{"id":3179,"date":"2018-06-29T21:34:26","date_gmt":"2018-06-29T21:34:26","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3179"},"modified":"2018-12-29T20:23:35","modified_gmt":"2018-12-29T20:23:35","slug":"andrea-massimo-basana","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3179","title":{"rendered":"Andrea Massimo Basana"},"content":{"rendered":"<p>feone@hotmail.it<\/p>\n<h3>La produzione vitrea dei Fratelli Testolini<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17142018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pi\u00f9 di un numero la rivista si \u00e8 occupata dell\u2019attivit\u00e0 dei Fratelli Testolini, focalizzando la l\u2019attenzione sulla produzione di arredi e su quella in porcellana<sup><a href=\"#footnote_0_3179\" id=\"identifier_0_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Basana, La ditta Fratelli Testolini, in Oadi, n. 12 dicembre 2015; A.&nbsp; Basana, Le porcellane dei Fratelli Testolini, in Oadi, n. 13 giugno 2016; A.&nbsp; Basana, Gli arredi umbertini dei Fratelli Testolini, in Oadi, n.14 dicembre 2016.\">1<\/a><\/sup>; in questa sede si tratter\u00e0 la produzione vitrea dell\u2019azienda. Questa produzione dal carattere molto vario ed eterogeno raggruppava sotta la propria egida tutte le applicazioni della materia vitrea legate alle arti decorative, dai grandi ed elaborati lampadari, ai pi\u00f9 semplici oggetti da tavola, sino ai minuti fermacarte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur avendo gi\u00e0 esposto pi\u00f9 volte la storia della ditta dei Fratelli Testolini, non sar\u00e0 inopportuno ricapitolare brevemente le vicende di tale attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ditta dei Fratelli Testolini venne fondata a Venezia nel 1847 e continu\u00f2 la propria attivit\u00e0 sino alla fine degli anni \u201830 del \u2018900<sup><a href=\"#footnote_1_3179\" id=\"identifier_1_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Basana, La ditta dei Fratelli Testolini, in Ateneo Veneto, anno CCCIII, terza serie, n.15\/1 (2016).\">2<\/a><\/sup>. Possedeva svariate sedi di produzione e di vendita, tra cui le pi\u00f9 importanti furono: palazzo Labia a San Geremia nel sestiere di Cannaregio, la porzione centrale delle procuratie vecchie a piazza S. Marco nel sestiere di S. Marco, due fonaci a Murano, rispettivamente in Fondamenta dei Vetrai e in Fondamenta Cavour, palazzo Barbarigo nel sestiere di Dorsoduro, la sede di S. Gregorio nel medesimo quartiere e da non dimenticare infine la tarda sede produttiva e di vendita di Firenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro produzione era tra le pi\u00f9 vaste, e comprendeva mobilia, complementi d\u2019arredo, porcellane, tessili, pizzi, ferri battuti, sculture sia in marmo che in legno, mosaici, micromosaici, vetri, oggetti in metallo sbalzato e materiale fotografico<sup><a href=\"#footnote_2_3179\" id=\"identifier_2_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida di Venezia, Firenze, 1896, pp. 3-6.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso la consuetudine veneziana di usare pi\u00f9 varianti del medesimo nome ha fatto s\u00ec che si ritenesse esistessero pi\u00f9 attivit\u00e0 con nome similare, ma invero la Fratelli Testolini, la Testolini Fr\u00e8res, la Testolini Brothers, la M. Q. Testolini, la dott. Marco Testolini, o pi\u00f9 semplicemente la Testolini, non furono che il variare di un unico nome nel grande arco cronologico di tale azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo infine che ai Fratelli Testolini, precedentemente al 1896, venne conferito il cavalierato ed il titolo di Ufficiali dell\u2019Ordine della Corona per il progresso e lo sviluppo apportato all\u2019industria veneziana<sup><a href=\"#footnote_3_3179\" id=\"identifier_3_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida di Venezia&hellip;, 1896, p. 5.\">4<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig 1. Tipografia Benelli e Gambi, 1896, particolare di opuscolo pubblicitario con la Croce di Ufficiali dell\u2019ordine della Corona circondata dai premi vinti dai Fratelli Testolini, Venezia, Collezione Massimo Orlandini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che ora andremo a trattare risulta la pi\u00f9 controversa delle produzioni: infatti la produzione vitrea dei Fratelli Testolini, a causa delle vicissitudini dell\u2019azienda e della poca attenzione investita dagli studiosi su tale nome, \u00e8 stata attribuita ad aziende le quali hanno semplicemente riproposto modelli da questi ideati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve doverosamente iniziare tale analisi facendo presente che la Fratelli Testolini inizi\u00f2 la propria attivit\u00e0 proponendo il prodotto che all\u2019epoca era il pi\u00f9 richiesto ed apprezzato sia dal pubblico straniero che italiano: il mobile intagliato. Seppur possa sembrar strano che questo prodotto fosse \u00a0il pi\u00f9 richiesto in tutto il mondo, ci\u00f2 non deve stupirci, venendoci tal cosa ben palesata dalla fama ed dal successo di personaggi come Michelangelo Guggenheim e Valentino Panciera Besarel, nonch\u00e9 dagli infiniti elogi che tali personalit\u00e0 accanto ai Fratelli Testolini ricevevano a tutte le esposizioni nazionali ed internazionali per le loro realizzazioni lignee. La produzione vitrea, seppur assai apprezzata, invero deteneva un ruolo secondario rispetto a quella poco sopra enunciata. Questo ruolo di non primario rilievo fu con ogni probabilit\u00e0 il motivo per cui i Fratelli Testolini non si munirono sin da subito dei mezzi necessari alla produzione in proprio dei manufatti vitrei, preferendo delegarla a terzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato che i Fratelli Testolini sancirono con la allora novella ditta Antonio Salviati, nata nel 1866, un connubio di tipo economico-commerciale, e che alla liquidazione del socio Antonio Salviati avvenuta nel 1877<sup><a href=\"#footnote_4_3179\" id=\"identifier_4_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bova-P. Migliaccio, Vetri artistici, Antonio Salviati e la Compagnia Venezia Murano, Marsilio, Venezia, 2011, p. 20.\">5<\/a><\/sup>, tale legame perdurer\u00e0 sia con i soci inglesi Sir Austen Henry Lyard e William Drake, che rinomineranno la societ\u00e0 CVM (Compagnia Venezia Murano), sia con Antonio Salviati stesso, il quale per tal motivo fonder\u00e0 una nuova compagnia totalmente a suo nome<sup><a href=\"#footnote_5_3179\" id=\"identifier_5_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, I colori di Murano nell&rsquo;800, Venezia, 1999, p. 46.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale connubio nell\u2019ottica imprenditoriale dei Testolini deve esser stato visto come un metodo economicamente vantaggioso per avere una propria linea di prodotti vitrei senza per\u00f2 dover assolvere alle pensanti spese derivate dai costi di fornaci e materiali, e al contempo un metodo assai efficace per vedere la propria mobilia ed i propri altri prodotti esportati e rivenduti negli store inglesi, francesi, americani ecc. delle ditte poco sopra nominate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione di manufatti vitrei affidata alla Antonio Salviati e alla CVM continu\u00f2 per quasi un decennio, sinch\u00e9 il manufatto vetrario non inizi\u00f2 a venir richiesto con maggior frequenza rispetto al passato: la cosa con ogni probabilit\u00e0 spinse nel 1886 i Fratelli Testolini ad acquistare due fornaci a Murano, una sita ai numeri 11 e 12 di fondamenta dei vetrai ed un\u2019altra in fondamenta Cavour, alle quali dovevano far capo alcuni punti vendita<sup><a href=\"#footnote_6_3179\" id=\"identifier_6_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bova-P. Migliaccio, Vetri artistici&hellip;., 2011, p. 23.\">7<\/a><\/sup>. In contemporanea venne acquistato anche palazzo Barbarigo a Dorsoduro quale sede di esposizione e di vendita dei manufatti vitrei; per l\u2019occasione la facciata del palazzo venne ridecorata vestendo un magnifico mosaico che tra lo scintillio dei fondi oro e le cornici di gusto barocco-rinascimentale racchiudeva due grandi riquadri, l\u2019uno raffigurante Carlo V nello studio di Tiziano Vecellio e l\u2019altro Enrico III ed Alvise Mocenigo in visita ad una vetreria muranese (<a title=\"Fig 2. Fratelli Testolini, 1886 ca., facciata a mosaico di Palazzo Barbarigo, Venezia, Dorsoduro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas02.jpg\">Fig. 2<\/a>). L\u2019interessante scelta delle grandi scene a mosaico sulla facciata ci fa comprendere l\u2019importanza con la quale i Fratelli Testolini volevano investire la propria produzione, volendo in un gioco di rimandi e parallelismi paragonare la propria opera musiva, rinomata e molto apprezzata, all\u2019opera pittorica del grande Vecellio, e al contempo volendo elevare a degne della visita di un sovrano le proprie fornaci. Cosa quest\u2019ultima che con ogni probabilit\u00e0 avvenne, essendo i sovrani italiani e portoghesi, i principi ereditari e i duchi d\u2019Aosta loro clienti. Sterile risulta in tal caso citare la guida di Murano dello Zanetti a comprova della non presenza dei Fratelli Testolini a Murano: essa infatti, anche nelle successive ristampe, venne aggiornata solo al 1880.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa che ci potrebbe far sorridere, ma che non deve esser stata prassi comune nella Venezia della fine del XIX secolo, era da parte dei Testolini il concedere ai propri clienti un biglietto che permettesse loro di poter visitare in maniera del tutto gratuita le loro fornaci di Murano<sup><a href=\"#footnote_7_3179\" id=\"identifier_7_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida di Venezia&hellip;, 1896, p. 2.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo molto discredito \u00e8 stato gettato sulla produzione vitrea dei Fratelli Testolini, a causa, oltre che di una certa frettolosit\u00e0 con cui \u00e8 stata trattata la ditta, anche della grande difficolt\u00e0 di reperire dati e documenti d\u2019archivio ad essa inerenti, nonch\u00e9 per via delle notizie non veritiere riportate su di essi da \u201cLa Voce di Murano\u201d. Questo giornale, importantissimo per quanto riguarda le notizie sulle attivit\u00e0 muranesi, purtroppo spesso tende a piegare e mutare i fatti, favorendo o screditando alcune aziende piuttosto che altre. I Fratelli Testolini, da quanto si evince, non dovettero godere della fama dei redattori e dei giornalisti di tale testata, i quali riportarono davvero poche notizie corrispondenti al vero sulla loro attivit\u00e0. Ce ne d\u00e0 palese esempio la notizia che data al 1902 la fusione della Testolini nella Salviati Jesurum &amp; Co., imputata da tale giornale alla morte del socio Gregoretti: la cosa \u00e8 del tutto smentita dall\u2019atto ufficiale di tale fusione, avvenuta a Londra nel 1896 e registrata a Venezia nel 1897<sup><a href=\"#footnote_8_3179\" id=\"identifier_8_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;La Voce di Murano&rdquo;, 13 giugno 1902, p. 84; Atto ufficiale di uscita della Jesurum dalla Salviati Jesurum &amp; co. conservato presso l&rsquo;Archivio di stato di Venezia, Fondo Camera di Commercio IX busta XV.\">9<\/a><\/sup>; vero risulta che tale fusione dovette assumere connotati significativi solo 1902, ma comunque per ragioni del tutto diverse da quelle riportate ne \u201cLa voce di Murano\u201d, come specifica il registro delle imprese veneziane del 1906, dove si dichiara che tale fusione avvenne per un malaugurato periodo di ristagno economico<sup><a href=\"#footnote_9_3179\" id=\"identifier_9_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Statistica industriale&rdquo; 1906, p. 81.\">10<\/a><\/sup>. Tale fusione comunque non dur\u00f2 che sino al 1906, quando la societ\u00e0 venne sciolta, liberando dal giogo le aziende sotto di essa raggruppate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa voce di Murano\u201d accusa inoltre i Testolini di non meritare la medaglia d\u2019argento conferita loro all\u2019esposizione di Torino del 1884 per i manufatti vitrei, non essendo questi di loro produzione<sup><a href=\"#footnote_10_3179\" id=\"identifier_10_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;La Voce di Murano&rdquo;, 1 dicembre 1884, p. 96.\">11<\/a><\/sup>: tale accusa, che trasuda rammarico e direi una certa ipocrisia, va smentita, per il fatto che, sebbene la ditta non possedesse in quegli anni fornaci a Murano, questo non significava che essa non possedesse assolutamente nessun laboratorio per la produzione vitrea. Infatti, come Nepluyeff ci riferisce nella sua guida del 1896, i Fratelli Testolini possedevano per tutta la citt\u00e0 di Venezia laboratori di ogni sorta, che producevano le pi\u00f9 svariate tipologie merceologiche, tra cui anche oggetti vitrei<sup><a href=\"#footnote_11_3179\" id=\"identifier_11_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia. Guida pratica di Murano&nbsp;Venezia,&nbsp;Venezia, 1896, pp. 36-40.\">12<\/a><\/sup>. Questo dato della produzione vitrea al di fuori di Murano non deve assolutamente sorprendere: se vero \u00e8 che Murano era per antonomasia il simbolo della produzione in vetro a Venezia e che fu il luogo deputato per tale arte durante il regno della Repubblica Veneziana, alla sua caduta, con le liberalizzazioni apportate dal governo napoleonico, tal cosa non ebbe pi\u00f9 valore, facendo s\u00ec che nulla vietasse di creare fornaci nell\u2019allora abitato veneziano, molto meno denso di quello attuale, soprattutto in quelle zone della citt\u00e0 che potremmo definire \u201cindustriali\u201d. Cosa che forse potr\u00e0 stupire i pi\u00f9 \u00e8 che piccole aziende che producevano manufatti vitrei erano ancora attive a Venezia negli anni \u201860 del \u2018900 in una zona chiamata \u201cSaffa\u201d, limitrofa alla stazione ferroviaria, un piccolo polo industriale nell\u2019abitato cittadino, dove si producevano mobilia, reti metalliche, candeggina, zolfanelli, e vari altri tipi di merce, tra cui stoviglie vitree, oggetti vitrei, lampadari e vetrerie ad uso medico<sup><a href=\"#footnote_12_3179\" id=\"identifier_12_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Testimonianza orale dell&rsquo;intagliatore ed antiquario Emilio Piacentini che lavor&ograve; nella zona dal 1952 al 1956.\">13<\/a><\/sup>. Perci\u00f2 il dato che i Testolini non possedessero fornaci a Murano sino ad una certa data non ha alcuna rilevanza, avendo quasi di sicuro essi avuto qualche piccola sede di produzione in citt\u00e0, come ad esempio poteva essere quella di S. Gregorio a Dorsoduro, che le guide dell\u2019epoca riportano come sede per la decorazione a fuoco e probabilmente anche della produzione dei bicchieri<sup><a href=\"#footnote_13_3179\" id=\"identifier_13_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia,&nbsp;Venezia, 1896, pp. 39-40.\">14<\/a><\/sup>. Certo \u00e8 che queste probabili piccole sedi produttive non riuscivano a soddisfare la domanda di un\u2019azienda tanto grande, e che per questa ragione vi fu bisogno di appoggiarsi a terzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande confusione \u00e8 stata creata tra gli studiosi dal fatto che i Fratelli Testolini concedessero alle aziende che lavoravano per loro la possibilit\u00e0 di riprodurre i propri modelli, come avevamo gi\u00e0 visto accadere per la produzione lignea. Questa concessione, suggellata all\u2019epoca da un accordo verbale e da una stretta di mano, era prassi assai diffusa, come ce ne danno riscontro i carteggi Besarel-De Lotto e Besarel-Guggenheim<sup><a href=\"#footnote_14_3179\" id=\"identifier_14_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Carteggio De Lotto-Besarel custodito presso la Fondazione Angelini di Belluno ms 2.26-40. Sul controverso rapporto fra Michelangelo Guggenheim e Valentino Panciera Besarel si rimanda al contributo di prossima pubblicazione di A. Martignon,&nbsp;Michelangelo Guggenheim (1837-1914) e il mercato di opere, di oggetti d&rsquo;arte e d&rsquo;antichit&agrave; a Venezia fra medio Ottocento e primo Novecento.\">15<\/a><\/sup>. Tale abitudine poteva essere attuata grazie alla societ\u00e0 dell\u2019epoca in cui l\u2019onesta era un valore inviolabile e la parola data aveva il valore di un suggello legale, cosa che \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano il pensiero attuale possa mai concepire e che \u00e8 motivo tra gli studiosi meno accorti di grandi confusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che i Fratelli Testolini non realizzassero in toto la propria produzione vitrea d\u2019altro canto era cosa assai chiara a tutti e gli stessi Testolini non nascosero mai tale dato, come fecero invece molte altre aziende operanti in tale settore, anche in tempi a noi assai vicini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A comprova della buona fede dei Fratelli Testolini giungono le lodi tessute dalla giuria e dai giornalisti all\u2019Esposizione di Murano del 1895, dove non viene nascosto il fatto che essi abbiano delegato a terzi la produzione dei propri manufatti vitrei; questa cosa non turba alcuna persona, ed anzi essendo ben conscia di ci\u00f2 la giuria elogia e premia al contempo quelle personalit\u00e0 che avevano saputo trasporre con tanta maestria i disegni loro forniti. Vengono infatti in tale occasione premiati con la medaglia d\u2019argento per i prodotti eseguiti per i Fratelli Testolini diverse persone: Vittorio Zuffi per i fantasiosi oggetti moderni, Ermenegildo d\u2019Este per i vetri smaltati ad imitazione del pizzo e le specchiere, e Ovidio Nason per i lampadari ed i vetri soffiati<sup><a href=\"#footnote_15_3179\" id=\"identifier_15_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luigi Vianello, Esposizione di scelti vetri artistici ed oggetti affini in Murano, Venezia, 1895, pp. 8-23.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa che vorrei fermamente smentire \u00e8 l\u2019accusa mossa da alcuni studiosi ai Fratelli Testolini di essersi appropriati dei premi vinti da altre compagnie, quando invero \u00e8 accaduto l\u2019esatto opposto, e medesima cosa vale per la loro data di fondazione. Era prassi comune infatti, per le aziende che fondevano diverse realt\u00e0 in una sola, quella di unire sotto un\u2019unica ala accorpatrice tutti i premi vinti dalle varie realt\u00e0 e di usare come anno di fondazione quello della ditta pi\u00f9 antica. Ricordiamo che i Fratelli Testolini fondarono la propria azienda nel 1847, che la Salviati nacque nel 1866, che la CVM non \u00e8 null\u2019altro che la medesima azienda che mut\u00f2 nome nel 1877 dopo la liquidazione di Antonio Salviati: non vedo perci\u00f2 come la Fratelli Testolini possa aver rubato la data di fondazione ad una di tali attivit\u00e0, essendo esse tutte di pi\u00f9 recente fondazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione dei primi vinti invece \u00e8 assolutamente semplice; baster\u00e0 portare l\u2019attenzione sul caso della ditta Jesurum, la quale, decidendo di uscire nel 1904 dalla Salviati Jesurum &amp; Co., rinunci\u00f2 ad effigiarsi da qual momento in avanti di tutti premi vinti dalla compagnia durante la sua permanenza all\u2019interno della societ\u00e0, rinunciando inoltre ad usare tutti quei premi vinti dalle aziende facenti parte della compagnia che erano finiti senza distinguo ad effigiare il nome comune di questa<sup><a href=\"#footnote_16_3179\" id=\"identifier_16_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Atto ufficiale di uscita della Jesurum dalla Salviati Jesurum &amp; co. conservato presso l&rsquo;Archivio di stato di Venezia, Fondo Camera di Commercio IX busta XV.\">17<\/a><\/sup>. Tale cosa ci fa bene comprendere come non siano stati i Testolini ad usurpare i premi vinti da altri, ma come per le varie fusioni avvenute a pi\u00f9 riprese le diverse attivit\u00e0 abbiano semplicemente accostato i premi vinti dai Fratelli Testolini ai propri, \u201cdimenticando\u201d in seguito di toglierli. Se i premi non fossero stati vinti dalla Fratelli Testolini, oltre a non ritrovarne diretto riscontro nelle esposizioni nelle quali essi furono loro assegnati, di certo non li avrebbero impressi su tutto il loro materiale pubblicitario senza causare indignazione tra i contemporanei, i quali si spesero solo in lodi ed encomi nei loro riguardi. Andr\u00e0 fatto nuovamente presente che ai Fratelli Testolini venne conferito l\u2019importante titolo di Ufficiali dell\u2019Ordine della Corona, titolo che non venne mai assegnato a nessuna delle aziende alle quali si sostiene essi abbiano usurpato i premi, e che mai sarebbe loro stato concesso se avessero condotto una cos\u00ec scriteriata e poco onesta attivit\u00e0. Sottolineiamo infine il fatto che in nessun giornale dell\u2019epoca si attaccano mai i Fratelli Testolini, e che solo \u201cLa Voce di Murano\u201d risulta stranamente astiosa nei loro confronti, cosa spiegabile, con ogni probabilit\u00e0, con il fatto che non facendo parte del manipolo delle famiglie muranesi che si sentivano le detentrici dell\u2019arte del vetro, i Fratelli Testolini crearono comunque quanto di pi\u00f9 apprezzato ed innovativo l\u2019Ottocento avr\u00e0 in campo vetrario. La rimanente stampa nazionale ed internazionale eloger\u00e0 sempre i Testolini per la loro magnifica produzione ed anzi si rammaricher\u00e0 quando essi non presenzieranno a qualche esposizione, come far\u00e0 Da Ronco all\u2019esposizione milanese del 1881<sup><a href=\"#footnote_17_3179\" id=\"identifier_17_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.A. Ronco, Esposizione di Milano 1881, p. 150, cit. in A. Bova- R. Junk-P. Migliaccio, I colori di Murano nell&rsquo;800, 1999, p. 45.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che all\u2019esposizione di Torino del 1884 il re ed i ministri acquistarono per la loro bellezza svariate specchiere, e che sempre nella medesima occasione la giuria tess\u00e9 le migliori lodi ai Testolini, oltre che per la loro azienda che \u00abpromette un brillante avvenire\u00bb, anche per la realizzazione avvenuta in quella sede di un ritratto a mosaico di Amedeo di Savoia<sup><a href=\"#footnote_18_3179\" id=\"identifier_18_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione Torino 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, I colori di Murano&hellip;, 1999, p. 46.\">19<\/a><\/sup>. D\u2019altro canto l\u2019importanza dei Fratelli Testolini e della loro varia e sempre spettacolare produzione vitrea ci viene sottolineata dalla vasta e variegata gamma di prodotti e dalle personalit\u00e0 di spicco dell\u2019epoca che furono loro acquirenti, tra i quali nuovamente ricordiamo i Savoia, i duchi d\u2019Aosta, i principi ereditari e i sovrani di Portogallo, i quali concessero inoltre ai Testolini il privilegio di apporre sui loro biglietti da visita e sul materiale pubblicitario i propri stemmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro grande ingiustizia perpetrata ai danni dei Fratelli Testolini \u00e8 l\u2019averli privati del giusto riconoscimento d\u2019aver ideato un enorme numero di modelli, fantasiosi ed originali, che furono tanto apprezzati e fortunati da dettare il gusto ottocentesco in tale arte. I Fratelli Testolini non facevano segreto di essere estremamente fieri della paternit\u00e0 delle loro innovative creazioni, sottolineando tal cosa in maniera palese nel loro materiale pubblicitario<sup><a href=\"#footnote_19_3179\" id=\"identifier_19_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida di Venezia&hellip;, 1896, p. 2.\">20<\/a><\/sup>. Tra il molto materiale pubblicitario e non dei Testolini giunto sino a noi vi \u00e8 anche un catalogo di bottega databile al 1880 inerente alla produzione vetraria. Questo catalogo risulta di estrema importanza: oltre ad essere il pi\u00f9 antico campionario di tal natura pervenutoci, racchiude una raccolta sia di oggetti decorativi che di lampadari prodotti dai Fratelli Testolini, i quali testimoniano quanto uscito dalle loro fornaci e che trovano perfetto seppur parziale riscontro in un loro pi\u00f9 tardo catalogo a stampa<sup><a href=\"#footnote_20_3179\" id=\"identifier_20_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il catalogo di bottega presente in una collezione privata veneziana attualmente risulta disperso; Anon., Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise, Parigi, fine XIX sec.\">21<\/a><\/sup>. Se non bastassero i dati storici a dimostrare l\u2019importanza e il sempre fortunato ingegno con cui i Testolini seppero creare i loro pezzi, e volendo fugare ogni dubbio anche sulla paternit\u00e0 dei loro modelli, analizzeremo alcuni aspetti di essi, per dimostrare come non possano che essere figli delle loro brillanti e fantasiose menti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 accennato, i Testolini concedevano ai propri collaboratori esterni di poter riproporre i propri modelli lignei, e sarebbe poco coerente non pensare che medesima cosa non fosse attuata anche per le loro restanti produzioni, compresa quella vitrea. Tale concessione, che come abbiamo visto era prassi assai diffusa, viene usata dai detrattori dei Fratelli Testolini per accusarli di plagio. Una piccola considerazione deve essere fatta a tal proposito, nessuno mai mosse una simile accusa ai Fratelli Testolini durante tutta la loro attivit\u00e0, e se quanto scritto sul copioso materiale pubblicitario non fosse corrisposto al vero, ed essi si fossero appropriati di modelli non loro, di certo una delle gradi compagnie produttrici alle quali viene riportata erroneamente la paternit\u00e0 del modello avrebbe intentato loro causa, come accadde tra Giovanni Battista De Lotto e Valentino Panciera Besarel<sup><a href=\"#footnote_21_3179\" id=\"identifier_21_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Carteggio De Lotto-Besarel custodito presso la Fondazione Angelini di Belluno ms 2.26-40; M. De Vincenti, Giovanni Battista De Lotto, Mariano del Friuli, 2002, p. 75.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come poco prima detto, pi\u00f9 di una volta si sono accusati i Testolini di aver usurpato i modelli alla CVM e alla Salviati, ma ricordiamo che i Testolini collaborarono sin dalla loro nascita con tali due realt\u00e0, fornendo loro moltissimi prodotti, e che le ditte ricambiavano trasponendo in vetro i modelli da questi ideati, quando ancora i Testolini non possedevano grandi sedi produttive adibite a tal scopo, ricevendo sicuramente in cambio da questi ultimi il permesso di replicare i modelli pi\u00f9 apprezzati. Va fatto presente che non vi \u00e8 piena sovrapposizione tra la produzione di tali tre aziende, ma che vi sono svariati modelli in comune, modelli di cui i Testolini dichiarano a piena voce la paternit\u00e0 senza che le altre due aziende mai li contraddicano ed anzi senza che queste dichiarino mai a loro volta la loro paternit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_22_3179\" id=\"identifier_22_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida di Venezia&hellip;, 1896, pp. 3-4.\">23<\/a><\/sup>. Se i Testolini avessero dichiarato il falso, visti le prestigiose sedi espositive e il clamore suscitato a livello internazionale dai loro prodotti, di certo le altre due aziende avrebbero preso contro di loro provvedimenti rompendo i contatti, ma nulla del genere avvenne mai tra queste aziende, che anzi rimasero sempre in stretti rapporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo inoltre che i Testolini furono gli ideatori dell\u2019unico stile originale dell\u2019800, ossia lo stile a grotta, e ci\u00f2 rende davvero difficile immaginarli costretti a copiare idee altrui per mancanza di inventiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Constatato il fortunato ingegno e l\u2019estro artistico dei Fratelli Testolini soprattutto nel campo dell\u2019ebanisteria, che a loro fu sempre il pi\u00f9 caro, prenderemo ora in esame i modelli lignei confrontandoli con la loro produzione vitrea, dimostrando quanto queste due branche artistiche non possano che essere figlie di un medesimo padre<sup><a href=\"#footnote_23_3179\" id=\"identifier_23_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I modelli di seguito citati provengono da Anon., Prix courant des verres&hellip;, fine XIX sec.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poniamo l\u2019ipotesi che ci trovassimo a dover ideare qualche oggetto di qualsivoglia natura, non particolarmente legato a quel che a noi risulta pi\u00f9 affine, per creare il suo progetto prenderemmo idee e spunti da quanto ci risulta pi\u00f9 congeniale e pi\u00f9 facilmente gestibile, piegando e adattando i primordiali schemi all\u2019esigenza richiesta. Si tratta di un pensiero logico e semplice, che come vedremo tra poco fu lo stesso adottato dai Fratelli Testolini, i quali facendo riferimento a qual che maggiormente padroneggiavano, l\u2019arte lignea, crearono i propri modelli vitrei trasponendo in vetro le medesime tipologie artistiche usate per la mobilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto interessante risulta la coppa presentata nel loro catalogo a stampa come n. 1105. Essa \u00e8 costituita dalla figura di un grifone, che legandosi senza soluzione di continuit\u00e0 al basamento e ad una coppa ondulata, va a creare un fantasioso quanto originale oggetto decorativo. Molto interessante in prima analisi risulta trattare la figura del grifone. Tale animale sembra essere un elemento \u201cfirma\u201d della ditta, la quale lo utilizza per una serie davvero considerevole di elementi d\u2019arredo. Esso infatti costituisce l\u2019elemento decorativo principale delle cartelle dei mobili umbertini, fa capolino in quasi tutta la mobilia neorinascimentale, con particolare rilevanza negli sgabelli, funge da decoro per alcuni modelli di specchiere a giorno, finendo per trovar posto in forma stilizzata persino tra le volute rocailles della mobilia neorococ\u00f2. L\u2019animale risulta di interesse poich\u00e9 non viene impiegato da nessun\u2019altra ditta veneziana operante nel settore delle arti applicate. Di palese riscontro per assegnare ai Fratelli Testolini il modello della coppa, ci giunge un loro portavasi in legno intagliato (<a title=\"Fig 3. A sinistra: Fratelli Testolini, ultimi decenni dell\u2019800, portavasi in legno di cirmolo intagliato, Venezia, collezione privata; a destra: Fratelli Testolini, fine del XIX sec. immagini campionarie, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas03.jpg\">Fig. 3<\/a>). Esso, parte di una collezione privata veneziana, differisce con la coppa vitrea per soli tre dettagli, il muso \u201cdraghiforme\u201d, il sostegno di base in foggia di rami intrecciati e la coppa sostituita da un pi\u00f9 logico ripiano. Ma ad esclusione di tali tre dettagli ritroviamo le medesime caratteristiche: in primis la postura sinuosa dell\u2019animale, in secundis il capo dell\u2019animale che in entrambi i casi emerge l\u2019uno dal bordo della coppa e l\u2019altro del ripiano, i quali vengono a loro volta sostenuti in modo quasi identico \u2013 cosa quest\u2019ultima resa ancor pi\u00f9 similare nella coppa n. 1119, dove la decorazione a doppio grifone potrebbe tranquillamente essere sostituita dalla duplice figura del drago del portavaso senza che la composizione ne risulti alterata. Altro dettaglio davvero significativo sul quale soffermarsi \u00e8 l\u2019animale stesso: infatti il drago ligneo sembra venir trasposto in vetro con davvero poche modifiche nella coppa numero n. 1428, dove il parallelismo risulta assolutamente palese. Prendendo in esame la sua morfologia, possiamo notare che, se nella parte sommitale esso segue i dettami della mitologia, muta poi il proprio essere nella parte caudale, divenendo una sorta di mostro marino che avviluppa la propria coda al supporto di base, esattamente come nella coppa n. 1428 poco prima citata. Tale avvolgimento richiama inoltre i tritoni dei tripodi della mobilia a grotta, nonch\u00e9 le molte code di draghi e figure fantastiche che sorreggono tavolini e portavasi, e che nei mobili come nelle vetrerie vengono usate con estrema disinvoltura<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi di tale primo pezzo ci d\u00e0 lo spunto per approfondire altri due ulteriori aspetti della questione, il primo legato ai grifoni ed il secondo agli animali marini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I grifoni, che come abbiamo poco sopra detto sono un elemento firma dei Testolini, trovano il loro impiego in molti modelli della loro produzione vitrea, e molto significativa risulta la modalit\u00e0 con la quale essi vengano spesso impiegati. Infatti in molti calici e coppe ne viene usata una coppia disposta in maniera araldica, come nei modelli n. 466, n. 344, n. 566, la cui composizione decorativa non sembra altro che la riproposizione in vetro dei grifoni delle cartelle degli arredi umbertini; a consolidare maggiormente tale similitudine vi \u00e8 la presenza, qui come negli elementi lignei, di figure geometriche tondeggianti nate dall\u2019intersecarsi delle code degli animali (<a title=\"Fig. 4. A sinistra: Fratelli Testolini, fine del XIX sec.,  particolare di un tavolino in faggio intagliato, Venezia, collezione privata; a destra: Fratelli Testolini, fine del XIX sec. immagini campionarie, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali marini, che come abbiamo visto nella mobilia a grotta essere impiegati con inusuale e riuscita inventiva, vengono trasposti parimenti in tutta la produzione vitrea. Vediamo infatti come identici cavalli marini, che troviamo a supporto di tavoli e tavolini o come elementi decorativi negli schienali di poltrone e divani, siano impiegati per sorreggere coppe e calici; ci\u00f2 che sorprende oltre alla prodigalit\u00e0 con la quale tali figure vengono impiegate \u00e8 il perfetto parallelismo esistente tra i soggetti delle creazioni lignee e di quelle vitree: n. 1136, n. 1157, n. 1155, n. 1298, n. 1112 (<a title=\"Fig 5. In alto a sinistra: Fratelli Testolini, 1880 ca., salotto in stile a grotta in legno intagliato, laccato e dorato, New York, Sotheby\u2019s; intorno: Fratelli Testolini, fine del XIX sec. immagini campionarie, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Oltre che la medesima postura in entrambe le produzioni essi mantengono i medesimi dettagli, come zampe anteriori palmate, una coda che quasi diviene nella parte finale un elemento vegetale, nonch\u00e9 in quasi tutti i modelli una cresta che li rende assai simili ad ippocampi. Unico dettaglio a renderli differenti sono le ali, che, presenti nella produzione vitrea, vengono omesse in quella lignea probabilmente per motivi di coerenza stilistica, essendo la mobilia a grotta un continuo richiamo al solo mondo marino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esempio lampante di come i modelli decorativi della mobilia siano stati spunto per la produzione vitrea sono i modelli n. 1111, n. 1172, n. 1364 e n. 1384, che insieme a molti altri non sembrano altro che una variazione sul tema del diffusissimo tavolino a grotta, nel quale un mostro marino avvolge le sue spire al supporto del ripiano, il cui bordo ondulato viene parimenti trasposto in vetro in molti dei modelli citati (<a title=\"Fig. 6. Al centro: Fratelli Testolini, 1890 ca., tavolino in legno intagliato, laccato e dorato, B\u00fchlenhausen, Artfour; ai lati: Fratelli Testolini, fine del XIX sec., immagini campionarie da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Le similitudini potrebbero continuare per ogni singolo pezzo, come si evince anche dalle figure dei tritoni (<a title=\"Fig. 7. In alto a sinistra: Fratelli Testolini, 1880 ca., salotto in stile a grotta in legno intagliato, laccato e dorato, Londra, Sotheby\u2019s; intorno: Fratelli Testolini, fine del XIX sec., immagini campionarie, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas07.jpg\">Fig. 7<\/a>), ma sterile oltre che non stimolante risulterebbe il discorso. Alla luce di ci\u00f2 viene da chiedersi quale ragione abbia spinto alcuni studiosi, pur conoscendo la produzione Testolini, ad ignorare tale nome e ad affidare la paternit\u00e0 dei loro modelli ad artigiani ed aziende che difficilmente nella loro produzione furono capaci di rilevanti prove di fantasia ed estro artistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Varr\u00e0 ora la pena enunciare brevemente le varie branche della produzione vitrea abbracciate dai Testolini, mettendone al contempo in luce gli aspetti di originalit\u00e0 ed eleganza che hanno reso tali manufatti estremamente apprezzati ed imitati<sup><a href=\"#footnote_24_3179\" id=\"identifier_24_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per le descrizioni dei prodotti vitrei ci si &egrave; basati su J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia.&hellip;, 1896, pp. 39-40; Anon., Prix courant des verres&hellip;., fine XIX sec.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La produzione musiva <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene essa possa venir legata alla produzione vitrea in maniera non diretta, comunque rappresenta un aspetto molto importante legato a tale materiale. Infatti tramite l\u2019oro e le infinite tonalit\u00e0 delle paste vitree con le quali si realizzavano i mosaici, i Fratelli Testolini seppero creare capolavori per la maggior parte ancora da studiare. Esempio lampante ne \u00e8 la decorazione a mosaico del loro palazzo a Dorsoduro, la cui facciata, compendio di tale arte, non dovette rimanere un caso isolato, tanto che nel loro materiale pubblicitario i Testolini esaltavano il loro atelier per la produzione di mosaici monumentali, per i quali si fornivano tipologie decorative delle pi\u00f9 svariate, da quella bizantina a fondo oro, ai paesaggi, alle scene di genere. Naturalmente eseguivano anche mosaici su ordinazione e su disegni dei committenti, garantendone sempre la perfezione tecnica e la durata. Inoltre restauravano mosaici antichi ed eseguivano da ritratti fotografici trasposizioni a mosaico, sia per monumenti funebri che da salotto, riproducendo con la medesima tecnica anche i dipinti dei pi\u00f9 noti pittori (<a title=\"Fig. 8. Fratelli Testolini, fine del XIX sec., immagine pubblicitaria della produzione musiva, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas08.jpg\">Fig. 8<\/a>). Ricordiamo nuovamente la nota di encomio espressa dalla giuria all\u2019esposizione di Torino del 1884, in cui i Testolini realizzarono in loco un monumentale mosaico con il ritratto del principe Amedeo<sup><a href=\"#footnote_25_3179\" id=\"identifier_25_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione di Torino 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, I colori di Murano&hellip;, 1999, p. 45.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il micromosaico <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al settore musivo si lega quello del micromosaico, una tipologia decorativa assai in voga nel XIX secolo. Le minute tessere con le quali si creavano motivi floreali, paesaggi, piccole scene di genere e ritratti, andavano a decorare i pi\u00f9 svariati oggetti, dai gioielli ai piccoli ninnoli da tavolo, come portaritratti, cofanetti e fermacarte, sino a divenire parte integrante dell\u2019apparato decorativo di grandi specchiere, che vedevano accolte tra le volute, solitamente in vetro e pi\u00f9 raramente lignee, composizioni di fiori e paesaggi (<a title=\"Fig. 9. A sinistra: Fratelli Testolini (attribuibile), tardo XIX sec., specchiera con cornice in vetro e micromosaico, Madrid, Alcal\u00e0 Subastas; a destra: Fratelli Testolini, tardo XIX sec., &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt; e &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt; di un fermacarte in vetro con decorazione a micromosaico, Italia, ubicazione ignota.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas09.jpg\">Fig. 9<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I servizi da tavola<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di estrema variet\u00e0 e tipologie \u2013 oltre trecento \u2013 erano i servizi da tavola in vetro (<a title=\"Fig. 10. Fratelli Testolini, fine del XIX sec. Immagine pubblicitaria della produzione da tavola, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Si forniva un corposo catalogo di modelli, che andavano dalle repliche di quelli antichi a quelli di fattura estremamente contemporanea, arricchiti anch\u2019essi di decorazioni smaltate e non di rado resi ancor pi\u00f9 preziosi da corpi iridescenti (<a title=\"Fig. 11.  Fratelli Testolini, tardo XIX sec., fronte e fondo di un bicchiere da tavola in vetro, Treviso, Collezione Sartori.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Vi erano poi modelli decorati da elaborate incisioni che potevano venir ageminate in metalli preziosi: interessante a tal proposito risulta il servizio eseguito per l\u2019industriale Henry Clay Frick di Pittsburg nel 1893 e ancora conservato nel museo creato dalla figlia Hellen<sup><a href=\"#footnote_26_3179\" id=\"identifier_26_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.google.com\/culturalinstitute\/beta\/asset\/champagne-glass\/DwFefU5Z01vUGA (consultato in data 28-10-2017).\">27<\/a><\/sup>. \u00a0Si eseguivano sia pezzi per la vendita nei vari store, solitamente custoditi in eleganti scatole in cuoio foderate in seta, sia servizi su ordinazione, sui quali si poteva far apporre le proprie iniziali o i propri stemmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oggetti decorativi e d\u2019uso <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande spazio aveva la produzione di oggetti decorativi (<a title=\"Fig. 12. Fratelli Testolini, fine del XIX sec., pagina campionaria, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas12.jpg\">Fig. 12<\/a>), che come detto in precedenza erano caratterizzati dalla presenza nei supporti, nelle anse e nella struttura di animali mitologici e mostri marini, i quali si univano a bordi e pareti dalle generose curve e smerlature. Per essi si utilizzavano tutte le tipologie decorative che il vetro poteva offrire, dall\u2019avventurina, al calcedonio, ai pi\u00f9 elaborati incannucciamenti. A tale tipologia di oggetti si legavano anche le repliche di pezzi antichi, eseguite con attenta perizia. Rilevante risulta la collezione di oggetti acquistata dai sovrani portoghesi e ancora conservata presso il palazzo reale di Ajuda<sup><a href=\"#footnote_27_3179\" id=\"identifier_27_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"http:\/\/www.palacioajuda.gov.pt\/en-GB\/collections\/glass\/ContentList.aspx (consultato in data 28-10-2017).\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vetrerie smaltate a imitazione del merletto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di estrema importanza ed originalit\u00e0 \u00e8 la produzioni di oggetti in vetro con decorazione in smalto bianco imitante il pizzo. Caratteristica principale di tali oggetti \u00e8 la forma sobria ed elegante priva di qualsiasi vezzo, la quale serviva ad enfatizzare una elaborata decorazione a smalto bianco imitante il pizzo (<a title=\"Fig. 13. Fratelli Testolini, ultimi decenni del XIX sec., fronte e fondo di un portabiglietti da visita in vetro violetto con decorazione imitante il pizzo, Londra, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas13.jpg\">Fig. 13<\/a>). La decorazione veniva ulteriormente enfatizzata dal colore del supporto, sempre a tinta unita e tendenzialmente blu cobalto, ma non di rado anche in altri colori pastello, come il violetto. Caratteristica di tale produzione era la riproposizione a smalto di modelli di antichi merletti veneziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Specchiere<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le specchiere Testolini proponevano un vastissimo ventaglio di modelli, dalle fedeli repliche degli originali antichi, realizzate con incorniciature in vetro incolore o screziato d\u2019oro, alle pi\u00f9 contemporanee specchiere dalle cornici in vetro colorato, sino ai pi\u00f9 bizzarri e fantasiosi modelli, le cui forme nate dalla loro esuberante fantasia riscuotevano grande successo presso il pubblico (<a title=\"Fig. 14. Fratelli Testolini, fine del XIX sec., immagine pubblicitaria della produzione di specchiere, da. Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas14.jpg\">Fig. 14<\/a>). Le specchiere venivano spesso decorate da incisioni ornamentali, quali eleganti cornici vegetali e figure di genere, o anche da pi\u00f9 esuberanti e fantasiose composizioni; si poteva richiedere anche l\u2019inserimento di iniziali, blasoni e motivi particolari. Ad esse spesso si accostava non di rado il micromosaico, in un connubio estremamente riuscito e di grande effetto. Novit\u00e0 assoluta per Venezia introdotta dai Testolini furono le specchiere dotate di illuminazione elettrica. Di grande rilievo risulta il fatto che sempre all\u2019esposizione di Torino del 1884 gli specchi dei Testolini furono apprezzati e ritenuti i pi\u00f9 belli di tutta l\u2019esposizione, tanto da far s\u00ec che lo stesso sovrano e molti ministri ne acquistassero<sup><a href=\"#footnote_28_3179\" id=\"identifier_28_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione di Torino 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, I colori di Murano&hellip;., 1999, p. 45.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lampade e lampadari <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estremamente variegata e corposa era la produzione di lampadari, che andava dalla riproposizione dei modelli antichi alle proposte pi\u00f9 contemporanee (<a title=\"Fig. 15. A sinistra: Fratelli Testolini, fine del XIX sec., immagine campionaria, da Anon., &lt;i&gt;Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise&lt;\/i&gt;, Parigi, fine XIX sec., Venezia, collezione privata; a destra: Fratelli Testolini (attribuibile) tardo XIX sec., lampadario in vetro di Murano (erroneamente datato alla met\u00e0 del XVIII sec.), Scozia, collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bas15.jpg\">Fig. 15<\/a>). Virtuosismo compositivo e abilit\u00e0 artistica erano racchiusi in ogni pezzo, cosa questa che non comprometteva la facilit\u00e0 di montaggio, come erano fieri pubblicizzare i Testolini. Essi erano lodati per la perfezione raggiunta in tale produzione e per la fantasia dei modelli, come per il \u00abmagico\u00bb lampadario raffigurante la \u00abgalleggiante Venezia<em>\u00bb<\/em> che nascondeva tra gli ornamenti 36 lampadine elettriche<sup><a href=\"#footnote_29_3179\" id=\"identifier_29_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia&hellip;, 1896, pp. 42-45.\">30<\/a><\/sup>. Si proponevano lampadari di tutte le forme e dimensioni e, cosa molto interessante, si fornivano anche lampadari dotati di impianto a gas e, novit\u00e0 assoluta, anche di quello elettrico. I lampadari Testolini erano tanto apprezzati dai clienti e diffusi da far dire ai critici che \u00abi lampadari Testolini illuminano il mondo\u00bb, e che come in tutti i loro prodotti vitrei anche nei lampadari i Fratelli Testolini \u00abhanno raggiunto un grado di perfezione che \u00e8 la ricompensa pi\u00f9 degna della loro infaticabile energia, giusto premio agli ardimentosi conati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_3179\" id=\"identifier_30_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia&hellip;, 1896, pp. 46-49.\">31<\/a><\/sup>. Abbinati ai lampadari si offriva anche tutta una serie di lampade e applique da parete en suite. Da far presente \u00e8 che i sovrani italiani fecero molti acquisti presso i Testolini, e risulta lecito pensare, vista la perfetta aderenza con alcuni modelli da loro proposti, che molti dei lampadari in vetro oggi al Quirinale sino stati eseguiti proprio dai Testolini, sia per il medesimo palazzo che per la reggia di Monza e poi qui traslati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Perle ed oggetti incisi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fonti riportano che erano attivi per i Fratelli Testolini molti perlai<sup><a href=\"#footnote_31_3179\" id=\"identifier_31_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Nepluyeff, Escursioni nell&rsquo;estuario di&nbsp;Venezia&hellip;, 1896, pp. 46-49, pp. 39-40.\">32<\/a><\/sup>, purtroppo per\u00f2 tale produzione ci \u00e8 del tutto sconosciuta, maggior fortuna abbiamo invece per la produzione in vetro inciso, di cui ci sono rimaste alcune testimonianze. Essa risulta caratterizzata da oggetti realizzati in vetro incolore piuttosto spesso, sul quale si \u00e8 intervenuti con una copiosa decorazione incisa, rifinita poi da lumeggiature in oro e spesso da campiture in smalto traslucido<sup><a href=\"#footnote_32_3179\" id=\"identifier_32_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"https:\/\/www.ebay.com\/itm\/GLASS-VASE-VINTAGE-ITALIAN-034-M-Q-TESTOLINI-VENEZIA-034-Paper-Label-Gold-Clear-\/161177511476 (consultato in data 28-10-2017).\">33<\/a><\/sup>. Vi erano inoltre oggetti incisi con scene di genere e scorci di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione dei Fratelli Testolini fu senza ombra di dubbio quanto di pi\u00f9 fantasioso, bizzarro e dirompente, ma soprattutto innovativo ed apprezzato Venezia conobbe in tal settore. In quasi ogni palazzo e villa del Sud e del Nord America e del Regno Unito si potevano e si possono tutt\u2019ora ammirare pezzi prodotti dai Fratelli Testolini, e medesima cosa pu\u00f2 essere affermata per ville e palazzi sparsi in tutto il territorio italiano ed europeo. L\u2019importanza di tale produzione veniva sottolineata anche dal fatto che il Museo Vetrario di Murano conservava nella sua collezione diversi pezzi da loro prodotti e che si sent\u00ec in dovere di acquisire quando ancora essi erano in attivit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_33_3179\" id=\"identifier_33_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Vianello, Esposizione di scelti vetri artistici ed oggetti affini in Murano, Venezia, 1895, p. 24.\">34<\/a><\/sup> \u2013 medesima cosa fece anche il Mus\u00e9e Ariana di Ginevra, che acquist\u00f2 ben sette loro pezzi<sup><a href=\"#footnote_34_3179\" id=\"identifier_34_3179\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Baumgartner, Verre de Venise et &ldquo;fa&ccedil;on de Venise&rdquo;, Ginevra, 1995, pp. 76, 81.\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo la maggior parte della produzione vitrea uscita dalle fornaci Testolini risulta davvero difficile da identificare per via del metodo di firma adottato. Se vero \u00e8 che su alcuni oggetti si incidesse il nome alla base, era prassi molto pi\u00f9 comune nell\u2019800 per tutte le aziende veneziane apporre sotto i pezzi prodotti un piccolo talloncino della dimensione e della forma di un francobollo, su cui veniva riportato a stampa il nome dell\u2019azienda ed aggiunto a penna il numero identificativo dell\u2019oggetto (Figg 9-11). Questi talloncini avevano in comune con i francobolli anche il metodo di adesione alla superficie, ed il tempo, nonch\u00e9 il materiale su cui erano applicati, hanno fatto s\u00ec che in moltissimi casi venissero persi. Va inoltre fatto presente che con ogni probabilit\u00e0 l\u2019azienda us\u00f2 tale riconoscimento solo dal tardo \u2018800, lasciando quasi priva di elementi identificativi tutta la produzione precedente.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3179\" class=\"footnote\">A. Basana, <em>La ditta Fratelli Testolini<\/em>, in Oadi, n. 12 dicembre 2015; A.\u00a0 Basana, <em>Le porcellane dei Fratelli Testolini<\/em>, in Oadi, n. 13 giugno 2016; A.\u00a0 Basana, <em>Gli arredi umbertini dei Fratelli Testolini<\/em>, in Oadi, n.14 dicembre 2016.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3179\" class=\"footnote\">A. Basana, <em>La ditta dei Fratelli Testolini<\/em>, in Ateneo Veneto, anno CCCIII, terza serie, n.15\/1 (2016).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3179\" class=\"footnote\"><em>Guida di Venezia<\/em>, Firenze, 1896, pp. 3-6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3179\" class=\"footnote\"><em>Guida di Venezia&#8230;<\/em>, 1896, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3179\" class=\"footnote\">A. Bova-P. Migliaccio, <em>Vetri artistici, Antonio Salviati e la Compagnia Venezia Murano<\/em>, Marsilio, Venezia, 2011, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3179\" class=\"footnote\">A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, <em>I colori di Murano nell\u2019800<\/em>, Venezia, 1999, p. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3179\" class=\"footnote\">A. Bova-P. Migliaccio, <em>Vetri artistici\u2026.<\/em>, 2011, p. 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3179\" class=\"footnote\"><em>Guida di Venezia<\/em>&#8230;, 1896, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3179\" class=\"footnote\">\u201c<em>La <\/em><em>V<\/em><em>oce di Murano<\/em><em>\u201d<\/em>, 13 giugno 1902, p. 84; Atto ufficiale di uscita della Jesurum dalla Salviati Jesurum &amp; co. conservato presso l\u2019Archivio di stato di Venezia, Fondo Camera di Commercio IX busta XV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3179\" class=\"footnote\">\u201c<em>Statistica industriale<\/em><em>\u201d<\/em> 1906, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3179\" class=\"footnote\">\u201c<em>La Voce di Murano\u201d<\/em>, 1 dicembre 1884, p. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3179\" class=\"footnote\">J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell&#8217;estuario di\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em>. <em>Guida<\/em><em> <\/em><em>pratica di Murano\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em>,\u00a0Venezia, <em>1896, <\/em>pp. 36-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3179\" class=\"footnote\">Testimonianza orale dell\u2019intagliatore ed antiquario Emilio Piacentini che lavor\u00f2 nella zona dal 1952 al 1956.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3179\" class=\"footnote\">J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell&#8217;estuario di\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em>,\u00a0Venezia, <em>1896,<\/em> pp. 39-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3179\" class=\"footnote\">Carteggio De Lotto-Besarel custodito presso la Fondazione Angelini di Belluno ms 2.26-40. Sul controverso rapporto fra Michelangelo Guggenheim e Valentino Panciera Besarel si rimanda al contributo di prossima pubblicazione di A. Martignon,\u00a0<em>Michelangelo Guggenheim (1837-1914) e il mercato di opere, di oggetti d&#8217;arte e d&#8217;antichit\u00e0 a Venezia fra medio Ottocento e primo Novecento<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3179\" class=\"footnote\">Luigi Vianello, <em>Esposizione di scelti vetri artistici ed oggetti affini in Murano<\/em>, Venezia, 1895, pp. 8-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3179\" class=\"footnote\">Atto ufficiale di uscita della Jesurum dalla Salviati Jesurum &amp; co. conservato presso l\u2019Archivio di stato di Venezia, Fondo Camera di Commercio IX busta XV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3179\" class=\"footnote\">G.A. Ronco, <em>Esposizione di Milano<\/em> 1881, p. 150, cit. in A. Bova- R. Junk-P. Migliaccio, <em>I colori di Murano nell\u2019800<\/em>, 1999, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3179\" class=\"footnote\"><em>Esposizione Torino<\/em> 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, <em>I colori di Murano<\/em>&#8230;, 1999, p. 46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3179\" class=\"footnote\"><em>Guida di Venezia<\/em>&#8230;, 1896, p. 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3179\" class=\"footnote\">Il catalogo di bottega presente in una collezione privata veneziana attualmente risulta disperso; Anon., <em>Prix courant des verres venitiens maison M.Q. Testolini Venise, <\/em>Parigi, fine XIX sec.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3179\" class=\"footnote\">Carteggio De Lotto-Besarel custodito presso la Fondazione Angelini di Belluno ms 2.26-40; M. De Vincenti, <em>Giovanni Battista De Lotto, <\/em>Mariano del Friuli, 2002, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3179\" class=\"footnote\"><em>Guida di Venezia<\/em>&#8230;, 1896, pp. 3-4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3179\" class=\"footnote\">I modelli di seguito citati provengono da Anon., <em>Prix courant des verres<\/em>&#8230;<em>, <\/em>fine XIX sec.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3179\" class=\"footnote\">Per le descrizioni dei prodotti vitrei ci si \u00e8 basati su J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell\u2019estuario di\u00a0<em>Venezia.\u2026<\/em><\/em>, <em>1896, <\/em>pp. 39-40; Anon., <em>Prix courant des verres\u2026.<\/em>, fine XIX sec.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3179\" class=\"footnote\"><em>Esposizione di Torino<\/em> 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, <em>I colori di Murano<\/em>&#8230;, 1999, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3179\" class=\"footnote\"><a href=\"https:\/\/www.google.com\/culturalinstitute\/beta\/asset\/champagne-glass\/DwFefU5Z01vUGA\">https:\/\/www.google.com\/culturalinstitute\/beta\/asset\/champagne-glass\/DwFefU5Z01vUGA<\/a> (consultato in data 28-10-2017).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3179\" class=\"footnote\"><a href=\"http:\/\/www.palacioajuda.gov.pt\/en-GB\/collections\/glass\/ContentList.aspx\">http:\/\/www.palacioajuda.gov.pt\/en-GB\/collections\/glass\/ContentList.aspx<\/a> (consultato in data 28-10-2017).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3179\" class=\"footnote\"><em>Esposizione di Torino<\/em> 1884, p. 175, cit. in A. Bova-R. Junk-P. Migliaccio, <em>I colori di Murano\u2026.<\/em>, 1999, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3179\" class=\"footnote\">J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell&#8217;estuario di\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em><em>&#8230;<\/em>, <em>1896,<\/em> pp. 42-45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3179\" class=\"footnote\">J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell&#8217;estuario di\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em><em>&#8230;<\/em>, <em>1896, <\/em>pp. 46-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3179\" class=\"footnote\">J. <em>Nepluyeff<\/em>, <em>Escursioni nell&#8217;estuario di\u00a0<em>Venezia<\/em><\/em><em>&#8230;<\/em>, <em>1896, <\/em>pp. 46-49<em>, <\/em>pp. 39-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3179\" class=\"footnote\"><a href=\"https:\/\/www.ebay.com\/itm\/GLASS-VASE-VINTAGE-ITALIAN-034-M-Q-TESTOLINI-VENEZIA-034-Paper-Label-Gold-Clear-\/161177511476\">https:\/\/www.ebay.com\/itm\/GLASS-VASE-VINTAGE-ITALIAN-034-M-Q-TESTOLINI-VENEZIA-034-Paper-Label-Gold-Clear-\/161177511476<\/a> (consultato in data 28-10-2017).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3179\" class=\"footnote\">L. Vianello, <em>Esposizione di scelti vetri artistici ed oggetti affini in Murano<\/em>, Venezia, 1895, p. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3179\" class=\"footnote\">E. Baumgartner, <em>Verre de Venise et \u201cfa\u00e7on de Venise\u201d<\/em>, Ginevra, 1995, pp. 76, 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3179\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>feone@hotmail.it La produzione vitrea dei Fratelli Testolini DOI: 10.7431\/RIV17142018 In pi\u00f9 di un numero la rivista si \u00e8 occupata dell\u2019attivit\u00e0 dei Fratelli Testolini, focalizzando la <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3179\" title=\"Andrea Massimo Basana\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":14,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3179"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3179"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3179\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3311,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3179\/revisions\/3311"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}