{"id":3426,"date":"2019-06-28T20:17:11","date_gmt":"2019-06-28T20:17:11","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3426"},"modified":"2020-10-24T21:17:14","modified_gmt":"2020-10-24T21:17:14","slug":"giovanna-perini-folesani","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3426","title":{"rendered":"Giovanna Perini Folesani"},"content":{"rendered":"<p>giovanna.perini@uniurb.it<\/p>\n<h2>Bernardino Baldi, la ditta Barocci e Guidubaldo dal Monte<\/h2>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV19012019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli storici dell\u2019arte, il cognome Barocci evoca automaticamente Federico, raffinato artista della seconda met\u00e0 del Cinquecento, pittore di Corte nella nativa Urbino e oggetto di un\u2019ampia e insolitamente ben informata biografia belloriana<sup><a href=\"#footnote_0_3426\" id=\"identifier_0_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Emiliani, Federico Barocci, Ancona 2008.&nbsp; Sulla biografia belloriana di Barocci (G.P. Bellori, Le vite de&rsquo; pittori, scultori e architetti moderni, Torino 1976, pp.&nbsp; 211-236), vedi, oltre ad A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;., 2008, I, pp.&nbsp; 19-21 e 29-31, anche G. Perini, Appunti sulla fortuna critica di Federico Barocci tra Cinque e Settecento, in Nel segno di Barocci &ndash; Allievi e seguaci tra Marche, Umbria e Siena, a cura di A. Ambrosini Massari e M. Cellini, Milano 2005, pp. 394-405, specie 396 e da ultimo S. Pierguidi, Barocci e Caravaggio nelle Vite di Bellori, in &ldquo;Storia dell&rsquo;arte&rdquo;, 2015, pp. 43-51.\">1<\/a><\/sup>, mentre il nome di Bernardino Baldi fa pensare ad un suo modesto collega bolognese (1557-1612)<sup><a href=\"#footnote_1_3426\" id=\"identifier_1_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1960-2006 (d&rsquo;ora in poi abbreviato DBI), V, 1963, pp. 464-465 e A. Ghirardi, Bernardino Baldi, in La pittura bolognese del Cinquecento, a cura di V. Fortunati Pietrantonio, Bologna 1986, II, pp. 845-847, nonch&eacute; M. Casadei, Bernardino Baldi e la pittura di Controriforma a Bologna, in &ldquo;Il Carrobbio&rdquo;, 1979, pp. 72-82.\">2<\/a><\/sup>, coevo a lui ed ai Carracci, autore di mediocri pale d\u2019altare controriformate e di alcuni manoscritti storico-teorici sulla pittura (oggi perduti), di cui si ha notizia grazie alla <em>Felsina Pittrice<\/em> di Carlo Cesare Malvasia, che li ha invece visti e compulsati<sup><a href=\"#footnote_2_3426\" id=\"identifier_2_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.C. Malvasia, Felsina Pittrice &ndash; Vite de&rsquo; pittori bolognesi, Bologna 1678, I, pp.&nbsp; n.n. (segn.&nbsp; v), 7, 8, 11, 14, 15, 23, 27, 30, 35, 44, 58, 141, 159, 222, 537, 544; II, p. 301.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 esiste un altro Bernardino Baldi (1553-1617)<sup><a href=\"#footnote_3_3426\" id=\"identifier_3_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"DBI, V, 1963, pp. 461-464.\">4<\/a><\/sup>, assolutamente contemporaneo al precedente (e anche a Barocci, di cui \u00e8 concittadino), bench\u00e9 privo di nessi familiari con lui: il suo rapporto con le arti figurative, maggiori e minori, pur esistendo, risulta fortemente mediato dalla letteratura e, tutto sommato, \u00e8 ignorato dagli storici dell\u2019arte, essendo egli letterato di professione e appassionato matematico e studioso di fisica e ingegneria, oltre che, per quasi un quarto di secolo, abate di Guastalla, ma solo al fine di poter contare su un incarico ben remunerato, creato apposta per lui (d\u2019intesa col papa marchigiano Sisto V) da Ferrante II Gonzaga, alla cui corte Baldi trascorse un lungo periodo. Nella nativa Urbino, questo Baldi (a volte inopinatamente bench\u00e9 comprensibilmente confuso, specie all\u2019estero, con l\u2019omonimo bolognese)<sup><a href=\"#footnote_4_3426\" id=\"identifier_4_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi ad es. G. Bickendorf, Die Historiesierung der Italienischen Kunstbetrachtung im 17. und 18. Jahrhundert, Berlino 1998, pp. 107-108.\">5<\/a><\/sup> funse negli ultimi anni della sua vita come consulente per le invenzioni di alcuni quadri barocceschi (la tradizione locale, urbinate, prontamente recepita dal maggior biografo settecentesco del Baldi, il bibliotecario del Duca di Parma Ireneo Aff\u00f2, gli attribuisce l\u2019invenzione della cosiddetta <em>Madonna Albani<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_5_3426\" id=\"identifier_5_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;, 2008, II, p. 352-359, n. 87.\">6<\/a><\/sup> ed \u00e8 lui stesso ad informarci in versi latini (e forse anche italiani) del fatto che Barocci gli fece un ritratto, oggi perduto, probabilmente giovanile<sup><a href=\"#footnote_6_3426\" id=\"identifier_6_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Perini Folesani, Sulle tracce di un perduto ritratto di Federico Barocci, in Scritti in onore di Francesco Federico Mancini, in corso di stampa. Molti sono gli epigrammi italiani di Baldi (rimasti inediti fino al secolo scorso) dedicati a ritratti o altri quadri di Barocci, ma non risulta siano stati fatti sinora oggetto di studi specifici. Per un&rsquo;analisi degli epigrammi da un punto di vista meramente letterario vedi G. Cerboni Baiardi, Per una lettura degli epigrammi del Baldi, in Seminario di studi su Bernardino Baldu urbinate, a cura di G. Cerboni Baiardi, Urbino 2006, pp. 201-226, dove si offrono spunti per una loro possibile sistemazione cronologica.\">7<\/a><\/sup>. Con il pittore suo concittadino Baldi condivideva del resto molte amicizie e conoscenze, come (oltre alla famiglia ducale tutta), Antonio Galli, istitutore del giovane Baldi non meno che dei rampolli della corte<sup><a href=\"#footnote_7_3426\" id=\"identifier_7_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;, 2008, I, pp.118-119,&nbsp; n. 10.\">8<\/a><\/sup>, Guidubaldo dal Monte (celeberrimo matematico ritratto con grande eleganza proprio da Barocci)<sup><a href=\"#footnote_8_3426\" id=\"identifier_8_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;, 2008, I, p. 373, n. 93.\">9<\/a><\/sup> e soprattutto, <em>gli altri<\/em> Barocci: il padre di Federico, Ambrogio iun. (progettista intagliatore di gemme, scultore e orologiaio), il fratello di Federico (Simone, 1525 ca. &#8211; 1608), e i loro due cugini (Giovanni Ambrogio e Giovanni Battista), attivi tra Urbino e Roma, il primo come fabbricante di strumenti matematici, astronomici, nautici di precisione, gli altri anche di orologi, ed erano celebri in tutta Italia e oltralpe<sup><a href=\"#footnote_9_3426\" id=\"identifier_9_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S.A. Bedini, La dinastia Barocci &ndash; Artigiani della scienza in Urbino, 1550-1650, in La scienza del Ducato di Urbino, a cura di F. Vetrano, Urbino 2001, pp. 7-98, specie 16-30. Non a caso, l&rsquo;abilit&agrave; professionale di Simone Barocci come costruttore di strumenti di precisione e dei cugini come orologiai &egrave; elogiata dallo stesso Baldi nel suo Encomio della patria, Urbino 1706, pp. 127-128. Vedi anche R. Panicali, Orologi ed orologiai del Rinascimento: la scuola urbinate, Urbino 1988.\">10<\/a><\/sup>. (Nella Biblioteca Lancisiana esiste una grande sfera armillare di ottone da loro costruita, realizzata non solo con grande perizia tecnica, ma anche con notevole eleganza nell\u2019intaglio dell\u2019elaborato piedistallo ligneo di gusto decisamente barocco)<sup><a href=\"#footnote_10_3426\" id=\"identifier_10_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S.A. Bedini, La dinastia Barocci&hellip;,2001, p. 20 e fig. 6, prima, C. Carsughi, La Biblioteca Lancisiana, ovvero distinto ragguaglio della pubblica libreria eretta l&rsquo;anno 1714 nel Sacro Pontificio Archiospedale di Santo Spirito in Sassia, Roma 1718, p. 9: &laquo;di finissimo lavoro e di raro prezzo&raquo;.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il famoso, rovinatissimo <em>autoritratto<\/em> di Agostino Carracci orologiaio (<a title=\"Fig. 1. Agostino Carracci, &lt;i&gt;Autoritratto come orologiaio&lt;\/i&gt;, 1582-83 ca., Museo della Storia di Palazzo Pepoli, Bologna.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per01.jpg\">Fig. 1<\/a>) d\u00e0 un\u2019idea piuttosto precisa (bench\u00e8 non esaustiva) della tipologia degli oggetti creati dalla ditta urbinate, in materia di orologi da muro, da tavolo, da persona (sembrano da taschino, ma in realt\u00e0 venivano portati al collo): che Agostino si dilettasse di creare congegni meccanici, anche di precisione (come appunto gli orologi) \u00e8 Malvasia a ricordarlo, traendo spunto proprio da questo autoritratto a lui ben noto<sup><a href=\"#footnote_11_3426\" id=\"identifier_11_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.C. Malvasia, Felsina Pittrice &hellip;, 1678, I, p. 461.\">12<\/a><\/sup>, ma (dato che la costruzione di simili marchingegni di precisione nel Cinquecento era ancora poco diffusa, demandata, in Italia, a pochissime ditte di tradizione familiare, tra cui i Della Volpaia in Toscana e i Barocci a Urbino) forte \u00e8 la tentazione di pensare all\u2019<em>autoritratto <\/em>del bolognese come eseguito \u201cin casa Barocci\u201d a Urbino (\u00e8 certo infatti che l\u2019orologino da collo che Agostino tiene in mano, del tipo denominato \u201cuovo di Norimberga\u201d, corrisponde perfettamente al modello realizzato dai Barocci per Filippo Neri o la sua Congregazione a Roma)<sup><a href=\"#footnote_12_3426\" id=\"identifier_12_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;autoritratto di Agostino Carracci &egrave; di propriet&agrave; della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna &ndash; Genus Bononiae, ed &egrave; esposto al Museo della Citt&agrave;. Per l&rsquo;orologio da collo di Filippo Neri, datato all&rsquo;interno 1563,vedi S.A. Bedini, La dinastia Barocci &hellip;, 2001, pp. 32 e 35 e figg. 9-10.\">13<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Manifattura dei Barocci, &lt;i&gt;Orologio&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVI secolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Se questa ambientazione ipotetica \u00e8 <em>fiction <\/em>molto verisimile, storia invece \u2013 documentata dall\u2019evidenza visiva del <em>Battesimo <\/em>di Schleissheim o della <em>Madonna con San\u00a0 Pellegrino <\/em>\u2013 \u00e8 un viaggio a Urbino di Ludovico Carracci ancora piuttosto giovane, poco importa se su indicazione del mentore Federico Zuccari come ho spiegato altrove<sup><a href=\"#footnote_13_3426\" id=\"identifier_13_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Perini Folesani, Riflessioni baroccesche tra Bologna e Urbino, in Barocci in bottega, a cura di B. Cleri, Urbino 2013, pp. 3-40.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando agli orologi, per\u00f2, il Cinquecento \u00e8 il momento in cui la \u201cprivatizzazione del tempo\u201d, ovvero la possibilit\u00e0 di misurarlo autonomamente, nella propria dimora, senza dover dipendere dalla scansione delle ore affidata esclusivamente e collettivamente all\u2019orologio pubblico posto in cima alla torre o al campanile della piazza principale della citt\u00e0 o del borgo, comincia a diffondersi ed affermarsi soprattutto a livello di gran signori e cortigiani di rango (\u00e8 il caso del ritratto bellissimo, di incerta attribuzione, dell\u2019urbinate Antonio Galli)<sup><a href=\"#footnote_14_3426\" id=\"identifier_14_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi supra, nota 8.\">15<\/a><\/sup> e raggiunge addirittura la qualit\u00e0 della portabilit\u00e0 personale (spesso legato al collo, talora stivato in una tasca o solo eccezionalmente portato al polso, fissato ad un vezzoso nastro): insomma, non \u00e8 affatto un caso se Tiziano ritrae Eleonora Gonzaga, moglie di Francesco Maria I della Rovere (e pertanto duchessa di Urbino per matrimonio)<sup><a href=\"#footnote_15_3426\" id=\"identifier_15_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo studio pi&ugrave; recente su di lei &egrave; forse L. Miotto, Leonora Gonzaga della Rovere (1493-1550), in &ldquo;Studi Pesaresi &ndash; Rivista della societ&agrave; pesarese di studi storici&rdquo;, 2016, pp. 45-69 (per i suoi interessi artistici, specie 54-58 e 64).\">16<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Tiziano Vecellio, &lt;i&gt;Ritratto di Eleonora Gonzaga Della Rovere&lt;\/i&gt;, 1536-1538, Galleria degli Uffizi, Firenze.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per03.jpg\">Fig. 3<\/a>) seduta accanto a una finestra aperta del suo palazzo, vicino ad un tavolo su cui riposa il suo cagnolino d\u2019affezione, raggomitolato come un gatto davanti ad un prezioso orologino da tavolo che, c\u2019\u00e8 da giurarci, \u00e8 fabbricato dai suoi sudditi Barocci (a differenza di quello effigiato dallo stesso pittore nel ritratto del cardinal Madruzzo, verosimilmente di origine transalpina, teutonica)<sup><a href=\"#footnote_16_3426\" id=\"identifier_16_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un excursus anche visivo sulla presenza degli orologi nei ritratti di Tiziano (senza peraltro illustrare n&eacute; quello di Eleonora Gonzaga, n&eacute; quello di Madruzzo) &egrave; in S.A. Bedini, La dinastia Barocci &hellip; 2001,&nbsp; pp. 72-81 figg. 21a-24b.\">17<\/a><\/sup>. Il pregio particolare dell\u2019oggetto risiede senz\u2019altro nelle sue modeste dimensioni (che ovviamente rendono pi\u00f9 difficile la realizzazione dei delicati meccanismi di precisione che lo animano), non meno che nella pur sommaria decorazione incisa della mostra, nella colorazione verosimilmente a smalto della cupoletta che lo sormonta per il campanello, o ancora nelle colonnine ornamentali che ne impreziosiscono il corpo, trasformandolo in un oggetto pseudo-architettonico quasi di oreficeria (anche se, invece dell\u2019oro o dell\u2019argento, \u00e8 l\u2019ottone dorato a costituire il parallelepipedo della cassa). Spesso (\u00e8 il caso di orologi non firmati e per\u00f2 attribuiti ai Barocci per sostanziali somiglianze meccaniche, oltre che stilistiche) la cassa di metallo dell\u2019orologio (solitamente di ottone luccicante) risulta decorata con racemi incisi (nel caso dell\u2019orologio di Filippo Neri, anche l\u2019interno della cassa \u00e8 decorato a racemi e con una goffa figura allegorica femminile), facendo assomigliare vieppi\u00f9 questi prodotti ad oggetti di oreficeria. Anche Francesco Maria II della Rovere, in seguito, si fa ritrarre da un anonimo pittore di corte, forse pesarese (ma non estraneo alla cerchia di Federico Barocci), in piedi accanto ad un tavolo coperto su cui poggia un diverso tipo di orologio da tavolo (detto a tamburo), sicuramente anch\u2019esso di fabbricazione locale, e dunque presumibilmente della ditta Barocci, quasi a voler illustrare nel suo stesso ritratto non solo uno <em>status symbol,<\/em> ma una delle eccellenze produttive del suo stato<sup><a href=\"#footnote_17_3426\" id=\"identifier_17_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Di questo ritratto esistono due versioni, una a figura intera, l&rsquo;altra a tre quarti, attribuita a Giorgio Picchi: vedi la scheda di M.R. Valazzi su quest&rsquo;ultima versione in Gli ultimi Della Rovere. Il crepuscolo del Ducato d&rsquo;Urbino, a cura di P. Dal Poggetto&nbsp; &ndash; B. Montevecchi, Urbino 2000, pp. 29-32, scheda n. 3. La scheda richiama l&rsquo;attenzione sul fatto che a Pesaro il Duca aveva fatto allestire nel Palazzo dei &ldquo;botteghini&rdquo; simili a quelli creati da Francesco I al pian terreno degli Uffizi a Firenze, in uno dei quali lavorava un orologiaio tedesco a nome Peter, detto Pietro Orologiaio. All&rsquo;Ambrosiana &egrave; conservato il disegno preparatorio per questo dipinto, un tempo attribuito a Barocci: vedi A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;, 2008, II, p. 383, n. 103.\">18<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Anonimo marchigiano, &lt;i&gt;Ritratto di Francesco Maria II della Rovere&lt;\/i&gt;, 1585 ca.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, l\u2019esempio pi\u00f9 famoso di orologi della ditta (opera di Giovanni Maria Barocci, che lo ha firmato e datato 1570 nel basamento di un colonnino decorativo) \u00e8 il complesso orologio planetario realizzato per Pio V, a quattro facce (con altrettanti quadranti, ciascuno progettato per un compito diverso, quale, oltre a segnare le ore, i giorni della settimana e del mese, mostrare anche i movimenti dei pianeti, del sole e della luna) in cui la complessit\u00e0 e versatilit\u00e0 del meccanismo si accoppia ad una notevole eleganza strutturale, confermata dalle eleganti, lisce colonne doriche angolari, non meno che dalle sommarie statuette di ottone che le sovrastano e dalla elegante figura allegorica, pi\u00f9 grande, collocata in cima al campanello<sup><a href=\"#footnote_18_3426\" id=\"identifier_18_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S.A. Bedini, La dinastia Barocci&hellip; 2001,&nbsp; pp. 36-45, figg. 11-14.\">19<\/a><\/sup>. (L\u2019aspetto generale \u00e8 molto simile a quello dell\u2019orologio posato su un mobiletto accanto a Fabrizio Salveresio nel ritratto dipintogli da Tiziano e oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna)<sup><a href=\"#footnote_19_3426\" id=\"identifier_19_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il quadro &egrave; riprodotto in bianco e nero in S.A. Bedini, La dinastia Barocci&hellip; 2001, p. 78, fig. 23a (il dettaglio dell&rsquo;orologio &egrave; riprodotto a piena pagina p. 79, fig. 23b).\">20<\/a><\/sup>. Non a caso proprio questo orologio \u00e8 immortalato da Baldi in un sonetto stampato nella sua raccolta di <em>Versi e prose<\/em> (1590), in una sezione (<em>Rime varie<\/em>) dedicata all\u2019urbinate Vittoria Galli (figlia di quell\u2019Antonio Galli che si era fatto ritrarre forse da Tiziano accanto ad un orologio). Il sonetto reca un titolo molto dettagliato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>F<\/em><em>atto sopra un Horologio da ruote, opera di Gio. Maria Barocci da Vrbino, donato da lui a Pio quinto, nel quale sono inserti i corsi de\u2019 pianeti, et altre cose appartenenti a movimenti celesti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ingegnoso contesto, ond\u2019altri puote<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del ciel ritrar l\u2019inesplicabil giro,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quai dotte man s\u00ec nobilmente ordiro,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u2019armonia temprar di tante ruote?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Celesti furo: hor come ad altri note<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Foran le vie de l\u2019immortal Zaffiro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parmi, e quinci avien che l\u2019arte ammiro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E le bell\u2019opre al cieco vulgo ignote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunato metallo, a cui fu dato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entro s\u00ec breve spatio accoglier quanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moti abbraccia del ciel l\u2019immenso velo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dritto non \u00e8, ch\u2019al par di te si vanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vetro di colui, cui diede il fato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dar altro mondo al mondo e cielo al cielo<sup><a href=\"#footnote_20_3426\" id=\"identifier_20_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Versi e prose, Venezia 1609, p. 332.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notevole che l\u2019ammirazione per chi ha saputo realizzare un orologio multifunzione cos\u00ec complesso ne faccia elogiare le \u201cdotte mani\u201d, sintagma sovente riferito al pittore o allo scultore fin dal Medioevo (si pensi ai <em>tituli <\/em>vergati da Sigeri di St Denis), sicch\u00e9 l\u2019orologiaio si eleva al di sopra del rango di mero artigiano per assurgere a quello di vero artista, tanto pi\u00f9 che anche le sue mani sono \u201ccelesti\u201d, ovvero divine, altra connotazione, iperbolica, spesso attribuita all\u2019artista rinascimentale, almeno a partire dal <em>De pictura<\/em> di Leon Battista Alberti<sup><a href=\"#footnote_21_3426\" id=\"identifier_21_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.B. Alberti, De pictura, Bari 1975, pp. 46-49 e passim. Per la divinit&agrave; dell&rsquo;artista vedi anche il classico saggio di E. Kris e O. Kurz, La leggenda dell&rsquo;artista, Torino 1980, pp. 50-59.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019orologio pi\u00f9 particolare realizzato per il duca d\u2019Urbino dalla ditta Barocci, basandosi sui calcoli di Guidubaldo dal Monte, \u00e8 quello a rifrazione presente nel giardino segreto (detto anche giardino pensile) del Palazzo Ducale e scambiato spesso per un normale bacino di fontana in pietra, misteriosamente privo di tubazioni di carico e scarico dell\u2019acqua: in realt\u00e0 l\u2019orologio a rifrazione somiglia concettualmente ad una meridiana, come questa funziona solo di giorno, alla luce del sole, ha una forma concava (spesso emisferica) e reca incise al suo interno, che deve essere tenuto costantemente pieno d\u2019acqua limpida, le tacche delle ore calcolate in base alla posizione dell\u2019orologio rispetto al sole e alla rifrazione subita al suo interno dai raggi solari<sup><a href=\"#footnote_22_3426\" id=\"identifier_22_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In proposito vedi E. Gamba e R. Mantovani, Gli strumenti scientifici di Guidubaldo del Monte, in Guidobaldo del Monte (1545&ndash;1607): Theory and Practice of the Mathematical Disciplines from Urbino to Europe, a cura di A. Becchi &ndash; D. Bertoloni Meli &ndash; E. Gamba, Berlino 2013 (versione on line all&rsquo;indirizzo: http:\/\/mprl-series.mpg.de\/proceedings\/4\/) &nbsp;e in precedenza L. Colombo, Gli orologi solari a rifrazione in Italia &ndash; Una storia completa degli esemplari pi&ugrave; interessanti esistenmti in Italia, 2009 (leggibile all&rsquo;indirizzo www.nicolaseverino.it).\">23<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Manifattura dei Barocci, &lt;i&gt;Orologio a rifrazione&lt;\/i&gt;, 1572, Palazzo Ducale, Urbino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Un esempio assai pi\u00f9 piccolo, portatile, in ottone (detto: orologio a calice), attribuito a Simone Barocci (fratello del pittore) \u00e8 permanentemente in mostra nel Museo della Scienza di Firenze<sup><a href=\"#footnote_23_3426\" id=\"identifier_23_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Camerota, Catalogue of the Museo Galileo&rsquo;s Instruments on Display, Firenze 2010, p. 9.\">24<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Simone Barocci (attr.), &lt;i&gt;Orologio&lt;\/i&gt;, ultimo quarto del XVI secolo, Museo della Scienza, Firenze.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/per06.jpg\">Fig. 6<\/a>) e, come quello grande in pietra, \u00e8 semplicissimo nella forma, affatto privo di elementi esornativi: la funzionalit\u00e0 \u00e8 tutto e la bravura dell\u2019artefice sta nel seguire al millimetro le misure fornite dal matematico che l\u2019ha progettato. \u00c9 per questo che Baldi celebra in versi non Simone Barocci, bens\u00ec Guidubaldo dal Monte, per il prezioso orologio del giardino segreto di Palazzo Ducale, risalente al 1572, dando sommariamente conto del principio che sottende il suo funzionamento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sopra un orologio da sole oprato con acqua del P. Guido Baldo de\u2019 Marchesi del Monte<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 tazza di Bacco e di Fileno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che l\u00e0 vedi concavo emispero;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orologio \u00e8 ch\u2019al sol dimostra il vero,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fin a l\u2019orlo \u00e8 di bell\u2019onda pieno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha dunque doppio il vaso in s\u00e9 calore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi ch\u2019a\u2019 labri d\u00e0 il fonte, agli occhi l\u2019ore<sup><a href=\"#footnote_24_3426\" id=\"identifier_24_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi inediti, gli Apologhi e le Ecloghe, Lanciano 1914, I, p. 82, n. 375 (Gli Apologhi erano gi&agrave; stati pubblicati a stampa in B. Baldi, Versi e prose&hellip; 1609, pp. 576-590, con minime varianti).\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza concettuale e pratica tra orologi meccanici e orologi solari (a rifrazione o meridiane che fossero) era, come \u00e8 ovvio, ben presente a Baldi, che ne fece l\u2019oggetto di uno dei suoi apologhi, dichiaratamente ispirati, pi\u00f9 che ai modelli classici, agli esempi moderni, umanistici, forniti da Alberti (e, pare, anche da Leonardo da Vinci, i cui manoscritti \u00e8 stato postulato gli fossero almeno parzialmente noti, direttamente o indirettamente)<sup><a href=\"#footnote_25_3426\" id=\"identifier_25_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sui rapporti tra gli scritti di Baldi e i precedenti leonardeschi, evidentemente in qualche modo a lui noti, vedi dopo i contributi pionieristici di P. Duhem (Etudes sur Leonard de Vinci &ndash; Ceux qu&rsquo;il a lus et ceux qui l&rsquo;ont lu, Parigi 1984, I ed. 1909, I, pp. 87-156 e passim), il recente studio di A. Becchi, Q. XVI &ndash; Leonardo, Galileo e il caso Baldi &ndash; Magonza 26 marzo 1621, Venezia 2004.\">26<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un oriuolo a sole e uno a mostra<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un orologio da sole riprendeva quello dalle ruote che spesso vacillasse. Rispondeva egli: Se tu sei pi\u00f9 giusto il d\u00ec, ed io son giusto, come mi sono, anche la notte; ricordati che i beni sono compartiti<sup><a href=\"#footnote_26_3426\" id=\"identifier_26_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, II, p. 27, n. XIII.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Epigrammi ed apologhi, espressioni letterarie rispettivamente in versi e in prosa della <em>brevitas <\/em>concettosa, sono la misura preferita della scrittura di Baldi, in linea con il gusto incipiente, protobarocco per il concettismo<sup><a href=\"#footnote_27_3426\" id=\"identifier_27_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 97, n. 446: &laquo;Del concetto &ndash; Saper brami, lettor, che sia concetto?\/&Egrave; balen che lampeggia a l&rsquo;intelletto:\/Ratto vien, ratto parte e quegli &egrave; saggio\/ Che ne riflette in su le carte il raggio&raquo;.\">28<\/a><\/sup>: del resto le sue frequentazioni letterarie includono poeti quali Gabriello Chiabrera, il bolognese Cesare Rinaldi, e lo stesso Marino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, l\u2019approssimazione nella misura del tempo tramite l\u2019orologio meccanico, se non ben regolato, \u00e8 il tema di un altro epigramma del Baldi, inserito nel gruppo degli \u201carguti\u201d, in cui compaiono sovente personaggi fittizi<sup><a href=\"#footnote_28_3426\" id=\"identifier_28_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come spiega Domenico Ciampoli, che ha curato l&rsquo;edizione degli epigrammi di Baldi traendoli da due mss. della Biblioteca Nazionale di Napoli, Baldi, preparandoli per la pubblicazione, li ha divisi in cinque gruppi: morali, gravi, arguti, ridicoli, vari (B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 11). Su 1055 epigrammi, 120 hanno in qualche modo a che fare con le arti visive, in particolare la pittura (specie i ritratti, in particolare di Tiziano e Barocci, sovente aventi per oggetto duchi rovereschi o gonzagheschi) e la scultura (specie monumenti pubblici di marmo o di bronzo di regnanti e di condottieri, come il Gattamellata di Donatello a Padova), l&rsquo;architettura (il Torrazzo di Cremona, la torre di Parma, fortezze roveresche e gonzaghesche, il porto di Pesaro, qualche edificio moderno anche straniero come l&rsquo;Escorial, i giardini delle residenze roveresche e di qualche casata romana), ma anche arti minori (in particolare armi, ceramiche, vetri e strumenti di precisione). Essi sono presenti prevalentemente tra i gravi (78), mentre 25 sono tra gli arguti, solo 7 tra i ridicoli e 10 tra i varii.\">29<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dell\u2019orologio di Atero<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019orologetto, o Torrentin, d\u2019Atero<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Or dorme, or va di passo, or corre, or vola;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 verace in una cosa sola,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ch\u2019in tutto l\u2019anno mai non dice il vero<sup><a href=\"#footnote_29_3426\" id=\"identifier_29_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914,&nbsp; I, p. 130, n. 646.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Positivo, invece, l\u2019epigramma sulla sveglia, che, concepito quasi come un indovinello, immortala uno strumento meccanico da lungo tempo in uso, raffigurato anche nei famosi postergali del Palazzo Ducale di Urbino scolpiti (anche da Ambrogio Barocci senior, scalpellino lombardo capostipite del ramo urbinate della famiglia) seguendo le tavole illustrative del Valturio<sup><a href=\"#footnote_30_3426\" id=\"identifier_30_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Bernini Pezzini, Galleria Nazionale delle Marche &ndash; Il fregio dell&rsquo;arte della guerra nel Palazzo Ducale di Urbino &ndash; Catalogo dei rilievi, Roma 1985, pp. 172-175, scheda e fig. n. 52&nbsp; e L. Molari &ndash; P.G. Molari, Il trionfo dell&rsquo;ingegneria nel fregio del Palazzo Ducale d&rsquo;Urbino, Pisa 2006, pp. 17-18 e tav. 52.\">31<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per uno svegliatorio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tener fra gli altri servi un servo soglio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fedel mi risveglia ognor che voglio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Odi, lettor, se meraviglia scrivo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 tanto e non sa nulla e non \u00e8 vivo<sup><a href=\"#footnote_31_3426\" id=\"identifier_31_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi &hellip;, 1914, I, p. 141, n. 730.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La misurazione del tempo con orologi solari (gnomonica) \u00e8 parte della cultura dell\u2019architetto (civile e militare) fin dai tempi di Vitruvio (di cui Baldi, architetto dilettante un po\u2019 meno appassionato di Guidubaldo dal Monte, \u00e8 comunque attento commentatore lessicale e interprete)<sup><a href=\"#footnote_32_3426\" id=\"identifier_32_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli scritti vitruviani pubblicati di Baldi sono elencati in A. Serrai, Bernardino Baldi &ndash; La vita, le opere, la biblioteca, Milano 2002, pp. 137 e 140 (entro l&rsquo;elenco delle opere a stampa e manoscritte del Baldi compilato da G.M. Crescimbeni e commentato da Serrai, pp. 136-155). Per uno studio su Baldi e Vitruvio, vedi S. Bettini, Bernardino Baldi e Vitruvio, in Seminario&hellip;, 2006, pp. 227-250 e, pi&ugrave; in generale, G. Ferraro, Bernardino Baldi, le matematiche, l&rsquo;architettura, in &ldquo;Studi di letteratura architettonica&rdquo;, 2009, pp. 207-220.\">33<\/a><\/sup> e dunque non stupisce che l\u2019urbinate dimostri nei suoi esercizi letterari tanto interesse per entrambi i tipi (meccanico e solare) di strumenti per la misurazione del tempo: ma \u00e8 tutta la meccanica a destare la sua curiosit\u00e0 in tutte le sue applicazioni, comprese quelle macchine per sollevar l\u2019acqua (basate o meno sul principio della vite di Archimede)<sup><a href=\"#footnote_33_3426\" id=\"identifier_33_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, II, p. 25, n. III: &laquo;Un Fiume ed una macchina per sollevar l&rsquo;acqua &ndash; Era nel corrente d&rsquo;un fiume fabbricata una macchina da innalzar acqua: lamentavasi l&rsquo;acqua della macchina che violentemente la levasse dal sito in cui si quietava, a cui disse la macchina: Lamentati di te medesima, che a tuo danno mi dai il moto&raquo;.\">34<\/a><\/sup> che proprio Leonardo aveva attentamente studiato, a Milano e a Firenze, come rivelano le sue pagine del Codice Atlantico<sup><a href=\"#footnote_34_3426\" id=\"identifier_34_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la conoscenza probabile di una parte degli appunti leonardeschi da parte del Baldi, vedi supra, nota 26. &Egrave; un fatto che l&rsquo;autografo melziano del &ldquo;Libro di pittura&rdquo; di Leonardo, ora nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nel 1631 (quando venne messo con altri in una cassa e portato a Roma) era nella biblioteca roveresca di Casteldurante, il che non esclude che anteriormente potesse trovarsi a Urbino, anche se &egrave; pi&ugrave; probabile si trovasse, almeno inizialmente, a Pesaro: vedi M. Peruzzi,&ldquo;Lectissima politissimaque volumina&rdquo;: i fondi urbinati, in Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana &ndash; III &ndash; La Vaticana nel Seicento (1590-1700): una biblioteca di biblioteche, Citt&agrave; del Vaticano 2014, pp. 337-394, specie 360.\">35<\/a><\/sup>. Non meno <em>tranchant <\/em>\u00e8 anche la polemica di Baldi (presente gi\u00e0 in Leonardo) contro le macchine che pretendono di agire in moto perpetuo<sup><a href=\"#footnote_35_3426\" id=\"identifier_35_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 174, n. 933: &laquo;Contro il moto perpetuo &ndash; Debalion per ritrovar s&rsquo;affanna\/ Macchina tal ch&rsquo;abbia perpetuo il moto.\/ E notte e giorno pi&ugrave; sottil di Scoto,\/Or s&rsquo;imagina ruota, or pala, or canna.\/Chi t&rsquo;ha furato, dimmi, il sano ingegno?\/Qual notte fa ch&rsquo;il sol del ver non vedi?\/Pensi colpir lo scopo e non t&rsquo;avvedi\/Che vuoti la faretra e non hai segno?\/Se tornasse Archimede a s&igrave; gran fallo\/Ti daria senza brache un buon cavallo&raquo;.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019ottica (sotto forma dei canocchiali galileiani) trova un piccolo spazio celebrativo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per l\u2019occhiale di Galileo Galilei<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019avea l\u2019antico e nobil Tolomeo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo occhial ch\u2019or opra il Galileo,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contar potuto avria dal sommo Atlante<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stelle, pesci, erbe, fiori, augelli e piante<sup><a href=\"#footnote_36_3426\" id=\"identifier_36_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 113, n. 536. &Egrave; probabile che Baldi fosse andato ad incontrarlo a Pisa, visto che esiste anche un suo epigramma in onore del Gioco del Ponte che, almeno oggi, ha luogo per la festa del Santo Patrono &ndash; San Ranieri &ndash; il 17 giugno (cfr. B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 92, n. 423). Un altro epigramma &ldquo;pisano&rdquo; &egrave; quello Sopra l&rsquo;idropico di Giotto nel Camposanto di Pisa (B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, p. 82, n. 377), in cui l&rsquo;interesse artistico per i primitivi in Baldi si accoppia alla formazione padovana di medico.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente gli strumenti scientifici, all\u2019epoca, non avevano ancora l\u2019odierno design pulito e funzionale e, come gli orologi da tavolo, si concedevano qualche elemento schiettamente ornamentale: basta guardare la scatola cinquecentesca di metallo elegantemente damaschinato in oro e argento contenente calamai portatili e vari strumenti da disegno in acciaio anch\u2019esso damaschinato (inclusi portamatite, compassi di vario tipo, tiralinee, portamine e simili) prodotti probabilmente dalla ditta Barocci e conservata al Museo di Storia della Scienza dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford<sup><a href=\"#footnote_37_3426\" id=\"identifier_37_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S.A. Bedini, La dinastia Barocci&hellip;, 2001,&nbsp; pp. 58 e 72 e fig. 20. Sugli strumenti per il disegno (artistico e scientifico) rinascimentali, vedi M. Cigola, Il disegno ed i suoi strumenti fra Quattro e Cinquecento, in Metodi e tecniche della rappresentazione, Cassino 2001, pp. 1-14.\">38<\/a><\/sup>. Proprio ad un compasso \u00e8 dedicato un apologo morale di Baldi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il compasso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno desiderava saper dal compasso perch\u00e9, facendo il circolo, stesse con un pi\u00e8 saldo e con l\u2019altro si muovesse, cui il compasso: Perch\u00e9 egli \u00e8 impossibile che tu facci cosa perfetta, ove la costanza non accompagna la fatica<sup><a href=\"#footnote_38_3426\" id=\"identifier_38_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914., II,&nbsp; p. 33, n. LIV.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il genere di strumenti usati nel disegno tecnico-scientifico e nella cartografia, nei cui confronti Baldi dimostra un costante interesse, testimoniato non solo dall\u2019epigramma al cartografo veneto Giovanni Antonio Magini, docente di matematica nello Studio bolognese<sup><a href=\"#footnote_39_3426\" id=\"identifier_39_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul Magini vedi DBI, LXVII, 2006, pp. 413-418. Per l&rsquo;epigramma, vedi B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 99, n. 458: &laquo;Al P. G. Ant. Magino matematico &ndash; Io bramai gi&agrave; che ritornasse in vita\/Tolomeo che descrisse e cielo e terra.\/Torn&ograve;: Magin, voi siete, onde quegli erra\/ Che per tal non v&rsquo;ammira e non v&rsquo;addita&raquo;.\">40<\/a><\/sup>, esaltato come novello Tolomeo redivivo<sup><a href=\"#footnote_40_3426\" id=\"identifier_40_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In effetti nel 1596 Magini pubblic&ograve; a Venezia un&rsquo;edizione della Geographia di Tolomeo, dal&nbsp; titolo Geographiae universae tum veteris, tum novae absolutissimum opus, in due tomi, di cui il secondo ornato da tavole geografiche antiche e moderne: vedi DBI, LXVII, 2006, p. 415. Nel secondo volume alcune tavole sono dell&rsquo;Ortelius, elogiato da Baldi in un paio di epigrammi: vedi B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, pp.105-106, nn. 494 e 495.\">41<\/a><\/sup>, ma anche da un altro epigramma dedicato a un mappamondo (non \u00e8 chiaro in realt\u00e0 se si tratti di un vero mappamondo o, piuttosto e pi\u00f9 specificamente, di un \u00a0planisfero):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sopra un mappamondo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tavola che miri \u00e8 il mondo intero:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contiene Ispani e Franchi e Mori e Sciti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sonvi gli ardenti e gli agghiacciati liti,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo accoglie in sen doppio emisfero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tu la copri, amico, odi novella:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrai pi\u00f9 che non ebbe il Re di Pella<sup><a href=\"#footnote_41_3426\" id=\"identifier_41_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 95, n. 434.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Magini era subentrato a Egnazio Danti, suo maestro, nella cattedra bolognese dopo la sua morte, bench\u00e9 il domenicano perugino da anni si fosse trasferito a Roma per la realizzazione della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano. Nella stessa Bologna fioriva, in quel medesimo torno di tempo, promosso dall\u2019Arcivescovo Gabriele Paleotti, un analogo interesse per la topografia locale, testimoniato anche dalla pianta di Bologna realizzata da Agostino Carracci<sup><a href=\"#footnote_42_3426\" id=\"identifier_42_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano i saggi pubblicati in F. Ceccarelli &ndash; N. Aksamija, La Sala Bologna nei Palazzi Vaticani &ndash; Architettura, cartografia e potere nell&rsquo;et&agrave; di Gregorio XIII, Venezia 2011, con bibliografia precedente.\">43<\/a><\/sup>: tuttavia la cartografia e la realizzazione di mappamondi e planisferi con la misura delle distanze tra i luoghi risaliva al secolo precedente e infatti Bartolomeo Fazio ricordava il mappamondo dipinto da Jan van Eyck tra le prime realizzazioni scientifiche del genere<sup><a href=\"#footnote_43_3426\" id=\"identifier_43_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Fazio, De viris illustribus liber, Firenze 1745, pp. 46-47.\">44<\/a><\/sup>. Non \u00e8 un caso, quindi, se l\u2019epigramma di Baldi dedicato alle incisioni fiamminghe si trova appena a qualche foglio di distanza<sup><a href=\"#footnote_44_3426\" id=\"identifier_44_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi, Gli epigrammi&hellip;, 1914, I, p. 94, n. 430: &laquo;Delle carte in rame di Fiandra &ndash; Io veggio, Fiandra, uscir s&igrave; rare carte\/ Da&rsquo; metalli ingegnosi onde t&rsquo;illustri,\/ Che non sol di stupor gli uomini industri\/ Empiono, ma s&eacute; di s&eacute; stupir fan l&rsquo;arte.\/ Tacciasi Apelle o Zeusi, antica tromba, \/Nomi, rispetto a&rsquo; tuoi, degni di tomba;\/Fuggono i lumi onde la notte splende\/ Tosto ch&rsquo;il sol da l&rsquo;orizzonte ascende&raquo;.\">45<\/a><\/sup>: l\u2019accenno ivi contenuto al fatto che \u00abche non sol di stupor gli uomini industri empiono\u00bb (ove uomini industri \u00e8, a quanto pare, perifrasi per artefici, ovvero artisti) pu\u00f2 far pensare ad una conoscenza di queste stampe da parte di Baldi favorita dalla frequentazione di studi d\u2019artista come quello di Barocci, che del resto si era anche dedicato personalmente all\u2019incisione<sup><a href=\"#footnote_45_3426\" id=\"identifier_45_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Emiliani, Federico Barocci&hellip;, 2008, I, pp. 30-31, 218-219 (n. 23), 284-285 (n. 35) e II,&nbsp; pp. 30-32 (n. 42.30), 61-62 (n. 46.3) 408-410.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin qui si \u00e8 passato rapidamente in rassegna il contributo di Baldi all\u2019apprezzamento delle applicazioni tecnico-scientifiche delle arti del disegno, ma una fuggevole attenzione alle arti cosiddette minori, specie di lusso ovvero suntuarie, emerge dalla lettura dei suoi versi, a partire dalla produzione urbinate di ceramiche dipinte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>De\u2019 vasi d\u2019Urbino<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vil materia il fango, io tel consento,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se i vasi d\u2019Urbin forse vedrai,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io non ho dubbio alcun che tu dirai<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pregiato esser il fango e vil l\u2019argento<sup><a href=\"#footnote_46_3426\" id=\"identifier_46_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914,&nbsp; I, p. 74, n. 333.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che dimostrare un vero gusto per la ceramica, specie urbinate, Baldi sembra constatarne le obiettive fortune economiche, condivise con la pi\u00f9 antica tradizione manifatturiera faentina, vista, questa, in diretta competizione con la tradizione vascolare greca, che ne risulta superata in termini non tanto tecnici od estetici, quanto di fama e perci\u00f2 fortuna:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>De\u2019 vasi di Faenza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lodar di Samo e di Sagonto l\u2019opre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De gli antichi scrittor l\u2019illustri penne,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la fama che chiara infin qui venne<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Faenza l\u2019industria oggi ricopre<sup><a href=\"#footnote_47_3426\" id=\"identifier_47_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914,&nbsp; I, p. 75, n. 334.\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla pi\u00f9 si ricava, nel corpus degli scritti in italiano di Baldi, sulle ceramiche, fatto salvo un prevedibile apologo sulla differenza tra un vaso di bronzo e uno di terra<sup><a href=\"#footnote_48_3426\" id=\"identifier_48_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914,&nbsp; II, p. 31, n. XLI: &laquo;Un vaso di terra ed uno di bronzo- Diceva un vaso di terra ad uno di bronzo: Tu sei tanto grave che quasi ne diventi inutile; a cui rispose quel di bronzo: E tu sei tanto fragile che ad ogni picciola percossa ti rompi&raquo;.\">49<\/a><\/sup>: ma qualcosa \u00e8 possibile spigolare su vetri e cristalli, a partire dai vetri di Murano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>De\u2019 vetri di Murano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beveano i Re gi\u00e0 ne\u2019 cristalli egregi,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invido saria dunque o certo insano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi tacesse i tuoi pregi, o bel Murano,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 le gemme tue tutti fan regi<sup><a href=\"#footnote_49_3426\" id=\"identifier_49_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, I, p. 75, n. 335.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sospetto che questo epigramma possa essere collegato alla tarda missione diplomatica del Baldi a Venezia presso quel governo per conto del duca di Urbino (1612)<sup><a href=\"#footnote_50_3426\" id=\"identifier_50_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. Aff&ograve;, Vita di Monsignor Bernardino Baldi da Urbino, primo abate di Guastalla, Parma 1783, pp. 117-120&nbsp; e A. Serrai, Bernardino Baldi &ndash; La vita, le opere, la biblioteca, Milano&nbsp; 2002, pp. 105-106 (dalla biografia del Baldi scritta da G.M. Crescimbeni, con commento di Serrai).\">51<\/a><\/sup> e che sia perci\u00f2 ispirato da esigenze di <em>captatio benevolentiae<\/em> dell\u2019interlocutore politico emerge dalla lettura di altri due epigrammi che val la pena di riportare, a riprova del sentimento ambivalente dell\u2019autore nei confronti del vetro. Il primo contrappone il valore della bellezza fragile del vetro a quella durevole del diamante:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Al vetro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se splendi, vetro, il tuo splendor che vale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Men piace altrui belt\u00e0 splendida e frale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lascia pur tu che di splendor si vante<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invitto alle percosse il bel diamante<sup><a href=\"#footnote_51_3426\" id=\"identifier_51_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, I, p. 155, n. 826.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo epigramma sembra una ripresa concettuale e variazione formale del tema svolto in uno degli <em>Apologhi,<\/em> dal titolo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il melograno e il rubino<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Melograno si doleva degli uomini che prezzassero pi\u00f9 un Rubino per lo colore solo e disprezzassero i figli suoi, che di colore non cedono a lui, e di sapore il superano; a cui fu risposto: Tu ti duoli a torto, ch\u00e9 la sua bellezza \u00e8 eterna, e la bellezza e bont\u00e0 de\u2019 tuoi figli \u00e8 caduca e fragile<sup><a href=\"#footnote_52_3426\" id=\"identifier_52_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, II, p. 37,&nbsp; n. LXVIII. In realt&agrave; al momento non &egrave; possibile stabilire la sequenza cronologica delle composizioni epigrammatiche tra loro e rispetto agli apologhi, per cui la relazione tra i due passi pu&ograve; anche essere cronologicamente invertita.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non troppo diverso \u00e8 il senso morale di un altro apologo, dal titolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il ghiaccio e il cristallo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ghiaccio pretendeva che il Cristallo gli dovesse cedere, allegando in suo favore il Cristallo esser prima stato Ghiaccio. Taceva il Cristallo, finch\u00e9 scoprendosi il sole, fu giudicato dal suo caldo vincitor della lite<sup><a href=\"#footnote_53_3426\" id=\"identifier_53_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, II,&nbsp; p. 34,&nbsp; n. LV.\">54<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo breve testo consente di apprezzare meglio, in rapporto all\u2019elogio dei calici di vetro di Murano visto dianzi, l\u2019epigramma<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per un bicchiere di cristallo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bicchier, se ben ti tocco, io non ti scerno,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec sei tu del color de l\u2019aria pura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sento ben, s\u00ec, che sei materia dura,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur com\u2019\u00e8 duro il gel che stringe il verno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma s\u2019io ti pongo ove la luce fere,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veggio il lume del sol doppiar la luce<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec l\u2019occhio a contemplar conduce<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel ch\u2019era pria celato al suo vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rassembri gemma tu, se si fa il vino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O crisolito ardente, o bel rubino;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quinci stolti dich\u2019io tutti coloro<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che potendo il cristallo, adopran l\u2019oro<sup><a href=\"#footnote_54_3426\" id=\"identifier_54_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, II, p.7, n. 1063.\">55<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una volta il letterato sembra esprimere non un astratto concetto morale, n\u00e9 un doveroso e dotto encomio formale, n\u00e9 un generico asserto fatico declinato in compito esercizio letterario, ma una reale propensione estetica, che riesce a comunicare con qualche efficacia e felicit\u00e0 espressiva, specie ove lo splendore duro e simile al ghiaccio del cristallo si tramuta in crisolito o rubino quando il calice viene riempito da vino bianco o rosso. Eppure Baldi sembra sostanzialmente indifferente alla seduzione dei gioielli e della loro lavorazione, come dimostra un altro epigramma relativo ad un anello ornato da una gemma intagliata (forse un cammeo), in cui l\u2019erudizione classica, mitologica, prevale nettamente sulla emozione estetica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sopra un Perseo scolpito in una gemma d\u2019anello<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perseo contemplo, espresso in quella gemma,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ch\u2019il cerchio d\u2019or de le tue dita ingemma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 non vola, Albin? Di\u2019, chi lo frena?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vedi che ristretto egl\u2019\u00e8 in catena?<sup><a href=\"#footnote_55_3426\" id=\"identifier_55_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, I, p. 125, n. 613.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, manca la fascinazione per l\u2019oreficeria e, in generale, per le arti suntuarie, la cui inserzione occasionale negli epigrammi \u00e8 quasi sempre funzionale ad una finalit\u00e0 allotria, per lo pi\u00f9 morale, come conferma indirettamente l\u2019analisi di un ultimo epigramma, che ha per oggetto un \u201crinfrescatoio\u201d, ovvero un\u00a0 contenitore da ghiaccio in cui d\u2019estate vengono immerse le brocche o le bottiglie di acqua e soprattutto di vino per tenerle fresche, sulla tavola imbandita. Urbino ne ha prodotti, proprio nel corso del Cinquecento e ancora nel primo Seicento, di clamorosamente artistici, eleganti e preziosi in ceramica (specie della ditta Fontana), ma Bernardino Baldi si concentra su un rinfrescatoio ben pi\u00f9 modesto, di metallo, perch\u00e9 (a differenza della ceramica) consente di assolvere una duplice ed opposta funzione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Rinfrescatoio e focolare<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rame che vedi, al tempo estivo,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rinfescommi soave il vino e l\u2019onda;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, quando il verno pi\u00f9 di nevi abonda,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col carbon riscaldommi acceso e vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec tal che ben servir procura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cangiar sa, l\u00e0 \u2018v\u2019\u00e8 d\u2019uopo, anco natura<sup><a href=\"#footnote_56_3426\" id=\"identifier_56_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, II, p. 6, n. 1054.\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che il componimento offre uno spaccato interessante della quotidianit\u00e0 cinquecentesca in una casa borghese o della piccola nobilt\u00e0 mediocremente agiata, certo urbinate, forse anche padana: la multifunzionalit\u00e0 dell\u2019oggetto rispecchia una allocazione oculata delle risorse economiche familiari, esaltando una polifunzionalit\u00e0 ed un\u2019adattabilit\u00e0 degli oggetti che assume un valore anche etico, particolarmente appropriato ad un\u2019epoca tormentata e difficile quale \u00e8 stato, politicamente ed economicamente, il tardo Cinquecento italiano. C\u2019\u00e8 per\u00f2, forse, anche qualcos\u2019altro, di pi\u00f9 rilevante esteticamente, rispetto al gusto individuale di Baldi: l\u2019apprezzamento per l\u2019oggetto in rame, metallo comparativamente umile, ma molto legato alla dimensione domestica, e specificamente alla cucina. Ci\u00f2 \u00e8 suggerito dalla relazione istituibile con un altro suo epigramma di ambito storico-artistico, legato questa volta alla pittura, e segnatamente ad un quadro che, nell\u2019edizione primo-novecentesca dei testi, \u00e8 assegnato a tal \u201cBastano\u201d, ma che, dato il soggetto del quadro, fa ipotizzare trattarsi invece di un <em>Bassano<\/em>, storpiato da un errore di lettura del trascrittore (non di un refuso si tratta, perch\u00e9 il pur meritorio Ciampoli lamenta la difficile grafia del Baldi e cos\u00ec in altri epigrammi da lui pubblicati relativi alla pittura compaiono dei misteriosi \u201cDolfi\u201d, che saranno verosimilmente i Dossi ferraresi e un\u2019<em>Ultima cena <\/em>nel duomo di Urbino di tal \u201cBerolli\u201d che \u00e8 con tutta evidenza il buon Barocci)<sup><a href=\"#footnote_57_3426\" id=\"identifier_57_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi&hellip;,1914, I, p. 6 (per l&rsquo;osservazione del Ciampoli sulla grafia &laquo;a tratti indecifrabile addirittura&raquo; del Baldi) e pp. 65 e 188, nn. 284 e 1010 (per i due epigrammi&nbsp; con nomi di pittori inesistenti, evidentemente mal interpretati dal curatore).\">58<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per le pitture del Bas[s]ano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opre son del Bas[s]an queste che miri:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gusto non hai di buon, se non l\u2019ammiri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ve\u2019, se non \u00e8 pi\u00f9 ver, ch\u2019al ver simile<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel pastor, quel bifolco e quello ovile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ve\u2019, come tersi e di materia fina,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi vasi e ben posti ha la cucina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risi l\u2019altr\u2019ier, che per locarli al foco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tent\u00f2 levarne un buon laveggio il cuoco<sup><a href=\"#footnote_58_3426\" id=\"identifier_58_3426\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Baldi,&nbsp; Gli epigrammi &hellip;,1914, I, p. 108, n. 505.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00e0 dal <em>topos <\/em>della mimesi cos\u00ec perfettamente riuscita da ingannare lo spettatore (di norma una persona semplice, distratta o affrettata come appunto il cuoco: ma il motivo retorico \u00e8 qui mal apposto, perch\u00e9 \u00e8 difficile pensare ad un quadro di Bassano di dimensioni tali che gli utensili da cucina ivi raffigurati possano davvero essere di grandezza uguale o vicina a quella reale), \u00e8 evidente l\u2019apprezzamento per gli orci e le suppellettili della cucina e in generale per la scena di genere (bucolica o domestica che sia) ed \u00e8 chiaro che un\u2019analisi della produzione poetica di Baldi relativa a pittura, scultura e architettura (quantitativamente assai pi\u00f9 abbondante, rispetto alle poche poesie relative alle arti suntuarie o applicate) potr\u00e0 fornire qualche maggior soddisfazione storico-critica e, soprattutto, consentir\u00e0 di restaurare i testi, rettificandone le trascrizioni errate, segno inequivocabile sia dell\u2019irrilevanza (per gli storici della letteratura) di conoscenze umanistiche pi\u00f9 ampie,\u00a0 in particolar modo figurative, sia della cogenza di un approccio interdisciplinare come opportuno e ormai scontato, financo banale correttivo di errori banali di tal fatta.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3426\" class=\"footnote\">A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>, Ancona 2008.\u00a0 Sulla biografia belloriana di Barocci (G.P. Bellori, <em>Le vite de\u2019 pittori, scultori e architetti modern<\/em>i, Torino 1976, pp.\u00a0 211-236), vedi, oltre ad A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026., 2008, I, pp.\u00a0 19-21 e 29-31, anche G. Perini, <em>Appunti sulla fortuna critica di Federico Barocci tra Cinque e Settecento<\/em>, in <em>Nel segno di Barocci &#8211; Allievi e seguaci tra Marche, Umbria e Siena<\/em>, a cura di A. Ambrosini Massari e M. Cellini, Milano 2005, pp. 394-405, specie 396 e da ultimo S. Pierguidi, <em>Barocci e Caravaggio nelle Vite di Bellori<\/em>, in \u201cStoria dell\u2019arte\u201d, 2015, pp. 43-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3426\" class=\"footnote\"><em>Dizionario biografico degli Italiani<\/em>, Roma 1960-2006 (d\u2019ora in poi abbreviato DBI), V, 1963, pp. 464-465 e A. Ghirardi, <em>Bernardino Baldi,<\/em> in <em>La pittura bolognese del Cinquecento,<\/em> a cura di V. Fortunati Pietrantonio, Bologna 1986, II, pp. 845-847, nonch\u00e9 M. Casadei, <em>Bernardino Baldi e la pittura di Controriforma a Bologna<\/em>, in \u201cIl Carrobbio\u201d, 1979, pp. 72-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3426\" class=\"footnote\">C.C. Malvasia, <em>Felsina Pittrice \u2013 Vite de\u2019 pittori bolognesi,<\/em> Bologna 1678, I, pp.\u00a0 n.n. (segn.\u00a0 v), 7, 8, 11, 14, 15, 23, 27, 30, 35, 44, 58, 141, 159, 222, 537, 544; II, p. 301.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3426\" class=\"footnote\">DBI, V, 1963, pp. 461-464.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3426\" class=\"footnote\">Vedi ad es. G. Bickendorf, <em>Die Historiesierung der Italienischen Kunstbetrachtung im 17. und 18. <\/em><em>Jahrhundert<\/em>, Berlino 1998, pp. 107-108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3426\" class=\"footnote\">A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026, 2008, II, p. 352-359, n. 87.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3426\" class=\"footnote\">G. Perini Folesani, <em>Sulle tracce di un perduto ritratto di Federico Barocci<\/em>, in <em>Scritti in onore di Francesco Federico Mancini<\/em>, in corso di stampa. Molti sono gli epigrammi italiani di Baldi (rimasti inediti fino al secolo scorso) dedicati a ritratti o altri quadri di Barocci, ma non risulta siano stati fatti sinora oggetto di studi specifici. Per un\u2019analisi degli epigrammi da un punto di vista meramente letterario vedi G. Cerboni Baiardi, <em>Per una lettura degli epigrammi del Baldi<\/em>,<em> <\/em>in<em> Seminario di studi su Bernardino Baldu urbinate,<\/em> a cura di G. Cerboni Baiardi, Urbino 2006, pp. 201-226, dove si offrono spunti per una loro possibile sistemazione cronologica.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3426\" class=\"footnote\">A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026, 2008, I, pp.118-119,\u00a0 n. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3426\" class=\"footnote\">A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026, 2008, I, p. 373, n. 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3426\" class=\"footnote\">S.A. Bedini<em>, La dinastia Barocci \u2013 Artigiani della scienza in Urbino, 1550-1650<\/em>, in <em>La scienza del Ducato di Urbino,<\/em> a cura di F. Vetrano, Urbino 2001, pp. 7-98, specie 16-30. Non a caso, l\u2019abilit\u00e0 professionale di Simone Barocci come costruttore di strumenti di precisione e dei cugini come orologiai \u00e8 elogiata dallo stesso Baldi nel suo <em>Encomio della patria<\/em>, Urbino 1706, pp. 127-128. Vedi anche R. Panicali, <em>Orologi ed orologiai del Rinascimento: la scuola urbinate<\/em>, Urbino 1988.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3426\" class=\"footnote\">S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em>\u2026,2001, p. 20 e fig. 6, prima, C. Carsughi, <em>La Biblioteca Lancisiana, ovvero distinto ragguaglio della pubblica libreria eretta l\u2019anno 1714 nel Sacro Pontificio Archiospedale di Santo Spirito in Sassia<\/em>, Roma 1718, p. 9: \u00abdi finissimo lavoro e di raro prezzo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3426\" class=\"footnote\">C.C. Malvasia, <em>Felsina Pittrice <\/em>\u2026, 1678, I, p. 461.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3426\" class=\"footnote\">L\u2019<em>autoritratto <\/em>di Agostino Carracci \u00e8 di propriet\u00e0 della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna \u2013 Genus Bononiae, ed \u00e8 esposto al Museo della Citt\u00e0. Per l\u2019orologio da collo di Filippo Neri, datato all\u2019interno 1563,vedi S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em> \u2026, 2001, pp. 32 e 35 e figg. 9-10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3426\" class=\"footnote\">G. Perini Folesani, <em>Riflessioni baroccesche tra Bologna e Urbino<\/em>, in <em>Barocci in bottega,<\/em> a cura di B. Cleri, Urbino 2013, pp. 3-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3426\" class=\"footnote\">Vedi <em>supra<\/em>, nota 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3426\" class=\"footnote\">Lo studio pi\u00f9 recente su di lei \u00e8 forse L. Miotto, <em>Leonora Gonzaga della Rovere (1493-1550<\/em>), in \u201cStudi Pesaresi \u2013 Rivista della societ\u00e0 pesarese di studi storici\u201d, 2016, pp. 45-69 (per i suoi interessi artistici, specie 54-58 e 64).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3426\" class=\"footnote\">Un <em>excursus <\/em>anche visivo sulla presenza degli orologi nei ritratti di Tiziano (senza peraltro illustrare n\u00e9 quello di Eleonora Gonzaga, n\u00e9 quello di Madruzzo) \u00e8 in S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em> \u2026 2001,\u00a0 pp. 72-81 figg. 21a-24b.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3426\" class=\"footnote\">Di questo ritratto esistono due versioni, una a figura intera, l\u2019altra a tre quarti, attribuita a Giorgio Picchi: vedi la scheda di M.R. Valazzi su quest\u2019ultima versione in <em>Gli ultimi Della Rovere. Il crepuscolo del Ducato d\u2019Urbino<\/em>, a cura di P. Dal Poggetto\u00a0 &#8211; B. Montevecchi, Urbino 2000, pp. 29-32, scheda n. 3. La scheda richiama l\u2019attenzione sul fatto che a Pesaro il Duca aveva fatto allestire nel Palazzo dei \u201cbotteghini\u201d simili a quelli creati da Francesco I al pian terreno degli Uffizi a Firenze, in uno dei quali lavorava un orologiaio tedesco a nome Peter, detto Pietro Orologiaio. All\u2019Ambrosiana \u00e8 conservato il disegno preparatorio per questo dipinto, un tempo attribuito a Barocci: vedi A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026, 2008, II, p. 383, n. 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3426\" class=\"footnote\">S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em>\u2026 2001,\u00a0 pp. 36-45, figg. 11-14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3426\" class=\"footnote\">Il quadro \u00e8 riprodotto in bianco e nero in S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em>\u2026 2001, p. 78, fig. 23a (il dettaglio dell\u2019orologio \u00e8 riprodotto a piena pagina p. 79, fig. 23b).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Versi e prose<\/em>, Venezia 1609, p. 332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3426\" class=\"footnote\">L.B. Alberti, <em>De pictura,<\/em> Bari 1975, pp. 46-49 e <em>passim<\/em>. Per la divinit\u00e0 dell\u2019artista vedi anche il classico saggio di E. Kris e O. Kurz, <em>La leggenda dell\u2019artista,<\/em> Torino 1980, pp. 50-59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3426\" class=\"footnote\">In proposito vedi E. Gamba e R. Mantovani, <em>Gli strumenti scientifici di Guidubaldo del Monte,<\/em> in <em>Guidobaldo del Monte (1545\u20131607): Theory and Practice of the Mathematical Disciplines from Urbino to Europe<\/em>, a cura di A. Becchi &#8211; D. Bertoloni Meli &#8211; E. Gamba,<em> <\/em>Berlino 2013 (versione on line all\u2019indirizzo: <a href=\"http:\/\/mprl-series.mpg.de\/proceedings\/4\/\">http:\/\/mprl-series.mpg.de\/proceedings\/4\/<\/a>) \u00a0e in precedenza L. Colombo, <em>Gli orologi solari a rifrazione in Italia \u2013 Una storia completa degli esemplari pi\u00f9 interessanti esistenmti in Italia<\/em>, 2009<em> <\/em>(leggibile all\u2019indirizzo <a href=\"http:\/\/www.nicolaseverino.it\">www.nicolaseverino.it<\/a>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3426\" class=\"footnote\">F. Camerota, <em>Catalogue of the Museo Galileo\u2019s Instruments on Display<\/em>,<em> <\/em>Firenze 2010, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi inediti, gli Apologhi e le Ecloghe<\/em>, Lanciano 1914, I, p. 82, n. 375 (Gli <em>Apologhi<\/em> erano gi\u00e0 stati pubblicati a stampa in B. Baldi, <em>Versi e prose<\/em>\u2026 1609, pp. 576-590, con minime varianti).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3426\" class=\"footnote\">Sui rapporti tra gli scritti di Baldi e i precedenti leonardeschi, evidentemente in qualche modo a lui noti, vedi dopo i contributi pionieristici di P. Duhem (<em>Etudes sur Leonard de Vinci \u2013 Ceux qu\u2019il a lus et ceux qui l\u2019ont lu, <\/em>Parigi 1984, I ed. 1909, I, pp. 87-156 e <em>passim<\/em>), il recente studio di A. Becchi, <em>Q. XVI \u2013 Leonardo, Galileo e il caso Baldi \u2013 Magonza 26 marzo 1621<\/em>, Venezia 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,<em> <\/em>1914, II, p. 27, n. XIII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,<em> <\/em>1914, I, p. 97, n. 446: \u00ab<em>Del concetto<\/em> \u2013 Saper brami, lettor, che sia concetto?\/\u00c8 balen che lampeggia a l\u2019intelletto:\/Ratto vien, ratto parte e quegli \u00e8 saggio\/ Che ne riflette in su le carte il raggio\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3426\" class=\"footnote\">Come spiega Domenico Ciampoli, che ha curato l\u2019edizione degli epigrammi di Baldi traendoli da due mss. della Biblioteca Nazionale di Napoli, Baldi, preparandoli per la pubblicazione, li ha divisi in cinque gruppi: <em>morali<\/em>, <em>gravi<\/em>, <em>arguti<\/em>, <em>ridicoli,<\/em> <em>vari<\/em> (B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,<em> <\/em>1914, I, p. 11). Su 1055 epigrammi, 120 hanno in qualche modo a che fare con le arti visive, in particolare la pittura (specie i ritratti, in particolare di Tiziano e Barocci, sovente aventi per oggetto duchi rovereschi o gonzagheschi) e la scultura (specie monumenti pubblici di marmo o di bronzo di regnanti e di condottieri, come il <em>Gattamellata<\/em> di Donatello a Padova), l\u2019architettura (il Torrazzo di Cremona, la torre di Parma, fortezze roveresche e gonzaghesche, il porto di Pesaro, qualche edificio moderno anche straniero come l\u2019Escorial, i giardini delle residenze roveresche e di qualche casata romana), ma anche arti minori (in particolare armi, ceramiche, vetri e strumenti di precisione). Essi sono presenti prevalentemente tra i gravi (78), mentre 25 sono tra gli arguti, solo 7 tra i ridicoli e 10 tra i varii.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,<em> <\/em>1914,\u00a0 I, p. 130, n. 646.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3426\" class=\"footnote\">G. Bernini Pezzini, <em>Galleria Nazionale delle Marche \u2013 Il fregio dell\u2019arte della guerra nel Palazzo Ducale di Urbino \u2013 Catalogo dei rilievi<\/em>, Roma 1985, pp. 172-175, scheda e fig. n. 52\u00a0 e L. Molari &#8211; P.G. Molari, <em>Il trionfo dell\u2019ingegneria nel fregio del Palazzo Ducale d\u2019Urbino<\/em>, Pisa 2006, pp. 17-18 e tav. 52.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em> \u2026, 1914, I, p. 141, n. 730.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3426\" class=\"footnote\">Gli scritti vitruviani pubblicati di Baldi sono elencati in A. Serrai, <em>Bernardino Baldi \u2013 La vita, le opere, la biblioteca<\/em>, Milano 2002, pp. 137 e 140 (entro l\u2019elenco delle opere a stampa e manoscritte del Baldi compilato da G.M. Crescimbeni e commentato da Serrai, pp. 136-155). Per uno studio su Baldi e Vitruvio, vedi S. Bettini, <em>Bernardino Baldi e Vitruvio<\/em>, in <em>Seminario<\/em>\u2026, 2006, pp. 227-250 e, pi\u00f9 in generale, G. Ferraro, <em>Bernardino Baldi, le matematiche, l\u2019architettura<\/em>, in \u201cStudi di letteratura architettonica\u201d, 2009, pp. 207-220.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, II, p. 25, n. III: \u00ab<em>Un Fiume ed una macchina per sollevar l\u2019acqua<\/em> \u2013 Era nel corrente d\u2019un fiume fabbricata una macchina da innalzar acqua: lamentavasi l\u2019acqua della macchina che violentemente la levasse dal sito in cui si quietava, a cui disse la macchina: Lamentati di te medesima, che a tuo danno mi dai il moto\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3426\" class=\"footnote\">Per la conoscenza probabile di una parte degli appunti leonardeschi da parte del Baldi, vedi <em>supra<\/em>, nota 26. \u00c8 un fatto che l\u2019autografo melziano del \u201cLibro di pittura\u201d di Leonardo, ora nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nel 1631 (quando venne messo con altri in una cassa e portato a Roma) era nella biblioteca roveresca di Casteldurante, il che non esclude che anteriormente potesse trovarsi a Urbino, anche se \u00e8 pi\u00f9 probabile si trovasse, almeno inizialmente, a Pesaro: vedi M. Peruzzi,<em>\u201cLectissima politissimaque volumina\u201d: i fondi urbinati<\/em>, in <em>Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana \u2013 III \u2013 La Vaticana nel Seicento (1590-1700): una biblioteca di biblioteche<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 2014, pp. 337-394, specie 360.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 174, n. 933: \u00ab<em>Contro il moto perpetuo \u2013<\/em> Debalion per ritrovar s\u2019affanna\/ Macchina tal ch\u2019abbia perpetuo il moto.\/ E notte e giorno pi\u00f9 sottil di Scoto,\/Or s\u2019imagina ruota, or pala, or canna.\/Chi t\u2019ha furato, dimmi, il sano ingegno?\/Qual notte fa ch\u2019il sol del ver non vedi?\/Pensi colpir lo scopo e non t\u2019avvedi\/Che vuoti la faretra e non hai segno?\/Se tornasse Archimede a s\u00ec gran fallo\/Ti daria senza brache un buon cavallo\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 113, n. 536. \u00c8 probabile che Baldi fosse andato ad incontrarlo a Pisa, visto che esiste anche un suo epigramma in onore del Gioco del Ponte che, almeno oggi, ha luogo per la festa del Santo Patrono \u2013 San Ranieri \u2013 il 17 giugno (cfr. B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 92, n. 423). Un altro epigramma \u201cpisano\u201d \u00e8 quello <em>Sopra l\u2019idropico di Giotto nel Camposanto di Pisa<\/em> (B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, p. 82, n. 377), in cui l\u2019interesse artistico per i primitivi in Baldi si accoppia alla formazione padovana di medico.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3426\" class=\"footnote\">S.A. Bedini, <em>La dinastia Barocci<\/em>\u2026, 2001,\u00a0 pp. 58 e 72 e fig. 20. Sugli strumenti per il disegno (artistico e scientifico) rinascimentali, vedi M. Cigola, <em>Il disegno ed i suoi strumenti fra Quattro e Cinquecento<\/em>, in <em>Metodi e tecniche della rappresentazione<\/em>, Cassino 2001, pp. 1-14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914., II,\u00a0 p. 33, n. LIV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3426\" class=\"footnote\">Sul Magini vedi DBI, LXVII, 2006, pp. 413-418. Per l\u2019epigramma, vedi B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 99, n. 458: \u00ab<em>Al P. G. Ant. Magino matematico \u2013 <\/em>Io bramai gi\u00e0 che ritornasse in vita\/Tolomeo che descrisse e cielo e terra.\/Torn\u00f2: Magin, voi siete, onde quegli erra\/ Che per tal non v\u2019ammira e non v\u2019addita\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3426\" class=\"footnote\">In effetti nel 1596 Magini pubblic\u00f2 a Venezia un\u2019edizione della <em>Geographia<\/em> di Tolomeo, dal\u00a0 titolo <em>Geographiae universae tum veteris, tum novae absolutissimum opus,<\/em> in due tomi, di cui il secondo ornato da tavole geografiche antiche e moderne: vedi DBI, LXVII, 2006, p. 415. Nel secondo volume alcune tavole sono dell\u2019Ortelius, elogiato da Baldi in un paio di epigrammi: vedi B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, pp.105-106, nn. 494 e 495.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 95, n. 434.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3426\" class=\"footnote\">Si vedano i saggi pubblicati in F. Ceccarelli \u2013 N. Aksamija, <em>L<\/em><em>a Sala Bologna nei Palazzi Vaticani &#8211; Architettura, cartografia e potere nell&#8217;et\u00e0 di Gregorio XIII<\/em>, Venezia 2011, con bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3426\" class=\"footnote\">B. Fazio, <em>De viris illustribus liber,<\/em> Firenze 1745, pp. 46-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi, <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026, 1914, I, p. 94, n. 430: \u00ab<em>Delle carte in rame di Fiandra \u2013 <\/em>Io veggio, Fiandra, uscir s\u00ec rare carte\/ Da\u2019 metalli ingegnosi onde t\u2019illustri,\/ Che non sol di stupor gli uomini industri\/ Empiono, ma s\u00e9 di s\u00e9 stupir fan l\u2019arte.\/ Tacciasi Apelle o Zeusi, antica tromba, \/Nomi, rispetto a\u2019 tuoi, degni di tomba;\/Fuggono i lumi onde la notte splende\/ Tosto ch\u2019il sol da l\u2019orizzonte ascende\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3426\" class=\"footnote\">A. Emiliani, <em>Federico Barocci<\/em>\u2026, 2008, I, pp. 30-31, 218-219 (n. 23), 284-285 (n. 35) e II,\u00a0 pp. 30-32 (n. 42.30), 61-62 (n. 46.3) 408-410.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914,\u00a0 I, p. 74, n. 333.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914,\u00a0 I, p. 75, n. 334.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914,\u00a0 II, p. 31, n. XLI: \u00ab<em>Un vaso di terra ed uno di bronzo- <\/em>Diceva un vaso di terra ad uno di bronzo: Tu sei tanto grave che quasi ne diventi inutile; a cui rispose quel di bronzo: E tu sei tanto fragile che ad ogni picciola percossa ti rompi\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, I, p. 75, n. 335.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3426\" class=\"footnote\">I. Aff\u00f2, <em>Vita di Monsignor Bernardino Baldi da Urbino, primo abate di Guastalla,<\/em> Parma 1783, pp. 117-120\u00a0 e A. Serrai, <em>Bernardino Baldi \u2013 La vita, le opere, la biblioteca<\/em>, Milano\u00a0 2002, pp. 105-106 (dalla biografia del Baldi scritta da G.M. Crescimbeni, con commento di Serrai).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, I, p. 155, n. 826.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, II, p. 37,\u00a0 n. LXVIII. In realt\u00e0 al momento non \u00e8 possibile stabilire la sequenza cronologica delle composizioni epigrammatiche tra loro e rispetto agli apologhi, per cui la relazione tra i due passi pu\u00f2 anche essere cronologicamente invertita.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, II,\u00a0 p. 34,\u00a0 n. LV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, II, p.7, n. 1063.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, I, p. 125, n. 613.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, II, p. 6, n. 1054.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em>\u2026,1914, I, p. 6 (per l\u2019osservazione del Ciampoli sulla grafia \u00aba tratti indecifrabile addirittura\u00bb del Baldi) e pp. 65 e 188, nn. 284 e 1010 (per i due epigrammi\u00a0 con nomi di pittori inesistenti, evidentemente mal interpretati dal curatore).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3426\" class=\"footnote\">B. Baldi,\u00a0 <em>Gli epigrammi<\/em> \u2026,1914, I, p. 108, n. 505.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3426\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>giovanna.perini@uniurb.it Bernardino Baldi, la ditta Barocci e Guidubaldo dal Monte DOI: 10.7431\/RIV19012019 Per gli storici dell\u2019arte, il cognome Barocci evoca automaticamente Federico, raffinato artista della <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3426\" title=\"Giovanna Perini Folesani\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3579,"menu_order":2,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3426"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3426"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3498,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3426\/revisions\/3498"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3579"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}