{"id":3438,"date":"2019-06-28T20:29:58","date_gmt":"2019-06-28T20:29:58","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3438"},"modified":"2019-12-30T08:16:32","modified_gmt":"2019-12-30T08:16:32","slug":"giuseppe-giugno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3438","title":{"rendered":"Giuseppe Giugno"},"content":{"rendered":"<p>giuseppegiugno_1@libero.it<\/p>\n<h2><em>Domina cultrixque virgo panormitana agri quisquinesis<\/em>. Il culto di Santa Rosalia nella Sicilia centrale attraverso l\u2019operato dei maestri argentieri<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV19052019<\/p>\n<p>I primi anni del Seicento sono caratterizzati in Sicilia dalla proliferazione del culto di Santa Rosalia come rimedio al dilagare in quel tempo della peste nell\u2019isola<sup><a href=\"#footnote_0_3438\" id=\"identifier_0_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;origine e diffusione del culto di Santa Rosalia in Sicilia si rimanda a G. G. Grevio, Thesaurus Antiquitatum et Historiarum Sicili&aelig;. Quo continentur Rarissimi &amp; Optimi Scriptores, qui nobilissimarum insularum, Sicili&aelig;, Sardini&aelig;, Corsic&aelig; et adjacentium Situm, Res gestas, Antiquitates &amp; Imperiorum vicissitudines memori&aelig; prodiderunt: Digerico ceptus Cura &amp; Studio, volumen decimum tertium, MDCCXXV, pp. 245-259. ((Sul significato del termine reliquia si veda V. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, VI, p. 112, sub voce Reliquiae. Per una sintesi della nascita del culto delle reliquie associato a quello dei martiri si veda A. Luciano, Santuari paleocristiani in Italia, Tesi di Dottorato in Scienze dell&rsquo;Antichit&agrave;, ciclo XXV, Universit&agrave; degli Studi di Udine, pp. 25-27; P. Brown, Il culto dei santi. L&rsquo;origine e la diffusione di una nuova religiosit&agrave;, Torino 2002 (ed. or. 1881); A. Grabar, Martyrium. Recherchessur le culte des reliques et l&rsquo;art chretien antique, Paris 1943. Sul culto di Santa Rosalia si veda V. Petrarca, Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et&agrave; spagnola, Palermo 2008.\">1<\/a><\/sup>. La diffusione della devozione si manifesta nello specifico dopo il febbraio del 1625, data del riconoscimento ufficiale dell\u2019autenticit\u00e0 delle sue reliquie ritrovate nella spelonca di monte Pellegrino<sup><a href=\"#footnote_1_3438\" id=\"identifier_1_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul significato del termine reliquia si veda V. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, VI, p. 112, sub voce Reliquiae. Per una sintesi della nascita del culto delle reliquie associato a quello dei martiri si veda A. Luciano, Santuari paleocristiani in Italia, Tesi di Dottorato in Scienze dell&rsquo;Antichit&agrave;, ciclo XXV, Universit&agrave; degli Studi di Udine, pp. 25-27; P. Brown, Il culto dei santi. L&rsquo;origine e la diffusione di una nuova religiosit&agrave;, Torino 2002 (ed. or. 1881); A. Grabar, Martyrium. Recherchessur le culte des reliques et l&rsquo;art chretien antique, Paris 1943. Sul culto di Santa Rosalia si veda V. Petrarca, Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et&agrave; spagnola, Palermo 2008.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal quel momento in poi si assiste alla propagazione della venerazione della santa, attestata dalle numerose vedute pittoriche agiografiche che la raffigurano nel suo patrocinio sui centri urbani a lei consacrati, come compare nell\u2019incisione di Gregorio Forstman del 1652 dal titolo <em>S. Rosalia Virgen Panormitana Avogada contra la peste<\/em>, assunta probabilmente a modello di altre vedute diffuse al tempo<sup><a href=\"#footnote_2_3438\" id=\"identifier_2_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. Barbera Azzarello, Raffigurazioni, Vedute e Piante di Palermo dal sec. XV al sec. XIX, Caltanissetta 2008, p. 89.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla produzione pittorica si aggiunge quella scultorea, con riferimento particolare ai reliquiari in argento e legno. Si tratta di opere, in alcuni casi attestate solo attraverso le fonti ed in altri casi ancor oggi esistenti, fondamentali per arricchire il gi\u00e0 denso novero di argentieri e manufatti artistici eseguiti da abili maestri al servizio della committenza ecclesiastica e di quella feudale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La memoria di Santa Rosalia viene documentata in tutto il territorio siciliano, ed in particolare, nella diocesi di Agrigento &#8211; \u00abnei luoghi del dominio temporale di lei, Bivona e Santo Stefano altre volte da lei liberati dalla peste\u00bb &#8211; attraverso l\u2019opera del gesuita Giordano Cascini del 1651<sup><a href=\"#footnote_3_3438\" id=\"identifier_3_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Cascini, Di S. Rosalia Vergine Palermitana libri tre. Nei quali si spiegano l&rsquo;Inventione delle Sacre Reliquie, la Vita solitaria e gli Honori, di lei. Con Aggiunta di tre&rsquo; Digressioni historiche, del Monte Pellegrino, ove visse e mor&igrave;: di suo Parentado, c&rsquo;hebbe discendenza dall&rsquo;Imperadore Carlo Magno, Palermo M.DC.LI, ff. 370-378.\">4<\/a><\/sup>. Nell\u2019elenco compaiono, oltre alle citt\u00e0 citate, i centri di Racalmuto, Cammarata, San Giovanni Gemini, Castronovo, Alessandria della Rocca, Grotte e Sciacca. Dalla lettura del lavoro emerge il rapporto che congiunge il culto di Santa Rosalia con la costruzione di chiese a lei dedicate, come chiaramente attestato a Santo Stefano di Quisquina, Cammarata, Sciacca e Racalmuto dove le fu, peraltro, intitolata la prima chiesa dell\u2019abitato. A ci\u00f2 si aggiunge la tradizione secondo cui ad Alessandria della Rocca la stessa santa si sarebbe manifestata nel 1625 ad \u00abuna semplice humile e divota Donna disegnando il luogo, dove volea, che le si facesse una chiesa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3438\" id=\"identifier_4_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Idem, Di S. Rosalia Vergine&hellip;, M.DC.LI, f. 376.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla costruzione di nuove fabbriche dal significato e potere \u201ctaumaturgico\u201d, il Cascini fornisce anche indicazioni sui reliquiari realizzati in quel tempo nei diversi centri per l\u2019ostensione alla pubblica venerazione delle reliquie della santa concesse dal cardinale Giannettino Doria a quanti ne facessero richiesta<sup><a href=\"#footnote_5_3438\" id=\"identifier_5_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un&rsquo;analisi dei caratteri dell&rsquo;agiografia traslativa si rinvia a N. Herrmann &ndash; Mascard, Les reliques dessaints. Formation coutumi&egrave;re d&rsquo;un droit, Paris 1975; M. Heinzelmann, Translations berichte und andere Quellendes Reliquien kultes, Turnhout 1979. Si suggerisce anche il rimando a F. Veronese, Reliquie in movimento. Traslazioni, agiografie e politica tra Venetiae Alemannia (VIII-X secolo), Tesi di Dottorato in Scuola di Dottorato di Ricerca in Scienze Storiche, ciclo XXIV, Universit&agrave; degli Studi di Padova, Universit&eacute; Paris 8 &ndash; Vincennes-Saint-Denis, p. 22.\">6<\/a><\/sup>. Interessa, a tal proposito, il riferimento ai reliquiari topici o \u2018parlanti\u2019, il cui messaggio non era soltanto associato alla reliquia custodita all\u2019interno, sovente relativa ad una parte del corpo riprodotta nell\u2019immagine del reliquiario antropomorfo, ma alla forza espressiva che manifestavano per via della rappresentazione fisica della santa. Tra i reliquiari a busto, diffusi in Sicilia nel periodo della Controriforma, che riproducono l\u2019immagine di Santa Rosalia si ricordano quello dell\u2019abbazia di San Martino delle Scale, eseguito dall\u2019argentiere Tommaso Avagnali nel 1625, e quelli dei musei diocesani di Mazara del Vallo dell\u2019argentiere Giovan Battista Accardo e di Palermo, opera di Bartolomeo Ferruccio del 1626<sup><a href=\"#footnote_6_3438\" id=\"identifier_6_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. Di Natale, Argentieri e miniatori a San Martino delle Scale, in L&rsquo;Abbazia di San Martino delle Scale, Storia, Arte, Ambiente, Atti del convegno a cura di A. Lipari, Palermo 1990, p. 136; Eadem, Santa Rosalia nelle arti decorative, Palermo 1991, pp. 39, 41. Sulla diffusione dei busti reliquiario in Sicilia di Santa Rosalia si rimanda a P. Russo, L&rsquo;&ldquo;evidenza dell&rsquo;invisibile&rdquo;. Busti reliquiario d&rsquo;argento in Sicilia tra XV e XVIII secolo, in Il tesoro dell&rsquo;isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo, a cura di S. Rizzo, vol. I, Giuseppe Maimone, Catania 2008, pp. 244; 250-251.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi si associano, probabilmente in quegli stessi anni, i reliquiari che il Cascini documenta a Bivona e a Santo Stefano di Quisquina, il primo dei quali oggi perduto, mentre il secondo conservato nella Chiesa Madre di San Nicola di Bari<sup><a href=\"#footnote_7_3438\" id=\"identifier_7_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. C. Di Natale, Santa Rosalia&hellip;, 1991, pp. 35, 39.\">8<\/a><\/sup>. In quest\u2019ultimo caso, la volont\u00e0 del committente, Giovanni Ventimiglia, di evidenziare l\u2019importanza delle reliquie custodite all\u2019interno emerge nell\u2019aspetto materiale del busto della santa raffigurata con lo sguardo rivolto verso l\u2019alto ed il capo coronato da una ghirlanda di rose. Sul piano tipologico, il manufatto ricorda il reliquiario a busto di Sant\u2019Oliva, conservato a Caccamo, datato tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, e si avvicina per quanto attiene all\u2019ovale del volto della santa al busto reliquiario di Santa Rosalia eseguito a Palermo nel 1687 dall\u2019argentiere Antonino Lo Castro su volont\u00e0 dell\u2019arcivescovo Jaime Palafox y Cardona per essere donato alla cattedrale di Siviglia<sup><a href=\"#footnote_8_3438\" id=\"identifier_8_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. Di Natale, Serpotta e le arti decorative, in Serpotta e il suo tempo, a cura di V. Abbate, Cinisello Balsamo 2017, pp. 77-78. Si veda anche P. Russo, L&rsquo;&ldquo;evidenza dell&rsquo;invisibile&rdquo;&hellip;, 2008, pp. 246-247.\">9<\/a><\/sup>. Destano interesse nel manufatto di Santo Stefano le lavorazioni a sbalzo e cesello su lamina sottile eseguite secondo un disegno decorativo che raffigura girali acantiformi, poste ad inquadrare la teca polilobata delle reliquie ubicata sul petto del busto delimitata dalla scritta \u00abDomina cultrixq.[ue] Sancta Rosalia virgo panormitana agri quisquinesis\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3438\" id=\"identifier_9_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. Cascini, Di S. Rosalia Vergine&hellip;, M.DC.LI, ff. 370-371. Sui reliquiari parlanti si rimanda a H. Keller, Zur Entstehung der sakralen Vollskulptur in der Ottonischen Zeit, in Festschrift f&uuml;r Hans Jantzen, Berlino 1951, pp. 71-90; B. Abou-El-Hai, The audience for the Medieval Cult of Saints, in &ldquo;Gesta&rdquo;, 30, n. 1 (1991), pp. 3-15; B. Drake Boehm, Body-part reliquaries: the state of research, in &ldquo;Gesta&rdquo;, vol. 36, n. 1 (1997), pp. 8-19; C. Hahn, The Voice of the Saints: speaking reliquaries, in &ldquo;Gesta&rdquo;, vol. 36, n. 1 (1997), pp. 20-31; M. Bagnoli, The stuff of Heaven. Materials and craftsmanship in medieval reliquaries, in Treasures of Heaven. Saints, relics and devotion in medieval Europe, catalogo della mostra a cura di M. Bagnoli &ndash; H. A. Klein &ndash; C. G. Mann &ndash; J. Robinson, Londra 2010, pp. 137-147.\">10<\/a><\/sup>. \u00c8 da osservare che una stella ad otto punte posta in asse con la teca delle reliquie arricchisce il mantello argenteo, esprimendo probabilmente sul piano iconologico il rimando alla condizione verginale della santa (<a title=\"Fig. 1. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Busto reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, XVII secolo, Santo Stefano di Quisquina, Chiesa Madre (part.), Ph. Giuseppe Giugno\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un inedito reliquiario \u201cparlante\u201d, oggi non pi\u00f9 esistente, viene documentato a Calascibetta nel 1752, in una nota di pagamento di 6 tar\u00ec versati dal tesoriere della Regia Matrice di San Pietro, don Salvatore Catanese, al poco noto <em>mastro<\/em> Salvatore Piazza \u00ab<em>per haver accomodato la statua seu reliquiario della Gloriosa Santa Rosalia di ditta Regia Matrice di San Pietro<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3438\" id=\"identifier_10_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Enna (da ora in poi ASEn), Not. A. Iemboli, b. 1813, f. 103r.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al manufatto citato, in Chiesa Madre era anche custodito un reliquiario ad ostensorio di Santa Rosalia in argento sbalzato e cesellato, databile alla prima met\u00e0 del XVIII secolo, ora esposto al Museo Diocesano di Caltanissetta, che presenta il ricettacolo porta reliquie, purtroppo ormai disperse, inglobato da girali fitomorfi e fiori in filigrana (<a title=\"Fig. 2. Argentiere  siciliano, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 XVIII secolo,   Caltanissetta,  Museo Diocesano, Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3. Argentiere  siciliano, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, prima met\u00e0 XVIII secolo,   Caltanissetta,  Museo &#9;Diocesano (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu03.jpg\">3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_11_3438\" id=\"identifier_11_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo un&rsquo;altra lettura dell&rsquo;opera, il reliquiario di Santa Rosalia proveniente da Calascibetta ed oggi conservato nel Museo Diocesano di Caltanissetta potrebbe essere stato eseguito alla fine del XVII secolo. Sull&rsquo;argomento si veda scheda 124, in Il Museo Diocesano di Caltanissetta, a cura di S. Rizzo, A. Bruccheri e F. Ciancimino, Caltanissetta 2001, p. 236.\">12<\/a><\/sup>. Il ricettacolo, innestato su un nodo a sezione poligonale scandito da nervature con terminazione a voluta delimitanti specchiature trapezoidali impreziosite da elementi floreali, si pone al di sopra di un piede con decoro foliaceo eseguito a cesello. Il manufatto, verosimilmente realizzato da argentiere siciliano, non presenta purtroppo n\u00e9 la bulla di garanzia n\u00e9 l\u2019indicazione dell\u2019autore a cui si deve la sua fattura<sup><a href=\"#footnote_12_3438\" id=\"identifier_12_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Catalogo delle Opere del Museo Diocesano &ldquo;Giovanni Speciale&rdquo; di Caltanissetta. Guida alle collezioni, a cura di F. Fiandaca, Caltanissetta 2013, pp. 87, 93.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel novero delle citt\u00e0 elencate dal Cascini mancano, tuttavia, alcuni centri della diocesi agrigentina dove la presenza del culto trova attestazione nel XVII secolo. Il primo di questi \u00e8 Caltanissetta dove \u00e8 documentato nel 1625 l\u2019arrivo di reliquie donate dall\u2019arcivescovo Doria a frate Carlo dell\u2019Ordine dei Minori Osservanti di San Francesco. Si trattava di tre frammenti ossei: \u00abtria fragmenta ossium unum ex costis lapidi annexum alterum ex homeris tertium ex capite femoris\u00bb, ai quali se ne aggiunse un ulteriore concesso al nisseno Francesco Parla, \u00abalium fragmentum fractum in duobus pectijs\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_3438\" id=\"identifier_13_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Caltanissetta (da ora in poi ASCl), Not. F. Volo, b. 1035, f. 111r II.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia frate Carlo che Francesco Parla donarono le reliquie alla confraternita nissena di San Paolino, ospitata nell\u2019omonima chiesa. Il riconoscimento canonico dei frammenti avvenne nella chiesa di San Michele Arcangelo, fuori citt\u00e0, ad opera del vicario foraneo Geronimo La Mammana: \u00abditta fragmenta existentia in ditta Ecclesia fore et esse eadem fragmenta ossium ex reliquijs Sancte Rosalee virginis panormitane\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3438\" id=\"identifier_14_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. F. Volo, b. 1035, f. 111r II.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">I resti mortali vennero collocati in un reliquiario, andato perduto, documentato nel 1766 tra i beni mobili della chiesa: \u00abreliquia di Santa Rosalia con onstenzorio (<em>sic<\/em>) d\u2019argento e piedi di rame\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_3438\" id=\"identifier_15_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Interessante &egrave; la lettura nello stesso inventario delle altre suppellettili sacre della chiesa come un ostensorio del Santissimo Sacramento dalla &laquo;sfera d&rsquo;argento con piede di rame&raquo;; due calici d&rsquo;argento: uno con piede anch&rsquo;esso argenteo e l&rsquo;altro di rame; una patena ed una chiave argentea &laquo;con sua scocca pel tabernacolo&raquo;; un&rsquo;immagine di &laquo;Cristo resuscitato con sua bandiera&raquo; e una &laquo;testa di Madonna con mani pell&rsquo;incontro&raquo; (ASCl, Not. F. N. Curcuruto, b. 3861, f. 19r). Sulla chiesa di San Paolino si veda G. Giugno, Pittori e scultori nella chiesa di san Paolino a Caltanissetta tra Cinquecento e Seicento, in &ldquo;Agor&agrave;. Periodico di cultura siciliana&rdquo;, 47, 2014, pp. 16-19.\">16<\/a><\/sup>, che doveva probabilmente presentare la reliquia contornata da un serto floreale caratterizzato dalle presenza delle rose: precipuo attributo iconografico della vergine palermitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il culto di Santa Rosalia \u00e8 anche documentato nel 1725 nella chiesa di Sant\u2019Antonino annessa al convento dei Minori Riformati, oggi non pi\u00f9 esistente, attraverso la donazione da monsignore Nicola Terzago, vescovo di Samaria e Narni, di numerose reliquie di santi, beati e martiri cristiani al frate minore Giacomo da Caltanissetta<sup><a href=\"#footnote_16_3438\" id=\"identifier_16_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Nicola Terzago vescovo di Narni si rimanda a F. Piantoni, Gli archivi del Capitolo della collegiata e della parrocchia di S. Maria Assunta di Otricoli e fondi aggregati, Foligno 2017, p. 85.\">17<\/a><\/sup>. I resti, condotti nella chiesa e racchiusi in una teca in oricalco \u00abcum christallis ex utraque parte in forma ovata funiculo serico coloris rubri colligato nostroque paruo in cera rubra hijspanica impresso sigillo pro maiori dictorum Sanctorum reliquiarum identitate\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_3438\" id=\"identifier_17_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A Caltanissetta, oltre alla chiesa di Sant&rsquo;Antonino viene attestato che nel 1719 l&rsquo;arcivescovo di Palermo Joseph Gasch don&ograve; al convento dei Minori Conventuali diverse reliquie della vergine palermitana collocate in un reliquiario argenteo in forma ovata andato perduto. Sul tema si veda Stato della citt&agrave; di Caltanissetta nel 1731 sotto l&rsquo;arciprete Giovanni Agostino Riva, a cura di G. Giugno, D. Vullo, Caltanissetta 2016, p. 323. Sulla chiesa di Sant&rsquo;Antonino dei Minori Osservanti si rimanda a G. Giugno, Il convento dei Minori Riformati di Sant&rsquo;Antonino a Caltanissetta, in Il Palazzo delle Poste. Dal Convento dei Riformati alla Banca del Nisseno. Fabbrica di cultura nel cuore della Sicilia, Caltanissetta 2018, pp. 11-23.\">18<\/a><\/sup>, potrebbero, come documentato in molte chiese dell\u2019ordine francescano, essere state in parte collocate in una lipsanoteca a fondale del Crocifisso ligneo ed in parte custodite in manufatti appositamente realizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur non essendo stata rinvenuta documentazione d\u2019archivio sulla presenza nella chiesa di Sant\u2019Antonino di un reliquiario di Santa Rosalia, \u00e8 verosimile pensare che l\u2019omologo manufatto argenteo conservato nel Museo Diocesano di Caltanissetta possa essere stato eseguito su volont\u00e0 dei Minori Riformati per custodire la reliquia della santa giunta nella loro chiesa nel 1725 (<a title=\"Fig. 4. Giuseppe Conoscenti, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1727, Caltanissetta,  Museo Diocesano, Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Tale ipotesi viene suggerita dall\u2019esecuzione dell\u2019opera nel 1727 &#8211; solo due anni dopo l\u2019arrivo dei frammenti ossei &#8211; e viene suffragata dal fatto che lo stesso reliquiario prima di giungere nel museo diocesano nisseno sia stato conservato nella chiesa di Santa Maria Maggiore o della Saccara: la stessa chiesa nella quale fu trasferito il culto patavino, e con esso verosimilmente anche parte degli arredi sacri che stavano nella chiesa riformata prima della sua demolizione nella prima met\u00e0 del Novecento. Nello specifico, l\u2019opera si caratterizza per il ricettacolo porta reliquie, purtroppo oggi disperse, contornato da rose e fogliame, eseguite a sbalzo e cesello (<a title=\"Fig. 5. Giuseppe Conoscenti, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1727, Caltanissetta, &#9;&#9;    Museo Diocesano (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Questo si innesta su un fusto segnato da un nodo ricoperto da elementi acantiformi posto su un secondo nodo con decori floreali e spigoli segnati da volti alati (<a title=\"Fig. 6. Giuseppe Conoscenti, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1727, Caltanissetta, &#9;&#9;    Museo Diocesano (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu06.jpg\">Fig. 6<\/a>) che funge da raccordo con il piede a \u00absezione mistilinea, con orlo modanato e decoro a foglie d\u2019acanto, collo dal piede tripartito da nervature a voluta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_3438\" id=\"identifier_18_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Catalogo delle Opere del&hellip;, 2013, p. 129.\">19<\/a><\/sup>, delimitanti specchiature trapezoidali che includono tre scudi, uno di essi riproducente l\u2019effigie di Santa Rosalia (<a title=\"Fig. 7. Giuseppe Conoscenti, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1727-1728, Caltanissetta, &#9;Museo Diocesano (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Sul bordo inferiore del reliquiario \u00e8 visibile il punzone con le lettere <em>GCN <\/em>dell\u2019argentiere Giuseppe Conoscenti<sup><a href=\"#footnote_19_3438\" id=\"identifier_19_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul profilo artistico dell&rsquo;argentiere Giuseppe Conoscenti si rimanda a S. Barraja, in Arti decorative in Sicilia, Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014,vol. I, p. 142, ad vocem.\">20<\/a><\/sup>, oltre alla bulla di garanzia con l\u2019aquila a volo alto &#8211; in uso dopo il 1715 &#8211; e la sigla <em>DLR27<\/em> riferita all\u2019orafo palermitano La Rosa Dimitrio, che nel 1727-1728 ricopre il ruolo di console degli argentieri (<a title=\"Fig. 8. Giuseppe Conoscenti, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1727-1728, Caltanissetta, &#9;&#9;Museo Diocesano (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu08.jpg\">Fig. 8<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_20_3438\" id=\"identifier_20_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, vol. II, p. 348, ad vocem.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella cittadina nissena, il culto della santa palermitana viene anche attestato da una chiesa a lei dedicata, fondata probabilmente nel Seicento dalla famiglia Garsia, che vantava il titolo di marchesi di Savochetta e baroni di Niscima dal nome del feudo dove sorge ancor oggi l\u2019edificio<sup><a href=\"#footnote_21_3438\" id=\"identifier_21_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui marchesi di Savochetta si veda F.M. Emanuele e Gaetani, Appendice alla Sicilia nobile, I, Palermo MDCCLXXV, pp. 425-426.\">22<\/a><\/sup>. La devozione dei Garsia si pone in relazione al diritto di patronato che la famiglia possedeva a Palermo su una cappella della chiesa del Santissimo Salvatore annessa all\u2019omonimo monastero. Si legge, infatti, che nel 1734 il marchese Carlo Pariggi e Garsia nomina il nisseno don Silvestro Lentini titolare di un beneficio ecclesiastico, non meglio precisato, fondato nel 1690 dalle monache Laura Francesca e Anna Battista Roselli nella cappella di San Biagio della chiesa citata, poi trasferito in quella di Santa Rosalia nello stesso edificio, per la celebrazione di messe a suffragio dell\u2019anima del defunto padre, il marchese Geronimo Garsia<sup><a href=\"#footnote_22_3438\" id=\"identifier_22_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCl, Not. B. Caccamo, b. 4573, f. 74v III.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la nuova chiesa parrocchiale edificata nell\u2019ex feudo di Niscima custodisce due reliquiari della vergine della Quisquina: uno ligneo, di fattura settecentesca proveniente da una chiesa della Sicilia orientale ed uno argenteo<sup><a href=\"#footnote_23_3438\" id=\"identifier_23_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il sacerdote Giuseppe Canalella asserisce che il reliquiario ligneo fu donato alla nuova chiesa parrocchiale di Santa Rosalia da una famiglia che lo condusse da Vittoria.\">24<\/a><\/sup>. Il primo presenta un ricettacolo ovale delimitato da un profilo modanato, con ricca decorazione di elementi fogliacei e rose, innestato su un piede a sezione mistilinea segnato da robuste nervature con terminazione a spirale acantiforme (<a title=\"Fig. 9. Intagliatore siciliano, &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, XVIII secolo, Caltanissetta, Chiesa di Santa Rosalia, Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reliquiario argenteo conservato nella stessa chiesa parrocchiale presenta un fusto ed un piede privi di decori, sui quali per\u00f2 si innesta un ricettacolo ovale impreziosito da fogliame e rose eseguite a sbalzo e cesello (<a title=\"Fig. 10. D\u2019Allio Stefano (attr.), &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1759-1760, Caltanissetta, Chiesa di Santa Rosalia, Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Sul piede si osserva il punzone con la sigla <em>P59<\/em> che rimanda ad Antonino Pensallorto, console degli argentieri nel 1759-1760 (<a title=\"Fig. 11. D\u2019Allio Stefano (attr.), &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1759-1760, Caltanissetta, Chiesa di Santa Rosalia (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_24_3438\" id=\"identifier_24_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Barraja, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo, saggio introduttivo di M. C. Di Natale, Palermo 1996, II ed. 2010, p. 77.\">25<\/a><\/sup>. Il marchio \u00e8 posto tra l\u2019aquila a volo alto della citt\u00e0 di Palermo ed un secondo punzone poco visibile dell\u2019argentiere che ne cur\u00f2 la fattura. Bench\u00e9 il riferimento all\u2019autore non sia ben leggibile, si riescono ad individuare le iniziali <em>SD<\/em> ripetute due volte sia nell\u2019intradosso che nell\u2019estradosso del piede del reliquiario, che potrebbero rimandare all\u2019argentiere D\u2019Allio Stefano, attivo a Palermo tra il 1729 e il 1776 (<a title=\"Fig. 12. D\u2019Allio Stefano (attr.), &lt;i&gt;Reliquiario di Santa Rosalia&lt;\/i&gt;, 1759-1760, Caltanissetta, Chiesa di Santa Rosalia (part.), Ph. Luca Miccich\u00e8.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/giu12.jpg\">Fig. 12<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_25_3438\" id=\"identifier_25_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Barraja in Arti decorative&hellip;, 2014,vol. I, p. 163, ad vocem. Il reliquiario potrebbe essere appartenuto alla famiglia Barrile. Del resto &egrave; noto che la stessa conservasse in casa anche un dipinto raffigurante Santa Rosalia, oggi custodito in una collezione privata, del pittore nisseno Vincenzo Roggeri eseguito sul modello della pala che riproduce la Madonna con Bambino, Santa Rosalia e Sante monache della chiesa nissena di Sant&rsquo;Agata, attribuita allo stesso pittore da Felice Dell&rsquo;Utri. Sull&rsquo;argomento si veda F. Dell&rsquo;Utri, Vincenzo Roggeri. Pittore siciliano del XVII secolo, Caltanissetta 2004, pp. 45-46.\">26<\/a><\/sup>. Desta attenzione, inoltre, nella parte intradossale del piede il segno di una stella, simile a quella che decora il petto del busto reliquiario di Santo Stefano di Quisquina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella topografia sacra del Cascini dedicata a Santa Rosalia manca tra i centri della diocesi agrigentina la <em>terra <\/em>di Delia. Tale assenza pu\u00f2, tuttavia, essere motivata dal fatto che il culto della santa vi giunse dopo la stampa del lavoro del gesuita, probabilmente a fine secolo col matrimonio nel 1698 di Anna Maria Lucchese con Ferdinando Francesco Gravina. Tale possibilit\u00e0 viene suggerita da un inedito reliquiario della vergine della Quisquina dal carattere monumentale, ancor oggi custodito nella Chiesa Madre di Santa Maria di Loreto, sul quale compare la bulla di garanzia con l\u2019aquila a volo basso e la scritta <em>R.U.P.<\/em> (<em>Regia Urbs Panormi<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_26_3438\" id=\"identifier_26_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il punzone con l&rsquo;aquila ad ali abbassate fu usato a Palermo dal 1459 sino alla fine del XVII secolo. Si veda M. Accascina, I marchi delle Argenterie e Oreficerie Siciliane, Trapani 1976, pp. 21, 44-45.\">27<\/a><\/sup>. Assieme alla bulla si legge il punzone con la sigla <em>PC94<\/em>, riferibile a Placido Caruso console degli argentieri nel 1694-1695<sup><a href=\"#footnote_27_3438\" id=\"identifier_27_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Egrave; doveroso ringraziare la prof.ssa Maria Concetta Di Natale per aver suggerito nella lettura del punzone del reliquiario il rimando al console Placido Caruso. Per un ulteriore approfondimento su Placido Caruso si veda anche la scheda di S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, vol. I, p. 154.\">28<\/a><\/sup>. In assenza del marchio dell\u2019argentiere, si pu\u00f2 ipotizzare che l\u2019autore dell\u2019opera coincida con la figura dello stesso Caruso. Il ricettacolo ovale del reliquiario si inserisce in una cornice lavorata a sbalzo e cesello secondo un disegno che raffigura fogliame e rose. Le fa da contorno un ricco traforo di girali di acanto, in prossimit\u00e0 delle quali si saldano figure di cherubini, fogliame, rose eseguite a sbalzo su lamina sottile, turgidi grappoli di frutta e putti. Quest\u2019ultimi inquadrano nella parte sommitale la figura della santa riprodotta col tipico attributo iconografico delle rose e con uno stelo di giglio nella mano sinistra. Il piede del reliquiario ha sezione mistilinea, con orlo modanato e decoro a foglie d\u2019acanto e presenta un collo tripartito da nervature acantiformi con terminazione a voluta che marcano campi segnati da figure alate. La parte inferiore del manufatto si raccorda col ricettacolo mediante un fusto con nodo tripartito da spigoli, sui quali si stagliano foglie d\u2019acanto che individuano specchiature nelle quali sono rappresentate tre frecce spezzate: chiaro rimando alla liberazione dal flagello della peste operata dalla santa palermitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nella cittadina dei Gravina di Palagonia, il riferimento al culto di Santa Rosalia compare anche in una cornice lignea di fine Seicento tardo barocca per icona dai bordi frastagliati conservata nella Chiesa Madre. La qualit\u00e0 del suo intaglio ricorda opere documentate in Sicilia tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, come la custodia di Pietro Bencivinni realizzata nel 1710 per la Badia Nuova di Polizzi Generosa o la consolle della chiesa del Crocifisso di Calatafimi<sup><a href=\"#footnote_28_3438\" id=\"identifier_28_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia Rosalia Francesca Margiotta per i preziosi consigli forniti sullo studio della cornice tardo barocca della Chiesa Madre di Delia. Sulla custodia di Polizzi Generosa si rimanda a S. Anselmo, Da Giovan Pietro Ragona a Pietro Bencivinni, in Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco, a cura di T. Pugliatti &ndash; S. Rizzo &ndash; P. Russo, Catania 2012, p. 271. Per un confronto dell&rsquo;intaglio della cornice di Delia con la consolle della chiesa del Crocifisso di Calatafimi si veda G. Bongiovanni-V. Menna, La scultura e l&rsquo;intaglio in legno a Trapani e nel trapanese, in Manufacere et scolpire&hellip;, 2012, pp. 303-304, 307.\">29<\/a><\/sup>. Sul piano stilistico essa \u00e8 inquadrabile tra le cornici dette \u201cSansovino\u201d adorne di festoni, fiori, cartigli e mascheroni<sup><a href=\"#footnote_29_3438\" id=\"identifier_29_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla cornice di tipo &ldquo;Sansovino&rdquo; si veda M. Mastrapasqua &ndash; F. Canto, Cornici XV-XVIII secolo-Frames 15th\/18th century, Roma 2015. Si segnala anche il contributo di E. Riccobene, Lo sviluppo storico-artistico nelle chiese di Delia, Caltanissetta 2015, p. 89.\">30<\/a><\/sup>. L\u2019opera, giunta forse a Delia da Palermo per volont\u00e0 degli stessi Gravina di Palagonia, \u00e8 caratterizzata da rami acantiformi e girali vegetali, sui quali si dispongono simmetricamente putti svolazzanti che inquadrano la figura della santa, posta a sinistra, assieme alle allegorie delle virt\u00f9 teologali. Tra queste si legge chiaramente nella parte destra la carit\u00e0 nell\u2019immagine di una donna che allatta; la speranza nella parte sommitale in una donna in preghiera. In basso, si ritrova invece una figura dalle braccia mutili, nella quale parrebbe leggersi o l\u2019allegoria della fede, raffigurata di norma con l\u2019Ostia ed il Calice del Corpo e Sangue di Cristo nelle mani, o la virt\u00f9 della prudenza, rappresentata con gli attributi iconografici dello specchio e del serpente<sup><a href=\"#footnote_30_3438\" id=\"identifier_30_3438\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sugli attributi iconografici delle allegorie delle virt&ugrave; si veda C. Ripa, Iconologia, notabilmente accresciuta d&rsquo;Immagini, di Annotazioni e di Fatti dall&rsquo;abate Cesare Orlandi, tomo III, Perugia MCXXLXV.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3438\" class=\"footnote\">Sull\u2019origine e diffusione del culto di Santa Rosalia in Sicilia si rimanda a G. G. Grevio, <em>Thesaurus Antiquitatum et Historiarum Sicili\u00e6. Quo continentur Rarissimi &amp; Optimi Scriptores, qui nobilissimarum insularum, Sicili\u00e6, Sardini\u00e6, Corsic\u00e6 et adjacentium Situm, Res gestas, Antiquitates &amp; Imperiorum vicissitudines memori\u00e6 prodiderunt: Digerico ceptus Cura &amp; Studio<\/em>, volumen decimum tertium, MDCCXXV, pp. 245-259. ((Sul significato del termine reliquia si veda V. Du Cange, <em>Glossarium mediae et infimae latinitatis<\/em>, VI, p. 112, <em>sub voce <\/em><em>Reliquiae<\/em>. Per una sintesi della nascita del culto delle reliquie associato a quello dei martiri si veda A. Luciano, <em>Santuari paleocristiani in Italia, <\/em>Tesi di Dottorato in Scienze dell\u2019Antichit\u00e0, ciclo XXV, Universit\u00e0 degli Studi di Udine, pp. 25-27; P. Brown, <em>Il culto dei santi. L\u2019origine e la diffusione di una nuova religiosit\u00e0<\/em>, Torino 2002 (ed. or. 1881); A. Grabar, <em>Martyrium. <\/em><em>Recherchessur le culte des reliques et l\u2019art chretien antique<\/em>, Paris 1943. Sul culto di Santa Rosalia si veda V. Petrarca, <em>Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et\u00e0 spagnola<\/em>, Palermo 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3438\" class=\"footnote\">Sul significato del termine reliquia si veda V. Du Cange, <em>Glossarium mediae et infimae latinitatis<\/em>, VI, p. 112, <em>sub voce <\/em><em>Reliquiae<\/em>. Per una sintesi della nascita del culto delle reliquie associato a quello dei martiri si veda A. Luciano, <em>Santuari paleocristiani in Italia, <\/em>Tesi di Dottorato in Scienze dell\u2019Antichit\u00e0, ciclo XXV, Universit\u00e0 degli Studi di Udine, pp. 25-27; P. Brown, <em>Il culto dei santi. L\u2019origine e la diffusione di una nuova religiosit\u00e0<\/em>, Torino 2002 (ed. or. 1881); A. Grabar, <em>Martyrium. <\/em><em>Recherchessur le culte des reliques et l\u2019art chretien antique<\/em>, Paris 1943. Sul culto di Santa Rosalia si veda V. Petrarca, <em>Genesi di una tradizione urbana. Il culto di Santa Rosalia a Palermo in et\u00e0 spagnola<\/em>, Palermo 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3438\" class=\"footnote\">Cfr. C. Barbera Azzarello, <em>Raffigurazioni, Vedute e Piante di Palermo dal sec. XV al sec. XIX<\/em>, Caltanissetta 2008, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3438\" class=\"footnote\">Cfr. G. Cascini, <em>Di S. Rosalia Vergine Palermitana libri tre<\/em>. <em>Nei quali si spiegano l\u2019Inventione delle Sacre Reliquie, la Vita solitaria e gli Honori, di lei. Con Aggiunta di tre\u2019 Digressioni historiche, del Monte Pellegrino, ove visse e mor\u00ec: di suo Parentado, c\u2019hebbe discendenza dall\u2019Imperadore Carlo Magno, <\/em>Palermo M.DC.LI, ff. 370-378.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3438\" class=\"footnote\">Cfr.<em> <\/em>Idem<em>,<\/em> <em>Di S. Rosalia Vergine<\/em>\u2026,<em> <\/em>M.DC.LI, f. 376.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3438\" class=\"footnote\">Per un\u2019analisi dei caratteri dell\u2019agiografia traslativa si rinvia a N. Herrmann &#8211; Mascard, <em>Les reliques dessaints. <\/em><em>Formation coutumi\u00e8re d\u2019un droit<\/em>, Paris 1975; M. Heinzelmann, <em>Translations berichte und andere Quellendes Reliquien kultes<\/em>, Turnhout 1979. Si suggerisce anche il rimando a F. Veronese, <em>Reliquie in movimento. Traslazioni, agiografie e politica tra Venetiae Alemannia (VIII-X secolo)<\/em>, Tesi di Dottorato in Scuola di Dottorato di Ricerca in Scienze Storiche, ciclo XXIV, Universit\u00e0 degli Studi di Padova, Universit\u00e9 Paris 8 \u2013 Vincennes-Saint-Denis, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3438\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. Di Natale, <em>Argentieri e miniatori a San Martino delle Scale<\/em>, in <em>L\u2019Abbazia di San Martino delle Scale, Storia, Arte, Ambiente<\/em>, Atti del convegno a cura di A. Lipari, Palermo 1990, p. 136; Eadem, <em>Santa Rosalia nelle arti decorative<\/em>, Palermo 1991, pp. 39, 41. Sulla diffusione dei busti reliquiario in Sicilia di Santa Rosalia si rimanda a P. Russo, <em>L\u2019\u201cevidenza dell\u2019invisibile\u201d. Busti reliquiario d\u2019argento in Sicilia tra XV e XVIII secolo<\/em>, in <em>Il tesoro dell\u2019isola. Capolavori siciliani in argento e corallo dal XV al XVIII secolo<\/em>, a cura di S. Rizzo, vol. I, Giuseppe Maimone, Catania 2008, pp. 244; 250-251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3438\" class=\"footnote\">Cfr. M. C. Di Natale, <em>Santa Rosalia\u2026<\/em>, 1991, pp. 35, 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3438\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. Di Natale, <em>Serpotta e le arti decorative<\/em>, in <em>Serpotta e il suo tempo<\/em>, a cura di V. Abbate, Cinisello Balsamo 2017, pp. 77-78. Si veda anche P. Russo, <em>L\u2019\u201cevidenza dell\u2019invisibile\u201d\u2026<\/em>, 2008, pp. 246-247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3438\" class=\"footnote\">Cfr. G. Cascini, <em>Di S. Rosalia Vergine\u2026<\/em>, M.DC.LI, ff. 370-371. Sui reliquiari parlanti si rimanda a H. Keller, <em>Zur Entstehung der sakralen Vollskulptur in der Ottonischen Zeit<\/em>, in <em>Festschrift f\u00fcr Hans Jantzen<\/em>, Berlino 1951, pp. 71-90; B. Abou-El-Hai, <em>The audience for the Medieval Cult of Saints<\/em>, in \u201cGesta\u201d, 30, n. 1 (1991), pp. 3-15; B. Drake Boehm, <em>Body-part reliquaries: the state of research<\/em>, in \u201cGesta\u201d, vol. 36, n. 1 (1997), pp. 8-19; C. Hahn, <em>The Voice of the Saints: speaking reliquaries<\/em>, in \u201cGesta\u201d, vol. 36, n. 1 (1997), pp. 20-31; M. Bagnoli, <em>The stuff of Heaven. Materials and craftsmanship in medieval reliquaries<\/em>, in <em>Treasures of Heaven. <\/em><em>Saints, relics and devotion in medieval Europe<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Bagnoli &#8211; H. A. Klein &#8211; C. G. Mann &#8211; J. Robinson, Londra 2010, pp. 137-147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3438\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Enna (da ora in poi ASEn), Not. A. Iemboli, b. 1813, f. 103r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3438\" class=\"footnote\">Secondo un\u2019altra lettura dell\u2019opera, il reliquiario di Santa Rosalia proveniente da Calascibetta ed oggi conservato nel Museo Diocesano di Caltanissetta potrebbe essere stato eseguito alla fine del XVII secolo. Sull\u2019argomento si veda scheda 124, in <em>Il Museo Diocesano di Caltanissetta<\/em>, a cura di S. Rizzo, A. Bruccheri e F. Ciancimino, Caltanissetta 2001, p. 236.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3438\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Catalogo delle Opere del Museo Diocesano \u201cGiovanni Speciale\u201d di Caltanissetta. Guida alle collezioni<\/em>, a cura di F. Fiandaca, Caltanissetta 2013, pp. 87, 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3438\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Caltanissetta (da ora in poi ASCl), Not. F. Volo, b. 1035, f. 111r II.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3438\" class=\"footnote\">ASCl, Not. F. Volo, b. 1035, f. 111r II.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3438\" class=\"footnote\">Interessante \u00e8 la lettura nello stesso inventario delle altre suppellettili sacre della chiesa come un ostensorio del Santissimo Sacramento dalla \u00absfera d\u2019argento con piede di rame\u00bb; due calici d\u2019argento: uno con piede anch\u2019esso argenteo e l\u2019altro di rame; una patena ed una chiave argentea \u00abcon sua scocca pel tabernacolo\u00bb; un\u2019immagine di \u00abCristo resuscitato con sua bandiera\u00bb e una \u00abtesta di Madonna con mani pell\u2019incontro\u00bb (ASCl, Not. F. N. Curcuruto, b. 3861, f. 19r). Sulla chiesa di San Paolino si veda G. Giugno, <em>Pittori e scultori nella chiesa di san Paolino a Caltanissetta tra Cinquecento e Seicento<\/em>, in \u201cAgor\u00e0. Periodico di cultura siciliana\u201d, 47, 2014, pp. 16-19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3438\" class=\"footnote\">Su Nicola Terzago vescovo di Narni si rimanda a F. Piantoni, <em>Gli archivi del Capitolo della collegiata e della parrocchia di S. Maria Assunta di Otricoli e fondi aggregati<\/em>, Foligno 2017, p. 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3438\" class=\"footnote\">A Caltanissetta, oltre alla chiesa di Sant\u2019Antonino viene attestato che nel 1719 l\u2019arcivescovo di Palermo Joseph Gasch don\u00f2 al convento dei Minori Conventuali diverse reliquie della vergine palermitana collocate in un reliquiario argenteo <em>in forma ovata <\/em>andato perduto. Sul tema si veda <em>Stato della citt\u00e0 di Caltanissetta nel 1731 sotto l\u2019arciprete Giovanni Agostino Riva<\/em>, a cura di G. Giugno, D. Vullo, Caltanissetta 2016, p. 323. Sulla chiesa di Sant\u2019Antonino dei Minori Osservanti si rimanda a G. Giugno, <em>Il convento dei Minori Riformati di Sant\u2019Antonino a Caltanissetta<\/em>, in <em>Il Palazzo delle Poste. Dal Convento dei Riformati alla Banca del Nisseno. Fabbrica di cultura nel cuore della Sicilia<\/em>, Caltanissetta 2018, pp. 11-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3438\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Catalogo delle Opere del\u2026<\/em>, 2013, p. 129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3438\" class=\"footnote\">Sul profilo artistico dell\u2019argentiere Giuseppe Conoscenti si rimanda a S. Barraja, in <em>Arti decorative in Sicilia, Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014,vol. I, p. 142, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3438\" class=\"footnote\">Cfr. S. Barraja, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 2014, vol. II, p. 348, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3438\" class=\"footnote\">Sui marchesi di Savochetta si veda F.M. Emanuele e Gaetani, <em>Appendice alla Sicilia nobile<\/em>, I, Palermo MDCCLXXV, pp. 425-426.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3438\" class=\"footnote\">ASCl, Not. B. Caccamo, b. 4573, f. 74v III.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3438\" class=\"footnote\">Il sacerdote Giuseppe Canalella asserisce che il reliquiario ligneo fu donato alla nuova chiesa parrocchiale di Santa Rosalia da una famiglia che lo condusse da Vittoria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3438\" class=\"footnote\">Cfr. S. Barraja, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo<\/em>, saggio introduttivo di M. C. Di Natale, Palermo 1996, II ed. 2010, p. 77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3438\" class=\"footnote\">Cfr. S. Barraja in <em>Arti decorative\u2026, <\/em>2014,vol. I, p. 163, <em>ad vocem<\/em>. Il reliquiario potrebbe essere appartenuto alla famiglia Barrile. Del resto \u00e8 noto che la stessa conservasse in casa anche un dipinto raffigurante Santa Rosalia, oggi custodito in una collezione privata, del pittore nisseno Vincenzo Roggeri eseguito sul modello della pala che riproduce la Madonna con Bambino, Santa Rosalia e Sante monache della chiesa nissena di Sant\u2019Agata, attribuita allo stesso pittore da Felice Dell\u2019Utri. Sull\u2019argomento si veda F. Dell\u2019Utri, <em>Vincenzo Roggeri. Pittore siciliano del XVII secolo<\/em>, Caltanissetta 2004, pp. 45-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3438\" class=\"footnote\">Il punzone con l\u2019aquila ad ali abbassate fu usato a Palermo dal 1459 sino alla fine del XVII secolo. Si veda M. Accascina, <em>I marchi delle Argenterie e Oreficerie Siciliane<\/em>, Trapani 1976, pp. 21, 44-45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3438\" class=\"footnote\">\u00c8 doveroso ringraziare la prof.ssa Maria Concetta Di Natale per aver suggerito nella lettura del punzone del reliquiario il rimando al console Placido Caruso. Per un ulteriore approfondimento su Placido Caruso si veda anche la scheda di S. Barraja, in <em>Arti decorative\u2026<\/em>, 2014, vol. I, p. 154.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3438\" class=\"footnote\">Si ringrazia Rosalia Francesca Margiotta per i preziosi consigli forniti sullo studio della cornice tardo barocca della Chiesa Madre di Delia. Sulla custodia di Polizzi Generosa si rimanda a S. Anselmo, <em>Da Giovan Pietro Ragona a Pietro Bencivinni<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco, <\/em>a cura di T. Pugliatti &#8211; S. Rizzo &#8211; P. Russo, Catania 2012, p. 271. Per un confronto dell\u2019intaglio della cornice di Delia con la consolle della chiesa del Crocifisso di Calatafimi si veda G. Bongiovanni-V. Menna, <em>La scultura e l\u2019intaglio in legno a Trapani e nel trapanese<\/em>, in <em>Manufacere et scolpire\u2026<\/em>, 2012, pp. 303-304, 307.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3438\" class=\"footnote\">Sulla cornice di tipo \u201cSansovino\u201d si veda M. Mastrapasqua &#8211; F. Canto, <em>Cornici XV-XVIII secolo-Frames 15th\/18th century<\/em>, Roma 2015. Si segnala anche il contributo di E. Riccobene, <em>Lo sviluppo storico-artistico nelle chiese di Delia<\/em>, Caltanissetta 2015, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3438\" class=\"footnote\">Sugli attributi iconografici delle allegorie delle virt\u00f9 si veda C. Ripa, <em>Iconologia<\/em>, <em>notabilmente accresciuta d\u2019Immagini, di Annotazioni e di Fatti dall\u2019abate Cesare Orlandi<\/em>, tomo III, Perugia MCXXLXV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3438\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giuseppegiugno_1@libero.it Domina cultrixque virgo panormitana agri quisquinesis. 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