{"id":3431,"date":"2019-06-28T20:21:16","date_gmt":"2019-06-28T20:21:16","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3431"},"modified":"2019-12-30T08:15:31","modified_gmt":"2019-12-30T08:15:31","slug":"rosalia-francesca-margiotta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3431","title":{"rendered":"Rosalia Francesca Margiotta"},"content":{"rendered":"<p>rosaliafrancesca.margiotta@unipa.it<\/p>\n<h2>\u201cIugalia aurea et argentea et bona mobilia\u201d. Postille documentarie sui Ventimiglia di Gratteri<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV19022019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai numerosi inventari, atti dotali, testamenti e donazioni rintracciati presso l\u2019Archivio di Stato di Palermo, ben si evincono la ricchezza e la variet\u00e0 del patrimonio storico artistico della famiglia Ventimiglia del ramo di Gratteri<sup><a href=\"#footnote_0_3431\" id=\"identifier_0_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Notizie sui Ventimiglia di Gratteri riportano i documenti trascritti da B. De Marco Spata, Nota di gabelle diverse fatte dai giurati di Gratteri, in Arte e storia delle Madonie. Studi per Nico Marino, voll. IV-V, Atti della quarta e quinta edizione (Cefal&ugrave; e Castelbuono, 18-19 ottobre 2014; Gibilmanna, 17 ottobre 2015) a cura di G. Marino e R. Termotto, Cefal&ugrave; 2016, pp. 199-207.\">1<\/a><\/sup>. Tra i pi\u00f9 antichi documenti esaminati \u00e8 il testamento di donna Maria Ventimiglia e Ruiz, sorella del Protonotaro del Regno Alfonso Ruiz<sup><a href=\"#footnote_1_3431\" id=\"identifier_1_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il protonotaro del Regno in contatto con Carlo V, al quale don&ograve; una preziosa opera in rame dorato, coralli e smalti, si veda R.F. Margiotta, Dizionario per il collezionismo in Sicilia, in Artificia Siciliae. Arti decorative siciliane nel collezionismo europeo, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2016, ad vocem, pp. 330-331. Per il pregevole manufatto, successivamente trasformato in reliquiario di Santa Rosalia, cfr. M.C. Di Natale, Orafi, argentieri e corallari tra committenti e collezionisti nella Sicilia degli Asburgo, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p. 15; Eadem, Scheda 1, in&nbsp; Splendori di Sicilia. Arti decorative dal&nbsp; Rinascimento al Barocco, catalogo della Mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 &ndash; 30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano&nbsp; 2001, pp. 467-468 con prec. bibl.\">2<\/a><\/sup> e moglie di Carlo Ventimiglia, investito della baronia della cittadina madonita il 12 giugno 1551, per donazione <em>propter nuptias<\/em> fattagli dal padre Pietro<sup><a href=\"#footnote_2_3431\" id=\"identifier_2_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, vol. IV, quadro 467,&nbsp; p. 176.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobildonna, baronessa di Gratteri e Santo Stefano, il 15 settembre 1598 (XII Ind.)<sup><a href=\"#footnote_3_3431\" id=\"identifier_3_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Palermo (d&rsquo;ora in poi ASPa), Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 189-231. Il documento della testatrice, gi&agrave; deceduta il 19 settembre, data di pubblicazione del testamento, &egrave; pure depositato tra le carte del notaio palermitano Orazio d&rsquo;Allegra.\">4<\/a><\/sup>, ordina che il suo cadavere sia seppellito nella chiesa del convento di San Francesco di Paola <em>extra moenia<\/em> di Palermo nella cappella <em>sub titulo<\/em> di Santa Maria Annunziata, di fronte al sepolcro del defunto fratello Alfonso<sup><a href=\"#footnote_4_3431\" id=\"identifier_4_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Il magnifico Alfonso nel 1529 versava ai Padri di San Francesco di Paola di Palermo 60 onze per la costruzione di una cappella sotto il titolo della Vergine Annunziata (cfr. R.F. Margiotta, Dizionario&hellip;, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p. 331). Si trattava della seconda cappella dalla parte sinistra venendo dall&rsquo;altare Maggiore verso la porta principale, che il Mongitore ricorda dedicata a San Girolamo, con all&rsquo;interno due sepolcri, uno in marmo rosso e l&rsquo;altro in marmo verde (A. Mongitore, Storia delle chiese di Palermo. I conventi, I, edizione critica a cura di F. Lo Piccolo, Palermo 2009, p. 113) in uno dei quali il 13 agosto 1575 era stata fatta apporre una lapide dalla madre Elisabetta Sanchez in memoria del figlio, gi&agrave; defunto a quella data, la cui iscrizione &egrave; pure riportata dal canonico palermitano (ibidem). Alla morte della madre Elisabetta la cappella e i beni di famiglia furono ereditati da Maria Ruiz.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testatrice dichiara erede universale don Pietro Ventimiglia, barone <em>pro tempore<\/em> dello stesso centro, figlio primogenito. Agli altri eredi divideva equamente gioielli, argenti, tessili e alcuni mobili di famiglia. Ad Ettore lasciava \u00abiugalia aurea et argentea et bona mobilia\u00bb, tra cui \u00abuna gioia di oro grande\u00bb, \u00abdue anelli d\u2019oro con un rubbino et un diamante\u00bb, \u00abdui perni ingastati d\u2019oro\u00bb, \u00abun braciali di profumo usato d\u2019oro\u00bb, \u00abperli grossi ventiquattro\u00bb, \u00abun cinto d\u2019oro smaltato\u00bb, \u00abuno scrignetto d\u2019argento\u00bb, \u00abuna medaglia di lucreti\u00bb e \u00abun pendenti di smiraldo in oro con testi di serpi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_3431\" id=\"identifier_5_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 194 v.\">6<\/a><\/sup>. Quest\u2019ultimo, che doveva trarre ispirazione dai tanti gioielli dalla forma di sirene, serpenti marini, draghi, lucertole e animali fantastici i cui disegni circolavano in tutta Europa<sup><a href=\"#footnote_6_3431\" id=\"identifier_6_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda M.C. Di Natale, Il Tesoro di Sant&rsquo;Agata. Gli ori, in Sant&rsquo;Agata, a cura di L. Dufour, Roma-Catania 1996; Eadem, Gioielli di Sicilia. Gemme e ori, smalti e argenti, coralli e perle, uno scrigno preziosissimo ricolmo di monili, II ed., Palermo 2008, p. 43.\">7<\/a><\/sup>, rimanda alla memoria la \u00abyuia di oro smaltata con un balaxo et uno zaffirio con una perna grossa in mezo dui serpi\u00bb elencata tra i preziosi monili affidati nell\u2019ottobre 1560 dai tutori di Giovanni III Ventimiglia del ramo di Geraci ai baroni Aloisio Bologna e Ludovico Alliata per essere venduti a Palermo<sup><a href=\"#footnote_7_3431\" id=\"identifier_7_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, I gioielli di Giovanni III Ventimiglia, in Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica, Atti del convegno di studi (Geraci Siculo &ndash; Gangi, 27-28 giugno 2009) a cura di G. Antista, Geraci Siculo 2009, p. 163.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lungo elenco di beni mobili appartenenti alla baronessa di Gratteri prosegue con preziosi manufatti d\u2019argento: \u00abuna quartaretta d\u2019argento\u00bb, \u00abun piatto grande d\u2019argento con l\u2019arme di Ventimiglia\u00bb, \u00abdue tazzoni\u00bb, \u00abuna tazza\u00bb, \u00abdui bicchieri con l\u2019armi di Ruis di argento\u00bb, \u00abun cato a crocchiola con l\u2019armi di Ruis\u00bb, \u00abuna salera e pipera d\u2019argento con l\u2019armi di Ruis\u00bb, \u00absei cucchiarelli d\u2019argento\u00bb, \u00abdui forcetti d\u2019argento\u00bb, \u00abun fiaschetto et un paro di candileri d\u2019argento con l\u2019armi di Vigintimilia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3431\" id=\"identifier_8_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 195 r.\">9<\/a><\/sup>. Tra i tessili si elencano: \u00abun cortinaggio di domasco verde guarnito d\u2019oro et un paramento di seta verde\u00bb, \u00abuna coltra di seta moresca\u00bb, \u00abli panni di razza, un cortinaggio di panno verde\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3431\" id=\"identifier_9_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">10<\/a><\/sup>. Interessanti elementi d\u2019arredo erano gli \u00abotto quadri di Fiandra\u00bb, \u00abun quadro grande indorato della Madonna\u00bb e \u00abun quatro di San Geronimo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3431\" id=\"identifier_10_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 195 v.\">11<\/a><\/sup>. Non mancavano oggetti ornati dall\u2019apotropaico corallo: \u00abuna posta di coralli grossi\u00bb, \u00abuna resta di coralli grosso a pero\u00bb, \u00abdui manichi di cucchiarelli di granfi di coralli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3431\" id=\"identifier_11_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 196 r.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al figlio Sigismondo, abate di Santa Maria del Parto di Castelbuono<sup><a href=\"#footnote_12_3431\" id=\"identifier_12_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;abbazia di Castelbuono da dove proviene il pentittico quattrocentesco di San Guglielmo, oggi nella Matrice Nuova di Castelbuono, si veda R. Termotto, L&rsquo;abbazia di Santa Maria del Parto a Castelbuono, in Alla corte dei Ventimiglia&hellip;, 2009, pp. 65-77. Il 15 gennaio 1607 don Sigismondo Ventimiglia registra il suo testamento ove dichiara tra l&rsquo;altro che vuole essere seppellito nella cappella e sepoltura dei Padri Cappuccini di Castelbuono (ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 383-393).\">13<\/a><\/sup>, la nobildonna lasciava \u00abun paro di guanti di fiori\u00bb, \u00abuna tazzetta d\u2019argento\u00bb, \u00abun sicchetto d\u2019argento con l\u2019arme di Ruis\u00bb, \u00abuna tovaglia lavorata d\u2019oro con la magnificat quali tovaglia trovandosila detto don Sigismondo alla sua morte sia tenuto e debbia lasciare alla chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 di Gratteri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_13_3431\" id=\"identifier_13_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 201 r.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il profondo legame della famiglia per la chiesa dei Padri Conventuali del centro madonita, ove purtroppo non \u00e8 pi\u00f9 custodito il parato d\u2019altare segnalato, induce la testatrice a ordinare al figlio Pietro \u00abat quam primum fieri facere sepulcrum unum marmoreum\u00bb del valore di onze trenta \u00abin quo reponi debeant ossa ditti quondam don Caroli [\u2026] in esso loco in quo ad presens reperiuntur sepulta et in eo apponere arma de Vigintimiliis et Ruis\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3431\" id=\"identifier_14_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 221 v.\">15<\/a><\/sup>. La chiesa, costruita fuori le mura del centro madonita verso la fine del XII secolo, affiancata gi\u00e0 a met\u00e0 del XVI secolo dal convento per volont\u00e0 del citato don Carlo, custodisce ancora nel lato nord dell\u2019abside il monumento funebre dei Ventimiglia, sormontato dallo stemma di famiglia (<a title=\"Fig. 1. Marmorario siciliano, 1634, &lt;i&gt;Stemma&lt;\/i&gt;, Gratteri, chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar01.jpg\">Fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_15_3431\" id=\"identifier_15_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Le Madonie. Guida all&rsquo;arte, Palermo 2008, p. 117.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A don Giovanni, altro suo figlio, donna Maria lasciava \u00abuna croce di robbini\u00bb, \u00abuno smeraldo in oro con testi di serpi\u00bb, ennesimo esempio della tipologia dei monili citati, \u00abtre perli grossi con una alupina\u00bb, \u00abuna rosa d\u2019oro di profumo\u00bb, \u00abdue pietre in oro\u00bb, \u00abuna fortuna d\u2019oro\u00bb, \u00abuna catina d\u2019oro\u00bb, \u00abun anello con un robbino\u00bb, \u00abun altro anello con un diamante\u00bb, \u00abun cinto di matriperla\u00bb, \u00abun cavaleri di paternostri di giacintho\u00bb, \u00abuna cascetta d\u2019avolio istoriata\u00bb, \u00abun occhiali grandi con il manico d\u2019argento\u00bb, \u00abun piatto d\u2019argento d\u2019acqua \u00e0 mano\u00bb, \u00abdui tazzoni d\u2019argento\u00bb, \u00abdui sottocoppi d\u2019argento\u00bb, \u00abdui vasi alla romana d\u2019argento\u00bb, \u00abuna salera con lo coverchio, pipera\u00bb, \u00abun paro di candileri d\u2019argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_3431\" id=\"identifier_16_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 202 v. &ndash; 203 r.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle preziose gioie e suppellettili si aggiungono \u00abun paro di forfoci d\u2019argento\u00bb, \u00abun fiaschetto d\u2019argento\u00bb, \u00abdui forcieri\u00bb, \u00absei cocchiarelli d\u2019argento\u00bb, \u00abuna cocchiarella piccola indorata\u00bb, \u00abuna giarrottina d\u2019argento\u00bb, \u00abdui manichi di cucchiarelli di corallo\u00bb, \u00abdui resti di coralli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_3431\" id=\"identifier_17_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 203 r.\">18<\/a><\/sup>. Seguono pochi mobili ed ancora \u00abventidue coralli grossi\u00bb, \u00abotto quatri di Fiandra\u00bb, \u00abuna caxetta d\u2019avolio piccola\u00bb, \u00abun quatro di San Christophalo in olio\u00bb e \u00abla caxettina d\u2019argento smaltata dove sono li Reliquie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_3431\" id=\"identifier_18_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 203 r. &ndash; 205 r.\">19<\/a><\/sup>. Il riferimento \u00e8 certamente alle preziose reliquie custodite ancora a Gratteri, <em>in primis<\/em> alle Sacre Spine della corona di Cristo, elencate assieme ad altre altrettanto sacre, in un inventario del 1597 stilato per la visita pastorale di Emanuele Quero Turillo<sup><a href=\"#footnote_19_3431\" id=\"identifier_19_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul presule, vescovo di Cefal&ugrave; dal 1596 al 1605, si veda Serie dei vescovi di Cefal&ugrave; con dati cronologici e cenni biografici, a cura di G. Misuraca, Roma 1960.\">20<\/a><\/sup> della Chiesa Madre di Gratteri ove si legge \u00abReliquie [\u2026] tres spinae coronae Domini nostri Iesu Christi; Lignum Crucis eiusdem Domini nostri Iesu Christi; Reliquie Sancti Iacobi; Velum Sanctae Anne\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_3431\" id=\"identifier_20_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, doc. II e S. Anselmo, Suppellettili liturgiche in argento tra culto, documenti e committenti, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori delle chiese di Gratteri, &ldquo;Quaderni di museologia e storia del collezionismo&rdquo;, Collana diretta da M.C. Di Natale, n. 2, introduzione di V. Abbate, premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2005, pp. 81, 15, 16.\">21<\/a><\/sup>. Le prime, nel 1763-1764, furono poste nell\u2019attuale reliquiario d\u2019argento sbalzato e cesellato eseguito da argentiere palermitano, forse da identificare con Iacobo Damiano (<a title=\"Fig. 2. Iacobo Damiano, 1763-1764, &lt;i&gt;Reliquiario delle Sacre Spine&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre, gi\u00e0 Matrice Vecchia (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_21_3431\" id=\"identifier_21_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Scheda I.16, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 45.\">22<\/a><\/sup>, e prima conservate nella pi\u00f9 preziosa cassettina d\u2019argento smaltata, ora perduta. La venerazione di tali reliquie risale alla fine del XIV secolo quando giungono nel centro madonita dopo il furto perpetrato da Antonio Ventimiglia, come vendetta verso il vescovo <em>pro tempore<\/em> di Cefal\u00f9 Nicolao de Burellis (1352-1359) che non aveva concesso il feudo della Roccella di propriet\u00e0 ecclesiale<sup><a href=\"#footnote_22_3431\" id=\"identifier_22_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Scelsi, Gratteri, storia cultura tradizioni, Palermo 1981, pp. 126-130; N. Marino, I Ventimiglia a Cefal&ugrave;, I, in &ldquo;Le Madonie&rdquo;, a. LXXX, n. 5, 1-15, maggio 2000; S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in&nbsp; I tesori&hellip;, 2005, p. 16.\">23<\/a><\/sup>. Per vendetta di tale rifiuto il Ventimiglia sottrasse le Sacre Spine alla Cattedrale di Cefal\u00f9 e \u00abportato via con forza il vescovo lo fece morire nelle carceri del suo castello\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_3431\" id=\"identifier_23_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra reliquia ancora venerata nel centro madonita \u00e8 un frammento del mantello di Ges\u00f9, inserito in un altro simile esemplare con cornice floreale caratterizzata da foglie d\u2019acanto e tulipani pure dovuto ad artista siciliano ed ascritto alla prima met\u00e0 del XVII secolo (<a title=\"Fig. 3. Argentiere siciliano, prima met\u00e0 del XVII secolo, &lt;i&gt;Reliquiario&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_24_3431\" id=\"identifier_24_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Scheda I,3, in I tesori&hellip;, 2005, p. 38.\">25<\/a><\/sup>. Si aggiunge ancora quella di San Giacomo, un frammento di osso del costato, donata secondo la tradizione da Ruggero il Normanno ai signori di Gratteri verso il 1150<sup><a href=\"#footnote_25_3431\" id=\"identifier_25_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Scelsi, Gratteri.., 1981, p. 124.\">26<\/a><\/sup> a ricordo dell\u2019aiuto che il santo diede al sovrano nel combattimento contro i Saraceni per liberare la cittadina \u00abdalla odiata loro oppressione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_3431\" id=\"identifier_26_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Pitr&egrave;, Feste patronali in Sicilia, Palermo 1881, passim; Guida alla Sicilia Jacopea, a cura di G. Arlotta, Pomigliano d&rsquo;Arco 2004, ad vocem Gratteri.\">27<\/a><\/sup>, e l\u2019altra del legno della croce, inserite rispettivamente in un reliquiario d\u2019argento non omogeneo con teca eseguita da argentiere palermitano nel 1731-1732 (<a title=\"Fig. 4. Argentiere palermitano, 1731-1732, &lt;i&gt;Reliquiario di San Giacomo&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre, gi\u00e0 chiesa di San Giacomo (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_27_3431\" id=\"identifier_27_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Scheda I,12 e S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 43 e 16.\">28<\/a><\/sup> e in una stauroteca in argento sbalzato, cesellato e traforato e rame dorato, realizzata nel capoluogo siciliano intorno alla met\u00e0 del XVIII secolo (<a title=\"Fig. 5. Argentiere palermitano, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Stauroteca&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar05.jpg\">Fig. 5<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_28_3431\" id=\"identifier_28_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Scheda I,17, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 46.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019analisi delle opere del centro madonita pare che l\u2019unica reliquia non pi\u00f9 rintracciabile sia quella del Velo di Sant\u2019Anna. Alla madre della Vergine erano molto legati i Ventimiglia e gi\u00e0 nel 1311-1312 Francesco I aveva fatto costruire la Cappella di Sant\u2019Anna sulla rocca di Geraci per custodirvi il teschio della Santa<sup><a href=\"#footnote_29_3431\" id=\"identifier_29_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mogavero Fina, Profilo storico-genealogico dei Ventimiglia, Signori delle Madonie, Principi di Belmonte, Palermo 1973, p. 46; M. Giuffr&egrave;, Castelli e luoghi forti di Sicilia, XII-XVII secolo, Palermo 1980, p. 28; E. Magnano di San Lio, Castelbuono capitale dei Ventimiglia, Catania 1996, p. 23; M.C. Di Natale, Tesoro di Sant&rsquo;Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono, in M.C. Di Natale &ndash; R. Vadal&agrave;, Il tesoro di Sant&rsquo;Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono, Appendice documentaria di R.F. Margiotta, Palermo 2010, p. 11.\">30<\/a><\/sup>, arrivato dalla Liguria intorno al 1242, donato poco prima a Guglielmo Ventimiglia dal duca di Lorena<sup><a href=\"#footnote_30_3431\" id=\"identifier_30_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Tesoro&hellip;, in M.C. Di Natale &ndash; R. Vadal&agrave;, Il tesoro&hellip;, 2010, p. 11. Si veda anche C. Ciolino, Il tesoro tessile della Matrice Nuova di Castelbuono capitale e principato dei Ventimiglia, Messina 2007, p. 17; C. Morici, La gloriosa madre Sant&rsquo;Anna, augusta patrona di Castelbuono. Breve guida e cenni storici del castello e della cappella palatina e della insigne reliquia del S. Teschio, Palermo 1935, p. 53; O. Cancila, I Ventimiglia di Geraci (1258-1619), &ldquo;Quaderni &ndash; Mediterranea &ndash; Ricerche storiche&rdquo;, Collana diretta da R. Cancila, t. I, Palermo 2016, p. 167.\">31<\/a><\/sup>. Il resto mortale della Santa fu trasferito nel 1454 da Geraci a Castelbuono ad opera di Giovanni I Ventimiglia dopo \u00abl\u2019abbandono definitivo della vecchia capitale\u00bb in favore di quest\u2019ultimo centro<sup><a href=\"#footnote_31_3431\" id=\"identifier_31_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Cancila, L&rsquo;amato feudo dei Ventimiglia, in Castelbuono, &ldquo;Kal&oacute;s &ndash; Luoghi di Sicilia&rdquo;, suppl. a &ldquo;Kal&oacute;s arte in Sicilia&rdquo; , n. 4, a. 7, luglio-agosto 1995, p. 3.\">32<\/a><\/sup>. La reliquia veniva inserita nel 1521 nel reliquiario a busto commissionato da Isabella Moncada consorte di Simone I Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_32_3431\" id=\"identifier_32_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Simone I Ventimiglia si veda O. Cancila, Simone I Ventimiglia, marchese di Geraci (1485-1544), in Memoria, storia e identit&agrave;. Scritti per Laura Sciascia, Palermo 2011, pp. 113-144; R.F. Margiotta, Dizionario&hellip;, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p.&nbsp; 339.\">33<\/a><\/sup>, come riporta l\u2019iscrizione posta alla base dell\u2019opera<sup><a href=\"#footnote_33_3431\" id=\"identifier_33_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Tesoro&hellip;, in M.C. Di Natale &ndash; R. Vadal&agrave;, Il tesoro&hellip;, 2010, p. 29. Sul culto per la madre della Vergine si veda anche A. Di Giorgi, Culto e festa di Sant&rsquo;Anna patrona di Castelbuono, in &ldquo;Le Madonie&rdquo;, 1-15 aprile 2004; S. Brancato, Sant&rsquo;Anna, vita, culto, iconografia, Palermo 2004.\">34<\/a><\/sup>. Si ipotizza per\u00f2 che la probabile perdita e successiva sostituzione dell\u2019originario cartiglio che accompagnava la reliquia di Gratteri, o parte di esso, ha dato luogo allo scambio di identit\u00e0 del resto mortale e quella ormai conosciuta come il Velo della Vergine \u00e8 da identificare verosimilmente con l\u2019antica reliquia della madre di Maria. Il frammento \u00e8 stato posto certamente dopo il 15 settembre 1598 (XII Ind.), data in cui \u00e8 stato stilato l\u2019inventario, non oltre comunque i primi decenni del XVII secolo, in un reliquiario con teca cilindrica realizzato da argentiere siciliano (<a title=\"Fig. 6. Argentiere palermitano, fine XVI-inizi XVII secolo, &lt;i&gt;Reliquiario detto del Velo della Vergine&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar06.jpg\">Fig. 6<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_34_3431\" id=\"identifier_34_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Scheda I,1, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 37.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alla ripartizione delle preziose gioie e suppellettili di donna Maria Ventimiglia Ruiz, la testatrice lega all\u2019erede particolare, l\u2019altro figlio don Francesco, \u00abuna croce di granati\u00bb, \u00abun crocifisso d\u2019oro col crestallo con perni al pede\u00bb, \u00abdui pendenti d\u2019oro con li bedemi e perni pendenti\u00bb, \u00abcauto perni boni\u00bb, \u00abuno anello rubinello col giro smaltato torchino\u00bb e \u00abuno anello smeraldo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_3431\" id=\"identifier_35_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 210 r. e v.\">36<\/a><\/sup>. Lo smeraldo era molto richiesto come ornamento dei preziosi monili \u00absi riteneva utile &#8211; scive Maria Concetta Di Natale &#8211; per rafforzare la vista, per debellare la peste, per combattere i veleni, per contrastare l\u2019epilessia, nonch\u00e9 per aumentare memoria ed eloquenza o contro le tentazioni demoniache e i cattivi pensieri o contro i temporali e le avverse condizioni climatiche\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_3431\" id=\"identifier_36_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2008, p. 16.\">37<\/a><\/sup>. L\u2019elenco inventariale annota anche \u00abuna granfa di corallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_3431\" id=\"identifier_37_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 210 v.\">38<\/a><\/sup>, ricco ramo non lavorato o solo in parte scolpito, elemento prescelto per le <em>Wunderkammern<\/em> del periodo e pertanto frequentemente riscontrato in altri inventari dell\u2019epoca, come in quello datato 2 marzo 1583 del Maestro Razionale del Regno di Sicilia Pietro Agostino<sup><a href=\"#footnote_38_3431\" id=\"identifier_38_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Giuffrida, La camera delle meraviglie di Pietro Agostino maestro razionale del Regno di Sicilia, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, pp. 81-89.\">39<\/a><\/sup>, amico di Alfonso Ruiz, o nell\u2019altro del 1599 del tesoro della Madonna di Trapani<sup><a href=\"#footnote_39_3431\" id=\"identifier_39_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Inventario del 1599, trascrizione di A. Citino, in Il tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale &ldquo;Agostino Pepoli&rdquo;, 2 dicembre 1995 &ndash; 3 marzo 1996) &nbsp;a cura di M.C. Di Natale, V. Abbate, Palermo 1995, p. 453, Si veda anche M.C. Di Natale, Orafi, argentieri&hellip;, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p. 17.\">40<\/a><\/sup>. Ancora caratterizzati dal pregiato materiale marino erano \u00abdui resti di coralli\u00bb e \u00abun\u2019altra granfa serve per manico di cucchiarella\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_3431\" id=\"identifier_40_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, f. 210 v.\">41<\/a><\/sup>. Sono inoltre annotati \u00abuna cucchiarella di porcelluzza ligata d\u2019argento [\u2026] quattro cucchiarelli d\u2019argento\u00bb, \u00abun bocceri d\u2019argento\u00bb, \u00abun giarrotto d\u2019argento\u00bb, \u00abuna salera e pipera d\u2019argento\u00bb, \u00abuna busciuletta d\u2019argento\u00bb, probabilmente una preziosa scatola di piccole dimensioni, \u00abdue forcine d\u2019argento\u00bb, \u00abun denticheri di corallo ingastato d\u2019oro\u00bb, \u00abuna pietra perciata di robbino\u00bb, \u00abun panno grande di razza figorato\u00bb, \u00abaltri quattro pezzi di panni figorati et un portale\u00bb, \u00abun quatro della SS.ma Annunciata di vetro grande\u00bb, \u00abuna figoretta delli tre r\u00e8\u00bb, \u00abventi paternostri di cornioli longhi col partimento a mostazzoli\u00bb e \u00abuna resta di paternostri d\u2019ambra gialla grossi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_41_3431\" id=\"identifier_41_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 210 v.&nbsp; &ndash; 211 r.\">42<\/a><\/sup>. \u00abCon il termine paternostri &#8211; scrive Pietro Lanza Di Scalea &#8211; si soleva indicare le pallottoline maggiori della corona di rosario [\u2026] cos\u00ec comuni che in Parigi si crearono dei veri corpi d\u2019arte, che sotto il nome di <em>paternostrieri <\/em>fabbricavano i grani e furono quei fabbricatori distinti in tre categorie, i paternostrieri d\u2019osso e di corno, quelli di corallo e madreperla e quelli d\u2019ambra\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_3431\" id=\"identifier_42_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Lanza di Scalea, Donne e gioielli in Sicilia nel Medio Evo e nel Rinascimento,&nbsp; Palermo-Torino 1892, p. 103.\">43<\/a><\/sup>. Tale diffusione, come quella della maggior parte dei gioielli, ebbe grande sviluppo dal Trecento \u00abe come negli inventari stranieri, cos\u00ec in quelli siciliani si fa menzione di paternostri di corallo, d\u2019ambra, di perle\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_3431\" id=\"identifier_43_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">44<\/a><\/sup>. Genevi\u00e8ve Bresc Bautier e Henri Bresc, dopo aver esaminato innumerevoli inventari siciliani, affermano che \u00abLes grains des paten\u00f4tres et des <em>reste<\/em> sont quelquefois d\u00e9nombr\u00e9es, r\u00e9v\u00e9lant une grande irr\u00e9gularit\u00e9: 209 grains de jais, 136 grains de cristal, 20, 40, 34, 72 et 74 grains de corail, 100 et 110 grains d\u2019argent\u00bb<sup><a href=\"#footnote_44_3431\" id=\"identifier_44_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bresc Bautier &ndash; H. Bresc, Les bijoux &agrave; Palerme (XIVe &ndash; XVe si&egrave;cle): les &eacute;chos du luxe personnel dans les inventaires notari&eacute;s, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo-Erice, 14-17 giugno 2006) a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, p. 223.\">45<\/a><\/sup>. Preziose corone di rosario venivano donate ai simulacri siciliani pi\u00f9 venerati, interessanti esemplari sono ancora conservati, ad esempio, presso il Museo Regionale Pepoli, provenienti dal Tesoro della Madonna di Trapani, alcuni dei quali realizzati in corallo<sup><a href=\"#footnote_45_3431\" id=\"identifier_45_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani, in V. Abbate, G. Bresc Bautier, M.C. Di Natale,&nbsp; R. Giglio, Museo Pepoli, Palermo 1992, p. 66.\">46<\/a><\/sup>. Per tornare in ambito madonita se ne ricorda traccia documentaria nei tesori delle chiese di Gratteri. Un inventario dell\u2019ultimo quarto del XVI secolo relativo alla Chiesa Madre del centro siciliano, oltre a riportare interessanti suppellettili d\u2019argento, annota \u00abquattro para di patri nostra di coralli\u00bb<sup><a href=\"#footnote_46_3431\" id=\"identifier_46_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, e R.F. Margiotta, doc. 1, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 28, 81.\">47<\/a><\/sup>. Ancora fino al 1597, nella chiesa non pi\u00f9 esistente della Madonna del Rosario di Gratteri, erano custoditi \u00abtri paternostri di coralli et di ambra\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_3431\" id=\"identifier_47_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, e R.F. Margiotta, doc. 2, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 28, 81.\">48<\/a><\/sup> e sino al 1621 nello stesso edificio chiesastico vi erano \u00abquattro para di paternostri di coralli et di ambra quali su agi alla stessa imagini della Madonna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_48_3431\" id=\"identifier_48_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simili manufatti si annoverano pure tra le gioie preziose della famiglia Ventimiglia del ramo dei marchesi di Geraci e principi di Castelbuono<sup><a href=\"#footnote_49_3431\" id=\"identifier_49_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui Ventimiglia di Geraci cfr. O. Cancila, I Ventimiglia di Geraci (1258-1619), &ldquo;Quaderni &ndash; Mediterranea &ndash; Ricerche storiche&rdquo;, Collana diretta da R. Cancila, t. I, Palermo 2016.\">50<\/a><\/sup>, tra i monili di Giovanni III Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_50_3431\" id=\"identifier_50_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Giovanni III Ventimiglia si veda O. Cancila, Alchimie finanziarie di una grande famiglia feudale del primo secolo dell&rsquo;et&agrave; moderna, in &ldquo;Mediterranea. Ricerche storiche&rdquo;, n. 6, aprile 2006, pp. 69-136; E. Magnano di San Lio, Castelbuono capitale&hellip;, 1996;&nbsp; R.F. Margiotta, Dizionario&hellip;, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, pp.&nbsp; 337-338.\">51<\/a><\/sup> si riscontrano \u00abuna coruna di paternostri di oro ismaltati consistenti in paternostri grossi trentatri et piccoli chinquantanovi con dui pendenti grossi di oro facti a conocchia, una coruna di paternostri de cristallo con septi partituri di oro smaltati ed un altra coruna di matri perni tundi con soi partituri et cruci del medesimo, vinti novi paternostri grossi de corallo, una coruna di oro ismaltata facta ad paternostri tondi cumsistenti in paternostri piccoli sissantadui et setti<em> <\/em>partituri grossi con sei granati per paternostro picolo in li quali mancano in tutti undici rubinetti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_3431\" id=\"identifier_51_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo dei notai defunti, Antonio Occhipinti, st. I, vol. 3767, ff. n. nn. Si veda anche R.F. Margiotta, I gioielli di Giovanni III Ventimiglia, in Alla corte dei Ventimiglia&hellip;, 2009, p. 164.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donna Maria Ventimiglia e Ruiz citando la figlia Elena riferiva che aveva una \u00abcameram intus monasterium Sante Clare\u00bb di Palermo e ricordava anche la sorella, suor Clara Ruiz, alla quale lasciava onze venti comandandole di far realizzare dopo la sua morte due candelabri d\u2019argento \u00abpro servitio et usu altaris in quibus apponi debeat insigna et arma de Ruis hoc pro servitio della chiesa di detto monasterio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_52_3431\" id=\"identifier_52_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 81, ff. 224 v. e 221 r.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 aprile 1575 Pietro Ventimiglia Ruiz, che sar\u00e0 pretore di Palermo nel 1586-1587<sup><a href=\"#footnote_53_3431\" id=\"identifier_53_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, vol. IV, quadro 467, p. 176.\">54<\/a><\/sup>, si era investito della baronia e terra di Gratteri, come primogenito ed erede universale del suddetto Carlo. Il nobile spos\u00f2 in prime nozze, Maria Grifeo ed in seconde Giulia Agliata di Gerardo, barone di Roccella<sup><a href=\"#footnote_54_3431\" id=\"identifier_54_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Mugnos, Teatro genealogico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo regno di Sicilia viventi ed estinte, vol. I, Palermo 1647, p. 23.\">55<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donna Giulia Ventimiglia e Agliata, contessa di Collesano e baronessa di Gratteri e Santo Stefano, madre di don Alfonso Ventimiglia, dettando le sue ultime volont\u00e0 nel testamento del primo febbraio 1607, pubblicato il 6 aprile dello stesso anno dal notaio Giuseppe Toscano di Palermo, sottolinea che vuole essere seppellita nella chiesa palermitana di S. Maria di Ges\u00f9 fuori le mura, \u00abnella cappella degli Agliati\u00bb, al quale convento lega dieci onze per celebrazione di messe<sup><a href=\"#footnote_55_3431\" id=\"identifier_55_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 215 r. &ndash; 223 v. e in part. f. 216 r.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testatrice inoltre lasciava al convento di Santa Maria della Misericordia di Palermo del Terz\u2019Ordine di S. Francesco \u00absub titulo di li Scalzi\u00bb onze duecento per celebrazione di messe che doveva pagare l\u2019U.I.D. don Giovanni Garlano<sup><a href=\"#footnote_56_3431\" id=\"identifier_56_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giovanni Garlano, figlio di Giuseppe, ricco gabelloto, nativo di Corleone, ma cittadino palermitano, aveva comprato la carica di Protonotaro del regno di Sicilia per 15 mila scudi. Cfr. R.L. Foti, Tra regio demanio, politiche pubbliche e strategie private nella Sicilia moderna, in R.L. Foti &ndash;&nbsp; I. Fazio &ndash; G. Fiume, L. Scalisi, Storie di un luogo. Quattro saggi su Corleone nel Seicento, Palermo 2004, pp. 14-15, nota 31.\">57<\/a><\/sup>, Protonotaro Regio, in debito con la suddetta<sup><a href=\"#footnote_57_3431\" id=\"identifier_57_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 216 r.\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobile signora destinava inoltre altre cento onze \u00absibi debitarum per dictum de Garlano\u00bb al marito don Pietro Ventimiglia affinch\u00e8 con i proventi \u00abdictorum reddituum construi et edificari debeat per dictum baronem una cappella di li Santi Spini et sacrarum reliquiarum in ditta terra Gratteri pro quo effettu expendantur quolibet anno interusuria dittorum reddituum usque quo erit completa ditta cappella qua completa ditti redditus convertantur in celebratione missarum in iogalibus et pro luminaria ditte cappelle et casu quo non compleretur ditta cappella in vita ditti baronis que compleri debeat per infrascrittum don Alfonsium de Vigintimiliis eius filium erede universalem\u00bb o dai suoi eredi<sup><a href=\"#footnote_58_3431\" id=\"identifier_58_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 216 v.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il marito Pietro e il figlio Alfonso verosimilmente dettero avvio ai lavori e mantenne ulteriormente fede alle volont\u00e0 di donna Giulia il figlio minore don Lorenzo, che fece adornare tale cappella con un\u2019edicola marmorea realizzata in marmi mischi, eseguita da un anonimo marmorario siciliano del 1648 (<a title=\"Fig. 7. Marmorario siciliano, 1648, &lt;i&gt;Edicola&lt;\/i&gt;, Gratteri, Chiesa Madre, gi\u00e0 Matrice Vecchia (per gentile concessione di Emilio Minutella, Castelbuono).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar07.jpg\">Fig. 7<\/a>), su commissione del citato barone di Gratteri e Santo Stefano e della moglie Maria Filangeri, come si evince dall\u2019iscrizione posta sulla stessa e dagli stemmi<sup><a href=\"#footnote_59_3431\" id=\"identifier_59_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. I. Scelsi, Gratteri&hellip;, 1981, p. 112, che &laquo;riporta la trascrizione della data incisa sullo stilobate sinistro come 1684&raquo;, ma in realt&agrave; &egrave; da leggersi come 1648. Cfr. S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 16, 30. Sull&rsquo;edicola marmorea si veda anche S. Anselmo, I Ventimiglia: committenti di sculture marmoree dal XV al XVII secolo, in Alla corte dei Ventimiglia&hellip;, 2009, p. 159. Un inedito documento evidenzia che quasi un decennio dopo, precisamente il 6 febbraio 1657, don Lorenzo sar&agrave; in contatto con Francesco Scuto, marmorario palermitano attivo nella seconda met&agrave; del Seicento, abile nella decorazione &ldquo;a mischio&rdquo; (I. Bruno, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, III, Scultura, a cura di B. Patera, Palermo 1994, ad vocem), che si obbligher&agrave; con il barone di Gratteri, per nome dell&rsquo;illustre donna Francesca de Bononia e Grimaldi marchesa di Altavilla, per farci &laquo;una sepultura di marmura bona&raquo; secondo il disegno sottoscritto da don Lorenzo, da porsi nel convento di Santa Maria degli Angeli di Palermo nella cappella di detta marchesa, per il prezzo di onze 64. Si pu&ograve; solo ipotizzare, pertanto, in attesa di un ulteriore approfondimento archivistico, che lo Scuto potesse essere uno degli scultori di fiducia del Ventimiglia. Cfr. ASPa, Fondo dei notai defunti, G. L. Panitteri, vol. 2802. Il documento mi &egrave; stato segnalato da Claudio Gino Li Chiavi, che ringrazio.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, che custodisce al suo interno il citato reliquiario d\u2019argento, \u00e8 stata trasferita nella cappella delle Sacre Spine della Chiesa Madre nuova di Gratteri<sup><a href=\"#footnote_60_3431\" id=\"identifier_60_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 16; Idem, I Ventimiglia&hellip;, , in Alla corte&hellip;, 2009. Sull&rsquo;attuale cappella delle Sacre Spine si veda pure S. Scileppi, Teologia e iconografia. La Chiesa Madre di Gratteri e le sue opere, in Il Volto di Cristo nel Volto della Chiesa. La Chiesa Madre di Gratteri. Arte e fede, Atti del convegno (Gratteri, Chiesa Madre, 18 agosto &ndash; 9 settembre 2004) a cura di S. Scileppi, Roma 2005, p. 346.\">61<\/a><\/sup>, mentre nella cappella dell\u2019antica chiesa del centro madonita \u00e8 oggi posto il simulacro marmoreo cinquecentesco della Madonna del Rosario proveniente dall\u2019eponima chiesa, ubicata nel piano della detta Matrice, consacrata \u00abnel XII secolo con il titolo di Santa Maria di Castro\u00bb e citata nel 1597 come \u00abecclesia di Santa Maria del Rosario\u00bb<sup><a href=\"#footnote_61_3431\" id=\"identifier_61_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 16, 30, nota 19. La chiesa oggi non pi&ugrave; esistente era gi&agrave; danneggiata nel Settecento. In un documento dell&rsquo;archivio della Chiesa Madre si legge &laquo;la venerabile compagnia del SS. Rosario della terra di Gratteri con tutto l&rsquo;ossequio dovuto l&rsquo;espone qualmente [&hellip;] il vicario Gallo fa scoppiare i maschi tra il piano intermedio fra la madre chiesa ed oratorio di detta compagnia perch&eacute; ci&ograve; nesce (sic) in grande pregiudizio delle fabbriche&raquo; (ibidem).\">62<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel testamento donna Maria istituisce eredi particolari l\u2019omonima figlia Maria, donna Isabella sua figlia maggiore, donna Anna, donna Brigida, futura educanda nel monastero delle Vergini di Palermo<sup><a href=\"#footnote_62_3431\" id=\"identifier_62_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 217 v. Il suo testamento &egrave; depositato tra le carte del notaio Gio. Antonio Chiarella in data 2 giugno 1632, ma si ritrova pure in ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 235 r. &ndash; 241 r.\">63<\/a><\/sup>, e il citato figlio minore Lorenzo<sup><a href=\"#footnote_63_3431\" id=\"identifier_63_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 217 v.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A donna Maria lascia \u00abuna tocca seu banda<sup><a href=\"#footnote_64_3431\" id=\"identifier_64_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La banda &egrave; una fascia in materiale prezioso. Cfr. Cfr. P. Venturelli, Gioielli milanesi 1459-1631, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 2019, p. 42.\">65<\/a><\/sup> di oro perni, petri e coralli consistenti in dudici peczi grandi et altri firnimenti minuti et dui rami di mortilla di oro et dudici perni grossi et uno paro di braczali di oro et petri fini consistenti in peczi 14 et uno cortinagio di tab\u00ec cangianti con li frinzi lavorati di diversi coluri di sita\u00bb<sup><a href=\"#footnote_65_3431\" id=\"identifier_65_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 221 r. e v.\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A donna Isabella \u00abunus stractus di petri di novi fili conferenti a quelli di la tocca et uno paro di paternostri di oro et agati consistenti in pezzi 44 guarnuti et un altro cortinagio di domaschello gialno et bianco con li frinzi pieni di filo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_66_3431\" id=\"identifier_66_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 221 v.\">67<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A donna Anna e donna Brigida \u00abuna catina di oro con perfumo\u00bb, dalla quale pendeva probabilmente un <em>pomander<\/em>, sfera traforata in oro o altro metallo che conteneva essenze odorose, e una \u00abposta d\u2019ambra consistenti in peczi sei compliti et 3 rutti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_67_3431\" id=\"identifier_67_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">68<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Lorenzo destinava \u00abuna coruna di coralli con soi partituri et guarnationi di oro et uno cortinagio di capello consistenti in 11 peczi di oro et camei\u00bb<sup><a href=\"#footnote_68_3431\" id=\"identifier_68_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">69<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un preziosissimo \u00abcinto di oro consistenti in peczi 28.53.7 diamanti, 7 rubbini et 14 peczi di ingasti con quatro perni di ingasto\u00bb fu destinato a don Alfonso<sup><a href=\"#footnote_69_3431\" id=\"identifier_69_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">70<\/a><\/sup>. Simili opere, probabilmente da ascrivere al XVI secolo, come osserva Dora Liscia Bemporad, sono \u00abricchissime, incastonate di perle e pietre preziose, spesso strumento cui erano appesi sia oggetti di uso quotidiano (nettadenti, nettaorecchie, cesoie), sia contenitori per essenze, con i quali si profumavano le persone e si coprivano i pungenti odori corporei. In rari casi servivano a trattenere le pieghe degli abiti o a sottolineare il punto di vita, dal momento che a partire dalla met\u00e0 del Cinquecento il corpetto degli abiti tendeva a stringersi in vita per poi scivolare verso l\u2019inguine in un prolungamento appuntito [\u2026] Dunque essa si poneva sullo stesso piano d\u2019uso degli altri innumerevoli gioielli che si distribuivano pesantemente sull\u2019abito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_70_3431\" id=\"identifier_70_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Liscia Bemporad, Francesco Salviati e altri orafi per una cintura di collezione privata, in Storia, critica e tutela&hellip;, 2007, p. 242.\">71<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A don Pietro Ventimiglia spettarono inoltre \u00abtutti li soi anelli con petri et senza per quelli distribuiri a cui vorr\u00e0 di li ditti loro figli ecceptuato uno diamanti che resta in sua volont\u00e0 et cossi la recuperactione di quelli soi ingastati in oro e argento lavorato li quali si hanno di recuperare dalli mani di diversi personis\u00bb<sup><a href=\"#footnote_71_3431\" id=\"identifier_71_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 221 v. &ndash; 222 r.\">72<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il citato don Lorenzo il 7 ottobre 1624 sposer\u00e0 in prime nozze donna Felice Margherita Rosselli e Belloc<sup><a href=\"#footnote_72_3431\" id=\"identifier_72_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo dei notai defunti, Vincenzo Parabova, vol. 1223, f. 81 e ss.\">73<\/a><\/sup>. Il lungo e interessante elenco dotale riportato dal notaio palermitano Vincenzo Parabova annota le notevoli gioie portate in dote: \u00abIn primis una filsa di perni numero duimilia cento cinquanta dui\u00bb<sup><a href=\"#footnote_73_3431\" id=\"identifier_73_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">74<\/a><\/sup>. La perla, considerata tra le pi\u00f9 perfette componenti del gioiello e carica di reconditi significati e nobili qualit\u00e0, viene utilizzata con finalit\u00e0 a un tempo simboliche e ornamentali, socio-rappresentative e apotropaico-medicamentose. Veniva usata anche come dono per le spose, cos\u00ec che oreficeria sacra e profana venivano a fondersi e talora a confondersi insieme al loro significato simbolico<sup><a href=\"#footnote_74_3431\" id=\"identifier_74_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Le vie dell&rsquo;oro dalla dispersione alla collezione, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio &ndash; 30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 25-26. Si veda anche Eadem, Un brano significativo dal testamento di Francesco II Ventimiglia, in Alla corte dei Ventimiglia&hellip;, 2009.\">75<\/a><\/sup>. L\u2019elenco continuava con \u00abUna gioia con diamante, rubini e perni et oro\u00bb, stimata onze quaranta, \u00abUn paro di pendagli di smeraldi et oro\u00bb, \u00abUna golera d\u2019oro con diversi smeraldi grandi e piccoli\u00bb, \u00abUno Agnus Dei di cristallo guarnuto d\u2019oro\u00bb, gioiello con funzione apotropaica, gi\u00e0 diffuso nel XII, posto a protezione delle donne durante il parto<sup><a href=\"#footnote_75_3431\" id=\"identifier_75_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2008, p. 112.\">76<\/a><\/sup>. Rappresentativo monile di tale tipologia \u00e8 quello custodito presso il Museo Pepoli di Trapani, proveniente dal tesoro della Madonna di Trapani, inglobato in una cornice d\u2019oro arricchita da smalti policromi, caratterizzato dalla scritta <em>Ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi<\/em><sup><a href=\"#footnote_76_3431\" id=\"identifier_76_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">77<\/a><\/sup>. Tra i raffinati monili registrati nel documento del 1624 vi sono anche \u00abUna fico di christallo guarnuta d\u2019oro con smiraldi et granatini\u00bb, \u00abUn paro di pendagli di cristallo\u00bb, sessanta \u00abpuntali di cristallo\u00bb, \u00abUna golera di corallo guarnuta d\u2019oro et una gioia di corallo guarnuta d\u2019oro\u00bb, \u00abdui stoccietti guarnuti d\u2019oro con soi cutelli e manichi di curallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_77_3431\" id=\"identifier_77_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo dei notai defunti, Vincenzo Parabova, vol. 1223, ff. 102 &ndash; 103.\">78<\/a><\/sup>. Questi ultimi manufatti testimoniano la predilezione di nobili e alti prelati per il prezioso materiale marino, la cui produzione in Sicilia \u00e8 legata alla maestranza trapanese dei corallari<sup><a href=\"#footnote_78_3431\" id=\"identifier_78_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i maestri corallari trapanesi e la loro produzione si veda tra l&rsquo;altro M.C. Di Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XVIII secolo, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 15 febbraio &ndash; 30 settembre 2003) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003; Eadem, Ars corallariorum et sculptorum coralli a Trapani, in Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia barocca, catalogo della Mostra (Torino, Palazzo Madama, Museo Civico d&rsquo;Arte Antica, 29 luglio &ndash; 28 settembre 2008) a cura di C. Arnaldi di Balme, S. Castronovo, Milano 2008; Eadem, L&rsquo;arte del corallo a Trapani, in C. Del Mare &ndash; M.C. Di Natale, Mirabilia coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi, Napoli 2009; Eadem, I coralli della Santa Casa di Loreto e R.F. Margiotta, La ricerca d&rsquo;archivio 1. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo, in Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto, catalogo della Mostra (Monreale, Museo Diocesano, 7 giugno-7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale &ndash; G. Cornini &ndash; U. Utro, Palermo 2012, pp. 109-132, 169-178; M.C. Di Natale, Ad laborandum curallum, in I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo, catalogo della Mostra (Catania, Palazzo Valle, 3 marzo &ndash; 5 maggio 2013) a cura di P. Li Vigni, M.C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013.\">79<\/a><\/sup>. Nel 1637 ordinava coralli a Trapani pure l\u2019arcivescovo di Praga Ernst Adalbert von Harrach, tra cui si annotavano pure manichi di coltelli<sup><a href=\"#footnote_79_3431\" id=\"identifier_79_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, La ricerca d&rsquo;archivio&hellip;, in Sicilia ritrovata&hellip;, 2012, p. 172. Cfr. inoltre Die diarien und tagzettel des kardinals Ernst Adalbert von Harrach (1598 &ndash; 1667), a cura di K. Keller &ndash; A. Catalano, Wien-K&ouml;ln-Weimar 2010, p. 219.\">80<\/a><\/sup>, tipologia esemplificata da quelli da caccia di collezione privata catanese della met\u00e0 del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_80_3431\" id=\"identifier_80_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Ad laborandum&hellip;, in I grandi capolavori&hellip;, 2013, p. 47.\">81<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si elencano ancora \u00abuna spada d\u2019oro con tri diamanti e tri rubini\u00bb, \u00abuna rosa d\u2019oro con 17 diamanti\u00bb, \u00abUn paro di pendagli d\u2019oro con 16 robini e tri perni\u00bb, \u00abUna golera d\u2019oro con smeraldi falsi\u00bb, \u00abUn paro di manigli d\u2019oro con diversi perni intagliati\u00bb, \u00abUn anello con uno smeraldo\u00bb, \u00abUno anello con uno diamanti grandi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_81_3431\" id=\"identifier_81_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il documento citato si veda pure ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, f. 47 v.\">82<\/a><\/sup>. Seguono inoltre alcuni manufatti in argento, come \u00abUn calamaro et rinaloro\u00bb, \u00abDui sottocoppi d\u2019argento dorati\u00bb, \u00abUn platto grandi et uno bucceri d\u2019argento dorati\u00bb, \u00abDui bruccetti e dui cucchiarelli\u00bb, \u00abUn bucceri d\u2019argento dorato\u00bb, quasi tutti esempi di suppellettili da tavola<sup><a href=\"#footnote_82_3431\" id=\"identifier_82_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">83<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali pregevoli manufatti furono stimati per parte di don Lorenzo da Pietro Riggio, maestro degli orafi e argentieri di Palermo attivo dal 1604 al 31 ottobre 1627<sup><a href=\"#footnote_83_3431\" id=\"identifier_83_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 676, 760. Sul Riggio si veda anche R.F. Margiotta, doc. I,17, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p. 277.\">84<\/a><\/sup>, mentre donna Margherita affidava la valutazione degli importanti monili, per un valore di oltre quattrocento onze, a Giovanni Camillo Barbavara<sup><a href=\"#footnote_84_3431\" id=\"identifier_84_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, f. 47 v.\">85<\/a><\/sup>, orafo di origine messinese da parte materna, attivo a Palermo, abile nella tecnica dello smalto, che nel 1627 realizzer\u00e0 il reliquiario per i capelli della Vergine della Cattedrale di Piazza Armerina<sup><a href=\"#footnote_85_3431\" id=\"identifier_85_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su don Camillo Barbavara e la sua produzione si veda tra l&rsquo;altro M.C. Di Natale, Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001; Eadem, Montalbano, Barbavara e la produzione orafa a Palermo nella prima met&agrave; del Seicento, in La sfera d&rsquo;oro. Il recupero di un capolavoro dell&rsquo;oreficeria palermitana, catalogo della Mostra (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis, 11 aprile &ndash; 20 luglio 2003), a cura di V. Abbate e C. Innocenti, Napoli 2003, pp. 61-76; M.C. Di Natale, Don Camillo Barbavara e gli orafi e smaltatori nella Sicilia barocca e Nuovi documenti a completamento della biografia di Don Camillo Barbavara, a cura di G. Travagliato, in La  Madonna delle Vittorie a Piazza Armerina dal Gran Conte Ruggero al Settecento, a cura di M.K. Guida, Napoli 2009, pp. 123-132; M.C. Di Natale, Orafi, argentieri&hellip;, e R.F. Margiotta, doc. I,78, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, pp. 34, 40-42, 46-48, 287-288. Per l&rsquo;elenco dotale cfr. ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, f. 47 v.\">86<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si valutavano inoltre \u00abtre quatri di tela di fiandra\u00bb, \u00abun paramento di domasco virdi con suo passamano d\u2019oro fino in diversi corpi per farda et una farda di murcatello et un\u2019altra di domasco virdi con soi frinzi d\u2019oro alli frinzi e passamano d\u2019oro attorno detto frixio\u00bb, stimato ben duecento trentasei onze, \u00abuna trabacca intagliata e dorata con soi pedi quatrati [\u2026] e detta trabacca tutta dorata e di sopra con li soi cornici\u00bb, \u00abquindici seggi di villuto carmixino con suoi frinzi\u00bb, \u00abun cortinaggio di domasco virdi con sua frinza d\u2019oro ingradata al velo e tornialetto et \u00e0 torno a tavoletta d\u2019oro et sita verdi et con suoi chiavi grandi d\u2019oro\u00bb<sup><a href=\"#footnote_86_3431\" id=\"identifier_86_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, ff. 48 r. e v.\">87<\/a><\/sup>. Si annotano anche pochi quadri, \u00abtre quatri cio\u00e8 una di Santa Ninfa et un del SS. Rosario et un altro pinto di certi animali\u00bb, un altro \u00abdella Madonna con Nostro Signore in brazza\u00bb e pochi mobili, tra cui \u00abuno scrittorio d\u2019ebbano lavorato d\u2019avolio\u00bb, \u00abun altro scrittorio d\u2019ebbano lavorato d\u2019avolio et ebbano con suoi figuri\u00bb, \u00abuna scrivania d\u2019ebbano lavorata d\u2019ebbano\u00bb, \u00abun scrittoretto di villuto carmixino\u00bb, \u00abtre scrittori di tenerci gioii et una caxetta, setti pezzi di quatri di diversi figuri di santi depinti sopra ramo con suoi cornici dorati et una Madonna di Trapani d\u2019alabastro con suo tabernacolo nigro\u00bb<sup><a href=\"#footnote_87_3431\" id=\"identifier_87_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, ff. 48 v. &ndash;&nbsp; 49 r.\">88<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima opera \u00e8 probabilmente da identificare con la  Madonna con il Bambino dell\u2019ultimo quarto del XV secolo, riferita alla bottega di Domenico Gagini, ancora custodita nella chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 dei Padri Conventuali<sup><a href=\"#footnote_88_3431\" id=\"identifier_88_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, pp. 24-25.\">89<\/a><\/sup>, inventariata nel 1659 come \u00abuna Immagine della Beata Vergine di marmora piccola sopra l\u2019altaro nella sua cappella\u00bb<sup><a href=\"#footnote_89_3431\" id=\"identifier_89_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, doc. n. 6, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 83.\">90<\/a><\/sup>, che attesta ulteriormente la diffusione del culto per la Madonna di Trapani, ormai venerata anche al di fuori della Sicilia<sup><a href=\"#footnote_90_3431\" id=\"identifier_90_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda tra l&rsquo;altro B. Montevecchi, Note su alcune opere trapanesi nelle Marche, in Storia, critica&hellip;, 2007, pp. 253-260.\">91<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le spese annotate si ricordano onze duecentocinquanta \u00abper prezzo d\u2019una catina d\u2019oro\u00bb acquistata da Gabriele Mas, mercante attivo in Sicilia<sup><a href=\"#footnote_91_3431\" id=\"identifier_91_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, ff. 52 r.\">92<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo le sorti mortali dei membri della famiglia si rintraccia il testamento del citato don Francesco Ventimiglia, figlio di Carlo e Maria Ruiz<sup><a href=\"#footnote_92_3431\" id=\"identifier_92_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il documento depositato il 20 luglio 1631 presso il notaio Baldassare Zamparrone cfr. ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 235-247.\">93<\/a><\/sup>. Il testatore, che individuava come erede universale la sorella Elena, lasciava tutta la \u00ablibraria [\u2026] coss\u00ec fra libri stampati come in libri scritti a mano\u00bb alla Casa Professa della Compagnia di Ges\u00f9 di Palermo<sup><a href=\"#footnote_93_3431\" id=\"identifier_93_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 244 r.\">94<\/a><\/sup>. Ai Padri Gesuiti trasferiva inoltre \u00abun reliquiario d\u2019ebbano grande di palmi tre e menzo in circa con ingasti di reliquii di ramo indorato con un figura della Nativit\u00e0 di parcimino di miniatura di Paulo Brami et una custodietta di cristallo di rocca ingastato d\u2019argento indorato con una crocetta di cristallo di rocca con sua reliquia d\u2019argento indorata sopra una piramide d\u2019agata tutto per ornamento del stesso reliquiario con la reliquia di S. Anna\u00bb e altre reliquie<sup><a href=\"#footnote_94_3431\" id=\"identifier_94_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 245 v.\">95<\/a><\/sup>. Tali annotazioni testimoniano la diffusione di simili opere in Sicilia e l\u2019apprezzamento dei religiosi della Compagnia di Ges\u00f9 per manufatti che presentavano una grande esuberanza decorativa e un connubio di materiali pregiati, quali il cristallo di rocca e l\u2019agata. I Padri Gesuiti custodivano gi\u00e0 vari esemplari ornati con cristallo di rocca, tra cui si ricordano le due pregevoli croci reliquiarie, una in cristallo di rocca, rame dorato e corallo (<a title=\"Fig. 8. Andrea De Oliveri, Thomas Pompeiano e Marzio Cazzola, 1619-1620, &lt;i&gt;Reliquiario di San Francesco Saverio&lt;\/i&gt;, Palermo, chiesa del Ges\u00f9 di Casa Professa, foto di Dario Di Vincenzo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/mar08.jpg\">Fig. 8<\/a>) e l\u2019altra in cristallo di rocca, rame dorato e smalti, riferiti alla collaborazione dei tre artisti Marzio Cazzola, Andrea Oliveri e Thomas Pompeiano, eseguite tra il 1619 e il 1620, oggi esposte nel museo annesso alla chiesa del Ges\u00f9 a Casa Professa<sup><a href=\"#footnote_95_3431\" id=\"identifier_95_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Un orafo lombardo attivo a Palermo: Marzio Cazzola, in Itinerari d&rsquo;arte in Sicilia, a cura di G. Barbera e M.C. Di Natale, Napoli 2012, pp. 106-110, che riporta precedente bibliografia.\">96<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La predilezione per i cristalli di rocca della famiglia Ventimiglia si inserisce nel gusto collezionistico del tempo ricordando come esempio significativo in questa sede la quantit\u00e0 di cristalli di rocca lavorati elencati negli inventari madrileni di don Carlo D\u2019Aragona, duca di Terranova e primo principe di Castelvetrano<sup><a href=\"#footnote_96_3431\" id=\"identifier_96_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il duca di Terranova si veda M. Aymard, Une famille de l&rsquo;aristocratie sicilienne au XVI et XVII si&egrave;cles: les ducs de Terranova, in &ldquo;Revue Historique&rdquo;, 1972, pp. 22-66; Idem, Don Carlo d&rsquo;Aragona, la  Sicilia e la  Spagna alla fine del Cinquecento, in La cultura degli arazzi fiamminghi di Marsala tra Fiandre, Spagna e Italia, Atti del convegno internazionale di studi (Marsala, 7-9 luglio 1986), Palermo 1988, pp. 21-38. Si veda anche R.F. Margiotta, Dizionario&hellip;, in Artificia Siciliae&hellip;, 2016, p. 306.\">97<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Degli interessanti manufatti ricordati nel testamento di don Francesco si elencano ancora \u00abdue reliquiarie a modo d\u2019Agnus Dei lavorati ad ottangulo d\u2019ebano con suoi piedi contenuti li balaustri uno con uno Agnus Dei miniato e l\u2019altro di metterci reliquie con una Madonna con le figure di Santa Elisabetta in oglio sopra ramo\u00bb e \u00abun reliquiario d\u2019argento con suoi piedi e delfini posano sopra un circhetto di ramo dorato\u00bb, che viene destinato al convento di S. Francesco di Gratteri dedicato a Santa Maria di Ges\u00f9, contenente la reliquia di Santa Rosalia, opera che, come suppone Salvatore Anselmo, \u00abpotrebbe essere stata simile a quella della Santa Croce della Chiesa Madre di Cammarata, realizzata in Sicilia agli inizi del XVII secolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_97_3431\" id=\"identifier_97_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 17. Per il manufatto di Cammarata cfr. G. Ingaglio, Scheda 53, in Splendori di Sicilia &hellip;, 2001, pp. 391-392.\">98<\/a><\/sup>. A don Carlo Maria Ventimiglia, suo nipote, \u00ab<em>dominus<\/em> incontrastato della cultura palermitana del Seicento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_98_3431\" id=\"identifier_98_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La grande stagione del collezionismo. Mecenati, accademie e mercato dell&rsquo;arte in Sicilia tra Cinque e Seicento, Palermo 2011, p. 63.\">99<\/a><\/sup>, lascia un \u00abrelogio di ramo indorato a turri\u00bb e tutti gli strumenti metamatici<sup><a href=\"#footnote_99_3431\" id=\"identifier_99_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 245 v.\">100<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testatore inoltre ordina alla sorella Elena \u00abche delli frutti delli [\u2026] onze 60 di rendita del primo o secondo o terzo o quarto anno, dopo la morte d\u2019esso testatore facci fare una cappella nella chiesa di detto convento di San Francesco di Gratteri sotto titulo del Crucifisso e che ella li facci seppellire li cadaveri delli loro antecessori, che sono sepolti in detto convento di San Francesco ed anco li facci mettere il corpo della quondam signora donna Eleonora madre che fu del quondam ill.re signor don Carlo nipote di esso conforme essa Donna Elena havea derterminato a caso che detto donna Elena questo non lo facesse fare in tempo di sua vita che la prima annata maturanda doppo sua morte di dette onze 60 si spendano per l\u2019effetto predetto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_100_3431\" id=\"identifier_100_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 246 r.\">101<\/a><\/sup>. Tale volont\u00e0 fu rispettata e nel 1634 fu ultimato il ricordato sepolcro della chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 come attesta l\u2019iscrizione della lapide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dispone inoltre che la \u00abcassetta piccola d\u2019un palmo e menzo incirca mursiata d\u2019avolio con suo coverchio a monte anco si venda e del prezzo si faccino celebrare tante messe per l\u2019anima di un defonto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_101_3431\" id=\"identifier_101_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 246 r. e v.\">102<\/a><\/sup>. Un\u2019altra cassetta \u00abcon suo coperchio a tre facci d\u2019un palmo in circa d\u2019avolio con alcuni lavori di pittura con alcuni pezzi di reliquii dentro\u00bb \u00e8 stata destinata invece alla Casa Professa della Compagnia di Ges\u00f9 di Siracusa<sup><a href=\"#footnote_102_3431\" id=\"identifier_102_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 246 v.\">103<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elena Ventimiglia e Ruiz, suora dell\u2019Ordine di San Francesco, nel suo testamento dell\u20198 settembre 1644, depositato presso il notaio Francesco Maringo di Palermo e pubblicato dopo la sua morte, il 20 marzo 1646, dispone di essere seppellita nella chiesa di San Francesco di Palermo \u00abnel Convento delli Padri della religione Francescana della Scarpa\u00bb nella sua sepoltura \u00abal primo scalone dell\u2019altare Maggiore dove al presente vi \u00e8 la balata che ci ho fatto fare\u00bb<sup><a href=\"#footnote_103_3431\" id=\"identifier_103_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 266 r e v.\">104<\/a><\/sup>. La nobildonna istituisce suo erede il nipote, don Carlo Maria Ventimiglia, figlio del fratello Filippo<sup><a href=\"#footnote_104_3431\" id=\"identifier_104_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 266 v.\">105<\/a><\/sup>. La testatrice ricorda inoltre la sorella suor Maria Ventimiglia, monaca nel monastero di Santa Chiara di Palermo la quale poteva disporre di trenta onze di rendita annuale \u00abda pagarseli ogn\u2019anno dal mio herede\u00a0 universale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_105_3431\" id=\"identifier_105_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 267 r. e v.\">106<\/a><\/sup>. Alla stessa destinava tutte le reliquie \u00abcon li reliquiarii quali stiano in potere suo mentre sara viva e doppo che sara morta succeda in quelli il detto monasterio ad effetto di tenerli nel oratorio che e (sic) dentro detto monasterio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_106_3431\" id=\"identifier_106_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 267 v.\">107<\/a><\/sup>. A suor Maria lasciava inoltre la \u00abscrivania di noce muzziata di bianco\u00bb<sup><a href=\"#footnote_107_3431\" id=\"identifier_107_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 267 v. &ndash; 268 r.\">108<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel monastero palermitano di S. Chiara erano pure monacate suor Stefana e suor Chiara Ventimiglia, nipoti della testatrice, alle quali riservava \u00abdui quadri pari tutti indorati antichi d\u2019altezza circa per palmi dui uno col Crocifisso depinto ed altro con diversi Santi<sup><a href=\"#footnote_108_3431\" id=\"identifier_108_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 268 r.\">109<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019altro nipote Luigi, figlio di don Vincenzo Ventimiglia, destinava tra l\u2019altro \u00abcinque quadretti dipinti di mano di Paulo Brame con suoi cornici d\u2019ebbano uno delli quali vi \u00e8 dipinto Il sponsalizio di Santa Catharina Vergine Martire nell\u2019altro S. Michele Arcangelo, nell\u2019altro S. Giorgio, nel altro S. Anna, e nell\u2019altro la SS.ma Madre di Dio con il figlio in bracia quale quadro tiene il piede d\u2019ebbano di pi\u00f9 dell\u2019altri quattro\u00bb<sup><a href=\"#footnote_109_3431\" id=\"identifier_109_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 268 r. e v.\">110<\/a><\/sup>. L\u2019artista citato nel testamento, nato a Palermo da famiglia oriunda di Genova, era operoso soprattutto nel campo della pittura e della miniatura. Della sua attivit\u00e0 si ricorda la miniatura con <em>La decollazione del Battista<\/em> o l\u2019altra raffigurante <em>I<\/em> <em>Santi Lorenzo e Francesco d\u2019Assisi<\/em>, utilizzata come frontespizio del volume manoscritto dei Capitoli dell\u2019omonima Compagnia, e il dipinto attribuitogli da Vincenzo Abbate de <em>La consegna dell\u2019indulgenza della Porziuncola<\/em> della chiesa dei Padri Cappuccini di Castronovo<sup><a href=\"#footnote_110_3431\" id=\"identifier_110_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La citta aperta. Pittura e societ&agrave; a Palermo tra Cinque e Seicento, in Porto di mare. Pittori e pittura a Palermo tra memoria e recupero, catalogo della Mostra (Palermo, chiesa di San Giorgio dei Genovesi, 30 maggio &ndash; 31 ottobre 1999) a cura di V. Abbate, Napoli 1999, p. 25.\">111<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A don Cesare Romano e Colonna, barone di Cesar\u00f2, altro nipote, Elena Ventimiglia e Ruiz donava \u00abun quadro della SS.a Maria Vergine alla quale vi \u00e8 una corona d\u2019argento ed un quadricello di Maria Vergine SS.a con li presenti che soglio tenere al mio capizzo del letto\u00bb<sup><a href=\"#footnote_111_3431\" id=\"identifier_111_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 268 v.\">112<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Destinava inoltre a Domenico di Gratteri, religioso dell\u2019Ordine di S. Francesco della Scarpa, suo confessore, \u00abun quadricello dipinto con S. Rosalia con la cornice di legno ordinario negra e la cornice che mi diede il Padre Generale della sua Delazione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_112_3431\" id=\"identifier_112_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 268 v. &ndash; 269 r.\">113<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima opera assieme al gi\u00e0 citato reliquiario posseduto da don Francesco Ventimiglia attesta la devozione della nobile famiglia per Santa Rosalia il cui culto sar\u00e0 sempre pi\u00f9 diffuso non solo in Sicilia, ma anche al di fuori dall\u2019Isola, come testimonia anche Casimiro di Santa Maria Maddalena che nel 1729 scriveva: \u00absin dal 1656 la Fidelissima citt\u00e0 di Napoli travagliata da un fiero contagio era ricorsa non solo al Patrocinio del sempre glorioso S. Gennaio (sic) Protettore assai vigilante di questo popolo, ma all\u2019intercessione della gran Vergine S. Rosalia, con tanto profitto, che in breve tempo si vide libera da un tale flagello\u00bb<sup><a href=\"#footnote_113_3431\" id=\"identifier_113_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Casimiro di Santa Maria Maddalena, Cronica della provincia de&rsquo; Minori osservanti Scalzi di S. Pietro d&rsquo;Alcantara, 1729, pp. 22-23. &laquo;Per gratitudine di un tanto favore, stabilirono gli Eccellentissimi Eletti chiedere alla citt&agrave; di Palermo una Reliquia autentica d&rsquo;essa Santa, acciocch&egrave; in rendimento di grazie potessero ogn&rsquo;anno celebrarne la solennit&agrave; con tutta la possibile sagra pompa. Non trovarono ostacolo all&rsquo;inchiesta: anzi godendo li Signori Palermitani, che la loro santa miracolosa fusse venerata con culto speciale in una citt&agrave; cos&igrave; cospicua, come Napoli, mandarono una Statua della Santa d&rsquo;argento alta tre palmi, nel cui petto stava riposta un&rsquo;insigne Reliquia della medesima con sua autentica&raquo;. La santa palermitana era invocata anche contro i terremoti. Si ricordano in proposito i festeggiamenti tributati alla Santuzza per la protezione salvifica dal catastrofico sisma che colp&igrave; soprattutto la Val di Noto e la Valdemone nel gennaio 1693. Cfr. R.F. Margiotta, Una galassia seminata di stelle. Il festino di Santa Rosalia in una cronaca del 1693. Apparati effimeri e arti decorative, &ldquo;Frammenti&rdquo;, Collana diretta da A. Giuffrida e P. Inglese, Palermo 2018.\">114<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A suor Antonia Bonelli, monaca terziaria di S. Francesco, donava un crocifisso di rame con la croce di ebano<sup><a href=\"#footnote_114_3431\" id=\"identifier_114_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 269 r.\">115<\/a><\/sup>. A un\u2019altra monaca dello stesso Ordine, Felice Bergamino, destinava un altro crocefisso d\u2019avorio posto pure su una croce di ebano \u00abal quale si sono concesse l\u2019indulgenze che sono concesse alla conette di S. Carlo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_115_3431\" id=\"identifier_115_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 269 v.\">116<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa<em> <\/em>del convento di San Francesco di Gratteri, alla quale leg\u00f2 anche le sue vigne in quella terra, dopo il deposito presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Palermo, dispose di essere seppellito presso la sepoltura dell\u2019altare maggiore anche don Alfonso Ventimiglia, barone di Gratteri e Santo Stefano, figlio di Pietro e di Giulia Alliata, che nel suo testamento depositato agli atti del notaio Trabona istituiva erede universale il fratello Lorenzo Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_116_3431\" id=\"identifier_116_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 251-255.\">117<\/a><\/sup>. Nei codicilli\u00a0 del 25 novembre V Ind. 1636 disponeva inoltre che \u00abla sua argentaria dentro un bagulletto et onze 77 quas onze 77 [\u2026] voluit et mandavit quod expendantur et expendi debeant ut dicitur per farsi la sepoltura in detto convento Santi Francisci Gratterii e per portare il corpo del quondam Illustrissimo D. Petro XX.a suo patre sic voluit et non aliter\u00bb doveva essere custodita dal citato padre Domenico di Gratteri<sup><a href=\"#footnote_117_3431\" id=\"identifier_117_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 252 r.\">118<\/a><\/sup>. Tra i manufatti custoditi dal religioso veniva destinato a un tale Caracciolo \u00abun tazzone di argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_118_3431\" id=\"identifier_118_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 252 r. e v.\">119<\/a><\/sup>, a Joseph Magri \u00abun piato di acqua in mano et puccere di argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_119_3431\" id=\"identifier_119_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 252 v.\">120<\/a><\/sup>, a don Francesco Ventimiglia suo nipote veniva riservata invece \u00abtutta la cocina di argento con tutto lo stiglio di argento di cocina e tutto l\u2019altro resto dell\u2019argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_120_3431\" id=\"identifier_120_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">121<\/a><\/sup><strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle aggiunte ai codicilli, il 9 dicembre 1636, don Alfonso specificava che tutte le opere d\u2019argento che erano in potere del padre Domenico di Gratteri dell\u2019ordine dei Minori Conventuali nella citt\u00e0 di Palermo dovevano essere destinate a suo fratello, don Lorenzo Ventimiglia, cui raccomandava di \u00abhavere particolare cura di far portare lo corpo di detto ill.o signore et anco habbia di far fare la sepoltura\u00bb e ricordava ancora che l\u2019\u00abargentaria chiamata di cocina\u00bb doveva essere assegnata al citato don Francesco<sup><a href=\"#footnote_121_3431\" id=\"identifier_121_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, f. 323.\">122<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche don Carlo Ventimiglia nel suo testamento dell\u201911 maggio 1626, pubblicato il 14 maggio, \u00a0presso il notaio Francesco Manso, nominando erede universale Alfonso Ventimiglia, fratello secondogenito, aveva ordinato che il suo cadavere fosse seppellito a Gratteri nel convento di Santa Maria di Ges\u00f9 nella cappella nella quale sono sepolti i signori di Gratteri. Qualora la morte lo avesse colto a Palermo il suo corpo doveva essere depositato nella cappella di Santa Maria Annunziata esistente all\u2019interno del convento di San Francesco di Paola fuori Porta Carini e poi trasferito nel centro madonita<sup><a href=\"#footnote_122_3431\" id=\"identifier_122_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, ff. 80 r. &ndash; 81 v.\">123<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del 22 agosto 1650 (II Ind.), pubblicato il 25 settembre 1650 presso il notaio Antonino Gerardo di Santo Stefano, \u00e8 il testamento di donna Maria Ventimiglia e Filangeri, baronessa di Gratteri e Santo Stefano, seconda moglie di don Lorenzo Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_123_3431\" id=\"identifier_123_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 277 r. &ndash; 298 v. Si veda anche ASPa, Fondo Belmonte, vol. 82, ff. 348-358 v.\">124<\/a><\/sup>. La nobile consorte di don Lorenzo suggeriva che il suo cadavere venisse seppellito nella chiesa conventuale di S. Domenico di S. Stefano \u00abin loco benvisto ven.li Patri vicario ditti Conventus et hoc loco depositi, qui cadaver possit trasportare ad electionem ditti Ill.is domini D. Laurentii de Vigintimiliis quandocumque et in huius Ecc.is terris et civitatibus ei benevisis\u00bb<sup><a href=\"#footnote_124_3431\" id=\"identifier_124_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 278 r. e v.\">125<\/a><\/sup>. I suoi resti mortali saranno in seguito trasportati nell\u2019antica Chiesa Madre di Gratteri ove sono ancora i monumenti funebri di Maria Filangeri e del figlio Gaetano, principe di Belmonte<sup><a href=\"#footnote_125_3431\" id=\"identifier_125_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Scelsi, Gratteri&hellip;, 1981, pp. 96-97; S. Anselmo, Suppellettili&hellip;, in S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, I tesori&hellip;, 2005, p. 16; S. Anselmo, I Ventimiglia&hellip;, , in Alla corte&hellip;, 2009, p. 159.\">126<\/a><\/sup>, nella parte posteriore della citata cappella delle Sante Spine e dove vorr\u00e0 essere seppellito anche don Lorenzo Ventimiglia, come si evince dal suo testamento del 7 ottobre 1675 (XIV Ind.) in cui dispone che il suo cadavere venisse deposto \u00abin Ecclesia Patrum Clericorum Regularium sub titulo sancti Joannis evangeliste\u00bb e successivamente venisse trasportato \u00abin maiore Ecclesia [\u2026] et in cappella Sanctarum Spinarum\u00bb di Gratteri<sup><a href=\"#footnote_126_3431\" id=\"identifier_126_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo dei notai defunti, Panitteri Pietro, st. I, vol. 2822, ff. 23 r. 24 v.\">127<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testatrice dichiara suoi eredi universali i figli Elisabetta dell\u2019et\u00e0 di 18 anni, cui destina \u00abunum lectum di tila d\u2019oro carmisino consistente in un cortinaggio tornialetto e cultra con suo frixio raccamato e dui tovagli una torchina e una carmixina raccamati pro bono amore et non aliter<sup><a href=\"#footnote_127_3431\" id=\"identifier_127_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 281 v.\">128<\/a><\/sup>, Carlo di dieci anni, Antonino di sette, divenuto all\u2019et\u00e0 di quindici anni clerico regolare dei Padri Teatini<sup><a href=\"#footnote_128_3431\" id=\"identifier_128_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 303.\">129<\/a><\/sup>, Geronimo di sei anni, Giuseppe dell\u2019et\u00e0 di quattro anni, Cesare di un anno. Erede curatore e amministratore dei suoi beni \u00e8\u00a0 il marito don Lorenzo<sup><a href=\"#footnote_129_3431\" id=\"identifier_129_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 279 r. e v.\">130<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testatrice istituiva eredi particolari Caterina Lorenza Ventimiglia, suora nel monastero di Santa Chiara di Palermo, alla quale destinava dieci onze \u00absemel tantum\u00bb<sup><a href=\"#footnote_130_3431\" id=\"identifier_130_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 280 r.\">131<\/a><\/sup>, e donna Domenica, altre sue figlie, quest\u2019ultima data in sposa all\u2019et\u00e0 di 24 anni a don Giuseppe Gallego marchese di Sant\u2019Agata<sup><a href=\"#footnote_131_3431\" id=\"identifier_131_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, f. 281 r. Per il contratto matrimoniale del 26 aprile 1666, depositato presso il notaio Aloisio Panitteri di Palermo, si veda lo stesso volume 133, f. 327.\">132<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una preziosa gioia gi\u00e0 riscontrata nel testamento di<em> <\/em>donna Giulia Ventimiglia e Agliata, contessa di Collesano e baronessa di Gratteri e Santo Stefano, madre di don Alfonso Ventimiglia,<em> <\/em>\u00e8 citata nel<em> <\/em>documento di donazione di donna Maria Lercaro e Ventimiglia contessa di S. Carlo del<em> <\/em>24 dicembre 1663 a favore del fratello don Lorenzo Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_132_3431\" id=\"identifier_132_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il documento rogato presso il notaio Crisostamo Barresi il 24 dicembre 1663 si veda ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 311 r.&nbsp; &ndash; 318 v.\">133<\/a><\/sup>. La testatrice raccomanda che dopo la sua morte si consegni a don Geronimo Pavaro della Compagnia di Ges\u00f9, suo padre spirituale, \u00abla catina d\u2019oro perli e coralli d\u2019essa donante ad effetto di quelle vendere ed il prezzo farni celebrare messi per l\u2019anima d\u2019essa Ill.ma donante\u00bb e lascia inoltre alla chiesa di Santa Maria del Rosario di Gratteri onze cento dai frutti provenienti della baronia della Roccella da spendere o in giogali \u00abpro servitio ecclesie predicte o pro fabrica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_133_3431\" id=\"identifier_133_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 314 v. e 315 r.\">134<\/a><\/sup><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pure legato al centro di Gratteri \u00e8 don Francesco Ventimiglia, principe di Belmonte, figlio di don Lorenzo, che nel suo testamento redatto presso il notaio Vito Savona di Palermo e datato 3 settembre 1669, vuole che alla sua morte\u00a0 il suo corpo sia trasportato nella chiesa di Santa Sofia, forse la chiesa palermitana di Santa Sofia dei Tavernieri, per essere successivamente sepolto nel cappellone delle Sacre Spine nella terra di Gratteri cui destina onze 28 per celebrazione di messe, \u00abiugalia et ornamenta pro servitio di detta cappella maggiore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_134_3431\" id=\"identifier_134_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, ff. 359 &ndash; 371 v. cfr. inoltre ASPa, Fondo Belmonte, vol. 133, ff. 333-339.\">135<\/a><\/sup>. Il nobile istituiva erede universale don Gaetano, figlio primogenito, ed eredi particolari i figli don Pietro, don Felice, donna Margherita, donna Giovanna, donna Rosalia Ventimiglia e il nascituro <em>ex ventre pregnante <\/em>di donna Ninfa d\u2019Afflitto, sua moglie<sup><a href=\"#footnote_135_3431\" id=\"identifier_135_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 360 v.\">136<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019inventario ereditario di don Francesco, conservato agli atti del notaio Giuseppe Martino Moscata di Palermo in data 9 settembre 1669, si elencano i numerosi dipinti che componevano la quadreria del Ventimiglia stimata dal pittore Felice Riccobeni<sup><a href=\"#footnote_136_3431\" id=\"identifier_136_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, ff. 373 r. &ndash; 380 r.\">137<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA Palermo, come a Messina e in qualsiasi altra citt\u00e0\u00bb, scrive Vincenzo Abbate, \u00abla collezione di dipinti di destinazione privata \u2013 la cosiddetta quadreria \u2013 con opere di piccolo, medio e grande formato, a soggetto ora sacro, ora profano\u00bb ha avuto probabilmente origine \u00abdall\u2019affermarsi della moda di disporre \u201ca tappezzeria\u201d i quadri alle pareti dei vari ambienti, specialmente in quelli di rappresentanza al piano nobile dei palazzi aristocratici, privilegiando da principio in maniera particolare la cosiddetta \u201csala\u201d o anticamera\u00bb<sup><a href=\"#footnote_137_3431\" id=\"identifier_137_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Abbate, La grande stagione del collezionismo&hellip;, 2011, p. 73.\">138<\/a><\/sup>. Oltre alle pi\u00f9 interessanti opere pittoriche, spesso ornate da ricche cornici intagliate e dorate, arricchivano tali ambienti anche pregiati mobili e ricche cortine, come mostra il dipinto di Michele Regolia<sup><a href=\"#footnote_138_3431\" id=\"identifier_138_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La grande stagione del collezionismo&hellip;, 2011, pp. 74-75.\">139<\/a><\/sup>. Veniva superata dunque la pi\u00f9 antica usanza di addobbare le stanze pi\u00f9 rappresentative con enormi arazzi, seppur ancora custoditi<sup><a href=\"#footnote_139_3431\" id=\"identifier_139_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 379 v.\">140<\/a><\/sup>, spesso provenienti da Bruxelles o Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento palermitano enumera prevalentemente dipinti a soggetto sacro cui apparteneva \u00abil quadro della presa dell\u2019Orto\u00bb dell\u2019importante artista \u00abMatteo Storno\u00bb (Matthias Stom) valutato 60 onze<sup><a href=\"#footnote_140_3431\" id=\"identifier_140_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 375 r.\">141<\/a><\/sup>. Il fiammingo attivo a Palermo dalla fine degli anni Trenta<sup><a href=\"#footnote_141_3431\" id=\"identifier_141_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul soggiorno siciliano dello Stom si veda A. Zalap&igrave;. Il soggiorno siciliano di Matthias Stom tra neostoicismo e &laquo;dissenso&raquo;. Nuove acquisizioni documentarie sull&rsquo;ambiente artistico straniero a Palermo, in Porto di mare&hellip;, 1999, pp. 147-155.\">142<\/a><\/sup> dipingeva nel 1640 per la famiglia Alliata di Villafranca due pregevoli opere ancora custodite e recentemente restaurate ed esposte nel palazzo di Piazza Bologni: <em>Il tributo della moneta<\/em> e <em>La lapidazione di Santo Stefano <\/em>, quest\u2019ultimo successivamente lasciato per disposizione testamentaria (1657) dal principe Francesco II Alliata e Lanza alla moglie Margherita Colonna<sup><a href=\"#footnote_142_3431\" id=\"identifier_142_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Zalap&igrave; &ndash; S. Caramanna, Matthias Stom. Un caravaggesco nella collezione Villafranca di Palermo, &ldquo;Museo Diocesano di Palermo. Studi e restauri&rdquo;, Collana diretta da P. Palazzotto, n. 4, Palermo 2010, che riporta ampia bibliografia sul pittore. Sulle collezioni d&rsquo;arte custodite nella nobile dimora palermitana si veda anche G. Travagliato, Palazzo Alliata di Villafranca. Le collezioni, in &ldquo;Kal&oacute;s. Arte in Sicilia&rdquo;, a. 19, n. 1, gennaio &ndash; marzo 2007, pp. 8-12; Idem, Il palazzo dei principi Alliata di Villafranca a Palermo: per secoli monumento e documento di vita quotidiana, in Abitare l&rsquo;arte in Sicilia. Esperienze in et&agrave; moderna e contemporanea, a cura di M.C. Di Natale e P. Palazzotto, Palermo 2012, pp. 23-38.\">143<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Legati al culto mariano sono i due quadri del Ventimiglia raffiguranti la Madonna della Grazia, quello della \u00abMadonnuzza pinta sopra nuci persico con cornice d\u2019ebano\u00bb e ancora una \u00abMadonna d\u2019oro piccola\u00bb<sup><a href=\"#footnote_143_3431\" id=\"identifier_143_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, ff. 376 v., 377 v., 378 r.\">144<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricca \u00e8 la galleria dei Santi, vi si elencano Santo Silviano, Santa Cecilia, San Giuseppe, San Sebastiano, Santa Teresa, Santa Maria Maddalena, S. Antonino, S. Biagio, S. Simone, San Francesco, S. Eustachio, S. Geronimo, S. Andrea, S. Lucia, S. Giovanni, cui si aggiunge pure la raffigurazione di Sant\u2019Anna, che ricorda ancora una volta l\u2019antico legame della famiglia con la madre di Maria<sup><a href=\"#footnote_144_3431\" id=\"identifier_144_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, ff. 375 v. &ndash; 377 r.\">145<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non poteva mancare una tela effigiante la Vergine romita elevata a patrona di Palermo, Santa Rosalia, probabilmente eseguita dopo il ritrovamento delle sue ossa sul monte Pellegrino (12 luglio 1624)<sup><a href=\"#footnote_145_3431\" id=\"identifier_145_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 376 r.\">146<\/a><\/sup>. Anche se il documento non riporta i nomi dei pittori esecutori delle opere inventariate, doveva certamente trattarsi di importanti personalit\u00e0 artistiche. Tra i tanti capolavori della pittura siciliana del XVII secolo che raffigurano la vergine palermitana, si ricordano quelli raffiguranti <em>Santa Rosalia che intercede per Palermo<\/em> di Vincenzo La Barbera del Museo Diocesano del capoluogo siciliano<sup><a href=\"#footnote_146_3431\" id=\"identifier_146_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. Di Natale, Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2006, pp. 90, 96.\">147<\/a><\/sup>, <em>Santa Rosalia coronata dagli angeli<\/em> di Anton Van Dyck ora a Houston (The Menil Collection)<sup><a href=\"#footnote_147_3431\" id=\"identifier_147_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Larsen, L&rsquo;opera completa di Van Dyck (1613- 26), presentazione e apparati critici e filologici di E. Larsen, Milano 1980. Si veda pure G. Mendola, Un approdo sicuro. Nuovi documenti per Van Dyck e Gerardi a Palermo e V. Abbate, La stagione del grande collezionismo, in Porto di mare&hellip;, 1999, pp. 101, 113.\">148<\/a><\/sup> e <em>Santa Rosalia in gloria<\/em> pure dell\u2019artista fiammingo<sup><a href=\"#footnote_148_3431\" id=\"identifier_148_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">149<\/a><\/sup> in origine nella collezione di Desiderio Segno, mercante genovese estimatore del pittore di Anversa, la cui madre Camilla era una Ventimiglia, dal 1649 nella preziosa quadreria di don Antonio Ruffo della Scaletta e oggi al Metropolitan Museum of Art di New York<sup><a href=\"#footnote_149_3431\" id=\"identifier_149_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La stagione&hellip;, in Porto di mare&hellip;, 1999, pp. 111, 113. Sulla collezione dell&rsquo;importante famiglia si veda pure V. Ruffo, La galleria Ruffo in Messina nel sec. XVII, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;arte&rdquo;, a. III, 1916, fasc. I-XII; M.C. Calabrese, Nobilt&agrave;, mecenatismo e collezionismo a Messina nel XVII secolo. L&rsquo;inventario di Antonio Ruffo, principe della Scaletta, Catania 2000; R. De Gennaro, Per il collezionismo del Seicento in Sicilia: l&rsquo;Inventario di Antonio Ruffo principe della Scaletta, Pisa 2003.\">150<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta di argenterie ascrive quattro \u00abbruccetti\u00bb e quattro \u00abcucchiarelli d\u2019argento\u00bb, \u00abquattro candileri d\u2019argento\u00bb, \u00abuna sottocoppa\u00bb, \u00abun bicchieri\u00bb, \u00abuna salera\u00bb, un \u00abcucchiaruni\u00bb, \u00abuna templadera\u00bb<sup><a href=\"#footnote_150_3431\" id=\"identifier_150_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 379 v.\">151<\/a><\/sup>, denominata anche <em>cantimplora<\/em> o <em>bozza<\/em>, ampio vaso refrigerante di diversa forma a seconda se utilizzata per bottiglie, per coppe o per caraffe, che si prestava a contenere la neve<sup><a href=\"#footnote_151_3431\" id=\"identifier_151_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Romana, Neviere e nevaioli. La conserva e il commercio della neve nella Sicilia centro-occidentale (1500-1900), Petralia Sottana 2007, pp. 75-76.\">152<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di propriet\u00e0 della famiglia erano pure alcune interessanti gioie e pochi altri argenti elencati nel documento dotale di donna Ninfa Afflitto, datato 14 febbraio 1658<sup><a href=\"#footnote_152_3431\" id=\"identifier_152_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, ff. 143 &ndash; 145.\">153<\/a><\/sup>. In tale occasione don Francesco aveva ricevuto da donna Ninfa onze 498 e tar\u00ec 4 \u00abin pretio infrascritti auri et argenti et gioiam\u00bb stimati da Pietro De Vita, importante gioielliere palermitano attivo dal 1604 al 1663<sup><a href=\"#footnote_153_3431\" id=\"identifier_153_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda S. Barraja, in Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, ad vocem. M.C. di Natale, I monili della Madonna della Visitazione di Enna, con un contributo di S. Barraja, Appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996, p. 40.\">154<\/a><\/sup>, da Giovanni Maiolino, certamente discendente dall\u2019omonimo orafo palermitano documentato tra il 1534 e il 1550<sup><a href=\"#footnote_154_3431\" id=\"identifier_154_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Travagliato, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">155<\/a><\/sup>, da Giuseppe Testa, argentiere attivo a Palermo tra il 1639 e il 1662, console nel 1660<sup><a href=\"#footnote_155_3431\" id=\"identifier_155_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem; Idem, Gli orafi&hellip;,&nbsp; in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, p. 677; Idem, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo a oggi, saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Palermo 1996, II ed. 2010, p. 66.\">156<\/a><\/sup>, e da Michele Dato (Di Dato), argentiere attivo a Palermo dal 1629 al 1652<sup><a href=\"#footnote_156_3431\" id=\"identifier_156_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, Gli orafi&hellip;, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, p. 671.\">157<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i preziosi monili realizzati in oro, diamanti, corallo e cristallo di rocca probabilmente dai citati artisti si ricordano \u00abuna gioia grandi di diomanti\u00bb, valutata onze 200, \u00abuna golera di diomanti\u00bb, \u00abuna pennacchiera di diomanti\u00bb, del valore di onze 120, \u00abuna golera di perni\u00bb, \u00abuna filza di perni\u00bb, \u00abuna golera di cristallo\u00bb, \u00abun reliquiario di cristallo\u00bb, \u00abun stuccio di cristallo\u00bb, \u00abuna corona d\u2019oro e corallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_157_3431\" id=\"identifier_157_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 84, f. 145 r.\">158<\/a><\/sup>. In argento erano invece \u00abdui grasti e soi fiori d\u2019argento\u00bb, i cosiddetti \u201cvasi con frasche\u201d, che adornavano anche gli altari di tante chiese siciliane<sup><a href=\"#footnote_158_3431\" id=\"identifier_158_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Frasche e fiori d&rsquo;argento per gli altari, in Arredare il sacro. Artisti, opere e committenti in Sicilia dal Medioevo al Contemporaneo, a cura di M.C. Di Natale, M. Vitella, Milano 2015, pp. 63-80.\">159<\/a><\/sup>, \u00abuna salera d\u2019argento\u00bb, \u00abtri quartarelli guarnuti d\u2019argento\u00bb, cui si aggiungevano \u00abun quatretto di capizzo\u00bb e un \u00absan Giovanne in grutta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_159_3431\" id=\"identifier_159_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">160<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il citato testamento di don Lorenzo Ventimiglia, oltre ad informarci del designato luogo di sepoltura, ricorda che il nobile istituisce eredi universali don Giuseppe e don Cesare Ventimiglia, figli del testatore e dalla <em>quondam<\/em> donna Maria Ventimiglia e Filangeri, ed erede particolare don Gaetano Ventimiglia, principe di Belmonte, figlio del <em>quondam<\/em> don Francesco Ventimiglia, primogenito di don Lorenzo, al quale aveva destinato nel suo testamento dato in custodia all\u2019ormai defunto notaio Giovanni Luigi Panitteri di Palermo \u00abun paramento e letto di domasco verde guarniti d\u2019oro ed un paramento di panni di razza ed avendosi al suddetto don Francesco dato cos\u00ec da detto illustre testatore cio\u00e8 il detto paramento di panni di razza come il sudetto letto di domasco pertanto vuole detto illustre testatore et espressamente comanda che li suoi heredi\u00a0 siano solamente obligati a dare il paramento seu altra refettione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_160_3431\" id=\"identifier_160_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 21 r. &ndash; 58 v.\">161<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Lorenzo Ventimiglia ordina che \u00abtutto il mobile della sua casa [\u2026] resti per detto don Giuseppe e don Cesare eredi universali\u00bb, che dovevano dividere equamente pure i gioielli e i manufatti in argento lavorato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_161_3431\" id=\"identifier_161_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 38 r. e v.\">162<\/a><\/sup>. Il testatore lega inoltre \u00aball\u2019illustre Donna Antonia Ventimiglia sua nora moglie dell\u2019illustre Don Carlo Ventimiglia, conte di Prades, quel vaso grande a granato dorato pro bono amore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_162_3431\" id=\"identifier_162_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 38 v. &ndash; 39 r.\">163<\/a><\/sup> e istituisce erede particolare lo stesso don Carlo al quale vanno onze 1500 annuali donati dal testatore \u00abpropter nuptias\u00bb di don Carlo e donna Antonia Gravina, cui si aggiungono \u00abdue gotti d\u2019argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_163_3431\" id=\"identifier_163_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 39 r.\">164<\/a><\/sup>. Alla figlia donna Domenica Ventimiglia, come da contratto matrimoniale con don Giuseppe Gallego, marchese di Sant\u2019Agata, \u00abdona un anello di rubbini con duodeci diamanti attorno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_164_3431\" id=\"identifier_164_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 39 v.\">165<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019abate don Cesare, altro suo figlio, assegna \u00abun anello di smiraldo circumdato di diamanti\u00bb e a don Lorenzo Ventimiglia, figlio del predetto Carlo, \u00abla catena d\u2019oro a pampina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_165_3431\" id=\"identifier_165_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 44 v. &ndash; 45 r.\">166<\/a><\/sup>, ornamento da collo a moduli ripetuti<sup><a href=\"#footnote_166_3431\" id=\"identifier_166_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. P. Venturelli, Gioielli milanesi&hellip;, 2019, p. 52.\">167<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al citato nipote don Gaetano destina \u00abla boffetta d\u2019agata la quale vuole esso testatore che sia vincolata con detta baronia di Gratteri e non si possa vendere obligare pignorare per qualsivoglia causa etiam per restituzione di doti, ma sempre vada unita con detta baronia di Gratteri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_167_3431\" id=\"identifier_167_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 48 r. e v.\">168<\/a><\/sup> e inoltre \u00abun anello con un birillo circondato di diamanti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_168_3431\" id=\"identifier_168_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 55 v.\">169<\/a><\/sup>. A donna Ninfa Ventimiglia, principessa di Belmonte, assegna invece \u00abun anello con dui smiraldi\u00bb e a donna Laura Filangeri, marchesa di Lucca, un crocifisso d\u2019avorio<sup><a href=\"#footnote_169_3431\" id=\"identifier_169_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 56 r.\">170<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al testamento fa seguito il <em>Repertorio di tutti li beni mobili remasti in casa del quondam Ill.mo Don Lorenzo XX.a barone di Gratteri<\/em>, pesati ed apprezzati da vari artisti<sup><a href=\"#footnote_170_3431\" id=\"identifier_170_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 67 r. &ndash; 76 v.\">171<\/a><\/sup>. Gli argenti della \u00abBolla Nova\u00bb, della \u00abBolla Vecchia\u00bb e \u00absenza bolla\u00bb sono stati valutati dall\u2019argentiere palermitano don Pietro Curiale<sup><a href=\"#footnote_171_3431\" id=\"identifier_171_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 67 r. &ndash; 69 v. Per l&rsquo;artista si veda S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">172<\/a><\/sup>, mentre le \u00abCose d\u2019oro et gioie\u00bb furono stimate dal gioielliere Melchiorre Bellino, forse da identificare con Melchiorre Mellino, attivo dal 1677 al 1703, console nel 1680<sup><a href=\"#footnote_172_3431\" id=\"identifier_172_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, I marchi&hellip;, 1996.\">173<\/a><\/sup>, la cui attivit\u00e0 sarebbe dunque da spostare indietro di due anni<sup><a href=\"#footnote_173_3431\" id=\"identifier_173_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Barraja, Gli orafi&hellip;, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, p. 674; Idem, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">174<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lungo ed interessante elenco degli argenti della \u00abBolla Nova\u00bb annota tra l\u2019altro \u00abdui tinelli con suoi stuppagli d\u2019argento\u00bb, \u00abun altro tinello piccolo\u00bb, \u00abnumero quattro grastetti piccoli con suoi fiori\u00bb, \u00abuna buzzetta con suo coverchio\u00bb, \u00abun sputatore\u00bb, \u00absei piatti mezzani\u00bb, \u00absei piatti fiamingotti\u00bb, \u00abuna salera piccola\u00bb, \u00abun cannistro straforato\u00bb, \u00abventidue candileri\u00bb, \u00abuna conca d\u2019argento\u00bb, \u00abgrasti d\u2019argento con soi fiori d\u2019argento\u00bb e \u00abuna boffittina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_174_3431\" id=\"identifier_174_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 67 r. e v.\">175<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elenco della Bolla Vecchia riporta ancora numerose opere d\u2019argento: \u00abdui piatti bastardi\u00bb, \u00abun bacile di radiri unnato\u00bb, \u00abun quadrangolo in pezzi n. sei\u00bb, \u00abquattro sottocoppe\u00bb, \u00abun infriscaturi funduto scaglionato d\u2019argento\u00bb, \u00abuna fruttera scaglionata funduta d\u2019argento\u00bb, \u00abdui piatti d\u2019acqua a mano piccoli d\u2019argento\u00bb, \u00abdui altri piatti d\u2019acqua a mano grandi\u00bb, \u00abdui piatti scaglionati d\u2019argento\u00bb, \u00abdui sottocoppi funduti\u00bb, \u00abdui bucceri con soi coverchi grandi\u00bb, \u00abun parafumo con sua forbicia\u00bb, \u00abdui buccieri piccioli con suoi coverchi d\u2019argento\u00bb, \u00abdui carraffini\u00bb, \u00abuna confitteria\u00bb, \u00abun cannistrello\u00bb, \u00abun fiaschetto\u00bb, \u00abuna campanella\u00bb, \u00abuna busciula di sapone et un manico di scopitta\u00bb, \u00abun fonte di capizzo\u00bb, \u00abdui gotti senza piedi\u00bb, \u00abotto candileri\u00bb, \u00abuna ciotula a navetta dorata con suo cristallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_175_3431\" id=\"identifier_175_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 67 v. &ndash; 68 v.\">176<\/a><\/sup>, \u00abun triangolo dorato consistente in pezzi tre cio\u00e8 spezzera zuccarera e salera e il pezzo del triangolo dove posano dette tre pezzi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_176_3431\" id=\"identifier_176_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A margine sinistro del documento si annota: &laquo;la spezzera &egrave; bolla nova e si deve pagare il prezzo a mastro Petro Curiali a cui s&rsquo;era data a fare dal detto quondam [&hellip;] D. Lorenzo XX.a per haversi perduto&raquo; (ibidem).\">177<\/a><\/sup>. L\u2019opera doveva essere tipologicamente e stilisticamente simile al completo da tavola di argentiere palermitano della prima met\u00e0 del XVII secolo di collezione privata trapanese, anche se pi\u00f9 semplice<sup><a href=\"#footnote_177_3431\" id=\"identifier_177_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Scheda II, 58, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp. 228-229.\">178<\/a><\/sup>. Un analogo manufatto doveva essere pure il \u00abquadrangolo, cio\u00e8 salera, speziera, zuccarera, vaso d\u2019olio, vaso d\u2019aceto, quattro overa con suoi coverchi con un piatto quattro per poso di da salera con n. 9 bandiriglie\u00bb citato in un inventario dei beni mobili del principe di Butera pure del 1675<sup><a href=\"#footnote_178_3431\" id=\"identifier_178_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, Il &ldquo;Repertorio&rdquo; dei beni mobili del Signor Principe di Butera, in Ricerche sul Seicento napoletano, Milano 1986, p. 37.\">179<\/a><\/sup> o la \u00abSalera dorata in sette pezzi\u00bb elencata tra le argenterie stimate da Francesco Bracco nel 1693, inventariate in occasione della consegna della dote in seguito al matrimonio di Felice Ventimiglia con Urbano Barberini principe di Palestrina<sup><a href=\"#footnote_179_3431\" id=\"identifier_179_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il documento, trascritto parzialmente da Loredana Bertolino (Argenti e gioie in un inventario seicentesco della famiglia Ventimiglia, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 390), si veda M.C. Di Natale, Tesoro&hellip;, e R.F. Margiotta, Appendice documentaria, in M.C. Di Natale &ndash; R. Vadal&agrave;, Il tesoro&hellip;, 2010, pp.&nbsp; 24-26 e doc. II, p. 96; R.F. Margiotta &ndash; M.C. Di Natale, Il nobile casato dei Ventimiglia e Felice Ventimiglia Barberini, in Gli Orsini e i Savelli nella Roma dei Papi. Arte e mecenatismo di antichi casati dal feudo alle corti barocche europee, Atti del convegno internazionale di studi (Universit&agrave; di Salerno, 27 aprile 2016; Universit&agrave; di Chieti, 3 maggio 2016; Archivio di Stato di Roma e Archivio Storico Capitolino, 9-10 giugno 2016) a cura di C. Mazzetti di Pietralata e A. Amendola, con premesse di M.G. Aurigemma e M.A. Pavone, Cinisello Balsamo (MI), 2017, pp. 493-507.\">180<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste opere si aggiungevano nel repertorio dei beni di don Lorenzo Ventimiglia pure altri manufatti d\u2019argento senza bolla: \u00abuna tazza con suo pede intagliata\u00bb, \u00abuna carraffina a carrabba\u00bb, \u00abun\u2019altra a carrabba\u00bb, \u00abdue carraffine una fungia e l\u2019altra a Paternoster\u00bb, \u00abdui cucchiaroni\u00bb, \u00abdui carraffini fatti a canapicchio\u00bb, \u00abdui brichi con soi coverchi e manichi d\u2019argento\u00bb, \u00abun tiganello\u00bb, \u00abuna scotella di brodo\u00bb, \u00abquaranta setti piattigli\u00bb, \u00abun sicchitello d\u2019argento con sua catinella\u00bb, \u00abun rinaloro et un calamaro\u00bb, \u00abtre brocche de quali si deve pagare il prezzo a Pietro Curiale che l\u2019havea fatte ultimamente d\u2019ordine di detto Ill.e D. Lorenzo Vigintimilia\u00bb, \u00abquattro cortelli con manichi d\u2019argento pure novi il prezzo de quali si deve pagare a detto di Curiali\u00bb, \u00abuna catena d\u2019argento dorata a chiappa\u00bb e una \u00abpalla di ligno coperta di lama d\u2019argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_180_3431\" id=\"identifier_180_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 68 v. &ndash; 69 r.\">181<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le gioie stimate dal Mellino includevano \u00abuna catena d\u2019oro fatta a fanfarricchia\u00bb, \u00abuna catiniglia minuta d\u2019oro con suo bottone di diamante [\u2026] n. 48 diamantini attorno detto buttone\u00bb, \u00abun anello con un smiraldo grosso [\u2026] sidici diamantini attorno detto smiraldo\u00bb, \u00abun altro anello con un smiraldo e diamantini smaltato\u00bb, un \u00abanello con un giacinto e diamanti\u00bb, un \u00abanello con la crisolica e rubbini\u00bb, \u00abun berillo ingastato senza il circolo dell\u2019anello\u00bb, \u00abdui brazzoletti d\u2019oro all\u2019antica con petri diverse smaltati\u00bb, \u00abuna guardia di spatino di petra che da detto quondam ill.o don lorenzo Vigintimilia si chiamava agata ingastata d\u2019oro con numero 140 rubbini numero 60 diamanti piccoli un rubbino grande dui smeraldi un zaffiro un giacinto e questa con sua gaspa di detta pietra pure ingastata d\u2019oro con tredici amatistiti piccoli dudici topatij piccoli et una torchina\u00bb<sup><a href=\"#footnote_181_3431\" id=\"identifier_181_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 70 r.\">182<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si elenca ancora \u00abun<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">reliquiario della Madonna di Montemaggiore d\u2019ebbano ingastato di piancia d\u2019argento e ramo con due statuetti di ramo dorati cio\u00e8 San Lorenzo e Santo Stefano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_182_3431\" id=\"identifier_182_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">183<\/a><\/sup>. La Vergine venerata sotto questo titolo nell\u2019antica chiesa del centro siciliano (dal 1283 al 1324 e ancora dal 1409 tra i possedimenti dei Ventimiglia del ramo di Geraci e poi dei Migliaccio-Ventimiglia e dei loro eredi), cui era annesso un piccolo monastero dell\u2019ordine dei Benedettini Cluniacensi, era denominata gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del XVII secolo Madonna degli Angeli per la collocazione sull\u2019altare dell\u2019edificio chiesastico di tale dipinto tuttora esistente<sup><a href=\"#footnote_183_3431\" id=\"identifier_183_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Mendola, Il paese dei Migliaccio. Montemaggiore Belsito dall&rsquo;et&agrave; normanna all&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, s.l.&nbsp; 2010, pp. 15-17, 20,&nbsp; 289-305.\">184<\/a><\/sup>, la cui iconografia non segue quella diffusa in Sicilia dai Francescani, basata sui prototipi eseguiti da Scipione Pulzone per i Cappuccini di Milazzo (1584) e per i Francescani di Mistretta, ma lo schema compositivo della pala della chiesa romana di Santa Maria degli Angeli<sup><a href=\"#footnote_184_3431\" id=\"identifier_184_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Per le tele del Pulzone si veda R.F. Margiotta &ndash; G. Travagliato, &ldquo;&hellip;Lo quale pittore si domanda Sipione Cartaro Gaitano&hellip;&rdquo; Scipione Pulzone, i Colonna e novit&agrave; sulla committenza per le chiese cappuccine di Sicilia, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane tra conservazione, restauro e musealizzazione, a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le arti decorative in Italia &ldquo;Maria Accascina&rdquo;, Collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2013, pp. 91-106.\">185<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento prosegue con l\u2019annotazione di \u00abun paramento di velluto carmisino di Catanzaro menato consistente in fardi numero 39\u00bb, cui fanno seguito interessanti \u00abpanni di razza\u00bb, valutati da Francesco Alias: \u00abIn primis pezzi otto di panni di razza dell\u2019istoria di Romulo vecchi\u00bb, valutati onze 170, \u00abcinque pezzi di panni da razza col Triunfo di Cesare vecchi\u00bb, \u00absei pezzi di panni di razza chiamati li birrittelli vecchi\u00bb, \u00abcinque pezzi dell\u2019istoria d\u2019Hippolito vecchi\u00bb e \u00abotto pezzi dell\u2019istoria della venuta d\u2019Enea vecchi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_185_3431\" id=\"identifier_185_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 74 v.\">186<\/a><\/sup>, serie di antichi e ormai consunti arazzi, ispirati a varie \u201chistorie\u201d, che nel XVI e nella prima met\u00e0 del XVII secolo, com\u2019era consuetudine tra la vecchia nobilt\u00e0 terriera, dovettero addobbare le stanze maggiormente rappresentative delle dimore dei Ventimiglia, fatti realizzare verosimilmente nei pi\u00f9 importanti centri manifatturieri, tra cui Bruxelles<sup><a href=\"#footnote_186_3431\" id=\"identifier_186_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La grande stagione del collezionismo&hellip;, 2011, p. 78.\">187<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I quadri vennero valutati da Carlo d\u2019Anselmo, pittore palermitano attivo a Palermo e a Napoli<sup><a href=\"#footnote_187_3431\" id=\"identifier_187_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Scaduto, in L. Sarullo, Dizionario&hellip;, vol. II, Pittura, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, ad vocem.\">188<\/a><\/sup>. Oltre a quelli gi\u00e0 riscontrati nel citato inventario ereditario di don Francesco Ventimiglia del 1669 si ricordano: \u00abLa Carit\u00e0 Romana menza figura cornici indorata\u00bb, \u00abdui menzi figuri di filosofi\u00bb, \u00abuna menza figura che sona li ciaramelli\u00bb, \u00abLucretia Romana menza figura\u00bb e \u00abuna menza figura con una mascara\u00bb<sup><a href=\"#footnote_188_3431\" id=\"identifier_188_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 75.\">189<\/a><\/sup>. Degni di nota sono certamente i \u00abSei quatri grandi di palmi 9 e 7 con cornici nigri di mano di Nicolao lo Francisi\u00bb, cui seguono \u00abdui quatri di menzi figuri di palmi 6 e 8\u00bb dello stesso artista<sup><a href=\"#footnote_189_3431\" id=\"identifier_189_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 75 v., 76 v.\">190<\/a><\/sup>, il quale potrebbe essere identificato con il pittore francese Nicolas Poussin (1594-1665). Segue inoltre l\u2019annotazione delle tele custodite nell\u2019antica chiesa del casale di Santa Eufemia: \u00abQuatri tre uno della Madonna Sant\u2019Anna e S. Giachino, uno di San Gaetano et uno di Santa Fimia tutti con cornice ordinaria\u00bb<sup><a href=\"#footnote_190_3431\" id=\"identifier_190_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dall&rsquo;eredit&agrave; suddetta gli eredi devono defalcare l&rsquo;importo della restituzione della dote della citata prima moglie di don Lorenzo e quelle della seconda moglie donna Maria Filingeri (ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, ff. 67 r. &ndash; 76 v.). Nel 1700 Gaetano Ventimiglia diede avvio alla costruzione di un nuovo nucleo abitato attorno all&rsquo;antica torre del feudo &ldquo;Carbone&rdquo; in prossimit&agrave; del casale di Sant&rsquo;Eufemia ove nei primissimi anni del XVIII secolo fu costruita la nuova chiesa dedicata a S. Francesco, nel sito dell&rsquo;attuale centro di Lascari (C. Piazza, Lascari nella storia, Cefal&ugrave; 2011, p. 25; Idem, Lascari e la sua fede. Memorie ricordi e immagini, Bagheria 2013, p. 33). La chiesa custodisce ancora due pregevoli paliotti in commesso marmoreo riproducesti scene urbane, ascritti alla committenza di don Gaetano, uno dei quali realizzato nel 1707 da Domenico Magr&igrave;. Si veda R.F. Margiotta, I Ventimiglia e le arti decorative a Lascari, in Arte e storia delle Madonie. Studi per Nico Marino, Atti della quarta e quinta edizione (Cefal&ugrave; e Castelbuono, 18-19 ottobre 2014; Gibilmanna, 17 ottobre 2015) a cura di G. Marino e R. Termotto, voll. IV-V, Cefal&ugrave; 2016, pp. 289-306. Successivamente don Giuseppe Emanuele don&ograve; alla nuova parrocchia, oggi dedicata a S. Michele Arcangelo, alcuni oggetti preziosi per il culto, come un ostensorio, un secchiello con aspersorio, un mestolo battesimale, i vasetti per gli oli santi, un turibolo ed una navetta, commissionati all&rsquo;argentiere Gaspare Cimino (ibidem).\">191<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto attesta un altro inedito documento ai manufatti in argento gi\u00e0 stimati se ne aggiungono altri eseguiti dall\u2019argentiere Pietro Curcale, certamente da intendersi con il suddetto Curiale, per don Lorenzo, ma che dopo la sua morte furono consegnati a don Carlo Ventimiglia, conte di Prades, procuratore e figlio del defunto<sup><a href=\"#footnote_191_3431\" id=\"identifier_191_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 85, f. 122 r.\">192<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quadreria della famiglia Ventimiglia risulta ulteriormente arricchita nel 1725, come si evince dall\u2019elenco inventariale dei beni mobili di Gaetano<sup><a href=\"#footnote_192_3431\" id=\"identifier_192_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn. Si veda anche R.F. Margiotta, I dipinti ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni mobili di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte, in Cinquantacinque racconti per i dieci anni. Scritti di storia dell&rsquo;arte, a cura del Centro Studi sulla civilt&agrave; artistica dell&rsquo;Italia meridionale &ldquo;Giovanni Previtali&rdquo;, Collana &ldquo;I racconti di Efesto&rdquo;, n. 1, Rubettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2013, pp. 363-371, 383-399.\">193<\/a><\/sup>, figlio di Francesco e Ninfa Afflitto, nipote di Vincenzo Afflitto principe di Belmonte, titolo che in virt\u00f9 di tale matrimonio passa all\u2019importante casata originaria dalla Liguria<sup><a href=\"#footnote_193_3431\" id=\"identifier_193_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. A. Mogavero Fina, I Ventimiglia: conti di Geraci e conti di Collesano, baroni di Gratteri e principi di Belmonte. Correlazione storico-genealogica, Palermo 1980, pp. 79-82.\">194<\/a><\/sup>. Gaetano eredit\u00f2 i beni paterni e prese l\u2019investitura della Baronia di Gratteri il 22 gennaio 1677<sup><a href=\"#footnote_194_3431\" id=\"identifier_194_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi&hellip;, vol. I, 1924.\">195<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nobile mor\u00ec senza figli avendo designato come suo successore il \u00abPrincipe Giuseppe Emmanuello Ventimiglia suo nipote figlio primogenito [\u2026] di Vincenzo Ventimiglia fratel secondogenito di detto don Gaetano maritato con la signora D. Maria Anna Statella premorto al detto D. Gaetano\u00bb, che fu investito dello stesso stato il 15 luglio 1725<sup><a href=\"#footnote_195_3431\" id=\"identifier_195_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">196<\/a><\/sup>. Il documento stilato il primo marzo dello stesso anno, depositato pure tra le carte del Fondo Belmonte, elenca i numerosi dipinti che componevano l\u2019interessante quadreria del Ventimiglia, stimata dal pittore Francesco Gianlumbanza (Giallumbardo)<sup><a href=\"#footnote_196_3431\" id=\"identifier_196_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013. Il pittore citato potrebbe essere Francesco Gianlombardo, che nel 1739 ridimensionava la pala di S. Eligio dell&rsquo;altare maggiore dell&rsquo;eponima chiesa palermitana eseguita ante 1624 dallo Zoppo di Gangi (cfr. G. Travagliato, I capitoli della Congregazione di Sant&rsquo;Eligio di Palermo (1844) e un inedito disegno di Valerio Astorini, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio delle Arti decorative in Italia&rdquo;, n. 3, giugno 2011 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">197<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ritrova nella collezione \u00abil quadro della prega di nostro Signore all\u2019Orto\u00bb, certamente da identificare con la tela con lo stesso soggetto elencata nel citato inventario di don Francesco Ventimiglia del 1669 e ascritta allo Stom<sup><a href=\"#footnote_197_3431\" id=\"identifier_197_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi supra.\">198<\/a><\/sup>, i cui dipinti si riscontrano in molti inventari siciliani, tra cui in quello del 1675 della quadreria del principe di Butera<sup><a href=\"#footnote_198_3431\" id=\"identifier_198_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, Per il collezionismo siciliano del Seicento: la quadreria mazzarinese dell&rsquo;Ecc.mo Signor Principe di Butera, in L&rsquo;ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta, a cura di M. Calvesi, Siracusa 1987, pp. 293-311.\">199<\/a><\/sup>. Alla quadreria dei santi gi\u00e0 inseriti nella suddetta raccolta si aggiunge San Giacomo<sup><a href=\"#footnote_199_3431\" id=\"identifier_199_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">200<\/a><\/sup>, santo apostolo, molto caro alla famiglia Ventimiglia, venerato in tutto il territorio madonita da Geraci Siculo, ove \u00e8 inserito nel trittico marmoreo della Madonna con il Bambino, riferito a Vincenzo e Fazio Gagini, eseguito a met\u00e0 del XVI secolo per la chiesa di San Bartolomeo<sup><a href=\"#footnote_200_3431\" id=\"identifier_200_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. Di Natale, San Giacomo, protettore di Geraci Siculo. Percorsi di devozione e arte nelle Madonie, in Geraci Siculo arte e devozione. Pittura e santi protettori, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 2007, p. 56. Per l&rsquo;opera cfr. Decorazione e scultura marmorea, in Forme d&rsquo;arte a Geraci Siculo, dalla pietra al decoro, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 1997, pp. 58-62 e pi&ugrave; recentemente S. Anselmo, Ancona d&rsquo;altare, in Itinerario gaginiano, Gangi 2011, pp. 106 &ndash; 107.\">201<\/a><\/sup>, a Gratteri. Si annoverano pure le raffigurazioni di Santa Agrippina, venerata anche a Mineo nell\u2019omonima chiesa, e di S. Leonardo, che attesta ancora la sensibilit\u00e0 dei Ventimiglia verso i culti locali. Un\u2019altra raffigurazione del Santo, venerato in territorio madonita, \u00e8 la scultura lignea della seconda met\u00e0 del XVI secolo, proveniente dall\u2019eponima chiesa, oggi custodita nella Matrice Nuova di Gratteri, riferita a Sebastiano de Auxilia<sup><a href=\"#footnote_201_3431\" id=\"identifier_201_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Anselmo, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonie, Palermo 2009, p. 44; Idem, Le Madonie. Guida all&rsquo;arte, Palermo 2008, p. 112.\">202<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla tipologia di pittura sacra appartengono ancora i dipinti di \u00abS. Pietro con moneta in mano e pesce di sotto\u00bb, la \u00abNativit\u00e0 del Signore\u00bb, varie raffigurazioni della Sacra Famiglia, la \u00abFlagellazione\u00bb, l\u2019\u00abEpifania del Signore\u00bb, la \u00abSantissima Annunciata\u00bb, \u00abnostro Signore con la croce in collo\u00bb, il \u00abquadro del Crocifisso sopra tavola [\u2026] con cornice di legno vecchio\u00bb e quello del Volto di Cristo<sup><a href=\"#footnote_202_3431\" id=\"identifier_202_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">203<\/a><\/sup>, immagine talvolta combinata \u00abcon il Sudario della Veronica, dove compare la figura del Cristo incoronato di spine cos\u00ec come si \u00e8 impressa sul velo della pia donna durante l\u2019andata al Calvario\u00bb<sup><a href=\"#footnote_203_3431\" id=\"identifier_203_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Thi&eacute;baut, Dagli Ecce homo al Cristo alla Colonna, in Ecce homo. Antonello da Messina. Genova e Piacenza: due versioni a confronto, a cura di F. Simonetti, Genova 2000.\">204<\/a><\/sup>, di cui un\u2019altra copia donata da Papa Urbano VIII a fra\u2019 Innocenzo da Chiusa, al secolo Vincenzo Caldarera (Chiusa 1557 \u2013 Roma 1631)<sup><a href=\"#footnote_204_3431\" id=\"identifier_204_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Gori, Innocenzo da Chiusa, venerabile, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VII, Roma 1966, coll. 836-837; C. Gregorio, I Santi siciliani, Messina 1999. Si veda anche P. Tognoletto, Vita del gran Servo di Dio fra Innocenzo da Chiusa detto comunemente lo scalzo di S. Anna dei minori osservanti della provincia di Sicilia nel Val di Mazara, Palermo 1655. Una riduzione dell&rsquo;opera &egrave; stata recentemente eseguita da fra Ludovico Mariani O.F.M., vice postulatore per le cause di canonizzazione, con il titolo Biografia di Fra Innocenzo da Chiusa, frate minore detto comunemente lo Scalzo di S. Anna, Palermo 2000; R. Bacile, Cenni storici sulla vita del venerabile Servo di Dio Fra Innocenzo da Chiusa, Chiusa Sclafani 1992; A.G. Marchese, Il venerabile Innocenzo da Chiusa ovvero la santit&agrave; negata, in Idem, Il convento di Sant&rsquo;Anna di Giuliana e il Santo Nero di Palermo, Palermo 2001, pp. 96-111.\">205<\/a><\/sup>, molto stimato dai sommi pontefici Gregorio XV ed Urbano VIII, fu inviata alla chiesa dei Frati Minori Osservanti Riformati di Chiusa Sclafani, sua citt\u00e0 natale<sup><a href=\"#footnote_205_3431\" id=\"identifier_205_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda in proposito A.G. Marchese, Cristo a Chiusa Sclafani. L&rsquo;immagine-reliquia del Santo Volto e il Venerabile Innocenzo, Palermo 2009; Idem, La chiesa di San Nicola di Bari Matrice di Chiusa Sclafani, Palermo 2007; R.F. Margiotta, Opere d&rsquo;arte francescane dall&rsquo;alto Belice corleonese alla valle del Sosio, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, p. 78.\">206<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si elencano ancora un quadro \u00abdella Susanna\u00bb con cornice dorata, un altro di David, un quadro \u00absopra piangia di ramo del passaggio del Popolo Ebreo di tre e due con cornice dorata\u00bb, \u00abaltro della lotta di Pastori\u00bb, \u00abCajno ed Abel\u00bb, \u00abMojs\u00e8 con il scaturimento dell\u2019acqua\u00bb, altro quadro \u00abdell\u2019Annuncio de\u2019 Pastori\u00bb, del \u00abSagrifizio d\u2019Abramo\u00bb e \u00abdue sopra piangia di rame rappresentanti l\u2019uno l\u2019adorazione del Vitello d\u2019oro del Popolo Ebreo e l\u2019altro la condotta del Popolo di Mojs\u00e8 di tre e due con cornici dorati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_206_3431\" id=\"identifier_206_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">207<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le raffigurazioni mitologiche si ricorda il quadro di Venere ed Adone probabilmente simile all\u2019olio su rame dell\u2019artista bolognese Francesco Albani dello stesso soggetto, ma di dimensioni ben pi\u00f9 piccole, proveniente dalla collezione della duchessa Giulietta Lo Faso di Serradifalco, donato nel 1888 per lascito testamentario al Museo Nazionale della citt\u00e0 siciliana, proveniente a sua volta dalla quadreria del duca Corrado Ventimiglia<sup><a href=\"#footnote_207_3431\" id=\"identifier_207_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Delogu, La Galleria Nazionale della Sicilia, Roma 1962, ed. cons. 1977, pp. 51-52; M.G. Aurigemma, Scheda 1, in Pittori del Seicento a Palazzo Abatellis, catalogo della Mostra (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia, 31 marzo &ndash; 25 ottobre 1990) a cura di V. Abbate, Milano 1990, pp. 67-71.\">208<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si annotano inoltre numerosi \u00abPaesaggi\u00bb, soggetto autonomamente riconosciuto dalla seconda met\u00e0 del Cinquecento<sup><a href=\"#footnote_208_3431\" id=\"identifier_208_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E.H. Gombrich, La teoria dell&rsquo;arte nel Rinascimento e l&rsquo;origine del paesaggio, in E.H. Gombrich, Norma e forma. Studi sull&rsquo;arte del Rinascimento, Torino 1973.\">209<\/a><\/sup>, uno dei quali \u00abcon figura dell\u2019Angelo di Tubbia\u00bb, le \u00abquattro staggioni dell\u2019anno\u00bb, \u00absei quatretti di Citt\u00e0 Maritime del regno\u00bb, \u00absei quadretti di Pajsaggi di fiori [\u2026] con cornici neri di cimasetti dorati\u00bb, \u00abaltri quattro di fiori di tre e due con cornicetti dorati vecchi\u00bb, queste ultime nature morte \u00abtra le pi\u00f9 ricercate e meglio pagate\u00bb, la cui grande fortuna \u00e8 dovuta all\u2019importanza che la botanica assume a partire dal tardo manierismo e successivamente nell\u2019et\u00e0 barocca<sup><a href=\"#footnote_209_3431\" id=\"identifier_209_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.C. Sciolla, Studiare l&rsquo;arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti, Torino 2001, p. 48.\">210<\/a><\/sup>. Sono citati ancora un quadro \u00abdi frutti\u00bb, un altro di battaglia e un \u00abquadro con l\u2019albero della Casa Afflitto vecchio senza cornice\u00bb. Si ricordano, infine, il \u00abritratto di Filippo quarto [\u2026] con cornice dorata\u00bb e quello di Carlo II<sup><a href=\"#footnote_210_3431\" id=\"identifier_210_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">211<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soggetti simili a quelli elencati tra i beni mobili dell\u2019illustre don Gaetano si ripetevano spesso in varie collezioni siciliane, oltre alle raccolte gi\u00e0 citate, si rammentano alcune ricche quadrerie palermitane di fine Seicento &#8211; inizi Settecento, tra cui quella di don Giuseppe Domenico Gallego, marchese di Sant\u2019Agata e principe di Militello, la quadreria dei Branciforte di Leonforte Raccuia, quella di don Calogero Gabriele Colonna Romano, duca di Cesar\u00f2<sup><a href=\"#footnote_211_3431\" id=\"identifier_211_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Abbate, La stagione&hellip;, in Porto di mare&hellip;, 1999, pp. 125-140. Sul collezionismo in Sicilia si veda pure Idem, Quadrerie e collezionisti palermitani del Seicento, in Pittori del Seicento&hellip;, 1990, pp. 13-57; Idem, Il collezionismo e le quadrerie dal Cinquecento al Settecento, in Storia della Sicilia, vol. IX, Roma 1999; La Sicilia dei Moncada. Le corti, l&rsquo;arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, a cura di L. Scalisi, Catania 2006.\">212<\/a><\/sup>, e le collezioni pittoriche di altri membri del ramo principale della famiglia Ventimiglia, quello dei marchesi di Geraci e dei principi di Castelbuono, tra cui i quadri di donna Felice Ventimiglia, gi\u00e0 vedova di don Blasco Ventimiglia, figlia di Francesco Rodrigo e di Caterina Pignatelli Aragona, che assieme ai ricordati argenti, alle gioie e ai preziosi arredi, venivano inventariati il 25 agosto 1693 in occasione della consegna della dote in seguito al matrimonio con Urbano Barberini principe di Palestrina<sup><a href=\"#footnote_212_3431\" id=\"identifier_212_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R.F. Margiotta, Appendice documentaria, Doc. III, in M.C. Di Natale &ndash; R. Vadal&agrave;, Il Tesoro di Sant&rsquo;Anna&hellip;, 2010, pp. 101-105.\">213<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante il silenzio della fonte archivistica in merito agli autori, oltre all\u2019identificato Stom, la raccolta ereditata da Giuseppe Emanuele Ventimiglia Statella poteva custodire altre opere pi\u00f9 antiche di rinomati maestri, che testimoniavano la cultura figurativa dell\u2019area palermitana tra il Cinquecento e il Seicento, oppure poteva indirizzarsi agli artisti stranieri prediligendo i pittori francesi e soprattutto tedesco-fiamminghi o agli artisti bolognesi, tra cui i Caracci e il citato Albani, copie del quale erano conservate pure nella segnalata quadreria di donna Felice Ventimiglia, che possedeva pure due quadri del Monrealese, Pietro Novelli<sup><a href=\"#footnote_213_3431\" id=\"identifier_213_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;inventario riporta anche l&rsquo;indicazione di alcune copie dal Bassano, da Pietro da Cortona, dal Reni e de Lo Spasimo di Raffaello (ibidem).\">214<\/a><\/sup>, o ancora presentare opere del barocco romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla ricca quadreria segue un lungo elenco di opere in corallo, madreperla, osso, ambra, agata, lapislazzuli, velluto, broccato, seta, tartaruga e legno, stimate dal corallaro Marco Milioti, recentemente noto, dal gioielliere Domenico Magri e da Giuseppe Andaloro<sup><a href=\"#footnote_214_3431\" id=\"identifier_214_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, I dipinti ereditati&hellip; e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario dei beni&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">215<\/a><\/sup>. \u00abLa casa dei principi di Belmonte &#8211; scrive Salvatore Anselmo &#8211; era inoltre arredata da numerose \u201cscaffalata\u201d, ossia scarabattole realizzate con diversi materiali e arricchite con le pi\u00f9 svariate composizione di figure religiose, profane e mitologiche\u00bb<sup><a href=\"#footnote_215_3431\" id=\"identifier_215_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASPa, Fondo Belmonte, vol. 367, ff. n. nn. Per la dettagliata analisi del documento si veda S. Anselmo, Le opere d&rsquo;arte decorative nell&rsquo;inventario dei beni ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e S. Anselmo &ndash; R.F. Margiotta, Inventario&hellip;, in Cinquantacinque racconti&hellip;, 2013.\">216<\/a><\/sup>. Seguono alcune cassettine, dette \u00abcascitelle\u00bb, che accoglievano varie figure di santi, tra cui si ricorda la santa protettrice di Palermo, Santa Rosalia, e San Michele Arcangelo in corallo, raffigurazione probabilmente simile alla \u00abstatua di San Michele Arcangelo di coralli sopra una basa di legno inargentato con cornici indorate con diverse rose e frasche di coralli\u00bb citata nell\u2019inventario del 1696 dell\u2019eredit\u00e0 del \u00abfu Principe di Torella Don Marino Caracciolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_216_3431\" id=\"identifier_216_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, La ricerca d&rsquo;archivio, in Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto, catalogo della Mostra (Monreale, Museo Diocesano, 7 giugno-7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale, G. Cornini, U. Utro, Palermo 2012, p. 173.\">217<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni degli interessanti dipinti elencati nell\u2019inventario del 1725 transitarono certamente nella famosa collezione d\u2019arte dell\u2019omonimo successore, Giuseppe Emanuele Ventimiglia (1776-1814), principe di Belmonte, Deputato del Regno, figlio di Vincenzo Ventimiglia e Alliata e di Anna Cottone, dei principi di Castelnuovo<sup><a href=\"#footnote_217_3431\" id=\"identifier_217_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Mogavero Fina, I Ventimiglia&hellip;, 1980, p. 82. Si veda anche F. San Martino De Spucches, La storia dei feudi&hellip;, vol. I, 1924, p. 258.\">218<\/a><\/sup>, che don\u00f2 cinquantatr\u00e8 quadri \u00abornati delle pi\u00f9 ricche cornici in oro ed intagli\u00bb e \u00abuna copiosa raccolta di disegni originali di vari rinomati pittori, fra i quali molti di Pietro Antonio Novelli detto il Monrealese, e tutte le sue numerose stampe\u00bb<sup><a href=\"#footnote_218_3431\" id=\"identifier_218_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pitture, disegni e stampe donati dal Principe di Belmonte all&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo, in &ldquo;Calendario per l&rsquo;anno 1816&rdquo;, Palermo 1816, p. 5.\">219<\/a><\/sup> alla Pinacoteca della Regia Universit\u00e0 di Palermo<sup><a href=\"#footnote_219_3431\" id=\"identifier_219_3431\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C. Di Natale, Dal &lsquo;meraviglioso&rsquo; alla scienza del vedere. Il regio Museo dell&rsquo;Universit&agrave; di Palermo, in Organismi. Il sistema museale dell&rsquo;Universit&agrave; di Palermo. Percorsi. Saggi. Schede, a cura di A. Gerbino, Palermo 2012, pp. 80-81, che riporta precedente bibliografia. Si veda anche Eadem, La Pinacoteca del Regio Museo dell&rsquo;Universit&agrave; e M. Livaccari, Giuseppe Emanuele Ventimiglia Principe di Belmonte, in Il Museo dell&rsquo;Universit&agrave;. Dalla Pinacoteca della Regia Universit&agrave; di Palermo alla Galleria di Palazzo Abatellis, a cura di G. Barbera &ndash; M.C. Di Natale, Palermo 2016, pp. 13-23, 29-35.\">220<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3431\" class=\"footnote\">Notizie sui Ventimiglia di Gratteri riportano i documenti trascritti da B. De Marco Spata, <em>Nota di gabelle diverse fatte dai giurati di Gratteri<\/em>, in <em>Arte e storia delle Madonie. Studi per Nico Marino<\/em>, voll. IV-V, Atti della quarta e quinta edizione (Cefal\u00f9 e Castelbuono, 18-19 ottobre 2014; Gibilmanna, 17 ottobre 2015) a cura di G. Marino e R. Termotto, Cefal\u00f9 2016, pp. 199-207.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3431\" class=\"footnote\">Per il protonotaro del Regno in contatto con Carlo V, al quale don\u00f2 una preziosa opera in rame dorato, coralli e smalti, si veda R.F. Margiotta, <em>Dizionario per il collezionismo in Sicilia<\/em>, in <em>Artificia Siciliae. Arti decorative siciliane nel collezionismo europeo<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Milano 2016, <em>ad vocem<\/em>, pp. 330-331. Per il pregevole manufatto, successivamente trasformato in reliquiario di Santa Rosalia, cfr. M.C. Di Natale, <em>Orafi, argentieri e corallari tra committenti e collezionisti nella Sicilia degli Asburgo<\/em>, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p. 15; Eadem, <em>Scheda 1<\/em>, in\u00a0 <em>Splendori di Sicilia. Arti decorative dal\u00a0 Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della Mostra (Palermo, Albergo dei Poveri 10 dicembre 2000 &#8211; 30 aprile 2001) a cura di M.C. Di Natale, Milano\u00a0 2001, pp. 467-468 con prec. bibl.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3431\" class=\"footnote\">F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni<\/em>, vol. IV, quadro 467,\u00a0 p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3431\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Palermo (d\u2019ora in poi ASPa), <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 189-231. Il documento della testatrice, gi\u00e0 deceduta il 19 settembre, data di pubblicazione del testamento, \u00e8 pure depositato tra le carte del notaio palermitano Orazio d\u2019Allegra.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Il magnifico Alfonso nel 1529 versava ai Padri di San Francesco di Paola di Palermo 60 onze per la costruzione di una cappella sotto il titolo della Vergine Annunziata (cfr. R.F. Margiotta, <em>Dizionario<\/em>\u2026, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p. 331). Si trattava della seconda cappella dalla parte sinistra venendo dall\u2019altare Maggiore verso la porta principale, che il Mongitore ricorda dedicata a San Girolamo, con all\u2019interno due sepolcri, uno in marmo rosso e l\u2019altro in marmo verde (A. Mongitore, <em>Storia delle chiese di Palermo. I conventi<\/em>, I, edizione critica a cura di F. Lo Piccolo, Palermo 2009, p. 113) in uno dei quali il 13 agosto 1575 era stata fatta apporre una lapide dalla madre Elisabetta Sanchez in memoria del figlio, gi\u00e0 defunto a quella data, la cui iscrizione \u00e8 pure riportata dal canonico palermitano (<em>ibidem<\/em>). Alla morte della madre Elisabetta la cappella e i beni di famiglia furono ereditati da Maria Ruiz.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 194 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3431\" class=\"footnote\">Si veda M.C. Di Natale, <em>Il Tesoro di Sant\u2019Agata. Gli ori<\/em>, in <em>Sant\u2019Agata<\/em>, a cura di L. Dufour, Roma-Catania 1996; Eadem, <em>Gioielli di Sicilia. Gemme e ori, smalti e argenti, coralli e perle, uno scrigno preziosissimo ricolmo di monili<\/em>, II ed., Palermo 2008, p. 43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>I gioielli di Giovanni III Ventimiglia<\/em>, in <em>Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica<\/em>, Atti del convegno di studi (Geraci Siculo &#8211; Gangi, 27-28 giugno 2009) a cura di G. Antista, Geraci Siculo 2009, p. 163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 195 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 195 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 196 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3431\" class=\"footnote\">Per l\u2019abbazia di Castelbuono da dove proviene il pentittico quattrocentesco di San Guglielmo, oggi nella Matrice Nuova di Castelbuono, si veda R. Termotto, <em>L\u2019abbazia di Santa Maria del Parto a Castelbuono<\/em>, in <em>Alla corte dei Ventimiglia<\/em>\u2026, 2009, pp. 65-77. Il 15 gennaio 1607 don Sigismondo Ventimiglia registra il suo testamento ove dichiara tra l\u2019altro che vuole essere seppellito nella cappella e sepoltura dei Padri Cappuccini di Castelbuono (ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 383-393).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 201 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 221 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Le Madonie. Guida all\u2019arte<\/em>, Palermo 2008, p. 117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 202 v. &#8211; 203 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 203 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 203 r. &#8211; 205 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3431\" class=\"footnote\">Sul presule, vescovo di Cefal\u00f9 dal 1596 al 1605, si veda <em>Serie dei vescovi di Cefal\u00f9 con dati cronologici e cenni biografici<\/em>, a cura di G. Misuraca, Roma 1960.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, doc. II e S. Anselmo, <em>Suppellettili liturgiche in argento tra culto, documenti e committenti<\/em>, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori delle chiese di Gratteri<\/em>, \u201cQuaderni di museologia e storia del collezionismo\u201d, Collana diretta da M.C. Di Natale, n. 2, introduzione di V. Abbate, premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2005, pp. 81, 15, 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Scheda I.16<\/em>, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3431\" class=\"footnote\">I. Scelsi, <em>Gratteri, storia cultura tradizioni<\/em>, Palermo 1981, pp. 126-130; N. Marino, <em>I Ventimiglia a Cefal\u00f9<\/em>, I, in \u201cLe Madonie\u201d, a. LXXX, n. 5, 1-15, maggio 2000; S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in\u00a0 <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Scheda I,3<\/em>, in <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3431\" class=\"footnote\">I. Scelsi, <em>Gratteri<\/em>.., 1981, p. 124.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3431\" class=\"footnote\">G. Pitr\u00e8, <em>Feste patronali in Sicilia<\/em>, Palermo 1881, <em>passim<\/em>; <em>Guida alla Sicilia Jacopea<\/em>, a cura di G. Arlotta, Pomigliano d\u2019Arco 2004, <em>ad vocem<\/em> Gratteri.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Scheda I,12<\/em> e S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo \u2013 R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 43 e 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Scheda I,17<\/em>, in S. Anselmo \u2013 R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3431\" class=\"footnote\">A. Mogavero Fina, <em>Profilo storico-genealogico dei Ventimiglia, Signori delle Madonie, Principi di Belmonte<\/em>, Palermo 1973, p. 46; M. Giuffr\u00e8, <em>Castelli e luoghi forti di Sicilia, XII-XVII secolo<\/em>, Palermo 1980, p. 28; E. Magnano di San Lio, <em>Castelbuono capitale dei Ventimiglia<\/em>, Catania 1996, p. 23; M.C. Di Natale, <em>Tesoro di Sant\u2019Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono<\/em>, in M.C. Di Natale &#8211; R. Vadal\u00e0, <em>Il tesoro di Sant\u2019Anna nel Museo del Castello dei Ventimiglia a Castelbuono<\/em>, Appendice documentaria di R.F. Margiotta, Palermo 2010, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Tesoro<\/em>\u2026, in M.C. Di Natale &#8211; R. Vadal\u00e0, <em>Il tesoro<\/em>\u2026,<em> <\/em>2010, p. 11. Si veda anche C. Ciolino, <em>Il tesoro tessile della Matrice Nuova di Castelbuono capitale e principato dei Ventimiglia<\/em>, Messina 2007, p. 17; C. Morici, <em>La gloriosa madre Sant\u2019Anna, augusta patrona di Castelbuono. Breve guida e cenni storici del castello e della cappella palatina e della insigne reliquia del S. Teschio<\/em>, Palermo 1935, p. 53; O. Cancila, <em>I Ventimiglia di Geraci (1258-1619)<\/em>, \u201cQuaderni &#8211; Mediterranea &#8211; Ricerche storiche\u201d, Collana diretta da R. Cancila, t. I, Palermo 2016, p. 167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3431\" class=\"footnote\">O. Cancila, <em>L\u2019amato feudo dei Ventimiglia<\/em>, in <em>Castelbuono<\/em>, \u201cKal\u00f3s &#8211; Luoghi di Sicilia\u201d, suppl. a \u201cKal\u00f3s arte in Sicilia\u201d , n. 4, a. 7, luglio-agosto 1995, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3431\" class=\"footnote\">Su Simone I Ventimiglia si veda O. Cancila, <em>Simone I Ventimiglia, marchese di Geraci (1485-1544)<\/em>, in <em>Memoria, storia e identit\u00e0. Scritti per Laura Sciascia<\/em>, Palermo 2011, pp. 113-144; R.F. Margiotta, <em>Dizionario<\/em>\u2026, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p.\u00a0 339.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Tesoro<\/em>\u2026, in M.C. Di Natale \u2013 R. Vadal\u00e0, <em>Il tesoro<\/em>\u2026,<em> <\/em>2010, p. 29. Sul culto per la madre della Vergine si veda anche A. Di Giorgi, <em>Culto e festa di Sant\u2019Anna patrona di Castelbuono<\/em>, in \u201cLe Madonie\u201d, 1-15 aprile 2004; S. Brancato, <em>Sant\u2019Anna, vita, culto, iconografia<\/em>, Palermo 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Scheda I,1<\/em>, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 210 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli<\/em>\u2026, 2008, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 210 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3431\" class=\"footnote\">A. Giuffrida, <em>La camera delle meraviglie di Pietro Agostino maestro razionale del Regno di Sicilia<\/em>, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, pp. 81-89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3431\" class=\"footnote\"><em>Inventario del 1599<\/em>, trascrizione di A. Citino, in <em>Il tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani<\/em>, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale \u201cAgostino Pepoli\u201d, 2 dicembre 1995 &#8211; 3 marzo 1996) \u00a0a cura di M.C. Di Natale, V. Abbate, Palermo 1995, p. 453, Si veda anche M.C. Di Natale, <em>Orafi, argentieri<\/em>\u2026, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p. 17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, f. 210 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 210 v.\u00a0 &#8211; 211 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3431\" class=\"footnote\">P. Lanza di Scalea, <em>Donne e gioielli in Sicilia nel Medio Evo e nel Rinascimento<\/em>,\u00a0 Palermo-Torino 1892, p. 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3431\" class=\"footnote\">G. Bresc Bautier &#8211; H. Bresc, <em>Les bijoux \u00e0 Palerme (XIVe \u2013 XVe si\u00e8cle): les \u00e9chos du luxe personnel dans les inventaires notari\u00e9s<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale<\/em>,<em> <\/em>Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina (Palermo-Erice, 14-17 giugno 2006) a cura di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2007, p. 223.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Arti decorative nel Museo Pepoli di Trapani<\/em>, in V. Abbate, G. Bresc Bautier, M.C. Di Natale,\u00a0 R. Giglio, <em>Museo Pepoli<\/em>, Palermo 1992, p. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3431\" class=\"footnote\">Cfr. S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, e R.F. Margiotta, doc. 1, in S. Anselmo \u2013 R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 28, 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3431\" class=\"footnote\">Cfr. S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, e R.F. Margiotta, doc. 2, in S. Anselmo \u2013 R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 28, 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3431\" class=\"footnote\">Sui Ventimiglia di Geraci cfr. O. Cancila, <em>I Ventimiglia di Geraci (1258-1619)<\/em>, \u201cQuaderni \u2013 Mediterranea \u2013 Ricerche storiche\u201d, Collana diretta da R. Cancila, t. I, Palermo 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3431\" class=\"footnote\">Su Giovanni III Ventimiglia si veda O. Cancila, <em>Alchimie finanziarie di una grande famiglia feudale del primo secolo dell\u2019et\u00e0 moderna<\/em>, in \u201cMediterranea. Ricerche storiche\u201d, n. 6, aprile 2006, pp. 69-136; E. Magnano di San Lio, <em>Castelbuono capitale<\/em>\u2026, 1996;\u00a0 R.F. Margiotta, <em>Dizionario<\/em>\u2026, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, pp.\u00a0 337-338.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo dei notai defunti<\/em>, Antonio Occhipinti, st. I, vol. 3767, ff. n. nn. Si veda anche R.F. Margiotta, <em>I gioielli di Giovanni III Ventimiglia<\/em>, in <em>Alla corte dei Ventimiglia<\/em>\u2026, 2009, p. 164.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 81, ff. 224 v. e 221 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3431\" class=\"footnote\">F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni<\/em>, vol. IV, quadro 467, p. 176.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3431\" class=\"footnote\">F. Mugnos, <em>Teatro genealogico delle famiglie nobili,<\/em> <em>titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo regno di Sicilia viventi ed estinte<\/em>, vol. I, Palermo 1647, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 215 r. \u2013 223 v. e in part. f. 216 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3431\" class=\"footnote\">Giovanni Garlano, figlio di Giuseppe, ricco gabelloto, nativo di Corleone, ma cittadino palermitano, aveva comprato la carica di Protonotaro del regno di Sicilia per 15 mila scudi. Cfr. R.L. Foti, <em>Tra regio demanio, politiche pubbliche e strategie private nella Sicilia moderna<\/em>, in R.L. Foti &#8211;\u00a0 I. Fazio &#8211; G. Fiume, L. Scalisi, <em>Storie di un luogo. Quattro saggi su Corleone nel Seicento<\/em>, Palermo 2004, pp. 14-15, nota 31.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 216 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 216 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3431\" class=\"footnote\">Cfr. I. Scelsi, <em>Gratteri<\/em>\u2026, 1981, p. 112, che \u00abriporta la trascrizione della data incisa sullo stilobate sinistro come 1684\u00bb, ma in realt\u00e0 \u00e8 da leggersi come 1648. Cfr. S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 16, 30. Sull\u2019edicola marmorea si veda anche S. Anselmo, <em>I Ventimiglia: committenti di sculture marmoree dal XV al XVII secolo<\/em>, in <em>Alla corte dei Ventimiglia<\/em>\u2026, 2009, p. 159. Un inedito documento evidenzia che quasi un decennio dopo, precisamente il 6 febbraio 1657, don Lorenzo sar\u00e0 in contatto con Francesco Scuto, marmorario palermitano attivo nella seconda met\u00e0 del Seicento, abile nella decorazione \u201ca mischio\u201d (I. Bruno, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, III, <em>Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, Palermo 1994, <em>ad vocem<\/em>), che si obbligher\u00e0 con il barone di Gratteri, per nome dell\u2019illustre donna Francesca de Bononia e Grimaldi marchesa di Altavilla, per farci \u00abuna sepultura di marmura bona\u00bb secondo il disegno sottoscritto da don Lorenzo, da porsi nel convento di Santa Maria degli Angeli di Palermo nella cappella di detta marchesa, per il prezzo di onze 64. Si pu\u00f2 solo ipotizzare, pertanto, in attesa di un ulteriore approfondimento archivistico, che lo Scuto potesse essere uno degli scultori di fiducia del Ventimiglia. Cfr. ASPa, <em>Fondo dei notai defunti<\/em>, G. L. Panitteri, vol. 2802. Il documento mi \u00e8 stato segnalato da Claudio Gino Li Chiavi, che ringrazio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 16; Idem, <em>I Ventimiglia<\/em>\u2026, , in <em>Alla corte<\/em>\u2026, 2009. Sull\u2019attuale cappella delle Sacre Spine si veda pure S. Scileppi, <em>Teologia e iconografia. La Chiesa Madre di Gratteri e le sue opere<\/em>, in <em>Il Volto di Cristo nel Volto della Chiesa. La Chiesa Madre di Gratteri. Arte e fede<\/em>, Atti del convegno (Gratteri, Chiesa Madre, 18 agosto \u2013 9 settembre 2004) a cura di S. Scileppi, Roma 2005, p. 346.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 16, 30, nota 19. La chiesa oggi non pi\u00f9 esistente era gi\u00e0 danneggiata nel Settecento. In un documento dell\u2019archivio della Chiesa Madre si legge \u00abla venerabile compagnia del SS. Rosario della terra di Gratteri con tutto l\u2019ossequio dovuto l\u2019espone qualmente [\u2026] il vicario Gallo fa scoppiare i maschi tra il piano intermedio fra la madre chiesa ed oratorio di detta compagnia perch\u00e9 ci\u00f2 nesce (sic) in grande pregiudizio delle fabbriche\u00bb (<em>ibidem<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 217 v. Il suo testamento \u00e8 depositato tra le carte del notaio Gio. Antonio Chiarella in data 2 giugno 1632, ma si ritrova pure in ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 235 r. &#8211; 241 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 217 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3431\" class=\"footnote\">La banda \u00e8 una fascia in materiale prezioso. Cfr. Cfr. P. Venturelli, <em>Gioielli milanesi 1459-1631<\/em>, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 2019, p. 42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 221 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 221 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3431\" class=\"footnote\">D. Liscia Bemporad, <em>Francesco Salviati e altri orafi per una cintura di collezione privata<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela<\/em>\u2026, 2007, p. 242.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 221 v. &#8211; 222 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo dei notai defunti<\/em>, Vincenzo Parabova, vol. 1223, f. 81 e ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Le vie dell\u2019oro dalla dispersione alla collezione<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio \u2013 30 ottobre 1989) a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 25-26. Si veda anche Eadem, <em>Un brano significativo dal testamento di Francesco II Ventimiglia<\/em>, in <em>Alla corte dei Ventimiglia<\/em>\u2026, 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli<\/em>\u2026, 2008, p. 112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo dei notai defunti<\/em>, Vincenzo Parabova, vol. 1223, ff. 102 &#8211; 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_3431\" class=\"footnote\">Per i maestri corallari trapanesi e la loro produzione si veda tra l\u2019altro M.C. Di Natale, <em>I maestri corallari trapanesi dal XVI al XVIII secolo<\/em>, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 15 febbraio &#8211; 30 settembre 2003) a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2003; Eadem, <em>Ars corallariorum et sculptorum coralli a Trapani<\/em>, in <em>Rosso corallo. Arti preziose della Sicilia barocca<\/em>, catalogo della Mostra (Torino, Palazzo Madama, Museo Civico d\u2019Arte Antica, 29 luglio &#8211; 28 settembre 2008) a cura di C. Arnaldi di Balme, S. Castronovo, Milano 2008; Eadem, <em>L\u2019arte del corallo a Trapani<\/em>, in C. Del Mare \u2013 M.C. Di Natale, <em>Mirabilia coralii. Capolavori barocchi in corallo tra maestranze ebraiche e trapanesi<\/em>, Napoli 2009; Eadem,<em> I coralli della Santa Casa di Loreto <\/em>e R.F. Margiotta, <em>La ricerca d\u2019archivio 1. Note documentarie sulla produzione siciliana di manufatti in corallo<\/em>, in <em>Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto<\/em>, catalogo della Mostra (Monreale, Museo Diocesano, 7 giugno-7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale &#8211; G. Cornini &#8211; U. Utro, Palermo 2012, pp. 109-132, 169-178; M.C. Di Natale, <em>Ad laborandum curallum<\/em>, in <em>I grandi capolavori del corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo<\/em>, catalogo della Mostra (Catania, Palazzo Valle, 3 marzo &#8211; 5 maggio 2013) a cura di P. Li Vigni, M.C. Di Natale, V. Abbate, Milano 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>La ricerca d\u2019archivio<\/em>\u2026, in <em>Sicilia ritrovata<\/em>\u2026, 2012, p. 172. Cfr. inoltre <em>Die diarien und tagzettel des kardinals Ernst Adalbert von Harrach (1598 &#8211; 1667)<\/em>,<em> <\/em>a cura di K. Keller &#8211; A. Catalano, Wien-K\u00f6ln-Weimar 2010, p. 219.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Ad laborandum<\/em>\u2026, in <em>I grandi capolavori<\/em>\u2026, 2013, p. 47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_3431\" class=\"footnote\">Per il documento citato si veda pure ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, f. 47 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_3431\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>Gli orafi e argentieri di Palermo attraverso i manoscritti della maestranza<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, pp. 676, 760. Sul Riggio si veda anche R.F. Margiotta, doc. I,17, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p. 277.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, f. 47 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_3431\" class=\"footnote\">Su don Camillo Barbavara e la sua produzione si veda tra l\u2019altro M.C. Di Natale, <em>Oro, argento e corallo tra committenza ecclesiastica e devozione laica<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001; Eadem, <em>Montalbano, Barbavara e la produzione orafa a Palermo nella prima met\u00e0 del Seicento<\/em>, in <em>La sfera d\u2019oro. Il recupero di un capolavoro dell\u2019oreficeria palermitana<\/em>, catalogo della Mostra (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis, 11 aprile \u2013 20 luglio 2003), a cura di V. Abbate e C. Innocenti, Napoli 2003, pp. 61-76; M.C. Di Natale, <em>Don Camillo Barbavara e gli orafi e smaltatori nella Sicilia barocca<\/em> e <em>Nuovi documenti a completamento della biografia di Don Camillo Barbavara<\/em>, a cura di G. Travagliato, in <em>La  Madonna<\/em><em> delle Vittorie a Piazza Armerina dal Gran Conte Ruggero al Settecento<\/em>, a cura di M.K. Guida, Napoli 2009, pp. 123-132; M.C. Di Natale, <em>Orafi, argentieri<\/em>\u2026, e R.F. Margiotta, doc. I,78, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, pp. 34, 40-42, 46-48, 287-288. Per l\u2019elenco dotale cfr. ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, f. 47 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, ff. 48 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, ff. 48 v. &#8211;\u00a0 49 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, pp. 24-25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, doc. n. 6, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_90_3431\" class=\"footnote\">Si veda tra l\u2019altro B. Montevecchi, <em>Note su alcune opere trapanesi nelle Marche<\/em>, in <em>Storia, critica<\/em>\u2026, 2007, pp. 253-260.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_90_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_91_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, ff. 52 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_91_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_92_3431\" class=\"footnote\">Per il documento depositato il 20 luglio 1631 presso il notaio Baldassare Zamparrone cfr. ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 235-247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_92_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_93_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 244 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_93_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_94_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 245 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_94_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_95_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Un orafo lombardo attivo a Palermo: Marzio Cazzola<\/em>, in <em>Itinerari d\u2019arte in Sicilia<\/em>, a cura di G. Barbera e M.C. Di Natale, Napoli 2012, pp. 106-110, che riporta precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_95_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_96_3431\" class=\"footnote\">Per il duca di Terranova si veda M. Aymard, <em>Une famille de l\u2019aristocratie sicilienne au XVI et XVII si\u00e8cles: les ducs de Terranova<\/em>, in \u201cRevue Historique\u201d, 1972, pp. 22-66; Idem, <em>Don Carlo d\u2019Aragona, la  Sicilia e la  Spagna alla fine del Cinquecento<\/em>, in <em>La cultura degli arazzi fiamminghi di Marsala tra Fiandre, Spagna e Italia<\/em>, Atti del convegno internazionale di studi (Marsala, 7-9 luglio 1986), Palermo 1988, pp. 21-38. Si veda anche R.F. Margiotta, <em>Dizionario<\/em>\u2026, in <em>Artificia Siciliae<\/em>\u2026, 2016, p. 306.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_96_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_97_3431\" class=\"footnote\">S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 17. Per il manufatto di Cammarata cfr. G. Ingaglio, <em>Scheda 53, in Splendori di Sicilia<\/em> \u2026, 2001, pp. 391-392.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_97_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_98_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La grande stagione del collezionismo. Mecenati, accademie e mercato dell\u2019arte in Sicilia tra Cinque e Seicento<\/em>, Palermo 2011, p. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_98_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_99_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 245 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_99_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_100_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 246 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_100_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_101_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 246 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_101_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_102_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 246 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_102_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_103_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 266 r e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_103_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_104_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 266 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_104_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_105_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 267 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_105_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_106_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 267 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_106_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_107_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 267 v. &#8211; 268 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_107_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_108_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 268 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_108_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_109_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 268 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_109_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_110_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La citta aperta. Pittura e societ\u00e0 a Palermo tra Cinque e Seicento<\/em>, in <em>Porto di mare. Pittori e pittura a Palermo tra memoria e recupero<\/em>, catalogo della Mostra (Palermo, chiesa di San Giorgio dei Genovesi, 30 maggio \u2013 31 ottobre 1999) a cura di V. Abbate, Napoli 1999, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_110_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_111_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 268 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_111_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_112_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 268 v. &#8211; 269 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_112_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_113_3431\" class=\"footnote\">Casimiro di Santa Maria Maddalena, <em>Cronica della provincia de\u2019 Minori osservanti Scalzi di S. Pietro d\u2019Alcantara<\/em>, 1729, pp. 22-23. \u00abPer gratitudine di un tanto favore, stabilirono gli Eccellentissimi Eletti chiedere alla citt\u00e0 di Palermo una Reliquia autentica d\u2019essa Santa, acciocch\u00e8 in rendimento di grazie potessero ogn\u2019anno celebrarne la solennit\u00e0 con tutta la possibile sagra pompa. Non trovarono ostacolo all\u2019inchiesta: anzi godendo li Signori Palermitani, che la loro santa miracolosa fusse venerata con culto speciale in una citt\u00e0 cos\u00ec cospicua, come Napoli, mandarono una Statua della Santa d\u2019argento alta tre palmi, nel cui petto stava riposta un\u2019insigne Reliquia della medesima con sua autentica\u00bb. La santa palermitana era invocata anche contro i terremoti. Si ricordano in proposito i festeggiamenti tributati alla Santuzza per la protezione salvifica dal catastrofico sisma che colp\u00ec soprattutto la Val di Noto e la Valdemone nel gennaio 1693. Cfr. R.F. Margiotta, <em>Una galassia seminata di stelle. Il festino di Santa Rosalia in una cronaca del 1693. Apparati effimeri e arti decorative<\/em>, \u201cFrammenti\u201d, Collana diretta da A. Giuffrida e P. Inglese, Palermo 2018.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_113_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_114_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 269 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_114_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_115_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 269 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_115_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_116_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 251-255.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_116_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_117_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 252 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_117_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_118_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 252 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_118_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_119_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 252 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_119_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_120_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_120_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_121_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, f. 323.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_121_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_122_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, ff. 80 r. &#8211; 81 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_122_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_123_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 277 r. &#8211; 298 v. Si veda anche ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 82, ff. 348-358 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_123_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_124_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 278 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_124_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_125_3431\" class=\"footnote\">I. Scelsi,<em> Gratteri<\/em>\u2026, 1981, pp. 96-97; S. Anselmo, <em>Suppellettili<\/em>\u2026, in S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>I tesori<\/em>\u2026, 2005, p. 16; S. Anselmo, <em>I Ventimiglia<\/em>\u2026, , in <em>Alla corte<\/em>\u2026, 2009, p. 159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_125_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_126_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo dei notai defunti<\/em>, Panitteri Pietro, st. I, vol. 2822, ff. 23 r. 24 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_126_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_127_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 281 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_127_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_128_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 303.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_128_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_129_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 279 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_129_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_130_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 280 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_130_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_131_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, f. 281 r. Per il contratto matrimoniale del 26 aprile 1666, depositato presso il notaio Aloisio Panitteri di Palermo, si veda lo stesso volume 133, f. 327.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_131_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_132_3431\" class=\"footnote\">Per il documento rogato presso il notaio Crisostamo Barresi il 24 dicembre 1663 si veda ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 311 r.\u00a0 &#8211; 318 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_132_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_133_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 314 v. e 315 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_133_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_134_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, ff. 359 &#8211; 371 v. cfr. inoltre ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 133, ff. 333-339.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_134_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_135_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 360 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_135_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_136_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, ff. 373 r. &#8211; 380 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_136_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_137_3431\" class=\"footnote\">Cfr. V. Abbate, <em>La grande stagione del collezionismo<\/em>\u2026, 2011, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_137_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_138_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La grande stagione del collezionismo<\/em>\u2026, 2011, pp. 74-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_138_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_139_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 379 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_139_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_140_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 375 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_140_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_141_3431\" class=\"footnote\">Sul soggiorno siciliano dello Stom si veda A. Zalap\u00ec. <em>Il soggiorno siciliano di Matthias Stom tra neostoicismo e \u00abdissenso\u00bb. Nuove acquisizioni documentarie sull\u2019ambiente artistico straniero a Palermo<\/em>, in <em>Porto di mare<\/em>\u2026, 1999, pp. 147-155.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_141_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_142_3431\" class=\"footnote\">A. Zalap\u00ec \u2013 S. Caramanna, <em>Matthias Stom. Un caravaggesco nella collezione Villafranca di Palermo<\/em>, \u201cMuseo Diocesano di Palermo. Studi e restauri\u201d, Collana diretta da P. Palazzotto, n. 4, Palermo 2010, che riporta ampia bibliografia sul pittore. Sulle collezioni d\u2019arte custodite nella nobile dimora palermitana si veda anche G. Travagliato, <em>Palazzo Alliata di Villafranca. Le collezioni<\/em>, in \u201cKal\u00f3s. Arte in Sicilia\u201d, a. 19, n. 1, gennaio &#8211; marzo 2007, pp. 8-12; Idem, <em>Il palazzo dei principi Alliata di Villafranca a Palermo: per secoli <\/em>monumento<em> e <\/em>documento<em> di vita quotidiana<\/em>, in <em>Abitare l\u2019arte in Sicilia. Esperienze in et\u00e0 moderna e contemporanea<\/em>, a cura di M.C. Di Natale e P. Palazzotto, Palermo 2012, pp. 23-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_142_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_143_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, ff. 376 v., 377 v., 378 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_143_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_144_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, ff. 375 v. &#8211; 377 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_144_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_145_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 376 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_145_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_146_3431\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. Di Natale, <em>Il Museo Diocesano di Palermo<\/em>, Palermo 2006, pp. 90, 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_146_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_147_3431\" class=\"footnote\">Cfr. E. Larsen, <em>L\u2019opera completa di Van Dyck (1613- 26)<\/em>, presentazione e apparati critici e filologici di E. Larsen, Milano 1980. Si veda pure G. Mendola, <em>Un approdo sicuro. Nuovi documenti per Van Dyck e Gerardi a Palermo<\/em> e V. Abbate, <em>La stagione del grande collezionismo<\/em>, in <em>Porto di mare<\/em>\u2026, 1999, pp. 101, 113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_147_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_148_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_148_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_149_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La stagione<\/em>\u2026, in <em>Porto di mare<\/em>\u2026, 1999, pp. 111, 113. Sulla collezione dell\u2019importante famiglia si veda pure V. Ruffo, <em>La galleria Ruffo in Messina nel sec. XVII<\/em>, in \u201cBollettino d\u2019arte\u201d, a. III, 1916, fasc. I-XII; M.C. Calabrese, <em>Nobilt\u00e0, mecenatismo e collezionismo a Messina nel XVII secolo. L\u2019inventario di Antonio Ruffo, principe della Scaletta<\/em>, Catania 2000; R. De Gennaro, <em>Per il collezionismo del Seicento in Sicilia: l\u2019Inventario di Antonio Ruffo principe della Scaletta<\/em>, Pisa 2003.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_149_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_150_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 379 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_150_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_151_3431\" class=\"footnote\">L. Romana, <em>Neviere e nevaioli. La conserva e il commercio della neve nella Sicilia centro-occidentale (1500-1900)<\/em>, Petralia Sottana 2007, pp. 75-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_151_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_152_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, ff. 143 &#8211; 145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_152_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_153_3431\" class=\"footnote\">Si veda S. Barraja, in <em>Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, <em>ad vocem<\/em>. M.C. di Natale, <em>I monili della Madonna della Visitazione di Enna<\/em>, con un contributo di S. Barraja, Appendice documentaria di R. Lombardo e O. Trovato, Enna 1996, p. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_153_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_154_3431\" class=\"footnote\">G. Travagliato, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_154_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_155_3431\" class=\"footnote\">S. Barraja, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>; Idem, <em>Gli orafi<\/em>\u2026,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, p. 677; Idem, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo a oggi<\/em>, saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Palermo 1996, II ed. 2010, p. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_155_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_156_3431\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>Gli orafi<\/em>\u2026, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, p. 671.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_156_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_157_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 84, f. 145 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_157_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_158_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Frasche e fiori d\u2019argento per gli altari<\/em>, in <em>Arredare il sacro. Artisti, opere e committenti in Sicilia dal Medioevo al Contemporaneo<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, M. Vitella, Milano 2015, pp. 63-80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_158_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_159_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_159_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_160_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 21 r. \u2013 58 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_160_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_161_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 38 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_161_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_162_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 38 v. &#8211; 39 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_162_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_163_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 39 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_163_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_164_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 39 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_164_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_165_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 44 v. &#8211; 45 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_165_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_166_3431\" class=\"footnote\">Cfr. P. Venturelli, <em>Gioielli milanesi<\/em>\u2026, 2019, p. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_166_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_167_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 48 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_167_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_168_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 55 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_168_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_169_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 56 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_169_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_170_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 67 r. &#8211; 76 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_170_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_171_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 67 r. &#8211; 69 v. Per l\u2019artista si veda S. Barraja, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_171_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_172_3431\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>I marchi<\/em>\u2026, 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_172_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_173_3431\" class=\"footnote\">S. Barraja, <em>Gli orafi<\/em>\u2026, in <em>Splendori di Sicilia<\/em>\u2026, 2001, p. 674; Idem, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_173_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_174_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 67 r. e v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_174_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_175_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 67 v. &#8211; 68 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_175_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_176_3431\" class=\"footnote\">A margine sinistro del documento si annota: \u00abla spezzera \u00e8 bolla nova e si deve pagare il prezzo a mastro Petro Curiali a cui s\u2019era data a fare dal detto quondam [\u2026] D. Lorenzo XX.a per haversi perduto\u00bb (<em>ibidem<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_176_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_177_3431\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Scheda II, 58, in Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, pp. 228-229.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_177_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_178_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>Il \u201cRepertorio\u201d dei beni mobili del Signor Principe di Butera<\/em>, in <em>Ricerche sul Seicento napoletano<\/em>, Milano 1986, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_178_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_179_3431\" class=\"footnote\">Per il documento, trascritto parzialmente da Loredana Bertolino (<em>Argenti e gioie in un<\/em> <em>inventario seicentesco della famiglia Ventimiglia<\/em>, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 390), si veda M.C. Di Natale, <em>Tesoro<\/em>\u2026, e R.F. Margiotta, <em>Appendice documentaria<\/em>, in M.C. Di Natale &#8211; R. Vadal\u00e0, <em>Il tesoro<\/em>\u2026, 2010, pp.\u00a0 24-26 e doc. II, p. 96; R.F. Margiotta &#8211; M.C. Di Natale<em>, Il nobile casato dei Ventimiglia e Felice Ventimiglia Barberini<\/em>, in <em>Gli Orsini e i Savelli nella Roma dei Papi. Arte e mecenatismo di antichi casati dal feudo alle corti barocche europee<\/em>, Atti del convegno internazionale di studi (Universit\u00e0 di Salerno, 27 aprile 2016; Universit\u00e0 di Chieti, 3 maggio 2016; Archivio di Stato di Roma e Archivio Storico Capitolino, 9-10 giugno 2016) a cura di C. Mazzetti di Pietralata e A. Amendola, con premesse di M.G. Aurigemma e M.A. Pavone, Cinisello Balsamo (MI), 2017, pp. 493-507.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_179_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_180_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 68 v. &#8211; 69 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_180_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_181_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 70 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_181_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_182_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_182_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_183_3431\" class=\"footnote\">G. Mendola, <em>Il paese dei Migliaccio. Montemaggiore Belsito dall\u2019et\u00e0 normanna all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia<\/em>, s.l.\u00a0 2010, pp. 15-17, 20,\u00a0 289-305.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_183_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_184_3431\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Per le tele del Pulzone si veda R.F. Margiotta \u2013 G. Travagliato, <em>\u201c\u2026Lo quale pittore si domanda Sipione Cartaro Gaitano\u2026\u201d Scipione Pulzone, i Colonna e novit\u00e0 sulla committenza per le chiese cappuccine di Sicilia, in Opere d\u2019arte nelle chiese francescane tra conservazione, restauro e musealizzazione<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le arti decorative in Italia \u201cMaria Accascina\u201d, Collana diretta da M.C. Di Natale, Palermo 2013, pp. 91-106.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_184_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_185_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 74 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_185_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_186_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La grande stagione del collezionismo<\/em>\u2026, 2011, p. 78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_186_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_187_3431\" class=\"footnote\">R. Scaduto, in L. Sarullo, <em>Dizionario<\/em>\u2026, vol. II, <em>Pittura<\/em>, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_187_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_188_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_188_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_189_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 75 v., 76 v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_189_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_190_3431\" class=\"footnote\">Dall\u2019eredit\u00e0 suddetta gli eredi devono defalcare l\u2019importo della restituzione della dote della citata prima moglie di don Lorenzo e quelle della seconda moglie donna Maria Filingeri (ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, ff. 67 r. \u2013 76 v.). Nel 1700 Gaetano Ventimiglia diede avvio alla costruzione di un nuovo nucleo abitato attorno all\u2019antica torre del feudo \u201cCarbone\u201d in prossimit\u00e0 del casale di Sant\u2019Eufemia ove nei primissimi anni del XVIII secolo fu costruita la nuova chiesa dedicata a S. Francesco, nel sito dell\u2019attuale centro di Lascari (C. Piazza, <em>Lascari nella storia<\/em>, Cefal\u00f9 2011, p. 25; Idem, <em>Lascari e la sua fede. Memorie ricordi e immagini<\/em>, Bagheria 2013, p. 33). La chiesa custodisce ancora due pregevoli paliotti in commesso marmoreo riproducesti scene urbane, ascritti alla committenza di don Gaetano, uno dei quali realizzato nel 1707 da Domenico Magr\u00ec. Si veda R.F. Margiotta, <em>I Ventimiglia e le arti decorative a Lascari<\/em>, in <em>Arte e storia delle Madonie. Studi per Nico Marino<\/em>, Atti della quarta e quinta edizione (Cefal\u00f9 e Castelbuono, 18-19 ottobre 2014; Gibilmanna, 17 ottobre 2015) a cura di G. Marino e R. Termotto, voll. IV-V, Cefal\u00f9 2016, pp. 289-306. Successivamente don Giuseppe Emanuele don\u00f2 alla nuova parrocchia, oggi dedicata a S. Michele Arcangelo, alcuni oggetti preziosi per il culto, come un ostensorio, un secchiello con aspersorio, un mestolo battesimale, i vasetti per gli oli santi, un turibolo ed una navetta, commissionati all\u2019argentiere Gaspare Cimino (<em>ibidem<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_190_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_191_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 85, f. 122 r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_191_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_192_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn. Si veda anche R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte<\/em> e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni mobili di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte<\/em>, in <em>Cinquantacinque racconti per i dieci anni. Scritti di storia dell\u2019arte<\/em>, a cura del Centro Studi sulla civilt\u00e0 artistica dell\u2019Italia meridionale \u201cGiovanni Previtali\u201d, Collana \u201cI racconti di Efesto\u201d, n. 1, Rubettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2013, pp. 363-371, 383-399.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_192_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_193_3431\" class=\"footnote\">Cfr. A. Mogavero Fina, <em>I Ventimiglia: conti di Geraci e conti di Collesano, baroni di Gratteri e principi di Belmonte. Correlazione storico-genealogica<\/em>, Palermo 1980, pp. 79-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_193_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_194_3431\" class=\"footnote\">F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi\u2026<\/em>, vol. I, 1924.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_194_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_195_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_195_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_196_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013. Il pittore citato potrebbe essere Francesco Gianlombardo, che nel 1739 ridimensionava la pala di S. Eligio dell\u2019altare maggiore dell\u2019eponima chiesa palermitana eseguita <em>ante <\/em>1624 dallo Zoppo di Gangi (cfr. G. Travagliato<em>, I capitoli della Congregazione di Sant\u2019Eligio di Palermo (1844) e un inedito disegno di Valerio Astorini<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio delle Arti decorative in Italia\u201d, n. 3, giugno 2011 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_196_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_197_3431\" class=\"footnote\">Vedi <em>supra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_197_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_198_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>Per il collezionismo siciliano del Seicento: la quadreria mazzarinese dell\u2019Ecc.mo Signor Principe di Butera<\/em>, in <em>L\u2019ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta<\/em>, a cura di M. Calvesi, Siracusa 1987, pp. 293-311.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_198_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_199_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_199_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_200_3431\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. Di Natale, <em>San Giacomo, protettore di Geraci Siculo. Percorsi di devozione e arte nelle Madonie<\/em>, in <em>Geraci Siculo arte e devozione. Pittura e santi protettori<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 2007, p. 56. Per l\u2019opera cfr. <em>Decorazione e scultura marmorea<\/em>, in <em>Forme d\u2019arte a Geraci Siculo, dalla pietra al decoro<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 1997, pp. 58-62 e pi\u00f9 recentemente S. Anselmo, <em>Ancona d\u2019altare<\/em>, in <em>Itinerario gaginiano<\/em>, Gangi 2011, pp. 106 &#8211; 107.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_200_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_201_3431\" class=\"footnote\">Cfr. S. Anselmo, <em>Pietro Bencivinni \u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonie<\/em>, Palermo 2009, p. 44; Idem, <em>Le Madonie. Guida all\u2019arte<\/em>, Palermo 2008, p. 112.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_201_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_202_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_202_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_203_3431\" class=\"footnote\">D. Thi\u00e9baut, <em>Dagli Ecce homo al Cristo alla Colonna<\/em>, in <em>Ecce homo. Antonello da Messina. Genova e Piacenza: due versioni a confronto<\/em>, a cura di F. Simonetti, Genova 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_203_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_204_3431\" class=\"footnote\">S. Gori, <em>Innocenzo da Chiusa, venerabile<\/em>, in <em>Bibliotheca Sanctorum<\/em>, vol. VII, Roma 1966, coll. 836-837; C. Gregorio, <em>I Santi siciliani<\/em>, Messina 1999. Si veda anche P. Tognoletto, <em>Vita del gran Servo di Dio fra Innocenzo da Chiusa detto comunemente lo scalzo di S. Anna dei minori osservanti della provincia di Sicilia nel Val di Mazara<\/em>, Palermo 1655. Una riduzione dell\u2019opera \u00e8 stata recentemente eseguita da fra Ludovico Mariani O.F.M., vice postulatore per le cause di canonizzazione, con il titolo <em>Biografia di Fra Innocenzo da Chiusa, frate minore detto comunemente lo Scalzo di S. Anna<\/em>, Palermo 2000; R. Bacile, <em>Cenni storici sulla vita del venerabile Servo di Dio Fra Innocenzo da Chiusa<\/em>, Chiusa Sclafani 1992; A.G. Marchese, <em>Il venerabile Innocenzo da Chiusa ovvero la santit\u00e0 negata<\/em>, in Idem, <em>Il convento di Sant\u2019Anna di Giuliana e il Santo Nero di Palermo<\/em>, Palermo 2001, pp. 96-111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_204_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_205_3431\" class=\"footnote\">Si veda in proposito A.G. Marchese, <em>Cristo a Chiusa Sclafani. L\u2019immagine-reliquia del Santo Volto e il Venerabile Innocenzo<\/em>, Palermo 2009; Idem, <em>La chiesa di San Nicola di Bari Matrice di Chiusa Sclafani<\/em>, Palermo 2007; R.F. Margiotta, <em>Opere d\u2019arte francescane dall\u2019alto Belice corleonese alla valle del Sosio<\/em>, <em>in Opere d\u2019arte<\/em>\u2026, 2013, p. 78.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_205_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_206_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_206_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_207_3431\" class=\"footnote\">R. Delogu, <em>La Galleria Nazionale<\/em><em> della Sicilia<\/em>, Roma 1962, ed. cons. 1977, pp. 51-52; M.G. Aurigemma, <em>Scheda 1, in Pittori del Seicento a Palazzo Abatellis<\/em>, catalogo della Mostra (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia, 31 marzo &#8211; 25 ottobre 1990) a cura di V. Abbate, Milano 1990, pp. 67-71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_207_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_208_3431\" class=\"footnote\">E.H. Gombrich, <em>La teoria dell\u2019arte nel Rinascimento e l\u2019origine del paesaggio<\/em>, in E.H. Gombrich, <em>Norma e forma. Studi sull\u2019arte del Rinascimento<\/em>, Torino 1973.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_208_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_209_3431\" class=\"footnote\">G.C. Sciolla, <em>Studiare l\u2019arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti<\/em>, Torino 2001, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_209_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_210_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_210_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_211_3431\" class=\"footnote\">V. Abbate, <em>La stagione<\/em>\u2026, in <em>Porto di mare<\/em>\u2026, 1999, pp. 125-140. Sul collezionismo in Sicilia si veda pure Idem, <em>Quadrerie e collezionisti palermitani del Seicento<\/em>, in <em>Pittori del Seicento<\/em>\u2026, 1990, pp. 13-57; Idem, <em>Il collezionismo e le quadrerie dal Cinquecento al Settecento<\/em>, in <em>Storia della Sicilia<\/em>, vol. IX, Roma 1999; <em>La Sicilia<\/em><em> dei Moncada. Le corti, l\u2019arte e la cultura nei secoli XVI-XVII<\/em>, a cura di L. Scalisi, Catania 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_211_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_212_3431\" class=\"footnote\">Cfr. R.F. Margiotta, <em>Appendice documentaria<\/em>, Doc. III, in M.C. Di Natale &#8211; R. Vadal\u00e0, <em>Il Tesoro di Sant\u2019Anna<\/em>\u2026, 2010, pp. 101-105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_212_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_213_3431\" class=\"footnote\">L\u2019inventario riporta anche l\u2019indicazione di alcune copie dal Bassano, da Pietro da Cortona, dal Reni e de <em>Lo Spasimo <\/em>di Raffaello (<em>ibidem<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_213_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_214_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn.; R.F. Margiotta, <em>I dipinti ereditati<\/em>\u2026 e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario dei beni<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_214_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_215_3431\" class=\"footnote\">ASPa, <em>Fondo Belmonte<\/em>, vol. 367, ff. n. nn. Per la dettagliata analisi del documento si veda S. Anselmo<strong>, <\/strong><em>Le opere d&#8217;arte decorative nell\u2019inventario dei beni ereditati nel 1725 da don Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte<\/em> e S. Anselmo &#8211; R.F. Margiotta, <em>Inventario<\/em>\u2026, in <em>Cinquantacinque racconti<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_215_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_216_3431\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>La ricerca d&#8217;archivio<\/em>, in <em>Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto<\/em>, catalogo della Mostra (Monreale, Museo Diocesano, 7 giugno-7 settembre 2012) a cura di M.C. Di Natale, G. Cornini, U. Utro, Palermo 2012, p. 173.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_216_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_217_3431\" class=\"footnote\">A. Mogavero Fina, <em>I Ventimiglia<\/em>\u2026, 1980, p. 82. Si veda anche F. San Martino De Spucches, <em>La storia dei feudi\u2026<\/em>, vol. I, 1924, p. 258.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_217_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_218_3431\" class=\"footnote\"><em>Pitture, disegni e stampe donati dal Principe di Belmonte all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo<\/em>, in \u201cCalendario per l\u2019anno 1816\u201d, Palermo 1816, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_218_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_219_3431\" class=\"footnote\">Cfr. M.C. Di Natale, <em>Dal \u2018meraviglioso\u2019 alla scienza del vedere. Il regio Museo dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo<\/em>, in <em>Organismi. Il sistema museale dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Percorsi. Saggi. Schede<\/em>, a cura di A. Gerbino, Palermo 2012, pp. 80-81, che riporta precedente bibliografia. Si veda anche Eadem, <em>La Pinacoteca del Regio Museo dell\u2019Universit\u00e0<\/em> e M. Livaccari, <em>Giuseppe Emanuele Ventimiglia Principe di Belmonte, in Il Museo dell\u2019Universit\u00e0. Dalla Pinacoteca della Regia Universit\u00e0 di Palermo alla Galleria di Palazzo Abatellis<\/em>, a cura di G. Barbera &#8211; M.C. Di Natale, Palermo 2016, pp. 13-23, 29-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_219_3431\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>rosaliafrancesca.margiotta@unipa.it \u201cIugalia aurea et argentea et bona mobilia\u201d. 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