{"id":3316,"date":"2018-12-29T20:43:37","date_gmt":"2018-12-29T20:43:37","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3316"},"modified":"2019-06-28T20:09:09","modified_gmt":"2019-06-28T20:09:09","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3316","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p>benedetta.montevecchi@alice.it<\/p>\n<h3>Nota su un inedito reliquiario di Visso*<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV18022018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visso, in provincia di Macerata, \u00e8 una delle cittadine dell\u2019Appennino umbro-marchigiano gravemente colpite dal sisma del 2016. Tra gli edifici danneggiati, vi sono la magnifica collegiata trecentesca di Santa Maria e la vicina ex-chiesa di Sant\u2019Agostino che accoglie il Museo Civico e il Museo Diocesano (<a title=\"Fig. 1. Particolare di una sala (nella vetrina a destra, la &lt;i&gt;Testa reliquiario di santo monaco&lt;\/i&gt;), Visso (MC), Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon01.jpg\">Fig. 1<\/a>), quest\u2019ultimo allestito per custodire le numerosissime e importanti testimonianze provenienti dai molti edifici sacri disseminati nel ricco territorio circostante, cuore del Parco Nazionale dei monti Sibillini. Gi\u00e0 prima dell\u2019allestimento museale, nei depositi della chiesa collegiata erano stati raccolti molti materiali, spesso di notevole rilevanza artistica e, tra questi, una bella testa reliquiario di santo monaco rinvenuta dall\u2019allora funzionaria di zona della Soprintendenza di Urbino, Maria Giannatiempo. Il raro e inedito manufatto non era in condizioni conservative ottimali: quindi non \u00e8 stato possibile inserirlo nel volume allora in corso di realizzazione sull\u2019oreficeria del Maceratese<sup><a href=\"#footnote_0_3316\" id=\"identifier_0_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ori e argenti. Capolavori di oreficeria sacra nella provincia di Macerata, a cura di M. Giannatiempo Lopez, Milano 2001.\">1<\/a><\/sup>. Il restauro, eseguito nel corso del 2005<sup><a href=\"#footnote_1_3316\" id=\"identifier_1_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il restauro &egrave; stato eseguito dalla ditta &lsquo;Bartoli. Restauro e ricerca s.r.l.&rsquo;, Roma.\">2<\/a><\/sup>, ha restituito all\u2019opera piena leggibilit\u00e0 consentendo anche il recupero della luminosa doratura della lamina di rame, sbalzata e cesellata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scultura, a tutto tondo, presenta il capo tonsurato di un monaco il cui abito, tagliato all&#8217;altezza delle spalle, determina il piano d&#8217;appoggio, in origine forse dotato di una base (<a title=\"Fig. 2. Oreficeria sulmonese (?), fine XIV secolo, &lt;i&gt;Testa reliquiario di santo monaco&lt;\/i&gt;, Visso (MC), Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Come spesso, in questo tipo di reliquiari, la parte posteriore della testa \u00e8 completamente rimovibile, mediante due cerniere fermate da piccoli perni, per potere introdurre ed esporre la reliquia, evidentemente il cranio del personaggio venerato (<a title=\"Fig. 3. Oreficeria sulmonese (?), fine XIV secolo, &lt;i&gt;Testa reliquiario di santo monaco&lt;\/i&gt;, Visso (MC), Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Si tratta infatti di una testa-reliquiario, o meglio di un &#8216;<em>Schulterbuste<\/em>&#8216; (cio\u00e8 un busto tagliato all&#8217;altezza delle spalle): la sua naturalistica morfologia ne giustifica l&#8217;appartenenza alla categoria dei cosiddetti &#8216;reliquiari parlanti&#8217;, la cui forma denuncia immediatamente la tipologia del cimelio contenuto. Nessun elemento simbolico o agiografico suggerisce per\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 del personaggio, verosimilmente legato alla devozione locale. Notevole \u00e8, per contro, la forte e inconsueta caratterizzazione della fisionomia, quasi un ritratto di straordinaria forza espressiva, nonostante la sommariet\u00e0 della tecnica esecutiva. La testa \u00e8 realizzata a sbalzo, con grandi occhi aperti, il naso dritto e leggermente aquilino, le guance scavate e segnate da rughe profonde, mentre rughe pi\u00f9 lievi segnano la fronte, appena aggrottata, e le tempie, con incisioni disposte a ventaglio. La sommariet\u00e0 dello sbalzo si accentua nella resa delle orecchie, risolte con una serie di nervature rilevate e concentriche, e nella regolarissima e arcaizzante fascia di capelli disposti intorno al capo<sup><a href=\"#footnote_2_3316\" id=\"identifier_2_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una identica soluzione per la fascia dei capelli si riscontra nel busto reliquiario di san Folco, opera di bottega orafa meridionale di fine &lsquo;200, della chiesa parrocchiale di Santopadre (FR); cfr. fig. 7, p. 74, in Sculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio dal XIII al XVIII secolo, a cura di B. Montevecchi, Roma 2015.\">3<\/a><\/sup>, appena rigonfi sulla nuca per suggerire il volume della capigliatura. Con la stessa semplificazione esecutiva \u00e8 reso l&#8217;abito, lavorato a parte e poi saldato alla base del collo, come si nota da alcune mancanze sulla parte anteriore della scultura. La stilizzazione del modellato, tuttavia, nulla toglie alla potenza espressiva di quest&#8217;opera che giustifica appieno la considerazione di come i reliquiari antropomorfi abbiano contribuito alla rinascita quattrocentesca del ritratto scultoreo<sup><a href=\"#footnote_3_3316\" id=\"identifier_3_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Souchal, Les bustes reliquaires et la sculpture, in &ldquo;Gazette des beaux-arts&rdquo;, 6, 67,1966, pp. 205-216; I. Lavin, On the sources and meaning of the Renaissance portrait bust, in &ldquo;The art quarterly&rdquo;, 33,1970, pp. 207-226.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mancano finora notizie documentarie sulla provenienza e sulla committenza della scultura, e mancano anche elementi di raffronto poich\u00e9 nelle Marche questo antico tipo di reliquiario, consistente nel solo mezzobusto, cio\u00e8 testa e spalle, \u00e8 assai raro. Tra le opere finora note, credo si possa citare il solo reliquiario del capo di san Secondo della Chiesa concattedrale di Pergola (PU). Si tratta di una giovanile testa ricciuta dai tratti ben caratterizzati e dai grandi occhi spalancati, databile ai primissimi anni del Quattrocento, forse di fattura norditaliana, inserita in un pi\u00f9 tardo tabernacolo accostabile all\u2019arte orafa delle Marche centro-meridionali<sup><a href=\"#footnote_4_3316\" id=\"identifier_4_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. B. Montevecchi, Il reliquiario del capo di San Secondo, in Tardogotico e Rinascimento a Pergola, catalogo della mostra, a cura di M. Baldelli, Pergola 2004, pp.109-115.\">5<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Oreficeria nord italiana (?), inizi XV secolo, &lt;i&gt;Reliquiario di san Secondo&lt;\/i&gt;, Pergola (PU), chiesa concattedrale di Sant\u2019Andrea (part.).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon04.jpg\">Fig. 4<\/a>). Ma la testa di Visso non sembra apparentarsi agli stilemi del reliquiario pergolese il quale, nonostante una particolare ricercatezza decorativa di gusto pienamente gotico, si caratterizza per una decisa frontalit\u00e0 e una vaga astrazione fisionomica. Il reliquiario in esame, invece, presenta una postura meno rigida, mentre l\u2019accentuata caratterizzazione del volto e la gravit\u00e0 dello sguardo conferiscono alla figura una forza singolare, giustificando la straordinaria suggestione che tali simulacri dovevano anticamente produrre sui fedeli. L\u2019intensit\u00e0 di questa immagine sembra piuttosto accostabile al forte espressionismo di un noto reliquiario abruzzese, il semibusto di sant\u2019Amico della parrocchiale di San Pietro Avellana (IS) (<a title=\"Fig. 5. Oreficeria sulmonese, seconda met\u00e0 XIV secolo, &lt;i&gt;Testa reliquiario di sant\u2019Amico&lt;\/i&gt;, San Pietro Avellana (IS), Chiesa parrocchiale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon05.jpg\">Fig. 5<\/a>) che reca il bollo di Sulmona in uso dalla met\u00e0 del Trecento fino al 1406<sup><a href=\"#footnote_5_3316\" id=\"identifier_5_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Mattiocco, Orafi e argentieri d&rsquo;Abruzzo, Lanciano 2004, p. 247.\">6<\/a><\/sup>. Molto pi\u00f9 che non in un altro reliquiario dello stesso ambito, la francesizzante testa di san Nicandro in argento con smalti, firmata nel 1340 dal maestro sulmonese Barbato (gi\u00e0 a Venafro)<sup><a href=\"#footnote_6_3316\" id=\"identifier_6_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La testa &egrave; stata rubata alla fine degli anni &rsquo;90; sull&rsquo;opera, cfr. E. Mattiocco, Orafi e argentieri&hellip;, 2004, pp. 58-60, fig. 25.\">7<\/a><\/sup>, nell\u2019espressiva testa argentea di sant\u2019Amico, bench\u00e9 giudicata \u201cpiuttosto rozza\u201d da Luisa Mortari<sup><a href=\"#footnote_7_3316\" id=\"identifier_7_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Mortari, Molise. Appunti per una storia dell&rsquo;arte, Roma 1984, pp. 151-155.\">8<\/a><\/sup> e ritenuta da Ezio Mattiocco<sup><a href=\"#footnote_8_3316\" id=\"identifier_8_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Mattiocco, L&rsquo;oreficeria medievale abruzzese: la scuola di Sulmona, in Abruzzo, Chieti 1968, pp. 361-403.\">9<\/a><\/sup> fredda, povera di contenuto e tecnicamente approssimativa, si coglie l\u2019intensa severit\u00e0 richiesta dalla religiosit\u00e0 tardomedievale, dove il preziosismo aulico e astratto di molte immagini orafe del tempo viene qui sostituito dalla realistica testa del frate coperta dal suo cappuccio. Anche la scultura marchigiana partecipa di questo intenso naturalismo, accentuato, se possibile, dalla mancanza, o perdita, di eventuali accessori decorativi, quali un\u2019aureola, un copricapo o una base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La probabile origine sulmonese di quest\u2019opera costituisce un\u2019ulteriore conferma della penetrazione dell\u2019oreficeria abruzzese nelle Marche centromeridionali<sup><a href=\"#footnote_9_3316\" id=\"identifier_9_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, L&rsquo;oreficeria sulmonese e l&rsquo;influsso abruzzese, in G. Barucca, B. Montevecchi, Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni artistici. Oreficeria, Milano 2006, pp. 55-73.\">10<\/a><\/sup>, attestata, nella stessa cittadina, dalla grandiosa croce detta \u2018di San Marco\u2019 (<a title=\"Fig. 6. Oreficeria sulmonese, inizio secolo XV, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, Visso (MC), Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/mon06.jpg\">Fig. 6<\/a>) che, secondo la tradizione, sarebbe stata donata alla chiesa collegiata di Visso da papa Gergorio XII<sup><a href=\"#footnote_10_3316\" id=\"identifier_10_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Montevecchi, Oreficeria sacra a Roma al tempo del Grande Scisma, Atti del convegno (Roma, 2018), a cura di S. Romano, W. Angelelli, in corso di stampa.\">11<\/a><\/sup>, ovvero il cardinale Angelo Correr, nel 1405 legato pontificio nella Marca. Solo in via del tutto ipotetica, si pu\u00f2 supporre che anche la bella testa dell\u2019ignoto santo monaco si possa\u00a0 annoverare tra le preziose donazioni dell\u2019importante prelato durante il suo soggiorno marchigiano<sup><a href=\"#footnote_11_3316\" id=\"identifier_11_3316\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dopo avere abdicato, nel 1415, il cardinale Correr torn&ograve; nelle Marche rimanendovi fino alla morte avvenuta nel 1417 a Recanati, dove &egrave; sepolto.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>*<em>Ringraziamenti: Marisa Baldelli, Maria Giannatiempo, Guido Ugolini<\/em><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3316\" class=\"footnote\"><em>Ori e argenti. Capolavori di oreficeria sacra nella provincia di Macerata<\/em>, a cura di M. Giannatiempo Lopez, Milano 2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3316\" class=\"footnote\">Il restauro \u00e8 stato eseguito dalla ditta \u2018Bartoli. Restauro e ricerca s.r.l.\u2019, Roma.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3316\" class=\"footnote\">Una identica soluzione per la fascia dei capelli si riscontra nel busto reliquiario di san Folco, opera di bottega orafa meridionale di fine \u2018200, della chiesa parrocchiale di Santopadre (FR); cfr. fig. 7, p. 74, in <em>Sculture preziose. Oreficeria sacra nel Lazio dal XIII al XVIII secolo<\/em>, a cura di B. Montevecchi, Roma 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3316\" class=\"footnote\">F. Souchal, <em>Les bustes reliquaires et la sculpture<\/em>, in \u201cGazette des beaux-arts\u201d, 6, 67,1966, pp. 205-216; I. Lavin, <em><a href=\"https:\/\/aleph.mpg.de\/F\/539K6RYKML724FK2V3NCCXVG6YKCAEPUADP7AVK4KYB4AVF2HJ-35810?func=full-set-set&amp;set_number=034377&amp;set_entry=000004&amp;format=999\">On the sources and meaning of the Renaissance portrait bust<\/a><\/em>, in \u201cThe art quarterly\u201d, 33,1970, pp. 207-226.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3316\" class=\"footnote\">Cfr. B. Montevecchi, <em>Il reliquiario del capo di San Secondo<\/em>, in <em>Tardogotico e Rinascimento a Pergola<\/em>, catalogo della mostra, a cura di M. Baldelli, Pergola 2004, pp.109-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3316\" class=\"footnote\">E. Mattiocco, <em>Orafi e argentieri d\u2019Abruzzo<\/em>, Lanciano 2004, p. 247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3316\" class=\"footnote\">La testa \u00e8 stata rubata alla fine degli anni \u201990; sull\u2019opera, cfr. E. Mattiocco, <em>Orafi e argentieri<\/em>\u2026, 2004, pp. 58-60, fig. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3316\" class=\"footnote\">L. Mortari, <em>Molise. Appunti per una storia dell\u2019arte<\/em>, Roma 1984, pp. 151-155.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3316\" class=\"footnote\">E. Mattiocco, <em>L\u2019oreficeria medievale abruzzese: la scuola di Sulmona<\/em>, in <em>Abruzzo<\/em>, Chieti 1968, pp. 361-403.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3316\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>L\u2019oreficeria sulmonese e l\u2019influsso abruzzese<\/em>, in G. Barucca, B. Montevecchi, <em>Atlante dei beni culturali dei territori di Ascoli Piceno e di Fermo. Beni artistici. Oreficeria<\/em>, Milano 2006, pp. 55-73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3316\" class=\"footnote\">B. Montevecchi, <em>Oreficeria sacra a Roma al tempo del Grande Scisma<\/em>, Atti del convegno (Roma, 2018), a cura di S. Romano, W. Angelelli, in corso di stampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3316\" class=\"footnote\">Dopo avere abdicato, nel 1415, il cardinale Correr torn\u00f2 nelle Marche rimanendovi fino alla morte avvenuta nel 1417 a Recanati, dove \u00e8 sepolto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3316\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@alice.it Nota su un inedito reliquiario di Visso* DOI: 10.7431\/RIV18022018 Visso, in provincia di Macerata, \u00e8 una delle cittadine dell\u2019Appennino umbro-marchigiano gravemente colpite dal sisma <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3316\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3406,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3316"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3316"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3316\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3417,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3316\/revisions\/3417"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3316"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}