{"id":3330,"date":"2018-12-29T20:56:28","date_gmt":"2018-12-29T20:56:28","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3330"},"modified":"2019-06-28T20:11:28","modified_gmt":"2019-06-28T20:11:28","slug":"antonella-capitanio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3330","title":{"rendered":"Antonella Capitanio"},"content":{"rendered":"<p>antonella.capitanio@unipi.it<\/p>\n<h3>L\u2019arte orafa nelle pagine di &#8220;Cellini&#8221;<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV18092018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ottobre 1940, mentre l\u2019Italia ormai entrata in guerra apre un nuovo fronte decidendo di invadere la Grecia, esce il primo numero di un nuovo periodico: \u00abCellini\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_3330\" id=\"identifier_0_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La pubblicazione prosegu&igrave; incredibilmente fino al precipitare della situazione bellica e politica in Italia nel 1943: solo per&ograve; la prima annata &ndash; ottobre 1940-settembre 1941 &ndash; ebbe dodici fascicoli a cadenza regolare, mentre in seguito ne furono accorpate cinque mensilit&agrave; e l&rsquo;ultimo numero &ndash; l&rsquo;ottavo della terza annata &ndash; usc&igrave; nel maggio 1943.\">1<\/a><\/sup>. Il sottotitolo <em>rivista dell\u2019artigianato italiano<\/em> chiarisce come non fosse dedicata univocamente all\u2019arte orafa, ma che nel nome di questo personaggio d\u2019eccezione si volesse far cadere la distinzione gerarchica tra arte e artigianato, scopo chiarito nel primo numero non solo nell\u2019articolo programmatico del direttore Piero Gazzotti<sup><a href=\"#footnote_1_3330\" id=\"identifier_1_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esponente del partito fascista, fu segretario federale a Torino dal 1934 al 1940, mantenendo buoni rapporti con l&rsquo;ambiente imprenditoriale: cfr. V. Sgambati, Il regime fascista a Torino, in Storia di Torino, VIII, Dalla Grande Guerra alla Liberazione, a cura di N. Tranfaglia, Torino 1998, pp. 247-251 (181-261).\">2<\/a><\/sup>, ma anche in diversi degli altri contributi presenti, in particolare quelli dovuti al critico d\u2019arte Marino Lazzari e allo scultore Antonio Maraini<sup><a href=\"#footnote_2_3330\" id=\"identifier_2_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Lazzari, Arte e artigianato nell&rsquo;azione del regime, in &ldquo;Cellini&rdquo;, 1, 1940, pp. 17-19 e A. Maraini, Artisti e artigiani, in &ldquo;Cellini&rdquo;, 1, 1940, pp. 21-22.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A pubblicarla erano la Federazione nazionale fascista degli artigiani e l\u2019Ente nazionale fascista per l\u2019artigianato e le piccole industrie (E.N.F.A.P.I.), istituzione quest\u2019ultima che portava quindi a porre l\u2019accento anche su un necessario rapporto con la produzione industriale, esplicitato ugualmente nel primo numero dall\u2019allora presidente di Confindustria Giuseppe Volpi di Misurata<sup><a href=\"#footnote_3_3330\" id=\"identifier_3_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Volpi di Misurata, Tradizione antica e moderna nell&rsquo;artigianato, in &ldquo;Cellini&rdquo;, 1, 1940, pp. 9-10. Per l&rsquo;attenzione del regime a questo tema si veda Bottai e la Mostra dell&rsquo;Istruzione Tecnica del 1936-&rsquo;37, a cura di D. De Angelis, Roma 2011, p. 10.\">4<\/a><\/sup>: una realt\u00e0 peraltro che si era andata affermando \u2013 almeno fuori d\u2019Italia \u2013 gi\u00e0 dal pieno Ottocento, se in una delle pubblicazioni edite in occasione dell\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1867 si poteva leggere \u00abSe Benvenuto Cellini ritornasse al mondo, l\u2019artista si farebbe industriale. Si direbbe la ditta Benvenuto Cellini, come si dice la ditta Christofle o la ditta Froment-Meurice\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3330\" id=\"identifier_4_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Ducuing, L&rsquo;oreficeria Christofle, in L&rsquo;esposizione Universale del 1867 Illustrata, Milano 1867, p. 710.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte orafa continua dunque ad essere accreditata come una guida comune, secondo la tradizione \u2013 ricordata da Roberto Papini nell\u2019articolo dedicato a Cellini stesso \u2013 che ha visto molti grandi artisti formarsi in tale tecnica e poi affermarsi in altri campi delle arti visive<sup><a href=\"#footnote_5_3330\" id=\"identifier_5_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Papini, Benvenuto, povero orefice, in &ldquo;Cellini&rdquo;, 1, 1940, pp. 11-16.\">6<\/a><\/sup>: emblematica in questo senso la copertina del fascicolo di gennaio 1941 (<a href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cap01.jpg\">Fig. 1<\/a>), in cui da una corazza cesellata cinquecentesca fuoriesce un leggero tessuto a minuti disegni astratti, sul quale poggia uno stilizzato vaso altrettanto in linea con le proposte dei designer contemporanei<sup><a href=\"#footnote_6_3330\" id=\"identifier_6_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1941, n. 4. La copertina &egrave; firmata dall&rsquo;architetto Fernando Puccioni, che ritroviamo come grafico anche tra i partecipanti al concorso per il calendario del Partito Nazionale Fascista di quello stesso anno (cfr. &ldquo;Le Arti&rdquo;, 1940-41, n. 1, p. X).\">7<\/a><\/sup>.\u00a0 Gli interventi sull\u2019attualit\u00e0 di questo settore sono incentrati in particolare sull\u2019utilizzo di materiali autarchici, che da obbligata necessit\u00e0 diviene occasione di nuovi stimoli inventivi, come nel caso delle tavole con disegni di gioielli in materiali non preziosi firmate da Emma Calderini, Umberto Zimelli e Ugo Blasi<sup><a href=\"#footnote_7_3330\" id=\"identifier_7_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1941, n. 2, tavole tra p. 4 e 5.\">8<\/a><\/sup>: e se la prima vede storicamente legare il proprio nome ai costumi di scena e il secondo alla ceramica e all\u2019illustrazione grafica, Blasi \u00e8 un disegnatore-progettista strutturato all\u2019interno dell\u2019E.N.F.A.P.I.<sup><a href=\"#footnote_8_3330\" id=\"identifier_8_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la Calderini si veda la relativa voce in G. Vaccaro,&nbsp;Panorama biografico degli Italiani d&rsquo;oggi, Roma 1957, p. 260; su Zimelli: R. Ricci, Umberto Zimelli a 25 anni dalla morte, in &ldquo;La Pie&rdquo;, 66, 1998, 1, pp. 26-28; per Blasi: E. Longo, Un ricordo di Ugo Blasi (1907-1992). Appunti di lavoro dall&rsquo;Italia centro-meridionale di un funzionario del servizio artistico dell&rsquo;E.N.A.P.I., in &ldquo;Faenza&rdquo;, 86, 1996, pp. 67-77.\">9<\/a><\/sup>, cui si deve ad esempio anche l\u2019ideazione di una brocca con bacile in foggia di stilizzato uccello, realizzata in \u201cmetallo autarchico\u201d dall\u2019argentiere milanese Giuseppe Melocchi<sup><a href=\"#footnote_9_3330\" id=\"identifier_9_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1941, n. 1, p. 2.\">10<\/a><\/sup> o di spille, fermagli e fibbie in pietre chimiche realizzate da Ennio Firpi che illustrano un articolo dedicato dallo stesso Blasi all\u2019utilizzo in oreficeria di materie vili, tra cui si segnala la galalite di due spille della ditta Pavesi di Milano<sup><a href=\"#footnote_10_3330\" id=\"identifier_10_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. Blasi, Il gioiello senza impiego di materie preziose e il suo orientamento artistico, in &ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1941, n. 2, pp. 5-7: tali ornamenti erano stati esposti nella sezione dell&rsquo;E.N.F.A.P.I. alla Triennale di Milano del 1936, come testimoniato da foto conservate nell&rsquo;Archivio Storico di quest&rsquo;ultima istituzione http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3u030-0002635\/.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sollecitazioni volte a un rinnovamento del gusto coinvolgono parimenti anche tecniche e materiali tradizionali, come ad esempio la lavorazione del corallo, \u201cmateria italianissima\u201d, di cui si propongono innovativi disegni elaborati dalla stessa ENFAPI<sup><a href=\"#footnote_11_3330\" id=\"identifier_11_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Ferraccio, Il corallo: materia artigiana e italianissima, in &ldquo;Cellini&rdquo;, III, 1943, n. 4, pp. 21-26.\">12<\/a><\/sup> o della filigrana d\u2019argento, di cui vengono proposti progetti su lucido (<a href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cap02.jpg\">Fig. 2<\/a>) \u2013 dunque di diretta finalit\u00e0 operativa \u2013 con elaborazioni che vanno nel senso di composizioni geometriche astratte, dovute a Eugenio Fegarotti, un altro dei personaggi di pi\u00f9 costante e duratura attivit\u00e0 nell\u2019ambito della progettazione per le arti applicate promossa dall\u2019ENFAPI<sup><a href=\"#footnote_12_3330\" id=\"identifier_12_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda l&rsquo;accurata, ricchissima voce scritta da Elena Longo per il Dizionario Biografico degli Italiani (vol. 46, 1996).\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli artisti contemporanei di pi\u00f9 generale risonanza emerge dalle pagine di \u201cCellini\u201d solo il nome di Mirko Basaldella, che si misura con l\u2019oreficeria sacra declinando in un plasticare prezioso nella modalit\u00e0 oltre che nel materiale i rilievi di una croce d\u2019argento, unica illustrazione dell\u2019articolo di mons. Giovanni Costantini incentrato sul rapporto tra arte sacra e artigianato<sup><a href=\"#footnote_13_3330\" id=\"identifier_13_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Costantini, Arte sacra e artigianato, in &ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1940, n. 2, p. 9. Sul dibattito dell&rsquo;epoca relativo allo scadimento della qualit&agrave; degli oggetti d&rsquo;uso liturgico si veda A. Capitanio, Committenza per il culto ieri e oggi: tra argenti e stoffe, in DeiSeign 08. Il Sacro e l&rsquo;Arte Oggi, a cura di L. Favretto, I. Violino, L. Marino, Cuneo 2008, pp. 166-167.\">14<\/a><\/sup>: una modalit\u00e0 del suo fare scultura che si esalta nel piccolo formato, come conferma una serie di cerniere, chiavi e toppe da serratura in argento ideate per un mobile disegnato dall\u2019architetto udinese Ermes Midena (<a href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cap03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_14_3330\" id=\"identifier_14_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alcune piccole fusioni di Mirko Basaldella, in &ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1942, n. 7, pp. 14-15.\">15<\/a><\/sup>. All\u2019articolo di mons. Costantini, storico direttore della rivista \u201cArte Cristiana\u201d che dal 1943 sarebbe divenuto presidente della Pontificia Commissione d\u2019Arte Sacra, ne segu\u00ec uno di identico titolo firmato da Andrea Lazzarini<sup><a href=\"#footnote_15_3330\" id=\"identifier_15_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Lazzarini, Arte sacra e artigianato, in &ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1940, n. 3, pp. 30-33.\">16<\/a><\/sup>, che come illustrazioni di argenti liturgici di rigorosa essenzialit\u00e0 di forme vede un turibolo realizzato dalla ditta Politi di Milano su disegno dell\u2019architetto Paolo Buffa e un insieme composto da calice, ostensorio e pisside della ditta Valerio e Martini di Udine, singolarmente tacendo il nome del prestigioso ideatore, Vittorio Zecchin, cui si pu\u00f2 fortunatamente risalire grazie al fatto che i tre oggetti erano stati gi\u00e0 pubblicati diversi anni prima da Roberto Papini in quell\u2019eccezionale repertorio di immagini che \u00e8 tuttora<em> <\/em><em>Le arti d\u2019oggi, architettura e arti decorative in Europa<\/em>, dove oltre all\u2019autorialit\u00e0 di Zecchin si precisava che erano stati \u201ceditati\u201d proprio dall\u2019Ente Nazionale per le Piccole Imprese, informazione ancor pi\u00f9 stranamente taciuta sulla rivista che, come detto, di tale Ente era emanazione, con l\u2019evidente intento di mettere in primo piano l\u2019impegno produttivo della ditta udinese<sup><a href=\"#footnote_16_3330\" id=\"identifier_16_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Papini, Le arti d&rsquo;oggi, architettura e arti decorative in Europa, Milano 1930, fig. 385. Sull&rsquo;attivit&agrave; della ditta Valerio e Martini si veda I. Reale, Le arti a Udine nel Novecento, Venezia 2001, p. 419.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a fornire un significativo panorama contemporaneo, \u201cCellini\u201d offre anche una selezione di <em>exempla<\/em> storici: nella struttura della rivista \u00e8 presente infatti una sezione dapprima intitolata \u201cCapolavori del passato\u201d e poi \u201cTestimonianze\u201d<sup><a href=\"#footnote_17_3330\" id=\"identifier_17_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il primo titolo compare inizialmente come &ldquo;Capolavori dell&rsquo;artigianato d&rsquo;altri tempi&rdquo; in seguito semplificato in &ldquo;Capolavori dell&rsquo;artigianato&rdquo;, mentre &ldquo;Testimonianze&rdquo; presenta sia opere del passato che contemporanee, cos&igrave; che ad esempio ci troviamo pubblicato un vaso in metallo martellato dall&rsquo;artigiano Lorenzo Guerrini su disegno di Giovanni Battista De Salvo (&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1941, n. 12, p. 2), che la presenza di una foto nell&rsquo;Archivio della Triennale di Milano testimonia esposto alla sesta edizione del 1936 proprio nella gi&agrave; citata sezione dell&rsquo;E.N.F.A.P.I. http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3u030-0002619\/\">18<\/a><\/sup>, in cui vengono proposte opere trascelte con \u00abil solo scopo di educare al gusto, di stimolare la fantasia dei nostri artigiani e ricordare ad essi la produzione eccellente realizzata in ogni ramo delle arti decorative\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_3330\" id=\"identifier_18_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1940, n. 1, p. 26.\">19<\/a><\/sup>, in generale documentate da foto dell\u2019archivio Alinari accompagnate da brevi testi meramente descrittivi o addirittura dalla sola didascalia limitata a nome dell\u2019oggetto, luogo di conservazione e individuazione temporale. Di norma l\u2019esempio \u00e8 unico, ma nel primo numero le immagini sono quattro, di cui le prime due di lavori orafi: la parte centrale dell\u2019altare argenteo del Battistero di Firenze con la statua di San Giovanni Battista e la coperta di evangeliario nota come Pace di Chiavenna<sup><a href=\"#footnote_19_3330\" id=\"identifier_19_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">20<\/a><\/sup>, con un accostamento visivo di tutte le principali tecniche orafe \u2013 sbalzo, cesello, fusione, smalto, glittica \u2013 che verr\u00e0 riproposto due numeri dopo a corredo dell\u2019articolo di Antonio Santangelo intitolato \u201cTradizione dell\u2019artigianato\u201d in cui torna un\u2019altra parte dell\u2019altare fiorentino \u2013 il fianco con la <em>Decollazione del Battista<\/em> di Verrocchio \u2013 associata al reliquiario bizantino della Santa Croce conservato nel Tesoro della Basilica di San Marco a Venezia<sup><a href=\"#footnote_20_3330\" id=\"identifier_20_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1941, n. 3, pp. 16-17.\">21<\/a><\/sup>. I successivi \u201cCapolavori\u201d orafi proposti sono il reliquiario di San Giacomo della Cattedrale di Zara<sup><a href=\"#footnote_21_3330\" id=\"identifier_21_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, I, 1941, n. 8, p. 9. La pagina segue l&rsquo;articolo di Renato Giovannini, L&rsquo;artigianato della Slovenia e della Dalmazia, (pp. 5-8), senza per&ograve; alcun riferimento reciproco.\">22<\/a><\/sup>, la croce-reliquiario del Duomo di Cosenza<sup><a href=\"#footnote_22_3330\" id=\"identifier_22_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1942, n. 4, p. 5.\">23<\/a><\/sup>, la patena d\u2019alabastro del Tesoro della Basilica di San Marco a Venezia<sup><a href=\"#footnote_23_3330\" id=\"identifier_23_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1942, n. 5-6, p. 14.\">24<\/a><\/sup>, il calice bizantino dello stesso Tesoro<sup><a href=\"#footnote_24_3330\" id=\"identifier_24_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, II, 1942, n. 9, p. 11.\">25<\/a><\/sup> e la croce di Lunata, localit\u00e0 nei pressi di Lucca (<a href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/cap04.jpg\">Fig. 4<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_25_3330\" id=\"identifier_25_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Cellini&rdquo;, III, 1943, n. 8, p. 2.\">26<\/a><\/sup>: se negli altri casi le motivazioni della selezione dell\u2019opera sono sempre facilmente intuibili, quest\u2019ultima scelta \u2013 definitivamente ultima, visto che col numero su cui comparve cesser\u00e0 la pubblicazione della rivista \u2013 \u00e8 abbastanza sorprendente, trattandosi di un\u2019opera semplicemente in argento sbalzato, non perfettamente conservata e non legata ad un contesto celebre. Oggi sappiamo che fu elaborata nell\u2019ambito della articolata cultura orafa lucchese di primissimo Quattrocento da Bartolomeo Stefani, maestro al servizio dell\u2019allora Signore della citt\u00e0 Paolo Guinigi, e che fu oggetto di reiterati interventi nel tempo<sup><a href=\"#footnote_26_3330\" id=\"identifier_26_3330\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla precisazione attributiva dell&rsquo;opera si veda A. Capitanio, La croce di Lunata, in Oreficeria sacra a Lucca dal XIII al XV secolo, a cura di C. Baracchini, Firenze 1993, pp. 457-461, e A. Capitanio, in I Tesori della Cattedrale. I. La Croce dei Pisani, a cura di P. Bertoncini Sabatini e M. Lucchesi, Lucca 2017, p. nn. [22].\">27<\/a><\/sup>, ma all\u2019epoca non godeva di nessuna voce bibliografica: solo grazie alla documentazione fotografica fattane da Alinari, verosimilmente in occasione della <em>Esposizione<\/em> <em>di arte e industria antica<\/em> tenutasi a Lucca nel 1893, i redattori di \u00abCellini\u00bb seppero dunque enuclearla da una folla anonima di oggetti orafi disseminati nel territorio, con ci\u00f2 testimoniando indirettamente l\u2019importanza di quella cultura visiva che si proponevano di diffondere con la loro rivista.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3330\" class=\"footnote\">La pubblicazione prosegu\u00ec incredibilmente fino al precipitare della situazione bellica e politica in Italia nel 1943: solo per\u00f2 la prima annata \u2013 ottobre 1940-settembre 1941 \u2013 ebbe dodici fascicoli a cadenza regolare, mentre in seguito ne furono accorpate cinque mensilit\u00e0 e l\u2019ultimo numero \u2013 l\u2019ottavo della terza annata \u2013 usc\u00ec nel maggio 1943.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3330\" class=\"footnote\">Esponente del partito fascista, fu segretario federale a Torino dal 1934 al 1940, mantenendo buoni rapporti con l\u2019ambiente imprenditoriale: cfr. V. Sgambati, <em>Il regime fascista a Torino<\/em>, in <em>Storia di Torino<\/em>, VIII, <em>Dalla Grande Guerra alla Liberazione<\/em>, a cura di N. Tranfaglia, Torino 1998, pp. 247-251 (181-261).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3330\" class=\"footnote\">M. Lazzari, <em>Arte e artigianato nell\u2019azione del regime<\/em>, in \u201cCellini\u201d, 1, 1940, pp. 17-19 e A. Maraini, <em>Artisti e artigiani<\/em>, in \u201cCellini\u201d, 1, 1940, pp. 21-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3330\" class=\"footnote\">G. Volpi di Misurata, <em>Tradizione antica e moderna nell\u2019artigianato<\/em>, in \u201cCellini\u201d, 1, 1940, pp. 9-10. Per l\u2019attenzione del regime a questo tema si veda<em> Bottai e la Mostra dell&#8217;Istruzione Tecnica del 1936-&#8217;37<\/em>, a cura di D. De Angelis, Roma 2011, p. 10.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3330\" class=\"footnote\">F. Ducuing, <em>L\u2019oreficeria Christofle<\/em>, in <em>L\u2019esposizione Universale del 1867 Illustrata<\/em>, Milano 1867, p. 710.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3330\" class=\"footnote\">R. Papini, <em>Benvenuto, povero orefice<\/em>, in \u201cCellini\u201d, 1, 1940, pp. 11-16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, I, 1941, n. 4. La copertina \u00e8 firmata dall\u2019architetto Fernando Puccioni, che ritroviamo come grafico anche tra i partecipanti al concorso per il calendario del Partito Nazionale Fascista di quello stesso anno (cfr. \u201cLe Arti\u201d, 1940-41, n. 1, p. X).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, I, 1941, n. 2, tavole tra p. 4 e 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3330\" class=\"footnote\">Per la Calderini si veda la relativa voce in G. Vaccaro,\u00a0<em>Panorama biografico degli Italiani d\u2019oggi<\/em>, Roma 1957, p. 260; su Zimelli: R. Ricci, <em>Umberto Zimelli a 25 anni dalla morte<\/em>, in \u201cLa Pie\u201d, 66, 1998, 1, pp. 26-28; per Blasi: E. Longo, <em>Un ricordo di Ugo Blasi (1907-1992). Appunti di lavoro dall\u2019Italia centro-meridionale di un funzionario del servizio artistico dell\u2019E.N.A.P.I.<\/em>, in \u201cFaenza\u201d, 86, 1996, pp. 67-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, II, 1941, n. 1, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3330\" class=\"footnote\">U. Blasi, <em>Il gioiello senza impiego di materie preziose e il suo orientamento artistico<\/em>, in<em> <\/em>\u201cCellini\u201d, II, 1941, n. 2, pp. 5-7: tali ornamenti erano stati esposti nella sezione dell\u2019E.N.F.A.P.I. alla Triennale di Milano del 1936, come testimoniato da foto conservate nell\u2019Archivio Storico di quest\u2019ultima istituzione http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3u030-0002635\/.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3330\" class=\"footnote\">R. Ferraccio, <em>Il corallo: materia artigiana e italianissima<\/em>, in \u201cCellini\u201d, III, 1943, n. 4, pp. 21-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3330\" class=\"footnote\">Si veda l\u2019accurata, ricchissima voce scritta da Elena Longo per il <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em> (vol. 46, 1996).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3330\" class=\"footnote\">G. Costantini, <em>Arte sacra e artigianato<\/em>, in \u201cCellini\u201d, I, 1940, n. 2, p. 9. Sul dibattito dell\u2019epoca relativo allo scadimento della qualit\u00e0 degli oggetti d\u2019uso liturgico si veda A. Capitanio, <em>Committenza per il culto ieri e oggi: tra argenti e stoffe<\/em>, in <em>DeiSeign 08. Il Sacro e l\u2019Arte Oggi<\/em>, a cura di L. Favretto, I. Violino, L. Marino, Cuneo 2008, pp. 166-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3330\" class=\"footnote\"><em>Alcune piccole fusioni di Mirko Basaldella<\/em>, in \u201cCellini\u201d, II, 1942, n. 7, pp. 14-15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3330\" class=\"footnote\">A. Lazzarini, <em>Arte sacra e artigianato<\/em>, in \u201cCellini\u201d, I, 1940, n. 3, pp. 30-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3330\" class=\"footnote\">R. Papini, <em>Le arti d\u2019oggi, architettura e arti decorative in Europa<\/em>, Milano 1930, fig. 385. Sull\u2019attivit\u00e0 della ditta Valerio e Martini si veda I. Reale, <em>Le arti a Udine nel Novecento<\/em>, Venezia 2001, p. 419.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3330\" class=\"footnote\">Il primo titolo compare inizialmente come \u201cCapolavori dell\u2019artigianato d\u2019altri tempi\u201d in seguito semplificato in \u201cCapolavori dell\u2019artigianato\u201d, mentre \u201cTestimonianze\u201d presenta sia opere del passato che contemporanee, cos\u00ec che ad esempio ci troviamo pubblicato un vaso in metallo martellato dall\u2019artigiano Lorenzo Guerrini su disegno di Giovanni Battista De Salvo (\u201cCellini\u201d, I, 1941, n. 12, p. 2), che la presenza di una foto nell\u2019Archivio della Triennale di Milano testimonia esposto alla sesta edizione del 1936 proprio nella gi\u00e0 citata sezione dell\u2019E.N.F.A.P.I. http:\/\/www.lombardiabeniculturali.it\/fotografie\/schede\/IMM-3u030-0002619\/<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, I, 1940, n. 1, p. 26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3330\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, I, 1941, n. 3, pp. 16-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, I, 1941, n. 8, p. 9. La pagina segue l\u2019articolo di Renato Giovannini, <em>L\u2019artigianato della Slovenia e della Dalmazia<\/em>, (pp. 5-8), senza per\u00f2 alcun riferimento reciproco.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, II, 1942, n. 4, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, II, 1942, n. 5-6, p. 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, II, 1942, n. 9, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3330\" class=\"footnote\">\u201cCellini\u201d, III, 1943, n. 8, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3330\" class=\"footnote\">Sulla precisazione attributiva dell\u2019opera si veda A. Capitanio, <em>La croce di Lunata<\/em>, in <em>Oreficeria sacra a Lucca dal XIII al XV secolo<\/em>, a cura di C. Baracchini, Firenze 1993, pp. 457-461, e A. Capitanio, in <em>I Tesori della Cattedrale. I. La Croce dei Pisani<\/em>, a cura di P. Bertoncini Sabatini e M. Lucchesi, Lucca 2017, p. nn. [22].<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3330\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>antonella.capitanio@unipi.it L\u2019arte orafa nelle pagine di &#8220;Cellini&#8221; DOI: 10.7431\/RIV18092018 Nell\u2019ottobre 1940, mentre l\u2019Italia ormai entrata in guerra apre un nuovo fronte decidendo di invadere la <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3330\" title=\"Antonella Capitanio\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3406,"menu_order":10,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3330"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3424,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3330\/revisions\/3424"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}