{"id":3175,"date":"2018-06-29T21:27:03","date_gmt":"2018-06-29T21:27:03","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3175"},"modified":"2018-12-29T20:22:46","modified_gmt":"2018-12-29T20:22:46","slug":"rosalia-francesca-margiotta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3175","title":{"rendered":"Rosalia Francesca Margiotta"},"content":{"rendered":"<p>rosaliafrancesca.margiotta@unipa.it<\/p>\n<h3>Paliotti d\u2019altare in fili di paglia delle chiese cappuccine della Sicilia occidentale<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17122018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I seguaci di San Francesco, coerentemente con la propria Regola, hanno privilegiato per l\u2019arredo delle loro chiese o per i manufatti utilizzati dalle comunit\u00e0 dei frati, materiali poveri, facilmente reperibili, come il legno, la cartapesta, la cera e la paglia. Padre Cassiano Carpaneto da Langasco (1909-1998) osservava che nei conventi cappuccini, oltre ai momenti di preghiera e di contemplazione, \u00abil delicato maneggio della paglia si alterna(va) con quello paziente dell\u2019intreccio di fibre vegetali. L\u2019intaglio del legno, le diverse tecniche di pittura, l\u2019ornato &#8211; con il sorprendente midollo di fico -, la grafica, il ricamo trova(va)no appropriate espressioni, in armonia con pi\u00f9 umili necessari interventi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_0_3175\" id=\"identifier_0_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cassiano da Langasco, Cultura materiale in convento, I libretti del Museo di Vita Cappuccina, n. 1, Genova 1990.\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi sulle arti decorative in Sicilia di questi ultimi decenni hanno dato maggiore risalto a numerose personalit\u00e0 artistiche della famiglia francescana. Accanto ai nomi conosciuti di abili intagliatori e di scultori lignei, tra cui Frate Umile da Petralia<sup><a href=\"#footnote_1_3175\" id=\"identifier_1_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. La Barbera, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Scultura, a cura di B. Patera, vol. III, Palermo 1994, ad vocem e pi&ugrave; recentemente S. Anselmo, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonie, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina, n. 1, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di M.C. Di Natale, introduzione di R. Casciaro, Palermo 2009, pp. 65-74, che fornisce ampia bibliografia sull&rsquo;attivit&agrave; dei frati francescani scultori e intagliatori. Si veda anche Idem, Sculture e intagli dal XV al XIX secolo nelle chiese francescane delle Madonie e R. Cruciata, Crocifissi di frate Umile e di frate Innocenzo tra Spagna e Malta, in Opere d&rsquo;arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione, a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina, n. 4, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 2013, pp. 48-66 e 107-113.\">2<\/a><\/sup>, e altri emergenti di modellatori di cera<sup><a href=\"#footnote_2_3175\" id=\"identifier_2_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Oltre alle monache clarisse, abili ceroplaste, si ricordano i Padri Cappuccini Felice da Palermo e Giuseppe da Erice. Si veda B. De Marco, in Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico, a cura di M.C. Di Natale, 2 voll., Palermo 2014, ad voces.\">3<\/a><\/sup>, va ricordata l\u2019abilit\u00e0 di alcuni religiosi francescani nell\u2019eseguire opere ornate con fili e frammenti di paglia, materiale povero per eccellenza, facilmente flessibile e dal colore simile all\u2019oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la paglia venivano realizzati i pi\u00f9 disparati manufatti<sup><a href=\"#footnote_3_3175\" id=\"identifier_3_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda in proposito Fra&rsquo; V. Casalino, L&rsquo;oro dei poveri, in I paliotti: l&rsquo;arte povera cappuccina, catalogo della Mostra (Genova, 2-30 luglio 2006), a cura di L. Temolo Dall&rsquo;Igna, Genova 2006, pp. 27-45.\">4<\/a><\/sup> molti dei quali autentiche opere d\u2019arte: preziose cartegloria, teche per contenere le ostie, quadretti a soggetto sacro per la privata devozione, ma anche i pi\u00f9 complessi paliotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La magnificenza di queste artistiche realizzazioni \u00e8 testimoniata da un\u2019annotazione di Goethe che il 3 ottobre 1786, ricordando la sua visita alla chiesa di S. Pietro Apostolo a Venezia, scriveva: \u00abad onore di San Francesco, i padri Cappuccini avevano pomposamente adornato uno degli altari laterali, del cui pietrame non si vedevano che i capitelli corinzi, mentre tutto il resto pareva coperto da un magnifico parato a ricami di ottimo gusto in forma di arabeschi, una cosa veramente leggiadra come non si sarebbe potuto desiderare di meglio. In particolare mi stupivano i grandi tralci e fogliami ricamati in oro. Ma ecco, mi avvicinai ed ebbi una graziosissima delusione: tutto ci\u00f2 che avevo preso per oro non era se non paglia schiacciata bella larga e incollata in vaghi disegni su della carta, col fondo tinto a vivaci colori; e ci\u00f2 con tale variet\u00e0 e buon gusto che questo passatempo, di cui la materia non valeva nulla e che probabilmente era stato eseguito nello stesso convento, sarebbe costato di certo parecchie migliaia di talleri, se avesse dovuto essere davvero genuino\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_3175\" id=\"identifier_4_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.W. Goethe, Viaggio in Italia, trad. di A. Masini, Firenze 1965, pp. 117-118.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cristina Acidini, nell\u2019introduzione al catalogo della mostra \u201cL\u2019oro dei poveri e la paglia delle sovrane\u201d, tenutasi a Firenze nel dicembre 2002 presso l\u2019Accademia dei Georgofili, annotava: \u00abSolo le condizioni lavorative assolutamente \u201cfuori mercato\u201d dei Cappuccini del XVIII secolo resero possibile la loro lunga, paziente, meticolosa dedizione a questa forma di creativit\u00e0, che convertiva ingredienti umili e caduchi \u2013 carta, tela, e appunto paglia \u2013 in rutilanti trionfi d\u2019impronta barocca. Incollata pezzetto per pezzetto sul fondo colorato, la paglia suggerisce, a seconda delle forme, del verso della fibra e dei chiaroscuri suscitati dalla diversa esposizione alla luce, lavorazioni pregiate come la lamina in bronzo dorato, il mosaico, l\u2019intarsio ligneo \u201cmaggiolino\u201d, il ricamo a piccolo punto e perfino, grazie a una certa sua lucentezza cangiante, la madreperla\u00bb<sup><a href=\"#footnote_5_3175\" id=\"identifier_5_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Acidini, Introduzione, in L&rsquo;oro dei poveri e la paglia delle sovrane, catalogo della Mostra (Firenze, Accademia dei Georgofili, Sala del Consiglio, 3-13 dicembre 2002), a cura di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze 2002, p. 7.\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, pochi nomi emergono nel panorama artistico siciliano relativamente alla lavorazione di paliotti d\u2019altare ornati con tale materiale, uno di questi \u00e8 Padre Antonino da Bisacquino. L\u2019artista, al secolo Pietro Cannella, religioso cappuccino vissuto nel XVIII secolo (1715-1778), come sottolinea Bruno De Marco, era un abile ricamatore<sup><a href=\"#footnote_6_3175\" id=\"identifier_6_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. De Marco, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">7<\/a><\/sup>. Padre Antonino probabilmente avr\u00e0 avuto modo di apprezzare e conoscere altri validi artisti-artigiani di ambiti affini, tra cui don Ignazio La Bibbia, ricamatore palermitano attivo a Bisacquino a met\u00e0 del XVIII secolo, che nel 1744 veniva retribuito per aver ricamato un <em>antependium<\/em> in fili d\u2019oro e di seta per la chiesa dei Padri Gesuiti di Bivona<sup><a href=\"#footnote_7_3175\" id=\"identifier_7_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;Amico Del Rosso, I paramenti sacri, Palermo 1997, p. 35. Si veda anche Eadem, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle inedite annotazioni dattiloscritte Padre Flaviano Farella da Polizzi Generosa, a proposito dei decori in paglia eseguiti dal confratello di Bisacquino, scriveva: \u00abIl ricamo \u00e8 fissato su un fondo di seta bianca o a colori o di tela [\u2026] pu\u00f2 essere monocolore o policromo usando fili di paglia semplicemente o misti con altri tessuti. Sono disegni geometrici, ghirlande di fiori, simboli sacri o talvolta semplici scritte, il tutto lavorato con tale perizia e finezza da dare l\u2019illusione di trovarsi dinanzi a un ricamo con oro e argento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_3175\" id=\"identifier_8_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rassegna di frati artisti e scienziati della provincia Cappuccina di Palermo, a cura di P. Flaviano Farella da Polizzi Generosa, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Gandolfo da Polizzi Generosa affermava che un paliotto firmato dal religioso di Bisacquino, datato 1767, si trovava nel convento dei Padri Cappuccini di Salemi<sup><a href=\"#footnote_9_3175\" id=\"identifier_9_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Gandolfo da Polizzi Generosa, Necrologio dei FF. Minori Cappuccini della Provincia di Palermo, Palermo 1968, pp. 396, 757. Sul convento di Salemi si veda P. Antonino da Castellammare, Storia dei Frati Minori Cappuccini della provincia di Palermo, I, Palermo 1914, pp. 33, 34; G. Leanti, I Cappuccini di Sicilia nel quarto centenario del loro apostolato (1533-1933), Palermo 1933, p. 3; P. Cammarata, Il castello e le campane. Storia, arte tradizioni a Salemi, Palermo 1993; U. Di Cristina, A. Gaziano, R. Magri, La dimora delle anime. I Cappuccini nel Val di Mazara e il Convento di Burgio (Agrigento), Palermo 2007, pp. 198-199.\">10<\/a><\/sup>. Purtroppo, dell\u2019opera dell\u2019antica citt\u00e0 demaniale si erano perse le tracce in seguito ai danni subiti dal convento nel terremoto del 1968, che ha colpito numerosi centri della valle del Belice. Recentemente il manufatto \u00e8 stato rintracciato dalla scrivente presso il convento dei Padri Cappuccini di Palermo<sup><a href=\"#footnote_10_3175\" id=\"identifier_10_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ringrazia per la collaborazione frate Andrea Barbera.\">11<\/a><\/sup>. L\u2019<em>antependium<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Padre Antonino da Bisacquino, 1767, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, Convento dei Padri Cappuccini, prov: Salemi, Convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar01.jpg\">Fig. 1<\/a>), che come annotato nel <em>Necrologio<\/em> reca nella parte posteriore l\u2019iscrizione: \u00ab1767 P. Antonino da Busachino\u00bb (<a title=\"Fig. 2. Padre Antonino da Bisacquino, 1767, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, Convento dei Padri Cappuccini, prov: Salemi, Convento dei Padri Cappuccini (part. del &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar02.jpg\">Fig. 2<\/a>), mostra un articolato ornato in fili e frammenti di paglia al naturale incollati sulla carta disegnata e applicati su tela dipinta a tempera celeste. Centralmente, all\u2019interno di uno scudo, figura lo stemma francescano con al di sotto due cornucopie. Da qui si diparte una fitta decorazione fitomorfa che ingloba tra l\u2019altro simbolici grappoli d\u2019uva e la melagrana che, per la molteplicit\u00e0 dei semi contenuti nella dura scorza, simboleggia la Chiesa che riunisce i fedeli<sup><a href=\"#footnote_11_3175\" id=\"identifier_11_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. J. Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell&rsquo;arte, Milano 1989, p. 276.\">12<\/a><\/sup>. Figurano inoltre due coppie di volatili, una delle quali con spighe nel becco, che rievocano il motivo orientale degli uccelli affrontati all\u2019albero della vita. \u00abEssi solitamente \u201ccustodi\u201d dell\u2019albero in conflitto con il serpente simbolo del diavolo nel suo aspetto ctonio, sono [\u2026] da interpretare come \u201cle anime alate o le anime in Paradiso\u201d premiate per essersi cibate del salvifico nutrimento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_3175\" id=\"identifier_12_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Vitella, I tessili nel Museo Diocesano di Palermo, in Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt&agrave; al museo dal museo alla citt&agrave;, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1999, p. 125.\">13<\/a><\/sup>. Conclude l\u2019opera una cornice pure in paglia disposta a spina di pesce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Bisacquino, paese natale di Padre Antonino, nell\u2019antisacrestia della chiesa dei Padri Cappuccini, \u00e8 collocato un paliotto (<a title=\"Fig. 3. Padre Antonino da Bisacquino, sesto-settimo decennio del XVIII secolo (&lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1778), &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Bisacquino, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar03.jpg\">Fig. 3<\/a>) pure decorato con fili di paglia al naturale e tinta riferibile allo stesso<sup><a href=\"#footnote_13_3175\" id=\"identifier_13_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Tesori d&rsquo;arte a Bisacquino, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, Collana di studi diretta da M.C. Di Natale, n. 6, premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2008, p. 35.\">14<\/a><\/sup>, che si aggiunge al <em>corpus <\/em>di simili manufatti, a cui si pu\u00f2 attribuire anche un altro pannello della stessa chiesa, quest\u2019ultimo, purtroppo, non pi\u00f9 custodito, ma di cui rimane una riproduzione presso l\u2019Archivio Fotografico della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo<sup><a href=\"#footnote_14_3175\" id=\"identifier_14_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Fotografico della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, Sez. Beni artistici e storici, foto inv. 45167. Si veda pure R.F. Margiotta, Tesori d&rsquo;arte&hellip;, 2008, p. 35.\">15<\/a><\/sup>. Oltre a decorare, infatti, i rappresentativi arredi per gli altari, i fili di paglia erano sapientemente utilizzati per arricchire piccoli pannelli e oggetti devozionali<sup><a href=\"#footnote_15_3175\" id=\"identifier_15_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Significativi esempi di tale tipologia sono stati esposti in mostra a Castelfiorentino. Cfr. in proposito Umili splendori. Suggestioni in carta e paglia dal Seicento all&rsquo;Ottocento, catalogo della mostra (Castelfiorentino, Oratorio di San Carlo, 24 novembre 2012-13 gennaio 2013), a cura di S. Bertini e S. Nocentini, Firenze 2012.\">16<\/a><\/sup>. Gli inventari medicei della fine del XVII secolo elencano preziosi reliquiari con fili di paglia, purtroppo perduti. Tra gli esemplari pervenutici si ricordano, invece, due custodie con <em>Agnus Dei<\/em> conservate nel Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, eseguite tra il 1667-1669 e ornate nella cornice di legno nero da motivi fitomorfi in paglia<sup><a href=\"#footnote_16_3175\" id=\"identifier_16_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Mosco, scheda, in Curiosit&agrave; di una reggia. Vicende della guardaroba di Palazzo Pitti, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, gennaio-settembre 1979), a cura di C. Piacenti Aschengreen &ndash; S. Pinto, Firenze 1979, p. 63 e pi&ugrave; recentemente Fantasia in convento. Tesori in carta e stucco dal Seicento all&rsquo;Ottocento, catalogo della mostra (Firenze, Cenacolo di Fuligno, 1 novembre 2008 &ndash; 6 gennaio 2009), a cura di E. Borsook &ndash; R.C. Proto Pisani &ndash; T. Pinette &ndash; N. Roskamp &ndash;&nbsp; B. Schleicher, Firenze 2008, pp. 36-37, che riporta completa bibliografia.\">17<\/a><\/sup>, similmente agli elementi in naturali fili aurei che arricchiscono il repositorio del tesoro della Cattedrale di San Romolo a Fiesole<sup><a href=\"#footnote_17_3175\" id=\"identifier_17_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione e il restauro di alcuni paliotti nell&rsquo;esperienza dell&rsquo;Opificio, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, pp. 22-23.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paliotto di Bisacquino presenta un sinuoso intreccio di tralci, carichi di numerose variet\u00e0 floreali espanse, che specularmente si snodano su tutta la superficie del manufatto e inglobano uno scudo circondato da volute <em>rocailles<\/em> con al centro un ostensorio coperto da un prezioso conopeo, secondo le istruzioni di S. Carlo Borromeo<sup><a href=\"#footnote_18_3175\" id=\"identifier_18_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dizionari terminologici. Suppellettile ecclesiastica I, a cura di B. Montevecchi &ndash; S. Vasco Rocca, Firenze 1988, p. 210; C. Borromeo, Instructiones Fabricae et Supellectilis Ecclesiasticae, Milano 1577.\">19<\/a><\/sup>. Dal foro centrale della copertura serica fuoriesce la crocetta apicale della suppellettile circondata da una fitta raggiera aurea, che emana la \u201cluce divina\u201d. L\u2019ovale \u00e8 delimitato in alto e in basso da campi squamati e nei quattro angoli da <em>rocailles<\/em> con reticolo. L\u2019opera, sottovalutata finora dal punto di vista artistico, \u00e8 da ascrivere al sesto\u2013settimo decennio del XVIII secolo, <em>ante<\/em> 1778, data di morte dell\u2019artista, periodo in cui \u00e8 attestato un radicale rinnovamento architettonico, scultoreo e pittorico della chiesa conventuale<sup><a href=\"#footnote_19_3175\" id=\"identifier_19_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Il convento e la chiesa dei Cappuccini, in Il Museo Civico di Bisacquino, in corso di pubblicazione.\">20<\/a><\/sup>. Tra le opere figurative eseguite nello stesso periodo per la chiesa cappuccina si ricordano alcune tele di Fra\u2019 Felice da Sambuca<sup><a href=\"#footnote_20_3175\" id=\"identifier_20_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul frate pittore si veda M.C. Di Natale, Stato di conservazione della pittura alcamese, in Degrado e riuso, atti del Convegno sulla tutela dei beni culturali di Alcamo in rapporto alla situazione siciliana (Alcamo, 17 giugno 1978), Alcamo 1980, pp. 215-232; Fra Felice da Sambuca, a cura di A. Mangiaracina, Palermo 1995, pp. 18, 98; T. Pugliatti, Fra Felice da Sambuca: un pittore riscoperto, in Fra Felice&hellip;, 1995, p. XI; Eadem, Fra Felice da Sambuca pittore ritrovato, in &ldquo;Kal&oacute;s arte in Sicilia&rdquo;, a. 7, n. 5, settembre-ottobre 1995, pp. 12-17; T. Pugliatti, Fra Felice da Sambuca a Corleone, in Il barocco e la regione corleonese, atti della Giornata di studio (Chiusa Sclafani, 5 ottobre 1997), a cura di A.G. Marchese, presentazione di M. Giuffre, Palermo 1999, pp. 131-137; R. Sinagra, Felice da Sambuca, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani, II, Pittura, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993. Per la bibliografia precedente sul pittore sambucese si veda il saggio di A.M. Schmidt, Fra Felice da Sambuca, in Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, Palermo 1985.\">21<\/a><\/sup>, ancora esposte nei due altari di destra della nave, come la <em>Madonna in trono con Santi e Frati Cappuccini <\/em>e <em>San<\/em><em> Bernardo da Corleone<\/em><sup><a href=\"#footnote_21_3175\" id=\"identifier_21_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Opere d&rsquo;arte francescane dall&rsquo;alto Belice corleonese alla Valle del Sosio, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, p. 73.\">22<\/a><\/sup> e altre opere dello stesso artista temporaneamente custodite presso i depositi del Museo Diocesano di Monreale<sup><a href=\"#footnote_22_3175\" id=\"identifier_22_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nei depositi del Museo Diocesano di Monreale sono custoditi pure altri paliotti in fili di paglia provenienti dalla chiesa dei Padri Cappuccini di Monreale per i quali si rimanda a L. Sciortino, Inediti d&rsquo;arte francescana al Museo Diocesano di Monreale, in Profezia nel presente. Presenza, esperienze e testimonianza artistica della vita religiosa nella Diocesi di Piazza Armerina e in Sicilia, atti della giornata di studi (Piazza Armerina, Museo Diocesano, 28 maggio 2015), a cura di G. Ingaglio, in corso di stampa.\">23<\/a><\/sup>, tra cui si ricorda <em>Santa Rosalia<\/em>, patrona di Bisacquino<sup><a href=\"#footnote_23_3175\" id=\"identifier_23_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera &egrave; citata nell&rsquo;elenco degli arredi sacri consegnati dal ricevitore del Demanio Carmelo Peri al sindaco di Bisacquino, cav. Giuseppe Bona Giambertone, il 10 dicembre 1869 (cfr. Archivio Prefettura di Palermo, F.E.C., 5B-10-8).\">24<\/a><\/sup>.<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il precario stato di conservazione del paliotto del centro dell\u2019entroterra palermitano, per il quale si auspica un urgente restauro per il distacco di alcune lamelle di paglia e il deterioramento del supporto, mostra chiaramente la tecnica utilizzata dai Padri Cappuccini nell\u2019eseguire tali manufatti. Si preparava il disegno, in alcuni casi probabilmente attinto dalla circolazione di cartoni, si trasponeva su strisce di carta, si procedeva all\u2019applicazione l\u2019uno accanto all\u2019altro degli steli di paglia aperti e ben stirati e successivamente al loro fissaggio con vari strati di collante. Definita tale fase si riportava la decorazione ottenuta sul supporto tessile con intelaiatura lignea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Flaviano Farella riporta ancora che un altro paliotto eseguito da Padre Antonino era custodito presso il Convento dei Padri Cappuccini di Palermo per essere esposto nel Museo<sup><a href=\"#footnote_24_3175\" id=\"identifier_24_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rassegna di frati artisti&hellip;, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo, custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65.\">25<\/a><\/sup>, come gi\u00e0 annotava Padre Gandolfo da Polizzi Generosa<sup><a href=\"#footnote_25_3175\" id=\"identifier_25_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Gandolfo da Polizzi Generosa, Necrologio&hellip;, 1968, pp. 396, 757.\">26<\/a><\/sup>, probabilmente ivi trasferito da padre Francesco Trapani, che aveva raccolto e catalogato numerosi manufatti artistici in previsione di una futura apertura di un fondo museale con sede nel complesso palermitano. Purtroppo, la morte del Cappuccino ha bloccato il progetto e disperso alcune delle opere gi\u00e0 selezionate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi autori ricordano inoltre un simile esemplare realizzato dall\u2019artista e conservato presso il convento di Castelvetrano<sup><a href=\"#footnote_26_3175\" id=\"identifier_26_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rassegna di frati artisti&hellip;, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65; P. Gandolfo da Polizzi Generosa, Necrologio&hellip;, 1968, pp. 396, 757. Sulla chiesa di Castelvetrano si veda A. Curti Giardina, La chiesa conventuale di Sant&rsquo;Anna dei PP. Cappuccini di Castelvetrano, Castelvetrano 2015.\">27<\/a><\/sup>, pure disperso. L\u2019unico <em>antependium<\/em> della chiesa conventuale del centro del trapanese con fili e frammenti di paglia tuttora custodito \u00e8, infatti, quello eseguito da frate Bernardo da Marsala, al secolo Girolamo Sorrentino, nato nel 1762, che prese i voti nel 1787<sup><a href=\"#footnote_27_3175\" id=\"identifier_27_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Gandolfo da Polizzi Generosa, Necrologio&hellip;, 1968, pp. 543, 868; P. Giacalone, Marsala attraverso le chiese, Marsala 1938, p. 4; B. De Marco, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">28<\/a><\/sup>. La certezza della paternit\u00e0 del manufatto \u00e8 data dalla presenza sul verso dell\u2019iscrizione \u00abOpera et labor fratris Bernardi a Marsalia, laici Cap.ni \u2013 tempore P. Lectoris et Guardianis Casimiri Marsale 1811\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_3175\" id=\"identifier_28_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rassegna di frati artisti&hellip;, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo, custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65. Si veda pi&ugrave; recentemente A. Curti Giardina, La chiesa&hellip;, 2015, pp. 117-118, che ringrazio per la preziosa collaborazione.\">29<\/a><\/sup>. L\u2019opera (<a title=\"Fig. 4. Padre Bernardo da Marsala, 1811, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Castelvetrano, chiesa dei Padri Cappuccini\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar04.jpg\">Fig. 4<\/a>) dall\u2019impianto neoclassico in seta celeste con applicazioni in paglia, citata in due inventari relativi alla chiesa come \u00abUn paliotto o frontone ricamato in paglia su fondo opalino con cornice di legno\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_3175\" id=\"identifier_29_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, Inventario della chiesa dei Cappuccini e Inventario degli oggetti mobili ed arredi sacri in consegna della rettoria della chiesa di S. Anna dei Padri Cappuccini di Castelvetrano, sez. 5 &ndash; Conventi &ndash; carpetta 17 &ndash; Castelvetrano.\">30<\/a><\/sup>, presenta una partizione in tre settori delimitata da una doppia bordura, la pi\u00f9 esterna con motivo a greca e quella interna con ornati fitomorfi. Il settore centrale, all\u2019interno di un doppio cerchio concentrico, accoglie il Cuore di Ges\u00f9 fiammeggiante e raggiato. Completano la raffigurazione due cornucopie dalle quali fuoriescono tralci di vite con foglie e grappoli d\u2019uva e spighe, chiari riferimenti eucaristici. Nei riquadri laterali figurano due speculari palme stilizzate con fronde e tronchi fioriti, con probabile rimando ai resti mortali di S. Lucio martire, la cui teca reliquiaria, originariamente posta sotto il vano dell\u2019altare maggiore, veniva nascosta in alcune ricorrenze liturgiche dal paliotto<sup><a href=\"#footnote_30_3175\" id=\"identifier_30_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Curti Giardina, La chiesa&hellip;, 2015, p. 116, nota 288. A met&agrave; circa del XX secolo il corpo di S. Lucio martire &egrave; stato spostato in un altare laterale mentre sotto l&rsquo;altare maggiore &egrave; stata posta l&rsquo;urna reliquiaria di S. Restituta martire (ibidem).\">31<\/a><\/sup>, oppure con allusione allo stemma della famiglia Tagliavia<sup><a href=\"#footnote_31_3175\" id=\"identifier_31_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. V. Palizzolo Gravina, Il Blasone in Sicilia. Dizionario storico-araldico, Palermo 1871-1875, p. 359.\">32<\/a><\/sup>, divenuto successivamente simbolo di Castelvetrano, che si fregia del titolo di <em>palmosa civitas<\/em>. Simile impostazione presentano i due paliotti ricamati di manifattura siciliana degli inizi del XIX secolo, provenienti dalla chiesa della SS. Trinit\u00e0 di Monreale, esposti alla mostra \u201c<em>Docere et Probare<\/em>. Eucarestia e santit\u00e0 dopo il Concilio di Trento\u201d<sup><a href=\"#footnote_32_3175\" id=\"identifier_32_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Sciortino, Docere et probare. Eucarestia e santit&agrave; dopo il Concilio di Trento. Inediti d&rsquo;arte in mostra al Museo Diocesano di Monreale, in Docere et probare. Eucarestia e santit&agrave; dopo il Concilio di Trento, catalogo della mostra (Monreale &ndash; Museo Diocesano, Sala San Placido, 28 ottobre 2015 &ndash; 29 maggio 2016), a cura di M.C. Di Natale, L. Sciortino e M. Vitella, Monreale 2015, pp. 14-15. Il paliotto di Castelvetrano veniva posto per celare l&rsquo;incavo sottostante l&rsquo;altare maggiore ove sono attualmente collocate le spoglie di Santa Restituta intercambiandolo a seconda delle festivit&agrave; con altri esemplari pure di manifattura cappuccina (A. Curti Giardina, La chiesa&hellip;, 2015, p. 117).\">33<\/a><\/sup>, e quello d\u2019argento della Chiesa Madre di Petralia Sottana di argentiere palermitano del 1818<sup><a href=\"#footnote_33_3175\" id=\"identifier_33_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. S. Anselmo, Arredi e suppellettili liturgiche in stile neoclassico nella Chiesa Madre di Petralia Sottana, in Arredare il sacro. Artisti, opere e committenti in Sicilia dal Medioevo al contemporaneo, a cura di M.C. Di Natale &ndash; M. Vitella, Milano 2015, pp. 128-129.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro <em>antependium<\/em> eseguito da frate Bernardo, datato 1818, era custodito nel convento di Partanna<sup><a href=\"#footnote_34_3175\" id=\"identifier_34_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Varvaro Bruno, Partanna cappuccina, in &ldquo;Sicilia serafica&rdquo;, n.s., anno III, n. 1, 1957.\">35<\/a><\/sup> e ancora un ulteriore esemplare fino al 1933 si trovava nella chiesa del convento di Marsala, ove si conservavano pure \u00abquadri lavorati a penna sulla paglia\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_3175\" id=\"identifier_35_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rassegna di frati artisti&hellip;, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65. Si veda pure P. Giacalone, Marsala&hellip;, 1938, p. 4. Sull&rsquo;artista si veda anche P. Gandolfo da Polizzi Generosa, Necrologio&hellip;, 1968, pp. 543, 868; B. De Marco, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">36<\/a><\/sup>, non pi\u00f9 rintracciabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri due paliotti ornati con fili e frammenti di paglia, sono ancora esposti presso la chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9 di Corleone. Le opere provengono dalla chiesa dei Padri Cappuccini dello stesso centro, terza in ordine di fondazione, costruita dal 1642, presso l\u2019antica chiesa di S. Vito nel sito dell\u2019attuale villa comunale<sup><a href=\"#footnote_36_3175\" id=\"identifier_36_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Bruno, Relazione sulla animosa citt&agrave; di Corleone, ms. del 1787; G. Millunzi, Prospetto storico dell&rsquo;archidiocesi di Monreale, in &ldquo;Bollettino ecclesiastico della archidiocesi di Monreale&rdquo;, a. IV, n. 3, marzo 1911, p. 18; si veda anche P. Antonino da Castellammare, Storia dei Frati Minori&hellip;, III, 1942, pp. 46-47.\">37<\/a><\/sup>, complesso edificato grazie alla munificenza dei fratelli Giovanni Francesco e Simone Sabatino<sup><a href=\"#footnote_37_3175\" id=\"identifier_37_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I conventi cappuccini nell&rsquo;inchiesta del 1650, a cura di M. D&rsquo;Alatri, XVII, Roma 1985, p. 381. Su Simone Sabatino si veda R.L. Foti, Corleone antico e nobile. Storie di citt&agrave; e memorie familiari (secoli XV-XVIII), Palermo 2008, p. 37 e passim; Eadem, Tra regio demanio, politiche pubbliche e strategie private nella Sicilia moderna e I. Fazio, &laquo;Per vitto di soi populi&raquo;. I riveli dei formenti e delle terre seminate durante la crisi del 1646-48, in R.L. Foti- I. Fazio, G. Fiume &ndash; L. Scalisi, Storie di un luogo. Quattro saggi su Corleone nel Seicento, Palermo 2004, pp. 34, 73-95.\">38<\/a><\/sup>, di cui rimane, purtroppo, soltanto la \u201cscatola muraria\u201d della chiesa, gravemente danneggiata dal ricordato terremoto belicino<sup><a href=\"#footnote_38_3175\" id=\"identifier_38_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la chiesa corleonese cfr. R.F. Margiotta, Opere d&rsquo;arte francescane&hellip;, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, p. 69.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 antico dei due manufatti posto a decoro del primo altare sinistro della chiesa dei Minori Osservanti, eseguito su supporto ligneo trattato a gesso e colla e successivamente dipinto in azzurro, probabilmente tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del successivo da qualche frate abile in tale lavorazione, \u00e8 delimitato da una bordura dai decori geometrizzanti e presenta un fitto ornato che prende avvio da un medaglione coronato ove \u00e8 inserito il cuore di Ges\u00f9 fiammante (<a title=\"Fig. 5. Manifattura della Sicilia occidentale, fine XVIII \u2013 inizi XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Corleone, chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, prov: chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar05.jpg\">Fig. 5<\/a>). L\u2019opera era stata ancora una volta eseguita seguendo le indicazioni di San Carlo Borromeo che consigliava di inserire come decorazione dei paliotti un cuore o l\u2019immagine del santo cui era dedicato l\u2019altare<sup><a href=\"#footnote_39_3175\" id=\"identifier_39_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Borromeo, Instructiones&hellip;, 1577.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impostazione simile al precedente paliotto presenta l\u2019altro manufatto rosso della stessa chiesa corleonese (<a title=\"Fig. 6. Manifattura della Sicilia occidentale, inizi XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Corleone, chiesa di Santa Maria di Ges\u00f9, prov: chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar06.jpg\">Fig. 6<\/a>), in fili e frammenti di paglia, pure su supporto ligneo preparato a gesso e colla e dipinto, databile agli inizi del XIX secolo. La speculare decorazione fitomorfa accoglie centralmente un ottagono in cui \u00e8 inscritto il nome di Maria. L\u2019estrema stilizzazione degli ornati fa ascrivere l\u2019opera alla produzione neoclassica rievocando tanti simili manufatti a ricamo prodotti dalle maestranze siciliane del periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inediti paliotti sono ancora custoditi nel complesso conventuale dei Padri Cappuccini di Palermo<sup><a href=\"#footnote_40_3175\" id=\"identifier_40_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio Gabriele Guadagna per le foto e la preziosa collaborazione.\">41<\/a><\/sup>. \u00a0Alla fine del Settecento \u00e8 da ascrivere probabilmente l\u2019<em>antependium<\/em> con stemma francescano giunto a noi in uno stato di grave degrado, mancante ormai di parte delle lamelle di paglia che si sono staccate dal supporto tessile per la fragilit\u00e0 della materia e per danni dovuti ad una poco attenta conservazione (<a title=\"Fig. 7. Manifattura della Sicilia occidentale, fine XVIII secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Il decoro prende avvio proprio dall\u2019emblema dei seguaci di San Francesco: il braccio di Cristo che incrocia quello del Santo di Assisi innanzi la croce del Golgota. Alla coloritura naturale della paglia si affianca quella tinta in marrone, utilizzata per il braccio del saio francescano e pochi altri particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguono altri tre inediti paliotti di colore azzurro-ceruleo che, pur non essendo tra quelli ammessi dalla Sacra Congregazione dei Riti, \u00e8 generalmente utilizzato nel rito romano per le feste dell\u2019Immacolata e altre ricorrenze legate alla Vergine<sup><a href=\"#footnote_41_3175\" id=\"identifier_41_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Sorci, Il simbolismo delle vesti liturgiche, in Omnia parata. Le vesti liturgiche tra passato, presente e futuro, a cura di L. Palmeri, C. Piro, M. Vitella, Trapani 2006, p. 25.\">42<\/a><\/sup>. Il primo esemplare (<a title=\"Fig. 8. Manifattura della Sicilia occidentale, 1815, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar08.jpg\">Fig. 8<\/a>) ornato con i fogli di paglia, purtroppo molto deteriorato per la presenza di fori nella tela, per il distacco della tempera e di molte ornamentazioni di paglia, reca sul verso l\u2019indicazione della data di esecuzione: 23 dicembre 1815 (<a title=\"Fig. 9. Manifattura della Sicilia occidentale, 1815, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini (part. del &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Il decoro ripropone la stilizzata rappresentazione del nome di Maria inglobata in un cuore e contornata da racemi terminanti con delicate infiorescenze e residui tratteggi di greca. Il tutto \u00e8 delimitato da una cornice con motivi fitomorfi che suddivide l\u2019opera in tre settori. Nelle sezioni laterali sono inseriti stilizzati vasi biansati che richiamano cornucopie con motivi fogliacei anche ricadenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora un altro inedito paliotto con decoro in paglia su tela preparata a tempera presenta il cuore di Ges\u00f9 inscritto in una tripla cornice rotonda e geometrizzante. Il manufatto \u00e8 databile con certezza per la presenza nel verso dell\u2019iscrizione \u00ab2 agosto 1825\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_3175\" id=\"identifier_42_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si annotano pure altre due iscrizioni con inchiostro nero su carta ove si legge: &ldquo;Rev. P. Onorato Guardiano dei Cappuccini Palermo&rdquo;.\">43<\/a><\/sup>. L\u2019opera (<a title=\"Fig. 10. Manifattura della Sicilia occidentale, 1825, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar10.jpg\">Fig. 10<\/a>) mostra raffinati racemi speculari con foglie seghettate e astratti fiori che tappezzano la superficie tessile e inglobano lateralmente due vasi stilizzati dai quali fuoriescono infiorescenze simili a margherite e tralci fitomorfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ultimo manufatto dalle cerulee tonalit\u00e0 \u00e8 l\u2019enorme <em>antependium<\/em> (252 x 89 cm), o pi\u00f9 probabilmente un pannello, databile ai primi decenni del XIX secolo che reca pure lo stemma con le braccia incrociate relativo alla famiglia francescana. Il manufatto (<a title=\"Fig. 11. Manifattura della Sicilia occidentale, primi decenni del XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar11.jpg\">Fig. 11<\/a>) su tavola preparata a tempera con applicazioni in paglia naturale, apposta sopra carta disegnata e incollata al supporto, \u00e8 caratterizzato da rimandi simbolici, infatti, le stilizzate ramificazioni che inglobano l\u2019emblema, presentano spighe e grandi grappoli d\u2019uva in riferimento all\u2019eucaristia. Una cornice con motivi a greca contorna il perimetro dell\u2019opera, purtroppo, rovinata parzialmente dai tarli, che hanno infestato il supporto ligneo e forato anche alcune lamelle di paglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presentava probabilmente il fondo bianco, invece, un altro paliotto d\u2019altare in fili di paglia con al centro l\u2019<em>Agnus Dei<\/em>, che doveva essere esposto nel Museo palermitano dei Padri Cappuccini, non pi\u00f9 rintracciabile, ascritto da Padre Domenico Inghilleri ad abili frati del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_43_3175\" id=\"identifier_43_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Schedario redatto da Padre Domenico Inghilleri, dattiloscritto custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, p. 157. Il documento riporta pure il numero di catalogazione del manufatto: Sta: Mu. F. n. 135.\">44<\/a><\/sup>. Tale raffigurazione, largamente diffusa su diverse opere d\u2019arte decorativa, dai gioielli<sup><a href=\"#footnote_44_3175\" id=\"identifier_44_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, p. 12.\">45<\/a><\/sup>, dallo spiccato valore apotropaico, alle suppellettili argentee<sup><a href=\"#footnote_45_3175\" id=\"identifier_45_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra le numerose opere d&rsquo;argento che riportano tale raffigurazione si ricordano, ad esempio, la pace di argentiere palermitano del 1775 della collezione Virga di Palermo (cfr. M.C. Di Natale, scheda II, 219, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 336; Eadem, Un collezionista d&rsquo;altri tempi a Palermo: l&rsquo;ingegnere Antonio Virga, in Abitare l&rsquo;arte in Sicilia. Esperienze in et&agrave; moderna e contemporanea, a cura di M.C. Di Natale e P. Palazzotto, Palermo 2012, pp. 123-142) e la legatura di messale in velluto e argento del 1814, custodita presso il Museo Diocesano del Seminario di Caltanissetta, da riferire a maestranza messinese (G. Bongiovanni, scheda II, 259, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 357).\">46<\/a><\/sup>, ai parati<sup><a href=\"#footnote_46_3175\" id=\"identifier_46_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra i numerosi parati con la raffigurazione dell&rsquo;agnello mistico si ricorda il rivestimento di tronetto della met&agrave; del XVIII secolo della Chiesa Madre Nuova di Gratteri (R.F. Margiotta, I paramenti sacri, e scheda II, 10, in S. Anselmo-R.F. Margiotta, I Tesori delle Chiese di Gratteri, introduzione di V. Abbate e premessa di M.C. Di Natale, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, Collana di studi diretta da M.C. Di Natale, n. 2, Caltanissetta 2005, pp. 61, 73) e un coevo paliotto del monastero benedettino di Palma di Montechiaro (M. Vitella, Tradizione manuale e continuit&agrave; iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro, in Arte e spiritualit&agrave; nella terra dei Tomasi di Lampedusa. Il monastero benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro, a cura di M.C. Di Natale e F. Messina Cicchetti, San Martino delle Scale 1999, pp. 187-188).\">47<\/a><\/sup>, sintetizza una delle visioni apocalittiche di San Giovanni, quella in cui Dio consegna all\u2019agnello il libro dei sette sigilli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso conventuale dei Padri Cappuccini di Palermo \u00e8 ancora custodito, invece, un altro interessante paliotto con al centro lo stemma francescano (<a title=\"Fig. 12. Manifattura della Sicilia occidentale, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Palermo, convento dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar12.jpg\">Fig. 12<\/a>), databile alla seconda met\u00e0 del XVIII secolo, eseguito con tecniche diverse. Nell\u2019inedito manufatto in esame la paglia, resa sottile tramite la sfesatura, intrecciata a mo\u2019 di cordoncino e fissato a nodini, \u00e8 utilizzata per marcare i contorni del disegno applicato su tessuto rosso con effetti plastici. I ricchi ornati floreali, le volute architettoniche, i campi squamati sono arricchite da cannette incollate al supporto tessile, creando un effetto simile al ricamo a punto pittoresco. Quest\u2019ultima tecnica \u00e8, invece, utilizzata esclusivamente per l\u2019emblema centrale, incluso all\u2019interno di uno scudo caricato da conchiglia, applicato successivamente sul supporto tessile, mentre un contrasto di colore con lo sfondo rosso \u00e8 ottenuto con l\u2019inserimento di carta blu per definire le volute mistilinee dell\u2019impianto architettonico. Il manufatto si caratterizza ulteriormente per la presenza dei simbolici uccelli affrontati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Inghilleri nelle inedite annotazioni riporta ancora altri nomi di frati \u201ctarsisti\u201d in paglia<sup><a href=\"#footnote_47_3175\" id=\"identifier_47_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Schedario&hellip;, dattiloscritto custodito presso l&rsquo;Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, p. 158. L&rsquo;Inghilleri riporta anche il nome di un frate orafo attivo nel 1913 finora non conosciuto: Giovanni Belfiore da Trapani (ibidem), probabilmente appartenente alla famiglia di argentieri documentata a Palermo tra il XVIII e il XIX secolo (cfr. S. Barraja, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad voces).\">48<\/a><\/sup>. Si tratta di padre Luigi Amato da Trapani, al secolo Gaetano, di mastro Giacomo Amato e Leonarda Paladino, battezzato nella parrocchia di S. Lorenzo della citt\u00e0 siciliana il 18 giugno 1809, forse lo stesso lavorante orafo abitante nel territorio della chiesa trapanese o un suo congiunto<sup><a href=\"#footnote_48_3175\" id=\"identifier_48_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Precopi Lombardo, Profili di argentieri e orafi trapanesi, in Argenti e ori trapanesi nel museo e nel territorio,&nbsp; a cura di A. Precopi Lombardo e L. Novara, Trapani 2010, p. 108. Si veda anche Eadem, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">49<\/a><\/sup>, che avrebbe vestito l\u2019abito di novizio nel convento di Erice il 18 ottobre 1829<sup><a href=\"#footnote_49_3175\" id=\"identifier_49_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. IV, Persone, carp. 36.\">50<\/a><\/sup>, e del non ancora noto Michele Ballariano da Trapani, attivo nel 1878, verosimilmente discendente dall\u2019omonimo argentiere trapanese della seconda met\u00e0 del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_50_3175\" id=\"identifier_50_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Precopi Lombardo, Profili di argentieri e orafi&hellip;, in Argenti e ori trapanesi&hellip;, 2010, p. 108. Si veda anche Eadem, in Arti decorative&hellip;, 2014, ad vocem.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gran parte del patrimonio artistico dei Frati Francescani sia stato disperso a seguito delle leggi eversive post-unitarie, che disposero la soppressione degli ordini religiosi e il successivo incameramento dei loro beni, anche la chiesa dei Padri Cappuccini di Burgio custodisce ancora cinque paliotti ornati con fili di paglia, obbedendo alle Costituzioni dell\u2019Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che gi\u00e0 nel 1536 ammonivano: \u00abi pallii de li altari sieno di panno non precioso\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_3175\" id=\"identifier_51_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Constitutiones Ordinis Fratrum Minorum Cappuccinorum, ed. anast. Roma 1980.\">52<\/a><\/sup>. Le opere sono poste tuttora a decoro degli altari della chiesa, arricchiti quasi tutti dalle tele dell\u2019infaticabile Fra\u2019 Felice<sup><a href=\"#footnote_52_3175\" id=\"identifier_52_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R.F. Margiotta, Opere d&rsquo;arte francescane&hellip;, in Opere d&rsquo;arte&hellip;, 2013, pp. 81-82. Si ringrazia Letizia Bilella per la gentile disponibilit&agrave;.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 antico del gruppo, probabilmente eseguito nella seconda met\u00e0 del XVIII secolo, propone una decorazione che prende avvio da uno scudo centrale con lo stemma dei Padri Cappuccini da cui si dipartono elementi a mo\u2019 di cornucopie dalle quali fuoriescono sinuosi tralci carichi di varie tipologie floreali (<a title=\"Fig. 13. Manifattura della Sicilia occidentale, seconda met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Burgio, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar13.jpg\">Fig. 13<\/a>). La resa dei variopinti fiori, ottenuti pure con inserti di carta colorata tra le lamelle di paglia, \u00e8 accurata, consentendo di identificare varie tipologie floreali, tra cui il tulipano, simbolo della grazia santificante dello Spirito Santo<sup><a href=\"#footnote_53_3175\" id=\"identifier_53_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Di Natale, I gioielli della Madonna di Trapani, in Ori e argenti&hellip;, 1989, p. 70.\">54<\/a><\/sup>. La tecnica e l\u2019ornato utilizzati fanno avvicinare il manufatto ai due esaminati paliotti di Padre Antonino da Bisacquino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I restanti tre esemplari della navata, da ascriversi alla prima met\u00e0 del XIX secolo, presentano decori pi\u00f9 stilizzati con palese adesione al gusto neoclassico. La grande devozione alla Vergine Immacolata dei Padri Cappuccini, propagatori del suo culto, si palesa nell\u2019<em>antependium<\/em> dell\u2019altare a lei dedicato (<a title=\"Fig. 14. Manifattura della Sicilia occidentale, prima met\u00e0 del XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Burgio, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar14.jpg\">Fig. 14<\/a>), ornato dalla pregevole pittura di ambito fiammingo-novellesco<sup><a href=\"#footnote_54_3175\" id=\"identifier_54_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. De Castro, Maniera internazionale e percorsi fiammingo-novelleschi nella pittura del XVII secolo a Burgio, in Museo della ceramica. Contributi di storia dell&rsquo;arte, archeologia ed antropologia culturale, a cura di G. Costantino e B. Agr&ograve;, Palermo 2009, p. 40.\">55<\/a><\/sup>, proveniente dall\u2019arredo pittorico precedente al rinnovamento dell\u2019aula del periodo rococ\u00f2. Il nome di Maria emerge nella parte centrale del manufatto inserito in una cornice geometrica ed \u00e8 ulteriormente arricchito dai soliti tralci, da motivi floreali stilizzati e da esili serti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cuore di Maria coronato caratterizza, invece, un altro paliotto della chiesa di Burgio (<a title=\"Fig. 15. Manifattura della Sicilia occidentale , prima met\u00e0 del XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Burgio, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar15.jpg\">Fig. 15<\/a>). Completano il decoro tralci inframmezzati da pochi motivi floreali e da spighe, simbolico riferimento al corpo di Cristo, delimitati ancora una volta da un motivo a greca che corre sui quattro lati dell\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro <em>antependium<\/em> in fili di paglia della chiesa agrigentina (<a title=\"Fig. 16. Manifattura della Sicilia occidentale, prima met\u00e0 del XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Burgio, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar16.jpg\">Fig. 16<\/a>) \u00e8 caratterizzato da una cornice geometrica con stilizzati motivi vegetali e ovuli che ne divide in tre settori la sua superficie. Al centro campeggia il cuore di Ges\u00f9, sormontato da foglie accartocciate ormai prive della carnosit\u00e0 del periodo tardo barocco, contornato ancora una volta da tralci ondulati ed infiorescenze. Motivi a greca legano gli speculari ornati delimitati da fasce verticali, similmente alle paraste dei coevi altari, con decori fitomorfi. Soluzioni compositive dunque che \u00abnella loro semplicit\u00e0 riflettono puntualmente l\u2019evoluzione del gusto e riecheggiano i decori dei migliori esiti toccati nell\u2019arte dei ricami serici\u00bb<sup><a href=\"#footnote_55_3175\" id=\"identifier_55_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M.C. Gallo, Dalla seta alla paglia, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 13.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ornato del paliotto dell\u2019altare maggiore, a cui i Cappuccini riservavano particolari cure, molto preciso nell\u2019esecuzione e dettagliato nei particolari, sembra ricalcare ancora una volta analoghi esemplari a ricamo (<a title=\"Fig. 17. Manifattura della Sicilia occidentale, primi decenni del XIX secolo, &lt;i&gt;Paliotto&lt;\/i&gt;, Burgio, chiesa dei Padri Cappuccini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/mar17.jpg\">Fig. 17<\/a>). Il fondo blu della tela di supporto, con inserto rosso centrale costituito da un cuore che accoglie il monogramma bernardiniano del nome di Ges\u00f9, mette in maggior risalto le applicazioni di paglia dorata. Dall\u2019emblema si dipartono stilizzati motivi vegetali con astratte corolle consoni al gusto neoclassico, come confermano i fregi modulari con soluzioni a greca che incorniciano il perimetro del paliotto e lo tripartiscono, permettendo di datarlo tra ai primi decenni del XIX secolo. Simbolici grappoli d\u2019uva completano la sinuosa decorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tabernacolo dello stesso altare, \u00abfulcro architettonico e spirituale della cattolicit\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_56_3175\" id=\"identifier_56_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fra Luca Signorini, Arte cappuccina via semplice al cuore del mistero, in I paliotti&hellip;, 2006, p. 64.\">57<\/a><\/sup>, opera lignea dovuta ad abili intagliatori cappuccini della fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, presenta la porticina pure decorata con l\u2019aurea paglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un complesso schema formale e compositivo, che si differenzia notevolmente dagli esempi realizzati dai seguaci di San Francesco, propone il pi\u00f9 antico <em>antependium<\/em> ornato con fili e frammenti di paglia su supporto ligneo della chiesa della Madonna del Carmelo di Mistretta<sup><a href=\"#footnote_57_3175\" id=\"identifier_57_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Travagliato, Le chiese di Mistretta&hellip; Quando l&rsquo;arte esprime la fede sullo scenario della storia&hellip; Santa Maria del Carmine, in &ldquo;Il centro storico&rdquo;, agosto 1999, pp. 5 e 7, che riporta precedente bibliografia.\">58<\/a><\/sup>, luogo di culto non francescano della provincia di Messina, caratterizzato centralmente da Maria SS. del Carmelo tra due cortine di drappi. Affollano il manufatto oltre a varie decorazioni fitomorfe anche le raffigurazioni di San Gioacchino, di Sant\u2019Anna, dell\u2019imperatore Costantino, di Carlo II, della Fontana di Orione, della grotta di S. Rosalia e, inseriti in due tondi, le figure dei committenti, uno dei quali \u201cDominicu Cinnirella\u201d, il cui nome \u00e8 inserito su uno di loro. L\u2019atipica opera, come nota Giovanni Travagliato, \u00aboriginale esempio di ex voto commissionato dal Cinnirella [\u2026] per lo scampato pericolo di annegamento dinanzi al porto di Palermo\u00bb, \u00e8 stata verosimilmente eseguita negli anni Settanta del XVII secolo poich\u00e9 propone la raffigurazione del re Carlo II d\u2019Asburgo gi\u00e0 adulto<sup><a href=\"#footnote_58_3175\" id=\"identifier_58_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paliotti delle chiese cappuccine esaminati possono essere messi a confronto, invece, con simili esemplari non siciliani, databili dal XVII al XX secolo, che seppur provenienti da diversa area geografica, perlopi\u00f9 quella ligure e toscana, richiamano i manufatti isolani nell\u2019unitaria scelta dei motivi iconografici e per le tecniche costruttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dagli studi extraisolani emergono altri nomi di frati abili nel decoro in paglia<sup><a href=\"#footnote_59_3175\" id=\"identifier_59_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda L&rsquo;oro dei poveri. La paglia nell&rsquo;arredo liturgico e nelle immagini devozionali dell&rsquo;Italia centrale fra il 1670 e il 1870, catalogo della mostra allestita presso il Museo della paglia e dell&rsquo;intreccio &ldquo;Domenico Michelacci&rdquo; di Signa nel 2000, a cura di E. Borsook, R. Lunardi, G.G. Rossetti, B. Schleicher, Firenze 2000; L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002; I paliotti&hellip;, 2006. Cfr. anche A. Frondoni, L&rsquo;arredo sacro cappuccino, in Vita e cultura cappuccina. La chiesa della SS. Concezione a Genova (Padre Santo), Regione Liguria, Quaderno del Catalogo dei Beni Culturali, n. 1, Genova 1984, pp. 23-48; Cassiano da Langasco, L&rsquo;Ornato, la grafica, I libretti del Museo di Vita Cappuccina, n. 6, Genova 1990. Ringrazio fra Vittorio Casalino e Bettina Schindler per la preziosa collaborazione.\">60<\/a><\/sup>. Viene segnalato Padre Fedele Basso da Ovada dei Frati Minori Cappuccini, morto nel 1774<sup><a href=\"#footnote_60_3175\" id=\"identifier_60_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 22.\">61<\/a><\/sup>, artefice del paliotto rosso della met\u00e0 circa del XVIII secolo, caratterizzato dal monogramma di Cristo IHS (<em>Jesus Hominum Salvator<\/em>) entro uno scudo accartocciato<sup><a href=\"#footnote_61_3175\" id=\"identifier_61_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I Paliotti&hellip;, 2006, pp. 48-49.\">62<\/a><\/sup>. Il manufatto in paglia naturale ritagliata e incollata su carta a sua volta riportata su tela proviene dal Santuario di Maria SS. delle Grazie di Voltri ed \u00e8 ora custodito nel Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova<sup><a href=\"#footnote_62_3175\" id=\"identifier_62_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 30; Cassiano da Langasco, L&rsquo;ornato&hellip;, 1990, p. 11.\">63<\/a><\/sup>. Ancora all\u2019Ordine dei Frati Minori apparteneva Salvatore da Ripatransone, documentato nel 1859, anno in cui realizz\u00f2 il paliotto con ghirlande di fiori e stemma francescano del Museo Storico Cappuccino di Renacavata a Camerino, gi\u00e0 nel convento di Civitanova Marche<sup><a href=\"#footnote_63_3175\" id=\"identifier_63_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 22.\">64<\/a><\/sup>, e ancora Ottaviano Baglietto da Varazze, deceduto nel 1870, e padre Raffaele Migliorini, vissuto nel XIX secolo, anch\u2019egli abile in tale lavorazione, ricordato come \u201clavoratore paziente di paliotti di paglia\u201d<sup><a href=\"#footnote_64_3175\" id=\"identifier_64_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cassiano da Langasco, L&rsquo;ornato&hellip;, 1990, p. 11. Si veda anche S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 22.\">65<\/a><\/sup>. A quest\u2019ultimo va ascritto il paliotto a squame con stemma francescano in paglia dipinta, incollata su carta e riportata su tela, del citato polo museale genovese con sede nel convento cappuccino annesso alla chiesa della SS. Annunziata di Portoria, meglio conosciuta come chiesa di S. Caterina Fieschi. L\u2019opera, proveniente dalla chiesa genovese di S. Bernardino a Peralto, restaurata nel 2000, insieme ad altri tre esemplari presso l\u2019Opificio delle pietre dure di Firenze, reca sul verso la firma e l\u2019anno, 1879<sup><a href=\"#footnote_65_3175\" id=\"identifier_65_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, pp. 32-35. Si veda anche S. Conti, La tecnica d&rsquo;esecuzione dei paliotti in paglia nell&rsquo;esperienza dell&rsquo;Opificio, in &ldquo;OPD Restauro: Rivista dell&rsquo;Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze&rdquo;, n. 13, 2001, pp. 236-244.\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abili nella lavorazione della paglia erano anche le Clarisse Cappuccine di Montughi a Firenze nel cui monastero sono state ritrovate \u00abfustelle di ferro per tagliare i singoli elementi dell\u2019ornamentazione in paglia che, tinta spianata ed il pi\u00f9 delle volte incollata su carta, veniva distesa su di una lastra metallica. Petali di fiori, foglie, perline e rombi erano ottenuti posando le fustelle bene affilate sulla paglia e battendo sulla parte opposta al taglio con un colpo secco di martello\u00bb<sup><a href=\"#footnote_66_3175\" id=\"identifier_66_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Calza &ndash; S. Conti &ndash; R. Lunardi &ndash; L. Montalbano &ndash; M. Piccolo, La tecnica di esecuzione&hellip;, in L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2002, p. 22. Sull&rsquo;argomento si veda pure il catalogo L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2000, pp. 174-175, 42-43, 74-75.\">67<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i particolari manufatti eseguiti con tale materiale povero, si ricordano le cortine di carta \u00abtutte disegnate a paglia\u00bb, realizzate dalle monache Cappuccine di Castel Gandolfo ed esposte dalle Oblate di Santa Francesca Romana nella loro cappella del monastero di Tor de\u2019 Specchi a Roma in occasione di particolari solennit\u00e0<sup><a href=\"#footnote_67_3175\" id=\"identifier_67_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cassiano da Langasco, L&rsquo;ornato&hellip;, 1990, p. 9.\">68<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascritto ad esperte mani di frati cappuccini \u00e8 il settecentesco paliotto eseguito con applicazioni in paglia del Museo d\u2019arte sacra di San Francesco a Greve in Chianti, proveniente da Santa Maria a Vicchiomaggio, restaurato in occasione dell\u2019apertura del museo da Guia Rossignoli sotto la direzione di Rosanna Caterina Proto Pisani<sup><a href=\"#footnote_68_3175\" id=\"identifier_68_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. L&rsquo;oro dei poveri&hellip;, 2000, p. 17. Per il restauro si rimanda a G. Rossignoli, Il restauro di un paliotto in paglia, in &laquo;Osservatorio dei Mestieri d&rsquo;arte&raquo;, n. 2, agosto 2006 (wwwosservatoriomestieridarte.it\/rivista), p. 3. Per le opere del museo cfr. R.C. Proto Pisani, Il Museo d&rsquo;arte sacra a Greve in Chianti, Firenze 2002. Si veda anche Museo d&rsquo;arte sacra di San Francesco a Greve in Chianti. Guida alla visita del museo e alla scoperta del territorio, a cura di C. Caneva, Firenze 2005, p. 48.\">69<\/a><\/sup>.<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i recenti recuperi di paliotti in fili di paglia si ricordano pure quelli del XIX secolo eseguiti non da frati francescani, ma dai monaci della certosa di Calci (Pisa), esposti alla mostra \u201cArte e natura nella Certosa\u201d, curata da Maria Teresa Lazzarini, caratterizzati da soggetti sacri inseriti in ambientazioni naturalistiche e ornati da varie tipologie floreali, tra cui la rosa<sup><a href=\"#footnote_69_3175\" id=\"identifier_69_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paliotti di paglia. Arte e natura nella certosa di Calci, catalogo della mostra a cura di M.T. Lazzarini, Pontedera (PI) 2004.\">70<\/a><\/sup>. \u00abLa tecnica della lavorazione a intaglio di paglia \u2013 scrive Pier Luigi Ara &#8211; mette alla prova la proverbiale pazienza certosina, in pratica l\u2019esecuzione di un intarsio di paglia necessita di una grande abilit\u00e0 e di una mano decisa. Il lavoro si articola attraverso varie fasi. Inizialmente \u00e8 tracciato un disegno sopra un supporto di carta o di tela tesa sopra un telaio, utile per assemblare e incollare frammenti di paglia di grano lasciata al naturale o tinta grazie all\u2019impiego di bagni coloranti. I colori pi\u00f9 usati sono il mallo di noce, il carminio d\u2019indaco, i sali di potassio e le aniline. Ogni stelo di paglia \u00e8 aperto verticalmente e steso a mano, infine ripassato a secco con un ferro caldo. Assai complesso risulta l\u2019incollaggio con colla d\u2019amido e il taglio dei listelli che secondano il disegno tracciato sulla superficie dei supporti. Come per l\u2019intarsio ligneo, \u00e8 necessario che il montaggio avvenga con precisione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_70_3175\" id=\"identifier_70_3175\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P.L. Ara, Restaurati i paliotti dei frati, in &laquo;Il Tirreno&raquo;, 21 aprile 2009. Per una pi&ugrave; particolareggiata analisi delle tecniche di lavorazione della paglia da decoro si veda M.E. Tozzi Bellini e R. Lunardi, La natura e la lavorazione della paglia per l&rsquo;arredo liturgico e gli accessori dell&rsquo;abbigliamento, in I paliotti&hellip;, 2006, pp. 51-54.\">71<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3175\" class=\"footnote\">Cassiano da Langasco, <em>Cultura materiale in convento<\/em>, I libretti del Museo di Vita Cappuccina, n. 1, Genova 1990.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3175\" class=\"footnote\">Cfr. S. La Barbera, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Scultura<\/em>, a cura di B. Patera, vol. III, Palermo 1994, <em>ad vocem<\/em> e pi\u00f9 recentemente S. Anselmo, <em>Pietro Bencivinni \u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonie<\/em>, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina, n. 1, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di M.C. Di Natale, introduzione di R. Casciaro, Palermo 2009, pp. 65-74, che fornisce ampia bibliografia sull\u2019attivit\u00e0 dei frati francescani scultori e intagliatori. Si veda anche Idem, <em>Sculture e intagli dal XV al XIX secolo nelle chiese francescane delle Madonie<\/em> e R. Cruciata, <em>Crocifissi di frate Umile e di frate Innocenzo tra Spagna e Malta<\/em>, in <em>Opere d\u2019arte nelle chiese francescane. Conservazione, restauro e musealizzazione<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, Quaderni dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia Maria Accascina, n. 4, collana diretta da M.C. Di Natale, premessa di M.C. Di Natale, Palermo 2013, pp. 48-66 e 107-113.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3175\" class=\"footnote\">Oltre alle monache clarisse, abili ceroplaste, si ricordano i Padri Cappuccini Felice da Palermo e Giuseppe da Erice. Si veda B. De Marco, in <em>Arti decorative in Sicilia. Dizionario biografico<\/em>, a cura di M.C. Di Natale, 2 voll., Palermo 2014, <em>ad voces<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3175\" class=\"footnote\">Si veda in proposito Fra\u2019 V. Casalino, <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>, in <em>I paliotti: l\u2019arte povera cappuccina<\/em>, catalogo della Mostra (Genova, 2-30 luglio 2006), a cura di L. Temolo Dall\u2019Igna, Genova 2006, pp. 27-45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3175\" class=\"footnote\">J.W. Goethe, <em>Viaggio in Italia<\/em>, trad. di A. Masini, Firenze 1965, pp. 117-118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3175\" class=\"footnote\">C. Acidini, <em>Introduzione<\/em>, in <em>L\u2019oro dei poveri e la paglia delle sovrane<\/em>, catalogo della Mostra (Firenze, Accademia dei Georgofili, Sala del Consiglio, 3-13 dicembre 2002), a cura di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze 2002, p. 7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3175\" class=\"footnote\">B. De Marco, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3175\" class=\"footnote\">E. D\u2019Amico Del Rosso, <em>I paramenti sacri<\/em>, Palermo 1997, p. 35. Si veda anche Eadem, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3175\" class=\"footnote\"><em>Rassegna di frati artisti e scienziati della provincia Cappuccina di Palermo<\/em>, a cura di P. Flaviano Farella da Polizzi Generosa, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3175\" class=\"footnote\">P. Gandolfo da Polizzi Generosa, <em>Necrologio dei FF. Minori Cappuccini della Provincia di Palermo<\/em>, Palermo 1968, pp. 396, 757. Sul convento di Salemi si veda P. Antonino da Castellammare, <em>Storia dei Frati Minori Cappuccini della provincia di Palermo<\/em>, I, Palermo 1914, pp. 33, 34; G. Leanti, <em>I Cappuccini di Sicilia nel quarto centenario del<\/em> <em>loro apostolato (1533-1933)<\/em>, Palermo 1933, p. 3; P. Cammarata<em>, Il castello e le campane. Storia, arte tradizioni a Salemi<\/em>, Palermo 1993; U. Di Cristina, A. Gaziano, R. Magri, <em>La dimora delle anime<\/em>. <em>I Cappuccini nel Val di Mazara e il Convento di Burgio (Agrigento)<\/em>, Palermo 2007, pp. 198-199.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3175\" class=\"footnote\">Si ringrazia per la collaborazione frate Andrea Barbera.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3175\" class=\"footnote\">Cfr. J. Hall, <em>Dizionario dei soggetti e dei simboli nell\u2019arte<\/em>, Milano 1989, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3175\" class=\"footnote\">M. Vitella, <em>I tessili nel Museo Diocesano di Palermo<\/em>, in <em>Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo. Dalla citt\u00e0 al museo dal museo alla citt\u00e0<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 1999, p. 125.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3175\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta,<em> Tesori d\u2019arte a Bisacquino<\/em>, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, Collana di studi diretta da M.C. Di Natale, n. 6, premessa di M.C. Di Natale, Caltanissetta 2008, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3175\" class=\"footnote\">Archivio Fotografico della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, Sez. Beni artistici e storici, foto inv. 45167. Si veda pure R.F. Margiotta,<em> Tesori d\u2019arte<\/em>\u2026, 2008, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3175\" class=\"footnote\">Significativi esempi di tale tipologia sono stati esposti in mostra a Castelfiorentino. Cfr. in proposito <em>Umili splendori. Suggestioni in carta e paglia dal Seicento all\u2019Ottocento<\/em>, catalogo della mostra (Castelfiorentino, Oratorio di San Carlo, 24 novembre 2012-13 gennaio 2013), a cura di S. Bertini e S. Nocentini, Firenze 2012.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3175\" class=\"footnote\">Cfr. M. Mosco, <em>scheda<\/em>, in <em>Curiosit\u00e0 di una reggia. Vicende della guardaroba di Palazzo Pitti<\/em>, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, gennaio-settembre 1979), a cura di C. Piacenti Aschengreen \u2013 S. Pinto, Firenze 1979, p. 63 e pi\u00f9 recentemente <em>Fantasia in convento. Tesori in carta e stucco dal Seicento all\u2019Ottocento<\/em>, catalogo della mostra (Firenze, Cenacolo di Fuligno, 1 novembre 2008 \u2013 6 gennaio 2009), a cura di E. Borsook &#8211; R.C. Proto Pisani &#8211; T. Pinette &#8211; N. Roskamp &#8211;\u00a0 B. Schleicher, Firenze 2008, pp. 36-37, che riporta completa bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione e il restauro di alcuni paliotti nell\u2019esperienza dell\u2019Opificio<\/em>, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, pp. 22-23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3175\" class=\"footnote\"><em>Dizionari terminologici. Suppellettile ecclesiastica I<\/em>, a cura di B. Montevecchi \u2013 S. Vasco Rocca, Firenze 1988, p. 210; C. Borromeo, <em>Instructiones Fabricae et Supellectilis Ecclesiasticae<\/em>, Milano 1577.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3175\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Il convento e la chiesa dei Cappuccini<\/em>, in <em>Il Museo Civico di Bisacquino<\/em>, in corso di pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_3175\" class=\"footnote\">Sul frate pittore si veda M.C. Di Natale, <em>Stato di conservazione della pittura alcamese<\/em>, in <em>Degrado e riuso<\/em>, atti del Convegno<em> <\/em>sulla tutela dei beni culturali di Alcamo in rapporto alla<em> <\/em>situazione siciliana (Alcamo, 17 giugno 1978), Alcamo 1980,<em> <\/em>pp. 215-232; <em>Fra Felice da Sambuca<\/em>, a cura di A. Mangiaracina,<em> <\/em>Palermo 1995, pp. 18, 98; T. Pugliatti, <em>Fra Felice da Sambuca: un pittore riscoperto<\/em>, in <em>Fra Felice<\/em>&#8230;, 1995, p. XI;<em> <\/em>Eadem, <em>Fra Felice da Sambuca pittore ritrovato<\/em>, in \u201cKal\u00f3s arte<em> <\/em>in Sicilia\u201d, a. 7, n. 5, settembre-ottobre 1995, pp. 12-17; T. Pugliatti, <em>Fra Felice da Sambuca a Corleone<\/em>, in <em>Il barocco e la regione corleonese<\/em>, atti della Giornata di studio (Chiusa Sclafani,<em> <\/em>5 ottobre 1997), a cura di A.G. Marchese, presentazione<em> <\/em>di M. Giuffre, Palermo 1999, pp. 131-137; R. Sinagra, <em>Felice da Sambuca<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, II, <em>Pittura<\/em>, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993. Per la bibliografia precedente sul pittore sambucese si veda il saggio di A.M. Schmidt, <em>Fra<\/em> <em>Felice da Sambuca<\/em>, in <em>Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina<\/em>, Palermo 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_3175\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Opere d\u2019arte francescane dall\u2019alto Belice corleonese alla Valle del Sosio<\/em>, in <em>Opere d\u2019arte<\/em>\u2026, 2013, p. 73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_3175\" class=\"footnote\">Nei depositi del Museo Diocesano di Monreale sono custoditi pure altri paliotti in fili di paglia provenienti dalla chiesa dei Padri Cappuccini di Monreale per i quali si rimanda a L. Sciortino, <em>Inediti d\u2019arte francescana al Museo Diocesano di Monreale<\/em>, in <em>Profezia nel presente. Presenza, esperienze e testimonianza artistica della vita religiosa nella Diocesi di Piazza Armerina e in Sicilia<\/em>, atti della giornata di studi (Piazza Armerina, Museo Diocesano, 28 maggio 2015), a cura di G. Ingaglio, in corso di stampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_3175\" class=\"footnote\">L\u2019opera \u00e8 citata nell\u2019elenco degli arredi sacri consegnati dal ricevitore del Demanio Carmelo Peri al sindaco di Bisacquino, cav. Giuseppe Bona Giambertone, il 10 dicembre 1869 (cfr. Archivio Prefettura di Palermo, F.E.C., 5B-10-8).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_3175\" class=\"footnote\"><em>Rassegna di frati artisti<\/em>\u2026, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo, custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_3175\" class=\"footnote\">P. Gandolfo da Polizzi Generosa, <em>Necrologio<\/em>\u2026, 1968, pp. 396, 757.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_3175\" class=\"footnote\"><em>Rassegna di frati artisti<\/em>\u2026, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65; P. Gandolfo da Polizzi Generosa, <em>Necrologio<\/em>\u2026, 1968, pp. 396, 757. Sulla chiesa di Castelvetrano si veda A. Curti Giardina, <em>La chiesa conventuale di Sant\u2019Anna dei PP. Cappuccini di Castelvetrano<\/em>, Castelvetrano 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_3175\" class=\"footnote\">P. Gandolfo da Polizzi Generosa, <em>Necrologio<\/em>\u2026, 1968, pp. 543, 868; P. Giacalone, <em>Marsala attraverso le chiese<\/em>, Marsala 1938, p. 4; B. De Marco, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_3175\" class=\"footnote\"><em>Rassegna di frati artisti<\/em>\u2026, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo, custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65. Si veda pi\u00f9 recentemente A. Curti Giardina, <em>La chiesa<\/em>\u2026, 2015, pp. 117-118, che ringrazio per la preziosa collaborazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_3175\" class=\"footnote\">Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, <em>Inventario della chiesa dei Cappuccini<\/em> e <em>Inventario degli oggetti mobili ed arredi sacri in consegna della rettoria della chiesa di S. Anna dei Padri Cappuccini di Castelvetrano<\/em>, sez. 5 \u2013 Conventi \u2013 carpetta 17 \u2013 Castelvetrano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_3175\" class=\"footnote\">A. Curti Giardina, <em>La chiesa<\/em>\u2026, 2015, p. 116, nota 288. A met\u00e0 circa del XX secolo il corpo di S. Lucio martire \u00e8 stato spostato in un altare laterale mentre sotto l\u2019altare maggiore \u00e8 stata posta l\u2019urna reliquiaria di S. Restituta martire (<em>ibidem<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_3175\" class=\"footnote\">Cfr. V. Palizzolo Gravina, <em>Il Blasone in Sicilia. Dizionario storico-araldico<\/em>, Palermo 1871-1875, p. 359.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_3175\" class=\"footnote\">L. Sciortino, Docere et probare. <em>Eucarestia e santit\u00e0 dopo il Concilio di Trento. Inediti d\u2019arte in mostra al Museo Diocesano di Monreale<\/em>, in Docere et probare. <em>Eucarestia e santit\u00e0 dopo il Concilio di Trento<\/em>, catalogo della mostra (Monreale &#8211; Museo Diocesano, Sala San Placido, 28 ottobre 2015 \u2013 29 maggio 2016), a cura di M.C. Di Natale, L. Sciortino e M. Vitella, Monreale 2015, pp. 14-15. Il paliotto di Castelvetrano veniva posto per celare l\u2019incavo sottostante l\u2019altare maggiore ove sono attualmente collocate le spoglie di Santa Restituta intercambiandolo a seconda delle festivit\u00e0 con altri esemplari pure di manifattura cappuccina (A. Curti Giardina, <em>La chiesa<\/em>\u2026, 2015, p. 117).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_3175\" class=\"footnote\">Cfr. S. Anselmo, <em>Arredi e suppellettili liturgiche in stile neoclassico nella Chiesa Madre di Petralia Sottana<\/em>, in <em>Arredare il sacro. Artisti, opere e committenti in Sicilia dal Medioevo al contemporaneo<\/em>, a cura di M.C. Di Natale \u2013 M. Vitella, Milano 2015, pp. 128-129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_3175\" class=\"footnote\">A. Varvaro Bruno, <em>Partanna cappuccina<\/em>, in \u201cSicilia serafica\u201d, n.s., anno III, n. 1, 1957.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_3175\" class=\"footnote\"><em>Rassegna di frati artisti<\/em>\u2026, dattiloscritto della fine degli anni Settanta del XX secolo custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. 5, carp. 65. Si veda pure P. Giacalone, <em>Marsala<\/em>\u2026, 1938, p. 4. Sull\u2019artista si veda anche P. Gandolfo da Polizzi Generosa, <em>Necrologio<\/em>\u2026, 1968, pp. 543, 868; B. De Marco, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_3175\" class=\"footnote\">C. Bruno, <em>Relazione sulla animosa citt\u00e0 di Corleone<\/em>, ms. del 1787; G. Millunzi, <em>Prospetto storico dell\u2019archidiocesi di Monreale<\/em>, in \u201cBollettino ecclesiastico della archidiocesi di Monreale\u201d, a. IV, n. 3, marzo 1911, p. 18; si veda<em> <\/em>anche P. Antonino da Castellammare, <em>Storia dei Frati Minori<\/em>\u2026, III, 1942, pp. 46-47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_3175\" class=\"footnote\"><em>I<\/em> <em>conventi cappuccini nell\u2019inchiesta del 1650<\/em>, a cura di M. D\u2019Alatri, XVII, Roma 1985, p. 381. Su Simone Sabatino si veda R.L. Foti, <em>Corleone antico e nobile. Storie di citt\u00e0 e memorie familiari (secoli XV-XVIII)<\/em>, Palermo 2008, p. 37 e <em>passim<\/em>; Eadem, <em>Tra regio demanio, politiche pubbliche e strategie private nella Sicilia moderna <\/em>e I. Fazio, <em>\u00abPer vitto di soi populi\u00bb. I riveli dei formenti e delle terre seminate durante la crisi del 1646-48<\/em>, in R.L. Foti- I. Fazio, G. Fiume \u2013 L. Scalisi, <em>Storie di un luogo. Quattro saggi su Corleone nel Seicento<\/em>, Palermo 2004, pp.<em> <\/em>34, 73-95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_3175\" class=\"footnote\">Per la chiesa corleonese cfr. R.F. Margiotta, <em>Opere d\u2019arte francescane<\/em>\u2026, in <em>Opere d\u2019arte<\/em>\u2026, 2013, p. 69.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_3175\" class=\"footnote\">C. Borromeo, <em>Instructiones<\/em>\u2026, 1577.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_3175\" class=\"footnote\">Ringrazio Gabriele Guadagna per le foto e la preziosa collaborazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_3175\" class=\"footnote\">P. Sorci, <em>Il simbolismo delle vesti liturgiche<\/em>, in <em>Omnia parata. Le vesti liturgiche tra passato, presente e futuro<\/em>, a cura di L. Palmeri, C. Piro, M. Vitella, Trapani 2006, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_3175\" class=\"footnote\">Si annotano pure altre due iscrizioni con inchiostro nero su carta ove si legge: \u201cRev. P. Onorato Guardiano dei Cappuccini Palermo\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_3175\" class=\"footnote\"><em>Schedario redatto da Padre Domenico Inghilleri<\/em>, dattiloscritto custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, p. 157. Il documento riporta pure il numero di catalogazione del manufatto: Sta: Mu. F. n. 135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_3175\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_3175\" class=\"footnote\">Tra le numerose opere d\u2019argento che riportano tale raffigurazione si ricordano, ad esempio, la pace di argentiere palermitano del 1775 della collezione Virga di Palermo (cfr. M.C. Di Natale, scheda II, 219, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, Museo Regionale Pepoli, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, p. 336; Eadem, <em>Un collezionista d\u2019altri tempi a Palermo: l\u2019ingegnere Antonio Virga<\/em>, in <em>Abitare l\u2019arte in Sicilia. Esperienze in et\u00e0 moderna e contemporanea<\/em>, a cura di M.C. Di Natale e P. Palazzotto, Palermo 2012, pp. 123-142) e la legatura di messale in velluto e argento del 1814, custodita presso il Museo Diocesano del Seminario di Caltanissetta, da riferire a maestranza messinese (G. Bongiovanni, scheda II, 259, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 357).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_3175\" class=\"footnote\">Tra i numerosi parati con la raffigurazione dell\u2019agnello mistico si ricorda il rivestimento di tronetto della met\u00e0 del XVIII secolo della Chiesa Madre Nuova di Gratteri (R.F. Margiotta, <em>I paramenti sacri<\/em>, e scheda II, 10, in S. Anselmo-R.F. Margiotta, <em>I Tesori delle Chiese di Gratteri<\/em>, introduzione di V. Abbate e premessa di M.C. Di Natale, Quaderni di Museologia e Storia del Collezionismo, Collana di studi diretta da M.C. Di Natale, n. 2, Caltanissetta 2005, pp. 61, 73) e un coevo paliotto del monastero benedettino di Palma di Montechiaro (M. Vitella, <em>Tradizione manuale e continuit\u00e0 iconografica. La collezione tessile del Monastero di Palma di Montechiaro<\/em>, in <em>Arte e spiritualit\u00e0 nella terra dei Tomasi di Lampedusa. Il monastero benedettino del Rosario di Palma di Montechiaro<\/em>, a cura di M.C. Di Natale e F. Messina Cicchetti, San Martino delle Scale 1999, pp. 187-188).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_3175\" class=\"footnote\"><em>Schedario<\/em>\u2026, dattiloscritto custodito presso l\u2019Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, p. 158. L\u2019Inghilleri riporta anche il nome di un frate orafo attivo nel 1913 finora non conosciuto: Giovanni Belfiore da Trapani (<em>ibidem<\/em>), probabilmente appartenente alla famiglia di argentieri documentata a Palermo tra il XVIII e il XIX secolo (cfr. S. Barraja, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad voces<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_3175\" class=\"footnote\">A. Precopi Lombardo, <em>Profili di argentieri e orafi trapanesi<\/em>, in <em>Argenti e ori trapanesi nel museo e nel territorio<\/em>,\u00a0 a cura di A. Precopi Lombardo e L. Novara, Trapani 2010, p. 108. Si veda anche Eadem, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_3175\" class=\"footnote\">Archivio Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Palermo, sez. IV, Persone, carp. 36.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_3175\" class=\"footnote\">A. Precopi Lombardo, <em>Profili di argentieri e orafi<\/em>\u2026, in <em>Argenti e ori trapanesi<\/em>\u2026, 2010, p. 108. Si veda anche Eadem, in <em>Arti decorative<\/em>\u2026, 2014, <em>ad vocem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_3175\" class=\"footnote\"><em>Constitutiones Ordinis Fratrum Minorum Cappuccinorum<\/em>, ed. anast. Roma 1980.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_3175\" class=\"footnote\">R.F. Margiotta, <em>Opere d\u2019arte francescane<\/em>\u2026, in <em>Opere d\u2019arte<\/em>\u2026, 2013, pp. 81-82. Si ringrazia Letizia Bilella per la gentile disponibilit\u00e0.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_3175\" class=\"footnote\">M.C. Di Natale, <em>I gioielli della Madonna di Trapani<\/em>, in <em>Ori e argenti<\/em>\u2026, 1989, p. 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_3175\" class=\"footnote\">E. De Castro,<em> Maniera internazionale e percorsi fiammingo-novelleschi nella pittura del XVII secolo a Burgio<\/em>, in <em>Museo della ceramica<\/em>. <em>Contributi di storia dell\u2019arte, archeologia ed antropologia culturale<\/em>, a cura di G. Costantino<em> <\/em>e B. Agr\u00f2, Palermo 2009, p. 40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_3175\" class=\"footnote\">M.C. Gallo, <em>Dalla seta alla paglia<\/em>, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_3175\" class=\"footnote\">Fra Luca Signorini, <em>Arte cappuccina via semplice al cuore del mistero<\/em>, in <em>I paliotti<\/em>\u2026, 2006, p. 64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_3175\" class=\"footnote\">G. Travagliato, <em>Le chiese di Mistretta\u2026 Quando l\u2019arte esprime la fede sullo scenario della storia\u2026 Santa Maria del Carmine<\/em>, in \u201cIl centro storico\u201d, agosto 1999, pp. 5 e 7, che riporta precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_3175\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_3175\" class=\"footnote\">Si veda <em>L\u2019oro dei poveri. La paglia nell\u2019arredo liturgico e nelle immagini devozionali dell\u2019Italia centrale fra il 1670 e il 1870<\/em>, catalogo della mostra allestita presso il Museo della paglia e dell\u2019intreccio \u201cDomenico Michelacci\u201d di Signa nel 2000, a cura di E. Borsook, R. Lunardi, G.G. Rossetti, B. Schleicher, Firenze 2000; <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002; <em>I paliotti<\/em>\u2026, 2006. Cfr. anche A. Frondoni, <em>L\u2019arredo sacro cappuccino<\/em>, in <em>Vita e cultura cappuccina. La chiesa della SS. Concezione a Genova (Padre Santo)<\/em>, Regione Liguria, Quaderno del Catalogo dei Beni Culturali, n. 1, Genova 1984, pp. 23-48; Cassiano da Langasco, <em>L\u2019Ornato, la grafica<\/em>, I libretti del Museo di Vita Cappuccina, n. 6, Genova 1990. Ringrazio fra Vittorio Casalino e Bettina Schindler per la preziosa collaborazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_3175\" class=\"footnote\"><em>I Paliotti<\/em>\u2026, 2006, pp. 48-49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 30; Cassiano da Langasco, <em>L\u2019ornato<\/em>\u2026, 1990, p. 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_3175\" class=\"footnote\">Cassiano da Langasco, <em>L\u2019ornato<\/em>\u2026, 1990, p. 11. Si veda anche S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, pp. 32-35. Si veda anche S. Conti, <em>La tecnica d\u2019esecuzione dei paliotti in paglia nell\u2019esperienza dell\u2019Opificio<\/em>, in \u201cOPD Restauro: Rivista dell\u2019Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze\u201d, n. 13, 2001, pp. 236-244.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_3175\" class=\"footnote\">S. Calza \u2013 S. Conti \u2013 R. Lunardi \u2013 L. Montalbano \u2013 M. Piccolo<em>, La tecnica di esecuzione<\/em>\u2026, in <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2002, p. 22. Sull\u2019argomento si veda pure il catalogo <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2000, pp. 174-175, 42-43, 74-75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_3175\" class=\"footnote\">Cassiano da Langasco, <em>L\u2019ornato<\/em>\u2026, 1990, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_3175\" class=\"footnote\">Cfr. <em>L\u2019oro dei poveri<\/em>\u2026, 2000, p. 17. Per il restauro si rimanda a G. Rossignoli, <em>Il restauro di un paliotto in paglia<\/em>, in \u00abOsservatorio dei Mestieri d\u2019arte<em>\u00bb<\/em>, n. 2, agosto 2006 (wwwosservatoriomestieridarte.it\/rivista), p. 3. Per le opere del museo cfr. R.C. Proto Pisani, <em>Il Museo d\u2019arte sacra a Greve in Chianti<\/em>, Firenze 2002. Si veda anche <em>Museo d\u2019arte sacra di San Francesco a Greve in Chianti. Guida alla visita del museo e alla scoperta del territorio<\/em>, a cura di C. Caneva, Firenze 2005, p. 48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_3175\" class=\"footnote\"><em>Paliotti di paglia. Arte e natura nella certosa di Calci<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.T. Lazzarini, Pontedera (PI) 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_3175\" class=\"footnote\">P.L. Ara, <em>Restaurati i paliotti dei frati<\/em>, in \u00abIl Tirreno\u00bb, 21 aprile 2009. Per una pi\u00f9 particolareggiata analisi delle tecniche di lavorazione della paglia da decoro si veda M.E. Tozzi Bellini e R. Lunardi, <em>La natura e la lavorazione della paglia per l\u2019arredo liturgico e gli accessori dell\u2019abbigliamento<\/em>, in <em>I paliotti<\/em>\u2026, 2006, pp. 51-54.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_3175\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>rosaliafrancesca.margiotta@unipa.it Paliotti d\u2019altare in fili di paglia delle chiese cappuccine della Sicilia occidentale DOI: 10.7431\/RIV17122018 I seguaci di San Francesco, coerentemente con la propria Regola, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3175\" title=\"Rosalia Francesca Margiotta\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3175"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3175"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3175\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3309,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3175\/revisions\/3309"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3175"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}