{"id":3332,"date":"2018-12-29T20:58:18","date_gmt":"2018-12-29T20:58:18","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3332"},"modified":"2019-06-28T20:11:42","modified_gmt":"2019-06-28T20:11:42","slug":"angelo-pantina","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3332","title":{"rendered":"Angelo Pantina"},"content":{"rendered":"<p>angelo.pantina@unipa.it<\/p>\n<h3>Artigianato e Design. Antiche tradizioni e nuove opportunit\u00e0<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV18102018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il forte interesse intorno alle arti applicate, che si registra in continua crescita, testimoniato da una rinnovata attenzione di alcune istituzioni come Comuni, Regioni, enti privati e pubblici, il fiorire in ogni angolo di associazioni, di gruppi di lavoro, cooperative e varie aggregazioni finalizzate a ridare valore ed importanza alla cultura del fare, fanno ben sperare per il futuro. Sempre pi\u00f9 artisti\/designer si presentano sulla scena con la loro \u201cautoproduzione\u201d rinnovando quella che, per molto tempo, e\u0300 stata definita la figura dell\u2019artigiano\/artista, da Ron Arad al Gruppo Droog Design, dalla \u201cProduzione Privata\u201d di Michele de Lucchi alle esperienze di moltissimi giovani che si autopropongono al Salone del Mobile. Questo rinnovato interesse verso la cultura del fare conferma che siamo di fronte ad un vero fenomeno nuovo e ad una attenzione da parte del designer verso l\u2019arte, nuove materie, nuove tecniche &#8211; povere o ricche che siano &#8211; nuovi sistemi di autoproduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La generazione di artigiani\/designer di oggi si muove con delle logiche nuove, anche quella siciliana. All\u2019interno della cultura del fare si muovono due grandi filoni espressivi (il reale ed il virtuale), laboratori che privilegiano il rapporto individuo-strumento (disegno, modellistica, computer) e il rapporto individuo-materia (legno, metalli, argilla, gesso, pellami vari, tessuti, materiali riciclati, etc.). Se prima il design doveva rispondere alla necessit\u00e0 sociale di avere prodotti di serie, esteticamente adeguati, espressivi, oggi deve adeguarsi all\u2019urgenza di innovazione del mercato in evoluzione. Bisogna ricordare che a Palermo il tema dell\u2019artigianato, all\u2019epoca del miracolo economico italiano, era in piena crisi. Nella vecchia struttura artigiana non sempre il progetto era aggiornato, mentre i procedimenti tecnici e di lavorazione si tramandavano da generazione a generazione spesso perdendo, nel tempo, valore. La prima ragione della disfatta dell\u2019artigianato storico \u00e8 da attribuirsi al declino dei ceti nobiliari e proto industriali, committenti principali delle botteghe artigiane. Assistiamo cosi\u0300 a un lento declino degli antichi mestieri e a un generale degrado della popolazione. Ma tornando alle ragioni che hanno\u00a0contribuito alla crisi di tante piccole e medie aziende storiche, enorme rilevanza hanno avuto anche le scelte politiche comunali che, dagli anni \u201960\u00a0 e fino agli anni \u201990, sono state \u00a0indirizzate alla massima speculazione edilizia, con massiccia espansione delle periferie e svuotamento ed abbandono del centro storico,\u00a0 della sua cultura e dei suoi beni, lasciati per decenni all\u2019incuria ed al degrado, con le conseguenti ricadute negative per le attivit\u00e0 artigianali e commerciali. Deportata la popolazione nelle periferie, e privato il centro storico dei servizi essenziali,\u00a0poche botteghe hanno resistito, molte si sono trasferite perdendo parte della loro identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa era la situazione nel Centro Storico di Palermo quando, alla fine degli anni \u201870 del Novecento, Anna Maria Fundar\u00f2 ha condotto una ricerca organica e sistematica sulle attivit\u00e0 artigianali, su questa parte di citt\u00e0, indirizzata alla valorizzazione, ma anche alla riqualificazione, delle strutture produttive locali, soprattutto artigianali, per attivare un rapporto organico e continuativo fra cultura del progetto e produzione, troppo spesso confinato in situazioni occasionali e casuali. Questa ricerca rappresenta il paradigma del lavoro svolto da Anna Maria Fundar\u00f2: da una parte centrato sui problemi di ordine generale dell&#8217;artigianato nella sua essenza di \u201cforma fisica e ben definita del lavoro umano\u201d, dall&#8217;altro centrato sui problemi di ordine particolare, riferiti alla specifica situazione produttiva artigianale in una precisa area: il Centro Storico di Palermo<sup><a href=\"#footnote_0_3332\" id=\"identifier_0_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune pubblicazioni sul tema delle attivit&agrave; produttive artigianali e della cultura materiale della Sicilia precedenti la ricerca sull&rsquo;artigianato nel Centro storico di Palermo: A.M. Fundar&ograve;, La lenta morte del Centro storico, in &ldquo;Il Mediterraneo&rdquo;, 1977, n. 11\/12, pp. 25-31; A.M. Fundar&ograve;, Design e cultura materiale, la produzione industriale del palermitano tra la fine dell&rsquo;800 e l&rsquo;inizio del &lsquo;900, in La cultura materiale in Sicilia, Atti del 1&deg; Congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Palermo, 12-15 gennaio 1978), Palermo 1980; A.M. Fundar&ograve;, Una fonderia nella citt&agrave;, le attivit&agrave; produttive nel centro storico di Palermo, in &ldquo;Il Mediterraneo&rdquo;, 1978, n. 1 \/ 2 \/ 3; A.M. Fundar&ograve;, Strumenti, tecniche, oggetti della produzione artigianale a Palermo, oggi, in I mestieri. Organizzazione Tecniche Linguaggi, Atti del 2&deg; Congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Palermo 26-29 marzo 1980), Palermo 1984, pp. 279-288; A.M. Fundar&ograve;, La via siciliana al buon design, in &ldquo;Modo&rdquo;, n. 31, luglio-agosto 1980, pp. 27-29.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo lavoro di analisi non \u00e8 stato un caso isolato nel panorama italiano, ma \u00e8 in linea con gli studi e le sperimentazioni di altri architetti e gruppi di ricerca come i Global Tools e i loro sistemi di laboratori diffusi per la propagazione dell&#8217;uso di materie, tecniche naturali e relativi comportamenti, con un programma sperimentale e multidisciplinare di didattica del design. Il gruppo fu fondato in Italia nel 1973 da alcuni membri dell&#8217;architettura radicale (Sottsass, Branzi) e dell&#8217;arte povera (Germano Celant, Luciano Fabro, Riccardo Dalisi). Questi laboratori furono pensati per stimolare il libero sviluppo della creativit\u00e0 individuale e collettiva, e mirarono a stabilire un rapporto alternativo con l&#8217;industria italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta del Centro Storico di Palermo era strettamente legata al problema del risanamento edilizio e monumentale di questa parte di citt\u00e0. Un recupero corretto e concreto doveva passare anche attraverso la valorizzazione del lavoro produttivo che in quest&#8217;area si svolgeva, oltre che attraverso la ricomposizione del tessuto sociale e ambientale particolarmente disgregato. Ma perch\u00e9 un docente interessato alla cultura e alla pratica del design a un dato momento decide di interessarsi di artigianato? Il periodo compreso tra il 1950 e l\u2019inizio degli anni Settanta e\u0300 caratterizzato, dopo i faticosi anni della ricostruzione, da una prolungata e significativa crescita economica. L\u2019Italia passa da una economia prevalentemente agricola a una di tipo industriale che sposta la Sicilia e il Meridione a un ruolo di marginalit\u00e0. Nonostante un passato ricco di storia e di tradizioni artigianali non elabora pi\u00f9 una \u201ccultura del progetto\u201d ma importa modelli culturali esterni. Quando questo tipo di modello comincia a far vedere la corda e il sistema fordista entra in crisi, le situazioni periferiche riacquistano un po\u2019 della sicurezza che hanno perso. Cominciano a capire che il passato, la tradizione, il saper fare costituiscono un bagaglio prezioso per la comprensione del presente e per proiettarsi verso il futuro. Ma il ritorno alla propria identit\u00e0, alla propria specificit\u00e0 culturale pu\u00f2 avvenire soltanto se si ritrova la giusta mediazione tra i fatti universali e i bisogni e la peculiarit\u00e0 del contesto. Artigianato e design sono due diversi modi di costruzione del sistema degli oggetti e degli artefatti, ma sono inconciliabili? Nella vulgata comune l\u2019artigianato \u00e8 un modo di lavorare e di produrre tipico delle societ\u00e0 povere mentre il design \u00e8 espressione di societ\u00e0 complesse ad alto livello di industrializzazione e di specializzazione dei ruoli. Ma a quale di questi modelli deve fare riferimento chi lavora e opera in Sicilia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lavorare in astratto per industrie che non esistono oppure prendere atto concretamente di una realt\u00e0 produttiva artigiana e piccola-industriale trascurata e penalizzata dalla grande produzione industriale d&#8217;importazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura di questa realt\u00e0 nasce il desiderio di fare design in Sicilia, convinzione rafforzata da tre ordini di motivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u00abLa dimensione delle piccole cose non pu\u00f2 essere trascurata all&#8217;interno degli studi di architettura&#8221; poich\u00e9 &#8220;la piccola dimensione, con la sua peculiarit\u00e0 di costituirsi per differenze e variazioni fondate su tecniche e usi locali, legate alla cultura di un territorio definito e finito, in questa ricerca di radicamento, offre un campo di applicazione e di ricerca complesso e ricco\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_3332\" id=\"identifier_1_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo, Palermo 1981, p. 3.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 Esiste in Sicilia una situazione abbastanza generalizzata di disinformazione sul design moderno e contemporaneo, a differenza del Nord, dove esso \u00e8 presente sia all&#8217;interno della produzione, sia all&#8217;interno di istituzioni culturali. Tale carenza di informazione rende doppiamente debole la situazione siciliana, sia sul piano del progetto che su quello del consumo di modelli importati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 \u00abIn Sicilia il design inteso come product e\/o industrial design non esiste. Esiste per\u00f2, nei paesi o in certe vecchie zone della citt\u00e0, un tessuto produttivo artigianale di piccole industrie in progressiva estinzione, travolto dalla forza prepotente del mondo industriale; esiste cio\u00e8 un sottofondo di cultura materiale molto ricco e apprezzato. [&#8230;] Infatti proprio questa situazione periferica di arretratezza tecnologica ha contribuito a tenere in vita questo tessuto produttivo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_3332\" id=\"identifier_2_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, M. Argentino, Come si faceva una casa per rubare energia alla terra, in &ldquo;Modo&rdquo;, n. 23, 1978, pp. 53-56.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1977 il corso di design che nei primi anni aveva avuto una predilezione per le tecniche sofisticate, per i sistemi degli oggetti e per la prefabbricazione, d\u00e0 una direzione diversa al proprio lavoro. \u00abTale lavoro esprime la volont\u00e0 di riappropriarsi della cultura del fare legandola strettamente alle circostanze materiali e produttive, promuovendo da un lato, una presa di coscienza ravvicinata delle strutture produttive in termini diacronici e sincronici, proto industriali, artigianali e industriali, e, dall\u2019altro esprimendo il desiderio di sperimentare direttamente sulle cose, sugli oggetti di consumo, le attrezzature per la campagna, per il mare, e la pesca, per la scuola, per la citt\u00e0, per la casa: \u00e8 un lavoro terapeutico, liberatorio delle possibilit\u00e0 di espressione del progetto, un lavoro attento alle dimensioni pi\u00f9 minute dell\u2019ambiente costruito. Una ricerca di creativit\u00e0, quindi, indagata attraverso l&#8217;utilizzazione poetica della materia che perimetra un campo che pu\u00f2 essere diverso sia dal disegno industriale canonico sia dall&#8217;architettura come cultura dello spazio. Una direzione di ricerca che porta a un atteggiamento verso la costruzione dell&#8217;ambiente fisico che privilegia la materialit\u00e0 e l&#8217;abitabilit\u00e0 delle strutture ambientali, la qualit\u00e0 del processo e del prodotto del costruire, dei suoi materiali e delle sue tecniche, e la complessit\u00e0 delle implicazioni sociologiche e antropologiche di una societ\u00e0 che \u00e8 consumistica, postindustriale, urbana e nel contempo attenta a ricercare radici e continuit\u00e0 nella storia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_3_3332\" id=\"identifier_3_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il design oggi in Italia tra produzione, consumo e qualcos&rsquo;altro, in Il design oggi in Italia tra produzione, consumo e qualcos&rsquo;altro, Atti del Convegno (Napoli, 27-28 giugno 1982), Milano 1983, pp. 21-22.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La volont\u00e0 di focalizzare la didattica sul lavoro artigiano con un obiettivo progettuale richiede tempi lunghi e convergenza di interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per prima cosa bisogna gettare le basi per una ricostruzione della cultura materiale in Sicilia, storicamente espressa attraverso procedure di natura artigiana; occorre poi riprogettare la capacit\u00e0 di organizzare lavoro e produzione, che \u00e8 stato sempre il lato debole per la disfatta del Meridione; infine, partendo dalla specificit\u00e0 siciliana (essere e produrre), scavando nel patrimonio di cultura materiale offerto dal territorio siciliano, costruire un supporto su cui porsi in confronto con la cultura progettuale delle sedi pi\u00f9 evolute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Metodologicamente, nell\u2019affrontare la ricerca, occorre misurarsi con tre ordini di problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 quello della conoscenza, che viene superato attraverso il \u201crilievo\u201d avendo come obiettivo la descrizione dell\u2019esistente e in modo particolare la rappresentazione degli strumenti, delle tecniche e degli oggetti della produzione artigianale presenti nel Centro storico di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rendere pi\u00f9 specifico il punto di osservazione dell\u2019indagine e pi\u00f9 pertinente con la disciplina del design, si \u00e8 privilegiato l\u2019area dei problemi connessa con il come, con il dove e con il che cosa si produce, con un\u2019attenzione particolare a quel \u00abpeculiare rapporto con la materia da trasformare, fondato su conoscenza tecnica e creativit\u00e0 per la realizzazione delle cose concrete\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3332\" id=\"identifier_4_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il lavoro artigiano&hellip;, 1981, p. 3.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il metodo di analisi trova riferimento nell\u2019<em>Encyclopedie <\/em>di Diderot e D\u2019Alembert.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni attivit\u00e0 produttiva veniva, dunque, analizzata seguendo un preciso iter metodologico che iniziava dal sopralluogo, intervista con l\u2019artigiano, rilievo dell\u2019ambiente di lavoro, dell\u2019equipaggiamento di attrezzi, strumenti e macchine utensili, rilievo degli oggetti prodotti,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prescindendo, nei prodotti rilevati, dalla loro qualit\u00e0 estetica o dal loro essere testimonianze di tradizioni e di costumi, ma privilegiando il processo che porta alla realizzazione del prodotto partendo dalla materia agli attrezzi, dal microambiente di lavoro al circuito di distribuzione e consumo. Nelle tavole elaborate, oltre agli ambienti e agli attrezzi \u00e8 analizzato e descritto il prodotto del lavoro nel suo farsi oggetto durante il processo di lavorazione, come oggetto in relazione al luogo e al modo di produzione e infine come oggetto in s\u00e9 esistente al di fuori dell&#8217;essere umano (<a title=\"Fig. 1. Rilievo della bottega e degli attrezzi del carradore. (in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan01.jpg\">Figg. 1<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 2. Esploso assonometrico di una carrozza. (in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan02.jpg\">2<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 3. Ubicazione e rilievo della bottega di intrecciatore. (in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan03.jpg\">3<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 4. Processo di lavoro del giunco. (in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan04.jpg\">4<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 5. Fiscelle di giunco. (in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan05.jpg\">5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un secondo problema emergente dalla ricerca \u00e8 relativo al rapporto tra attivit\u00e0 artigianale e centro storico. Entrambi coabitando hanno finito col soffrire degli stessi mali che sono legati all\u2019abbandono, alla ghettizzazione e alla terziarizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mali che devono essere affrontati e risolti organicamente e unitariamente in modo che il risanamento edilizio possa procedere in parallelo con il progetto di rinnovamento delle attivit\u00e0 produttive, senza di ci\u00f2, la distruzione dei micro-rapporti umani e sociali renderebbe la citt\u00e0 restaurata un contenitore vuoto dalla faccia rifatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo problema pi\u00f9 importante dal punto di vista disciplinare \u00e8 legato a un progetto di rinnovamento dell&#8217;artigianato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per alcune attivit\u00e0 artigianali gli anni del miracolo economico hanno segnato la fine, mentre per altre ancora \u00e8 iniziato il declino. Il tutto riconducibile a condizioni di non\u00a0redditivit\u00e0, di mancanza di manodopera, di trasformazioni del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Palermo artigianato voleva dire storia locale e familiare, tradizione, senso di appartenenza ai luoghi, ma anche piccoli spunti di creativit\u00e0 pratiche produttive non represse e alienate, ma soprattutto riserva di potenziale tecnico ed espressivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un progetto di rinnovamento dell\u2019artigianato deve passare attraverso la revisione dei rapporti e delle connotazioni del lavoro manuale e del lavoro intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una possibilit\u00e0 di trasformazione e di rinnovamento era individuata nell\u2019Universit\u00e0 e nel grande numero degli studenti che si auspicava diventare qualit\u00e0. Anna Maria Fundar\u00f2 vedeva proprio nel lavoro di rilevazione delle attivit\u00e0 artigianali in cui erano coinvolti 500\/600 studenti un diverso valore e significato dello stesso lavoro svolto da un\u2019<em>\u00e9quipe <\/em>di studiosi ed esperti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La considerava un\u2019esperienza di didattica del territorio che allargando una conoscenza diretta delle cose promuove partecipazione cosciente e collettiva e fa ripensare in termini critici la secolare discriminazione tra <em>homo sapiens <\/em>e <em>homo faber<\/em> e fa prendere consapevolezza della propria creativit\u00e0 nell&#8217;interazione &#8211; dentro il laboratorio artigiano &#8211; con una pratica del fare ritenuta separata (<a title=\"Fig. 6. Planimetria del Centro storico con le attivita\u0300 artigianali nel 1980.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI nuovi artigiani dovranno liberarsi dai vincoli di sudditanza culturale ad una classe egemone aristocratica [&#8230;] e dovranno legarsi alla problematica della ricerca artistica contemporanea, attivando interscambi tra le istituzioni addette alla formazione di operatori culturali dell\u2019ambiente costruito (architetti, designer, pittori, scultori) e il mondo del lavoro artigianale. L\u2019artigianato potrebbe costituire il lievito per un affrancamento da una civilt\u00e0 dei consumi, anche culturali, dalle imposizioni di pochi mitici specialisti e diventare uno spazio privilegiato per la sperimentazione diretta, per la rivalutazione e la pratica della manualit\u00e0, spazio in cui il \u201cfare\u201d e il \u201cpensare\u201d possano trovare momenti unitari\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_3332\" id=\"identifier_5_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il lavoro artigiano&hellip;, 1981, p. 5.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u201cProgetti, prototipi e modelli\u201d organizzata dalla Facolt\u00e0 di Architettura nel 1979, dimostra in maniera chiara e precisa l\u2019impegno della docenza, che non si esaurisce in dichiarazioni programmatiche ma costituisce una effettiva volont\u00e0 di cambiamento, sia della struttura universitaria, sia della condizione di dipendenza culturale attraverso il design.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl design \u00e8 oggi marginale nell\u2019ambito della disciplina architettonica, ma \u00e8 centrale nella vita quotidiana ed \u00e8 collegato con i processi di trasformazione dell\u2019ambiente. Questa mostra riassume in termini reali le convinzioni teoriche di partenza. L\u2019interesse a suo tempo suscitato scavalca il puro momento didattico per farsi documento di riflessione poich\u00e9 tocca temi che investono l\u2019assetto della produzione e la scelta della politica economica fino allora fatte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi sulle attivit\u00e0 produttive quale campione significativo di situazioni analoghe nel territorio siciliano ha consentito la presentazione di progetti che fondano la loro validit\u00e0 con la reale situazione produttiva. Gli oggetti presentati, pur non avendo un grado di rifinitura elevato, danno prova di una notevole capacit\u00e0 progettuale in linea con le tecniche artigianali e con l\u2019uso di materiali semplici\u00bb<sup><a href=\"#footnote_6_3332\" id=\"identifier_6_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il lavoro artigiano&hellip;, 1981, p. 7.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa stessa linea di ricerca si possono situare altre due esperienze con il mondo artigianale e piccolo industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una \u00e8 costituita dal Concorso indetto dalla Camera di Commercio: \u201cOGGETTI PER PICCOLA SERIE\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo primo concorso la Camera di Commercio si propone di valorizzare le risorse umane e tecnologiche dell&#8217;artigianato siciliano e di ricomporre la frattura esistente tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo del Concorso \u00e8 quello di favorire il recupero dell\u2019immenso patrimonio culturale artigiano capace di innescare, a sua volta, nuovi sbocchi occupazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto critica risulta la valutazione di Anna Maria Fundar\u00f2 sugli esiti di questo concorso, scrive infatti: \u00abChe i risultati del Concorso non siano tali da far intravedere facili soluzioni agli obiettivi in esso riposti, pi\u00f9 che deluderci ci comunicano la reale complessit\u00e0 del problema individuato. \u00c9 difficile trovare uno spazio originale di espressione nel campo del design in un\u2019area marginale oppressa dal sottosviluppo. Proprio questa diversit\u00e0 del contesto impone la formulazione di progetti realmente innovativi, capaci di rispondere ai bisogni reali e che siano una interpretazione peculiare della cultura materiale, figurativa e tecnica dei luoghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La qualit\u00e0 innovativa dei progetti la si deve ricercare in una lunga e paziente ricerca in pi\u00f9 mature situazioni politiche, in una pi\u00f9 costante partecipazione alla costruzione di \u201cinfrastrutture materiali\u201d, oggetti di consumo, attrezzature per l\u2019agricoltura, la scuola il lavoro, ecc. Per un design innovativo occorrono risposte appropriate a bisogni reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ottenere ci\u00f2 bisogna instaurare un rapporto diverso tra progettista ed esecutore, infatti l&#8217;esecutore dovrebbe verificare sin dalla fase progettuale il progetto e a incidere su di esso attraverso la sua cultura tecnica e materiale che riassume in s\u00e9 la cultura dei luoghi. In pratica si dovrebbe creare uno stretto legame tra progettista ed esecutore dove l&#8217;uno deve tendere a una ricerca espressiva e tecnica e l&#8217;altro che esegue secondo le regole dettate dalla esperienza e dallo studio, una specifica competenza professionale, rinunciando, magari ai modelli di riferimento esterni, alla ricerca di un legame pi\u00f9 stretto e fattivo con le risorse locali\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3332\" id=\"identifier_7_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Cultura materiale e centro storico di Palermo: un contributo di analisi dal corso di disegno industriale della Facolt&agrave; di Architettura di Palermo (presentazione della mostra omonima alla Camera di Commercio di Palermo),&nbsp;20 marzo 1978.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altra importante esperienza \u00e8 costituita dalla presenza di Andrea Branzi come professore a contratto, disponibile a trasmettere la propria esperienza e il proprio sapere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tentativo di mediazione tra la cultura locale e quella del design pi\u00f9 noto, ossia quello milanese. Si trattava di un laboratorio progettuale nel quale gli studenti dovevano elaborare dei progetti da realizzare in collaborazione con l\u2019artigiano scelto sotto la guida di Branzi per arrivare a un progetto originale, innovativo e realmente fattibile. Ma la grande importanza del laboratorio \u00e8 da ricercare nel progressivo realizzarsi di un progetto culturale di innervamento e di risveglio, nella Sicilia contemporanea, di una cultura materiale diffusa nella \u00a0quotidianit\u00e0 (<a title=\"Fig. 7. Brochure della Mostra \u201cPROTOTIPI. Mobili e oggetti\u201d, 28 marzo \u2013 4 aprile 1986.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan07.jpg\">Figg. 7<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 8. Brochure della Mostra \u201cPROTOTIPI. Mobili e oggetti\u201d, 28 marzo \u2013 4 aprile 1986.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan08.jpg\">8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1996, a quindici anni di distanza, Anna Maria Fundar\u00f2 ripete l&#8217;esperienza del rilievo della produzione artigianale nel Centro storico di Palermo. Il tema dell\u2019artigianato nel 1979 era allora un po\u2019 meno d\u2019attualit\u00e0 di quanto non lo fosse nel 1996, allorch\u00e9 si era manifestata una maggiore attenzione al tema dell\u2019artigianato e delle arti applicate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Descrivendo luoghi attrezzature, prodotti, nella prima esperienza, gli studenti avevano rilevato 84 botteghe. Rifacendo lo stesso percorso, con lo stesso metodo, si sono volute cercare le modificazioni che si erano nel frattempo verificate<sup><a href=\"#footnote_8_3332\" id=\"identifier_8_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Fundar&ograve;, Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo, a cura di G. Ragonesi, Palermo 1997.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il numero delle botteghe rilevate \u00e8 rimasto quasi identico, ma a una analisi pi\u00f9 approfondita si evidenzia questo stato di fatto: delle 84 botteghe rilevate nel primo rilievo, molte non esistevano pi\u00f9, ma il dato pi\u00f9 interessante consisteva nel fatto che erano subentrate nuove attivit\u00e0 (<a title=\"Fig. 9. Planimetria Mandamento Tribunali con botteghe artigiane nel 1996.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovi artigiani si sono affacciati sulla scena, magari con un titolo di studio ma sicuramente con una minore manualit\u00e0 dei vecchi. Alcuni provano a riprendere tradizioni locali dimenticate altri inventano nuove applicazioni, magari importandole da altri contesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esperienza didattica non si \u00e8 conclusa con il solo rilievo ma si \u00e8 andati un po\u2019 oltre facendo lavorare gli artigiani con i progetti contemporanei degli studenti, con l\u2019obiettivo di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">mettere insieme esperienze di progettazione \u201caccademica\u201d con le abilit\u00e0 di costruzione del mondo del lavoro e provare a innovare (<a title=\"Fig. 10. Progetto e prototipo di lampada da tavolo. (Foto di G. Ragonesi, in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, a cura di G. Ragonesi, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan10.jpg\">Figg. 10<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 11. Progetti e prototipo di libreria e angoliera. (Foto di G. Ragonesi, in A.M. Fundar\u00f2, &lt;i&gt;Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo&lt;\/i&gt;, a cura di G. Ragonesi, Palermo 1997).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan11.jpg\">11<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ragionamento sul senso e sul ruolo del Centro storico, a partire dalle attivit\u00e0 produttive, che si prevede possano svolgersi dentro i suoi spazi. Attivit\u00e0 che devono restare a condizione che siano oggetto di restauro e di rivitalizzazione nei loro modelli comportamentali, ma soprattutto con la condizione che la cultura del progetto, che un tempo era di casa, torni a contaminarsi con la cultura del fare al pi\u00f9 alto livello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2018, a ventidue anni di distanza dall\u2019ultima ricerca di Anna Maria Fundar\u00f2, si sta conducendo un nuovo studio sulla situazione odierna delle attivit\u00e0 artigianali nel Centro storico di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima ricerca ha seguito lo stesso iter metodologico adottato per i rilievi precedenti. Per il rilevamento, si sono impiegati strumenti pi\u00f9 moderni (camera fotografica, cinepresa, etc.) per effettuare la ricognizione dell\u2019ambiente di lavoro, dell&#8217;equipaggiamento di attrezzi, di strumenti e degli oggetti prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le variazioni che si sono presentate sono eclatanti (<a title=\"Fig. 12. Confronto mappe con attivita\u0300 artigianali nel Mandamento Tribunali.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delle 49 botteghe rilevate nel secondo rilievo molte non esistono pi\u00f9, nel Mandamento dei Tribunali, delle 14 attivit\u00e0 rilevate ne sono rimaste 8, ma il dato pi\u00f9 importante consiste nel fatto che sono subentrate 52 nuove occupazioni nel solo Mandamento dei Tribunali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapido cambiamento nella distribuzione della popolazione, dovuto allo sviluppo industriale e tecnologico, ha fatto s\u00ec che il Centro storico di Palermo abbia progressivamente perso numerose attivit\u00e0 commerciali e artigianali che erano parte integrante del suo tessuto socioeconomico (<a title=\"Fig. 13. Bottega \u201cCitta\u0300 cotte\u201d. Fase di lavorazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan13.jpg\">Figg. 13<\/a>* \u2013 <a title=\"Fig. 14. Bottega \u201cCitta\u0300 cotte\u201d. Prodotti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan14.jpg\">14<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artigianato a conduzione familiare ha ceduto il posto alle piccole aziende con i computer e stampanti 3D, gestiti da tecnici qualificati, istruiti, muniti di titolo di studio, capaci di estrarre dalla tecnologia progetti tendenti al recupero di tradizioni artigianali. Questi nuovi artigiani, con i loro progetti, puntano alla valorizzazione dei prodotti locali e alla promozione di nicchie di mercato legate ad antiche lavorazioni (<a title=\"Fig. 15. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Vetrina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan15.jpg\">Figg. 15<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 16. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Stampante 3D.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan16.jpg\">16<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 17. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Stampante 3D.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan17.jpg\">17<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 18. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Prodotti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan18.jpg\">18<\/a> \u2013 <a title=\"Fig. 19. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Prodotti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan19.jpg\">19<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 20. Bottega \u201cArks 3D\u201d. Nuovo Artigianato. Prodotti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/pan20.jpg\">20<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2015 l\u2019Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte ha pubblicato uno studio intitolato \u201cMutamenti nella composizione dell\u2019artigianato\u201d nel quale afferma che \u00abin un Paese come l\u2019Italia, famoso per i suoi prodotti di alta qualit\u00e0 e per il suo ineguagliabile Made in Italy, dove la disoccupazione giovanile \u00e8 altissima e scarseggiano carpentieri, fornai, sarti, l\u2019artigianato diventa una grande opportunit\u00e0. Il \u201csaper fare\u201d rimane un ingrediente indispensabile per l\u2019intero settore manifatturiero italiano e contaminandolo con i nuovi saperi tecnologici, l\u2019Italia si ritrova tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3332\" id=\"identifier_9_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.byterfly.eu\/islandora\/object\/librib%3A386896#page\/68\/mode\/2up, novembre 2018\">10<\/a><\/sup>. Le potenzialit\u00e0 del settore sono confermate dalla Commissione Europea che mette in evidenza che il trend occupazionale dell\u2019artigianato e delle professioni basate sul \u201csaper fare con le mani\u201d \u00e8 in crescita e che l\u2019artigianato tradizionale non \u00e8 affatto in via di estinzione. Anzi, se i lavori artigianali coniugano creativit\u00e0, abilit\u00e0 manuale e padronanza delle tecniche da un lato e innovazione, tecnologie digitali e potenzialit\u00e0 della rete dall\u2019altro, sono destinati a crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio europeo attribuisce all\u2019artigianato \u00abla capacit\u00e0 di creare nuove fonti di reddito sia per i tradizionali laboratori a gestione individuale e vendita diretta ai clienti, sia per le piccole imprese artigiane a conduzione familiare che operano a livello locale\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3332\" id=\"identifier_10_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:52015SC0202&amp;from=EN\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dello stesso avviso \u00e8 anche un\u2019analisi sulle\u00a0tendenze occupazionali dei prossimi 10 anni pubblicata a gennaio dalla rivista inglese \u201cThe resident\u201d<sup><a href=\"#footnote_11_3332\" id=\"identifier_11_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.theresident.co.uk\/homes-interiors\/inspiration\/islington-design-district-returns-ldf-2015\/\">12<\/a><\/sup>. L\u2019indagine, condotta fra i centri di ricerca economici del Regno Unito afferma che i prodotti di nicchia, fatti a mano e su misura, sono sempre pi\u00f9 apprezzati e ricercati dal mercato globale. Le operazioni commerciali online, spiega il report inglese, favoriscono la vendita dei manufatti artigianali e delle produzioni su piccola scala, destinate a soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di persone che preferiscono la produzione fatta su misura, locale, biologica (ed ecologica) alla produzione industriale di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il Bureau of Labor Statistics<sup><a href=\"#footnote_12_3332\" id=\"identifier_12_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.bls.gov\/oes\/2017\/may\/oes271012.htm\">13<\/a><\/sup>, i settori artigianali che hanno ottime prospettive sono quello dell\u2019intera filiera della\u00a0manutenzione e riparazione di oggetti di qualsiasi tipo &#8211; favorita dalla sensibilit\u00e0 dell\u2019opinione pubblica ai temi del riuso-riparazione-riduzione rifiuti, quello delle fonti rinnovabili e della coibentazione e isolamento termico degli edifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche secondo lo studio di Ires Piemonte<sup><a href=\"#footnote_13_3332\" id=\"identifier_13_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.ires.it\/files\/upload\/&nbsp;03_2011-\">14<\/a><\/sup>, \u00abla capacit\u00e0 di riparare, rigenerare, ricostruire tipica del mondo artigiano, in antitesi con la filosofia industriale dell\u2019usa-e-getta, \u00e8 oggi pi\u00f9 attuale che mai. Oltretutto le botteghe (artigiane) uniscono spesso il luogo di lavoro con l\u2019abitazione, risolvendo il problema della conciliazione famiglia-lavoro. Anche i luoghi di lavoro del XXI secolo stanno allontanandosi dal vecchio modello della fabbrica industriale anonima e standardizzata e assomigliano sempre di pi\u00f9 alle botteghe artigiane. Questo modello produttivo \u00e8 valido ancora di pi\u00f9 oggi: gli\u00a0\u201cartigiani digitali\u201d, ad esempio, sono quasi sempre free-lance che lavorano da casa, o meglio, nei loro appartamenti iper-tecnologizzati che sono un esempio di bottega artigiana del XXI secolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel terzo millennio, infatti, la bottega artigiana non \u00e8 solo il luogo in cui si producono oggetti di altissima qualit\u00e0 e sono custoditi saperi tramandati di generazione in generazione, ma anche il luogo nel quale oggi c\u2019\u00e8 maggiore\u00a0innovazione e spazio per la creativit\u00e0. L\u2019artigiano, in realt\u00e0, ha sempre innovato: attraverso la creazione e il miglioramento degli utensili, la scelta e sperimentazione di nuovi materiali. Oggi, per\u00f2, gli artigiani sono sempre pi\u00f9 \u201cdigital makers\u201d, connessi con il mondo e tutti gli studi sul futuro del settore concordano sul fatto che il digitale \u00e8 una grande opportunit\u00e0, non solo per l\u2019automazione dei macchinari e la semplificazione delle attivit\u00e0 gestionali e amministrative, ma soprattutto per <em>l\u2019e-commerce<\/em>. Secondo l&#8217;economista Stefano Micelli<sup><a href=\"#footnote_14_3332\" id=\"identifier_14_3332\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Micelli, Futuro artigiano. L&rsquo;innovazione in mano agli italiani, Venezia 2011.\">15<\/a><\/sup> solo coniugando cultura e tecnologia possiamo ridare un senso al lavoro. Se il Made in Italy ha successo \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un legame con una cultura straordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u0300 l\u2019avvento di un nuovo artista\/artigiano che ha saputo introdurre nel proprio lavoro tutte le componenti di un\u2019impresa moderna: la qualit\u00e0 del progetto, le tecniche e i procedimenti innovativi, la comunicazione e la commercializzazione.<\/p>\n<p>* Le foto delle Figg. 13-20 sono di P. Li Vigni.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3332\" class=\"footnote\">Alcune pubblicazioni sul tema delle attivit\u00e0 produttive artigianali e della cultura materiale della Sicilia precedenti la ricerca sull\u2019artigianato nel Centro storico di Palermo: A.M. Fundar\u00f2<em>, La lenta morte del Centro storico<\/em>, in \u201cIl Mediterraneo\u201d, 1977, n. 11\/12, pp. 25-31; A.M. Fundar\u00f2, <em>Design e cultura materiale, la produzione industriale del palermitano tra la fine dell\u2019800 e l\u2019inizio del \u2018900,<\/em> in<em> La cultura materiale in Sicilia<\/em>, Atti del 1\u00b0 Congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Palermo, 12-15 gennaio 1978), Palermo 1980; A.M. Fundar\u00f2, <em>Una fonderia nella citt\u00e0, le attivit\u00e0 produttive nel centro storico di Palermo<\/em>, in \u201cIl Mediterraneo\u201d, 1978, n. 1 \/ 2 \/ 3; A.M. Fundar\u00f2, <em>Strumenti, tecniche, oggetti della produzione artigianale a Palermo, oggi<\/em>, in <em>I mestieri. Organizzazione Tecniche Linguaggi<\/em>, Atti del 2\u00b0 Congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Palermo 26-29 marzo 1980), Palermo 1984, pp. 279-288; A.M. Fundar\u00f2<em>, La via siciliana al buon design<\/em>, in \u201cModo\u201d, n. 31, luglio-agosto 1980, pp. 27-29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo<\/em>, Palermo 1981, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, M. Argentino, <em>Come si faceva una casa per rubare energia alla terra<\/em>, in \u201cModo\u201d, n. 23, 1978, pp. 53-56.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il design oggi in Italia tra produzione, consumo e qualcos&#8217;altro, <\/em>in<em> Il design oggi in Italia tra produzione, consumo e qualcos&#8217;altro<\/em>, Atti del Convegno (Napoli, 27-28 giugno 1982), Milano 1983, pp. 21-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il lavoro artigiano<\/em>\u2026, 1981, p. 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il lavoro artigiano<\/em>&#8230;, 1981, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il lavoro artigiano<\/em>&#8230;, 1981, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2,<em> Cultura materiale e centro storico di Palermo: un contributo di analisi dal corso di disegno industriale della Facolt\u00e0 di Architettura di Palermo<\/em> (presentazione della mostra omonima alla Camera di Commercio di Palermo),\u00a020 marzo 1978.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3332\" class=\"footnote\">A.M. Fundar\u00f2, <em>Il lavoro artigiano nel centro storico di Palermo<\/em>, a cura di G. Ragonesi, Palermo 1997.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3332\" class=\"footnote\">http:\/\/www.byterfly.eu\/islandora\/object\/librib%3A386896#page\/68\/mode\/2up, novembre 2018<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3332\" class=\"footnote\">https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:52015SC0202&amp;from=EN<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3332\" class=\"footnote\">https:\/\/www.theresident.co.uk\/homes-interiors\/inspiration\/islington-design-district-returns-ldf-2015\/<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3332\" class=\"footnote\">https:\/\/www.bls.gov\/oes\/2017\/may\/oes271012.htm<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3332\" class=\"footnote\">https:\/\/www.ires.it\/files\/upload\/\u00a003_2011-<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3332\" class=\"footnote\">S. Micelli, <em>Futuro artigiano. L\u2019innovazione in mano agli italiani, <\/em>Venezia 2011.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3332\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>angelo.pantina@unipa.it Artigianato e Design. Antiche tradizioni e nuove opportunit\u00e0 DOI: 10.7431\/RIV18102018 Il forte interesse intorno alle arti applicate, che si registra in continua crescita, testimoniato <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3332\" title=\"Angelo Pantina\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3406,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3332"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3332"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3332\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3425,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3332\/revisions\/3425"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3332"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}