{"id":3318,"date":"2018-12-29T20:45:34","date_gmt":"2018-12-29T20:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3318"},"modified":"2019-06-28T20:09:36","modified_gmt":"2019-06-28T20:09:36","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3318","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@argosvd.eu<\/p>\n<h3>Leonardo da Vinci tra mappamondi, pietre dure e cristalli milanesi (e Caradosso)<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV18032018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su un foglio databile al secondo periodo fiorentino, verso il 1504-1505 (CA, f. 331, ex 120 r-d), Leonardo ci lascia un promemoria in cui menziona un \u00abmapamondo\u00bb di sua propriet\u00e0 &#8211; un globo terrestre o forse una rappresentazione bidimensionale della terra &#8211;<sup><a href=\"#footnote_0_3318\" id=\"identifier_0_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;evoluzione semantica del vocabolo mappamondo, cfr. M. Kupfer, The Lost Wheel Map of Ambrogio Lorenzetti, in &ldquo;Art Bulletin&rdquo;, 78, 1996, pp. 286-310 (a pp. 291-300). Sui codici di Leonardo, cfr. C. Vecce, &ldquo;Scritti&rdquo; di Leonardo da Vinci, in Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere, vol. I, a cura di A. Asor Rosa, Torino 1992, pp. 4-35.\">1<\/a><\/sup>, lasciato nelle mani di Giovanni Benci (\u00abEl mio mappamondo che ha Giovanni Benci\u00bb). Il manoscritto si lega a un altro analogo <em>memorandum <\/em>(Ar, ff. 190v- 191r), forse posteriore di qualche mese, in cui troviamo ripetuta l\u2019annotazione (\u00abMapamondo de\u2019 Benci\u00bb) e, in un altro punto, citato nuovamente l\u2019amico, questa volta collegato a un \u00ablibro\u00bb sulle pietre dure, anch\u2019esso posseduto dal Vinci (\u00abGiovanni Benci, el libro mio de\u2019 diaspri\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_1_3318\" id=\"identifier_1_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Villata, Leonardo da Vinci. I documenti e le testimonianze contemporanee, Milano 1999, n. 214, p. 181; n. 215, p. 183 (con bibliografia precedente); C. Vecce, La biblioteca perduta. I libri di Leonardo, Roma 2017, pp. 49, 72-73. Giovanni Benci (fratello di Ginevra, ritratta da Leonardo) gli tiene in custodia anche il dipinto incompiuto con l&rsquo;Adorazione de Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi), commissionatagli dai monaci di San Donato a Scopeto (C. Vecce, Leonardo, Roma 1998, pp. 51, 216-217, 221-222); vedi anche Y. Rebouard- E. Ragni, Benci, Amerigo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 8, Roma 1966, consultato on line.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione cartografica e la rappresentazione della sfera costituiscono come \u00e8 noto due degli argomenti ai quali Leonardo dedic\u00f2 parte delle sue prodigiose energie intellettuali, tornati recentemente alla ribalta grazie alla scoperta del globo formato dall\u2019unione di due met\u00e0 di uova di struzzo (dal diametro di circa 11 cm), che si vorrebbe eseguito dal Vinci intorno al 1504, con miniaturizzata la carta geografica terreste e nomi moderni delle aree raffigurate, preziosa testimonianza dell\u2019esistenza dell\u2019America del Sud<sup><a href=\"#footnote_2_3318\" id=\"identifier_2_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Misinne, The da Vinci Globe, Cambridge Scholars Publishing 2018 (con bibliografia). Cfr. almeno: M. Fiorini, Il mappamondo di Leonardo da Vinci ed altre consimili mappe, Roma 1894; M. Baratta, Leonardo da Vinci e la cartografia, Voghera 1912; Leonardo artista delle macchine e cartografo, a cura di R. Campioni, presentazione di C. Pedretti, Firenze 1994; C. Pedretti, Leonardo &amp; io, Milano 2008, pp. 278-279, 516-517, 586-587.\">3<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig.1. &lt;i&gt;Globo terrestre&lt;\/i&gt;, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>) \u00a0Oltre a conoscere bene la <em>Cosmografia <\/em>di Tolomeo, di cui aveva una copia a stampa che potrebbe essere quella edita a Vicenza nel 1475, o quella bolognese del 1477 (corredata dalle mappe incise di Taddeo Crivelli) se non quella pubblicata a Ulm nel 1482 da Lienhart Holl, stampata su carta procurata a Milano da Ambrogio Caimi, Leonardo tra gli ultimi disegni portati ad Amboise conservava il famoso schema di un mappamondo (W, ff. 01393, 01393 bis), cui lavora probabilmente mentre \u00e8 a Roma (circa 1515), che fa parte dei suoi studi sullo sviluppo in piano della sfera in settori triangolari a lati curvi<sup><a href=\"#footnote_3_3318\" id=\"identifier_3_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Leonardo da Vinci. Scritti letterari, a cura di A. Marinoni, Milano 1991, p. 248; D. Kiang, The &laquo;Mappamondo&raquo; in Bramante&rsquo;s Heraclitus and Democritus, in &ldquo;Achademia Leonardi Vinci&rdquo;, V, 1992, pp. 128-135 (a pp. 133-134); Leonardo da Vinci, Scritti, a cura di C. Vecce, Milano 1992, n. 88, p. 260; C. Pyle, Philosophy and Culture: The two philosophers and related Themes in Milano and Europe around 1500, in Eadem, Milan and Lombardy in the Renaissance: Essays in cultural History, Roma 1997, pp. 203-222; F. Frosini, in La mente di Leonardo. Nel laboratorio del genio universale, a cura di P. Galluzzi, catalogo della mostra (Firenze 2006-2007), Firenze 2006, scheda n. III.1C.b, p. 141; F. Barbieri, in &ldquo;La Bibliofilia&rdquo;, vol. 81, n. 3, 1979, pp. 293-295 (a pp. 294-295).\">4<\/a><\/sup>. Nel foglio di Windsor egli presenta gli emisferi suddivisi in quattro spicchi, con nomi dei luoghi scritti forse dall\u2019allievo Francesco Melzi, in cui risulta il termine \u00abAmerica\u00bb, attribuito dal geografo tedesco Martin Waldseem\u00fcller dopo la diffusione delle lettere di Amerigo Vespucci<sup><a href=\"#footnote_4_3318\" id=\"identifier_4_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Leonardo &egrave; coetaneo di Amerigo Vespucci, le cui relazioni dei viaggi (inviate al gonfaloniere Pier Soderini dal 1500 al 1504) sono subito pubblicate a Firenze a altrove; nel codice Ar, f. 132v (1504-1505 circa) il Vinci rinvia a Giorgio Antonio Vespucci, zio di Amerigo, cfr. C. Pedretti, Leonardo&hellip;, 2008, pp. 588-589; C. Vecce, &ldquo;Pianta d&rsquo;Ellefante d&rsquo;India&rdquo;: L&rsquo;&ldquo;Angelo incarnato&rdquo; come Shiva- Dioniso, in Leonardo da Vinci. L&rsquo;angelo incarnato&rdquo; &amp; Salai. The &laquo;angel in flesh&raquo; and Salai, a cura di C. Pedretti, Poggio a Caiano 2009, pp. 355-368; T. Lester, La mappa perduta. Storia della carta che cambi&ograve; i confini del mondo, Milano 2010 (la mappa di Waldseem&uuml;ller, stampata nel 1507, &egrave; la prima testimonianza a noi nota della parola &laquo;America&raquo;); C. Vecce, In margine alla prima lettera di Andrea Corsali (Leonardo in India), in Ai confini della letteratura. Atti della giornata in onore di Mario Pozzi (Morgex, 4 maggio 2012), a cura di J.L. Fournel, R. Gorris Camos, E. Mattioda, Torino 2015, pp. 69-83.\">5<\/a><\/sup>, una sorta di doppio quadrifoglio, da ritagliare e incollare su un globo di supporto, ma anche, credo, da usarsi come una specie di \u2018cartone\u2019, per delineare rappresentazioni geografiche su mappamondi, magari in cristallo di rocca (<a title=\"Fig. 2. Leonardo da Vinci, &lt;i&gt;Schema di un mappamondo&lt;\/i&gt;, Windsor, Royal Library, ff. 01393, 01393 bis.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019appunto nel Codice Ar. veniamo, infatti, a conoscenza di un altro tema che attrasse l\u2019attenzione di Leonardo: quello delle pietre dure, materiali citati frequentemente dal maestro nei suoi scritti<sup><a href=\"#footnote_5_3318\" id=\"identifier_5_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo tema ha per&ograve; attratto poco gli studiosi che hanno preferito concentrarsi su altri aspetti dell&rsquo;opera vinciana, cfr. H. Ost, Leonardo Studien, Berlin &ndash; New York 1975 (il Leonardo &laquo;mediolanensis&raquo;, incisore di pietre dure citato dal pesarese Camillo Lunardi nello Speculum Lapidum, edito a Venezia nel 1502 non &egrave; per&ograve; Leonardo da Vinci; come ho avuto modo di rilevare, si tratta invece con tutta probabilit&agrave; del milanese Leonardo Rho, &laquo;fabrum&raquo; e intagliatore di pietre dure, attestato tra 1494 e 1513, cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo, con Presentazione di C. Pedretti, Venezia 2002, pp. 15, 63-69 e note 15-17; Eadem, Splendidissime Gioie. Cammei e cristalli milanesi per le corti d&rsquo;Europa XV- XVII secc., Firenze 2013, sub indice; Eadem, Camillo Leonardi, Speculum Lapidum Clarissimi artium et medicinae doctoris Camilli Leonardi Pisaurensis, in La biblioteca di Leonardo, a cura di C. Vecce, in corso di pubblicazione; Eadem, &nbsp;Arte orafa milanese. Maestri, botteghe, tecniche e prodotti tra XIV e XVI secolo, in corso di pubblicazione). Per Leonardo da Vinci e le pietre dure non posso che rimandare a: P. Venturelli, Percorso iconologico nell&rsquo;oreficeria vinciana, in &ldquo;Achademia Leonardi Vinci&rdquo;, VII, 1994, pp. 113-123; Eadem, &laquo;Diaspise, christallo et amitista&raquo;. Pietre dure e vetri di Leonardo, in &laquo;Tutte le opere non son per istancarmi&raquo;. Raccolta di scritti per i settant&rsquo;anni di Carlo Pedretti, a cura di F. Frosini, Roma 1998, pp. 449-469; Eadem, &laquo;E per tal variar natura &egrave; bella&raquo;. Arti decorative a Milano tra Leonardo e Lomazzo, in Rabisch. Il grottesco nell&rsquo;arte del Cinquecento. L&rsquo;Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l&rsquo;ambiente milanese, a cura di M. Khan- Rossi, F. Porzio, catalogo della mostra (Lugano 1998), Milano 1998, pp. 77-88; Eadem, Il &ldquo;Piatto dei Dodici Cesari&rdquo;. I Saracchi e Annibale Fontana, in &ldquo;Artes&rdquo;, 6, 1998, pp. 59-69; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, sub indice.\">6<\/a><\/sup>. Per esempio, nella minuta di lettera del CA, f. 938v (circa 1508), non di mano del Vinci, ma presumibilmente di Francesco Melzi, inviata a un misterioso destinatario (\u00abVostra Eccellentia\u00bb), forse Charles d\u2019Amboise (1473-1511), governatore del ducato di Milano e suo protettore, in cui si accenna a una \u00absoma\u00bb di \u00abcristallo cum poche altre pietre, come tre da fare camorini e simili altre pietre da intaiare\u00bb, inviate a Firenze insieme a un grande \u00abpezzo de berillo\u00bb e \u00abaltri pezi\u00bb non meglio precisati; di essi fornisce anche un giudizio valutativo (\u00abbellissimi\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_6_3318\" id=\"identifier_6_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Calvi- A Marinoni, I manoscritti di Leonardo da Vinci da un punto di visita cronologico storico e biografico, Busto Arsizio 1982, pp. 171, 173; E. Villata, Leonardo da Vinci&hellip;, 1999, n. 253, p. 220 (con precedente bibliografia).\">7<\/a><\/sup>, come del resto aveva fatto nel 1502 rispondendo da Firenze a Isabella d\u2019Este che gli aveva chiesto un parere su alcuni vasi in pietra dura del tesoro di Lorenzo de Medici, ottenendo risposte molto dettagliate<sup><a href=\"#footnote_7_3318\" id=\"identifier_7_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.M. Brown, Little Known and Unpublished Documents concerning Andrea Mantegna, Bernardino Parentino, Pietro Lombardo, Leonardo da Vinci and Filippo Benintendi, in &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, VII-VIII, 1969, p. 199, doc. 4; P. Venturelli, Diaspise&hellip;, in &laquo;Tutte le opere&hellip;, 1998.\">8<\/a><\/sup>. \u00c9 il frutto di un\u2019approfondita conoscenza della realt\u00e0 mineralogica la raffigurazione del globo in cristallo di rocca &#8211; non il tradizionale globo di solito rappresentato in questa iconografia &#8211; tenuto in mano dal <em>Salvator Mundi<\/em> del piccolo dipinto in tempi recenti attribuito a Leonardo, battuto all\u2019asta da Christie\u2019s il 15 novembre 2017 per il prezzo record di 450 milioni di dollari, su cui si continua a discutere<sup><a href=\"#footnote_8_3318\" id=\"identifier_8_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L. Syson, in Leonardo da Vinci. Painter at the Court of Milan, ed. by L. Syson with L. Keith et all., catalogo della mostra (London 2011-2012), London 2011, n. 91, pp. 300-303; Leonardo: Due Salvator Mundi per Napoli, a cura di N. Barbatelli, M. Melani, catalogo della mostra (Napoli 2015), Poggio a Caiano 2015; cfr. P. Panza, L&rsquo;ultimo Leonardo, Torino 2018. La presenza di un globo in questo materiale, credo possa essere motivata dal fatto che le gocce di cristallo erano ritenute simbolo trinitario, poich&eacute; quando una parte era in luce le altre risultavano in ombra, come ricorda Gregorio di Tours nel De gloria beatorum martyrum (cfr. P. Castelli, La mantica e i cristalli, in Cristalli e gemme. Realt&agrave; fisica e Immaginario Simbologia Tecniche e Arte, a cura di B. Zanettin, Venezia 2003, pp. 547-598, a pp. 552-553).\">9<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Attribuito a Leonardo da Vinci, &lt;i&gt;Salvator Mundi&lt;\/i&gt;, Collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di cristalli e gemme si tratta nei lapidari, repertori scritti che illustrano le \u2018virt\u00f9\u2019 (o \u00abpotenze spirituali\u00bb) dei minerali. Un \u00ablapidario\u00bb \u00e8 presente anche nella biblioteca di Leonardo sin dall\u2019elenco di cinque libri contenuto nel Tr (f. 3)<sup><a href=\"#footnote_9_3318\" id=\"identifier_9_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il &laquo;lapidario&raquo; nella biblioteca di Leonardo, cfr. P. Venturelli, Schede per lapidari, in La biblioteca di Leonardo, in corso di pubblicazione.\">10<\/a><\/sup>, uno dei primi quaderni milanesi, compilato tra il 1488 e il 1490<sup><a href=\"#footnote_10_3318\" id=\"identifier_10_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul codice Trivulziano, acquistato da Pompo Leoni dalla famiglia Melzi, cfr. C. Vecce, Leonardo filologo? In margine al Codice Trivulziano, in La filologia in Italia nel Rinascimento, a cura di C. Caruso, E. Russo, Roma 2018, pp. 1-17.\">11<\/a><\/sup>. A queste fonti forse Leonardo attinge per formulare il <em>rebus<\/em> proposto nel f. 98v del manoscritto H, accompagnando alla figura di una gemma (\u00abdiamante\u00bb) il pensiero: \u00abOgni cosa val\/ Per distirpare il tristo\u00bb, recuperando, a mio avviso, idee presenti nel <em>De Lapidibus<\/em> di Marbodo di Rennes (1035-1123) &#8211; il \u2018lapidario\u2019 per eccellenza &#8211; e nei suoi numerosi volgarizzamenti. In queste fonti si afferma, infatti, che una delle propriet\u00e0 del diamante sia quella di attrarre il ferro, similmente al magnete, ritenuto pi\u00f9 forte della preziosa gemma, ma del tutto inefficace se questa gli viene posta accanto, poich\u00e9 il diamante (gemma, \u2018fortissima\u2019 e in grado di rendere invincibile chi lo porta) ruberebbe forza al magnete, un concetto recuperato peraltro da Plinio (<em>Nat. Hist.<\/em>, XXXVII, 15, 61), altro autore nella biblioteca di Leonardo<sup><a href=\"#footnote_11_3318\" id=\"identifier_11_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come ipotizzo in P. Venturelli, Marbodo di Rennes, De Lapidibus (manoscritto e volgarizzamenti), in La biblioteca di Leonardo in corso di pubblicazione; per il rebus in questione: E. Solmi, La politica di Lodovico il Moro nei simboli di Leonardo da Vinci (1489-1499), in Scritti vari di erudizione e di critica in onore di Rodolfo Renier, Torino 1912, pp. 491-509 (a p. 500, nota 1; vedi anche C. Vecce &nbsp;Leonardo da Vinci. Scritti, 1992, p. 95).\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche sul fronte dei macchinari egli ci lascia idee e progetti di grande interesse, sicuramente sollecitati dalla realt\u00e0 artigiana di Milano, citt\u00e0 dove vivr\u00e0 a lungo, giungendovi presumibilmente nel 1482, che giusto in quegli anni inizia quel percorso che la porter\u00e0 a detenere nel secolo seguente il primato assoluto per la produzione di manufatti in pietre dure<sup><a href=\"#footnote_12_3318\" id=\"identifier_12_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Lavorazione di pietre dure e Cristalli, in Il Rinascimento italiano e l&rsquo;Europa, III vol. L&rsquo;Italia e l&rsquo;economia europea. 1. Produzioni e tecniche, a cura di P. Braunstein, L. Mol&agrave;, Treviso 2007, pp. 261-282; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013.\">13<\/a><\/sup>. Delinea mulinelli per lavorare le gemme (CA, 103v), pensando a macchine munite di ruote dentate e rocchetti, illustra un dispositivo che egli dice adoperato da \u00abquelli che lavorano camuini\u00bb (Ma I, f. 66v), elaborando anche studi per una macchina adatta a \u00abforare cristalli\u00bb (I, f. 23v; circa 1495-\u201898), in quest\u2019ultimo caso fissandoli non a caso in un codice le cui pagine recano testi sull\u2019acqua, essendo infatti il cristallo ritenuto neve ghiacciata, sulla scorta di Plinio (<em>Nat. Hist.<\/em>, XXXVII, 23). In altri fogli fornisce invece \u00abricette\u00bb per produrre il diaspro, il calcedonio e l\u2019agata, inventando misture personalissime<sup><a href=\"#footnote_13_3318\" id=\"identifier_13_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a P. Venturelli, Percorso iconologico&hellip;, 1994; Eadem, &laquo;Diaspise, christallo 1998; Eadem, Leonardo da Vinci e le arti preziose&hellip;, 2002.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leonardo condivise la curiosit\u00e0 verso i materiali litoidei con altri personaggi. Come il \u00abPagol da Tavecchia\u00bb citato \u00abper vedere le macchie delle pietre tedesche\u00bb in un appunto (Londra, British Museum, 1875-6-12-17) riferito al primo soggiorno milanese (circa 1498-\u201899)<sup><a href=\"#footnote_14_3318\" id=\"identifier_14_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. Villata, Leonardo da Vinci&hellip;, 1999, n. 133, p. 121 (con bibliografia precedente).\">15<\/a><\/sup>, forse da identificare in Paolo Taegio, il nobile milanese, letterato e\u00a0 giureconsulto<sup><a href=\"#footnote_15_3318\" id=\"identifier_15_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come suggerito da Andrea Canova a Giovanni Agosti, cfr. G. Agosti, Scrittori che parlano di artisti, tra Quattro e Cinquecento in Lombardia, in B. Agosti, G. Agosti, C. B. Strehlke, M. Tanzi, Quattro pezzi lombardi (per Maria Teresa Binaghi), Brescia 1998, pp. 39-93 (a p. 67 e nota 82); cfr. A Canova, Paolo Taegio da poeta a &ldquo;dottor di leggi&rdquo; e altri personaggi bandelliniani, in &ldquo;Italia Medievale e Umanistica&rdquo;, XXVII, 1994, pp. 93-135.\">16<\/a><\/sup>, dedicatario di uno dei sonetti dell\u2019architetto urbinate Donato Bramante (circa 1444- 1514)<sup><a href=\"#footnote_16_3318\" id=\"identifier_16_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Donato Bramante. Sonetti e altri scritti, a cura di C. Vecce, Roma 1995 (sonetto XXIII, pp. 55, 95-97); D. Isella, I sonetti delle calze di Donato Bramante, in Idem, Lombardia stravagante. Testi e studi dal Quattrocento al Seicento tra lettere e arti, Torino 2005, pp. 29-37.\">17<\/a><\/sup>. Bramante in questo sonetto menziona anche Domenico della Bella detto il Macaneo (1466-1530), erudito della corte sforzesca che fu precettore del figlio del poeta Gasparo Visconti (1461-1499), il consigliere ducale genero di Cicco Simonetta, in quanto marito di Cecilia dal 1478, al quale Macaneo dedica la <em>Chorographia Verbani Laci<\/em> (Milano, Ulrico Scinzenzeler 1490)<sup><a href=\"#footnote_17_3318\" id=\"identifier_17_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. R.V. Schofield, Gasparo Visconti mecenate di Bramante, in Arte, committenza ed economia a Roma e nelle corti del Rinascimento (1420-1530), Atti del convegno (Roma 1990), a cura di A. Esch, C. L. Frommel, Torino 1995, pp. 297-330; su Bramante e Gasparo Visconti, cfr. anche E. Rossetti, Sotto il segno della vipera, Milano 2013, pp. 39-49.\">18<\/a><\/sup>, e manda un epigramma accluso all\u2019edizione dei<em> Rithmi<\/em>, il canzoniere composto dal Visconti (con il sonetto XXXVII destinato a Bramante), posseduto anche dal Vinci, che di Macaneo ha le <em>Regulae<\/em> in forma di manoscritto (Ma II, ff. 2v-3r); il canzoniere viene stampato a Milano nel 1493 sotto la cura del prete Francesco Tanzi, che il 31 gennaio 1496 interpreter\u00e0 la parte di Giove nella <em>Danae<\/em> del poeta Baldassarre Taccone, rappresentata a casa del Conte di Caiazzo su regia di Leonardo<sup><a href=\"#footnote_18_3318\" id=\"identifier_18_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Reti, The Library of Leonardo da Vinci, Los Angeles 1972, nn. 73 (&ldquo;sonetti di meser Guasparri Visconti&rdquo;), 83 (&ldquo;2 regole di Domenico Machaneo&rdquo;), pp. 21-22. Per i Rithmi, cfr. P. Bongrani- L. Giachino, Gasparo Visconti. Rithmi, in Atlante dei canzonieri in volgare nel Quattrocento, Firenze 2017, pp. 600-606; per la Danae, cfr. C. Vecce, Leonardo&hellip;, 1998, pp. 159-161.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua descrizione del Lago Maggiore, Macaneo mostra di conoscere le pietre della Lombardia settentrionale, inclusi i rubini detti di Rocca Nuova \u00a0(\u00abRochae Novae appellant\u00bb), reperibili presso Bellinzona, zona dove si recuperava il cristallo di rocca, menzionando per la visita alle cave del territorio verbanese Bramante, ricordato quale esperto di rocce, pietre e gemme, facendo supporre che fosse stato con lui in quei luoghi, o da lui avesse avuto le informazioni<sup><a href=\"#footnote_19_3318\" id=\"identifier_19_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Chorographia Verbani laci, Milano, Ulrico Scinzenzeler 1490 (P. Frigerio- S. Mazza- P. Pisoni, Verbani lacus\/ Il lago Verbano, Verbania- Intra 1975, p. 72); cfr. R. Schofield, Gasparo Visconti&hellip;, 1995, p. 307; P. Venturelli , Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630), Cinisello Balsamo 1996, pp. 52, 64-65 (note 51-52); G. Agosti, Scrittori&hellip;, in B. Agosti, G. Agosti, C. B. Strehlke, M. Tanzi, Quattro pezzi&hellip;, 1998, p. 75.\">20<\/a><\/sup>. Le stesse informazioni del resto l\u2019architetto avrebbe potuto trasmetterle all\u2019amico Leonardo, che visit\u00f2 in parte i medesimi luoghi<sup><a href=\"#footnote_20_3318\" id=\"identifier_20_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. Vecce, Leonardo e le sue montagne, in Les montagnes de l&rsquo;esprit: imaginaire et histoire de la montagne &agrave; la Renaissance, Atti de convegno (Saint- Vincent 2002), a cura di R. Gorris Camos, Aosta 2005, pp. 89-105.\">21<\/a><\/sup>; un\u2019ulteriore traccia della loro frequentazione, finora non evidenziata, potrebbe essere la ricetta scritta nel f. 40v del codice Tr. (circa 1487-\u201890), in cui il Vinci per \u00abfare rosso in vetro per incarnazione\u00bb suggerisce di prendere i \u00abrubini di rocca nova o granati\u00bb e mescolarli con il \u00ablattimo\u00bb, o eventualmente \u00abil bolo armeno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_3318\" id=\"identifier_21_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. P. Richter, The literary Works of Leonardo da Vinci Compiled and edited from the original Manuscripts, London 1970 (I&deg; ed. London 1883), I vol., n. 622; C. Pedretti, J. P. Richter, The literary Works of Leonardo da Vinci. Commentary, Oxford 1977, p. 365: rimando ad altra sede la discussione di questa ricetta. Per Leonardo e Bramante, cfr. C. Pedretti, New Discovered Evidence of Leonardo&rsquo;s Associations with Bramante, in &ldquo;Journal of the Society of Architectural Historians&rdquo;, III, 1976, pp. 223-227.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Menzionato come cosmografo nei <em>Ricordi<\/em> di Sabba da Castiglione (1480-1554), editi a Venezia nel 1549) &#8211; che a sua volta conosce Leonardo quando dipingeva il <em>Cenacolo<\/em> in Santa Maria delle Grazie e fu presente alla distruzione del cavallo di creta del Vinci (nel settembre del 1499) all\u2019ingresso in citt\u00e0 dei \u00abbalestrieri guasconi\u00bb al seguito di Luigi XII &#8211;<sup><a href=\"#footnote_22_3318\" id=\"identifier_22_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Sabba da Castiglione, Ricordi ovvero ammaestramenti, a cura di S. Cortesi, Faenza 1999, p. 191; C. Pedretti, Leonardo&hellip;, 2008, p. 276.\">23<\/a><\/sup>, Bramante ebbe come mecenate Gasparo Visconti, che lo cita nel poema <em>Di Pauolo e Daria amanti<\/em>, messo a stampa nel 1495 a Milano, e lo ospita nella sua casa dal 1487 al 1492<sup><a href=\"#footnote_23_3318\" id=\"identifier_23_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per questo poema, dedicato a Ludovico il Moro, cfr. B. Maltempi, Il De Paulo e Daria amanti di Gasparo Visconti: introduzione, edizione e commento, Tesi di dottorato in Italianistica, Tutor G. Arbizzoni, Universit&agrave; degli Studi di Urbino, Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia, 14. Ciclo, a.a. 2000-2001.\">24<\/a><\/sup>. Per la dimora del poeta Bramante dipinge (1486-1487) <em>Eraclito e Democrito<\/em><sup><a href=\"#footnote_24_3318\" id=\"identifier_24_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Kiang, The &laquo;Mappamondo&raquo;&hellip;, in &ldquo;Achademia&hellip;&rdquo;, V, 1992; F. Paliaga, Riflessioni a margine su Eraclito e Democrito di Bramante e l&rsquo;influenza di Leonardo, in &ldquo;Tutte le opere non son per stancarmi&rdquo;. Raccolta di scritti per i settant&rsquo;anni di Carlo Pedretti, a cura F. Frosini, Roma 1998, pp. 323-336. Rimane ancora importate: G. Ferri Piccaluga, Gli affreschi di casa Panigarola e la cultura milanese tra Quattro e Cinquecento, in &ldquo;Arte Lombarda&rdquo;, LXXXVI- LXXXVII, 1988, pp. 14-25; per l&rsquo;affresco, cfr. da ultimo la scheda di M. Ceriana- E. Rossetti, in Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499, a cura di M. Ceriana et all., catalogo della mostra (Milano 2014-2015), Milano 2014, n. III.9, p. 195 (con bibliografia precedente).\">25<\/a><\/sup>, l\u2019uno piangente l\u2019altro ridente, (<a title=\"Fig. 4. Donato Bramante, &lt;i&gt;Eraclito e Democrito&lt;\/i&gt;, Milano, Pinacoteca di Brera\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>) soggetto ampiamente diffuso nell\u2019antichit\u00e0 classica e riproposto nel XV secolo, che vive nel pi\u00f9 ampio tema della <em>concordia\/ discors<\/em>, declinabile anche nel contrasto riso\/pianto, argomento caro al Vinci. Nell\u2019 affresco, ora alla Pinacoteca milanese di Brera, tra i due filosofi viene raffigurato un globo terracqueo che \u00e8 la riproduzione del Tolomeo con le tavole pubblicato a Ulm nel 1482, forse una citazione del \u00abmappamondo incolato di stampa\u00bb che era sistemato sopra un \u00abbancho\u00bb nello \u00abstudieto accanto ala camera dil magnifico Gasparo\u00bb, nella biblioteca del quale esisteva un \u00abPtolomeo con le tavole\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_3318\" id=\"identifier_25_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come risulta dall&rsquo;inventario dell&rsquo; abitazione dello stesso Visconti, cfr. G. Sironi, Gli affreschi di Donato Bramante alla Pinacoteca di Brera di Milano: chi ne fu il committente?, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, CIV, 1978, pp. 199-207 (p. 205, doc. 5); B. Martinelli, La biblioteca (e i beni) di un petrarchista: Gasparo Visconti, in Veronica Gambara e la poesia del suo tempo nell&rsquo;Italia settentrionale, Atti del convegno (Brescia- Correggio 1985), Firenze 1989, pp. 213-61.\">26<\/a><\/sup>. Tra 1495 e 1497 Leonardo schizza (Ar, f. 236v) una rappresentazione schematica del globo terreste, abbozzando zonature irregolari per indicare mari e terre, con l\u2019acqua che zampilla dai monti e un mappamondo tra due filosofi, chiaramente ispirato al dipinto bramantesco, torna nell\u2019incisione inserita all\u2019inizio dell\u2019edizione milanese (1505) del poemetto intitolato <em>Riso di Democrito<\/em> (recante in prefazione degli epigrammi di Francesco Tanzi), scritto dal poeta Antonietto Campofregoso, detto \u00abFileremo\u00bb, allevato nella casa di Cicco Simonetta e in ottimi rapporti con l\u2019architetto urbinate e il Visconti, con i quali frequenta la dimora milanese di Enrico Boscano, autore dell\u2019<em>Isola Beata<\/em> (1513), insieme a Leonardo<sup><a href=\"#footnote_26_3318\" id=\"identifier_26_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Codice Arundel 263 della British Library, a cura di C. Pedretti, trascrizione e note critiche di C. Vecce, Firenze 1998, I vol., p. 134. J. Pederson, Henrico Boscano&rsquo;s&nbsp; Isola Beata: New Evidence for the Achademia Leonardi Vinci, in &ldquo;Renaissance Studies&rdquo;, XXII, 2008, pp. 450-475.\">27<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Incisione da Antonietto Campofregoso, &lt;i&gt;Riso di Democrito&lt;\/i&gt;, Milano 1506.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dipinto di Bramante viene ricordato nel <em>Trattato dell\u2019arte della pittura, scoltura et architettura<\/em> (1584) di Giovan Paolo Lomazzo (1538-1582)<sup><a href=\"#footnote_27_3318\" id=\"identifier_27_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. P. Lomazzo, Trattato dell&rsquo;arte e della pittura, scultura et architettura (Milano 1584), in G.P. Lomazzo, Scritti sulle arti, a cura di R.P. Ciardi, II vol., Firenze 1973-1974, p. 335; vedi R. Ciardi, Lomazzo, Giovanni Paolo, in Dizionario Biografico&hellip;, vol. 65, 2005, consultato online.\">28<\/a><\/sup>, il critico d\u2019arte e pittore che ha un ruolo chiave nella ricezione dell\u2019eredit\u00e0 leonardesca grazie alla diretta conoscenza che egli ebbe dei manoscritti e disegni vinciani ancora in mano a Francesco Melzi prima che ne iniziasse la dispersione. A suo agio in quella particolare congiuntura che si verifica durante il secondo Cinquecento a Milano -principale centro di conservazione e diffusione delle idee e degli scritti di Leonardo &#8211;<sup><a href=\"#footnote_28_3318\" id=\"identifier_28_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. almeno, E. Solmi, Ricordi della vita e delle opere di Leonardo da Vinci raccolti dagli scritti di Gio Paolo Lomazzo, in &ldquo;Archivio Storico Lombardo&rdquo;, XXXIV, 1907, pp. 290- 331; C. Pedretti, Ricordi di Gio Paolo Lomazzo, in Idem, Studi vinciani, Gen&egrave;ve 1957, pp. 54-76; Idem, A Sonnet by Giovan Paolo Lomazzo on the &lsquo;Leda&rsquo; of Leonardo, in &ldquo;Raccolta Vinciana&rdquo;, XX, 1964, pp. 374-378; Idem, Introduzione, in Libro di pittura. Codice Urbinate Lat. 1270 nella Biblioteca Apostolica Vaticana, a cura di C. Pedretti, trascrizione critica di C. Vecce, Firenze 1995, pp. 49-55; Rabisch. Il grottesco nell&rsquo;arte del Cinquecento. L&rsquo;Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l&rsquo;ambiente milanese, catalogo della mostra (Lugano 1998), a cura di M. Khan Rossi- F. Porzio, Milano 1998; da ultimo: C. Vecce, La vita di Leonardo da Vasari a Lomazzo, in La r&egrave;ception des Vite de Giorgio vasari dans l&rsquo;Europe des XVIe- XVIIIe si&egrave;cle, a cura di C. Lucas- Fiorato, P. Dubus, Gen&egrave;ve 2017, pp.113-128.\">29<\/a><\/sup>, nell\u2019agosto del 1568 Giovan Paolo Lomazzo viene nominato presidente a vita dell\u2019Accademia della \u00ab<em>Vall de Bregn\u00bb<\/em> (cio\u00e8 \u2018di Blenio\u2019), una valle dell\u2019alta Lombardia (oggi Canton Ticino) che a nord-est di Bellinzona sale al passo del Lucomagno. Radunatisi ufficialmente intorno al 1560, i membri di questo eccentrico circolo fanno dell\u2019esaltazione del primitivo, dell\u2019istinto, dell\u2019anomalia e dell\u2019irregolarit\u00e0 formale la loro bandiera, appropriandosi delle istanze leonardesche. Ne fecero parte letterati, pittori, scultori, ricamatori, musicisti e intagliatori di materiali lapidei, compresi Aurelio Luini che ha un intero taccuino di teste grottesche del Vinci, come ricorda lo stesso Lomazzo<sup><a href=\"#footnote_29_3318\" id=\"identifier_29_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. P. Lomazzo, Rabisch, a cura di D. Isella, Torino 1993 (per Luini, cfr. nota 8, pp. XIII-XIV).\">30<\/a><\/sup>, e Annibale Fontana (1540-1587), celeberrimo intagliatore di pietre dure, scultore, orafo e medaglista, la cui figura costituisce uno snodo importante per la trasmissione delle invenzioni leonardesche, come ho gi\u00e0 avuto modo di rilevare<sup><a href=\"#footnote_30_3318\" id=\"identifier_30_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Annibale Fontana e il nodo Fontana \/ Leonardo \/ intagli e arti decorative milanesi, vedi: P. Venturelli, Leonardo da Vinci e la circolazione di iconografie leonardesche, in Eadem, Gioielli e gioiellieri milanesi&hellip;, 1996, pp. 104-125 (cfr. anche pp. 54-56); Venturelli, E per tal variar 1998, pp. 77-88, pp. 339-340 (e schede nn. 64-65, pp. 269-270); Eadem, A proposito di un recente articolo sugli &lsquo;Scala e altri cristallai milanesi&rsquo;. Con notizie circa un&rsquo;opera di Annibale Fontana, in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, LXXXV, fasc. I, 2001, pp. 135-144; Eadem, &ldquo;Havendo hanimo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei&rdquo;. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631), in Gonzaga. La Celeste Galeria. Le raccolte, catalogo della mostra (Mantova 2002), a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252, e schede nn. 81-82, pp. 290-291; Eadem, Leonardo da Vinci&hellip;, 2002, pp. 14-15; Eadem, &ldquo;Raro e Divino&rdquo;. Annibale Fontana (1540-1587), intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l&rsquo;inventario del suoi beni), in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, 89, 2005, I fasc., pp. 205-225; Eadem, Annibale Fontana e la Madonna dei miracoli di san Celso. Tra Carlo e Federico Borromeo, in Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola, a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra (Milano 2005-2006), Milano 2005, pp. 151-157; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 39-49, 188-198; Eadem, Un cammeo di Annibale Fontana e un altro con Ludovico il Moro, in &ldquo;OADI. Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, 2013, consultabile online www.unipa.it\/oadi\/rivista; cfr. anche B. Agosti, Draghi nella Milano di san Carlo, in &ldquo;Prospettiva&rdquo;, 113-114, 2004, pp. 162-166.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 del resto Giovanni Ambrogio Mazenta (1565-1635) a fornire nelle <em>Memorie de\u2019 fatti di Leonardo da Vinci a Milano<\/em> (circa 1635) indicazioni precise in tal senso. Egli afferma, infatti, che durante il suo prolungato soggiorno lombardo il Vinci, oltre a essere stato ideatore di \u00abmolte machine\u00bb in uso \u00abnelle botteghe dell\u2019arte\u00bb per \u00abtagliar, lustrar cristalli\u00bb e \u00abpietre\u00bb, nella sua \u00abaccademia\u00bb aveva fatto \u00abfecondo seminario di perfettissimi artefici nella pittura, nella scultura, architettura, nell\u2019intagliar cristalli, gioie, avori, ferro, e nell\u2019arti fusorie d\u2019oro, argenti, bronzo\u00bb, scrivendo inoltre che Annibale Fontana, \u00abscultore di camei, christalli, gioie, marmi\u00bb, sosteneva \u00abd\u2019aver da le cose di Leonardo appreso quanto sapeva\u00bb<sup><a href=\"#footnote_31_3318\" id=\"identifier_31_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citazione da G.A. Mazenta, Alcune memorie dei fatti di Leonardo da Vinci a Milano e dei suoi libri. Ripubblicate e illustrate da D. Luigi Gramatica [&hellip;], Milano 1991, pp. 30-31, 40 e nota 9 a p. 48 (in questa edizione il termine &laquo;avori&raquo; sostituisce &laquo;marmi&raquo;; invece appare in Le memorie di Leonardo da Vinci di don Ambrogio Mazenta, Milano 1919, senza num. pp.); per questo brano, Leonardo da Vinci, Annibale Fontana e i Mazenta (Giovanni Ambrogio, Guido, Alessandro), riamando a P. Venturelli, Gioielli e gioiellieri&hellip;, 1996, pp. 52-54, pp. 104-125; Eadem, Oggetti preziosi a Milano e in Lombardia tra Seicento e Settecento, in Lombardia barocca e tardo barocca. Arte e architettura, a cura di V. Terraroli, Milano 2004, pp. 205-229 (a pp. 213-214); Eadem, Aggiunte e puntualizzazioni per Giovanni Battista Crespi detto il Cerano a Milano: disegno e arti della modellazione. Tra il Duomo, Santa Maria presso san Celso e Annibale Fontana, in &ldquo;Arte Cristiana&rdquo;, 826, 2005, pp. 57-67. Per Ambrogio Mazenta, cfr. V. Milano, Mazenta, Giovanni Ambrogio, in Dizionario Biografico&hellip;, vol. 72, 2008, consultato online; Giovanni Ambrogio ebbe un ruolo importante nella conservazione dei manoscritti di Leonardo, cfr. C. Pedretti, Leonardo da Vinci on Painting. A Lost Book (Libro A), Reassembled from the Codex Vaticanus 1270 and from the Codex Leicester, Berkley- Los Angeles 1964. Per Leonardo da Vinci, i suoi allievi milanesi e le arti preziose, cfr. Venturelli, Leonardo da Vinci&hellip;, 2002, pp. 13- 62; Eadem, Arte orafa milanese, in corso di pubblicazione; in generale sull&rsquo;Accademia vinciana, cfr. C. Pedretti, in Leonardo da Vinci. Libro di pittura&hellip;,1995, pp. 31-32; Idem, Leonardo e la sua &ldquo;Achademia&rdquo;, in L&rsquo;Angelo\/ San Giovanni di Leonardo da Vinci. Un dipinto senza committente. Le trasformazioni del patrono di Firenze fra Roma, Milano e Amboise, Poggio a Caiano 2016, pp. 6-9.\">32<\/a><\/sup>. Per quanto riguarda la lavorazione dell\u2019avorio e dell\u2019ebano toccher\u00e0 a Giovanni Ambrogio Maggiore, insuperabile nel \u00abtornire gli Ebani, e gli Avori in vari e diverse forme d\u2019ovati\u00bb, come afferma Giovan Paolo Lomazzo, trasmettere l\u2019arte d\u2019\u00abintornir gli ovati\u00bb (messa per scritto da Leonardo), avendola appresa dal fratello Dionigi, al quale era stata insegnata da un discepolo di Francesco Melzi<sup><a href=\"#footnote_32_3318\" id=\"identifier_32_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. P. Lomazzo, Idea del tempio della pittura (in G. P. Lomazzo, Scritti&hellip;, 1973-1973, I, p. 259); cfr. L. Beltrami, Documenti e memorie riguardanti la vita e le opere di Leonardo da Vinci in ordine cronologico, Milano 1919, p. 206; per Giovanni Ambrogio Maggiore, cfr. C. Pedretti, A sonnet by Giovan Paolo Lomazzo on the &ldquo;Leda&rdquo;of Leonardo, in &ldquo;Raccolta vinciana&rdquo;, vol. XX, &nbsp;1964, p. 375 nota 4; D. Diemer, Giovanni Ambrogio Maggiore und die Anf&auml;nge der Kunstdrechselei um 1570, in &ldquo;Jaharbuch der Zentralinstituts f&uuml;r Kunstgeschichte&rdquo;, 1, 1985, p. 295-342; P. Venturelli, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 118-119, e nota 19 a p. 125.\">33<\/a><\/sup>. Anche Jacopo da Trezzo (Gian Giacomo Nizzola da Trezzo, 1515\/ \u201819-1589), credo possa forse rientrare in questo panorama. Ide\u00f2 infatti per Filippo II di Spagna un \u00abmolino col qual si son segati tutti gli iaspidi, et tutte le altre piastre di mischio finissimi, e li Cristalli di rocca, et altri marmi fini, con l\u2019artificio dell\u2019inventione dell\u2019acqua; e di pi\u00f9 a colpi d\u2019acqua faceva lavorare tutto il ferro a maglio di quattro grossissimi martelli\u00bb, un macchinario che sembra adombrare le invenzioni leonardesche circa le macchine da lavoro<sup><a href=\"#footnote_33_3318\" id=\"identifier_33_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Morigia, Historia dell&rsquo;antichit&agrave; di Milano, divisa in quattro libri [&hellip;], Venezia, Appresso i Guerra, 1592, p. 291; P. Morigia- G. Borsieri, La nobilt&agrave; di Milano [&hellip;], Milano, Gio Battista Bidelli 1619, pp. 481-482. Ipotizzo questa congiuntura in P. Venturelli, &laquo;E per tal variar&hellip;, 1998, p. 80; Eadem, Lavorazione di pietre dure e Cristalli, in Il Rinascimento italiano e l&rsquo;Europa, III vol. L&rsquo;Italia e l&rsquo;economia europea. 1. Produzioni e tecniche, a cura di P. Braunstein. L. Mol&agrave;, Treviso 2007, pp. 261-282; per Jacopo da Trezzo, cfr. P. Venturelli, Splendidissime&hellip;, 2013, sub indice. Per le macchine di Leonardo da Vinci, cfr. Leonardo da Vinci. La collezione di modelli del Museo, a cura di C. Giorgione, Milano 2009, pp. 178 e sgg.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli affiliati dell\u2019Accademia della \u00ab<em>Vall de Bregn\u00bb<\/em> ci fu anche Francesco Tortorino (ca. 1512-1572)<sup><a href=\"#footnote_34_3318\" id=\"identifier_34_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Francesco Tortorino, cfr. P. Venturelli, in Rabisch&hellip;, 1998, p. 341; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 33-38; 183-187; Eadem, Tortorino, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, in corso di pubblicazione.\">35<\/a><\/sup>, il \u00abMilanese, intagliator ne\u2019camei, et nel cristallo\u00bb citato da Lomazzo nel <em>Trattato<\/em><sup><a href=\"#footnote_35_3318\" id=\"identifier_35_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. P. Lomazzo, Trattato dell&rsquo;arte e della pittura, scultura et architettura (in G. P. Lomazzo, Scritti&hellip;, 1973-1974, I, p. 300).\">36<\/a><\/sup>, autore tra 1554 e1565 di uno \u00abspecchio di cristallo di rocca lavorato ad intaglio di cavo\u00bb con \u00abl\u2019historia toccante il re di Spagna\u00bb, a \u00abguisa di una delle colonne di Roma in forma di trionfo\u00bb, con sulla base la raffigurazione del tempietto di San Pietro in Montorio di Bramante. Attestata dal 1704 nelle collezioni medicee, l\u2019opera presenta un complesso programma iconografico che allude alla vita del committente, Carlo Visconti (1523-1565), personaggio di spicco nella Milano spagnola, dal 1545 membro del Collegio dei Giureconsulti, incaricato di importanti missioni diplomatiche presso Filippo II, nonch\u00e9 membro dell\u2019Accademia letteraria dei Trasformati, progettista di mascherate e tornei, vescovo di Ventimiglia eletto cardinale da Pio IV il 2 marzo 1565 e morto a Roma il 13 novembre del medesimo anno. L\u2019 elaborata composizione si completa con l\u2019eccezionale dettaglio di una \u00abpalla solida di cristallo posta sopra\u00bb, minuziosamente intagliata con raffigurazioni geografiche, prive di qualsiasi accenno al continente australe, ma la conoscenza delle coste dell\u2019America meridionale e centrale e di parte di quella settentrionale, per la cui esecuzione Tortorino si sarebbe potuto benissimo servire di modelli grafici come quelli delineati da Leonardo nel ricordato disegno di Windsor<sup><a href=\"#footnote_36_3318\" id=\"identifier_36_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Venturelli, Uno &laquo;specchio in cristallo di rocca intagliato da messer Francesco Tortorino&raquo; (1554-1565), in &ldquo;Artes&rdquo;, 5, 1997, pp. 138-150 (citazioni a p. 150); Eadem, Il Tesoro dei Medici al Museo degli Argenti. Oggetti preziosi in cristallo e pietre dure nelle collezioni di Palazzo Pitti, Firenze 2009, n. 142, pp. 258-259. Il globo di cristallo allude anche a Carlo V (appassionato collezionista di globi, vivamente interessato ai soggetti geografici) legandosi al mito di Ercole, quindi rimandando all&rsquo;impresa del sovrano spagnolo caratterizzata dalle colonne d&rsquo;Ercole e il motto PLUS ULTRA; ma rinvia anche al figlio di Carlo V, Filippo II: nella medaglia a lui dedicata, realizzata per celebrare l&rsquo;abdicazione paterna nel 1556 a suo favore, al tergo figura Atlante che regge il mondo.\">37<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Francesco Tortorino, &lt;i&gt;Colonna in cristallo di rocca&lt;\/i&gt;, Firenze, Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Visconti fece parte dell\u2019<em>entourage<\/em> di Ferrante Gonzaga (1507-1557) &#8211; terzogenito maschio di Isabella d\u2019Este e Federico II Gonzaga &#8211;\u00a0 marito di Isabella di Capua, Principessa di Mofetta (1510-1559), collezionista di raffinati oggetti in cristallo di rocca. Governatore del capoluogo lombardo dal 1546 al 1554, Ferrante \u00e8 al centro di una vera a propria corte<sup><a href=\"#footnote_37_3318\" id=\"identifier_37_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel suo testamento del 6 dicembre 1559, Isabella di Capua lascia la sua collezione di cristallo ai figli: a Cesare un &laquo;vaso [&hellip;] per tenere acqua&raquo;, a Francesco un &laquo;bicchiere [&hellip;] guarnito d&rsquo;oro&raquo; e una &laquo;croce&raquo;, alla &laquo;dilettissima&raquo; Ippolita &laquo;tutti i cristalli&raquo; (C. de Gioia Gadaleta, Isabella de Capua. Principessa di Moletta consorte di Ferrante Gonzaga, Molfetta 2005, doc 33, pp. 223, 225), cfr. P. Venturelli, L&rsquo;immagine di Ippolita Gonzaga (1535-1564). Tra ritratti, medaglie e parole, in Donne Gonzaga a Corte. Reti istituzionali, pratiche culturali e affari di governo, a cura di C. Continisio, R. Tamalio, atti del Convegno (Mantova 2016), Roma 2018, pp. 485- 502. Vedi anche P. Venturelli, Il Libro del Sarto y la Mil&aacute;n espa\u0148ola, in El &lsquo;Libro del Sarto&rsquo;, a cura di R. T&eacute;bar P&eacute;rez, Valencia 2003, pp. 57-67; Eadem, Gioielli e abiti di Isabella di Capua, Principessa di Molfetta, moglie di Ferrante Gonzaga. Milano 1548, in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, XCII, 2008, p. 795-812; Eadem, La credenza di Ferrante. Tra Isabella di Capua, Giulio Romano e Cesare Gonzaga, in Ferrante Gonzaga, il Mediterraneo e l&rsquo;Impero (1507-1577), a cura di G. Signorotto, Atti del Convegno&nbsp; (Guastalla 2007), Roma 2009, pp. 405-428.\">38<\/a><\/sup>. Nell\u2019autunno del 1549 ospita lo storico comasco Paolo Giovio (1483-1552), tra i primi a raccogliere notizie su Leonardo, incontrato probabilmente quando frequentava l\u2019universit\u00e0 di Pavia con Marcantonio della Torre (1481-1511), alle cui dissezioni anatomiche partecip\u00f2 con ogni probabilit\u00e0 il Vinci stesso nel 1507, secondo il noto racconto del Vasari. Leonardo aveva infatti in mente di dar vita a un trattato di anatomia che descrivesse &#8211; per la prima volta &#8211; il corpo umano anche visivamente mediante tavole illustrate, analoghe a quelle nei manoscritti e nei primi incunaboli di Tolomeo, per le quali sarebbe stato necessario l\u2019uso della tecnica dell\u2019acquaforte<sup><a href=\"#footnote_38_3318\" id=\"identifier_38_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Ferrante e Paolo Giovio, cfr. N. Soldini, Nec Spe Nec Metu. La Gonzaga: architettura e corte nella Milano di Carlo V, Firenze 2007, pp. 179-200; per Leonardo e Giovio, cfr. C. Vecce, Leonardo&hellip;, 1998, pp. 296-298; C. Pedretti, Leonardo&hellip;, 2008, pp. 474-475; T.C. Price Zimmermannn, Paolo Giovio. Uno storico e la crisi italiana del XVI secolo (Princeton 1995), trad. it Cologno Monzese-Lecco 2012, p. 32; cfr. anche: Leonardo e l&rsquo;incisione. Stampe derivate da Leonardo e Bramante dal XV al XIX secolo, a cura di C. Alberici, catalogo della mostra (Milano 1984), Milano 1984.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunge a questo punto nella nostra storia Pompeo Leoni (1531-1608), lo scultore, orafo e forse cristallaio, figlio del famoso Leone (1509-1590)<sup><a href=\"#footnote_39_3318\" id=\"identifier_39_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i due Leoni, in generale, cfr. almeno, Los Leoni (1509-1608). Escultores del Rinascimiento italiano al servicio de la corte de Espa\u0148a, catalogo della mostra (Madrid 1994), a cura di J. Urrea, Madrid 1994; K. Helmstutler Di Dio, The chief and perhaps only antiquarian in Spain: Pompeo Leoni and his collection in Madrid, in &ldquo;Journal of the History of Collection&rdquo;, 18, 2006, pp. 137-156; Leone &amp; Pompeo Leoni, Actas del congreso internacional (Madrid 2011), Madrid 2012. Per Pompeo Leoni orafo, rimando a P. Venturelli, Gioielli e gioiellieri&hellip;, 1996, sub indice; vedi anche Eadem, Due pendenti in oro e pietre dure con Carlo V attribuiti allo scultore Leone Leoni, in Gioielli in Italia. Tradizione e novit&agrave; del gioiello italiano dal XVI al XX secolo, a cura di L. Lenti- D. Liscia Bemporad, Atti del Convegno (Valenza 1998), Venezia 1999, pp. 61-72; i fratelli Giovanni Andrea e Giovanni Battista Rimoldi nel 1582 vengono mandati ad istruirsi presso Gerolamo Suardi (figlio di Domenico), attivo nella bottega \/ casa milanese di Pompeo Leoni, per &laquo;imparar lavorar christalo ciove di pietre di molo d&rsquo;ogni sorte&raquo; (P. Venturelli, A proposito di un recente articolo&hellip;,  2001); non sappiamo se Gerolamo Suardi sia imparentato con Giovanni Battista Suardi, scultore e medaglista, intagliatore di coni presso la zecca di Milano, genero di Leone Leoni per averne sposato la figlia Cinzia, citato da Giovan Paolo Lomazzo (Le memorie di Leonardo da Vinci&hellip;, 1919, nota al doc. 2, senza indicaz. p.; B. Agosti &ndash; G. Agosti, Le tavole del Lomazzo (per i 70 anni di Paola Barocchi), Brescia 1997, pp. 57, 70, e nota 341 n. 341).\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come attesta ancora Giovanni Ambrogio Mazenta, quando si diffonde la facilit\u00e0 con cui gli eredi di Francesco Melzi regalano i manoscritti di Leonardo, \u00e8 Pompeo a farne la maggiore incetta. Egli scompone, ricompone, slega e sparpaglia i fascicoli originari, trasferendo da un foglio all\u2019altro i frammenti tolti, spostando ripetutamente il tutto dall\u2019Italia alla Spagna e finendo per lasciare in terra iberica un numero notevole di manoscritti. Non \u00e8 improponibile ipotizzare, come ho gi\u00e0 avuto modo di scrivere, che Pompeo Leoni potesse aver selezionato e accorpato anche disegni destinati all\u2019arte degli intagli, pensando di radunarli in un codice, disegni oggi perduti, ma noti nel capoluogo lombardo, data la sintonia a mio avviso esistente tra la produzione glittica milanese e le idee vinciane. Le creature mostruose che costituiscono il tema dominante dei vasi in pietra dura milanesi, in modo particolare di quelli ad opera dai Saracchi &#8211; cognati di Annibale Fontana, \u00a0da 1575 ca. marito di Ippolita, figlia di Giovanni Ambrogio Saracchi -, dalle forme bizzarre nate per associazione di elementi estrapolati dal mondo naturale, sembrano realizzati quasi seguendo alla lettera le indicazioni fornite da Leonardo nel <em>Libro di pittura<\/em> per \u00abfar parere naturale un animale finto\u00bb. Dialogando sulla forma da conferire al \u00abserpente\u00bb egli consiglia di usare \u00abper la testa\u00bb quella di un \u00abmastino o bracco\u00bb, per gli occhi quelli di \u00abgatta, e per le orecchie d\u2019istrice, e per lo naso di veltro, e ciglia di lione, e tempie di gallo vecchio, e \u2018l collo di testudine d\u2019acqua\u00bb. Un metodo visualizzato dai disegni radunabili intorno al foglio di W, n. 12370r, con un dragone alato dal lungo collo serpentinato, artigli e coda leonini, antenato di quelli in pietra dura e forse ispiratore del drago metallico, datato 1582, eseguito da Annibale Fontana (gi\u00e0 Londra, Sotheby\u2019s)<sup><a href=\"#footnote_40_3318\" id=\"identifier_40_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come ipotizzo in P. Venturelli, Diaspise&hellip;, 1998; Eadem, &laquo;E per tal variar&hellip;, 1998; p. 110-111; per la citazione, cfr. Libro di pittura. Codice Urbinate Lat. 1270 1995, II, p. 306 Per il drago di Annibale Fontana B. Agosti, Draghi nella Milano di san Carlo, in &ldquo;Prospettiva&rdquo;, 113\/114, 2004.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giusto nelle mani di Pompeo Leoni arriver\u00e0 il grande mappamondo in cristallo di rocca composto da \u00abdiversi pezzi [\u2026] ligato in oro\u00bb, di un braccio (ca. 59 cm) di diametro, sulla cui superficie era \u00absculpito sive ameniato la Spagna\u00bb, realizzato da Michele Scala (1538-1598), membro di una dinastia di intagliatori attiva a Milano, impegnata per una clientela altolocata<sup><a href=\"#footnote_41_3318\" id=\"identifier_41_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per gli Scala, rimando a P. Venturelli, Una preziosa cassetta in ebano, avorio e gioie. Milano 1584, in Contributi per la storia della gioielleria, oreficeria, argenteria, a cura di P. Pazzi, Venezia 1997, pp. 272-275; P. Venturelli, A proposito&hellip;, 2001; Eadem, Havendo hanimo&hellip;, 2002; Eadem, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie [&hellip;].Intorno all&rsquo;elenco dei beni del 1626-1627 (da Guglielmo a Vincenzo Gonzaga), Mantova-Cinisello Balsamo 2005, pp. 161-163; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 28-32, 178-182.\">42<\/a><\/sup>. Il 15 giugno 1581 era stato proposto per 1200 scudi al duca Guglielmo di Baviera, \u00abdi novo\u00bb, da Prospero Visconti (1543-1592), discendente diretto di Gaspare Visconti, in contatto con Lomazzo e con i Mazenta, nonch\u00e9 protettore dell\u2019eversiva brigata della Val di Blenio e colto mediatore tra le botteghe suntuarie del capoluogo lombardo e la corte di Monaco, facendo sapere che Michele Scala avrebbe potuto eventualmente approntare anche un esemplare con la raffigurazione del \u00abpaese di Baviera\u00bb. Il \u00abmapamondo di Spagna di crestallo in diversi pezzi tondo ligato in oro\u00bb non dovette per\u00f2 trovare smercio, rimanendo nelle mani di Michele. Nell\u2019agosto 1589 verr\u00e0 affidato con altri oggetti a Pompeo Leoni, perch\u00e9 venisse portato in terra iberica e venduto a \u00absua Regia Maest\u00e0 o vero ad altri che lo vorano comprare\u00bb, per non meno di mille scudi. Nessun sembra tuttavia essersi fatto avanti. Nell\u2019 aprile 1600, morto Michele, gli eredi sollecitarono, infatti, Pompeo Leoni circa la restituzione del mappamondo, ma invano. Il globo figurer\u00e0 nel testamento dell\u20198 ottobre 1608 di Pompeo, con l\u2019indicazione che venisse portata nella chiesa madrilena di Nostra Signora de Atocha, luogo dove venne effettivamente collocato, scomparendo in seguito<sup><a href=\"#footnote_42_3318\" id=\"identifier_42_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le vicende del globo, cfr. P. Venturelli, Un documento inedito per un&rsquo;opera in cristallo: Pompeo Leoni e Michele Scala, in &ldquo;Arte Lombarda&rdquo;, 124, 1998, pp. 65-67; vedi anche Eadem, A proposito&hellip;, 2001. Per Prospero Visconti, cfr. M. Pavesi, Un gentiluomo fra le carte dell&rsquo;Ambrosiana: Prospero Visconti, in Tra i fondi dell&rsquo;Ambrosiana. Manoscritti italiani antichi e moderni, a cura di M. Ballarini, et all., II vol., Milano 2010, pp. 797-820.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare importante soffermarsi sulla non irrilevante dimensione dell\u2019opera di Michele Scala, ben diversa da quella del globo (circa 1600), di cm. 5.4 di diametro, ricavato da un blocco di quarzo (Parigi, Galleria Kugel) (<a title=\"Fig. 7. Ottavio Miseroni (?), &lt;i&gt;Globo in cristallo di rocca&lt;\/i&gt;, Parigi, Galleria Kugel.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven07.jpg\">Fig. 7<\/a>), con incise le costellazioni, che si \u00e8 collegato alla produzione di Ottavio Miseroni (circa 1564\/\u201969- 1624), nipote di Gerolamo (circa 1521\/1526- 1600), l\u2019intagliatore che sarebbe stato allievo con il fratello Gaspare (1518\/\u201919-1573) di Jacopo da Trezzo e di un certo \u00abBenedetto Poligino\u00bb, quest\u2019ultimo ricordato da Paolo Morigia come \u00abil primo che in Milano lavorasse vasi di cristallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_43_3318\" id=\"identifier_43_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Klugel, Spheres. The art of the Celestial Mechanic, Paris 2002, scheda C5, pp. 36-39. Per i Miseroni, cfr. P. Venturelli, Le collezioni Gonzaga&hellip;, 2005, pp. 159-161; Eadem, Il Tesoro&hellip;, 2009, pp. 50-52; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 21-27, 167-177.&nbsp; Per Poligino, cfr. P. Morigia, Historia dell&rsquo;antichit&agrave;&hellip;, 1592, p. 291; P. Venturelli, La lavorazione&hellip;, 2007; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, p. 16.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mole del globo eseguito da Michele era raggiunta grazie all\u2019unione di pi\u00f9 pezzi di cristallo, lavorati separatamente e poi connessi tramite preziose legature, sulla base di modalit\u00e0 tipicamente milanesi, come informa nell\u2019<em>Istoria delle pietre<\/em> (circa 1597) il monaco Agostino del Riccio (1551-1598), testimone oculare dell\u2019attivit\u00e0 dei Caroni e Gaffuri, chiamati dal capoluogo lombardo a Firenze tra il 1572 e il 1575 da Francesco I de Medici con stipendi favolosi per introdurre la lavorazione delle pietre dure<sup><a href=\"#footnote_44_3318\" id=\"identifier_44_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Del Riccio , Istoria delle pietre (1597), a cura di R. Gnoli- A. Sironi, Torino 1996, p. 159.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prassi lavorativa a mio avviso non di recente invenzione, ma da riportare alla fine del XV secolo<sup><a href=\"#footnote_45_3318\" id=\"identifier_45_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Come ipotizzo in P. Venturelli, La lavorazione&hellip;, 2007; Eadem, Il Tesoro&hellip;, 2009, pp. 173-191; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 101-110.\">46<\/a><\/sup>. Cos\u00ec mi pare evidenzi il \u00abvaso di grande e bella forma\u00bb, formato da quarantanove pezzi di cristallo imbrigliati in una montatura d\u2019argento smaltato, mostrato dal famoso orafo Cristoforo Foppa, detto il Caradosso (1452 circa-1526\/27) allo scultore Gian Cristoforo Romano (circa1460-1512) \u00a0&#8211; che nella <em>Danae<\/em> rappresentata il 31 gennaio 1496 interpretava Acrisio &#8211; che ne parla in una lettera del 4 luglio 1505 ad Isabella d\u2019Este, affezionata cliente del Caradosso per legature di gioielli, non venendo per\u00f2 acquistato da Isabella perch\u00e9 ritenuto \u00abtroppo grande\u00bb per poterlo esporre nel suo studio<sup><a href=\"#footnote_46_3318\" id=\"identifier_46_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bertolotti, Artisti in relazione coi Gonzaga signori di Mantova, Modena 1885, p. 88; A. Venturi, Gian Cristoforo Romano, in &ldquo;Archivio Storico dell&rsquo;arte&rdquo;, 1, 1888, pp. 107-118 (a pp. 112, 117); P. Venturelli, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 12-12 e note 12-15, pp. 17-18; per Caradosso e Isabella, cfr. P. Venturelli, &nbsp;Gioielli e oggetti preziosi nell&rsquo;inventario Stivini, in &ldquo;Quaderni di Palazzo Te&rdquo;, 6, 1999, pp. 75-80. Per Gian Cristoforo Romano e Leonardo, cfr. C. Vecce, &ldquo;The Sculptor Says&rdquo;. Leonardo and Gian Cristoforo Romano, in Illuminating Leonardo. A festschrift for Carlo Pedretti Celebrating his 70 Years of Scholarship, (1944-2014), ed. by C. Moffat- S. Taglialagamba, Leiden 2016, pp. 223-238.\">47<\/a><\/sup>. Lo stesso Gian Cristoforo forse pratic\u00f2 l\u2019arte degli intagli, come sembrerebbe indicare Marcantonio Michiel quando dice di avere visto a Venezia nel 1512, in casa di Francesco Zio, una \u00abtazza de cristallo de 5 pezzi legati a uno cun regule d\u2019argento dorato, tutta intagliata cun istorie del Testamento vechio\u00bb, \u00abde man de Cristophoro Romano\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_3318\" id=\"identifier_47_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citazione in M. A. Michiel, Notizia d&rsquo;opere del disegno, a cura di C. De Benedictis, Firenze 2000, p. 56. Su Gian Cristoforo Romano (de Ganti), a Milano tra 1491-1498 e di nuovo nel 1505, cfr. da ultimo, M. Ceriana, Gian Cristoforo de Ganti, in Dizionario Biografico&hellip;, vol. 52, 1999 consultato online (da integrare con G. Agosti, Scrittori&hellip;, 2005, pp. 476-477, nota 48).\">48<\/a><\/sup>. Quanto a Caradosso, in contatto con Lenardo e al quale si deve una delle medaglie di fondazione per la posa della prima pietra della basilica di san Pietro a Roma (1506), elogiata da Giorgio Vasari nelle <em>Vite<\/em>, con al <em>recto<\/em> il busto di Bramante e al <em>verso<\/em> la personificazione dell\u2019Architettura, \u00a0non sono fino ad ora emerse altre notizie che lo connettano a opere in pietre dure (<a title=\"Fig. 8 Cristoforo Foppa detto Caradosso, &lt;i&gt;Medaglia per la fondazione della Basilica di San Pietro&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/ven08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Data la sua nota capacit\u00e0 nello smaltare, potrebbe per\u00f2 essersi limitato all\u2019esecuzione delle montature, completando il lavoro di un intagliatore<sup><a href=\"#footnote_48_3318\" id=\"identifier_48_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la medaglia, cfr. G. Vasari, Le Vite&hellip; (1568), a cura di G. Milanesi, III, Firenze 1878, p. 535, IV, Firenze 1879, p. 161. Per Caradosso, Leonardo e gli smalti, cfr. P. Venturelli, Leonardo da Vinci&hellip;, 2002, pp. 145-157; Eadem, Esmaill&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab&ograve; Visconti a Ludovico il Moro, Venezia 2008, pp. 90-107; Eadem, Arte orafa, in corso di pubblicazione.\">49<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quegli anni doveva essere gi\u00e0 attivo \u00abBenedetto Romano che lavora cristalli\u00bb (presumibilmente Benedetto Tomei \u00abdictus Romano\u00bb), avendo nel 1549 \u00abpasato li 60 anni\u00bb. Il 14 novembre del 1538 Bernardino Moresini e il socio Francesco della Scala (con tutta probabilit\u00e0 il padre di Michele) lo avevano interpellato per \u00abfarre praticha de cristalli\u00bb, contattandolo con \u00abaltri\u00bb non dichiarati maestri anche per un consulto circa alcuni blocchi di materiale acquistati in Svizzera. E se ci sono buone probabilit\u00e0 che questo intagliatore sia il \u00abBenedetto Poligino\u00bb menzionato da Paolo Morigia, rimane solo un\u2019ipotesi da verificare attraverso l\u2019auspicabile reperimento di documenti quella che avevo proposto in altra sede, che cio\u00e8 \u00abBenedetto Romano\u00bb possa essere il \u00abmaestro Benedetto scultore\u00bb citato in un appunto di Leonardo del 5 gennaio 1511 (G, f.1v), dagli studiosi generalmente ritenuto essere lo scultore Benedetto Briosco. Da lui il Vinci aspettava di ricevere una \u00abtavoletta per li colori\u00bb della \u00abpietra faldata [\u2026] bianca come il marmo di Carrara, sanza macule, che \u00e8 della durezza del porfido o pi\u00f9\u00bb, reperibibile a Mombracco \u00absopra Saluzzo sopra la Certosa\u00bb, a \u00abun miglio\u00bb ai piedi del Monviso; Leonardo precisava anche che \u00abPerrotino da Turino n\u2019ha alcune d\u2019esse berettine, forte dure\u00bb, cio\u00e8 \u00a0-come indicava Carlo Pedretti &#8211; durissime<sup><a href=\"#footnote_49_3318\" id=\"identifier_49_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ho reperito i documenti su Benedetto Romano e avanzato l&rsquo;ipotesi in direzione vinciana, in P. Venturelli, La lavorazione&hellip;, 2007, p. 266; Eadem, Splendidissime&hellip;, 2013, pp. 15-16; cfr. inoltre: Archivio di Stato di Milano, Notarile, cart. 8403 (1541, 2 marzo). Per l&rsquo;appunto di Leonardo, cfr. E. Villata, Leonardo da Vinci&hellip;, 1999, n. 282, pp. 242-243 (con bibliografia), da integrare e correggere con quanto scrive Carlo Pedretti, in Idem, Disegni di Leonardo da Vinci e della sua cerchia nella Biblioteca Reale di Torino, Firenze 1975, nota 8, p. XII (&laquo;Perot&igrave;n&raquo; in Piemonte &egrave; diminutivo per Pietro, Piero).\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In attesa di identificare il misterioso Benedetto ricordato da Leonardo e di scoprire di che tipo fossero e a cosa servissero le pietre citate dal maestro, pu\u00f2 forse essere utile ricordare qui la \u00abpietra stravagante\u00bb usata dal duca Vincenzo I Gonzaga per far realizzare alcuni vasi della sua collezione, di cui si parla in una missiva del 17 febbraio 1603, \u00abritrovata in una montagna del Monferrato\u00bb, un\u2019 area appartenente ai domini Gonzaga, dove si reperiva anche la rara corniola bianca, con cui lo stesso Vincenzo I faceva eseguire costoso vasellame. Nelle miniere di Ponzone, nell\u2019alto Monferrato, Gabriele Bertazzolo (1570-1626), architetto e ingegnere attivo per i Gonzaga, alla ricerca di pietre dure per il duca, si rec\u00f2 alla fine del 1610 per vedere quelle \u00abstravaganze [\u2026] da intendenti giudicate bellissime et le mostre delli colori per dipingere\u00bb, con rinvio in quest\u2019ultimo caso forse a supporti lapidei usati non come tavolozze (l\u2019ipotesi espressa dagli studiosi in relazione all\u2019appunto vinciano), ma per dipingervi raffigurazioni<sup><a href=\"#footnote_50_3318\" id=\"identifier_50_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle pietre dure del Monferrato in relazione ai Gonzaga, cfr. P. Venturelli, Materiali e oggetti preziosi tra i Gonzaga e Mantova. Aggiunte e rettifiche, in Giornata di studi in onore di Cesare Mozzarelli, Cesare Mozzarelli storico e organizzatore di cultura (Mantova 2005), numero speciale di &ldquo;Bollettino Storico Mantovano&rdquo;, n. s., 5, 2006, pp. 111-124. Tra le variet&agrave; pi&ugrave; importanti di quarzo microcristallino (durezza 7, scala di Mohs), per lo pi&ugrave; fibrose, &egrave; il calcedonio, vocabolo con cui si indica generalmente la variet&agrave; la cui cromia va dal bianco al giallastro, fino all&rsquo;azzurro violaceo; per la presenza di ossido di ferro in forma di ematite pu&ograve; presentarsi anche una colorazione da rosso arancio a bruna (in tal caso detta corniola), ma pu&ograve; avere anche una colorazione rosso-bruna pi&ugrave; scura se &egrave; presente l&rsquo;ossido di ferro in forma di goethite; le tinture&nbsp; sono molto usate sui quarzi microcristallini anche per imitare materiali come il lapislazzuli e la giada.\">51<\/a><\/sup>, secondo una tecnica gi\u00e0 sperimentata in antico, riproposta su ampia scala durante il XVI secolo<sup><a href=\"#footnote_51_3318\" id=\"identifier_51_3318\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rimando a M. Casaburo, Pittura su pietra. Diffusione, studio dei materiali, tecniche artistiche, Rende (Cs) 2017.\">52<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Legenda:<\/p>\n<p>Ar= London, British Library, Codice Arundel 263<\/p>\n<p>CA =Codice Atlantico, Milano, Biblioteca Ambrosiana, Codice Atlantico<\/p>\n<p>Ha =Seattle, Collezione Bill Gates (gi\u00e0 Los Angeles, The Hammer Museum of Art, ex Leicester 699)<\/p>\n<p>G= Paris, Institut de France, Codice H (2178)<\/p>\n<p>H= Paris, Institut de France, Codice H (2179<\/p>\n<p>I= Paris, Institut de France, Codice I (2180),<\/p>\n<p>Ma I = Madrid, Biblioteca Nacional 8937<\/p>\n<p>Ma II= Madrid, Biblioteca Nacional 8936<\/p>\n<p>Tr=\u00a0 Milano, Biblioteca Trivulziana, N 2162<\/p>\n<p>W= Windsor, Royal Library<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3318\" class=\"footnote\">Per l\u2019evoluzione semantica del vocabolo <em>mappamondo<\/em>, cfr. M. Kupfer, <em>The Lost Wheel Map of Ambrogio Lorenzetti<\/em>, in \u201cArt Bulletin\u201d, 78, 1996, pp. 286-310 (a pp. 291-300). Sui codici di Leonardo, cfr. C. Vecce, <em>\u201cScritti\u201d di Leonardo da Vinci<\/em>, in <em>Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere<\/em>, vol. I, a cura di A. Asor Rosa, Torino 1992, pp. 4-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3318\" class=\"footnote\">Cfr. E. Villata, <em>Leonardo da Vinci. I documenti e le testimonianze contemporanee<\/em>, Milano 1999, n. 214, p. 181; n. 215, p. 183 (con bibliografia precedente); C. Vecce, <em>La biblioteca perduta. I libri di Leonardo,<\/em> Roma 2017, pp. 49, 72-73. Giovanni Benci (fratello di Ginevra, ritratta da Leonardo) gli tiene in custodia anche il dipinto incompiuto con l\u2019<em>Adorazione de Magi<\/em> (Firenze, Galleria degli Uffizi), commissionatagli dai monaci di San Donato a Scopeto (C. Vecce,<em> Leonardo,<\/em> Roma 1998, pp. 51, 216-217, 221-222); vedi anche Y. Rebouard- E. Ragni,<em> Benci, Amerigo<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. 8, Roma 1966, consultato <em>on line<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3318\" class=\"footnote\">S. Misinne, <em>The da Vinci Globe<\/em>, Cambridge Scholars Publishing 2018 (con bibliografia). Cfr. almeno: M. Fiorini, <em>Il mappamondo di Leonardo da Vinci ed altre consimili mappe<\/em>, Roma 1894; M. Baratta, <em>Leonardo da Vinci e la cartografia<\/em>, Voghera 1912; <em>Leonardo artista delle macchine e cartografo<\/em>, a cura di R. Campioni, presentazione di C. Pedretti, Firenze 1994; C. Pedretti, <em>Leonardo &amp; io<\/em>, Milano 2008, pp. 278-279, 516-517, 586-587.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3318\" class=\"footnote\"><em>Leonardo da Vinci. Scritti letterari<\/em>, a cura di A. Marinoni, Milano 1991, p. 248; D. Kiang, <em>The \u00abMappamondo\u00bb in Bramante\u2019s Heraclitus and Democritus<\/em>, in \u201cAchademia Leonardi Vinci\u201d, V, 1992, pp. 128-135 (a pp. 133-134); <em>Leonardo da Vinci, Scritti<\/em>, a cura di C. Vecce, Milano 1992, n. 88, p. 260; C. Pyle,<em> Philosophy and Culture: The two philosophers and related Themes in Milano and Europe around 1500<\/em>, in Eadem,<em> Milan and Lombardy in the Renaissance: Essays in cultural History<\/em>, Roma 1997, pp. 203-222; F. Frosini, in <em>La mente di Leonardo. Nel laboratorio del genio universale<\/em>, a cura di P. Galluzzi, catalogo della mostra (Firenze 2006-2007), Firenze 2006, scheda n. III.1C.b, p. 141; F. Barbieri, in \u201cLa Bibliofilia\u201d, vol. 81, n. 3, 1979, pp. 293-295 (a pp. 294-295).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3318\" class=\"footnote\">Leonardo \u00e8 coetaneo di Amerigo Vespucci, le cui relazioni dei viaggi (inviate al gonfaloniere Pier Soderini dal 1500 al 1504) sono subito pubblicate a Firenze a altrove; nel codice Ar, f. 132v (1504-1505 circa) il Vinci rinvia a Giorgio Antonio Vespucci, zio di Amerigo, cfr. C. Pedretti, <em>Leonardo<\/em>\u2026, 2008, pp. 588-589; C. Vecce, <em>\u201cPianta d\u2019Ellefante d\u2019India\u201d: L\u2019\u201cAngelo incarnato\u201d come Shiva- Dioniso<\/em>, in <em>Leonardo da Vinci. L\u2019angelo incarnato\u201d &amp; Salai<\/em>. The \u00abangel in flesh\u00bb and Salai, a cura di C. Pedretti, Poggio a Caiano 2009, pp. 355-368; T. Lester, <em>La mappa perduta. Storia della carta che cambi\u00f2 i confini del mondo<\/em>, Milano 2010 (la mappa di Waldseem\u00fcller, stampata nel 1507, \u00e8 la prima testimonianza a noi nota della parola \u00abAmerica\u00bb); C. Vecce, <em>In margine alla prima lettera di Andrea Corsali (Leonardo in India)<\/em>, in <em>Ai confini della letteratura. Atti della giornata in onore di Mario Pozzi<\/em> (Morgex, 4 maggio 2012), a cura di J.L. Fournel, R. Gorris Camos, E. Mattioda, Torino 2015, pp. 69-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3318\" class=\"footnote\">Questo tema ha per\u00f2 attratto poco gli studiosi che hanno preferito concentrarsi su altri aspetti dell\u2019opera vinciana, cfr. H. Ost, <em>Leonardo Studien,<\/em> Berlin &#8211; New York 1975 (il Leonardo \u00abmediolanensis\u00bb, incisore di pietre dure citato dal pesarese Camillo Lunardi nello <em>Speculum Lapidum<\/em>, edito a Venezia nel 1502 non \u00e8 per\u00f2 Leonardo da Vinci; come ho avuto modo di rilevare, si tratta invece con tutta probabilit\u00e0 del milanese Leonardo Rho, \u00abfabrum\u00bb e intagliatore di pietre dure, attestato tra 1494 e 1513, cfr. P. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo<\/em>, con Presentazione di C. Pedretti, Venezia 2002, pp. 15, 63-69 e note 15-17; Eadem, <em>Splendidissime Gioie. Cammei e cristalli milanesi per le corti d\u2019Europa XV- XVII secc.,<\/em> Firenze 2013, <em>sub indice<\/em>; Eadem, <em>Camillo Leonardi<\/em>, <em>Speculum Lapidum Clarissimi artium et medicinae doctoris Camilli Leonardi Pisaurensis<\/em>, in <em>La biblioteca di Leonardo<\/em>, a cura di C. Vecce, in corso di pubblicazione; Eadem, \u00a0<em>Arte orafa milanese. Maestri, botteghe, tecniche e prodotti tra XIV e XVI secolo, <\/em>in corso di pubblicazione). Per Leonardo da Vinci e le pietre dure non posso che rimandare a: P. Venturelli, <em>Percorso iconologico nell\u2019oreficeria vinciana<\/em>, in \u201cAchademia Leonardi Vinci\u201d, VII, 1994, pp. 113-123;<em> <\/em>Eadem, \u00ab<em>Diaspise, christallo et amitista\u00bb. <\/em><em>Pietre dure e vetri di Leonardo<\/em>, in <em>\u00abTutte le opere non son per istancarmi\u00bb. Raccolta di scritti per i settant\u2019anni di Carlo Pedretti<\/em>, a cura di F. Frosini, Roma 1998, pp. 449-469; Eadem, <em>\u00abE per tal variar natura \u00e8 bella\u00bb. Arti decorative a Milano tra Leonardo e Lomazzo,<\/em> in <em>Rabisch. Il grottesco nell\u2019arte del Cinquecento<\/em>.<em> L\u2019Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l\u2019ambiente milanese<\/em>, a cura di M. Khan- Rossi, F. Porzio, catalogo della mostra (Lugano 1998), Milano 1998, pp. 77-88; Eadem, <em>Il \u201cPiatto dei Dodici Cesari\u201d. I Saracchi e Annibale Fontana,<\/em> in \u201cArtes\u201d, 6, 1998, pp. 59-69; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, <em>sub indice<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3318\" class=\"footnote\">G. Calvi- A Marinoni, <em>I manoscritti di Leonardo da Vinci da un punto di visita cronologico storico e biografico<\/em>, Busto Arsizio 1982, pp. 171, 173; E. Villata, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 1999, n. 253, p. 220 (con precedente bibliografia).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3318\" class=\"footnote\">C.M. Brown, <em>Little Known and Unpublished Documents concerning Andrea Mantegna, Bernardino Parentino, Pietro Lombardo, Leonardo da Vinci and Filippo Benintendi<\/em>, in \u201cL\u2019Arte\u201d, VII-VIII, 1969, p. 199, doc. 4; P. Venturelli, <em>Diaspise<\/em>\u2026, in <em>\u00abTutte le opere<\/em>\u2026,<em> <\/em>1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3318\" class=\"footnote\">Cfr. L. Syson, in <em>Leonardo da Vinci. Painter at the Court of Milan<\/em>, ed. by L. Syson with L. Keith et all., catalogo della mostra (London 2011-2012), London 2011, n. 91, pp. 300-303; <em>Leonardo: Due Salvator Mundi per Napoli<\/em>, a cura di N. Barbatelli, M. Melani, catalogo della mostra (Napoli 2015), Poggio a Caiano 2015; cfr. P. Panza,<em> L\u2019ultimo Leonardo<\/em>, Torino 2018. La presenza di un globo in questo materiale, credo possa essere motivata dal fatto che le gocce di cristallo erano ritenute simbolo trinitario, poich\u00e9 quando una parte era in luce le altre risultavano in ombra, come ricorda Gregorio di Tours nel <em>De gloria beatorum martyrum<\/em> (cfr. P. Castelli, <em>La mantica e i cristalli<\/em>, in <em>Cristalli e gemme. Realt\u00e0 fisica e Immaginario Simbologia Tecniche e Arte<\/em>, a cura di B. Zanettin, Venezia 2003, pp. 547-598, a pp. 552-553).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3318\" class=\"footnote\">Per il \u00ablapidario\u00bb nella biblioteca di Leonardo, cfr. P. Venturelli, <em>Schede per lapidari<\/em>, in <em>La biblioteca di Leonardo<\/em>, in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3318\" class=\"footnote\">Sul codice Trivulziano, acquistato da Pompo Leoni dalla famiglia Melzi, cfr. C. Vecce,<em> Leonardo filologo? In margine al Codice Trivulziano<\/em>, in <em>La filologia in Italia nel Rinascimento<\/em>, a cura di C. Caruso, E. Russo, Roma 2018, pp. 1-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3318\" class=\"footnote\">Come ipotizzo in P. Venturelli, <em>Marbodo di Rennes, De Lapidibus<\/em> (manoscritto e volgarizzamenti), in <em>La biblioteca di Leonardo<\/em> in corso di pubblicazione; per il <em>rebus<\/em> in questione: E. Solmi, <em>La politica di Lodovico il Moro nei simboli di Leonardo da Vinci (1489-1499)<\/em>, in <em>Scritti vari di erudizione e di critica in onore di Rodolfo Renier<\/em>, Torino 1912, pp. 491-509 (a p. 500, nota 1; vedi anche C. Vecce \u00a0<em>Leonardo da Vinci<\/em>. <em>Scritti,<\/em> 1992, p. 95).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3318\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Lavorazione di pietre dure e Cristalli<\/em>, in <em>Il Rinascimento italiano e l\u2019Europa,<\/em> III vol. <em>L\u2019Italia e l\u2019economia europea. 1. Produzioni e tecniche<\/em>, a cura di P. Braunstein, L. Mol\u00e0, Treviso 2007, pp. 261-282; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3318\" class=\"footnote\">Rimando a P. Venturelli, <em>Percorso iconologico<\/em>\u2026,<em> <\/em>1994; Eadem,<em> <\/em>\u00ab<em>Diaspise, christallo<\/em> 1998; Eadem, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose<\/em>\u2026, 2002.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3318\" class=\"footnote\">Cfr. E. Villata, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 1999, n. 133, p. 121 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3318\" class=\"footnote\">Come suggerito da Andrea Canova a Giovanni Agosti, cfr. G. Agosti, <em>Scrittori che parlano di artisti, tra Quattro e Cinquecento in Lombardia<\/em>, in B. Agosti, G. Agosti, C. B. Strehlke, M. Tanzi, <em>Quattro pezzi lombardi (per Maria Teresa Binaghi),<\/em> Brescia 1998, pp. 39-93 (a p. 67 e nota 82); cfr. A Canova, <em>Paolo Taegio da poeta a \u201cdottor di leggi\u201d e altri personaggi bandelliniani<\/em>, in \u201cItalia Medievale e Umanistica\u201d, XXVII, 1994, pp. 93-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3318\" class=\"footnote\"><em>Donato Bramante. Sonetti e altri scritti<\/em>, a cura di C. Vecce, Roma 1995 (sonetto XXIII, pp. 55, 95-97); D. Isella, <em>I sonetti delle calze di Donato Bramante<\/em>, in Idem, <em>Lombardia stravagante. Testi e studi dal Quattrocento al Seicento tra lettere e arti<\/em>, Torino 2005, pp. 29-37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3318\" class=\"footnote\">Cfr. R.V. Schofield, <em>Gasparo Visconti mecenate di Bramante<\/em>, in <em>Arte, committenza ed economia a Roma e nelle corti del Rinascimento (1420-1530)<\/em>, Atti del convegno (Roma 1990), a cura di A. Esch, C. L. Frommel, Torino 1995, pp. 297-330; su Bramante e Gasparo Visconti, cfr. anche E. Rossetti, <em>Sotto il segno della vipera<\/em>, Milano 2013, pp. 39-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3318\" class=\"footnote\">L. Reti, <em>The Library of Leonardo da Vinci<\/em>, Los Angeles 1972, nn. 73 (\u201csonetti di meser Guasparri Visconti\u201d), 83 (\u201c2 regole di Domenico Machaneo\u201d), pp. 21-22. Per i <em>Rithmi<\/em>, cfr. P. Bongrani- L. Giachino, <em>Gasparo Visconti. Rithmi<\/em>, in <em>Atlante dei canzonieri in volgare nel Quattrocento<\/em>, Firenze 2017, pp. 600-606; per la <em>Danae<\/em>, cfr. C. Vecce, <em>Leonardo<\/em>\u2026, 1998, pp. 159-161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3318\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Chorographia Verbani laci<\/em>, Milano, Ulrico Scinzenzeler 1490 (P. Frigerio- S. Mazza- P. Pisoni, <em>Verbani lacus\/ Il lago Verbano<\/em>, Verbania- Intra 1975, p. 72); cfr. R. Schofield, <em>Gasparo Visconti<\/em>\u2026, 1995, p. 307; P. Venturelli , <em>Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630),<\/em> Cinisello Balsamo 1996, pp. 52, 64-65 (note 51-52); G. Agosti, <em>Scrittori<\/em>\u2026,<em> <\/em>in B. Agosti, G. Agosti, C. B. Strehlke, M. Tanzi, <em>Quattro pezzi<\/em>\u2026, 1998, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3318\" class=\"footnote\">Cfr. C. Vecce, <em>Leonardo e le sue montagne<\/em>, in <em>Les montagnes de l\u2019esprit: imaginaire et histoire de la montagne \u00e0 la Renaissance<\/em>, Atti de convegno (Saint- Vincent 2002), a cura di R. Gorris Camos, Aosta 2005, pp. 89-105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3318\" class=\"footnote\">J. P. Richter, <em>The literary Works of Leonardo da Vinci Compiled and edited from the original Manuscripts<\/em>, London 1970 (I\u00b0 ed. London 1883), I vol., n. 622; C. Pedretti, <em>J. P. Richter, The literary Works of Leonardo da Vinci. Commentary<\/em>, Oxford 1977, p. 365: rimando ad altra sede la discussione di questa ricetta. Per Leonardo e Bramante, cfr. C. Pedretti, N<em>ew Discovered Evidence of Leonardo\u2019s Associations with Bramante<\/em>, in \u201cJournal of the Society of Architectural Historians\u201d, III, 1976, pp. 223-227.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3318\" class=\"footnote\">Cfr. Sabba da Castiglione, <em>Ricordi ovvero ammaestramenti<\/em>, a cura di S. Cortesi, Faenza 1999, p. 191; C. Pedretti, <em>Leonardo<\/em>\u2026, 2008, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3318\" class=\"footnote\">Per questo poema, dedicato a Ludovico il Moro, cfr. B. Maltempi, <em>Il De Paulo e Daria amanti di Gasparo Visconti: introduzione, edizione e commento,<\/em> Tesi di dottorato in Italianistica, <em>Tutor<\/em> G. Arbizzoni, Universit\u00e0 degli Studi di Urbino, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, 14. Ciclo, a.a. 2000-2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3318\" class=\"footnote\">D. Kiang, <em>The \u00abMappamondo\u00bb<\/em>\u2026, in \u201cAchademia\u2026\u201d, V, 1992; F. Paliaga, <em>Riflessioni a margine su Eraclito e Democrito di Bramante e l\u2019influenza di Leonardo<\/em>, in <em>\u201cTutte le opere non son per stancarmi\u201d. Raccolta di scritti per i settant\u2019anni di Carlo Pedretti<\/em>, a cura F. Frosini, Roma 1998, pp. 323-336. Rimane ancora importate: G. Ferri Piccaluga, <em>Gli affreschi di casa Panigarola e la cultura milanese tra Quattro e Cinquecento<\/em>, in \u201cArte Lombarda\u201d, LXXXVI- LXXXVII, 1988, pp. 14-25; per l\u2019affresco, cfr. da ultimo la scheda di M. Ceriana- E. Rossetti, in <em>Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499<\/em>, a cura di M. Ceriana et all., catalogo della mostra (Milano 2014-2015), Milano 2014, n. III.9, p. 195 (con bibliografia precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3318\" class=\"footnote\">Come risulta dall\u2019inventario dell\u2019 abitazione dello stesso Visconti, cfr. G. Sironi,<em> Gli affreschi di Donato Bramante alla Pinacoteca di Brera di Milano: chi ne fu il committente?<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, CIV, 1978, pp. 199-207 (p. 205, doc. 5); B. Martinelli,<em> La biblioteca (e i beni) di un petrarchista: Gasparo Visconti<\/em>, in <em>Veronica Gambara e la poesia del suo tempo nell\u2019Italia settentrionale<\/em>, Atti del convegno (Brescia- Correggio 1985), Firenze 1989, pp. 213-61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3318\" class=\"footnote\"><em>Il Codice Arundel 263 della British Library<\/em>, a cura di C. Pedretti, trascrizione e note critiche di C. Vecce, Firenze 1998, I vol., p. 134. J. Pederson, <em>Henrico Boscano\u2019s\u00a0 Isola Beata: New Evidence for the Achademia Leonardi Vinci<\/em>, in \u201cRenaissance Studies\u201d, XXII, 2008, pp. 450-475.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3318\" class=\"footnote\">G. P. Lomazzo, <em>Trattato dell\u2019arte e della pittura, scultura et architettura<\/em> (Milano 1584), in G.P. Lomazzo,<em> Scritti sulle arti<\/em>, a cura di R.P. Ciardi, II vol., Firenze 1973-1974, p. 335; vedi R. Ciardi, <em>Lomazzo, Giovanni Paolo<\/em>, in <em>Dizionario Biografico<\/em>\u2026, vol. 65, 2005, consultato <em>online<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3318\" class=\"footnote\">Cfr. almeno, E. Solmi, <em>Ricordi della vita e delle opere di Leonardo da Vinci raccolti dagli scritti di Gio Paolo Lomazzo<\/em>, in \u201cArchivio Storico Lombardo\u201d, XXXIV, 1907, pp. 290- 331; C. Pedretti, <em>Ricordi di Gio Paolo Lomazzo<\/em>, in Idem, <em>Studi vinciani<\/em>, Gen\u00e8ve 1957, pp. 54-76; Idem, <em>A Sonnet by Giovan Paolo Lomazzo on the \u2018Leda\u2019 of Leonardo<\/em>, in \u201cRaccolta Vinciana\u201d, XX, 1964, pp. 374-378; Idem, <em>Introduzione<\/em>, in <em>Libro di pittura. Codice Urbinate Lat. 1270 nella Biblioteca Apostolica Vaticana<\/em>, a cura di C. Pedretti, trascrizione critica di C. Vecce, Firenze 1995, pp. 49-55; <em>Rabisch. Il grottesco nell\u2019arte del Cinquecento. L\u2019Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l\u2019ambiente milanese<\/em>, catalogo della mostra (Lugano 1998), a cura di M. Khan Rossi- F. Porzio, Milano 1998; da ultimo: C. Vecce, <em>La vita di Leonardo da Vasari a Lomazzo<\/em>, in <em>La r\u00e8ception des Vite de Giorgio vasari dans l\u2019Europe des XVIe- XVIIIe si\u00e8cle<\/em>, a cura di C. Lucas- Fiorato, P. Dubus, Gen\u00e8ve 2017, pp.113-128.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3318\" class=\"footnote\">G. P. Lomazzo, <em>Rabisch<\/em>, a cura di D. Isella, Torino 1993 (per Luini, cfr. nota 8, pp. XIII-XIV).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3318\" class=\"footnote\">Per Annibale Fontana e il nodo Fontana \/ Leonardo \/ intagli e arti decorative milanesi, vedi: P. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci e la circolazione di iconografie leonardesche<\/em>, in Eadem, <em>Gioielli e gioiellieri milanesi<\/em>\u2026, 1996, pp. 104-125 (cfr. anche pp. 54-56); Venturelli, <em>E per tal variar <\/em>1998, pp. 77-88, pp. 339-340 (e schede nn. 64-65, pp. 269-270); Eadem, <em>A proposito di un recente articolo sugli \u2018Scala e altri cristallai milanesi\u2019. Con notizie circa un\u2019opera di Annibale Fontana, <\/em>in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, LXXXV, fasc. I, 2001, pp. 135-144; Eadem, <em>\u201cHavendo hanimo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei\u201d. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631),<\/em> in <em>Gonzaga. La Celeste Galeria. Le raccolte,<\/em> catalogo della mostra (Mantova 2002), a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252, e schede nn. 81-82, pp. 290-291; Eadem, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 2002, pp. 14-15; Eadem<em>,<\/em> <em>\u201cRaro e Divino\u201d. Annibale Fontana (1540-1587), intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l\u2019inventario del suoi beni)<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, 89, 2005, I fasc., pp. 205-225; Eadem, <em>Annibale Fontana e la Madonna dei miracoli di san Celso. Tra Carlo e Federico Borromeo<\/em>, in <em>Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola<\/em>, a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra (Milano 2005-2006), Milano 2005, pp. 151-157; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026,<em> <\/em>2013, pp. 39-49, 188-198; Eadem, <em>Un cammeo di Annibale Fontana e un altro con Ludovico il Moro<\/em>, in \u201cOADI. Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, 2013, consultabile <em>online<\/em> <a href=\"http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\">www.unipa.it\/oadi\/rivista<\/a>; cfr. anche B. Agosti,<em> Draghi nella Milano di san Carlo<\/em>, in \u201cProspettiva\u201d, 113-114, 2004, pp. 162-166.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3318\" class=\"footnote\">Citazione da G.A. Mazenta, <em>Alcune memorie dei fatti di Leonardo da Vinci a Milano e dei suoi libri. Ripubblicate e illustrate da D. Luigi Gramatica [&#8230;]<\/em>, Milano 1991, pp. 30-31, 40 e nota 9 a p. 48 (in questa edizione il termine \u00abavori\u00bb sostituisce \u00abmarmi\u00bb; invece appare in <em>Le memorie di Leonardo da Vinci di don Ambrogio Mazenta<\/em>, Milano 1919, senza num. pp.); per questo brano, Leonardo da Vinci, Annibale Fontana e i Mazenta (Giovanni Ambrogio, Guido, Alessandro), riamando a P. Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri<\/em>\u2026, 1996, pp. 52-54, pp. 104-125; Eadem, <em>Oggetti preziosi a Milano e in Lombardia tra Seicento e Settecento<\/em>, in <em>Lombardia barocca e tardo barocca. Arte e architettura,<\/em> a cura di V. Terraroli, Milano 2004, pp. 205-229 (a pp. 213-214); Eadem, <em>Aggiunte e puntualizzazioni per Giovanni Battista Crespi detto il Cerano a Milano: disegno e arti della modellazione. Tra il Duomo, Santa Maria presso san Celso e Annibale Fontana<\/em>, in \u201cArte Cristiana\u201d, 826, 2005, pp. 57-67. Per Ambrogio Mazenta, cfr. V. Milano, <em>Mazenta, Giovanni Ambrogio<\/em>, in <em>Dizionario Biografico<\/em>\u2026, vol. 72, 2008, consultato <em>online<\/em>; Giovanni Ambrogio ebbe un ruolo importante nella conservazione dei manoscritti di Leonardo, cfr. C. Pedretti,<em> Leonardo da Vinci on Painting. <\/em><em>A Lost Book (Libro A), Reassembled from the Codex Vaticanus 1270 and from the Codex Leicester<\/em>, Berkley- Los Angeles 1964. Per Leonardo da Vinci, i suoi allievi milanesi e le arti preziose, cfr. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 2002, pp. 13- 62; Eadem,<em> Arte orafa milanese, <\/em>in corso di pubblicazione; in generale sull\u2019Accademia vinciana, cfr. C. Pedretti, in <em>Leonardo da Vinci. Libro di pittura<\/em>\u2026,1995, pp. 31-32; Idem, <em>Leonardo e la sua \u201cAchademia\u201d,<\/em> in L<em>\u2019Angelo\/ San Giovanni di Leonardo da Vinci. Un dipinto senza committente. Le trasformazioni del patrono di Firenze fra Roma, Milano e Amboise<\/em>, Poggio a Caiano 2016, pp. 6-9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3318\" class=\"footnote\">G. P. Lomazzo, <em>Idea del tempio della pittura<\/em> (in G. P. Lomazzo, <em>Scritti<\/em>\u2026, 1973-1973, I, p. 259); cfr. L. Beltrami, <em>Documenti e memorie riguardanti la vita e le opere di Leonardo da Vinci in ordine cronologico<\/em>, Milano 1919, p. 206; per Giovanni Ambrogio Maggiore, cfr. C. Pedretti,<em> A sonnet by Giovan Paolo Lomazzo on the \u201cLeda\u201dof Leonardo<\/em>, in \u201cRaccolta vinciana\u201d, vol. XX, \u00a01964, p. 375 nota 4; D. Diemer, <em>Giovanni Ambrogio Maggiore und die Anf\u00e4nge der Kunstdrechselei um 1570<\/em>, in \u201cJaharbuch der Zentralinstituts f\u00fcr Kunstgeschichte\u201d, 1, 1985, p. 295-342; P. Venturelli, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, pp. 118-119, e nota 19 a p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3318\" class=\"footnote\">P. Morigia, <em>Historia dell\u2019antichit\u00e0 di Milano, divisa in quattro libri <\/em>[\u2026], Venezia, Appresso i Guerra, 1592, p. 291; P. Morigia- G. Borsieri, <em>La nobilt\u00e0 di Milano<\/em> [\u2026], Milano, Gio Battista Bidelli 1619, pp. 481-482. Ipotizzo questa congiuntura in P. Venturelli, <em>\u00abE per tal variar<\/em>\u2026,<em> <\/em>1998, p. 80; Eadem, <em>Lavorazione di pietre dure e Cristalli<\/em>, in <em>Il Rinascimento italiano e l\u2019Europa,<\/em> III vol. <em>L\u2019Italia e l\u2019economia europea. 1. Produzioni e tecniche<\/em>, a cura di P. Braunstein. L. Mol\u00e0, Treviso 2007, pp. 261-282; per Jacopo da Trezzo, cfr. P. Venturelli, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, <em>sub indice<\/em>. Per le macchine di Leonardo da Vinci, cfr. <em>Leonardo da Vinci. La collezione di modelli del Museo<\/em>, a cura di C. Giorgione, Milano 2009, pp. 178 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3318\" class=\"footnote\">Per Francesco Tortorino, cfr. P. Venturelli, in <em>Rabisch<\/em>\u2026, 1998, p. 341; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, pp. 33-38; 183-187; Eadem, <em>Tortorino, Francesco<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3318\" class=\"footnote\">G. P. Lomazzo, <em>Trattato dell\u2019arte e della pittura, scultura et architettura<\/em> (in G. P. Lomazzo,<em> Scritti<\/em>\u2026, 1973-1974, I, p. 300).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3318\" class=\"footnote\">P. Venturelli, <em>Uno \u00abspecchio in cristallo di rocca intagliato da messer Francesco Tortorino\u00bb (1554-1565)<\/em>, in \u201cArtes\u201d, 5, 1997, pp. 138-150 (citazioni a p. 150); Eadem, <em>Il Tesoro dei Medici al Museo degli Argenti. Oggetti preziosi in cristallo e pietre dure nelle collezioni di Palazzo Pitti<\/em>, Firenze 2009, n. 142, pp. 258-259. Il globo di cristallo allude anche a Carlo V (appassionato collezionista di globi, vivamente interessato ai soggetti geografici) legandosi al mito di <em>Ercole<\/em>, quindi rimandando all\u2019impresa del sovrano spagnolo caratterizzata dalle colonne d\u2019<em>Ercole<\/em> e il motto PLUS ULTRA; ma rinvia anche al figlio di Carlo V, Filippo II: nella medaglia a lui dedicata, realizzata per celebrare l\u2019abdicazione paterna nel 1556 a suo favore, al tergo figura <em>Atlante <\/em>che regge il mondo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3318\" class=\"footnote\">Nel suo testamento del 6 dicembre 1559, Isabella di Capua lascia la sua collezione di cristallo ai figli: a Cesare un \u00abvaso [\u2026] per tenere acqua\u00bb, a Francesco un \u00abbicchiere [\u2026] guarnito d\u2019oro\u00bb e una \u00abcroce\u00bb, alla \u00abdilettissima\u00bb Ippolita \u00abtutti i cristalli\u00bb (C. de Gioia Gadaleta,<em> Isabella de Capua. Principessa di Moletta consorte di Ferrante Gonzaga<\/em>, Molfetta 2005, doc 33, pp. 223, 225), cfr. P. Venturelli, <em>L\u2019immagine di Ippolita Gonzaga (1535-1564). Tra ritratti, medaglie e parole<\/em>, in <em>Donne Gonzaga a Corte. Reti istituzionali, pratiche culturali e affari di governo<\/em>, a cura di C. Continisio, R. Tamalio, atti del Convegno (Mantova 2016), Roma 2018, pp. 485- 502. Vedi anche P. Venturelli, <em>Il Libro del Sarto y la Mil\u00e1n espa\u0148ola<\/em>, in <em>El \u2018Libro del Sarto\u2019, <\/em>a cura di R. T\u00e9bar P\u00e9rez, Valencia 2003, pp. 57-67; Eadem, <em>Gioielli e abiti di Isabella di Capua, Principessa di Molfetta, moglie di Ferrante Gonzaga. Milano 1548<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, XCII, 2008, p. 795-812; Eadem,<strong> <\/strong><em>La credenza di Ferrante. Tra Isabella di Capua, Giulio Romano e Cesare Gonzaga<\/em>, in <em>Ferrante Gonzaga, il Mediterraneo e l\u2019Impero (1507-1577)<\/em>, a cura di G. Signorotto, Atti del Convegno\u00a0 (Guastalla 2007), Roma 2009, pp. 405-428.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3318\" class=\"footnote\">Per Ferrante e Paolo Giovio, cfr. N. Soldini, <em>Nec Spe Nec Metu. La Gonzaga: architettura e corte nella Milano di Carlo V<\/em>, Firenze 2007, pp. 179-200; per Leonardo e Giovio, cfr. C. Vecce, <em>Leonardo<\/em>\u2026, 1998, pp. 296-298; C. Pedretti, <em>Leonardo<\/em>\u2026, 2008, pp. 474-475; T.C. Price Zimmermannn,<em> Paolo Giovio. Uno storico e la crisi italiana del XVI secolo<\/em> (Princeton 1995), trad. it Cologno Monzese-Lecco 2012, p. 32; cfr. anche: <em>Leonardo e l\u2019incisione. Stampe derivate da Leonardo e Bramante dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di C. Alberici, catalogo della mostra (Milano 1984), Milano 1984.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3318\" class=\"footnote\">Per i due Leoni, in generale, cfr. almeno, <em>Los Leoni (1509-1608). Escultores del Rinascimiento italiano al servicio de la corte de Espa\u0148a, <\/em>catalogo della mostra (Madrid 1994), a cura di J. Urrea, Madrid 1994; K. Helmstutler Di Dio, <em>The chief and perhaps only antiquarian in Spain: Pompeo Leoni and his collection in Madrid<\/em>, in \u201cJournal of the History of Collection\u201d, 18, 2006, pp. 137-156; <em>Leone &amp; Pompeo Leoni<\/em>, Actas del congreso internacional (Madrid 2011), Madrid 2012. Per Pompeo Leoni orafo, rimando a P. Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri<\/em>\u2026, 1996, <em>sub indice<\/em>; vedi anche Eadem, <em>Due pendenti in oro e pietre dure con Carlo V attribuiti allo scultore Leone Leoni, <\/em>in <em>Gioielli in Italia. Tradizione e novit\u00e0 del gioiello italiano dal XVI al XX secolo<\/em>, a cura di L. Lenti- D. Liscia Bemporad, Atti del Convegno (Valenza 1998), Venezia 1999, pp. 61-72; i fratelli Giovanni Andrea e Giovanni Battista Rimoldi nel 1582 vengono mandati ad istruirsi presso Gerolamo Suardi (figlio di Domenico), attivo nella bottega \/ casa milanese di Pompeo Leoni, per \u00abimparar lavorar christalo ciove di pietre di molo d\u2019ogni sorte\u00bb (P. Venturelli, <em>A proposito di un recente articolo<\/em>\u2026, <em> <\/em>2001); non sappiamo se Gerolamo Suardi sia imparentato con Giovanni Battista Suardi, scultore e medaglista, intagliatore di coni presso la zecca di Milano, genero di Leone Leoni per averne sposato la figlia Cinzia, citato da Giovan Paolo Lomazzo (<em>Le memorie di Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 1919, nota al doc. 2, senza indicaz. p.; B. Agosti \u2013 G. Agosti, <em>Le tavole del Lomazzo (per i 70 anni di Paola Barocchi),<\/em> Brescia 1997, pp. 57, 70, e nota 341 n. 341).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3318\" class=\"footnote\">Come ipotizzo in P. Venturelli, <em>Diaspise<\/em>\u2026,<em> <\/em>1998; Eadem, <em>\u00abE per tal variar<\/em>\u2026, 1998; p. 110-111; per la citazione, cfr. <em>Libro di pittura. Codice Urbinate Lat. 1270 <\/em>1995, II, p. 306 Per il drago di Annibale Fontana B. Agosti, <em>Draghi nella Milano di san Carlo<\/em>, in \u201cProspettiva\u201d, 113\/114, 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3318\" class=\"footnote\">Per gli Scala, rimando a P. Venturelli,<em> <\/em><em>Una preziosa cassetta in ebano, avorio e gioie. Milano 1584, in Contributi per la storia della gioielleria, oreficeria, argenteria,<\/em> a cura di P. Pazzi, Venezia 1997, pp. 272-275; P. Venturelli, <em>A proposito<\/em>\u2026, 2001; Eadem, <em>Havendo hanimo<\/em>\u2026<em>,<\/em><em> <\/em>2002; Eadem, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie [\u2026].Intorno a<\/em><em>ll\u2019elenco dei beni del 1626-1627<\/em><em> (da Guglielmo a Vincenzo Gonzaga)<\/em>, Mantova-Cinisello Balsamo<em> <\/em>2005, pp. 161-163; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026,<em> <\/em>2013, pp. 28-32, 178-182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3318\" class=\"footnote\">Per le vicende del globo, cfr. P. Venturelli, <em>Un documento inedito per un\u2019opera in cristallo: Pompeo Leoni e Michele Scala<\/em>, in \u201cArte Lombarda\u201d, 124, 1998, pp. 65-67; vedi anche Eadem, <em>A proposito<\/em>\u2026, 2001. Per Prospero Visconti, cfr. M. Pavesi, <em>Un gentiluomo fra le carte dell\u2019Ambrosiana: Prospero Visconti<\/em>, in <em>Tra i fondi dell\u2019Ambrosiana. Manoscritti italiani antichi e moderni<\/em>, a cura di M. Ballarini, et all., II vol., Milano 2010, pp. 797-820.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3318\" class=\"footnote\">A. Klugel, <em>Spheres. The art of the Celestial Mechanic, <\/em>Paris 2002, scheda C5, pp. 36-39. Per i Miseroni, cfr. P. Venturelli, L<em>e collezioni Gonzaga<\/em>\u2026, 2005, pp. 159-161; Eadem, <em>Il Tesoro<\/em>\u2026, 2009, pp. 50-52; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026,<em> <\/em>2013, pp. 21-27, 167-177.\u00a0 Per Poligino, cfr. P. Morigia, <em>Historia dell\u2019antichit\u00e0<\/em>\u2026,<em> <\/em>1592, p. 291; P. Venturelli,<em> La lavorazione<\/em>\u2026, 2007; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3318\" class=\"footnote\">A. Del Riccio , <em>Istoria delle pietre (1597)<\/em>, a cura di R. Gnoli- A. Sironi, Torino 1996, p. 159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3318\" class=\"footnote\">Come ipotizzo in P. Venturelli, <em>La lavorazione<\/em>\u2026,<em> <\/em>2007; Eadem, <em>Il Tesoro<\/em>\u2026, 2009, pp. 173-191; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, pp. 101-110.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3318\" class=\"footnote\">A. Bertolotti, <em>Artisti in relazione coi Gonzaga signori di Mantova<\/em>, Modena 1885, p. 88; A. Venturi, <em>Gian Cristoforo Romano<\/em>, in \u201cArchivio Storico dell\u2019arte\u201d, 1, 1888, pp. 107-118 (a pp. 112, 117); P. Venturelli, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, pp. 12-12 e note 12-15, pp. 17-18; per Caradosso e Isabella, cfr. P. Venturelli, \u00a0<em>Gioielli e oggetti preziosi nell\u2019inventario Stivini<\/em>, in \u201cQuaderni di Palazzo Te\u201d, 6, 1999, pp. 75-80. Per Gian Cristoforo Romano e Leonardo, cfr. C. Vecce, \u201c<em>The Sculptor Says\u201d. <\/em><em>Leonardo and Gian Cristoforo Romano<\/em>, in <em>Illuminating Leonardo. A festschrift for Carlo Pedretti Celebrating his 70 Years of Scholarship, (1944-2014)<\/em>, ed. by C. Moffat- S. Taglialagamba, Leiden 2016, pp. 223-238.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3318\" class=\"footnote\">Citazione in M. A. Michiel, <em>Notizia d\u2019opere del disegno, <\/em>a cura di C. De Benedictis, Firenze 2000, p. 56. Su Gian Cristoforo Romano (de Ganti), a Milano tra 1491-1498 e di nuovo nel 1505, cfr. da ultimo, M. Ceriana, <em>Gian Cristoforo de Ganti<\/em>, in <em>Dizionario Biografico<\/em>\u2026, vol. 52, 1999 consultato <em>online<\/em> (da integrare con G. Agosti, <em>Scrittori<\/em>\u2026, 2005, pp. 476-477, nota 48).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3318\" class=\"footnote\">Per la medaglia, cfr. G. Vasari, <em>Le Vite\u2026 (1568)<\/em>, a cura di G. Milanesi, III, Firenze 1878, p. 535, IV, Firenze 1879, p. 161. Per Caradosso, Leonardo e gli smalti, cfr. P. Venturelli, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026, 2002, pp. 145-157; Eadem, <em>Esmaill\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan. <\/em><em>Smalti nel Ducato di Milano da Bernab\u00f2 Visconti a Ludovico il Moro<\/em>, Venezia 2008, pp. 90-107; Eadem,<em> Arte orafa<\/em>, in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3318\" class=\"footnote\">Ho reperito i documenti su Benedetto Romano e avanzato l\u2019ipotesi in direzione vinciana, in P. Venturelli, <em>La lavorazione<\/em>\u2026,<em> <\/em>2007, p. 266; Eadem, <em>Splendidissime<\/em>\u2026, 2013, pp. 15-16; cfr. inoltre: Archivio di Stato di Milano, <em>Notarile<\/em>, cart. 8403 (1541, 2 marzo). Per l\u2019appunto di Leonardo, cfr. E. Villata, <em>Leonardo da Vinci<\/em>\u2026,<em> <\/em>1999, n. 282, pp. 242-243 (con bibliografia), da integrare e correggere con quanto scrive Carlo Pedretti, in Idem, D<em>isegni di Leonardo da Vinci e della sua cerchia nella Biblioteca Reale di Torino<\/em>, Firenze 1975, nota 8, p. XII (\u00abPerot\u00ecn\u00bb in Piemonte \u00e8 diminutivo per Pietro, Piero).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3318\" class=\"footnote\">Sulle pietre dure del Monferrato in relazione ai Gonzaga, cfr. P. Venturelli,<em> Materiali e oggetti preziosi tra i Gonzaga e Mantova. Aggiunte e rettifiche<\/em>, in <em>Giornata di studi in onore di Cesare Mozzarelli, Cesare Mozzarelli storico e organizzatore di cultura<\/em> (Mantova 2005), numero speciale di \u201cBollettino Storico Mantovano\u201d, n. s., 5, 2006, pp. 111-124. Tra le variet\u00e0 pi\u00f9 importanti di quarzo microcristallino (durezza 7, scala di Mohs), per lo pi\u00f9 fibrose, \u00e8 il calcedonio, vocabolo con cui si indica generalmente la variet\u00e0 la cui cromia va dal bianco al giallastro, fino all\u2019azzurro violaceo; per la presenza di ossido di ferro in forma di ematite pu\u00f2 presentarsi anche una colorazione da rosso arancio a bruna (in tal caso detta corniola), ma pu\u00f2 avere anche una colorazione rosso-bruna pi\u00f9 scura se \u00e8 presente l\u2019ossido di ferro in forma di goethite; le tinture\u00a0 sono molto usate sui quarzi microcristallini anche per imitare materiali come il lapislazzuli e la giada.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3318\" class=\"footnote\">Rimando a M. Casaburo, <em>Pittura su pietra. Diffusione, studio dei materiali, tecniche artistiche<\/em>, Rende (Cs) 2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3318\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@argosvd.eu Leonardo da Vinci tra mappamondi, pietre dure e cristalli milanesi (e Caradosso) DOI: 10.7431\/RIV18032018 Su un foglio databile al secondo periodo fiorentino, verso il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3318\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3406,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3318"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3318"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3318\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3418,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3318\/revisions\/3418"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3318"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}