{"id":3434,"date":"2019-06-28T20:24:23","date_gmt":"2019-06-28T20:24:23","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3434"},"modified":"2019-12-30T08:15:50","modified_gmt":"2019-12-30T08:15:50","slug":"licia-molino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3434","title":{"rendered":"Licia Molino"},"content":{"rendered":"<p>licia.molino@gmail.com<\/p>\n<h2>Il fantastico mondo botanico di Maria Sibylla Merian: un modello per i ricami siciliani di Et\u00e0 Barocca<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV19032019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Sibylla Merian (<a title=\"Fig. 1. Georg Gsell, XVIII secolo, &lt;i&gt;Ritratto di Maria Sibylla Merian&lt;\/i&gt;, Oklahoma, Oklahoma Libraries.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol01.jpg\">Fig. 1<\/a>) condusse una vita straordinaria e eccezionale, animata da un implacabile desiderio di conoscenza e curiosit\u00e0 nei confronti di un mondo, apparentemente insignificante, come quello degli insetti. Il suo cammino, tutt\u2019altro che comune per una donna del XVII secolo, fu essenzialmente dedicato alla riproduzione incisoria delle piccole creature, secondo un\u2019osservazione minuta, precisa e disciplinata, senza per\u00f2 mai rinunciare al piacere artistico della composizione. Considerata dai suoi contemporanei una brillante entomologa e naturalista, oggi non si pu\u00f2 non rimanere affascinati dalla valenza artistica delle sue splendide illustrazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Sibylla nacque nella citt\u00e0 di Francoforte il 2 aprile del 1647, figlia del celebre incisore di vedute urbane Matth\u00e4us Merian il Vecchio e della sua seconda moglie, Johanna Sibylla Heim<sup><a href=\"#footnote_0_3434\" id=\"identifier_0_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini. Tre vite del XVII secolo, Roma 2001, p. 147.\">1<\/a><\/sup>. L\u2019infanzia della giovane fu punteggiata dal suono incessante dei caratteri mobili della macchina da stampa, il cuore dell\u2019impresa paterna. Matth\u00e4us Merian aveva ormai superato i cinquant\u2019anni quando nacque Maria Sibylla, ed era ormai conosciuto in tutta Europa per le sue incisioni di vedute cittadine e di paesaggi, che realizzava sia per i libri di carattere scientifico, sia per le edizioni dei <em>Grand Voyage<\/em> illustrati<sup><a href=\"#footnote_1_3434\" id=\"identifier_1_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"K. Todd, Chrysalis. Maria Sibylla Merian and the Secrets of Methamorphosis, Boston 2007, p. 25.\">2<\/a><\/sup>; la stamperia che aveva acquisito dalla sua prima moglie, Maria Magdalena de Bry, a sua volta figlia del rinomato incisore e stampatore Theodor de Bry, lo aveva condotto alla gestione di una ben avviata bottega, nota per le pubblicazioni di opere illustranti il Nuovo Mondo e non solo; Theodor de Bry inaugur\u00f2 un filone dedicato allo studio delle specie vegetali e in particolare modo dei fiori, con l\u2019opera <em>Florilegium Novum<\/em> del 1611<sup><a href=\"#footnote_2_3434\" id=\"identifier_2_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Sutherland Harris, &ndash; L. Nochlin, Le grandi pittrici 1550-1950, Milano 1979, p. 152.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre anni dopo la nascita di Maria Sibylla, Matth\u00e4us Merian mor\u00ec; un anno dopo la morte del padre, la madre di Maria Sibylla si rispos\u00f2 con il vedovo Jacob Marrel, pittore di nature morte, incisore e mercante d\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Formatosi presso George Flegel e Jan Davidsz de Heem, Jacob Marrel fu a sua volta maestro di un altro celebre pittore di fiori, Abraham Mignon, e di Johann Andreas Graff; in qualit\u00e0 di marito della vedova Merian acquis\u00ec la gestione della bottega insieme ai figliastri, Mathias Merian il Giovane e Caspar Merian, a loro volta incisori, editori e pittori<sup><a href=\"#footnote_3_3434\" id=\"identifier_3_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 148.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Sibylla Merian crebbe perci\u00f2 all\u2019interno di un contesto familiare popolato da incisori di vedute urbane, paesaggisti, librari, e pittori di nature morte che influenzarono direttamente o indirettamente il suo spiccato estro artistico, e la sua imprevedibile curiosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 molto probabile che la sua educazione si concretizz\u00f2 presso la bottega di famiglia; d\u2019altronde le imprese gestite a livello familiare necessitavano sempre di una serie di figure che potessero rendersi utili nel trasporto di pile di carta o nell\u2019acquisto di pigmenti; fu probabilmente svolgendo una di queste mansioni che Maria Sibylla si avvicin\u00f2 con sempre maggiore curiosit\u00e0 ai lavori di Jacob Marrel. Nei pressi del laboratorio del patrigno \u00e8 plausibile che non mancassero bruchi veri, poich\u00e9 era un tratto caratteristico del pittore inserire nei dipinti elementi come larve, farfalle e altri insetti (<a title=\"Fig. 2. Jacob Marrel, 1635, &lt;i&gt;Tulipani e rose in un cestino di vimini, coleotteri, scarafaggi e altri insetti&lt;\/i&gt;, Cambridge, The Fitzwilliam Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_4_3434\" id=\"identifier_4_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, pp. 148-149.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Sibylla espresse al meglio la sua curiosit\u00e0 in queste righe: \u00abFin dalla giovinezza mi sono dedicata allo studio degli insetti. Ho principiato con i bachi da seta nella mia citt\u00e0 natale, Francoforte. Poi ho constatato che da altri bruchi che non sono i bachi da seta, si sviluppano farfalle diurne e notturne molto pi\u00f9 belle, ed \u00e8 ci\u00f2 che mi ha spinto a raccogliere tutti i bruchi che riuscivo a trovare per osservare la metamorfosi [\u2026] Ma, per disegnarli e descriverli dal vero con tutti i colori, ho voluto nel contempo esercitarmi anche nell\u2019arte della pittura\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_3434\" id=\"identifier_5_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Valck, Metamorphosis Insectorum Surinamensium, Amsterdam 1705, p. 141.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa innata passione verso i piccoli insetti non ostacol\u00f2 comunque la richiesta della sua mano da parte dell\u2019allievo prediletto di Jacob Marrel, Johann Andreas Graff. Nonostante l\u2019indubbia differenza di et\u00e0, l\u2019unione non dest\u00f2 alcuna meraviglia, convolando a nozze nel 1665. Tre anni dopo, nel 1668, nacque la loro primogenita, Johanna Helena<sup><a href=\"#footnote_6_3434\" id=\"identifier_6_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"K. Todd, Chrysalis&hellip;, 2007, p. 60.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente la coppia decise di trasferirsi a Norimberga; in quegli anni Andreas Graff si dedic\u00f2 alla pubblicazione di una serie di incisioni raffiguranti le vedute della citt\u00e0, mentre Maria Sibylla acquis\u00ec sempre maggiore competenza nella pittura su pergamena, nel ricamo e nell\u2019arte dell\u2019incisione; istitu\u00ec inoltre una classe di giovani fanciulle benestanti alle quali insegnava i principi base della pittura e del ricamo su stoffa<sup><a href=\"#footnote_7_3434\" id=\"identifier_7_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 150.\">8<\/a><\/sup>. Le sue passioni in questi anni rimangono comunque immutate, continuando infatti a conservare insetti e a disegnare bruchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019armonia coniugale e le conoscenze sviluppate e approfondite in questi anni sembrano esprimersi al meglio nella prima opera della Merian, il cosiddetto <em>Blumenbuch<\/em>, ovvero <em>Nuovo Libro dei Fiori<\/em>,\u00a0 e ha come editore lo stesso Johann Andreas Graff<sup><a href=\"#footnote_8_3434\" id=\"identifier_8_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 151.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera venne pubblicata in tre parti, dal 1675 al 1680; si tratta di un catalogo di tavole incise su rame, raffiguranti singoli fiori, ghirlande, mazzolini e bouquet (<a title=\"Fig. 3. Maria Sibylla Merian, 1675-1680, &lt;i&gt;Fiori primaverili in un vaso cinese con coleottero e altri insetti&lt;\/i&gt;, tavola 3 dal volume 3 del _Neues Blumenbuch_, Londra, The Natural History Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Nel preambolo all\u2019opera, nell\u2019edizione del 1680, Maria Sibylla riporta alcuni aneddoti su quanti apprezzano la bellezza dei fiori, specificando inoltre lo scopo della pubblicazione: \u00abSi \u00e8 pertanto mandato in luce questo nuovo Libro dei Fiori non gi\u00e0 per il nostro tornaconto [come avviene altrove] bens\u00ec a beneficio dei giovani vogliosi d\u2019imparare e cos\u00ec pure per la memoria di coloro che ci seguiranno: affinch\u00e9 esso sia di qualche utilit\u00e0 a chi desideri sia copiare sia dipingere ma anche per le donne che amano ricamare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3434\" id=\"identifier_9_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Neues Blumenbuch, a cura di M. Gregorio, Roma 2015, pp. 8-9.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi contemporaneamente usc\u00ec un\u2019altra opera, intitolata <em>Der Raupen Wunderbare Verwandkyng und sondobare Blumennahrung<\/em>, che viene considerata la prima pubblicazione completamente originale di Maria Sibylla<sup><a href=\"#footnote_10_3434\" id=\"identifier_10_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Reitsma, Maria Sibylla Merian &amp; Daughters: women of art and science, Amsterdam 2008, p. 67.\">11<\/a><\/sup>. L\u2019opera, chiamata pi\u00f9 generalmente <em>Libro dei bruchi<\/em>, risulta divisa in tre volumi, il primo dei quali apparve nel 1679, un anno dopo la nascita della seconda figlia Dorothea Maria, il secondo nel 1683, e il terzo ed ultimo nel 1717, poco dopo la morte della stessa autrice. Maria Sibylla con questo lavoro rivel\u00f2 per la prima volta in stampa il mistero della metamorfosi; ogni tavola incisa, oltre a raffigurare con meticolosa precisione la pianta nel momento della sua massima fioritura, rendeva noto al pubblico di lettori anche il bruco che abitualmente se ne nutriva (<a title=\"Fig. 4. Maria Sibylla Merian, 1679, &lt;i&gt;Metamorfosi di una Calliteara Pudibunda su un ramo di susino&lt;\/i&gt;, tavola 47 da _Der Raupen wundebare Verwandelung und sondobare Blumennabrung_, San Pietroburgo, Academy of Science, Library of the Zoological Institute.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_11_3434\" id=\"identifier_11_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, pp. 151-152.\">12<\/a><\/sup>. A differenza dell\u2019opera con cui la Merian aveva esordito, il <em>Libro dei Bruchi<\/em> \u00e8 corredato da una serie di note ampiamente descrittive che accompagnano e soddisfano le curiosit\u00e0 del lettore, precisando una serie di informazioni riguardanti il ciclo di vita del bruco e la sua relativa metamorfosi. Ogni pianta \u00e8 identificata sia con il nome latino che con quello tedesco, proponendo in questo modo l\u2019acquisto dell\u2019opera anche a coloro che non avevano alcuna conoscenza della lingua antica<sup><a href=\"#footnote_12_3434\" id=\"identifier_12_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, pp. 157-158.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto Maria Sibylla inizi\u00f2 ad acquisire una certa notoriet\u00e0 in qualit\u00e0 sia di scienziata che di pittrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco tempo dopo la pubblicazione del secondo volume del <em>Libro dei Bruchi<\/em>, nel 1683, una controversia familiare nata a seguito della morte del patrigno Jacob Marrel, provoc\u00f2 un\u2019azione legale all\u2019interno della famiglia Merian; la disputa ebbe delle probabili ripercussioni tra Maria Sibylla e Andreas Graff, in merito al lascito del defunto patrigno e maestro, che comport\u00f2 una separazione inderogabile tra i due<sup><a href=\"#footnote_13_3434\" id=\"identifier_13_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 162.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Sibylla insieme alle figlie e alla madre part\u00ec alla volta di Wieuwerd in Frisia, dove chiese di essere ammessa, insieme alle donne della sua famiglia, alla comunit\u00e0 dei labadisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene il movimento labadista prendesse le mosse dalla religione calvinista con cui Maria Sibylla era stata battezzata, purtroppo nessuna fonte autobiografica ci permette di approfondire lo stato d\u2019animo con il quale decise di abbandonare la casa di Norimberga per votarsi ad una vita fatta di rinunce, rispetto alla mondanit\u00e0 della vita, e di espiazione religiosa<sup><a href=\"#footnote_14_3434\" id=\"identifier_14_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Der Raupen wunderbare Verwandelung und sondobare Blumennahrung, a cura di M. Gregorio, Roma 2015, p. 179.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conversione labadista dur\u00f2 circa sei anni, dal 1685 al 1691; nel 1690 Johanna Sibylla Heim mor\u00ec e dopo la perdita della madre Maria Sibylla decise di ripensare ai suoi progetti per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confinamento fisico, oltre che intellettuale, iniziarono a pesare fortemente sulla Merian, la quale nell\u2019estate del 1691 decise di partire insieme alle figlie alla volta di Amsterdam<sup><a href=\"#footnote_15_3434\" id=\"identifier_15_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;., 2001, p. 171.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni del XVII secolo Amsterdam era una capitale di circa duecentomila abitanti, nella quale fiorivano diverse attivit\u00e0 commerciali; era un citt\u00e0 nella quale una naturalista come Maria Sibylla avrebbe potuto, con il proprio talento, farsi strada<sup><a href=\"#footnote_16_3434\" id=\"identifier_16_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 171.\">17<\/a><\/sup>. Fin da subito decise di istituire una serie di corsi di pittura per giovani aristocratiche, un\u2019attivit\u00e0 che gi\u00e0 in passato era stata molto redditizia. Sebbene il divorzio suscitasse ancora qualche velata critica, questo fortunatamente non intacc\u00f2 la sua reputazione n\u00e9 la sua carriera nella nuova citt\u00e0<sup><a href=\"#footnote_17_3434\" id=\"identifier_17_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 172.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questo periodo Maria Sibylla fece diversi progressi in qualit\u00e0 di pittrice oltre che di entomologa, e contemporaneamente in Inghilterra il suo <em>Libro dei Bruchi<\/em> fu accolto nelle librerie scientifiche del regno. La sua curiosit\u00e0, momentaneamente placata durante il percorso di redenzione labadista, rifior\u00ec ad Amsterdam, soprattutto nelle visite presso i musei di rarit\u00e0 anatomiche e di altro genere, all\u2019epoca molto in voga<sup><a href=\"#footnote_18_3434\" id=\"identifier_18_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 173.\">19<\/a><\/sup>. Fu probabilmente in questo periodo, con la possibilit\u00e0 di toccare con mano la realt\u00e0 riprodotta nei disegni del Nuovo Mondo che nacque nella mente della pittrice il desiderio di poter migliorare quelle riproduzioni di piante, insetti e animali. Questo fattore spinse Maria Sibylla ad affrontare lei stessa il viaggio verso il Nuovo Mondo, nella colonia olandese del Suriname.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In compagnia della figlia Dorothea Maria, la Merian giunse nella colonia oltremare nell\u2019estate del 1699. Durante il suo soggiorno, di circa due anni, Maria Sibylla percorse le foreste tropicali che caratterizzavano l\u2019entroterra della colonia, osservando con grande stupore le specie vegetali, ricercando i bruchi e sfidando la calura incessante alternata alle tempeste di pioggia improvvise e\u00a0 appuntando tutti i suoi ritrovamenti<sup><a href=\"#footnote_19_3434\" id=\"identifier_19_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Reitsma, Maria Sibylla Merian&hellip;, 2008, p. 197.\">20<\/a><\/sup>. L\u2019esperienza bench\u00e9 meno prolungata di quanto inizialmente la naturalista avesse preventivato, a causa del clima ostile, le permisero di tornare ad Amsterdam carica di rotoli di pergamena dipinti, farfalle sotto spirito e bottiglie contenenti serpenti, uova di lucertola e crisalidi non ancora dischiuse<sup><a href=\"#footnote_20_3434\" id=\"identifier_20_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Reitsma, Maria Sibylla Merian&hellip;, 2008, p. 198.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo ritorno ad Amsterdam nel 1701 fu trionfale; il borgomastro mise a disposizione il municipio per esporre gli straordinari esemplari raccolti, mentre medici e studiosi non nascosero l\u2019entusiasmo per quei pregevoli reperti<sup><a href=\"#footnote_21_3434\" id=\"identifier_21_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Der Raupen wunderbare&hellip;, 2015, p. 186.\">22<\/a><\/sup>. Il lavoro che scaturir\u00e0 da questa esperienza nel 1705 con il titolo di <em>Metamorphosis insectorum Surinamensium<\/em>, consacrer\u00e0 Maria Sibylla Merian come uno dei massimi esponenti nel campo dell\u2019illustrazione naturalistica del suo secolo. L\u2019opera, contenente sessanta tavole incise con relative descrizioni di accompagnamento, volgeva lo sguardo verso un mondo sconosciuto, popolato da animali esotici e ignoti agli occhi del lettore europeo (<a title=\"Fig. 5. Maria Sibylla Merian, 1705, &lt;i&gt;Ramo del fiore del melograno con farfalla \u201cMorpho Menelaus\u201d e bruco \u201cFalco Falena\u201d&lt;\/i&gt;, tavola 9 tratta da _Metamorphosis Insectorum Surinamensium_, Londra, Windsor Castle, The Royal Collection.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol05.jpg\">Fig. 5<\/a>), con significativi riferimenti inediti in merito alla cultura indigena con la quale Maria Sibylla svilupp\u00f2 un rapporto di confidenza tale da fornire ai suoi lettori anche alcuni aneddoti locali in merito all\u2019utilizzo di alcune particolari erbe e piante per scopi officinali<sup><a href=\"#footnote_22_3434\" id=\"identifier_22_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 192.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ormai celebre naturalista pass\u00f2 gli ultimi anni nella realizzazione di una edizione in lingua olandese dei primi due volumi del <em>Libro dei Bruchi<\/em>, e a completarne il terzo. Nel 1715 ebbe un colpo apoplettico e poco tempo dopo, nel 1717 si spense nella sua casa ad Amsterdam<sup><a href=\"#footnote_23_3434\" id=\"identifier_23_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Der Raupen wunderbare&hellip;, 2015, p. 188.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019utilizzo dei disegni botanici nel ricamo barocco<\/strong><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 fisicamente provata la Merian fu una scienziata e un\u2019artista instancabile e dedita sino all\u2019ultimo ai suoi lavori. Sebbene Maria Sibylla raggiunga una certa notoriet\u00e0 con il <em>Libro dei Bruchi<\/em> e il <em>Libro del Suriname<\/em><sup><a href=\"#footnote_24_3434\" id=\"identifier_24_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Abbreviazione del titolo originale dell&rsquo;opera, ovvero &ldquo;Metamorphosis insectorum Surinamensium&rdquo;.\">25<\/a><\/sup>, un discorso differente \u00e8 bene compierlo per quanto riguarda il <em>Blumenbuch<\/em>, ovvero il <em>Nuovo Libro dei Fiori<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, divisa in tre volumi con in tutto trentatr\u00e9 tavole incise, nasce con l\u2019intento di soddisfare il piacere dei lettori amanti dell\u2019arte e della natura, facendo riferimento a tutti coloro che, acquistando il volume, desiderassero copiarne le illustrazioni, attraverso la tecnica dell\u2019acquarello o l\u2019arte del ricamo<sup><a href=\"#footnote_25_3434\" id=\"identifier_25_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Neri, The Insect and the Image, Visualizing Nature in Early Modern Europe, 1500-1700, Minneapolis 2011, pp. 142-143.\">26<\/a><\/sup>. I volumi nascono perci\u00f2 per soddisfare probabilmente le richieste anche della sua classe di aristocratiche allieve che, seguendo i dettami dell\u2019istruzione riservata al mondo femminile, erano solite praticare l\u2019arte del cucito<sup><a href=\"#footnote_26_3434\" id=\"identifier_26_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Zemon Davis, Donne ai margini&hellip;, 2001, p. 150.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019illustrazione del dato floreale con la chiara intenzionalit\u00e0 di essere modello per l\u2019arte decorativa \u00e8 frutto di un filone ben avviato. Tra i creatori di questo genere si ricorda il nome di Pierre Vallet, il quale realizz\u00f2 un\u2019opera dal titolo <em>Le jardin du Ray Tr\u00e8s Chrestien Henri IV<\/em> del 1608; nelle sue tavole si possono osservare splendidi esemplari floreali argomentati da una serie di suggerimenti per la trasposizione del disegno su pezza (<a title=\"Fig. 6. Pierre Vallet, 1608, &lt;i&gt;Fiore di peonia&lt;\/i&gt;, tavola 72 tratta da \u201cLe jardin du Ray Tre\u0300s Chrestien Henri IV\u201d, Wageningen, University Library.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_27_3434\" id=\"identifier_27_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Reitsma, Maria Sibylla Merian&hellip;, 2008, p. 61.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Johann Theodor de Bry prese in prestito diverse tavole provenienti dall\u2019opera di Vallet per la realizzazione del proprio florilegio, edito nel 1611 (<a title=\"Fig. 7. Johann Theodor de Bry, 1611, &lt;i&gt;Peonie&lt;\/i&gt;, tavola 74 tratta da _Florilegium Novum_, Amsterdam, Rijksmuseum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol07.jpg\">Fig. 7<\/a>); successivamente anche Matth\u00e4us Merian il Vecchio pubblic\u00f2 una riedizione dell\u2019opera del suocero, nel 1641, con il titolo di <em>Florilegium Novum<\/em>, ed \u00e8 probabilmente a questo volume che si ispir\u00f2 la stessa Maria Sibylla nella realizzazione del proprio album di fiori<sup><a href=\"#footnote_28_3434\" id=\"identifier_28_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Reitsma, Maria Sibylla Merian&hellip;, 2008, p. 62.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera della Merian scaturisce perci\u00f2 da una consolidata eredit\u00e0 nel campo della pittura e dell\u2019esaltazione del dato floreale; un genere che ebbe nel corso del XVII secolo una abbondante diffusione nel contesto internazionale<sup><a href=\"#footnote_29_3434\" id=\"identifier_29_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Carmignani, Tessuti ricami e merletti in Italia. Dal Rinascimento al Liberty, Firenze 2005, p. 104.\">30<\/a><\/sup>. Le ricerche sulle diverse tipologie dei fiori, in particolare modo quelli esotici, furono uno degli aspetti dello spirito scientifico che anim\u00f2 tutto il Seicento e che trov\u00f2 compiutezza proprio nella pubblicazione in tutta Europa di molti florilegi<sup><a href=\"#footnote_30_3434\" id=\"identifier_30_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nei tessuti e nei ricami si evidenzia un primato per quanto riguarda la rappresentazione del dato floreale. Si assiste tra Seicento e Settecento ad uno gusto per la magnificenza e per il fasto che trova proprio nei ricami di fiori i vettori principali della celebrazione del mondo aristocratico, predisposto al lusso e all\u2019ostentazione<sup><a href=\"#footnote_31_3434\" id=\"identifier_31_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.L. Bruni, Ricami, tessuti e fichi d&rsquo;india. Viaggio in Sicilia tra natura e cultura, Firenze 2008, p. 39.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una particolare disposizione all\u2019attenzione del dato naturale e floreale la si pu\u00f2 riscontrare in alcuni centri siciliani, dove emerge sin dalla fine del Seicento e per tutto il Settecento, un estro sintomatico di una classe dominante dedita alla ricchezza e alla fastosit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_32_3434\" id=\"identifier_32_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale. Ricami, sete e broccati delle Diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina, vol. I, a cura di G. Cantelli, Catania 2000, p. 13.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dinastie che con il tempo si sono avvicendate nel controllo dell\u2019isola hanno alimentato una cultura artistica di ampio respiro internazionale, difficilmente riscontrabile in altri stati italiani o realt\u00e0 europee<sup><a href=\"#footnote_33_3434\" id=\"identifier_33_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.L. Bruni, Ricami, tessuti&hellip;, 2008, p. 35.\">34<\/a><\/sup>. I ricami databili tra la fine del Seicento e la prima parte del Settecento sono tutt\u2019ora conservati nelle chiese del territorio<sup><a href=\"#footnote_34_3434\" id=\"identifier_34_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lusso e devozione: tessuti serici a Messina nella prima met&agrave; del &lsquo;700, catalogo della Mostra (Taormina, Palazzo Corvaja, 5 novembre 1984-15 gennaio 1985) a cura di C. Ciolino Maugeri, Palermo 1984, p. 14.\">35<\/a><\/sup>, a dimostrazione del fatto che anche il clero fu profondamente investito dai principi della mondanit\u00e0 sicula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascino e la preziosit\u00e0 riscontrabile nei ricami siciliani pongono ancora oggi molti interrogativi, sia sulla loro provenienza<sup><a href=\"#footnote_35_3434\" id=\"identifier_35_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Per quanto riguarda la provenienza dei tessuti accanto ad una rara produzione che pu&ograve; considerarsi locale, quelli seicenteschi e quelli pi&ugrave; antichi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, spagnoli, mentre quelli di pieno Settecento sono quasi tutti di origine francese o continentale&raquo;. Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia&hellip;, vol. I, 2000, p. 8.\">36<\/a><\/sup>, sia per quanto riguarda i modelli utilizzati dai maestri ricamatori per la realizzazione di tali esuberanti ed esotiche composizioni<sup><a href=\"#footnote_36_3434\" id=\"identifier_36_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;Capire i fili sottili della diffusione dei cartoni di questi ricami, molto pi&ugrave; spesso che non si creda opera di famosi pittori, non &egrave; un problema facile da risolvere&raquo;. Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia&hellip;, vol. I, 2000, p.16.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene l\u2019affermazione del naturalismo nella decorazione tessile sia da imputare anzitutto ad una tendenza generale insita nella cultura europea a cavallo tra Seicento e Settecento, non si pu\u00f2 non considerare fondamentale anche la diffusione del genere pittorico della natura morta, a sua volta debitore di una nuova attenzione rivolta dal mondo scientifico e botanico nei confronti della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da questi presupposti pu\u00f2 essere stato fondamentale l\u2019apporto, nella realizzazione dei ricami conservati in Sicilia, dei preziosi libri di botanica e dei <em>florilegia<\/em> che, come \u00e8 stato precedentemente detto, avevano una larga diffusione a livello internazionale<sup><a href=\"#footnote_37_3434\" id=\"identifier_37_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Carmignani, Tessuti ricami&hellip;, 2005, pp. 104-105.\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito si riportano alcuni ricami che per datazione e stile potrebbero ricondurci al linguaggio compositivo e coloristico di Maria Sibylla Merian.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pianeta di Pietraperzia (<a title=\"Fig. 8. Manifattura siciliana, 1720-1730, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Pietraperzia (Enna).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol08.jpg\">Fig. 8<\/a>), datata tra il 1720 e il 1730, presenta un motivo ricamato costellato di infiorescenze, che si sviluppano secondo un andamento sinusoidale lungo il canovaccio. Fili di oro, argento e seta danno vita a candide rose, delicate campanule ma anche a corposi tulipani, dalie e peonie<sup><a href=\"#footnote_38_3434\" id=\"identifier_38_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale&hellip;, vol. II, 2000, p. 684.\">39<\/a><\/sup>. La straordinaria resa naturalistica e la libert\u00e0 nella composizione del ricamo possono essere comparate con alcuni esemplari incisi nel <em>Libro dei Fiori<\/em> di Maria Sibylla Merian; una certa analogia emerge nella raffigurazione delle rose (<a title=\"Fig. 9. Particolare tratto dalla pianeta di Petraperzia (1720-1740) a confronto con la tavola n\u00b0 10 del volume primo del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante uno stelo di rose olandesi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol09.jpg\">Fig. 9<\/a>), che diventa conformit\u00e0 nel ramo di giacinti stellati (<a title=\"Fig. 10. Particolare tratto dalla pianeta di Petraperzia (1720-1740) a confronto con un particolare della tavola n\u00b0 4 del terzo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante dei giacinti azzurri stellati.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol10.jpg\">Fig. 10<\/a>) e dei grandi tulipani (<a title=\"Fig. 11. Particolare tratto dalla pianeta di Petraperzia (1720-1740) a confronto con la tavola n\u00b0 5 del primo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt;, (1680) raffigurante un esemplare di grande tulipano Diana e un piccolo tulipano Veue.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol11.jpg\">Fig. 11<\/a>), con la verosimile presenza anche di vivaci garofani screziati (<a title=\"Fig. 12. Particolare tratto dalla pianeta di Petraperzia (1720-1740) a confronto con la tavola n\u00b0 9 del secondo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante uno stelo di garofani.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol12.jpg\">Fig. 12<\/a>). Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 l\u2019effetto chiaroscurale e pittorico impresso al ricamo che rappresenta il dato naturalistico e riscontrabile, tramite il sapiente utilizzo del bulino e della punta secca, nelle incisioni dell\u2019illustratrice tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nella pianeta di Pietraperzia la composizione primeggiava per libert\u00e0 compositiva e delicatezza, di tutt\u2019altra tendenza risulta essere la pianeta proveniente da Mazzarino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il parato (<a title=\"Fig. 13. Manifattura siciliana, 1720-1740, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Mazzarino (Caltanissetta).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol13.jpg\">Fig. 13<\/a>), datato intorno al 1720-1740, si caratterizza per un disegno ad andamento verticale e tripartito; nell\u2019asse centrale fiori e frutti dai colori vivaci e fastosi prosperano incorniciati da motivi <em>rocailles<\/em>, mentre nelle due barre laterali sinuosi tralci composti da fiori carnosi sono intercalati da elementi vegetali. Sebbene la grandiosit\u00e0 dei fiori sia ereditaria della corte seicentesca di Luigi XIV, la sontuosit\u00e0 del parato e la singolarit\u00e0 della composizione indicano una provenienza locale, dettata dall\u2019accostamento ad altre due pianete che si trovano nella chiesa madre di Rometta<sup><a href=\"#footnote_39_3434\" id=\"identifier_39_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale&hellip;, vol. II, 2000, p. 694.\">40<\/a><\/sup> ma non solo; le stesse rigogliose infiorescenze \u00e8 possibile riscontrarle in altri parati siciliani, come ad esempio alcune pianete oggi conservate al Museo Nazionale di Palermo ma precedentemente ubicate nell\u2019ex collegio gesuitico<sup><a href=\"#footnote_40_3434\" id=\"identifier_40_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;amico Del Rosso, I paramenti sacri, Palermo 1997, pp. 56-57, 62-63.\">41<\/a><\/sup>, o provenienti dalla collezione De Ciccio di Napoli<sup><a href=\"#footnote_41_3434\" id=\"identifier_41_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;amico Del Rosso, I paramenti&hellip;, 1997, p.152.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo secondo caso l\u2019accostamento con gli steli di garofani della pianeta in esame possono essere comparati con quelli presenti nella tavola n\u00b09 del secondo volume del <em>Libro dei Fiori<\/em>, in particolare modo nell\u2019andamento flessuoso del gambo, oltre che nella freschezza dei colori scelti (<a title=\"Fig. 14. Particolare tratto dalla pianeta di Mazzarino (1720-1740) a confronto con un particolare tratto dalla tavola n\u00b09 del secondo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante uno stelo di garofanini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol14.jpg\">Fig. 14<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro caso posto in esame \u00e8 quello del parato di Piazza Armerina, composto da una pianeta e due dalmatiche, complessivamente datato intorno alla met\u00e0 del XVIII secolo e riflettente ancora una volta quel gusto interessato e allo stesso tempo fastoso per il dato naturale, indiscusso protagonista di questa terna (<a title=\"Fig. 15. Manifattura siciliana, prima meta\u0300 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Dalmatica&lt;\/i&gt;, Piazza Armerina (Enna).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol15.jpg\">Fig. 15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_42_3434\" id=\"identifier_42_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale&hellip;, vol. II, 2000, p. 730.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disegno, caratterizzato da motivi a <em>rocailles<\/em> e infiorescenze, si sviluppa secondo un andamento verticale e simmetrico. Sebbene il tema risulti bipartito e raccolto intorno ad una conchiglia dorata, ci sono a ben guardare delle evidenti differenze, non solo nell\u2019accostamento degli elementi floreali adottati ma anche nella scelta dei colori e di conseguenza degli effetti chiaroscurali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla presenza di foglie particolarmente brillanti nel colore e polpose nella consistenza, si pu\u00f2 riscontrare un\u2019altra familiarit\u00e0 tra la tavola del <em>Libro dei Fiori,<\/em> raffigurante un specie di rosa aperta, che pu\u00f2 essere assimilabile alla rappresentazione di un anemone dai colori rosso e giallo (<a title=\"Fig. 16. Particolare tratto dalla dalmatica di Piazza Armerina (prima meta\u0300 del XVIII secolo) a confronto con la tavola n\u00b0 6 del secondo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante un mazzolino con anemone, fritillaria e croco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol16.jpg\">Fig. 16<\/a>). Altre similarit\u00e0 possono essere registrate nella realizzazione a tratti tridimensionale dei tulipani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, seppure dal punto di vista della datazione pi\u00f9 tarda, la pianeta di Mussomeli presenta ancora nel disegno ricamato alcuni elementi corrispondenti allo stile di Maria Sibylla Merian; la composizione simmetrica e a sviluppo sinusoidale \u00e8 animata da una copiosa quantit\u00e0 di fiori, quali peonie, rose, tulipani e garofani che decorano e compongono i girali vegetali, mentre al centro della struttura primeggia un vaso biansato contenente un fascio splendidamente composto di specie floreali (<a title=\"Fig. 17. Manifattura siciliana, 1760 circa, &lt;i&gt;Pianeta&lt;\/i&gt;, Mussomeli (Caltanissetta).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol17.jpg\">Fig. 17<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_43_3434\" id=\"identifier_43_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale&hellip;, vol. II, 2000, p. 756.\">44<\/a><\/sup>. In questo caso sono i curvilinei andamenti delle foglie culminanti nei germoglianti garofani a trovare un eco o una qualche corrispondenza con l\u2019estro delle tavole di Maria Sibylla; inoltre nei due scomparti laterali incornicianti il vaso con fiori, \u00e8 possibile identificare delle aggraziate viole multicolore, simili a quelle realizzate da Maria Sibylla nella tavola n. 9 del primo volume (<a title=\"Fig. 18. Particolare tratto dalla pianeta di Mussomeli (1760 circa) a confronto con la tavola n\u00b0 9 del primo volume del &lt;i&gt;Neues Blumenbuch&lt;\/i&gt; (1680) raffigurante una viola tricolor, detta anche malastra o viola del pensiero.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mol18.jpg\">Fig. 18<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_44_3434\" id=\"identifier_44_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le figure inserite nel presente contributo sono state acquisite dalle seguenti opere: Neues Blumenbuch, a cura di M. Gregorio, Roma 2015; E. Reitsma, Maria Sibylla Merian &amp; Daughters: women of art and science, Amsterdam 2008; Magnificenza nell&rsquo;arte tessile della Sicilia centro meridionale&hellip;, vol. II, 2000.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il virtuosismo e il fasto nella composizione dei ricami siciliani analizzati fino ad adesso combaciano con un impulso locale decisamente ben avviato all\u2019attenzione del dato naturale, alle esotiche e corpose infiorescenze che animano i ricami di questi splendidi parati liturgici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resa quasi palpabile della tessitura dei fiori, le gradazioni dei colori, il raggiungimento di effetti tridimensionali, sono tutti fattori che rispecchiano una manifattura di altissimo livello tecnico, oltre che di grande fantasia compositiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fattori sopracitati sono gli stessi che riscontriamo, seppure in modalit\u00e0 differenti, nelle illustrazioni di Maria Sibylla; nelle sue stampe si sommano il piacere estetico del disegno, il dato naturalistico e la praticit\u00e0 con la quale le signore potevano estrapolare i modelli di incisioni e trasformarli in splendidi ricami. Queste somiglianze, in via ancora del tutto ipotetica, spero che ispirino ad una pi\u00f9 ampia discussione e ad un confronto pi\u00f9 serrato sui pittori che hanno stimolato l\u2019arte del ricamo nella prima met\u00e0 del XVIII secolo in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_45_3434\" id=\"identifier_45_3434\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la realizzazione di questo contributo sono stati fondamentali i consigli e i suggerimenti della professoressa Alessandra Pasolini che sinceramente ringrazio.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini. Tre vite del XVII secolo<\/em>, Roma 2001, p. 147.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3434\" class=\"footnote\">K. Todd, <em>Chrysalis<\/em>. <em>Maria Sibylla Merian and the Secrets of Methamorphosi<\/em>s, Boston 2007, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3434\" class=\"footnote\">A. Sutherland Harris, &#8211; L. Nochlin, <em>Le grandi pittrici 1550-1950<\/em>, Milano 1979, p. 152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis,<em> Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, pp. 148-149.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3434\" class=\"footnote\">G. Valck, <em>Metamorphosis Insectorum Surinamensium<\/em>, Amsterdam 1705, p. 141.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3434\" class=\"footnote\">K. Todd, <em>Chrysalis\u2026<\/em>, 2007, p. 60.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 151.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3434\" class=\"footnote\"><em>Neues Blumenbuch<\/em>, a cura di M. Gregorio, Roma 2015, pp. 8-9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3434\" class=\"footnote\">E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian &amp; Daughters: women of art and scienc<\/em>e, Amsterdam 2008, p. 67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, pp. 151-152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, pp. 157-158.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3434\" class=\"footnote\"><em>Der Raupen wunderbare Verwandelung und sondobare Blumennahrung<\/em>, a cura di M. Gregorio, Roma 2015, p. 179.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026.<\/em>, 2001, p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini<\/em>\u2026, 2001, p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis,<em> Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 172.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 173.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3434\" class=\"footnote\">E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian\u2026<\/em>, 2008, p. 197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3434\" class=\"footnote\">E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian\u2026<\/em>, 2008, p. 198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3434\" class=\"footnote\"><em>Der Raupen wunderbare\u2026<\/em>, 2015, p. 186.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 192.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3434\" class=\"footnote\"><em>Der Raupen wunderbare\u2026<\/em>, 2015, p. 188.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3434\" class=\"footnote\">Abbreviazione del titolo originale dell\u2019opera, ovvero \u201c<em>Metamorphosis insectorum Surinamensium<\/em>\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3434\" class=\"footnote\">J. Neri, <em>The Insect and the Image, Visualizing Nature in Early Modern Europe, 1500-1700<\/em>, Minneapolis 2011, pp. 142-143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3434\" class=\"footnote\">N. Zemon Davis, <em>Donne ai margini\u2026<\/em>, 2001, p. 150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3434\" class=\"footnote\">E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian\u2026<\/em>, 2008, p. 61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3434\" class=\"footnote\">E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian\u2026<\/em>, 2008, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3434\" class=\"footnote\">M. Carmignani, <em>Tessuti ricami e merletti in Italia. Dal Rinascimento al Liberty,<\/em> Firenze 2005, p. 104.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3434\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3434\" class=\"footnote\">A.L. Bruni, <em>Ricami, tessuti e fichi d\u2019india. Viaggio in Sicilia tra natura e cultura<\/em>, Firenze 2008, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3434\" class=\"footnote\"><em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale. Ricami, sete e broccati delle Diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina<\/em>, vol. I, a cura di G. Cantelli, Catania 2000, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3434\" class=\"footnote\">A.L. Bruni, <em>Ricami, tessuti<\/em>\u2026, 2008, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3434\" class=\"footnote\"><em>Lusso e devozione: tessuti serici a Messina nella prima met<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>del &#8216;700<\/em>, catalogo della Mostra (Taormina, Palazzo Corvaja, 5 novembre 1984-15 gennaio 1985) a cura di C. Ciolino Maugeri, Palermo 1984, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3434\" class=\"footnote\">\u00abPer quanto riguarda la provenienza dei tessuti accanto ad una rara produzione che pu\u00f2 considerarsi locale, quelli seicenteschi e quelli pi\u00f9 antichi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, spagnoli, mentre quelli di pieno Settecento sono quasi tutti di origine francese o continentale\u00bb. <em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia\u2026<\/em>, vol. I, 2000, p. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3434\" class=\"footnote\">\u00abCapire i fili sottili della diffusione dei cartoni di questi ricami, molto pi\u00f9 spesso che non si creda opera di famosi pittori, non \u00e8 un problema facile da risolvere\u00bb. <em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia\u2026<\/em>, vol. I, 2000, p.16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3434\" class=\"footnote\">M. Carmignani, <em>Tessuti ricami\u2026,<\/em> 2005, pp. 104-105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3434\" class=\"footnote\"><em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale\u2026<\/em>, vol. II, 2000, p. 684.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3434\" class=\"footnote\"><em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale\u2026<\/em>, vol. II, 2000, p. 694.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3434\" class=\"footnote\">E. D\u2019amico Del Rosso,<em> I paramenti sacri<\/em>, Palermo 1997, pp. 56-57, 62-63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3434\" class=\"footnote\">E. D\u2019amico Del Rosso, <em>I paramenti<\/em>\u2026, 1997, p.152.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3434\" class=\"footnote\"><em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale\u2026<\/em>, vol. II, 2000, p. 730.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3434\" class=\"footnote\"><em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale\u2026<\/em>, vol. II, 2000, p. 756.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3434\" class=\"footnote\">Le figure inserite nel presente contributo sono state acquisite dalle seguenti opere: <em>Neues Blumenbuch<\/em>, a cura di M. Gregorio, Roma 2015; E. Reitsma, <em>Maria Sibylla Merian &amp; Daughters: women of art and scienc<\/em>e, Amsterdam 2008; <em>Magnificenza nell\u2019arte tessile della Sicilia centro meridionale\u2026<\/em>, vol. II, 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3434\" class=\"footnote\">Per la realizzazione di questo contributo sono stati fondamentali i consigli e i suggerimenti della professoressa Alessandra Pasolini che sinceramente ringrazio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3434\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>licia.molino@gmail.com Il fantastico mondo botanico di Maria Sibylla Merian: un modello per i ricami siciliani di Et\u00e0 Barocca DOI: 10.7431\/RIV19032019 Maria Sibylla Merian (Fig. 1) <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3434\" title=\"Licia Molino\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3579,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3434"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3434"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3588,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3434\/revisions\/3588"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3579"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}