{"id":3177,"date":"2018-06-29T21:30:59","date_gmt":"2018-06-29T21:30:59","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3177"},"modified":"2018-12-29T20:22:59","modified_gmt":"2018-12-29T20:22:59","slug":"sergio-alcamo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3177","title":{"rendered":"Sergio Alcamo"},"content":{"rendered":"<p>sergioalcamo@yahoo.it<\/p>\n<h3>Su alcune matrici in rame ottocentesche a Castelvetrano-Selinunte e un\u2019aggiunta al catalogo di Luigi Lojacono (1809-1879)<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17132018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sig. Vincenzo Napoli &#8211; memoria storica e soprattutto fotografica della citt\u00e0 di Castelvetrano-Selinunte, una di quelle figure che in epoche passate avremmo definito di \u201ccurioso\u201d o \u201camatore di cose d\u2019arte\u201d<sup><a href=\"#footnote_0_3177\" id=\"identifier_0_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le ultime scoperte segnaliamo il rinvenimento in un asta on line di una rara medaglia con l&rsquo;effigie di Carlo d&rsquo;Aragona (Chi era Carlo d&rsquo;Aragona Tagliavia? Lo spessore di un personaggio raccontato dalle medaglie, gi&agrave; in http:\/\/castelvetranonews.it del 09-01-2017), e il riconoscimento presso un palazzo della Soprintendenza di Trapani di una statua della Madonna dell&rsquo;Itria &ndash; e attribuita dallo stesso a Vincenzo Gagini &ndash; gi&agrave; nella chiesa eponima di Castelvetrano (Il bellissimo volto della Odigitria di Castelvetrano, da appunti di Enzo Napoli, Aurelio Giardina, Francesco Saverio Calcara in http:\/\/www.castelvetranoselinunte.it del 13-03-2017). Ricordiamo anche il recentissimo Il Convento e la Chiesa dei Minimi di San Francesco di Paola in Castelvetrano, Castelvetrano-Selinunte 2017, di cui &egrave; coautore assieme ai citati Calcara e Giardina. Ringrazio il Sig. Napoli per avermi gentilmente fatto dono del materiale fotografico e documentario, utilizzato per la stesura del presente testo, e facente parte della propria collezione che ammonta a circa 100.000 files.\">1<\/a><\/sup> &#8211; di recente ha posto alla mia attenzione un piccolo gruppo di matrici in rame<sup><a href=\"#footnote_1_3177\" id=\"identifier_1_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per matrice si intende una superficie di vario materiale (legno, metallo, pietra) su cui viene tracciata un&rsquo;immagine da cui si ricava una stampa tramite procedimento di inchiostratura e pressione su foglio. Per un inquadramento generale si veda: Matrici incise dal &lsquo;500 al &lsquo;900: da strumento di produzione a bene storico artistico, a cura di A. Grelle Iusco, G. Trassari Filippetto, Roma 2004.\">2<\/a><\/sup> della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento destinate alla produzione di stampe di traduzione a carattere sacro-devozionale, da lui scovate nelle sacrestie di alcune chiese e nel Museo civico del centro belicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In numero di cinque e quasi del tutto inedite<sup><a href=\"#footnote_2_3177\" id=\"identifier_2_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;immagine della lastra della Madonna della Quercia &egrave; stata pubblicata in A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento di San Domenico in Castelvetrano. Tra committenza dei Tagliavia Aragona e carisma dei Frati Predicatori, Castelvetrano-Selinunte 2015, p. 186; p. 209, Fig. 158. Le due matrici con la Madonna della Vittoria e La madonna appare ad Alfonso Ratisbonne sono solo menzionate nel volume appena citato, p. 187,&nbsp;nota 408 e in A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, p. 39.\">3<\/a><\/sup>, sono manufatti rari, giacch\u00e9 appartenenti ad una categoria di opere soggette a usura e al riutilizzo, e al medesimo tempo preziosi; non tanto per il materiale in s\u00e9 o per la particolare qualit\u00e0 artistica, n\u00e9 per la fama dei maestri incisori (il castelvetranese Salvatore Patti e un anonimo palermitano, forse Saverio D\u2019Andrea), figure minori e poco note di un antico mestiere, quello dello <em>stampasanti<\/em>, che di l\u00ec a poco sarebbe stato soppiantato da pi\u00f9 moderne tecniche di riproduzione<sup><a href=\"#footnote_3_3177\" id=\"identifier_3_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sull&rsquo;arte dell&rsquo;incisione, e in particolare sul declino di quella di traduzione, un ragguaglio in S. Massari, F. Negri Arnoldi, Arte e scienza dell&rsquo;incisione. Da Maso Finiguerra a Picasso, Roma 1994, p. 245 e sgg&hellip; Cfr.: Matrici incise dal &lsquo;500 al &lsquo;900: da strumento di produzione a bene storico artistico, 2004. Sull&rsquo;antico mestiere dello stampasanti vedi: G. D&rsquo;Agostino, Gli artefici dell&rsquo;immaginario, pp. 368-385, in Le Forme del lavoro. Mestieri tradizionali in Sicilia, a cura di A. Buttitta, testi di G. Aiello et al., Palermo 1988 (in particolare pp. 368-374).\">4<\/a><\/sup>, ma piuttosto per l\u2019intrinseco valore documentario e soprattutto di testimonianza storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una di queste lastre, infatti ci permette di attribuire senza alcun dubbio un\u2019anonima e bella tela, pressoch\u00e9 ignota<sup><a href=\"#footnote_4_3177\" id=\"identifier_4_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&Egrave; stata recentemente pubblicata in A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, pp. 41-42, dove gli autori, pur notandone la stretta relazione con la matrice incisa dal Patti, hanno attribuito con riserva la tela all&rsquo;artista palermitano. In un precedente opuscolo di G. Parrino (La chiesa di S. Francesco da Paola Castelvetrano, Menfi 2001, p. 35) &egrave; riferita la notizia che &laquo;Il quadro fu portato da Roma da Padre Angelo Signorelli&raquo;. Non abbiamo al momento informazioni su un soggiorno di studio del Lojacono nella capitale. &Egrave; pur vero che il quadro, che dal 1848 adorna l&rsquo;altare dell&rsquo;apparizione miracolosa in S. Andrea della Fratte, &egrave; di Natale Carta, messinese ma di famiglia originaria di Palermo; qui il pittore studi&ograve; presso il Patania, come abbiamo detto maestro pure del Lojacono, per passare poi alla scuola di Giuseppe Velasco. Quindi si trasfer&igrave; a Roma presso Vincenzo Camuccini e nel 1839 fu eletto membro dell&rsquo;Accademia di S. Luca dove, il 23 maggio 1848, fu nominato professore di pittura e nel 1868 professore di disegno. Pertanto non &egrave; da escludere che il giovane artista possa essersi recato a Roma verso la met&agrave; del secolo per un breve periodo di formazione presso il celebre concittadino e che qui possa aver eseguito il dipinto.\">5<\/a><\/sup>, al pittore Luigi Lojacono (Palermo 1809-1879)<sup><a href=\"#footnote_5_3177\" id=\"identifier_5_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per un aggiornamento sul pittore palermitano si rimanda al contributo di Elvira D&rsquo;Amico, Una traccia per la perduta &ldquo;Battaglia di Milazzo&rdquo; di Luigi Lojacono, gi&agrave; in http:\/\/www1.unipa.it\/tecla\/effemeride\/damico_effemeride_2011.php (con bibliografia precedente). Sulla figura del figlio basti Francesco Lojacono 1838-1915, catalogo della mostra a cura di G. Barbera, L. Martorelli, F. Mazzocca, et al., Milano 2005.\">6<\/a><\/sup>, padre del pi\u00f9 celebre Francesco (Ivi 1838-1915), conosciuto soprattutto per le scene di battaglia (di grande e piccolo formato, su tela o su rame) legate ad episodi dell\u2019epopea garibaldina e per i ritratti; molto meno per la sua produzione sacra. Quest\u2019ultima, frequentata essenzialmente nella fase giovanile, comprende alcune pale d\u2019altare improntate fortemente al gusto neoclassico, appreso alla bottega dei suoi maestri Giuseppe Patania e Salvatore Lo Forte, seppur contraddistinte da una particolare attenzione al realismo del dato fisionomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di queste si conoscono la <em>Madonna del lume<\/em> (la prima opera firmata finora nota dell\u2019artista e datata 1833) della chiesa eponima di Palermo; la <em>Madonna del rosario<\/em> (1840) della chiesa Madre di Terrasini; le due tele con l\u2019<em>Adorazione dei pastori <\/em>(<em>Madonna della neve<\/em>) e la <em>Trinit\u00e0 con le anime purganti <\/em>della chiesa Madre di Campobello di Mazara (entrambe del 1843; <a title=\"Fig. 1. Luigi Lojacono, &lt;i&gt;Adorazione dei pastori (Madonna della neve)&lt;\/i&gt;, 1843, tela, Campobello di Mazara, chiesa Madre (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Luigi Lojacono, &lt;i&gt;Trinit\u00e0 con le anime purganti&lt;\/i&gt;, 1843, tela, Campobello di Mazara, chiesa Madre (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc02.jpg\">2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_6_3177\" id=\"identifier_6_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella monografia di Francesco Nicotra (Campobello di Mazara, II, Palermo 1907, p. 50) la Trinit&agrave; con le anime purganti &egrave; riferita al Lojacono. Lo stesso &egrave; asserito nel volume di Giulia Dav&igrave; e Maria Pia Demma (Paesi della Valle del Belice: Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, S. Ninfa: guida storico-artistica, Castelvetrano 1981, p. 140) e in Maurizio Vitella (Una traccia per Luigi Lojacono, pp. 369-375, in Francesco Lojacono 1838-1915, 2005, p. 369). Come riferitomi da Vincenzo Napoli, a padre Pisciotta, titolare della chiesa, non risulta che quel dipinto sia del pittore palermitano: dai documenti conservati in parrocchia ha potuto riscontrare che soltanto la Madonna della neve &egrave; sua. Sempre il Pisciotta ricorda che una tela delle Anime purganti &egrave; menzionata in una visita pastorale della fine del Settecento. Non avendo potuto osservare il quadro personalmente e accogliendo le osservazioni del Napoli, che ha notato la differente qualit&agrave; del supporto, evidentemente antico, avanziamo qui con prudenza l&rsquo;ipotesi che possa trattarsi della medesima tela restaurata (o meglio rifatta) dal Lojacono in quel medesimo torno di anni. Lo stile della pittura infatti &egrave; coerente con la cifra stilistica dell&rsquo;artista.\">7<\/a><\/sup>; quelle raffiguranti il <em>Miracolo dei pesci del beato Nicola da Longobardi<\/em> e il <em>Beato Gaspare de Bonis e l\u2019adultera<\/em> (del 1845) dipinte per San Francesco di Paola a Trapani; l\u2019<em>Adorazione dei Magi <\/em>(1846) per la chiesa di San Matteo a Marsala<sup><a href=\"#footnote_7_3177\" id=\"identifier_7_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su tutte queste opere cfr. M. Vitella, Una traccia&hellip;, in Francesco Lojacono&hellip;, 2005, pp. 369-370, che riporta la bibliografia precedente.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso il 1848, data dell\u2019incontro a Palermo col pittore e letterato torinese Massimo D\u2019Azeglio, lo stile del Lojacono evolse in senso romantico e da questo momento in poi pare che non abbia pi\u00f9 dipinto soggetti sacri, o almeno non sono emerse al momento ulteriori opere di tal genere a lui riferibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tela conservata nella chiesa di S. Francesco di Paola di Castelvetrano<sup><a href=\"#footnote_8_3177\" id=\"identifier_8_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si pubblica qui per la prima volta un&rsquo;immagine a colori dell&rsquo;opera. Una riproduzione in B\/N &egrave; in A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, p. 42. Le misure della tela ammontano a circa m. 3 x 2.\">9<\/a><\/sup> raffigura <em>La Madonna appare ad Alfonso Ratisbonne<\/em> (nota anche come <em>Madonna della Conversione<\/em>; <a title=\"Fig. 3. Luigi Lojacono, &lt;i&gt;La Madonna appare ad Alfonso Ratisbonne (Madonna della Conversione)&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1850, tela, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc03.jpg\">Fig. 3<\/a>) e si inserisce invece pienamente in questa seconda fase dell\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Illustra l\u2019episodio dell\u2019apparizione della Vergine nelle fattezze di quella effigiata nella cosiddetta Medaglia Miracolosa all\u2019ebreo francese Alphonse Ratisbonne (Strasburgo 1812 &#8211; Ein Kerem 1884) avvenuta a Roma in S. Andrea della Fratte nel 1842; visione che ne provoc\u00f2 immediatamente la radicale conversione alla fede cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quell\u2019edificio ecclesiastico, allora come oggi, era officiato dai Paolotti, motivo per il quale tale iconografia poco comune si riscontra molto pi\u00f9 frequentemente nelle chiese dell\u2019ordine. \u00c8 plausibile perci\u00f2 che anche la nostra tela sia stata appositamente commissionata dai Minimi di Castelvetrano seguendo il fervore degli anni successivi all\u2019evento per essere collocata sull\u2019altare maggiore della loro chiesa, dove rimase per circa un secolo fino al 1936, quando fu rimossa<sup><a href=\"#footnote_9_3177\" id=\"identifier_9_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In quell&rsquo;occasione si scopr&igrave; che al di sotto si celava un grande affresco che fungeva da pala. Su quest&rsquo;ultimo, che in un mio contributo ho attribuito a Giuseppe Velasco, si veda S. Alcamo, La Presentazione al Tempio ossia la Purificazione della Vergine al tempio secondo l&rsquo;uso ebraico: un prototipo di Carlo Maratta, in http:\/\/spigolaturediartesiciliana.blogspot.it\/2014\/04\/la-presentazione-al-tempio-ossia-la.html del 3 aprile 2014.\">10<\/a><\/sup> e trasferita sulla parete laterale destra della terza cappella a sinistra, dove si trova attualmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla citata matrice in rame (<a title=\"Fig. 4. Luigi Lojacono, inventore e disegnatore, Salvatore Patti, incisore, &lt;i&gt;Miracolosa Imagine di Maria SSMA della Conversione&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1850, matrice in rame, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc04.jpg\">Fig. 4<\/a>) che si conserva nella sacrestia, e all\u2019iscrizione incisa in basso che recita \u201cLuigi Lojacono pinse e disegn\u00f2\u201d (<a title=\"Fig. 5. particolare della figura precedente (in controparte).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc05.jpg\">Fig. 5<\/a>) se ne deduce non solo che il palermitano fu l\u2019inventore e l\u2019esecutore materiale del soggetto dipinto ma anche colui il quale deline\u00f2 il disegno per l\u2019incisore della lastra<sup><a href=\"#footnote_10_3177\" id=\"identifier_10_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio il Sig. Napoli, che per primo si &egrave; accorto della dipendenza della matrice dal dipinto e della possibilit&agrave; che il Lojacono possa aver fornito anche il disegno per l&rsquo;incisione al Patti, per avermi sottoposto la questione per una conferma.&nbsp; La matrice misura cm. 22,5 x 16,2. In basso a sinistra riporta inciso &ldquo;A spese di G. S.&rdquo;. Ignoriamo l&rsquo;identit&agrave; di tale personaggio.\">11<\/a><\/sup> &#8211; il castelvetranese Salvatore Patti<sup><a href=\"#footnote_11_3177\" id=\"identifier_11_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Salvatore Patti per alcuni anni lavor&ograve; presso la prima tipografia di Castelvetrano aperta nel 1864 nel piano di San Domenico da Giuseppe Signorelli di Francesco, del quale fu &laquo;abile collaboratore&raquo; (G.B. Ferrigno, Arti popolari a Castelvetrano. Inedito del 1939. Teatro e giuochi a Castelvetrano. Inedito del 1931, Castelvetrano 2001, p. 33). Dato che abbiamo un&rsquo;altra sua lastra firmata e&nbsp;datata 1858, se ne deduce che esercitava l&rsquo;incisione su rame gi&agrave; da prima. Un foglio sciolto del 1875 resomi noto dal Napoli e contenente un Canto di giovanetti stampato per la Festiva Nascita del Battista patrono di Castelvetrano conferma che fino a quella data era ancora operativo. Su di lui Idem, Castelvetrano, Palermo 1909, pp. 534-535, che lo giudic&ograve; &laquo;discreto incisore&raquo;. Cfr G. D&rsquo;Agostino, Gli artefici&hellip;, pp. 368-385, in Le Forme del lavoro&hellip;, 1988, p. 372.\">12<\/a><\/sup> &#8211; destinata a divulgarne tramite i fogli stampati la devozione e con essa l\u2019iconografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 nota la data di esecuzione della tela ma \u00e8 probabile che sia stata richiesta all\u2019artista qualche tempo dopo il 1848, data della consacrazione dell\u2019altare della cappella romana dell\u2019apparizione<sup><a href=\"#footnote_12_3177\" id=\"identifier_12_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, p. 42, &egrave; riferita alla prima met&agrave; del XIX secolo.\">13<\/a><\/sup>. Anche la cifra stilistica pienamente romantica conferma una datazione agli anni \u201950 del secolo XIX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aiuto in tal senso potrebbe giungere da una stampa litografica parigina edita da Dembour et Gangel, non datata ma anch\u2019essa riferibile all\u2019incirca al 1850, illustrante il medesimo soggetto e simile in alcuni dettagli (la postura dell\u2019uomo e il cilindro caduto per terra poco distante), che potrebbe verosimilmente aver funto da modello (<a title=\"Fig. 6. &lt;i&gt;Conversion de M\u00b0 Alphonse Ratisbonne. La Vision. N\u00ba 2&lt;\/i&gt;, 1850 circa, litografia, Parigi, Dembour et Gangel.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle capacit\u00e0 dell\u2019incisore Patti non c\u2019\u00e8 molto da dire: come dimostra l\u2019unico, al momento conosciuto, esemplare stampato ricavato dalla nostra lastra (S. Francesco di Paola, sacrestia; <a title=\"Fig. 7. Luigi Lojacono, inventore e disegnatore, Salvatore Patti, incisore, &lt;i&gt;Miracolosa Imagine di Maria SSMA della Conversione&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1850, incisione a bulino, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc07.jpg\">Fig. 7<\/a>), la qualit\u00e0 del tratto inciso \u00e8 alquanto modesta. Forse questo foglio \u00e8 il risultato della sola tiratura che sia mai stata effettuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare alle ulteriori matrici in rame segnalatemi dal Napoli, oltre a quella ora citata altre due si conservano nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Paola e raffigurano entrambe <em>Maria SS. della Vittoria<\/em>. Traducono in maniera assai sommaria un anonimo dipinto ottocentesco su tela che illustra <em>La Madonna della Vittoria con la Battaglia di Lepanto<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Anonimo, &lt;i&gt;La Madonna della Vittoria con la Battaglia di Lepanto&lt;\/i&gt;, XIX secolo, tela, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc08.jpg\">Fig. 8<\/a>) attualmente ospitato in una teca posta nella parete sinistra del transetto di destra ma che originariamente ornava una chiesetta che si trovava quasi di fronte il convento dei minimi, presso l&#8217;angolo della via Quintino Sella, e demolita verso il 1889-90 per sistemare i marciapiedi della piazza<sup><a href=\"#footnote_13_3177\" id=\"identifier_13_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende del piccolo edificio sacro G.B. Ferrigno, Arti popolari&hellip;, 2001, p. 532; G. Parrino, La chiesa di S. Francesco&hellip;, 2001, p. 35; A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, pp. 38-39. Qui il dipinto &egrave; riferito al secolo XVIII ma riteniamo pi&ugrave; corretto collocarne l&rsquo;esecuzione nella prima met&agrave; del successivo.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima lastra (<a title=\"Fig. 9. Salvatore Patti (incisore), &lt;i&gt;Maria SSMa della Vittoria&lt;\/i&gt;, 1850 circa, matrice in rame, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc09.jpg\">Fig. 9<\/a>), sempre del Patti, non riporta la data ma \u00e8 probabile che sia cronologicamente coeva alla precedente. Anche questa \u00e8 alquanto scadente e ordinaria nella fattura. Si conosce al momento un solo foglio stampato (<a title=\"Fig. 10. Salvatore Patti (incisore), &lt;i&gt;Maria SSMa della Vittoria&lt;\/i&gt;, 1850 circa, incisione a bulino, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc10.jpg\">Fig. 10<\/a>) custodito come l\u2019altro nella sacrestia della chiesa, e come questo frutto forse di un\u2019unica tiratura<sup><a href=\"#footnote_14_3177\" id=\"identifier_14_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le dimensioni della lastra ammontano a cm. 17,3 x 11,8.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda (<a title=\"Fig. 11. Bottega palermitana dei Natale (Saverio D\u2019Andrea?) (incisore), &lt;i&gt;Maria SS della Vittoria&lt;\/i&gt;, 1850 circa, matrice in rame, Castelvetrano-Selinunte, S. Francesco di Paola, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc11.jpg\">Fig. 11<\/a>) \u00e8 stata cavata da un anonimo incisore, forse Saverio D\u2019Andrea, di cui \u00e8 nota l\u2019attivit\u00e0 presso la fiorente bottega dei Natale, famiglia palermitana di <em>stampasanti<\/em> che operava, come si evince anche dall\u2019iscrizione posta sotto il titolo, in Piazza del Carmine Maggiore 38, in un\u2019officina gestita probabilmente da Gioacchino, e in un altro laboratorio ubicato a Porta Sant\u2019Agata 6<sup><a href=\"#footnote_15_3177\" id=\"identifier_15_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I Natale (di cui si conoscono i nomi dei fratelli Giuseppe, Antonio e Francesco) erano una famiglia di calcografi e stampasanti tra le pi&ugrave; rinomate. Oltre a Saverio D&rsquo;Andrea, incisore, vi lavorava in qualit&agrave; di disegnatore tal Giuseppe Carta (D&rsquo;Agostino 1988, p. 372). La matrice misura cm 12,8 x 8,3.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La traduzione \u00e8 ancora pi\u00f9 sommaria della precedente e si discosta in molti dettagli dal modello. \u00c8 curioso l\u2019uso dell\u2019obsoleto vocabolo <em>DIVOZIONE<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_3177\" id=\"identifier_16_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Formula pi&ugrave; arcaica del termine devozione. Vedi: IV edizione (1729-1738) del Vocabolario degli accademici della Crusca, vol. 2, pag. 227. Libretti di diverse divozioni erano citati in un inventario settecentesco dell&rsquo;incisore Francesco Cich&egrave; (G. D&rsquo;Agostino, Gli artefici&hellip;, pp. 368-385, in Le Forme del lavoro&hellip;, 1988, p. 371).\">17<\/a><\/sup>. Da questa per ora non sono stati individuati fogli stampati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ulteriore matrice (<a title=\"Fig. 12. Salvatore Patti (incisore), &lt;i&gt;Maria SS della quercia&lt;\/i&gt;, 1858, matrice in rame, Castelvetrano-Selinunte, Museo civico (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc12.jpg\">Fig. 12<\/a>) eseguita dal citato Patti nel 1858, si conserva nel Museo civico. Probabilmente proviene dalla ex chiesa collegiata di San Pietro, inglobata nel palazzo Pignatelli, dato che nel retro riporta la dicitura \u201c<em>A spese del Rev.mo Can.co D. Gaspare Viviviano<\/em> (sic, <em>rectius<\/em> Viviano) <em>1858 per sua devozione<\/em>\u201d, che fu canonico di quell\u2019edificio ecclesiastico<sup><a href=\"#footnote_17_3177\" id=\"identifier_17_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il castelvetranese Gaspare Viviani nacque nel 1804 e mor&igrave; il 5 maggio 1872. Fu canonico della collegiata chiesa di San Pietro. D&rsquo;ingegno versatile coltiv&ograve; diverse branche del sapere. Fu buon architetto e archeologo e ispettore onorario delle antichit&agrave; di Selinunte&nbsp;(G.B. Ferrigno, Arti popolari&hellip;, 2001, p. 512). Inizi&ograve; gli studi a Castelvetrano continuandoli al seminario di Mazara dove fu ordinato sacerdote. Vedi anche A. Giardina &ndash; F. S. Calcara &ndash; V. Napoli, La Chiesa e il Convento&hellip;, 2017, p. 187,&nbsp;nota 408.&nbsp;La misure della lastra ammontano a cm. 12,3 x 8,2.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raffigura la <em>Madonna della quercia<\/em>, che si venera presso Viterbo e patrona dei domenicani; motivo per il quale se ne pu\u00f2 ipotizzare una committenza legata a tale ordine molto radicato in citt\u00e0. Il soggetto inciso potrebbe essere stato ricavato da un quadro che stava un tempo proprio nella chiesa di San Domenico quando questa fungeva da Museo e di cui ora non sia ha pi\u00f9 notizia<sup><a href=\"#footnote_18_3177\" id=\"identifier_18_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo si deduce da un inventario di beni mobili trasferiti da Castelvetrano a Mazara nel 1949 e mai pi&ugrave; rientrati. Il documento &egrave; stato pubblicato in A. Giardina, I Tagliavia Aragona e la chiesa di San Domenico in Castelvetrano, Castelvetrano 1985, pp. 147-149. A pagina 148, n. 29, troviamo la &laquo;Tela raffigurante S. Domenico e S. Caterina &ndash; apparizione della Vergine&raquo;.\">19<\/a><\/sup>. Ma potrebbe anche essere stata realizzata sulla scorta delle numerose stampe del medesimo tema (<a title=\"Fig. 13. &lt;i&gt;Madonna della quercia&lt;\/i&gt;, XIX secolo, stampa devozionale (da http:\/\/www.madonnadellaquercia.it).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc13.jpg\">Fig. 13<\/a>) note a partire dal XVII secolo, al fine di divulgarne il culto nell\u2019isola e, di conseguenza, anche l\u2019iconografia, da noi poco diffusa<sup><a href=\"#footnote_19_3177\" id=\"identifier_19_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un breve repertorio iconografico in http:\/\/www.madonnadellaquercia.it.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima e del tutto inedita lastra (<a title=\"Fig. 14. Salvatore Patti (incisore), &lt;i&gt;Ritratto del Sac. Carlo Mazara&lt;\/i&gt;, 1862 circa, matrice in rame, Castelvetrano-Selinunte, S. Antonio Abate (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc14.jpg\">Fig. 14<\/a>) raffigura don Carlo Mazara (Monte San Giuliano 1769 &#8211; Castelvetrano 1840)<sup><a href=\"#footnote_20_3177\" id=\"identifier_20_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Un succinto profilo biografico del Mazara in Ferrigno 1909, p. 501. Cfr.: http:\/\/www.trapaninostra.it\/Foto_Trapanesi\/Didascalie\/Mazzara_Carlo.htm.\">21<\/a><\/sup> sacerdote e cappellano dell\u2019ospedale di S. Antonio Abate, morto in concetto di santit\u00e0. Conservata nell\u2019archivio parrocchiale della chiesa di San Giovanni proviene da quella di S. Antonio Abate dove nel 1862, per volere del popolo, vi furono trasferite dal camposanto le spoglie del religioso. Forse fu in tale occasione che venne commissionata al Patti l\u2019esecuzione della matrice<sup><a href=\"#footnote_21_3177\" id=\"identifier_21_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le dimensioni ammontano a cm. 15,5 x 11. Il cognome del personaggio &egrave; stato inciso come Mazzara al posto del pi&ugrave; corretto Mazara.\">22<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trattandosi di un ritratto <em>post mortem<\/em> quest\u2019ultimo dovette far ricorso a precedenti iconografici, uno dei quali potrebbe essere un\u2019anonima litografia (<a title=\"Fig. 15. &lt;i&gt;Ritratto del Sac. Carlo Mazara&lt;\/i&gt;, 1861, litografia, Erice, Biblioteca Comunale \u201cV. Carvini\u201d, Archivio fotografico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc15.jpg\">Fig. 15<\/a>) che correda l\u2019opuscolo monografico curato dal Castronuovo ed edito nel 1861<sup><a href=\"#footnote_22_3177\" id=\"identifier_22_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F.G. Castronuovo, Cenni biografici del sac. Carlo Mazara ericino, Palermo 1861. La stampa &egrave; incollata sul verso del frontespizio. Un altro esemplare sciolto &egrave; presso l&rsquo;Archivio fotografico della Biblioteca Comunale &ldquo;V. Carvini&rdquo; di Erice.\">23<\/a><\/sup>, praticamente identica in tutti i dettagli fisionomici; se ne differenzia solamente per l\u2019assenza in alto a sinistra del quadro della <em>Madonna di Custonaci<\/em>, a cui il Mazara era particolarmente devoto. \u00c8 anche probabile che il foglio ericino traducesse a sua volta un prototipo pittorico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Castelvetrano si conservano ben due ritratti postumi del religioso, entrambi inediti e dipinti su tela da Francesco Ciresi (Termini Imerese 1825-1889)<sup><a href=\"#footnote_23_3177\" id=\"identifier_23_3177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G.B. Ferrigno, Arti popolari&hellip;, 2001, p. 501, nota 2. Sull&rsquo;artista vedi A. D&rsquo;Antoni,&nbsp;Ciresi Francesco, in L. Sarullo,&nbsp;Dizionario degli artisti siciliani.&nbsp;II. Pittura, a cura di A. M. Spadaro, Palermo 1993, p. 97; T. Crivello,&nbsp;Pittori della Sicilia Occidentale, in&nbsp;La pittura dell&rsquo;Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d&rsquo;arte e collezionismo, a cura di M.C. Di Natale, introduzione di A. Buttitta, Palermo 2005, p. 217.\">24<\/a><\/sup>: il primo (<a title=\"Fig. 16. Francesco Ciresi, &lt;i&gt;Ritratto del Sac. Carlo Mazara col miracolato nazareno Caimi&lt;\/i&gt;, 1845, tela, Castelvetrano-Selinunte, S. Antonio Abate (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc16.jpg\">Fig. 16<\/a>) datato 1845 \u00e8 affisso alla parete destra della chiesa di S. Antonio Abate; il secondo (<a title=\"Fig. 17. Francesco Ciresi, &lt;i&gt;Ritratto del Sac. Carlo Mazara&lt;\/i&gt;, 1881, tela, Castelvetrano-Selinunte, chiesa Di San Giovanni Battista, sacrestia (foto V. Napoli).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/alc17.jpg\">Fig. 17<\/a>) si trova nella sacrestia della chiesa Di San Giovanni Battista ed \u00e8 stato realizzato nel 1881, a quarantuno anni dalla morte, come si evince dalla didascalia sottostante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse il Patti ha combinato l\u2019immagine della stampa ericina, a lui evidentemente nota, con il ritratto in S.\u00a0 Antonio (plausibile modello anche per l\u2019anonimo autore della litografia) fondendoli in un unico testo figurativo. Non si conoscono al momento stampe tratte da questa lastra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente il fine ultimo dei manufatti fin qui esaminati, date anche le dimensioni piuttosto ampie, era la tiratura di fogli sciolti da elargire dietro qualche spicciolo dato in forma di elemosina e destinate poi ad essere incorniciati e appesi alle parti domestiche per la devozione privata ma non \u00e8 da escludere che i pi\u00f9 piccoli, potrebbero essere stati creati appositamente per l\u2019illustrazione di opuscoli a carattere agiografico e contenenti preghiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 darsi che a Castelvetrano-Selinunte si custodiscano ulteriori matrici non ancora individuate e confidiamo in ulteriori futuri ritrovamenti.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3177\" class=\"footnote\">Tra le ultime scoperte segnaliamo il rinvenimento in un asta <em>on line<\/em> di una rara medaglia con l\u2019effigie di Carlo d\u2019Aragona (<em>Chi era Carlo d&#8217;Aragona Tagliavia? Lo spessore di un personaggio raccontato dalle medaglie<\/em>, gi\u00e0 in http:\/\/castelvetranonews.it del 09-01-2017), e il riconoscimento presso un palazzo della Soprintendenza di Trapani di una statua della <em>Madonna dell\u2019Itria <\/em>&#8211; e attribuita dallo stesso a Vincenzo Gagini &#8211; gi\u00e0 nella chiesa eponima di Castelvetrano (<em>Il bellissimo volto della Odigitria di Castelvetrano<\/em>, da appunti di Enzo Napoli, Aurelio Giardina, Francesco Saverio Calcara in http:\/\/www.castelvetranoselinunte.it del 13-03-2017). Ricordiamo anche il recentissimo <em>Il Convento e la Chiesa dei Minimi di San Francesco di Paola in Castelvetrano<\/em>, Castelvetrano-Selinunte 2017, di cui \u00e8 coautore assieme ai citati Calcara e Giardina. Ringrazio il Sig. Napoli per avermi gentilmente fatto dono del materiale fotografico e documentario, utilizzato per la stesura del presente testo, e facente parte della propria collezione che ammonta a circa 100.000 <em>files<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3177\" class=\"footnote\">Per matrice si intende una superficie di vario materiale (legno, metallo, pietra) su cui viene tracciata un\u2019immagine da cui si ricava una stampa tramite procedimento di inchiostratura e pressione su foglio. Per un inquadramento generale si veda: <em>Matrici incise dal &#8216;500 al &#8216;900: da strumento di produzione a bene storico artistico<\/em>, a cura di A. Grelle Iusco, G. Trassari Filippetto, Roma 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3177\" class=\"footnote\">L&#8217;immagine della lastra della <em>Madonna della Quercia<\/em> \u00e8 stata pubblicata in A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento di San Domenico in Castelvetrano. Tra committenza dei Tagliavia Aragona e carisma dei Frati Predicatori<\/em>, Castelvetrano-Selinunte 2015, p. 186; p. 209, Fig. 158. Le due matrici con la <em>Madonna della Vittoria<\/em> e <em>La madonna appare ad Alfonso Ratisbonne<\/em> sono solo menzionate nel volume appena citato, p. 187,\u00a0nota 408 e in A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, p. 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3177\" class=\"footnote\">Sull\u2019arte dell\u2019incisione, e in particolare sul declino di quella di traduzione, un ragguaglio in S. Massari, F. Negri Arnoldi, <em>Arte e scienza dell&#8217;incisione. Da Maso Finiguerra a Picasso<\/em>, Roma 1994, p. 245 e sgg&#8230; Cfr.: <em>Matrici incise dal &#8216;500 al &#8216;900: da strumento di produzione a bene storico artistico<\/em>, 2004. Sull\u2019antico mestiere dello <em>stampasanti<\/em> vedi: G. D\u2019Agostino, <em>Gli artefici dell\u2019immaginario<\/em>, pp. 368-385, in <em>Le Forme del lavoro. Mestieri tradizionali in Sicilia<\/em>, a cura di A. Buttitta, testi di G. Aiello <em>et al<\/em>., Palermo 1988 (in particolare pp. 368-374).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3177\" class=\"footnote\">\u00c8 stata recentemente pubblicata in A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, pp. 41-42, dove gli autori, pur notandone la stretta relazione con la matrice incisa dal Patti, hanno attribuito con riserva la tela all\u2019artista palermitano. In un precedente opuscolo di G. Parrino (<em>La chiesa di S. Francesco da Paola Castelvetrano<\/em>, Menfi 2001, p. 35) \u00e8 riferita la notizia che \u00abIl quadro fu portato da Roma da Padre Angelo Signorelli\u00bb. Non abbiamo al momento informazioni su un soggiorno di studio del Lojacono nella capitale. \u00c8 pur vero che il quadro, che dal 1848 adorna l\u2019altare dell\u2019apparizione miracolosa in S. Andrea della Fratte, \u00e8 di Natale Carta, messinese ma di famiglia originaria di Palermo; qui il pittore studi\u00f2 presso il Patania, come abbiamo detto maestro pure del Lojacono, per passare poi alla scuola di Giuseppe Velasco. Quindi si trasfer\u00ec a Roma presso Vincenzo Camuccini e nel 1839 fu eletto membro dell&#8217;Accademia di S. Luca dove, il 23 maggio 1848, fu nominato professore di pittura e nel 1868 professore di disegno. Pertanto non \u00e8 da escludere che il giovane artista possa essersi recato a Roma verso la met\u00e0 del secolo per un breve periodo di formazione presso il celebre concittadino e che qui possa aver eseguito il dipinto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3177\" class=\"footnote\">Per un aggiornamento sul pittore palermitano si rimanda al contributo di Elvira D\u2019Amico, <em>Una traccia per la perduta \u201cBattaglia di Milazzo\u201d di Luigi Lojacono<\/em>, gi\u00e0 in http:\/\/www1.unipa.it\/tecla\/effemeride\/damico_effemeride_2011.php (con bibliografia precedente). Sulla figura del figlio basti <em>Francesco Lojacono 1838-1915<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Barbera, L. Martorelli, F. Mazzocca, <em>et al<\/em>., Milano 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3177\" class=\"footnote\">Nella monografia di Francesco Nicotra (<em>Campobello di Mazara<\/em>, II, Palermo 1907, p. 50) la <em>Trinit\u00e0 con le anime purganti <\/em>\u00e8 riferita al Lojacono. Lo stesso \u00e8 asserito nel volume di Giulia Dav\u00ec e Maria Pia Demma (<em>Paesi della Valle del Belice: Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, S. Ninfa: guida storico-artistica<\/em>, Castelvetrano 1981, p. 140) e in Maurizio Vitella (<em>Una traccia per Luigi Lojacono<\/em>, pp. 369-375, in <em>Francesco Lojacono 1838-1915<\/em>, 2005, p. 369). Come riferitomi da Vincenzo Napoli, a padre Pisciotta, titolare della chiesa, non risulta che quel dipinto sia del pittore palermitano: dai documenti conservati in parrocchia ha potuto riscontrare che soltanto la <em>Madonna della neve<\/em> \u00e8 sua. Sempre il Pisciotta ricorda che una tela delle <em>Anime purganti<\/em> \u00e8 menzionata in una visita pastorale della fine del Settecento. Non avendo potuto osservare il quadro personalmente e accogliendo le osservazioni del Napoli, che ha notato la differente qualit\u00e0 del supporto, evidentemente antico, avanziamo qui con prudenza l\u2019ipotesi che possa trattarsi della medesima tela restaurata (o meglio rifatta) dal Lojacono in quel medesimo torno di anni. Lo stile della pittura infatti \u00e8 coerente con la cifra stilistica dell\u2019artista.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3177\" class=\"footnote\">Su tutte queste opere cfr. M. Vitella, <em>Una traccia<\/em>&#8230;, in <em>Francesco Lojacono<\/em>&#8230;, 2005, pp. 369-370, che riporta la bibliografia precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3177\" class=\"footnote\">Si pubblica qui per la prima volta un\u2019immagine a colori dell\u2019opera. Una riproduzione in B\/N \u00e8 in A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, p. 42. Le misure della tela ammontano a circa m. 3 x 2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3177\" class=\"footnote\">In quell\u2019occasione si scopr\u00ec che al di sotto si celava un grande affresco che fungeva da pala. Su quest\u2019ultimo, che in un mio contributo ho attribuito a Giuseppe Velasco, si veda S. Alcamo, <em>La Presentazione al Tempio ossia la Purificazione della Vergine al tempio secondo l\u2019uso ebraico: un prototipo di Carlo Maratta<\/em>, in http:\/\/spigolaturediartesiciliana.blogspot.it\/2014\/04\/la-presentazione-al-tempio-ossia-la.html del 3 aprile 2014.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3177\" class=\"footnote\">Ringrazio il Sig. Napoli, che per primo si \u00e8 accorto della dipendenza della matrice dal dipinto e della possibilit\u00e0 che il Lojacono possa aver fornito anche il disegno per l\u2019incisione al Patti, per avermi sottoposto la questione per una conferma.\u00a0 La matrice misura cm. 22,5 x 16,2. In basso a sinistra riporta inciso \u201cA spese di G. S.\u201d. Ignoriamo l\u2019identit\u00e0 di tale personaggio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3177\" class=\"footnote\">Salvatore Patti per alcuni anni lavor\u00f2 presso la prima tipografia di Castelvetrano aperta nel 1864 nel piano di San Domenico da Giuseppe Signorelli di Francesco, del quale fu \u00ababile collaboratore\u00bb (G.B. Ferrigno,<em> Arti popolari a Castelvetrano. Inedito del 1939. Teatro e giuochi a Castelvetrano. Inedito del 1931<\/em>, Castelvetrano 2001, p. 33). Dato che abbiamo un&#8217;altra sua lastra firmata e\u00a0datata 1858, se ne deduce che esercitava l&#8217;incisione su rame gi\u00e0 da prima. Un foglio sciolto del 1875 resomi noto dal Napoli e contenente un <em>Canto di giovanetti<\/em> stampato <em>per la Festiva Nascita del Battista patrono di Castelvetrano<\/em> conferma che fino a quella data era ancora operativo. Su di lui Idem, <em>Castelvetrano<\/em>, Palermo 1909, pp. 534-535, che lo giudic\u00f2 \u00abdiscreto incisore\u00bb. Cfr G. D\u2019Agostino, <em>Gli artefici<\/em>&#8230;, pp. 368-385, in <em>Le Forme del lavoro<\/em>&#8230;, 1988, p. 372.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3177\" class=\"footnote\">In A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, p. 42, \u00e8 riferita alla prima met\u00e0 del XIX secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3177\" class=\"footnote\">Sulle vicende del piccolo edificio sacro G.B. Ferrigno,<em> Arti popolari<\/em>&#8230;, 2001, p. 532; G. Parrino, <em>La chiesa di S. Francesco<\/em>&#8230;, 2001, p. 35; A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, pp. 38-39. Qui il dipinto \u00e8 riferito al secolo XVIII ma riteniamo pi\u00f9 corretto collocarne l\u2019esecuzione nella prima met\u00e0 del successivo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3177\" class=\"footnote\">Le dimensioni della lastra ammontano a cm. 17,3 x 11,8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3177\" class=\"footnote\">I Natale (di cui si conoscono i nomi dei fratelli Giuseppe, Antonio e Francesco) erano una famiglia di calcografi e <em>stampasanti<\/em> tra le pi\u00f9 rinomate. Oltre a Saverio D\u2019Andrea, incisore, vi lavorava in qualit\u00e0 di disegnatore tal Giuseppe Carta (D\u2019Agostino 1988, p. 372). La matrice misura cm 12,8 x 8,3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3177\" class=\"footnote\">Formula pi\u00f9 arcaica del termine <em>devozione<\/em>. Vedi: IV edizione (1729-1738) del <em>Vocabolario degli accademici della Crusca<\/em>, vol. 2, pag. 227. <em>Libretti di diverse divozioni<\/em> erano citati in un inventario settecentesco dell\u2019incisore Francesco Cich\u00e8 (G. D\u2019Agostino, <em>Gli artefici<\/em>&#8230;, pp. 368-385, in <em>Le Forme del lavoro<\/em>&#8230;, 1988, p. 371).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3177\" class=\"footnote\">Il castelvetranese Gaspare Viviani nacque nel 1804 e mor\u00ec il 5 maggio 1872. Fu canonico della collegiata chiesa di San Pietro. D&#8217;ingegno versatile coltiv\u00f2 diverse branche del sapere. Fu buon architetto e archeologo e ispettore onorario delle antichit\u00e0 di Selinunte\u00a0(G.B. Ferrigno,<em> Arti popolari<\/em>&#8230;, 2001, p. 512). Inizi\u00f2 gli studi a Castelvetrano continuandoli al seminario di Mazara dove fu ordinato sacerdote. Vedi anche A. Giardina &#8211; F. S. Calcara &#8211; V. Napoli, <em>La Chiesa e il Convento<\/em>&#8230;, 2017, p. 187,\u00a0nota 408.\u00a0La misure della lastra ammontano a cm. 12,3 x 8,2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3177\" class=\"footnote\">Lo si deduce da un inventario di beni mobili trasferiti da Castelvetrano a Mazara nel 1949 e mai pi\u00f9 rientrati. Il documento \u00e8 stato pubblicato in A. Giardina, <em>I Tagliavia Aragona e la chiesa di San Domenico in Castelvetrano,<\/em> Castelvetrano 1985, pp. 147-149. A pagina 148, n. 29, troviamo la \u00abTela raffigurante S. Domenico e S. Caterina &#8211; apparizione della Vergine\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3177\" class=\"footnote\">Un breve repertorio iconografico in http:\/\/www.madonnadellaquercia.it.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3177\" class=\"footnote\">Un succinto profilo biografico del Mazara in Ferrigno 1909, p. 501. Cfr.: http:\/\/www.trapaninostra.it\/Foto_Trapanesi\/Didascalie\/Mazzara_Carlo.htm.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3177\" class=\"footnote\">Le dimensioni ammontano a cm. 15,5 x 11. Il cognome del personaggio \u00e8 stato inciso come <em>Mazzara<\/em> al posto del pi\u00f9 corretto <em>Mazara<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3177\" class=\"footnote\">F.G. Castronuovo, <em>Cenni biografici del sac. Carlo Mazara ericino<\/em>, Palermo 1861. La stampa \u00e8 incollata sul verso del frontespizio. Un altro esemplare sciolto \u00e8 presso l\u2019Archivio fotografico della Biblioteca Comunale \u201cV. Carvini\u201d di Erice.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3177\" class=\"footnote\">G.B. Ferrigno,<em> Arti popolari<\/em>&#8230;, 2001, p. 501, nota 2. Sull\u2019artista vedi A. D\u2019Antoni,\u00a0<em>Ciresi Francesco<\/em>, in L. Sarullo,\u00a0<em>Dizionario<\/em><em> degli artisti siciliani.\u00a0II. Pittura, <\/em>a cura di A. M. Spadaro<em>, <\/em>Palermo 1993, p. 97; T. Crivello,\u00a0<em>Pittori della Sicilia Occidentale<\/em>, in\u00a0<em>La pittura dell\u2019Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d\u2019arte e collezionismo<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, introduzione di A. Buttitta, Palermo 2005, p. 217.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>sergioalcamo@yahoo.it Su alcune matrici in rame ottocentesche a Castelvetrano-Selinunte e un\u2019aggiunta al catalogo di Luigi Lojacono (1809-1879) DOI: 10.7431\/RIV17132018 Il Sig. Vincenzo Napoli &#8211; memoria <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3177\" title=\"Sergio Alcamo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":13,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3177"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3177"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3177\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3310,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3177\/revisions\/3310"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}