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 58.\">70<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In  metallo pregiato e gemme erano anche due legature di evangeliario che  il papa offre alla basilica vaticana, una particolarmente preziosa,  realizzata con pi\u00f9 di 5 chili d\u2019oro, ornata con gemme prasine (verdi),  gemme giacintine (azzurre) e perle<sup><a href=\"#footnote_70_3599\" id=\"identifier_70_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 57, 87.\">71<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Importante  oggetto liturgico per diffondere il fumo profumato dell\u2019incenso,  secondo una prassi cerimoniale di importante valore simbolico, \u00e8 il  turibolo. Leone III ne dona sette: il primo, offerto alla basilica  vaticana nel periodo precedente la salita al soglio pontificio, \u00e8 un  turibolo d\u2019oro che viene posto davanti al vestibolo dell\u2019altare il cui  peso, superiore ai 5 chili, fa ipotizzare che potesse essere una sorta  di braciere stabile cos\u00ec come i due, di cui non \u00e8 specificato il  materiale, ma verosimilmente di bronzo o d\u2019argento e pesanti pi\u00f9 di 30  chili, offerti alla chiesa di Santa Maria in Trastevere<sup><a href=\"#footnote_71_3599\" id=\"identifier_71_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 3, 83.\">72<\/a><\/sup>. Turiboli sospesi a catene per essere fatti oscillare  erano invece i molto pi\u00f9 leggeri turiboli d\u2019oro definiti \u2018<em>apostolatum<\/em>\u2019<sup><a href=\"#footnote_72_3599\" id=\"identifier_72_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P.,  98, &sect; 67, 68: termine era verosimilmente motivato dalla specifica  destinazione dei turiboli alle basiliche apostoliche; cfr. A.  Ballardini, Incensum et odor suavitatis: l&rsquo;arte aromatica nel Liber Pontificalis, in L&rsquo;Officina dello sguardo: scritti in onore di Maria Andaloro,  a cura di G. Bordi &ndash; I. Carlettini- M. L. Fobelli- M. R. Menna &ndash; P.  Pogliani, Roma 2014, I vol., pp. 263-270, in part. p. 266.\">73<\/a><\/sup>, donati a  San Pietro e a San Paolo. Dei due offerti alla basilica di San Paolo,  uno doveva essere sospeso sulla tomba dell\u2019apostolo, cos\u00ec come,  probabilmente, anche uno dei due donati alla basilica vaticana<sup><a href=\"#footnote_73_3599\" id=\"identifier_73_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli  scavi sotto la confessione di San Pietro hanno permesso di ritrovare un  chiodo che poteva servire da aggancio per il turibolo; cfr. Esplorazioni sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano,  a cura di B.M. Apollonj Ghetti-A. Ferrua S.I.- E. Josi- E. Kirschbaum  S.I., Citt&agrave; del Vaticano 1951, p. 200.\">74<\/a><\/sup>, mentre l\u2019altro doveva essere  impiegato nelle processioni stazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chiudere questa rassegna relativa al mecenatismo di Leone III, si  ricordano le due donazioni strettamente legate alla politica religiosa  del papa e cio\u00e8 gli scudi d\u2019argento con inciso il testo del <em>Credo <\/em>nella forma originaria elaborata durante il Concilio di Nicea<sup><a href=\"#footnote_74_3599\" id=\"identifier_74_3599\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.P., 98, &sect; 84, 85. Sui due scudi, cfr. A Sterk , The Silver Shields of Pope Leo III. A Reassessment of the Evidence,  in &ldquo;A Journal of Medieval and Renaissance Studies&rdquo;, University of  California, 19 (1), 1988 (disponibile su:  http:\/\/escholarship.org\/uc\/item\/3859m82c).\">75<\/a><\/sup>, con cui si affermava  l\u2019ortodossia della Chiesa romana. I pannelli vennero posti uno sopra  l\u2019ingresso della confessione di San Pietro e l\u2019altro sulla confessione  di San Paolo. Quest\u2019ultimo, visto nel 1123 da Pietro Abelardo e nel 1232  dal monaco Nicola Nettario, fu forse l\u2019ultimo superstite tra i  moltissimi donativi offerti da Leone III alle chiese romane e alle due  grandi basiliche <em>extra muros<\/em> che gi\u00e0 nell\u2019846, solo 30 anni dopo  la morte del papa, sarebbero state profanate e saccheggiate dei loro  tesori a seguito dell\u2019invasione saracena.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3599\" class=\"footnote\">Questo testo propone, in forma abbreviata, l\u2019intervento tenuto  dalla sottoscritta in occasione della giornata di studi \u201cLeone III, Roma  e l\u2019Et\u00e0 carolingia\u201d (Roma, Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, 2 dicembre  2016).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3599\" class=\"footnote\">Cfr. A. Iacobini, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/FDKPQJXUL1M99ARFYS5AF3FTY3G4DGD83IDAJJUKCGDDSEEGBG-10666?func=full-set-set&amp;set_number=505814&amp;set_entry=000003&amp;format=999\"><em>Aurea Roma:\u00a0le arti preziose da Costantino all\u2019et\u00e0 carolingia; committenza, produzione, circolazione<\/em><\/a>, in <em>Roma fra Oriente e Occidente<\/em>,  atti della XLIX Settimana di studio del Centro Italiano di Studi  sull\u2019Alto Medioevo\u201d (Spoleto 2001), 2002, I, pp. 651-690 (in part. pp.  681-686<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3599\" class=\"footnote\">Una  notevole sobriet\u00e0 contraddistingue le pochissime testimonianze sfuggite  alla totale dispersione delle committenze di Leone III: oltre agli  sportelli dell\u2019armadio per conservare le reliquie del <em>Sancta<\/em> <em>Sanctorum<\/em>,  dalla lineare suddivisione geometrica, si ricordano alcuni manufatti  lapidei la cui decorazione ricorda la semplice eleganza dei marmi  paleocristiani; cfr. A. Ballardini, <em>Scultura per l\u2019arredo liturgico nella Roma di Pasquale I: tra modelli paleocristiani e \u201cFlechtwerk\u201d<\/em>, in <em>Medioevo arte e<\/em> <em>storia<\/em>, atti del convegno internazionale di studi (Parma 18-22 settembre 2007)<em>, <\/em>a  cura di A. C. Quintavalle, Milano 2008, pp. 225-246 (in part. pp.  235-239).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3599\" class=\"footnote\">Per una panoramica d\u2019insieme, cfr. J.P.  Caillet, <em>L\u2019art carolingien<\/em>, Paris 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3599\" class=\"footnote\">Sulla progressione cronologica, cfr.  H. Geertman, <em>More veterum. Il Liber Pontificalis e gli edifici ecclesiastici di Roma<\/em>,  Groningen 1975, pp. 37-70; tale studio offre una lunga e molto  dettagliata illustrazione della struttura della biografia di Leone III.  Sul calcolo dello svolgimento cronologico della vita del papa, cfr anche  L. Duch\u00e8sne, <em>Le<\/em> <em>Liber Pontificalis<\/em>. <em>Texte, Iintroduction et Commentaire<\/em>, Paris 1886-1892, II, I-III e C. H\u00fclsen, <em>Osservazioni sopra la biografia di Leone III nel \u201cLiber Pontificalis\u201d<\/em>, in \u201c<em>Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia<\/em>\u201d,  I, 1923, pp. 107-119.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3599\" class=\"footnote\">Tovaglie, veli e  cortine sono stati studiati e catalogati in una ricerca, relativa ai  papati da Adriano I a Pasquale I, curata da Maria Andaloro; cfr. M.  Andaloro, <em>Immagine e immagini nel <\/em>Liber Pontificalis<em> da Adriano I a Pasquale I<\/em>, in <em>Il<\/em> Liber Pontificalis <em>e la storia materiale<\/em>, a cura di H. Geertman, in \u201c<a href=\"http:\/\/opac.regesta-imperii.de\/lang_en\/anzeige.php?reihe=Mededelingen+van+het+Nederlands+Instituut+te+Rome\">Mededelingen van het Nederlands Instituut te Rome\u201d, 60-61<\/a>,  2001-2002, Roma 2003, pp. 45-103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3599\" class=\"footnote\">Si vedano, in particolare, H.  Geertman, <em>More veterum\u2026<\/em>, 1975, pp. 37-70; P. Delogu, <em>Oro e argento in Roma tra il VII e il IX secolo<\/em>, in <em>Cultura e societ\u00e0 nell\u2019Italia medievale.<\/em> <em>Studi per Paolo Brezzi<\/em>, Roma 1988, I, pp. 273-293; S. De Blaauw, <em>Cultus et decor. Liturgia e architettura nella Roma tardoantica e medievale.<\/em> Basilica Salvatoris, Sanctae Mariae, Sancti Petri, Citt\u00e0 del Vaticano 1994; E. Ponzo, <em>Donativi in metallo prezioso a Roma tra VII e IX secolo<\/em>, in \u201cArte medievale\u201d 2, 10, 1996, pp. 15-18; F. A. Bauer, <em>Roma in epoca carolingia<\/em>, in <em>Carlo Magno a Roma<\/em>, catalogo della mostra (Citt\u00e0 del Vaticano, Musei Vaticani 16\/12\/2000-31\/03\/2001), Roma 2000, pp. 81-95; <em>Arredi di<\/em> <em>culto e disposizioni liturgiche a Roma da Costantino a Sisto IV<\/em>,  atti del colloquio internazionale (Roma 3-4 dicembre 1999), a cura di  S. De Blaauw, in \u201cMededelingen van het Nederlands Instituut te Rome\u201d,  59, 2001; F. Guidobaldi, <em>I cyboria d\u2019altare a Roma fino al IX secolo<\/em>, ibidem, pp. 55-69; V. Saxer, <em>Recinzioni liturgiche secondo le fonti letterarie,<\/em> ibidem, pp. 71-79; A. Iacobini, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/FDKPQJXUL1M99ARFYS5AF3FTY3G4DGD83IDAJJUKCGDDSEEGBG-10666?func=full-set-set&amp;set_number=505814&amp;set_entry=000003&amp;format=999\"><em>Aurea Roma<\/em><\/a>\u2026, in <em>Roma fra Oriente\u2026, <\/em>2002, I, pp. 651-690; H. Geertman, <em>Il <\/em>fastigium<em> lateranense e l\u2019arredo presbiteriale. Una lunga storia<\/em>, in <em>Il Liber Pontificalis\u2026<\/em>, 2003, pp. 29-44; C. Pavolini, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/1YV1S9D8LE2AR6BELJ455HBQV6PRMUJHHQVE1KMUIIDKFBA1FK-09407?func=full-set-set&amp;set_number=503688&amp;set_entry=000001&amp;format=999\"><em>L\u2019 illuminazione delle basiliche: il <\/em>Liber Pontificalis<em> e la cultura materiale<\/em><\/a>, ibidem, pp. 115-134; H. Geertman, <em>Hic fecit basilicam: studi sul \u201cLiber Pontificalis\u201d e gli edifici ecclesiastici di Roma da Silvestro a Silverio<\/em>, a cura di S. De Blaauw, Leuven 2004; M. Beghelli \u2013 J. Pinar Gil, <em>Corredo e arredo liturgico nelle chiese tra VIII e IX secolo<\/em>, in \u201cJahrbuch des R\u00f6misch-Germanischen Zentralmuseums Mainz\u201d, 60, 2013, pp. 697-762 (disponibile su: <a href=\"http:\/\/www.academia.edu\/12459214\/Corredo_e_arredo_liturgico_nelle_chiese_tra_fine_VIII_e_inizio_IX_secolo\">http:\/\/www.academia.edu\/12459214\/Corredo_e_arredo_liturgico_nelle_chiese_tra_fine_VIII_e_inizio_IX_secolo<\/a>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3599\" class=\"footnote\">Il recente studio di Antonella Ballardini incentrato sulla  questione lessicale, offre ora un nuovo e importante contributo a questo  riguardo; cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina nomine. <em>Nota sulla terminologia storico-artistica nel<\/em> Liber Pontificalis, in <em>La committenza artistica dei papi a Roma nel Medioevo<\/em>,  a cura di M. D\u2019Onofrio, Roma 2016, pp. 381-439, Vanno anche ricordati  l\u2019utile traduzione inglese commentata della vita di Leone III: R. Davis,  <em>The lives of the Eight-Century Popes: the ancient biographies of nine popes from A.D. 715 to A.D.<\/em> <em>817<\/em>, Liverpool 1992; nonch\u00e9 il basilare riferimento offerto a tutt\u2019oggi dalla citata edizione critica curata da Louis Duch\u00e8sne, <em>Le liber Pontificalis<\/em>, II, 1892, pp. 1-48, testo impiegato per la stesura di queste note; i riferimenti saranno d\u2019ora in poi cos\u00ec abbreviati: <em>L.P<\/em>.,  98 [numero del capitolo relativo alla biografia di Leone III] e numero  dei paragrafi. Per le preziose ricostruzioni grafiche, cfr. Ch. Rohault  de Fleury, <em>La Messe: \u00e9tudes arch\u00e9ologiques sur les monuments<\/em>,  Paris 1883-1889 (in particolare, i volumi IV, V, VI).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3599\" class=\"footnote\">Per evitare ripetizioni,  nell\u2019illustrare le suppellettili oggetto di queste note si \u00e8 scelto di  non seguire la successione cronologica della narrazione, ma di proporle  secondo raggruppamenti tipologici.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3599\" class=\"footnote\">P. Delogu, <em>Oro e argento in Roma\u2026<\/em>, in <em>Cultura e societ\u00e0\u2026, <\/em>1988,  p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7  24-25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3599\" class=\"footnote\">Per un dettagliato commento sulla lista  dei doni dell\u2019807, cfr. H. Geertman, <em>More veterum\u2026<\/em>, 1975, pp. 82-129. Sulle chiese che non compaiono nell\u2019elenco, cfr. R. Davis, <em>The lives of the Eight-Century Popes\u2026,<\/em> 1992, pp.176-178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3599\" class=\"footnote\">H. Geertman, <em>L\u2019illuminazione della basilica paleocristiana secondo il \u00ab<\/em>Liber Pontificalis\u00bb, in <em>Hic fecit basilicam\u2026<\/em>, 2004, pp.53-74; sull\u2019argomento cfr., inoltre, C. Pavolini, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/1YV1S9D8LE2AR6BELJ455HBQV6PRMUJHHQVE1KMUIIDKFBA1FK-09407?func=full-set-set&amp;set_number=503688&amp;set_entry=000001&amp;format=999\"><em>L\u2019 illuminazione delle basiliche<\/em><\/a><em>\u2026<\/em>, in <em>Il Liber Pontificalis\u2026<\/em>,  2003, pp. 115-134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 9, 53, 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3599\" class=\"footnote\">Riprodotta in A. Iacobini, <em>Aurea Roma\u2026<\/em>, in <em>Roma fra Oriente\u2026, <\/em>2002,  tav.5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 56, 66, 68, 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 8, 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3599\" class=\"footnote\">R. Davis, <em>The lives of the Eight-Century Popes\u2026,<\/em> 1992, p.229) traduce il termine <em>volubilem<\/em> (letteralmente = girevole) con <em>twisted <\/em>= tortile, a imitazione delle colonne.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 95, 96, 110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 67, 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 8, 34, 82, 83, 105, 110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3599\" class=\"footnote\">Vedi le immagini riprodotte in M. Beghelli &#8211; J. Pinar Gil, <em>Corredo e arredo\u2026<\/em>, in \u201cJahrbuch des\u2026\u201d, 2013, figg.28, 29, pp. 732-733.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 59, 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3599\" class=\"footnote\">L.P., 98, \u00a7 51, 53, 34, 65, 66, 68, 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 69, 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3599\" class=\"footnote\">A. Iacobini, <a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/FDKPQJXUL1M99ARFYS5AF3FTY3G4DGD83IDAJJUKCGDDSEEGBG-10666?func=full-set-set&amp;set_number=505814&amp;set_entry=000003&amp;format=999\"><em>Aurea Roma<\/em><\/a>\u2026, in <em>Roma fra Oriente\u2026, <\/em>2002, p. 678; cfr., inoltre, F. Guidobaldi, <em>I cyboria d\u2019altare\u2026<\/em>, in <em>Arredi di<\/em> <em>culto\u2026, <\/em>2001,  pp. 55-69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 49, 88, 57, 86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3599\" class=\"footnote\">S. de Blaauw, <em>Cultus et decor\u2026<\/em>, 1994, p. 543.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3599\" class=\"footnote\">Sulle diverse interpretazioni del termine <em>ruga<\/em> cfr L. Duch\u00e8sne, <em>Le Livre<\/em> <em>Pontificalis<\/em>, 1892, p. 34, nota 6; S. de Blaauw, <em>Cultus et decor\u2026<\/em>, 1994, p. 541; R. Davis, <em>The lives of the Eight-Century Popes\u2026<\/em>, 1992, p.180, nota 8; A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>,  2016, p. 415.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 3, 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3599\" class=\"footnote\">L.P., 98, \u00a7 4, 82, 63, 97, 48, 54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 59, 64, 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3599\" class=\"footnote\">A. Guiglia, <em>Il VI secolo: da Simmaco (498-514) a Gregorio Magno (590-604)<\/em>, in <em>La committenza artistica<\/em> \u2026, 2016, pp. 110, 115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3599\" class=\"footnote\">A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>,  2016, pp. 417-418.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 54, 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3599\" class=\"footnote\">L.P., 98, \u00a7 35, 66; cfr. S. de Blaauw, <em>Cultus et decor\u2026<\/em>, 1994, pp. 556-558; A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>, 2016, p. 410.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 51, 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3599\" class=\"footnote\">H. Geertman, <em>Il <\/em>fastigium<em> lateranense\u2026<\/em>, in <em>Il Liber Pontificalis\u2026<\/em>,  2003, pp. 29-44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3599\" class=\"footnote\">Sulla tipologia e la collocazione  di tali immagini, cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>,  2016, pp. 428-429.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 6, 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 54; sulla suddivisione degli spazi all\u2019interno dell\u2019edificio di culto, cfr. A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>, 2016, pp. 407-409.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 31, 58, 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3599\" class=\"footnote\">Cfr.  nota 27 e fig. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 34, 57, 66, 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 5, 9, 58, 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3599\" class=\"footnote\">L.P.,  \u00a7 39, 48, 97. Sui crocifissi donati da Leone III, cfr. G. Curzi, <em>Tra Saraceni e Lanzichenecchi. Crocifissi monumentali di et\u00e0 carolingia nella basilica di San<\/em> <em>Pietro<\/em>, in \u201cArte medievale\u201d, n.s., 2 (2004), pp. 15-28; K. Ch. Sch\u00fcppel, <em>The  stucco crucifix of Saint Peter&#8217;s reconsidered: textual sources and  visual evidence on the renaissance copy of a medieval silver crucifix<\/em>, in <em>Old St Peter\u2019s, Rome<\/em>,  a cura di R. McKitterick- J. Osborne- C. M. Richardson- J. Story,  Cambridge 2013, pp. 306-323; A. Ballardini, Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>, 2016, p. 423, nota 221.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3599\" class=\"footnote\"><em>La Crux Vaticana o Croce di Giustino<\/em> <em>II<\/em>,  Bollettini d\u2019archivio, 4-5, Citt\u00e0 del Vaticano (SCV) 2009. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3599\" class=\"footnote\">A titolo di esempio, si cita la stauroteca quattrocentesca della  Parrocchiale di Montecosaro (MC); cfr. B. Montevecchi, <em>Stauroteca con reliquie<\/em>, in <em>Ori e Argenti. Capolavori di oreficeria sacra<\/em> <em>nella provincia di Macerata<\/em>,  a cura di M. Giannatiempo Lopez, Milano 2001, pp. 109-112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 49, 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 60. La croce \u00e8 definita <em>spanoclista<\/em>: sul significato del termine, cfr. R. Davis, <em>The lives of the Eight-Century Popes\u2026,<\/em> 1992, p. 205; lo stesso lemma, usato anche per un calice (<em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 67), potrebbe riferirsi ad una tecnica di raffinamento dell\u2019oro o  ad una procedura usata in Spagna dove era rinomata l\u2019industria  mineraria dell\u2019oro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 50, 83, 86. La croce d\u2019argento e quella d\u2019oro vengono ricollocate  ai lati dell\u2019altare al tempo di Pasquale I (817-824) ed entrambe sono  ancora ricordate <em>in situ<\/em> all\u2019inizio del XII secolo quando furono trafugate a seguito delle lotte civili del 1130; cfr. S. de Blaauw, <em>Cultus et decor\u2026<\/em>, 1994, p. 392.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3599\" class=\"footnote\">Il tesoro \u00e8 suddiviso tra il Museo Archeologico di Madrid e  il Museo di Cluny, a Parigi; cfr. G. Ripoll, <em>Il tesoro di Guarrazar: la tradizione dell\u2019oreficeria nella tarda antichit\u00e0<\/em>,  Roma 2004. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 55, 56, 62, 111, 112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 57, 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 84.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98,  \u00a7.96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7  88, 111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 112. Il termine con cui sono definiti i calici \u00e8 <em>communicales:<\/em> secondo L. Duch\u00e8sne <em> <\/em>(<em>Le Livre<\/em> <em>Pontificalis, <\/em>1892, p. 48, nota 129) servivano per la somministrazione del vino eucaristico.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3599\" class=\"footnote\">A. Ballardini,  Stat Roma pristina\u2026, in <em>La committenza artistica \u2026<\/em>, 2016, p.  399.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P.,<\/em> 98, \u00a7 49, 64, 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 57, 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 3, 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>.,  98, \u00a7 67, 68: termine era verosimilmente motivato dalla specifica  destinazione dei turiboli alle basiliche apostoliche; cfr. A.  Ballardini, Incensum et odor suavitatis<em>: l\u2019arte aromatica nel <\/em>Liber Pontificalis, in <em>L\u2019Officina dello sguardo: scritti in onore di Maria Andaloro<\/em>,  a cura di G. Bordi &#8211; I. Carlettini- M. L. Fobelli- M. R. Menna &#8211; P.  Pogliani, Roma 2014, I vol., pp. 263-270, in part. p. 266.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3599\" class=\"footnote\">Gli  scavi sotto la confessione di San Pietro hanno permesso di ritrovare un  chiodo che poteva servire da aggancio per il turibolo; cfr. <em>Esplorazioni sotto la Confessione di San Pietro in<\/em> <em>Vaticano<\/em>,  a cura di B.M. Apollonj Ghetti-A. Ferrua S.I.- E. Josi- E. Kirschbaum  S.I., Citt\u00e0 del Vaticano 1951, p. 200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_3599\" class=\"footnote\"><em>L.P<\/em>., 98, \u00a7 84, 85. Sui due scudi, cfr. A Sterk , <em>T<\/em><em>he Silver Shields of Pope Leo III. A Reassessment of the Evidence<\/em>,  in \u201cA Journal of Medieval and Renaissance Studies\u201d, University of  California, 19 (1), 1988 (disponibile su:  http:\/\/escholarship.org\/uc\/item\/3859m82c).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_3599\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@alice.it Oreficeria sacra a Roma in et\u00e0 carolingia: i donativi di Leone III nel racconto del Liber Pontificalis DOI: 10.7431\/RIV20012019 Queste note1 riguardano un immenso <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3599\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3784,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3599"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3599"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3599\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3793,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3599\/revisions\/3793"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}