{"id":3184,"date":"2018-06-29T21:41:29","date_gmt":"2018-06-29T21:41:29","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3184"},"modified":"2018-12-29T20:23:50","modified_gmt":"2018-12-29T20:23:50","slug":"daniela-brignone","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3184","title":{"rendered":"Daniela Brignone"},"content":{"rendered":"<p>danielabrignone1@gmail.com<\/p>\n<h3>La premiata ditta Sardella di Acireale. Prima fabbrica in Italia di mobili e sedie in legno curvato<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17152018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testimonianze sulla Sicilia della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento narrano di un territorio fiorente, produttivo, in grado di competere con gli esempi di eccellenza internazionale. Dagli archivi e dai giornali dell\u2019epoca si ricostruisce l\u2019epopea di grandi famiglie di imprenditori o di singoli artefici che riescono ad affermarsi e a portare una ventata di novit\u00e0 con l\u2019esclusivit\u00e0 e la modernit\u00e0 dei prodotti. Malgrado le cronache raccontino di un\u2018epoca dilaniata da conflitti sociali e crisi economiche (bancarie e agricole), si evince per altri versi un nuovo assetto generato da grandi investimenti nel comparto industriale, dall\u2019introduzione di professionalit\u00e0 competenti nelle tecnologie pi\u00f9 innovative e da importanti raggiungimenti scientifici. L\u2019aristocrazia dominante cedette parte del potere all\u2019alta borghesia con la quale si alle\u00f2 creando sodalizi matrimoniali e imprenditoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di mobili era tra le pi\u00f9 fiorenti nell\u2019isola e annoverava, tra i tanti, i noti esempi della Golia &amp; C. a Palermo, succursale della Solei Hebert di Torino, poi Ducrot, presso la quale lavoravano i pi\u00f9 grandi artisti all\u2019epoca attivi in Sicilia (Ernesto Basile, Salvatore Gregorietti, Antonio Ugo, Ettore De Maria Bergler, tra gli altri), i Mucoli, i Cavallaro, produttori di letti in metallo, esportati anche all\u2019estero, Nicol\u00f2 Dagnino con la fabbrica di mobili e tappezzerie, \u00a0e gli Ahrens con l\u2019opificio nel quartiere San Lorenzo, premiati con medaglie d\u2019oro a Palermo (1902) e Catania (1907), il cui stile semplice faceva uso di legni chiari e linee squadrate<sup><a href=\"#footnote_0_3184\" id=\"identifier_0_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Arti Decorative in Sicilia &ndash; Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, ad voces.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco indagata \u00e8 la produzione della Sicilia orientale. In quell\u2019area, tra le attivit\u00e0 imprenditoriali pi\u00f9 rinomate vi era quella della ditta Celano, specializzata nella produzione di sedie ad imitazione delle <em>chiavarine<\/em>, prodotte a Chiavari nella provincia di Genova da Giuseppe Gaetano Descalzi. Era molto attiva anche la ditta Wackerlin di Catania, nota per gli arredi realizzati in legno curvato i cui modelli erano presi in prestito dalla ditta che Michael Thonet aveva fondato a Vienna nel 1841, pioniera nella ricerca e nella sperimentazione della curvatura del legno per la realizzazione di arredi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una moda, quella del legno curvato, che aveva invaso l\u2019Europa e che annoverava decine di fabbriche specializzate che per alcuni dettagli o perfezionamenti dei procedimenti si discostavano dalla produzione della ditta austriaca e, in molti casi, ne emulavano integralmente i procedimenti e lo stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un importante contributo alla produzione industriale in Italia fu apportato da Pietro e Luigi Sardella di Acireale che, in un clima di grande fermento e di progresso, come si registrava all\u2019epoca, crearono una delle fabbriche pi\u00f9 moderne e all\u2019avanguardia nel settore dell\u2019arredamento, in continua sperimentazione di modelli e procedimenti, attenta alle esigenze della committenza per la quale adeguavano elementi stilistici e tecnici<sup><a href=\"#footnote_1_3184\" id=\"identifier_1_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Cancila, Storia dell&rsquo;industria in Sicilia, Bari 1995, p. 199. Descrivendo l&rsquo;industria dei mobili in Sicilia nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, lo storico accenna all&rsquo;esistenza di una produzione pi&ugrave; scadente nell&rsquo;area orientale dell&rsquo;isola rispetto a quella di Palermo. Cita, per&ograve;, &laquo;particolari settori come quello delle sedie in legno curvato all&rsquo;uso di Vienna ad Acireale (Fratelli Sardella)&raquo;.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019innovazione della fabbrica, produttrice di arredi e, in particolare, di sedie in legno curvato a vapore, si manifestava anche nella gestione dell\u2019attivit\u00e0 suddivisa in settori in cui ogni lavorante era specializzato. Cos\u00ec \u00abSenza essere guidati da sedicenti economisti o da pettoruti faccendieri, &lt;i Sardella&gt; osservarono grandemente il principio economico sulla divisione del lavoro, dividendo gli operai in classi ed a ciascuna classe assegnarono un dato lavoro. Cos\u00ec il legname entra grezzo nell\u2019officina dei segatori, di l\u00e0 in quella degli incurvatori, in quella dei tornieri, degli armatori, dei tintori, degli inverniciatori, delle tessitrici dei fondi e delle spalliere e per ultimo passando di nuovo agli inverniciatori la sedia \u00e8 bella e finita ed \u00e8 pronta al commercio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_3184\" id=\"identifier_2_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Diogene&rdquo;, anno XXV, numero 9, Palermo 7 giugno 1882.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia della ditta Sardella ebbe inizio nel 1878 ad Acireale. Due anni prima, Pietro, uno dei fratelli, aveva intrapreso gli esperimenti per la curvatura del legno per cui era divenuta celebre la fabbrica Thonet la quale, attraverso procedimenti chimici e meccanici, riusciva a plasmare il legno per la realizzazione delle famose sedie costituendo il primo esempio di alto livello di produzione in serie. Fu proprio presso la ditta austriaca che Pietro venne inviato allo scopo di imparare le tecniche e i segreti di produzione. Rientrato in Sicilia fond\u00f2 la fabbrica insieme al fratello Luigi presso la casa Schiaccianoce in Corso Vittorio Emanuele all\u2019interno della quale mise a punto un macchinario innovativo per la produzione di sedie in legno curvato. Il procedimento traeva spunto da quello austriaco, ma era del tutto nuovo in quanto a materiale e tecniche. La lavorazione inizialmente impiegava il legno di gelso ma, successivamente, incluse anche altre tipologie di legni, quali il faggio ed il castagno, che potevano consentire la flessibilit\u00e0 alla temperatura di 100<sup><a href=\"#footnote_3_3184\" id=\"identifier_3_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Trovato, Acireale, via Paolo Vasta e dintorni, pp. 189-197.\">4<\/a><\/sup>. Di l\u00ec a poco la produzione dei Sardella otteneva il primo riconoscimento, la medaglia d\u2019argento alla Mostra di Siracusa (1880).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1881 la ditta ampli\u00f2 la produzione. Avendo necessit\u00e0 di una sede pi\u00f9 grande si trasfer\u00ec nell\u2019ex convento dei Cappuccini, i cui locali vennero messi a disposizione gratuitamente dal Municipio di Acireale. Con la moltiplicazione degli ordini la dotazione del personale aument\u00f2 arrivando a contare 75 unit\u00e0, divise tra lavoranti all\u2019interno e all\u2019esterno dello stabilimento. Aumentarono anche le commesse provenienti da varie parti d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fabbrica (<a title=\"Fig. 1. Interni della fabbrica Sardella, seconda met\u00e0 del XIX secolo, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. La fabbrica Sardella. Foto di gruppo con i lavoranti, seconda met\u00e0 del XIX secolo, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri02.jpg\">2<\/a>), divenuta motivo di orgoglio per il territorio, le macchine a vapore e la sega circolare erano in incessante attivit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_4_3184\" id=\"identifier_4_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella Relazione economica, statistica della Provincia di Catania, pubblicata dalla Camera di Commercio per l&rsquo;anno 1881, p. 18, &egrave; citata l&rsquo;attivit&agrave; dei Sardella &laquo;i quali hanno saputo arricchire la provincia di un ramo d&rsquo;industria sconosciuto finora in Italia, mediante il quale oggi non abbiamo pi&ugrave; bisogno in fatto di tali sedie della capitale dell&rsquo;Austria&raquo;.\">5<\/a><\/sup>. La clientela in costante aumento decret\u00f2 il successo degli arredi che ben presto si imposero come l\u2019ultimo grido della moda. I frequenti articoli di apprezzamento, pubblicati su giornali e riviste, ne confermano la tendenza. Il giornalista Antonio Frigieri della \u201cGazzetta di Acireale\u201d, invitato a visitare lo stabilimento, dopo averne valutato l\u2019impatto sociale ed economico e seguito con grande attenzione il procedimento per la produzione degli arredi, ne riport\u00f2 con entusiasmo tutti i dettagli, elogiando l\u2019intelligenza, la delicatezza e il fine gusto per l\u2019arte dei fratelli Sardella i quali \u00absebbene soli, sforniti di mezzi, privi affatto d\u2019ogni conoscenza di meccanica e di chimica, pure provando e riprovando, tentando la materia in ogni guisa e durando nei loro esperimenti con quella tenacit\u00e0 di proposito che \u00e8 la base fondamentale di ogni felice risultato, finalmente sono giunti a strappare alla natura il gran segreto. Ed il segreto sta nell\u2019invenzione di una macchina, mediante la quale grossi bastoni di faggio, di gelso, di betula (albanello) ed eziandio di castagno acquistano la duttilit\u00e0 temporanea di molle cera; tanto che possono essere piegati in tutti i sensi, assumere tutte le forme pi\u00f9 bizzarre, non esclusa quella del serpentino, senza risentirne danno, senza frattura di sorta; e poscia riacquistare tutta la durezza, o tenacit\u00e0 che loro \u00e8 propria. Cos\u00ec i Sardella nell\u2019umile cerchia dell\u2019arte loro risolvettero il gran problema industriale dei giorni nostri, costruire cio\u00e8 il mobile pi\u00f9 complicato, col minor numero possibile di parti; affine di imitare, quanto pi\u00f9 si pu\u00f2, la natura, che ci d\u00e0 prodotti, nei quali ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 mirabile \u00e8 l\u2019unit\u00e0. Basti dire che le seggiole dei Sardella sono composte di quattro o cinque pezzi solamente; che quei pezzi sembrano fusi, anzich\u00e9 tirati a mano; che, senza essere tagliati o ripartiti, quei pezzi prendono le pi\u00f9 svariate direzioni, che anche sciolti, o separati, quei pezzi continuano a mantenere la forma, non di rado capricciosa, data loro dall\u2019artefice, come se l\u2019avessero seco tratta dalla natura.\u00bb Passava poi a enfatizzare nello stesso articolo, altres\u00ec, il ruolo della macchina inventata da Pietro Sardella che consentiva di realizzare qualunque modello<sup><a href=\"#footnote_5_3184\" id=\"identifier_5_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;La Gazzetta di Acireale&rdquo;, anno III, numero 27, Acireale 11 luglio 1881.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento all\u2019imitazione della natura non \u00e8 casuale. La produzione, infatti, si inseriva nel solco della sperimentazione eclettica che in quegli anni iniziava a diffondersi in tutto il mondo, anticipando i motivi che da l\u00ec a poco avrebbero dato vita alla rivoluzione estetica affermata dal movimento Liberty per contrastare il gusto classico dominante. La linea ondeggiante dei vari modelli suggeriva un forte dinamismo, racchiudendosi in volute che delineavano forme astratte e richiamavano elementi presi in prestito dalla natura. Motivi che avrebbero rappresentato aspetti distintivi del Liberty, simbolo di libert\u00e0 e di vigore di nuove idee che si andavano affermando nel volgere del secolo. Per effetto dell\u2019immersione nel vapore, il legno assumeva una parvenza di leggerezza, quasi eterea e, grazie all\u2019elasticit\u00e0 ottenuta, era possibile spingere la curvatura per dare vita a virtuosismi estetici quali, ad esempio, la forma della spirale che diventer\u00e0 uno dei temi pi\u00f9 popolari del Liberty.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il procedimento per la modellatura del legno passava per l\u2019inumidimento dello stesso, seguito dall\u2019immersione nel bagno di vapore per consentire l\u2019ammorbidimento e dal successivo modellamento in uno stampo per fissarne la forma. L\u2019impiego del perno in ferro, inoltre, per assicurare la spalliera alla seduta conferiva maggiore solidit\u00e0 al manufatto ma suscitava perplessit\u00e0 e alimentava aspre critiche (<a title=\"Fig. 3. Il perno in ferro utilizzato per saldare la spalliera con la seduta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri03.jpg\">Fig. 3<\/a>). In quel periodo, infatti, iniziavano ad intravedersi in tutto il mondo le prime applicazioni del ferro nelle architetture e negli arredi come elemento strutturale e decorativo che trovava spazio in sperimentazioni audaci non da tutti apprezzate<sup><a href=\"#footnote_6_3184\" id=\"identifier_6_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Brignone, Liberty e Giapponismo. Arte a Palermo tra Ottocento e Novecento, Milano 2017, p. 28.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fratelli Sardella risposero alle polemiche precisando che \u00abil fermaglio che tiene insieme le nostre sedie, non \u00e8 altro che il bullone o perno che stringe e mantiene il sedile con la spalliera. Ci\u00f2 abbiamo appreso dalle sedie di Thonet, bench\u00e9 egli usi pure una piccola vite alla parte interna del sedile. La nostra modifica \u00e8 dunque utile poich\u00e9 non soltanto imitiamo le sedie del Thonet, ma le perfezioniamo ancora\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_3184\" id=\"identifier_7_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alla data del 4 maggio 1884 &ldquo;il Giornale di Sicilia&rdquo; pubblic&ograve; un articolo sull&rsquo;utilizzo del perno in metallo da parte dei Sardella affermando che questi &laquo;hanno esposto seggiole di varie foggie, la poltrona dondolante, un canap&egrave;, un tavolo, una culla. I prezzi sono notevolmente inferiori di quelli di Vienna. La sedia che i fratelli Thonet fanno pagare 10 franchi, questi di Acireale la mettono 6 lire, o 7, se la spalliera &egrave; pi&ugrave; complicata; la dondolante 35 lire invece di 50. Qualcuno ha voluto dirmi ieri sera che questi mobili di Acireale, non reggono al confronto di quelli dei fratelli Thonet, giacch&egrave; sono tenuti insieme da un fermaglio di ferro che i Thonet non adoperano. Non so se il fatto sia vero; ma spero che i giurati si occuperanno con diligenza di verificarlo. Importa moltissimo di sapere se un&rsquo;industria del tutto nuova entra onorevolmente sul mercato italiano, e prende il posto occupato da un prodotto estero. [&hellip;] Se si potesse quindi innanzi dire e adoperare le &ldquo;sedie di Acireale&rdquo; sarebbe davvero un bel progresso e venuto gi&ugrave; dalla Sicilia, ancora cos&igrave; poco innanzi in fatto l&rsquo;industria, avrebbe doppio pregio&raquo;. Pochi giorni dopo, il 10 maggio 1884, la stessa testata giornalistica pubblica un&rsquo;intervista rilasciata ai Sardella in cui si precisa che &laquo;Il fermaglio che tiene insieme le nostre sedie, non &egrave; altro che il bollone o perno che stringe e mantiene il sedile con la spalliera. Ci&ograve; abbiamo appreso dalle sedie medesime che allo stesso modo fabrica il Thonet, bench&egrave; egli usi pure una piccola vite alla parte interna del sedile. [&hellip;] Questo metodo riesce debole appunto perch&eacute; non ha solido sostegno nella parte interna della spalliera. Invece, a questa vite debole si &egrave; da noi sostituito il perno, rafforzato all&rsquo;esterno onde ottenere, come si ottiene infatti, la massima solidit&agrave;. La nostra modifica &egrave; dunque utile &ndash; e poi noi &ndash; non soltanto imitiamo le sedie del Thonet ma le perfezioniamo ancora&raquo;.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per definire, infine, le sedute veniva utilizzata la canna d\u2019india ridotta in fili o il legno compensato verniciato in unica tinta o inciso con disegni a rilievo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie al generoso contributo economico del barone Agostino Pennisi, nel 1882 la ditta ampli\u00f2 la produzione che comprendeva ora, oltre alle sedie, anche poltrone, dondoli, tavolini e sedie <em>uso Chiavari<\/em> commercializzati nelle citt\u00e0 di Catania, Palermo e Roma presso le quali aveva aperto depositi di grandi dimensioni. \u00abPennisi profuse le somme necessarie per la compra delle macchine, oltre alla spesa di 25,000 lire circa per acquisto dei legnami, delle vernici e di tutto quanto abbisognava per la sistemazione definitiva della fabbrica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3184\" id=\"identifier_8_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Diogene&rdquo;, anno XXV, numero 9, Palermo 7 giugno 1882.\">9<\/a><\/sup>. A Palermo gli arredi Sardella erano venduti presso il negozio di Andrea Mucoli e figlio. Tra i pezzi pi\u00f9 insoliti vi erano tre modelli di cessi inodori in legno trasportabili, con quattro piedini e copertura in tela americana con vaso smaltato e chiusura ermetica. Alcuni arredi erano progettati per essere smontati per consentirne agevolmente il trasporto. Nonostante la ditta utilizzasse materiali e procedimenti di alta qualit\u00e0 i costi erano accessibili al fine di contrastare la concorrenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per far fronte alle innumerevoli richieste, la fabbrica dovette assumere nuovo personale che arriv\u00f2 a contare 250 unit\u00e0. Per i lavoranti era d\u2019obbligo l\u2019assoluta discrezione per evitare che venisse diffuso il segreto dei metodi di lavorazione. Scrive, infatti, il \u201cCorriere di Catania\u201d che \u00abIl segreto dell\u2019industria sta nel piegare il legno come se fosse un pezzo di gomma o di gutta-perka: e di tale segreto sono cos\u00ec gelosi da non permettere che occhio mortale entri l\u00e0 dove sta chiusa la macchina; o ne veda il processo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_3184\" id=\"identifier_9_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Anno IV, numero 109, Catania 8 maggio 1882.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla Mostra interprovinciale di Messina, tenutasi nello stesso anno, con l\u2019esposizione di 36 sedie e tavolini in legno piegato, poltrone a dondolo, piccoli canap\u00e8, scanni per pianoforte, la Sardella si aggiudic\u00f2 la Medaglia d\u2019oro insieme ad un premio di mille lire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ditta riusc\u00ec a pubblicizzare la propria attivit\u00e0 grazie all\u2019inserimento della produzione nel grande circuito delle esposizioni regionali (Siracusa, Messina, Catania, Marsala), nazionali (Torino, Palermo, Napoli, Roma, Perugia) ed internazionali (Parigi, Nizza) che le conferirono grande notoriet\u00e0 e importanti riconoscimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali occasioni costituivano un importante veicolo per l\u2019aggiornamento sulle nuove tecnologie, sui nuovi processi e sulle tendenze in voga, oltre che un\u2019opportunit\u00e0 di scambio e di presentazione delle capacit\u00e0 produttive delle aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1884 fu l\u2019anno dell\u2019Esposizione Generale di Torino alla quale la ditta partecip\u00f2 inviando sedie, una poltrona dondolante, un canap\u00e8, un tavolo, una culla. L\u00ec ottenne successo immediato presso il pubblico, grazie ai prezzi inferiori a quelli dei prodotti Thonet. La giuria apprezz\u00f2 i prodotti dei Sardella e per tale motivo propose l\u2019attribuzione di una menzione che questi per\u00f2 rifiutarono perch\u00e9 la ritennero poco onorevole. Venne invece conferita la medaglia d\u2019oro alla ditta G. Canepa e C. di Milano che si definiva erroneamente <em>Prima fabbrica Sociale Italiana per la fabbricazione di mobili curvati a vapore<\/em>. Come riportava il catalogo della mostra \u00abI prodotti di tale Ditta nulla lasciano a desiderare per l\u2019accurata esecuzione del lavoro, per l\u2019eleganza della forma congiunte ad un prezzo veramente modesto. L\u2019industria dei mobili in legno curvato a vapore fu fin quasi ai nostri giorni privilegio dell\u2019Austria, ma ora per mezzo della nominata Societ\u00e0 \u00e8 diventata italiana e prende continuamente un maggiore sviluppo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_10_3184\" id=\"identifier_10_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione Generale italiana in Torino, 1884. Premi conferiti agli espositori secondo le deliberazioni della giuria, Torino 1884, p. 355.\">11<\/a><\/sup>. Nello stesso volume, il nome della ditta siciliana fu trascritto come <em>Sardello Fratelli, Acireale<\/em>, inserita nella categoria <em>Industrie degli utensili e dei mobili in legno<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rifiuto della menzione da parte della ditta siciliana si ipotizza dovuta all\u2019erronea valutazione da parte della giuria sulla data di inizio attivit\u00e0 dello stabilimento acese rispetto alla Canepa che invece fu fondata tre anni pi\u00f9 tardi (1881). All\u2019epoca si contavano molte fabbriche che lavoravano il legno curvato in tutta Europa. In Italia le pi\u00f9 note erano la Canepa, la Sardella e la Societ\u00e0 Antonio Volpe di Udine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con decreto del 23 maggio 1883 la Fratelli Sardella ottenne il brevetto di privativa reale per tutto il regno per la fabbricazione delle sedie uso Vienna. Tra i clienti di rilievo si annoveravano i reali arsenali delle Ferrovie dello Stato e le pubbliche amministrazioni, nonch\u00e9 la Real Casa Savoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1885 il barone Pennisi si ritir\u00f2 dalla ditta: \u00abEgli affront\u00f2 le ingenti spese di impianto e in varie volte profuse la somma di \u00a3 62.808,36. In seguito concedeva un terreno presso la stazione ferroviaria, dove ora sorge il grandioso fabbricato di sedie e mobili uso Vienna e per il quale erogava la cifra di \u00a3 43.000\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_3184\" id=\"identifier_11_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;La Patria&rdquo;, Firenze, 5 settembre 1885.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attivit\u00e0 si increment\u00f2 considerevolmente in breve tempo. L\u2019attenzione dei giornali era costantemente puntata sulla fabbrica della quale \u00abbasta osservare la modicit\u00e0 dei prezzi, in confronto con gli incassi fatti nel breve giro di pochi anni, e gli importanti depositi tenuti nelle principali citt\u00e0 del regno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3184\" id=\"identifier_12_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;La Patria&rdquo;, Firenze, 27 febbraio 1886.\">13<\/a><\/sup> per farsi un\u2019idea della grandiosit\u00e0 e dell\u2019eccellenza della produzione e dell\u2019ingente smercio dei mobili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il catalogo si arricch\u00ec di nuovi prodotti nel 1890. Nello stesso anno la ditta espose alla <em>Mostra del lavoro<\/em> a Napoli un vasto campionario di mobili. Il successo fu tale che decisero di aprire un altro stabilimento che, oltre alla consueta produzione, inser\u00ec in catalogo nuovi progetti di sedie da salotto e poltrone da ammalato e da parrucchiere. Grazie alla grande notoriet\u00e0 raggiunta anche da questa sede fu aperto un nuovo stabilimento a Casoria in societ\u00e0 con altri industriali riuniti sotto la denominazione La Cleopatra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando a Palermo fu organizzata la <em>IV Esposizione nazionale <\/em>nel 1891, nella sezione dedicata ai <em>mobili usuali, mobili di lusso e mobili artistici<\/em>, esposero 117 ditte italiane e tra queste 42 erano siciliane. I Sardella riuscirono a malapena a partecipare: a causa di un incendio sviluppatosi nello stabilimento e al crollo del tetto una gran quantit\u00e0 di manufatti e materie prime sub\u00ec danni. Tra questa anche la produzione destinata all\u2019esposizione palermitana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte dei mobili presenti in mostra erano una riproduzione di stili del passato. Esponeva, tra gli altri, la ditta Golia Carlo con un arredamento completo in stile Luigi XV in noce e oro, arricchito da tappezzerie Gobelins e stoffe fabbricate dalla Solei Hebert a Torino. Una produzione classica ancora lontana dallo stile eclettico che la fece conoscere nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, la produzione Sardella, segnalata come <em>sedie e mobili di lusso uso Vienna<\/em>, spiccava per le caratteristiche innovative del prodotto. La Commissione decret\u00f2, pertanto, l\u2019assegnazione del Diploma d\u2019onore, la pi\u00f9 ambita onorificenza all\u2019interno della manifestazione, alla ditta siciliana insieme a quella del cav. Andrea Onufrio di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019industria dei mobili era in grande risveglio in Sicilia e le aziende locali competevano con quelle note nazionali. Nel 1895 la ditta siciliana sub\u00ec una trasformazione in Societ\u00e0 Anonima Sardella di Acireale la cui produzione crebbe a circa 26.000 pezzi l\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_13_3184\" id=\"identifier_13_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Autorizzata dal Tribunale Civile di Catania con deliberazione 27 aprile 1895. Capitale sociale illimitato Sottoscritto e versato &pound; 28.000. Valore di ogni azione &pound; 100.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ennesima occasione per la presentazione dei prodotti Sardella (<a title=\"Fig. 4. Il catalogo della produzione Sardella del 1906, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri04.jpg\">Figg. 4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Il catalogo della produzione Sardella del 1906, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri05.jpg\">5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. Il catalogo della produzione Sardella del 1906, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri06.jpg\">6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. Il catalogo della produzione Sardella del 1906, stampa su carta, Acireale, Archivio eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri07.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Poltrona a dondolo per bambini, non datata, propriet\u00e0 eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri08.jpg\">8<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9. Poltrona rivestita in stoffa, 1920 ca., propriet\u00e0 eredi Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri09.jpg\">9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Uno dei marchi della fabbrica Sardella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bri10.jpg\">10<\/a>) fu offerta dalla <em>Mostra delle Arti manifatturiere, delle Industrie e dei Commerci della Provincia di Catania<\/em> organizzata nell\u2019ambito della <em>II Esposizione agricola siciliana<\/em> tenutasi a Catania nel 1907, promossa dal <em>Comizio Agrario<\/em> della citt\u00e0 etnea. Erano presenti trecento espositori. Scrive il \u201cMondo moderno\u201d di Roma il 5 aprile 1907 che l\u2019Esposizione di Catania contribuisce a \u00abmostrare le nuove, moltiplicate forze delle citt\u00e0 dell\u2019isola, le nuove fortune sorte per tenacia di voleri, [\u2026] col pi\u00f9 bell\u2019esempio di sforzo sopra se stessi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_3184\" id=\"identifier_14_3184\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulla storia e l&rsquo;attivit&agrave; della ditta acese cfr. anche G. Brex, Sardella, ad vocem, in Arti Decorative in Sicilia&hellip;, II, 2014, p. 533.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro Sardella mor\u00ec il 7 aprile 1905. Lo stabilimento di Acireale sopravvisse fino al 1938, venendosi ad esaurire la moda delle sedie in legno curvato.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3184\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Arti Decorative in Sicilia &#8211; Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2014, <em>ad voces<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3184\" class=\"footnote\">O. Cancila, <em>Storia dell\u2019industria in Sicilia<\/em>, Bari 1995, p. 199. Descrivendo l\u2019industria dei mobili in Sicilia nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, lo storico accenna all\u2019esistenza di una produzione pi\u00f9 scadente nell\u2019area orientale dell\u2019isola rispetto a quella di Palermo. Cita, per\u00f2, \u00abparticolari settori come quello delle sedie in legno curvato all\u2019uso di Vienna ad Acireale (Fratelli Sardella)\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3184\" class=\"footnote\">\u201cDiogene\u201d, anno XXV, numero 9, Palermo 7 giugno 1882.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3184\" class=\"footnote\">S. Trovato, <em>Acireale, via Paolo Vasta e dintorni<\/em>, pp. 189-197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3184\" class=\"footnote\">Nella <em>Relazione economica, statistica della Provincia di Catania, pubblicata dalla Camera di Commercio per l\u2019anno 1881<\/em>, p. 18, \u00e8 citata l\u2019attivit\u00e0 dei Sardella \u00abi quali hanno saputo arricchire la provincia di un ramo d\u2019industria sconosciuto finora in Italia, mediante il quale oggi non abbiamo pi\u00f9 bisogno in fatto di tali sedie della capitale dell\u2019Austria\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3184\" class=\"footnote\">\u201cLa Gazzetta di Acireale\u201d, anno III, numero 27, Acireale 11 luglio 1881.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3184\" class=\"footnote\">D. Brignone, <em>Liberty e Giapponismo. Arte a Palermo tra Ottocento e Novecento<\/em>, Milano 2017, p. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3184\" class=\"footnote\">Alla data del 4 maggio 1884 \u201cil Giornale di Sicilia\u201d pubblic\u00f2 un articolo sull\u2019utilizzo del perno in metallo da parte dei Sardella affermando che questi \u00abhanno esposto seggiole di varie foggie, la poltrona dondolante, un canap\u00e8, un tavolo, una culla. I prezzi sono notevolmente inferiori di quelli di Vienna. La sedia che i fratelli Thonet fanno pagare 10 franchi, questi di Acireale la mettono 6 lire, o 7, se la spalliera \u00e8 pi\u00f9 complicata; la dondolante 35 lire invece di 50. Qualcuno ha voluto dirmi ieri sera che questi mobili di Acireale, non reggono al confronto di quelli dei fratelli Thonet, giacch\u00e8 sono tenuti insieme da un fermaglio di ferro che i Thonet non adoperano. Non so se il fatto sia vero; ma spero che i giurati si occuperanno con diligenza di verificarlo. Importa moltissimo di sapere se un\u2019industria del tutto nuova entra onorevolmente sul mercato italiano, e prende il posto occupato da un prodotto estero. [\u2026] Se si potesse quindi innanzi dire e adoperare le \u201csedie di Acireale\u201d sarebbe davvero un bel progresso e venuto gi\u00f9 dalla Sicilia, ancora cos\u00ec poco innanzi in fatto l\u2019industria, avrebbe doppio pregio\u00bb. Pochi giorni dopo, il 10 maggio 1884, la stessa testata giornalistica pubblica un\u2019intervista rilasciata ai Sardella in cui si precisa che \u00abIl fermaglio che tiene insieme le nostre sedie, non \u00e8 altro che il bollone o perno che stringe e mantiene il sedile con la spalliera. Ci\u00f2 abbiamo appreso dalle sedie medesime che allo stesso modo fabrica il Thonet, bench\u00e8 egli usi pure una piccola vite alla parte interna del sedile. [\u2026] Questo metodo riesce debole appunto perch\u00e9 non ha solido sostegno nella parte interna della spalliera. Invece, a questa vite debole si \u00e8 da noi sostituito il perno, rafforzato all\u2019esterno onde ottenere, come si ottiene infatti, la massima solidit\u00e0. La nostra modifica \u00e8 dunque utile \u2013 e poi noi \u2013 non soltanto imitiamo le sedie del Thonet ma le perfezioniamo ancora\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3184\" class=\"footnote\">\u201cDiogene\u201d, anno XXV, numero 9, Palermo 7 giugno 1882.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3184\" class=\"footnote\">Anno IV, numero 109, Catania 8 maggio 1882.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3184\" class=\"footnote\"><em>Esposizione Generale italiana in Torino, 1884. Premi conferiti agli espositori secondo le deliberazioni della giuria<\/em>, Torino 1884, p. 355.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3184\" class=\"footnote\">\u201cLa Patria\u201d, Firenze, 5 settembre 1885.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3184\" class=\"footnote\">\u201cLa Patria\u201d, Firenze, 27 febbraio 1886.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3184\" class=\"footnote\">Autorizzata dal Tribunale Civile di Catania con deliberazione 27 aprile 1895. Capitale sociale illimitato Sottoscritto e versato \u00a3 28.000. Valore di ogni azione \u00a3 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3184\" class=\"footnote\">Sulla storia e l\u2019attivit\u00e0 della ditta acese cfr. anche G. Brex, <em>Sardella<\/em>, <em>ad vocem<\/em>, in <em>Arti Decorative in Sicilia<\/em>&#8230;, II, 2014, p. 533.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3184\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>danielabrignone1@gmail.com La premiata ditta Sardella di Acireale. Prima fabbrica in Italia di mobili e sedie in legno curvato DOI: 10.7431\/RIV17152018 Testimonianze sulla Sicilia della seconda <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3184\" title=\"Daniela Brignone\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":15,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3184"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3184"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3184\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3236,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3184\/revisions\/3236"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}