{"id":3173,"date":"2018-06-29T21:23:32","date_gmt":"2018-06-29T21:23:32","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3173"},"modified":"2018-12-29T20:22:29","modified_gmt":"2018-12-29T20:22:29","slug":"giovanni-boraccesi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3173","title":{"rendered":"Giovanni Boraccesi"},"content":{"rendered":"<p>g.boraccesi@libero.it<\/p>\n<h3>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Kampos, Loutr\u00e0 e Xinara<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV17112018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa nuova ricerca verte sugli argenti sacri dell\u2019isola greca di Tinos, da secoli sede di una comunit\u00e0 cattolica e di un vescovado latino con giurisdizione sulle limitrofe isole cicladiche di Naxos, Paros, Mykonos, Andros e, a ridosso della costa turca, di Chios e Samos. Si sofferma sullo specifico patrimonio custodito nelle chiese dei villaggi di Kampos, Loutr\u00e0 e Xinara e va ad aggiungersi alle altre finora pubblicate in maniera ormai quasi cadenzata per quest\u2019area dell\u2019Egeo<sup><a href=\"#footnote_0_3173\" id=\"identifier_0_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; Idem, A Levante di Palermo. Argenti con l&rsquo;aquila a volo alto nell&rsquo;isola greca di Tinos, in &laquo;OADI&raquo;, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi, in &laquo;OADI&raquo;, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Chatzir&agrave;dos, Koum&agrave;ros, Kr&ograve;kos e Steni, in &laquo;OADI&raquo;, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile, in &laquo;OADI&raquo;, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Agapi, Kerchros e Potamia, in &laquo;OADI&raquo;, n. 14,dicembre 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, T&alpha; &alpha;&rho;&gamma;&upsilon;&rho;\u03ac &tau;&omicron;&upsilon; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&eta;&sigmaf; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, in \u038c&rho;&mu;&omicron;&sigmaf; &omicron; &Gamma;&alpha;&lambda;&eta;&nu;\u03cc&tau;&alpha;&tau;&omicron;&sigmaf;. &Eta; &Epsilon;&nu;&omicron;&rho;\u03af&alpha; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&omega;&nu; &Kappa;&alpha;&theta;&omicron;&lambda;&iota;&kappa;\u03ce&nu; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, a cura di Marcos Foscolos, &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&sigmaf; 2016,&nbsp;pp. 321-332; Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Komi, Taramb&agrave;dos e Volax, in &laquo;OADI&raquo;, n. 15, giugno 2017 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progredire degli studi sul prezioso arredo fin qui investigato, pur con qualche dubbia attribuzione e in assenza di documenti, sta comunque facendo emergere dall\u2019oblio, oltre alla pi\u00f9 che scontata predominanza di suppellettili delle manifatture occidentali (Venezia, Roma, Genova, Palermo Messina, Napoli, Parigi), il sinora misconosciuto ruolo avuto dai maestri argentieri dell\u2019impero ottomano, in particolare delle maestranze attive a Smirne e a Istanbul, spesso influenzate dalla moda dell\u2019Europa occidentale. Si potr\u00e0 avere un quadro complessivo di questa articolata realt\u00e0 solo dopo un esame accurato delle argenterie raccolte in tutte le chiese cattoliche di Tinos e nel locale Museo del Vescovado, come pure dopo l\u2019auspicabile catalogazione della suppellettile riveniente dalle altre diocesi latine di Atene, Siros e Corf\u00f9, della quale sono gi\u00e0 noti gli argenti della cattedrale di San Giacomo<sup><a href=\"#footnote_1_3173\" id=\"identifier_1_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Le oreficerie della Cattedrale di San Giacomo di Corf&ugrave; tra Quattro e Seicento in &laquo;OADI&raquo;, n. 6, dicembre 2012, pp. 64-88 (http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\/; Idem, Le oreficerie della Cattedrale di Corf&ugrave; tra Sette e Ottocento in &laquo;OADI&raquo;, n. 7 giugno 2013, (http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\/).\">2<\/a><\/sup>. Pertinente alla diocesi di Atene \u00e8 l\u2019isola di Rodi, di cui pure si sono recentemente investigati gli arredi preziosi<sup><a href=\"#footnote_2_3173\" id=\"identifier_2_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Argenti della liturgia cattolica nella cattedrale di Rodi, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 879, novembre-dicembre 2013, pp. 440-450.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019odierna indagine muove dalla chiesa della Santissima Trinit\u00e0 di Kampos che custodisce il reperto pi\u00f9 antico della collezione: un raffinato <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Argentiere napoletano (?), &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, primi decenni del XVII secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor01.jpg\">Fig. 1<\/a>) in argento e rame dorato, eseguito a sbalzo a fusione e a cesello. Se la base e il nodo ovaliforme sono decorati da un repertorio di volute, palmette e foglie di sapore tardorinascimentale, il sottocoppa \u00e8 interessato da baccelli mentre un motivo a tralci trifogliati corre sul bordo superiore. Sul reperto \u00e8 incisa un\u2019iscrizione a caratteri maiuscoli aggiunta in un secondo momento: ANTONIO MACRIPODHARI SAC(ERDO)TE 1737. A tal riguardo, padre Marco Foscolo che ringrazio mi comunica che questo cognome non \u00e8 originario di Tinos bens\u00ec dell\u2019isola di Chios, vicinissima alla Turchia, da dove il reperto potrebbe essere stato prelevato dallo stesso sacerdote che qui venne a officiare per un breve periodo. Pu\u00f2 essere utile aggiungere che Leone Macripodari fu vicario apostolico della diocesi di Smirne dal 1659 al 1689. Non si conosce l\u2019identit\u00e0 dell\u2019argentiere che realizz\u00f2 il sacro vaso in esame, tuttavia esso \u00e8 cronologicamente databile ai primi decenni del XVII secolo e con probabilit\u00e0 riferibile a un maestro napoletano. Sul piano tipologico, infatti, \u00e8 affine a molti altri esemplari licenziati tra Cinque-Seicento, come quelli rinvenuti nella diocesi di Tursi-Lagonegro<sup><a href=\"#footnote_3_3173\" id=\"identifier_3_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Argenteria in Basilicata. Il Tardogotico e il Rinascimento nella Diocesi di Lagonegro-Tursi, Foggia 2017, pp. 38, 42-43.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano stilistico e morfologico, il successivo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 2. Argentiere palermitano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1750-1760 circa. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor02.jpg\">Fig. 2<\/a>) \u00e8 anch\u2019esso un prodotto di manifattura italiana, la cui cronologia andrebbe fissata fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Settecento. Di spiccato gusto rococ\u00f2, ha il piede mistilineo e gradinato adornato da un\u2019esuberante e traboccante motivo naturalistico dal quale fuoriescono teste di angeli alati. Questo stesso repertorio connota pure il movimentato fusto con nodo a balaustro e ancor pi\u00f9 l\u2019arioso sottocoppa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un confronto preciso, tanto da assegnarlo alla medesima mano, si pu\u00f2 stabilire con il calice della chiesa di San Nicola a Steni, in precedenza proposto come opera di un argentiere veneziano<sup><a href=\"#footnote_4_3173\" id=\"identifier_4_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Chatzir&agrave;dos, Koum&agrave;ros, Kr&ograve;kos e Steni, in &laquo;OADI&raquo;, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">5<\/a><\/sup> e oggi, invece, di un maestro palermitano considerate le affinit\u00e0 con il calice (1751) della chiesa dell\u2019Assunta a Palermo<sup><a href=\"#footnote_5_3173\" id=\"identifier_5_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. Grasso- M. Concetta Gulisano (a cura di), Argenti e Cultura Rococ&ograve; nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789, Palermo 2008, pp. 181-182.\">6<\/a><\/sup>. A conferma del secolare legame commerciale e culturale tra le isole dell\u2019Egeo e la Sicilia, mi preme far notare che altri significativi argenti messinesi e palermitani si sono rinvenuti nella cattedrale di Naxos, nell\u2019Episcopio di Tinos e nella chiesa di Kalloni<sup><a href=\"#footnote_6_3173\" id=\"identifier_6_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Rapporti tra la Grecia e l&rsquo;Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos, in &laquo;Arte Cristiana&raquo;, n. 863, marzo-aprile 2011, p. 133; Idem, A Levante di Palermo. Argenti con l&rsquo;aquila a volo alto nell&rsquo;isola greca di Tinos, in &laquo;OADI&raquo;, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi, in &laquo;OADI&raquo;, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia e Tinos, come si sa, \u00e8 un binomio vincente per la storia e la cultura di quest\u2019isola greca, con esiti positivi anche nella commissione di argenterie sacre. La tipologia della <em>Croce<\/em> <em>astile<\/em> (<a title=\"Fig. 3. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, fine del XVIII - inizio del XIX secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor03.jpg\">Fig .3<\/a>) che mi accingo ad analizzare \u2013 come di altre rinvenute nelle chiese di Corf\u00f9, di Naxos e di Tinos \u2013 risente dei modelli aulici confezionati in laguna in et\u00e0 medievale e rinascimentale. Databile tra il XVIII e il XIX secolo, andrebbe probabilmente assegnata non a un argentiere veneziano ma a un artefice di Smirne o di Costantinopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fondo decorato da sinuosi racemi su entrambi i lati, presenta al centro il Crocifisso, in alto San Giovanni evangelista, a sinistra la Vergine, a destra San Giovanni Evangelista, in basso la Maddalena. Nel <em>verso<\/em>, l\u2019effige dell\u2019Immacolata campeggia in posizione centrale, in alto il Padre Eterno, a sinistra San Marco, a destra San Matteo; in basso San Luca. All\u2019incrocio dei bracci si espande una raggiera in bronzo dorato mentre decori vegetali a giorno ne impreziosiscono il contorno. Il nodo, dal profilo movimentato, presenta baccelli e motivi vegetali. Nel tempo la croce deve aver subito una manomissione, poich\u00e9 in maniera inconcepibile la lamina con l\u2019evangelista Giovanni ha sostituito, nel <em>recto<\/em>, quella col Padre Eterno mentre il cartiglio INRI appare sotto i piedi del Crocifisso, di poco sovrastante la figura della Maddalena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo giro di anni, o forse entro il primo quarto del XIX secolo, dovrebbe collocarsi un ennesimo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 4. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor04.jpg\">Fig. 4<\/a>), la cui gonfia base \u00e8 decorata minuziosamente da foglie d\u2019acanto e festoni floreali; il collo, invece, da sinuose nervature con le estremit\u00e0 uncinate. Semplice \u00e8 il fusto con nodo piriforme. Il sottocoppa presenta quattro cartelle con cherubini alternate a rami di giglio; il bordo ha un profilo movimentato decorato da volute contrapposte e da palmette. Da quanto si pu\u00f2 arguire, sul piano tipologico e stilistico l\u2019opera andrebbe restituita a un laboratorio dell\u2019impero ottomano, ancora una volta di Smirne o di Costantinopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa temperie culturale partecipa anche una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 5. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor05.jpg\">Fig. 5<\/a>), il cui corpo inferiore, sul piano stilistico, non si discosta dal calice appena descritto, tanto da indurmi ad assegnarlo allo stesso argentiere. La superficie della base \u00e8 decorata da un repertorio essenzialmente naturalistico con cartelle, palmette e tralci vegetali. Privo di decori \u00e8 il fusto con nodo piriforme. Elegante \u00e8 la coppa, come di consueto provvista di un sottocoppa qui lavorato a traforo con elementi foliacei dorati. Il coperchio, baccellato e con ulteriori elementi vegetali, \u00e8 munito di crocetta apicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a un argentiere dell\u2019impero ottomano va assegnata questa <em>Navicella<\/em> (<a title=\"Fig. 6. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Navicella&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor06.jpg\">Fig. 6<\/a>) che si fa notare per l\u2019estrema semplicit\u00e0 e mancanza di decori. Sul coperchio \u00e8 incisa la scritta <em>SS. T. \u00c3<\/em>, acronimo della Santissima Trinit\u00e0, chiaramente con riferimento al titolo della chiesa. La sua datazione non dovr\u00e0 superare il primo quarto dell\u2019Ottocento. Rifacendosi a prodotti d\u2019ispirazione veneziana, analogie si possono instaurare tra l\u2019esemplare in argomento e le note navicelle delle parrocchie di Kechros, Potamia e San Nicola di Tinos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accompagna la menzionata navicella, il presente <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 7. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor07.jpg\">Fig. 7<\/a>), i cui decori fitomorfi, sono in piena sintonia con il gusto neoclassico. Sulla base gradinata sono incisi festoni floreali penduli e corolle di foglie appuntite; lo stesso repertorio, ma in modo pi\u00f9 ricco, torna a decorare il braciere e la cupola traforata di gusto orientaleggiante. Sul bordo superiore del braciere sono saldate tre teste di angeli che trattengono le catene di sospensione. Un simile reperto \u00e8 stato rinvenuto nella chiesa di San Nicola a Steni<sup><a href=\"#footnote_7_3173\" id=\"identifier_7_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2015.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Roma, invece, proviene questa <em>Patena<\/em> (<a title=\"Fig. 8. Angelo Raduini, &lt;i&gt;Patena&lt;\/i&gt;, 1815-1825 circa. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor08.jpg\">Fig. 8<\/a>) come attesta il punzone dello Stato Pontificio qui accompagnato da quello dell\u2019argentiere Angelo Raduini (Roma 1748-1825), una losanga contenente la sigla A106R<sup><a href=\"#footnote_8_3173\" id=\"identifier_8_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bulgari Calissoni, Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987, p. 359.\">9<\/a><\/sup>. Di tale bollo si hanno notizie dal 1815, ragion per cui il manufatto \u2013 che in principio doveva far coppia con un calice, a noi non pervenuto \u2013 andr\u00e0 indiscutibilmente datato tra il 1815 e il 1825.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerazioni analoghe vanno fatte per il seguente <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 9. Filippo Della Miglia, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, &lt;i&gt;post&lt;\/i&gt; 1828. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor09.jpg\">Fig. 9<\/a>), di linea molto sobria e con decori di natura vegetale, realizzato a Roma dall\u2019argentiere Filippo Della Miglia (1795-1856), come certifica il bollo camerale dello Stato Pontificio e quello personale del maestro con le iniziali F60D inscritte in una losanga. Della Miglia, cui appartengono gli argenti conservati in Santa Maria in Campitelli e in Sant\u2019Eligio degli Orefici<sup><a href=\"#footnote_9_3173\" id=\"identifier_9_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.M. Pedrocchi, Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010, pp. 145-146.\">10<\/a><\/sup>, fu attivo dal 1828, anno del conseguimento della patente, al 1856<sup><a href=\"#footnote_10_3173\" id=\"identifier_10_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Bulgari Calissoni, Maestri argentieri&hellip;, 1987, p. 179.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prossimo <em>Ostensorio <\/em>(<a title=\"Fig. 10. Argentiere francese, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, post 1838. Kampos, Chiesa della Santissima Trinit\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor10.jpg\">Fig. 10<\/a>) fu lavorato in Francia; lo certifica il punzone con la testa di Minerva, in uso dal 9 maggio 1838 fino al 1919, e quello dell\u2019argentiere purtroppo incompleto: un rettangolo con gli angoli smussati suddiviso da sbarre decussate con due stelle in alto e in basso e le lettere (?) e T. Su quattro piedini a voluta poggia la base rettangolare, da cui si erge l\u2019elaborato fusto con decori fogliacei e grappoli d\u2019uva. La raggiera, sovrastata da crocetta, presenta nel mezzo la teca circolare contornata da nuvole da quattro angeli; in basso, un fascio di spighe di grano. Appartiene a una tipologia di ostensorio che ebbe larga fortuna in Francia e da qui poi esportata in varie parti d\u2019Europa e della stessa Grecia: nell\u2019isola di Tinos, per esempio, si vedano gli esemplari di Komi<sup><a href=\"#footnote_11_3173\" id=\"identifier_11_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti&hellip;, 2017.\">12<\/a><\/sup> e di Loutr\u00e0 (vedi oltre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi tutti gli argenti della chiesa del Sacro Cuore di Loutr\u00e0, dal 1862 affidata alle cure delle suore Orsoline che dalla Francia s\u2019insediarono nell\u2019attiguo monastero, sono di produzione parigina come attestano i marchi statali e quelli degli artefici; sul piano stilistico, perci\u00f2, sono manufatti improntati al gusto neoclassico e revivalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste caratteristiche risponde una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 11. Argentiere francese, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, 1798-1809 circa. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor11.jpg\">Fig. 11<\/a>), il pi\u00f9 antico fra i reperti francesi recuperati a Loutr\u00e0. Se la coppa \u00e8 esente da qualsiasi ornamentazione, sulla base e il fusto, a fusione in bronzo argentato, si sviluppano delicati motivi foliacei e floreali a incisione, ripresi sul coperchio, sormontato da crocetta. Sulla pisside sono impressi due punzoni, entrambi validi dal 19 giugno 1798 al 31 agosto 1809: quello con la testa di un vecchio vista frontalmente affiancata dal numero 85, e quello di forma ottagonale che sebbene illeggibile dovrebbe rappresentare un gallo<sup><a href=\"#footnote_12_3173\" id=\"identifier_12_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Aminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, Dictionnaire des poin&ccedil;ons de frabricants d&rsquo;ouvrages d&rsquo;or et d&rsquo;argent de Paris et de la Seine, t. I, 1798-1838, Paris 1991, p. 25.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nell\u2019ambito della produzione francese si deve inscrivere il successivo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 12. Argentiere francese, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, 1809-1819 circa. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor12.jpg\">Fig. 12<\/a>), sul quale ho rilevato sia il punzone con la testa di Minerva rivolta verso destra, sia quello del gallo attaccante che sappiamo in uso dal 1 settembre 1809 al 15 agosto 1819<sup><a href=\"#footnote_13_3173\" id=\"identifier_13_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,&nbsp;Dictionnaire des poin&ccedil;ons&hellip;, 1994.\">14<\/a><\/sup>. La base circolare e gradinata \u00e8 interessata da una decorazione di foglie lanceolate intervallate da steli floreali; questo motivo si ritrova, pur con minime varianti, sul nodo del fusto, a sua volta contenuto entro due collarini. Pi\u00f9 ricco \u00e8 l\u2019ornato del sottocoppa, eseguito a traforo, la cui superficie \u00e8 scompartita da oblunghe palmette delimitanti grappoli d\u2019uva e spighe di grano, chiari simboli eucaristici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal laboratorio dei Fratelli Favier, attivi a Lione dal 1820, furono licenziati dopo il 1838 un ostensorio e un calice, come attesta il punzone con le lettere F\u263cF intervallate dal sole, impresso accanto al consueto marchio con la testa di Minerva. Di questa rinomata fabbrica si sono finora recuperati in Grecia il calice della chiesa della Nativit\u00e0 di Maria a Volax e la pisside della cattedrale di Corf\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 13. Fratelli Favier, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, post 1838. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor13.jpg\">Fig. 13<\/a>), di comune tipologia per tutto il corso dell\u2019Ottocento, si sviluppa su base quadrangolare fittamente decorata e sostenuta agli spigoli da quattro volute; qui \u00e8 fissata una piastrina in bronzo con l\u2019agnello accovacciato sul libro dei sette sigilli. Il fusto ha un nodo a balaustro ove posano due teste di angeli; la parte sommitale \u00e8 ornata da grappoli d\u2019uva e spighe di grano. L\u2019ampia raggiera, costituita da raggi di varia lunghezza e sormontata da una piccola croce, presenta una teca circolare, a sua volta perimetrata da perline e da nuvole popolate da cherubini. Simili esemplari si sono rinvenuti nelle chiese cattoliche di Tinos: ad Agapi, Kechros e Komi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019altro <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 14. Fratelli Favier, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1838. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor14.jpg\">Fig. 14<\/a>) rientra in una fortunata tipologia adottata dai laboratori d\u2019oltralpe come pure gli elementi decorativi, di solito connotati da un variegato repertorio naturalistico e dagli immancabili simboli eucaristici del grano e dell\u2019uva, inframmezzati a teste di santi o di angeli. Il nostro manufatto mostra i quattro evangelisti emergenti dalla superficie della base mistilinea mentre nel sottocoppa fanno capolino altrettanti cherubini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un certo interesse documentario riguardante la non ancora ben definita attivit\u00e0 degli argentieri operanti durante il dominio dell\u2019impero ottomano, in particolare di quelli a servizio delle comunit\u00e0 cristiane di Smirne e di Istanbul e ancor pi\u00f9 della Grecia orientale, riveste il successivo <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 15. P. Tassi, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor15.jpg\">Fig. 15<\/a>). Reca il punzone P. TASSI, chiaramente il nome dell\u2019autore, gi\u00e0 da me rilevato su un riccio di pastorale a suo tempo applicato, con altri elementi in argento ugualmente rimossi, sulla tela di <em>San Nicola di Bari<\/em> (1738) dell\u2019omonima chiesa del capoluogo Tinos e che per disattenzione omisi di riportare in un precedente contributo, evidenziando, al contrario, solo quelli con il punzone MC<sup><a href=\"#footnote_14_3173\" id=\"identifier_14_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Boraccesi, Una sinfonia di argenti nell&rsquo;isola di Tinos: la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile, in &laquo;OADI&raquo;, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); le foto di tale rivestimento sono state pubblicate in G. Boraccesi, T&alpha; &alpha;&rho;&gamma;&upsilon;&rho;\u03ac &tau;&omicron;&upsilon; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&eta;&sigmaf; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, in \u038c&rho;&mu;&omicron;&sigmaf; &omicron; &Gamma;&alpha;&lambda;&eta;&nu;\u03cc&tau;&alpha;&tau;&omicron;&sigmaf;. &Eta; &Epsilon;&nu;&omicron;&rho;\u03af&alpha; &Alpha;&gamma;\u03af&omicron;&upsilon; &Nu;&iota;&kappa;&omicron;&lambda;\u03ac&omicron;&upsilon; &tau;&omega;&nu; &Kappa;&alpha;&theta;&omicron;&lambda;&iota;&kappa;\u03ce&nu; &Chi;\u03ce&rho;&alpha;&sigmaf; &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&upsilon;, a cura di Marcos Foscolos, &Tau;\u03ae&nu;&omicron;&sigmaf; 2016, pp. 321-332.\">15<\/a><\/sup>. Future scoperte, ce lo auguriamo, potranno far luce sull\u2019attivit\u00e0 di quest\u2019argentiere e accrescerne cos\u00ec il finora esiguo numero di reperti, cui, nel frattempo, andr\u00e0 aggiunta una <em>Caffettiera<\/em> (<a title=\"Fig.16. P. Tassi, &lt;i&gt;Caffettiera&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Milano, mercato antiquario.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor16.jpg\">Fig. 16<\/a>) in argento sbalzato, fuso e cesellato di recente comparsa sul mercato antiquario<sup><a href=\"#footnote_15_3173\" id=\"identifier_15_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"www.cambiaste.com\/it\/cambi-aste.asp; asta 295 del 28-3-2017.\">16<\/a><\/sup>; gi\u00e0 datata al XVIII secolo e non si sa come associata alla citt\u00e0 di Smirne, \u00e8 un oggetto genuinamente neoclassico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calice di Loutr\u00e0, anch\u2019esso dei primi decenni del XIX secolo, presenta una base circolare con decorazioni a foglie e fiori intervallate ai mezzibusti di San Giuseppe, della Vergine e di Ges\u00f9; elementi vegetali decorano anche il collo del piede, su cui insiste il nodo piriforme. Alle decorazioni naturalistiche non si sottrae il sottocoppa che in pi\u00f9 si arricchisce di ovali contenenti le raffigurazioni della Croce, di Ges\u00f9 e della Vergine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019abilit\u00e0 di un ennesimo maestro d\u2019oltralpe, forse il parigino Bonaventure Maisonhaute<sup><a href=\"#footnote_16_3173\" id=\"identifier_16_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,&nbsp;Dictionnaire des poin&ccedil;ons&hellip;, 1991, p. 89.\">17<\/a><\/sup>, va restituita una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 17. Bonaventure Maisonhaute (?), &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1838. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor17.jpg\">Fig. 17<\/a>), realizzata dopo il 1838 come certifica il punzone con la testa di Minerva; il marchio dell\u2019argentiere \u00e8 in parte consunto. Si contraddistingue per una scarsit\u00e0 di elementi decorativi, solo fogliette lanceolate e la crocetta apicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due successivi reperti, ovverosia un <em>Calice<\/em> (<a title=\"Fig. 18. Argentiere parigino, &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, post 1838. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor18.jpg\">Fig. 18<\/a>) e una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 19. Argentiere parigino, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, post 1838. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor19.jpg\">Fig .19<\/a>) sono anch\u2019essi di manifattura parigina e mostrano una ricchezza di ornati di gusto neogotico, per di pi\u00f9 impreziositi da pietre semipreziose e cristalli colorati. Tipologie e decori questi ultimi, ampiamente adottati dai laboratori della capitale francese nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, tra il sesto e nono decennio, si colloca un\u2019ennesima <em>Pisside <\/em>(<a title=\"Fig. 20. Placide Poussielgue Rusand, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, 1860-1890 circa. Loutr\u00e0, Chiesa del Sacro Cuore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor20.jpg\">Fig. 20<\/a>), contraddistinta da elementi decorativi assai ricorrenti sulle suppellettili di produzione francese. Oltre al consueto punzone con la testa di Minerva, come detto in uso dal 9 maggio 1838 fino al 1919, qui \u00e8 impressa una losanga includente le lettere PP\/R, il marchio dell\u2019argentiere Placide Poussielgue Rusand (1847-1891)<sup><a href=\"#footnote_17_3173\" id=\"identifier_17_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,&nbsp;Dictionnaire des poin&ccedil;ons&hellip;, 1994.\">18<\/a><\/sup>. Di lui si sono finora individuati altri oggetti sacri nella diocesi in esame: nella cattedrale di Naxos, nella chiesa della Trasfigurazione a Karkados e nella chiesa di San\u2019Agapito ad Agapi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel villaggio di Xinara, ai piedi del monte Exobourgo, sorge la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Qui pure hanno sede sia l\u2019importante Archivio Diocesano sia il Museo del Vescovado, la cui ricca collezione di argenti sar\u00e0 oggetto di un futuro contributo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra l\u2019argenteria qui rinvenuta, ragguardevole \u00e8 una <em>Lampada pensile<\/em> (<a title=\"Fig. 21. Argentiere veneziano ZP, &lt;i&gt;Lampada pensile&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor21.jpg\">Fig. 21<\/a>) a triplice sospensione. Di forma mistilinea e col corpo centrale espanso, presenta un\u2019elaborata decorazione a motivi naturalistici e teste di angioletti a fusione negli attacchi delle catenelle. L\u2019individuazione del punzone con il leone di San Marco ci autorizza ad assegnare l\u2019opera a un laboratorio di Venezia; esso \u00e8 affiancato dal marchio del maestro, monogrammato ZP, al momento documentato dal 1758 al 1780<sup><a href=\"#footnote_18_3173\" id=\"identifier_18_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pazzi, I punzoni dell&rsquo;argenteria veneta, Pola 1992, p. 149 numero 473.\">19<\/a><\/sup>. Si tratta di una suppellettile assai diffusa nei domini della Serenissima e, per quel che ci riguarda, anche nei luoghi di culto della stessa isola, la cui morfologia fu spesso replicata dagli argentieri operanti nei territori assoggettati all\u2019impero ottomano. Affinit\u00e0 stilistiche, ad esempio, si ravvisano con la lampada pensile della chiesa di Santa Maria Nascente a Pieve di Cadore<sup><a href=\"#footnote_19_3173\" id=\"identifier_19_3173\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Cusinato, Santa Maria Nascente a Pieve di Cadore, Cinisello Balsamo 2000, p. 108.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene realizzato in metallo dorato, il <em>Reliquiario a ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 22. Argentiere romano, &lt;i&gt;Reliquiario a ostensorio&lt;\/i&gt;, seconda met\u00e0 del XVIII secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor22.jpg\">Fig. 22<\/a>) che ora presento \u00e8 con tutta probabilit\u00e0 assegnabile a un argentiere romano del terzo quarto del XVIII secolo. Il gusto rococ\u00f2 si ravvisa non solo nelle forme astruse e sinuose dei contorni ma anche nei fitti decori di natura vegetale. L\u2019arrivo da Roma di tale manufatto, non l\u2019unico per Tinos, si giustifica per essere quest\u2019isola, comedetto, la sede episcopale dell\u2019omonima diocesi, dunque soggetta a continui contatti istituzionali con la curia papale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo giro di anni se non proprio al tardo Settecento andrebbe collocata una <em>Croce astile<\/em> (<a title=\"Fig. 23. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, fine del XVIII secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor23.jpg\">Fig. 23<\/a>), forse licenziata da un argentiere di Smirne o di Istanbul che si lasci\u00f2 affascinare dalle tipologie e dai decori in uso a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un oggetto di lavorazione assai accurata, ove predominano elementi decorativi tipici di questa stagione artistica. Nel <em>recto<\/em>, al centro, \u00e8 posto il Crocifisso a fusione, dal cui capo si espande un\u2019ampia raggiera. Le terminazioni presentano dei motivi vegetali sbalzati su fondo a rete. Il perimetro della croce e il punto di intersezione dei due bracci sono ravvivati, nonostante alcune perdite, dall\u2019inserimento di elementi naturalistici in bronzo dorato. Nel <em>verso<\/em> \u00e8 inchiodata una lamina con la raffigurazione della Madonna con il Bambino. Esuberanti motivi naturalistici e baccelli ricoprono l\u2019intera superficie del nodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019esposizione eucaristica qui pure pervenne un quasi coevo <em>Ostensorio<\/em> (<a title=\"Fig. 24. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Ostensorio&lt;\/i&gt;, fine del XVIII secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor24.jpg\">Fig. 24<\/a>), che si sviluppa su base circolare brulicante di motivi vegetali sbalzati e cesellati su fondo ruvido. Nel nodo del fusto si ritrovano i motivi ora descritti e testine di cherubini dorati. Ampia \u00e8 la raggiera, in argento e argento dorato, con la teca circondata da nuvole e da coppie di cherubini; in alto trionfa la croce. L\u2019oggetto, di una qualche eleganza e di evidente riferimento agli ostensori realizzati in laguna in et\u00e0 barocca, andrebbe inscritto alla produzione ottomana della fine del XVIII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi dei reperti di Xinara continua con un <em>Turibolo<\/em> (<a title=\"Fig. 25. Argentieri dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Turibolo&lt;\/i&gt;, fine del XVIII secolo e primo quarto del XIX secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor25.jpg\">Fig. 25<\/a>), con tutta probabilit\u00e0 frutto dell\u2019assemblaggio di due pezzi disomogenei ascrivibili ad altrettante botteghe ottomane. Il piede circolare, leggermente ammaccato e databile al primo Ottocento, \u00e8 ingentilito da una fascia di foglie d\u2019acanto. Il corpo del braciere presenta una decorazione a baccelli mentre il coperchio traforato \u00e8 decorato da cartigli e volute di gusto rococ\u00f2. Tre piccoli cilindri, disposti in maniera equidistante sul bordo inferiore del coperchio, servono ad agganciare le catenelle di sospensione al sovrastante cupolino, anch\u2019esso decorato da baccelli e fili di perline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo argento \u00e8 una <em>Pisside<\/em> (<a title=\"Fig. 26. Argentiere dell\u2019impero ottomano, &lt;i&gt;Pisside&lt;\/i&gt;, primo quarto del XIX secolo. Xinara, Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/bor26.jpg\">Fig. 26<\/a>) sul cui piede circolare gira una decorazione a sbalzo con losanghe intervallate da fiori su fondo ruvido, che contrasta col fusto a fusione, di estrema sobriet\u00e0. Pi\u00f9 ricca \u00e8 la decorazione della coppa, in argento dorato, con palmette alternate a steli foliacei; il coperchio presenta una fascia di grossi baccelli e di foglie alla base della crocetta apicale. Anche questo reperto, del primo Ottocento, va assegnato a un laboratorio attivo a Smirne o a Istanbul.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_3173\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 863, marzo-aprile 2011, pp. 131-144; <em>Idem<\/em>, <em>A Levante di Palermo. Argenti con l\u2019aquila a volo alto nell\u2019isola greca di Tinos<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos:<\/em> <em>la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Agapi, Kerchros e Potamia<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 14,dicembre 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>T\u03b1 \u03b1\u03c1\u03b3\u03c5\u03c1\u03ac \u03c4\u03bf\u03c5 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03b7\u03c2 \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, in <em>\u038c\u03c1\u03bc\u03bf\u03c2 \u03bf \u0393\u03b1\u03bb\u03b7\u03bd\u03cc\u03c4\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2. \u0397 \u0395\u03bd\u03bf\u03c1\u03af\u03b1 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03c9\u03bd \u039a\u03b1\u03b8\u03bf\u03bb\u03b9\u03ba\u03ce\u03bd \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, a cura di Marcos Foscolos, \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c2 2016,\u00a0pp. 321-332; Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Komi, Taramb\u00e0dos e Volax<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 15, giugno 2017 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_3173\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Le oreficerie della Cattedrale di San Giacomo di Corf\u00f9 tra Quattro e Seicento <\/em>in \u00abOADI\u00bb, n. 6, dicembre 2012, pp. 64-88 (http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\/; Idem, <em>Le oreficerie della Cattedrale di Corf\u00f9 tra Sette e Ottocento <\/em>in \u00abOADI\u00bb, n. 7 giugno 2013, (http:\/\/www.unipa.it\/oadi\/rivista\/).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_3173\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Argenti della liturgia cattolica nella cattedrale di Rodi<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 879, novembre-dicembre 2013, pp. 440-450.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_3173\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Argenteria in Basilicata. Il Tardogotico e il Rinascimento nella Diocesi di Lagonegro-Tursi<\/em>, Foggia 2017, pp. 38, 42-43.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_3173\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Chatzir\u00e0dos, Koum\u00e0ros, Kr\u00f2kos e Steni<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 12, dicembre 2015 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_3173\" class=\"footnote\">S. Grasso- M. Concetta Gulisano (a cura di), <em>Argenti e Cultura Rococ\u00f2 nella Sicilia Centro-Occidentale 1735-1789<\/em>, Palermo 2008, pp. 181-182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_3173\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Rapporti tra la Grecia e l\u2019Occidente europeo negli argenti della Cattedrale di Naxos<\/em>, in \u00abArte Cristiana\u00bb, n. 863, marzo-aprile 2011, p. 133; Idem, <em>A Levante di Palermo. Argenti con l\u2019aquila a volo alto nell\u2019isola greca di Tinos<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 4, dicembre 2011, pp. 60-67 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); Idem, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Aetofolia, Kalloni, Karkados, Smardakito e Vrissi<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 10, 2014 (www.unipa.it\/oadi\/rivista).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_3173\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2015.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_3173\" class=\"footnote\">A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987, p. 359.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_3173\" class=\"footnote\">A.M. Pedrocchi, <em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010, pp. 145-146.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_3173\" class=\"footnote\">A. Bulgari Calissoni, <em>Maestri argentieri<\/em>&#8230;, 1987, p. 179.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_3173\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti<\/em>&#8230;, 2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_3173\" class=\"footnote\">C. Aminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff, <em>Dictionnaire des poin\u00e7ons de frabricants d\u2019ouvrages d\u2019or et d\u2019argent de Paris et de la Seine<\/em>, t. I, 1798-1838, Paris 1991, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_3173\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,\u00a0<em>Dictionnaire des poin\u00e7ons<\/em><em>\u2026, <\/em>1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_3173\" class=\"footnote\">G. Boraccesi, <em>Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos:<\/em> <em>la chiesa di San Nicola di Bari a Chora e il Palazzo Vescovile<\/em>, in \u00abOADI\u00bb, n. 13, giugno 2016 (www.unipa.it\/oadi\/rivista); le foto di tale rivestimento sono state pubblicate in G. Boraccesi, <em>T\u03b1 \u03b1\u03c1\u03b3\u03c5\u03c1\u03ac \u03c4\u03bf\u03c5 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03b7\u03c2 \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, in <em>\u038c\u03c1\u03bc\u03bf\u03c2 \u03bf \u0393\u03b1\u03bb\u03b7\u03bd\u03cc\u03c4\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2. \u0397 \u0395\u03bd\u03bf\u03c1\u03af\u03b1 \u0391\u03b3\u03af\u03bf\u03c5 \u039d\u03b9\u03ba\u03bf\u03bb\u03ac\u03bf\u03c5 \u03c4\u03c9\u03bd \u039a\u03b1\u03b8\u03bf\u03bb\u03b9\u03ba\u03ce\u03bd \u03a7\u03ce\u03c1\u03b1\u03c2 \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c5<\/em>, a cura di Marcos Foscolos, \u03a4\u03ae\u03bd\u03bf\u03c2 2016, pp. 321-332.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_3173\" class=\"footnote\">www.cambiaste.com\/it\/cambi-aste.asp; asta 295 del 28-3-2017.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_3173\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,\u00a0<em>Dictionnaire des poin\u00e7ons<\/em><em>\u2026, <\/em>1991, p. 89.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_3173\" class=\"footnote\">C. Arminjon-J. Beaupuis-M. Bilimoff,\u00a0<em>Dictionnaire des poin\u00e7ons\u2026, <\/em>1994.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_3173\" class=\"footnote\">P. Pazzi, <em>I punzoni dell\u2019argenteria veneta<\/em>, Pola 1992, p. 149 numero 473.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_3173\" class=\"footnote\">A. Cusinato, <em>Santa Maria Nascente a Pieve di Cadore<\/em>, Cinisello Balsamo 2000, p. 108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_3173\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>g.boraccesi@libero.it Una sinfonia di argenti nell\u2019isola di Tinos: le chiese di Kampos, Loutr\u00e0 e Xinara DOI: 10.7431\/RIV17112018 Questa nuova ricerca verte sugli argenti sacri dell\u2019isola <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=3173\" title=\"Giovanni Boraccesi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":3290,"menu_order":11,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3173"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3173"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3173\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3308,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3173\/revisions\/3308"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/3290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}